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Cap 4

Il capitolo analizza il sistema bancario, evidenziando il ruolo degli intermediari finanziari nella gestione del risparmio e nella regolazione delle transazioni economiche. Viene spiegata la distinzione tra moneta a corso legale e moneta bancaria, nonché il funzionamento della base monetaria e il bilancio della Banca centrale. Infine, si discutono i canali di creazione della base monetaria e l'impatto delle politiche fiscali e monetarie sul sistema economico.

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Cap 4

Il capitolo analizza il sistema bancario, evidenziando il ruolo degli intermediari finanziari nella gestione del risparmio e nella regolazione delle transazioni economiche. Viene spiegata la distinzione tra moneta a corso legale e moneta bancaria, nonché il funzionamento della base monetaria e il bilancio della Banca centrale. Infine, si discutono i canali di creazione della base monetaria e l'impatto delle politiche fiscali e monetarie sul sistema economico.

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Capitolo IV 75

4 IL SISTEMA BANCARIO
Nei capitoli precedenti abbiamo analizzato in dettaglio la
formazione e l’impiego di risparmio da parte dei settori resi-
denti e non residenti. Per ognuno di questi settori (il settore
privato, il settore pubblico e il settore estero) siamo pervenu-
ti alla definizione di un deficit/surplus che ne esprime le ne-
cessità/eccedenze finanziarie. La posizione del settore estero
è espressa dal saldo delle partite correnti, che se negativo
indica un deficit per i settori residenti e un surplus per il set-
tore estero. Più in generale abbiamo visto che il deficit di un
operatore deve necessariamente riflettersi ex post nel surplus
di un altro operatore, in modo tale che a livello di sistema la
somma dei deficit sia nulla.
Il ruolo del settore bancario è stato evocato in diversi pun-
ti di questa analisi e a diversi livelli. Nel capitolo 1, ad esem-
pio, abbiamo mostrato come l’operare di Donald (il “settore
bancario” del naufrago Smith) servisse a mettere in contatto
l’offerta di risparmio di Chang con la domanda di Smith,
permettendo al primo di utilizzare le proprie eccedenze e al
secondo di soddisfare i propri bisogni. Nel capitolo 3 abbiamo
analizzato attraverso una serie di esempi il ruolo del settore
bancario nello svolgimento degli scambi internazionali.
Approfondiamo ora questi aspetti. Il ruolo di intermedia-
rio svolto da Donald sull’isola viene esercitato a livello ma-
croeconomico dal complesso degli intermediari finanziari. Ri-
spetto alla struttura particolarmente semplice dell’economia
di baratto vista nel primo capitolo dovremo approfondire
l’analisi.
Intanto, le economie moderno sono caratterizzate dalla
presenza di moneta nella sua triplice funzione di misura del
valore, di mezzo per regolare le transazioni e di riserva di va-
lore (cioè di strumento per trasferire il risparmio non solo da
un soggetto all’altro, ma anche da un periodo al successivo).
Dobbiamo quindi esaminare cosa regoli la quantità di mone-
ta presente in un sistema economico.
A questo scopo dobbiamo distinguere fra la moneta a corso
legale (banconote e monete) e la moneta bancaria, cioè i de-
76 Capitolo IV

positi bancari, che abitualmente utilizziamo per regolare


transazioni quando stacchiamo un assegno o utilizziamo un
bancomat. Questi due tipi di moneta vengono immessi nel si-
stema da due diversi settori: la moneta a corso legale, o base
monetaria, viene offerta (cioè messa in circolazione) dalle au-
torità monetarie, cioè dalla Banca centrale che sola possiede,
attraverso la Zecca dello Stato, la potestà di battere moneta.
La moneta bancaria, cioè i depositi bancari, vengono creati
dalle aziende di credito attraverso un particolare meccani-
smo, detto moltiplicatore dei depositi.
I principali sviluppi rispetto allo schema semplificato del
primo capitolo sono quindi due: intanto, così come nel capito-
lo 2 abbiamo disaggregato Smith in due settori (il settore
privato e quello pubblico), così in questo capitolo dovremo per
così dire disaggregare Donald in due settori: la Banca centra-
le e le aziende di credito (cioè le imprese private finanziarie).
Inoltre non potremo più limitarci a considerare solo noci di
cocco, ma dovremo considerare almeno due tipi di moneta.
Possiamo allora chiederci cosa resta dello schema origina-
rio. Intanto rimane il fatto che anche nello schema esteso le
aziende di credito e la Banca centrale non hanno un defi-
cit/surplus. Questa semplificazione viene adottata per evi-
denziare il fatto che il loro ruolo non è quello di creare o as-
sorbire risparmio, ma di favorire l’allocazione ottimale del ri-
sparmio fra gli altri settori residenti e non1. Di conseguenza
nel vincolo di bilancio del settore bancario troviamo solo va-
riazioni o stock di attività monetarie e finanziarie, ma non
acquisto di beni o servizi. La condizione di equilibrio contabi-
le richiede quindi che ogni incremento di attività (o diminu-
zione di passività) sia controbilanciato da un equivalente in-
cremento di passività (o diminuzione di attività). Ciò riflette
esattamente la situazione di Donald, nel cui vincolo di bilan-
cio (seconda colonna della tabella 1.3) l’incremento dei debiti

Naturalmente in concreto le banche (compresa la banca cen-


1

trale) hanno entrate e uscite e quindi situazioni di deficit o di sur-


plus.
Il sistema bancario 77

verso Chang è controbilanciato dall’incremento dei crediti


verso Smith.

4.1 Il bilancio della banca centrale e il mercato


della base monetaria

4.1.1 La base monetaria


Gli agenti economici depositano le proprie eccedenze di ri-
sparmio presso le aziende di credito, che a loro volta le im-
piegano concedendo prestiti (o impieghi bancari) agli altri
agenti economici che si trovino in situazione deficitaria.
Normalmente una quota dei depositi ricevuti viene trattenu-
ta per far fronte a eventuali richieste di prelievo da parte dei
depositanti. Questa quota costituisce le riserve bancarie. In
generale le banche devono sottostare all’obbligo di legge di
detenere sotto forma di riserve una proporzione fissa delle
somme depositate. Questa proporzione è detta coefficiente di
riserva obbligatoria e le corrispondenti riserve accantonate
vengono dette riserve obbligatorie2.
La base monetaria o moneta ad alto potenziale (spesso in-
dicata come Ht, dall’inglese high powered money) è costituita
da tutti gli strumenti finanziari utilizzabili dal sistema ban-
cario per soddisfare il vincolo di riserva obbligatoria.
Questi strumenti si identificano in primo luogo con le
banconote e monete emesse dalla banca centrale, cui si ag-
giungono altri strumenti finanziari di varia natura dipen-
denti dal contesto istituzionale del paese considerato. Per
semplicità quindi identifichiamo la base monetaria con la
moneta a corso legale.
Il mercato della base monetaria prevede un’offerta, che si
identifica con le fonti di creazione di base monetaria, e una
domanda, espressa dagli impieghi di base monetaria.
L’offerta di base monetaria proviene dalla banca centrale,

2 Le riserve bancarie, che sono accantonamenti di base moneta-


ria effettuati a scopo precauzionale dalle aziende di credito, non
vanno confuse con le riserve ufficiali, che sono le attività in valuta
estera detenute dalle autorità monetarie.
78 Capitolo IV

che è il principale, quando non l’unico, soggetto economico


intitolato ad emettere moneta a corso legale. La domanda di
base monetaria è espressa dal settore privato e da quello
bancario.

4.1.2 L’offerta di base monetaria e il bilancio della Banca


centrale
Prima di descrivere i meccanismi di creazione della base mo-
netaria, facciamo un’osservazione generale: di norma uno
strumento finanziario costituisce una passività per il settore
che lo emette e un’attività per il settore che lo detiene. Que-
sta caratteristica è evidente nel caso ad esempio di
un’obbligazione emessa da un’azienda privata, che costitui-
sce un debito (passività) per l’azienda e un credito (attività)
per l’acquirente del titolo.
Ai primordi del sistema bancario le banconote venivano
messe in circolazione a fronte di depositi in metalli preziosi e
quindi incorporavano la promessa (obbligazione)
dell’emittente di convertire in oro la banconota presentata
all’incasso. Nei moderni sistemi monetari, basati sulla circo-
lazione a corso legale, e nei quali quindi la convertibilità in
oro è solo un lontano ricordo, le banconote emesse dalla ban-
ca centrale mantengono il carattere di passività finanziaria.
Nel bilancio della banca centrale a questa passività si con-
trappongono tre tipi di attività:
1) le attività sull’estero (valuta estera e titoli emessi da
non residenti);
2) i prestiti della banca centrale alle aziende di credito;
3) i prestiti della banca centrale al settore pubblico.
Il rispetto del vincolo di bilancio implica che ogni incre-
mento di passività (base monetaria) debba essere bilanciato
da un aumento di attività. Le tre categorie di attività sopra
elencate sono quindi altrettanti canali di creazione di base
monetaria, nel senso che la banca centrale può emettere base
monetaria solo a fronte di un incremento di una o più di que-
ste attività nel suo portafoglio.
Analizziamo ora nell’ordine questi tre canali di creazione
di base monetaria.
Il sistema bancario 79

Il canale estero.
Le attività sull’estero detenute dalla banca centrale coin-
cidono con lo stock di riserve ufficiali, ORt. Abbiamo visto nel
capitolo precedente che un saldo positivo della bilancia dei
pagamenti (BPt = ∆ORt>0) si traduce in una offerta netta di
valuta estera ai residenti: questa valuta viene convertita in
valuta nazionale rivolgendosi alle autorità monetarie e quin-
di determina un incremento della massa monetaria in circo-
lazione (“iniezione” di base monetaria, aumento di offerta). Il
contrario avviene quando il saldo è negativo, nel qual caso si
ha una domanda netta di valuta estera (cioè un’offerta netta
di valuta nazionale), con corrispondente deflusso di base mo-
netaria.
Il canale delle aziende di credito.
I crediti della banca centrale verso il sistema bancario de-
rivano dall’attività istituzionale della banca centrale, che o-
pera come lender of last resort (prestatore di ultima istanza)
nei confronti del sistema bancario. Quando una banca si tro-
va, per motivi più o meno fisiologici, nell’impossibilità di
soddisfare i propri impegni, può ricorrere alla banca centrale
per un prestito. In questo caso la liquidità trasferita dalla
banca centrale al sistema bancario va a incrementare la base
monetaria3. Nei modelli che considereremo in seguito la
componente di rifinanziamento delle aziende di credito non
viene considerata esplicitamente, e quindi non ne diamo una
rappresentazione formale.4

3 Supponiamo che un depositante per qualche motivo desideri

ricevere indietro il proprio denaro ma la sua banca sia a corto di


liquidità; in questo caso la banca si rivolge alla banca centrale e ot-
tiene liquidità che fornisce al depositante, il quale la utilizza per i
suoi acquisti immettendola così nel circuito monetario.
4 Ciò dipende anche dal fatto che in questi modelli le aziende di

credito e la banca centrale vengono consolidate in un unico settore


bancario. Le attività di rifinanziamento si traducono in scambi
all’interno del settore bancario e quindi non emergono contabil-
mente.
80 Capitolo IV

Il canale del Tesoro.


I crediti verso il Tesoro (settore pubblico), cioè la cosiddet-
ta base monetaria del Tesoro, traggono origine dal deficit
pubblico, che può essere finanziato, in parti variabili e con
meccanismi istituzionali diversificati, con l’emissione di mo-
neta. In alcuni paesi il settore pubblico (cioè il Tesoro, distin-
to dalla banca centrale) ha un potere più o meno limitato di
emettere direttamente moneta; in altri casi la banca centrale
può avere obbligo o facoltà di partecipare come acquirente al-
le emissioni di titoli di Stato: acquistando titoli le autorità
monetarie immettono liquidità nel sistema.
Indichiamo con Bt i titoli del debito pubblico (la lettera B
sta per bond, il termine inglese per obbligazione, titolo di
credito). Come ogni attività finanziaria questi titoli possono
essere visti dal lato del soggetto emittente (il Tesoro), per il
quale costituiscono una passività, e dal lato dei soggetti de-
tentori (banca centrale, aziende di credito, settore privato,
settore estero), per i quali costituiscono un’attività. Qui e in
seguito indicheremo in apice i settori emittenti e in pedice
quelli detentori.
Vale di conseguenza la relazione:
Ft ≡ ∆BtG = ∆BP ,t + ∆BA,t + ∆BC ,t + ∆BE,t (4.1.1)

La (4.1.1) stabilisce che il flusso di fabbisogno pubblico Ft


corrisponde per definizione all’incremento dello stock di debi-
to pubblico ∆BtG (la lettera G sta per government e identifica
il settore pubblico); questo debito a sua volta può essere ac-
quistato dal settore privato (indicato con la lettera P), dalle
aziende di credito (A), dalla banca centrale (C) o dal settore
estero (E). I titoli acquistati dalla banca centrale coincidono
con i crediti di quest’ultima verso il Tesoro e rappresentano
la contropartita della base monetaria del Tesoro. ∆BC ,t coin-
cide quindi con il finanziamento monetario o monetizzazione
del deficit pubblico.
Possiamo ora rappresentare il lato dell’offerta nel mercato
della base monetaria, che coincide di fatto con il bilancio del-
la banca centrale. Se indichiamo la base monetaria con Ht, e
trascuriamo la componente di rifinanziamento, abbiamo
Il sistema bancario 81

Applicazione 4.1 − Il bilancio della banca centrale Male-


se durante la crisi asiatica
Nei capitoli precedenti abbiamo tratto parecchi esempi dai conti
nazionali della Malesia, osservandoli in particolare negli anno at-
torno alla crisi asiatica del 1997/98. Vediamo come questa crisi si
è riflessa sul bilancio della banca centrale e quindi sulla creazione
di base monetaria. I dati principali sono riassunti nella tabella se-
guente, dove, a parte i simboli noti, FINB indica il rifinanziamento
al sistema bancario e “Altro” indica altre attività della banca centra-
le (crediti verso altre istituzioni finanziarie, altri titoli in portafoglio,
ecc). I dati sono in miliardi di ringgit.
Attivo Passivo
∆ORC,t ∆BC,t FINB Altro ∆HtC
1996 6.9 5.0 0.4 4.3 16.6
1997 -10.4 0.0 23.8 4.9 18.3
1998 39.1 -3.2 -24.9 -57.6 -46.7
1999 17.8 -1.5 -0.4 -6.4 9.5
2000 -4.0 -0.5 -0.5 0.8 -4.3
All’inizio della crisi, nel 1997, la banca centrale ha cercato di so-
stenere il cambio acquistando valuta nazionale in cambio di valuta
estera. Ciò ha determinato una riduzione dello stock di riserve va-
lutarie pari a circa 10 miliardi di ringgit. Al contempo la banca è in-
tervenuta rifinanziando le aziende di credito per quasi 24 miliardi di
ringgit, allo scopo di evitare un’ondata di fallimenti bancari deter-
minati dall’interruzione dei prestiti esteri. Nell’anno successivo il
cambio si è svalutato, il che ha determinato un surplus di bilancia
dei pagamenti e quindi un afflusso di base monetaria dal canale
estero pari a quasi 40 miliardi di ringgit. Per evitare che la svaluta-
zione avesse conseguenze inflazionistiche la banca centrale ma-
lese ha drenato base monetaria sia dal canale del rifinanziamento
che degli altri canali. Di conseguenza il flusso di offerta di base
monetaria, che nel 1997 era rimasto positivo e vicino ai valori pre-
cedenti alla crisi, nel 1998 diventa negativo per quasi 47 miliardi di
ringgit.

∆ORC,t + ∆BC ,t = ∆HtC (4.1.2)

La (4.1.2) è espressa in termini di flussi (variazioni degli


stock). Il membro di sinistra è l’attivo e quello di destra il
82 Capitolo IV

passivo del bilancio della banca centrale. All’attivo figura la


variazione delle attività estere e dei titoli di Stato detenuti;
al passivo figura la variazione dell’offerta di base monetaria.

4.1.3 La domanda di base monetaria


Il lato della domanda del mercato di base monetaria è di in-
terpretazione più agevole. La base monetaria (che per sem-
plicità identifichiamo con la moneta avente corso legale) può
essere detenuta o dal settore privato per regolare in contanti
le transazioni economiche o da quello bancario per soddisfare
le richieste dei depositanti e gli obblighi di riserva5.
La base monetaria detenuta dai privati, cioè l’insieme del-
le monete e banconote di cui abbiamo disponibilità e che ge-
neralmente utilizziamo per regolare le transazioni in contan-
ti (quindi non quelle depositate in banca, che invece sono de-
positi), viene definita circolante e la indichiamo con HP,t (il
pedice P indica appunto che si tratta della base monetaria
detenuta dal settore privato).
La base monetaria detenuta dalle aziende di credito si di-
vide in due componenti: una obbligatoria, costituita dalla co-
siddetta riserva obbligatoria, che indichiamo con ROBt, e una
libera, le riserve libere o liquidità bancaria, LBt. Il motivo per
il quale le banche sono indotte a detenere spontaneamente
un’attività a rendimento basso o nullo come la base moneta-
ria è essenzialmente precauzionale. Quando una banca si
trova a corto di liquidità è costretta a ricorrere alla banca
centrale (o ad altre banche, sul cosiddetto mercato interban-
cario), prendendo a prestito fondi sui quali deve pagare un
interesse. Questa modalità di finanziamento costosa costitui-
sce un “danno emergente” a fronte del quale può essere con-
veniente sopportare il “lucro cessante” derivante

5In effetti anche il settore pubblico detiene circolante per le


proprie necessità di cassa, ma supponiamo per semplicità che
l’ammontare detenuto sia trascurabile. Inoltre il settore estero po-
trebbe detenere quantità in alcuni casi non trascurabili di moneta
legale. Tuttavia ciò vale per i paesi a valuta forte (ad esempio, per
il dollaro statunitense) e certo non per le valute dei paesi in via di
sviluppo.
Il sistema bancario 83

dall’immobilizzo di una parte di attività sotto forma di riser-


va libera. Usando la notazione introdotta in precedenza le ri-
serve bancarie totali sono date da:
HA,t = ROBt + LBt (4.1.3)
dove il pedice A indica il settore “aziende di credito”.

4.1.4 L’equilibrio sul mercato della base monetaria


L’equilibrio sul mercato monetario può essere definito in
termini di flussi nel modo seguente:
∆H tC = ∆HP,t + ∆HA,t (4.1.4)
Il membro di sinistra esprime la variazione dell’offerta com-
plessiva, coincidente con le passività della banca centrale e
descritta dalla (4.1.2). Il membro di destra viceversa esprime
la variazione della domanda complessiva come somma di
quella del settore privato (il circolante) e di quella delle a-
ziende di credito (le riserve bancarie).

4.2 Il moltiplicatore dei depositi e della moneta

4.2.1 Il moltiplicatore dei depositi in un’economia senza circo-


lante
La base monetaria è solo una componente della moneta, in-
tesa nella sua funzione di mezzo di pagamento e di riserva di
valore. Basta pensare alla nostra esperienza concreta: ormai
quasi tutti i pagamenti avvengono mediante carta di debito
(il “bancomat”), cioè movimentando un deposito bancario (in
particolare, addebitandolo, da cui il termine carta di debito).
I depositi bancari quindi costituiscono a tutti gli effetti mo-
neta (si parla in proposito di moneta “bancaria”). È impor-
tante osservare che l’entità dei depositi bancari è stretta-
mente connessa a quella di base monetaria.
Per comprendere questo nesso, si consideri ad esempio il
caso di un esportatore che riceve un pagamento dall’estero è
lo converte in un ammontare x di valuta nazionale. Dal pun-
to di vista del mercato della base monetaria questa transa-
84 Capitolo IV

zione determina un’iniezione x di base monetaria attraverso


il canale estero (un incremento ∆ORt delle riserve ufficiali
pari a x).
In condizioni normali l’esportatore non deterrà la moneta
nazionale sotto forma liquida, ma la depositerà in tutto o in
parte presso la propria banca. Supponiamo in primo luogo
che l’esportatore non sia interessato a detenere circolante,
per cui deposita l’intero ammontare x. A sua volta la banca
preferirà non detenere questo ammontare di moneta inope-
roso nei propri forzieri, ma lo darà in prestito, al fine di lu-
crare la differenza fra interesse passivo e attivo. Tuttavia la
banca non può prestare l’intero ammontare x, perché deve
detenerne una percentuale che definiamo ρ per soddisfare ai
propri obblighi di riserva, dove ρ è un numero compreso fra
zero e uno detto coefficiente di riserva obbligatoria. Di conse-
guenza la banca tratterrà a riserva obbligatoria l’ammontare
ρx e presterà (1 − ρ)x.
Il soggetto che riceve in prestito questa somma, a sua vol-
ta, in genere non la deterrà in forma liquida, ma la deposite-
rà (eventualmente presso un’altra banca). Il sistema banca-
rio quindi riceve un nuovo deposito, pari questa volta a
(1 − ρ)x, del quale trattiene la solita percentuale ρ per soddi-
sfare agli obblighi di riserva, prestando il rimanente.
L’ammontare trattenuto è quindi ρ(1 − ρ)x e quello pre-
2
stato (1 − ρ) (1 − ρ)x = (1 − ρ) x. Ma gli ulteriori mutuanti
non deterranno questa somma sotto forma di circolante, e
quindi il ciclo si ripete. Abbiamo cioè una situazione di que-
sto genere:

primo deposito x
secondo deposito (primo prestito) (1 − ρ)x
terzo deposito (secondo prestito) (1 − ρ)2x
... ...
n-esimo deposito (1 − ρ)n-1x

Questo processo in linea teorica si ripete all’infinito, per


cui un singolo deposito iniziale viene a generare un ammon-
Il sistema bancario 85

tare di depositi che è pari alla somma dei depositi originati


in ogni singolo ciclo. L’incremento dei depositi è quindi pari a
∆DP = [ 1 + (1 − ρ) + (1 − ρ)2 + ... + (1 − ρ)n-1 + ...] x (4.2.1)
dove DP sono i depositi detenuti dal settore privato. Si rico-
nosce facilmente che il termine fra parentesi quadre coincide
con la somma degli infiniti termini di una progressione geo-
metrica di ragione (1− ρ). Come è noto, la somma degli infini-
ti termini di una progressione geometrica di ragione a è pari
a 1/(1 − a) (la dimostrazione è fornita da qualsiasi testo in-
troduttivo di matematica). Sostituendo ad a l’espressione
1 − ρ otteniamo:
1 1 1
= =
1 − a 1 − (1 − ρ) ρ
per cui la (4.2.1) in effetti equivale a
x
∆DP = (4.2.2)
ρ
Dato che il coefficiente di riserva ρ è compreso fra zero e
uno, 1/ρ è maggiore di uno. La (4.2.2) stabilisce quindi che
l’iniziale incremento di base monetaria x genera un incre-
mento di depositi x/ρ multiplo dell’incremento della base
monetaria. L’espressione 1/ρ, che corrisponde al numero per
il quale occorre moltiplicare l’incremento iniziale di base mo-
netaria per ottenere l’incremento finale di depositi, è un e-
sempio del cosiddetto moltiplicatore dei depositi.

4.2.2 Il moltiplicatore dei depositi in un’economia con circo-


lante e riserve libere
Questo esempio è particolarmente semplificato per diversi
motivi:
1) perché si riferisce a un caso particolare di incremen-
to della base monetaria (creazione dal canale estero)
trascurando gli altri canali di creazione;
2) perché non considera la presenza di riserve libere;
86 Capitolo IV

3) perché si fonda sull’ipotesi che gli agenti economici


non trattengano fondi liquidi sotto forma di circolan-
te.
Queste ipotesi possono essere allentate senza particolari
difficoltà, conducendo a una rappresentazione più articolata
e realistica del meccanismo di creazione dei depositi.
Per estendere il ragionamento, si noti intanto che esso si
applica a qualsiasi iniezione di base monetaria, quale che sia
la sua origine. Ad esempio, la x che nelle formule precedenti
era la somma depositata da un esportatore a fronte di un pa-
gamento dall’estero (canale estero di creazione), potrebbe an-
che essere la somma depositata da un imprenditore a fronte
del pagamento di beni o servizi acquistati “in deficit” dal set-
tore pubblico (cioè finanziati col collocamento di titoli presso
la banca centrale). Si attiverebbe comunque il ciclo di deposi-
ti, prestiti e successivi depositi già descritto. Il canale di ori-
gine dell’iniezione di base monetaria quindi è irrilevante ai
fini del ragionamento precedente.
Per quanto riguarda l’esistenza di riserve libere, se sup-
poniamo che esse vengano commisurate a una percentuale λ
dei depositi effettuati (dove λ, come ρ, è un numero compreso
fra 0 e 1) , basterà ripetere il ragionamento precedente sosti-
tuendo al coefficiente di riserva obbligatoria ρ la somma dei
due coefficienti ρ e λ, che insieme rappresentano la percen-
tuale di deposito che le banche “sottraggono” dal circuito a
ogni successivo ciclo “deposito/prestito”. Ad esempio, in pre-
senza di riserve libere la somma trattenuta dalla banca in
seguito al primo deposito è (λ+ρ)x e la somma prestata è
[1 − (λ+ρ)]x, per cui il moltiplicatore dei depositi diventa
1/(λ+ρ), ed è quindi inferiore a quello che si realizza se le
banche non trattengono riserve libere.
Se poi i depositanti trattengono presso di sé come circo-
lante una parte della base monetaria ricevuta si ha una ulte-
riore sottrazione di base monetaria dal circuito dei depositi, e
quindi si ottiene un moltiplicatore ancora più piccolo. Suppo-
niamo che la percentuale dell’incremento di base monetaria
trattenuta come circolante dal depositante sia γ. In altri ter-
mini, il depositante trattiene γx, mentre la banca trattiene
Il sistema bancario 87

Applicazione 4.2 − Il moltiplicatore dei depositi della Ma-


lesia
Dai conti finanziari della Malesia ricaviamo le informazioni riportate
nella parte sinistra della seguente tabella, ovvero il totale dei de-
positi e il totale della base monetaria detenuta dalle aziende di
credito e dal settore privato:
DP,t HA,t HP,t ρ+λ γ µ
1998 239 18 18 0.08 0.08 6.62
1999 286 21 25 0.07 0.09 6.26
2000 313 19 22 0.06 0.07 7.57
2001 320 18 22 0.06 0.07 8.00
2002 335 19 24 0.06 0.07 7.86
2003 366 19 26 0.05 0.07 8.05
Dalla (4.2.5) ricaviamo il coefficiente γ che esprime la quota di de-
positi che i privati desiderano trattenere in forma di circolante.
Questa quota è data dal rapporto fra HP,t e DP,t e come vediamo è
abbastanza stabile su valori attorno al 7% o poco superiori.
Sommando membro a membro le (4.2.3) e (4.2.4) e risolvendo si
ricava il coefficiente di riserva complessiva (libera più obbligatoria)
come ρ+λ = HA,t/ DP,t. Anche questo rapporto è relativamente sta-
bile nel tempo, pur se lievemente decrescente da un massimo di
0.08 a un minimo di 0.05. Il moltiplicatore dei depositi si ricava ap-
plicando la (4.2.6) e si situa su valori che vanno da circa 6.5
all’inizio del campione a poco più di 8 verso la fine.

come sopra (λ+ρ)x. Di conseguenza l’ammontare che verrà


reimmesso nel circuito sotto forma di prestito a seguito della
prima operazione di deposito è ora [1 − (γ+λ+ρ)]x. Iterando il
ragionamento si giunge alla conclusione che il moltiplicatore
dei depositi è 1/(γ+λ+ρ).
L’analisi svolta fin qui in termini di flussi e di singoli de-
positanti (o mutuanti) può anche essere impostata in termini
di stock e con riferimento agli aggregati complessivi.
In particolare, data la definizione del coefficiente di riser-
va obbligatoria, abbiamo che
ROBt = ρ DP,t (4.2.3)
88 Capitolo IV

Ricordando poi la definizione del coefficiente di riserva pos-


siamo esprimere anche le riserve libere in percentuale dei
depositi
LBt = λ DP,t (4.2.4)
Infine, l’ipotesi di comportamento che il settore privato de-
tenga circolante in proporzione costante rispetto ai depositi
porta alla
HP,t = γ DP,t (4.2.5)
Le tre espressioni (4.2.3)−(4.2.5) definiscono le tre compo-
nenti della domanda di base monetaria. Se le sostituiamo
all’interno della condizione di equilibrio del mercato della
base monetaria (4.1.4) otteniamo
H tC = γ DP,t + ρ DP,t + λ DP,t = ( γ + ρ + λ ) DP,t
da cui deriviamo
1
DP,t = H tC = µ H tC (4.2.6)
γ+ρ+λ
-1
dove il coefficiente µ = (γ+ρ+λ) è il moltiplicatore dei deposi-
ti.
Come abbiamo ricordato, i tre coefficienti γ, ρ e λ sono di
solito ampiamente inferiori all’unità, per cui il moltiplicatore
è superiore a uno. Per avere un ordine di grandezza, si pensi
che in Italia il coefficiente di riserva stabilito dalla nuova
normativa europea è attualmente pari al 2% (quindi
ρ = 0.02), mentre il coefficiente di riserva libera si situa at-
torno allo 0.5% (λ = 0.005) e il rapporto fra circolante e depo-
siti è pari a circa il 10% (γ = 0.1), quindi il denominatore del-
la (4.2.6) è uguale a 0.125 e il moltiplicatore µ è uguale a 8.

4.2.3 Gli aggregati monetari e il moltiplicatore della moneta


Il circolante è la forma più intuitiva di moneta, ma la gamma
di strumenti finanziari che soddisfano la duplice funzione di
mezzo di pagamento e riserva di valore è più ampia e com-
prende altre attività caratterizzate da rendimenti e liquidità
Il sistema bancario 89

molto diversi6. A un estremo della gamma abbiamo appunto


il circolante, che ha massima liquidità e minimo rendimento
(pari a zero). All’altro estremo abbiamo i titoli di stato e le
obbligazioni private a breve termine (con scadenze entro i
due anni), che sono caratterizzate da rendimenti più o meno
elevati (a seconda delle condizioni di mercato) e liquidità re-
lativamente scarsa.
Gli aggregati monetari vengono costruiti sommando (cioè
aggregando) strumenti finanziari caratterizzati da liquidità
decrescente e rendimenti crescenti. I principali aggregati di
riferimento sono M1t, M2t e M3t.
L’aggregato M1t è la cosiddetta moneta in senso stretto
(narrow money), cioè quella vista essenzialmente nella sua
funzione di mezzo di pagamento. Le sue componenti più rile-
vanti sono il circolante e i depositi bancari a vista (cioè i de-
positi in conto corrente, che possono essere movimentati im-
mediatamente con costi estremamente ridotti e quindi sono
caratterizzati da elevata liquidità).
L’aggregato M2t è più ampio e si ottiene sommando a M1t
altre attività la cui componente più importante sono i deposi-
ti bancari vincolati, detti anche depositi “a risparmio” (cioè i
libretti di risparmio bancari).
L’aggregato M3t è ancora più ampio, e si ottiene somman-
do a M2t altre attività finanziarie, la maggior parte delle
quali è costituita generalmente da titoli di stato a breve ter-
mine.
Con le definizioni di variabili introdotte finora, se ipotiz-
ziamo per semplicità che non vi siano depositi a vista (per cui
M1t si identifica col circolante) e che il debito pubblico frutti-

6 Ricordiamo che si intende per liquidità di un’attività finanzia-

ria la sua possibilità di essere convertita in moneta legale (denaro


liquido) rapidamente e a costi ridotti. Il circolante quindi è per de-
finizione perfettamente liquido. I depositi a vista (depositi in conto
corrente) lo sono un po’ meno, perché per movimentarli occorre uti-
lizzare degli strumenti (carnet assegni, carta bancomat) che hanno
un costo. I depositi a risparmio ancora meno, perché per ritirarli
(cioè per convertirli in moneta legale) occorre aspettare un certo
lasso di tempo, ecc.
90 Capitolo IV

fero sia composto da titoli di stato a breve termine, i tre ag-


gregati corrispondono rispettivamente a
M1t = HP,t (4.2.7)

M2t = HP,t + DP,t (4.2.8)

M3t = HP,t + DP,t + BP,t (4.2.9)


Si noti che negli stock di aggregati monetari non indichiamo
il settore detentore, dato che questo, nelle nostre ipotesi
semplificatrici, è sempre il settore privato.
Riprendendo l’analisi dei moltiplicatori avviata nel para-
grafo precedente, possiamo esprimere anche la quantità di
M2t presente nel sistema finanziario (cioè l’offerta di M2) in
funzione dell’offerta di base monetaria. Infatti, per le (4.2.5)
e (4.2.8) abbiamo
M2t = γ DP,t + DP,t = (1 + γ) DP,t
per cui, ricordando la (4.2.6), otteniamo
1+ γ
M2 tS = H tC (4.2.10)
γ+ρ+λ
dove abbiamo utilizzato l’apice S che sta per supply (offerta),
ad indicare che quella definita dalla (4.2.10) è la quantità di
M2t che si trova in circolo nel sistema, ma non è necessaria-
mente quella che il settore privato desidera detenere (cioè
-1
“domanda”). La grandezza (1+γ)(γ+ρ+λ) è il moltiplicatore
della moneta, cioè un coefficiente che stabilisce quante unità
di M2t vengono create per ogni unità di base monetaria im-
messa nel sistema. Ad esempio, utilizzando i valori forniti
nel sottoparagrafo precedente, riferiti alla realtà italiana, il
moltiplicatore della moneta vale 8.8. Per esercizio potete u-
sare i dati dell’applicazione 4.2 per calcolare il moltiplicatore
della moneta in Malesia.
Il sistema bancario 91

4.3 Il bilancio delle aziende di credito e il mol-


tiplicatore del credito

Il bilancio delle aziende di credito vede all’attivo le riserve


obbligatorie e libere (le quali, essendo costituite da base mo-
netaria, sono un’attività per le aziende di credito e una pas-
sività per la banca centrale) e il credito concesso al settore
privato (che è un’attività per le aziende di credito e una pas-
sività per il settore privato), mentre al passivo figurano i de-
positi bancari, che sono una passività per le aziende di credi-
to e un’attività per il settore privato.
In prima approssimazione il bilancio può essere espresso
in termini di stock come segue
HA,t + CRA,t = DtA (4.3.1)

dove, oltre ai simboli già noti, CRA,t è l’ammontare di prestiti


concessi dalle banche al settore privato (il credito) e DtA è la
raccolta bancaria (depositi) complessiva. Stiamo facendo
l’ipotesi semplificatrice che le banche non detengano altre at-
tività (ad esempio, titoli di Stato). Ipotizziamo inoltre che
tutti i depositi bancari siano detenuti da residenti, cioè che
DtA = DP,t. Sotto questa ipotesi, risolvendo il bilancio (4.3.1)
rispetto allo stock di prestiti otteniamo
CRA,t = DP,t − HA,t
e quindi, ricordando le (4.2.1) e (4.2.2),
CRA,t = (1 − ρ − λ) DP,t
e ancora, ricordando la (4.2.6)
1− ρ − λ C
CR A,t = Ht (4.3.2)
γ+ρ+λ
-1
In questa espressione il coefficiente (1−ρ−λ)(γ+ρ+λ) è il
moltiplicatore del credito, il quale mostra come anche
l’ammontare di credito che può essere erogato dal sistema
bancario in prima istanza dipenda linearmente dalla quanti-
tà di base monetaria immessa nel sistema. Si noti che a sua
92 Capitolo IV

C
volta Ht dipende anche dall’afflusso/deflusso di valuta estera
attraverso il saldo della bilancia dei pagamenti e il bilancio
della banca centrale (4.1.2). La (4.3.2) mostra quindi che
l’offerta complessiva di credito (e quindi la possibilità per un
sistema economico di finanziare i propri investimenti) è lega-
ta alle condizioni della bilancia dei pagamenti.

4.4 Esercizi e domande di ripasso

Politica monetaria restrittiva


In un sistema economico si hanno questi valori dei parame-
tri:

coefficiente di riserva obbligatoria ρ: 0.05


coefficiente di riserva libera λ: 0.01
rapporto circolante/depositi γ: 0.04

Supponiamo che l’offerta di base monetaria totale sia


HtC = 20.
A quanto ammontano i depositi bancari totali del sistema?
Quale valore deve assumere ρ affinché i depositi si contrag-
gano del 20%?

Evoluzione del sistema dei pagamenti


In un sistema economico si hanno questi valori dei parame-
tri:

coefficiente di riserva obbligatoria ρ: 0.05


coefficiente di riserva libera λ: 0.01
rapporto circolante/depositi γ: 0.04

Supponiamo come sopra che l’offerta di base monetaria tota-


C
le sia Ht = 20. Supponiamo inoltre che il progresso nella
tecnologia dei pagamenti determini una riduzione di γ da
0.04 a 0.02.
Il sistema bancario 93

Cosa succede all’offerta di depositi? E all’offerta di moneta


M2? In particolare, quali sono le variazioni percentuali dei
rispettivi stock?

Moltiplicatori monetari
Le statistiche finanziarie del Fondo Monetario riportano
questi dati per il Vietnam (in miliardi di dong correnti):
DP,t HP,t HA,t
2000 151832 52208 20391
2001 192449 66320 18426
2002 219625 74263 20166
2003 295374 90584 30778
Utilizzateli per calcolare i moltiplicatori dei depositi, della
moneta e del credito.

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