Eracle (416)
TRAMA
Eracle è sceso agli inferi per una delle sue imprese (la cattura del cane CerberO);
intanto a Tebe il tiranno Lico ha ucciso Creonte, Padre di Megara moglie di Eracle.
Eracle al ritorno uccide Lico. Era adirata con Eracle perché figlio di Alcmena e Zeus,
spinge Lyssa, dea della follia, a fare impazzire Eracle. Eracle uccide così Megara e i
suoi figli credendoli figli di Euristeo, colui che gli impose le fatiche.
Atena placa Eracle infondendogli un sonno profondo, al risveglio Eracle vuole
suicidarsi ma viene dissuaso da Teseo e fugge così da Tebe.
La tragedia si articola in tre fasi
- disperazione e salvezza degli Eraclidi
- follia e sterminio
- intervento di Teseo
Eracle da eroe civilizzatore diventa carnefice della sua famiglia in quanto vittima
dell'ostilità Divina (confronto con Aiace)
TEMA
Il tema principale è la mutabilità della sorte umana e la precarietà della
condizione dell'uomo, infatti la tragedia pone davanti bruschi mutamenti,
rovesciamenti continui della situazione acquisita. A momenti di estrema tensione
seguono improvvise distensioni che poi ritornano ad essere situazioni esasperanti.
Euripide riesce ancora una volta a penetrare nei meandri della psiche umana e a
rovesciare il mito tradizionale: Eracle non è più l’eroe civilizzatore ma addirittura è
carnefice della sua famiglia in quanto vittima dell’ostilità degli dei. Importante e
particolare è la descrizione della follia che avviene in maniera quasi scientifica
mostrando un’evidente influenza delle scoperte scientifiche e mediche di allora.
A Euripide interessa scandagliare come si comporta l’uomo e ancora una volta ci
pone di fronte a uno scetticismo corrosivo nei confronti degli Dei (Infatti Zeus e
spesso definito ignorante, ingiusto)
Elemento positivo è quello della AMICIZIA, che sfugge alla volontà ostile degli dei.
(nel finale Teseo guida Eracle come una nave guida una barca).
L'eroe per eccellenza comprende che la fatica più ardua da affrontare in realtà è la
vita; questa rappresentazione di Eracle dolente paragonato a una donna e privato
del suo ethos eroico, che trova nuova dignità nella consapevolezza della sua sofferta
fragilità e nell'amicizia sicuramente apparve rivoluzionaria al pubblico ateniese.