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Jonas + Freud

Hans Jonas, filosofo tedesco, sviluppa un'etica della responsabilità in risposta alla civiltà tecnologica, sottolineando l'importanza di considerare le conseguenze delle azioni umane e le generazioni future. Contrappone la sua etica a quella di Kant, enfatizzando la coincidenza tra essere e dover essere, e rifiuta l'utopismo prometeico del capitalismo e del marxismo. Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, esplora l'inconscio attraverso casi clinici come quello di Anna O., evidenziando il conflitto tra pulsioni e norme morali, e sviluppa tecniche terapeutiche come le associazioni libere e l'interpretazione dei sogni per accedere all'inconscio.

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Jonas + Freud

Hans Jonas, filosofo tedesco, sviluppa un'etica della responsabilità in risposta alla civiltà tecnologica, sottolineando l'importanza di considerare le conseguenze delle azioni umane e le generazioni future. Contrappone la sua etica a quella di Kant, enfatizzando la coincidenza tra essere e dover essere, e rifiuta l'utopismo prometeico del capitalismo e del marxismo. Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, esplora l'inconscio attraverso casi clinici come quello di Anna O., evidenziando il conflitto tra pulsioni e norme morali, e sviluppa tecniche terapeutiche come le associazioni libere e l'interpretazione dei sogni per accedere all'inconscio.

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FILOSOFIA

HANS JONAS
+
SIGMUND FREUD
HANS JONAS (1903-1993)

INTRODUZIONE
Nato in Germania nel 1903, Hans Jonas è stato discepolo di Heidegger (filosofo esistenzialista) e compagno di
studi di Hannah Arendt (filosofa e storica tedesca). Durante il nazismo (in quanto ebreo), Jonas si è visto
costretto a emigrare prima in Inghilterra e poi in Palestina.

IL PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ
La sua opera più celebre è “Il principio di responsabilità” ed è incentrata sulla ricerca di un’etica per la civiltà
tecnologica. Di fronte a quello che lui chiama il “Prometeo scatenato” (atteggiamento tipico dell’uomo
occidentale, che, perseguendo l’ideale baconiano di un dominio illimitato sulla natura, è giunto alle soglie di
una possibile catastrofe planetaria), costituito dall’odierna civiltà tecnologica che minaccia la sopravvivenza
del globo, Jonas considera necessaria una nuova etica della responsabilità, diversa da quelle tradizionali.

ETICA DI JONAS ETICHE TRADIZIONALI


Tiene conto del mondo extra-umano Si soffermano solo sull’uomo (antropocentriche)
Tiene conto delle conseguenze delle azioni dell’uomo Ignorano le conseguenze delle sue azioni
Tiene conto delle generazioni future Hanno a che fare solo “con il qui e l’ora” (=presente)

LA MORALE DI JONAS E QUELLA DI KANT


Per Jonas, inoltre, non ci si può accontentare di una morale formale (Kant) o di tipo evangelico (basta essere
apposto con la nostra coscienza), ma occorre essere consapevoli degli influssi che le nostre azioni possono
avere sulle sorti future dell'umanità e del pianeta, le quali vanno sapute prevenire. All’imperativo categorico
di Kant (tu devi), Jonas contrappone quindi l’imperativo etico dell'età tecnologica, ossia “Agisci in modo che le
conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita sulla terra".

ETICA JONAS ETICA KANT


No morale formale o di tipo evangelico Morale formale
Consapevoli degli influssi che le nostre azioni possono
avere sulle sorti future dell'umanità e del pianeta, le
quali vanno sapute prevenire
Imperativo etico dell’età tecnologica
(Agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni Imperativo categorico
siano compatibili con la permanenza di un’autentica (tu devi)
vita sulla terra)

ESSERE / REALTÀ (UOMO) E DOVER ESSERE (FINE)


Analogamente a Kant, anche Jonas ancora la sua etica alla metafisica, ma a differenza di Kant egli afferma
neoaristotelicamente che vi è una coincidenza tra essere (realtà così com’è) e dover essere (realtà come
dovrebbe essere – fine). Allo stesso tempo, per Jonas, il dover essere (che coincide con il fine dell’essere e
quindi con la conservazione della vita) e l'obiettivo non sono al di fuori delle cose e della realtà, ma in essa. Per
Kant, invece, essere e dover essere rimangono separati: l'uomo / essere aspira alla santità, ma non riuscirà mai
a raggiungerla in questa vita; l’uomo aspira ad una conoscenza assoluta (3 idee della ragione: Dio, anima e
universo), ma non riuscirà mai a coglierla, ragione per cui il suo fine rimarrà sempre lontano.
In Hegel, essere e dover essere coincidono, tanto che l’uomo potrà giungere a una conoscenza assoluta (Hegel
appartiene infatti al romanticismo, corrente che ha come tema centrale l’assoluto).

ETICA KANT ETICA JONAS ETICA HEGEL


L’etica si ancora alla metafisica L’etica si ancora alla metafisica
Separazione fra essere e dover Coincidenza tra essere e dover Coincidenza tra essere e dover
essere essere essere
Uomo non può raggiungere la Il dover essere è il fine, è nella realtà
Uomo può giungere a conoscenza
santità e non può giungere a e coincide con la conservazione
assoluta
conoscenza assoluta della vita
IL NEONATO E IL RIFIUTO DELL’UTOPISMO
Il modello / l'archetipo della coincidenza tra essere (vita) e dover essere (istinto di conservazione= appello a
far sì che la vita continui) è il neonato. Infatti, il suo solo respiro rivolge un DEVI (imperativo categorico)
all’ambiente circostante, facendo sì che questo si prenda cura di lui. Da ciò si capisce che l’obiettivo principale
per Jonas non è tanto la perfezione del genere umano, ma la sua sopravvivenza. La sua etica dell'emergenza si
accompagna quindi al rifiuto dell’utopismo prometeico dell'Occidente (supremazia dell'uomo senza limiti sulla
natura, che porta alla fine di questa).

CAPITALISMO SFRENATO E MARXISMO


L’utopismo prometeico si manifesta in 2 forme principali: il capitalismo sfrenato (che si richiama al motto di
Bacone “sapere è potere") e il marxismo. Di fronte a tale euforia lui contrappone l'elogio alla cautela e al senso
di responsabilità, che si nutre sia della speranza che della paura (quella di cui parla non è quella che paralizza
l'uomo – Kierchegaal – ma quella che lo esorta a compiere l'azione valutandone rischi e conseguenze).

FIDUCIA NELLA RAGIONE E NELLA LIBERTÀ


Il timore di una possibile catastrofe ecologica non conduce Jonas a esiti pessimistici. Per il filosofico, infatti,
l’uomo prende coscienza della sua identità solo quando questa viene minacciata (Hegel e la figura del servo
padrone); allo stesso tempo, il filosofo ripone una moderata fiducia nella ragione e nella libertà dell'uomo,
sostenendo che “la ragione si è già dimostrata così straordinaria nell'ottenere il nostro potere” e che “ora deve
però assumere la guida circoscrivendolo" (=deve porre limiti al nostro potere). Il principio responsabilità e
precauzione a cui fa riferimento Jonas è una sorta di terza via tra l'eccesso di speranza e di disperazione e può
essere collegato alla nuova etica dello scienziato.

SIGMUND FREUD (1856-1939)

CONTESTO STORICO E GEOGRAFICO


Sigmund Freud nasce nel periodo della Belle Èpoque a Vienna, città vivacissima dal punto di vista culturale e
capitale dell’impero asburgico. All’epoca di Freud, questo era un mosaico di popoli diversi e (nonostante stesse
vivendo un periodo di espansione economica) era un paese prevalentemente agricolo. Sono questi gli anni in
cui nasce in Germania la musica dodecafonica (anticipa le tensioni che sarebbero esplose negli anni successivi),
Freud fonda la psicanalisi e Klimt inaugura l’arte floreale.

STUDI SULL’ISTERIA (1895)


La prima esperienza che mette Freud sulla strada della valorizzazione dell’inconscio è quella da lui compiuta
come medico clinico nell’ospedale di Vienna, dove (a fianco del celebre professore Breuer) si dedica alla cura
delle malattie nervose. Le riflessioni a cui i due giungeranno verranno pubblicate in “Studi sull’isteria“ (1895).

IL CASO DI ANNA O.
Il caso più interessante è quello di Anna O., una giovane donna affetta da una patologia isterica: disturbi
motori, anoressia (difficoltà ad assumere alimenti), idrofobia (rifiuto di bere) e afasia (incapacità di parlare).
Per capire la causa dei suoi disturbi, Breuer ricorre all’ipnosi (la censura si abbassa e alla mente vengono
riportati i ricordi cancellati), grazie alla quale Anna riesce a ricordare e raccontare (con intensa partecipazione
emotiva) fatti e situazioni dimenticati, connessi all’insorgere dei suoi comportamenti patologici.
La malattia del padre: Così, Anna aveva parlato della grave e penosa malattia del padre (da lei vegliato a lungo)
manifestando sentimenti di rancore nei suoi confronti (a causa di ciò, che non ha potuto esprimere per via dei
divieti sociali, Anna si era bruciata la sua gioventù).
Il cane della governante: Allo stesso tempo, la giovane aveva raccontato di aver visto il cagnolino dell’odiata
governante bere da un bicchiere, cosa che aveva provocato in lei orrore (avrebbe voluto mostrare il proprio
disappunto, ma, risentita, non osò farlo). Breuer e Freud riferiscono che Anna, dopo aver sfogato la rabbia che
le era rimasta dentro, bevve una grande quantità di acqua e che si svegliò dall’ipnosi proprio col bicchiere alle
labbra. La conclusione che i due studiosi traggono è che quello sfogo aveva permesso ad Anna di liberarsi dalla
sua idrofobia (impossibilità di bere).
SPIEGAZIONI DIVERSE
A provocare la separazione di Breuer e Freud è la ricerca delle cause (eziologia) della patologia isterica. Mentre
il primo dà una spiegazione di tipo meccanicistico (il fatto che Anna fosse rimasta sempre in casa a curare il
padre aveva fatto sì che non avesse più la forza fisica di opporsi e contestare la figura paterna o la governante),
Freud individua la causa di tale patologia in un conflitto inconscio tra due forze contrapposte: l’immediato
istintivo moto ad esprimere l’emozione (=pulsione) e il divieto dell’espressione (=le norme morali). Anna non
si era infatti permessa espressioni aggressive né verso il padre (che con la sua malattia le distruggeva
l’esistenza) né verso la governante (tali sentimenti sarebbero stati condannati dalla società). Il suo desiderio
di esprimersi era stato quindi respinto inconsciamente dalla coscienza e dalla memoria nell’inconscio, dove
continuava ad inviare alla coscienza (al posto di ciò che era stato rimosso) una formazione sostitutiva
deformata (il sintomo; questi ha legami con il disagio represso). Lo psicoterapeuta aiuta quindi il paziente a
riportare a livello di coscienza il materiale rimosso.

IL MALATO E IL DISAGIO
Come affermato da Freud nelle “cinque conferenze sulla psicoanalisi” (1909), il malato può essere convinto di
aver respinto a torto il disagio e può essere indotto ad accettarlo in tutto o in parte; al contrario, questo disagio
può essere rivolto ad una meta più alta e perciò sublimato; oppure si riconosce consapevolmente la legittimità
del rifiuto, ma si sostituisce il meccanismo della rimozione (automatico, inconscio e perciò insufficiente) con
una condanna (atto cosciente), come quella di Anna nei confronti del padre e della governante.

Il complesso di Edipo:
F osserva che molti pazienti riferiscono episodi dell'infanzia in cui raccontavano di aver subito violenze da parte
di un genitore e parlavano di situazioni incestuose ad opera di familiari adulti. Giunge quindi a negare la realtà
di questi episodi e li identifica in una realtà fantasmatica/immaginaria dei pazienti, che è comunque capace di
produrre effetti psichici reali (questa situazione che viene vissuta come reale anche se non lo è). Un esempio
è il complesso di Edipo (in riferimento al mito di “Edipo re", uccisore inconsapevole del padre) che si trova alla
base dell'intera vita psichica dell'uomo. Esso si sviluppa nel bambino nell'età in cui, tra i 3 e i 5 anni, superando
l'autoerotismo, inizia a considerare con la fantasia un nuovo oggetto di amore nel sesso opposto, che lo porta
ad un innamoramento nei confronti della madre e, parallelamente, ad un forte timore nei confronti del padre,
visto come un rivale per lui troppo forte e minaccioso (il bambino teme di essere punito con la castrazione).
Quindi, invece di combattere il padre, il bambino stabilisce un'alleanza che, attraverso l'identificazione con il
padre, gli permette di riscattare la sua inferiorità (diventa suo alleato). La risoluzione del conflitto edipico
termina col bambino che si apre alla socialità e agli altri, dando inizio alla fase caratterizzata dall'insorgere dal
Super Io (primo nucleo morale individuale).

La tecnica psicoanalitica:
F. si allontana da Breuer anche per la terapia, in quanto questo utilizzava principalmente l’ipnosi, alla quale
egli sostituisce una nuova tecnica: la psicanalisi. F. scopre che l'accesso all'inconscio può avvenire anche
attraverso la cooperazione attiva e cosciente con il medico, poiché la resistenza opposta dal soggetto al
riemergere dei ricordi dipende dell'emozione “proibita” che viene suscitata ed è necessario, quindi, individuare
metodi alternativi all'ipnosi in grado di consentire al terapeuta di superare questa resistenza.

Metodi:
Esistono vari metodi per accedere all’inconscio (ciò che il paziente ha rimosso inconsapevolmente); questi
metodi sono: associazioni libere, interpretazione dei sintomi (il medico non dà mai risposte: usa l’arte
maieutica e porta paziente a prendere consapevolezza del suo disagio), sogni, paraprassie e moti di spirito.
►Associazione libera: F. individua nelle associazioni libere il primo e il più importante metodo, in cui il
soggetto viene sollecitato a far fluire liberamente i suoi pensieri, per far esprimere la sua parte inconscia, in
quanto (come spiegato da Joyce) l’uomo non pensa in modo logico, ma per associazione. Sarà compito
dell'analista ricostruire sulla base di ciò che ha ascoltato e dei silenzi (=il non detto) le cause del suo disagio
psichico. Perché il metodo delle associazioni libere possa funzionare è necessario che si instauri tra paziente
ed analista una situazione di transfert (=rapporto affettivo in cui il paziente instaura con l'analista un legame
simile a quello che unisce bambino e genitori). Per il coinvolgimento anche l'analista dovrà sottoporsi ad
un'analisi che lo metta in condizione di controllare le proprie reazioni al transfert.
►Interpretazione dei sogni: Un'altra possibilità di accesso all'inconscio è fornito dall'interpretazione dei sogni,
poiché durante il sonno la censura (=compromesso tra le tendenze istintuali e le istanze difensive, non esprime
direttamente l'inconscio, ma lo riveste e mimetizza) dell’lo si affievolisce; dato che non scompare, ma è solo
allentata, e il sogno si rivela come pulsione (=rappresenta il sintomo, ovvero un disagio manifestato in maniera
non chiara) e quindi va interpretato.
►Paraprassie e moti di spirito: consentono, se opportunamente analizzati, di giungere all'inconscio. Le prime
sono gli atti mancati (=lapsus nel parlare, nel gestire, nello scrivere, nel leggere; viene spiegato in
“Psicopatologia della vita quotidiana”), mentre i secondi sono le battute fatte in libertà (non sono incidenti
casuali, ma consistono in un compromesso tra pulsioni inconsce e resistenze).

Natura e struttura dell'apparato psichico:


►Prima topica: F. elabora due modelli o topiche dell'apparato psichico. Nella prima topica della psiche (1900-
15), distingue tre fattori: conscio (=ciò di cui siamo consapevoli), preconscio (=ciò di cui non siamo consapevoli,
ma che possiamo rievocare senza resistenza) e inconscio (=ciò che sta nel profondo e sui il conscio non ha
alcun potere; la sofferenza rimossa agisce e si manifesta tramite sintomi). F. osserva che ogni individuo
possiede una quantità determinata di energia psichica, che alimenta le pulsioni istintuali (=forze psichiche che
traggono origine dall'organismo) e la persona non si può sottrarre fuggendo. Egli studia vari tipi di pulsioni, in
particolare (nella prima topica) l'istinto di conservazione (Eros o istinto sessuale), sottolineando la centralità
della pulsione sessuale e dell'energia corrispondente (libido), le cui manifestazioni (che riguardano tutti,
bambini compresi) cambiano con lo sviluppo del soggetto, passando attraverso 3 fasi: orale, anale, fallica.
Queste fasi sono scandite dalla variazione dell'oggetto dalla libido (madre, proprio io, persona dell'altro sesso)
e dalle diverse zone erogene del corpo. La zona erotica del neonato, infatti si trova nella bocca (mette tutto in
bocca e si attacca al seno materno; questa pulsione sessuale gli permette di sopravvivere). [Il neonato è
dominato dal principio del piacere che lo porta a soddisfare subito la sua pulsione anche attraverso
l’immaginazione ma, dato che così non è in grado di appagare la pulsione né garantire la sua sopravvivenza,
sostituisce il principio di piacere con quello di realtà, con cui controlla la sua pulsione e ricerca una concreta
soddisfazione]. Nella seconda fase (2 anni) la zona erotica è l’ano (si concentra in quella zona e controlla i suoi
bisogni corporei e gli sfinteri, divenendo autonomo). Grazie alla fase fallica, il ragazzo è attratto dal sesso
opposto (permette la riproduzione); prima di rivolgersi al genere opposto il bambino si rivolge al genere
opposto all’interno della propria famiglia (complesso d’Edipo).
►Seconda topica: (1920) F. osserva che, accanto all'istinto di conservazione (Eros), esiste un istinto
antagonista, una tendenza all'autodistruzione (=Thanatos): il conflitto psichico viene così ridotto allo scontro
tra le forze di vita e movimento (Eros), e quelle di inerzia e morte (Thanatos). Questo istinto ha lo scopo di
spiegare la “coazione a ripetere”, un meccanismo proprio della nevrosi traumatica per cui il soggetto tende a
porsi in situazioni dolorose senza comprendere che esse riproducono esperienze già vissute, in cui sarà
nuovamente indifeso e succube (quasi a volersi punire). F. parla quindi di un conflitto non più tra conscio ed
inconscio (con mediazione del preconscio), ma tra Es, lo e Super Io.
►L'Es: rappresenta la parte oscura della nostra personalità (caos, sorgente di pulsioni, indipendente dalle
forme spaziali e temporali e dalle leggi di ragione e morale, guidato dal principio del piacere).
►L'Io: stabilisce il rapporto con il mondo esterno ed è il mediatore tra Es e Super Io (dovrebbe essere un
equilibrio dinamico tra due tensioni contrapposte, ma è precario ed instabile). E' cosciente e in parte
incosciente (quando per ordine del Super lo opera la rimozione); F. sottolinea è servo di tre padroni perché
deve trovare un equilibrio tra mondo esterno (ci vuole in un certo modo), Super lo (comandi della morale, si
formano introiettando comandi e divieti dei genitori) ed Es (vuole tutto e subito).
►Il Super Io: è un'istanza indipendente dal Super Io, gli appartengono tre funzioni fondamentali:
autosservazione, coscienza morale e funzione ideale. La coscienza morale si occupa di giudicare e punire,
infatti, il Super Io è un giudice che impone comandi e divieti (minaccia l'Io come facevano i genitori; il Super Io
inizialmente è l'autorità parentale interiorizzata). Infine, il Super lo è l'esponente dell'Io ideale, che si sviluppa
introiettando le lodi e gli incoraggiamenti di genitori ed educatori (sprona a migliorarsi); inoltre, Super lo è
garante dell'ordine sociale: permette alla società di raggiungere e mantenere l'ordine in quanto l'individuo
assorbe dalla cultura di appartenenza quelle regole che gli impediscono di manifestare comportamenti
aggressivi nei confronti degli altri.

Senso di colpa:
Le tre istanze della personalità agiscono spesso insieme ad esempio le pulsioni di soddisfazione orale dell’Es
possono essere soddisfatte in molti modi, l'Io le incanala verso modi socialmente accettabili e il Super lo verso
modi apprezzati; Es: così un adulto invece di comprare un lecca-lecca cercherà un altro dolce con meno calorie,
così il Super Io non lo farà sentire eccessivamente in colpa. Il senso di colpa deriva infatti dalla tensione tra
Super Io e lo e si manifesta come bisogno di punizione.

CONCLUSIONE
Freud conclude con la psicanalisi la sua immagine di uomo lacerato e in perenne conflitto, sostenendo che
l’umanità avrebbe subito tre grossi traumi: il primo gli è stato inferto da Copernico (ha tolto Terra e uomo al
centro dell’universo); il secondo è stato inferto da Charles Darwin (uomo è prodotto da un’evoluzione e deriva
da una scimmia, non è quindi signore della natura); il terzo gli è stato inflitto da Freud (l’Io “non è più padrone
in casa propria, perché fa i conti con l’inconscio e la morale). Questo disorientamento / senso di vertigine /
crisi di certezze verrà espressa in letteratura dagli autori del decadentismo (Svevo, Joyce, Pirandello, Kafka).

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