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NOTE PW Limiter - LG

Il documento descrive la realizzazione di un circuito analogico per misurare la potenza in un carico elettronico, utilizzando un metodo innovativo basato su fotoresistenze e LED, piuttosto che su chip dedicati. Nonostante le sfide nella progettazione e la mancanza di soluzioni pratiche documentate, il risultato finale ha mostrato una precisione accettabile e una buona insensibilità a fattori esterni. Il circuito è progettato per funzionare in un regime di tensione positiva e include un sistema di comparazione per segnalare il superamento di una soglia di potenza.

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Il documento descrive la realizzazione di un circuito analogico per misurare la potenza in un carico elettronico, utilizzando un metodo innovativo basato su fotoresistenze e LED, piuttosto che su chip dedicati. Nonostante le sfide nella progettazione e la mancanza di soluzioni pratiche documentate, il risultato finale ha mostrato una precisione accettabile e una buona insensibilità a fattori esterni. Il circuito è progettato per funzionare in un regime di tensione positiva e include un sistema di comparazione per segnalare il superamento di una soglia di potenza.

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NOTE SUL CIRCUITO DI MOLTIPLICAZIONE ANALOGICA ( ANALOG MULTIPLIER ) CUORE DELLO SCHEMA DELL’ INDICATORE DI

POTENZA MASSIMA X DUMMY LOAD ( PW INDICATOR.PDF )

Per ottenere la misura, anche se non rigorosa, della potenza in gioco nel Dummy Load, per poi segnalare un limite, a salvaguar-
dia del circuito del carico elettronico, è necessario ottenere il prodotto delle due tensioni che rappresentano le grandezze in
gioco, ovvero la tensione ai capi del carico e la corrente circolante. Il problema del prodotto di due tensioni potrebbe essere
agevolmente risolto utilizzando due ADC e un micro ( ottenendo anche una visualizzazione dei parametri, quelli misurati ( V e I )
e quello calcolato ( W ).Tuttavia in questo caso si voleva costruire un dispositivo totalmente analogico, applicando magari stru-
mentazione digitale per la sola visualizzazione. In questo modo si intra in una problematica ( il prodotto analogico ) di non sem-
plicissima realizzazione pratica, esistono infatti, per l’elaborazione di grandezze in DC, schemi che sfruttano lo strumento mate-
matico del logaritmo, facilmente realizzabile con OPAMP, ma provandoli mi sono accorto che la loro messa a punto è critica,
esistono problemi di offset e derive, sono validi a livello didattico, ma non sono molto validi per applicazioni pratiche. Soluzioni
che utilizzano le celle di Gilbert e gli OPA sono invece adatte in regime dinamico, ma non in DC. La soluzione, anche consigliata
era di utilizzare un chip dedicato, in particolare l’ AD633 che sicuramente avrebbe risolto il problema in modo rigoroso. In que-
sto periodo storico ( 2022 ) purtroppo i chip hanno subito aumenti consistenti e la loro reperibilità non è buona. Io avrei trova-
to l’AD633 con una consegna in qualche settimana ad un prezzo finito superiore ai 20€ per poche unità. Non era il prezzo che
volevo spendere e tutto sommato, probabilmente per il mio utilizzo, era una soluzione anche troppo precisa. Durante il mio
googlare, per raccogliere quante più informazioni sull’ argomento, mi sono accorto che non c’erano testimonianze di realizza-
zioni pratiche ( eccetto quelle con chip dedicati, come AD633 e altri simili ) solo simulazioni e tanta teoria…...Infine, mi sono
imbattuto in una vecchia Application Note della National Semiconductor, targata 1969. Vi erano descritte due soluzioni al pro-
blema, una più aderente alla teoria, LOG/ANTILOG, ma ben strutturata e una un po’ più strana, che utilizzava 2 fotoresistenze e
una lampadina e due opamp. Certe cose esercitano su di me un fascino esoterico, quindi ho deciso di svecchiare lo schema e
provarlo. I risultati sono stati buoni, superiori alle aspettative, ottenendo uno strumento con una precisione accettabile ( circa
5% medio, su una gamma estesa ) insensibilità a fattori come temperatura e correnti di bias, con modesta deriva, realizzabile
con componenti che avevo già in casa e per nulla critici…..per il mio utilizzo era perfetto. Lo propongo come un lavoro testato
che dà risultati buoni rispondendo ad una problematica di nicchia, adatto ad un range di applicazioni, dove non sia richiesta
una rigorosità estrema.

L’elemento più elaborato da costruire è l’unità fotoresistiva che ho fatto con 2 led bianchi ad alta efficienza e 2 fotoresistenze
identiche, un tubino di plastica scura.

I due led, collegati in parallelo, ma rivolti in modo opposto, infilati in un tubino di plastica scura schermante la luce, con le parti
emettenti luce rivolte, ognuno verso una fotoresistenza, un po’ da come si evince dallo schema; il tutto poi sigillato con colla a
caldo, per dare consistenza meccanica e perfetta schermatura dalla luce esterna.

Un po’ di matematica per spiegare come fa questo circuito a moltiplicare i due valori di tensione V1 e V2 ottenendo un valore
proporzionale al prodotto in uscita. ( riferimento schema: pw indicator v1_5.pdf )

IL circuito probabilmente può funzionare su 3 quadranti, ma io lo utilizzo solo su uno, cioè entrambe le tensioni positive.

Considerando V1, posso scrivere:

Da cui: Quindi:

Considerando V2 e Vout, posso scrivere:

Da cui: Ora ponendo LDR1 uguale a LDR2, sostituendo, posso scrivere:

Quindi:
Ovvero:

Da questa relazione, che evidenzia la proporzionalità tra la Vout e il prodotto di V1 e V2, possiamo calcolare il valore delle
resistenze e conoscere l’eventuale guadagno aggiuntivo ottenuto. Io ho usato R8= 100K, R3=1.2K e –Vcc = -8 volt, ne consegue
che il guadagno è di poco superiore a 10 ==> 100/ ( 8 * 1.2) = 10.4

Tutto questo viene fatto con i due opamp contenuti in U1, con il primo operazionale di U2, riporto il segno positivo all’uscita e
lo amplifico con un massimo di circa 2 per tarare in centro gamma e rendere l’uscita perfettamente uguale a quello che il
prodotto matematico vorrebbe, compensando le differenze tra le fotoresistenze. Con il secondo operazionale di U2 realizzo un
comparatore, posto un riferimento con zener, la soglia di scatto tarabile e un minimo di isteresi, per avvisare quando la soglia
di potenza impostata con rv3 è stata superata, accendendo il led D4.

U3 è usato come buffer in ingresso di V1 e V2. In fase di test sono state simulate le tensioni V1 e V2 con dei potenziometri.

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