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Storia Della Letteratura Italiana (Disambigua)

La storia della letteratura italiana inizia nel XII secolo con la scrittura in italiano a fini letterari, culminando nella scuola siciliana di Federico II nel XIII secolo. La transizione dal latino al volgare avviene attraverso un processo culturale e linguistico che coinvolge diverse classi sociali, portando alla creazione di una letteratura in lingua italiana. I primi documenti in volgare, come l'Indovinello veronese e i Placiti cassinesi, testimoniano l'emergere di una lingua letteraria che si evolve per rispondere alle esigenze comunicative della popolazione.

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Storia Della Letteratura Italiana (Disambigua)

La storia della letteratura italiana inizia nel XII secolo con la scrittura in italiano a fini letterari, culminando nella scuola siciliana di Federico II nel XIII secolo. La transizione dal latino al volgare avviene attraverso un processo culturale e linguistico che coinvolge diverse classi sociali, portando alla creazione di una letteratura in lingua italiana. I primi documenti in volgare, come l'Indovinello veronese e i Placiti cassinesi, testimoniano l'emergere di una lingua letteraria che si evolve per rispondere alle esigenze comunicative della popolazione.

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Storia della letteratura italiana - Wikipedia https://it.wikipedia.

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Storia della letteratura italiana


Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Storia della letteratura italiana
(disambigua).

Questa voce o sezione sull'argomento letteratura non cita le fonti necessarie o


quelle presenti sono insufficienti.
Commento: Informazioni che non tengono conto delle ricerche filologiche svolte negli
ultimi decenni

La storia della letteratura italiana ha le sue origini nel XII


secolo, quando nelle diverse regioni della penisola italiana si
iniziò a scrivere in italiano con finalità letterarie. Il Ritmo
laurenziano è la prima testimonianza di una letteratura in lingua
italiana.

Gli storici della letteratura individuano l'inizio della tradizione


letteraria in lingua italiana nella prima metà del XIII secolo con
la scuola siciliana di Federico II di Svevia, Re di Sicilia e
Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se il primo
documento letterario di cui sia noto l'autore è considerato il
Cantico delle creature di Francesco d'Assisi. In Sicilia, a partire
dal terzo decennio del XIII secolo, sotto il patrocinio di Federico
II si era venuto a formare un ambiente di intensa attività
culturale: queste condizioni crearono i presupposti per il primo
tentativo organizzato di una produzione poetica in volgare
romanzo, il siciliano, che va sotto il nome di "scuola siciliana"
(così definita da Dante nel suo De vulgari eloquentia). Tale L'edizione del 1529 de La Divina
produzione uscì poi dai confini siciliani per giungere ai comuni Commedia.
toscani e a Bologna e qui i componimenti presero ad essere
tradotti e la diffusione del messaggio poetico divenne per molto tempo il dovere di una sempre più nota
autorità comunale.

Quando la Sicilia passò il testimone ai poeti toscani, coloro che scrivevano d'amore vi associarono, seppure
in maniera fresca e nuova, i contenuti filosofici e retorici assimilati nelle prime grandi università, prima di
tutto quella di Bologna. I primi poeti italiani provenivano dunque da un alto livello sociale e furono
soprattutto notai e dottori in legge che arricchirono il nuovo volgare dell'eleganza del periodare latino, che
conoscevano molto bene attraverso lo studio di grandi poeti latini come Ovidio, Virgilio, Lucano. Ciò che
infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua, e la consapevolezza nella popolazione
italiana di parlare una lingua, che pur nata verso il X secolo, si emancipa completamente dalla promiscuità
col latino solo nel XIII secolo.

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Le origini

Premesse linguistico-letterarie
Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura latina e Letteratura cristiana.
«Sarebbe stato impossibile determinare un momento in cui il latino abbia cessato di essere la lingua
comunemente usata dal popolo e abbia ceduto il posto alle lingue nuove: sia perché tale trapasso dovette
svolgersi diversamente e in diversi tempi nei differenti luoghi, sia perché soprattutto è assurdo
scientificamente parlare del nascimento di un linguaggio, il quale non nasce mai e non muore bensì
continuamente si trasforma".»
(Natalino Sapegno[1])

Dopo la grande stagione della letteratura in lingua latina, che produsse grandi opere letterarie nell'ambito del
teatro (Plauto, Terenzio), nella memorialistica e nella filosofia (Lucrezio, Cicerone, Seneca e Publio Cornelio
Tacito), così come nella poesia (Virgilio, Orazio, Ovidio, Lucano), il panorama culturale classico-pagano
entrò in contatto, a partire dal III secolo d.C., con la nuova religione cristiana, determinando svolte e riprese
dei temi da parte di teologi e letterati quali Claudiano, Agostino d'Ippona e Orosio. Il crollo dell'Impero
romano d'Occidente e la sua disgregazione nei vari regni romano-germanici nel V secolo generarono la
nascita di un pluralismo linguistico in cui il latino locale si mischiò con le lingue germaniche, dando origine
al latino volgare.

La letteratura altomedievale italiana


Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura medievale.

Con la detronizzazione dell'ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, nel 476 d.C., il potere passò al re
barbarico Odoacre e l'Italia venne soggiogata dai germanici fino al 553 quando, con la battaglia del Vesuvio,
l'Impero romano d'Oriente costituito dai Bizantini riuscì a rioccupare una parte dell'Italia. Nel 568 però, con
la discesa in Italia dei Longobardi, che riuscirono a conquistare un'altra parte della penisola, si assistette a
una divisione politica, amministrativa e linguistica.In questo periodo la cultura della penisola italiana, sia a
causa delle condizioni economiche che si erano notevolmente aggravate, sia per le invasioni barbariche e altre
cause, si abbassò notevolmente e la lingua iniziò un'ulteriore evoluzione diversa secondo le regioni e i
differenti strati sociali. Da una parte c'erano le persone colte, i cosiddetti chierici appartenenti al clero e in
grado di leggere e di scrivere, che continuarono a parlare e a scrivere in latino, e dall'altra le persone non
colte, i laici, che, incapaci di leggere e di scrivere, utilizzavano dialetti che avevano un'origine latina ma che
col passare del tempo andavano sempre più allontanandosi e diversificandosi da essa.

Nacque così in Italia una letteratura nuova composta in latino medievale o mediolatino che rispecchiava la
nuova civiltà medievale. Come scrive Alberto Asor Rosa: «… è dall'intera maturazione di questa (con tutti i
fenomeni linguistici, ideologici e sociologici che l'accompagnano e ne derivano) che si produce a un certo
punto una nuova cultura fondata essenzialmente sull'uso dei linguaggi volgari»[2]. Quindi si formò un nuovo
linguaggio: il volgare.

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L'Italia del periodo comunale e le letterature in volgare


Con la ripresa economica che si manifestò dopo gli anni 1000 e che vide la nascita delle città, nacquero dei
nuovi ceti cittadini appartenenti agli artigiani, ai mercanti o agli imprenditori, che, pur essendo laici,
sentivano il bisogno di accrescere la loro cultura e di esprimersi in modo letterario. Costoro pertanto
iniziarono ad utilizzare i loro dialetti di origine latina, i volgari, per rivolgersi non solamente ai chierici ma a
tutti i laici che erano in grado di comprendere il volgare, spesso se letto o recitato da altri.

I primi scritti in volgare sono di carattere religioso; in essi si obbligano


gli ecclesiastici a rivolgersi ai fedeli, nel corso delle prediche, nella loro
stessa lingua come viene stabilito da Carlo Magno nell'813 durante il
Concilio di Tours. Spesso si tratta anche di formule di giuramenti, come
il Giuramento di Strasburgo del 14 febbraio dell'842, formulato dai nipoti
di Carlo Magno, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico davanti ai
propri eserciti, il primo nella lingua del fratello, alto-tedesco antico e il
secondo, vice versa, in francese antico.

Attività mercantili e volgari italiani


Lo stesso argomento in dettaglio: Attività mercantili e volgari
italiani.

Durante sia l'alto sia il tardo Medioevo, l'Italia era un crocevia di rotte
commerciali, grazie alla presenza delle influenti repubbliche marinare
come Venezia, Genova, Pisa e Amalfi. Gli scambi mercantili, soprattutto
a partire dal IX secolo, portarono a contatti continui tra mercanti italiani
e popolazioni di lingua straniera, contribuendo alla diffusione di termini
stranieri nei volgari italiani. Le parole legate alla marineria, al Carlo Magno in un dipinto di
commercio, alle transazioni economiche e alle attività portuali entrarono Albrecht Dürer, 1511-1513.
a far parte del lessico quotidiano, influenzando notevolmente la lingua
parlata.[3]

Dalla letteratura latina a quella italiana


Per quanto riguarda l'Italia non è facile indicare con precisione l'inizio di questo nuovo processo anche se dal
secolo VIII si possono trovare già testi che utilizzano per iscritto il volgare. Alberto Asor Rosa riferisce che
nel 1189 il patriarca di Aquileia si era recato presso la chiesa delle Carceri di Padova per tenere un sermone
in latino e che esso venne prontamente tradotto ai fedeli presenti in lingua volgare.

Si è quindi propensi a pensare che la lingua volgare, già dal secolo VIII al XII fosse utilizzata in modo
sempre più frequente non solo ad uso pratico ma anche ad usi che consentissero l'innegabile bisogno
letterario di raggiungere il maggior numero di coscienze. Il volgare italiano cioè tende gradualmente ad
unificare il territorio linguistico ed a soppiantare municipalmente la lingua latina ormai non più in grado di
assolvere quel compito.

I primi documenti

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Lo stesso argomento in dettaglio: Indovinello veronese.

Tra i documenti più antichi che dimostrano questa esigenza vi è


in primo luogo un semplice indovinello, l'Indovinello veronese,
composto da quattro brevi versi che vennero scoperti nel 1924 in
un codice della Biblioteca Capitolare di Verona scritto verso la
fine dell'VIII secolo e l'inizio del IX secolo, dove l'atto dello
scrivere, ripreso dalla letteratura scolastica del secolo VIII, viene
paragonato all'atto del seminatore che sparge nei solchi il seme
nero su un prato bianco.

«Se pareva boves, alba pratalia araba. - albo versorio teneba,


negro semen seminaba[4].»
Lo stesso argomento in dettaglio: Placiti cassinesi.

Si segnala anche un testo, la Peregrinatio Aetheriae (IV o V


secolo d. C.) nel quale si individua l'uso del proto-articolo
L'Indovinello veronese determinativo citato, tra gli altri, da Lorenzo Renzi[5] testo nel
quale si trova questo esempio: " Per valle illa quam dixi ingens ".
Nello stesso testo ricorre "ille" (pronome dimostrativo latino, da
ille - illa- illud, v. linguistica) usato come determinante un elemento noto. Pertanto l'articolo determinativo
nella lingua romanza potrebbe aver cominciato la sua evoluzione dal modo in cui fu usato "ille" nella
Peregrinatio. Tra i primi documenti nei quali il volgare assume carattere di linguaggio già ufficiale e colto
sono quattro testimonianze giurate che riguardano certe controversie sull'appartenenza di alcuni lotti di
terreno ai benedettini del monastero di Capua, di Sessa e di Teano che vennero registrate tra il 960 e il 963,
noti come i quattro placiti cassinesi.

Le formule usate in queste testimonianze sono la ripetizione di quanto preparato in precedenza dal giudice in
testo latino e in seguito stilate in volgare perché esse fossero comprese dai tutti i presenti al giudizio. Tra
questi documenti vi è quello che viene generalmente chiamato il "Placito capuano"[6]. Il critico scrive: "In un
placito capuano del 960 è riprodotta la formula pronunciata dai testimoni in una lite di confini tra il
monastero di Montecassino e tal Rodelgrimo d'Aquino: «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene,
trenta anni le possette parte Sancti Benedicti»[7].

Così, a poco a poco, con il passare del tempo i documenti di questo genere, e non solo, diventano sempre più
frequenti, come i libri di memorie contabili, i tre versi inseriti in un dramma scritto in latino sulla Passione,
un'epigrafe sulla facciata della chiesa di San Clemente a Roma dove il servitore riferisce parole in volgare e il
santo in latino, un privilegio sardo e una confessione di origine marchigiana o umbra tutti appartenenti all'XI
secolo.

Del XII secolo ci è poi pervenuta una carta di origine calabrese e una scritta piuttosto semplice formata di
quattro endecasillabi che si poteva leggere, nel Duomo di Ferrara "Li mille cento trenta cenqe nato - fo questo
templo a San Gogio donato - da Glelmo ciptadin per so amore - e mea fo l'opra. Nicolo scolptore", come
riporta Sapegno in note[7], in realtà si tratta di un clamoroso falso del Baruffaldi., che ha tratto in inganno i
filologi, compreso Sapegno, per più di due secoli.

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Ricordiamo anche il Ritmo di Travale del 1158: "Guaita guaita male, no mangiai ma' mezo pane".

Al XIII secolo risalgono poi dei frammenti d'un manoscritto appartenente a certi banchieri fiorentini e,
sempre in Toscana, seguono altri documenti che riguardano questioni di interessi privati o appartenenti a
istituzioni pubbliche.

Uso del volgare e suo uso letterario


Per queste prime testimonianze in volgare bisogna tener conto che "… il volgare, che passa nelle scritture e
diventa a poco a poco lingua letteraria, non è il linguaggio del popolo così come questo direttamente lo
parla, ma è quello stesso linguaggio di una persona colta, e che generalmente sa di latino, lo tratta e lo
sistema, perché sia comprensibile al popolo ma al tempo stesso abbia la dignità grammaticale e stilistica di
stare accanto al latino"[8].

Come tutte le lingue romanze, l'italiano discende dal latino, con cui ha legami molto più stretti delle altre
lingue romanze proprio in virtù della prolungata permanenza della lingua madre in tutte le fasce sociali
italiane. La letteratura italiana scritta si afferma in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché la lingua
di cultura per eccellenza fu a lungo il solo latino, lingua della Chiesa, dei tribunali e delle corti, ma anche
delle scuole e delle università. A questo fattore si aggiunge anche l'uso della lingua d'oc e della lingua d'oïl
nelle corti italiane del centro-nord, che produsse, tra i tanti rimaneggiamenti e imitazioni pedestri, anche
alcune opere letterarie di un certo pregio, dal Tresor di Brunetto Latini, al Milione che Marco Polo dettò a
Rustichello da Pisa in francese, ai canti d'amore di Sordello da Goito. Questo almeno fino al momento in cui
il Canzoniere siciliano si diffuse in Toscana, principalmente ad opera di Guittone d'Arezzo, da cui trasse
spunti linguistici e poetici, sotto l'influenza di quel preumanesimo che avrebbe portato il travaso della
letteratura e retorica classica nel toscano e nel bolognese riavvicinando la poesia italiana ai contenuti classici
e distanziandola dal mondo cavalleresco franco-normanno che aveva fino allora cercato di copiare.

Per trovare, in Italia, testi a carattere propriamente letterario in un volgare solido bisogna risalire intorno alla
metà del XII secolo con il Ritmo laurenziano (che si fa risalire al 1150-1157) ritrovato in un codice della
Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, che consiste nella cantilena di un giullare toscano, o al Ritmo di
sant'Alessio trovato nelle Marche nel XIII secolo o al Ritmo cassinese.

Il Duecento
Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura italiana del Duecento.

Premesse
Il periodo storico che va dal 1224, data presumibile della composizione del Cantico delle creature di San
Francesco d'Assisi, al 1321, anno in cui morì Dante,[9] si contraddistingue per i numerosi mutamenti in
campo sociale e politico e per la viva attività intellettuale e religiosa. Siamo agli albori della letteratura
italiana con le sue manifestazioni regionali e tematiche che vedranno, nel filone siculo-toscano e, infine,
stilnovista, l'espressione più alta dal punto di vista spirituale e stilistico della produzione letteraria.

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