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Storia Romana

Appunti di storia romana

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STORIA ROMANA

Storia romana, editio maior Geraci-Marcone


Preappello a fine maggio, 75 min
domande aperte, mappa muta (province romane, Egitto, Colonie e municipi), date da
ordinare, v/f
ricevimento ogni mercoledì dalle 16 alle 18, 3.5? vicino bibliot

DEFINIZIONE:
-​ Da un punto di vista spaziale si tratta della storia di un insediamento che sorge nei
pressi del Tevere e che si espande in tutto il bacino del Mediterraneo. La storia
romana è anche la storia del bacino del Mediterraneo, che è stato per secoli luogo di
scambi.

-​ Da un punto di vista cronologico: dal 753 a.C. fino alla caduta dell’impero romando
d’Occidente. La cronologia corrisponde spesso con convenzioni.

DATAZIONE E CRONOLOGIA A ROMA


●​ Il metodo di datazione a.C. e d.C. non venne mai utilizzato nel mondo antico, i
Romani avevano altri metodi di datazione.
●​ La datazione dopo Cristo venne introdotta dal monaco Dionigi ‘Il Piccolo’, tra il V e il
VI sec. d.C. e si diffuse lentamente nell’Europa occidentale. Lui è stato il primo a
cercare di calcolare l’anno di nascita di Cristo.
●​ La datazione a.C. e d.C. venne adottata nel XVIII secolo.

●​ Gli eruditi di Roma datavano gli anni dalla fondazione di Roma, Ab Urbe Condita.
●​ Le supreme autorità di Roma davano il nome all’anno. Creavano dei calendari
chiamati ‘Fasti’, quindi i consoli o magistrati eponimi davano il nome all’anno.
Indicavano l’anno con il nome dei due magistrati supremi in carica, i consoli.
●​ Contando gli anni trascorsi dalla fondazione di Roma (Ab urbe condita), che viene
convenzionalmente datata al 21 aprile 753 a.C.(data verroniana, fissata da M.
Terenzio Varrone).

COME SAPPIAMO CIO’ CHE SAPPIAMO?


●​ per fare ricerca storica occorre analizzare criticamente le fonti primarie.
●​ Si definisce fonte primaria ogni documento/traccia del passato, materiale e
immateriale, che serve allo storico.

LE FONTI DELLA STORIA ROMANA E IL LORO IMPIEGO


Fonti primarie ‘’indirette’’: fonti scritte, ovvero documenti prodotti originariamente in antichità,
ma pervenuti a noi in modo indiretto, tramite i copisti.
●​ fonti letterarie (poesia, epica, genere biografico…)
●​ fonti storiografiche
●​ fonti giuridiche
●​ lo studioso che si occupa di ricostruire un testo è il filologo.

21 min
21/2/25

COME NASCE ROMA?


Fonti letterarie e fonti archeologiche, di cui le fonti letterarie sono indissolubilmente legate al
mito.
Fonti letterarie→ abbiamo racconti delle origini di Roma scritti da storici che vivono molti
secoli dopo, però, tra cui Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso ecc.
Questo ci riporta all’importanza dell’oralità nel mondo antico, della parola non scritta. Questi
racconti potevano essere tramandati in luoghi e modalità molto differenti, dai piani più alti a
quelli più popolari, e che potevano essere anche rielaborati.
Fonti archeologiche → scavi sul colle Palatino (tombe dell’età del ferro, capanne Romulee
etc.)

Per capire come gli storici romani ci tramandano la narrazione della nascita di Roma
prendiamo un testo di Tito Livio (Padova 59 a.C. -17 d.C.), Ab Urbe Condita. Livio usa
delle fonti, ma la sua attendibilità non è totale. Ci interessa per la concretezza con la quale
narra la fondazione di Roma e del passaggio da Repubblica ad Impero.
Prefazione ad Ab Urbe Condita, 6-8:
●​ Lui stesso è consapevole che tutto ciò che gira intorno alla nascita di Roma è avvolto
nella leggenda.
●​ I popoli dovrebbero saper sopportare con buon animo tutta questa tradizione legata
alla nascita di Roma, e al fatto che non possiamo scindere l’elemento mitico da
quello storico.
●​ Siamo ad Albalonga, città governata da Numitore, re che possedeva una figlia, Rea
Silvia. Il padre di Rea aveva un fratello cattivo che aveva usurpato il trono, Amulio, e
Rea era stata costretta a diventare una sacerdotessa, una Vestale, e quindi a
mantenere la castità. Se non avessero mantenuto la castità, sarebbero state sepolte
vive. Si dice che Marte fosse però intervenuto e avesse concepito con Rea Silvia i
due gemelli, Romolo e Remo, che poi vengono lasciati, ritrovati ed allevati da una
Lupa. Crescono ed iniziano a trovarsi in conflitto a vicenda. I due gemelli fondano
una città vicino al Tevere. Romolo sceglie di occupare il Palatino, Remo l’Aventino
(colle importante per il valore politico, rivolta dell’Aventino quando i plebei scelgono
di smettere di lavorare). I gemelli sono due, però. Si sceglie di guardare il volo degli
uccelli per capire chi dovrà governare. Gli uccelli scelgono Romolo. I gemelli litigano
e Romolo uccide Remo. Vengono tracciati dei solchi con l’aratro che dovranno
essere la base delle fondamenta delle mura romane. Le mura rappresentano
l’inviolabilità, la sacralità. Remo viene ucciso al confine di questo solco. Dentro le
mura della città di Roma non può entrare l’esercito, sempre per questo concetto di
limite. Le mura pian piano si allargheranno sempre di più simbolicamente, fino ad
arrivare ad una linea immaginaria tra il Rubicone e l’Arno, quindi quasi tutta l’Italia.
La guerra civile infatti scoppia perchè Cesare oltrepassa il Rubicone, simbolicamente
è come se facesse entrare l’esercito.
●​ Vengono fatte delle ricerche che portano a delle tracce di capanne e solchi che
corrispondono a tracce di una città risalente all’VIII secolo a.C. Questo non vuol dire
che sia stata scoperta fisicamente la capanna di Romolo o le vecchie mura, ma che
troviamo una coerenza tra fonti archeologiche e mito (anche se qualcuno lo crede
davvero).
CHI ABITAVA QUESTI VILLAGGI?
Probabilmente gruppi familiari, ma non famiglie monogamiche nucleari come le nostre. La
famiglia romana è un’unità più ampia e ha struttura triangolare. Al vertice c'è il pater familias.
Sotto non ci sono solo i figli e i nipoti, ma anche schiavi e clienti.
Immaginiamo queste famiglie come dei clan familiari, che condividevano il cognome. li
chiamiamo ‘gens’ o ‘gentes’. Spesso questi gruppi familiari sono autosufficienti, sono clan
parentali.
Es. Gaio Giulio Cesare faceva parte della gens Iulia.
Es. Publio Cornelio Scipione della gens Cornelia.

ONOMASTICA LATINA MASCHILE


Es. Marco Tullio Cicerone → Tria Nomina
-​ Marco: prenome, il nome personale;
-​ Tullio: nome, il gentilizio, il nome della gens di appartenenza;
-​ Cicerone: cognome, il soprannome personale (si diffonde lentamente e diventa più
frequente nel I sec. a.C.).

L’ETA’ MONARCHICA (753-510 a.C.)


I 7 re di Roma:
-​ Romolo (753-717 a.C.) Latino
-​ Numa Pompilio (716-674 a.C.) Sabino
-​ Tullio Ostilio (673-642 a.C.) Latino
-​ Anco Marcio (641-617 a.C.) Sabino
-​ L. Tarquinio Prisco (616-578 a.C.) Etrusco
-​ Servio Tullio (578-534 a.C.) Latino
-​ L. Tarquinio il Superbo (534-509 a.C.) Etrusco

Era una monarchia elettiva, non c’era quindi una trasmissione ereditaria. Il re deteneva sia il
potere politico che religioso. La prima esperienza politica di Roma è quindi monarchica. Ad
ognuno viene attribuita un’invenzione e una fase istituzionale.

La prima fase è latino/sabina:


●​ A Romolo viene attribuita l’invenzione di un consiglio di anziani (un pre-senato) che
doveva consigliarlo e aiutarlo nel regno, ma anche i comizi (assemblee popolari).
●​ A Numa Pompilio l’istituzione dei principali sacerdozi.
●​ A Tullio Ostilio e Anco Marcio le prime campagne fuori Roma e i primi tentativi di
uscita.

La seconda fase è quella etrusca (con i Tarquini abbiamo una pseudo-tirannide):


●​ Tarquinio Prisco porta la fase etrusca, si dice che Roma venga monumentalizzata,
con questi re di origine etrusca che probabilmente portano a Roma qualche
innovazione edile.
●​ Servio Tullio si dice abbia introdotto il concetto di censo.
●​ Tarquinio Superbo, cacciato da Roma, segnerà la fine dell’età monarchica e l’odio dei
romani nei confronti di ogni tentativo di regno monarchico.
Si può discutere sull’attendibilità di questi re, ma è più interessante la loro provenienza che
riflette lo scambio culturale a cui fin dalle origini Roma era soggetta. C’era una
consapevolezza della diversità etnica di questi popoli, e questa ricchezza culturale era
considerata un punto di forza.
La fine della monarchia avviene con un evento traumatico. Se l’inizio della monarchia
avviene con un fratricidio, l’inizio della monarchia è segnato da uno stupro. Il corpo delle
donne porta spesso a grandi cambiamenti nel mondo romano (min. 44).

→ LEGGENDA DI LUCREZIA, Livio, 1.58:


Sesto Tarquinio, figlio del re, inizia con altri a discutere chi di loro avesse la moglie più
virtuosa. Iniziano a fare un sopralluogo nelle varie case e scoprono che Lucrezia, la moglie
di Collatino, è la più virtuosa. Sesto Tarquinio si invaghisce di lei e di notte va a casa sua e la
immobilizza, minacciandola e supplicandola. La stupra, e lei invia una lettera al padre e al
marito pregandoli di venire da lei. Quando arrivano, racconta l’accaduto, pregandoli di farle
giustizia, e si suicida per non vivere nel disonore.

Questa vicenda porterà ad un cambiamento politico enorme, anche se questi fatti erano non
così rari (Il delitto d’onore è stato abolito in Italia negli anni ‘80). Bruto, uno dei compagni
tornati insieme al padre e al fratello di Lucrezia, con il coltello estratto dal petto di Lucrezia e
con cui la stessa si era uccisa, giura di farle giustizia, e giurano poi anche gli altri due,
prendendo Bruto come loro capo. Se la prendono con Tarquinio Superbo, la famiglia e la
stirpe, e giurano che non ci sarebbe più stata a Roma né la monarchia e nemmeno chiunque
avesse mostrato un’inclinazione alla tirannide. Si tratta di un odio nei confronti della
monarchia che si concretizzerà in epoca repubblicana, nel momento in cui si fonda un
sistema governativo con apparati e stratagemmi che possano evitare di ritornare ad un
potere accentrato.

La storia di Lucrezia (una violenza contaminante) diventerà uno spunto per diverse
rappresentazioni e produzioni moderne, da Shakespeare ad Artemisia Gentileschi.

LA NASCITA DELLA REPUBBLICA: UN EVENTO IMPROVVISO O UN PROCESSO


GRADUALE?
I grandi cambiamenti avvengono attraverso grandi eventi traumatici. E’ davvero così?
E’ probabile che ci sia stato un evento traumatico e anche violento, in cui un gruppo di
cittadini si è opposto al governo, ma è anche probabile che la cosa si sia affermata con
gradualità.
La data convenzionale è 510/509 a.C., quindi l’anno della cacciata dei Tarquini.

PRIMA ETA’ REPUBBLICANA: 510-264 a.C.


Dalla cacciata dei Tarquini alla prima guerra punica, prima guerra con una flotta navale
romana.
E’ attendibile questa nascita della repubblica? Ci sono delle corrispondenze con la storia
greca:
-​ parallelismi sospetti con la storia greca (la cacciata di Ippia da Atene);
-​ il rituale del chiodo nel tempio di Giove;

Le fonti sono Dionigi di Alicarnasso, Tito Livio, Diodoro Siculo, Plutarco.


-​ LAPIS SATRICANUS: Nell’ottobre 1867 (?) degli archeologi conducono degli scavi in
provincia di Latina, zona che era contesa tra vari popoli antici, tra cui i Sabini.
Durante gli scavi dal tempio Mater Matuta trovano questa pietra che era messa al
contrario, quindi era stata riutilizzata. Nella pietra troviamo l'iscrizione: ‘I sodales di
Publio Valerio collocarono…in onore di Marte’.
Publio Valerio è stato un console romano. Non sappiamo se quello dell’iscrizione
fosse proprio il console o un altro, ma resta una fonte interessante. Publio Valerio era
stato una figura leggendaria, perchè inizialmente aveva costruito la sua cosa sopra
un colle (come Romolo, era simbolicamente un’auto-affermazione di autorità), e per
questo era stato guardato con sospetto da chi temeva il potere monarchico, per poi
invece diventare un console molto amato.

QUALCHE RIFERIMENTO CRONOLOGICO (E MANUALISTICO)


-​ Età monarchica: 753-510 a.C.
-​ Prima età repubblicana: 510/509-264 a.C.
-​ Media età repubblicana: 264-133 a.C.
-​ Tarda età repubblicana: 133-27/31 a.C.

LA COSTITUZIONE POLITICA ROMANA REPUBBLICANA


Le istituzioni politiche di Roma repubblicana si reggono su 3 pilastri:
-​ I magistrati e le cariche religiose: coloro che detengono una carica politica
-​ Il Senato: consiglio di uomini che guidava la vita politica di Roma;
-​ Le assemblee popolari: composte da cittadini romani uomini che approvavano o
meno le leggi o (min. 19)

E’ un sistema di pesi e contrappesi.


MAGISTRATI: coloro che detengono una carica politica (sono politici a tutti gli effetti, non
come oggi). I magistrati supremi sono i consoli, detengono una magistratura che si chiama
consolato. Sono i magistrati eponimi, cioè la coppia di consoli che danno il nome all’anno.
Detengono il potere militare, quindi comandano l’esercito, hanno l’imperium. Hanno l’ordine
di mantenere l’ordine in città. Per sapere chi fossero i consoli a Roma abbiamo degli elenchi
annuali con i nomi della coppia di consoli che deteneva la magistratura, chiamati ‘Fasti
Capitolini’. Il sistema di autocontrollo di pesi e contrappesi che caratterizzava il potere
romano era così organizzato:
●​ il console viene eletto ogni anno, la sua magistratura ha quindi una durata limitata.
●​ E’ una magistratura duale, quindi collegiale perché è condivisa con un secondo
elemento. E’ un modo di controllarsi a vicenda.
●​ Il diritto di appellarsi al popolo, quindi se un console infliggeva una condanna capitale
ad un cittadino, un cittadino aveva la facoltà di rivolgersi alle assemblee popolari.
Questo strumento è fondamentale per limitare il potere dei consoli.
Il consolato si trovava all’apice del CURSUS HONORUM, percorso tipico da svolgere per
raggiungere una piena formazione:
1)​ Questura: (età minima: 31 anni), 20 questori, intervallo tra una magistratura e l’altra
di 2 anni. I questori erano ragionieri, dei contabili. I romani avevano una pseudo
banca, e i responsabili dei registri contabili erano appunto i questori.
2)​ Edilità: (età minima: 37 anni), 4 edili, intervallo di due anni. Gli edili erano
responsabili dei marcati (ad esempio controllavano che bilance e pesi non fossero
contraffatti ed eventualmente davano delle multe), ma anche
dell'approvvigionamento dei veterani.
3)​ Pretura: (età minima: 40 anni), 8 pretori, intervallo di 2 anni. Vice-consoli. Sono gli
unici altri magistrati a detenere l’imperium. Possono anche loro convocare le
assemblee. Hanno una funzione più giuridica. Più avanti vengono inviati a governare
le province.
4)​ Consolato: (età minima: 43 anni), 2 consoli, potevano essere rieletti.
+​ DITTATORE: In una situazione di emergenza straordinaria, poteva essere eletto un
dittatore per 6 mesi, sospendendo consolato (pestilenza, situazione militare molto
pericolosa ecc.). Il dictator non era una figura negativa.

In questo momento non possiamo parlare di potere religioso vero e proprio. La massima
autorità religiosa nella Roma repubblicana era il pontefice massimo. I sacerdoti romani
potevano decidere attraverso una serie di consultazioni che alcuni giorni erano ‘fasti’ o
‘nefasti’, quindi auspicabili o meno per commerci, prendere decisioni ecc.
Si diventava sacerdoti non per elezione, ma per scelta da parte del collegio. Tra i vari
sacerdozi romani ci sono gli 'auspici'.

IL SENATO
Inizialmente un gruppo di circa 100 consiglieri del re, poi 300 e infine, nel I sec a.C. 600
membri.
Il senato è inizialmente costituito da capi di famiglie nobili. La tradizione attribuisce la sua
invenzione a Romolo, ma raggiungerà la sua piena maturità in età repubblicana. I senatori
sono scelti inizialmente dal re, in prima età repubblicana dai consoli, ed infine, in tarda età
repubblicana, ex magistrati. Dovevano quindi aver almeno iniziato il cursus honorum. Si
tratta di una carica vitalizia, ma potevano capitare le espulsioni.
Il fatto che fossero senatori a vita permetteva a quest’organo di essere il vero cuore pulsante
della politica romana, perché raggiungevano un’esperienza politica tale da garantire stabilità.
Proposte di legge da presentare al popolo, intervenivano in questioni di diritto civile e
penale, dava il proprio parere in scelte politiche.
Dal senato emerge la figura dell’homo novus. Si tratta di colui che per primo nella sua
famiglia entrava in senato, quindi l’emergere di queste figure che per la prima volta nella
storia della loro famiglia diventavano senatori. Questo perché, fino ad allora, il senato era
costituito per lo più da capifamiglia e i loro figli.

LE ASSEMBLEE POPOLARI
Funzioni:
-​ eleggere magistrati;
-​ approvare o meno le leggi presentate dai magistrati;
Queste assemblee vengono chiamate ‘comizi’, perché prendono il nome dal luogo in cui si
riunivano, vicino alla sede del senato.
Non si potevano auto-convocare, ma erano sempre convocate da un magistrato. Erano
composte da cittadini maschi liberi, raggruppati in modo diverso:
-​ comizi curiati: cittadini divisi in curie (antiche assemblee), approvano adozioni e
testamenti. Conferivano ufficialmente il potere ai nuovi magistrati. Questi comizi
perdono presto il loro potere.
-​ comizi centuriati: cittadini divisi in centurie (raggruppati in base al censo).
Eleggevano consoli, pretori e censori. Votavano procedimenti di diritto internazionale.
In base a quanto si possiede, si veniva divisi per centurie. Non si votava per testa,
ma per centurie. Questo permetteva alle centurie delle classi più alte di avere quasi
sempre la meglio. All’interno delle centurie decidevano chi votare.
-​ comizi tributi: cittadini divisi in tribù, all’interno di queste assemblee si approvavano
o meno le leggi e si eleggevano magistrati. La differenza tra centuriati e tributi sta nel
nome. Questi tributi sono divisi a livello territoriale, quindi per tribù. Le tribù
corrispondevano ad un distretto territoriale. Un benestante che apparteneva ad una
certa tribù poteva essere parte dei comizi centuriati o tributi, una cosa non esclude
l’altra.
-​ Concili della plebe: divisi in tribù, approvano o meno i plebisciti, eleggevano
magistrati, si vota per tribù.
CENSO:
In età repubblicana i cittadini maschi venivano divisi per censo, tramite un censimento.
Dovevano presentarsi dal censore e dichiarare i beni immobili e mobili posseduti. Dichiarare
i propri dati personali serviva anche per riscuotere le tasse. Era una vera e propria cerimonia
il censimento. I censori vengono eletti per coppia, e si occupavano appunto del censimento.
Avevano anche una funzione morale (‘’censura’’ da censori). I censori potevano infatti
cacciare dal Senato coloro che ritenevano immorali.
-​ Cavalieri, talmente ricchi da aver avuto l’onore di ricevere da Roma un cavallo
pubblico da usare in battaglia.
-​ I Classe
-​ II Classe
-​ III Classe
-​ IV Classe
-​ V Classe

CAPITE CENSI= nullatenenti, coloro che non possiedono nulla, se non la testa, e vengono
quindi contati per testa.

PERCHE’ IL CENSO E’ IMPORTANTE PER LO STORICO?


Perchè tramite i censimenti abbiamo dei numeri che ci permettono di fare stime sulla
popolazione, sulle cose che si possedevano.

1)​ COME VOTAVANO I ROMANI?


Si votava non per testa, ma per distretto elettorale. I cittadini votavano prima all’intero della
loro sezione (tribù, centuria…) e poi un rappresentante di ogni distretto esprimeva il voto
finale.
Per votare il cittadino doveva passare attraverso una struttura ideata per impedire che egli
potesse rientrare e passare una seconda volta.
Il voto non è sempre stato segreto. Prima del II sec. a.C. il voto è orale, poi diventa scritto.
Votavano su tavolette d’argilla che riponevano all’interno di una cesta.
2)​ DOVE SI ANDAVA A VOTARE?
Alcuni potenziali siti usati per le votazioni sono:
-​ Il Comizio:
-​ Il foro romano
-​ Il campo Marzio

La ricostruzione di questi luoghi è stata possibile attraverso il ritrovamento di mappe in scala


della città, che ci hanno permesso di capire dove si trovassero certi edifici.
3)​ CHI ANDAVA A VOTARE? C’ERA PARTECIPAZIONE? COME AVVENIVA UNA
CAMPAGNA ELETTORALE?
Votare significava muoversi, lasciare una giornata di lavoro per andare a mettersi in
fila per votare.

Il fratello Quinto di Cicerone gli scrive un manualetto per assicurarsi il favore popolare e
l’appoggio degli amici. Lo fa perché Cicerone è un homo novus, era il primo della famiglia ad
auspicare alla carriera politica.

CONFLITTO TRA PATRIZI E PLEBEI (494-287 a.C.)


Questo conflitto è uno degli eventi cardine della Roma repubblicana. Intendiamo una lotta
(molto lunga) politica, sociale ed economica tra due parti di popolazione.
●​ PATRIZI: I patrizi vantavano di essere discendenti dai patres, quindi i discendenti di
quei consiglieri del re che erano stati scelti come membri del senato. I patrizi erano
proprietari terrieri ricchi, che avevano il monopolio delle cariche politiche e religiose
agli arbori della repubblica. Patres=primi membri del senato. Sin dalle origini ‘patres’
(come il pater familias) = figura del buon capofamiglia famiglia e del buon politico. Un
buon politico doveva essere anche un buon pater, quindi all’interno della sua famiglia
doveva regnare l’armonia. C’è un’ossessione del controllo nei confronti del proprio
sottoposto (progetto violenza domestica nel mondo romano).
●​ PLEBEI: massa eterogenea di non patrizi che rivendicava più diritti in ambito politico,
economico e sociale. Ci sono plebei ricchi e plebei poveri, ma non sono patrizi. I
plebei si distinguono tra di loro, nel senso che non richiedono qualcosa di diverso,
ma tutti contro la stessa classe sociale.

Roma si trova in una posizione favorevole, perché è:


●​ vicino all’Etruria (terra di ricchezza legata al commercio e alle risorse naturali);
●​ a Sud vanta un’area molto fertile dove si coltivava il grano;
●​ sorge vicino ad alcune lagune prosciugate, che hanno dato vita a delle saline. Il sale
era fondamentale per bestiame e allevamento. Roma ha anche una via chiamata Via
Salaria→ transumanza (percorso di pastori con greggi e allevamento da zone
collinari o montane a pianure).
Carestie ed epidemie sono certamente frequenti in questo periodo, quindi la fame era patita
soprattutto dai più poveri. I patrizi erano ricchi, i plebei si indebitavano. A Roma per debito si
rischiava la schiavitù, quindi di diventare schiavo della persona con cui ci si era indebitati.

Le ragioni del conflitto sono:


●​ motivi economici e sociali, legati alla politica estera, ma anche alla poca disponibilità
di terra coltivabile, fame e carestie, dure condizioni relative agli insolventi e ai tassi di
interesse dei debiti.
Ager publicus: terra conferita da Roma, che affitta con un canone di affitto. Roma
conquistava delle terre e le dava in affitto ai cittadini. L’accordo era: Roma dà ai cittadini
quanta loro ne potevano coltivare. Questo vuol dire che i patrizi, avendo vari schiavi,
possono chiedere in affitto appezzamenti di terra molto più grandi, rispetto al plebeo, che
poteva avere pochissimi schiavi rispetto ai patrizi, o nessuno. C’era uno squilibrio altissimo,
dunque. Non si tratta di terra da possedere, ma di terra da coltivare. (questo accade sotto i
Gracchi). A questo problema, che minava non poco la tenuta della compagine sociale,
cercarono di rispondere i tribuni della plebe Tiberio Sempronio Gracco e Gaio Sempronio
Gracco: discendenti della migliore aristocrazia romana, morirono entrambi — nel 133 a.C. il
primo, nel 122 a.C. il secondo — nei tumulti conseguenti alle loro proposte di riforma. Tiberio
propose una riforma agraria che limitava il possesso dell’ager publicus a 500 iugeri (più altri
250 per ogni figlio maschio, fino a un massimo di 1000), prevedendo l’esproprio delle terre in
esubero e la loro redistribuzione ai più poveri. Il progetto di riforma di Tiberio Gracco era
tutto incentrato su una legge agraria che cercava di limitare gli abusi compiuti dai potenti
sull'ager publicus.

●​ motivi politici, legati all’assenza di un codice di leggi scritto, ipossibilità di accedere a


cariche politiche di primo piano.
Sono legati all’assenza di un codice di leggi scritto. Questo non dava alcun riferimento a chi
subiva un’ingiustizia.

CRONOLOGIA DEL CONFLITTO TRA PATRIZI E PLEBEI


●​ 494 a.C., SECESSIONE DELL'AVENTINO: i plebei tolgono la forza lavoro di Roma e
si radunano sull’Aventino. Sull’Aventino si trova il tempio di Celere, dove si
svolgevano riti religiosi più vicini al mondo plebeo. Qui, nel 494, la plebe si dà un
riconoscimento politico: tribunato della plebe, degli edili della plebe e dei concili dell
plebe. I tribuni della plebe inizialmente sono 2, poi diventeranno 10. Caratteristiche:
-​ In età repubblicana potevano essere mediatori tra magistrati e plebe,
intervenendo in caso di ingiustizie a sfavore di un cittadino.
-​ Avevano inoltre il diritto di veto, quindi bloccare qualunque legge o azione
politica che potesse danneggiare la plebe.
-​ I tribuni della plebe, infine, erano considerati sacrosanti, inviolabili. Chiunque
avesse aggredito verbalmente o fisicamente i tribuni, sarebbe stato ucciso
impunemente, ne cadono i diritti.
Il fulcro della secessione dell’Aventino è quindi il tempio di Celere, ch enon è
solo un luogo di culto, ma anche archivi di documenti, luoghi di protezione
ecc.
I tribuni della plebe potevano proporre i plebisciti, prima non vincolanti per i
patrizi, ma poi lo diventeranno. I patrizi sono quindi costretti a riconoscere le
neonate istituzioni politiche plebee.
●​ 451-450 a.C., REDAZIONE DELLE XII TAVOLE: la plebe chiede la redazione di un
testo di legge scritto. In questi anni si crea una commissione di 10 patrizi, un collegio,
chiamato il decemvirato, al fine di redigere un codice scritto di leggi. Il diritto passa
dall’essere ‘mos’, consuetudinario e di pochi (essendo legato all’oralità), all’essere
alla portata di tutti. Abbiamo solo citazioni e frammenti di queste tavole. Tra le leggi,
c’era il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei. In questa fase c’era il divieto di
mischiarsi tra classi. Quando questo collegio si riunisce, vengono sospese le altre
magistrature. Questa commissione cerca di sfruttare questo potere, allora la plebe si
oppone e fa una seconda secessione.
●​ 445 a.C., VIENE AUTORIZZATO IL MATRIMONIO TRA PATRIZI E PLEBEI,
(plebiscito Canuleio). E’ la prima picconata su un muro che poi crolla. I patrizi e i
plebei si liberano di queste etichette.
●​ 367 a.C., LEGGI LICINIE SESTIE: Iniziano a migliorare le condizioni per i debitori,
come i tassi di interesse e la possibilità di contrarre debiti. Ci si avvia sempre di più
verso l’abolizione della schiavitù per debito. Altro risultato è che si apre la possibilità
ai tribuni della plebe di essere plebei. Legge che stabilisce un limite di grandezza
sulla quantità di terreno pubblico che i cittadini potevano coltivare.
●​ 326 a.C., ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITU’ PER DEBITI
●​ 287 a.C., LEGGE ORTENSIA (da Quinto Ortensio), equipara le leggi ai plebisciti
(proposte di leggi fatte da tribuni della plebe). Una legge mossa da un console ha lo
stesso valore di una legge promossa da un tribuno della plebe. La promulgazione di
questa legge segna la conclusione di questo conflitto che cambia inesorabilmente la
classe politica.

L’ESPANSIONE DI ROMA IN ITALIA


Roma parte dai territori limitrofi. Ogni studioso, a seconda dell'epoca in cui ha vissuto, ha
dato la sua versione dei fatti, a seconda delle esigenze ideologiche. Uno dei più grandi
malintesi nello studio dell’espansione romana è credere che sia stata una continua
ascensione. Non dobbiamo dimenticare che quello che sappiamo è raccontato dal punto di
vista romano.
Dobbiamo analizzare criticamente la ‘romanizzazione’ per non incorrere in concetti
stereotipati.
Quando Roma caccia i Tarquini (influenza Etrusca) Roma aveva già iniziato ad espandere il
dominio nei territori limitrofi. Lingua è il ltino. Fin dal VII sec. a.C. Roma era legata a circa
altre 30 comunità latine nei dintorni da una ‘lega latina’, costituita a scopo difensivo. C’erano
alcuni punti in comune, come alcune divinità o un santuario importantissimo per la romanità,
in cui tutti i partecipanti alla lega si riuniscono. Avevano riti comuni nella Lega, come quello
di Giove Laziale.
Come funziona la lega latina?
A scopo difensivo e a riconoscimento di elementi comuni. Tra gli alleati valevano i diritti:
-​ ius connubii: diritto di sposarsi con altri latini;
-​ ius commercii: diritto di stipulare contratti con altri latini;
-​ ius migrationis (diritto di emigrare in un’altra città della lega, assumere cittadinanza
e avere pieni diritti civici in una città diversa da quella natale spostando la propria
residenza).
Non sappiamo se Roma avesse già raggiunto il ruolo di leader della lega o meno, ma
sappiamo che ad un certo punto c’è un punto di rottura, che porterà alla battaglia del lago
Regillo (nel 496 a.C.), con cui Roma si vuole imporre. Noi sappiamo che dopo questa
battaglia viene stipulato un trattato tra Roma e le altre città della lega, chiamato foedus
Cassianum (493 a.C.), tramandato da Dionigi di Alicarnasso.
Il trattato prevede forme di collaborazione in politica estera e pace perpetua tra Roma e altre
città. Non farsi guerra tra di loro, dividere in parti uguali i bottini a danno di nemici comuni, e
non aggiungere o togliere nulla a questo trattato, salvo che non concordino sia Roma che gli
altri Latini.
Dopo il 496 viene stipulato un trattato tra romani e lega latina, un'alleanza di tipo difensivo e
che coinvolge varie forme di politica estera. Questo è importante perchè poi Roma non
intratterrà con tutti i popoli vicini questo tipo di alleanze. Dopo il foedus cassiano ad esempio
Roma si allea con gli Ernici, un apopolazione cuscinetto tra Equi e Volsci, con i quali invece
Roma si scontra. Non è da poco il fatto di avere una popolazione alleata tra queste due altre
nemiche.
L’espansione di Roma inizia con alcune alleanze (Ernici), conflitti (Volsci ed Equi) e rapporti
ambivalenti (Sabini). Iconico è il rapporto con Veio, una città-stato etrusca molto potente,
caratterizzata da colline, campi e acqua. Il conflitto con Veio dura anni, e alla fine di questo
Roma cambia la gestione del proprio esercito, introducendo un pagamento per i soldati.
Perchè inizia il conflitto?
Veio vuole il controllo per le saline (Roma si trovava nel cuore dell’asse viario che portava ai
circuiti della transumanza, il sale era fondamentale). Nella prima parte del conflitto gli
etruschi si impossessano di Fidene, e sconfiggere i romani. I racconti di questa battaglia
sono importanti perché non parla tanto dell'intero esercito romano, ma più di un clan, quello
della famiglia Fabia, che aveva schierato un esercito di carattere clientelare. Veio verrà
sconfitta più tardi, e pagherà il fatto di non poter chiedere aiuto, così come aveva fatto Roma
con la lega. Questa conquista è fondamentale perché sancisce la conquista di un territorio
rigoglioso (ager publicus). Se nel primo conflitto aveva partecipato un esercito gentilizio, nel
secondo a combattere erano i cittadini. Visto il fatto che questi non avevano potuto coltivare
le loro terre, poiché essendo in guerra erano lontani da casa ed erano stati penalizzati, viene
introdotto un piccolo tributo per i soldati.

Livio, Storia di Roma, 4.59


Racconta che è un cambiamento rivoluzionario l’introduzione di uno stipendio per i soldati,
mentre fino ad allora avevano compiuto il servizio militare a proprie spese. Livio dice che la
cosa non è stata accolta molto bene dai patrizi, perchè quei soldi comunque derivano dalle
tasse.

Dopo Veio si trova a dover gestire vari conflitti tutt’intorno, e in più anche un’incursione molto
vivace che veniva da Nord, popolazione che noi definiamo Galli. I galli si insinuano nell’Italia
centrale (390 a.C.), e sconfiggono l’esercito romano. Il fatto che i Galli penetrino le mura
sacre della città e distruggano archivi ecc. è davvero un evento rivoluzionario, infatti dal
sacco gallico dovranno passare un bel po’ di secoli dopo questo episodio perchè Roma si
veda saccheggiare ancora. Questo accade perchè Roma, vedendosi saccheggiata, struttura
una vera e propria strategia difensiva:
●​ Nuove mura in tufo, che proveniva dalle cave limitrofe vicino Veio → Mura
Serviane (chiamate così perchè si dice fossero state costruite da Servio Tullio, ma in
realtà noi sappiamo che sono state costruite dopo Veio, infatti il tufo viene da quella
regione).
●​ Roma è costantemente coinvolta in campagne militari fuori Roma tra il IV e il III
sec. a.C.
Com’è possibile che fosse costantemente coinvolta in guerre?
Abbiamo 3 teorie sull’espansione romana:
1)​ Imperialismo difensivo: doveva reagire a delle minacce;
2)​ Roma aggressore?
3)​ Teoria dell’anarchia interstatale multipolare;

L’ESERCITO ROMANO FINO ALLA FINE DEL II SEC. a.C. E’:


●​ Nazionale;
●​ Censitario: non è un esercito che arruola chiunque, in base al censo esige un
preciso equipaggiamento militare. Questo non durerà molto, perchè ad un certo
punto ci sarà bisogno di arruolare anche i capite censi;
●​ NON permanente: i soldati stavano via 6 mesi all’anno lasciando la fattoria a casa
senza nessuno che potesse gestirla o curarla; si capirà presto che questo modello
non è sostenibile;
●​ L’arruolamento è coercitivo, cioè obbligatorio: il console indice la leva (delectus),
inizia a pescare da un’urna i nomi di chi avrebbe dovuto arruolarsi, e se qualcuno si
rifiutava sarebbe stato punito molto duramente.
Cosa definisce la forza dell’esercito romano?
Castrametazione: capacità di disporre bene gli accampamenti
+​ Capacità di rimpinguare veocemente e riunire in fretta l’esercito, di ricomporlo.

GUERRE SANNITICHE
Guerre contro i sanniti, popolo che si organizzava in tribù e con struttura leggermente
diversa da quella romana. Abitavano in villaggi, chiamati Vici, poi organizzati in distretti,
governati da una sorta di magistrato supremo. m
Lega sannitica: sempre a scopo difensivo
Alcuni di questo gruppo dei sanniti si spingono verso la costa campana, sempre per il
problema dell’aumento demografico. I sanniti si spingono verso la Campania, dove potevano
trovare maggiori fonti per garantire una sussistenza all’intera comunità.
I romani avevano stipulato con i sanniti un trattato di non belligeranza (354 a.C.) con i
sanniti. Il confine tra il territorio dei sanniti e quello romano è un elemento naturale, un fiume,
il Liri. Questo è l’antefatto.
I sanniti attaccano una città, Teano, città abitata sempre da Sanniti, ma i quali si erano spinti
verso la costa. Teano non riesce a sostenere il conflitto e chiede aiuto a Capua. Capua
chiede l’intervento di una città esterna, Roma. Perchè? Perché in una situazione politica
oscillante, dove non c’è nessuna potenza che governi sulla pluralità, è più conveniente
chiedere aiuto ad un terzo elemento, che sarà il male minore. Questo a livello diplomatico è
appunto conveniente, perché viene invitato un terzo attore a portare aiuto in guerra in una
situazione in cui appunto, affidare il comando ad una terza potenza, è il male minore rispetto
ad essere conquistati.

341-338 a.C.: grande guerra Latina, ribaltamento delle alleanze di Roma. Guerra vs i suoi
vecchi alleati.

Roma sceglie per la prima volta di organizzarsi con diversi livelli di integrazione politica nei
confronti delle diverse città conquistate. Questi sono i diversi modi che ha Roma di
organizzarsi con l’esterno, e sono fondamentali per determinare la romanizzazione
dell’intero territorio italiano. Roma si inventa degli strumenti per legare le varie città a sé nel
momento di emergenze belliche. Quando Roma incorpora delle città ci sono varie forme di
integrazione. Non tutti i territori che Roma conquista hanno gli stessi diritti.
1)​ La prima forma di integrazione è la civitas, cioè la cittadinanza romana completa.
Tutti i cittadini liberi maschi di Roma ce l’hanno, e ci sono delle città che hanno lo
stesso grado di integrazione politica. Dovere di pagare le tasse, di vivere secondo il
diritto romano e di votare. Si trovano in municipi romani, quindi in insediamenti che
potevano essere preesistenti al dominio di Roma, e a cui è stato attribuito questo
ruolo. E poi la cittadinanza roamna completa poteva essere data alle colonie romane,
quindi città fondate ex novo con cittadini romani che venivano mandati in trasferta ad
abitare queste città. Spesso le colonie venivano fondate sul mare. Le colonie
vengono fondate di solito per questioni militari, infatti gli abitanti delle colonie erano
spesso esentate dal servizio militare perchè sono già occupati a tempo pieno nel
dominio di altri territori. (municipi come Ariccia, Lanuvio e colonie come Ostia e
Anzio).
2)​ Cittadinanza romana parziale: Roma la concede ad alcuni sottoposti. Dà la
cittadinanza, ma questi non hanno diritto di voto. Non si tratta di una ‘punizione’.
Questa scelta di non conferire una cittadinanza piena di solito risponde ad
un’esigenza pratica, come nel caso di Capua. Quindi ad esempio città che hanno già
le loro magistrature, vogliono mantenerle, sono distanti, e non avrebbe senso che
quindi questi cittadini venissero fino a Roma per fare politica non nella loro città.
3)​ Status di latino: Roma dà ad alcune città conquistate il pacchetto di diritti della lega
latina: sposare romani, comprare a Roma ecc, ma non sono cittadini romani. Questo
pacchetto di diritto latino non viene più dato in base etnica, ma anche a realtà che
sono molto esterne. (Ardea, Luceria, Fregelle etc.)
4)​ status di alleati: si chiamano Socii in latino. (guerra sociale=guerra con gli alleati).
Comunità con cui roma sceglie di avere dei rapporti per mezzo di trattati. E’ una
forma giuridica in cui queste comunità sono legate a Roma solo per l’obbligo
materiale di dare soldati in caso di necessità. Non devono pagare un tributo.

SECONDA GUERRA SANNITICA


-​ 326 a.C.
-​ 321 a.C.
-​ 316-5 a.C.
-​
-​

326 a.C. divisioni interne a Napoli è una delle ragioni di questa seconda guerra. I romani
erano sostenuti dalle classi più abbienti a Napoli. I sanniti invece sostenevano i popolari.
C’erano i filosanniti e i filoromani.
I romani iniziano una vera operazione di conquista, cercando di penetrare il Sannio, ma il
loro esercito non è abituato per combattere in una zona montuosa ed insidiosa come quella.
Qui subiscono una grande umiliazione, il passaggio sotto le ‘FORCHE CAUDINE', cioè
passare seminudi e senza armature sotto le forche caudine: probabilmente un passaggio
montuoso in cui i sanniti tendono un agguato ai romani.
I romani costringono in un’area ristretta i sanniti, stretti tra colonie e altri possedimenti
romani.
La prima costruzione in questo senso è la Via Appia che andava da Roma a Capua, e poi a
Brindisi (porto principale verso l’Oriente).
Altro elemento di svolta in questo conflitto, oltre alla costruzione di strade, è lo sviluppo della
tecnica militare.

TERZA GUERRA SANNITICA 298-290 a.C.


Quando i romani intervengono in aiuto dei Lucani, che erano stati attaccati dai sanniti.
-​ 298 a.C., i Romani soccorrono i Lucani attaccati dai Sanniti
-​ 295 a.C., i Romani sconfiggono a Sentino una coalizione tra
-​ 293 a.C.
-​ 290 a.C.

TARANTO e PIRRO
Nell’Italia meridionale c’erano città molto potenti , con una tradizione politica greca molto
importante. Taranto era una di queste città greche.
Perchè Roma arriva a sfidare Taranto?
Antefatto: Taranto è una città ricca sul mare, e anche lei subisce delle pressioni come i
Lucani. C’era un trattato dal IV secolo tra Taranto e Roma, in cui Roma si impegnava a non
oltrepassare le acque sotto il dominio e la pertinenza di Taranto. Tra 282 e 280 a.C. accade
quello che è accaduto anche durante il primo conflitto sannitico. Turi, altra città greca, chiede
aiuto a Roma perchè si sente minacciata dai Lucani. Roma arriva a Turi, insedia una
guarnigone, e invia una propria flotta nelle acque di Taranto. Taranto inizia a sentirsi
miacciata, e avviene una spaccatura tra chi vede male i romani e chi invece è favorevole.
Inizia il conflitto tra Taranto e Roma.

CRONOLOGIA ETA’ REPUBBLICANA


-​ PRIMA ETA’ REPUBBLICANA: 510 - 264 a.C.
-​ MEDIA ETA’ REPUBBLICANA: 264 - 133 a.C.
-​ TARDA ETA’ REPUBBLICANA: 133 - 31 o 27 a.C.

133 a.C., data convenzionale per inizio tarda età repubblicana. Le guerre avevano portato
un grande aumento di ager publicus e di schiavi. Questa terra era data in affitto con un
canone d’affitto irrisorio, e il criterio con il quale era attribuito era la quantità di manodopera
che poteva lavorarla. Un ricco proprietario, con centinaia di schiavi, poteva ovviamente
chiedere quantità di terra maggiore di una piccola famiglia.
Es. VILLA DI SETTEFINESTRE, Etruria (Toscana) → villa di impianto schiavistico, si
coltivava di tutto.

Tiberio Sempronio Gracco, figlio di Cornelia (figlia di Scipione Africano), diceva di non avere
gioielli, perché i suoi gioielli erano i suoi figli.
I tribuni della plebe proponevano leggi, i plebisciti, erano sacrosanti, inviolabili.
Nel 133 a.C., anno del tribunato di Tiberio Gracco, lui propone una legge per risolvere il
problema dell’ager publicus. Fa passare una legge agraria che limita il terreno demaniale
occupabile da un privato a 125 ettari (1= 10 mila metri quadri). Una commissione ripartisce i
lotti e recupera i terreni in eccesso. L’operazione è finanziata dal tesoro del re Attalo di
Pergamo, lasciato in eredità dal popolo romano. La commissione è costituita da se stesso,
dal fratello e dal suocero. Ai poveri attribuisce circa 7 ettari e mezzo ciascuno, in modo da
dare ad ognuno un mezzo di sussistenza, e fornire soldati.
Altra cosa rivoluzionaria di questa riforma è che Tiberio Gracco sceglie di utilizzare una
risorsa pubblica per finanziare l’operazione, e cioè il tesoro di Pergamo (Turchia) che era
stato lasciato in eredità al popolo romano.
In Sicilia al contempo iniziano a nascere grandi rivolte servili per lo sfruttamento a cui erano
costretti gli schiavi.
Tiberio Gracco aveva avuto una formazione greca, quindi era coinvolto in quello stoicismo
greco basato su principi egualitari.

QUALI SONO LE REAZIONI ALLA RIFORMA DI TIBERIO GRACCO?


Per tutti coloro che avevano avuto vastissime terre coltivabili ovviamente gli andarono
contro. Allo stesso tempo i poveri consideravano rivoluzionario il pensiero di poter ottenere
un piccolo lotto di terra inalienabile.
Noi sappiamo che questa proposta di legge era stata inizialmente bocciata dai senatori,
come accadeva nel caso di proposte così rivoluzionarie. Tuttavia, era terra demaniale, quindi
comunque di proprietà dello stato, e la proposta era comunque legittima. Questa proposta
incontra anche lo scontento di alleati e di latini, che avevano iniziato ad occupare l’ager
publicus romano, e che se la vedevano strappare per essere assegnata a nullatenenti.
Tiberio Gracco sceglie di aggirare il senato, e di presentarla direttamente al concilio della
plebe. Qui si vede bocciare la legge dall’altro tribuno, Marco Ottavio, grazie alla facoltà di
veto. Marco Ottavio agisce in favore dei senatori, non del popolo. Questa è la prima volta in
cui il popolo romano e l’assemblea popolare si fa davvero sentire, al punto che Marco
Ottavio viene destituito.
Quando Tiberio Gracco si ricandida al tribunato dopo l’approvazione della legge, per uno
screzio da nulla viene ucciso dal pontefice massimo (che viene poi allontanato in una
provincia d’Asia), accoltellato nel Foro romano. E’ il primo atto di violenza civica nello spazio
pubblico. Assistiamo ad un punto di non ritorno, da ora si inaugura una stagione di guerre
civili, che porterà alla fine della repubblica e all’instaurazione del principato. Il popolo
assume una coscienza politica più forte da una parte, e dall’altra avviene questo atto di
violenza.
Tiberio viene ucciso in un momento in cui si stava ricandidando, era dunque un cittadino
privato e non inviolabile.
Dalla narrazione appena fatta sembra che tiberio fosse pro popolo, mentre la storiografia
romana ce lo presenta come una figura pericolosa, che proponeva questo tipo di riforme per
arrivare ad accentrare il potere su di sè.

GAIO SEMPRONIO GRACCO


Tiberio aveva un fratello, GAIO SEMPRONIO GRACCO, che porta aventi la proposta del
fratello. Si fa promotore di ulteriori leggi che cambieranno l’assetto istituzionale romano.
-​ legge frumentaria, per risolvere il probema del grano. Si speculava sul prezzo del
grano. Gaio propone di moderare i prezzi e di individuare un target in base alle
risorse economiche dei singoli cittadini. Questo segna la nascita di grandi magazzini
(HORREA) in cui veniva conservato il grano e in cui si organizzavano le distribuzioni.
-​ legge giudiziaria: coinvolgimento di cavalieri al governo, non solo senatori.
-​ legge sulle province consolari: toglie la facoltà di scelta dei consoli sulle province da
governare. Propone che siano assegnare le province da governare ancora prima che
i consoli venissero eletti.

SENATUS CONSULTUM ULTIMUM


Nel 121 a.C. Gaio Sempronio Gracco si oppone alla abrogazione della Colonia di Cartagine,
si suicida nei tumulti dopo che i consoli sono stati incaricati dal senato di agire con tutte le
forze possibili per sedare i disordini (senatus consultum ultimum=facoltà del senato di
dare dei consigli, che poi venivano seguiti. E’ un avviso che il senato dà ai consoli e ai
magistrati quando ritiene opportuno sospendere tutte le garanzie di cui potevano godere i
cittadini privati. Il senato poteva quindi far decadere i diritti dei cittadini per farli uccidere).

OPTIMATES E POPULARES
Cicerone, La Repubblica:
Perché mai in uno stato ci sono ora due senati e quasi due popoli? Come potete vedere la
morte di Tiberio Gracco ha diviso un unico popolo in due parti (popolari e ottimati)

LA GUERRA SOCIALE
Sarà quella che porterà gli alleati a diventare cittadini romani, e l’Italia a diventare unita.
Sociale perchè rigurda i socii, gli alleati.
Nel 125 a.C. il console M. Fulvio Flacco propone di estendere la cittadinanza romana agli
alleati che ne avessero fatto richiesta. La proposta suscita una forte opposizione, il console
la ritira.

Nel 91 a.C. il tribuno M. Livio Druso propone di concedere la cittadinanza agli alleati, viene
assassinato. Ad Ascoli gli alleati uccidono un pretore e tutti i cittadini romani residenti,
scoppia la guerra tra Roma e i soci italici.

Non sappiamo con precisione cosa scatenò questa guerra, alcuni dicono per l’indipendenza,
altri per la cittadinanza romana, perché fornivano soldati a Roma, ma non godevano degli
stessi benefici. Avevano una loro moneta, in cui tra l’altro compare la parola ‘Italia’. Avevano
un loro senato a Porfinium.

La guerra dura circa 3 anni, dal 91 all’89 a.C. e gli esiti sono una serie di leggi:
-​ 90 a.C. Lex Iulia de civitate, concede la cittadinanza romana ai Latini, agli alleati
rimasti fedeli e agli alleati che avessero deposto le armi.
-​ 89 a.C. Lex Plautia Papiria, concede la cittadinanza romana a tutti gli Italici domiciliati
in Italia, che si fossero registrati presso il pretore di Roma entro 60 giorni dalla
promulgazione di questa legge.
-​ 89 a.C. Lex Pompeia, concede il diritto latino alle popolazioni non romane delle
comunità a nord del Po.

MARIO E SILLA
-​ MARIO (157 - 86 a.C.)
-​ SILLA (138 - 78 a.C.)

Abbiamo dei busti e rappresentazioni realistiche, poi effettivamente non sappiamo se siano
loro.

GAIO MARIO: Era un uomo nuovo. Aveva sposato una donna appartenente ad un’antica
famiglia patrizia, la famiglia Iulia. Dopo aver ricoperto le varie cariche del cursus honorum,
viene eletto console nel 107. Gli viene affidato il comando della guerra contro Giugurta, re
della numidia. In questa guerra Mario decide di reclutare nullatenenti per la prima volta.
Altra guerra da ricordare è quella di Mario vs Cimbri e Tèutoni, popolazioni germaniche che
si spingono verso sud, quindi verso i romani. I romani subiscono qualche sconfitta, per poi
riuscire a vincere più tardi. Le campagne giugurtine segnano un passaggio importante, dalla
milizia cittadina (quindi basato su base censitaria) a quello che includeva anche i poveri.
Verranno sempre più reclutati soldati a tempo pieno. Recluta gente povera, perché Mario
promette loro della terra alla fine del servizio militare. Cambia quindi tutto l’assetto
socio-economico romano, nasce una ricompensa.
Il fatto di promettere la terra ai soldati non è una novità assoluta, perché già durante la
seconda guerra punica e la guerra annibalica si usava. Il punto è che con Mario questa
pratica si istituzionalizza. Cambia l’assetto della legione.
Soldati divisi in 600 coorti, dove ognuna era composta da 10 soldati. Ogni legione è
composta da 6000 uomini quindi. Truppe ausiliarie ed esterne all’esercito che contribuivano
alla costituzione delle legioni. Questa scelta di Mario fidelizza tantissimo i soldati, perchè la
campagna militare punta ad un esercito.
SILLA: viene da una famiglia patrizia caduta in disgrazia. E’ legato a Mario fin dalle origini
della sua carriera, combtte nella guerra sociale.

MARIO, SILLA E CINNA


Questi due generali arrivano a scontrarsi nell’88 per ottenere il comando dell’esercito in una
guerra, quella contro Mitridate e i Parti (che abitavano parte della Georgia e della Turchia
settentrionale, davano sempre filo da torcere ai romani). Durante gli anni della guerra
sociale, Mitridate, re del regno del ponto abitato dai parti, lancia un’offensiva ai romani
uccidendo diversi cittadini. Quando Silla viene eletto console dopo la vittoria della guerra
sociale, gli affidano la guerra contro Mitridate. Gli viene offerto quindi di lanciarsi in una
compagna in Oriente. Questo comando è veramente desiderato da Silla, ma Mario si allea
con un tribuno della plebe che riesce a trasferire a lui il comando. Mario si rifiuta di vedersi
scippare l’incarico e decide di marciare con l’esercito a Roma. Perchè è rivoluzionaria
questa cosa? Perchè entra in città con le armi, penetra le mura sacre.
Tra 83 e 81 sono nni di continui rimbalzi politici, perchè gli alleati di Mario, tra cui Cinna, si
rimbalzano il potere mentre Silla non c’è. Sono anni in cui la situazione politica è
continuamente confusa e instabile. Silla comunque tornerà vittorioso dalla campagna
d’Oriente. Compierà un bel rastrellamento degli alleati di Mario attraverso delle proscrizioni.
Mario è già morto a questo punto. Silla si apoggerà a diverse persone, come il generale Nio
Pompeo, riuscendo ad arruolare un gran numero di soldati.
La fine di questo conflitto si ha nell’82 a.C. quando nella battaglia di Porta Collina i mariani
vengono sconfitti. Nonostante ciò all’estero continuano ad esserci moti di resistenza.
All’indomani della sua vitttoria, Silla si inventa uno degli strumenti punitivi più cruenti della
storia, e cioè le proscrizioni.

PROSCRIZIONI SILLANE
Sono fondalmente liste di nomi, che poi diventeranno liste di nemici politici. Elenca tutti i suoi
nemici e pubblica un editto con tale pubblicazione. Stabilisce una ricompensa per chi avesse
portato la testa di tali nemici, con indicazioni sui luoghi in cui erano nascosti. I figli dei
proscritti verranno esclusi da ogni diritto e dalla carriera politica, e le proprietà dei proscritti
vengono confiscate e vendute all’asta (questo vuol dire violazione della proprietà privata).

PRINCIPALI RIFORME SILLANE


-​ Le proposte di legge dovevano essere approvate dal senato prima di essere votate
nelle assemblee e i comizi centuriati dovevano diventare l’unica assemblealegislativa
legittima.
-​ I senatori diventano 600, vengono reclutati anche cavalieri e notabili. Al termine della
questura si diventa senatori.
-​ viene regolamentato il cursus honorum.
-​ Viene spostato il pomerium presso Arno-Rubicone.

ANNI ‘70
-​ 73-71: rivolta servile guidata da SPARTACO: prigioniero di guerra e poi diventato
gladiatori. Spartaco incita alla rivolta una settantina di suoi colleghi. Molti volevano
tornare nella loro terra d’origine. Questi schiavi iniziano a rivolgersi verso nord. Gli
schiavi infedeli venivano crocifissi lungo la via Appia.
-​ 70: consolato di Licinio Crasso e Gneo Pompeo.

POMPEO E CRASSO
Crasso nasce politicamente con Silla. Nel senato arriva il consolato con Pompeo.
Pompeo; seguace di Silla, cresce con lui nell’esercito appoggiandolo e fornendo soldati.
Processione vittoriosa sotto l’arco di trionfo. Inizialmente con scopo religioso, poi avrà scopo
propagandistica.

ETA’ TRIUMVIRALE→ Età di transizione dal 43 al secondo triumvirato, da non confondersi


con il primo.

SECONDO TRIUMVIRATO → Lepido, Marco Antonio, Ottaviano = accordo, magistratura di


durata quinquiennale, accordo pubblico siglato da un alegge. Diverso dal primo che non era
un accordo pubblico. Si propngono di vendicare la morte di Cesare. Usano le liste di
proscrizione.

●​ Luglio-Agosto 43 a.C. Ottaviano marcia su Roma e ottiene il consolato con Q. Pedio.


●​ Agosto 43 a.C. viene approvata una legge (lex Pedia) ch eistituiva un tribunale per
punire chiunque fosse stata coinvolto nella congiura contro Cesare e legittimava la
loro uccisione.
●​ Ottobre 43 a.C. Viene stipulata un’alleanza con M. Antonio e Lepido, sancita dalla lex
Titia, che prende la forma di una magistratura quinquiennale, quella dei tresviri
reipublicae costituendae.

I Triumviri si spartiscono le province: Marco Antonio ebbe la Gallia cisalpina e Comata con
16 legioni, Lepido la Gallia Narbonense e le Spagne con 10 legioni e Ottaviano la
Sardegna?

LAUDATIO TURIAE: Una storia d’amore e di coraggio incisa sulla pietra. L’eulogia funebre
di un marito alla moglie, che durante le proscrizioni gli salvò la vita. Lei aiutò il marito a
nascondersi dalle proscrizioni e anche i suoi gioielli dalle confische.

RIEVOCAZIONE DI CESARE DITTATORE


Silver coin (denarius) of Octavian 42 a.C.
Obverse: Head of Octavian, bearded

I triumviri non hanno le forze per sostenere una battaglia molto lunga. Sappiamo che
Ottaviano fu costantemente provato per motivi di salute. Per il mediterraneo continuava a
girare Sesto Pompeo. Ottaviano si prende il merito della vittoria guadagnata da Antonio,
quando in realtà sappiamo che Ottaviano soffriva di probemi gstrointestinali e non ce
l’avrebbe mai fatta senza Antonio.

Ottaviano, collegamento con la divinità protettrice, Apollo/Dioniso.


ETA’ IMPERIALE O DEL PRINCIPATO
Con Azio o dal 27, fino all’ascesa di Diocleziano si parla di principato. Cioè l’età in cui roma
è governata da un Princeps, cioè il senatore più anziano, quello che aveva avuto più cariche
politiche e quello che aveva il diritto di parlare per primo. Le discussioni in senato non
avvengono a caso o per alzata di mano. Parlavano prima gli ex consoli e poi via via si
andava in ordine gerarchico.
Da Diocleziano in poi si parlerà di ‘Dominato’, ci sarà un dominus.

27 a.C. Ottaviano decide di rinunciare ai suoi poteri, ma gli viene conferito dal senato un
governo proconsolare. Un maxi-governo, un maxi-consolato su tutte le province non
pacificate/strategiche.
Dal 27 le province vengono divise e sottoposte al governo del senato. Ma ce ne sono molte
che si trovano magari al confine, e che necessitano di un governo diretto. Tutto l’esercito era
stanziato sulle province non pacificate, quindi assegnargli il governo di tutte quelle province
voleva dire affidargli tutto l’esercito di Roma. Gli viene assegnato il titolo di Augusto (da
Augeo→ aumentare).

Da Augusto in poi la tribunicia potestas diventa anche un metodo di datazione per i loro anni
di regno:
es. ‘Trib. pot III’ = 3 anno di regno

Augusto si fa ridare le insegne imperiali dal re dei Parti, con l'aquila imperiale.
Prima crisi partica: Augusto recupera le insegne di Crasso (23-20 a.C.)
Nel 23 a.C., poco dopo l'invio di Marco Vipsanio Agrippa in Oriente come sorta di
"vice reggente" dello stesso imperatore Augusto, arrivarono a Roma ambasciatori
del re dei Partichiedendo gli fossero consegnati sia Tiridate II, ex sovrano parto (che
si era rifugiato a Roma dal 26 a.C.), sia il giovane figlio del nuovo re. Augusto, pur
rifiutandosi di consegnare il primo, che poteva tornargli ancora utile in futuro, decise
di liberare il figlio del re Fraate IV, a condizione che le insegne di Marco Licinio
Crasso ed i prigionieri di guerra del 53 a.C. fossero restituiti allo Stato romano.

Augusto istituisce un corpo di vigili del fuoco (schiavi) e di polizia urbana.

Augusto non dichiara di aver restaurato la repubblica dell’ordinamento precedente. Il


fatto che faccia ampia uso di titoli di origine repubblicana è un segno della volontà di
mantenere un vago rapporto di continuità con il passato. Ma non si tratta solo di una
questione di facciata, ma anche con l’instaurazione di una moralità comune.
Inasprirà la politica contro l’adulterio. Penalizzerà sua figlia e sua nipote.
STORIA ROMANA (P)

LA STORIA SOCIALE DI ROMA

MANUALE : STORIA SOCIALE DELL’ANTICA ROMA, Gèza Alfòldy


Capitoli I, II, III, IV e V (fino al Principato)

MANUALE: GLI SCHIAVI NEL MONDO GRECO E ROMANO, Jean Andreau, Raymond
Descat
Capitoli I, II (Solo pagine realtove a Roma, da pp. 40 a 54), Capitolo III (Solo pp. 62-70)

4 domande aperte, 3 formulate e una a scelta. Chi ha frequentato può scegliere di


riassumere una lezione a scelta.

COS’E’ LA STORIA SOCIALE?


Per capire l’approccio storiografico bisogna tener a menete che gli storici di tutte le epoche
nel momento in cui hanno fatto ricerca e hanno prodotto storia nonhano laborato in un
laboratorio sterile e asettico. Ogni storia è il prodotto di una serie di domande influenxatre
anche dalle circostanze di vita presente degli storici, e le loro esigenze intellettuali.
Es. celebrazione del bimillenario dalla nascita di Augusto durante il fascismo.

●​ E’ un modo di fare storia che si sviluppa nella prima metà del 1900, anche grazie
all’affermazione di discipline come la psicologia, l’antropologia, la linguistica e la
sociologia.
●​ Nasce in polemica con la storia degli eventi e delle istituzioni e una tappa
fondamentale per il suo sviluppo è il 1929, quando Lucien Febvre e Marc Bloch
fondano la rivista: Annales d’histoire économique et sociale.
●​ ‘’Il buon storico somiglia all'orco della fiaba: là dove fiuta carne umana, là sa che è la
sua preda’’ (M. Bloch)
●​ La storiografia nasce con l’Umanesimo. Poi subisce una svolta con l’invenzione della
Stampa e la diffusione di testi antichi.
●​ E’ una storia che trascende la mera narrazione degli eventi e delle istituzioni
politiche, che vede protagoniste e protagonisti non solo i liberi maschi adulti bianchi,
ma anche tutti gli altri elementi della società romana: donne, bambine e bambini,
schiave e schiavi, provenienti da diverse aree dell’impero.

CASA DEL BRACCIALE D’ORO, POMPEI, CALCHI n. 50, 51, 52


Le ultime ricerche genetiche sui calchi di Pompei riscrivono l’interpretazione tradizionale che
davamo alle relazioni familiari tra queste persone.
Ciò che è stato scoperto è in gran parte in contrasto su quello che pensavamp fino ad ora,
basato sull’aspetto fisico e sule posizioni dei calchi.
Tra queste:
-​ vicinanza fisica tra soggetti → non indica rapporto familiare
-​ braccialetto d’oro → si pensava che il calco fosse quello di una donna, invece no
Questo ci dice che dobbiamo mettere in dubbio tutte le categorie moderne a cui siamo
abituati, e che non dobbiamo attribuire al mondo antico.
Esistevano gladiatrici, sarte, ma anche sarti, donne che cacciavano e così via. Dobbiamo
spogliarci dai preconcetti e dalla consuetudine di creare stereotipi.

STORIA DI GENERE E STORIA DELLE DONNE


E’ un approccio storiografico che nasce durante le battaglie femministe degli anni 60/70/80,
specialmente in America, che rappresenta una nuova sensibilità storica. Nasce in
contrapposizione dialettica alla già presente storia delle donne, nata in America negli anni
‘60.

Definizione: il genere indica le differenze percepite tra donne e uomini…

Di solito releghiamo le donne a spazi domestici e non politici. Il genere, quindi la differenza
tra maschile e femminile, non è solo una differenza biologica, ma anche il frutto di una serie
di costruzioni storiche che si sono andati ad accumulare, producendo clichè e stereotipi.
Usare questa prospettiva nel fare storia significa sfidare l’impianto della storiografia classica
Ottocentesca. In termini semplici significa anche riprendere la storia e cercare di restituirla
nel modo più equo e giusto possibile. Non è applicare un femminismo estremista alla storia.

LA DONNA IN ETA’ ROMANA


Non possiamo relegare la condizione femminile ad un unico schema interpretativo.
Il primo problema è che le fonti sono poche, e sono androcentriche, quindi scritte per mano
di uomini. La narrazione è maschile. Il punto di vista è maschile e spesso caratterizzate da
toni moralistici. Recuperare il punto di vista e la soggettività femminile è molto difficile. Altra
difficoltà di metodo è l’anacronismo e il voler proiettare le nostre categorie di pensiero e le
nostre sensibilità per interpretare fenomeni antichi. E infine c’è la Besserwissen, cioè la
presunzione di saperne di più noi degli antichi sulla fonte che stiamo interrogando.

Partiamo da 2 casi di studio da smontare e destereotipare:


Non sono fonti letterarie, ma epigrafiche.

1.​ ELOGIO DI CLAUDIA, Caso di studio positivo

Starniero, ho poco da dire: fermati e leggi. Questo è il sepolcro non bello d’una donna che fu
bella. I gwenitori la chiamarono Claudia. Amò il marito con tutto il cuore. Mise al mondo due
figli: uno lo lascia sulla terra, l’altro l’ha deposto sottoterra. Amabile nel parlare, onesta nel
portamento, custodì la casa, filò la lana. Ho finito. Va’ pure.

→ Si tratta di epigrafi funerarie che erano sparse per la città, quindi si rivolgono direttamente
ai passanti. Non c’era un luogo in cui venivano sepolti tutti i morti, ma spesso su pareti in
pietra in tutta città. Allusione alla bellezza di lei, e all’umiltà e sobrietà della tomba che la
custodisce. Ha amato il marito con tutto il cuore. Questo è molto comune, le epigrafi
raccontano sempre di matrimoni andati bene, sempre senza screzi. Poi ci racconta di come
lei abbia rispettato il suo dovere di procreare con ben due figli. La mortalità infantile era
molto comune. Le fonti epigrafiche funerarie sono molto più loquaci delle iscrizioni tombali
contemporanee, con solo data di nascita e morte.
2.​ UNA MATRIGNA CATTIVA (Soeva noverca)?, Caso negativo
E’ sempre un’iscrizione epigrafica andata perduta, abbiamo un manoscritto che la raffigura.
Una madre dedica la tomba al figlio devotissimo.
Per molto tempo ‘beneficio’ è stato letto come ‘veneficio’, cambia completamente il
significato della tomba, che non risulta più essere stata consacrata dalla madre per il figlio
devoto. Risulta invece che la madre abbia dedicato il monumento funebre al figlio a causa
dell’avvelenamento fatto dalla matrigna stessa.
Qui noi siamo di fronte ad uno stereotipo, per il quale noi studiosi abbiamo pensato che
questa fosse la ‘matrigna cattiva’, già denotata da tanti autori latini, e che resterà uno
stereotipo duraturo nel tempo.
Quindi, marito divorziato e risposato, la matrigna avvelena il figlio della prima moglie. In
realtà probabilmente non è così, perché molto probabilmente la madre sta ringraziando la
matrigna per averle concesso uno spazio nella tomba di famiglia, in assenza del pater
familias. Se così fosse, non siamo di fronte ad un ambiguo caso di avvelenamento infantile,
ma ad un caso di solidarietà e collaborazione femminile, tra ex moglie e nuova. Quindi non è
‘per avvelenamento', ma ‘per beneficio’.

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