Nichilismo
Filosofia: Nietzsche
Apollineo e dionisiaco, la morte di Dio
Fase tragica
La fase tragica della filosofia di Nietzsche parte da “La nascita della tragedia”; in quest’opera
lui individua la componente dionisiaca dell’antica civiltà greca, tenuta pochissimo in
considerazione fino a questo momento.
In particolare, in quest’opera analizza le antiche tragedie greche (soprattutto di tragediografi
come Archiloco, Sofocle ed Eschilo) dove individua due componenti: una razionale
(Apollineo), quella della trama; una non razionale, legata all’aspetto pulsionale (Dionisiaco).
Queste due componenti nei tragediografi che Nietzsche analizza erano in equilibrio, e per
questo le loro tragedie rappresentano l’apice della tragedia greca (Nietzsche accosta le loro
tragedie alla produzione wagneriana perché secondo lui Wagner può far rinascere la grande
tragedia greca) ma, con il crescente razionalismo greco, partito con Euripide e poi
sviluppatosi con Socrate, Platone e Aristotele, l’aspetto dionisiaco iniziò ad essere soffocato
(non a caso anche noi ricordiamo l’antica Grecia soprattutto per tutto ciò che è
razionalistico).
L’aspetto dionisiaco ricorre in tante delle opere di Nietzsche ed è inteso proprio come una
vitalità irrefrenabile che va accettata in tutti i suoi aspetti (questa sarà una costante di tutta la
filosofia di Nietzsche). In questo senso, rispetto alla filosofia di Schopenhauer, che nei
confronti della vita tendeva in qualche modo alla rinuncia; quella di Nietzsche ha un altro
atteggiamento, perché secondo lui la vita va accettata anche nella sua tragicità e anche le
sue molteplici sofferenze vanno abbracciate con entusiasmo, esattamente come si faceva
nei rituali dionisiaci.
Fase illuministica
Nella seconda fase della produzione di Nietzsche, egli accoglie il Positivismo non tanto per
l’esaltazione della scienza e della tecnologia, ma per il suo aspetto antimetafisico. Per
Nietzsche, questo aspetto culmina nella proclamazione della morte di Dio. Egli specifica che
sono stati proprio gli uomini a ucciderlo, anche se ancora non se ne rendono pienamente
conto.
Con la morte di Dio, sono crollati anche tutti i punti di riferimento che, fin dall’antichità,
facevano da guida agli esseri umani.
Dopo la morte di Dio, arriva quindi il nichilismo, una condizione in cui i valori tradizionali
perdono significato e validità: la maggior parte degli uomini, che hanno bisogno di una guida,
si ritrova smarrita.
Se il Positivismo prima "uccide" il vecchio Dio ma poi lo sostituisce con un nuovo dio (la
scienza e la tecnologia), Nietzsche, invece, considera un nuovo dio come una nuova
prigione e per questo lo rifiuta.
Nietzsche parla di coloro che sanno veramente assumersi la responsabilità della morte di
Dio e che, quindi, sono in grado di creare nuovi valori, piuttosto che aspettare passivamente
che un nuovo dio arrivi a imporre i suoi. Per essere all’altezza di un’azione così grande
come l’uccisione di Dio, infatti, dovremmo essere tanto grandi da diventare Dei noi stessi.
Il nichilismo non deve essere quindi passivo, ma attivo: occorre assumersi la responsabilità
della morte di Dio e creare nuovi valori. Tuttavia, questa azione non è per tutti; solo il
superuomo può compierla.
Il Superuomo
La morte di Dio porta al nichilismo, una condizione in cui la maggior parte delle persone
rimane in uno stato di disorientamento e precipita in quello che Nietzsche chiama nichilismo
passivo, ovvero la condizione in cui si aspetta passivamente un sostituto di Dio. Nietzsche,
invece, sostiene la necessità di un nichilismo attivo, cioè quello che si assume la
responsabilità della morte di Dio e rifonda completamente da sé i propri valori, attuando una
trasvalutazione dei valori.
Tuttavia, questa trasformazione non può essere compiuta da tutti, ma solo dal superuomo
(anche detto Oltreuomo), che per Nietzsche rappresenta un ideale che va oltre l’uomo, un
possibile punto di arrivo, sebbene non raggiungibile da tutti.
Il superuomo è l’unico che può assumersi la responsabilità della morte di Dio, e la morte di
Dio è dunque necessaria perché emerga il superuomo. Il superuomo è il tema centrale di
“Così parlò Zarathustra”, in cui emergono anche altri concetti fondamentali come l’eterno
ritorno e la volontà di potenza. Questi concetti sono pilastri della filosofia di Nietzsche e
presuppongono la morte di Dio e l’accettazione integrale della vita, in un atteggiamento
dionisiaco.
Le tre metamorfosi
Nietzsche parla del viaggio che il superuomo deve compiere per raggiungere il suo stato
ideale, individuando tre metamorfosi dello spirito: la prima è il Cammello, simbolo delle
privazioni e delle grandi fatiche. Essere Cammello significa accettare la vita senza paura e
abbracciare le sue parti più difficili e dolorose.
Successivamente, entra in gioco il Leone, che rappresenta il momento in cui sorge il dovere
e i valori imposti dalle religioni tradizionali, che Nietzsche rifiuta. È il Leone che può
sconfiggere il "tu devi" della vecchia morale, rappresentata dal grande drago simbolico.
Infine, è necessaria la terza metamorfosi: il Leone deve trasformarsi nel Fanciullo. Il
Fanciullo è innocente, al di là del bene e del male, e rappresenta l'assenza di pregiudizi e di
giudizio morale. Nella morale tradizionale, la conoscenza del bene e del male (simboleggiata
dal peccato originale nell'Albero della Conoscenza) conduce all'esperienza di colpa e di
giudizio.
La morale tradizionale divide la vita in ciò che è "da fare" (il bene) e ciò che è "da non fare"
(il male), enfatizzando e consolidando solo la parte del bene mentre reprime e annulla la
parte del male. Per instaurare una nuova morale fondata su nuovi valori, è necessario il
Fanciullo, che è al di là del giudizio e della colpa, vedendo la vita in modo innocente.
Proprio perché privo di giudizio, il Fanciullo può dare origine a una nuova forma di vita, e il
superuomo è proprio come il Fanciullo. È solo attraverso questa prospettiva che si può
arrivare a un'accettazione integrale della vita.
Eterno ritorno e Volontà di potenza
Nella Gaia Scienza, Nietzsche inizia a esporre il tema dell’Eterno Ritorno dell’Identico, che
successivamente riprende e approfondisce in "Così parlò Zarathustra". In quest'opera,
l'Eterno Ritorno è quasi dato per scontato da Zarathustra, il quale sembra convinto che il
tempo sia circolare, tanto da suggerire una concezione cosmologica da parte di Nietzsche.
Tuttavia, è improbabile che Nietzsche abbracci una visione cosmologica dell'universo,
poiché si dichiara essenzialmente metafisico. La teoria dell'Eterno Ritorno potrebbe essere
funzionale alla sua visione della vita, poiché la visione circolare del tempo è
caratteristicamente metafisica.
Eterno ritorno
Per Nietzsche, l’Eterno Ritorno è una concezione che potrebbe suscitare disperazione nelle
persone comuni. Egli ritiene che solo individui straordinari, che amano profondamente la
propria vita, potrebbero accettare di rivivere ogni singolo momento, compresi quelli più
dolorosi. Questa prospettiva, secondo Nietzsche, è sostenibile solo per il superuomo.
Alcuni interpretano la scelta di Nietzsche di adottare una concezione circolare del tempo
come una critica alla visione lineare del tempo, tipica della tradizione cristiana. In una
visione lineare, molti attimi infinitesimi che compongono la vita umana diventano
insignificanti perché si concentrano solo sull'inizio (la nascita), la fine (la morte) e su eventi
importanti e memorabili. Questi momenti cruciali riducono gli infiniti attimi intermedi a mere
parentesi nella nostra esistenza. Questo atteggiamento porta spesso a trascurare i momenti
presenti, focalizzandosi sui momenti passati o futuri ritenuti più significativi.
In contrasto, l’Eterno Ritorno di Nietzsche propone un’esistenza dove ogni momento è
infinitamente significativo, poiché deve essere vissuto pienamente senza l'illusione di un
destino prefissato o di un'importanza gerarchica tra gli eventi. Questa prospettiva invita a
una completa immersione nell’esperienza presente, rifiutando la distinzione tra momenti
importanti e insignificanti per abbracciare la totalità dell'esistenza.
Concezione circolare e volontà di potenza
In una concezione circolare del tempo, ogni attimo assume un'importanza uguale, simile ai
punti di una circonferenza dove ogni punto è sia inizio che fine. Questo concetto dell'Eterno
Ritorno implica che ogni cosa si ripeterà identica, senza possibilità di progettazione,
permettendo di concentrarsi pienamente su ogni singolo istante e di celebrare la vita come
una forza vitale. Per Nietzsche, che abbraccia un'idea di accettazione totale della vita fin dai
primi sviluppi della sua filosofia, la concezione circolare del tempo consente una costante
celebrazione della vita.
Dal punto di vista del superuomo, che abbraccia e accetta l'Eterno Ritorno dell'Identico,
questa concezione circolare implica accettare che ogni momento si ripeterà infinite volte, e
pertanto accettare la vita in modo pieno e completo. Questa forte volontà nel superuomo si
trasforma nella volontà di potenza: significa scegliere consapevolmente di vivere ogni istante
senza subirlo, indipendentemente dalla sua natura, anche se doloroso. La volontà di
potenza implica scegliere la vita anziché subirla.
Nietzsche si distacca così da Schopenhauer, con cui inizialmente condivideva la visione sul
dolore della volontà. Schopenhauer proponeva una soluzione nella negazione della volontà
(nolontà), nella soppressione del desiderio, mentre Nietzsche trasforma questa volontà in
volontà di potenza: una vitalità intensa, tragica e gioiosa che non viene rifiutata ma
abbracciata pienamente, come farebbe un bambino.
Storia della musica: Wagner
Se in Italia già da qualche secolo si era creata una forte tradizione operistica, in Germania,
viceversa, il teatro musicale nell’800 era ancora poco diffuso, al contrario della musica
strumentale.
La fioritura dell’opera tedesca iniziò con Carl Maria Von Weber e proseguì con Richard
Wagner.
Richard Wagner nacque a Lipsia nel 1813 in una famiglia molto appassionata di teatro. Il
suo patrigno incoraggiò da subito i suoi studi musicali, che diedero a Wagner delle solide
basi di armonia e contrappunto.
Alla fine degli anni ‘30, Wagner si trasferì a Parigi dove ebbe l’opportunità di lavorare alle
sue prime opere, che però non ottennero il successo sperato; per questo si concentrò
sull’attività giornalistica.
- Opere romantiche
Una volta tornato in Germania riprese a comporre e proprio a questi anni risalgono le sue
cosiddette “Opere Romantiche”: "Der fliegende Holländer", “Tannhäuser” e “Lohengrin”; in
queste opere i soggetti sono mitologici o tratti da antiche leggende (questo perchè per lui
sono gli unici soggetti in grado di mostrare l’espressione naturale di ogni personaggio) e il
tema ricorrente è l’amore che redime da ogni male.
In questi lavori si delineano una serie di aspetti innovativi del compositore tedesco come la
presenza di dialoghi interamente cantati; di una struttura drammatica articolata in scene o
gruppi di scene (no numeri); dall’uso di Leitmotiv (motivi conduttori) e dall’unione della figura
del librettista e del compositore in un’unica persona.
"Der fliegende Holländer"
- Trama: La storia ruota attorno al capitano olandese maledetto, il "Vascello Fantasma",
condannato a navigare per l'eternità. Per trovare redenzione, deve trovare un amore fedele
che lo salvi dalla sua maledizione.
- Soggetto: Basato su una leggenda marinara, l'opera esplora temi di redenzione attraverso
l'amore, la fede e la speranza.
"Tannhäuser"
- Trama: Tannhäuser, un poeta e cavaliere del canto, è diviso tra l'amore terreno per
Elizabeth e la tentazione sensuale della dea Venere nel suo regno sotterraneo. La storia si
concentra sul suo conflitto interiore e sul suo viaggio spirituale.
- Soggetto: Basato su leggende medievali tedesche, l'opera esplora temi di amore
passionale, redenzione e lotta tra il sacro e il profano.
"Lohengrin"
- Trama: L'opera racconta la storia di Lohengrin, un cavaliere del Graal che arriva in un
cigno magico per difendere l'onore di Elsa di Brabante. Lohengrin promette di sposare Elsa
a condizione che lei non gli chieda mai il suo vero nome o la sua origine.
- Soggetto: Basato su una fiaba medievale, l'opera esplora temi di fiducia, onore, gelosia e il
conflitto tra l'amore ideale e la curiosità umana.
- Caratteristiche dell’opera Wagneriana
Nelle opere di Wagner l’orchestra è più ampia rispetto a prima e assume un ruolo
fondamentale nel discorso drammatico; e i pezzi chiusi spariscono quasi del tutto facendo
spazio a un discorso musicale ininterrotto. Proprio per questo le opere di Wagner vengono
definite “Drammi musicali”, per distinguerle dalle opere precedenti.
Wagner introduce un tema importante, quello della cosiddetta "Opera d’arte Totale”, in cui
musica, parola e azione si intrecciano; con questo concetto Wagner va a considerare la
musica strumentale incompleta proprio perché slegata da parola e azione.
Probabilmente l’aspetto più caratterizzante delle opere di Wagner è la presenza dei
Leitmotiv, dei motivi musicali associati a personaggi, fatti od oggetti, che ricorrono nel corso
di tutta l’opera, creando una trama parallela. La presenza ricorrente e il sovrapponimento di
questi motivi musicali fa percepire la presenza di una “melodia infinita”.
- L’anello del Nibelungo
A partire dal 1848, Wagner inizia a comporre quello che diventerà uno dei suoi lavori più
celebri, nonché dei più complessi: la tetralogia de “L’anello del Nibelungo”. Questo lavoro si
articola in un prologo e 3 giornate e la sua durata complessiva è di circa 15 ore.
I testi poetici della tetralogia furono scritti da Wagner procedendo a ritroso: iniziò dalla
stesura del testo dell'ultima opera della tetralogia e finì scrivendo il testo della prima. Questa
scelta fu motivata dal suo voler avere una visione chiara delle conseguenze delle azioni dei
personaggi sin dall'inizio.
Il finale dell’opera probabilmente ha delle influenze politiche di Bakunin e Proudhon
(esponenti dell’anarchismo), si chiude infatti con una catastrofe necessaria per una
rigenerazione e purificazione sociale.
La tetralogia è composta dalle opere “L’oro del Reno”, “Le Valchirie”, “Sigfrido” e “Il
crepuscolo degli Dei”.
- Tristano e Isotta
Una delle opere più conosciute e rappresentate di Wagner è senza ombra di dubbio
“Tristano e Isotta”, un’opera in 3 atti che segnerà lo sviluppo della musica moderna.
In Tristano e Isotta l’uso del cromatismo si fa ricorrente e si percepisce una forte instabilità
armonica in cui le tensioni spesso non vengono risolte. I Leitmotiv si mischiano
continuamente non delineando dei contorni precisi.
Il tema è, ancora una volta, l’amore che vince ogni ostacolo e il soggetto è tratto sempre da
una leggenda. La musica suggerisce che l’amore fra i 2 protagonisti è presente già prima del
filtro magico. Alla prima dell’opera, a Monaco, seguì un esito sconvolgente e un’onda di
suicidi.
- Il preludio
Nel preludio predomina il tema del desiderio: alla linea melodica dei violoncelli che inizia con
un salto di sesta e procede per semitoni discendenti (motivo del dolore), risponde l’oboe con
una linea ascendente e cromatica (motivo del desiderio).
L’incrocio dei 2 motivi forma il cosiddetto “Accordo del Tristano” (Fa, Si, Re#, Sol#), molto
ambiguo e sul quale sono state fatte diverse supposizioni (accordo di settima diminuita
enarmonizzato Fa Lab Dob Mib; o un insieme di appoggiature). L’accordo risolve su una
settima di dominante e questo si traduce come desiderio senza fine in musica.
- La rivoluzione del teatro
Wagner oltre alle sue opere innovative, fu anche l’inventore di un nuovo teatro. Una volta
trasferitosi a Bayreuth fece costruire un teatro per rappresentare le sue opere; questo nuovo
teatro si ispirava al classico anfiteatro greco e andava a rivoluzionare il modello del teatro
all’italiana. All’interno del nuovo teatro non vi erano palchi e alla buca veniva sostituito il
cosiddetto “golfo mistico”, molto più profondo; le luci, inoltre, venivano completamente
spente durante l’esecuzione delle opere e il pubblico doveva restare in silenzio.
L’ultima opera di Wagner fu “Parsifal”, il cui soggetto proveniva da delle leggende; nell’opera
si ritrovano esplicite allusioni religiose e un profondo simbolismo.
- Wagner e Verdi a confronto
Le opere di Wagner e di Verdi hanno dominato i teatri dell’800 portando, seppur in modo
diverso, grosse innovazioni.
Grazie a Verdi cambiò il rapporto storico tra compositore e librettista; egli si inserì nella
tradizione operistica italiana conservando molte delle caratteristiche di essa come
l’importanza della linea canora.
Wagner, al contrario, unì le figure di compositore e librettista, avviando una rivoluzione
nell’opera e nel teatro. Nelle sue opere il canto perde il suo ruolo privilegiato e la psicologia
dei personaggi sparisce quasi del tutto.
Italiano: Pirandello
- Vita
Luigi Pirandello, nato a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867 e morto a Roma nel 1936,
proveniva da una famiglia borghese agiata. Dopo essersi laureato in filologia romanza a
Bonn, entrò in contatto con la cultura tedesca. Si stabilì a Roma, grazie a un assegno
paterno che gli permise di dedicarsi interamente alla letteratura. Dal 1897 lavorò come
supplente di lingua italiana presso un istituto superiore. Nel 1903 la famiglia subì un crollo
economico a causa dell'allagamento della miniera di zolfo del padre, evento che portò alla
pazzia della moglie di Pirandello.
- Temi e Esperienze Letterarie
L'esperienza di declassamento sociale e familiare divenne un tormento costante per
Pirandello, influenzando profondamente la sua produzione letteraria. Le sue opere riflettono
il grigiore della vita del piccolo borghese e il rifiuto dei meccanismi sociali, contrastando con
l'originaria spontaneità della vita. A partire dal 1910, iniziò a dedicarsi attivamente al teatro,
intensificando la sua attività dal 1915. Nonostante il suo interventismo durante la guerra, il
figlio di Pirandello fu imprigionato dagli Austriaci, aggravando ulteriormente la situazione
familiare.
- Successo Teatrale
Dal 1920, Pirandello ottenne un notevole successo internazionale con le rappresentazioni
dei suoi drammi teatrali. Sostenuto inizialmente dal regime fascista, nel 1929 fu nominato
all'Accademia d'Italia e nel 1934 ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Questi
riconoscimenti consolidarono il suo status come uno dei più grandi drammaturghi del
Novecento.
- Vitalismo
Il fondamento della concezione del mondo di Pirandello è il vitalismo, secondo cui la realtà è
"vita" e gli individui sono parti indistinte del suo eterno fluire. Tuttavia, gli sforzi umani per
cristallizzarsi in forme e personalità coerenti sono destinati a fallire, influenzati dalla
tendenza moderna alla frantumazione dell'io. Questa frantumazione è causata da forze
come il capitalismo monopolistico e l'industria meccanizzata, che alienano l'individuo e
generano angoscia e inquietudine.
- Nichilismo e Relativismo Conoscitivo
Pirandello espresse un forte relativismo conoscitivo nella sua opera, sostenendo che la
realtà è magmatica e in continuo divenire, sfuggendo a schemi totalizzanti e
onnicomprensivi. Questo concetto accentua l'incomunicabilità e il senso di solitudine
dell'individuo, enfatizzando la crisi della realtà organica e la frantumazione dell'io in
frammenti incoerenti.
- Umorismo
L'umorismo gioca un ruolo centrale nell'opera di Pirandello, derivando dal "libero movimento
della vita interiore". Per lui, il comico è un "avvertimento del contrario", mentre l'umoristico è
un "sentimento del contrario". Attraverso l'umorismo, Pirandello esplora la molteplicità e la
contraddittorietà della realtà, rappresentando contemporaneamente il comico e il tragico.
- Poesie e novelle
Nel periodo poetico che va dal 1883 al 1912, Luigi Pirandello pubblicò diverse raccolte di
poesie tra cui "Mal giocondo" (1889), "Pasqua di Gea" (1891), "Elegie Renane" (1895),
"Zampogna" (1901), e "Fuori di chiave" (1912). Le sue poesie mostrano un impegno
umoristico che si manifesta attraverso varie tematiche e stili.
Le novelle di Pirandello, contrariamente a una struttura ordinata, spesso danno l'impressione
di mancare di una totalità organica. Le novelle siciliane, pur ricordando superficialmente il
clima verista, si distinguono per la riscoperta del sostrato mitico, ancestrale e folklorico della
Sicilia, nonché per la deformazione grottesca delle figure del mondo contadino. Le novelle
"romane", invece, dipingono la condizione della piccola borghesia con figure avvilenti che
fungono da metafora per una condizione esistenziale intrappolata in famiglie oppressive e
lavori mortificanti. Questi racconti esprimono un rifiuto anarchico e irrazionalistico di ogni
forma di società organizzata, adottando un atteggiamento umoristico che deforma
grottescamente le figure umane e porta all'assurdo le situazioni comuni della vita.
Nell'individuo di Pirandello si annidano diverse personalità, che possono rivelarsi
improvvisamente.
- L’Esclusa e Il Turno
Il primo romanzo di Pirandello, "L’Esclusa" (1893), mette in evidenza gli aspetti assurdi delle
azioni umane: la protagonista viene cacciata di casa dal marito per un'accusa infondata di
adulterio. Quando può finalmente tornare a casa, ha effettivamente commesso il tradimento.
Questo tema, che presenta legami con il Naturalismo letterario, è ripreso nel suo romanzo
successivo, datato 1895, intitolato "Il turno".
- Suo marito e Si gira…
Nel 1911, con "Suo marito", Pirandello offre una rappresentazione satirica degli ambienti
intellettuali romani, focalizzandosi sul tema dell'incomunicabilità. Quest'opera critica
sottilmente le convenzioni sociali e mette in luce la difficoltà delle persone di comunicare
autenticamente tra loro, anche quando sembrano appartenere allo stesso ambiente
culturale.
Nel 1915, con "Si gira...". Pirandello si concentra sul trionfo della macchina, un fenomeno
verso il quale manifesta una profonda diffidenza e ostilità. Questa opera critica aspramente
la meccanizzazione crescente e la mercificazione della società moderna. Pirandello esplora
lo "straniamento della materia esasperatamente romanzesca", sottolineando l'alienazione
del soggetto umano, riflesso di una realtà oggettiva che domina e separa gli individui.
- Il fu Mattia Pascal
Tra i romanzi più celebri di Luigi Pirandello, "Il fu Mattia Pascal" (1904) racconta la storia di
Mattia Pascal, un piccolo borghese intrappolato in una vita di mediocrità e frustrazione. La
trama si sviluppa quando Mattia, dopo essere stato considerato morto a seguito di uno
scambio di persona con un suicida, ottiene una seconda possibilità nella vita. Vincendo una
somma ingente a Montecarlo, Mattia abbandona il suo vecchio sé e inizia una nuova vita
sotto l'identità di Adriano Meis. Tuttavia, questa libertà apparente si rivela presto un'altra
forma di prigionia, poiché Adriano Meis si trova escluso dai legami umani fondamentali,
inclusi quelli amorosi con Adriana, il cui amore non può mai essere pienamente ricambiato.
Pirandello esplora il tema dell'identità multipla e dell'incapacità di stabilire una vera
connessione con gli altri, riflettendo sulla condizione umana di fronte alle costrizioni sociali e
alle aspirazioni personali.
- Uno, nessuno e centomila
Pubblicato nel 1926, "Uno, nessuno e centomila" è un altro capolavoro di Pirandello che
mette in discussione la natura dell'identità e della percezione individuale. Il protagonista,
Vitangelo Moscarda, scopre casualmente che gli altri hanno un'immagine di lui che non
coincide con la sua auto-immagine. Questo contrasto diventa il fulcro del romanzo, poiché
Vitangelo tenta disperatamente di affermare una singola identità riconosciuta e accettata da
tutti, ma fallisce nel suo intento. La storia esplora il tema della molteplicità delle identità e
della relatività della percezione, suggerendo che ogni individuo è visto diversamente da
chiunque altro, sfidando così la coerenza e l'unità dell'io. Pirandello utilizza questa
narrazione per mettere in discussione le convenzioni sociali e la ricerca individuale di
autenticità, portando alla luce l'incoerenza e l'insostenibilità di un'identità univoca di fronte
alla complessità delle relazioni umane e della percezione pubblica.
- Contributi nel Teatro
Pirandello rivoluzionò il teatro borghese e naturalista, portando temi apparentemente
familiari al paradosso e all'assurdo. La sua critica alla verosimiglianza e alla psicologia
convenzionale si esprime attraverso il grottesco teatrale, una forma che mescola tragedia,
parodia e caricatura per rivelare l'inconsistenza della realtà.
- Drammi più importanti
Uno dei capolavori di Pirandello è "Sei personaggi in cerca d'autore" (1921), che esplora il
conflitto tra autori e personaggi in una messa in scena che rifiuta di conformarsi alle
aspettative borghesi dell'epoca. Questa opera rappresenta l'impossibilità per l'autore di
scrivere un dramma tradizionale, esponendo il fallimento del teatro nel comunicare la visione
dell'artista. La rappresentazione teatrale diventa un meta-teatro, svelando le contraddizioni e
le complessità dell'atto creativo e della rappresentazione della realtà.
Storia dell’arte: Cubismo
Il Cubismo detto “originario” si fa convenzionalmente iniziare nel 1907 con l’opera “Les
Demoiselles d’Avignon”, un ritratto di 5 prostitute che lavoravano in un bordello in Carrer
d’Avignon a Barcellona, probabilmente frequentato dall’artista. Se noi consideriamo un
bicchiere e lo ruotiamo tra le mani, ne cogliamo la forma circolare dell'orlo, lo spessore del
vetro e le molteplici forme a seconda dei punti di vista differenti. Nella visione simultanea
dell’oggetto, i cubisti superarono la visione prospettica tradizionale (altezza, larghezza e
profondità) e introdussero la Quarta Dimensione, ovvero il tempo impiegato dall’artista per
ruotare e scomporre l’oggetto, e il tempo impiegato dalla nostra mente per ricostruirlo. Col
tempo, si scompone l’oggetto in punti di vista differenti e la nostra mente lo ricompone poi
sulla tela.
Il cubismo si divide in tre diverse fasi: il Cubismo Originario, che nacque tra il 1907 e il 1909
con "Les Demoiselles d’Avignon", caratterizzato dalla rappresentazione della realtà secondo
volumi semplificati; il Cubismo Analitico, nato tra il 1909 e il 1912, caratterizzato dalla
scomposizione e composizione simultanea degli oggetti di uso quotidiano all’interno del
dipinto; e infine il Cubismo Sintetico, che emerse tra il 1912 e il 1913, caratterizzato da una
maggiore bidimensionalità delle superfici e delle composizioni semplificate con colori più
brillanti e antinaturalistici.
"Les Demoiselles d’Avignon" di Picasso del 1907,
esposta al MoMA di New York, è la prima opera cubista
che rappresenta le cinque prostitute del bordello a
Barcellona. Presenta tonalità blu e rosa, richiamando i
precedenti periodi espressionistici di Picasso. Lo spazio
risulta materico, quasi scultoreo, senza una netta
distinzione tra contenuto e contenitore.
Nel dipinto sono presenti riferimenti a varie tradizioni
artistiche: le due figure centrali richiamano le donne
spagnole dell'arte iberica, mentre le due donne a destra
evocano maschere rituali africane. La figura di sinistra è
ritratta di profilo, come nelle pitture egizie, segno
dell'interesse di Picasso per l'arte antica e etnografica. Il dipinto riflette anche influenze di
opere come "Le Grandi Bagnanti" di Cézanne e "Il Bagno Turco" di Ingres, mostrando una
frammentazione delle figure umane in piani angolari e prospettive multiple, tipiche
dell'approccio cubista che sfida la percezione tradizionale dell’osservatore.
“Guernica” di Picasso del 1937, esposta al
Museo Reina Sofía di Madrid, è una delle opere
più celebri dell'artista e un simbolo universale
contro la guerra. Questo dipinto rappresenta il
bombardamento della città basca di Guernica
durante la guerra civile spagnola. Presenta una
gamma cromatica dominata da tonalità di grigio,
bianco e nero, con tocchi di blu intenso.
Nel dipinto sono evidenti riferimenti a varie tradizioni artistiche e simbologie: la figura del
toro, simbolo della Spagna, e il cavallo dilaniato rappresentano il dolore e la sofferenza del
popolo spagnolo. Le figure umane sono deformate e frammentate, con arti e corpi dislocati
in angoli e prospettive inconsuete, caratteristiche dell'approccio cubista di Picasso che sfida
la percezione tradizionale dell’osservatore.
Guernica riflette anche influenze di opere precedenti di Picasso, come "Les Demoiselles
d’Avignon", nel modo in cui manipola la forma e la composizione per esprimere il caos e
l'orrore della guerra. La drammatica espressione delle figure e l'uso simbolico del colore
rendono il dipinto un potente commento sulla brutalità e l'ingiustizia della guerra, incarnando
il dolore umano e la disperazione di fronte alla tragedia.
Inglese: Beckett
Life
Samuel Beckett was born in Dublin, Ireland, in 1906. He studied French and Italian at Trinity
College, Dublin, before moving to Paris, where he spent most of his career. In Paris, Beckett
primarily wrote in French, producing a body of work that included short stories, novels, and
plays. Though he began his career with prose, he gained widespread acclaim for his plays,
particularly for his contributions to the Theatre of the Absurd, a movement he helped develop
alongside other playwrights like Arthur Adamov and Eugène Ionesco. His first major success
was "Waiting for Godot," written in 1952. Beckett’s significant contributions to literature were
recognized with the Nobel Prize for Literature in 1969. He passed away in 1989.
The Theatre of the Absurd
The Theatre of the Absurd, exemplified by Beckett’s works, is characterized by the absence
of a conventional story or plot. In these plays, actions are often insignificant, and there is
vagueness about time, place, and characters. The value of language is reduced, with the
events on stage often transcending or contradicting the spoken words. Extensive use of
pauses, silences, miming, and farcical situations reflects a sense of anguish, while
incoherent babbling makes up much of the dialogue.
Key themes in the Theatre of the Absurd include man’s alienation, the cruelty of human life,
the futility of objectives, and the meaninglessness of human struggle. Beckett’s works,
especially "Waiting for Godot," embody these themes, portraying the absurdity and
existential despair of human existence.
Waiting for Godot
"Waiting for Godot" is Beckett's first play, based on the belief that human life is purposeless
and lacks communication.
The play revolves around two central themes:
1. The Setting: The setting is minimal, featuring only bare trees and a country road, where
the entire story takes place.
2. Time: Time in this play is stagnant; there is no progression. There is no past or future;
everything repeats without meaning. The characters—Vladimir, Estragon, Pozzo, and
Lucky—are obsessed with time, seemingly trapped in it, and repeat actions and discussions
about meaningless and futile things while waiting for someone who may never arrive.
The play does not feature characters in the traditional sense, as each character lacks a
distinct personality:
- Vladimir and Estragon depend on each other, symbolizing the physical and intellectual
aspects of man—Estragon represents the body, and Vladimir represents the intellect.
Estragon frequently removes his boot to check for a pebble, symbolizing man's tendency to
respond physically to existential questions.
- Vladimir repeatedly checks inside his hat, symbolizing his intellectual attempts to solve
problems. What unites both characters is their quest for answers to life’s fundamental
questions.
- Lucky and Pozzo are physically connected by a rope, embodying a master-servant
relationship. Lucky is subservient and represents the power of the mind, while Pozzo is the
oppressor and represents the power of the body.