SCHOPENHAUE
R
Mondo come rappresentazione: due tematiche
- realtà
- rappresentazione
Distinzione Kantiana di fenomeno e noumeno: entrambi vengono indagati da Schopenhauer
nel processo di rappresentazione
→ in questo modo deve porsi non solo il problema del fenomeno o noumeno ma del modo
in cui il soggetto percepisce il fenomeno o anche il noumeno: rappresentazione intellettuale
che permette di accogliere accanto al fenomeno anche il noumeno
Non limitarsi alle categorie dell’intelletto ma indagare su quelle della mente umana
è chiaro che mentre la distinzione tra soggetto e oggetto in kant è finalizzata a dare
fondamento alla scienza
→ schopenhauer è più aperto all’interpretazione del soggetto: l’intelletto non opera solo
attraverso le categorie, le categorie stanno accanto ad altre forme di intuizione del reale
che sono altrettanto importanti.
Diversi interpreti dicono che Schopenhauer anticipa per certi versi Freud perché parla di
impulsi irrazionali che vengono dal soggetto e accanto a quelli razionali partecipano a tutte le
forme di relazione che il soggetto forma con la realtà e con gli altri soggetti.
= vuole evidenziare che il soggetto è fatto anche di impulsi irrazionali che non è bene
escludere dal processo della conoscenza
Ciò gli permette di rompere il confine tra la realtà e il sogno. Il reale è il prodotto di una
interpretazione oggettiva della realtà mentre ciò che si considera irrazionale, sogno, fuori
dalle regole logiche è un diverso modo di guardare alla realtà = c’è da distinguere un modo
razione di guardare la realtà da un altro modo. Al di qua del vero c’è la visione razionale, al di
là c’è un altro modo di guardare la realtà
L’uomo è in grado di vivere su due livelli diversi:
- empirico: Nel guardare oggettivamente alla realtà usiamo il principium individuationis,
termine che riprende dalla scolastica: consiste in tre cose= spazio, tempo e causalità.
→riprende Kant e le intuizioni pure dello spazio e del tempo: riduce le dodici categorie a
quella di causalità: dice che ci diamo spiegazioni dei fenomeni attraverso quel principio,
cioè collocando tutti i nostri oggetti, tutte quelle realtà con cui entriamo in relazione entro
spazio tempo e causalità
- intelligibile: gli consente di accedere alla libertà spirituale
→ diventando puro soggetto di contemplazione: permette di distaccarsi dalla banale
quotidianità.
→ ci viene in aiuto la sua laurea “sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente”
quattro forme del principio di ragion sufficiente:
- La prima forma la chiama: il principio di ragion sufficiente del divenire, dice che il principio
che usiamo quando vogliamo darci spiegazioni delle rappresentazioni empiriche (rapporti
tra le cose naturali)
- il secondo: principio di ragion sufficiente del conoscere, in un discorso logico la verità
della conclusione dipende dalla verità delle premesse (sono la causa).
- terza situazione: quando si parla di rapporti di spazio e di tempo. Chiaro riferimento alla
matematica. Infatti dice che il rapporto è logico tra enti che valgono per quello che sono,
dunque il principio di ragion sufficiente è quello dell’essere. Anche gli enti matematici
rispondono a questo principio di causa che chiama dell’essere.
- l'ultimo gruppo sono gli uomini e l’agire umano, il principio si chiama ragione
sufficiente dell’agire: indaga i motivi (le cause di un agire degli essere viventi).
→Tutto ciò che è fenomeno può essere indagato secondo il principium individuationis: quindi
in spazio tempo e causalità, divisa in queste quattro modalità
Sappiamo, per certezza immediata del nostro stesso essere e agire, che possiamo agire
anche senza un motivo. Dunque esiste accanto al principium individuationis un altro modo
di percezione della realtà
→questa seconda modalità per cui noi percepiamo la realtà. Essendo la prima razionale e
logica, questa non può che essere irrazionale, fuori da ogni principio di ragion sufficiente,
fuori da spazio, tempo e causalità. Questa percezione della realtà è drammatica perché
l’uomo si trova gettato e buttato senza alcun strumento per uscirne.
→il velo di maya ci fa credere che possiamo dare senso alla nostra esistenza: illusione. Il
compito del filosofo è quello di squarciare il velo di Maya.
→in questa realtà non è possibile usare il principio di individuazione
Cade di nuovo nella metafisica, però questa divinità è assolutamente irrazionale. Quindi è
diversa dalle metafisiche che lo hanno preceduto.
→riprende l’immagine del velo da un poema epico religioso upanisad della religione induista
Se il mondo è la rappresentazione della coscienza del soggetto perché si parla di un mondo
e non di infiniti quanti sono i soggetti?
Se esistono infiniti soggetti potrebbero esserci infiniti modi di percepire la realtà, allora il
principio individuationis diventa il modo prevalente con cui il soggetto conosce la realtà.
Potremmo vedere i fenomeni in tanti modi, ma siamo bloccati dal punto di vista
fenomenico perché condividiamo con gli altri individui spazio, tempo e causalità.
→ ogni soggetto conosce gli oggetti mediante le medesime forme che sono comuni a tutti
Invece non è così per i sogni:
c’è il problema di come percepisco i sogni: dovrei farlo attraverso altre modalità
→ ma Schopenhauer non riesce a uscire da una prospettiva, quindi il mondo dei sogni
viene ancora una volta visto con il principio individuationis.
CORPO: ha una funzione importante per Schopenhauer
Si rende conto che per quello che riguarda l’uomo, esso è in grado di agire anche senza un
motivo
→ questo ce lo rivela proprio il corpo, che ci spinge a fare cose senza un evidente motivo: il
corpo ha la funzione di andare oltre al velo di maya per permettere di farci capire che ciò
che sta al di là del velo non può essere rivelato in una realtà spaziale e temporale
→il corpo è oggetto senza mediazione
IDEA: è una forma immutabile, fuori dallo spazio e dal tempo in cui rappresento la realtà
noumenica.
→ sono delle forme oggettive e immutabili, ma anche aspaziali e atemporali che possono
rappresentare delle oggettivazioni della volontà: quindi fuori dalle tre forme
→la volontà si incarna in alcuni archetipi, in alcune idee che hanno una forma stabile, eterna,
sono una sorta di modello
idee generali in cui si rappresenta la natura che per sua essenza è volontà, qualcosa di
irrazionale che si manifesta in modalità e forme immutabili
quando si immagina l’essere umano al di là di spazio e tempo, fuori da queste dimensioni
ci saranno forme generali, idee generali della natura e della volontà, ci saranno anche forme
più semplici e particolari
in questo modo le idee permettono di rappresentare la volontà della quale altrimenti non
potremmo dire nulla.
le idee come quelle platoniche possono essere contemplate dall’oggetto nella misura in cui
riescono ad andare oltre il principium individuationis
il corpo consente all'individuo di scoprire questa sua seconda dimensione, che va oltre
spazio tempo e causalità: questa possibilità di andare oltre si chiama per Schopenhauer
la “volontà” se al di qua del velo di maya tutto rientra in spazio tempo e causalità
al di là ci può essere soltanto una volontà unica cieca (conseguenza della sua irrazionalità,
non crea progetti perchè non è in grado) e irrazionale
Difficoltà ad esprimere il significato della volontà perchè è sempre particolare ma allo
stesso tempo vale per tutti: è sì la volontà del mio corpo, ma è unica e universale perché
vale per tutti possiamo avere rappresentazioni diverse della volontà:
- volontà particolare: volontà di vivere, ogni individuo ne è manifestazione
- volontà in sé: la volontà è essenza unitaria del mondo
→unica perchè : quando va al di là, il corpo vive quella dimensione irrazionale della volontà
però quella dimensione della volontà non è esclusiva ma è unica, riguarda l’intera natura
dell’essere umano.
L’esistenza di questa volontà è certa evidentemente per il corpo e possiamo estenderla a
tutti i corpi umani.
Come facciamo ad estenderla a tutta la natura? Dobbiamo ricorrere al metodo
dell’analogia che non è qualcosa di inconsapevole.
Con Schopenhauer si può parlare di pessimismo (rif. leopardi)
in una forma di dialogo due personaggi si confrontano circa l’opinione che hanno di
Schopenhauer e di leopardi
riferimento al rapporto sessuale: è un grandissimo inganno della natura perché nel
momento del piacere in realtà finisce col produrre dolore perché pensa che sia solo un
rapporto di procreazione quindi il piacere produce la generazione di un qualcuno che vivrà
di dolore.
Schopenhauer si rende conto che la contemplazione della volontà attraverso le idee trova
una forma perfetta di interpretazione dell’attività artistica: perché colui che guarda
all'opera d’arte non vede il soggetto particolare ma deve guardare attraverso l’occhio
particolare chiamato puro occhio per coglierne l’aspetto universale.
→ l’arte è una attività che ci permette quello squarcio dentro il velo di maya che permette
di vedere uno squarcio che l’artista riconosce
Quando l’architettura si occupa dell’architettura dei giardini, ecco che accanto alla visione
oggettiva della volontà entra in gioco un elemento soggettivo.
la poesia: grado più alto dell’arte
la musica: è un genere a parte perchè la musica ha come suo oggetto le idee stesse della
volontà, cioè mentre le altre sono una rappresentazione più o meno vicina alla volontà unica
cieca e razionale, la musica è la rappresentazione stessa della realtà perché fatta di armonia e
distonia, è l’immagine stessa della volontà
→permette lo squarcio del velo di
maya dalla scultura, alla pittura
dalla poesia alla tragedia
Per Schopenhauer l’uomo di fronte alla volontà può soltanto rinunciare alla lotta contro
dolore e disperazione perché non è possibile vincere la lotta che è incontrollabile per
l’essere umano: bisogna interrompere il flusso della volontà
la soluzione che è una forma di non lotta, è quella dell’inazione e del non agire che prende
forma completa nella contemplazione
→è una forma di annullamento della realtà perché attraverso l’inazione guardo la realtà con
distacco, con una capacità di oggettivazione della realtà che invece non possiede chi si lascia
condizionare dalla realtà.
forme di contemplazione: poiché la soluzione è inagire e contemplare la realtà
1. attività artistica: di produzione e fruizione dell’oggetto artistico
2. etica e ascesi: modalità di annullamento della volontà
L’etica è un grado superiore all’arte di annullamento della volontà: condividere sofferenza
con passione, ciò fa capire che la volontà non è qualcosa che genera irrazionalità nella mia
esistenza, ma è un principio unico, universale che posso soltanto condividere con gli altri
→c’è un’idea di solidarietà positiva che nasce da un sentimento negativo, ovvero che
l'esistenza è sofferenza → l’unica cosa che posso fare è condividere questa sofferenza
L’ascesi: il riscatto della condizione umana richiede la negazione completa di ogni
desiderio, “il non volere”
il desiderio:
soddisfare il desiderio genera noia, cioè l’assenza di desideri che rende nullo il nostro esistere
e genera infelicità.
Teorizzazione di tre forme di pessimismo:
-cosmico perché il principio metafisico ci dice che è la realtà ad essere insensata e quindi
non porta certo di per sé ad un’ideale, finalità positiva
-storico
-sociale perché l’uomo in questa realtà non può che agire in modo egoistico
KIERKEGAARD
Utilizza la filosofia in una forma di irrazionalismo fondato sulla fede di cristo
→ dentro una cornice che è più religiosa che filosofica
Se si guarda ai caratteri filosofici e meno agli aspetti religiosi, la sua filosofia ha avuto un peso
importante nella storia della filosofia che segue e può essere indicato come il fondatore di
una corrente filosofica che si svilupperà in periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale
che ha preso il nome di esistenzialismo: è il primo termine della sua filosofia, ovvero
l’esistenza
→ per lui ciò che è assolutamente centrale è l’esistenza: non è universale ma sempre
particolare
→ come tale l’esistenza di ciascuno di noi è sempre posta di fronte alla scelta che è data da
una realtà non fatta di opposizioni come per Hegel, ma possibilità che si aprono all’individuo,
che è posto sempre di fronte alla scelta.
→ la possibilità che ha di scegliere è il sintomo della libertà che ciascun individuo possiede
il problema dell’esistenza però nasce quando l’individuo è libero perchè la libertà obbliga
alla scelta e secondo lui la scelta ha più un valore negativo che positivo: quando io scelgo
escludo alcune possibilità più che realizzarne altre, scegliendo rinuncio ad alcune possibilità
(forse che no)
- “forse che sì forse che no”: nella scelta ha più rilevanza il forse che no rispetto al
forse che si
→ questo mette l'individuo in una condizione di angoscia che lo paralizza, cioè lo spinge a
non scegliere e a rinunciare alla libertà della scelta, a rinunciare al forse che sì perchè quella
esclude la possibilità di fare altre scelte.
In questo sistema è importante la componente religiosa perché la scelta può essere
giustificata dalla fede: mi permette di essere guidato da Dio, anche se non me ne rendo
effettivamente conto
→ lo scegliere è una sorta di affidarsi a Dio.
Le guerre mondiali fanno percepire l’esistenza come in balia di una sempre possibile
distruzione
→ si parla di esistenzialismo laico
Mentre quello di Kierkegaard presuppone una fede
La sua filosofia cerca di ritrovare la dimensione di soggettività dell’individuo rispetto all’idea
di universalità che era di hegel, di Feuerbach, di Marx
→rimette al centro la singolarità
→contrappone il singolo al genere
Con lui ritorna il tema dell’essere: non conta tanto l’essere, ma più l’esserci
→esserci qui ora: indica un esistenza concreta, che vive la dimensione della libertà come
possibilità
→riprende questa idea da Schelling
Il confronto con Hegel, viene posto in termini di pensiero soggettivo e
oggettivo oggettivo: di Hegel, della sinistra Hegeliana e di Marx
soggettivo: è il pensiero che mette al centro la sua esistenza
Hegel finiva col mettere in evidenza il genere umano e non l’individuo
→ k. dice che questo modo di cogliere l’assoluto, di Hegel, in realtà finisce col dimenticare la
realtà del singolo uomo: il rapporto con l’infinito deve essere individuale e non di individuo
in quanto membro della comunità.
Utilizza la figura di Abramo viene utilizzata come modello per parlare dell’individualità:
intende sacrificare il figlio Isacco perché Dio glielo ha chiesto, si dispone ad accettare
questa richiesta nonostante sia il suo unico figlio maschio e come capo della comunità a cui
appartiene; la comunità l’avrebbe disapprovato per questo gesto perché avrebbe messo in
pericolo tutta la comunità.
Abramo di notte sale al monte insieme al figlio Isacco (non era stato informato di nulla),
durante la salita il figlio isacco, viene a sapere che si tratta di fare un sacrificio a Dio e chiede
che cosa vorrebbe sacrificare una volta raggiunta la cima, Abramo risponde con una bugia
dicendo che
troveranno sulla cima quanto serviva per il sacrificio. Arrivano alla cima, Abramo si dispone a
sacrificare il figlio Isacco, interviene il signore.
→Il soggetto deve aprirsi totalmente all’assoluto, con la cosiddetta ragione forte che crede
nel paradosso, ovvero quella verità che non è condivisa da nessuno, contraria all’opinione
prevalente (cioè quella che dice ad Abramo di non compiere tale atto): per Abramo è vero il
paradosso ovvero ciò che non è comunemente accettabile.
La cornice della fede è quindi determinante per caratterizzare l’esistenzialismo di K.
La scelta è generalmente posta tra due estremi: il possibile che si e il possibile che no
→questa scelta è negativa e paralizzante: la scelta è ancora più difficile perché quando si
sceglie il possibile che si, in realtà si rinuncia a tutte le altre possibilità; questa situazione
paralizza chi deve scegliere
il primo scritto in cui affronta il tema della scelta è stato “Aut Aut” (in latino: o,o, sia,sia)
- rinuncia a scegliere: possibilità che no
- possibilità di scegliere: possibilità che si
Questi modelli sono rappresentati dall’esteta da una parte e dall’uomo morale dall’altra
→ esteta: la sua caratteristica è il non scegliere.
Si può guardare a questa analisi anche come a una teoria dell’arte perché si trova a dover
capire in cosa consiste quell’interessante che genera piacere nell’esteta e che lo guida nel suo
non scegliere. Però quando si tratta di individuare una figura che meglio rappresenta l’esteta,
lui non sceglie un’artista ma il don Giovanni (donnaiolo), che nel piacere per una donna trova
il motivo della sua esistenza.
→il non scegliere mette l’esteta nelle condizioni di voler trovare un piacere nuovo, cade
così nella noia: ne esce o cercando un altro piacere o in una situazione di disperazione,
sentimento più tragico dell’angoscia (per il fatto che ogni scelta sia negativa e paralizzante),
questa angoscia si fa disperazione quando nell'individuo viene meno anche la fiducia in se
stesso, quindi di continuare a vivere senza scegliere, così si cade in una situazione più
gravosa dell’angoscia.
l’angoscia è naturale nell’uomo perchè non so cosa mi accadrà tra pochi minuti: il mio essere
è collocato in un divenire che mi proporrà delle scelte
→la disperazione è la cancellazione della mia capacità di scegliere
Per K. sono entrambe manifestazioni di una malattia mortale dell’uomo in vita.
- Si passa dall’esteta all’uomo in senso morale, non attraverso una semplice transizione
tesi-antitesi come in Hegel, ma attraverso un salto di punto di vista: se l’esteta è colui che
non sceglie, l’uomo morale è colui che vive costantemente delle sue scelte.
→siamo di fronte a un’alternativa, appunto quella dell’uomo che sceglie
Condanna sia la figura dell’esteta sia l’uomo morale quando fa una scelta che è corroborata
dalla realtà e da chi la compone.
- Morale: simile a quella Kantiana per cui la moralità è intenzionalità, quello che io
ritengo come valore farò di tutto intenzionalmente per realizzarlo. In questo
contesto però c’è la possibilità che la mia intenzione cambi per il fatto che anche gli
altri mostrano la stessa intenzione
→ dunque tale scelta viene condannata
Agamennone: capo degli Achei che deve organizzare una spedizione a Troia, gli Dei sono
contrari a questa spedizione e guidati da Nettuno fanno in modo che il mare sia sempre in
tempesta e che gli sia impedito che possano salpare. Agamennone va dall’oracolo e gli dice
che c’è bisogno di un sacrificio: la figlia Ifigenia
la differenza con Abramo: Abramo fa tutto di nascosto, di notte
Agamennone fa tutto pubblicamente, supportato da tutte le decisioni della comunità che
lo chiede
→ da qui la necessità di un salto che compie Abramo ovvero un salto nello stadio religioso
che non è trattato in “aut aut” perché tratta solo di esteta e uomo morale
→ questo salto nella fede è un salto come quello che è stato fatto dallo stadio estetico a
quello morale, cambio di prospettiva: caratterizzato dalla dedizione totale a Dio, il che fa
dello stadio
religioso un vero e proprio paradosso per la religione, cioè quella opinione che non è addosso a
quella prevalente ma che è diversa da quella prevalente = in termini laici può essere visto come
l’atteggiamento di chi si apre individualmente all’assoluto, l’esserci si lega all’assoluto
individualmente perché questa è l’unica strada di salvezza.
→ fede come paradosso
L’angoscia e la disperazione sono fondamentali per la scelta della fede: subire la perdizione
permette la riconciliazione con Dio. Quando tutto ciò che si ha intorno genera noia si è pronti
alla chiamata di Dio.
→ infatti sostiene che lo scopo della vita è di essere portati al più alto grado di noia: nella noia si
dissolve la disperazione perché si intravede il cammino verso Dio.