1.
Le radici dell'evoluzionismo loso co
I presupposti principali dell'indirizzo evoluzionistico del positivismo risiedono. da una parte,
nell'assumere il concetto di "evoluzione" quale fondamento di una teoria generale della
realtà e. dall'altra, nello scorgere nei processi evolutivi la manifestazione di un'entità
- soprannaturale o meta sica - in nita e ignota.
Il concetto di "evoluzione" è desunto dalla teoria biologica della trasformazione delle
specie
La nozione
elaborata dal naturalista britannico Charles Darwin, della quale il positivismo evoluzionisti-
biologica
dell'evoluzione
co si può dire che rappresenti una generalizzazione.
Ma questa generalizzazione è condizionata dal presupposto romantico per cui il nito è la
manifestazione o la rivelazione dell'in nito, poiché soltanto in virtù di questo presup
La nozione romantica
della storia
posto i singoli processi evolutivi, frammentariamente accertabili dalla scienza in alcuni
aspetti della natura, possono ritenersi saldati in un processo unico, universale, continuo e
necessariamente progressivo. Sotto questo aspetto, il positivismo evoluzionistico (o
evoluzionismo positivistico) costituisce dunque l'estensione al mondo della natura del
concetto di "storia" elaborato nell'ambito dell'idealismo romantico. Come la storia nella
dottrina di Fichte o di Schelling, così la natura nella dottrina di Spencer (J p. 191) è un
processo di sviluppo necessario, la cui legge è il progresso.
2. Darwin e la teoria dell'evoluzione
Se il principio romantico dell'in nito che si rivela o si realizza nel nito è la categoria
tacitamente presupposta dalla loso a positivistica dell'evoluzione, la teoria biologica della
trasformazione della specie, come si è detto, è il suo concreto punto di partenza.
L'origine dell'evoluzionismo biologico, cioè della teoria secondo cui le specie animali
L'origine della e vegetali si trasformano l'una nell'altra, risale a un'ipotesi elaborata nel
XVIII secolo da dottrina
evoluzionistica
Buffon e in seguito difesa, ma senza successo, da Lamarck e da Saint-Hilaire.
ENCICLOSOFIA
evoluzionismo biologico Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788).
aveva scritto una Storia naturale in cui si affermava l'ereditarietà dei caratteri acquisiti dagli
organismi viventi.
Questa idea era stata ripresa da Jean-Baptiste Pierre Antoine de Monet, cavaliere di
Lamarck (1744-1829), e da Etienne Geoffroy Saint-Hilaire (1772-1844). Lamarck, in
particolare, era stato il primo a formulare una teoria evoluzionistica propriamente detta;
egli era convinto che nel corso dei secoli le specie viventi avessero subito trasformazioni
anche consistenti a causa di due fattori: il graduale adattamento degli organi dei diversi
esemplari all'ambiente e l'ereditarietà dei caratteri acquisiti (ad esempio, le giraffe
avrebbero sviluppato il loro lunghissimo collo per raggiungere con più facilità le foglie sulla
sommità degli alberi, di cui si nutrono, e avrebbero poi trasmesso tale carattere per via
ereditaria). In ambito scienti co, infatti, tale dottrina non poté affermarsi nché non venne
eliminata la teoria delle catastro di Cuvier, secondo la quale la Terra era stata il teatro di
successivi cataclismi che ne avevano cambiato l'aspetto e, periodicamente, avevano
distrutto le specie viventi che la popolavano.
Una volta superato (grazie all'opera di Lyell) il catastro smo, per spiegare l'estinguersi di
quelle specie la cui esistenza era testimoniata dai fossili non si prospettava altra
alternativa se non quella di ammettere che tali specie si fossero trasformate gradualmente
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
in quelle ora viventi. Tuttavia, no a Darwin questa ipotesi teorica mancava di qualsiasi
dimostrazione.
Darwin:
vita e opere
Nipote del naturalista Erasmus Darwin (1731-1802), Charles Darwin (1809-1882) fu
scienziato interamente dedito alle proprie ricerche. Dopo un viaggio per mare durato
cinque an-ni, si dedicò al riordino dell'abbondante materiale raccolto e alla stesura della
sua opera fon-damentale, L'origine delle specie, che apparve nel 1859. Il libro ebbe un
successo fulmineo e la prima edizione (più di mille copie) andò esaurita nel primo giorno di
vendita.
Seguirono La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico (1868) e
La discendenza dell'uomo (1871).
L'ultimo lavoro notevole di Darwin fu L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli
animali (1872), al quale seguirono alcune opere scienti che minori.
Nel 1887 Francis Darwin, glio del grande naturalista, pubblicò due volumi intitolati La vita
e la corrispondenza di Charles Darwin, che contengono anche una breve autobiogra a
dello scienziato e che sono indispensabili per comprenderne la personalità.
Il merito di Darwin
Il merito di Darwin consiste nell'aver dotato il trasformismo biologico di una teoria
scienti ca compiuta e sistematica, fondata su un numero enorme di osservazioni e di
espe-rimenti, e nell'averla presentata proprio nel momento in cui l'idea romantica del
progres-so, nata sul terreno dell'indagine storica, si affermava nella sua massima
universalità e pareva incrollabile.
I dati osservativi di partenza
FILOSOFIA e SCIENZA
Il nucleo della teoria darwiniana
La teoria di Darwin esposta nell'Origine delle specie si fonda su due ordini di fatti:
1. l'esistenza di piccole variazioni organiche che si veri cano negli esseri viventi
lungo il corso del tempo e sotto l'in uenza delle condizioni ambientali: per la
legge della pro-babilità, alcune di queste variazioni sono vantaggiose per la
sopravvivenza degli individui che ne sono portatori;
2. la lotta per la vita che oppone tutti gli esseri viventi, i quali lottano tra loro a
causa della tendenza di ogni specie a moltiplicarsi secondo una progressione
geometrica (idea
3. evidentemente desunta dalla dottrina di Malthus).
ENCICLOSOFIA teoria delle catastro A Georges Cuvier (1769-
1832), zoologo, studioso di anatomia comparata ed esperto di ricostruzione dei fossili, si
deve la cosiddetta "teoria delle catastro ", la quale, in opposizione all'ipotesi
evoluzionistica, asseriva che le varie specie viventi non si erano gradualmente trasformate
le une nelle altre, ma periodicamente estinte a causa delle catastro naturali di cui il nostro
pianeta era stato teatro. Al catastro smo di Cuvier si oppose il geologo scozzese Charles
Lyell (1797-1875), padre della teoria "attualistica", secondo cui i fenomeni geologici
avvenuti in passato si potevano spiegare ricorrendo alle leggi ancora "attualmente"
operanti. palla considerazione di questi due aspetti risulta che gli individui che presentano
mutamenti organici vantaggiosi avranno maggiori probabilità di sopravvivere nella lotta per
la vita. In virtù del principio di eredità, poi, tali caratteri acquisiti accidentalmente
tenderanno ad essere trasmessi al discendenti, diventando acquisizioni stabili.
Il processo
selettivo
della natura
In questo meccanismo, sostanzialmente, consiste la lecce della «selezione naturales
nonche il principio fondamentale dell'evoluzione: l'accumularsi di piccoli mutamenti
fi
fi
fi
fl
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
biologici utili alla sopravvivenza e la conservazione di tali mutamenti per mezzo
dell'eredita-rietà producono quelle variazioni degli organismi animali che, nei loro termini
estremi, costituiscono il passaggio da una specie a un'altra. In sostanza, ciò che l'essere
umano produce arti cialmente nelle piante e negli animali domestici, ottenendo
oradualmente le varietà più utili ai suoi bisogni, la natura lo realizza su scala
immensamente più vasta.
Da questa teoria segue che, tra le varie specie conosciute e classi cate, dovevano
esistere innumerevoli varietà intermedie che collegavano tutte le specie di uno stesso
gruppo: va-
Il progresso
rietà che, evidentemente, la selezione naturale ha eliminato, benché se ne possano
trovare
biologico degli
le tracce nei residui fossili. Accanto allo studio dei fossili, quello degli organi "rudimen-
esseri viventi
tali" (cioè gli organi non del tutto sviluppati, oppure regrediti a causa dell'ambiente di vi-
ta, come gli occhi degli animali che vivono nel sottosuolo), delle specie "aberranti" (spe-cie
viventi dai caratteri anomali rispetto al gruppo di appartenenza) e degli embrioni può
condurre a determinare l'ordine progressivo nel processo evolutivo degli esseri viventi:
Se noi non possediamo né albero genealogico, né libro d'oro, né stemmi ereditari,
abbiamo, per scoprire e seguire le tracce delle numerose linee divergenti delle nostre
genealogie naturali, l'eredità da lungo tempo conservata nei caratteri di ogni specie.
La conclusione di Darwin è ottimistica. Così come il Romanticismo idealistico e socialistico
credeva nell'esistenza di un inevitabile progresso spirituale dell'umanità, allo stesso modo
egli crede nell'esistenza di un inevitabile progresso biologico di tutti gli esseri viventi:
Noi possiamo concludere con qualche ducia che ci è permesso di contare su un avvenire
di lunghezza incalcolabile. E come la selezione naturale agisce solamente per il bene di
ciascun individuo, ogni dono sico o intellettuale tenderà a progredire verso la perfezione.
L'altra opera fondamentale di Darwin, La discendenza dell'uomo, stabilisce in primo luogo
che «non esiste alcuna differenza fondamentale fra l'uomo e i mammiferi più elevati
O FILOSOFIA
E SCIENZA
Tra ambiente e genetica:
il problema
dell'evoluzione
dopo Darwin
p. 202
La natura
comune di esseri umani e animali
per ciò che riguarda le loro facoltà mentali». La sola differenza tra l'intelligenza e il
linguaggio dell'essere umano e quelli degli altri animali è una differenza di grado, che in
parte si spiega con la legge della selezione naturale, e in parte con la scelta sessuale, alla
quale Darwin attribuisce, per l'evoluzione umana, un'importanza assai maggiore di quella
che riveste nell'evoluzione animale.
Data l'assenza di differenze qualitative tra gli esseri umani e gli altri animali, Darwin è La
dignità convinto che l'uomo discenda da specie che attualmente risultano a lui inferiori, ma
pensa che questo non sminuisca la dignità umana, la quale infatti è determinata da altri
fattori:
Chi abbia veduto un selvaggio nella sua terra nativa non sentirà molta vergogna se sarà
obbligato a riconoscere che il sangue di qualche creatura più umile gli scorre nelle vene. In
quanto a me, vorrei tanto essere disceso da quell'eroica scimmietta che affrontò il suo
terribile nemico per salvare la vita al suo custode o da quel vecchio babbuino che sceso
fi
fi
fi
fi
dal monte strappò trionfante il suo giovane compagno a una muta attonita di cani, quanto
da un selvaggio che si compiace di torturare i suoi nemici, offre sacri ci di sangue, pratica
l'infanticidio senza rimorsi, tratta le sue mogli come schiave, non conosce che cosa sia la
decenza ed è dominato da grossolane superstizioni. teorie loso che di Darwin
Darwin fu e volle essere esclusivamente uno scienziato. Soltanto raramente e mal volen-
L'agnosticismo
ieri si decise a esprimere le proprie convinzioni loso che e religiose, e lo fece sempre in
orma privata, in lettere personali non destinate alla stampa. In una lettera del 1879 egli Il
termine "agnosticismo" era stato coniato nel 1869 dal naturalista Thomas Huxley scrive:
«la descrizione più esatta del mio stato di spirito è quella dell'agnostico».
(1825-1895), che già prima della pubblicazione dell'Origine delle specie era giunto per
proprio conto all'idea di una trasformazione delle specie biologiche, e che divenne pol uno
dei più entusiasti seguaci di Darwin. «Il termine - dice Huxley - mi venne in mente come
antitesi dello "gnostico" della storia della Chiesa, che pretendeva di saperla lunga sulle
cose che io ignoravo». Nella mente di Huxley, quindi, il vocabolo implica un riferimento a
quell'inconcepibilità e ineffabilità dell'assoluto e dell'in nito su cui avevano insistito i loso
inglesi William Hamilton (1788-1856) e Henri Mansel (1820-1871), i quali avevano af-
fermato la relatività della conoscenza umana.
Meno esplicito è il riferimento che il termine ha per Darwin, per il quale indica
semplicemente l'impossibilità di trovare nel dominio della scienza conferme o smentite
decisive delle credenze religiose tradizionali.
La concezione
Quel che Darwin ritiene tuttavia di poter negare con decisione è l'esistenza, nella natura,
non nalistica
del mondo
di qualsivoglia «intenzione» o causa nale, come a suo avviso è dimostrato dalla presenza
del male e del dolore. Ciò nonostante, egli è convinto che «l'uomo sarà nel futuro una
creatura assai più perfetta di quel che è attualmente», e tale convinzione, così come
l'intera struttura sistematica della sua teoria dell'evoluzione, ha come presupposto l'idea di
progresso che domina il clima romantico dell'epoca. In altre parole, attraverso l'opera di
Darwin la scienza inserisce l'intero mondo degli organismi viventi nella storia progressiva
dell'universo.
Il travisamento
delle teorie di Darwin
I concetti darwiniani di "selezione" e di "lotta per l'esistenza" furono estesi dall'ambito della
natura a quello della società dagli esponenti di una corrente di pensiero che viene appunto
chiamata "darwinismo sociale". Dividendo i membri della società in "adatti" e
"non-adatti", in "forti" e "deboli", e affermando la tendenza naturale dei primi a dominare i
secondi, il darwinismo sociale pervenne alla giusti cazione ideologica delle discriminazioni
razziste e classiste esistenti nel mondo umano.
Per l'esposizione
orale
1. Spiega in che cosa consiste l'indirizzo evoluzionistico del positivismo.
2. Riassumi il nucleo teorico dell'evoluzionismo di Darwin, soffermandoti in
particolare sulle differenze esistenti fra la teoria di Darwin e quella precedente di
Lamarck.
SNODI PLURIDISCIPLINARI
biologia
Le idee basilari della teoria darwiniana sono state confermate dalla scienza suc-
genetici e dalla scoperta del DNA.
cessiva, in particolare dagli studi di Gregor Mendel sull'ereditarietà dei caratteri
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
› Esponi i principi fondamentali dell'evoluzione biologica, chiarendo soprattutto i
meccanismi che portano dall'accumulo di una mutazione genetica all'insorgere di una
nuova caratteristica di specie. Spencer
In un'epoca ormai propizia a non restringere la nozione di "progresso" al destino
dell'essere umano nel mondo, ma ad estenderla all'intero universo, è Herbert Spencer ad
elaborare compiutamente questa idea. Mettendo in luce il valore in nito, e quindi religioso,
del progresso, Spencer costruisce un autentico sistema meta sico imperniato sul concetto
di Herbert Spencer (1820-1903) nacque a Derby, in Inghilterra, e divenne ingegnere delle
ferrovie a Londra. In un primo tempo pubblicò alcuni articoli di carattere politico ed
economico.
nché nel 1845, ricevuta una piccola eredità, poté nalmente assecondare la propria
vocazione loso ca, abbandonando la carriera dell'ingegnere e dedicandosi all'attività di
scrittore.
Tra il 1848 e il 1853 fece parte della redazione dell'"Economist". Nel 1855 pubblicò i
Principi di psicologia e, nel 1857, un articolo sul progresso (Il progresso, sua legge e sua
causa) che è molto signi cativo per comprendere l'orientamento del suo pensiero.
Nel 1862 uscirono il primo volume del Sistema di loso a sintetica, che Spencer aveva
progettato nel 1860, e i Primi principi, che è il suo scritto loso co principale. Seguirono i
due volumi dei Principi di biologia (1864-1867) e, più tardi, i Principi di psicologia e i
Principi di sociologia. A queste opere vanno aggiunti numerosi altri scritti collaterali.
L'articolo sul progresso del 1857 (in seguito raccolto nei Saggi) costituisce il primo
abbozzo del sistema di Spencer: in esso si può cogliere chiaramente l'ispirazione
fondamentale del
Il progresso come legge
suo evoluzionismo, ovvero il tentativo di giusti care, nella sua legge e nella sua causa ul-
cosmica
tima, il "fatto" universale e cosmico del progresso. Scrive Spencer:
Sia che si tratti dello sviluppo della terra, dello sviluppo della vita alla sua super cie, dello
sviluppo della società, del governo, dell'industria, del commercio, del linguaggio, della
letteratura, della scienza, dell'arte, sempre il fondo di ogni progresso è la stessa
evoluzione che va dal semplice al complesso attraverso differenziazioni successive. Dai
più antichi mutamenti
cosmici di cui vi sia traccia, no agli ultimi risultati della civiltà, noi vedremo che la
trasformazione dell'omogeneo in eterogeneo è l'esistenza stessa del progresso.
Nello stesso articolo Spencer prospetta il carattere divino, e perciò religioso, della realtà, la
quale è "velata", più che "rivelata", dal progresso cosmico. Proprio questo carattere è il
punto di partenza dei Primi principi.
La teoria dell'Inconoscibile
Nella prima parte dei Primi principi, intitolata "L'Inconoscibile", Spencer mette in evidenza
l'inaccessibilità della realtà ultima e assoluta, e proprio di tale inaccessibilità si serve per
dimostrare la possibilità di un incontro e di una conciliazione tra la religione e la scienza.
Infatti la religione e la scienza, secondo Spencer, hanno entrambe le loro radici nella
dimensione del mistero, e pertanto non possono essere inconciliabili.
La verità che costituisce il "fondo" di ogni religione si può esprimere così: «l'esistenza del I
limiti mondo, con tutto ciò che contiene e con tutto ciò che lo circonda, è un mistero che
sempre di religione e scienza
esige di essere interpretato» (Primi principi, par. 14). Ma nell'offrire tale interpretazione
tutte le religioni falliscono, in quanto si esprimono in credenze che non sono logicamente
difendibili. Attraverso lo sviluppo della religione, perciò, il mistero viene sempre meglio
riconosciuto come tale: sicché l'essenza della religione consiste nel riconoscere che la
forza che si manifesta nell'universo è completamente imperscrutabile.D'altro canto,
Spencer ritiene che anche la scienza, studiando le manifestazioni della realtà, urti contro il
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
mistero che ne avvolce la natura ultima: che cosa siano il tempo e lo spazio, la materia e
la forza, quale sia la durata della coscienza, se questa sia nita o in nita e che cosa sia il
soggetto stesso del pensiero sono per la scienza enigmi impenetrabili. Le idee scien-
eriche fondamentali sono tutte rappresentative di realtà che non possono essere
comprese
I limiti della
Il "fallimento della religione e della scienza deriva dal fatto che la nostra conoscenza è
conoscenza
chiusa entro i limiti del relativo Certamente essa progredisce e si estende incessantemen-
umana
te per mezzo della scienza. Ma questo progresso consiste nell'includere un numero
sempre maggiore di verità speci che in verità generali, le quali a loro volta verranno
incluse in verità ancora più generali, con la conseguenza evidente che la verità più
generale di tutte, quella che non ammette di essere inclusa in alcuna verità ulteriore,
proprio per questa ragione non è comprensibile, e perciò è destinata a rimanere un
mistero.
L'assoluto,
Spencer riconosce quindi che l'assoluto, l'incondizionato, l'in nito (o comunque si chia-
o l'Inconoscibile
mi il principio supremo della realtà) è inconcepibile per l'essere umano, dato il carattere
relativo e nito della conoscenza che è concessa a quest'ultimo. L'assoluto è dunque l'
Inconoscibile per eccellenza.
glossario p. 199
Ma Spencer non si ferma a un concetto "negativo" di assoluto, poiché lo de nisce sì come
una forza misteriosa, ma che si manifesta in tutti i fenomeni naturali, e la cui azione è
dunque sentita dall'uomo "positivamente".
Il ruolo della
Ciò nonostante, poiché non è comunque possibile de nire, cioè conoscere in modo
determi-
religione e della scienza
nato e compiuto, questa forza, il compito della religione sarà quello di richiamare l'essere
umano a quel mistero che è la causa ultima della realtà, mentre il compito della scienza
sarà quello di estendere incessantemente la conoscenza dei fenomeni, in una in nita
tensione verso questo "limite". Religione e scienza sono dunque necessariamente
correlate: il riconoscimento di questa forza imperscrutabile è il limite comune che le
concilia e le rende solidali.
L'uomo ha sempre tentato e sempre tenterà di individuare simboli capaci di rappresentare
la forza sconosciuta che regge l'universo. Ma sempre si renderà conto dell'inadeguatezza
di questi simboli, sicché le sue continue disfatte dovranno restituirgli il senso della
differenza incommensurabile che c'è tra il condizionato e l'incondizionato, e avviarlo alla
più alta forma di saggezza, ovvero al riconoscimento dell'Inconoscibile come tale.
la religione, il cui compito
la religione, facendosi
è di mantenere vivo
pseudo-scienza, pretende
LA REALTÀ
il senso del mistero
che
ASSOLUTA E
come
di conoscere il relativo
entrano
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
attestano
INCONOSCIBILE
a scienza, il cui compito è di
in urto
estendere la conoscenza del
soltanto se
relativo e del fenomenico
la scienza, facendosi
pseudo-religione, pretende di avere a che fare con le realtà ultime e con l'assoluto
Il «realismo tras gurato»
Che la scienza si limiti a indagare i fenomeni, senza poter giungere alla loro "essenza" o
alla loro causa ultima, non signi ca per Spencer che essa sia con nata nella dimensione
dell'apparenza. Il fenomeno non è apparenza: esso è piuttosto, come abbiamo accennato,
la manifestazione dell'Inconoscibile. Spencer ammette infatti il principio secondo cui «le
impressioni persistenti, essendo i risultati persistenti in una causa persistente, sono me
suoi equivalenti» (Primi principi, par. 46).
praticamente identiche per noi alla causa stessa e possono essere virtù di questo principio
lo spazio, il tempo, la materia, il movimento, la forza (tutte no-rioni persistenti e immutabili)
devono essere considerati come prodotti in qualche modo
'modi™ di esso: sono piuttosto «effetti condizionati della causa incondizionata» oho
dallo stesso Inconoscibile. Essi certamente non sono identici all'Inconoscibile, né sono
tal senso sono "reali"
corrispondono a un modo d'essere o d'agire, per noi sconosciuto, di questa causa, e che
in Spencer chiama «realismo tras gurato» questa corrispondenza tra l'Inconoscibile (l
«noumeno») e i fenomeni nei quali esso si manifesta:
Il noumeno e il fenomeno sono qui presentati nella loro relazione primordiale come i due
che il primo.
lati dello stesso mutamento, di cui siamo obbligati a considerare il secondo non meno
reale
La teoria dell'evoluzione
Se alla religione spetta il riconoscimento dell'Inconoscibile e alla scienza l'intero dominio
del conoscibile, quale ruolo ha la loso a? Spencer la de nisce come la conoscenza nel
Il ruolo della
suo più alto grado di generalità: la scienza è conoscenza parzialmente uni cata, mentre
loso a
la loso a è conoscenza completamente uni cata. In altre parole. le verità della loso a
sanno alle verità scienti che più alte come queste ultime stanno alle verità scienti che nià
basse, sicché le generalizzazioni della loso a comprendono e consolidano anche le più
ampie generalizzazioni della scienza.
Ciò signi ca che la loso a è il prodotto nale di un processo che comincia con la raccolta
di osservazioni isolate, per terminare con la formulazione di proposizioni universali. Essa
perciò deve assumere come proprio oggetto di indagine e come proprio punto di partenza i
principi più elevati e generali ai quali la scienza è giunta.
Tali principi sono:
1 principi
1. l'indistruttibilità della materia;
generali
2. la continuità del movimento;
delle scienze
3. la persistenza della forza.
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
A questi principi vanno aggiunte tutte le loro conseguenze, tra le quali riveste un ruolo di
particolare importanza la cosiddetta "legge del ritmo", ovvero del ciclico alternarsi, nello
sviluppo di tutti i fenomeni, di una fase crescente, quindi di una fase acuta e in ne di una
fase di "caduta".
Questi principi vengono sintetizzati da Spencer in una legge che implica la continua ridi-
La legge
stribuzione della materia e della forza. E questa è la legge dell'evoluzione, secondo la
dell'evoluzione
quale la materia passa da uno stato di dispersione a uno stato di concentrazione (o in-
tegrazione), mentre la forza che ha operato la concentrazione si dissipa. La loso a, alla
quale spetta il compito di formulare le leggi "generalissime" della realtà, è dunque
essenzialmente una teoria dell'evoluzione basata su questa legge fondamentale.
Nei Primi principi Spencer de nisce quindi la natura e i caratteri generali dell'evoluzione
(mentre nelle altre opere indagherà le manifestazioni di tale processo evolutivo nei diversi
domini della realtà naturale).
glossario p. 199
1. L'évoluzione si con gura in primo luogo come un passaggio da una forma meno coe-
I principi
rente a una forma più coerente. Nel corso del suo sviluppo, infatti, ogni cosa (si pen-
dell'evoluzione
si al sistema solare, che secondo Spencer è sorto da una nebulosa, o a un qualunque
organismo animale, o a una nazione...) passa da uno stato di disgregazione a uno stato di
maggiore coerenza e armonia. secondo luogo, il processo evolutivo si presenta come un
passaggio dall'omogeneo all'eterogeneo. Ouesto tratto dell'evoluzione è suggerito a
Spencer dall'osservazione dei fenomeni biologici. Ogni organismo, vegetale o animale, si
sviluppa infatti attraverso la differenciazione delle sue parti. le quali da principio sono
chimicamente e biologicamente indistinte, e poi si diversi cano per formare i vari tessuti e i
diversi organi.
Spencer ritiene che questo processo caratterizzi lo sviluppo di ogni ambito della realtà: da
quello del linguaggio costituito in origine da semplici esclamazioni e da suoni inar-ticolati,
che via via si articolano nelle diverse parole) a quello dell'arte (che a partire dalle forme
elementari dei popoli primitivi si va sempre più dividendo nelle sue branche:
architettura, pittura, scultura ecc.).
3. In ne, l'evoluzione implica un passaggio dall'inde nito al de nito: "inde nita", ad
esempio, è la condizione di una tribù in cui non vi siano ancora differenziazioni di compiti e
di funzioni, mentre "de nita" è quella di un popolo maggiormente civilizza-to, la cui vita si
fonda sulla divisione del lavoro e sulle classi sociali.
Su questi principi si basa la formula generale e de nitiva con cui Spencer de nisce l'evo-
L'evoluzione è un'integrazione di materia e una concomitante dissipazione di movimento,
durante la quale la materia passa da un'omogeneità inde nita e incoerente ad
un'eterogeneità de nita e coerente, e durante la quale il movimento conservato soggiace a
una trasformazione parallela.
(Primi principi, par. 145)
indistruttibilità della materia
LA FILOSOFIA
uni ca
i principi
generali della scienza
- che sono
continuità
del movimento
persistenza della forza
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
Oltre che necess
E se per la legg una fase di diss
premessa per u
Per quanto rig sempre maggi
Dice Spencer:
con lo stabilir
par. 176).
per l'esposizione
orale
passaggio
dall'incoerente al coerente
(= progressiva concentrazione)
La sintesi loso ca
coincide con
LA LEGGE
DELL'EVOLUZIONE
la
quale è
passaggio
dall'omogeneo all'eterogeneo
(= progressiva differenziazione)
passaggio
dall'inde nito al de nito
(= progressiva determinazione)
Il necessitarismo
Per Spencer l'evoluzione è un processo necessario, in quanto l'omogeneità, che ne
costituisce il punto di partenza, è uno stato instabile, che non può durare e che per
raggiungere l'equilibrio deve trapassare nell'eterogeneità. Il processo evolutivo deve
pertanto ini-
sono instabili e tendono all'eterogeneità.
ziare. Una volta iniziato, esso deve poi continuare, perché anche le parti rimaste
omogenee Oltre che necessario e continuo, il processo evolutivo è anche
necessariamente migliorativo. L'ottimismo Ese per la legge del ritmo Spencer ammette
che ogni fase evolutiva debba alternarsi con una fase di dissoluzione, tuttavia ritiene che
quest'ultima, là dove si veri ca, sia sempre la premessa per un'evoluzione ulteriore.
Per quanto riguarda l'essere umano, in particolare, l'evoluzione tende a determinare una
sempre maggiore armonia tra la sua natura spirituale e le sue condizioni materiali di vita.
Dice Spencer: «E questa è la garanzia per credere che l'evoluzione può terminare soltanto
con lo stabilirsi della piu grande perfezione e della più completa felicità» (Primi principi,
Griesposizione
orale /
1. Che cosa intende Spencer parlando dell'«Inconoscibile» e come ritiene che si
debbano porre la scienza e la religione di fronte a questa realtà misteriosa?
2. Chiarisci qual è per Spencer il compito della loso a.
3. Illustra i principi fondamentali della teoria dell'evoluzione proposta da Spencer.
4. RIFLESSIONE CRITICA attività PLUS Analizza i requisiti dell'evoluzione
elencati da
5. Spencer (passaggio dal meno coerente al più coerente, dall'omogeneo
all'eteroge-neo e dall'inde nito al de nito) e confrontali con la tua personale
idea dell'evolu-zione. Ad esempio: quali sono, a tuo avviso, i criteri in base ai
quali una società può essere considerata più o meno evoluta?
coerente ntrazione)
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
rogeneo ziazione)
inito
azione
e costi-
ggiun-
ito ini-
genee
La biologia e la psicologia
Lo per dedicate da deneral bogia il roa la orai etica coti-
particolare, è per Spencer lo studio dell'evoluzione dei fenomeni organi.:
Secondo Spencer, la vita è una combinazione di diversi fenomeni, contemporanei o suc-
cesivi, che si veri cano in un organismo in corrispondenza di mutamenti contemporanei o
successivi dell'ambiente esterno. Essa perciò consiste essenzialmente nella funzione
dell'adattamento, grazie alla quale gli organi, per rispondere alle sollecitazioni esterne, si
formano e si differenziano tra loro.
Spencer attribuisce quindi un ruolo di primo piano, nella trasformazione degli organismi
viventi, al principio di Lamarck secondo cui è la funzione a creare l'organo, e non vi-
ceversa; ma al tempo stesso riconosce il principio darwiniano della selezione naturale (che
egli chiama «sopravvivenza del più adatto»), che però non può agire se non attraverso
l'adattamento all'ambiente e, quindi, attraverso lo sviluppo funzionale degli organi.
Spencer insiste soprattutto sull'accumulazione e sulla conservazione dei mutamenti
organici individuali grazie all'ereditarietà, e concepisce il progresso della vita organica
come un adattamento sempre crescente degli organismi al proprio ambiente, dovuto
all'accumular-si di variazioni funzionali che rispondono sempre meglio alle sollecitazioni
ambientali.
Anche la coscienza è per Spencer uno stadio di questo processo di adattamento, del
quale anzi costituisce la fase decisiva. Spencer non ammette la risoluzione integrale della
coscienza nelle impressioni o nelle idee (secondo l'insegnamento dellempirismo inglese),
poiché è convinto che la coscienza presupponga un'unità, una forza originaria, e quindi
una sostanza spirituale che è la sede delle idee. Ma, come si veri ca per la sostanza e per
la forza materiali, anche la sostanza e la forza spirituali sono, nella loro ultima natura, in-
conoscibili, e pertanto la psicologia deve limitarsi a studiarne le manifestazioni. allontana
dalla tesi di Comte che l'aveva negata. Vi sono infatti una psicologia oggettiva,
autonoma
che studia i fenomeni psichici nel loro substrato materiale, e una psicologia soggettiva, che
si fonda sull'introspezione e che «costituisce una scienza completamente a parte, unica
nel suo genere, indinendente da tutte le altre scienze e antiteticamente opposta •
ciascuna di esse».
Soltanto la psicologia soggettiva può contribuire a determinare lo sviluppo evolutivo dei
processi del pensiero, e tale sviluppo si spiega come ogni altro sviluppo: esso è un
processo di adattamento graduale che, attraverso l'istinto e la memoria, va dall'azione
ritlessa
(ovvero dalla prima fase della psichicità) no alla ragione.
Le nozioni
Per ciò che riguarda la ragione, Spencer ammette l'esistenza di nozioni o verita a priori,
a priori
cioè indipendenti dall'esperienza puntuale e temporanea dell'individuo, e in tal senso
riconosce la parziale legittimità delle dottrine "aprioristiche", come quelle di Leibniz e di
Kant. Ma ciò che è a priori per l'individuo non lo è per la specie umana, poiché è il prodotto
dell'esperienza accumulata dalla specie stessa attraverso un lunghissimo periodo di
sviluppo, e ssata e resa ereditaria nella struttura organica del sistema nervoso.
La concezione della sociologia
fi
fi
fi
fi
La sociologia e la politica
Pur utilizzando alcuni risultati della sociologia di Comte e accettando il nome della scienza
che Comte stesso aveva inventato, Spencer ne modi ca radicalmente la concezione. Per
Comte, infatti, la sociologia era la disciplina che, accertando le leggi dei fatti sociali,
consentiva di prevederli e di guidarli, e il suo ne era la sociocrazia, cioè una sorta di
"regime"
del positivismo.
Per Spencer, invece, la sociologia deve limitarsi a descrivere lo sviluppo della società
umana no al momento attuale. Essa può determinare le condizioni generali, ovvero le
leggi, alle quali anche lo sviluppo futuro sottostarà, ma non può stabilirne le mete e gli
ideali, perché il compito di stabilire quali siano l'uomo e la società ideali spetta solamente
alla morale. In questo modo Spencer distingue sociologia e morale, che secondo Comte
facevano invece tutt'uno.
Il compito della sociologia
Alla sociologia spetta dunque il compito di determinare le leggi dell'evoluzione super-
organica, ma considerando la stessa società umana come un organismo i cui elementi
sono le famiglie e gli individui singoli. In contrasto con la ri essione di Comte e, in
generale, con l'indirizzo sociale del positivismo, verso la difesa delle liberta individuali. Uno
dei temi principali non soltanto dei Principi di la sociologia di Spencer è nettamente
orientata verso l'individualismo e, di conseguenza, Stato, del 1884) è infatti il principio
secondo cui lo sviluppo della società dev'essere af dato sociologia, ma anche di altre
opere collaterali (come Statica sociale, del 1850, e L'uomo contro la
La difesa
dell'individuo
alla forza spontanea che lo presiede e che lo muove verso il progresso, mentre l'intervento
e della libertà
dello Stato nei fatti sociali non fa che disturbare o ostacolare questo sviluppo.
L'idea di uno sviluppo sociale lento e graduale, ma inevitabile e da non ostacolare, domina
da un capo all'altro la sociologia di Spencer, rendendola estranea a tutte quelle pro-
litarismo di John Stuart Mill). Scrive infatti Spencer:
spettive di riforma che erano state accarezzate dal positivismo sociale (ivi compreso l'uti-
La gradualità dello sviluppo
Allo stesso modo che non si può abbreviare la via tra l'infanzia e la maturità, evitando quel
sociale
noioso processo di accrescimento e di sviluppo che si opera insensibilmente con lievi
attraversare piccole modi cazioni successive
incrementi, così non è possibile che le forme sociali più basse divengano più elevate,
senza
Ogni tentativo di bruciare le tappe dell'evoluzione storica, ogni sogno di visionari o di uto-
il processo naturale dell'evoluzione sociale.
pisti, ha per Spencer come unico risultato quello di ritardare, o addirittura di sconvolgere,
Ciò non implica, tuttavia, che l'individuo debba abbandonarsi passivamente al corso degli
eventi. È infatti proprio il processo naturale dello sviluppo sociale ad aver determinato il
passaggio da una fase di cooperazione umana costrittiva e imposta a una fase di coope-
Dal «regime militare»
razione più libera e spontanea: si tratta del passaggio dal precedente «regime militare»,
al «regime
contrassegnato dalla prevalenza del potere statale sugli individui (ai quali venivano impo-
industriale»
sti compiti e funzioni) all'attuale «regime industriale», che si fonda sull'attività indipendente
dei singoli, e che quindi li spinge a difendere le proprie esigenze, a rispettare le esigenze
degli altri, a rinvigorire la coscienza dei diritti personali e a resistere agli eccessi del
fi
fi
fi
fi
fi
fl
controllo statale.
Spencer non ritiene però che il regime industriale (nel quale peraltro la società del suo
tempo è appena entrata) sia de nitivo: egli prospetta infatti la possibilità di un terzo tipo
La possibilità di un terzo tipo
di regime sociale, in cui, fermo restando il principio della libera cooperazione tra gli in-
di regime
dividui, i moventi egoistici che reggono il regime industriale siano sostituiti da moventi
sociale
altruistici, o, meglio ancora, in cui vengano conciliati altruismo ed egoismo. Ma questa
possibilità non può essere prospettata dalla sociologia, bensì dall'etica.
L'etica
Letica di Spencer si presenta come un'etica biologica, ovvero come un tipo di indagine che
ha per oggetto la condotta dell'essere umano, vale a dire l'adattamento progressivo
dell'essere umano alle sue condizioni di vita. Questo adattamento, infatti, implica non
soltanto un prolungamento della vita stessa, ma il progressivo raggiungimento di una sua
maggiore intensità e ricchezza: tra la vita di un selvaggio e quella di un uomo civile non c'è
soltanto una differenza di "durata", ma anche di "estensione", poiché la vita dell'uomo
civile impli-
cail perseguimento di ni più svariati e ricchi rispetto a quelli perseguiti dal seivaggio.
Questa crescente intensità o estensione è ciò che secondo Spencer si deve intendere per
L'edonismo
felicità". Poiché si de nisce "buono" ogni atto che si riveli adeguato al proprio ne, la
utilitaristico
vita che si presenta nel suo complesso maggiormente adeguata alle proprie condizioni
anche la vita più felice e piacevole. Per questo Spencer dichiara che il bene si identi ca
con il piacere, e che la morale edonistico-utilitaristica risulta da questo punto di vista
l'unica possibile.
L'origine
Spencer però non ammette l'utilitarismo nella forma che esso aveva assunto nel pensiero
del sentimento
di Bentham e dei due Mill: egli è convinto che il movente dichiarato e consapevole dell'a-
morale
gire morale non sia e non possa essere l'utilità. Attraverso l'evoluzione sociale, infatti, ogni
individuo ha accumulato per via ereditaria un enorme numero di esperienze morali che
rimangono inscritte nella sua struttura organica e che per lui costituiscono un a priori mo-
rale, sebbene tale non sia per la specie. Si deve pertanto ammettere che l'uomo singolo
agisce per dovere, cioè per un sentimento di obbligazione morale, benché l'impostazione
evoluzionistica dell'etica sia perfettamente in grado di rendere conto del sorgere di questo
sentimento, mostrando come esso sia nato da esperienze ripetute e accumulate
attraverso il succedersi di innumerevoli generazioni.
In particolare, tali esperienze hanno prodotto nell'essere umano il sentimento per cui ciò
che si riferisce a risultati lontani e generali "sembra" più utile, per il raggiungimento del
benessere, delle esigenze che devono essere immediatamente soddisfatte: in questo
modo è venuta meno la necessità di una coazione esterna (politica, religiosa e sociale), la
quale è stata sostituita da un sentimento di coazione puramente interiore e autonoma.
Dal senso del dovere
Questa medesima considerazione di carattere evolutivo spiega anche perché la necessità
all'azione
di un'educazione morale e lo stesso "senso del dovere" siano transitori: ad esempio,
spontanea
il lavoro, che dev'essere imposto al ragazzo come un obbligo, nell'uomo d'affari immerso
nelle sue faccende diventa una manifestazione spontanea. Analogamente, il
fi
fi
fi
fi
fi
mantenimento e la protezione della moglie da parte del marito o l'allevamento dei gli da
parte dei genitori non hanno più (la maggior parte delle volte) alcun elemento coattivo, ma
so-
ESERCIZI
no compiti che si eseguono in modo perfettamente spontaneo e, spesso, piacevole.
Spencer prevede perciò che:
con il completo adattamento [dell'individuo] allo stato sociale, quell'elemento della
coscienza morale che è espresso dalla parola "obbligazione" scomparirà del tutto. Le
azioni più elevate, richieste per lo svolgimento armonico della vita, saranno fatti così
comuni come lo sono ora quelle azioni inferiori a cui ci spinge il semplice desiderio.
L'armonia tra egoismo e altruismo
Questa fase nale dell'evoluzione morale non implica, secondo Spencer, la prevalenza
assoluta dell'altruismo a spese dell'egoismo, bensì un perfetto accordo tra queste due
tendenze. Infatti, sebbene nella condizione presente, caratterizzata dall'indebito prevalere
delle tendenze egoistiche, l'altruismo assuma la forma di un "sacri cio", l'evoluzione
morale farà sempre più coincidere i desideri del singolo con l'esigenza del benessere e
della felicità altrui (in questo consiste propriamente la "simpatia") e ciò provocherà un
completo accordo tra altruismo ed egoismo.
fi
fi
fi