John Locke nacque nel 1632 nell'Inghilterra occidentale.
Studiò all'università di Oxford, dove
qualche anno dopo iniziò ad insegnare. Si interessò anche di economia, politica, medicina e
visse la sua vita applicando un metodo unitario a situazioni diverse, fondando principi utili
sotto tanti aspetti.
Locke viene considerato il fondatore dell'empirismo inglese, corrente filosofica che si
sviluppa in Inghilterra tra il Seicento e il Settecento. In realtà però l'empirismo inglese era
stato già introdotto 200 anni prima e tra gli esponenti principali ricordiamo Guglielmo di
Ockham e Francis Bacon. L'empirismo concepisce la ragione come facoltà i cui poteri sono
limitati dall'esperienza che è fonte del processo conoscitivo e criterio di verità o strumento di
certificazione delle tesi dell'intelletto.
L’empirismo dunque va in antitesi con il razionalismo, confutandolo. Solo ciò che è materiale
e conoscibile empiricamente esiste e può essere conosciuto.
Questa corrente assume quindi un atteggiamento antimetafisico, escludendo dalla filosofia
tutti i problemi riguardanti la realtà che non sono accessibili agli strumenti finiti di cui l'uomo
dispone (ma l’aspetto anti-metafisico sarà soprattutto di Hume, non di Locke o Berkeley).
Con l'empirismo nasce il concetto di filosofia come analisi del mondo umano nei suoi
molteplici ambiti.
Locke rifiuta la concezione cartesiana della ragione. Per lui infatti non è unica o uguale per
tutti gli uomini, non è infallibile perché può essere tratta in inganno da falsi principi e dal
linguaggio e non può ricavare le idee e i principi da se stessa ma lo deve fare
dall’esperienza che presenta dei limiti e delle condizioni. L'intelletto riceve il materiale della
conoscenza unicamente dall’esperienza e la mente è metaforicamente rappresentata come
una tabula rasa, un foglio bianco che viene riempito solo con idee che vengono pensate
attraverso il materiale fornito dall’esperienza. Locke afferma che i dati provenienti
dall'esterno sono gli unici che conosciamo, la nostra mente accoglie passivamente le
percezioni e a posteriori vengono elaborate delle idee. Inoltre nega ogni forma di innatismo,
quindi critica chi sostiene la presenza nella mente di contenuti anteriori all’esperienza e di
una conoscenza a priori come Kant. Perciò per lui non ci sono idee o principi innati e nessun
intelletto umano è capace di inventare idee o di distruggere quelle che già ci sono. L'idea
infatti per esistere deve essere pensata. Se esistessero delle idee innate, dovrebbero essere
presenti in tutti gli uomini, nei bambini e nei selvaggi. Alla critica dell’innatismo Locke dedica
il primo libro del suo celebre Saggio sull’intelletto umano, un’opera che nasce dal bisogno di
affrontare problemi non strettamente filosofici. Proprio con gli studi attenti di Locke per
comporre quest’opera nasce la prima indagine critica della filosofia moderna, che porta
all’individuazione dei limiti che sono propri dell’uomo. Infatti la ragione essendo controllata
dall’esperienza impedisce all’uomo di avventurarsi in problemi che sono al di là delle sue
capacità.
L’esperienza di cui ci parla Locke è di due tipi: noi sperimentiamo oggetti sensibili esterni
oppure le operazioni interne del nostro spirito. Da questo derivano due tipi di idee semplici:
- idee di sensazione, che sono date da un unico senso oppure da più sensi (quindi
provengono dall’esperienza esterna);
- idee di riflessione, che provengono da un’esperienza interna.
Locke, riprendendo la distinzione di qualità oggettive e qualità soggettive, ammessa dagli
atomisti, da Galilei, da Cartesio e da Hobbes, afferma che non tutte le idee corrispondono
alla realtà effettiva, ma soltanto quelle che offrono la rappresentazione delle proprietà
essenziali dei corpi.
Così chiama qualità primarie l’estensione, la figura, il movimento, la solidità … che sono
inseparabili dagli oggetti e costituiscono la loro struttura; denomina qualità secondarie il
colore, il sapore, l’odore, il suono … che non appartengono agli oggetti, ma che i sensi
percepiscono perché prodotte dalle varie combinazioni delle qualità primarie, dalla
conformazione degli organi sensoriali e dalle condizioni fisiologiche e psichiche dei singoli
individui.
Perciò le qualità primarie sono immagini fedeli delle cose,mentre le qualità secondarie non lo
sono affatto.
Il nostro spirito è passivo nel ricevere le idee semplici, poi però ha il potere di combinare
idee semplici tra loro per formare le idee complesse. Sono presenti anche delle idee generali
che sono segni di un insieme di cose particolari e derivando dall’astrazione. Le idee
complesse possono essere divise in 3 categorie:
- idee di sostanza (sono sussistenti di per sé come l’idea di uomo)
- idee di modi ( ciò che non è percepito come sussistente di per sé ma come
manifestazione di una sostanza)
- idee di relazioni (nascono dal mettere in confronto e in rapporto più idee)
L’esperienza è fonte di conoscenza ma questa consiste nella percezione di un accordo o
disaccordo tra le idee.
Per convenzione si fa una distinzione tra la conoscenza intuitiva, ossia immediata, e quella
dimostrativa, cioè ottenuta attraverso l’uso di idee intermedie. Accanto a queste c’è la
conoscenza delle cose esistenti al di fuori delle idee. è certo secondo Locke che la
conoscenza è vera solo se c’è una conformità tra le idee e le cose reali. Secondo Locke
esistono tre ordini di realtà:
- Io, di cui si sente l’esistenza intuitivamente(Nulla infatti per noi può essere più
evidente della nostra esistenza);
- Dio, di cui si sente la presenza con la dimostrazione, cioè con il pensiero che nulla
nasce dal nulla (per Locke l'esistenza di Dio è addirittura più certa di ciò che i sensi ci
manifestano e utilizza la prova causale della tradizione perché se qualcosa c'è vuol
dire che è stato prodotto da un'altra cosa e non potendosi risalire all'infinito si deve
ammettere un essere eterno che ha prodotto ogni cosa);
- le cose, di cui si avverte l’esistenza con la sensazione (È una realtà meno certa di
quelle precedenti ma poiché noi non produciamo le nostre idee esse devono essere
prodotte da oggetti esterni).
Dal punto di vista politico Locke è considerato il fondatore del liberalismo moderno ed è uno
dei più efficaci difensori delle libertà dei cittadini, della tolleranza religiosa e della libertà delle
Chiese. In uno dei suoi trattati più importanti Locke afferma l'esistenza di uno stato naturale
che ha bisogno di libertà, di una guida ed ha una legge di natura che è la ragione stessa in
quanto ha per oggetto i rapporti tra gli uomini e prescrive la reciprocità perfetta di tali
rapporti. Come per Hobbes, anche per Locke lo stato di natura è caratterizzato da una
condizione di uguaglianza di tutti gli uomini. Locke pensa che tutti abbiano l'identico diritto di
disporre di se stessi e dei propri beni e ogni uomo è perfettamente libero, non è sottoposto a
nessun potere e gode di un diritto naturale, cioè prepolitico, alla vita, alla libertà e alla
proprietà. Diversamente da quanto sostenuto da Hobbes però lo stato di natura per Locke
non è uno stato di guerra tutti contro tutti. Egoistica è la natura dell'uomo nella concezione di
Hobbes, razionale è la natura dell'uomo nella concezione di Locke. Lo stato di natura è
quindi uno stato di libertà e di uguaglianza e non uno di sfrenata e feroce ostilità. Lo stato
possiede una libertà di ragione che può essere indirizzata grazie alle leggi. Dopo Locke il
diritto alla proprietà privata diventerà fondamentale.
Locke si dedica anche alla discussione di tematiche religiose, infatti nella lettera sulla
tolleranza mette a confronto lo Stato e la Chiesa individuando nel concetto di tolleranza il
punto di incontro tra le due istituzioni. Lo Stato è una società che serve a conservare e
promuovere i beni civili, la loro proprietà e la loro vita. La chiesa è una libera società di
uomini che si riuniscono spontaneamente per onorare pubblicamente Dio nella
ragionevolezza del Cristianesimo. Per Locke fede e ragione restano ambiti distinti e il
filosofo di difende il carattere razionale del Cristianesimo.