LEOPARDI
La vita (pagg. 4-9)
Giacomo Leopardi nasce nel 1798 (più precisamente il 29 giugno) a Recanati,
nelle Marche, al tempo parte dello Stato Pontificio.
Cresciuto in una famiglia nobile in declino, il giovane Giacomo viene affidato
all’istruzione privata, vive in un clima famigliare autoritario e freddo, ma rivela
un’intelligenza eccezionale: a soli dieci anni compone in latino e traduce in
autonomia i testi classici, la sua è la vita di un bambino curvo ogni giorno sui
libri della biblioteca del padre (circa 16.000 volumi). La sua vita sociale è
faticosa. Giacomo resta spesso in disparte, fugge sia dai genitori che dai
ragazzi della sua età; studia con la sola compagnia degli autori classici.
Tra il 1809 e il 1816 passa “sette anni di studio matto e disperatissimo”.
In questa fase si immerge nello studio delle lingue, della poesia e della
filosofia; egli si dedica anche alla traduzione e del componimento di
opere letterarie. Questa vita solitaria lo porterà a conseguenze
devastanti sia per il fisico sia per lo spirito.
Il 1816 è l’anno della “conversione letteraria”: passa dagli studi
eruditi, al bello e alla poesia. Un anno dopo (1917) inizia a scrivere il suo
diario infinito in cui raccoglie memorie e riflessioni: “lo Zibaldone”
(1817-1832); inoltre scrive le prime canzoni civili. In questa fase, è
ancora convinto della superiorità delle epoche antiche su quelle presenti;
egli è fedele alla cultura classicistica: a tale proposito ricordiamo la
corrispondenza epistolare e l’amicizia con Pietro Giordano esponente
illustre del classicismo.
Nel 1819 tenta di fuggire da casa, ma il padre lo ferma: Recanati diventa
per il poeta una prigione. Si sviluppano i primi segni di depressione.
Tale condizione, radice del celebre pessimismo cosmico, incoraggia una
produzione poetica senza sosta. Sempre nel 1819 avviene la
“conversione filosofica”: il passaggio dalla fede religiosa ad una
posizione atea e materialista: in questo periodo compone gli Idilli, tra i
quali citiamo “L’Infinito”, “La sera del dì di festa”, “Alla luna”.
Lasciata Recanati, si trasferisce a Roma nel 1822, ospite dello zio: anche
qui soffre di solitudine: un anno dopo torna a Recanati. Nel periodo che
va da 1823 al 1827 egli abbandona la poesia e inizia a comporre le prime
venti “Operette morali”.
Nel 1825-26 si trasferisce prima a Milano dove collabora con l’editore
Stella, poi si reca a Bologna dove ama, non corrisposto, Teresa Carniani
Malvezzi.
Tra il 1827 (anno di uscita delle Operette Morali e dei Promessi Sposi di
Manzoni) e il 1830 si reca prima a Firenze, qui incontra illustri autori
come Manzoni e il giovane intellettuale Antonio Ranieri che diventa suo
amico inseparabile; successivamente, nel 1828 si reca a Pisa
dove ritrova la vena poetica, in quell’anno compone una delle sue più
famose liriche “A Silvia”.
Torna di nuovo a Recanati – un periodo di crisi che ricorderà
successivamente come “sedici mesi di notte orribile”, seppur florido e
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prezioso dal punto di vista della produzione artistica. E proprio in questa
fase che scrive alcuni dei componimenti più celebri come “La quiete
dopo la tempesta” e “Il sabato del villaggio”.
A Firenze, Leopardi, sperimenta l’amore ancora non corrisposto verso
Fanny Targioni Tozzetti: nello stesso periodo, nasce il ciclo di Aspasia.
Nel 1832 sospende il diario dello Zibaldone.
Nell’ottobre del 1833 si trasferisce infine a Napoli: qui, celebre
intellettuale ormai molto provato nel fisico, partecipa alla vita culturale
partenopea.
A Torre del Greco compone due tra le sue più grandi poesie: “La
ginestra” (1836) e “Il tramonto della luna” (1837), considerate il
suo testamento poetico e spirituale.
Il 14 giugno 1837 Giacomo Leopardi, appena trentanovenne, si
spegne a Napoli, dove viene sepolto accanto all’amato Virgilio.