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Macroeconomia

Il corso si concentra su microeconomia e macroeconomia, analizzando il comportamento dei singoli agenti economici e il funzionamento complessivo dell'economia. Gli obiettivi includono l'esame delle grandezze macroeconomiche, l'analisi delle politiche fiscali e monetarie, e l'approfondimento del prodotto interno lordo (PIL) e delle sue definizioni. Il programma prevede anche esercitazioni pratiche e un esame finale composto da domande teoriche e pratiche.

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frizzy9978
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Macroeconomia

Il corso si concentra su microeconomia e macroeconomia, analizzando il comportamento dei singoli agenti economici e il funzionamento complessivo dell'economia. Gli obiettivi includono l'esame delle grandezze macroeconomiche, l'analisi delle politiche fiscali e monetarie, e l'approfondimento del prodotto interno lordo (PIL) e delle sue definizioni. Il programma prevede anche esercitazioni pratiche e un esame finale composto da domande teoriche e pratiche.

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Contenuti del corso

Premessa:
Introduzione al corso
Microeconomia
Istituzioni di Economia
Politica II  Analisi del comportamento ottimale del
singolo individuo (singolo consumatore e
singola impresa)
Istituzioni di Economia Politica II
 Analisi del funzionamento di un singolo
mercato

1 2

Contenuti del corso Contenuti del corso


Macroeconomia
Tema di particolare rilevanza 
 Analisi del funzionamento di un sistema Effetti della Politica Economica
economico nel suo complesso
 Politica Fiscale  Scelte del Governo
su Tasse e Spesa pubblica
 Analisi delle variabili aggregate di
un’economia (produzione aggregata, livello  Politica Monetaria  Scelte della Banca
generale dei prezzi, ecc.) Centrale sull’Offerta di Moneta

3 4

1
Programma del Corso
Obiettivi del corso 1)Esame delle principali grandezze
macroeconomiche
 Esaminare gli elementi che determinano il livello
e la dinamica nel tempo delle principali
grandezze economiche (produzione, consumo, 2) Analisi di breve periodo
investimento, disoccupazione, inflazione, ecc)  Equilibrio del mercato dei beni
 Equilibrio dei mercati finanziari
 Equilibrio di breve periodo
 Esaminare le modalità con cui le autorità di
politica economica (Governo e Banca Centrale)
possono agire in modo da promuovere la 3) La politica economica nel breve periodo
crescita, ridurre la disoccupazione e controllare  Politica fiscale e conti pubblici
l’inflazione  Politica monetaria e suoi strumenti
 La politica economica in condizioni di incertezza

5 6

Programma del Corso Bibliografia del corso


4) Analisi di medio periodo
 Il funzionamento del mercato del lavoro  O. Blanchard, Macroeconomia Una prospettiva
 L’equilibrio di medio periodo europea, Il Mulino, 2016, capitoli
 L’inflazione e la disoccupazione
2,3,4,5,7,8,10,11,17,18.
5) Analisi di lungo periodo
 Evidenza sulla Crescita  O. Blanchard, Macroeconomia Una prospettiva
 Teoria della crescita europea, Il Mulino, 2014, capitoli 8.

6) Il ruolo dei rapporti con l’estero


 Mercati finanziari  M. Menegatti, Applicazioni di macroeconomia
 Mercati reali seconda edizione, Giappichelli, 2018.

7 8

2
Informazioni generali
Modalità di esame
 I lucidi delle lezioni sono disponibili on line
 L’esame è composto da 3 domande
sulla piattaforma Elly (aggiornata
(tempo 90 minuti)
settimanalmente) e presso il Centro
stampa del Dipartimento.
Domanda 1  10 quesiti a risposta breve
 Alcuni materiali di studio complementari ai Domanda 2  Esercizio numerico o
lucidi sono disponibili su Elly. applicazione
Domanda 3  Domanda teorica o
 All’interno del corso sono previste alcune applicazione
applicazioni ed esercitazioni.

9 10

Le principali grandezze
macroeconomiche I

 Argomento della lezione: Prodotto Interno Lordo (Pil)

Le principali grandezze  Che cosa è il Prodotto Interno Lordo (Pil)?


macroeconomiche
 Come viene misurato?

 Perché è rilevante?

 Quale è l’evoluzione nel tempo della sua


dimensione?

11 12

3
Le principali grandezze
Definizione di Prodotto interno lordo (Pil)
macroeconomiche I
 Definizione di Prodotto interno lordo (Pil)
 Il Pil è il valore dei beni e servizi finali
 Identità e definizioni alternative
prodotti in un’economia in un determinato
 Grandezze relative al Pil periodo di tempo

 L’evoluzione del Pil nel tempo

13 14

Definizione di Prodotto interno lordo (Pil) Definizione di Prodotto interno lordo (Pil)

 Elementi della definizione:  Pil  misura del valore e non della quantità
a) Il Pil è una misura del valore della prodotta
produzione
 Valore di un bene  prezzo x quantità  Due ragioni:
Valore produzione di un’economia =  I beni sono eterogenei (hanno unità di misura
p1 q 1 + p 2 q 2 + … differenti)
p1 – prezzo del bene 1
 I beni hanno valore diverso
q1 – quantità prodotta del bene 1 …

15 16

4
Definizione di Prodotto interno lordo (Pil) Definizione di Prodotto interno lordo (Pil)

 Utilizzando il valore dei beni:


b) Il Pil è una misura della produzione in
 si sommano grandezze omogenee
un determinato periodo di tempo
(con l’euro come unica unità di misura)
 si ponderano le unità prodotte per il loro prezzo Si riferisce ai beni prodotti in un intervallo di

(Problema: Quali prezzi?) tempo non ai beni esistenti in un certo istante

 Il periodo di tempo considerato è di norma un


anno

17 18

Definizione di Prodotto interno lordo (Pil) Definizione di Prodotto interno lordo (Pil)
Esempio numerico
c) Nel calcolo del Pil si considerano agricoltore
solamente beni e servizi finali Economia  3 settori mugnaio
panettiere
 Vengono esclusi i beni intermedi rappresentati
dai beni che sono utilizzati come input nella a) Agricoltore
produzione di altri beni.  Non usa materie prime o input

 Produce grano  100


 Scopo: evitare la duplicazione nel conteggio
b) Mugnaio
(Il valore del bene intermedio è incluso in quello
 Acquista il grano100
del bene finale)
 Utilizza il grano per produrre farina150

19 20

5
Definizione di Prodotto interno lordo (Pil) Definizione di Prodotto interno lordo (Pil)

c) Panettiere
 Pil = Valore del pane = 250
 Acquista la farina150

 Utilizza la farina per produrre pane250


 N.B.: Il valore del pane include il valore della
farina che include il valore del grano

Quanto è il PIL dell’economia ?


 Non è pari alla somma 100 +150 +250
perché alcuni beni sono intermedi
 Il calcolo corretto esclude i beni intermedi
(grano e farina)

21 22

Definizioni alternative del Pil Definizioni alternative del Pil


Esempio numerico
Produzione di legno
1) Il Pil è pari al valore dei beni e servizi Economia  2 settori
finali prodotti nell’economia Produzione di tavoli

a) Produzione di legno
2) Il Pil è pari alla somma del valore
 Non usa materie prime o beni intermedi
aggiunto dei diversi settori
 Produce legno  100
dell’economia
Consideriamo altri due aspetti del settore:
3) Il Pil è pari alla somma dei redditi  Valore aggiunto del settore (V.A.)
percepiti nell’economia  Distribuzione dei ricavi ottenuti
23 24

6
Definizioni alternative del Pil Definizioni alternative del Pil

 Valore aggiunto del settore (V.A.)


V.A.= Valore della produzione del settore -  Distribuzione dei ricavi ottenuti
Valore degli input utilizzati
In questo caso Per produrre legno si utilizza lavoro  salari

V.A.= 100 – 0 = 100 Salari 50


Ricavo 100
Profitti 50

25 26

Definizioni alternative del Pil Definizioni alternative del Pil


b) Produzione di tavoli in legno Quanto è il PIL dell’economia ?
 Acquista il legno100
1) Pil = valore dei beni finali  tavoli
 Utilizza il legno per produrre tavoli500
= 500
 Valore aggiunto
2) Il Pil è pari alla somma del valore aggiunto
= valore tavoli – valore input = 500 – 100 = 400
dei diversi settori dell’economia
 Distribuzione dei ricavi ottenuti
Infatti
Costi acquisto 100
V.A. settore legno 100
Ricavo 500 Salari 300
V.A. settore tavoli 400
Profitti 100
V.A. 500 = Pil
27 28

7
Definizioni alternative del Pil Definizioni alternative del Pil
3) Il Pil è pari alla somma dei redditi
percepiti nell’economia Intuizione:

Settore legno Salari 50


 V.A.  PIL =  Contributi dei diversi
Profitti 50
settori al prodotto finale
Settore tavoli Salari 300
Profitti 100
 Redditi 500 = Pil  Redditi  PIL =  Remunerazioni di
chi ha contribuito a produrre
NB: In questo schema rientrano anche le
imposte

29 30

Grandezze relative al Pil Grandezze relative al Pil


 I dati sul Pil sono raccolti dagli istituti di statistica  L’Italia è l’8° economia
(Istat, Eurostat, ecc.) del mondo
 In passato eravamo la
 Le variabili più rilevanti relative al Pil sono: 6° (recente sorpasso
dell’India) e siamo
1) Livello assoluto del Pil 
stati raggiunti dal
dimensione di un’economia Brasile.
Ad esempio:  In generale Brasile,
 Pil Economia 1 = 10000 mld $ Russia, India e Cina (i
 Pil Economia 2 = 1000 mld $ cosiddetti “BRICS”)
hanno guadagnato
L’Economia 1 è circa 10 volte l’Economia 2 molte posizioni

31 32

8
Grandezze relative al Pil Grandezze relative al Pil

2) Pil pro capite  reddito medio


individuale
Ad esempio:
 Pil pro capite Economia 1 = 10000 euro
 Pil pro capite Economia 2 = 20000 euro

Gli abitanti dell’economia 2 sono più ricchi di quelli


dell’economia 1

33 34

Grandezze relative al Pil Grandezze relative al Pil


 Le economie più ricche
non sono le più grandi.
 Alcune economie molto 3) Crescita del Pil dinamica
ricche, hanno pochi
abitanti, e molte risorse
 La crescita è di norma positiva (espansione)
naturali (es. Qatar, Brunei)
o sono centri finanziari  In alcuni periodi la crescita può essere
internazionali (Singapore, negativa (recessione)
Lussemburgo,,… ) (Tecnicamente si ha recessione se la crescita
è negativa per due trimestri consecutivi)
 L’Italia è 28° (era 8° come
grandezza), la Cina è 75°  I tassi di crescita variano fra i paesi e nel
(era 2° come grandezza) a tempo
causa del numero di
abitanti (60 e 1.300 mln)
35 36

9
L’evoluzione del Pil nel tempo Pil Italia 1970-2017
 Il livello del Pil di un’economia cambia di
anno in anno
 La dinamica del Pil nel tempo evidenzia
alcuni fenomeni comuni a tutte le
economie industrializzate
 Per illustrare questi fenomeni
consideriamo la dinamica del Pil italiano

37 38

 Esaminando il grafico notiamo che il Pil cresce  Disegniamo una retta che rappresenta la
durante il periodo considerato tendenza media di lungo periodo
 1° fenomeno: Tendenza di lungo periodo (30  La crescita è a volte più rapida e a volte meno
anni)  il Pil cresce nel tempo rapida della tendenza di lungo periodo

39 40

10
 Consideriamo le variazioni rispetto alla tendenza di  Esaminiamo infine la crescita annua del Pil
lungo periodo
 Il Pil “fluttua” intorno alla tendenza di lungo periodo in diverse economie
 2° fenomeno: Ciclo economico

 3° fenomeno: La crescita del Pil in


un’economia cambia molto di anno in anno

41 42

L’evoluzione nel tempo del Pil Le principali grandezze


 Perché si verificano i fenomeni descritti? macroeconomiche II

 Alcune risposte durante il corso:  Quale è il ruolo dei prezzi nella


determinazione del Pil?
 Crescita di lungo periodo
 Ciclo economico  Che cosa è l’inflazione e come si misura?
 Variabilità di anno in anno  Cosa è la disoccupazione e come si misura?

 In che modo è possibile influenzare la  Come si può scomporre il Pil?


dinamica del Pil?

43 44

11
Il ruolo dei prezzi: Pil reale e Pil nominale
Pil reale e Pil nominale
 Pil  Valore dei beni
Un solo bene
Valore dei beni Quantità x Prezzi di mercato
anno quantità prezzo
 Quali prezzi?
2000 100 100
 Pil nominale 2001 103 102
Valore di beni e servizi finali calcolato utilizzando
quantità correnti e prezzi correnti Pil nominale2000 =
prezzo2000 x q.tà2000 = 100x100 =10000
 Pil reale
Valore di beni e servizi finali calcolato utilizzando Pil nominale2001 =
quantità correnti e prezzi di un anno di riferimento prezzo2001 x q.tà2001 = 102x103=10506
(detto “anno base”)

45 46

Pil reale e Pil nominale Pil reale e Pil nominale


 Per sapere quanto produco di più  Pil reale
Crescita del Pil nominale =
 Anno base  2000
Pil reale2000 =
= 0,0506  5,06% prezzo2000 x q.tà2000 = 100x100 =10000
N.B.: E’ uguale al Pil nominale2000
 La crescita del Pil è calcolata per sapere di
quanto aumenta la produzione.
Pil reale2001=
 Ma 5,06% considera sia la variazione del prezzo2000 x q.tà2001 = 100x103 = 10300
prodotto che quella dei prezzi.
N.B.: E’ diverso dal Pil nominale2001  10506
47 48

12
Pil reale e Pil nominale Inflazione
 Crescita del Pil reale =
 Tasso di inflazione (p) – Tasso di crescita
nel tempo del livello generale dei prezzi

= 0,03  3%  Due modi per misurare il livello dei prezzi:


 E’ diversa dalla crescita del Pil nominale 5,06%  Deflatore del Pil
 Indice dei prezzi al consumo (IPC)
 La crescita del Pil reale misura la variazione nella
produzione dato un set di prezzi fissi
1) Deflatore del Pil 
 Cosa differenzia la crescita del Pil nominale e la Diversità nella crescita di Pil reale e
crescita del Pil reale?
La variazione dei prezzi  inflazione nominale  variazione dei prezzi

49 50

Inflazione Inflazione
Anno base  2000
 Deflatore del Pil =
Pil reale2000 = 10000
pt = Pil reale2001 = 10300

 Sulla base dalle formule precedenti abbiamo:


 Nell’esempio precedente
Pil nominale2000 = 10000

Pil nominale2001 = 10506

51 52

13
Inflazione Inflazione
 Nel nostro esempio abbiamo
 n = 5,06%
 g = 3%
 p = 2%
 E’ inoltre possibile dimostrare che
 Utilizzando la formula approssimata
pn-g
p  n - g = 5,06% - 3% = 2,06%  2%
dove
g = tasso di crescita annuo del Pil reale  Il deflatore del Pil considera i prezzi di tutti i beni
n = tasso di crescita annuo del Pil nominale finali prodotti nell’economia

 In molti casi interessa maggiormente l’aumento


dei prezzi dei beni acquistati dai consumatori
53 54

Inflazione Inflazione
2) Indice dei prezzi al consumo (IPC)  prezzo pane 11,110%
Considera solo i beni mediamente  prezzo vestiti 1001011%
acquistati dai consumatori
 Inflazione  media fra le due variazioni
 Esempio  non media semplice
 Due beni  pane e vestiti  media ponderata per quantità consumate e
 Consumatore acquista in media ogni anno: valore dei beni
1 vestito - 10 kg di pane
pane vestiti
prezzo 2000 1 100
prezzo 2001 1,1 101

55 56

14
Inflazione Inflazione
 Calcolo dell’IPC: p= =

Spesa 2000 = = 0,01811,81%


= q.tà pane x prezzo pane2000 +
+ q.tà vestiti x prezzo vestiti2000 =
=10x1+1x100 = 110  L’inflazione calcolata tramite l’IPC misura la crescita
del costo della spesa media dei consumatori
Spesa 2001  N.B.: 1,8%  Valore intermedio fra 10% (prezzo
= q.tà pane x prezzo pane2001 + pane) e 1% (prezzo vestiti)
+ q.tà vestiti x prezzo vestiti2001 =
= 10x1,1+1x101 = 112  N.B.: IPC considera un paniere di beni fisso che
viene modificato periodicamente

57 58

Inflazione in Italia 1970-2017


Inflazione

59 60

15
 L’inflazione è di norma positiva  L’inflazione è diversa in periodi diversi
(i prezzi crescono nel tempo) (>10% fra il 1974 ed il 1984 ; < 3% dal 1997)
 In periodi di forte crisi è possibile che l’inflazione
sia negativa (deflazione)

61 62

Mercato del lavoro


Inflazione
 Occupati  Coloro che hanno correntemente un
posto di lavoro
 Perché i prezzi crescono?
 Cosa determina il livello dell’inflazione?  Disoccupati  Coloro che cercano lavoro o
devono iniziare un nuovo lavoro

 Alcune risposte nell’analisi del medio


periodo e della curva di Phillips  Coloro che non cercano lavoro non sono
considerati disoccupati (Non sono disoccupati
casalinghe, studenti, ecc.)

63 64

16
Mercato del lavoro Mercato del lavoro
 Forze di lavoro = Occupati + Disoccupati Popolazione

 Inattivi  Individui in età lavorativa che non Popolazione non Popolazione in età
lavorano e non cercano lavoro in età lavorativa lavorativa

 Popolazione in età lavorativa (15-64) = Forze di


Inattivi Forze di lavoro
lavoro + Inattivi

 Popolazione = Popolazione in età lavorativa +


Disoccupati Occupati
Popolazione in età non lavorativa

65 66

 Le forze di lavoro crescono nel tempo per effetto  In periodi di crisi economica la partecipazione al
di una maggiore partecipazione delle donne. mercato del lavoro può decrescere insieme
all’occupazione e alla disoccupazione (anni’90)
 Il numero degli occupati è di norma crescente
per effetto della crescita economica  Con forze lavoro costanti o crescenti una crisi
causa invece un calo dell’occupazione ed un
incremento della disoccupazione (anni ’10)

67 68

17
Mercato del lavoro Mercato del lavoro

 Il Mercato del lavoro come insieme di flussi  Flussi 1 e 2


Occ
 Dalla popolazione in età non lavorativa alla
popolazione in età lavorativa
 Dalla popolazione in età lavorativa a occupati,
Pnel Pel Dis
disoccupati e inattivi
 Da occupati a disoccupati e inattivi

 Da disoccupati a occupati e inattivi Inatt


 Da inattivi a disoccupati e occupati

 Da occupati, disoccupati e inattivi a


popolazione in età non lavorativa

69 70

Mercato del lavoro Mercato del lavoro


 Flusso 1  Flusso 2
 Dalla popolazione in età non lavorativa  Dalla popolazione in età lavorativa ad occupati,
disoccupati ed inattivi
alla popolazione in età lavorativa
 Alcune persone cercano lavoro e lo trovano.
 Tutti coloro che compiono 15 anni Queste si aggiungono allo stock di occupati
diventano potenziali lavoratori e si  Alcune cercano lavoro e non lo trovano. Queste
aggiungono allo stock esistente si aggiungono allo stock di disoccupati
 Alcune non cercano lavoro. Queste si
aggiungono allo stock di inattivi.

71 72

18
Mercato del lavoro Mercato del lavoro
 Flussi 3  Flussi 3 interni alla popolazione in età
lavorativa
Dis
 Da occupati a disoccupati.
 Da occupati a inattivi.
Occ
 Da disoccupati ad occupati

 Da disoccupati ad inattivi

Inatt  Da inattivi ad occupati

 Da inattivi a disoccupati

73 74

Mercato del lavoro Mercato del lavoro


 Flusso 4  Flusso 4
 Dalla popolazione in età lavorativa alla
popolazione non in età lavorativa
Pel
 Diminuisce lo stock di potenziali lavoratori
Pnel
 Aumenta lo stock di persone dipendenti
 Quando questo flusso è più intenso del
flusso 1 si ha un aumento del rapporto di
dipendenza

75 76

19
Mercato del lavoro Mercato del lavoro
 Date le grandezze precedenti si possono
determinare alcuni indicatori (come rapporti fra
grandezze)  Tasso di disoccupazione (u) =

 Tasso di partecipazione =  N.B.:Coloro che non cercano lavoro non sono


conteggiati in u né al numeratore né al
 E’ la quota di popolazione che lavora o vorrebbe denominatore
lavorare  Il tasso di disoccupazione misura la quota dei
lavoratori che non è occupata
 Tasso di occupazione =

 E’ la quota di popolazione che lavora

77 78

Tasso di disoccupazione in Italia, UE, US


Mercato del lavoro 1995-2018

 Il tasso di disoccupazione è l’indicatore più


rilevante per monitorare l’efficienza del mercato
del lavoro

 Segnala infatti, quanta parte dell’input lavoro


potenzialmente utilizzabile non trova una
collocazione nel sistema produttivo

 Misura quale percentuale dei lavoratori soffre la


mancanza di lavoro

79 80

20
 La disoccupazione è di norma positiva (ci sono
lavoratori che non trovano un’occupazione) Mercato del lavoro
 La disoccupazione è diversa in paesi diversi

 Perché esiste la disoccupazione?

 Perché è diversa in paesi diversi?

 Alcune risposte nell’analisi del mercato del


lavoro

81 82

Il tasso di interesse Il tasso di interesse


 Nelle economie esistono, di norma,  L’emissione di attività finanziarie (dette
soggetti con esigenze di spesa superiori anche “titoli”) serve a trasferire risorse dai
alla loro disponibilità di risorse e soggetti soggetti in surplus finanziario ai soggetti in
con esigenze di spesa inferiori alla loro deficit finanziario
disponibilità di risorse
 I primi sono detti soggetti “in surplus  In particolare:
finanziario” mentre i secondi sono detti  Il soggetto in surplus cede le risorse al
soggetti “in deficit finanziario” soggetto in deficit
 Il soggetto in deficit riceve le risorse dal
soggetto in surplus
83 84

21
Il tasso di interesse Il tasso di interesse
 In cambio il soggetto in surplus riceve un  Inoltre:
“titolo” (attività finanziaria) dal soggetto in  Il soggetto in surplus sta prestando risorse
deficit che gli darà diritto a riottenere e diviene quindi “creditore” del soggetto in
risorse dopo un certo tempo deficit
 Il soggetto in deficit sta ricevendo risorse e
 Il titolo che rappresenta una “attività diviene quindi “debitore” del soggetto in
finanziaria” per il soggetto in surplus è una surplus
“passività finanziaria” per il soggetto in
deficit

85 86

Il tasso di interesse Il tasso di interesse


 Il soggetto in surplus rinuncia per un certo  In particolare la remunerazione pagata in
periodo ad utilizzare le risorse che cede percentuale sulle risorse prestate è detta
“tasso di interesse”
 Per tale rinuncia il soggetto in surplus
chiede una remunerazione  Riguardo al periodo di tempo per cui le
risorse vengono prestate si fa riferimento
 Tale remunerazione sono gli “interessi” alla “durata” del titolo o alla sua
pagati dal titolo “scadenza” (ad esempio 6 mesi, 1 anno, 5
anni, ecc…)

87 88

22
Il tasso di interesse Il tasso di interesse
 Vediamo un esempio numerico con tre
soggetti: A, B e C  A presta risorse a B e C per un anno

 A ha risorse per 100 e necessità di spesa


per 50  surplus finanziario di 50  In particolare:
 20 da A a B
 B ha risorse per 180 e necessità di spesa  30 da A a C
per 200  deficit finanziario di 20

 C ha risorse per 70 e necessità di spesa  Immaginiamo che la remunerazione


per 100  deficit finanziario di 30 pagata per rinunciare alle risorse sia il
10% del valore prestato
89 90

Il tasso di interesse Il tasso di interesse


 In questo caso:  Alcune precisazioni sono opportune
 B pagherà ad A dopo un anno 2 di
interessi (versando 22)  Nell’esempio il surplus e la somma dei
 C pagherà ad A dopo un anno 3 di deficit coincidono esattamente. La realtà è
interessi (versando 33) più complessa e prevede in equilibrio un
aggiustamento del tasso di interesse
 Il 10% rappresenterà il tasso di interesse
annuo pagato

91 92

23
Il tasso di interesse Il tasso di interesse
 L’incontro fra i soggetti in surplus e quelli  L’incontro fra i soggetti in surplus e quelli
in deficit avviene tramite il “sistema in deficit avviene tramite il “sistema
finanziario” dove intervengono anche finanziario” dove intervengono anche
operatori specifici (gli “intermediari operatori specifici (gli “intermediari
finanziari”) finanziari”)

 Le attività finanziarie sono tante e con  Le attività finanziarie sono tante con
caratteristiche anche molto diverse (Anche caratteristiche anche molto diverse.
se in parte del corso ne considereremo (Anche se in parte del corso ne
una per semplicità) considereremo una per semplicità)
93 94

Il tasso di interesse Scomposizione del Pil


 I soggetti in surplus e deficit finanziario  Pil – Misura del valore della produzione di
possono essere diversi (individui, famiglie, beni e servizi
imprese, istituzioni,…)
 Beni e servizi  scambiati sul mercato
 Offerta  Domanda
 Le scadenze sono differenti (per questo si
parla di tassi di interesse a breve, medio e  Il Pil è scomponibile sia dal lato dell’offerta
lungo termine) che dal lato della domanda
 Dal punto di vista dell’offerta il Pil è pari
alla somma dei V.A. settoriali
(2° definizione esaminata in precedenza)
95 96

24
Scomposizione del Pil Scomposizione del Pil
 Dal punto di vista della domanda il Pil è b) Investimento (I) – Acquisto da parte delle
scomponibile in diverse categorie di spesa imprese di beni capitale che verranno
utilizzati per svolgere attività produttiva
futura (es. macchinari, fabbricati, ecc.)
a) Consumo (C) – Acquisto di beni e servizi
da parte delle famiglie
 Una particolare categoria di investimento è
 Beni durevoli (vita media >3 anni) l’investimento in scorte (beni prodotti e non
 Beni non durevoli (vita media <3 anni) venduti)
 Servizi  Non è l’investimento finanziario

97 98

Scomposizione del Pil Scomposizione del Pil


 La somma C+I+G  spesa in beni e servizi
c) Spesa pubblica (G) – Acquisto di beni e da parte dei residenti (spesa nazionale)
servizi da parte della pubblica
amministrazione (Governo, enti pubblici,  Per calcolare la domanda totale di beni e
ecc.) servizi nazionali (=domanda di beni e servizi
prodotti nell’economia) bisogna considerare
che:
 alcuni beni prodotti all’interno sono ceduti
all’estero
 alcuni beni prodotti all’estero sono acquistati
nell’economia

99 100

25
Scomposizione del Pil Scomposizione del Pil
 Alla spesa nazionale devono dunque essere  La domanda aggregata di beni nazionali (Z) è
sommate le dunque pari a:
Esportazioni (X) – Acquisto di beni e servizi Z=C+I+G+X-Q
nazionali da parte del resto del mondo (es.
vino italiano venduto in Germania)
 Altre grandezze rilevanti sono infine:
 e sottratte le
 Disavanzo Commerciale =
Importazioni (Q) - Acquisto di beni e servizi Differenza fra importazioni ed esportazioni
prodotti all’estero da parte dei residenti (es.
Cioccolato svizzero venduto in Italia)  Disavanzo pubblico =
Differenza fra uscite ed entrate dello Stato
101 102

L’equilibrio del mercato dei beni


 Abbiamo visto nelle lezioni precedenti
che il Pil è una variabile centrale
L’equilibrio del mercato dell’analisi economica

dei beni  Cosa determina il livello del Pil?


La risposta è diversa se si considerano
orizzonti temporali diversi

 In questa lezione: Cosa determina il Pil


nel breve periodo?

103 104

26
L’equilibrio del mercato dei beni Premessa: breve, medio e lungo periodo
 Premessa: breve, medio e lungo periodo
 Possiamo distinguere tre orizzonti
 Analisi delle componenti della domanda temporali diversi:
 Determinazione della funzione di domanda  Breve periodo  fino a 1-2 anni
aggregata
 Determinazione della produzione (Pil) di  Medio periodo  10 anni
equilibrio nel breve periodo  Lungo periodo  30-50 anni

105 106

Premessa: breve, medio e lungo periodo Premessa: breve, medio e lungo periodo
 Perché utilizziamo questa differenziazione? 2) In orizzonti temporali diversi effettuiamo ipotesi
1) L’evidenza empirica mostra che in orizzonti diverse sul funzionamento dell’economia
temporali diversi l’evoluzione del livello della
produzione è guidata da fattori diversi a) Aggiustamento dei prezzi

 Breve periodo  dinamica della domanda  Breve periodo 


(quanti beni vengono acquistati) I prezzi sono fissi (o con flessibilità ridotta)
 Medio periodo  dinamica della offerta  Al variare delle condizioni di mercato le imprese non
(quale è la capacità produttiva) adeguano immediatamente i listini
 Cambiare i prezzi è costoso 
 Lungo periodo  fattori strutturali
(saggio di risparmio, qualità dell’istruzione, Prima di farlo una impresa vuole:
caratteristiche delle istituzioni, ecc.) • verificare la stabilità delle nuove condizioni
• vedere cosa fanno le altre imprese
107 108

27
Premessa: breve, medio e lungo periodo Premessa: breve, medio e lungo periodo

 Medio e Lungo periodo   In questa lezione 


I prezzi sono pienamente flessibili
funzionamento del mercato dei beni nel
 Considerando un orizzonte temporale più ampio
l’adeguamento dei prezzi è completo breve periodo
 Aggiustamento dei prezzi  analisi di medio cosa determina il Pil nel breve periodo
periodo

b) Correttezza delle previsioni sui valori


futuri delle variabili (aspettative) 
capitolo 6

109 110

Componenti della domanda aggregata Componenti della domanda aggregata


 Nel modello che esamina i mercati dei beni
 Sulla base della scomposizione
proposta nella lezione precedente la introduciamo alcune ipotesi semplificatrici:
domanda aggregata è data dalla
somma di: 1) Trascuriamo gli scambi con l’estero
 Consumi (C)
Assumiamo X = Q = 0  Z = C + I + G
 Investimenti (I)
 Spesa pubblica (G) Esaminiamo una economia chiusa
 Saldo fra esportazioni ed importazioni (X-Q) (economia aperta  capitoli 14 e 15)

 Domanda aggregata (Z) 2) Esiste un solo bene utilizzato per consumo,


Z = C + I + G + X-Q investimento e spesa pubblica  Un solo mercato

111 112

28
Componenti della domanda aggregata
Componenti della domanda aggregata
4) Con riferimento alle variabili esaminate abbiamo
due approcci alternativi:
 Per alcune variabili   Sotto le nostre ipotesi abbiamo
equazione di comportamento 
equazione che descrive la regola seguita da alcuni Z=C+I+G
soggetti nelle loro scelte 
variabili endogene
(“determinate all’interno”del modello)  Esaminiamo ora le componenti della
 Per altre variabili  domanda (C, I, G)
valore dato e costante (nessuna equazione di
comportamento) 
variabili esogene
(“determinate all’esterno”del modello)

113 114

Componenti della domanda


Componenti della domanda aggregata aggregata
 Ciò significa che:
Consumo (C)
C=C(YD)
 Per descrivere il consumo aggregato +
utilizziamo una equazione di
comportamento  variabile endogena Il consumo è una funzione crescente
del reddito disponibile (YD)
 Comportamento dei consumatori:
 NB: Reddito disponibile (YD) è il reddito
 I consumatori acquistano tanti più beni quanto al netto delle tasse
più è elevato il loro reddito
YD = Y-T
 Il reddito a cui fare riferimento è il reddito al
netto delle tasse (”reddito disponibile”) Y – Reddito, T – Tasse
115 116

29
Componenti della domanda aggregata Componenti della domanda aggregata
 Per semplicità usiamo una funzione lineare:
C = C0 + c1YD
C = C0 + c1YD dove C0, c1– Parametri
b) c1 – Propensione marginale al consumo
 Interpretazione dei parametri:
 Indica di quanto aumenta il consumo se il
a) C0 - Consumo autonomo reddito disponibile cresce di una unità

 E’ il termine che considera tutta la parte di  Assumiamo 0 < c1<1


consumo che non dipende dal reddito disponibile Ciò significa che:
 E’ influenzato da molti fattori: • Al crescere del reddito disponibile i consumi
• ricchezza finanziaria aumentano
• L’aumento dei consumi è minore di quello del
• fiducia nel futuro reddito disponibile (parte del reddito viene
• gusti risparmiato)
117 118

Componenti della domanda aggregata Graficamente: C = C0+c1YD

 Ad esempio se c1 = 0,6
Per ogni euro aggiuntivo di reddito
disponibile verranno incrementati i consumi di
60 centesimi e i risparmi di 40

119 120

30
Componenti della domanda aggregata
Componenti della domanda aggregata
 Esogenità di I  Ipotesi semplificatrice
Investimenti (I) e Spesa pubblica (G) che verrà rimossa in seguito
 Consideriamo il loro valore come costante  Esogenità di G e T  Variabili di
(variabili esogene) “scelta” del Governo
I = I0 e G = G 0 dove I0, G0, - parametri  Analisi della politica fiscale  Effetti di scelte
di valori diversi di G e T
 Allo stesso modo consideriamo esogene
le tasse (T) per cui
T = T0 dove T0 - parametro

121 122

Componenti della domanda aggregata Componenti della domanda aggregata


 Ripartiamo dall’equazione della domanda  Data l’espressione
aggregata Z = C0 + c1 (Y-T0) + I0 + G0
Z =C+I+G  Riordiniamo i termini
Z = c1 Y + C0 - c1T0 + I0 + G0
 Sostituiamo l’equazione di C
Z = C0 + c1YD + I + G  Riuniamo le componenti della domanda
che non dipendono dal reddito nella
 Sostituiamo la definizione di YD costante SA (spesa autonoma)
Z = C0 + c1 (Y-T) + I + G Z = c1 Y + SA
 Sostituiamo i valori costanti di I, G e T  Equazione della funzione di domanda
Z = C0 + c1 (Y-T0) + I0 + G0 aggregata esprime la domanda
aggregata come funzione del reddito Y
123 124

31
Graficamente: Z = c1Y+SA Determinazione del reddito di equilibrio
 L’analisi di un mercato è rappresentata
normalmente dall’analisi del suo equilibrio
 Equilibrio di un mercato  Microeconomia
L’equilibrio di un mercato è quello stato in cui
la domanda è uguale all’offerta
 Condizione di equilibrio del mercato dei beni:
Domanda di beni = Offerta di beni
Domanda aggregata di beni  Z

125 126

Determinazione del reddito di equilibrio Determinazione del reddito di equilibrio


 La condizione di equilibrio del mercato dei
 Cosa è l’offerta aggregata di beni? beni è dunque:

 Assumendo che le imprese non tengano scorte: Z =Y


Offerta = Insieme dei beni prodotti nell’economia
= Produzione aggregata  Date le equazioni
Z = c1 Y + SA
 Sappiamo dalla 1° lezione che:
 La misura della produzione aggregata è il Pil Z=Y
 Pil =  redditi dell’economia = otteniamo che in equilibrio:
= Reddito aggregato = Y
Y = c1Y + SA

127 128

32
Determinazione del reddito di equilibrio Determinazione del reddito di equilibrio
 Da cui:
(1- c1 )Y = SA  Il moltiplicatore :
YE = SA dove YE – produzione di  E’ detto moltiplicatore perché “moltiplica” la
equilibrio spesa autonoma
 E’ sempre maggiore di 1 (per l’ipotesi 0<c1<1)
 Questo risultato esprime il valore della produzione  Cresce al crescere di c1
di equilibrio YE in funzione di parametri e costanti
 Dipende dalle assunzioni sulle variabili
 In particolare YE è pari al prodotto di: endogene ed esogene (Non è sempre )
 SA  Spesa autonoma
  Moltiplicatore  Spiegazione del ruolo del moltiplicatore 
Esame di variazione di Y
129 130

Analisi grafica dell’equilibrio: Domanda  Z = SA+c1Y


Offerta  Retta a 45°
Equilibrio  Y=Z  Intersezione fra le due curve (A)
Equilibrio  punto A  Y=YA
Z, Y
ZZ L’ equilibrio del mercato
dei beni: applicazioni
YA
A

45°
Y
131 132

33
Equilibrio del mercato dei beni: Equilibrio del mercato dei beni:
applicazioni applicazioni
 Cosa spiega le variazioni del Pil nel breve  Esempio numerico di determinazione del
periodo? Pil di equilibrio
 Effetti di variazioni della spesa autonoma
 Di quanto varia il Pil se variano le
 Spiegazione del meccanismo del
componenti della domanda?
moltiplicatore
 Come è possibile spiegare fenomeni come  Espansione negli Stati Uniti negli anni ’90
l’espansione americana negli anni ‘90 o la  Recessione 2008-09 in Italia
recente recessione del 2008-09?  Risparmio e investimento in equilibrio

133 134

Equilibrio del mercato dei beni: Esempio di determinazione del Pil


applicazioni
 Scriviamo le equazioni che descrivono le
 Esempio numerico di determinazione del componenti della domanda
Pil di equilibrio  Il consumo è endogeno
(equazione di comportamento)
 Effetti di variazioni della spesa autonoma
C = 100 + 0,6YD
 Spiegazione del meccanismo del
moltiplicatore  Investimenti, spesa pubblica e tasse sono esogeni
(valori costanti)
 Espansione negli Stati Uniti negli anni ‘90 I = 50
 Stagnazione in Italia dopo il 2001 G = 250
 Risparmio e investimento in equilibrio T = 100
 Quale è il valore della produzione in equilibrio (YE)?

135 136

34
Esempio di determinazione del Pil Esempio di determinazione del Pil
 La domanda aggregata Z è pari a
Z=C+I+G  Imponiamo la condizione di equilibrio Z=Y da cui

 Sostituiamo l’equazione C = 100 + 0,6 YD Y = 0,6Y + 340


Z = 100 + 0,6YD + I + G (1- 0,6) Y = 340
 Sostituiamo la definizione YD = Y-T Y= 340 = 850
Z = C0 + c1 (Y-T) + I + G
 Sostituiamo i valori costanti di I, G e T  Reddito di equilibrio  YE = 850
Z = 100 + 0,6 (Y-100) + 50 + 250
 Quale è il valore del moltiplicatore?
 Da cui
Z = 0,6Y + 340 Moltiplicatore = = 2,5

137 138

Variazioni della spesa autonoma Variazioni della spesa autonoma


 Esaminiamo gli effetti sul prodotto di una
 Quale è il valore di equilibrio del prodotto ?
variazione di una componente della spesa
autonoma Z=C+I+G =

 Supponiamo che si modifichi qualche elemento = 200 + 0,6 (Y-100) + 50 + 250 = 0,6Y + 440
che influenza le scelte di consumo 
Consumo autonomo (C0)  Imponiamo la condizione di equilibrio Z=Y

C0100200 Y = 0,6Y + 440

da cui
 Manteniamo i medesimi valori per le altre variabili
YE = 440 = 1100

139 140

35
Variazioni della spesa autonoma Variazioni della spesa autonoma
 Spiegazione:
 Abbiamo ottenuto che C0100200 a) Consumo autonomo (C0) 
ha causato YE8501100
b) Poiché il consumo è un componente della
domanda aggregata (Z=C+I+G)
 Un aumento di C0 di 100 ha causato un
 Domanda aggregata ( Z=  C0) 
aumento di YE di 250
c) Poiché in equilibrio Y=Z
 Perché?  Produzione della stessa dimensione
(Y=Z =C0)
 Se l’effetto di C0 terminasse qui avremmo
Y=C0
141 142

Variazioni della spesa autonoma Variazioni della spesa autonoma


 In realtà gli effetti proseguono. Infatti:
g) Poiché in equilibrio Y=Z
Nuovo  Produzione della stessa dimensione
d) Poiché Pil = redditi
(Y = Z = c1 × C0) 
 Y =  Reddito aggregato 

e) Poiché il consumo dipende dal reddito h) Nuovo  Reddito aggregato  …


(C=C0+c1YD)
NuovoConsumi (pari a c1 × YD = c1 × C0)  Il meccanismo descritto riprende

f) Poiché il consumo è un componente della


domanda aggregata (Z=C+I+G)
Nuovo  Domanda aggregata ( Z = c1 × C0) 
143 144

36
Variazioni della spesa autonoma Variazioni della spesa autonoma

In conclusione:  L’incremento complessivo di Y è maggiore di


quello di C0 a causa del meccanismo descritto
 C0 causa una sequenza di  Y

 Ciò si verifica perché ogni aumento del  Analiticamente tale meccanismo è espresso
prodotto causa un aumento dei redditi e dal moltiplicatore
quindi un nuovo aumento della domanda (Moltiplicatoremoltiplica le variazioni della
spesa autonoma)
 Gli aumenti sono via via più piccoli perché ad
ogni “passaggio” solo una parte dei nuovi  Il meccanismo descritto può essere mostrato
redditi viene consumata (c1<1) anche graficamente

145 146

Lezione precedente: Domanda  Z = SA+c1Y Vediamo gli effetti dell’aumento di C0


Offerta  Retta a 45° C0 Z
Equilibrio  Y=Z  punto A  Y=YA Z Y
Z, Y Z,Y ZZ’

ZZ ZZ
B
C

YA
A A

45° 45°
Y
147 148

37
Y C  Z Effetto finale: AA’
Z  Y Per cui YA YA’
e così via L’aumento di Y è maggiore di quello di C0
Z,Y ZZ’ Z,Y ZZ’

ZZ A’ ZZ
D YA’ D
B E B E
C C

YA
A A

45° 45°

149 150

Variazioni della spesa autonoma Variazioni della spesa autonoma


  SA =  delle sue componenti
 I risultati ottenuti in precedenza valgono per tutte
le voci della spesa autonoma Per cui
 YE = ( C0 - c1 ×  T0 +  I0 +  G0)
 In particolare poiché
YE = SA  Ciò implica che, nel breve periodo, il Pil è influenzato
 da:
 YE =  SA  Variazioni nelle decisioni “autonome” dei consumatori (C0)
 Variazioni nelle scelte degli investitori (I0)
dove  SA è la variazione della spesa autonoma  Variazioni nelle scelte del governo su tasse (T0) e spesa
pubblica (G0)

151 152

38
Variazioni della spesa autonoma
Espansione Stati Uniti negli anni ‘90
 La scomposizione della domanda può essere
impiegata per analizzare alcuni eventi recenti.  Nel periodo 1993 - 2000 gli Stati Uniti evidenziano
In particolare: una fase di forte espansione (in media +3,7%
all’anno; +4,1% dal 1996 al 2000)
 Espansione degli Stati Uniti negli anni ’90
 La crescita media è stata molto superiore alla
 Recessione 2008-09 in Italia media dei paesi industrializzati (ad esempio UE in
media 2%)

 L’analisi precedente può aiutarci a capire questo


risultato

153 154

Espansione Stati Uniti negli anni ‘90 Espansione Stati Uniti negli anni ‘90
 Abbiamo visto che
b) Si è verificato un andamento molto positivo degli
 YE = ( C0 - c1 ×  T0 +  I0 +  G0) indici di borsa (in particolare dei titoli della “new
economy”) 
Cosa si è verificato nell’economia americana?  ricchezza finanziaria delle famiglie 

 C0
Principalmente due fenomeni:
a) Lo sviluppo delle nuove tecnologie (Information
Technology) ha spinto le imprese ad innovare i
processi produttivi   I0

155 156

39
Recessione nel 2008-2009
Espansione Stati Uniti negli anni ‘90  2° semestre 2008  Crisi nei mercati finanziari
 In particolare in media: mondiali (“crisi dei mutui subprime”)
 Ci occuperemo della crisi in alcune lezioni ad hoc
1993-2000 1996-2000
consumi + 3,4% + 4%  Effetti recessivi (crescita negativa) in tutte le
investimenti + 6,7% + 8,4% principali economie mondiali
Pil + 3,7% + 4,1%
2007 2008 2009
Italia 1,6% -1,3% -5,1%
  I0 e  C0 spiegano  Y
Francia 2,1% 0,3% -2,5%
 NB: Altro elemento alla base della forte Germania 2,5% 1% -4,9%
espansione: la crescita della produttività UEM 2,7% 0,5% -4,1%
(fenomeno di medio/lungo periodo)
US 2% 0,4% -2,4%

157 158

Recessione nel 2008-2009 Recessione nel 2008-2009


 Concentriamoci sull’economia italiana
 La crisi finanziaria (di cui ci occuperemo in seguito)
 Nel biennio 2008-09 l’economia italiana evidenzia ha effetti su investimenti e consumi
una profonda fase di recessione con un
decremento complessivo nei due anni superiore
al 5%  Dal lato degli investimenti:

 Difficoltà nel finanziamento esterno per le imprese


 Da cosa dipende questo andamento? (nel nostro attuale modello) I0

 Peggioramento delle aspettative sui profitti  (nel


 Come si lega all’andamento delle componenti nostro attuale modello) I0
della domanda

159 160

40
Recessione nel 2008-2009 Recessione nel 2008-2009

 Dal lato dei consumi:


 Le dinamiche di consumi e investimenti spiegano
 Diminuzione dei redditi (riduzione dell’occupazione)  dunque la dinamica del Pil
Yd  c1 Yd  C

 Caduta degli indici di Borsa (dovuta al peggioramento


delle prospettive di redditività delle imprese) 
 ricchezza delle famiglie  C0 ITALIA 2007 2008 2009
Pil 1,6% -1,3% -5,1%
 Peggioramento delle aspettative sul futuro  C0 Consumi 1,6% -0,4% -1,2%
Investimenti 1,3% -4% -12,1%

161 162

Risparmio ed investimento in equilibrio


Risparmio ed investimento in equilibrio
 Condizione di equilibrio mercato dei beni  Y=Z Y-T-C+T-G=I

Da essa si può ottenere una condizione equivalente


 L’espressione Y - T - C è la differenza fra reddito

disponibile e consumo  risparmio privato (Spr)
 Partendo da  L’espressione T – G è la differenza fra entrate ed
uscite dello Stato  risparmio pubblico (Spu)
Y=Z=C+I+G
Abbiamo  Sostituendo nell’espressione precedente
Y-C-G=I Spr + Spu= I
 Risparmio privato + risparmio pubblico = risparmio (S)
 Sottraendo e sommando T nel primo membro
 La condizione di equilibrio indica quindi
Y-T-C+T-G=I S=I

163 164

41
Risparmio ed investimento in equilibrio

 In equilibrio il risparmio è uguale


all’investimento

 E’ un modo alternativo di esprimere l’equilibrio L’equilibrio dei mercati


del mercato dei beni finanziari

165 166

Equilibrio dei mercati finanziari Equilibrio dei mercati finanziari


 Cosa determina il tasso di interesse  Allocazione della ricchezza finanziaria e
pagato nei mercati finanziari? costruzione della domanda di moneta

 Come possono influenzarlo le autorità di  Determinazione dell’equilibrio dei


mercati finanziari
politica economica (Banca Centrale)?
 Analisi degli elementi che modificano il
 In che modo opera la Banca Centrale? tasso di interesse di equilibrio

 Analisi delle operazioni di mercato


aperto della Banca Centrale

167 168

42
Costruzione della domanda di moneta
Costruzione della domanda di moneta
Distinzione preliminare reddito/ricchezza
 Per l’analisi dei mercati finanziari
 La ricchezza di un soggetto è ciò che egli
consideriamo la ricchezza finanziaria di un
possiede in un dato istante nel tempo
soggetto
 Il reddito di un soggetto è ciò che egli guadagna
in un dato periodo di tempo  La ricchezza finanziaria è la differenza fra
le attività finanziarie possedute (azioni,
 Esempio:
obbligazioni, ecc.) e le passività finanziarie
stipendio annuale di un individuo  reddito emesse (azioni, obbligazioni, ecc.)
immobili e titoli posseduti da un individuo oggi 
ricchezza

169 170

Costruzione della domanda di moneta Costruzione della domanda di moneta


 Assumiamo che esistano due sole attività
 Esempi: finanziarie (moneta e titoli)
 Un’impresa emette obbligazioni (passività) ed acquista
azioni di un’altra impresa e titoli di stato (attività)  Problema esaminato: Suddivisione ottimale della
 Lo Stato emette titoli di stato (passività) e possiede ricchezza finanziaria (W) fra moneta e titoli
partecipazioni in alcune imprese (attività) MD
 Una famiglia possiede azioni di una società (attività) W
ed accende un mutuo (passività) BD

 NB: Investimento  Acquisto di attività finanziarie MD – Moneta desiderata dagli individui 


Domanda di moneta
Investimento  Acquisto di beni capitali
BD – Quantità di titoli desiderata dagli individui 
Domanda di titoli
171 172

43
Costruzione della domanda di moneta Costruzione della domanda di moneta

 Perché gli individui desiderano moneta/titoli? b) Vantaggio di detenere titoli  remunerazione


 Sui titoli posseduti viene pagato un tasso di
interesse
a)Vantaggio di detenere moneta  liquidità
 La moneta viene utilizzata per acquistare beni  La moneta non dà interessi

 I titoli devono essere ceduti per potere acquistare


beni I titoli sono detenuti per percepire gli interessi

La moneta è detenuta per uno scopo transattivo

173 174

Costruzione della domanda di moneta Costruzione della domanda di moneta


 Sulla base delle considerazioni precedenti:  Una forma funzionale adatta è
 Data la ricchezza W, MD dipende positivamente
MD = €YL(i)
dal livello delle transazioni
-
 Data la ricchezza W, MD dipende negativamente
 Essa implica:
dal tasso di interesse (i)
 Domanda di moneta proporzionale al reddito
nominale
 Il livello delle transazioni è difficilmente
 Domanda di moneta decrescente nel tasso di
misurabile interesse

 Può essere approssimato dal livello del  Consideriamo il reddito nominale come esogeno
reddito nominale (€Y) (più il reddito è (valore costante) 
elevato maggiore è il numero di transazioni) MD come funzione di i (dato €Y)
175 176

44
Determinazione dell’equilibrio
Determinazione dell’equilibrio
Graficamente: Relazione decrescente fra MD ed i  Per esaminare l’equilibrio dei mercati finanziari
dobbiamo esaminare la condizione:
i
Domanda di moneta = Offerta di moneta

 Assumiamo che la Banca Centrale controlli


completamente l’offerta di moneta (MS) 
La Banca Centrale sceglie il livello di MS
 L’assunzione è analoga a quelle relative a G e T
nell’analisi del mercato dei beni
 G, T  variabili di scelta per politica fiscale
 MS variabile di scelta per politica monetaria
MD
177 178

Determinazione dell’equilibrio Determinazione dell’equilibrio


 Poiché MS è scelta autonomamente dalla Banca L’equilibrio del mercato della moneta è ottenuto
Centrale essa è esogena e non dipende da i imponendo MS = MD =€YL(i)
 Graficamente: MS è una retta verticale L’equilibrio è il punto E dove i=iE
MS i MD MS
i

iE
E

MS
MD
179 180

45
Determinazione dell’equilibrio
iE – tasso di interesse per cui, dato il reddito Variazione dell’interesse di equilibrio
nominale, il livello della domanda di moneta è
uguale al valore esogeno dell’offerta di moneta  Cosa accade se variano le variabili esogene
i MD €Y e MS ?
MS

1) Aumento del reddito nominale €Y


 €Y  Gli individui effettuano più transazioni 

iE Domanda di moneta (a parità di i) 


E
Curva MD verso destra

MD
181 182

Posizione iniziale della curva


€Y spostamento della curva MD verso destra Variazione dell’interesse di equilibrio
€Y EE’  i in equilibrio
i MD MD’ MS 2) Aumento dell’offerta di moneta deciso dalla
Banca Centrale

MS Spostamento della retta MS verso


E’ destra
iE’
E
iE

MD
183 184

46
Posizione iniziale delle curve
 MS  spostamento della curva MS verso destra Variazione dell’interesse di equilibrio
MS EE’  i in equilibrio
MD MS MS’  In conclusione:
i
 Aumento del reddito nominale iE
 Aumento dell’offerta di moneta  iE

iE E E’
iE’

MD
185 186

Operazioni di mercato aperto Operazioni di mercato aperto


 Abbiamo esaminato gli effetti di una variazione di  Per MS la Banca Centrale acquista titoli
MS sul mercato aperto pagandoli con moneta
di nuova emissione 
 Come agisce la Banca Centrale su MS?
  stock di titoli posseduti dai privati
 La Banca Centrale può effettuare due manovre:   moneta in circolazione
 MS  Immettere moneta nel sistema
 MS  Prelevare moneta dal sistema  Per MS la Banca Centrale vende titoli sul
mercato aperto incamerando moneta 
 Per attuare le due manovre la Banca Centrale
  stock di titoli posseduti dai privati
opera sul “Mercato Aperto dei Titoli” 
Operazioni di mercato aperto della Banca Centrale   moneta in circolazione

187 188

47
Operazioni di mercato aperto Operazioni di mercato aperto
 Le operazioni di mercato aperto della Banca  Esaminiamo il mercato dei titoli. Assumiamo:
Centrale agiscono sull’offerta di moneta ma  Titolo senza cedole
anche su domanda ed offerta di titoli  Emesso oggi al prezzo PT
 Rimborsato al tempo T per il valore nominale V

 Cosa avviene sul mercato dei titoli quando  Quale è il tasso di interesse pagato dal titolo?
la Banca Centrale effettua operazioni di
mercato aperto ? Interesse ricevuto è pari al guadagno in
proporzione al prezzo pagato

i=

189 190

Operazioni di mercato aperto Operazioni di mercato aperto


 N.B.: Il tasso di interesse i è relativo al
 Ciò implica che esiste una relazione
periodo da oggi a T (es. 1 mese, 3 mesi, 1
negativa fra tasso di interesse e prezzo di
anno, ecc.)
un titolo
 In Blanchard V=100€  i   PT

i=
 Spiegazione: Dato il valore di rimborso
da cui (100€), se il prezzo pagato per acquistare
il titolo è alto, l’interesse è basso
PB =

191 192

48
Operazioni di mercato aperto Operazioni di mercato aperto
 Cosa accade quando la Banca Centrale modifica  In conclusione:
MS?
 MS  Acquisto di titoli  PT  i
 Se la Banca Centrale  MS 
 MS  Cessione di titoli   PT  i
Banca Centrale acquista titoli
Domanda di titoli 
 Prezzo dei titoli  i  Gli effetti sono i medesimi ottenuti
nell’analisi grafica precedente
 Se la Banca Centrale  MS 
Banca Centrale vende titoli  Gli effetti su i di una variazione di MS
Offerta di titoli  possono essere visti sia sul mercato
 Prezzo dei titoli  i della moneta che sul mercato dei titoli

193 194

L’offerta di moneta e gli strumenti


della politica monetaria

Finora abbiamo assunto che l’offerta di moneta


L’offerta di moneta e gli

fosse controllata completamente dalla Banca
strumenti della politica Centrale e fosse l’unico strumento di politica
monetaria
monetaria
 In che misura la Banca Centrale controlla l’offerta
di moneta?

 Quale è il ruolo delle banche nella determinazione


dell’offerta di moneta?

195 196

49
L’offerta di moneta e gli strumenti Banche e creazione di moneta
di politica monetaria  Finora abbiamo assunto che l’offerta di
moneta fosse controllata completamente dalla
 Ruolo delle banche nella creazione di Banca Centrale
moneta
 In realtà nei sistemi economici esistono
 Riesame dell’equilibrio dei mercati diversi intermediari finanziari (fra cui le
finanziari banche) che:
 Ricevono fondi da individui e imprese
(deposito di contanti)
 Concedono prestiti e acquistano e vendono titoli

 L’attività delle banche influenza l’offerta di


moneta
197 198

Banche e creazione di moneta Banche e creazione di moneta


 Esaminiamo i rapporti che intercorrono fra
b)Le banche ricevono le somme depositate
famiglie e imprese e le banche
 Tali somme possono essere utilizzate in
a)Assumiamo che famiglie e imprese possiedano qualunque momento dai loro proprietari
una certa quantità di contanti K (prelevamenti, assegni, ecc.) 
K suddiviso in due parti Le banche dovrebbero detenere in cassa una
quantità di contanti pari ai depositi ricevuti

Quota detenuta Quota depositata  In realtà solo una parte dei depositi viene
presso di sé in banca prelevata 
  Le banche detengono in cassa contanti < depositi
Circolante Depositi
199 200

50
Banche e creazione di moneta Banche e creazione di moneta
 Tale quota di contanti è detta  c) Determinate le riserve cosa accade alla parte
Riserve bancarie (es 10% dei depositi). restante dei depositi?
 Due forme di utilizzo:
 La Banca Centrale fissa la percentuale  Concessione di prestiti (mutui,anticipazioni su c/c,ecc.)
minima di riserve (Riserve obbligatorie)  Acquisto di titoli sul mercato
Le banche possono detenere una
percentuale più elevata (Riserve volontarie) Depositi
Riserve Prestiti+Titoli
 Riserve bancarie
 Concessione di prestiti e acquisto di titoli hanno effetti
= Riserve obbligatorie + Riserve volontarie analoghi  per semplicità assumiamo solamente
acquisto di titoli

201 202

Banche e creazione di moneta Banche e creazione di moneta


d) Acquisto di titoli sul mercato  In conclusione abbiamo:

 Le banche acquistano titoli da famiglie e imprese Contanti k


I soggetti che cedono i titoli ricevono in cambio
contanti Circolante Depositi

 Come vengono suddivisi tali contanti? Riserve Titoli


Contanti ricevuti
Contanti

Circolante Depositi
Circolante Depositi
e) Da ciò si riavvia il meccanismo precedente e così via…

203 204

51
Banche e creazione di moneta Equilibrio dei mercati finanziari
 Ad ogni “passaggio” una quota sempre
minore di contanti viene reimmessa nel  Dato questo meccanismo, rivediamo ora la
sistema determinazione dell’equilibrio dei mercati
finanziari
 I contanti reimmessi possono essere
utilizzati per effettuare transazioni 
Ciascuna reimmissione di contanti  Elementi per la determinazione dell’equilibrio:
“crea” nuova moneta 
a) Domanda di moneta
L’interazione fra banche, imprese e
famiglie “crea” nuova moneta MD=€YL(i) (capitolo 4)

205 206

Equilibrio dei mercati finanziari Equilibrio dei mercati finanziari


b) Comportamento di famiglie e imprese
 Introduciamo una nuova grandezza:
Domanda di moneta
Moneta emessa dalla Banca Centrale
MD
(monete e banconote)  Base Monetaria (H)
Domanda di circolante Domanda di depositi
CUD = cMD DD = (1-c)MD  La base monetaria non è l’offerta complessiva di
con 0 < c < 1 moneta (c’è anche la moneta “creata” dalle banche)
 La base monetaria è pari al contante detenuto
c) Comportamento delle banche nell’economia

Domanda di riserve  quota dei Depositi  Come viene detenuto il contante?


Famiglie e imprese  Circolante
RD=  DD 0<  <1 Banche  Riserve

207 208

52
Equilibrio dei mercati finanziari Equilibrio dei mercati finanziari
 Dai calcoli precedenti sappiamo che
 H = Circolante + Riserve
H = [c+(1-c)] €YL(i)
= CUD + RD
 La condizione di equilibrio dei mercati finanziari è
 Sostituendo le equazioni precedenti otteniamo
MS = €YL(i)
H = CUD + RD = cMD+DD
 Sostituendo la seconda equazione nella prima si ha
= cMD+(1-c)MD
= [c+(1-c)] MD H = [c+(1-c)] MS

= [c+(1-c)] €YL(i) da cui

209 210

Equilibrio dei mercati finanziari Equilibrio dei mercati finanziari


 Esaminiamo l'offerta di moneta  Inoltre è possibile mostrare che

 H  controllato dalla Banca Centrale  Perciò:


   offerta di moneta > base monetaria
 dipende da c  comportamento degli individui   Moltiplicatore della moneta
 dipende da   comportamento delle banche

 La Banca Centrale controlla solo in parte


l'Offerta di moneta

211 212

53
Equilibrio dei mercati finanziari Equilibrio dei mercati finanziari
 Cosa accade se la Banca Centrale vuole MS?
 Da ora in avanti assumeremo che c e  siano costanti
1) La Banca Centrale agisce sull’Offerta di moneta nel tempo
aumentando la Base monetaria (H)
2) L’effetto di H è amplificato dall’azione delle banche  Controllare H  controllare MS
3) L’effetto complessivo è controllato solo in parte dalla
 Nelle prossime lezioni assumeremo nuovamente che
Banca centrale
la Banca Centrale controlli pienamente MS
(Se le banche o le famiglie e le imprese modificano il
loro comportamento il moltiplicatore cambia)
4) L’effetto della manovra può essere previsto dalla
Banca Centrale solo in modo “approssimato”

213 214

Equilibrio dei mercati finanziari Equilibrio dei mercati finanziari


 Finora abbiamo esaminato:  Dalla prossima lezione 
Esame mercato dei beni e mercati finanziari
 equilibrio del mercato dei beni congiuntamente 
 equilibrio dei mercati finanziari  Modello IS-LM (Capitolo 6 Blanchard)
 Modello IS-MP (Menegatti)
 L’esame ha considerato i due mercati separatamente  Politica fiscale e monetaria (Menegatti)

215 216

54
L’equilibrio di breve periodo
 Nelle lezioni precedenti abbiamo esaminato
separatamente l’equilibrio del mercato dei beni e
l’equilibrio dei mercati finanziari
L’equilibrio di breve periodo:
il modello IS-LM  Cosa accade se consideriamo contemporaneamente
l’equilibrio del mercato dei beni e dei mercati
finanziari?

 Cosa determina l’equilibrio complessivo di un


sistema economico nel breve periodo?

217 218

L’equilibrio di breve periodo Introduzione


 Finora abbiamo considerato separatamente:
 Introduzione

 Esame delle scelte di investimento delle  Equilibrio del mercato dei beni (Capitolo 3)
imprese  1 condizione di equilibrio  Y = Z
 1 variabile  Y
 Costruzione della curva IS

 Costruzione della curva LM  Equilibrio dei mercati finanziari (Capitolo 4)


 1 condizione di equilibrio  MD = MS
 Determinazione dell’equilibrio  1 variabile  i

219 220

55
Introduzione Introduzione
 Per esaminare l’equilibrio di breve
 Ora consideriamo congiuntamente i due
periodo è necessario riconsiderare le
mercati
due condizioni di equilibrio esaminate
 Ciò implica l’utilizzo di: nel capitolo 3 e nel capitolo 4

 2 Condizioni di equilibrio
 Prima di farlo è opportuno rivedere le
 2 Curve  nostre assunzioni in merito alla
IS – equilibrio del mercato dei beni determinazione degli investimenti
LM – equilibrio del mercato della moneta
 2 Variabili  Y,i

221 222

La funzione degli investimenti


La funzione degli investimenti
 Cosa guardano le imprese per decidere quanto
 Nel capitolo 3 abbiamo assunto che gli investire ?
investimenti fossero esogeni (I=I0)
Principalmente due cose:
Cerchiamo ora di rendere endogeni gli
investimenti 1) Livello delle vendite
 Se vendo di più ho bisogno di produrre di più 
ho bisogno di più capitale 
 NB: Ricordiamo che gli investimenti sono la Investimento (I) dipende positivamente dalle vendite
domanda di nuovo capitale delle imprese  Se assumiamo assenza di scorte 
vendite = produzione (Y)
Per semplicità possiamo dunque considerare I una
funzione crescente di Y
223 224

56
La funzione degli investimenti La funzione degli investimenti
b) L’impresa utilizza fondi propri 
2) Costo dell’investimento  tasso di interesse i L’investimento in capitale è tanto più conveniente
quanto minore è la remunerazione di impieghi
 Per comprendere questa relazione finanziari alternativi
consideriamo due casi differenti:
Es. impieghi alternativi  BOT
a) L’impresa prende a prestito i fondi per finanziare Se il rendimento dei BOT cresce diviene più
l’investimento  conveniente utilizzare i propri fondi per acquistare
Il costo del finanziamento dipende positivamente BOT anziché capitale
dagli interessi pagati
Costo opportunità 
Costo di rinunciare all’impiego alternativo

225 226

La funzione degli investimenti Costruzione della curva IS


 In entrambi i casi:  Riesaminiamo l’equilibrio del mercato dei beni
i  costo finanziario (o costo opportunità)
dell’investimento   I  Domanda aggregata  Z = C + I + G
 Il consumo dipende dal reddito disponibile YD
 Possiamo dunque concludere che l’investimento
C = C (YD) dove YD=Y-T
dipende positivamente dalla produzione e
negativamente dal tasso di interesse  +
 Gli investimenti dipendono positivamente dalla
I=I(Y,i) produzione e negativamente dal tasso di interesse
+- I = I(Y,i)
+-
 Spesa pubblica e tasse sono scelti dal governo e
 Usando funzione lineare (esercizi)  sono esogeni
I = I0 + d1Y - d2 i G = G0 e T = T0

227 228

57
Costruzione della curva IS Per costruire la curva consideriamo il grafico
 Sostituendo le componenti di Z  dell’equilibrio del mercato dei beni  capitolo 3
Z = C(Y-T0) + I(Y,i) + G0
 Condizione di equilibrio del mercato dei beni  Z=Y Z,Y

 Considerando insieme le due equazioni  ZZ


Y = C(Y-T0) + I(Y,i) + G0 A
YA
 Nell’equazione abbiamo due variabili (Y e i) 
Possiamo rappresentare la condizione di equilibrio del
mercato dei beni in un diagramma cartesiano 
Curva IS
 NB: Si chiama IS perché nell’equilibrio del mercato dei 45°
beni I=S (lezione 4)
Y
229 230

 La curva ZZ è associata a Z = C(Y-T0) + I(Y,i) + G0 Cosa accade se i varia?Assumiamo iI Z


e potrebbe non essere lineare Equilibrio AA’
 Il grafico è costruito dato il valore di i YA  YA’ per cui in equilibrio iY
Z,Y Z,Y

ZZ ZZ
A A
YA YA ZZ’

A’
YA’

45° 45°
Y Y
231 232

58
Costruzione della curva IS i

 In equilibrio i  Y
Spiegazione:
 icosto finanziamento  I  Z  (in equil.)Y
 +effetto del moltiplicatore  Y  C e I  Z 
(in equil.)Y IS

 Nell’equilibrio del mercato dei beni la relazione Y


fra Y e i è decrescente
 La curva IS indica tutte le coppie (Y,i) per cui il
La curva IS è decrescente nel diagramma (Y,i) mercato dei beni è in equilibrio

233 234

i Cosa accade alla curva IS se T0 cambia?


T0YDCZ (in equilibrio) Y dato i 
Curva IS verso sinistra
i
A
C

D B IS

Y IS
 In punti come A e B  mercato dei beni è in
equilibrio IS’
 In punti come C e D  mercato dei beni non Y
è in equilibrio

235 236

59
Cosa accade alla curva IS se G0 cambia?
G0 Z(in equilibrio) Y dato i 
Curva IS verso destra Costruzione della Curva LM
i  Riesaminiamo l’equilibrio dei mercati
finanziari:

 La domanda di moneta dipende positivamente dal


reddito e negativamente dal tasso di interesse
IS’ MD = €YL(i)

IS
 L’offerta di moneta è fissata dalla Banca centrale
Y
Ms esogena
Effetti analoghi per C0

237 238

Costruzione della Curva LM Costruzione della Curva LM


 Condizione di equilibrio dei mercati finanziari
 Condizione di equilibrio dei mercati finanziari 
MS = €YL(i)
 Equilibrio mercati finanziari reddito nominale (€Y)
Equilibrio mercato dei beni reddito reale (Y)  Nell’equazione abbiamo due variabili (Y e i) 
Possiamo rappresentare la condizione di
Per uniformare le variabili dividiamo entrambi i membri equilibrio dei mercati finanziari in un diagramma
della condizione MS = €YL(i) per il livello dei prezzi P cartesiano  Curva LM
(misurato tramite il deflatore del Pil)
 NB: Si chiama LM per l’eguaglianza fra domanda
Otteniamo così di moneta (“liquidità”- “L”) e offerta di moneta
(“M”)
dove – offerta reale di moneta

239 240

60
€Y Y (P è fisso) spostamento della curva MD
Costruzione della Curva LM verso destra
€Y EE’  i in equilibrio
 Per costruire curva la LM esaminiamo l’effetto
di un Y nei mercati finanziari i MD MD’ MS

 Abbiamo visto nel capitolo 4 che Y 


i in equilibrio

iE’ E’
 In equilibrio c’è una relazione crescente fra Y
e i  La curva LM è crescente E
iE

MD
241 242

i LM i LM

C
B
A
D
Y Y
 In punti come A e B  i mercati finanziari
La curva LM indica tutte le coppie (Y,i) per cui i sono in equilibrio
mercati finanziari sono in equilibrio  In punti come C e D  i mercati finanziari
non sono in equilibrio
243 244

61
Cosa accade alla curva LM se MS cambia? Determinazione dell’equilibrio di
MS dato Y i  LM verso destra
breve periodo
i
LM LM’

 Equilibrio di breve periodo dell’economia 


equilibrio mercato dei beni ed equilibrio dei
mercati finanziari verificati
contemporaneamente 
IS e LM nello stesso diagramma

245 246

i i
LM LM

E E
iE
IS IS

YE
Y Y
E – Equilibrio di breve periodo del sistema iE – interesse di equilibrio e YE – reddito di equilibrio
In E siamo sulla IS  eq. mercato beni La coppia (YE, iE) è l’unica per cui il mercato dei beni
ed i mercati finanziari sono contemporaneamente in
In E siamo sulla LM  eq. mercati finanziari equilibrio
247 248

62
La politica fiscale, deficit e debito
pubblico
 Quali sono gli obiettivi della politica
economica?

La politica fiscale, il deficit  Come agiscono le autorità di politica


ed il debito pubblico economica?

 Come agisce la politica fiscale?

 Cosa sono deficit e debito pubblico?

 Come variano nel tempo?


249 250

La politica fiscale, deficit e debito Gli obiettivi della politica


pubblico economica
 Il benessere in un’economia aumenta se:
 aumenta il livello del prodotto Y (o la sua crescita)
 Obiettivi e strumenti della politica
economica di breve periodo  si riduce la disoccupazione u
 si riduce l’inflazione p
 Effetti della politica fiscale
 La politica economica nel breve periodo viene
attuata allo scopo di agire su queste grandezze
 Deficit e debito pubblico
 Nelle lezioni precedenti abbiamo esaminato la
determinazione di Y nel breve periodo 
modello IS-LM
251 252

63
Gli obiettivi della politica Gli obiettivi della politica
economica economica
 Non abbiamo ancora esaminato u e p  introduzione  Le due relazioni precedenti indicano che:
del mercato del lavoro  lezione 14
 Yu, p
 Yu, p
 Per il momento è sufficiente ricordare due relazioni:
 Aumentare Y  Impiegare più input   La politica economica agisce su Y, u e p
Impiegare più lavoro   Un primo tipo di manovra  stimolare l’economia in
Y=f(u) caso di recessione
-
 Esiste una relazione empirica crescente fra Y e p  Assumiamo che si verifichi una riduzione della spesa
(spiegazione teorica nelle lezioni seguenti)  autonoma (ad esempio per C0) 
p=g(Y) L’analisi del capitolo 3 mostra che ciò causa Y 
+ La relazione fra Y e u mostra che ciò causa u

253 254

Gli obiettivi della politica Gli obiettivi della politica


economica economica
 La politica economica può essere usata per evitare Y
e u  Se l’inflazione è già elevata le autorità di
politica economica posso agire per rallentare
 Le politiche attuate in questo caso sono dette
la crescita di Y allo scopo di ridurre p
“politiche espansive”
 Le politiche attuate in questo caso sono
 Un secondo tipo di manovra viene attuato quando dette “politiche restrittive”
l’economia sperimenta una forte inflazione

 Assumiamo che si verifichi una forte espansione di


Y La relazione fra Y e p indica che l’inflazione
aumenterà

255 256

64
Gli strumenti della politica Effetti della politica fiscale
economica
 Le autorità di politica economica possono agire 1) Aumento della spesa pubblica (G)
sull’equilibrio di breve periodo in modi diversi:
 Governo  Spesa pubblica (G) e Tasse (T)   Per studiare gli effetti di G usiamo il modello
Politica fiscale IS-LM:
 Banca Centrale  Offerta di moneta ( ) o tasso
di interesse di riferimento (ir) Politica monetaria  G compare nella IS  IS va verso destra

 G non compare nella LM  LM non si muove


 In questa lezione esaminiamo la politica fiscale

257 258

Partiamo dall’equilibrio E Effetti della politica fiscale


G  IS verso destra
i LM  Spiegazione Y :
 Aumento della spesa pubblica (G)
 Aumento della domanda aggregata (Z)
 Aumento della produzione ( Y)
 + Effetti moltiplicatore
iE’ E’
iE E IS’
 Spiegazione i :
IS  Aumento della produzione (Y) 
Y
YE YE’  Aumento della domanda di moneta (MD) 
Effetti: E E’  (A parità di MS) Aumento del tasso di interesse (i)
YE YE’  Y e iE iE’  i
259 260

65
Effetti della politica fiscale Effetti della politica fiscale
 Effetti sulle altre componenti della domanda b) Investimenti  I = I(Y,i)
aggregata +-
G causa due effetti contrastanti
a) Consumi  C = C (Y-T)
 G  Y   vendite  I
+
 G   i   costo finanziario  I
G  Y YD C

L’aumento della spesa pubblica fa crescere i L’effetto complessivo è ambiguo


consumi (I può aumentare o diminuire)
Quale effetto prevalga dipende dalla forma di IS e LM

261 262

Partiamo dall’equilibrio E
Effetti della politica fiscale T  IS verso sinistra
i LM
2) Aumento della tasse (T)

 Per studiare gli effetti di T usiamo il modello


IS-LM: iE E
E’ IS
iE’
 T compare nella IS IS va verso sinistra
IS’
 T non compare nella LM LM non si muove YE’ YE Y
Effetti: E E’
YE YE’  Y e iE iE’  i

263 264

66
Effetti della politica fiscale
Effetti della politica fiscale
 Spiegazione Y :  Spiegazione i  analisi analoga al caso
 Aumento delle tasse (T) precedente
 Riduzione del reddito disponibile (YD)
 Riduzione dei consumi (C)  Effetti sulle altre componenti della domanda
 Riduzione della domanda aggregata(Z) aggregata  C e effetto ambiguo su I  Analisi
analoga al caso precedente
 Riduzione della produzione (Y)
 + Effetti moltiplicatore

265 266

Effetti della politica fiscale Deficit e debito pubblico


 Finora abbiamo visto gli effetti sull’equilibrio di
variazioni di G e T
 Abbiamo esaminato:
 G  Y  Politica fiscale espansiva  G e T sono uscite ed entrate dello Stato 
La politica fiscale influisce sul bilancio pubblico
NB: effetti analoghi sono ottenuti T
 Definiamo il Disavanzo (o Deficit) pubblico primario 
Differenza fra spesa pubblica e tasse
 T  Y  Politica fiscale restrittiva
NB: effetti analoghi sono ottenuti G Dp= G-T

 Spesso si verifica che


G>T  Dp>0

267 268

67
Deficit e debito pubblico Deficit e debito pubblico
 Se G>T  Le tasse non finanziano completamente la
spesa pubblica   Considerazioni precedenti: Deficit  Debito
Altra forma di finanziamento  In realtà è vero anche il contrario: Debito  Deficit

 Finanziamento   Assumiamo che, nell’anno t, G sia maggiore di T 


Lo Stato emette titoli e accende debito
Emissione di titoli (Bot, Btp,…)
 Nell’anno t+1 lo Stato dovrà pagare gli interessi sul
 I titoli sono acquistati dai privati (principalmente debito acceso in t (NB: spesa per interessi = iB) 
famiglie e banche)  Nell’anno t+1 avremo
In questo modo lo Stato accende un debito nei Uscite = G + iB
confronti dei privati
 Possiamo ora definire il Disavanzo (o Deficit) pubblico
(D) in t, pari a
 Deficit pubblico  Emissione di titoli 
Debito pubblico (B) D = G -T + iB

269 270

Deficit e debito pubblico Deficit e debito pubblico


 Si noti che:
 D = G -T + iB = Dp +iB  In questo caso T è sufficiente a finanziare G ma non la
Il disavanzo pubblico è pari al spesa per interessi
disavanzo primario + la spesa per interessi
 Un debito più grande genera un disavanzo più grande  Ciò è accaduto ad esempio in Italia negli anni ’90 e
anche negli ultimi anni
 E’ interessante, inoltre, notare che la spesa per
interessi può essere l’unica fonte di disavanzo   In entrambi i casi avevamo T>G (Avanzo primario) ma
E’ infatti possibile che, dato D = G -T + iB, il debito ha continuato a crescere per diversi anni a
causa della spesa per interessi
 T>G (avanzo primario)

 iB>0

 iB>T-G  D>0

271 272

68
Deficit e debito pubblico Deficit e debito pubblico
 Consideriamo, infine, le implicazioni di politica
economica del disavanzo pubblico  Se il deficit permane nel tempo il debito aumenta di
anno in anno
1) Politica fiscale espansiva  G o T  D
 Ma il debito può crescere illimitatamente?

 Una politica fiscale espansiva peggiora i conti


 Debito crescente  di anno in anno i privati devono
pubblici  Limite della politica fiscale espansiva acquistare sempre più titoli di Stato

 Inoltre abbiamo visto che il deficit pubblico genera  Ciò può determinare rischi di insolvenza
debito pubblico

273 274

Deficit e debito pubblico Deficit e debito pubblico


 D’altra parte il problema è più complesso. La stabilità  In particolare:
del debito dipende dalla sua dimensione rispetto alla  Politica restrittiva ↓Deficit ↓Debito ↓Pil
dimensione dell’economia (misurata dal Pil)  Politica espansiva↑Deficit ↑Debito ↑Pil

 La grandezza rilevante è quindi il rapporto Debito/Pil  L’effetto finale sul rapporto Debito/Pil non è univoco
 Politiche restrittive possono aumentare il rapporto
 La politica fiscale agisce sia sul numeratore che sul Debito/Pil
denominatore di tale rapporto

275 276

69
L’equilibrio di breve periodo
 Equilibrio nel mercato dei beni: la curva IS
Equilibrio di breve periodo
e politica fiscale: esercizi  Equilibrio nei mercati finanziari: la curva LM
numerici i
LM

iE

IS

YE Y

277 278

L’equilibrio nel mercato dei beni L’equilibrio dei mercati finanziari:


– la curva IS la curva LM
 Produzione = domanda → Y = Z  Offerta di Moneta = Domanda di moneta
M = €YL(i)
 Z=C+I+G
 Moneta reale, reddito reale: M/P = YL(i)
- C = C(Y – T)
 LM : relazione tra produzione e tasso di
- I = I (Y, i)
interesse
- G = G0
L’EQUILIBRIO:
 IS : relazione tra produzione e tasso di
IS → Y = C(Y – T) + I(Y, i) + G
interesse
LM → MS/P = YL(i)

279 280

70
L’equilibrio di breve
L’equilibrio di breve periodo
periodo
I dati per l’esercizio:  Mercato della moneta
 MD = 0,5Y - 7500i
Mercato dei beni
C = 400 + 0,5·YD  MS/P= 500
I = 700 – 4000·i + 0,1·Y
G = 200 N.B.
T = 200
Per semplicità tutte le equazioni di
comportamento sono lineari

281 282

L’equilibrio di breve periodo L’equilibrio di breve periodo

Tecnica di risoluzione Tecnica di risoluzione (continua)

1) Determinazione della curva IS imponendo 3) Sistema fra equazione IS e equazione


LM
Y=Z.
Per comodità esprimiamo Y=f(i) Y = f(i)
i = g(Y)
2) Determinazione della curva LM imponendo Sostituendo g(Y) in f(i) otteniamo
MS/P= MD (con MD definita rispetto a Y).
Per comodità esprimiamo i=g(Y) Y = f(g(Y))  YE
283 284

71
L’equilibrio di breve periodo L’equilibrio di breve periodo

1) L’equazione della curva IS


Tecnica di risoluzione (continua)
Z=C+I+G
4) Sostituendo YE in i=g(Y) otteniamo
iE=g(YE) Sostituiamo C, I, G e T:

5) Sostituendo YE ed iE nelle equazioni di Z = 400 + 0,5·(Y - 200) + 700 + 0,1·Y


- 4000·i + 200 =
consumo e investimento otteniamo  CE e IE
= 1200 + 0,6·Y – 4000·i

285 286

L’equilibrio di breve periodo L’equilibrio di breve periodo


2) Equazione curva LM
Equilibrio mercato dei beni  Y=Z
MD = 0,5·Y - 7500·i e MS/P= 500
Y = 1200 + 0,6·Y – 4000·i
Equilibrio mercati finanziari  MS/P=MD
Esprimiamo Y in funzione di i (Y=f(i)) 500 = 0,5·Y-7500·i

(1 – 0,6)·Y = 1200 – 4000·i Esprimiamo i in funzione di Y (i=g(Y))

Y = 3000 – 10000·i i = 0,5/7500·Y- 500/7500 = 0,5/7500·Y –


1/15
287 288

72
L’equilibrio di breve periodo L’equilibrio di breve periodo

Sostituiamo i dalla LM nella IS


3) Mettiamo a sistema le due equazioni YE = 3000 – 10000·[0,5/7500 ·YE - 1/15] =
= 3000 – 2/3·YE + 2000/3
IS  Y = 3000 – 10000·i da cui
LM  i = (0,5/7500)·Y – 1/15 (1 + 2/3)·YE = 3000 + 2000/3
YE = 3/5·[3000 + 2000/3] = 11000/5 =
2200

289 290

L’equilibrio di breve periodo L’equilibrio di breve periodo

4)Sostituiamo YE nella LM 5) Sostituiamo YE ed iE nelle equazioni di


Consumo e Investimento
LM  iE = (0,5/7500)·YE - 1/15
CE = 400 + 0,5·YE - 0,5·T0 =
Sostituendo YE = 400 + 0,5·2200 - 0,5·200 = 1400

IE = 700 – 4000·iE + 0,1·YE=


iE = (0,5/7500)·2200 – 1/15=6/75=0,08 
8% 700 - 4000·0,08 + 0,1·2200 = 600

291 292

73
Determinazione dell’equilibrio di
L’equilibrio di breve periodo
breve periodo
i
LM
CE + IE + G = 1400 + 600 + 200 = 2200 =
YE

iE
E’ sempre vero per la condizione di
equilibrio del mercato dei beni
IS

YE Y

293 294

Esercizio 2 Effetti della politica fiscale


I dati per l’esercizio: a) Effetti di una politica fiscale espansiva (G)

Mercato dei beni


G  200  700
C = 400 + 0,5·YD
I = 700 – 4000·i + 0,1·Y G  IS “si sposta” verso destra
G = 200
T = 200  In realtà: c’è una nuova curva IS:
Z = 400 + 0,5·(Y- 200) + 700 + 0,1·Y - 4000·i +
MD = 0,5Y - 7500i 700
MS/P= 500
Z = 1700 + 0,6·Y- 4000·i

295 296

74
Effetti della politica fiscale Effetti della politica fiscale
In equilibrio Y=Z → Y=1700 + 0,6·Y- 4000·i
da cui Calcoliamo YE sostituendo LM in IS
Y= 4250 – 10000·i

LM  Non si modifica
(G non compare nell’equazione di equilibrio dei
mercati finanziari) da cui:
YE = 2950

297 298

Effetti della politica fiscale Effetti della politica fiscale

Calcoliamo CE e IE :
 Sostituendo YE nella LM si ha:
CE = 400 + 0,5·2950 - 0,5·200 = 1775

IE = 700 - 4000·0,13 + 0,1·2950 = 475

CE + IE + G = 1775 + 475 + 700 = 2950 = YE

299 300

75
Effetti della politica fiscale Effetti della politica fiscale

Analisi degli effetti di G i


LM

G YE iE CE IE
200 2200 8% 1400 600 iE’
700 2950 13% 1775 475 iE G
↑ ↑ ↑ ↑ ↓
IS’
IS

YE YE’ Y

301 302

Effetti della politica fiscale Effetti della politica fiscale

I = I(Y,i)
Effetti su C (consumi): +, -
C = C(Y - T)
+ In generale
G  YE  CE (da 1400 a 1775) YE IE
G  DIE=?
iE  IE

In questo caso l'investimento si riduce (da 600 a 475)

303 304

76
La politica monetaria

 Quali sono gli strumenti della Banca


Centrale?
La politica monetaria
 Cosa è il tasso di interesse di riferimento?

 Come agisce la politica monetaria?

305 306

Gli strumenti della politica


La politica economica nel
monetaria
breve periodo  La politica monetaria è la politica economica attuata
dalla Banca Centrale
 Strumenti della politica monetaria
 La politica monetaria è attuata impiegando due
 Effetti della politica monetaria attuata strumenti alternativi:
impiegando l’offerta di moneta  l’offerta di moneta
 il tasso di interesse di riferimento
 Il tasso di interesse di riferimento
 I due strumenti saranno esaminati separatamente:
 Effetti della politica monetaria attuata
impiegando il tasso di interesse di  Offerta di moneta  IS-LM
riferimento  Tasso di interesse di riferimento  IS + curva MP

 Iniziamo esaminando un aumento dell’offerta di


moneta
307 308

77
Partiamo dall’equilibrio E
Politica monetaria e offerta di MS/P LM verso destra
moneta
i LM LM’
Aumento dell’offerta di moneta ( )

 IS-LM:
 non compare nella IS IS non si muove iE E
E’ IS
iE’
 compare nella LM LM va verso destra Y
YE YE’
Effetti: E E’
iE  iE’  i e YE  YE’  Y
309 310

Politica monetaria e offerta di


Politica monetaria e offerta di
moneta
moneta  Effetti sulle altre componenti della domanda
 Spiegazione i : aggregata
 Aumento dell’offerta di moneta ( )
 Riduzione del tasso di interesse (i) a) Consumi  C = C (Y-T)
 Spiegazione Y : +
 Riduzione del tasso di interesse (i)    Y YD C
 Aumento degli investimenti (I) 
 Aumento della domanda aggregata(Z)  L’aumento dell’offerta di moneta accresce i consumi
 Aumento della produzione (Y)
 + Effetti moltiplicatore

311 312

78
Politica monetaria e offerta di
Politica monetaria e offerta di
moneta
moneta
b) Investimenti  I = I(Y,i)
 Abbiamo esaminato:
+-
  Y  Politica monetaria espansiva
 causa due effetti nella stessa direzione:

   i  costo finanziario   I
 Un effetto opposto su Y si ottiene  
    Y   vendite  I politica monetaria restrittiva
Una politica di tale genere produce effetti
L’aumento dell’offerta di moneta accresce gli opposti anche su i, C e I
investimenti

313 314

Politica monetaria e tasso di


Politica monetaria e tasso di
interesse di riferimento
 Il secondo strumento della politica monetaria è il
interesse di riferimento
tasso di interesse di riferimento  Per capire legame fra ir e i 
Premessa sul legame fra attività finanziarie
 Tasso di interesse di riferimento (ir):
 pagato dalle banche per le operazione di  Assumiamo di dover scegliere dove investire fra due
rifinanziamento presso la Banca Centrale attività finanziarie (A,B)
 fa riferimento al brevissimo termine (alcuni giorni)  Il confronto riguarda:
 controllato pienamente dalla Banca Centrale   la remunerazione pagata
esogeno
 la durata
 Agendo su ir la Banca Centrale influenza i  la liquidità  facilità nel rivendere il titolo
 il rischio  probabilità che l’emittente sia insolvente
 Si ricordi che:
 irbanche, brevissimo termine  Assumiamo che i due titoli abbiano durata, grado di
 i  imprese e Stato, breve-medio termine liquidità e rischio identici

315 316

79
Politica monetaria e tasso di Politica monetaria e tasso di
interesse di riferimento interesse di riferimento
 La scelta su quale titolo investire dipenderà dalla
remunerazione (l’interesse pagato)  Implicazione:
se abbiamo iA=iB e si verifica iA iB
 Assumiamo che iA > iB 
tutti acquisteranno il titolo A   L’incremento della remunerazione di un titolo fa
domanda nulla del titolo B  crescere la remunerazione di tutti i titoli identici
Prezzo di B  iB
 Cosa accade quando i titoli (A e B) non sono
 L’aumento di iB si arresta quando iB=iA identici?
 Lo stesso accadrebbe se iB > iA
 Se A e B hanno durata, liquidità e rischio differenti la
 Conclusione: Due titoli identici debbono fornire la scelta fra i due titoli non dipende solo dall’interesse
medesima remunerazione pagato
317 318

Politica monetaria e tasso di


Politica monetaria e tasso di
interesse di riferimento
 I tassi di interessi pagati da A e B possono essere
interesse di riferimento
differenti ma iA e iB sono legati fra di loro   I due tassi sono diversi ma esiste un legame fra di
loro
 iA può essere diverso da iB
 iA  Domanda di B iB
 In particolare se ir  i

 Questo risultato spiega il legame fra ir e i


 Analiticamente

 I due tassi (ir e i) fanno riferimento a: i = f(ir)


 durate diverse (brevissimo termine, breve-medio +
termine)
 emittenti diversi (banche, imprese e Stato)   Agendo sul tasso di riferimento la Banca Centrale
liquidità e rischio differenti influenza il tasso di mercato

319 320

80
Politica monetaria e tasso di
Politica monetaria e tasso di
interesse di riferimento
interesse di riferimento  In un diagramma cartesiano (Y,i)  retta orizzontale
 Come si esamina l’equilibrio di breve periodo
quando la Banca centrale utilizza ir? (MP) al livello del tasso di interesse di equilibrio
i
 Il mercato dei beni rimane come in precedenza 
curva IS

 I mercati finanziari cambiano (non c’è più MS MP


esogena)  curva diversa dalla curva LM iE

 Secondo la relazione i = f(ir) determinando ir si


ottiene i

 Fissando ir la Banca Centrale fissa il livello di i


Y

321 322

 Introducendo la curva IS nel diagramma abbiamo  Una manovra possibile è ir


l’equilibrio di breve periodo   Se ir i  MP verso il basso
YE e iE  Equilibrio E→E’ i (iE→iE’) Y (YE→YE’)
 Dato il diagramma si può facilmente esaminare la
politica monetaria  La manovra  Y  Politica monetaria espansiva
i i

MP
iE E iE E MP

E’ MP’
iE’

IS IS

Y Y
YE YE YE’

323 324

81
Politica monetaria e tasso di Politica monetaria e tasso di
interesse di riferimento interesse di riferimento
 Spiegazione i :
 Riduzione del tasso di interesse di riferimento (ir)   Effetti su consumi e investimenti e la loro
 Riduzione del tasso di interesse (i) spiegazione  come per  MS

 Spiegazione Y (analoga a quando cambia MS) :


 Riduzione del tasso di interesse (i)   Effetti opposti a quelli descritti si ottengono se ir 
 Aumento degli investimenti (I)  politica monetaria restrittiva
 Aumento della domanda aggregata(Z) 
 Aumento della produzione (Y)
 + Effetti moltiplicatore

325 326

Confronto fra i due strumenti


Confronto fra i due strumenti
 Risultati sugli effetti della politica monetaria attuata
impiegando MS e ir 
 Supponiamo di voler attuare una politica monetaria Entrambi gli strumenti permettono di raggiungere YE’
che porti da YE a YE’ L’impiego dell’uno o dell’altro è del tutto indifferente

 Questa conclusione è corretta nei modelli esaminati ma


 E’ meglio usare come strumento MS o ir ? non nella realtà

 In particolare:
 nella esperienza recente le Banche Centrali usano iR
 in passato esse usavano MS

327 328

82
Confronto fra i due strumenti
 Spiegazione:
 nei modelli precedenti 
condizioni di piena certezza sul mercato dei beni e
sul mercato finanziario 
le autorità di politica economica conoscono
La politica monetaria in

esattamente le caratteristiche dei due mercati
nella realtà  condizioni di incertezza 
condizioni di incertezza
le autorità di politica economica conoscono le
caratteristiche dei due mercati solo in modo
La regola di Taylor
approssimato

 In condizioni di incertezza gli effetti di MS e ir sono


diversi

 Per confrontare MS e ir  introdurre incertezza 


prossima lezione
329 330

La politica monetaria in condizioni di


Premessa incertezza
 Nella lezione 10 abbiamo visto gli effetti  Quali sono gli effetti della politica monetaria quando
della politica monetaria in condizioni di c’è incertezza sull’equilibrio del mercato dei beni ?
certezza
 Quali sono gli effetti della politica monetaria quando
 L’impiego di MS o ir produce i medesimi c’è incertezza sull’equilibrio dei mercati finanziari?
risultati
 Quale è lo strumento migliore nei due casi?
 Conclusioni diverse si ottengono nella
realtà a causa della presenza di incertezza  Come è possibile descrivere in modo semplice le
scelte di politica monetaria?

331 332

83
La politica monetaria in condizioni di Introduzione
incertezza
 Incertezza  impossibilità di determinare in modo
 Introduzione sull’incertezza esatto l’equilibrio di un mercato

 Politica monetaria e incertezza nel  Incertezza  valutazione approssimata dell’equilibrio


mercato dei beni (valutazione con un margine di errore)

 Politica monetaria e incertezza nei  Nel nostro contesto l’incertezza 


mercati finanziari  mercato dei beni
 mercati finanziari
 Le regola di Taylor  entrambi i mercati

333 334

Introduzione Introduzione
 Iniziamo considerando l’equilibrio del mercato dei  Incertezza nel mercato dei beni 
beni Impossibilità di determinare esattamente la
posizione della curva IS 
 Incertezza nel mercato dei beni Stima della posizione della curva con un margine
Impossibilità di determinare esattamente: di variabilità
 le scelte di consumo
- il consumo autonomo (C0)
- l’effetto di Yd sul consumo (c1)
 Le scelte di investimento
- gli investimenti autonomi (I0)
- il legame fra reddito e investimento (d1)
- il legame fra interesse e investimento (d2)

335 336

84
i Introduzione
 Allo stesso modo considerando l’equilibrio dei
mercati finanziari

 Incertezza nei mercati finanziari 


Impossibilità di determinare esattamente:
 l’effetto di Y sulla domanda di moneta
IS1  l’effetto di i sulla domanda di moneta
IS
IS0
 Incertezza nei mercati finanziari 
Y Impossibilità di determinare esattamente la
 La linea IS indica la stima della posizione della curva posizione della curva LM 
 La “posizione reale” della curva è compresa fra le Stima della posizione della curva con un margine
linee IS0 e IS1 di variabilità

337 338

LM0 Politica monetaria e incertezza nel


i LM mercato dei beni
LM1

 Assumiamo che vi sia incertezza nel mercato dei


beni

 Vediamo gli effetti dell’impiego di offerta di moneta


e tasso di interesse di riferimento

 Iniziamo utilizzando l’offerta di moneta


Y
 Offerta di moneta  IS-LM
 La linea LM indica la stima della posizione della curva
 La “posizione reale” della curva è compresa fra le
linee LM0 e LM1
339 340

85
i i
LM

B
A
E
IS1 C E D IS1 MP
IS IS
IS0 IS0
Y0 Y* Y1 Y Y2 Y* Y3 Y
 IS è la stima della condizione di equilibrio del mercato dei beni  Impiegando il tasso di interesse di riferimento  modello IS-MP
 Assumiamo che la Banca Centrale voglia avere Y=Y*  IS stima della Banca Centrale e obiettivo Y=Y*
 Per ottenerlo MS tale per cui LM e IS si intersechino per Y=Y*  Per ottenerlo ir tale per cui MP e IS si intersechino per Y=Y*
 In realtà la IS è fra IS0 e IS1  In realtà la IS è fra IS0 e IS1
 La manovra implica che il valore di Y sarà compreso fra Y0 e Y1  La manovra implica che il valore di Y sarà compreso fra Y2 e Y3
341 342

Politica monetaria e incertezza nei


i
LM mercati finanziari

 Assumiamo che vi sia incertezza nei mercati


finanziari

 Vediamo gli effetti dell’impiego di offerta di moneta


B
e tasso di interesse di riferimento
C
A
E D IS1 MP
IS
IS0  Iniziamo utilizzando l’offerta di moneta
Y2 Y0 Y* Y1 Y3 Y  Offerta di moneta  IS-LM
 Consideriamo i due strumenti contemporaneamente 
IS-LM-MP nello stesso grafico
 Introduciamo la variabilità della IS
 La variabilità dei risultati con Ms (da Y0 a Y1) è minore che con ir
(da Y2 a Y3)  Ms è lo strumento migliore

343 344

86
LM0
i LM i
LM1

A
E B E MP
IS IS

Y0 Y* Y1 Y Y* Y
 IS indica con certezza l’equilibrio del mercato dei beni  Impiegando il tasso di interesse di riferimento  modello IS-MP
 Assumiamo che la Banca Centrale voglia avere Y=Y*  IS equilibrio del mercato dei beni e obiettivo Y=Y*
 Per ottenerlo MS tale per cui LM e IS si intersechino per Y=Y*  Per ottenerlo ir tale per cui MP e IS si intersechino per Y=Y*
 In realtà la LM è fra LM0 e LM1  L’incertezza sulla LM non influenza l’equilibrio 
 La manovra implica che il valore di Y sarà compreso fra Y0 e Y1 La manovra porta Y a Y*

345 346

i
LM0 Politica monetaria e incertezza
LM
LM1 in entrambi i mercati
 Consideriamo infine il caso in cui vi sia incertezza
sia nel mercato dei beni che nei mercati finanziari

 Con incertezza in entrambi i mercati abbiamo


A MP  Nessuno strumento può centrare esattamente
E B l’obiettivo Y*
IS  La scelta dipende da quale incertezza è più forte
Mercato dei beni  MS
Y0 Y* Y1 Y Mercati finanziari  ir
 Consideriamo i due strumenti contemporaneamente   La scelta dipende anche dalla forma delle curve IS
IS-LM-MP nello stesso grafico e LM
 Introduciamo la variabilità della LM
 La variabilità dei risultati con ir (Y=Y*) è minore che con Ms (da
Y0 a Y1)  ir è lo strumento migliore
347 348

87
Politica monetaria e incertezza
La regola di Taylor
in entrambi i mercati
 L’analisi precedente ha mostrato perché le Banche
 In condizioni di incertezza  Centrali utilizzano oggi il tasso di interesse di
Impiego di MS o di ir produce risultati diversi riferimento come strumento

 Le Banca Centrale sceglie lo strumento migliore   Analisi economica recente 


In periodi diversi vengono impiegati strumenti Regola semplice per descrivere come le Banche
differenti Centrali scelgono il livello di ir

 Storicamente   Risultati soddisfacenti  Regola di Taylor


 Da anni ’70 fino alla metà degli anni ’90 
Forti shock reali (fra cui shock petroliferi) 
Incertezza soprattutto sui mercati reali  MS
 Dalla metà degli anni ’90  Sviluppo ed dove a,b,g > 0
integrazione dei mercati finanziari Incertezza - livello prodotto ottimale (piena occupazione)
soprattutto sui mercati finanziari  ir - inflazione desiderata
349 350

La regola di Taylor La regola di Taylor


 Regola di Taylor  La regola di Taylor è utilizzata per descrivere i
comportamenti delle Banche Centrali

Logica coerente con obiettivi della politica economica  Possiamo vedere in che misura essa è efficace
a) Assumiamo che inizialmente e si verifichi Y esaminando il comportamento di Federal Reserve e
 Produzione diventa troppo bassa ( ) delle Banche Centrali Europee
 Secondo la regola di Taylor Y ( ) ir i 
I Y riportandolo verso il livello ottimale
b) Assumiamo che inizialmente e si verifichi p
 Inflazione diventa troppo alta ( )
 Secondo la regola di Taylor p ( ) ir  i 
I  Y p riportandolo verso il livello desiderato
351 352

88
 Tasso di riferimento US (Federal funds rate) nel periodo  Il diagramma evidenzia un andamento simile di tasso
1970-98: tasso effettivo e tasso previsto dalla regola di previsto e tasso effettivo
Taylor (fonte: Judd e Rudebush (1998))

353 354

 Tasso di riferimento medio nel periodo 1990-98 nei paesi  Il diagramma evidenzia un andamento simile di tasso
dell’area dell’Euro: tasso effettivo e tasso previsto dalla previsto e tasso effettivo (con l’eccezione del 1993)
regola di Taylor (fonte: Gerlach e Schnabel (2000) )

355 356

89
La regola di Taylor
 In conclusione la regola di Taylor sembra descrivere
correttamente i comportamenti delle Banche Centrali

 Essa viene spesso impiegata per prevedere cosa La politica monetaria:


faranno la Banche Centrali (aumentare, tagliare o
lasciare invariati i tassi di interesse)
Esercizi numerici

357 358

Gli strumenti della politica Politica monetaria e livello dell’offerta di


monetaria moneta
 Due strumenti principali possono essere  Il primo strumento della politica monetaria è il
impiegati per influenzare i mercati finanziari di livello dell’offerta di moneta
un sistema economico:
 Livello dell’offerta di moneta (MS/P):
1. Il livello dell’offerta di moneta
 rapporto tra offerta di moneta nominale (MS) e
2. il tasso di interesse di riferimento livello dei prezzi (P).
 I due strumenti descritti vengono impiegati in  controllato pienamente dalla Banca Centrale 
modo alternativo e sono controllati dalla Banca esogeno
Centrale.  modificato con operazioni di mercato aperto,
 La politica attuata impiegando tali strumenti è ovvero con l’acquisto o la vendita di titoli della
detta politica monetaria. Banca Centrale

 Agendo su MS/P la Banca Centrale influenza i

359 360

90
Politica monetaria: effetti di una variazione
del livello dell’offerta di moneta. Equilibrio di breve periodo
Mercato dei beni
i C = 400 + 0,5∙YD
LM
LM’ I = 700 – 4000∙i + 0,1∙Y
G = 200
MS/P T = 200
Curva IS:
iE Y = 3000 – 10000∙i
iE’
Mercato della moneta
IS MD = 0,5∙Y - 7500∙i
MS/P= 500
YE YE’ Y Curva LM:
i =(0,5/7500)∙Y - 1/15

361 362

Aumento del livello MS


Equilibrio di breve periodo
(politica monetaria espansiva)
 Reddito iniziale di equilibrio:
YE = 2200 MS/P
 Consumo iniziale di equilibrio: MS/P  500  1000
CE = 1400
 Investimento iniziale di equilibrio: non compare nella curva IS 
IE = 600 IS non varia
 Tasso d’interesse iniziale di equilibrio:
iE = 8% IS : Y = 3000 -10000∙i

363 364

91
 MS/P  LM va verso destra Sostituendo i dalla LM nella IS

Calcolo della nuova curva LM


1000 = 0,5∙Y-7500∙i
quindi

e infine
Y = 3/5∙(3000 +4000/3) = 2600

365 366

 Sostituendo YE nella LM  Analisi degli effetti di MS/P


MS/P YE iE CE IE
500 2200 8% 1400 600
1000 2600 4% 1600 800

 Calcoliamo CE e IE i
LM
CE = 400 + 0,5∙YE - 0,5∙T0 = 1600 Effetti su YE e iE
LM’
IE = 700 – 4000∙iE + 0,1∙YE = 800
8%

N.B. 4%

 CE + IE + G = 1600 + 800 + 200 = 2600 = YE  MS/P YE e iE


IS

2200 2600 Y

367 368

92
 Effetti su Consumo e investimento
C = C(Y -T) Pol. monetaria e tasso di interesse
+ di riferimento
 MS/P YE CE (da 1400 a 1600)  Il secondo strumento della politica monetaria è il
tasso di interesse di riferimento
I = I(Y,i)
+, -  Tasso di interesse di riferimento (ir):
 In generale  pagato dalle banche per le operazione di
rifinanziamento presso la Banca Centrale
YE IE
 fa riferimento al brevissimo termine (alcuni
M /P
S  IE giorni)
 iE   IE  controllato pienamente dalla B. C.  esogeno

 Si ricordi che:
In questo caso l'investimento aumenta (da 600 a 800)  irbanche, brevissimo termine
 i  imprese e Stato, breve-medio termine

369 370

Politica monetaria e tasso di Equilibrio di breve periodo


interesse di riferimento con curva MP
 Come si esamina l’equilibrio di breve periodo Mercato dei beni
quando la Banca centrale utilizza ir? C = 4000 + 0,3∙YD
 Il mercato dei beni rimane come in precedenza  I = 5000 – 5000∙i + 0,2∙Y
curva IS G = 4500
T = 5500
 I mercati finanziari cambiano (non c’è più MS
esogena)  curva diversa dalla curva LM
Mercato della moneta
 La relazione tra tasso d’interesse e tasso d’interesse Curva MP:
di riferimento è dato dalla curva MP:
i = g(ir ) = 2ir
MP  i = g ( ir ) ir = 0,5%
 Fissando ir la Banca Centrale fissa il livello di i

371 372

93
L’equilibrio di breve periodo dell’economia Determinare la curva IS imponendo Y=Z
può essere ottenuto tramite i passi
seguenti: Z=C+I+G
1. Determinare la curva IS imponendo Y=Z.
2. Determinare i sulla base della relazione Sostituiamo C, I, G e T:
i=g(ir).
3. Sostituire i nella IS e determinare Y di Z = 4000 + 0,3∙(Y - 5500) + 5000 + 0,2∙Y -
equilibrio. 5000∙i + 4500 =
4. Sostituire YE ed iE nelle equazioni di
consumo e investimento e determinare
CE e I E . = 11850 + 0,5∙Y – 5000∙i

373 374

Consideriamo la condizione di equilibrio sul  Determinare i sulla base della relazione


mercato dei beni: i=g(ir).

Y = 11850 + 0,5∙Y – 5000∙i dalla curva MP:

i = g(ir) = 2ir
Esprimiamo il reddito in funzione del tasso di
interesse (Y=f(i)) ed otteniamo la curva IS: sostituendo il valore di ir otteniamo il tasso
d’interesse di equilibrio
Y = 23700 - 10000∙i
iE = 2∙0,005 = 0,01 = 1%

375 376

94
 Sostituire i nella IS e determinare Y di  Sostituire YE ed iE nelle equazioni di
equilibrio. consumo e investimento e determinare
CE e I E .
Curva IS:
Y = 23700 - 10000∙i CE = 4000 + 0,3∙23600 – 0,3∙5500 = 9430

Curva MP IE = 5000 – 5000∙0,01 + 0,2∙23600 = 9670


iE = 1%
Come sempre vale:
Reddito di equilibrio
YE = 23700 - 10000∙0,01 = 23600 YE = 9430 + 9670 + 4500 = 23600

377 378

Effetti di una variazione del tasso d’interesse  Effetti di un aumento del tasso d’interesse di
di riferimento riferimento (politica monetaria restrittiva)
i  ir

ir  0,005  0,015

MP’
i’E  ir ir non compare nella curva IS 
MP
iE IS non varia rispetto alla forma ‘base’
IS
IS : Y = 23700 -10000∙i
Y’E YE Y

379 380

95
  ir  MP va verso l’alto  Calcoliamo CE e IE

Calcolo della nuova curva MP CE = 4000 + 0,3YE - 0,3T0 = 9370


iE = 2∙( 0,015 ) = 0,03
iE = 3% IE = 5000 – 5000iE + 0,2YE = 9530

 Sostituendo i dalla LM nella IS Di nuovo vale

YE = 23700 - 10000∙( 0,03 ) CE + IE + G = 9370 + 9530 + 4500 = 23400 = YE


YE = 23400

381 382

 Analisi degli effetti di ir  Effetti su Consumo e investimento


ir YE iE CE IE C = c(Y -T)
0,5% 23600 1% 9430 9670 -
1,5% 23400 3% 9370 9530  ir YE CE (da 9430 a 9370)
    
i
I = I(Y,i)
+, -
Effetti su YE e iE  In generale
YE IE
MP’
3%  ir  IE
1% MP  iE   IE
 ir YE e iE
IS L'investimento cala (da 9670 a 9530).
23400 23600 Y

383 384

96
Il Mix di politica economica
 Nelle lezioni precedenti abbiamo esaminato gli
effetti di politica fiscale e monetaria utilizzate
separatamente
Il mix di politica
economica  Cosa accade se politica fiscale e politica
monetaria vengono usate contemporaneamente?

 In quali casi ciò viene fatto?

 E’ possibile avere contemporaneamente diversi


obiettivi di politica economica?

385 386

Il Mix di politica economica: la


Il Mix di politica economica definizione

 Mix di politica economica: la definizione  Finora abbiamo esaminato politica fiscale


e politica monetaria separatamente
 Mix di politiche espansive (Bush + Greenspan)

 Aumentare la spesa pubblica senza causare  In realtà esse possono essere utilizzate
inflazione (Reagan + Volcker) anche congiuntamente 
 Ridurre il disavanzo senza causare una mix di politica economica (policy mix)
recessione (Clinton + Greenspan e Unione
Europea)

387 388

97
Il Mix di politica economica: la Il Mix di politica economica: la
definizione definizione
 Dal punto di vista degli strumenti il mix :
 Mix di politica economica (Policy mix)   usa congiuntamente strumenti di politica fiscale e
monetaria (ad esempio G e MS)
Combinazione di politiche (fiscale e monetaria)
(NB: non G e T)
attuate congiuntamente allo scopo di perseguire
con maggior efficacia un obiettivo economico o
di perseguire contemporaneamente obiettivi  Dal punto di vista degli obiettivi il mix:
economici diversi  permette di perseguire un obiettivo con più efficacia
 permette di perseguire più obiettivi
contemporaneamente

389 390

Il Mix di politica economica: la Mix di politiche espansive


definizione  Un obiettivo della politica economica è Y in caso di
recessione
 Per quanto riguarda il numero degli obiettivi:
 Per attuarlo  Politica fiscale espansiva o politica
 In generale un insieme di obiettivi è realizzabile se monetaria espansiva
n° di strumenti  n° di obiettivi
 Se si dubita dell’efficacia di ciascuna delle due
 Una sola politica (fiscale o monetaria) politiche esse possono essere usate congiuntamente
un solo obiettivo (produzione Y)
 Politica fiscale e monetaria contemporaneamente   Assumiamo che un’economia sia in recessione
uno o due obiettivi Per Y il Governo attua una politica fiscale espansiva
(G o T)
 Esaminiamo ora alcuni esempi di policy mix Effetti  modello IS-LM  IS verso destra
Caso più semplice  mix di politiche espansive
391 392

98
 G o T IS verso destra
 Effetto: EE’ YE
Mix di politiche espansive
 Il livello YE’ può essere giudicato insoddisfacente
i LM dalle autorità di politica economica

 La Banca Centrale può affiancare alla politica


fiscale una politica monetaria espansiva ( )

E’ Effetto della politica  LM verso destra


E
IS’
IS
YE YE’ Y

393 394

 Esaminiamo il mix attuato


 GIS verso destra  Le due politiche usate insieme causano un
 MS/PLM verso destra incremento di Y maggiore di quello ottenuto
 Effetto complessivo: EE’’  YE YE’’ > YE’ utilizzandone una sola
i LM i LM
LM’ LM’

E’ E’
E E’’ E E’’
IS’ IS’
IS IS
YE YE’ YE’’ Y YE YE’ YE’’ Y

395 396

99
La politica economica di Bush e La politica economica di Bush e
Greenspan Greenspan
 Un esempio di mix di politiche espansive è il mix
attuato da Bush e Greenspan  Era diffuso il timore che la politica di Bush fosse
 Nel 2001 l’economia americana entra in recessione insufficiente per uscire dalla recessione

IV-2000 I-2001 II-2001 III-2001 IV-2001


 Il governatore della Banca Centrale degli Stati Uniti
Crescita US +2,2% +1,5% -0,1% -0,3% +0,1% (Federal Reserve) Greenspan ha attuato una politica
monetaria espansiva 
 Per uscire dalla recessione Bush attua una  tasso sui “Federal Funds” (tasso di riferimento US)
manovra di politica fiscale espansiva: dal 6% (Gennaio 2001) all’1,7% (Gennaio 2002)
 T per 60 mld $ tramite circa 10 interventi di riduzione
 G per 40 mld $

397 398

La politica economica di Bush e Aumentare la spesa pubblica senza


Greenspan causare inflazione
 Un altro caso in cui si utilizza un policy mix è quello in
 Il mix è stato efficace? cui si persegue un obiettivo che necessita G
L’economia americana è in ripresa dal 2002 e
la crescita è accelerata nel biennio seguente  Esempio: Piano di modernizzazione delle infrastrutture
(nuove autostrade e ferrovie)
2002 2003 2004  Nuove infrastrutture 
Pil US +1,6% +2,7% +4,2% Acquisto di beni e servizi da parte dello Stato G
 Possibile problema:
 La ripresa dipende anche dalla dinamica  G Y
degli investimenti
 Se la crescita è già elevata 
aumento dell’inflazione
399 400

100
 Partiamo da E
Aumentare la spesa pubblica senza  Infrastrutture G IS verso destra
causare inflazione  Effetto: EE’   Y
 In questo caso abbiamo due obiettivi:  Problema:  Y   inflazione
  infrastrutture
i
 non Y (per non inflazione) LM

 Due obiettivi contemporaneamente 


 un solo strumento non è sufficiente E’ IS’
 mix di politica economica E
IS
 Esaminiamo il mix attuato
YE YE’ Y
401 402

Per  la crescita di Y  politica monetaria restrittiva



Reagan e Volcker
 MS/P LM verso sinistra
 Effetti: EE’’  YE YE’’ < YE’
 Esempio  mix attuato da Reagan e Volcker
  Y causato da G viene ridimensionato dalla politica
all’inizio degli anni ’80
monetaria restrittiva
i LM’  Dal 1980  Amministrazione Reagan 
LM
 Potenziamento della difesa
 Riduzione tasse
E’’
E’ IS’  Le politiche descritte  G T  Y
E
IS
YE YE’’ YE’ Y

403 404

101
Reagan e Volcker
Reagan e Volcker
 L’inflazione statunitense era all’inizio degli anni ’80
oltre il 10%  Risultati ottenuti 
Pur in presenza della politica fiscale espansiva,
l’inflazione statunitense scese dal 12,5% del
 La Federal Reserve temeva che Y provocasse una 1980 al 3,8% nel 1982
forte accelerazione dell’inflazione

 Il governatore della Federal Reserve Volcker decise


perciò di aumentare il tasso sui Federal Funds
dall’11% (del 1980) al 18% (del 1982)

405 406

Riduzione del disavanzo senza recessione Riduzione del disavanzo senza recessione
 Lezione 8   Problema: politica fiscale restrittiva  Y
Se le uscite dello Stato sono maggiori delle entrate
si genera disavanzo pubblico  In questo caso le autorità di politica economica
vogliono:
 Disavanzo pubblico Emissione di titoli di Stato   ridurre il disavanzo G o T
Debito pubblico  non YE

 Debito pubblico crescente nel tempo   Due obiettivi contemporaneamente 


Rischio di crisi finanziarie due strumenti 
mix di politica economica
 Per ridurre il disavanzo 
G o T (politica fiscale restrittiva)  Esaminiamo il mix attuato

407 408

102
 Partiamo dal punto E
 Per evitarlo utilizziamo l’altro strumento disponibile:
 Disavanzo  G o T  IS verso sinistra
MS/P (politica monetaria espansiva)LM verso destra
 Politica fiscale restrittiva utilizzata da sola  Y
 Effetti complessivi: EE’’  Y non cambia

i LM i LM
LM’

E E
E’ E’
IS IS
E’’
IS’ IS’
YE’ YE Y YE’ YE Y

409 410

 Un mix di politica fiscale restrittiva ( T o G) e politica


monetaria espansiva (MS/P) permette di ridurre il La politica economica di Clinton e
disavanzo senza causare una recessione Greenspan
i LM  Un esempio del policy mix descritto è la politica
attuata da Clinton e Greenspan
LM’
 Premessa: Anni ’80  forte incremento del
disavanzo pubblico americano

E  Fine 1992 (elezione di Clinton) 


E’ piano di riduzione del disavanzo
E’’ IS
 Problema: Effetto recessivo della manovra (Y)
IS’ NB: Una recessione si era già verificata nel
YE’ YE Y biennio 1990-91

411 412

103
La politica economica di Clinton e La politica economica di Clinton e
Greenspan Greenspan
 Il Governo statunitense ha dunque avviato una
 Per favorire il programma di Clinton  graduale riduzione del deficit pubblico
Intervento della Federal Reserve 1992 1994 1996 1998
Deficit in 4,5% 2,7% 1,4% -0,8%
 La Federal Reserve (Greenspan) si è
impegnata ad attuare una politica monetaria % sul Pil (T>G)
espansiva se il piano di riduzione del
disavanzo fosse stato approvato  La Federal Reserve ha accompagnato la prima
parte della manovra tagliando i tassi di interesse
1992 1993 1994
interesse 5,5% 3,7% 3,3%

413 414

La politica economica di Clinton e La politica economica nell’Unione


Greenspan Europea fra il 2001 ed il 2003
 Un secondo esempio del policy mix descritto è la
 Risultati ottenuti: politica attuata nell’Unione Europea nel periodo
 Disavanzo 2001-2003

 Crescita sostenuta  Dalla seconda metà del 2001 l’economia europea


(seppure favorita anche da altri fattori) evidenzia un forte rallentamento
1992 1993 1994 2000 2001 2002 2003
Crescita 2,7% 2,3% 3,4% crescita 3,5% 1,6% 0,9% 0,5%

415 416

104
La politica economica nell’Unione
Europea fra il 2001 ed il 2003
 Molti paesi europei presentavano conti pubblici in
difficoltà  Politica fiscale vincolata al controllo del deficit

 La politica monetaria è stata utilizzata in modo


espansivo 
Banca Centrale Europea ha ridotto i tassi dal 4,75% L’equivalenza ricardiana
(giugno 2001) al 2% (giugno 2003)

 Mix  politica fiscale per controllo del deficit e politica


monetaria espansiva

 Gli effetti sulla crescita sono stati solo parziali 


Accelerazione nel 2004 (+2%) ma nuovo rallentamento
nel 2005
417 418

L’equivalenza ricardiana L’equivalenza ricardiana

 Vincoli di lungo periodo sui conti pubblici


 Quali sono le implicazioni dei vincoli sui
conti pubblici per le scelte di consumo?  Effetti sulle decisioni di consumo
 In che misura l’efficacia della politica
fiscale è influenzata da tali vincoli?  Equivalenza ricardiana e efficacia della
politica fiscale

 Limiti dell’equivalenza ricardiana

419 420

105
Vincoli di lungo periodo sui conti pubblici Vincoli di lungo periodo sui conti pubblici

 Lezione 8   Lezione 8 

 Deficit pubblico  Emissione di titoli   Nel lungo periodo rischio di crisi finanziaria
Debito pubblico

 Debito  Spesa per interessi  Deficit  Disavanzo pubblico è insostenibile nel lungo periodo

 Circolo vizioso deficit-debito-deficit  Nel lungo periodo conti pubblici in pareggio 


Mediamente il disavanzo deve essere nullo
 Debito crescente  di anno in anno i privati
acquistano sempre più titoli di Stato

421 422

Vincoli di lungo periodo sui conti pubblici Vincoli di lungo periodo sui conti pubblici
 Disavanzo mediamente nullo nel lungo periodo 
somma delle entrate = somma delle uscite

 Vincolo intertemporale 
 spesa di oggi NON deve necessariamente essere
 Vincolo intertemporale  finanziata oggi
 si considera il valore attuale di entrate e uscite   spesa di oggi deve necessariamente essere
attualizzazione al tasso di interesse i finanziata oggi o in futuro
 lo Stato esiste per un tempo illimitato  si considera
un orizzonte infinito  Il vincolo è una formalizzazione delle conclusioni
della lezione precedente

423 424

106
Vincoli e decisioni di consumo Vincoli e decisioni di consumo

 Teoria economica recente   Finora abbiamo assunto che


Vincolo intertemporale sui conti pubblici influenza le
scelte di consumo C = C (Yd) = C0 + c1Yd

 Teoria del consumo diversa dalla teoria utilizzata  Consumo di oggi viene determinato sulla base del
finora reddito di oggi (“reddito corrente”) 

 Teoria alternativa del consumo 


 NB: Utilizzeremo tale diversa teoria solo nella lezione “Teoria del reddito permanente”
di oggi
 Le famiglie pianificano i propri consumi tenendo
conto dei redditi correnti e dei redditi futuri

425 426

Vincoli e decisioni di consumo Vincoli e decisioni di consumo

 Consumo di oggi viene determinato sulla base della  Manovra T senza modificare G
media dei redditi presente e futuri
(reddito medio = “reddito permanente”) 1) Reddito corrente (analisi delle lezioni precedenti):

C = C (Ydp)  T oggi Yd correnteC Y

 Vincolo intertemporale  in futuro T


dove Ydp reddito permanente
 T Yd futuri In futuro effetti restrittivi
 Confrontiamo gli effetti della politica fiscale nei due  T futuro non influenza Yd corrente  non cambia gli
casi (reddito corrente vs reddito permanente) effetti di oggi della manovra

427 428

107
Vincoli e decisioni di consumo Equivalenza ricardiana
2) Reddito permanente  La manovra fa aumentare il reddito corrente ma
riduce i redditi futuri 
 T oggi Yd corrente Y permanente (media di il reddito permanente è invariato 
reddito corrente e redditi futuri)  C Y il consumo non cambia

 Vincolo intertemporale  in futuro T  Conclusione: Con la teoria del reddito permanente 


Politica fiscale inefficace
 T   Yd futuri  Y permanente (media di reddito
corrente e redditi futuri)  C  Y
 Equivalenza ricardiana (David Ricardo nel 1800) 
Equivalenza di finanziamento corrente o futuro del
 L’effetto espansivo e quello restrittivo si compensano disavanzo pubblico
La manovra è inefficace (T oggi  Y invariato)

429 430

Limiti dell’equivalenza ricardiana Limiti dell’equivalenza ricardiana


 Equivalenza ricardiana: Politica fiscale inefficace se il
consumo dipende dal reddito permanente

 In realtà esistono diverse ragioni per cui ciò non è  Il vincolo implica che se oggi T dovrò in futuro
vero T

1) Orizzonte temporale delle famiglie diverso da quello  T futuro può essere molto lontano nel tempo
dello Stato (l’orizzonte temporale dello Stato è infinito)

 Rivediamo vincolo intertemporale dei conti pubblici  Gli individui non hanno un orizzonte temporale
infinito  T può verificarsi in un futuro lontano
fuori dal loro orizzonte temporale
431 432

108
Limiti dell’equivalenza ricardiana Limiti dell’equivalenza ricardiana
2) Immigrazione 3) Vincoli di liquidità

 Teoria del reddito permanente  Decisioni sulla base


 Argomento simile al precedente di redditi presenti e futuri

 T oggi e T in futuro  Se reddito corrente < redditi futuri 


E’ possibile che
consumo presente > reddito corrente 
 Immigrazione  Gli immigrati pagheranno parte di Prestito
T in futuro
 Il prestito viene restituito quando i redditi crescono
 Effetto netto per i residenti di oggi è positivo
 Ipotesi implicita: E’ sempre possibile ottenere prestiti

433 434

Limiti dell’equivalenza ricardiana Limiti dell’equivalenza ricardiana


 Nella realtà ciò non accade  4) Tassazione non in somma fissa
Spesso è impossibile ottenere denaro in prestito
 Nei nostri modelli assumiamo
 Se ciò accade è possibile consumare al massimo il
reddito corrente  Yd=Y-T
vincolo al consumo (vincolo di liquidità)
Tassa in somma fissa
 In presenza di vincoli di liquidità la politica economica
ritorna efficace  Nella realtà di norma

 T  Yd corrente  Yd=(1-t)Y


indebolisce il vincolo di liquidità 
permette C Tassa proporzionale al reddito
435 436

109
Limiti dell’equivalenza ricardiana Conclusioni

 Si può dimostrare che in questo caso l’equivalenza  In conclusione:


ricardiana non è verificata  L’equivalenza ricardiana suggerisce l’inefficacia della
politica fiscale
 Essa si verifica solo se vale la teoria del reddito
permanente
 Essa presenta alcune limitazioni rilevanti

437 438

Conclusioni

 Per queste ragioni la politica fiscale è di norma


efficace nel breve periodo Il mix di politica economica:
 La sua efficacia può essere parzialmente ridotta Esercizi numerici
rispetto a quanto sostenuto nelle lezioni precedenti
per gli effetti del reddito permanente

439 440

110
Riduzione del disavanzo senza
Introduzione
causare una recessione I
 Fino ad oggi esercizi su:
 politica fiscale: si muove la curva IS Consideriamo i dati di partenza:
 politica monetaria: si muove la curva LM C = 400 + 0,5·YD
oppure la curva MP I = 700 – 4000·i + 0,1·Y
G = 700
 Oggi esercizi sul “policy mix”
T = 200
MD = 0,5·Y − 7500·i
MS/P= 500

441 442

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione I causare una recessione I
a) Si calcoli l’equilibrio iniziale Per costruire l’equazione della curva IS:
b) Si assuma che il Governo aumenti il Z=C+I+G
livello della tassazione a 700 in modo da Sostituiamo C, I, G e T
riportare in pareggio il bilancio pubblico.
Quale variazione dell’offerta di moneta Z = 400 + 0,5·(Y – 200) + 700 + 0,1·Y
deve essere effettuata per mantenere il − 4000·i + 700 =
reddito di equilibrio al livello precedente,
dato il nuovo livello di tassazione? = 1700 + 0,6·Y – 4000·i

443 444

111
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione I causare una recessione I
Equilibrio mercato dei beni  Y=Z 2) Equazione curva LM

Y = 1700 + 0,6·Y – 4000·i MD = 0,5Y - 7500·i e MS/P= 500

Equilibrio mercati finanziari  MS/P=MD


Esprimiamo Y in funzione di i (Y=f(i))
500 = 0,5Y-7500·i

(1 – 0,6)·Y = 1700 – 4000·i Esprimiamo i in funzione di Y (i=g(Y))

Y = 4250 – 10000·i i = 0,5/7500 Y− 500/7500 = 0,5/7500 Y –


1/15
445 446

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione I causare una recessione I

Sostituiamo i dalla LM nella IS


3) Mettiamo a sistema le due equazioni YE = 4250 – 10000·[0,5/7500·YE − 1/15] =
= 4250 – 2/3·YE + 2000/3
IS  Y= 4250 – 10000·i
LM  i =(0,5/7500)·Y – 1/15 da cui
(1 + 2/3)·YE = 4250 + 2000/3
YE = 3/5·[4250 + 2000/3] = 14750/5 =
2950
447 448

112
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione I causare una recessione I

4)Sostituiamo YE nella LM
Equilibrio:
LM  iE = (0,5/7500)·YE − 1/15 YE = 2950
iE = 13%
Sostituendo YE

iE = (0,5/7500)·2950 – 1/15 = 0,13  13%

449 450

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione I causare una recessione I
Disavanzo G-T = 500 (G = 700 T = 200) Negli esercizi precedenti:
T, G, MS/P  dati
Obiettivo della manovra esaminata: YE, iE  incognite
Disavanzo G-T = 0 (T di 500  G = 700 e
T = 700) 
con YE’ = 2950 IS = f(Y,i)
LM = g(Y,i)

451 452

113
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione I causare una recessione I

Quindi: In questo caso:


YE,T , G dati (valori obiettivo)
2 equazioni e 2 incognite  Sistema MS/P, i  incognite

 YE, iE 
IS = f(i)
LM =g(MS/P,i)

453 454

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione I causare una recessione I
Curva IS
Ancora:
Y=Z=C+I+G
2 equazioni e 2 incognite  Sistema
Utilizzando le equazioni dell’esercizio
 MS/P,i YE = 400 + 0,5·(YE − T) + 700 + 0,1·Y − 4000·i + G

455 456

114
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione I causare una recessione I
Sostituendo i valori obiettivo di Y, G e T La curva LM è data da
otteniamo MS/P= 0,5·Y − 7500·i
2950 = 400 + 0,5·(2950 - 700)+ 700 +0,1·2950
− 4000·i + 700 Sostituendo il valore obiettivo di Y ed il valore di
i appena calcolato ottengo
Risolvendo per i ottengo
i = (3470 − 2950)/4000 = 0,0675 → 6,75% MS/P = 0,5·2950 − 7500·0,0675 = 968,75

457 458

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione I causare una recessione I
i MS/P
LM
LM’
Quindi, per ottenere G –T = 0
e YE = 2950 è necessario:
iE
 T  da 200 a 700 (aumento tasse) iE’
 M /P  da 500 a 968,75 ([Link] espans.)
S

IS’ IS

YE Y

459 460

115
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione II causare una recessione II
Consideriamo un’economia caratterizzata
dalle seguenti equazioni: a) Si calcoli l’equilibrio iniziale
b) Si assuma che il Governo aumenti il
 C = 400 + 0,5·YD livello della tassazione a 700 in modo da
riportare in pareggio il bilancio pubblico.
 I = 700 + 0,1·Y – 4000·i
Quale variazione del tasso di interesse di
 G = 700
riferimento deve essere effettuata per
 T = 500 mantenere il reddito di equilibrio al livello
 i = 2,5·ir precedente, dato il nuovo livello di
 ir = 2% tassazione?

461 462

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione II causare una recessione II

L’equilibrio iniziale può essere ottenuto La domanda aggregata è costituita dalla


somma di consumi,investimenti e spesa
tramite i passi seguenti: pubblica
 1) Determinare la curva IS imponendo Y =
Z=C+I+G
Z. Per comodità, esprimiamo Y=f(i) Sostituendo le equazioni ed i valori di C, I, G
 2) Determinare i sulla base della relazione e T otteniamo
i=g(ir) Z = 400 + 0,5·(Y − 500) + 700 + 0,1·Y −
 3) Sostituire i nella IS e determinare Y di 4000·i + 700 =
equilibrio
= 1550 + 0,6·Y – 4000·i
463 464

116
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione II causare una recessione II
Imponendo Y=Z e esprimendo Y in funzione Calcolando i sulla base della relazione con ir
di i (nella forma Y=f(i)) si ha abbiamo:

(1 – 0,6)∙Y = 1550 – 4000·i i= 2,5·ir = 2,5·0,02 = 0,05 = 5%

da cui Y = 1550/0,4 – 4000·i/0,4 = 3875 – Da cui:


10000·i Y = 3875 - 10000·i = 3375

465 466

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione II causare una recessione II
L’equilibrio (lo schema è sempre lo stesso) è
caratterizzato dai seguenti valori:  Gli obiettivi della manovra esaminata
sono:
YE = 3375
 1) Disavanzo G−Τ = 0 (tramite l’aumento di T)
iE = 5%  2) YE’ = 3375

Disavanzo = G−Τ = 700 − 500 = 200


(G = 700 e T=500)

467 468

117
Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione II causare una recessione II

I dati del problema sono i valori di Y, T e G Scriviamo la curva IS:


mentre le incognite sono i e ir. Y=Z=C+I+G

Esse vengono determinate tramite Utilizzando le equazioni dell’esercizio


l’equazione della curva IS (nella forma abbiamo
Y=f(i)) e l’equazione della curva MP (nella Y= Z = 400 + 0,5·(Y − 700) + 700 + 0,1·Y −
forma i=g(ir)). 4000·i + 700

469 470

Riduzione del disavanzo senza Riduzione del disavanzo senza


causare una recessione II causare una recessione II
La relazione fra i tassi
Sostituendo i valori obiettivo di Y, G e T
otteniamo: i = 2,5·ir
3375 = 400 + 0,5·(3375 − 700) + 700 + implica che
0,1·3375 − 4000·i + 700 ir =0,025/2,5 = 0,010 → 1%
Da cui 3375 = 3475 − 4000·i
Per annullare il disavanzo senza ridurre il
Risolvendo per i ottengo prodotto è necessario ridurre il tasso di
interesse di riferimento portandolo dal 2%
i = 0,025 = 2,5%
all’1%
471 472

118
Riduzione del disavanzo senza
causare una recessione II
i

Il mercato del lavoro


↓ir
iE MP

iE’ MP’
IS’ IS

YE Y

473 474

Il mercato del lavoro Il mercato del lavoro


 Come funziona il mercato del lavoro di  Revisione rapida del modello di domanda ed
un’economia? offerta di lavoro (Economia politica I)

 Perché alcuni lavoratori sono disoccupati?  Costruzione del modello WS-PS

 Da cosa dipende la dimensione della  Determinazione dell’equilibrio


disoccupazione?
 Analisi delle determinanti della disoccupazione

475 476

119
Premessa Domanda ed offerta di lavoro
 Mercato del lavoro  Analisi di medio periodo  E’ il modello più semplice per esaminare il mercato del
lavoro (Economia Politica I)
 In questa lezione esaminiamo il funzionamento
del mercato del lavoro e la determinazione della  Le imprese “domandano” lavoro 
disoccupazione La domanda di lavoro (DL) indica quanti lavoratori le
imprese vogliono assumere al salario di mercato(W) 
 Nelle prossime lezioni torneremo sul passaggio Più è alto il salario meno le imprese desiderano
da breve a medio periodo utilizzando parte dei assumere 
risultati ottenuti oggi DL è una funzione decrescente del salario

477 478

Domanda ed offerta di lavoro Domanda ed offerta di lavoro


 In equilibrio DL = OL
 I lavoratori “offrono” lavoro   Equilibrio  punto E
L’offerta di lavoro (OL) ci dice quanti lavoratori NE – numero di lavoratori impiegati
W E – salario di equilbrio
vogliono lavorare al salario di mercato 
Più è alto il salario più sono gli individui che W OL
vogliono lavorare 
OL è una funzione crescente del salario E
WE

DL
NE N° lavoratori
479 480

120
In equilibrio:

Domanda ed offerta di lavoro
 Siamo su DL  le imprese assumono il numero di
lavoratori che desiderano
 Siamo su OL  i lavoratori che desiderano lavorare  In realtà nelle economie c’è disoccupazione
sono assunti  non c’è disoccupazione
(circa 8,5% in UE e 6% in US)
W OL
 Per spiegare l’esistenza di disoccupazione 
E modello WS-PS

DL
NE N° lavoratori
481 482

Costruzione del modello WS-PS Costruzione del modello WS-PS


La determinazione dei salari
 Nel modello WS-PS :  La contrattazione dei salari è spiegata da teorie
 le imprese fissano i prezzi dei beni prodotti diverse
 lavoratori e imprese contrattano i salari
 Sintesi delle principali teorie 
Equazione di determinazione dei salari 
 Esaminiamo separatamente: Equazione “wage setting” (WS)
 la determinazione dei salari
W = PE F(u,z)
 la determinazione dei prezzi -+
dove W- salario, PE- prezzi attesi, u – disoccupazione,
z - variabili istituzionali del mercato del lavoro

483 484

121
Costruzione del modello WS-PS Costruzione del modello WS-PS
 Esaminiamo gli elementi dell’ equazione
b) Nell’equazione abbiamo PE anziché P
W = PE F(u,z)
 I salari sono fissati anticipatamente per un certo
tempo per cui i prezzi non sono noti con certezza 
a) W dipende da P
 Ai lavoratori non interessa quanto denaro ricevono  I salari dipendono dal livello “atteso” dei prezzi PE
ma quanti beni possono acquistare con il loro (NB: Rilevante per distinguere breve e medio periodo)
salario 
 Ai lavoratori interessa il salario “in proporzione” al
c)F(u,z)  W dipende negativamente da u
livello dei prezzi
 u Maggiore concorrenza fra i lavoratori 
potere contrattuale dei lavoratoriW

485 486

Costruzione del modello WS-PS Costruzione del modello WS-PS


d)F(u,z)  W dipende dalle variabili istituzionali z  Riprendiamo l’equazione WS  W = PE F(u,z)
(per convenzione positivamente)
Assumiamo per il momento che le “aspettative” sui
 Fra esse: prezzi siano corrette  PE = P
 Livello dei sussidi di disoccupazione
 Sussidi   Compenso richiesto per lavorare  In questo caso: WS  W = P F(u,z)
 Livello del salario minimo da cui
 W minimo  Richieste salariali di tutti i
lavoratori
 La grandezza W/P rappresenta il salario rispetto al
livello dei prezzi ed è chiamata “salario reale”

487 488

122
Costruzione del modello WS-PS Costruzione del modello WS-PS
 Disegniamo l’equazione in un diagramma
cartesiano (W/P, u) La determinazione dei prezzi
 F è decrescente in u la curva WS è decrescente
 Comportamento delle imprese  produzione
W/P
 Due semplificazioni principali:
 Un solo input  lavoro (N)
 Il livello del prodotto (Y) è pari al lavoro impiegato 
Y=N

WS  Ciò implica che il costo di produrre una unità di Y


è il costo di impiegare un lavoratore, che è pari al
u salario W

489 490

Costruzione del modello WS-PS Costruzione del modello WS-PS


 Assumiamo che le imprese fissino il prezzo di  Nel nostro caso il costo unitario è W per cui:
vendita sulla base del costo unitario seguendo la P = W(1+m)
regola:
 P = W(1+m) 
Prezzo = Costo unitario (1+m) dove 0<m<1
Equazione di determinazione dei prezzi 
dove m è il mark up
Equazione “price setting” (PS)
 NB: m è una % di ricarico sui costi  NB: La dimensione del mark up dipende dal grado di
Ad esempio se m =10% il prezzo è pari al costo concorrenza fra le imprese. In particolare:
aumentato del 10%   concorrenza fra le imprese   m
 Al limite in concorrenza perfetta avremmo m = 0 e
P=W

491 492

123
Costruzione del modello WS-PS Costruzione del modello WS-PS
 Disegniamo l’equazione PS in un diagramma
cartesiano (W/P, u)
 Riprendiamo l’equazione PS  P = W(1+m)  Nella PS il salario reale W/P non dipende da u 
la curva PS è una retta orizzontale
 Operando algebricamente otteniamo  W/P

PS

u
493 494

L’equilibrio del mercato del lavoro  Disegniamo le due curve


 In E siamo sia sulla WS che sulla PS 
E è l’equilibrio
 Abbiamo esaminato le due curve che  In E c’è disoccupazione  u = un
descrivono determinazione di salari (WS) e  un  tasso “naturale” di disoccupazione
W/P
prezzi (PS)

 Consideriamo ora le due curve


contemporaneamente disegnandole nello E
stesso grafico PS
WS

un u
495 496

124
Le determinanti della disoccupazione Le determinanti della disoccupazione
 Anche il livello di disoccupazione un dipende da tali
 Nel modello WS-PS il sistema presenta elementi
disoccupazione in equilibrio
 In particolare un è influenzato:
 dal grado di concorrenza fra le imprese
 Ciò avviene per due elementi del modello (assenti  dalle caratteristiche istituzionali del mercato del lavoro
nel modello di domanda ed offerta di lavoro):
 concorrenza non perfetta fra le imprese sul mercato  Per comprendere queste relazioni vediamo gli effetti
dei beni prodotti su un di:
 introduzione di un meccanismo di contrattazione dei  concorrenza
salari  modifiche della legislazione sul lavoro
( sussidi di disoccupazione)

497 498

 Partiamo dall’equilibrio E e concorrenza  Partiamo dall’equilibrio E e  sussidi


 concorrenza mark up m   nella PS    sussidi   z   F(u,z) nella WS 
PS verso il basso WS verso l’alto
 Effetti: EE’ e un  Effetti: EE’ e un

W/P W/P

E PS E E’ PS
E’ PS’ WS’
WS WS
un un ’ u un un ’ u
499 500

125
Le determinanti della disoccupazione
 I risultati ottenuti evidenziano che:
 concorrenza fra le imprese  un
 modifiche alla legislazione sul lavoro influenzano un Il passaggio dal breve al
(ad es. sussidi di disoccupazione  un)
medio periodo:
 La disoccupazione un dipende dai fattori il modello AD-AS
strutturali dell’economia (come funzionano i
mercati)  per questo motivo è chiamata
“disoccupazione naturale”

501 502

Il passaggio dal breve al medio Il passaggio dal breve al medio


periodo periodo

 Come si descrive il funzionamento di  Premessa: breve vs medio periodo


un’economia nel medio periodo?
 Costruzione della curva AS

 Cosa caratterizza l’equilibrio di medio periodo?  Costruzione della curva AD


 Equilibrio di breve e di medio periodo
 Cosa differenzia l’equilibrio di medio periodo
da quello di breve ?

503 504

126
Premessa: breve vs medio periodo Premessa: breve vs medio periodo
 Nella terza lezione abbiamo distinto diversi 2) Grado di correttezza delle aspettative
orizzonti temporali: breve, medio e lungo periodo
 Nella lezione precedente abbiamo introdotto le
aspettative dei lavoratori sui prezzi (curva WS)
 Cosa differenzia breve e medio periodo?
 In quale contesto le aspettative sono corrette?
1) Grado di flessibilità dei prezzi
 E’ plausibile assumere che:
 Breve periodo (IS - LM)  parzialmente flessibili  Nel breve periodo i lavoratori possono commettere
 Medio (e lungo) periodo  errori nel prevedere i prezzi (PE può essere  da P)
prezzi pienamente flessibili  Con il passare del tempo gli individui si accorgono
dell’errore 
 Prezzi flessibili   Gli individui correggono le aspettative 
Meccanismo di aggiustamento dei prezzi  Nel medio periodo la previsione è sempre corretta
(PE = P)
505 506

Premessa: breve vs medio periodo Premessa: breve vs medio periodo


 Ad esempio:  Nell’equilibrio del mercato del lavoro nel
 E’ possibile che nel breve periodo i lavoratori modello WS – PS abbiamo assunto P=PE
sottostimino i prezzi (PE<P)
 Sotto tale ipotesi u=un
 Con il passare del tempo i lavoratori si accorgono
che PE è troppo basso PE un - disoccupazione naturale
 Nel medio periodo le aspettative vengono corrette  L’ipotesi P=PE è corretta nel medio periodo 
un è la disoccupazione di medio periodo

 La definizione di disoccupazione ci dice che:

507 508

127
Premessa: breve vs medio periodo Premessa: breve vs medio periodo
 Disoccupati = Forze di Lavoro - Occupati  Consideriamo il passaggio dal breve al medio
periodo Aggiustamento dei prezzi 
U =L-N
Regola con cui le imprese fissano i prezzi e
e quindi determinazione dei costi di produzione 
Modello WS – PS ed analisi del mercato del lavoro

 Infine, per l’assunzione Y=N, abbiamo  Passaggio dal breve al medio periodo
 Equil. mercato dei beni + Equil. mercati finanziari +
 Quando P=PE abbiamo u=un  Equil. mercato del lavoro

dove Yn – livello naturale di produzione  Modello AD - AS


Offerta aggregata (Aggregate Supply)  AS
PE=P  u=un  Y=Yn Domanda aggregata(Aggregate Demand)AD
509 510

Costruzione della curva AS Costruzione della curva AS


 Curva AS  equilibrio del mercato del lavoro  Sappiamo dall’analisi precedente che

 Mercato del lavoro  Sostituendo in P = PE (1+m) F(u,z) 


 WS  W = PE F(u,z)
P= PE (1+m) F( , z) 
 PS  P = W(1+m)  =W - +
Equazione dell’offerta aggregata (AS)
 Equilibrio del mercato del lavoro 
WS e PS verificate contemporaneamente   L’equazione evidenzia una relazione crescente
 Sostituendo PS in WS  = PE F(u,z) fra P e Y 
da cui Y    F( , z)  P
P= PE (1+ m) F(u,z)
511 512

128
Costruzione della curva AS P
 Spiegazione economica (mercato del lavoro): AS
 Y 
 Occupazione N 
 u 
  Potere contrattuale dei lavoratori 
  W  (via mark up)
 P
Y
 La relazione fra P e Y è crescente 
l’equazione di offerta aggregata è una curva  Curva AS  Equilibrio mercato del lavoro
crescente in un diagramma cartesiano (Y,P)  NB: La curva non è necessariamente una retta

513 514

Cosa accade se variano i prezzi attesi?


Costruzione della curva AD
AS  P = PE (1+m) F( , z)  La curva AD rappresenta l’equilibrio del
PE   P  curva AS verso l’alto mercato dei beni e dei mercati finanziari
AS’  Consideriamo il modello IS - LM
P AS IS  Y= C(Y-T) + I(Y,i) + G
LM MS/P = YL(i)
i LM

IS
Y
Y
515 516

129
 Finora abbiamo considerato il modello a P fissi
 Cosa accade se variano i prezzi? Relazione decrescente fra Y e P Curva decrescente
 P  compare nella curva LM in un diagramma cartesiano (Y,P)  Curva AD
 PMS/P  analogo a MS LM verso sinistra P
 Effetti: E→E’ YE→YE’  Y
 In equilibrio PY
i LM’
LM

E’ AD
E
IS Y
 Curva AD  Equilibrio del mercato dei beni e dei
mercati finanziari
YE ’ YE Y  NB: La curva non è necessariamente una retta
517 518

Cosa accade quando variano Ms/P, G e T ? Un effetto analogo si ottiene se G


a)Ms/P (politica monetaria espansiva)  b)G IS verso destra Y
LM verso destra  Y
Y avviene per ogni livello di P AD verso destra Y avviene per ogni livello di P AD verso destra
P P

AD’ AD’

AD AD

Y Y

519 520

130
c)T IS verso sinistra  Y dato P  Costruzione della curva AD
Y avviene per ogni livello di P AD verso sinistra
 I risultati precedenti indicano che nell’equilibrio del
mercato dei beni e dei mercati finanziari Y è:
P
 una funzione crescente di
 una funzione crescente di G
 una funzione decrescente di T

AD  Abbiamo quindi
Curva AD Y=Y( , G, T)
AD’
+ + -
Y

521 522

Determinazione dell’equilibrio Determinazione dell’equilibrio


 Nel punto di equilibrio AS e AD sono verificate Nel punto A:
contemporaneamente  Siamo sulla AS  mercato del lavoro in equilibrio
 Graficamente  Intersezione di AD e AS  Siamo sulla AD  mercato dei beni e mercati
 Equilibrio del sistema  punto A Y=YA e P=PA finanziari in equilibrio
P P
AS AS

A A
PA PA

AD AD

YA Y YA Y
523 524

131
Determinazione dell’equilibrio  Nel breve periodo  PE può essere  da P
 Ad esempio PE<P  YA>Yn
 Il punto A può rappresentare sia l’equilibrio di breve che
di medio periodo a seconda delle assunzioni su PE P
AS
 La posizione di A, infatti, dipende dalla posizione della
curva AS e quindi da PE
In particolare: A
 Medio periodo PE=P  u=un  Y=Yn
Nell’ equilibrio di medio periodo Y è sempre pari a Yn
 Breve periodo PE può essere  da P  YYn
Tre casi: AD
 PE=P  Y=Yn
 PE>P Y<Yn
 PE<P  Y>Yn Yn YA Y

525 526

 Come si passa dall’equilibrio di breve A


 Nel medio periodo  PE=P e Y=Yn  all’equilibrio di medio periodo?
L’intersezione di AS e AD avviene sempre  Con il passare del tempo le aspettative vengono
lungo la retta Y=Yn corrette (PE) e la curva AS si sposta finché Y =Yn
P P
AS AS

A A

AD AD

Yn YA Y Yn YA Y

527 528

132
 Aggiustamento  graduale spostamento della AS
 L’aggiustamento verrà esaminato nella prossima
lezione

P AS Gli shock di domanda:


l’aumento dell’offerta di
A
moneta e la riduzione del
disavanzo pubblico
AD

Yn YA Y

529 530

Gli shock di domanda Gli shock di domanda


 Come avviene il passaggio dal breve al medio
periodo?  Transizione da breve a medio periodo

 Cosa accade nel medio periodo quando si  Effetti di un aumento dell’offerta di moneta
aumenta l’offerta di moneta?
 Effetti di una riduzione del disavanzo
pubblico
 Cosa accade nel medio periodo quando si
riduce il disavanzo pubblico?  Effetti degli shock di domanda

 Quali sono gli effetti degli shock di domanda?

531 532

133
La transizione da breve a medio periodo La transizione da breve a medio periodo
P P
AS AS

A A
PA PA

AD AD

YA =Yn Y Yn YA Y

 Il punto A può essere sia l’equilibrio di breve che di  Nel breve periodo  PE può essere  da P
medio periodo a seconda delle assunzioni su PE  Ad esempio PE<P  YA>Yn
 Medio periodo PE=P  u=un  Y=Yn  Come si passa dall’equilibrio di breve periodo A
all’equilibrio di medio periodo?

533 534

La transizione da breve a medio periodo La transizione da breve a medio periodo


P
AS  Gli individui sottostimano i prezzi 
gli individui hanno aspettative errate sui
A prezzi
PA

 Con il passare del tempo i lavoratori si


AD
accorgono che PE è troppo basso 
Yn YA Y le aspettative vengono corrette  PE

 E' plausibile che l'economia rimanga nell'equilibrio A?  AS dipende parametricamente da PE 


 In A (equilibrio di breve periodo)  Se PE la curva AS si sposta verso l’alto
Y>Yn  P>PE  gli individui sottostimano i prezzi

535 536

134
 PE A→A’
 PE AS verso l’alto
 A’ è l’equilbrio finale del sistema?
 In A’  Y>Yn e P>PE  PE prosegue
AS’ AS’
P P
AS AS

A’ A’
PA’ A PA’ A
PA PA

AD AD

Yn YA’ YA Yn YA’ YA

 Nuovo equilibrio A’ 
Y (da YA a YA’) P (da PA a PA’)

537 538

 PE AS nuovamente verso l’alto


Y è ancora > Yn  nuovo PE

 L’aggiustamento prosegue fino a che Y=Yn  PE=P La transizione da breve a medio periodo
AS’’
 Quando Y=Yn (punto A’’) l’aggiustamento si
AS’ interrompe
P
AS
A’’  Nel medio periodo l’intersezione di AS e AD avviene
sempre lungo la retta Y=Yn
PA’ A’
A
PA Conclusioni:
 Finche P>PE gli agenti adeguano le aspettative:
PE P e Y
AD
 L’aggiustamento si ferma quando Y=Yn e P=PE
Yn YA’ YA  Punto A’’  equilibrio di medio periodo del sistema

 In A’’  Y=Yn  PE=P  le aspettative non


devono più essere modificate  la AS si ferma  La dinamica è opposta se nell’equilibrio di breveY<Yn

539 540

135
Gli shock di domanda Politica monetaria espansiva
1) Politica monetaria espansiva ( MS)
 Utilizzando il modello AD-AS esaminiamo:
 Politica monetaria espansiva  Assumiamo Y = Yn
 Riduzione del disavanzo pubblico  La Banca Centrale aumenta MS

 I due casi sono esempi di “shock di  MS è una componente della AD:


domanda”
 MSDomanda aggregataAD verso destra

541 542

MSDomanda aggregataAD verso destra



Politica monetaria espansiva
 ADAD’  Equilibrio  AA’ 
Y (da YA a YA’) P (da PA a PA’)  Aspettative errate  aggiustamento delle
 Effetti di breve periodo  Y e P aspettative (descritto in precedenza)  PE
 E' plausibile che l'economia rimanga in A’?
 In A’ Y>Yn  P>PE  aspettative errate  PE  AS verso l’alto
P
AS
PA’ A’  L’aggiustamento prosegue finché Y>Yn 
PA A AS verso l’alto finché Y>Yn

AD AD’  Quando Y=Yn PE=P  l’aggiustamento si


YA=Yn YA’ Y interrompe  Equilibrio di medio periodo
543 544

136
 Dopo MS siamo in A’ Politica monetaria espansiva
 AS verso l’alto finché Y>Yn AS’’  Effetti complessivi della manovra
 breve periodo Y P
P  transizione Y P
AS
 medio periodo Y=, P
PA’’  Nel medio periodo Y non cambia. E’ cambiata la
A’ composizione della domanda (Z=C+I+G) ?
PA’  Z non è cambiata (in equilibrio Y=Z)
 C non è cambiato (Y e T non sono cambiati)
PA  G non è cambiato (esogeno)
AD’
AD  Perciò nemmeno I è cambiato
YA’’= Yn YA’ Y
 Nel medio periodo la moneta non ha effetti sulle
 Durante la transizione Y P variabili reali ma solo sul livello dei prezzi 
 Nel medio periodo YA’’ =Yn=YA PA’’ >PA “neutralità” di medio periodo della moneta

545 546

Politica monetaria espansiva Riduzione del disavanzo pubblico


 Una politica monetaria espansiva aumenta la 2) Riduzione del disavanzo pubblico (G ,T)
produzione nel breve periodo
permettere di uscire da una recessione (Y)
 Assumiamo Y = Yn
 Nel medio periodo la politica monetaria è neutrale  Il governo riduce G
La politica monetaria non può essere utilizzata per
promuovere incrementi permanenti del prodotto  G è una componente della AD:

 G  Domanda aggregata  AD verso sinistra

547 548

137
  G  AD verso sinistra
 PE  AS verso il basso
 Equilbrio AA’  Y (da YA a YA’) P (da PA a PA’)
 In A’ Y<Yn  P<PE  PE  inizia la transizione  Quando Y=Yn l’aggiustamento si interrompe

P P
AS
AS
AS’’
A A
PA PA
PA’ A’ PA’ A’
PA’’
A’’
AD AD
AD’ AD’
YA’ Yn Y YA’ Yn=YA’’ Y

549 550

 Durante la transizione  Y P Riduzione del disavanzo pubblico


 Nel medio periodo YA’’ =Yn=YA PA’’ <PA  Effetti complessivi della manovra
P  breve periodo Y P
AS
 transizione  Y P
AS’’  medio periodo Y= P
A
PA
 E’ cambiata la composizione della domanda
PA’ A’ (Z=C+I+G) ?
PA’’
A’’  Z non è cambiata (in equilibrio Y=Z)
AD  C non è cambiato (Y e T non sono cambiati)
AD’  G è cambiato (il Governo lo ha ridotto)
YA’ Yn=YA’’ Y  Perciò I è aumentato

551 552

138
Riduzione del disavanzo pubblico Effetti degli shock di domanda
 Nel breve periodo una riduzione del disavanzo  I casi esaminati sono shock di domanda
pubblico provoca una recessione  Shock di domanda  Variazioni nei valori delle
variabili che influenzano la domanda aggregata
 L’effetto è solo temporaneo Nel medio periodo
la produzione torna al livello precedente  Shock di domanda:
 Variazioni spesa pubblica e tassazione
 Nel breve periodo una riduzione del disavanzo  Variazioni offerta moneta (e tasso di riferimento)
pubblico ha un effetto ambiguo sugli investimenti
(lezione 8)  Variazioni dei consumi autonomi (gusti, fiducia
consumatori)
 Nel medio periodo l’effetto sugli investimenti è  Variazioni degli investimenti (fiducia delle imprese)
certamente positivo

553 554

Effetti degli shock di domanda Effetti degli shock di domanda


 Gli shock di domanda agiscono sulla AD  Gli shock di domanda generano nel breve periodo
 Shock positivi (MS, G, C0, I0)  AD a destra effetti su prezzi e produzione nella medesima
 Shock negativi ( MS,  G,  C0, I0)  AD a sinistra direzione (P Y o P Y)
P AS
 Inoltre abbiamo visto che nel medio periodo:
 In tutti i casi Yn non cambia 
Gli shock di domanda non influenzano la
produzione di medio periodo
AD’
 In tutti i casi P cambia  Gli shock di domanda
AD influenzano i prezzi nel medio periodo
 Gli shock di domanda possono modificare la
Y composizione della domanda nel medio periodo

555 556

139
Gli effetti di un aumento del prezzo
del petrolio e il ciclo economico
Gli effetti di un aumento  Quali sono gli effetti di un aumento del
del prezzo del petrolio prezzo del petrolio nel breve e nel medio
periodo?
Il ciclo economico
 Quali sono gli effetti di shock di offerta?

 Da cosa è causato il “ciclo economico”?

557 558

Gli effetti di un aumento del prezzo Dinamica del prezzo del petrolio nel periodo 1947-2009
del petrolio e il ciclo economico

 Dinamica del prezzo del petrolio


 Effetti di un aumento del prezzo del
petrolio nel breve periodo e nel medio
periodo
 Il ciclo economico

559 560

140
 Prezzo stabile anni ’50 e ’60 (modesta riduzione)  Forte aumento fra il 2000 e il 2008
 Forte aumento negli anni ’70  Calo dalla seconda metà 2008
 Riduzione dagli anni ’80 ma parziale volatilità

561 562

 Spiegazione - Anni 60-90:  Spiegazione - Anni 90-oggi:


 Eventi bellici  Crescita della domanda mondiale (Cina, India,…)
 Funzionamento dell’OPEC  Recessione globale

563 564

141
Aumento del prezzo del petrolio Aumento del prezzo del petrolio
 Spiegazione:
 Esaminiamo l’effetto di P petrolio
Regola di determinazione dei prezzi 
P = Costo unitario di produzione  (1+m)
 Problema analitico
Funzione di produzione Y=N 
Il lavoro è l’unico input e non si usa il petrolio  Se esistono diversi input (ad es. lavoro e
petrolio) il costo unitario di produzione
 Soluzione possibile  Introdurre diversi input
dipende dal costo di tutti tali input
Soluzione utilizzata 
Lavoro come unico input e mark up (m)   prezzo del petrolio a parità di W 
 costi di produzione a parità di W 
P a parità di W
565 566

Aumento del prezzo del petrolio


Aumento del prezzo del petrolio
m  Due conseguenze immediate
a)  m  Curva PS verso il basso
 In presenza del solo input lavoro abbiamo
 m un Yn
P=W(1+m) W/P

 In questo contesto P a parità di W viene


ottenuto m 
m genera effetti analoghi a prezzo del E
petrolio PS
E’ PS’
 Per questa ragione studiamo  prezzo del
WS
petrolio come m
un un ’ u

567 568

142
Assumiamo di essere in equilibrio in cui Y=Yn b) m Curva AS  P= PE (1+ m) F( ,z )
 m  Yn  m AS verso l’alto
Yn  YnYn’ Equilibrio di breve periodo AA’ Y e P
P P AS’
AS AS
A’
A PA’ A
PA PA

AD AD

Yn’ YA=Yn Y Yn’ YA’ YA=Yn Y

569 570

Aumento del prezzo del petrolio Aumento del prezzo del petrolio
 Analizziamo ora la transizione e l’equilibrio di
medio periodo
 Gli effetti di breve periodo dell’aumento del  Nel nuovo equilibrio A’ abbiamo Y >Yn’
prezzo del petrolio sono dunque: la produzione è maggiore rispetto al nuovo livello
 produzione naturale 
le aspettative sui prezzi sono errate  P>PE
 prezzi
 P>PE 
aggiustamento delle aspettative
 Il livello della produzione naturale si è ridotto (esaminato nella lezione precedente) 
(YnYn’) PEAS verso l’alto
 Lo spostamento verso l’alto prosegue fino a che Y
raggiunge Yn (e PE raggiunge P)

571 572

143
Partiamo dall’equilibrio A’
PE  La curva AS si sposta gradualmente verso l’alto In A’’  Y=Yn’ e P=PE l’aggiustamento termina
Punto A’’ Equilibrio di medio periodo
L’aggiustamento prosegue finché Y >Yn’ e P>PE In A’’ YA’’<YA e PA’’ >PA

A’’ AS’ P A’’ AS’


P AS AS
PA’’
PA’ A’ PA’ A’
A A
PA PA

AD AD

Yn’ YA’ YA=Yn Y YA’’= Yn’ YA’ YA=Yn Y

573 574

Aumento del prezzo del petrolio Aumento del prezzo del petrolio
 Un aumento del prezzo del petrolio causa una
 Sia durante la transizione che nel medio riduzione della produzione accompagnata da un
periodo un aumento del prezzo del petrolio aumento del livello dei prezzi
causa:
 Ad esempio: nel 1974 il P del petrolio è aumentato
 produzione di oltre il 50%. Effetti:
 prezzi
1973 1974 1975
US crescita 5,2% -0,6% -0,8%
inflazione 6,4% 8,7% 9,6%

 Questo fenomeno è stato chiamato stagflazione


(inflazione + stagnazione)

575 576

144
Effetti degli shock di offerta Effetti degli shock di offerta
 Shock negativi (P materie prime, m, z)  AS a
 Aumento del prezzo del petrolio  shock di offerta
sinistra
 Shock positivi (P materie prime, m, z,
 Shock di offerta  Variazioni nei valori delle miglioramenti della tecnologia)  AS a destra
variabili che influenzano la produzione P AS’

 Shock di offerta:
AS
 Variazioni prezzo input (materie prime, petrolio)
 Variazioni delle variabili istituzionali del mercato
del lavoro (salario minimo, sussidi, livello di
protezione)
AD
 Modifiche della tecnologia produttiva
 Variazioni del mark up Y

577 578

Effetti degli shock di offerta Effetti degli shock di offerta


 Confrontando le conclusioni di oggi con quelle
 Shock di offerta modificano il livello naturale della
della lezione 17:
produzione  Effetti di medio periodo
 Shock negativi Yn 1) Gli shock di domanda generano nel breve periodo
 Shock positivi Yn effetti su prezzi e produzione nella medesima
direzione (P Y o P Y)
P
2) Gli shock di offerta generano nel breve periodo
effetti su prezzi e produzione in direzioni opposte
(P Y o P Y)
3) Gli shock di domanda non hanno effetti sulla
produzione di medio periodo

Yn’ Yn Y
4) Gli shock di offerta modificano la produzione di
medio periodo
579 580

145
Il ciclo economico Il ciclo economico
 Nella seconda lezione abbiamo visto come la
 Le fluttuazioni sono spiegate dai meccanismi descritti
dinamica del Pil sia caratterizzata da fluttuazioni
nelle applicazioni del modello AD-AS
intorno alla tendenza di lungo periodo
 Esempio Pil italiano nel periodo 1970-2004  L’origine delle fluttuazioni è la seguente:
 L’economia è colpita continuamente da shock di
domanda e di offerta
 Ciascuno shock tende ad allontanare l’economia
dall’equilibrio di medio periodo
(Y si allontana da Yn)
 I meccanismi di aggiustamento tendono a riportare
l’economia verso l’equilibrio di medio periodo
(Y va verso Yn)

581 582

Il ciclo economico Il ciclo economico


 Gli shock si susseguono ed i loro effetti si sommano
 La somma delle forze che avvicinano Y a Yn e che  Riguardo all’evoluzione del Pil abbiamo quindi
allontanano Y da Yn fanno sì che Y fluttui intorno a Yn spiegato:
 Questo meccanismo è all’origine del ciclo economico  Variazioni nella crescita annua (lezione 4)
 Ciclo economico
Y
 Rimane da spiegare la tendenza crescente di lungo
periodo
Yn

583 584

146
La curva di Phillips

 Da cosa è influenzata la dinamica dei


prezzi?
La curva di Phillips
 Esiste una relazione fra l’inflazione e il
livello della disoccupazione?

585 586

La curva di Phillips Premessa


 Nella lezione 2 abbiamo visto che:
 La relazione fra inflazione e Tasso di inflazione (p) – Tasso di crescita nel
disoccupazione: la curva di Phillips tempo del livello generale dei prezzi

 Diverse formulazioni della curva di Phillips


 Analisi di medio periodo  Dinamica dei prezzi
+ Mercato del lavoro
 Curva di Phillips e tasso naturale di
disoccupazione  La dinamica dei prezzi (inflazione) è legata
all’andamento del mercato del lavoro
(disoccupazione)  Curva di Phillips (CP)

587 588

147
Costruzione della curva di Phillips Costruzione della curva di Phillips
 La CP esamina l’inflazione  determinazione  Forma generale della Curva di Phillips ottenuta
dei prezzi già esaminata nella curva AS dalla AS 

 Utilizziamo una forma lineare per F(u,z)  pt – inflazione al tempo t 

 ptE – inflazione attesa al tempo t 


a- parametro che misura l’effetto (negativo)
della disoccupazione sui salari
 m - mark up
 z- variabili istituzionali
 In questo caso AS 
 ut – disoccupazione al tempo t
 Da questa espressione con diversi calcoli si
ottiene CP
589 590

Costruzione della curva di Phillips Costruzione della curva di Phillips


 CP   CP 

 La curva di Phillips evidenzia che : 2) m (o z) pt

  m   salario reale   richieste salariali


1)  ptE  pt   Richieste salariali  Pt  (Dato Pt-1) pt

  ptE   salario reale atteso   richieste salariali 3) ut pt


  Richieste salariali Pt  (Dato Pt-1) pt   ut   Potere contrattuale dei lavoratori 
 richieste salariali
  Richieste salariali  Pt  (Dato Pt-1) pt

591 592

148
Curva di Phillips e aspettative
Costruzione della curva di Phillips
 La curva di Phillips ha forme diverse al variare di ptE
 CP 
 Due casi di maggiore interesse:
4) Riscrivendola come:

1) ptE = 0

 La curva di Phillips evidenzia anche la relazione  Gli individui si attendono sempre una inflazione nulla
negativa fra “l’inflazione inattesa” (“surprise ossia che i prezzi rimangano costanti (Pt=PtE)
inflation”) (pt - ptE ) e disoccupazione
 In questo caso CP 

 L’inflazione coincide con la ”surpise inflation”

593 594

Curva di Phillips e aspettative Curva di Phillips e aspettative


 Inflazione e disoccupazione Stati Uniti 1900-1960
 Nella formulazione precedente Curva di Phillips 
Relazione che esamina il legame fra “inflazione” e
“disoccupazione”

 In effetti Phillips 1958 


Grafico coppie di valori di inflazione e
disoccupazione nel Regno Unito nel periodo
1861- 1957 Relazione negativa

 Samuelson e Solow  Grafico analogo negli Stati


Uniti gli anni dal 1900 al 1960 
Conclusioni analoghe (escludendo la “Grande
 Curva di Phillips  Relazione negativa fra p e u
Depressione” (1931-39) )

595 596

149
Curva di Phillips e aspettative Curva di Phillips e aspettative
 In particolare, forma utilizzata da Phillips, Samuelson  Spiegazione:
e Solow  l’ipotesi ptE = 0 da cui deriva la formulazione
Relazione esistente negli anni ’50 e ’60 precedente è verificata negli anni ’50 e ‘60
 Negli anni ’50 e ‘60 l’inflazione era
mediamente molto bassa 
Gli agenti si attendevano prezzi più o meno
costanti 

597 598

Curva di Phillips e aspettative Curva di Phillips e aspettative


 Negli anni ’70 viene meno la relazione stabile fra b) Caratteristiche dell’inflazione negli anni ’70:
pt e ut
 pt > 0
 Persistenza (pt dipende da pt-1)
 Due ragioni principali:

a)Shock petroliferi  In questo contesto gli individui non si attendono


 Negli anni ’70 forti P del petrolio 
un’inflazione nulla ma una inflazione positiva e
lezione 18 P come m legata a quella del periodo precedente

 CP 
 m  La relazione fra pt e ut cambia

599 600

150
Curva di Phillips e aspettative
Curva di Phillips e aspettative
 Con abbiamo
 Da a) + b) deriva una nuova formulazione delle
aspettative sull’inflazione da cui

2) con

 In questo caso  Relazione decrescente fra


la variazione dell’inflazione ( ) e la
 Per cui disoccupazione
 anni ’50 e’60 
 Se la disoccupazione si riduce la variazione
 anni ’70  , al limite dell’inflazione aumenta (l’inflazione accelera)

601 602

Curva di Phillips e aspettative


Curva di Phillips e aspettative
 Variazione dell’inflazione e disoccupazione negli
anni ’70 e ‘80
 Spiegazione:
Gli agenti si attendono un’inflazione pari a quella
del periodo precedente
La “surprise inflation” è la variazione
dell’inflazione

 La nuova formulazione descrive correttamente


la situazione degli anni ‘70

603 604

151
Curva di Phillips e tasso naturale di Curva di Phillips e tasso naturale di
disoccupazione disoccupazione
 Dalla formulazione  Poiché conosciamo i prezzi passati (Pt-1) avere
aspettative corrette su Pt implica avere aspettative
corrette su pt

possiamo ottenerne una seconda legata al tasso di 


disoccupazione naturale
 Quindi ponendo 
 Capitolo 6  Il tasso di disoccupazione naturale è
quel tasso che caratterizza l’economia quando le  Data la CP
aspettative sui pezzi sono corrette
  Con abbiamo

605 606

Curva di Phillips e tasso naturale di Curva di Phillips e tasso naturale di


disoccupazione disoccupazione
 Inoltre 
 Abbiamo 
Il tasso naturale di disoccupazione dipende da m e da
z  Risultato in linea con l’analisi del capitolo 6
 Assumendo e sostituendo questo risultato in
otteniamo
 In particolare:
 m  un
 z  un da cui

 Conclusioni analoghe all’analisi grafica del capitolo 6


 Seconda formulazione della Curva Phillips
(equivalente alla prima)

607 608

152
Curva di Phillips e tasso naturale di Curva di Phillips e tasso naturale di
disoccupazione disoccupazione
1) L’ inflazione è costante quando la disoccupazione
è al tasso naturale
 Cosa evidenzia la seconda formulazione?
 Inflazione costante

 Esiste una relazione negativa fra Data ciò implica


 la variazione dell’inflazione
 la distanza della disoccupazione dal tasso
naturale
ossia
 Tale relazione ha due implicazioni

609 610

Curva di Phillips e tasso naturale di


disoccupazione
 Se si mantiene ut = un l’inflazione rimane costante
(pt = pt-1) 
Per questo un è chiamato anche NAIRU
Lezione 21
(Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment) Applicazione: Curva di Phillips
e politica economica
2) Agire su p o su u ha effetti anche sull’altra
grandezza Istituzioni di Economia Politica II
implicazioni di politica economica 
Mario Menegatti
prossima lezione

611 612

153
Inflazione e disoccupazione: Inflazione e disoccupazione:
Applicazioni Applicazioni

 Cosa implica il trade off fra inflazione e


 Il trade off inflazione-disoccupazione
disoccupazione?
 Esercizi numerici
 Cosa accade se si mantiene la
disoccupazione al di sotto del livello
naturale?

 Cosa accade quando si riduce


l’inflazione?

613 614

Il trade off inflazione-disoccupazione


Il trade off inflazione-disoccupazione
 Nella lezione 19 abbiamo esaminato la curva di
Phillips

 Mostra una relazione negativa fra


 Assumendo abbiamo
 la variazione dell’inflazione
 la distanza della disoccupazione dal tasso
naturale

 Dopo alcuni passaggi algebrici formulazione


alternativa  Tale relazione ha importanti implicazioni per la
politica economica

615 616

154
Il trade off inflazione-disoccupazione Il trade off inflazione-disoccupazione
1) Disoccupazione inferiore a un
 Relazione fra variazione dell’inflazione e distanza fra
disoccupazione e disoccupazione naturale   Supponiamo che inizialmente ut=un e che le autorità
Esistenza di un “trade off ” (effetto di sostituzione) fra di politica economica vogliano ottenere ut<un
l’obiettivo inflazionistico e l’obiettivo occupazionale
 CP 
 In particolare due casi rilevanti in cui la autorità di
politica economica vogliono:   
 Mantenere la disoccupazione sotto il livello naturale
 Ridurre l’inflazione  Se si vuole mantenere la disoccupazione al di sotto
del livello naturale si deve sopportare una inflazione
crescente

617 618

Il trade off inflazione-disoccupazione Curva di Phillips: Esercizi numerici


2) Riduzione dell’inflazione  Trade off fra inflazione e disoccupazione:
 Mantenere ut al di sotto di un 
 Assumiamo che pt sia elevata e che le autorità di Costo in termini di pt (pt crescente)
politica economica vogliano ridurla  Ridurre pt 

 CP  Costo in termini di ut (ut>un)

  
 Miglioramento per un obiettivo implica un costo per
 l’altro

 Se voglio ridurre l’inflazione (disinflazione) debbo  Vediamo alcuni esercizi numerici


sopportare una disoccupazione superiore al tasso
naturale

619 620

155
Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici
 Assumiamo che un’economia si caratterizzata dalla a) Quale è il valore della disoccupazione naturale un?
curva di Phillips
 Per calcolare un partiamo dalla curva di Phillips

 Al tempo t-1 abbiamo:  Sappiamo che ut=un se pt=ptE ossia se pt=pt-1



 Imponendo pt=pt-1 otteniamo


 Tre domande:
a) Calcolo di un  Dato questo risultato otteniamo la seconda
b) Ridurre immediatamente pt al valore desiderato formulazione della curva di Phillips
c) Ridurre gradualmente pt 
621 622

Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici


b) Ridurre l’inflazione al valore desiderato  Abbiamo quindi
 L’inflazione è in t-1 al 4%. Le autorità di politica
economica vogliono portarla a 0. Le autorità
decidono di ridurre l’inflazione del 4% al tempo t
(strategia della “doccia fredda”)

Cosa accade alla disoccupazione?


 Tempo t+1
 Tempo t

 Sappiamo che:  Sappiamo che:


 pt-1 = 4%  pt = 0
 pt = 0  pt+1 = 0
623 624

156
Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici
 Poiché pt = pt+1 sappiamo che ut+1=un=6%  Tempo t

 Il costo di ridurre l’inflazione è un periodo di


aumento della disoccupazione dal 6% al 7,3%  Sappiamo che:
 pt-1 = 4%
 pt = 2%

c) Ridurre gradualmente l’inflazione  Abbiamo quindi:

 L’inflazione è in t-1 al 4%. Le autorità di politica


economica vogliono portarla a 0. Le autorità
decidono di ridurre l’inflazione del 2% al tempo t e
del 2% al tempo t+1.

625 626

Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici


 Tempo t+1  Tempo t+2

 Sappiamo che:  Sappiamo che:


 pt = 2%  pt+1 = 0
 pt+1 = 0  pt+2 = 0

 Abbiamo quindi:  Poiché pt+1 = pt+2 sappiamo che ut+2=un=6%

 Il costo di ridurre l’inflazione è un aumento della


disoccupazione dal 6% al 6,66% per due periodi

627 628

157
Curva di Phillips: Esercizi numerici  Il costo in termini di disoccupazione è quindi il
 Confrontando le due strategie notiamo che: seguente (doccia fredda- linea continua, gradualità-
linea tratteggiata)
 riduzione immediata o doccia fredda (4% in t) 
aumento della disoccupazione al 7,33% per un
periodo
 riduzione graduale ( 2% in t e  2% in t+1) 
aumento della disoccupazione al 6,66% per due
periodi

 Nel secondo caso abbiamo un costo minore ma più


prolungato

629 630

 Nel caso del nostro esercizio Curva di Phillips: Esercizi numerici


 Consideriamo un caso differente

 Assumiamo che un’economia sia caratterizzata


dalla curva di Phillips

 Al tempo t-1 abbiamo:



631 632

158
Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici
 Sappiamo che ut=un se pt=ptE ossia se pt=pt-1
 Due domande:
a) Calcolo di un  Imponendo pt=pt-1 otteniamo
b) Quale è il costo di mantenere ut<un?

a) Quale è il valore della disoccupazione naturale un?
 Dato questo risultato otteniamo la seconda
formulazione della curva di Phillips
 Risoluzione come nell’esercizio precedente

 Per calcolare un partiamo dalla curva di Phillips

633 634

Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici


b) Quale è il costo di mantenere ut<un?  Tempo t

 Abbiamo visto che la disoccupazione naturale è pari  Partiamo dalla curva di Phillips
al 6%

 Supponiamo che le autorità di politica economica


giudichino il 6% un tasso troppo alto  Sappiamo che:
 pt-1=2%
 Le autorità di politica economica vogliono ridurre la  ut=5%
disoccupazione al 5% e mantenerla a quel livello
(ut=ut+1=…= 5%<un)
 Sostituendo nella curva di Phillips

 Cosa accade all’inflazione?

635 636

159
Curva di Phillips: Esercizi numerici Curva di Phillips: Esercizi numerici
 Tempo t+1  Procedendo in modo analogo nei periodi successivi
otteniamo:
 Curva di Phillips in t+1  pt+2=8%
 pt+3=10%
 ….

 Sappiamo che:  Mantenere la disoccupazione al 5%, al di sotto


 pt=4% della disoccupazione naturale (6%) implica avere
un aumento dell’inflazione del 2% l’anno
 ut+1=5%

 Sostituendo nella curva di Phillips  ut<un  pt crescente

637 638

 Nel caso del nostro esercizio  Nel caso del nostro esercizio

639 640

160
Curva di Phillips: Esercizi numerici
 In conclusione, mantenere ut<un costo elevato in
termini di inflazione

Politiche alternative (non esaminate in questo



corso) 
Il lungo periodo:
Agire sulle caratteristiche strutturali della l’evidenza sulla crescita
disoccupazione  un

641 642

L’evidenza sulla crescita L’evidenza sulla crescita

 Cosa caratterizza la dinamica di lungo periodo del  La dinamica di lungo periodo del Pil
Pil?
 Confronti fra paesi
 La crescita di lungo periodo è analoga in paesi
diversi?  Le fonti della crescita

 Le differenze nel Pil pro capite aumentano o si


riducono nel tempo?

 Cosa spiega la crescita del Pil?

643 644

161
 Nella lezione 1  Pil Italia 1970-2005  Nella lezione 1
 Tendenza di lungo periodo (30 anni)  Pil pro capite altra grandezza rilevante
il Pil cresce nel tempo  Grafico Pil pro capite Italia 1970-2005
 Anche il Pil pro capite cresce nel lungo periodo
35000

30000

25000

20000

Pil pro capite


15000

10000

5000

0
1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010

645 646

 Grafico Pil pro capite Italia, US, Germania,


Giappone 1970-2000
L’evidenza sulla crescita  Il livello del Pil pro capite è diverso nelle quattro
economie
 Una dinamica crescente caratterizza il Pil pro  La dinamica crescente caratterizza tutte le quattro
capite di tutte le economie industrializzate economie

 Per vederlo e confrontare diverse economie


consideriamo diversi paesi congiuntamente

 Per confrontare Pil pro capite di diversi paesi:


 Differenza nella valuta  cambio
 Differenze nel livello dei prezzi

 Soluzione 
Dati in “parità di potere di acquisto” (PPP) 
Cambio reale (lezione 25)

647 648

162
L’evidenza sulla crescita L’evidenza sulla crescita
 Ulteriore confronto fra paesi   Il Pil pro capite è aumentato molto nel corso del
crescita media e Pil iniziale e sottoperiodi cinquantennio 1950-2000
 Pil pro capite (in dollari del 1996) e crescita media  La crescita del Pil pro capite nei primi 25 anni è stata
maggiore che nei secondi 25 anni

Pil p.c. 1950 1950-2000 50-73 74-00 Pil p.c. 1950 1950-2000 50-73 74-00
Francia 5.500 2,9 4,1 1,6 Francia 5.500 2,9 4,1 1,6
Germania 4.600 3,3 4,8 1,7 Germania 4.600 3,3 4,8 1,7
Giappone 1.900 5,0 7,8 2,4 Giappone 1.900 5,0 7,8 2,4
UK 7.300 2,2 2,5 1,9 UK 7.300 2,2 2,5 1,9
US 11.900 2,0 2,2 1,7 US 11.900 2,0 2,2 1,7
Italia 4.100 3,4 4,9 2,1 Italia 4.100 3,4 4,9 2,1

649 650

L’evidenza sulla crescita L’evidenza sulla crescita


 I paesi inizialmente “più poveri” sono cresciuti
maggiormente   Maggiore crescita del Pil pro capite nei paesi “più
Le differenze nei livelli del Pil pro capite nel 2000 sono poveri”
minori che nel 1950 Convergenza dei paesi più poveri verso quelli più
ricchi
Pil p.c. 1950 1950-2000 50-73 74-00
Francia 5.500 2,9 4,1 1,6  Il fenomeno riguarda tutti i paesi OCSE
Germania 4.600 3,3 4,8 1,7
 Analisi grafica 
Giappone 1.900 5,0 7,8 2,4 Crescita e Pil pro capite iniziale nei paesi OCSE
UK 7.300 2,2 2,5 1,9
US 11.900 2,0 2,2 1,7
Italia 4.100 3,4 4,9 2,1

651 652

163
 Pil pro capite iniziale e crescita nei paesi OCSE  Evidenza di una relazione negativa fra le due
grandezze
 I paesi inizialmente più poveri crescono di più

653 654

L’evidenza sulla crescita  Consideriamo un gruppo più ampio di paesi


Pil pro capite iniziale e crescita in 101 paesi
 La convergenza precedente riguarda i paesi  Nessuna relazione univoca
OCSE

 Esiste un fenomeno analogo a livello mondiale?

 Paesi industrializzati e non industrializzati


convergono?

655 656

164
 Convergenza paesi Asia rispetto alle economie ricche
 Dividiamo i paesi in gruppi  Forte espansione delle “Tigri asiatiche” (Corea del
 Convergenza fra paesi OCSE 
Conferma risultati precedenti sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore) 
crescita media 6% negli ultimi 30 anni

657 658

 Nessuna convergenza dei paesi africani L’evidenza sulla crescita


 Paesi poveri africani  Crescita bassa o negativa  Ultime osservazioni sulla crescita 
evidenza sulla crescita millenaria (2000 anni)

 Livello più alto del Pil pro capite:


 fino al 1500  Cina
 1500 – 1700  Italia settentrionale
 1700 – 1820  Paesi Bassi
 1820 – 1870  Regno Unito
 1870 – 2000  Stati Uniti

 La “leadership” nel livello del Pil cambia nel corso


della storia

659 660

165
L’evidenza sulla crescita Le fonti della crescita
 L’analisi precedente ha evidenziato alcuni  Crescita del Pil  crescita della produzione
risultati:
1) Il Pil dei paesi industralizzati tende a crescere  Tecnica utilizzata per produrre 
nel tempo Funzione di produzione 
2) Considerando l’ultimo cinquantennio la crescita Relazione fra input impiegati e output prodotto
si è ridotta dalla metà degli anni ’70
3) Fra i paesi sviluppati c’è convergenza dei livelli  Nell’analisi di medio periodo funzione di produzione 
del Pil pro capite Lavoro unico input  Y=N
4) La leadership nel livello del Pil pro capite tende a
cambiare nel tempo  Nell’analisi della crescita di lungo periodo 
Diversi input nelle produzione 
 Cerchiamo di spiegare questi risultati  Capitale (K) e Lavoro (N)
Fonti della crescita
 Funzione di produzione
Y = F(K,N)
661 662

Le fonti della crescita Le fonti della crescita


 La funzione di produzione Y =F(K,N) indica che: 2) Rendimenti di scala costanti
 Il prodotto aggregato dipende dal capitale aggregato K
Se moltiplico per un fattore l le quantità di tutti gli input
 Il prodotto aggregato dipende dal lavoro N
ottengo l volte il prodotto iniziale
 Il prodotto aggregato dipende dalla tecnologia F(.)
Y = F(K,N)
 Ipotesi su Y =F(K,N): Se impiego lK , lN ottengo
lY = F(lK, lN)
1) K  Y
N  Y Ad esempio se duplico le quantità degli input ottengo il
doppio di output
Al crescere degli input impiegati il prodotto cresce

663 664

166
Le fonti della crescita Le fonti della crescita
3) Rendimenti del capitale decrescenti
 La funzione di produzione Y=F(K,N) esprime il
Se il capitale impiegato aumenta di una unità livello del prodotto
l’aumento del prodotto è tanto più piccolo quanto più è
elevato lo stock di capitale
 I risultati precedenti riguardano il Pil pro capite
Esempio: K=10 K di 1 unità  Y di 0,5
K=20 K di 1 unità  Y di 0,3  Pil pro capite Pil per lavoratore

4) Rendimenti del lavoro decrescenti  Pil per lavoratore =


Prodotto diviso per il numero dei lavoratori
Se il lavoro impiegato aumenta di una unità l’aumento
del prodotto è tanto più piccolo quanto più è elevato il
numero dei lavoratori

665 666

 Grafico della funzione di produzione


Le fonti della crescita
 Per i rendimenti costanti di scala abbiamo

Y/N

 Il prodotto per lavoratore dipende dal capitale per


lavoratore

 Date le ipotesi su F, la relazione può essere


espressa graficamente
K/N

667 668

167
 Vediamo effetti di  K/N
 Consideriamo un diverso K/N iniziale  punto C
 Assumiamo K/N iniziale  punto A
 K/N pari a C  Y/N pari a C’
 K/N pari a A  Y/N pari a A’
  K/N da C a D 
  K/N da A a B 
 Y/N da C’ a D’
 Y/N da A’ a B’
 Y/N è minore se K/N è più alto
Y/N Y/N
D’
C’

B’ B’
A’ A’

A B K/N A B C D K/N

669 670

Le fonti della crescita Le fonti della crescita


 Il grafico precedente evidenzia una prima fonte della
crescita:  Altro meccanismo
K/N Y/N Cambiamento della tecnologia

 L’accumulazione di capitale genera crescita  Progresso tecnico 


La tecnologia migliora 
 L’effetto dell’aumento di K/N si riduce al crescere del Cambiamento di F(.) 
prodotto  Con lo stesso K/N si ottiene più Y/N
L’accumulazione di capitale non può sostenere la
crescita per sempre

671 672

168
 Assumiamo K/N sia pari a A  Y/N è pari a A’  Le due fonti della crescita possono essere viste insieme
 Progresso tecnico  F si sposta verso l’alto  Consideriamo congiuntamente:
 Determiniamo il nuovo Y/N  Progresso tecnico
 A parità di K/N il livello di Y/N aumenta  Accumulazione del capitale
Y/N Y/N

B’

A’

A K/N K/N

673 674

 Assumiamo K/N pari a A  Y/N pari a A’


 Progresso tecnico  Y/N da A’ a B’
 K/N da A a B  Y/N da B’ a C’
 Effetto complessivo  Y/N da A’ a C’
Y/N
C’
B’ Accumulazione di
A’
capitale e crescita

A B K/N

675 676

169
L’origine della crescita L’origine della crescita

 Nella lezione 22 abbiamo visto che la crescita del  L’accumulazione di capitale 


prodotto pro capite è causata da: il modello di Solow
 accumulazione del capitale
 progresso tecnologico
 Accumulazione e stato stazionario
 Cosa determina l’accumulazione di capitale?
 Progresso tecnico e modello di Solow

 Come interagiscono accumulazione del capitale e


 Modello di Solow e evidenza empirica
progresso tecnico?

677 678

Il modello di Solow Il modello di Solow


 Nella lezione precedente abbiamo visto che  Introduciamo due assunzioni:
 Occupazione (N) e forze di lavoro costanti 

K/N varia solamente per la dinamica di K
 K/N → Y/N  NB: Tale ipotesi è diversa da analisi precedente
L’accumulazione del capitale è una delle fonti
della crescita  Assenza di progresso tecnico 
La crescita dipende solo dalla dinamica di K/N
NB: Rimuoveremo l’ipotesi in seguito
 Esaminiamo cosa determina l’accumulazione di
K/N

679 680

170
Il modello di Solow
 Cosa determina la dinamica di K?
Il modello di Solow

 Il valore di K al tempo t+1 (Kt+1) dipende da:


 il capitale presente al tempo t  Cosa determina It?
 il deprezzamento del capitale presente al tempo t
 Nella lezione 4 abbiamo visto che in equilibrio
(obsolescenza e usura)
l’investimento è uguale al risparmio (privato +
 Il nuovo capitale acquistato pubblico)

 In particolare Kt+1 è pari a Kt meno il deprezzamento


di Kt più Il nuovo capitale acquistato
 Assumiamo il pareggio del bilancio pubblico (G=T) 

d - tasso di deprezzamento
681 682

Il modello di Solow
Il modello di Solow
 Dividendo per N abbiamo
 Le famiglie consumano una parte del proprio
reddito e risparmiano l’altra 
Il livello del risparmio dipende dal reddito  Sostituendo la funzione di produzione abbiamo

St = sYt con 0<s<1


da cui
 Sostituendo tale risultato nell’equazione di Kt+1 si ha

 Questa relazione descrive come varia K/N 


Spiegazione dell’accumulazione del capitale

683 684

171
 Il modello di Solow può essere studiato graficamente
Il modello di Solow  Lezione 22  grafico della funzione di produzione
Y/N
f(K/N)

 L’accumulazione di capitale è:
 causata dall’investimento  proporzionale al reddito
 rallentata dal deprezzamento

 Si noti che:
 investimento > deprezzamento 
 investimento < deprezzamento 
K/N

685 686

 L’investimento per lavoratore è pari a Y/N moltiplicato  Il deprezzamento è pari a dK/N retta
per 0<s<1
Y/N Y/N
f(K/N) dK/N

sf(K/N)

K/N K/N

687 688

172
 Consideriamo diversi livelli di K/N  K0/N
 Mettiamo insieme investimento e deprezzamento
 K0/N  Investimento (A) e deprezzamento (B)
 Investimento > deprezzamento  K/N aumenta
Y/N dK/N Y/N dK/N

sf(K/N) sf(K/N)

K/N K0/N K/N

689 690

 Consideriamo K1/N  Esiste un particolare valore di K/N per cui


 K1/N  Investimento (C) e deprezzamento (D) investimento = deprezzamento  K*/N
 Investimento < deprezzamento  K/N si riduce  K*/N  il livello di K/N non cambia
Y/N dK/N Y/N dK/N
D D
C sf(K/N) C sf(K/N)

A A

B B

K0/N K1/N K/N K0/N K*/N K1/N K/N

691 692

173
 K/N < K*/N  K/N  Spiegazione della crescita per accumulazione di capitale
 K/N > K*/N  K/N Introduciamo nel grafico Y/N = f(K/N)
 K/N = K*/N  K/N costante  stato stazionario  K/N iniziale = K0/N 
Y/N dK/N Y/N iniziale = Y0/N dK/N
D Y/N f(K/N)
C sf(K/N) sf(K/N)

A Y0/N

K0/N K*/N K1/N K/N K0/N K*/N K/N

693 694

 K0/N < K*/N K/N  La crescita prosegue fino a che si raggiunge K*/N
 K/N  Y/N  Determiniamo il livello di produzione associato a K*/N 
In stato stazionario la produzione è pari a Y*/N
dK/N dK/N
Y/N f(K/N) Y/N f(K/N)
sf(K/N) Y*/N sf(K/N)

Y0/N Y0/N

K0/N K*/N K/N K0/N K*/N K/N

695 696

174
 Notiamo infine che avvicinandosi allo stato stazionario
l’aumento di K/N rallenta gradualmente fino a fermarsi 
Anche la crescita di Y/N rallenta gradualmente fino a
Il modello di Solow
fermarsi quando la produzione raggiunge Y*/N dK/N
Y/N  Il modello di Solow evidenzia dunque che:
f(K/N)
Y*/N sf(K/N)
 Per K basso l’investimento eccede il deprezzamento e
si accumula capitale
 Tale accumulazione genera la crescita del prodotto
Y0/N
 L’accumulazione non è illimitata ma si ferma ad un
dato livello di K
 A quel punto anche la crescita del prodotto si ferma 
“Stato Stazionario”
 Ciò significa che l’accumulazione del capitale guida la
crescita per un certo periodo di tempo ma non genera
K0/N K*/N K/N crescita illimitata
697 698

Accumulazione e progresso tecnico Accumulazione e progresso tecnico


 Il modello proposto assume assenza di progresso
 La crescita generata dal progresso tecnico si somma
tecnico
a quella prodotta dall’accumulazione di capitale

 Cosa accade se rimuoviamo questa ipotesi?


 Per K<K*  crescita per accumulazione +
crescita per progresso tecnico
 Nella lezione 22 abbiamo visto che il progresso
tecnico è una delle fonti della crescita
 Quando K=K*  crescita per progresso tecnico 
Nello stato stazionario la crescita è determinata solo
 Progresso tecnico  curva verso l’alto 
dal progresso tecnico
Y/N a parità di K/N

699 700

175
Accumulazione e progresso tecnico Modello di Solow ed evidenza empirica

 Il modello appena esaminato spiega alcuni dei


 Per aumentare la crescita di lungo periodo bisogna fenomeni rilevati empiricamente descritti nella lezione
accelerare il progresso tecnico  22
incrementare le innovazioni

1) Il Pil pro capite delle economie industrializzate


aumenta nel tempo
 Spiegazione:

  K/N fino allo stato stazionario  Le economie


tendono ad accumulare capitale che genera crescita
 Progresso tecnico

701 702

Modello di Solow ed evidenza empirica Modello di Solow ed evidenza empirica

2) La crescita nel periodo 1950-75 è stata maggiore che 3) Fra i paesi sviluppati abbiamo convergenza del Pil
nel periodo 1975-2000 pro capite
 Spiegazione:  Spiegazione:

 La spinta alla crescita dovuta all’accumulazione di  L’accumulazione del capitale è maggiore dove il
capitale si riduce più ci si avvicina allo stato capitale è minore (dove si è più lontani dallo stato
stazionario  stazionario) 
La crescita cala nel tempo La crescita è maggiore nei paesi più poveri

703 704

176
L’origine della crescita

 Nella lezione 23 
Accumulazione di Ruolo dell’accumulazione del capitale nella
capitale e crescita: crescita  modello di Solow

applicazioni
 In questa lezione 
Esercizi numerici sul modello di Solow

705 706

Dati Dati

 Nel modello di Solow abbiamo due  Funzione di produzione


equazioni Yt = F(Kt ,Nt)
 funzione di produzione

Yt = F(Kt ,Nt)
 equazione dinamica del capitale
 Assumiamo che N sia costante
(perciò non ha pedice t)

 Introduciamo equazioni esplicite e valori  Dividendo entrambi i membri per N abbiamo


numerici

707 708

177
Dati Dati
 Equazione dinamica del capitale

 Il prodotto per lavoratore è pari alla radice  Ripetiamo alcuni passaggi visti nella lezione 23
quadrata del capitale per lavoratore
 Sappiamo che
It = St = sYt con 0<s<1

 Sostituendo nell’equazione precedente abbiamo

709 710

Dati Dati
 Dividendo per N abbiamo  Sulla base dei dati

 s=0,5 e d=0,2
 Sostituendo la funzione di produzione
abbiamo  Abbiamo le due equazioni


 Dati dell’esercizio  s=0,5 e d=0,2

 Assumiamo, infine, assenza di progresso tecnico

711 712

178
Domande
Domanda 1
 Tre domande:  Domanda 1
1) Assumiamo che nel periodo 0 il livello di K/N sia
pari a 3
Di quanto crescono K/N e Y/N nel periodo 1?

Di quanto crescono K/N e Y/N nel periodo 1?  Sappiamo che

2) Quale è il livello massimo di K/N e Y/N


nell’economia?
 Ciò significa che

3) Cosa accade se s aumenta e passa a 0,6?

713 714

Domanda 1 Domanda 1
 Di quanto cresce Y/N?
 Abbiamo quindi
 Sappiamo che

 La crescita percentuale di k/N sarà quindi

 Ciò implica che

 La crescita percentuale di K/N sarà del 9%


715 716

179
Domanda 1 Domanda 1
 Sapendo che  La crescita percentuale di Y/N sarà quindi

 Abbiamo

 La crescita percentuale di Y/N sarà del 4%

717 718

 Graficamente investimento (0,5(K/N)1/2), deprezzamento


(0,2K/N) e funzione di produzione ((K/N)1/2) Domanda 2
 K/N  3→3,27 Y/N  1,73→1,80
2) Quale è il livello massimo di K/N e Y/N
0,2K/N nell’economia?
Y/N
(K/N)1/2
 In assenza di progresso tecnico K/N e Y/N
0,5(K/N)1/2 aumentano solo per l’accumulazione di capitale
1,80
1,73
 Sappiamo che raggiunto lo stato stazionario
l’accumulazione di capitale cessa

 Perciò il livello massimo di K/N e Y/N si raggiunge in


stato stazionario (K*/N e Y*/N)
3 3,27 K/N

719 720

180
Domanda 2 Domanda 2
 Abbiamo visto nella lezione 23 che in stato
stazionario abbiamo
 Con alcuni passaggi algebrici
investimento = deprezzamento

I=dK
 Considerando i nostri dati e l’equazione di
accumulazione del capitale

ciò implica

 Il livello massimo raggiunto da K/N è 6,25

721 722

 Graficamente  Il livello massimo è raggiunto in stato


Domanda 2 stazionario  punto E
 K*/N =6,25 Y*/N=2,5
 Quale è il livello massimo di Y/N?
0,2K/N
Y/N
 Sapendo che
2,5 (K/N)1/2
E
0,5(K/N)1/2

 Abbiamo

 Il livello massimo raggiunto da Y/N è 2,5 6,25 K/N

723 724

181
Domanda 3
3) Cosa accade se s aumenta e passa a 0,6?
Domanda 3

 Due implicazioni  In stato stazionario abbiamo quindi


a) Nuova condizione di stato stazionario
b) Maggiore accumulazione di capitale

a) Nuova condizione di stato stazionario  Procedendo come prima (domanda 2) si ottiene

 Con s=0,6 l’equazione di accumulazione del


capitale diventa
 L’aumento di s ha portato il livello massimo di K/N
da 6,25 a 9

725 726

 Graficamente  Siamo nello stato stazionario E


Domanda 3  In E abbiamo K*/N=6,25 e Y*/N=2,5
 Quale è ora il livello massimo di Y/N?
0,2K/N
Y/N
 Sapendo che (K/N)1/2
2,5
E
0,5(K/N)1/2

 Abbiamo

 L’aumento di s ha portato il livello massimo


di Y/N da 2,5 a 3 6,25 K/N

727 728

182
 s  Curva sf(K/N) verso l’alto Domanda 3
 Nuovi livelli di stato stazionario K*’/N=9 Y*’/N=3
b) Maggiore accumulazione di capitale

Y/N 0,2K/N  Supponiamo di essere nello stato stazionario


3 (K/N)1/2 della domanda 2 (K*/N=6,25 e Y*/N=2,5)
2,5 E’ 0,6(K/N)1/2
E
0,5(K/N)1/2  Cosa accade quando aumenta s?

 s  risparmio  investimento

  investimento  investimento > deprezzamento

 L’accumulazione di capitale (che era nulla in


6,25 9 K/N stato stazionario) riprende

729 730

Domanda 3 Domanda 3
 La nuova accumulazione di capitale fa riprendere  Cosa accade quando si raggiunge il nuovo stato
la crescita stazionario?

 Un aumento del saggio di risparmio genera  Raggiunto il nuovo stato stazionario la crescita si
interrompe nuovamente
quindi una nuova fase di crescita
 Un aumento del saggio di risparmio genera
 L’accumulazione di capitale e la cresciuta quindi una nuova fase di crescita temporanea
proseguono fino al raggiungimento del nuovo
stato stazionario (K/N=9 e Y/N=3)  Un aumento del saggio di risparmio non genera
una crescita illimitata

 Solo il progresso tecnico genera crescita nello


stato stazionario

731 732

183
Il cambio e i mercati finanziari in
economia aperta
 Cosa è il tasso di cambio fra due
valute?
Il cambio e i mercati
finanziari in economia  Cosa misura?
aperta  Cosa differenzia il cambio nominale ed
il cambio reale?
Istituzioni di Economia Politica II
 Che influenza hanno i rapporti fra le
economie sui mercati finanziari?

733 734

Il cambio e i mercati finanziari in Introduzione al ruolo dei rapporti con l’estero


economia aperta
 Analisi di economia aperta 
Effetti dei rapporti con l’estero
 Introduzione al ruolo dei rapporti con
l’estero  Rapporti con l’estero hanno effetti in tre mercati

 Cambio nominale e cambio reale


Mercato dei beni
 I mercati finanziari in economia aperta
Famiglie e imprese possono acquistare beni prodotti

all’interno all’estero

735 736

184
Introduzione al ruolo dei rapporti con l’estero Introduzione al ruolo dei rapporti con l’estero

Mercati finanziari
 Con riferimento ai tre mercati esistono limitazioni ai
rapporti con l’estero:
Gli individui possono acquistare
 Dazi  Mercato dei beni e dei fattori produttivi
attività finanziarie attività finanziarie  Limiti all’investimento all’estero o tasse 
nazionali estere Mercati finanziari

Mercato dei fattori produttivi  Tendenza recente   Limitazioni

Le imprese possono acquistare gli input  Nella nostra analisi trascureremo le possibili
limitazioni
all’interno all’estero

737 738

Introduzione al ruolo dei rapporti con


Tasso di cambio nominale
l’estero
 Tasso di cambio nominale (E) 
 Inoltre esamineremo solamente due mercati: Prezzo della valuta nazionale in termini della
 Mercati finanziari (Cap. 14 par.2) valuta estera 
 Mercato dei beni (Cap. 14 par.1 Cap. 15 N° di unità di valuta estera per avere una unità di
par.1,2,3,4) valuta nazionale

 Trascureremo il mercato degli input  Ad esempio


(non esaminato in economia chiusa)  Ee/$ - cambio nominale euro/dollaro
euro - valuta nazionale
dollaro - valuta estera
 Prima di esaminare i due mercati esaminiamo
 Se Ee/$ = 1,2 significa che è necessario pagare
alcune nozioni preliminari 
1,2 dollari per ottenere un euro (NB N° di dollari
Tasso di cambio nominale e reale per un euro)

739 740

185
Tasso di cambio nominale Tasso di cambio nominale
 I cambi fra due valute possono essere
 In generale EA/B =
 flessibili  determinati dal mercato
 Se scambio la valuta nazionale e la valuta (domanda e offerta di valuta)
estera il cambio è pari all’inverso del cambio
precedente Es: euro con dollaro o yen

 fissi  fissati da accordi fra le economie


 Esempio:
Es: cambi fra valute europee negli ultimi anni prima
Ee/$ = 1,2
dell’euro

E$/e = =0,83

741 742

Tasso di cambio nominale Tasso di cambio nominale


 Nel caso di cambi flessibili il tasso di cambio si
 Nel caso di cambi fissi il tasso di cambio può
modifica quotidianamente
essere modificato solo da cambiamenti negli
  E  sono necessarie più unità di valuta estera accordi internazionali
per ottenere una unità di valuta nazionale 
la moneta nazionale “costa di più”  In questo caso abbiamo:
apprezzamento della valuta nazionale   E  Rivalutazione del cambio
  E sono necessarie meno unità di valuta estera   E Svalutazione del cambio
per ottenere una unità di valuta nazionale 
la moneta nazionale “costa meno” 
deprezzamento della valuta nazionale

743 744

186
Il tasso di cambio reale Il tasso di cambio reale
 Assumiamo che esista un unico bene prodotto in
 Cambio nominale  Scambio di valute Italia e negli Stati Uniti

 Scelte delle famiglie in economia aperta:  Escludendo costi trasporto, la scelta dipende dal
confronto fra il prezzo italiano e quello americano
 Consumo e risparmio
 Acquisto beni nazionali o esteri
 Italia  P (in euro)
US  P* (in dollari)
 Come scelgo fra beni nazionali e beni esteri?
Confronto fra i prezzi  Per confrontare i prezzi  valuta uguale 
P in euro  in $ Ee/$P

745 746

Il tasso di cambio reale


Il tasso di cambio reale
 La scelta se acquistare il bene italiano o quello
 Il cambio reale può modificarsi come quello nominale
americano dipende dal confronto fra EP e P*

 Esso varia se:


 Variabile per confrontare i prezzi  cambio reale
 si modifica E
 si modifica P
 Tasso di cambio reale e = 
Prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri  si modifica P*

 Il cambio reale indica quanto i beni nazionali “sono   e  apprezzamento reale (minore competitività)
costosi” rispetto ai beni esteri  Competitività  e  deprezzamento reale (maggiore competitività)

747 748

187
I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta

 Allocazione della ricchezza in economia chiusa  MD


Scelta fra moneta e titoli Ricchezza
Finanziaria BD nazionali
 Allocazione della ricchezza in economia aperta  BD
 Scelta fra moneta e titoli BD esteri
 Scelta fra titoli nazionali e esteri
 Come scegliere fra titoli nazionali e esteri?

 I titoli sono detenuti per il rendimento 


Confronto fra i rendimenti

749 750

I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta


 Confronto fra acquisto di titoli nazionali (Italia) e titoli
esteri (US) A) Impiego di 1 euro in Italia al tempo t 

 Impiego alternativo di 1euro in Italia e in US in titoli Al tempo t+1  1x(1+i) euro = (1+i) euro
annuali con uguali caratteristiche:
 i – tasso di interesse in Italia fra t e t+1
B) Impiego di 1 euro in US al tempo t
 i* – tasso di interesse negli US fra t e t+1
 Chiamiamo Ee/$E  Tre fasi:
L’euro è la valuta nazionale
(quanti dollari servono per comprare un euro) 1) Al tempo t si cambia 1euro in $ per acquistare
titoli in US
 Ipotesi: Ee/$=Et  quanti $ per 1 euro al tempo t
 mobilità dei capitali senza costi
 uguale durata dell’impiego 1 euro = E dollari
 consideriamo risparmiatore in Italia
751 752

188
I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta

2) Al tempo t+1 si ottengono gli interessi 


E$/e = =
Et dollari (1+i*) = Et (1+i*) dollari

3) Al tempo t+1 devo cambiare $ in euro 1$ = euro 


Et+1  quanti $ per 1 euro al tempo t+1
Gli interessi ottenuti in t+1 sono pari a Et(1+i*) dollari
Ciò che mi serve conoscere è quanti euro per dollaro E$/e
Per trasformarli in euro li moltiplico per al tempo t+1
Scambiamo valuta nazionale e valuta estera

753 754

I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta


$= euro  Scelta impiego in US o in Italia  Confronto fra:
 rendimento in Italia  (1+i) euro
L’impiego di 1 euro (in t) in US porta ad ottenere (in
 rendimento in US  euro
t+1) euro

 Se 
 Se valuto l’investimento dopo averlo effettuato (in
t+1) conosco il cambio Et+1 Tutti vogliono acquistare i titoli italiani 
Domanda titoli italianirendimento titoli
 Se sto confrontando i due investimenti in US e in italianii
Italia prima di effettuarli (in t) non conosco Et+1 
Aspettative Cambio atteso

755 756

189
I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta
 Se 
Tutti vogliono acquistare i titoli US   La condizione (1+i) = può essere
approssimata da
Domanda titoli USrendimento titoli USi*

 In equilibrio, dunque,

 La condizione ottenuta esprime una relazione fra  Il tasso di interesse nazionale deve essere pari
interesse interno, interesse estero e cambio al tasso estero meno la variazione attesa del
tasso di cambio
 Parità scoperta dei tassi di interesse
(Uncovered interest rate parity  UIRP)

757 758

I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta

 Diverse implicazioni: 2)  i=i*

1) Le aspettative sul cambio influenzano il tasso di  Se il cambio è stabile 


interesse I tassi di paesi diversi si influenzano e si muovono
insieme
  i > i*

 Se una economia in futuro ha una elevata


probabilità di svalutare deve pagare tassi di 3) La stessa conclusione è corretta se diverse
interesse più alti economie hanno la stessa valuta

759 760

190
I mercati finanziari in economia aperta I mercati finanziari in economia aperta
 Ciò spiega la dinamica recente dei tassi nei paesi  Introduzione dell’Euro  
dell’Unione Europea convergenza dei tassi
 Forte riduzione dei tassi in Italia

761 762

Il mercato dei beni in economia aperta


 Che influenza hanno gli scambi con l’estero
sull’equilibrio del mercato dei beni?
Il mercato dei beni in
 Cosa è la bilancia commerciale di
economia aperta un’economia?

 Quali sono gli effetti della politica economica


in economia aperta?

763 764

191
Il mercato dei beni in economia aperta Il mercato dei beni in economia aperta
 Domanda aggregata in economia chiusa 

 L’equilibrio del mercato dei beni in Z=C+I+G


economia aperta
 In economia aperta:
 beni prodotti all’estero acquistati
 La bilancia commerciale e la bilancia dei nell’economia  Importazioni (IM)
pagamenti  beni prodotti nell’economia acquistati
all’estero  Esportazioni (X)

 Shock e variazioni dell’equilibrio  Il valore delle importazioni IM è espresso in


termini di beni esteri 
Per esprimerlo in termini di beni nazionali
utilizziamo il cambio reale
765 766

Il mercato dei beni in economia aperta Il mercato dei beni in economia aperta
 Domanda aggregata in economia aperta 
 Definiamo e il cambio reale fra beni nazionali e
e beni esteri Z = C + I + G + X –IM/e
 Per convertire il valore dei beni esteri in
termini di beni nazionali usiamo 1/e  Alcune grandezze sono analoghe a quelle di
economia chiusa:
 Importazioni espresse in termini di beni
nazionali  IM/e  C = C(Y-T)
+
 I = I(Y,i)
+,-
 G = G0
 T = T0
 i = i0
767 768

192
Il mercato dei beni in economia aperta
Il mercato dei beni in economia aperta  Esportazioni (X)
X = X(Y*, e)
 Esaminiamo ora importazioni ed esportazioni
+ -
 Importazioni (IM) dove Y* - reddito estero
IM = IM(Y,e)  reddito estero   domanda di beni 
++  domanda estera di beni nazionali (X)

 reddito nazionale   domanda di beni   e    i beni nazionali sono “più costosi”


 domanda prodotti all’estero (IM) rispetto ai beni esteri   domanda estera di beni
nazionali (X)
 e     Chiamiamo, infine, esportazioni nette NX la differenza
i beni nazionali sono “più costosi” rispetto ai beni fra esportazioni ed importazioni
esteri   domanda prodotti all’estero (IM)
NX =X-IM/e
769 770

Il mercato dei beni in economia aperta Il mercato dei beni in economia aperta
 La bilancia commerciale è parte della contabilità
 Contabilità di esportazioni ed importazioni  complessiva dei rapporti con l’estero 
Bilancia commerciale Bilancia dei pagamenti

 Saldo della bilancia commerciale =


Esportazioni – Importazioni = NX Bilancia dei pagamenti

 NX=0  Pareggio della bilancia commerciale Transazioni in Transazioni in


 NX>0  Avanzo commerciale conto corrente conto capitale
 NX<0  Disavanzo commerciale

771 772

193
Il mercato dei beni in economia aperta Il mercato dei beni in economia aperta
 Transazioni in conto corrente:  In teoria:
 Bilancia commerciale  Saldo di conto corrente = - Saldo in conto capitale
Esportazioni ed importazioni
 Redditi da investimento  Redditi conseguiti dai  Nella contabilità i due aggregati sono rilevati
possessori di attività finanziarie da e verso l’estero separatamente  Discrepanza statistica
 Trasferimenti fra paesi  Aiuti da e verso l’estero

 Transazioni in conto capitale:


 Aumento delle attività finanziarie estere detenute
nell’economia nazionale
 Aumento delle attività finanziarie nazionali
detenute dal resto del mondo

773 774

Il mercato dei beni in economia aperta Il mercato dei beni in economia aperta
 Date le equazioni descritte la domanda aggregata Z Y = C(Y-T0) + I(Y,i0) + G0 + X(Y*, e) - IM(Y,e)/e
può essere scritta come
 Y è l’unica variabile endogena  L’equazione
Z = C + I + G + X –IM/e determina in modo implicito Y

 L’analisi dell’equilibrio può essere effettuata


 Sostituendo le equazioni precedenti abbiamo graficamente
Z = C(Y-T0) + I(Y,i0) + G0 + X(Y*, e) - IM(Y,e)/e  Come nel capitolo 3 consideriamo la funzione di
domanda aggregata
 Imponendo la condizione di equilibrio del mercato
dei beni Y=Z abbiamo Z = C(Y-T0) + I(Y,i0) + G0 + X(Y*, e) - IM(Y,e)/e

Y = C(Y-T0) + I(Y,i0) + G0 + X(Y*, e) - IM(Y,e)/e  Tale funzione è crescente in Y e può essere


rappresentata da una curva come la ZZ
775 776

194
 La curva è simile a quella ottenuta in economia  Equilibrio  Z=Y
chiusa ma non uguale  Introduciamo retta a 45°  valori di Y
(in questo caso anche IM dipende da Y)  Nel punto E  Y=Z  Equilibrio

Z, Y Z, Y
ZZ ZZ

YE
E

45°
Y Y
777 778

Il mercato dei beni in economia aperta  NX=0  Y=YTB 


YTB è il livello di produzione per cui la bilancia
 Altra relazione grafica rilevante  NX e Y commerciale è in pareggio (“trade balance”)
 Y<YTB 
 NX =X (Y*,e) - IM (Y,e)/e
NX>0  Avanzo commerciale (Esport.>Import.)
 Y  IM  NX  relazione decrescente  Y>YTB 
NX<0  Disavanzo commerciale (Esport.<Import.)
NX NX

Y YTB Y

779 780

195
 Consideriamo YE e YTB congiuntamente
 YE Y=Z Shock e variazioni dell’equilibrio
 YTB NX =0
 YTB e YE sono di norma diversi  Esaminiamo gli effetti di alcune variazioni di
Z,Y variabili esogene:
 Politica fiscale espansiva (G)
 Aumento della produzione estera (Y*)
 Deprezzamento del cambio reale

NX YE Y

YTB Y

781 782

1) Politica fiscale espansiva (G)  Curva ZZ verso l’alto Y (da YE a YE’)
 Assumiamo YE=YTB  Vediamo l’effetto sulla bilancia commerciale
 GZCurva ZZ verso l’alto  NX<0  Disavanzo commerciale
Z,Y Z,Y
ZZ’ ZZ’
ZZ ZZ

YE YE’ Y YE YE’ Y
NX NX

YTB Y YTB Y

783 784

196
2) Aumento della produzione estera (Y*)
 Assumiamo YE=YTB
Shock e variazioni dell’equilibrio
Z,Y
 Spiegazione: GZ Y  IM

ZZ
 Una politica fiscale espansiva genera un incremento
della produzione di equilibrio ma causa anche un
peggioramento della bilancia commerciale
YE Y
NX
 Sappiamo anche che G peggiora il bilancio pubblico

YTB Y
 G  Disavanzo pubblico e disavanzo commerciale
Disavanzi gemelli (Twin deficit)
NX
785 786

 Y*X  Y*X  NX (a parità di Y) curva NX verso l’alto


 X ZZZ verso l’alto  Vediamo l’effetto complessivo sulla bilancia commerciale
 Y*Y (da YE a YE’)  NX>0  Avanzo commerciale
Z,Y Z,Y
ZZ’ ZZ’
ZZ ZZ

YE YE’ Y YE YE’ Y
NX NX

YTB Y YTB YTB’ Y


NX’
NX NX
787 788

197
Shock e variazioni dell’equilibrio
 Abbiamo diversi effetti sulla bilancia commerciale:
 Effetto principale Y*X NX Il mercato dei beni in
 Effetto secondario Y*ZYE IM NX economia aperta:
esercitazione
 Effetto netto NX

 NX aumenta ma meno di X

789 790

Equilibrio in Economia Aperta Equilibrio in Economia Aperta


 Limitiamo la nostra analisi al mercato  Intervengono altri fattori come:
dei beni. 1. il tasso d’interesse prevalente sui
mercati finanziari mondiali
2. le aspettative sull’andamento del
 La determinazione del tasso tasso di cambio nazionale.
d’interesse in economia aperta non
dipende più solo dall’offerta di moneta
o dal tasso d’interesse di riferimento.  Assumiamo che il tasso d’interesse
nazionale sia un dato e non
consideriamo il mercato della moneta
791 792

198
Descrizione di un’economia Economia Aperta: Bilancia
aperta Commerciale
 Alle consuete  C = C0 + c1·Yd  La variabile che sintetizza l’equilibrio sul
equazioni che mercato dei beni in economia aperta è il saldo
 I = I0 + I1·Y – I2·i della bilancia commerciale
descrivono il mercato
dei beni in economia  G=G0
T=T0  Bilancia Commerciale = Esportazioni nette =
chiusa. 
Esportazioni – (Importazioni / Tasso di Cambio)
 i = i0
 Aggiungiamo NX = X - IM/e
 X= x1·Y*- x2·ε 
quelle che
definiscono  IM= IM1·Y + IM2· ε
 NX=0  Pareggio della bilancia commerciale
l’andamento di  ε = ε0 -
 NX>0  Avanzo commerciale
esportazioni ed  Y*= Y*0  NX<0  Disavanzo commerciale
importazioni
793 794

Il mercato dei beni in economia aperta Esercizio 1


 Contabilità di esportazioni ed importazioni  I dati del problema:
Bilancia commerciale  C = 400+0,5·Yd

 I = 700 + 0,2·Y – 4000·i


 Saldo della bilancia commerciale =  G=T= 200
Esportazioni – Importazioni = NX
 i= 0,1

 NX=0  Pareggio della bilancia commerciale  X= 100 + 0,1·Y* - 100·e

 NX>0  Avanzo commerciale  IM= 0,1·Y + 100·e

 NX<0  Disavanzo commerciale  e=½

 Y*= 1000

795 796

199
Esercizio 1 Esercizio 1 - passaggi
 Si calcolino i valori di equilibrio di: reddito
consumo, investimento, esportazioni e 1. Si definisce ZZ = Domanda aggregata
importazioni ed il saldo della bilancia di beni nazionali.
commerciale 2. Si impone Y = ZZ; condizione di
equilibrio sul mercato dei beni
 Si calcolino i nuovi valori di equilibrio nei casi  produzione(offerta) = domanda
in cui: 3. Si calcola YE
- La spesa pubblica G diminuisca da 200 a 100 4. Si calcolano CE, IE, XE, IME e NXE
- Il reddito estero Y* aumenti da 1000 a 1200

797 798

Esercizio 1 - soluzione Esercizio 1 - soluzione


1. Si definisce ZZ = Domanda aggregata di beni 1. Si definisce ZZ = Domanda aggregata di
nazionali
beni nazionali
ZZ= C + I + G + NX = C+I+G+ X - IM/e
ZZ= C + I + G + NX = C+I+G+ X - IM/e
 C = 400+0,5·Yd
 I = 700 + 0,2·Y – 4000·i Sostituendo
 G=T= 200
 i= 0,1 =400 + 0,5(Y-200) + 700 + 0,2Y - 4000i +
 X= 100 + 0,1·Y* - 100·e 200 + 100 + 0,1·(1000) - (100)· ½ +
 IM= 0,1·Y + 100·e
 e=½ – [0,1Y+(100)· ½]/½=
 Y*= 1000 = 1250+0,5·Y- 4000·i
799 800

200
Esercizio 1 - soluzione Esercizio 1 - soluzione
2. Si impone Y = ZZ; condizione di equilibrio sul 3. Si calcola YE
mercato dei beni.

Y(1-0,5)=1250-4000i Dato il tasso dell’interesse pari a 0,1 (il


caso è analogo a quello di una curva LM
Y(1/2) = 1250 – 4000i orizzontale per i=0,1) si può calcolare il
prodotto reale di equilibrio:

YE= 2·(1250) – 2·(4000·i) iE= 0,1

IS  Y = 2500 – 8000·i YE= 2500 - 8000·(0,1) = 1700

801 802

Esercizio 1 - soluzione Esercizio 1 - soluzione


4. Si calcolano CE, IE, XE e IME  Pertanto:

 CE= 400+0,5·(1700-200)= 1150  NXE=XE - IME /e = 150 – (220) /½ = -290 < 0

 IE= 700-4000·(0,1)+0,2·(1700)= 640  Disavanzo della bilancia commerciale

 La domanda di beni nazionali in equilibrio è:


 XE= 150 N.B. non dipendono da YE
ZZE=CE+IE+G+NXE=

 IME=0,1 ·(1700) + 100 ·(½)= 220 = 1150 + 640 + 200 - 290= 1700 = YE

803 804

201
ZZ Diminuzione della spesa
ZZ
pubblica
E
 La spesa pubblica diminuisce: ΔG=-100.
 G’ = G - 100 = 100
1. Si definisce la nuova curva ZZ
ZZ= C + I + G’ + NX = C+I+G’+ X - IM/e
45°
Sostituendo
YE = 1700 Y
NX
= 400 + 0,5(Y-200) + 700 + 0,2Y - 4000i + 100 +
100+ 0,1·(1000) - (100)· ½ –·[0,1Y+(100)· ½]/½=
0
Y = 1150+0,5·Y- 4000·i
Disavanzo commerciale NX
E

805 806

Diminuzione della spesa Diminuzione della spesa


pubblica pubblica
2. Si impone Y = ZZ; condizione di equilibrio 4. Si calcolano C’E, I’E, X’E, IM’E e NX’E
sul mercato dei beni.

Y’E = 1150 +0,5· Y’E - 4000·i


C’E= 1050
(1-0,5) · Y’E = 1150 - 4000·i I’E= 600
Y’E = 2300- 8000·i G’E = 100
3. Si calcola il nuovo livello di Y’E sostituendo NX’E =X’E- IM’E /e = - 250 < 0
per i = 0,1 (disavanzo della bilancia commerciale)
Y’E=1500
807 808

202
Diminuzione della spesa Diminuzione della spesa
pubblica pubblica
 La diminuzione della spesa pubblica ha
determinato una riduzione del livello del  Le esportazioni sono rimaste invariate mentre
prodotto le importazioni (che dipendono dal reddito
 Il calo della domanda derivante da una interno) sono diminuite
diminuzione di G si è tradotta in minor
produzione e minor reddito.  Il saldo della bilancia commerciale è migliorato
 Il minor reddito ha fatto diminuire la domanda (in questo caso il disavanzo si è ridotto)
di beni; il calo della domanda riguarda in parte
i beni esteri cosicchè le importazioni
diminuiscono.
809 810

ZZ ZZ
zz zz
E E

ZZ’= ZZ-DG
E E
’ ’
Y’E > Ytb  NX<0

45° 45° Ytb

YE = 1700 Y Y’E = 1500 YE = 1700 Y


NX NX

Y Y
0 0
Disavanzo commerciale Disavanzo commerciale
NX NX

811 812

203
Aumento del reddito mondiale Aumento del reddito mondiale
 Il prodotto reale mondiale aumenta: ΔY*= 2. Si impone Y = ZZ; condizione di equilibrio sul
200 mercato dei beni.
 Y*’ = Y* + 200 = 1200
 G torna a 200 (per semplicità di calcolo). Y(1-0,5)= 1270 - 4000·i
Y E ’’= 2·(1270) – 2·(4000·i)
1. Si definisce la nuova curva ZZ nuova IS  Y E’’ = 2540 – 8000·i
ZZ’’ = C+I+G+NX =C+I+G+X-IM/e
3. Si calcola il nuovo livello di Y’’E sostituendo
= 400 + 0,5·(Y-200) + 700 + 0,2·Y - 4000·i + per i = 0,1
200+ 100 + 120 - 50 –(0,1·Y+50)/½ = Y E’’ = 2540 - 8000·(0,1) = 1740
= 1270+0,5·Y- 4000·i
813 814

Aumento del reddito mondiale Aumento del reddito mondiale


4. Si calcolano C’’E, I’’E, X’’E , IM’’E e NX’’E
 L’aumento del prodotto mondiale ha
C’’ E =1170 determinato un aumento delle esportazioni che
ha richiesto una maggiore produzione
I’’ E =700-4000 ·(0,1)+0,2·(1740)= 648
 Ciò ha determinato l’aumento del reddito
NX’’ E= X’’E-IM’’E /e=170 - (224)/½=-278 ≤ 0 interno
(bilancia commerciale in disavanzo)  L’aumento del reddito interno fa crescere le
importazioni (in misura minore rispetto alle
esportazioni)
 Il saldo della bilancia commerciale migliora
(ma cresce meno delle esportazioni)

815 816

204
zz zz ZZ’’

ZZ
ZZ

45° Ytb 45° Ytb

YE = 1700 Y YE = 1700 YE’’ = 1740 Y


NX NX

0 0
Y Y

disavanzo disavanzo
commerciale NX commerciale NX

817 818

zz

ZZ’’=ZZ+DX = ZZ+(X1DY*)

ZZ

45° Ytb Y’tb

YE = 1700 YE’’ = 1740 Y


NX

0
Y

disavanzo NX’E
commerciale NX

819

205

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