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EPIGRAMMA

Nasce come uno scritto inciso su una lapide, oggetto votivo, statua. Quindi inciso sulla
pietra o un altro materiale durevole con fine pratico perché serve per commemorare
una persona mancata o per consacrare o dedicare un oggetto. Accompagna tutto lo
sviluppo della letteratura per oltre mille anni fino all’età bizantina. Non esiste
epigramma che circoli da solo, non ha autonomia letteraria perché è un tutt’uno con
l’oggetto su cui è iscritto. Erano prevalentemente di genere funerario quindi eseguiti
per un committente e per una circostanza specifica. Gli epigrammisti sono poeti
minori, anonimi, oscuri di cui non c’è rimasta alcuna traccia per quanto riguarda
l’epoca arcaica e usano delle forme tradizionali che esprimono il comune modo di
sentire di percepire la morte. A livello metrico ben presto si passa dall’esametro al
distico elegiaco.
Nel V sec. a.C. l’epigramma continua ad essere scritto sulla lapide, ma si svincola
dall’oggetto e parallelamente si amplia la gamma delle funzioni dell’epigramma cioè
non solo più quello funerario e votivo, ma anche quello simposiale per esempio.
In epoca ellenistica acquista una vera e propria dignità letteraria, in ambito latino con
Marziale molto tempo dopo finirà per essere un genere minore. In epoca ellenistica ha
dignità letteraria perché è vicino alle tendenze della poetica ellenistica e risponde ai
canoni della poetica alessandrina predilezione per la brevitas, l’originalità, la
raffinatezza, destinato ad un pubblico elitario. Tratta di temi privati come il sentimento
amoroso il compiato per il defunto. Dal punto di vista formale e tematico per i temi
privati e quotidiani rispetta i canoni ellenistici.
Continua anche la tradizione dell’epigramma d’occasione composto su commissione.
Soprattutto l’epigramma amoroso eredita la tradizione lirica greca infatti è stato
definito la forma che assume la poesia lirica in epoca ellenistica.
Nella prima fase dell’ellenismo ci sono due scuole (quadro di riferimento
convenzionale, non c’erano dei veri e propri movimenti letterari e che queste scuole
elaborassero una propria poetica) di produzione epigrammatica.
-scuola dorico peloponnesiaca: dialetto dorico letterario (dialetto letterario mescola
caratteristiche di vari dialetti quindi la differenza è sfumata; c’era anche la
contaminazione dei generi); Leonida di taranto, nosside a anite la loro produzione
appare legata alle tradizioni locali e trattano temi che non hanno carattere innovativo
e anche quando i loro epigrammi sono esclusivamente letterari prediligono scene
quotidiane realistiche di ambientazione cittadina o ambientazioni campestri e
bucoliche.
-ionico alessandrina: dialetto ionico epico della tradizione elegiaca; autori molto più
corti ed eruditi e attivi ad alessandria, più vicini ai gusti del tempo e ricercano un’arte
elitaria e preziosa. In seguito grazie a questi autori si afferma in maniera
preponderante l’epigramma erotico e l’epigramma si svincola completamente
dall’epigrafe e diventa testo erotico; Autori: Callimaco, Asclepiade e posidippo
Ultima parte dell’ellenismo: la scuola fenicia: produzione epigrammatica di tarda età
ellenistica di autori come meleagro e filodemo che provengono dalle città ellenizzate
della siria. Assume un carattere elegante e sfarzoso anche per influsso della retorica.
Tarda età ellenistica ed epoca imperiale: Poi adotta sempre più come canone
l’imitazione degli autori del passato. Si fa strada anche l’epigramma satirico
RACCOLTE ANTOLOGICHE
-l’antologia fin dal principio quindi dall’epoca arcaica era la modalità attraverso cui si
diffondeva la produzione epigrammatica. Gli epigrammi circolano in delle raccolte. Le
varie raccolte confluivano in antologie successive in parte o completamente. La più
importante è l’antologia palatina (noi conosciamo l’epigramma greco soprattutto
grazie all’antologia palatina). Il nome deriva dal fatto che raccoglie dei testi presenti in
un codice redatto nell’anno mille che fu scoperto nel 1600 nella biblioteca palatina di
Heidelberg. 15 libri, 3700 epigrammi che si attribuiscono a 340 poeti+ moltissimi
anonimi. Vanno dall’epoca arcaica fino all’epoca bizantina per un totale di 23 mila
versi. Divisa in 15 libri ceh ahnno estensione e valore letterario diverso e sono divisi
con criterio tematico. Nelle versioni moderne ce ne è anche un sedicesimo dove ci
sono gli epigrammi che abbiamo grazie all’antologia Planudea che comprendeva
epigrammi che abbiamo anche grazie alla palatine ed epigrammatiche nella palatina
non ci sono. Gli editori moderni quindi in questo 16 libro mettono gli epigrammi che ci
sono nell’antologia planudea e non in quella palatina.
Sia la palanudea che la palatina derivano da un’altra antologia precedente andata
perduta realizzata nel 900 realizzato da un tale costamtino cefala.
Ricodiamo anche una raccolta oerduta di un tale polemone alla fine del 3 sec. a.C. e
sappiamo anche che alcuni autori curavano le edizioni dei propri epigrammi.
Da ricordare la ghirlanda (metaforicamente veniva rappresentata come un dono alle
muse in cui ogni poeta era associato ad un fiore) di meleagro e diventa il modello
preso come riferimento nelle raccolte successive. Il criterio per ordinare i
componimenti era alfabetico in base all’iniziale del primo verso dell’epigramma.
Una seconda ghirlanda qualche decennio dopo intorno al 40 a.c. da filippo di salonica
e viene concepita come una sorta di aggiunta alla ghirlanda di meleagro

-Ciclo di Agazia che comprende componimenti dell’epoca di giustiniano

[pag 220]

Leonida di Taranto (T3, T4, T5)

Esponente della scuola dorico-peloponnesiaca

Questi 3 epigrammi sono accomunati da alcuni elementi:

-aspirazione ad un ideale di vita autarchico (che permette di bastare a sé stessi e si accontenta di poco) =>
rappresentazione della povertà come eredità degli avi (T5)

-precarietà dell'esistenza e fugacità della vita

Umana fragilità (T3)

Questo epigramma è un'amara considerazione sulla condizione dell'uomo che è caratterizzata da una serie
di immagini

-vita umana= breve durata, preceduta e seguita da un tempo infinito

-oltre ad essere breve, la vita è chiusa ed è più triste dell'odiosa morte


-la vita umana è quasi inconsistente perché l'uomo è definito come un insieme di ossa messe insieme alla
meglio => nonostante nutra aspirazioni alte, è solo un ammasso di ossa

-precarietà della vita= la trama non tessuta sono gli anni che rimangono da vivere che potrebbero essere
interrotti da questo verme che mangia il filo

-la vita umana è presentata come più triste della morte, inconsistente, precaria per il verme e ributtante
perché uno scheletro umano è peggio di un telaio rinsecchito

-negli ultimi versi, si cambia tono e diventa parenetico => esortazione a vivere lietamente e accontentarsi di
uno stile di vita semplice, ricordando che non si è altro che un fantoccio di paglia

-stile elaborato soprattutto a livello lessicale => parole semplice unite ad hapax legomena (parole coniate
da Leonida)

T4

-I topi non devono cercare avanzi di cibo a casa del poeta perché non troverebbero nulla in grado di
sfamarli

-Quadretto di vita povera => ideale dell'autarchia (gli bastano un po' di sale e due pani)

-φεύγετε dalla mia stamberga e perché frughi in questo buco => si rivolge direttamente al topo (tono
parenetico)

-egli non ha bisogno di nulla, ma si accontenta di quel poco che ha

-io ho ben poco, le mio cose sono misere

-non gusterai neppure un avanzo di merce => nessun avanzo di cibo e di nulla

T5

-serie di pietanze semplici

-tono parenetico con imperativi

-il destinatario è ο άνθρωπε del primo verso

-invito a condurre una vita modesta e povera simboleggia tra da queste semplici pietanze

-anafora dell'imperativo negativo

-immagine della focaccia di farina impastata con le proprie mani, menta e timo, granelli di sale= sintomi di
una vita parca e modesta // sale del T4

-fuocherello

-influenza della predicazione cinica

Leonida utilizza motivi tradizionali

-topos della povertà

-brevità della vita

-vita peggio della morte stessa

=> minore attenzione ai nuovi gusti dell'ellenismo (es. Tematica erotica)


Asclepiade (T8, T12)

T8

Già il titolo richiama Alceo => primo verso ricorre tale e quale

Tono parenetico ed esortativo

Esortazione ad affrettarsi a bere perché il giorno volge verso la fine => epigramma rivolto a sé stesso per il
vocativo alla prima riga, ...me infelice => continua autocommiserazione

Invito a bere forse per una pena d'amore => riferimenti a Afrodite (non sei la sua unica preda né l'unico ad
essere stato colpito dal l'arco di eros che è definito amaro)

-il tema erotico entra in maniera preponderante

-tema della brevità della vita: bisogna affrettarsi a bere perché la vita è breve //Alceo

-tema del vino: sollievo alle pene amorose, brevità del giorno diventa immagine della brevità della vita
(notte= morte interminabile // Catullo nox est perpetua una dormienda)

-si può accostare a Leonida per i temi, ma il tono è diverso (Leonida= tono più lugubre, Asclepiade= tono
più leggero, focus è sul rimedio che può applicare l'uomo a questo dolore, ovvero il vino)

-πίνωμεν= beviamo in maniera solenne (termini ricerca accostati con termini più semplici) => evidente
collegamento con Alceo, {trasposizione di un suo motivo tipico in questo epigramma}=> si è perso ogni
legame con l'epigrafe, anche se fosse scritto su una delle stoviglie, ad ogni modo presenta una identità
letteraria propria

T12

-tono più giocoso e leggero anche se parte con una considerazione amara => il poeta si presenta come
giovane (anche se sappiamo che era vecchio)

-Ahimè= inizia con una esclamazione di dolore

-poi introduce la figura degli amori che anche nel caso lui morisse, continuerebbe a giocare e scherzare

-sofferenze e pena amorosa=> sono stanco di vivere

=> considerazione amara vs considerazione giocosa e ironica

Meleagro

Esponente della scuola fenicia, perché proveniente da Gadara

Si parla della fine dell'ellenismo

T16

-topos= scrivere le parole destinate ad essere incise sulla propria lapide e alla lettura dei passanti
(Callimaco= autoepitaffio)

-Στέφανος= raccolta che assegnava ad ogni letterato un fiore

-Meleagro fa un bilancio della sua esistenza e nomina Gadara (luogo di nascita) e Tiro (luogo in cui trascorse
la sua giovinezza)

-Tiro, quando scrive, era ancora un'isola, mentre dopo fu unita alla terra
-ellenizzazione delle città della Siria=> attica patria fra le genti di Siria

-allude alla sua attività di poeta= fui caro alle Muse

-cita il nome di suo padre e dice di essere entrato in contesa con Menippo di Gadara, che entrambi avevano
composto un'opera intitolata Grazie o Cariti con lo stesso contenuto (temi di predicazione cinica)

-se sono siriano, perché ti stupisci? Il mondo, o viandante è la nostra patria =>

-Caos= per Esiodo, dio che ha generato tutti gli dei

Γνώμε= gli anziani sono vicini alla morte => questo periodo è l'anticamera della morte

-topos della loquacità degli anziani => augurio di arrivare all'età in cui è arrivato lo stesso autore

T17

-catalogo floreale: 7 tipi di fiori in due terzi del componimenti => ciascun fiore ha un suo attributo
esornativo

-alla fine c'è un aprosdoketon=> vuole regalare il mazzo di fiori ad una donna di nome Eliodora

-la corona era una caratteristica anche delle divinità e ognuna aveva un albero sacro

-corone presenti nei banchetti e nei simposi, utilizzate per incoronare i vincitori delle gare atletiche, corona
di una pianta diversa a seconda della località in cui si svolgevano le gare, incoronavano i vincitori degli agoni
drammatici e i benefattori della città, era utilizzata durante i responsi oracolari e i riti religiosi

-qui viene usata per adornare la chioma dell'amata, ma contiene in sé tutti questi significati.

-due distici su 3 sono occupati dal catalogo floreale e poi si spiega lo scopo di questa corona

T18

-Tematica dell'eros=> si mette in luce la soavità della sua voce

-Poliptoto del termine ψυχή perché eros stesso ha inciso nel cuore del poeta Eliodora dalla voce dolce e
viene espresso come l'amore per Eliodora sia essenza e fulcro della sua vita

T19

Epigramma funebre dedicato alla stessa Eliodora

-iperbato e anafora

-motivi tradizionali

-il poeta vuole mantenere un contatto consolatorio nonostante la sua morte tramite le lacrime e l'offerta
della sua poesia che ricorda i momenti di passione con Eliodora

-I campi semantici sono quello del dono e del pianto e sono consueti negli epigrammi sepolcrali

-verso 7= germoglio che accende il rimpianto e amato virgulto=> metafora floreale, il fiore più bello

-immagine tradizionale di Ade che strappa via una giovane vita

-riferimento a fiori e germogli

{leggo guida alla lettura > Odisseo quando si riferisce a Nausicaa}


-negli ultimi due versi, il tono cambia e c'è un'invocazione alla Terra => madre e terra nutrice sii accogliente
nei confronti delle spoglie di Eliodora

Componimento di Catullo => Foscolo, Leopardi

T20

Donna= il mio virgulto delicato {Odisseo > Nausicaa}

-si riferisce all'episodio dell'adios abate in cui il sonno prende Zeus e esprime il suo desiderio di un amore
esclusivo

-amore che prova Meleagro per Zenofila egli lo vorrebbe escluso e vorrebbe che neanche il sonno si
posasse su di lei per possederla, ma vorrebbe essere lui l'unico a posarsi sulle sue palpebre

-epigramma delicato che richiama l'amore per Eliodora

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