Hegel
Hegel
HEGEL (1770-1831)
HEGEL (1770–1831)
GLI SCRITTI
→ Giovanili: affrontano prevalentemente tematiche religiose o politiche;
→ Della maturità: trattano tematiche storiche e politiche; le più importanti opere sono:
• La fenomenologia (=manifestazione) dello spirito del 1807;
• L’enciclopedia delle scienze filosofiche (è presente tutto il suo complesso sistema filosofico) del 1817;
• Lineamenti di filosofia del diritto del 1821.
LA DIALETTICA
Per Hegel, l’Idea/Ragione si manifesta in un processo dialettico (=contrapposizione di 2 realtà), giacché la
realtà è fatta da 2 forze contrapposte (tesi e antitesi) dal cui scontro si giunge alla sintesi. La dialettica, però,
non è solo legge ontologica di sviluppo della realtà (spiega come la realtà evolve a partire dallo spirito), ma è
anche legge logica di comprensione della realtà (attraverso la dialettica noi comprendiamo la realtà). Hegel
distingue 3 momenti o aspetti del pensiero:
→ momento astratto/intellettuale (tesi): si comprende la realtà attraverso l’intelletto (=facoltà statica che
separa la realtà e la cataloga basandosi sul principio di identità e di non-contraddizione);
→ momento dialettico/negativo-razionale (antitesi): è realizzato dalla ragione dialettica (dinamica), che
coglie legami tra realtà contrapposte (pace-guerra, unità-molteplicità);
→ momento speculativo/positivo-razionale (sintesi): è realizzato dalla ragione speculativa, con la quale si
coglie l’unità degli opposti. La realtà non sta né nella tesi né nell’antitesi (momenti astratti), ma nella
sintesi (momento concreto), ossia nell’unità si manifesta nella molteplicità.
LA VISIONE DI HEGEL
Con Hegel si passa da una visione dualista (soggetto e oggetto) ad una visione monistica (tutto si spiega a
partire da un’unica realtà=idealismo). Secondo l’idealismo, l’Assoluto è un soggetto in divenire (il divenire è
di tipo dialettico), che si manifesta progressivamente nel tempo, nella storia e alla fine (attraverso l’uomo)
diventa consapevole di essere l’unica realtà.
LA CRITICA ALL’ILLUMINISMO
Hegel critica i filosofi illuministi perché questi pretendono di giudicare la realtà e la storia in nome della
ragione (intelletto per Hegel=fase superficiale della conoscenza). Inoltre, gli illuministi vogliono stabilire come
esse dovrebbero essere, quando la realtà per Hegel è sempre come necessariamente deve essere (essere e
dover essere coincidono e ogni cosa ha la sua ragion d’essere).
LA CRITICA AL ROMANTICISMO
Hegel si inserisce pienamente nel clima culturale del romanticismo (pur appartenendo alla corrente degli
idealisti): anche lui affronta temi come l’assoluto, la creatività dello spirito, il carattere provvidenziale della
storia(nella storia si manifesta l’azione provvidenziale di dio), la natura (vista nella sua essenza spirituale di
organismo vivente). Hegel però non condivide con i romantici il fatto che l'assoluto si possa accogliere
attraverso l'immaginazione/sentimento/fede/arte (per Hegel si può cogliere solo attraverso la filosofia).
LA FENOMENOLOGIA
L’OPERA
Il termine fenomenologia (da “fenomeno”, “apparenza” e “discorso”, “dottrina”) indica la scienza di ciò che
appare e ha come tema centrale la manifestazione dello spirito a se stesso, il quale (attraverso contrasti,
scissioni, infelicità ed errori) acquista coscienza di se stesso (esce dalla propria individualità) e capisce (grazie
alla filosofia) di essere una manifestazione di Dio/Assoluto e che essere e dover essere coincidono. In questo
cammino di autoconsapevolezza (che porta alla progressiva conquista della verità), l'uomo attraversa delle
tappe ideali /momenti fondamentali (=figure). La fenomenologia si divide in due parti:
→ la prima: contiene il percorso dialettico fatto dall’uomo e si divide in tre sezioni:
• coscienza (tesi);
• autocoscienza (antitesi);
• ragione (sintesi).
→ la seconda: ha lo stesso contenuto della filosofia dello spirito (una delle sezioni dell’Enciclopedia).
LA COSCIENZA
Inizialmente, l'uomo (coscienza) si rapporta con un oggetto al di fuori di sé, che viene percepito come un
qualcosa di diverso da lui. La coscienza si concentra quindi sull’oggetto, che diviene immagine mentale/idea,
a cui non sappiamo se corrisponde davvero una realtà esteriore (scetticismo, Hume). Si articola in 3 momenti:
→ la certezza sensibile (tesi);
→ la percezione (antitesi);
→ l'intelletto (sintesi).
L’AUTOCOSCIENZA
Con l’autocoscienza, l’attenzione si sposta dall’oggetto al soggetto (uomo), considerato nei suoi rapporti con
gli altri (non si affrontano più temi di carattere conoscitivo, ma di carattere sociale, storico, filosofico e
religioso). In questa sezione troviamo le figure ideali più significative, come quella del servo-padrone (propria
della storia antica) e della coscienza infelice (propria del Medioevo).
Il servo padrone (Roma antica): L’uomo (autocoscienza) per acquisire coscienza di se stesso deve entrare in
relazione con altre autocoscienze. Questa presa di coscienza, per Hegel, avviene attraverso un conflitto (ogni
autocoscienza vuole affermare la propria indipendenza), che non si conclude con la morte, ma con il
subordinarsi di un’autocoscienza a un’altra, in quello che è chiamato rapporto servo (ha preferito rinunciare
alla propria indipendenza pur di aver salva la vita) - padrone (non ha avuto paura della morte e ha messo a
repentaglio la propria vita pur di affermare la propria indipendenza). Ad un certo punto, però, i ruoli si
ribaltano: il padrone diviene servo del servo (il padrone indipendente gode passivamente del servizio del
servo e finisce per diventare dipendente da lui), mentre il servo diviene padrone del padrone (il servo
dipendente impara a padroneggiare le cose e diventa indipendente). La progressiva indipendenza avviene
attraverso 3 momenti:
→ la paura della morte: di fronte alla morte, l'uomo acquisisce consapevolezza della propria essenza
(Heidegger, Jonas);
→ il servizio: attraverso il servizio, il servo (autocoscienza) impara a vincere e a trattenere i suoi impulsi
naturali, autodisciplinandosi;
→ il lavoro: il servo produce oggetti e impara a non appropriarsene subito, raggiungendo un'autonomia e
un’indipendenza dalle cose; in questo modo il servo diviene indipendente e si emancipa.
La figura del servo-padrone è stata molto apprezzata da Marx, che riprende l'importanza del lavoro e la
posizione di sottomissione come condizione che genera (in un secondo momento) una liberazione. A
differenza di Marx, però, Hegel non parla di rivoluzione sociale/politica, ma solo di indipendenza del servo
nei confronti delle cose del padrone.
La coscienza infelice (medioevo): La coscienza è infelice per via della lacerazione fra essa (uomo – finito) e
Dio (Assoluto – infinito). Questa separazione viene colta per la prima volta in forma radicale dall'ebraismo
(per gli ebrei, Dio è impronunciabile, giacché il suo nome è composto solo da consonanti). L’Assoluto è sentito
lontano dall’uomo, è trascendente, è un signore inaccessibile e padrone assoluto della vita e della morte (nei
suoi confronti l'uomo si trova in uno stato di totale dipendenza). La coscienza infelice ebraica rappresenta la
traduzione in chiave religiosa della situazione sociale espressa dal rapporto servo-padrone.
Con il cristianesimo si cerca di avvicinare uomo e Dio attraverso una mediazione, rappresentata da Gesù
Cristo (Dio incarnato uomo). Per Hegel, questo tentativo di riconciliazione tra finito e infinito è fallimentare
(Gesù, come Dio, è trascendente, è un aldilà ed è lontano dall’uomo – ha vissuto in un periodo storico
irripetibile e lontano ai posteri). Nel Medioevo, cerca di cogliere Dio/l’Assoluto attraverso l’ascetismo
(=mortificazione del proprio corpo), mortificando e umiliando se stesso con digiuno, fustigazioni; ben presto,
però, egli si rende conto che quel Dio che cerca con tanto desiderio è in realtà dentro di lui. Si ha così un
passo avanti verso la verità: con la figura ideale della “coscienza infelice”, l’uomo scopre di essere una
manifestazione di Dio/Assoluto/Spirito/Ragione. Si pasa quindi alla Ragione.
LA RAGIONE
La presa di coscienza dell’uomo (che giunge pienamente a comprendere e non solo a intuire di essere
l’Assoluto) avviene progressivamente attraverso l’arte, la religione e la filosofia (il contenuto è simile a quello
della filosofia dello spirito dell’Enciclopedia).
L’ENCICLOPEDIA
Mentre la fenomenologia parte dalla storia dell’uomo (spirito individuale) e tratta del suo lungo cammino
per diventare consapevole del suo essere Spirito/manifestazione dell’Assoluto, l’Enciclopedia parte dallo
Spirito/Assoluto/Ragione che, attraverso un procedimento dialettico (tesi, antitesi e sintesi), si concretizza
nella natura e poi nell'uomo. I 3 momenti di questo processo (che non vanno intesi in ordine cronologico ma
ontologico – c’è un momento che precede ma in realtà avvengono nello stesso istante) sono:
→ l’idea (Assoluto) in sé (nel suo insieme) e per sé (nelle sue articolazioni interne) (tesi): le articolazioni
interne dell’Idea sono dette concetti/categorie. Al concetto più semplice di essere si contrappone quello
opposto di nulla; la sintesi fra essere e nulla è divenire, che si scompone e ramifica in ulteriori concetti.
Altro concetto importante è quello di causa (frutto della rivoluzione scientifica). Questi sono evidenziati
storicamente dal succedersi di Parmenide (essere), degli scettici (non essere) e di Eraclito (divenire).
Dopo tale ramificazione si giunge all’ultimo concetto: l’Idea in sé e per sé / l’Assoluto (essere studiato in
tutte le sue articolazioni interne). Siamo nella fase in cui nella mente di Dio si ha il progetto/Idea del
mondo che deve ancora essere creato e in cui si concretizzeranno tutte le idee. L’Idea in sé e per sé è
oggetto della logica (studia le idee nella mente di Dio prima che si concretizzino nella realtà razionale).
→ la natura (antitesi): l’Assoluto si manifesta nello spazio e nel tempo, prima nelle forme inorganiche (le
più semplici), poi nell’uomo (=spirito). È studiata dalla filosofia della natura, il cui oggetto è l’assoluto che
si manifesta nella natura stessa (visione organicistica in cui la natura ha un’essenza spirituale e razionale
– è lo spirito incarnato);
→ lo spirito (sintesi): l’Idea torna in sé stessa e si esplica nell’uomo. È studiata dalla filosofia dello spirito (ha
al centro l’uomo), che è molto simile alla seconda parte della fenomenologia.
1. LA LOGICA (TESI)
La logica studia la struttura logico-razionale del mondo, caratterizzata da concetti/categorie. Questi concetti
sono però diversi da quelli di Kant e di Aristotele:
KANT HEGEL ARISTOTELE
sono forme logiche che ordinano
sono forme logiche e ontologiche
le impressioni sensibili
presenti nella mente e nella realtà
provenienti dal noumeno
sono purificate (tirate fuori da
sono pure, indipendenti concrete esperienze storico-
all'esperienza ed esistono da fenomenologiche) e oggettive
sempre nella mente dell'uomo (esprimono la realtà stessa nella
sua essenza)
logica e metafisica (come pensiero
logica e metafisica coincidono
ed essere) coincidono
sono creati dall’oggetto (Spirito) e vengono estratti dall’oggetto
si incarnano nella realtà (essere, realtà)
ARTICOLAZIONE OPERA
La logica si divide in:
→ logica dell'essere: ulteriormente tripartita; parte dal concetto più astratto (essere) e mette in evidenzia
tutte le possibili categorie fino alla categoria ultima (Idea assoluta), che esprime tutta la logica nelle sue
molteplici articolazioni;
→ logica dell'essenza;
→ logica del concetto.
CRITICA A SCHELLING
Hegel critica Schelling perché il punto di partenza della sua filosofia è l'Assoluto nella sua completa
indeterminazione e lo paragona alle notti in cui tutte le vacche nere non sono distinguibili (se nella mente di
Dio non ci sono idee non si può creare la realtà).
2. LA FILOSOFIA DELLA NATURA (ANTITESI)
La filosofia della natura ha come oggetto l'idea “fuori di sé” o “nel suo essere altro” (momento
antitesi/negazione): l'idea decade da se stessa e si esplica in una dimensione spazio-temporale. Hegel
ritiene che sia assurdo voler dimostrare Dio/Assoluto/Spirito (causa) a partire dalla natura (effetto)
secondo la prova cosmologica causa-effetto: la natura è infatti l'opposto/antitesi dello Spirito; di
conseguenza, è meglio cercare di cogliere Dio partendo dalle manifestazioni più basse dell'uomo. La
filosofia della natura si divide dialetticamente in meccanica (tesi), fisica (antitesi) e fisica organica (sintesi).
I 3 MOMENTI
Lo spirito oggettivo tratta la relazione tra individui e si divide in 3 momenti:
→ il diritto (tesi): legge esteriore a carattere coercitivo che regola l’esistenza esteriore dell’individuo (ci
obbliga ad osservare determinati comportamenti);
→ la moralità (antitesi): legge interiore e individuale caratterizzata dal contrasto tra essere e dover essere;
si tratta di un momento difficile (ci si chiede se sia meglio seguire la legge esteriore o la propria moralità);
→ l’eticità (sintesi): legge esteriore che ciascuno di noi fa propria e che sente come interiore (per la prima
volta moralità ed eticità non sono sinonimi); si divide dialetticamente in 3 momenti: la famiglia, la società
civile e lo stato. Nell’eticità, si supera l'esteriorità del diritto, l'interiorità della morale e si perviene alla
concretezza dell’eticità. Partecipare alle istituzioni (famiglia, società civile e stato) in cui si incarna lo
Spirito/Idea permette all'uomo di conquistare la propria libertà: le leggi non sono più percepite come
esteriori e coercitive (come nel diritto astratto), ma rappresentano ed esprimono la natura più profonda
dell’individuo e, se seguite, portano alla vera libertà e all’essere razionale (le regole esteriori sono
espressione dello stato, che a sua volta è espressione dello Spirito). A differenza di Hegel (per cui lo stato
incarna la ragione), altri romantici contestavano le istituzioni proprio tempo.
LA FAMIGLIA (TESI)
La famiglia rappresenta un’unità spirituale fondata sull’amore e sulla fiducia. È caratterizzata da matrimonio,
patrimonio comune e l’educazione dei figli (che, una volta cresciuti, danno origine ad altre famiglie, ognuna
con interessi propri). Fra loro, le differenti famiglie sono in contrasto per interessi economici.
LO STATO (SINTESI)
Lo stato (sintesi) riafferma l'unità della famiglia (tesi) arricchendola però con la molteplicità della società
civile (antitesi). Il suo compito è indirizzare i particolarismi della società civile verso il bene collettivo. Essendo
una sintesi, lo stato è la negazione della negazione (si nega la molteplicità della società civile che a sua volta
nega l’unità della famiglia). Lo stato di Hegel è:
→ Etico e organico: unisce l’organicità della famiglia (in cui le differenze si fondono inconsapevolmente) e
la consapevolezza delle differenze della società civile (che divide). Di conseguenza, il cittadino non viene
contrapposto agli altri, ma fa parte del tutto organico (anche se è consapevole delle differenze), in cui
ognuno svolge una funzione importante per benessere generale. Allo stato etico di Hegel (Dio si incarna
in esso) si richiamano Hitler e Mussolini.
→ NO liberale (Locke e Kant): quello di Hegel non è uno stato che tutela i diritti individuali, ma che si
interessa al bene della collettività (diritti individuali sono subordinati agli interessi della collettività).
→ NO democratico: per Hegel, la sovranità non appartiene al popolo (al di fuori dello Stato è una massa
informe), ma allo stato medesimo; di conseguenza, non sono gli individui a fondare lo stato, ma è lo stato
a forgiare gli individui. Lo stato, inoltre, precede gli individui sia dal punto di vista cronologico che dal
punto di vista ideale (lo stato è superiore all'individuo come il tutto è superiore alla parte – visione
organicista).
→ NO contrattualistico (Hobbes e Locke: i cittadini rinunciano ai propri diritti stipulando un contratto):
per Hegel, i cittadini non fanno un contratto rinunciando ai propri diritti (al di fuori stato non sono nulla).
→ NO giusnaturalistico: non esistono diritti inalienabili nati prima dello stato o esistenti oltre lo stato (la
fonte del diritto è lo stato).
→ NO dispotico (illegale): lo stato opera attraverso le leggi che vanno rispettate; lo stato di diritto si fonda
proprio sulla salvaguardia della “libertà formale dell’individuo” e della sua proprietà.
→ Caratterizzato da una Costituzione (legge fondamentale di uno stato): per Hegel, la Costituzione non è
frutto di un “lavoro a tavolino” (=Assemblea costituente), ma dello Spirito di un popolo (l’idea in se e per
sé/Spirito si incarna nella storia e si diversifica nei popoli, ognuno con la propria storia).
• Tanto è vero che quando Napoleone ha imposto la sua costituzione (migliore e più evoluta) agli
spagnoli, questi non l’accettarono (non rispecchiava l’identità culturale del popolo spagnolo).
• La costituzione più matura è quella della Prussia contemporanea ad Hegel. In Prussia, infatti, vi è
una monarchia costituzionale (prodotto più maturo della Ragione/Assoluto/Spirito), che risolve
armonicamente le 3 forme classiche di governo (monarchia, aristocrazia e democrazia) e si basa
sulla distinzione (NON divisione, in quanto lo stato è organico) di 3 poteri: legislativo, governativo
e principesco (manca quello giudiziario, in quanto l’amministrazione della giustizia fa parte della
società civile):
▪ legislativo: è il potere di fare le leggi ed è proprio del governo, dell’Assemblea delle classi e
del Principe (capo dello stato);
▪ governativo o esecutivo: comprende in sé i poteri giudiziari e di polizia e consiste
nell’applicazione delle leggi (si ricorre alla loro universalità);
▪ principesco: rappresenta l’incarnazione dell’unità dello stato; la funzione del monarca è “dire
sì, e mettere il puntino sull’i”.
→ Incarnazione dell’Assoluto: lo stato è “l’ingresso di Dio nel mondo”, “la volontà divina”, “lo spirito che si
incarna nella storia”. Essendo Dio (bisogna ascoltare ciò che dice), lo stato non deve avere limiti, neanche
nelle leggi morali (come diceva Machiavelli).
→ NO organizzazioni internazionali: Per Hegel sono illegittime le organizzazione internazionali che hanno
come fine la pace (ONU, Unione Europea) perché limitano la sovranità dello stato. Ben diverso è il
pensiero di Kant, autore che “Nella pace perpetua” ipotizza la nascita di organizzazioni internazionali per
risolvere i conflitti in modo diplomatico.
→ SÌ guerra: L’unico giudice della storia è la guerra: chi vince è colui che deve vincere, perché si fa portavoce
dello Spirito razionale nel mondo (è colui che meglio incarna l’Assoluto). Hegel loda dunque la guerra,
che persevera i popoli dalla fossilizzazione (come dicevano nazionalisti) come il vento che toglie la
putredine dal mare (toglie il vecchio e dà forza all’uomo).
L’ARTE (TESI)
Nell’arte, l’Assoluto viene colto nella forma dell’intuizione sensibile (si intuisce, anche se non ne siamo
consapevoli, che forma e contenuto, spirito e materia, e soggetto e oggetto sono l’espressione di un unico
principio: l’ assoluto). In una statua, ad esempio, l’idea prende forma nella materia, la quale si identifica nella
forma rappresentata. L’arte si articola in 3 momenti:
→ L’arte simbolica: tipica dell’antico Egitto e dell’Oriente, si caratterizza per lo squilibrio tra forma e
contenuto (è semplice e inadeguato per essere rappresentato da una forma, che appare eccessiva); si
esprime attraverso l’architettura;
→ L’arte classica: si caratterizza per il perfetto equilibrio tra forma e contenuto che si realizza attraverso la
rappresentazione della figura umana; si esprime attraverso la scultura;
→ L’arte romantica: si caratterizza per il nuovo squilibrio tra forma e contenuto (è così ricco che non trova
una forma adeguata che lo rappresenti), tanto che si parla di “morte dell’arte” (l’arte romantica non si
esprime più nella tridimensionalità delle grandi strutture, ma nella bidimensionalità della pittura, nella
poesia eterea e nella musica). La rappresentazione materiale tende gradualmente a rarefarsi; si passa
così al secondo momento in cui viene colto l’assoluto: la Religione.
LA RELIGIONE (ANTITESI)
Nella religione, l’Assoluto viene colto nella forma dell’immagine/rappresentazione, che è a metà tra
l’intuizione sensibile (propria dell’arte) e il concetto (proprio della filosofia). Viene rappresentato come una
realtà separata dal mondo e dall’uomo (la religione non è quindi in grado di pensare adeguatamente a Dio,
concepito come separato dalla natura da egli creata).
→ Per Hegel, la creazione è metafora di una verità filosofica: la natura è solo un momento dialettico della
vita dell’Assoluto che si fa natura (antitesi).
→ Anche l’affermazione cristiana di un “Dio provvidenziale che regge il mondo” è per Hegel metafora di
un’altra verità filosofica: la realtà ha una sua razionalità (è ciò che deve essere).
Anche la religione si sviluppa ed evolve storicamente in diverse forme:
→ La religione naturale (Dio è colto nella natura), che divinizza il Sole, i fiumi…;
→ La religione dell’individualità (Dio appare sottoforma umana) - greca e cristiana (antropomorfismo);
→ La religione assoluta (Dio/Assoluto si rivela per quello che è: non uomo ma Spirito).
Grazie alla religione (che mantiene sempre il suo valore), tutti gli uomini (anche quelli non inclini alla filosofia)
apprendono che tutto è Spirito e che la realtà è razionale (non è caos).
LA FILOSOFIA (SINTESI)
Nella filosofia, l’Assoluto viene colto nella forma del concetto. Attraverso la filosofia, l’uomo (o meglio
l’Assoluto attraverso l’uomo diventato sempre più maturo) giunge alla piena consapevolezza di se stesso:
essere Spirito. Anche la filosofia si sviluppa in modo progressivo e dialettico in una serie di gradi che iniziano
con la filosofia greca e che si concludono necessariamente con l’idealismo di Fichte (tesi), Schelling (antitesi)
ed Hegel (sintesi). Inoltre, i vari sistemi filosofici (come i fatti storici) non si susseguono disordinatamente, in
quanto hanno la loro ragion d’essere (sono una tappa necessaria per cogliere la verità: l’assoluto è sia l’unica
realtà che Spirito). Infine, Hegel riconosce nel proprio pensiero l’ultima espressione della filosofia: grazie alla
verità da lui rivelata, l’uomo è diventato consapevole di se stesso.