Algebra 17 18
Algebra 17 18
2 Strutture algebriche 30
2.1 Monoidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
2.2 Stringhe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
3 Algebra Lineare 44
3.1 Vettori e matrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
3.2 Il determinante di una matrice quadrata . . . . . . . . . . . . . . 50
3.3 Metodo di Gauss . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
3.4 Sistemi lineari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
3.5 Vettori linearmente indipendenti e basi . . . . . . . . . . . . . . 65
3.6 I sottospazi di uno spazio vettoriale . . . . . . . . . . . . . . . . 67
3.7 I vettori geometrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70
3.8 Il prodotto scalare su Rn . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72
3.9 Il prodotto vettoriale in R3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
4 Grafi 79
5 Algebre eterogenee 81
A Aritmetica 82
A.1 Definizioni di base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
A.2 Algoritmo euclideo in Z . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
1
A.3 I numeri primi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90
2
Capitolo 1
che verranno indicate nel prosieguo con R-P. Il Lettore è vivamente consigliato
di consultare e studiare tali dispense.
1.1 Insiemi
Notazioni. Se A è un insieme e x un elemento di A scriveremo x ∈ A; se
l’elemento x non appartiene ad A scriveremo x < A.
Con U indicheremo il superinsieme di tutti gli elementi e con I il superinsieme
i cui elementi sono tutti gli insiemi (vedere R-P, Osservazione A.1.4 p.60).
Sia P un’affermazione. Scriveremo P(x) per affermare che per l’elemento
x vale l’affermazione P. Ad esempio se P è “essere un numero intero pari”
allora scriveremo P(x) per dire che x è un numero intero pari. La scrittura
{x ∈ A | P(x)}
3
• Z = {. . . , −3, −2, −1, 0, 1, 2, 3, 4, . . . }, l’insieme dei numeri interi.
m
• Q = | m, n sono numeri interi primi tra di loro e n > 0 , l’insieme dei
n
numeri razionali.
• R l’insieme dei numeri reali.
• C l’insieme dei numeri complessi.
Ad esempio
2 √ 1 √
3 ∈ N∗ , ∈ Q, 3 ∈ R, < Z, 2 < Q, π < Q.
3 5
Definizione 1.1.1 (Connettivi). Siano P e Q due affermazioni.
• Congiunzione di P e Q: P ∧ Q. Significato: P e Q cioè sia P che Q.
• Disgiunzione di P e Q: P ∨ Q. Significato: P o Q cioè P oppure Q.
• Negazione di P: ¬P. Significato: non si ha P o che P è falsa.
• Implicazione: P implica Q: P ⇒ Q. Significato: se P allora Q.
• Equivalenza di P e Q: P ⇔ Q. Significato: P se e solo se Q.
Ad esempio se P è l’affermazione “essere triangolo” e Q è l’affermazione
“essere poligono regolare” allora P ∧ Q è l’affermazione “essere triangolo
equilatero”.
Se P è l’affermazione “essere un quadrato” e Q è l’affermazione “essere un
quadrilatero non regolare” allora P ∨ Q è l’affermazione “essere un quadri-
latero”.
• Due altri simboli: vero >; falso ⊥.
Definizione 1.1.2 (Quantificatori). Siano A un insieme e P un’affermazione.
• Quantificatore universale ∀: scriveremo
∀ x ∈ A.P(x)
volendo dire che per tutti gli elementi x di A si ha P(x)
• Quantificatore esistenziale ∃: scriveremo
∃ x ∈ A.P(x)
volendo dire che esiste un elemento x di A per cui si ha P(x). Con il
simbolo ∃! intendiamo affermare l’esistenza e l’unicità.
4
•• Vedere R-P, A.4: Negare un’affermazione, pp. 67-69.
∀ x ∈ A.x ∈ B.
scriveremo A ( B o B ) A. Ad esempio
N ⊂ Z ⊂ Q ⊂ R.
Più precisamente
N ( Z ( Q ( R.
Il principio di estensionalità afferma
(A ⊂ B ∧ B ⊂ A) ⇒ A = B.
df
• L’insieme vuoto: ∅ = {x ∈ U | x , x} è l’insieme privo di elementi. Per ogni
insieme A ∈ I si ha che ∅ ⊂ A.
• Sia A un insieme. L’insieme delle parti P(A) di A è l’insieme i cui elementi sono
i sottoinsiemi di A:
df
P(A) = {x ∈ I | x ⊂ A}.
• L’intersezione di A e B:
df
A ∩ B = {x ∈ A | x ∈ B} = {x ∈ B | x ∈ A} = {x ∈ U | x ∈ A ∧ x ∈ B}.
5
Proposizione 1.1.5. Siano A, B e C sottoinsiemi di X. Allora
(A ∩ B) ∩ C =A ∩ (B ∩ C), Proprietà associativa dell’intersezione.
A∩B =B ∩ A, Proprietà commutativa dell’intersezione.
(A ∪ B) ∪ C =A ∪ (B ∪ C), Proprietà associativa dell’unione.
A∪B =B ∪ A, Proprietà commutativa dell’unione.
A ∩ (B ∪ C) =(A ∩ B) ∪ (A ∩ C), Proprietà distributiva dell’intersezione
rispetto all’unione.
A ∪ (B ∩ C) = (A ∪ B) ∩ (A ∪ C), Proprietà distributiva dell’unione
rispetto all’intersezione.
Valgono inoltre le formule di De Morgan
Definizione 1.1.6. Assumiamo come ben definito il concetto di coppia (a, b),
tripla (a, b, c) e, in generale, di n-upla (a1 , . . . , an ) come sequenza ordinata di
elementi. Tali elementi vengono detti componenti.
Siano A e B insiemi. Il prodotto cartesiano A × B di A e B è definito da
df
A × B = {(a, b) | a ∈ A ∧ b ∈ B}.
Si ha la relazione
A×B=∅ ⇔ A = ∅ ∨ B = ∅.
• Per tre insiemi A, B, C si pone
df
A × B × C = {(a, b, c) | a ∈ A ∧ b ∈ B ∧ c ∈ C}.
al posto di A1 × A2 × · · · An .
6
Quando i fattori sono tutti uguali (cioè A1 = A2 = A3 = · · · ) si usano le
“potenze”
df
A2 = A × A, coppie
df
A3 = A × A2 , triple
.. ..
. .
n df
A = A × An−1 , n-uple
.. ..
. .
Pertanto
An = {(x1 , . . . , xn ) | ∀ i ∈ {1, . . . , n}.xi ∈ A}.
df
Si pone, infine, A1 = A (interpretando gli elementi x ∈ A come 1-uple (x)) e
df
A0 = {( )} “0-upla senza componenti”o anche A0 = {∅}, il singoletto che ha
come elemento l’insieme vuoto.
1.2.1 Funzioni
Definizione 1.2.2. Siano A e B insiemi. Una relazione f ⊂ A × B si dice funzione
o applicazione o, ancora, mappa da A a B e si scrive
f: A→B
se
∀ x ∈ A.∃! y ∈ B.(x, y) ∈ f.
Useremo per lo più la notazione di Eulero y = f (x), per cui
(x, y) ∈ f ⇔ y = f (x).
7
Se (x, y) ∈ f , chiameremo x argomento di f e y valore di f sull’argomento x o
immagine di x mediante f . La scrittura Euleriana di una funzione f : A → B,
y = f (x) ci porta a definire grafico di f l’insieme
{(x, y) ∈ A × B | y = f (x)},
Una funzione sia iniettiva che surgettiva è detta bigettiva o biiezione o corrispon-
denza biunivoca. Intal caso si ha
8
Definizione 1.2.4. Dato un insieme A la funzione idA identità di A è la relazione
diagonale su A ossia
idA = {(x, y) ∈ A × A | x = y}.
Con la simbologia Euleriana idA : A → A, ∀ x ∈ [Link] (x) = x. L’identità idA è
chiaramente una funzione bigettiva.
Siano dati una funzione f : A → B e un sottoinsieme D ⊂ A. Chiameremo
restrizione di f a D la funzione f |D : D → B definita da
∀ x ∈ D. f |D (x) = f (x).
Si può considerare la restrizione all’immagine di f , cioè pensare f : A → f (A); in
tal caso f diventa ovviamente surgettiva.
Se A è un sottoinsieme di B la funzione i : A → B, i(x) = x, è detta inclusione
di A in B. Questa funzione è iniettiva ma non surgettiva a meno che che
A = B, nel qual caso è idA . Spesso indicheremo l’inclusione di A in B scrivendo
semplicemente A ,→ B.
Esempio 1.2.5. Consideriamo la funzione parte intera p.i. : R → R (più spesso
useremo la notazione [x] per indicare p.i.(x)) definita da
∀ x ∈ R.∀ n ∈ Z.n ≤ x ⇒ n ≤ p.i.(x),
ossia p.i.(x) è il più grande intero ≤ x. Allora p.i.(R) = Z, p.i.|Z = idZ e
p.i. : R → Z è surgettiva.
Osservazione 1.2.6. Siano A, B e C tre insiemi. Si possono considerare il
prodotti
X = A × B × C, Y = (A × B) × C, Z = A × (B × C).
Gli insiemi X, Y e Z sono tre insiemi distinti, infatti
A × B × C = {(a, b, c) | a ∈ A ∧ b ∈ B ∧ c ∈ C}
(A × B) × C = {((a, b), c) | (a, b) ∈ A × B ∧ c ∈ C}
A × (B × C) = {(a, (b, c)) | a ∈ A ∧ (b, c) ∈ B × C}.
D’altronde le mappe
f : A × B × C → (A × B) × C, f (a, b, c) = ((a, b), c)
g : A × B × C → A × (B × C), f (a, b, c) = (a, (b, c))
h : (A × B) × C → A × (B × C), h((a, b), c) = (a, (b, c)),
sono bigettive. Queste considerazioni si estendono facilmente al prodotto di un
numero arbitrario di insiemi. Quindi “a meno di spostamento, eliminazione
o aggiunta di parentesi” il prodotto di insiemi è associativo.
9
• Siano A e B sono due insiemi allora i prodotti A × B e B × A sono insiemi
distinti, infatti
A × B = {(a, b) | a ∈ A ∧ b ∈ B}
B × A = {(b, a) | b ∈ B ∧ a ∈ A}.
D’altronde la mappa
f : A × B → B × A, f (a, b) = (b, a)
sono bigettive.
sono funzioni; chiamiamo prA proiezione sul primo fattore e prB proiezione sul
secondo fattore. Con la simbologia Euleriana
ib = {(x, y, z) ∈ A × (A × B) | x = y ∧ z = b}.
10
Tali relazioni sono funzioni: ib : A → A×B, ∀ x ∈ [Link] (x) = (x, b). Analogamente,
per ogni a ∈ A si hanno le funzioni
Tali mappe sono iniettive ma in generale non surgettive (a meno che A o B non
siano singoletti, cfr. Esempio 4)).
• Sia A un insieme. La diagonale di A è il sottoinsieme
∆A = {(x, y) ∈ A × A | a = b}.
√ √
x0 = 1, x1 = 3, x2 = 4 + 2, x3 = 8 + 3, . . . ,
o √ √
x1 = 3, x2 = 4 + 2, x3 = 8 + 3, . . . ,
se f : N∗ → R.
11
• Un insieme di insiemi A può essere descritto come una famiglia di insiemi
indiciati su un insieme I se diamo una funzione surgettiva f : I → A. Allora ogni
elemento A di A verrà indicato con Ai se f (i) = A. Porremo quindi
A = {Ai }i∈I
(g ◦ f )(a) = g( f (a)).
f g
A / B /7 C
g◦ f
12
i) f è bigettiva.
ii) Esiste una ed una sola funzione g : B → A tale che g ◦ f = idA e f ◦ g = idB .
13
e le classi distinte sono tra loro tutte disgiunte.
L’insieme i cui elementi sono le classi d’equivalenza di una relazione d’equivalenza
R è detto insieme quoziente e verrà denotato con A/R (o con A/ ∼ se usiamo ∼ al
posto di R). Ogni elemento di una classe di equivalenza è detto rappresentante
della classe.
x ≡ y (mod q)
al posto di x ∼ y.
14
• è transitiva: se (x, y) ∼ (z, t) e (z, t) = (u, v) allora xt = yz e zv = tu. Se
x , 0 allora z , 0 e u , 0 (y, t e v sono non nulli per ipotesi), pertanto
moltiplicando ambo i membri dell’uguaglianza xt = yz per uv (che è , 0)
otteniamo xtuv = yzuv ossia (xv)(tu) = (yu)(zv). Poichè tu = zv si ha
xv = yu cioè (x, y) ∼ (u, v). Se x = 0 allora z = 0 e u = 0 e certamente
xv = 0 = yu per cui ancora si ha (x, y) ∼ (u, v).
è bigettiva.
1.2.3 Cardinalità
Definizione 1.2.16. Diremo che due insiemi A e B sono equipotenti, se esiste una
funzione f : A → B bigettiva o, equivalentemente per la Proposizione 1.2.11, se
esiste una funzione g : B → A bigettiva. Se non vogliamo specificare la funzione
bigettiva ma dire semplicemente che A e B sono equipotenti scriveremo
A ←→ B. (1.2.1)
15
Notazioni. Sia n ∈ N, definiamo per ogni n ≥ 1
df
n = {m ∈ N : m < n} = {0, 1, . . . , n − 1}.
Inoltre poniamo 0 = ∅.
Dimostrazione. Si veda R-P, Lemma A.7.1 (pp. 73-74) che utilizza il principio
d’induzione qui sotto enunciato) per l’unicità.
Enunciamo in tre forme equivalenti la proprietà fondamentale dei numeri
naturali (vedere R-P, A.7, pp. 73-76).
• 0 ∈ A (rispettivamente 1 ∈ A)
• se n ∈ A allora n + 1 ∈ A.
Allora A = N (rispettivamente A = N∗ ).
Principio della discesa infinita. Sia A ⊂ N (rispettivamente A ⊂ N∗ ) un insieme
di numeri naturali tale che
16
Allora A = ∅.
Principio del minimo. Sia A ⊂ N (rispettivamente A ⊂ N∗ ) un sottoinsieme non
vuoto di numeri naturali. Allora A ha un elemento minimo cioè
∃ k ∈ A.∀x ∈ A.k ≤ x.
da cui
1 1
n1 + (n1 + m1 − 1)(n1 + m1 − 2) < n2 + (n2 + m2 − 1)(n2 + m2 − 2)
2 2
17
cioè ϕ(n1 , m1 ) < ϕ(n2 , m2 ).
Rimangono due casi: n1 < n2 , m1 > m2 e n1 > n2 , m1 < m2 . Procediamo per
assurdo e supponiamo che ϕ(n1 , m1 ) = ϕ(n2 , m2 ) cioè
1 1
n1 + (n1 + m1 − 1)(n1 + m1 − 2) = n2 + (n2 + m2 − 1)(n2 + m2 − 2) (1.2.2)
2 2
Terzo caso: n1 < n2 e m1 > m2 . Posto n2 = n1 + a con a ∈ N∗ e m1 = m2 + b con
b ∈ N∗ da (1.2.2) ne deriva
1 1
n1 + (n1 + m2 + b − 1)(n1 + m2 + b − 2) = n1 + a + (n1 + m2 + a − 1)(n1 + m2 + a − 2)
2 2
e quindi
18
Definizione 1.2.25. Siano A e B due insiemi. Denoteremo l’insieme delle funzioni
da A in B con BA :
df
BA = { f ∈ P(A × B) | ∀ x ∈ A.∃ b ∈ B.[x f y ∧ ∀ z ∈ B.(x f z ⇒ y = z)]}
= { f : A → B}.
19
Dimostrazione. Basta provare, per il Lemma 1.2.28, che ](A × B) = ](A) · ](B)
ma ciò è evidente.
](P(X)) = 2n .
Figura 1.1:
b• y= b−a
2
x + b+a
2
•a
• • x
−1 1
20
Proposizione 1.2.32. Ogni intervallo non ridotto ad un punto di R è equipotente a
R.
Dimostrazione. Siano a e b due numeri reali tali che a < b. La funzione
f : R → R definita da
b−a b+a
f (x) = x+
2 2
è bigettiva. La funzione f induce una corrispondenza biunivoca tra (Figura
1.1)
• l’intervallo aperto (−1, 1) e l’intervallo aperto (a, b);
• l’intervallo chiuso [−1, 1] e l’intervallo chiuso [a, b];
• l’intervallo semiaperto [−1, 1) e l’intervallo semiaperto [a, b);
• l’intervallo semiaperto (−1, 1] e l’intervallo semiaperto (a, b];
• l’intervallo illimitato aperto (−1, +∞) e l’intervallo illimitato aperto (a, +∞);
• l’intervallo illimitato aperto (−∞, 1) e l’intervallo illimitato aperto (−∞, b);
• l’intervallo illimitato chiuso [−1, +∞) e l’intervallo illimitato chiuso [a, +∞);
• l’intervallo illimitato chiuso (−∞, 1] e l’intervallo illimitato chiuso (−∞, b].
La mappa g : R → R, g(x) = −x, è bigettiva e induce una corrispondenza
biunivoca tra gli intervalli
• [−1, 1) e (−1, 1],
• (−1, +∞) e (−∞, 1),
• [−1, +∞) e (−∞, 1].
Utilizzando il teorema di Cantor Bernstein per le inclusioni (−1, 1) ,→ [−1, 1],
[−1, 1) ,→ [−1, 1], (−1, 1] ,→ [−1, 1] e (−1, 1) ,→ (−2, 2) e già sapendo che (−1, 1)
è equipotente a (−2, 2), otteniamo l’equipollenza tra gli intervalli
21
1.2.4 Relazioni d’ordine
Definizione 1.2.33. Sia X un insieme. Una relazione R su X è detta preordine se
∀ x, y ∈ X.(x J y ∨ y J x).
(A1 , J1 ), . . . , (An , Jn ).
22
Se tutti gli insiemi Ai sono totalmente ordinati allora (A1 × · · · × An , lex ) è
totalmente ordinato.
Sul prodotto cartesiano A1 × · · · × An è definito altresı̀ l’ordine prodotto Jpr :
a JY b ⇐⇒ a J b
Ya = {ak : k ∈ N}
è una catena.
23
1) In (N, ≤) l’elemento minimo di N è 0 e non esiste l’elemento massimo.
Essendo ≤ un ordine totale non esistono elementi massimali.
2) In (Z<0 , ≤) l’elemento massimo di Z<0 è 0 e non esiste l’elemento minimo.
Essendo ≤ un ordine totale non esistono elementi minimali.
3) In (Z, ≤) non esiste nè massimo nè minimo di Z. Essendo ≤ un ordine totale
non esistono elementi minimali nè massimali.
4) In (P(X), ⊂) l’insieme vuoto ∅ è il minimo di P(X) e X è il massimo di P(X). Se
considero il sottoinsieme Y di P(X) costituito dai singoletti allora ogni elemento
di Y è sia minimale che massimale ma Y non ha nè massimo nè minimo.
5) Consideriamo la famiglia X = {An | n ∈ N, n ≥ 2} dei sottoinsiemi di Z
An ⊂ Aq ⇐⇒ q | n,
gli elementi An con n numero primo sono massimali di X. Non vi sono elementi
minimali. Non vi è l’elemento massimo, nè minimo.
5) Sia (X, J) un insieme parzialmente ordinato e finito, allora ogni Y ⊂ X ha
elementi massimali e minimali. Si consideri il seguente esempio:
X = {0, 1, 2, 3, ω}; 0 J 1 J 2 J 3, ω J ω.
24
• Un maggiorante z di Y è l’estremo superiore di Y se l’insieme dei maggio-
ranti di Y è non vuoto e z è il minimo dell’insieme dei maggioranti di Y,
se esiste; scriveremo z = sup Y.
∀ n ∈ N∗ .xn+1 J xn ∧ xn+1 , xn .
allora
∀ z ∈ X.P(z).
In altre parole per provare che una proprietà P vale per tutti gli x ∈ X basta provare
che P vale per ogni x ∈ X minimale e che, se P vale per ogni y J x, allora vale per x.
25
1.3 Calcolo combinatorio
• In questa sezione X indicherà un insieme finito con ](X) = n, un intero ≥ 1.
Definizione 1.3.1 (Permutazioni). Una permutazione di X è un’applicazione
bigettiva p : {1, 2, · · · , n} → X. Osservando che 1 ha n possibili immagini p(1)
e che fissato p(1) all’elemento 2 rimangono n − 1 scelte e cosı̀ via si conclude
facilmente che il numero delle permutazioni di X è
n(n − 1)(n − 2) · · · 2 · 1 (1.3.1)
questo numero viene indicato con n! e chiamato fattoriale di n o n fattoriale. Si
noti che sussiste la relazione
n! = n(n − 1)! (1.3.2)
valida per n > 1. Dato che il membro a sinistra di (1.3.2) ha senso anche per
n = 1 per rendere valida (1.3.2) anche per n = 1 si pone 0! = 1.
Indicheremo con Pn l’insieme delle permutazioni di un insieme di n ele-
menti.
Definizione 1.3.2 (Disposizioni). Sia k ≤ n. Chiameremo disposizione di classe
k di X un’applicazione iniettiva Dk : {1, 2, · · · , k} → X. Partendo da 1 che ha n
possibili immagini, fissato Dk (1) l’elemento 2 ha n − 1 scelte fino ad arrivare a
k che ha n − k + 1 scelte, quindi il numero delle disposizioni Dk è
n(n − 1) · · · (n − k + 1). (1.3.3)
Se k = n ovviamente le disposizioni Dk altro non sono che le permutazioni.
Indicheremo con Dn,k l’insieme delle disposizioni di classe k di un insieme
di n elementi.
Definizione 1.3.3 (Combinazioni). Sia k ≤ n. Chiameremo combinazione di
classe k di X ogni sottoinsieme Ck di X costituito da k elementi. Fissiamo
una combinazione Ck cioé un sottoinsieme di X costituito da k elementi. Il
numero delle permutazioni di Ck vale k!, quindi, se m è il numero di tutte le
combinazioni Ck il prodotto mk! fornisce tutte le disposizioni Dk di X. Pertanto
avremo mk! = n(n − 1) · · · (n − k + 1) da cui
n(n − 1) · · · (n − k + 1)
m= . (1.3.4)
k!
Il numero m viene indicato col simbolo
!
n
k
26
e chiamato, per ragioni che vedremo piú avanti, coefficiente binomiale o simbolo
binomiale. È immediato verificare che esiste la relazione seguente
!
n n!
= (1.3.5)
k k!(n − k)!
valida per tutti gli interi 1 ≤ k ≤ n. Tuttavia, poichè il membro di destra di
(1.3.5) ha significato anche per k = 0, per via della convenzione 0! = 1, e vale 1,
porremo !
n
= 1.
0
Il simbolo binomiale gode della seguente simmetria
! !
n n
= . (1.3.6)
k n−k
Indicheremo con Cn,k l’insieme delle combinazioni di classe k di un insieme
di n elementi.
Teorema 1.3.4 (Il teorema binomiale). Sia A un anello commutativo con identità.
Allora per ogni a, b ∈ A e per ogni n ∈ N∗ si ha
n !
X n n−k k
(a + b) =
n
a b.
k
k=0
27
Definizione 1.3.6 (Disposizioni con ripetizione). Sia k ∈ N. Chiameremo dis-
posizione con ripetizione di classe k di X un’applicazione Drk : {1, 2, · · · , k} → X.
È immediato notare che il loro numero è nk in quanto ognuno dei k elementi
{1, 2, · · · , k} ha n possibili immagini.
Indicheremo con Dn,k r
l’insieme delle disposizioni con ripetizione di classe k
di un insieme di n elementi.
Definizione 1.3.7 (Combinazioni con ripetizione). Sia k ∈ N. Chiameremo com-
binazione con ripetizione di classe k di X = {a1 , a2 , . . . , an } un elemento (ai1 , ai2 , · · · , aik )
di Xk = X × X × · · · × X tale che i1 ≤ i2 ≤ · · · ≤ ik .
| {z }
k volte
Indicheremo con Cn,kr
l’insieme delle combinazioni con ripetizione di classe
k di un insieme di n elementi.
Proposizione 1.3.8. Il numero delle combinazioni con ripetizione di classe k di n
elementi è
n+k−1
!
.
k
Dimostrazione. La proposizione è vera per k = 1 qualunque sia n. Proce-
diamo per induzione su k. Supponendo vera la proposizione per k provi-
amo che le combinazioni con ripetizione di classe k + 1 sono n+k
k+1
. Suddi-
vidiamo l’insieme Ck+1,n r
delle combinazioni con ripetizione di classe k + 1 di
X = {a1 , a2 , · · · , an } in n sottinsiemi disgiunti.
A1 = {C ∈ Ck+1,n r
| C 3 a1 },
A2 = {C ∈ Ck+1,n r
| C 3 a2 , C = a1 },
A3 = {C ∈ Ck+1,n | C 3 a3 , C = a1 , a2 },
r
.. .. ..
. . .
An = {{an , . . . , an }}.
| {z }
k+1 volte
28
complessivo delle combinazioni di classe k + 1 è
Teorema 1.3.9 (Il teorema multinomiale). Sia A un anello commutativo con iden-
tità. Se a1 , · · · , ar ∈ A e n ∈ N allora
X n!
(a1 + a2 + · · · + ar )n = ak1 ak2 · · · akr r .
k1 !k2 ! · · · kr ! 1 2
k1 +k2 +···+kr =n
(a1 + a2 + · · · + ar ) · · · (a1 + a2 + · · · + ar )
| {z }
n volte
sono
! ! ! !
n n − k1 n − k1 − k2 n − k1 − k2 − · · · − kr−2 n!
··· = .
k1 k2 k3 kr−1 k1 !k2 ! · · · kr !
29
Capitolo 2
Strutture algebriche
2.1 Monoidi
Definizione 2.1.1. Sia M un insieme. Una operazione (o legge di composizione) su
M è una funzione ? : M × M → M. Useremo la notazione x ? y per indicare
l’immagine ?(x, y), per x, y ∈ M. Una operazione ? si dice
• associativa se ∀ x, y, z ∈ M.x ? (y ? z) = (x ? y) ? z;
• commutativa se ∀ x, y ∈ M.x ? y = y ? x.
x ? (y ? z) = (x ? y) ? z;
(ii) ∀ x ∈ M si ha
x = x ? λ = λ ? x.
x?y= y?x
30
il monoide viene detto commutativo o abeliano.
• Un semigruppo è una coppia (M, ?) dove M è un insieme e ? è una operazione
associativa su M. Ovviamente ogni monoide è un semigruppo ma non vale il
viceversa: (N∗ , +) è un semigruppo ma non un monoide.
df df
Poniamo R>0 = {x ∈ R | x > 0} e Q>0 = {x ∈ Q | x > 0}.
• (N, +, 0), (N, ·, 1) e (N∗ , ·, 1) sono monoidi commutativi.
• (Z, +, 0) e (Z, ·, 1) sono monoidi commutativi.
• (Q, +, 0), (Q, ·, 1) e (Q>0 , ·, 1) sono monoidi commutativi.
• (R, +, 0), (R, ·, 1) e (R>0 , ·, 1) sono monoidi commutativi.
• (C, +, 0) e (C, ·, 1) sono monoidi commutativi.
df
• Sia S1 = {z ∈ C | |z| = 1}, allora (S2 , ·, 1) è un monoide commutativo.
• (P(X), ∩, X) e (P(X), ∪, ∅) sono monoidi commutativi.
• (XX , ◦, idX ) è un monoide non commutativo a meno che X = ∅ o X singo-
letto.
• L’insieme dei numeri irrazionali R r Q non è un semigruppo rispetto nè
a + nè a ·.
• ({−1, 0, 1}, ·, 1), ({0, 1}, ·, 1), ({−1, 1}, ·, 1) sono monoidi commutativi.
df
• La tripla ({0, 1}, , 1), dove n m = 1 − n − m + 2mn, è un monoide com-
mutativo;
1 1 = 1, 0 0 = 1, 1 0 = 0 1 = 0.
31
Proposizione 2.1.4. Sia (M, ?, λ) un monoide.
a = a ? λ = a ? (b ? c) = (a ? b) ? c = λ ? c = c.
(c ? a) ? (b ? d) = c ? (a ? b) ? d = c ? d = λ.
(iv) Analogamente si ha
(b ? d) ? (c ? a) = b ? (d ? c) ? ad = b ? a = λ.
Esempi 2.1.5. 1) In (Z, +, 0), (Q, +, 0), (R, +, 0) e (C, +, 0) ogni elemento ha in-
verso.
2) In (Z, ·, 1) i soli elementi invertibili sono 1 e −1; in (N, ·, 1) e (N∗ , ·, 1) il solo
elemento invertibile è 1.
3) In (Q, ·, 1), (R, ·, 1) e (C, ·, 1) tutti gli elementi , 0 sono invertibili.
4) In (P(X), ∩, X) e (P(X), ∪, ∅) i soli elementi invertibili sono X e ∅, rispettiva-
mente.
5) In ({0, 1}, , 1) ogni elemento è inverso di se stesso.
6) In (N, u, 0) il solo elemento invertibile è 0.
32
Figura 2.1:
y = f (x)
x −> x
−> •
• •
• −> m
Z •
f gm
X −−−−−−−−−−−−−−−−−−→ X −−−−−−−−−−−−−−−−−−→ X
Figura 2.2:
y
x −> x
−> •
• •
f −1 (x)
g f
X −−−−−−−−−−−−−−−−−−→ X −−−−−−−−−−−−−−−−−−→ X
33
(ii) Supponiamo che f abbia un inverso destro, cioè che esista g ∈ XX tale che
f ◦ g = idX . Allora per ogni x ∈ X si ha f (g(x)) = x, quindi f è surgettiva.
Viceversa se f è surgettiva, per ogni x ∈ X, f −1 (x) , ∅, pertanto definiamo
(x ? y)n , xn ? yn .
Definizione 2.1.8. Un monoide (abeliano) (M, ?, λ) tale che ogni suo elemento
ha inverso è detto gruppo (abeliano).
Esempi 2.1.9. 1) I monoidi (Z, +, 0), (Q, +, 0), (R, +, 0) e (C, +, 0) sono gruppi
commutativi.
2) I monoidi (Q r {0}, ·, 1), (Q>0 , ·, 1). (R r {0}, ·, 1), (R>0 , ·, 1) e (C r {0}, ·, 1) sono
gruppi commutativi.
3) Il monoide (S1 , ·, 1) è un gruppo commutativo.
df
4) Siano X un insieme e G(X) = { f ∈ XX | f bigettiva}. Allora (G(X), ◦, idX ) è
un gruppo (non commutativo a meno che X abbia al più due soli elementi).
L’inverso di f ∈ G(X) altro non è che l’applicazione inversa f −1 .
5) Il monoide ({0, 1}, , 1) è un gruppo commutativo.
34
Definizione 2.1.10. Introduciamo la funzione ϕ : N∗ → N∗ di Eulero definita da
df
ϕ(n) = ]({m ∈ N∗ | MCD(m, n) = 1}),
ossia ϕ(n) è il numero dei naturali positivi che sono primi con n. Ad esempio
ϕ(1) = 1, ϕ(2) = 1, ϕ(3) = 2, ϕ(4) = 2, ϕ(5) = 4, ϕ(6) = 2, . . . .
Se n è un numero primo allora è immediato vedere che ϕ(n) = n − 1.
Definizione 2.1.11 (Operazioni in Zn ). Sull’insieme quoziente Zn (Vedere Es-
empio 1.2.14) possiamo introdurre le operazioni
df df
∀ [r], [s] ∈ Zn , [r] + [s] = [r + s], [r] · [s] = [rs].
Queste operazioni sono ben definite infatti se u ∼ r e v ∼ s allora u − r = kn e
v − s = hn pertanto
u + v = r + kn + s + hn = r + s + (k + h)n ossia [u + v] = [r + s].
Analogamente
uv = (r + kn)(s + hn) = rs + (rh + sk)n ossia [uv] = [rs].
Segue subito dalla definizione di prodotto che [r]k = [r] · · · · [r] = [rk ] per ogni
| {z }
k volte
classe [r] ∈ Zn e per ogni intero k ≥ 0.
La terna (Zn , +, [0]) è un gruppo commutativo, infatti ogni classe [r] ha
come inverso [−r]. La terna (Zn , ·, [1]) è un monoide commutativo ma, in
generale, non è un gruppo. In Z6 la classe [5] ha come inverso se stessa:
[5] · [5] = [25] = [1], mentre [2] non ha inverso infatti [2] · [r] = [1] implica la
relazione 2r − 1 = 6k che è impossibile. Si può però provare che:
Proposizione 2.1.12. Una classe [r] ∈ Zn , [r] , [0], ha inverso se e solo se
MCD(r, n) = 1. In particolare se n è un numero primo allora ogni classe non nulla di
Zn ha inverso.
La Proposizione 2.1.12 deriva subito dalla Proposizione A.2.11.
Teorema 2.1.13 (Piccolo teorema di Fermat). Sia n un intero > 1. Sia x ∈ Z primo
con n. Allora
xϕ(n) ≡ 1 (mod n), (2.1.1)
ossia [x]ϕ(n) = [1] in Zn . In particolare la (2.1.1) fornisce subito l’inverso [x]−1 di [x]:
[x]−1 = [x]ϕ(n)−1 .
35
Dimostrazione. Sappiamo dalla Proposizione 2.1.12 che gli elementi invert-
ibili di Zn sono le ϕ(n) classi [a] con 1 ≤ a < n e MCD(a, n) = 1. Indichiamo
queste classi con [a1 ], [a2 ], . . . , [aϕ(n) ]. Pertanto
ai . a j (mod n), se i , j.
Sia x un intero primo con n allora per ogni i = 1, . . . , ϕ(n), MCD(xai , n) = 1,
quindi
ai x ≡ a j per un opportuno indice j che dipende da x e da ai .
Moltiplicando tra loro [a1 x], . . . , [aϕ(n) x] avremo
[1] = [x]ϕ(n)
cioè la tesi.
Definizione 2.1.14. Sia (M, ?, λ) un monoide. Un sottoinsieme L ⊂ M è un
sottomonoide di M se
(i) λ ∈ L;
(ii) ∀ a, b ∈ L ⇒ a ? b ∈ L.
Pertanto la funzione ? : M × M → M si restringe alla funzione ?L : L × L → L,
definita a ?L b = a ? b, quindi (L, ?L , λ) è un monoide.
Se (M, ?, λ) è un gruppo e (L, ?L , λ) un suo sottomonoide. Se ∀ a ∈ L ⇒
a−1 ∈ L, L si dice sottogruppo di M.
• Sia (M, ?, λ) un monoide. Allora l’insieme
df
M◦ = {m ∈ M | m invertibile}
è un sottomonoide di M ed è un gruppo. Infatti se x e y ∈ M sono invertibili
allora x ? y e y ? x sono invertibili: per la Proposizione 2.1.4 si ha
(x ? y)−1 = y−1 ? x−1 , (y ? x)−1 = x−1 ? y−1 .
Nel caso del monoide (Zn , ·, [1]) si ha
Z◦n = {[x] ∈ Zn | MCD(x, n) = 1}.
Per la Proposizione 2.1.12 avremo che
](Z◦n ) = ϕ(n).
36
Esempi 2.1.15. 1) (N, +, 0) è un sottomonoide di (Z, +, 0); (Z, +, 0) è un sot-
togruppo di (Q, +, 0); (Q, +, 0); è un sottogruppo di (R, +, 0); (R, +, 0) è un
sottogruppo di (C, +, 0); (S1 , ·, 1) è un sottogruppo di (C r {0}, ·, 1).
2) (N∗ , ·, 1) è un sottomonoide di (N, ·, 1); (N, ·, 1) è un sottomonoide di (Z, ·, 1);
(Z, ·, 1) è un sottomonoide di (Q, ·, 1); (Q, ·, 1) è un sottomonoide di (R, ·, 1);
(R, ·, 1) è un sottomonoide di (C, ·, 1).
3) (G(X), ◦, idX ) è un sottomonoide di (XX , ◦, idX ).
(i) f (λ) = η;
37
4) Sia X un insieme. La funzione f : P(X) → P(X), f (A) = X r A è un omo-
morfismo dal monoide (P(X), ∪, ∅) nel monoide (P(X), ∩, X) e, viceversa dal
monoide (P(X), ∩, X) nel monoide (P(X), ∪, ∅).
5) Sia (M, ?, λ) un monoide e sia m ∈ M un elemento fissato. La funzione
fm : M → M, fm (x) = m ? x (o fm (x) = x ? m) non è un omomorfismo di monomi
(a meno che m = λ, nel qual caso fm = idM ), infatti f (λ) = m e
fm (x ? y) = m ? (x ? y) , (m ? x) ? (m ? y) = fm (x) ? fm (y).
allora
ϕ(m ? m0 ) = fm?m0 = fm ◦ fm0 = ϕ(m) ◦ ϕ(m0 ).
f |M◦ : M◦ → L◦ .
f (x−1 ) = [ f (x)]−1 .
38
(i) La funzione idM : M → M è un omomorfismo di monoidi.
(g ◦ f )(x ? y) = g( f (x ? y))
= g( f (x)∇ f (y))
= g( f (x)) g( f (y))
= (g ◦ f )(x) (g ◦ f )(y).
Pertanto
f −1 (n∇n0 ) = m ? m0 = f −1 (n) ? f −1 (n0 )
da cui segue la tesi.
39
2.2 Stringhe
Definizione 2.2.1. Sia A un insieme. Poniamo
df
[
SA = An .
n∈N
ln : SA → N, ln(α) = n, se α ∈ An . (2.2.1)
Ricordiamo che
n df {( )}
se n = 0
A =
A × Am
se n = m + 1.
In particolare ln(( )) = 0.
Possiamo vedere una stringa come una parola composta con le lettere
dell’alfabeto A
α = (a1 , . . . , an ) ←→ a1 a2 . . . an .
Definiamo ora l’operazione cons : A × SA → SA
(a, α) = (a, a1 , . . . , an ) ∈ An+1 se α = (a1 , . . . , an ) ∈ An
cons(a, α) =
(a)
se α = ( ).
• ( ) < cons(A × SA );
40
è detta concatenazione. Più esplicitamente se α = (a1 , . . . , an ) e β = (b1 , . . . , bm )
allora
α @ β = (a1 , . . . , an , b1 , . . . , bm ). (2.2.3)
In particolare, se a ∈ A allora
cons(a, α) = (a) @ α.
Proposizione 2.2.3. Sia A un insieme. La tripla (SA , @, ( )) è un monoide.
Dimostrazione. La tesi è evidente dalla (2.2.3). Per una dimostrazione for-
male basata sulla (2.2.2) e sul principio di induzione strutturale si può procedere
come segue. Dalla (2.2.2) si ha subito che per ogni stringa α si ha ( ) @ α = α.
Usando il principio di induzione strutturale proviamo che α @ ( ) = α. Sempre
dalla (2.2.2) abbiamo ( ) @ ( ) = ( ). Supponiamo che α @ ( ) = α, allora
cons(a, α) @ ( ) = cons(a, (α @ ( )) = cons(a, α).
Quindi ( ) è l’elemento neutro. Proviamo ora l’associatività. Utilizziamo
l’induzione strutturale.
• ( ) @ (α @ β) = (α @ β) = (( ) @ α @ )β.
• Supponiamo che α @ (β @ γ) = (α @ β) @ γ; allora
cons(a, α) @ (β @ γ) = cons(a, (α @ (β @ γ))
= cons(a, ((α @ β) @ γ))
= cons(a, (α @ (β)) @ γ
= (cons(a, α) @ β) @ γ.
41
Definizione 2.2.5. Poniamo su SA il seguente ordine parziale
∀ α, β ∈ SA .α J β ⇐⇒ ∃ δ ∈ SA .δ @ α = β. (2.2.4)
δ @ α = β, δ0 @ β = γ.
δ @ α = β, δ0 @ β = α.
f : (SA , @, ( )) → (M, ?, λ)
f (cons(a, ( )) = f (a).
42
In altre parole esiste uno ed un solo omomorfismo di monoidi f : (SA , @, ( )) → (M, ?, λ)
che rende commutativo il diagramma
A
cons / SA
f
f
M
43
Capitolo 3
Algebra Lineare
u + v := (x1 + y1 , x2 + y2 , . . . , xn + yn ).
• u + v = v + u, proprietà commutativa
• u + (v + w) = (u + v) + w, proprietà associativa
44
• λ(µu) = (λµ)u, omogeneità
• u + 0n = u,
• 1u = u.
• Osserviamo esplicitamente che (Rn , +, 0n ) è un gruppo commutativo.
Definizione 3.1.1. Una matrice reale m × n è una tabella ordinata
a11 a12 . . . a1n
21 a22 . . . a2n
a
A = ..
.. .. .. (3.1.1)
.
. . .
am1 am2 · · · amn
Scriveremo Mm,n (R) Rmn . Sia A = (ai j )i,j ∈ Mm,n (R), l’i-esima riga di A è il
vettore riga
A(i) = (ai1 ai2 · · · ain ), i = 1, · · · , m
e la j-esima colonna di A è il vettore colonna
a1j
a2j
A(j) = .. , j = 1, . . . , n.
.
am j
45
Pertanto l’elemento ai j di A sta sulla i-esima riga e sulla j-esima colonna e la
matrice A si dice a m righe e n colonne.
Con 0m,n indicheremo la matrice nulla di Mm,n (R) cioè quella avente tutti i suoi
elementi uguali a 0.
Se A = (ai j )i, j ∈ Mm,n (R) la matrice (a ji ) j,i ∈ Mn,m (R) si chiama trasposta di A
e viene indicata con t A. La matrice t A è quindi ottenuta da A scambiando
ordinatamente le righe con le colonne. Notiamo che la trasposta di un vettore
riga è un vettore colonna e viceversa.
Esempio 3.1.2. Se !
1 0 3
A=
2 −1 0
avremo
1 2
t
A = 0 −1
3 0
Definizione 3.1.3. Le matrici A = (ai j )i,j ∈ Mn (R), cioè aventi ugual numero di
righe e di colonne, sono dette matrici quadrate. Gli elementi a11 , a22 , . . . , ann di
una matrice quadrata A ∈ Mn (R) costituiscono la diagonale principale di A.
• Se ai j = 0 per i , j la matrice A = (ai j )i, j=1,...,n si dice diagonale; se
λ se i = j
ai j =
0 se i , j,
46
Facilmente si verificano le seguenti proprietá: A, B, C ∈ Mm,n (R), h, k ∈ R
e gli scalari
λ1 = 4, λ2 = −2, λ3 = −1, λ4 = 5.
La combinazione lineare di u1 , . . . u4 con coefficienti λ1 , . . . , λ4 è il vettore
4
X
λi ui = 4(1, 0, 1) − 2(0, 2, 1) − (−1, 1, 1) + 5(−2, 1, 2) = (−5, 0, 11).
i=1
Definizione 3.1.6. Sia A = (ai j )i, j ∈ Mm,n (R) e B = (b jk )i,j ∈ Mn,p (R). Il prodotto
righe per colonne tra A e B è la matrice A · B = (cik )i,k ∈ Mm,p (R) dove
n
X
cik = ai j b jk i = 1, . . . , m, k = 1, . . . , p.
j=1
47
Esempio 3.1.7. Siano date le matrici
1 3 2 −1
1 3 0
! 1
B = 0 −4 2 −5
A= ,
−4 −5 3
3
−2 1 0
5
allora se AB = (cik ), 1 ≤ i ≤ 2, 1 ≤ k ≤ 4, si ha
3
c11 = 1 × 1 + 3 × 0 + 0 × (−2); c12 = 1 × 3 + 3 × (−4) + 0 ×
5
1
c13 = 1 × 2 + 3 × + 0 × 1; c14 == 1 × (−1) + 3 × (−5) + 0 × 0
2
3
c21 = −4 × 1 + (−5) × 0 + 3 × (−2); c22 = −4 × 3 + (−5) × (−4) + 3 ×
5
1
c23 = −4 × 2 + (−5) × + 3 × 1; c24 = −4 × (−1) + (−5) × (−5) + 3 × 0,
2
per cui
1 −9 7
−16
2
AB = .
49 15
−10 − 29
5 2
Osservazione 3.1.8. Il prodotto suddetto è definito se il numero delle colonne
del primo fattore è uguale al numero delle righe del secondo fattore, pertanto
sull’insieme Mn (R) risulta sempre definito il prodotto. Si noti peró che siffatto
prodotto in generale non è commutativo: ad esempio
! ! !
1 1 1 0 2 0
=
0 1 1 0 1 0
mentre ! ! !
1 0 1 1 1 1
= .
1 0 0 1 1 1
Osservazione 3.1.9. In Mn (K) esistono i cosidetti 0-divisori cioè matrici A,B con
A, B , 0n,n tali che AB = 0n,n . Ad esempio per n = 2
! ! !
1 0 0 0 0 0
A= , B= , AB =
0 0 0 1 0 0
48
Elenchiamo le proprietà delle operazioni sopra definite.
Proposizione 3.1.10. Siano A, B ∈ Mm,n (R) e C, D ∈ Mn,p (R), k ∈ R, allora
1) (A + B)C = AC + BC: proprietà distributiva.
2) A(C + D) = AC + AD: proprietà distributiva.
3) A(kC) = k(AC) = (kA)C: omogeneità.
4) AIn = A, In C = C: unitarietà.
Se A ∈ Mm,n (R), B ∈ Mn,p (R) e C ∈ Mp,s (R) allora
5) (AB)C = A(BC): proprietà associativa.
6) t (AB) = t Bt A.
Dimostrazione. I punti 1), 2), 5), 6) sono di laboriosa verifica mentre le altre
sono facili e vengono lasciate al Lettore.
Definizione 3.1.11. Una matrice quadrata A ∈ Mn (R) si dice invertibile se esiste
una matrice B ∈ Mn (R) tale che
AB = BA = In .
Siffatta matrice B, che è unica, viene indicata con A−1 ed è detta la matrice
inversa di A. Vedremo piú avanti come determinare la matrice inversa di una
data matrice. Definiamo
GLn (R) = Mn (R)◦ ,
il sottogruppo delle matrici invertibili di Mn (R).
Corollario 3.1.12. La terna (Mn (R), ·, In ) è un monoide non commutativo. Inoltre la
funzione
T : Mn (R) → Mn (R), T(A) = t A
è un omomorfismo di monoidi che induce un omomorfismo di gruppi
T|GLn (R) : GLn (R) → GLn (R).
Valgono cioè i seguenti fatti:
1) Se A è una matrice invertibile allora t A è invertibile.
2) (A−1 )−1 = A.
3) (AB)−1 = B−1 A−1 .
4) t (A−1 ) = (t A)−1 .
49
3.2 Il determinante di una matrice quadrata
Definizione 3.2.1. Sia !
a a
A = 11 12
a21 a22
una matrice 2 × 2. Definiamo determinante di A il numero reale
a11 . . . a1n
. . .. .
.. . . .
an1 . . . ann
Ai j = (−1)i+j det(A(b
ij)).
Definiamo allora
ai1 Ai1 + ai2 Ai2 + . . . + ain Ain , (3.2.1)
lo sviluppo secondo la i-esima riga, oppure
det(A) := ai1 Ai1 + ai2 Ai2 + . . . + ain Ain = a1j A1j + a2j A2j + . . . + an j An j .
50
Consideriamo il caso di una matrice 3 × 3
a11 a12 a13
A = a21 a22 a23 .
a31 a32 a33
• Un metodo un po’ più veloce per calcolare il determinante di una matrice 3×3
è la cosidetta regola di Sarrus che è in realtà la vera definizione di determinante.
Scriviamo la matrice A senza parentesi e affianchiamole le due prime colonne
a11 a12 a13 a11 a12
a21 a22 a23 a21 a22 .
a31 a32 a33 a31 a32
Sommiamo i prodotti degli elementi sulle tre diagonali da sinistra a destra
a11 a22 a33 + a12 a23 a31 + a13 a21 a32
e sommiamo i prodotti degli elementi sulle tre diagonali da destra a sinistra
a13 a22 a31 + a11 a23 a32 + a12 a21 a33 .
Allora si ha
det(A) = a11 a22 a33 + a12 a23 a31 + a13 a21 a32 − (a13 a22 a31 + a11 a23 a32 + a12 a21 a33 ).
Esempio 3.2.2. Calcoliamo il determinante della seguente matrice
1 −2 1 0
2 1 −2 0
A =
0 −3 1 4
0 −1 2 −1
51
E’ opportuno sviluppare il determinante secondo la prima colonna in quanto
la presenza di due zeri accorcia i calcoli.
1 −2 0 −2 1 0
det(A) = −3 1 4 − 2 −3 1 4
−1 2 −1 −1 2 −1
−3 1 1 0 −3 4 1 1
det(A) = (−1)3+4+2+3 + (−1)3+4+2+4
−1 2 2 0 −1 −1 2 −2
1 4 1 −2
+ (−1)3+4+3+4 = −17.
2 −1 2 1
2. det(t A) = det(A).
1
det(A−1 ) = .
det(A)
7. Se una matrice ha una riga o una colonna nulla (cioè formata di soli zeri) il suo
determinante è nullo.
52
9. Se ad una riga o ad una colonna di una matrice si aggiunge una combinazione
lineare di altre righe o di altre colonne, rispettivamente, il determinante della
matrice cosı̀ ottenuta è uguale a quello della matrice originaria.
10. Una matrice ha una riga o una colonna che è combinazione lineare di altre
righe o di altre colonne, rispettivamente, se e solo se il suo determinante è nullo.
In particolare se una matrice ha due righe o due colonne proporzionali il suo
determinante è zero.
2 −3 1 0
−1 2 4 −6
A =
−3 5 0 −2
8 −13 1 4
essendo la quarta riga combinazione lineare della prima e della terza, cioè
(8, −13, 1, 4) = (2, −3, 1, 0) − 2(−3, 5, 0, −2) il determinante di A è nullo.
Possiamo ora ottenere la forma della matrice inversa di una matrice A con
det(A) , 0.
1
A−1 = t
cof(A).
det(A)
1 2 5
−3 1 4
−1 2 2
53
il cui determinante è −27. Calcoliamo la matrice cof(A)
1 4 −3 4
A11 = = −6, A12 = − =2
2 2 −1 2
−3 1 2 5
A13 = = −5, A21 = − =6
−1 2 2 2
1 5 1 2
A22 = = 7, A23 = − = −4
−1 2 −1 2
2 5 1 5
A31 = = 3, A32 = − = −19
1 4 −3 4
1 2
A33 = =7
−3 1
e quindi
−6 2 −5
cof(A) = 6 7 −4
3 −19 7
pertanto
−6 6 3
1
A−1 =−
2 7 −19
27 −5 −4 7
Definizione 3.2.8. Sia ora A = (ai j )i,j ∈ Mm,n (R). Fissiamo p righe i1 , i2 , · · · , ip
e p colonne j1 , j2 , · · · , jp . Consideriamo la sottomatrice p × p di A ottenuta
prendendo gli elementi che appartengono contemporaneamente ad una delle
righe e ad una delle colonne fissate. Il determinante di questa sottomatrice p×p
di A si chiama minore di ordine p di A. Ad esempio i singoli elementi ai j sono
i minori di ordine 1 di A. Ovviamente si potranno considerare minori di A di
ordine p ≤ min {m, n}. E’ immediato osservare, dal calcolo combinatorio, che il
numero delle sottomatrici (e quindi dei minori) di A di ordine p è
m(m − 1) · · · (m − p + 1) n(n − 1) · · · (n − p + 1)
! !
m n
= · .
p p p(p − 1)(p − 2) · · · 2 · 1 p(p − 1)(p − 2) · · · 2 · 1
54
sottomatrici 2 × 2 e ! !
3 4 3·2·1 4·3·2
= · =4
3 3 3·2·1 3·2·1
sottomatrici 3 × 3.
rk(t A) = rk(A).
quindi r(A) = 2.
55
Esempio 3.2.12. Si consideri la matrice
1 2 −3 5 0
A = −2 0 3 4 −3
3 0 −1 2 −5
poichè
1 2
,0
−2 0
per calcolarne la caratteristica basterà prendere in considerazione i 3 minori
ottenuti orlando !
1 2
−2 0
e quindi
1 2 −3 1 2 5 1 2 0
−2 0 3 , −2 0 4 , −2 0 −3
3 0 −1 3 0 2 3 0 −5
invece di tutti i 10 minori di ordine 3. Risulta che rk(A) = 3.
Terminiamo dando due relazioni relative alla caratteristica di una matrice.
1. Siano A una matrice m × n e B una matrice n × p, allora
56
è triangolare superiore ma non ridotta.
Una matrice A = (ai j ) ∈ Mm,n (R) si dice ridotta per colonne se t A è ridotta
per righe. Se una matrice quadrata è ridotta per colonne allora è triangolare
inferiore.
Si ha il seguente risultato:
• Ogni matrice A ∈ Mm,n (R) si può trasformare in una matrice ridotta per
colonne CA mediante una serie di operazioni elementari sulle colonne.
Chiameremo CA una riduzione per colonne di A.
0 −3 1 0
1 −1 4 −6
.
2 0 1 −2
3 −2 0 4
Posso partire in tre modi scambiando la prima riga con la seconda, la terza e la
quarta
57
Definizione 3.3.3. La caratteristica per righe di una matrice ridotta per righe A
è il numero delle righe di A non nulle. Analogamente definiamo caratteristica
per colonne di una matrice ridotta per colonne A è il numero delle colonne di A
non nulle.
Vale il seguente fatto fondamentale:
• La caratteristica di una matrice A coincide con la la caratteristica per righe
di una sua qualsiasi riduzione RA e con la caratteristica per colonne di una sua
qualsiasi riduzione CA .
1 0 1
A = −3 1 2
−1 2 −3
58
l’inversa A−1 .
1 0 1 1 0 0
R2 + 3R1 −→ 0 1
5 3 1 0
R3 + R1 0 2 −2 1 0 1
1 0 1 1 0 0
−→ 0 1 5 3 1 0
1 1 1
R3 0 1 −1 0
2 2 2
1 0 1 1 0 0
−→ 0 1 5 3 1 0
R3 − R2
5 1
0 0 −6 − −1
2 2
1 0 1 1 0 0
−→ 0 1 5 3 1 0
1
5 1 1
− R3 0 0 1 −
6 12 6 12
7 1 1
1 0 0 −
R1 − R3
12 6 12
11 1 5
R2 − 5R3 −→ 0 1 0
12 6 12
5 1 1
0 0 1 −
12 6 12
Allora
7 1 1
12 − 6 12
11 1 5
A =
−1 .
12 6 12
5 1 1
−
12 6 12
Definizione 3.3.4 (Matrici elementari). Le operazioni elementari della Definizione
3.3.2 su una matrice A possono vedersi come il risultato della moltiplicazione
di A per opportune matrici dette “matrici elementari”. Le matrici elementari di
ordine n sono:
59
1. la matrice identica In ;
det(Ei j )) = −1 i j = Ei j
E−1
1
det(Ei (λ)) = λ Ei (λ)−1 = Ei ( )
λ
det(Ei j (λ)) = 1 Ei j (λ)−1 = Ei j (−λ).
60
1. AEi j è la matrice ottenuta da A scambiando la colonna Ci di A con la
colonna C j di A;
2. AEi (λ) è la matrice ottenuta da A moltiplicando per λ ogni elemento della
colonna Ci di A;
3. AEi j (λ) è la matrice ottenuta da A sostituendo la colonna C j con C j + λCi .
Una soluzione di tale sistema è un vettore riga (c1 , c2 , . . . , cn ) tale che sostituendo
nelle equazioni del sistema xi con ci , 1 ≤ i ≤ n si ottengano m identità.
Al sistema (3.4.1) vengono associate due matrici:
61
• Riducendo per righe con il metodo di Gauss la matrice completa (A, b) ot-
teniamo una matrice a cui è associato un sistema equivalente al sistema dato.
Vediamo due esempi.
Consideriamo il sistema
2x1 − 2x2 − 7x3 + 4x4 = 2
x1 − x2 − 4x3 + 2x4 =1
−x1 + x2 + 3x3 − 2x4 = −1.
2 −2 −7 4 2
1 −1 −4 2 1
−1 1 3 −2 −1
2 −2 −7 4 2
0 0 −1 0 0
0 0 0 0 0
ossia
x 1
= x2 − 2x4 + 1
= 0.
x 3
−1 −1 2 1
1 −2 1 1 .
3 0 −3 0
62
Con le operazioni elementari R2 −→ R2 + R1 e R3 −→ R3 + 3R1 e, infine,
R3 −→ R3 − R2 otteniamo la matrice ridotta
−1 −1 2 1
0 −3 3 2 .
0 0 0 1
La matrice incompleta A ha una riga nulla e quindi rk(A) = 2 mentre la matrice
completa (A, b) non ha righe nulle quindi rk(A) = 3. Pertanto il sistema è
impossibile.
Teorema 3.4.3 (Cramer). Se, nel sistema (3.4.1), il numero delle equazioni è uguale
a quello delle incognite, cioè m = n, e se rk(A) = n ossia se
a11 a12 . . . a1n
a21 a22 . . . a2n
.. .. .. . ,0
. . . ..
an1 am2 . . . ann
allora il sistema (3.4.1) ha una ed una sola soluzione rappresentata dalla n-upla
(x1 , x2 , . . . , xn ) dove
a11 . . . b1 . . . a1n
.. .. ..
. . .
an1 . . . bn . . . ann
xj = 1≤ j≤n
a11 . . . a1n
.. ..
. .
an1 . . . ann
dove la colonna
b1
.
..
bn
63
Poichè
−1 −3 2
2 0 −1 = −6
1 1 −2
il sistema è di Cramer. L’unica soluzione è data dalla terna (x1 , x2 , x3 ) dove
1 −3 2
1 0 −1
0 1 −2 −3 1
x1 = = = ,
−6 −6 2
−1 1 2
2 1 −1
1 0 −2 3 1
x2 = = =−
−6 −6 2
−1 −3 1
2 0 1
1 1 0
x3 = = 0.
−6
Esempio 3.4.5. Si consideri il sistema omogeneo n × n + 1
tale che la caratteristica della matrice incompleta sia massima cioè n. Per i
teoremi di Rouchè-Capelli e Cramer il sistema ha ∞1 soluzioni (x1 , . . . , xn+1 ) tali
che
a11 · · · ab1i · · · a1n+1
xi = (−1)i+1 k ... ..
.
..
. i = 1, . . . , n + 1
an1 · · · abni · · · ann+1
dove k ∈ R è una costante di proporzionalità e il cappuccio sugli elementi
della colonna i-esima vuole indicare che siffatta colonna non è presente nel
determinante. In particolare si consideri il sistema omogeneo 2 × 3
a11 x1 + a12 x2 + a13 x3 = 0
a21 x1 + a22 x2 + a23 x3 = 0
64
avente la matrice incompleta di caratteristica 2, allora le ∞1 soluzioni del sis-
tema sono !
a12 a13 a11 a13 a11 a12
k, − k, k
a22 a23 a21 a23 a21 a22
essendo k ∈ R.
65
Quindi {e1 , . . . en } è un insieme di generatori di Rn . Sia
n
X
λi ei = 0.
i=1
5. Ogni insieme libero può essere completato in modo da formare una base.
a11 . . . a1m
1 2 0 1
2 1 1 0
3 0 −1 1
66
ha caratteristica 3. In R4 i vettori
{u1 , u2 , u3 , u4 , u5 }
1. Se u, v ∈ W allora u + v ∈ W.
67
Definizione 3.6.2. Sia dato in Rn un insieme S formato da m vettori u1 , . . . , um .
Il sottinsieme
m
X
L(S) = {w ∈ R : w =
n
λi ui , λi ∈ R, i = 1, . . . m}
i=1
L(S) = L(S0 ).
Poichè la matrice
1 3 4 2
2 0 2 4
0 1 1 0
1 0 1 2
ha caratteristica 2. Posto S0 = {u1 , u2 } allora L(S) = L(S0 ).
tale che la matrice completa abbia caratteristica p allora l’insieme delle soluzioni forma
un sottospazio di Rn di dimensione n − p. Viceversa, se V è un sottospazio di Rn di
dimensione k, allora V è l’insieme delle soluzioni di un sistema lineare omogeneo in n
incognite la cui matrice completa ha caratteristica n − k.
68
Esempio 3.6.5. 1) Dato il sistema lineare
2x1 − 3x2 + x4 =0
x1 + x3 =0
2 1
le soluzioni sono rappresentate dai vettori −x3 , − x3 + x4 , x3 , x4 dove x3 ,
3 3
x4 ∈ R. Ora
2 1 2 1
−x3 , − x3 + x4 , x3 , x4 = x3 −1, − , 1, 0 + x4 0, , 0, 1
3 3 3 3
quindi il sottospazio associato al sistema ha come base
2 1
−1, − , 1, 0 , 0, , 0, 1 .
3 3
2) Sia dato S = {u1 , u2 } dove u1 = (1, 2, 1, 0) e u2 = (3, 0, 0, 1). Il sottospazio L(S)
ha come base S. Sia u = (x1 , x2 , x2 , x4 ) il vettore generico appartenente a L(S)
allora la matrice
x1 1 3
x2 2 0
x3 1 0
x4 0 1
deve avere caratteristica 2 e quindi tutti i minori di ordine 3 devono essere
nulli. Allora, applicando la regola di Kronecker, basta provare che sono nulli i
minori di ordine 3 ottenuti orlando la matrice 2 × 2 situata in basso a destra
!
1 0
0 1
Quindi avremo
x2 2 0 x1 1 3
x3 1 0 = 0, x3 1 0 = 0
x4 0 1 x4 0 1
e quindi otterremo il sistema lineare
x1 − x3 − 3x4 = 0
x2 − 2x3 = 0
69
Esempio 3.6.7. Sia V1 il sottospazio di R4 associato al sistema lineare
x1 − x3 − 3x4 = 0
=0
x2 − 2x3
Quindi V1 ∩ V2 = {0}.
70
Figura 3.1:
u
•
O
Figura 3.2:
v u+v
P
H
u
71
le corrispondenze biunivoche
−−→
OP ←→ P ←→ (x, y), V2O ←→ R2 ,
−−→
OP ←→ P ←→ (x, y, z), V3O ←→ R3 .
u · v = x1 y1 + x2 y2 + · · · xn yn .
1. u · v = v · u (proprietà commutativa).
2. u · (v + w) = u · v + u · w (proprietà distributiva).
72
Figura 3.3:
v
P
O
O u
P
v
73
Le suddette considerazioni valgono ovviamente nel piano e conducono alla
seguente
a b +a b
cv) = q 1 1 q2 2
cos(u,
a21 + a22 b21 + b22
dove u = (a1 , a2 ), v = (b1 , b2 ). Pertanto
u · v = kukkvk cos(u,
cv).
74
3.9 Il prodotto vettoriale in R3
Definizione 3.9.1. Siano dati due vettori u, v nello spazio. Il prodotto vettoriale
u ∧ v di u e v è il vettore avente le seguenti proprietà:
i) ku ∧ vk = kukkvk sin(u,
cv)
ii) u ∧ v · u = u ∧ v · v = 0
Figura 3.4:
v
P
H
u
u ∧ v = w, v ∧ w = u, w ∧ u = v.
75
Infatti è soddisfatta i)
2 2 2
b c a c a b a2 + b2 + c2 aa0 + bb0 + cc0
0 + 0 0 + 0 0 =
0
b c a c a b aa0 + bb0 + cc0 a02 + b02 + c02
kuk2 u · v
= = kuk2 kvk2 − (u · v)2 = kuk2 kvk2 (1 − cos2 (u,
cv)) = ku ∧ vk2 ,
u · v kvk2
ii)
a b c
b c a c a b
w·u=a 0 0 −b 0 0 +c 0 0 = a b c =0
b c a c a b
a0 b0 c0
a0 b0 c0
b c a c a b
w · v = a0 0 0 − b0 0 0 + c0 0 0 = a b c = 0
b c a c a b
a0 b0 c0
e iii)
a b c
a0 b0 c0
> 0.
b c a c a b
− 0 0
b0 c0 a c a0 b0
Il prodotto vettoriale gode delle proprietà:
1. u ∧ v = −v ∧ u (anticommutatività).
2. (u + v) ∧ w = u ∧ w + v ∧ w (distributività).
4. u ∧ (v ∧ w) = (u · w)v − (u · v)w.
5. (u ∧ v) ∧ w = (u · w)v − (v · w)u.
76
Figura 3.5:
w
u∧v v • P
K
H
u
−−→
OK = Pu,v (w)
(u ∧ v) ∧ w
a b c
u · v ∧ w = 0 b0 c0 .
a
a00 b00 c00
• Il valore assoluto |u · v ∧ w| rappresenta il volume del parallelepipedo che ha
come spigoli u, v, w (vedere Figura 3.6). Infatti
|u ∧ v · w| = ku ∧ vkkwk|cos(u [
∧ v, w)| = ku ∧ vkkwk sin(ROK)
b = Ah
77
dove A = ku ∧ vk è l’area di base (il parallelogramma individuato da u e v) e
h = kwk sin(ROK)
b è l’altezza RK del parallelepipedo relativa al vertice R.
Figura 3.6:
w
u∧v v • P
K
H
u
ii) [u, v, w] > 0 se la terna ordinata {u, v, w} è concorde con la base canonica.e
78
Capitolo 4
Grafi
• Due archi a e b in un grafo tali che ∂0 (a) = ∂0 (b) e ∂1 (a) = ∂1 (b) si dicono
paralleli.
79
• Un grafo completo è un grafo semplice dove cè un arco per ogni coppia di
vertici distinti.
80
Capitolo 5
Algebre eterogenee
81
Appendice A
Aritmetica
iii) Un intero a > 1 è un numero primo se i suoi soli divisori sono 1 e a. Numeri
primi sono: 2, 3, 5, 7, 11, 13, . . . . Un intero positivo è un numero composto
se non è primo.
82
A.2 Algoritmo euclideo in Z
Proposizione A.2.1 (Algoritmo di divisione: Proposizione I del Libro VII).
Siano a, b ∈ Z, a , 0, allora esiste un unico q ∈ Z e un unico intero r, 0 ≤ r < |a|, tale
che
b = aq + r.
L’intero q è il quoziente della divisione di b per a e r è il resto.
contro l’ipotesi che qa sia il più grande multiplo di a tale che qa ≤ b. Quindi
r < |a|. Proviamo ora l’unicità. Supponiamo ora che b = aq1 + r1 = aq2 + r2 con
0 ≤ r1 , r2 < |a| allora a(q1 − q2 ) = r2 − r1 . Ovviamente r1 , r2 se e solo se q1 , q2 .
Supponiamo r2 > r1 : allora
se a > 0 allora q1 − q2 > 0 e (q1 − q2 )a ≤ r1 + (q1 − q2 )a = r2 < a che è assurdo;
se a < 0 allora q1 − q2 < 0 e (−a)(q2 − q1 ) ≤ r1 + (−a)(q2 − q1 ) = r2 < −a che è ancora
un assurdo.
Corollario A.2.3. Sia a un intero positivo e b un intero > 1. Allora esistono degli
interi non negativi n, c0 , . . . , cn tali che 0 ≤ ci < b, 0 ≤ i ≤ n con cn > 0 tali che
a = cn bn + · · · + c1 b + c0 .
83
- Poichè 2301 = 1 · 211 + 1 · 27 + 1 · 26 + 1 · 25 + 1 · 24 + 1 · 23 + 1 · 22 + 1,
(2301)2 = 100011111101.
Introduciamo 6 nuove cifre: a per 10, b per 11, c per 12, d per 13, e per 14 e f per
15. In base 16 (la base esadecimale) avremo
b = q1 a + r1 0 ≤ r1 < a
a = q2 r1 + r2 0 ≤ r2 < r1
r1 = q3 r2 + r3 0 ≤ r3 < r2
..
.
ri−1 = qi+1 ri + ri+1 0 ≤ ri+1 < ri (A.2.2)
..
.
rn−3 = qn−1 rn−2 + rn−1 0 ≤ rn−1 < rn−2
rn−2 = qn rn−1 + rn 0 ≤ rn < rn−1
rn−1 = qn+1 rn .
84
Esempio A.2.7. Illustriamo la Proposizione A.2.6 con un esempio. Determini-
amo x e y tali che MCD(963, 657) = 963x + 657y. Dall’Esempio A.2.5 sappiamo
che MCD(963, 657) = 9. Ripercorriamo al contrario la (A.2.3). Avremo
9 = 45 − 36
= 45 − (306 − 45 · 6)
= −306 + 45 · 7
= −306 + (657 − 306 · 2) · 7
= 657 − 963 + [657 − (963 − 657) · 2] · 7
= 657 − 963 + 657 · 7 − 963 · 14 + 657 · 14
= 657 · (22) + 963 · (−15).
Pertanto x = −15, y = 22 e
Inoltre
MCD(0, a1 , . . . , an ) = MCD(a1 , . . . , an ).
Il massimo comun divisore e il minimo comun multiplo possono essere calcolati
ricorsivamente. Infatti
MCD(a1 , . . . , an ) = MCD(a1 , r2 , . . . , rn )
85
Esempio A.2.10. Calcoliamo MCD(81719, 52003, 33649, 30107). Avremo
a1 x + b1 y = c (A.2.6)
dove
a b n
a1 = , b1 = , c= . (A.2.7)
MCD(a, b) MCD(a, b) MCD(a, b)
a1 x1 + b1 y1 = MCD(a1 , b1 ) = 1. (A.2.8)
Allora prendendo
x0 = cx1 , y0 = cy1 , (A.2.9)
otteniamo
a1 x0 + b1 y0 = a1 cx1 + b1 cy1 = c(a1 x1 + b1 y1 ) = c,
quindi (x0 , y0 ) è soluzione di (A.2.6). Consideriamo ora l’equazione omogenea
a1 x + b1 y = 0. (A.2.10)
86
Tutte e sole le soluzioni di (A.2.10) sono della forma
Tutte e sole le infinite soluzioni di (A.2.6) sono allora della forma (x, y) dove
x = x0 + kb1 , y = y0 − ka1 , k ∈ Z.
Infatti
a1 (x0 + kb1 ) + b1 (y0 − ka1 ) = a1 x0 + b1 y0 = c.
175 = 2 · 77 + 21
77 = 3 · 21 + 14
21 = 1 · 14 + 7
14 = 2 · 7 + 0,
Determiniamo ora degli interi x1 e y1 tali che valga l’identità di Bézout (A.2.4)
25x1 + 11y1 = 1.
25 = 2 · 11 + 3
11 = 3·3+2
3 = 1·2+1
2 = 1 · 2 + 0.
87
Andando a ritroso da sopra otteniamo
1 = 3−2
= 3 − (11 − 3 · 3)
= 4 · 3 − 11
= 4(25 − 2 · 11) − 11
= 4 · 25 + (−9) · 11,
per cui
1 = 4 · 25 + (−9) · 11.
Con le notazioni delle (A.2.8) e (A.2.9) avremo x1 = 4, x2 = −9, c = 47 per cui
una soluzione particolare è
ossia
(x, y) ∈ {(188 + 11k, −423 − 25k) : k ∈ Z}.
Quanto visto per l’equazione in due incognite (A.2.5) si generalizza ad una
equazione in n incognite.
Proposizione A.2.14. Siano a1 , . . . , an , b interi non tutti nulli. Allora esistono degli
interi x1 , . . . , xn tali che
a1 x1 + · · · + an xn = b
se e solo se MCD(a1 , . . . , an ) | b.
• Infine un rapido cenno per quanto riguarda i sistemi lineari a coefficienti
interi. Consideriamo il sistema lineare
a11 x1 + · · · a1n xn = b1
.. ..
. . ai j ∈ Z, bi ∈ Z, (A.2.11)
a x + · · · a x = b
m1 1 mn n m
e poniamo
a11 · · · a1n a11 · · · a1n b1
A = ... .. , (A, b) = ... .. .
. .
am1 · · · amn am1 · · · amn bm
88
Un sistema come (A.2.11), che ha i coefficienti interi, ha tutte le soluzioni
razionali cioè se la n-upla (x1 , . . . , xn ) risolve il sistema (A.2.11) allora
(x1 , . . . , xn ) ∈ Qn .
ii) il massimo comun divisore dei minori di ordine k di A coincide con il massimo
comun divisore dei minori di ordine k di (A, b).
Esempio A.2.16. Consideriamo il sistema
6x + 24y − 41z = 91
2x − 3y + 7z = 2.
Avremo ! !
6 24 −41 6 24 −41 91
A= , (A, b) = .
2 −3 7 2 −3 7 2
Poichè
6 24 6 −41 24 −41
= −66, = 124, = 45,
2 −3 2 7 −3 7
si ha MCD(−66, 124, 45) = 1; d’altronde
6 91 24 91 −41 91
= −170, = 321 = −719,
2 2 −3 2 7 2
e
MCD(−66, 124, 45, −170, 321, −719) = 1,
le condizioni di risolubilità della Proposizione A.2.15 sono soddisfatte e quindi
il sistema ha soluzioni intere.
Esempio A.2.17. Il sistema
2x + 2z = 1
x − y + 2z = 1.
89
A.3 I numeri primi
Proposizione A.3.1. Siano a, b ∈ Z e p un numero primo tale che p | ab. Allora p | a
o p | b.
ossia p | b.
Teorema A.3.2. Ogni intero n > 1 si fattorizza in modo unico, a meno dell’ordine,
come prodotto di potenze di numeri primi, ossia per ogni n > 1 esistono r numeri primi
p1 , . . . , pr e degli interi positivi n1 , . . . , nr tali che
n = pr11 · · · pnr r .
n = −pr11 · · · pnr r .
mentre
Proposizione A.3.4 (Prop. XX del IX libro). L’insieme dei numeri primi è infinito.
M = p1 · · · pN + 1
90
Osservazione A.3.5. Il problema di trovare numeri primi sempre più grandi è
divenuto centrale per la crittografia. Bisogna risalire ad Euclide per trovare le
radici
Un numero perfetto è un intero positivo n che è uguale alla somma dei suoi
divisori < n. Ad esempio sono perfetti n = 6, n = 28.
Proposizione A.3.6 (XXXVI del IX libro). Sia p un numero primo tale che 2p − 1 è
primo. Allora n = 2p−1 (2p − 1) è un numero perfetto.
L. Euler (Basilea 1707, Pietroburgo 1783) prova, nel 1750, la proposizione
inversa di quella di Euclide sui numeri perfetti.
Proposizione A.3.7. Sia n un numero perfetto pari, allora esiste un primo p tale che
n = 2p−1 (2p − 1) e 2p − 1 è primo.
I primi della forma 2p − 1 si dicono primi di Mersenne (monaco francese
(1588-1648)) e forniscono tutti i numeri primi più grandi finora trovati. Sono
primi i numeri 2p − 1 con
p = 2, 3, 5, 7, 13, 17, 19, 31, 127,
ma
267 − 1 = 193707721 · 761838257287
non è primo. Quindi, ad esempio, 8128 = 26 (27 − 1) è perfetto.
• Non è nota l’esistenza di numeri perfetti dispari. Citiamo il seguente risultato
(A. Grytczuk, M. Wojtowicz - 1999):
Se N è un numero perfetto dispari allora N ha almeno 420 fattori
primi distinti e
N > 1, 9 × 102550
cioè ha almeno 2551 cifre decimali.
91
Teorema A.3.8 (Il teorema dei numeri primi). Sia x un numero reale positivo e
π(x) il numero dei numeri primi ≤ x. Allora
x
π(x) ∼ , x → +∞.
log x
92