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Economia Politica

Il documento tratta la misurazione della ricchezza in economia attraverso il PIL, evidenziando come la sua variazione possa riflettere il benessere di una nazione e i cicli economici. Esamina l'evoluzione del concetto di PIL, il ruolo dello stato e le componenti che influenzano la domanda aggregata, come consumi, investimenti e spesa pubblica. Infine, discute le politiche economiche e il debito pubblico, sottolineando l'importanza della stabilizzazione economica e il rapporto debito/PIL.

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Economia Politica

Il documento tratta la misurazione della ricchezza in economia attraverso il PIL, evidenziando come la sua variazione possa riflettere il benessere di una nazione e i cicli economici. Esamina l'evoluzione del concetto di PIL, il ruolo dello stato e le componenti che influenzano la domanda aggregata, come consumi, investimenti e spesa pubblica. Infine, discute le politiche economiche e il debito pubblico, sottolineando l'importanza della stabilizzazione economica e il rapporto debito/PIL.

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Appunti di economia politica

Lezione 1: misurare la ricchezza


La prima mossa da fare sta nella comprensione del benessere in economia, questo viene misurato
tramite la quantità di ricchezza che viene prodotta (PIL: prodotto interno lordo), maggiore è la
capacità di un'economia di generare ricchezza maggiore sarà il benessere.
Il PIL registra tutte le transazioni di beni e servizi che avvengono in un arco temporale prestabilito
all’interno di un territorio che è la nazione.
La capacità di produrre ricchezza non è standard, non si mantiene costante nel tempo, attraverso
rilevazioni contabili ci si è resi conto che l’andamento nella capacità di produrre ricchezza presenta
oscillazioni (cicli economici).
In queste fasi ci sono delle crescite e delle decrescite, quando un’economia tende a decrescere per
più di due trimestri consecutivi si parla di recessione economica, se poi l’andamento dura più di un
anno siamo in fase di depressione dell’economia.
A causa dell’invasione russa dell’Ucraina l’Italia ha subito una decrescita del PIL nel quarto trimestre
del 2022.
L’andamento della produzione industriale è stato rallentato a causa del costo delle materie prime
energetiche che è diventato enorme.

Ma da dove viene la misura PIL?


Misura veramente il benessere di una nazione?
E’ veramente lo strumento migliore per valutare il successo nello sviluppo?

Il PIL: Innanzitutto è una misura contabile, ovvero una tecnica che serve per tracciare tutti i
movimenti delle merci e dei servizi, questi metodi sono convenzioni sociali in evoluzione (riflettono
le idee, teorie e ideologie dell’epoca nella quale vengono sviluppati). La contabilità è di per sé un
sistema di valori (registra valori), viene registrato ciò che genera valore economico. Il prezzo, secondo
la teoria economica dominante, è il meccanismo che mette in equilibrio il mercato (domanda e
offerta).
Il PIL è influenzato dalla teoria del valore sottostante. Il PIL si basa sul valore aggiunto (per fare il
pane ho bisogno della farina, colui che lo fa, energia elettrica…) ovvero il valore monetario che viene
prodotto al netto del costo delle materie prime o dei fattori di produzione intermedi.
Il valore aggiunto è un residuo cioè la differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti e il valore dei
beni intermedi utilizzati (costi di produzione), viene calcolato:
1. Dalla parte della produzione — valore della produzione di beni e servizi
2. Dal reddito — valore dei redditi distribuiti sotto forma di salari, profitti e imposte versate al
settore pubblico
3. Dalla parte delle spesa (quanto le famiglie spendono dai redditi che ottengono) — valore
della spesa per l’acquisto di beni e servizi da parte delle famiglie

Profitto viene inteso in questo quadro la remunerazione dell’imprenditore per il rischio di impresa
che assume, è dato per un’attività produttiva mentre la rendita è data a fronte di un possesso di
capitale (passiva).
Tutti i beni che ricevono un prezzo di mercato fanno crescere l’economia e quindi il PIL, secondo
l’opinione classica l’agente economico pubblico (il governo) non rientra all’interno del PIL poiché
non produce un prodotto — nel pensiero neo-liberista tutto quello che fa il governo viene visto
come una sottrazione al mercato.
Alcune misure non sono mai entrate nel PIL, come il capitale ambientale.
Uno stato va in default quando spende di più di quando riesce a raccogliere attraverso la tassazione.

L’evoluzione della misurazione del PIL:


Pigou crea una relazione tra reddito e benessere — attraverso l’acquisto di beni sul mercato i prezzi
indicano il grado di soddisfazione che quel determinato prodotto conferisce.
Simon Kuznets continua la riflessione di Pigou — escludeva dal confine della produzione tutte le
attività statali che non risultavano immediatamente in beni e servizi per le famiglie
Keynes: la contabilità nazionale deve essere considerata il ruolo dello stato come attore attivo — è
innovatore perché lo stato non era mai stato calcolato nel calcolo del PIL.
Il sistema di contabilità nazionale (SNA) nasce negli anni 50’, fondamentale per le decisioni
pubbliche (uni).
Vengono definite regole internazionali formali per standardizzare la contabilità nazionale nella
misurazione di produzione, reddito e spesa.
Il SNA utilizza diversi modi di fare contabilità ottenendo un mix di convenzioni, giudizi di
adeguatezza, elementi ad hoc e consenso alla teoria economica
Il calcolo del PIL registra il valore economico prodotto, il reddito da questo valore economico e la
spesa che viene sostenuta dalle famiglie per accedere a questi beni.
Il PIL è uguale al consumo, gli investimenti privati e spesa pubblica, la quantità prodotta deve essere
uguale a quella domandata (PIL = C + I + G); tuttavia vi è una quarta voce, le esportazioni nette
(differenza esportazioni e importazioni).

Ciclo, sviluppo e sottosviluppo:


Intorno a dei trend (tendenza economica) si osservano dei cicli economici, fasi espansive, recessiva (il
paese va in allarme), depressiva.
La crescita economica non è lineare, è misurata tramite cicli economici.

La legge di Okun: legge formulata lungo il periodo di presidenza Kennedy (1962), correlazione
negativa tra il tasso di crescita del PIL e il tasso di disoccupazione; dunque se la produzione
diminuisce, la disoccupazione aumenta e il benessere diminuisce.

Esportazioni, importazioni e governo: La produzione estera è il consumo interno (importazioni)


oppure la produzione interna è il consumo estero (esportazioni). Se la produzione che viene
importata è superiore allora saremmo in grado di esportare + che importare.
Includiamo le esportazioni ed escludiamo le importazioni in modo che il PIL includa il valore
aggiunto, il reddito o il consumo della produzione nazionale.
Come incorporare la pubblica amministrazione (generante servizi pubblici acquisiti dalle
famiglie)?
- La si tratta come altro produttore, i servizi pubblici vengono acquistati tramite le tasse.
- Considerare il costo di produzione come valore aggiunto prodotto della pubblica
amministrazione

Componenti del PIL: la componente del consumo agisce meglio sulla ciclicità del PIL, quando vi è
variazione negli investimenti il beneficio che ne otteniamo è maggiore. Dunque ciò che fa crescere
di più il PIL sono gli investimenti, sebbene i consumi costituiscano il 70%.

Consumi più stabili: le famiglie pianificano i consumi per tutta la vita in base alle aspettative sul
futuro e reagiscono agli shock:
- Riaggiustare il consumo di lungo periodo se gli shock sono permanenti
- Non modificare il consumo di lungo periodo se gli shock sono temporanei
- Le famiglie basano le loro scelte di spesa su considerazioni di lungo termine. La
conseguenza è che il consumo tenderà a variare meno del reddito e gli shock dell’economia
verranno attenuati

Stabilità dei consumi e economia aggregata: La stabilità dei consumi è una fonte fondamentale di
stabilizzazione di un'economia.
Esistono limitazioni a questa stabilizzazione?
Le limitazioni alla stabilità dei consumi (vincoli di credito, debolezza della volontà, scarse
informazioni) fanno sì che il consumo non possa sempre stabilizzare l'economia. Può accadere
anche che possa amplificare lo shock iniziale.
Questo ci aiuta a capire il ciclo economico e a gestirlo (politiche economiche).
Le politiche economiche sono:
- fiscali: sovranità nazionale (tasse, indennizzi disoccupazione, incentivi)
- monetarie: sovranità europea

Volatilità degli investimenti: il comportamento delle imprese è differente da quello delle famiglie,
adeguano i piani di investimento agli shock temporanei e permanenti (aumenta la domanda del
mio prodotto, investo o no?).
Domanda elevata → elevato utilizzo della capacità produttiva, → investimenti → domanda ancora più
elevata
Le decisioni di investimento dipendono dalle aspettative delle imprese sulla domanda futura.

Investimenti e bolle speculative: eccesso di investimento — aspettativa di elevata profittabilità.


Se non ho fiducia nel sistema economico (è in grado di smorzare il rischio dell investimento) — ha
una contrazione degli investimenti.
Le aspettative sulla domanda futura di mercato e I cicli viziosi e virtuosi di investimento e il ruolo del
coordinamento generato dal mercato hanno un ruolo importante.
Osservando il comportamento degli altri sono portato o meno a fare investimenti.

Le altre componenti del PIL:


- Spesa pubblica: spesa dello stato e delle pubbliche amministrazioni, è meno volatile degli
investimenti (certi servizi devono essere garantiti)
- Le esportazioni dipendono dalla promozione, dalla domanda di altri Paesi e quindi fluttuano
in base ai cicli economici dei principali mercati di esportazione. Le importazioni dipendono
dalla preferenza dei cittadini
Come può la spesa pubblica stabilizzare l’economia? Interviene rispetto la disoccupazione,
l’inflazione e l’instabilità nella produzione.

La funzione di domanda aggregata e il modello del moltiplicatore:


Y (reddito/produzione) = C + I + G + NX

Funzione di consumo: Keynes fu il primo a concepire lo studio del sistema economico tramite
rappresentazione grafica; il consumo aggregato si compone di due parti:
- Consumo autonomo: l’importo fisso che si spenderà, indipendentemente dal reddito.
- Consumo dipendente dal reddito
All'aumentare del livello del reddito aumenta il livello di consumo.
Se hai un euro in più quanto sei propenso a spendere, ciò dipende dal PMC; nel caso del grafico se il
reddito aumenta di un euro l’aumento della spesa è di 0,60 euro.

La propensione marginale al consumo (PMC) varia da persona a persona:


- Le famiglie povere con vincoli di credito reagiscono molto alla variazione del reddito
corrente, quindi la loro PMC è grande
- Per le famiglie benestanti, il reddito corrente conta poco per il consumo corrente, quindi la
loro PMC è piccolo

Equilibrio nel mercato dei beni:


Per poter comprendere come si comporta il ciclo economico bisogna innanzitutto disegnare una
retta a 45°, la linea che ha stessa distanza con ascisse e ordinate, se la linea a 45° x è uguale a y vuol
dire che la produzione = domanda aggregata — sistema in equilibrio.
Ipotizziamo che le imprese aumentino i loro investimenti, dunque non faccio dipendere gli
investimenti da nessuna variabile, quindi va a sommarsi al consumo autonomo facendo spostare
verso l’alto la domanda aggregata.
Se dunque prendo in considerazione gli investimenti vi sarà un aumento del reddito e un
equivalente aumento della domanda aggregata
+investimenti = + salari + reddito + consumo = + domanda aggregata

Il processo del moltiplicatore:


Caduta degli investimenti → Caduta della domanda aggregata → Diminuzione della produzione e del
reddito → Ulteriore caduta della domanda e del reddito → Nuovo equilibrio
Keynes in ciò afferma l’importanza della stimolazione dei consumi, se non si può dal lato privato,
perché non aumentarlo dal lato pubblico?
Con l’aumento del reddito si ha una moltiplicazione (e non proporzione) della produzione.
-domanda aggregata = -investimenti - reddito = -produzione
Nel punto A vi è equilibrio tra produzione e domanda aggregata, con la caduta degli investimenti di
1,5 mld (caduta DA in verticale) ci troviamo nel punto B in equilibrio, dal punto B al C cado di
produzione (caduta in orizzontale)… andando avanti così si arriva al punto Z punto di equilibrio
perché parte di una bisettrice che passa per una linea rossa (con cui forma un quadrato perfetto).
La somma delle perdite è 3,75 mld, il moltiplicatore è 3,75/1,5 = 2,5

L’effetto moltiplicativo:
L’effetto moltiplicativo mi dice la variazione totale della produzione, essa è più grande della
variazione iniziale della domanda aggregata.
- Se il moltiplicatore è maggiore di uno avrò un effetto espansivo
- Se uguale ad uno l’aumento del PIL = aumento iniziale della spesa
- Se invece è minore l’aumento del PIL < l’aumento iniziale della spesa

Aggiungere il settore pubblico alla domanda aggregata: il governo entra nella domanda
aggregata tramite:
- Spesa pubblica (indennizzo di disoccupazione, reddito minimo di cittadinanza, ...): esogena
(nel senso che è una scelta che ricade nella sfera della politica); sposta la curva DA verso
l'alto (cambia l’intercetta della funzione della DA)
- Consumi: la PMC della famiglia è a partire dal reddito disponibile cioè al netto della
tassazione (1-t)Y
- Investimenti pubblici: dipendono dal tasso di interesse e dale disponibilità finanziarie del
governo nonchè da scelte politiche

DA = C + I + G + NX

Stabilizzare l’economia:
Il governo stabilizza le fluttuazioni economiche in diversi modi:
1. Variazioni della spesa pubblica
2. Un'aliquota (% di tasse, chi guadagna di più ha un’aliquota maggiore) fiscale più elevata abbassa il
moltiplicatore
3. L'assicurazione contro la disoccupazione aiuta le famiglie a regolare i
consumi
4. Intervento deliberato attraverso la politica fiscale
Il regime di sussidi di disoccupazione e l'aliquota fiscale proporzionale sono stabilizzatori automatici
= compensano automaticamente un'espansione o una contrazione dell'economia.

Esportazioni nette e domanda aggregata


DA = C + I + G + NX
NX = esportazioni - importazioni
L'ammontare delle esportazioni è considerato esogeno. L'ammontare delle importazioni dipende
dal reddito interno.
Propensione marginale all'importazione = La frazione di ogni unità di reddito aggiuntiva che viene
spesa per le importazioni.

Politica di austerità: politiche restrittive cioè tengono sotto controllo il livello della domanda, ad
esempio riducendo il ruolo della spesa pubblica, lo scopo è di ridurre la contrapposizione tra ciò che
si spende e ciò che si consuma.
Fino al 2001 la tecnica utilizzata era la svalutazione della lira cosicché gli altri paesi acquisissero beni
italiani, tuttavia facendo in questo modo la stessa Italia è divenuta più povera. Intervenuto l’euro, per
10 anni i governi hanno PROVATO a fare delle politiche perché le imprese facessero investimenti
tecnologici così da aumentare la produzione, l’euro è un’economia è più forte rispetto alla nostra
economia.
Il debito pubblico: espresso in titoli di stato (BTP), è un prestito che lo stato chiede ai cittadini e al
mercato offrendo in cambio un tasso di interesse; dagli anni 90’ i governi italiani spendono di più di
ciò che potevano permettersi.
Una costante procrastinazione con rinnovi di obbligazioni.

Il rapporto debito/pil: il livello di indebitamento di un governo è misurato rispetto alle dimensioni


dell’economia; l’indebitamento può diminuire:
- Se il saldo primario di bilancio (entrate e uscite fiscali)
- Se il PIL cresce + velocemente del debito pubblico
- Se l’inflazione è elevata (il valore reale del debito diminuisce)

Riassumendo: la funzione di domanda aggregata (chi fa le spese: consumatori, famiglie, imprese,


attori pubblici, rapporti con gli altri stati) è pari a DA=C+I+G+NX
Gli shock alla domanda aggregata sono amplificati dal moltiplicatore
Il governo può stabilizzare le fluttuazioni economiche
Stabilizzatori automatici
Stimolo fiscale - compensa il calo della domanda aggregata da parte del settore privato
Le politiche di austerità amplificano lo shock negativo della domanda
Lo stimolo fiscale in una recessione deve essere invertito in un boom per evitare un'escalation del
debito pubblico (crisi del debito sovrano)

La formazione di un economista del XXI e del XX secolo è la stessa? Economia significa arte
della gestione della casa; se siamo in grado di produrre tanto allora conseguentemente viviamo
anche meglio; mentre l’economia degli anni 50’ era molto locale, con l’invenzione del container il
volume di trasporti di beni è aumentato tanto da permettere il flusso di merci in uno spazio ampio.
Il sistema economico è diventato molto più complesso.

Lati positivi e negativi dell’economia del XXI secolo:


Il lato positivo è che sicuramente il benessere economico è migliorato, l'aspettativa di vita della
popolazione è aumentata, anche la popolazione che vive in povertà è minore e maggiore è la
quantità di persone che bevono acqua sana.
Tuttavia vi sono anche lati negativi come: disuguaglianze mondiali, la mortalità dei bambini è
aumentata; abbiamo aumentato così tanto la nostra capacità produttiva che consumiamo
l’equivalente di 1,7 pianeti all’anno, il pianeta non riesce a riprodurre ciò che consumiamo.

Come affrontare il futuro?


Il futuro prevede:
- Crescita della popolazione mondiale
- Crescita del PIL globale
- Crescita della classe media globale — persone che possono spendere tra i 10 e i 100 dollari
- Crescita della domanda di risorse naturale per aumenti di produzione
- Crescita di utilizzo di energia
- Crescita del commercio internazionale

Ricerca della performatività del sistema economico, cioè:


• Crescita del PIL
• I mercati e la concorrenza garantiscono l’efficienza
• Le migliori soluzioni tecnologiche devono essere essere lasciate alle scelte di mercato
• I diritti di proprietà sono necessari: l’azienda investe in un materiale di scarto per farla diventare
materia prima, mettendovi un copyright l’azienda evita che le altre la copino.
• Il bilancio nazionale dovrebbe essere in pareggio
• Le tasse sono inefficienti
• Le attività del settore privato finanziano le attività del settore pubblico
• Pubblico
Calcolando il valore monetario di tutte le attività (economiche, ambientali e sociali) e potenziando il
funzionamento del settore finanziario (fino al 2000 considerato improduttivo poichè in un sistema
capitalistico le banche guadagnano attraverso l’emissione di prestiti (obbligazioni) con tassi di
interesse, dunque la banca non produce niente poiché raccoglie e gira il denaro).

Il settore finanziario:
da settore improduttivo (ruolo distributivo del capitale) a settore produttivo (cosa cambia?
l’assunzione del rischio delle banche e la regolamentazione per favorire la crescita del settore)
Contribuisce (velocizza) alla crescita economica perché mobilita i capitali.
L’idea teorica che sostiene questa visione è la seguente: se i mercati finanziari diventano più
efficienti, le imprese dovrebbero fare più ricorso ai loro servizi anziché preferire l’autofinanziamento
degli investimenti possibile utilizzando profitti non distribuiti. Nella pratica, tuttavia, questo non
accade perché i finanziatori compensano l’asimmetria informativa sul rendimento dell’investimento
chiedendo compensi più elevati.

Le banche creano valore attraverso il differenziale d’interesse (differenza tra interessi attivi – quelli
che ottengono dai prestiti - e passivi – quelli che pagano per i depositi).
Questo valore viene definito dai servizi bancari (per i quali non si paga un prezzo) che sono: la
trasformazione delle scadenze (conversione di depositi a breve termine in mutui e prestiti alle
imprese), la liquidità (disponibilità immediata di contante per effettuare pagamenti, la valutazione
del merito creditizio.
Il complesso di queste attività definisce «l’intermediazione finanziaria». Anziché pagare un prezzo
per tali servizi, i clienti delle banche pagano una commissione che va ad aumentare il tasso
d’interesse che deve essere corrisposto. L’aumento del differenziale d’interesse è una misura
dell’efficienza bancaria e quindi della sua capacità di creare valore aggiunto.

Il cambiamento del settore finanziario da settore improduttivo a produttivo è relativamente recente;


fu formalmente proposta nel 2002 alla conferenza annuale dell’International Association for Official
Statistics. Sono così cambiati i criteri di misurazione del settore finanziario. Secondo le teorie che
considerano il settore finanziario produttivo, la finanza in continua espansione non è dannosa per
l’economia al contrario facilita facilita la circolazione di beni e servizi....ma cresce la dimensione
speculativa (estrazione di valore) per aumentare i rendimenti bancari.
la domanda che dobbiamo porci: a chi/cosa dovrebbe essere sostegno la finanza? alla creazione di
un mercato autonomo oppure a sostegno di reali investimenti produttivi?

Economista del XXI secolo: Abbandonare l’impianto tradizionali dell’economia come semplice
insieme dei flussi, monetario e reale

Rispetto a quella tradizionale mancano i costi sociali (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità,
inquinamento…), l’economista si preoccupa delle allocazione delle risorse ma non di quante risorse
siano, un’altra cosa quindi è capire l’impatto del processo sull’ambiente.
La scarsità delle risorse dipende molto spesso dal modello di produzione assunto.
Lezione 21 Marzo
Grandi economisti del XVIII e XIX secolo:
L’eredità che abbiamo acquisito sulla rappresentazione del funzionamento dell’economia: da
Quesnay (prende come riferimento il flusso sanguigno), passando per Jevons e Marshall, per arrivare
a Samuelson (1758 -1867 - 1890 - 1947).
Curva secondo il consumatore: Jevons e Marshall introducono la relazione tra la quantità che viene
domandata di un bene e il suo relativo prezzo, Jevons afferma come quando il prezzo di un bene è
basso noi osserveremo sul mercato una domanda alta di questo bene, se il prezzo aumenta la
quantità domandata si riduce (i consumatori aumentano la domanda del bene in funzione della
diminuzione del prodotto).
Il prezzo manifesta il valore di scambio!
Curva secondo il produttore: Se nel mercato vi sono consumatori che sono disposti a pagare un
prezzo via via crescente del bene, allora sono disposto a mettere il bene sul mercato in quantità
maggiore (al crescere del prezzo il produttore fa crescere la quantità offerta).
Con la sovrapposizione delle curve troviamo un punto di incontro, detto equilibrio di mercato
definito dal prezzo, con il quale sono disposto a comprare il prodotto in base al prezzo stabilito dal
produttore.
Con la riduzione di prezzo e quantità di un prodotto da parte del produttore vi è un progressivo
aumento di domanda dei consumatori!
Si assume che il mercato sia concorrenziale, ovvero si presuppone che le aziende siano tutte così
tanto piccole da non avere potere sul mercato (intervenire per modificare il meccanismo).

Di cosa abbiamo bisogno per affrontare il futuro? Nuovo orientamento paradigmatico (spiegazione
scatologica del mondo).
[Link] affermava come ogni generazione porta con sé una visione del mondo diversa, quindi
ci deve essere dialogo tra chi è portatore di una cultura e chi di un’ altra
[Link] introduce il termine «paradigma scientifico» composto da un’ontologia, un insieme di
domande da porre, un insieme di tecniche e strumenti d’indagine, un insieme di soluzioni
considerate valide. Il paradigma costituisce i modelli con i quali cresciamo per leggere gli eventi e i
fatti del mondo.
La rivoluzione del paradigma avviene quando esso non è più in grado di dare risposte soddisfacenti.
Erving Goffman (1922-1982) introduce il concetto di «frame», ovvero cornici mentali con le quali
diamo senso alle nostre esperienze del mondo selezionando gli elementi da considerare.

Da non dimenticare quando si vuole cambiare frame o modello interpretativo:


1. Un modello è una semplificazione del mondo (non è il mondo);
2. Non esiste una visione preanalitica corretta. Il che significa che non stiamo cercando IL
modello giusto dell’economia bensì UN modello utile a rappresentare il mondo com’è oggi
(oggi è rivedere il modello economico in funzione sociale e ambientale);
3. E’ importante avere un frame alternativo efficace altrimenti la critica a quello dominante
non fa che rafforzarlo

I 7 punti:
1. Cambiare l’obiettivo: possiamo continuare a pensare che il PIL misura il progresso? Quale
dovrebbe essere l’obiettivo dell’economia del XXI secolo? Dovremmo passare dall’obiettivo della
crescita costante del PIL ad una visione della “ciambella”.
[Link] l’immagine complessiva: l’obiettivo è l’efficienza del mercato, l’ottimizzazione allocativa
delle risorse, ridurre il ruolo dello stato nell’economia, escludere la vita domestica dall’analisi del
sistema economico, salvaguardare i beni comuni solo attraverso le logiche della proprietà privata –
creare un nuovo paradigma!
[Link] la natura umana: ridisegnare l’uomo economico su logiche contrapposte a quelle
tradizionaliste – idea dell’uomo non calcolatore o egoista, ma adattabile socialmente.
[Link] comprensione dei sistemi: non bisogna pensare all’economia come somma di flussi di
merci e servizi bensì come strutture complesse di relazioni di attivazione e retroazione che regolano
il funzionamento del sistema – uscire dall’economia lineare (aumenta uno e diminuisce l’altro…)
[Link] per distribuire: La crescita economica agisce la possibilità di migliorare il benessere. Ma
è successo veramente così? Negli ultimi tempi sono cresciuti i sistemi economici ma allo stesso
tempo anche le disuguaglianze, quindi siamo sicuri che il sistema economico debba essere
concepito come un sistema di produzione oppure pensarlo da un punto di vista distributivo – uscire
dalla visione classica per pensare a come distribuire la ricchezza
[Link] per rigenerare: l’ambiente come bene fondamentale per tutte le specie, prima veniva
considerata come bene di lusso (economia mainstream), la tutela ambientale non è fattibile
SOLAMENTE quando l’economia cresce — La transizione ecologica è un obbligo. Dobbiamo passare
dall’economia lineare a quella circolare (cercare di mantenere in più cicli possibili un determinato
bene nel circolo produttivo).
[Link] agnostici riguardo la crescita: non prendiamo una posizione estremista, possiamo pensarla
una crescita infinita? E se invece di pensare al mercato pensassimo più alle persone… Partire da esse
per formulare come potrebbero stare meglio, con le implicazioni della prosperità più che della
crescita.

Lezione 22 Marzo: E’ POSSIBILE “REIMMAGINARE” L’ECONOMIA?


Quali sono, gli scopi (lo scopo?) della teoria economica?
James Steuart (1767): l’obiettivo dell’economia è garantire la continuità, doveva nascere una scienza
garante della sussistenza
Adam Smith (1777): una scienza orientata agli scopi (Fornire copiosi introiti o sussistenza per la
gente (o metterli in grado di procurarsi tali introiti o mezzi di sussistenza da sé)
John Stuart Mill (1847): l’economia non studia più i fenomeni bensì le leggi che regolano tali
fenomeni (es: mercato)
Lionel Robbins (1935): una scienza delle scelte economiche, studia il comportamento umano come
relazione tra scopi e mezzi scarsi che hanno usi alternativi
Gregory Mankiw (1997): «L’economia è lo studio di come la società gestisce le sue risorse scarse».
Nel tempo scompare gli scopi della teoria economica ma diventa un mezzo analitico che studia i
rapporti tra mezzi scarsi e scopi. L’economia da scienza normativa, legata cioè a definire che cosa
dovrebbe essere l’organizzazione economica (su quali valori si fonda e quali obiettivi persegue) è
diventata una scienza positiva, ovvero che «descrive semplicemente ciò che è» creando un vuoto di
obiettivi e valori (socialmente condivisi).

Dall’economia mainstream all’economia della ciambella: cosa cambia?


L’economia mainstream si fonda sull’idea secondo cui tutto il valore economico prodotto all’interno
di un sistema si deve trasformare in utilità. Il valore economico è dato da uno scambio, questo è la
manifestazione del valore economico stesso. ll valore è soggettivo in quanto misurato dall’utilità
(soddisfazione) registrata dal consumatore. Il concetto di utilità nella teoria neoclassica è centrale: il
dato essenziale di un sistema economico non è la produzione di merci ma la produzione di utilità. In
sintesi, l’utilità è la misura della felicità individuale mentre l’utilità sociale è il fine ultimo della società.
Gli agenti economici (consumatori), secondo gli economisti, si comportano allo stesso modo,
dunque applicano lo stesso ragionamento di uno per tutti.

Come la misuro l’utilità? Attraverso il prezzo che sono disposto a pagare, interpretata come segnale
dell’utilità che da il prodotto. Il secondo assunto fondamentale della teoria neoclassica è che i
consumatori non sono mai sazi (“sono sempre disposto a comprare beni al mercato”). Per poter
saziare questa richiesta continua bisogna aumentare i consumi e la produzione.

Che cosa fa crescere l’economia? Che cosa fa crescere il PIL (e il benessere economico)?
- Innovazione Tecnologica: tramite tecnologie più efficienti produco di più per unità di tempo,
il costo della manodopera costa meno e porto beni a prezzi inferiori; produco di più a meno
prezzo – porto i beni a minor costo sul mercato!
- Strumenti di produzione: l’efficienza del lavoratore dipende anche dalla dotazione di
capitale che gli viene assegnata (es: imprese tedesche grandi che hanno strumenti di
produzioni migliori rispetto quelle italiane che sono imprese medio-piccole)
- Capitale umano (istruzione): + una popolazione è istruita + è capace di risolvere i problemi
A partire dagli anni ‘50 del secolo scorso la crescita economica diventa l’obiettivo da spiegare (teoria)
e da perseguire (policy-makers) nelle economie occidentali.
Processo di crescita economica come risposta a molti squilibri economici, sociali e politici:
- Debito pubblico crescente
- Aumento della povertà
- Squilibri nella bilancia commerciale
- Disoccupazione
- Aree depresse
- Italian divide (economia nord e economia sud, due economie a velocità diverse)

L’idea metaforica di economia sempre in crescita è non perché la gente sta male ma perché
“abbiamo bisogno di star bene”. Cosa viene omesso da questa visione?
- Il problema della distribuzione del reddito
- Crescita di che cosa, perché, per chi, chi paga i costi, quanto può durare, qual è il costo per il
pianeta, e quanta ne serve?

Dall’economia neoclassica all’economia della ciambella (economia ecologica): E se misurassimo


il progresso economico e sociale da un punto di vista in modo diverso da quello della crescita? Con
i 7 punti, l'obiettivo non è la produzione del benessere ma far prosperare l'umanità, evitando gli
eccessi di carattere ambientale (sennò si mettono in moto processi che modificano lo stato di salute
del pianeta perdendo la capacità di conservazione delle specie).

Sviluppo e crescita: Stessa visione del funzionamento del Sistema economico?


La scienza dimostra come nove processi (tra cui il mantenimento di una temperatura costante)
regolano la stabilità e la resilienza del Sistema Terra.
Problematiche come il cambiamento climatico, la perdita di integrità della biosfera, il cambiamento
del sistema terra, l'alterazione dei cicli biogeochimici sono tutte causate dall’uomo; due di questi, il
cambiamento climatico e l'integrità della biosfera, sono quelli che gli scienziati chiamano "confini
centrali". Un'alterazione significativa di uno di questi confini fondamentali porterebbe il Sistema
Terra in un nuovo stato.

La Grande Accelerazione e l’era dell’Antropocene: grande accelerazione negativa causata


dall’uomo.
Il confine interno della ciambella è definito dalla base sociale, ossia quei beni necessari,
fondamentali (beni nutrienti, sanità, istruzione, sicurezza personale, diritto ad avere voce politica)
senza i quali lo sviluppo economico non garantisce la libertà individuale.
La crescita economica può portare ad un enorme disparità di ricchezza tra individui.
L’1% della popolazione mondiale che è in estrema ricchezza è anche la stessa che inquina di più!
Per l’Istat, le diseguaglianze in Italia:
- Sul mercato del lavoro
- Disagio economico di alcuni sottogruppi di famiglie
- Diversa opportunità di accesso all’istruzione o alle competenze digitali
- I soggetti più fragili sono donne, giovani, residenti nel Mezzogiorno, stranieri oltre a persone
con disabilità
- La povertà assoluta è progressivamente aumentata nell’ultimo decennio raggiungendo nel
2020 valori più elevati del 2005

Stiamo forzando dei punti critici del funzionamento dei sistemi ambientali che garantiscono la vita,
siamo la prima generazione a riconoscere che stiamo mettendo a rischio la capacità del sistema
Terra di sostenere lo sviluppo umano.
La rotta verso lo Sviluppo Sostenibile:
Cinque fattori chiave:
1. Popolazione: stabilizzare la popolazione garantendo un minimo sociale
2. Distribuzione: è necessaria una distribuzione più equa nell’uso delle risorse e nella
distribuzione della ricchezza prodotta
3. Aspirazione: soddisfare i bisogni dipendenti dallo stile di vita e dai valori sociali
4. Tecnologia: decidiamo quali tecnologie sono auspicabili e importanti
5. Governance: pianificare una governance ad ogni livello di governo

Una rotta verso sostenibilità ed equità con obiettivo: la prosperità umana!

Lezione 27/28 Marzo: rivedere gli strumenti di un economista

Diagramma di flusso circolare del sistema economico di Samuelson: espone il flusso tra famiglie
e imprese, a questi vengono aggiunti: il ruolo della banca, stato e commercio.
Samuelson è colui che ha diffuso il modo di pensare dell’economia per coloro che non avevano una
formazione adatta alla comprensione della disciplina.
L’economista analizza questi flussi per capire come sono organizzati fra loro e come possono entrare
in equilibrio fra loro.
La teoria economica ci dice che: le famiglie vendono lavoro alle imprese, queste remunerano un
salario, grazie al salario che le famiglie percepiscono, esse possono acquisire quei beni e servizi che
vengono prodotte dalle imprese, per cui le famiglie spendono:
- una parte in consumo
- una parte del reddito si trasforma in risparmi, questi entrano nel circuito del flusso
finanziario.
- una parte viene raccolto dallo stato per finanziare la spesa pubblica
- un'altra parte viene spesa per acquisire beni e prodotti di altri paesi – importazioni
A fronte delle importazioni un paese è in equilibrio quando è in grado di esportare i beni che
produce.
Cosa non vede questo diagramma? Il rapporto con ambiente e società

La nascita dell’agenda neoliberista:


L’agenda neoliberista è una visione particolare del mercato costituiva del sistema economico in
quanto il mercato è considerato strumento migliore per allocare in modo ottimale le risorse che
vengono create nel sistema economico. Secondo questi autori bisogna battersi per ridurre la
presenza dello stato perché il sistema economico funziona grazie al mercato.
La sua ragione di nascita sta nel contrastare lo sviluppo teorico e la formazione della economia
sociale, ovvero un'economia che abbia a cuore le persone, per rivendicare l’eliminazione del gap di
ricchezza tra ricchi e poveri.
Uno degli obiettivi è la promozione del mercato, ma perché?
- E’ efficiente
- Spinge alla competitività cosicché le imprese investono in innovazioni
- Il sistema finanziario è anche efficiente e alloca il capitale nel migliore dei modi (rispetto al
rischio, alla redditività, ...)
- Il commercio è vantaggioso per tutti per cui facciamo aumentare gli scambi sul mercato
internazionale – se ognuno di noi si specializza può produrre grandi volumi di quei beni così
da esportarli, grazie ai margini di guadagno egli potrà prendere altri beni da altri paesi a dei
prezzi più vantaggiosi rispetto quelli del proprio paese (interdipendenza tra stati)
- Lo Stato non deve ostacolare il funzionamento dei mercato perché entra in ritardo

Chi è assente in questa agenda? Quali soggetti?


1. La famiglia o il lavoro domestico non viene contato, perchè il lavoro domestico non avendo
valore non viene contato
2. I beni comuni (oceani, mari, foreste) che soffrono di sovrasfruttamento (ognuno si sente
autorizzato di prendere parte di questi beni) possono trovare una regolazione se vengono
privatizzati o regolati dal governo
3. La società non esiste. Il metodo di analisi dell’economista è l’individualismo metodologico
ovvero basarsi sul singolo individuo (allora non ha senso parlare di benessere sociale e di
welfare state)
4. La natura è considerata inesauribile: con la domanda di natura (es: minerali) tramite prezzo
così verrà definito il livello di gestione e sfruttamento dei beni – idea che tutto l’assetto
naturale sia funzionale all’uomo
5. L’energia, in un’economia fondata sul cambiamento tecnologico, è fondamentale, tuttavia
con il cambiamento saremmo in grado, nel lungo periodo, di avere tecnologie che
utilizzeranno minore energia. Anche qui i mercati (e la finanza) decideranno la migliore
allocazione e sfruttamento
In questo mercato vi è libertà di scegliere e agire, così la parola mercato viene affiancata alla parola
democrazia, non dicendo tuttavia niente della società e della natura.
IN SUNTO: L’agenda neoliberista, da un punto di vista sociale ed ambientale ha dimostrato di non
aver creato un miglioramento. La ricchezza monetaria prodotta non si è tradotta in una diminuzione
delle diseguaglianze sociali e in un utilizzo consapevole delle risorse naturali. Questo sia all’interno
delle nazioni sia tra le nazioni.

Ri-pensare la struttura (flussi-stock) del sistema economico: immaginare la struttura economica


come insieme di stock e flussi, prendere in considerazione come i flussi influenzano gli stock e come
questi ultimi cambiano i flussi di utilizzo di determinati beni.
Dobbiamo seguire un ordine lexicografico dei fattori e attori (seguire un ordine alfabetico a…b…c) in
base alla loro rilevanza, ecco i seguenti livelli:
1. Natura: la prima prospettiva da prendere in considerazione è la capacità della terra di
assorbire questa azione che decido di fare (e chiedermi se vi riesce)
2. Società: quali sono i bisogni della società
3. Economia: vi è il mercato con i suoi relativi membri come la famiglia, il ruolo dello stato
(giustapposto a quello del mercato), i beni comuni, i flussi finanziari che permettono il
coordinamento degli attori precedenti

Il primo livello – La Natura


Entrante come fattore di produzione, infatti nella definizione classica dei fattori di produzione c’è il
capitale, il lavoro, la terra, all'economista questo tema non interessa…
Herman Daly ha criticato ciò dicendo:
- Il sistema economico deve essere inteso come sistema aperto che scambia materia ed
energia con il pianeta, quest’ultimo però è sistema chiuso perché non ha risorse infinite
- Studio di come i processi dinamici di scambio materia ed energia cambiano
qualitativamente e riorganizzano il sistema economico, cioè nel breve periodo osserviamo la
degradazione del sistema (obsolescenza, svalutazione) e nel lungo periodo la sostituzione
(cambiamento grazie alla crescita) – esempio: industria chimica che usa energia per
produrre i prodotti, questo modifica l’ambiente, ad una certa i flussi di estrazione sono così
elevati che l’ambiente non è più in grado di produrre quel bene.

Il funzionamento del sistema economico dipende dai flussi di energia disponibili sia in termini di
combustibile che di energia. Abbiamo allontanato la produzione economica dalla creazione diretta
di eccedenze possibile attraverso lo sfruttamento di energia solare (→ piante → animali → agricoltura).
Nel momento in cui allontaniamo la produzione economica da questa regolazione vediamo dei
problemi seri.

Il secondo livello - La Società


Questa è importante perché costituisce reti di relazioni garanti di capitale sociale (fiducia,
cooperazione, norme comportamentali), poiché una società ha bisogno di uno stato sociale, si ha la
necessità di avere capitale sociale.
Una società radicata nel neoliberismo non ha la società, con una conseguente dissoluzione di
legami e aumento di tensioni, criticità del welfare (se uno ha meno soldi è perchè se l’è meritato),
critica del progetto di democrazia sociale degli anni ‘70, aumento delle diseguaglianze sociali e della
marginalità sociale — Trasformazione dell’ideale individual-democratico in individual-liberista (se
non esiste la società non esiste un bene comune)
Il neoliberismo ha generato forme di tribalismo, ovvero opposizioni fra noi e loro.

Il terzo livello - L’Economia


Questa dovrebbe allargarsi non solo a consumo e produzione, ma anche alla distribuzione a partire
dall’analisi di quattro sfere:
- Famiglie: produzione di beni essenziali per i componenti
- Mercati
- Beni comuni: a servizio di una comunità
- Stato: beni pubblici
Interrelazione fra i 4 nuclei

Questa descrizione del sistema economico mette in evidenza che:


- I soggetti «eletti» che creano l’economia non sono solo il consumatore e l’imprenditore,
dobbiamo calare l’agente economico in un contesto sociale
- La sfera istituzionale influisce sul funzionamento del sistema economico perché vanno a
radicare un sistema di valori su cui si fondano gli individui

Vi sono vari tipi di capitalismo:


- Americano & Inglese: puntante sul mercato
- Francese & Tedesco: l’azione del mercato è cooperante con quella dello stato

Altri soggetti - La Famiglia: la produttività di una famiglia dipende dal reddito


L’Italia è un paese in cui la donna lavora di più (in termini di lavoro a casa e fuori) rispetto l’uomo, il
lavoro domestico deve essere equidistribuito per poter realizzare l’aspirazione della carriera per
entrambi. I lavori domestici femminili sono: la gestione del cibo, pulizia, stirare; mentre quelli
maschili sono il giardinaggio o le costruzioni.

Il Mercato: rappresenta la libertà economica (nell’approccio neoliberista), la possibilità degli


individui di vendere e comprare nel mercato, tutto ciò permette l’allocazione ottimale di beni.
Questa idea si basa sul laissez faire (lasciar fare perché il mercato è gestito da “una mano invisibile”),
forte individualismo caratterizzato dai soli interessi personali.
Vige solo il mercato dunque, le relazioni sono frivole, tutto gira attorno al bisogno di avere un bene,
se però pensassimo al mercato come unico organizzatore allora accetteremo anche le
disuguaglianze.
Entrando nel nuovo approccio (ciambella), il mercato esprime sempre una libertà (perché c’è un
assetto istituzionale che me lo permette all’interno di una cornice di regole) — il mercato esiste
solamente se istituzionalmente approvato.
Mercato come sistema di coordinamento tra altri sistemi di coordinamento (potere, relazioni sociali,
PA), mentre nel neoliberismo è il denaro che coordina.
Se nel neoliberismo il bene della società viene fuori dall’egoismo di ognuno, nell’approccio della
ciambella il bene della società è dato da un investimento coerente di un sistema che evolve insieme
alle altre forme di coordinamento.

Differenze tra reddito, ricchezza e potere nei due diversi approcci:


Agenda neoliberista:
- Esiste il mercato e il suo funzionamento: la produzione di ricchezza è data dal mercato…
- Redistribuzione: azione ex-post (redistribuzione attraverso tassazione del surplus)
- L’allocazione è determinata dalle forze di mercato: da quanto i consumatori vogliono
acquistare, le famiglie vogliono vendere…
Agenda economia della ciambella:
- Concetti importanti e centrali per il funzionamento dell’economia di mercato
- Diventano rilevanti le condizioni di entrata nel mercato (problema dell’eguaglianza e delle
pari opportunità): reddito, ricchezza e potere dipendono dalla struttura sociale

Analisi delle categorie di soggetti (mercato)


Economia di mercato = decentralizzata cioè basata sulla divisione del lavoro (introdotto da [Link]),
questa specializzazione → + produttività (numero di beni per unità di tempo), benessere, ma anche
alienazione (se produco solo parte del prodotto, facendo solo quella funzione ininterrottamente,
sono completamente alienato dal prodotto).
Àncora il concetto di ricchezza delle nazioni al reddito pro-capite, un paese che ha il reddito pro
capite più alto viene considerato più ricco.
Dobbiamo imparare a trovare nuove organizzazione di lavoro.
Attenzione! Il reddito pro-capite è UN componente del benessere del cittadino, la produttività
(individuale) NON è l’unico fattore a determinare il reddito pro-capite perchè esso è determinato
anche dal numero di lavoratori; dunque non bisogna tenere conto del singolo ma anche quanti
individui sono capaci di produrre ricchezza, se non si tiene sotto controllo questa variabile
(occupazione) si ottiene un risultato sociale disastroso.

Come possiamo garantire che ogni gruppo di lavoratori riceva ciò di cui ha bisogno?
1. Coordinamento “dall’alto” del lavoro diviso → Pianificazione centralizzata porta alla
mancanza di incentivi alla qualità dei prodotti (ognuno svolge il suo ruolo a prescindere di
come lo fa) inoltre mancano innovazioni tecnologiche e organizzative.
2. Coordinamento basato sulla divisione del lavoro → Mercato del lavoro che alloca le skills delle
persone rispetto alle task richieste dalle imprese, il problema è che l'informazione non è
sempre completa e simmetrica (es: il proprietario da delle task, cose che non abbiamo mai
fatto ma che diciamo sappiamo fare, il proprietario mi assume per un periodo di prova per
verificare se queste sappiamo fare task)

Come funziona il mercato? Se c’è un eccesso di un bene (es: caffè) con molti concorrenti e poca
innovazione (nessuno innova i costi di produzione da offrire un bene ad un prezzo più basso), allora
due soluzioni:
→ Il prezzo diminuisce per poter riassorbire un eccesso di offerta
→ Riallocazione fattori di produzione del caffè nella produzione di un altro bene (es:the), se il prezzo è
più elevato allora avrò maggiore profittabilità
Il prezzo viene visto come meccanismo di segnale che sposta risorse da un mercato ad un altro in
un'ottica di profittabilità → idea mano invisibile

Idea di mercato fra i due approcci: neoclassico – ciambella


● Meccanismo che guida l’economia in modo ottimale – Meccanismo che PUO’ funzionare e a
causa di questa incertezza (riducibile dallo stato incentivando lo spostamento da un
mercato ad un altro) richiede una continua opera di sostegno;
● Il mercato è un’istituzione naturale che garantisce la sua sopravvivenza – Il mercato è
un’istituzione che si fonda su leggi e consuetudini (aspettative sulle abitudini sociali);
● Genera sempre disuguaglianze. Il “premio” del mercato si cristallizza in concentrazioni di
ricchezza e potere con conseguenze negative in termini di equità e efficienza (+ grande è la
dimensione di un'impresa, nel senso di capitale, + hanno vantaggi nei termini di produzione
rendendo la libertà economica difficile per imprese più piccole) → Perdita della libertà
fondamentale dell’eguaglianza e del principio democratico del potere tra tutti i cittadini;
● La libera concorrenza ha fatto perdere l’attenzione alle relazioni tra scelta di accumulazione
e consuetudini di consumo (l’attenzione sulla tutela della libera concorrenza ha reso più
opaca l’attenzione sulle disuguaglianze economiche non solo in termini di reddito, ma
anche di ascensione/mobilità sociale) → Il mercato è diventato la libera concorrenza tra
capitali (fondamentale il ruolo del sistema bancario)
Economia basata sulla divisione del lavoro è un’economia che si fonda sulle differenze di reddito
(dipendenti dalla produttività di lavoro) e sulle differenze di status sociale (un lavoratore meno o più
qualificato porta con sé differenze di reddito).
Secondo Paul Samuelson la dotazione originaria di capacità (talento) porta all’allocazione ottimale
di ciascun lavoratore tra i diversi compiti lavorativi. Con il passare del tempo i divari di produttività
aumentano e ciò avrà un effetto sull’accumulazione del capitale e del potere (la produttività di un
manager vale di più di un singolo lavoratore che compie un lavoro meno strategico).
Secondo Adam Smith le capacità lavorative si acquisiscono con l’esperienza per cui: la posizione
sociale originaria determina la collocazione lavorativa attraverso la quale si acquisisce esperienza
lavorativa e si rafforza la collocazione. Questo è un processo di cristallizzazione della struttura
sociale (persona incapsulata in un contesto lavorativo preciso).

Il liberalismo progressita sostiene che sono importate le condizioni iniziali di uguaglianza, lo stato in
qualità di organizzatore dovrebbe attivare politiche di pari opportunità che contrastino i
meccanismi cumulativi che dominano sulla possibilità di acquisire capacità produttive. Se la società
non è liberale-progressisita vi saranno difficoltà nel compiere la mobilità sociale.

Economia di mercato si basa sulla divisione del lavoro, in una visione neoliberista cioè:
- lavoratori sempre meno qualificati → diminuzione del costo del lavoro → sostituzione dei
lavoratori qualificati con meno qualificati (innovazioni di processo)
La prima divisione del lavoro è quella tayloristica (scomposizione della produzione per fasi,
standardizzazione, proletarizzazione), la divisione del lavoro, semplificazione delle operazioni che
favorisce il progresso tecnico.
Per non entrare nella categoria dei lavoratori meno qualificati vi sarà un aumento della Domanda di
istruzione dei lavoratori comuni e aumento della Domanda della burocrazia
Il percorso delle società basate sul mercato → Anziché rilevare un aumento della proletarizzazione
abbiamo un aumento dei ceti medi di tecnici e professionisti

Da una prospettiva opposta: Il mercato è un sistema istituzionale, cioè norme, consuetudini, valori
sociali che guidano i comportamenti degli individui, allora un'economia di mercato si deve fondare
su moralità e civismo → creare un mercato dove si può creare un senso della comunità, un luogo
della socialità dove non si viene sfruttati, dove si costruiscono insieme le risorse per il funzionamento
delle vite.

Come viene declinata la relazione tra libertà individuale (liberalismo) e libertà economica
(liberismo)? Diverse Posizioni:
❖ Posizione 1: il libero mercato è base essenziale per la democrazia politica. In altre parole, la
libertà d’azione in campo economico è lo strumento per un fine superiore, la libertà in senso
più generale
❖ Posizione 2: completa indipendenza e priorità del liberalismo rispetto al liberismo
economico
❖ Posizione 3: nessuna distinzione tra liberismo economico e politico. Sono la stessa cosa. In
altre parole, in ogni ambito è necessario il rispetto dell’autonomia decisionale del cittadino.

Due tipi di liberismo:


- Libera concorrenza + Liberismo assoluto + Sfiducia nel ceto politico + Concezione negativa
della libertà: Assenza di costrizioni esterne. E’ l’idea dello “stato minimo” – posizione
ultraliberista + Priorità dell’individuo rispetto a qualsiasi forma di collettività, in primis dello
Stato
- Mercato come istituzione sociale fragile che va sostenuta con moralità, legalità dei
comportamenti. Fondamentale l’intervento pubblico e quindi la coesione sociale +
Liberismo con ‘tacito consenso’. L’uomo acquisisce identità reale solo quando è collocato
all’interno di una comunità di appartenenza. All’interno della comunità si può agire la libertà
d’iniziativa e di critica (società aperta). Concezione positiva della libertà. Diritto alle pari
opportunità
Beni Comuni:
Il bene pubblico è di proprietà dello stato e bene di tutti (coste marine, spazi naturali) invece i beni
comuni sono beni la cui proprietà non è di nessuno, si gode soltanto del bene, questi beni generano
un utile collettivo che va regolato (prati a pascolo, foreste…); nella sua gestione bisogna garantire la
riproducibilità dei beni attraverso l’identificazione di regole di utilizzo.
Sono beni che se passano dal mercato devono essere privatizzati pena il loro sfruttamento
esagerato che ne porta all’esaurimento → se non appartiene all’individuo o allo Stato, verrà
«saccheggiato» cioè ognuno lo utilizzerà sovra sfruttandolo e generando diseconomie esterne
crescenti (Hardin).
[Link] dimostra che le tesi di Hardin sono infondate e che a determinate condizioni di
sostenibilità le comunità (non la privatizzazione) possono gestire efficacemente le risorse di cui
dispongono come proprietà comune.
Quali sono queste condizioni di sostenibilità?
1. Che i beni in comune siano regolati
2. Che la comunità abbia forme di comunicazione collettiva
3. Che gli individui non agiscano unicamente in maniera egoistica
Questo significa che strutture collettive di relazioni possono creare/tutelare/produrre il bene
comune.

Lo Stato: [Link] sosteneva che il ruolo dello stato nel funzionamento del sistema economico
deve essere limitatissimo a fornire pochi beni pubblici. Contrariamente a questa visione del mercato
libero, molti economisti hanno sostenuto e sostengono il ruolo attivo e proattivo dello Stato nello
stimolare il sistema economico (spesa pubblica per la ricerca scientifica e tecnologica), nel creare un
clima di fiducia (fondamentale per i processi decisionali), nel promuovere lo sviluppo con
investimenti pubblici.

La Finanza: i miti:
1. Le banche raccolgono i risparmi con i quali offrono prestiti alle imprese per realizzare
investimenti
2. Il trading finanziario permette di ridurre le fluttuazioni della dinamica monetaria
dell’economia → ruolo stabilizzatore (falso)
3. Il settore finanziario permette il funzionamento dell’economia reale, nel momento in cui
alimenta il settore delle imprese così il denaro rimane solo nel mercato monetario
La finanza dovrebbe non guardare soltanto alla profittabilità finanziaria fine a se stessa, ma
dovrebbe guardare anche alla finanza ETICA rivolta alla produzione di economia reale (posti di
lavoro, benessere famiglie).

Business: le aziende hanno come unico obiettivo quello di massimizzare il profitto (minimizzare i
costi), questo come viene fatto? Pagando meno il costo delle materie prime o massimizzando i ricavi
con strategie di marketing e ampliare quote di mercato.

Commercio: La teoria di David Ricardo del vantaggio comparato ci insegna che specializzazione
produttiva e aumento degli scambi commerciali è una via redditizia per far crescere produzione e
benessere (valutazione del costo e dell’opportunità dello scambio). Ha sostenuto di aumentare in
maniera indeterminata il commercio… Ma quali sono i rischi di un aumento degli scambi
commerciali con paesi che producono stessi prodotti ad un prezzo più basso? A causa della
globalizzazione molte economie sono state falciate perché era necessario investire in tecnologie per
pareggiare lo stesso prezzo del bene all’estero, ma non si avevano i soldi.
Neppure l’ambiente entra in questa analisi.

La teoria di David Ricardo si basa sulla seguente ipotesi:


Due paesi, Portogallo e Inghilterra, due beni, vino e vestiti, quantità fissa di risorse, lavoro e capitale,
tecnologia, data esogenamente, il Portogallo può produrre al massimo 200 scatole di vino o 100
unità di vestiti, l'Inghilterra può produrre al massimo 200 scatole di vino o 400 unità di vestiti.
Alla fine la quantità di produzione è equivalente alla quantità di consumo totale, sia per vino che per
stoffa, la differenza è che con lo scambio il Portogallo ha beneficiato della stoffa mentre l'Inghilterra
del vino.
Il ragionamento di Ricardo si fonda sul fatto che i paesi si sviluppino nelle relative produzioni da cui
ricevono benefici → poi si diano allo scambio con le altre nazioni.
Portogallo e Inghilterra differiscono nei loro → Costi-opportunità di produzione

Calcolo dei costi di opportunità, come si fa?

Tema 6 — Coltivare la natura umana:

Il paradigma dell’individuo moderno è fondata sul “desiderio di possedere più del necessario”, nel
1700 [Link] definisce tale passione dell'appropriazione illimitata il “desiderio di migliorare la
propria condizione” e diventa un tratto antropologico caratteristico della specie umana.
Esiste un limite alla proprietà individuale?
In questo quadro di riferimento la carenza e il bisogno sono condizioni incolmabili che persistono
anche nell'opulenza spingendo gli individui ad una costante e illimitata moltiplicazione e
complicazione dei loro desideri che nessun benessere potrà mai soddisfare.

Homo Economicus: il paradigma dell’ individualismo moderno


Le passioni hanno una matrice auto-conservativa (nucleo emotivo dell’amore di sé) ma è l’orgoglio
(preferenza per sé) che stimola la dinamica societaria, cioè il desiderio di possedere dei beni
molteplici i consumi, crea lavoro, sprona all’operosità e l’industria, crea ricchezza e potenza
attraverso il commercio.
La catena economica, e il benessere, sono quindi messi in moto non dalle virtù ma dalle passioni e
dai vizi.
L’onore perde il suo significato e diventa più importante l’orgoglio. L’onore si riduce alla “buona
opinione degli altri”. Anticamente l’onore era espressione di coraggio, generosità, devozione
all'interesse pubblico, la probità mentre diventa orgoglio soddisfatto che si può addirittura
acquistare attraverso il possesso di ricchezza che genera così distinzione.
La vanità, secondo Smith, porta gli individui a perseguire ricchezze, l’amore di sé, un vero e proprio
atto narcisistico non fregante della condizione altrue.
La ricchezza diventa segno del proprio valore, mezzo simbolico per ottenere considerazione e
distinzione sociale.
L’individuo Smithiano non è quello egoista e isolato bensì è quello mosso da una passione
relazionale, dall’emulazione dell’altro (dove la relazione sociale è il fondamento della dinamica
emotiva).
La “corsa alla ricchezza” stimolata dall'amore di sé riceve una dichiarata legittimazione poiché
diventa fattore di progresso.
Il limite a questa corsa viene definito dalla “disapprovazione sociale” che sarebbe una perdita
importante in quanto lo stare in società permette di vedere i propri pregi e le proprie deformità.
In sintesi: l’uomo moderno è disposto alla fatica e alla rinuncia per la corsa alla ricchezza, in un'ottica
di endemica rivalità con l’altro.

La critica di Rousseau all’individualismo del homo economicus si fonda su una passione negativa
fondata sul desiderio di eccellere sugli altri — ineguaglianza.
L’amore proprio è una passione che spinge l’individuo a dar più importanza a se stesso che agli altri.
Nella critica di Rousseau, il legame sociale fondato sulle passioni competitive provoca non solo
rivalità e conflitto tra gli uomini ma anche effetti negativi sull’individuo, sulla stessa identità dell’io
che vive uniformandosi alle aspettative e ai valori altrui perdendosi un’autonomia sentimento di sé.
In tale quadro di riferimento l’individuo difficilmente riesce a recuperare la propria differenza perchè:
- dovrebbe porsi in modo critico rispetto la società e alla sua dinamica competitiva e alle
dinamiche emotive che fittiziamente vengono indotte;
- dovrebbe spostare l’attenzione dalla passione del fuori per tornare alla propria interiorità; per
Rousseau il progresso civile per emanciparsi dalla natura è illusorio in quanto produttore di
corruzione e di schiavitù

L'homo economicus moderno è costruito su un nucleo psicologico in cui la legittimazione


dell’acquisizione e del guadagno si coniuga con l’addomesticamento della vita emotiva.
Il legame sociale è solo strumentale teso alla conservazione e all’affermazione dell’Io.

Non dobbiamo immaginare di costruire un individuo mosso dalle passioni comunitarie, ma


dobbiamo analizzare le strutture antropologiche delle società contemporanee, per vedere se siamo
in grado di trovare passioni alternative, oltre l’accumulo di capitale, in cui emerga il desiderio del
legame.
Il dono è fondativo del legame sociale, è una forma di scambio, una forma originaria di scambio che
sfugge alla logica dello scambio mercantile.
Il valore simbolico viene veicolato dalla cosa donata o scambiata attraverso il triplice obbligo
dare-ricevere-ricambiare.
Il dono così crea il valore del legame, qui si rovescia la logica peculiare del paradigma utilitaristico.
Il legame sociale qui non è strumentale per far circolare i beni ma nel legame sociale, attraverso il
dono, l’individuo trova il fine della propria azione.
Il dono è gratuito in quanto la sua logica accetta l'asimmetria della relazione che si viene a creare e si
rinuncia all’ equivalenza (che nello scambio economico si realizza attraverso la moneta), ma allo
stesso tempo è interessato in quanto scaturisce da un irrinunciabile desiderio dell’io —> crea fiducia
nel legame sociale.

L’idea di individuo comunitario pone il tema della coesione sociale in modo totalmente differente
dall’ individuo oeconomicus, dove gli individui stanno assieme in virtù di un contratto stipulato sul
puro calcolo di interesse.
L’individuo comunitario ritrova la propria sovranità nel “dispendio” comunitario cioè nella
realizzazione della mobilitazione emotiva non nella volontà autonoma dell’autosufficienza.

L’uomo economico razionale:


- Gli individui economici: l’agente della teoria economica è razionale ed egoista e i suoi gusti
non cambiano
- Gli umani: le informazioni che hanno a disposizione limitano la dimensione del “mondo” e
quindi possono essere meno logici degli agenti economici, contraddittori, essere generosi e
leali nei confronti del gruppo di appartenenza. Cambiano gusti nel tempo senza una
pianificazione.

Il concetto di razionalità viene utilizzato per studiare e capire il comportamento umano di fronte alla
scelta.
La scelta viene definita in base alle conseguenze (utilità) di ogni alternativa. Possiamo distinguere
tre teorie in base ai diversi possibili ambienti in cui l’agente si trova a decidere:
1. Teoria della certezza: conoscenza completa delle conseguenze derivanti da ciascuna
alternativa
2. Teoria del rischio: l’individuo ossi ed è conoscenza precisa della distribuzione di probabilità
del verificarsi di ogni alternativa
3. Teoria dell’incertezza: le conseguenze di ciascuna alternativa sono un sottoinsieme di tutte
le conseguenze possibili

L’uomo economico razionale: come si calcola l’utilità (la soddisfazione o il piacere che deriva da
beni, servizi o eventi)?
Se il nostro agente economico è dotato di razionalità perfetta, il suo obiettivo sarà quello di
massimizzare l’utilità dato il vincolo (di bilancio se si tratta del consumatore) o di massimizzare il
profitto (dato dalla differenza tra ricavi e costi se si tratta dell’imprenditore).
La regola decisionale di base per massimizzare l'utilità consiste nell'allocare ogni euro aggiuntivo sul
bene o servizio che fornisce la maggiore utilità marginale per quell’euro.

Dall’uomo economico razionale all’uomo economico reciprocus: perché questo modello di


spiegazione del comportamento economico è stato ampiamente criticato?
Possiamo re immaginare l’individuo economico? Da dove partire?
- L’individuo ha bisogno di legami sociali (contrariamente alle motivazioni strettamente
edonistiche dell'uomo economico)
- I gusti e le preferenze degli individui non sono esogenamente dati in quanto i valori sono
fluidi
- Non siamo isolati ma interdipendenti
- Non calcoliamo ma approssimiamo per prendere decisioni
- Piuttosto che dominatori della natura dovremo vederci in relazione ecosistemica con la
natura

[Link]

Le nuove assunzioni del modello economico per un capitalsimo della resilienza:


1)L’individuo è solo parzialmente egoista. Ha una forte componente sociale e una attitudine naturale
alla cooperazione (principio in base al quale aumentano le probabilità di sopravvivenza). Il principio
che dobbiamo introdurre nel descrivere l’individuo economico è il principio di reciprocità. Sulla base
di questo principio ogni individuo si costruisce una reputazione sociale che si manifesta nella
fiducia e nella sanzione sociale di perdere i legami quando un individuo si comporta come un free
rider. Il contesto sociale è particolarmente rilevante perché definisce le norme culturali della
reciprocità.

2)Le preferenze non sono date esogenamente, sono mutevoli, fluide. Gli economisti introducono
questa assunzione per poter descrivere il consumatore-sovrano per soddisfare il quale le imprese
producono beni e studiare l’effetto di variazione dei prezzi relativi, del reddito, dall’insieme di
informazioni disponibili (problema dell’asimmetria informativa). In realtà le preferenze sono
influenzabili. Da cosa? Dai valori che i beni prodotti portano con sé (beni di lusso, di seduzione, di
potere, di attenzione per la natura)
Diagramma dei valori di [Link]:
Più ci si allena su un determinato valore (successo e potere) meno saremmo portati a mantenere
altri (benevolenza, universalismo).
Nella tabella di valori vi sono due assi: autoaffermazione vs autotrascendenza - conservatorismo vs
cambiamento.
Questa tabella dice che quando facciamo delle scelte o scegliamo un comportamento stiamo allo
stesso tempo coltivando valori sociali.
Motivazione estrinseca: motivazioni esterne, ad esempio la ricchezza da uno a status sociale
Motivazione intrinseca: compì una cosa perché tu ritieni ci sia una giustizia dietro.

3)Contrariamente all’idea che l’uomo economico è isolato dal mondo e individua i suoi bisogni (sui
quali modella le sue preferenze) guardando dentro di sé, l’individuo economico è un uomo sociale,
influenzato dalle norme sociali e quindi agisce (spesso) facendo quello che gli altri si aspettano da
lui, in caso di contesti incerti nel prendere decisioni, osserva quello che fanno gli altri (socializzazione
del rischio).
Questo significa che le preferenze individuali (sulle quali l’individuo economico opera le sue scelte e
definisce le sue azioni) sono influenzate dalle reti sociali.

4)E se la razionalità dell’agente economico fosse una razionalità limitata?


Simon introduce il concetto di razionalità soggettiva basato sulla rilevanza dei processi psicologici
(euristiche) e sociali (valori).
Da cosa è limitata? Dalle capacità cognitive dell’individuo.
Ma se non si riesce a massimizzare quale criterio seguire?
- Routine (stimolo costante): io cerco il comportamento che si adatta meglio e che mi da il
risultato migliore
- Soluzione soddisfacente: attraverso un processo di problem-setting, per definire la
situazione, e di problem-solving, per elaborare i piani d’azione.

Gli esseri umani fanno errori di valutazione semplicemente perché le loro percezioni della realtà
differiscono e, a volte, creano errori sistematici. Non possediamo un unico sistema cognitivo:

.
Le nuove assunzioni del modello economico per un capitalismo della resilienza: Tversky e
Kahneman hanno identificato tre euristiche che danno origine ad errori sistematici:
Ancoraggio: prendere spunto da qualcosa che conosciamo, un’ancora, la si aggiusta nella direzione
che riteniamo più appropriata. La distorsione è generata dal fatto che gli aggiustamenti intenzionali
sono insufficienti.
Disponibilità: Maggiore facilità, maggiore rischio….maggiore preoccupazione
Rappresentatività (euristica della similarità).
In sostanza gli esseri umani sono fallibili. Presi da stili di vita sempre più veloci e complessi nei quali
non hanno a disposizione il tempo necessario per andare a fondo per compiere scelte ponderate e
fondate in insiemi informativi adeguati, adottano regole pratiche ragionevoli (euristiche) che però
possono portare facilmente fuori strada.

5)Dobbiamo abbandonare il modello del dominio dell’uomo sulla natura e ricostruire l’immagine del
nostro stare al mondo in un equilibrio con la natura: immaginare il processo economico come
estensione dei processi biologici.

→ Importanza delle motivazioni intrinseche e del riconoscimento sociale (partecipazione spontanea


ad un progetto di conservazione ecologica)

Tema 7 → pensare in modo sistemico:

Il pensiero lineare o paradigma della semplificazione:


Il paradigma della semplificazione è stato il principio di spiegazione che per secoli ha dominato il
pensiero scientifico, postulando la frantumazione della complessità della physis con la sua riduzione
in elementi semplici, pensati come unità prime del reale.

Principi: ordine eterno ed immutabile. Il disordine è un errore del pensiero.


La spiegazione riduzionista non tiene conto che la composizione del sistema è trasformativa ed
emergenziale e non cumulativa o additiva.
“Così la spiegazione riduzionista di un tutto complesso nelle proprietà degli elementi semplici e
nelle leggi generali che regolano questi elementi disarticola, disorganizza decompone e semplifica
ciò che costituisce la realtà stessa del sistema: l’articolazione, l’organizzazione, l’unità complessa”.
«Pensare la complessità significa prendere consapevolezza dell’ombra che è stata gettata
sull’organizzazione. L’assenza di una valutazione del ruolo dell’organizzazione all’interno della
physis ha fatto sì che l’idea di ordine consolidasse il suo dominio facendo ricorso alle idee di
stabilità, costanza, legge - e così anche di ripetizione - e traducendosi in questo modo, in virtù della
sua staticità e parzialità, nel concetto di struttura.

Lo sviluppo della teoria dei sistemi:


➢ [Link] Bertalanffy: l’universo è un sistema composto da tanti sottosistemi in relazione fra loro
➢ [Link]: cibernetica studia i sistemi complessi e la loro organizzazione, come si
autoregolano (secondo principi non leggi).
➢ [Link]: relazione fra individui costruisce il mondo reale

La teoria dei sistemi:


Che cos’è un sistema? è un insieme di elementi interconnessi e organizzati in modo coerente per
ottenere qualcosa.
Ciò significa che l’interazione trasmette il cambiamento in uno degli oggetti in qualche
cambiamento in tutti gli altri.
Un sistema deve essere composto da tre tipi di cose:
Elementi: sono i componenti del sistema ad esempio, gli individui.
funzione o scopo: sono le proprietà degli oggetti, ad esempio i comportamenti.
Interconnessioni: tengono "insieme" il sistema, ad esempio la comunicazione

Pensare in modo sistemico: Significa dare valore all’insieme di relazioni che permettono i flussi di
materia, energia, informazione.
Questo significa studiare le relazioni e come ogni componente influenza gli altri, cioè conoscere i
meccanismi di retroazione dinamica (feedback) che li legano modificando la loro struttura
costitutiva.
I feedback possono essere negativi o positivi:
• feedback negativi: hanno la funzione di stabilizzare il sistema e sono quindi meccanismi di
autoregolazione
• feedback positivi: tendono a destabilizzare il sistema e sono quindi meccanismi di amplificazione di
una perturbazione iniziale. Superata una certa soglia del sistema, il sistema stesso non è più in grado
di ritornare al suo stato iniziale ma inizia un nuovo stato.

EFFETTI SOGLIA (thresholds effects): Quando una perturbazione è troppo elevata la rete dei
feedback negativi potrebbe non essere in grado di autoregolare il sistema.
Molto spesso non comprendiamo l’importanza delle soglie perché non ne vediamo gli effetti nel
breve periodo. Molto spesso infatti gli effetti sono osservabili a distanza di tempo dalla perturbazione
iniziale (lag temporali)

STABILITÀ E MUTAMENTI DI UN SISTEMA: I sistemi per perseguire l’autoconservazione utilizzano


energia e materia che provengono dall’ambiente nel quale vivono. Se cambiano le condizioni
esterne, il sistema tenderà a mutare. Quando un sistema scambia energia e materia con l’ambiente
si definisce un sistema aperto . Al contrario si definisce chiuso quando scambia solo energia mentre
si definisce isolato quando non scambia né energia né materia.
Questa proprietà (interazione con l’ambiente circostante) è fondamentale perché ci permette di
capire come i sistemi viventi riesco a contrastare i processi entropici espellendo il disordine che si
genera all’interno del sistema tramite meccanismi dissipativi → In sostanza i sistemi aperti riescono a
mantenere ordinato un sistema di relazioni attraverso uno stato stazionario.
Le configurazioni di stato stazionario di un sistema possono essere molteplici e dipendono da fattori
esterni (le perturbazioni) e da fattori interni (sistema di relazioni). Quando il contesto esterno
garantisce flussi costanti di energia e materie «prime» e capacità di ricevere prodotti di scarto del
metabolismo, tanto maggiore sarà la capacità del sistema di mantenersi in un dato stato stazionario.
Nello stesso tempo la stabilità interna dipende dalla capacità di auto-organizzazione del sistema,
cioè dipende dall’efficacia della rete di feedback nell’apprendere e nell’adattarsi.

APPRENDIMENTO: L'apprendimento è un metodo di regolazione indiretto. È collegato all'ambiente


ed è un comportamento compatibile con la sopravvivenza. Condizioni fondamentali del
meccanismo di apprendimento sono: • commettere errori • ammettere ignoranza • essere disponibili
ad imparare

ADATTAMENTO: L'adattamento e l'apprendimento a doppio ciclo (double loop learning): si spiega


attraverso due cicli di feedback.
- Il primo circuito di feedback opera frequentemente correggendo il comportamento del
sistema attraverso piccoli aggiustamenti (apprendimento di modelli di comportamento per
specifici stati dell'ambiente).
- Il secondo circuito di retroazione opera attraverso cambiamenti della struttura del sistema
quando alcuni elementi costitutivi escono dal circuito di sopravvivenza (l'ambiente è
cambiato e si richiede l'apprendimento di un nuovo modello di comportamento).

Due risposte:
→ Di fronte ai cambiamenti esterni un sistema può rispondere in modo resistente cioè di fronte alla
perturbazione il sistema si scosta di poco dal suo stato stazionario.
→ Diventa invece resiliente quando ha capacità di assorbire la perturbazione mantenendo struttura e
funzioni

INTELLIGENZA: Per intelligenza s’intende una selezione appropriata di fattori e/o relazioni.
L'intelligenza può essere estesa attraverso un'organizzazione gerarchica di regolatori. Legge della
varietà necessaria: l’entità della selezione dipende dalla quantità di informazioni disponibili.

AUTO-ORGANIZZAZIONE: L'auto-organizzazione si riferisce a un'ampia gamma di pattern nei


sistemi fisici e biologici, come ad esempio i granelli di sabbia che si assemblano in dune increspate, i
reagenti chimici che formano spirali vorticose, le cellule che formano tessuti altamente strutturati e i
pesci che si uniscono in banchi. Una caratteristica fondamentale di questi diversi sistemi è il modo in
cui essi acquisiscono ordine e la struttura. Nei sistemi auto-organizzati, la formazione di pattern
avviene attraverso interazioni interne al sistema, senza l'intervento di influenze esterne.

Definizione di sistema di Gregory Bateson: Ogni unità che contiene strutture di feedback ed è
quindi competente nel processare informazioni (comunicazione). In un sistema diventano
importanti le differenze cioè le relazioni costitutive del sistema sono attivate dalla percezione delle
differenze (la mente è un sistema relazionale che reagisce ai segni). Per Bateson, se la realtà è
percepita in modo relazionale, ogni evento è significativo in virtù degli effetti che la persistenza o
meno della stessa relazione può produrre sui correlati. In questo caso, ogni processo che coinvolge i
correlati è causato unicamente dalle distinzioni e dalle differenze da essi percepite.

Livelli di comprensione sistemica:


ci sono diversi livelli di comprensione di un fenomeno/problema:
1. Eventi ovvero le cose che incontriamo ogni giorno —> reazione agli eventi
2. I pattern, ovvero gli schemi e le memorie accumulate di eventi che, se collegate in serie nel
tempo, rilevano schemi ricorrenti —> capacità adattiva e di reazione all’ambiente
3. Strutture sistemiche sono viste come generatrici di eventi —> modalità creativa, uno
scenario entro il quale si strutturano i pattern
4. Visione condivisa generatrici di strutture sistemiche (“quali sono le visioni previste, o non,
che possono generare le strutture sistemiche) —> modalità generativa
Esempio sulle slide —> dal combattere l’incendio alla prevenzione dello stesso…
Ragionare sulla sostenibilità vuol dire assumere un ragionamento diverso ma anche un’abitudine
diversa; la condivisione rappresenta una scelta collettiva.

STELLA Model Diagram:

Nel diagramma vi sono stock e flussi, la capacità di accumulare energia termale; un flusso termale
va ad alimentare la vasca (box) e vi è un tubo di uscita, quest’ultimo dipende dal rapporto che ha il
sistema con l’ambiente esterno,la temperatura varia in base a ciò —> da cosa dipende la dimensione
di una popolazione? Numero nascite e numero morti, le nuvole agli estremi sono i confini che io
(ricercatore) mi sono posto; le nascite dipendono dalla natalità mentre la speranza di vita determina
le morti. Le frecce rosse sono le relazioni di attivazioni fra stock e elementi di variazione, una
popolazione può variare anche per l’effetto di densità della popolazione per territorio, questo porta
ad un aumento delle morti.

Complessità in economia: la prima cosa da fare è abbandonare l’analisi fondata sulla statica
comparata per studiare l’evoluzione dei sistemi economici.
Alcuni contributi a questo cambiamento metodologico:
● Joseph Schumpeter e lo studio dei processi innovativi,
● William Brian Arthur e i rendimenti crescenti della tecnologia (Complexity and the
Economy)
BILANCIARE LOOP CON RITARDI: TRABALLARE SULLE ALTALENE
Nella visione classica sappiamo che è il prezzo che mette in regolazione domanda e offerta, tuttavia
questi due sistemi interagiscono tra loro come se fossero su un altalena:
Se guardiamo i loop osserviamo che se la domanda sale i prezzi tendono a salire (ceteris paribus) e
se i prezzi tendono a salire, la domanda tende a scendere. Se le imprese hanno abbastanza stock di
magazzino o se il sistema produttivo è in grado di assorbire l’incremento della domanda, i prezzi non
crescono immediatamente. Poiché la domanda supera la domanda comunque i prezzi
aumenteranno.

Dal lato dell’offerta: un aumento del prezzo fornisce un incentivo in termini di profitto per produrre
di più. Naturalmente occorre del tempo alle imprese per espandere la produzione. L’ampiezza del
ritardo dipende da quanto le imprese sono vicine alla pieno utilizzo delle risorse.

Dal lato dell’offerta:


Per assumere nuovi lavoratori possono bastare pochi giorni mentre acquistare nuovi macchinari
può significare acquistare nuovo spazio per la produzione e per fare ciò servono mesi e forse di più.
Mentre le imprese fanno gli aggiustamenti il gap tra domanda e offerta si allarga e i prezzi tendono
a crescere ulteriormente. E questo induce le imprese ad accrescere ulteriormente i loro piani di
investimento.
Quando l’offerta si adegua alla domanda i prezzi cominciano a scendere.
A questo punto, le imprese si sono espanse eccessivamente causando una caduta dei prezzi.
Quando i prezzi diminuiscono oltre una certa soglia, il prodotto diventa nuovamente attrattivo per i
consumatori e la domanda torna a crescere iniziando un nuovo ciclo nuovamente.

Industria degli aeroplani:


B3: domanda / B4: offerta
Es: Ryanair chiede aerei all’azienda X → l’azienda X aumenta il costo di affitto degli aerei → + profitto
→ azienda X compra più aerei per poter noleggiare di più → ritardo in cui il prezzo scende → nuovi
aerei → avendo molti più aerei il prezzo di ogni singolo ceduto a Ryanair scende → il prezzo è sceso
dunque anche prendere un aereo costa meno → più gente vola con Ryanair → aumento traffico aereo
→ ricomincia tutto

Il caso dei gatti del Borneo modellizzato:


La popolazione umana di un paese sta morendo, inoltre tutte le case del villaggio stanno cadendo a
pezzi, si trovano poi una moltitudine di pesci sulla riva del mare morti… Per quale motivo accade
tutto ciò?
Tutto parte dai ratti, i topi infatti a causa della decimazione della popolazione felina sono molti di
più… Per quale motivo la popolazione felina è decimata?
A causa dei geko, questi infatti sembrano molto più lenti e letargici, la loro velocità di media sembra
essere notevolmente diminuita, questo attraverso una sostanza denominata DDT (un pesticida
bannato dagli USA) , la quale non uccide i geko, bensì i gatti, e poiché questi ultimi mangiano
proprio i geko muoiono…
Ora i geko assumono questa DDT da scarafaggi e bruchi, in particolar modo questi ultimi (bruchi), a
causa della enorme quantità di geko uccisi dai gatti (da cui poi prendono la DDT), diventano così
tanti da distruggere le travi dei tetti e permettere la caduta del villaggio.
La causa della morte dei pesci deriva da ciò che invece mangiano gli scarafaggi e i bruchi, ovvero il
DDT stesso spruzzato sulle capanne secondo un programma di eliminazione dei moscerini (i quali
causavano la peste in un periodo precedente nel villaggio), questo DDT si andava a diffondere nel
terreno prima, poi nei fiumi…!
A questo punto furono paracadutati una serie di gatti nel villaggio così da iniziare una guerra contro
i ratti —> una situazione causata dall’assenza di uno sguardo sistemico!!!

Le condizioni perché un sistema sia sostenibile:


1. Le sostanze estratte dal pianeta non devono aumentare sistematicamente in natura.
2. Le sostanze prodotte dalla società non devono aumentare sistematicamente in natura
3. Le basi fisiche della produttività e della diversità della natura non devono essere sistematicamente
danneggiate.
4. Le Risorse Devono Essere Utilizzate in modo equo ed efficiente.
Pertanto, la domanda strategica che un’imprese deve porsi è:
"Come può la mia azienda aumentare l'efficienza nell'utilizzo delle risorse? Come possiamo
sprecare meno?

Tema 8 —> progettare per distribuire

La distribuzione di ricchezza:
In seguito all’adozione delle politiche di austerità le nazioni devono sopportare il dolore sociale della
profonda diseguaglianza se vogliono creare una società più ricca e più equa; Il problema delle
diseguaglianze dei redditi e la necessità di economie più redistributive...e se puntassimo sulla
redistribuzione della ricchezza?
Per capire il problema delle diseguaglianze cerchiamo di capire cosa è successo all’evoluzione del
welfare state, grosso modo negli ultimi anni, nel Sud Europa

A cosa servono le politiche di welfare (o politiche sociali)?


Proteggere individui e famiglie da una serie di rischi sociali (legati alla vecchiaia, alle malattie,
infortuni, disoccupazione, e altro) e promuovere la redistribuzione delle risorse e delle opportunità di
una buona vita con politiche pubbliche —> obiettivo: prosperità e felicità
Il welfare State è stato la risposta a nuove esigenze sociali emerse da una nuova organizzazione
economica (l’economia di mercato) e da una nuova concezione democratica di Stato dove le
istituzioni acquisiscono un ruolo di regolazione e di intervento nei rapporti sociali ed economici.
Questo ha significato una massiccia crescita della spesa sociale: prima della prima guerra mondiale:
spesa sociale 13% del PIL agli inizi degli anni ‘90: spesa sociale 45% del PIL
Questo significa che l’andamento della spesa pubblica dipende dalle dinamiche (scelte) del welfare.
Es: secondo la società svedese un individuo a 18 anni è sotto le spese della società, non più della
famiglia, fino a quando questo non trova la sua indipendenza economica —> questo dimostra come
i welfare siano diversi da stato a stato. *

Possiamo distinguere tre regimi fondamentali di welfare capitalism a partire dagli esiti prodotti in
due dimensioni:
1. il grado di demercificazione, cioè la capacità dei sistemi di welfare di sottrarre un individuo
alla dipendenza dal mercato del lavoro per soddisfare le necessità essenziali —> l’individuo
per vivere deve lavorare, anche con un lavoro poco pagato, per non essere schiacciate nel
mercato del lavoro vi sono comunque dei sussidi, non per tutti
2. il grado di destratificazione, cioè la capacità dell’intervento di welfare state di limitare
l’impatto delle differenze di classe sociale nel soddisfacimento dei bisogni —> il fatto per
alcuni individui di partire svantaggiati rispetto ad altri per le loro condizioni economiche
Differenti tassonomie di welfare:
- Regime liberale (USA e Gran Bretagna: con gradi minori di demercificazione e di
destratificazione. Lo Stato interviene in maniera selettiva su classi di soggetti in maggiore
difficoltà. Il mercato è fonte primaria di risposta ai bisogni degli individui. Il welfare state è
stratificato rispetto allo status socioeconomico delle persone (welfare dei poveri e welfare
dei ricchi).
- Regime conservatore-corporativo (Germania e Francia - ordo capitalismo, dove vi è un
forte legame tra privato e pubblico ) con grado medio di demercificazione e basso grado di
destratificazione (rimangono le diversità sociali perché in questi paesi vengono richiesti
contributi in funzione della posizione). Lo Stato interviene con schemi assicurativi
obbligatori (pubblici) per mettere al riparo le persone da rischi sociali. Lo schema
assicurativo è legato alla posizione occupazionale per cui vengono mantenute le differenze
di status tra individui e famiglie nelle risposte ai loro bisogni.
- Regime socialdemocratico (Paesi Scandinavi) ha come obiettivo mantenere alto il grado di
demercificazione e di destratificazione con programmi universalistici di stato sociale. Il
riferimento è il cittadino e non la persona a basso reddito o il lavoratore.
Nel primo caso il soggetto era la persona a basso reddito, nel secondo il soggetto da tutelare è la
figura del lavoratore, nel terzo invece è il cittadino (*).

Regime mediterraneo:
Dove si posizionano i paesi dell’Europa del Mediterraneo (Portogallo, Spagna, Italia e Grecia)?
Esiste una quarta Europa sociale con un profilo misto rispetto ai precedenti basato su
● programmi assicurati in campo pensionistico
● sistemi universalistici in sanità
● scarso sviluppo di politiche assistenziali contro il rischio di povertà
● politiche sociali maggiori per lavoratori più tutelati (dipendenti pubblici e lavoratori in grandi
aziende) e lavoratori meno tutelati ( lavoratori in PMI, stagionali, precari, ecc.)
● elevato particolarismo, a tratti clientelare, nella concessione di benefici a determinate
categorie sociali che porta alla frammentazione dei diritti sociali (opposto dell’ universalismo
del III regime).

Il regime dei paesi dell’Europa del Mediterraneo sono quindi caratterizzati da un basso grado di
defamilizzazione, una demercificazione asimmetrica (alcuni lavoratori e non altri) e un basso grado
di destratificazione (il sistema delle politiche sociali non favorisce l’ascensione sociale).
Dagli anni ‘90 sono avvenute alcune trasformazioni:
• rallenta la spinta espansiva del welfare state in seguito al cambiamento dei bisogni sociali della
popolazione (vedi cambiamenti demografici o migratori);
• arrivo della recessione e delle politiche di austerità che hanno minato l’infrastruttura dei sistemi di
protezione sociale in questi paesi.

Post 2008: L’esplosione della crisi del 2008-2010 e le politiche di austerità hanno influenzato le
politiche sociali dei paesi dell’Europa del Mediterraneo.
Cosa ha generato la crisi economica legata alle difficoltà di tenuta del sistema bancario (credit
crunch)?
Una forte riduzione del PIL (questa è superiore alla riduzione del sistema bancario iniziale).
La crisi del credito, riduce gli investimenti delle imprese, diminuzione della produzione, aumento
della disoccupazione, diminuzioni dei redditi, diminuzione della domanda, ulteriore diminuzione
della produzione,...
L’aumento della disoccupazione porta con sé un aumento della spesa per la protezione sociale per
contrastare gli effetti negativi dell’aumento della disoccupazione.
L’aumento di minori entrate (meno entrate dalla tassazione) e maggiori spese (aumento protezione
sociale) hanno generato un aumento esponenziale dei deficit pubblici: nel 2009 questi paesi, in
particolare la Grecia (15%), registravano un deficit medio del 10% circa che a sua volta ha portato ad
un aumento del debito pubblico e ad una crescita esponenziale degli interessi sul debito.
Da un lato un aumento delle uscite dall’altro una diminuzione delle entrate (mi diminuisce la
tassazione) —> deficit !

Soluzione adottata? Politiche di austerità, esse sono un insieme di strumenti che tendono a
riportare in ordine i conti pubblici attraverso politiche di contenimento della spesa (mercato del
lavoro, pensionamento, sanità).
Per la Grecia, un pacchetto di prestiti di 110 miliardi in cambio di un pesante piano di aggiustamento
fiscale (aumento tasse) disegnato attorno a tagli di spese di welfare (tagli pensioni, sanità e tutele
lavoratrici come ad esempio i sindacati) e del personale della PA. In seguito anche Portogallo e
Irlanda si sono trovate in una situazione critica con una «crisi del debito» (difficoltà dello Stato di
finanziarsi sui mercati internazionali se non a tassi di interesse molto elevati)
2010-2011: crisi del debito e intervento della Troika (FMI, BCE, Commissione Europea) con robuste
politiche di austerità fiscale (alta tassazione e riduzione della spesa pubblica) e riforme strutturali a
fronte di prestiti finanziari.

In questo quadro di crisi, il welfare del Sud Europa andava ristrutturato!


E’ vero che non era robusto e coerente (forte carico di responsabilità di protezione sociale a carico
delle reti familiari, problemi di squilibrio funzionale e distributivo, forte particolarismo a tratti
clientelare) ma il path-shifting non ha creato una direzione di chiaro miglioramento (in termini di
efficacia) della spesa sociale.
Interventi di welfare più rivolti a ridurre la spesa pubblica e meno alle necessità poste dalla crisi.

Politiche di austerità: scelte non dipese da ciò che gli individui volevano bensì dalle scelte di
organizzazioni neoliberiste credenti che le società funzionano meglio solamente se l’individuo crede
nell’importanza del solo lavoro
- riforma del mercato del lavoro: decentramento contrattuale (asimmetria di potere tra
impresa e lavoratore), flessibilizzazione del mercato del lavoro (il datore ti può chiedere di
lavorare di più a seconda dei suoi bisogni), indebolimento delle tutele contro il
licenziamento, (frammentazione dei diritti), diminuzione della spesa per il personale nel
settore pubblico.
- riforma del sistema pensionistico: passaggio ad un sistema pluri-pilastro (pubblico-privato →
doversi tutelare personalmente nel sistema privato per poter garantire la mia pensione);
armonizzazione degli schemi pensionistici fra le diverse gestioni (per i lavoratori pubblici e
privati); il contenimento della spesa pensionistica (problema dell’invecchiamento della
popolazione a fronte di una bassa crescita economica); cambiamento da una logica
retributiva ad una contributiva e impulso alle pensioni private (calcolo sulla base retributiva
passa ad un calcolo contributivo → la pensione dipende da quanto tu contribuisci)
- riforma del sistema sanitario: tagli alla spesa reale della sanità (congelamento degli
incrementi salariali, stop del turn-over per il personale, tagli nei servizi convenzionati con il
privato, aumento dei ticket, attenzione all’appropriatezza della spesa sia farmaceutica che in
prestazioni.

Risultati delle politiche —> hanno avuto la funzione di aumentare le disuguaglianze sociali, c’è chi
vede nelle politiche del lavoro e quelle pensionistiche un taglio dei diritti al lavoratore e pensionato e
chi le vede come forma di ristrutturazione dell’economia necessario, è evidente tuttavia il taglio dei
diritti alla salute.
Come ridurre le disuguaglianze?
La teoria economica ci dice: se vogliamo diminuire le disuguaglianze dobbiamo espandere
l’economia (far lievitare la torta, cioè il PIL).
Secondo Vilfredo Pareto, questo obiettivo di crescita è più facilmente raggiungibile se sono i ricchi a
farlo.
Secondo Simon Kuznets le disparità di reddito sono elevate in una fase di crescita dell’economia, per
poi diminuire quando la crescita economica aumenta.
Ma non dovrebbe verificarsi «la trappola del successo» (i ricchi diventano più ricchi e i poveri più
poveri)? Perché le diseguaglianze tendono a diminuire al crescere dell’economia?
Kuznets pensava che questo fenomeno dipendesse dalle migrazioni dalla campagna verso la città.
Considerazione falsa, dalla quale però si è radicata l’osservazione che: nelle prime fasi dello sviluppo,
la disuguaglianza tendeva ad aumentare, poiché i benefici della crescita maturavano in una piccola
parte della popolazione. Tuttavia, man mano che le economie progredivano, la disuguaglianza
raggiunse un picco e poi iniziò a diminuire.
—> la diseguaglianza è uno stadio inevitabile nel percorso verso il successo economico.

Casi particolari: La curva di Kuznets è stata smentita come legge da diverse osservazioni. Rilevante
quella dello sviluppo di Corea del Sud , Giappone, Indonesia e Malesia che tra la metà degli anni ‘60
e gli anni ’90 osservarono una rapida crescita economica e una scarsa diseguaglianza nonchè una
caduta del tasso di povertà.
COME?
- Riforma dei terreni agricoli con aumento dei redditi dei piccoli proprietari terrieri
- massicci investimenti pubblici in sanità e istruzione
- politiche industriali con crescita dei salari dei lavoratori e blocco dei prezzi dei generi
alimentari
Da un lato hanno sostenuto la crescita economica e dall’altro hanno anche permesso una
distribuzione equa.

Differenza reddito / ricchezza: il reddito è un flusso di rendita che alimenta il bene patrimoniale che
è la ricchezza.

Studio di Piketty: un’analisi di lungo periodo delle dinamiche capitalistiche chiedendosi non solo
chi guadagna cosa ma anche chi possiede cosa.
Parte da una distinzione tra soggetti che possiedono il capitale e quelli che possiedono solo il loro
lavoro.
Dal confronto dei trend di crescita di queste fonti di reddito per questi due gruppi giunge alla
conclusione che le economie occidentali sono su un percorso di incrementi pericolosi delle
diseguaglianze.
Perché? perché la rendita di capitale tendenzialmente è cresciuta più velocemente dell’economia
nel suo complesso (crescita del PIL), generando così un aumento della concentrazione della
ricchezza.

PUÒ LA DISEGUAGLIANZA DANNEGGIARE LA SOCIETÀ? Alcuni studi hanno messo in evidenza che
è la diseguaglianza e non la ricchezza il fattore che influenza di più il benessere di una nazione.

Conclusione:
La diseguaglianza non fa crescere più velocemente. Semmai rallenta la crescita. E lo fa disperdendo
il potenziale della popolazione impegnata nella soddisfazione di bisogni basilari. Questa conclusione
evidenzia la fallacia della curva di Kuznets e occorre costruire un nuovo approccio alla distribuzione
della ricchezza

L’economia greca è debole perché si basa su pochi settori industriali molto connessi tra loro, si
basano poi tutti sull’industria turistica che ha una serie di limitazioni.

Società più eque nella distribuzione della ricchezza.


La redistribuzione della ricchezza si basa sulla distinzione in base al reddito: inevitabilmente ciò
produce disuguaglianze, più le imprese grandi eliminano quelle piccole più cresce la concentrazione
della produzione nelle mani di poche imprese.
E’ possibile disegnare dall’inizio una società più equa? Bisognerebbe farlo partendo proprio dalle
istruzioni, l’obiettivo è quello di creare una distribuzione più equa e non creare un’economia capace
di creare per ridurre le disuguaglianze, in questo modo si ha una visione sistemica che cerca di
prevenire il problema.
Efficienza: massimizzare l’utilità nell'utilizzare le risorse
Efficace: raggiungere l’obiettivo.
SOCIETÀ PIÙ EQUE: RICOSTRUIRE I NETWORK
Quello che bisogna fare è portare tutti sopra la soglia minima della ciambella (sopra la base sociale
della ciambella), come? Modificando la distribuzione del reddito e della ricchezza, del tempo e del
potere (es: tasse di successione in Italia sono molto basse rispetto ad altri paesi europei, sopra il
milione di euro il tasso per questa tassa aumenta progressivamente).
Il punto di partenza è la progettazione di istituzioni e norme in modo tale che la ricchezza nella
società sia più equamente distribuita.
Una soluzione è la ricostruzione di un senso comunitario in cui i soggetti sono molto collegati tra
loro, grandi network, economie di prossimità che con la globalizzazione è sparita (es: Veneto negli
anni 80’ nel “Miracolo del nordest” con tante piccole imprese in grande crescita)

Vantaggi dei network: è un sistema più stabile da un punto di vista sistemico, ci sono maggiori
soluzioni di equilibrio perché ci sono tanti flussi, le proprietà emergenti dei sistemi
I network sono strutture che distribuiscono in maniera affidabile le risorse all’interno di un sistema.
L’obiettivo di un sistema – o meglio di un ecosistema – è quello di raggiungere, sì, l’efficienza ma
anche la sua resilienza.
L’efficienza viene raggiunta ottimizzando e semplificando il flusso di risorse per raggiungere
l’obiettivo stabilito.
Cosa succede se il sistema punta tutto sull’efficienza? Diventa vulnerabile
La resilienza dipende dalla differenziazione e ridondanza del network. in altre parole, sfruttare le
molte connessioni e opzioni alternative del network in periodi di shock o di cambiamento.
Cosa succede se un sistema punta tutto sulla resilienza? Il sistema diventa «troppo robusto» e
perde vitalità.
È necessario trovare un equilibrio tra i due obiettivi cioè tra diversità e distribuzione
Diversità e Distribuzione: se troppi attori forti, riduzione di attori medi e piccoli = economia iniqua e
fragile
Necessario rivitalizzare la rete d’imprese di PMI, investire su sviluppo locale, capitale umano e
comunitario e del business su piccola scala

Redistribuire reddito e ricchezza:


Le politiche utilizzate per la redistribuzione della ricchezza sono:
❖ le tasse progressive sul reddito e trasferimento in denaro
❖ misure di protezione del mercato del lavoro (salario minimo)
❖ fornitura di beni pubblici (sanità, istruzione, edilizia sociale).
Le politiche neoliberiste respingono tutti questi strumenti perché favoriscono all’inattività
E’ necessario aprire un dibattito nell’opinione pubblica sulla redistribuzione della ricchezza che
genera il reddito.
E’ utopistico progettare una redistribuzione della ricchezza e rivedere le dinamiche socio-
economiche generate dal possesso della ricchezza?

Cinque Opzioni: alcune di queste opzioni dipendono da riforme statali per cui richiedono un
processo di cambiamento di lungo periodo. Altre possono essere avviate da movimenti dal basso e
quindi possono iniziare in ogni momento.
1. Possesso della terra
2. Creazione del denaro
3. L’impresa
4. La tecnologia
5. La conoscenza

A CHI APPARTIENE LA TERRA?


Diritti fondiari: metodo diretto per ridurre le disuguaglianze
Possesso della terra, richiesta di prestiti, aumento della produzione, maggiore stabilità del reddito
familiare.
Normalmente redistribuzione della ricchezza prodotta dalla terra attraverso la tassazione della terra.
E se la terra fosse di proprietà della comunità? Fosse quindi un bene comune e quindi
l'organizzazione della comunità fosse un’alternativa?

LA CREAZIONE DEL DENARO:


La moneta fisica viene prodotta dalla Banca Centrale ma quella che noi vediamo circolare è
prevalentemente moneta bancaria cioè prodotta attraverso l’attività creditizia delle banche
(finanziamenti, carte di credito, assegni circolari, bonifici e giroconti,…).
Come si produce la moneta bancaria?
❖ Depositi di moneta presso una banca
❖ Le banche non hanno l’obbligo di tenere (a custodia) tutta la moneta depositata
❖ Le banche impiegano parte dei depositi a chi chiede credito
❖ Chi ottiene credito utilizzerà le somme per acquistare beni (risorse, intermedi, finali) e servizi.
Di fatto effettuerà altri scambi.
❖ Chi riceverà i pagamenti effettuerà nuovi depositi,…..
La moneta in circolazione è prodotta attraverso il moltiplicatore dei depositi

Quando la moneta viene utilizzata per acquistare immobili, terreni, titoli azionari non producono
nuova ricchezza (valore aggiunto) con la quale pagare il prestito bancario bensì generano un
rendimento che fa aumentare il prezzo dei beni esistenti.
Esempio: se aumenta la disponibilità di mutui, aumenta la domanda di immobili, aumenta
l’indebitamento delle famiglie, aumento di quote del reddito nazionale al pagamento di interessi sui
mutui e minore disponibilità di credito per attività imprenditoriali di PMI (che generano valore
aggiunto), si creano bolle speculative e instabilità finanziaria.

Si potrebbe ridisegnare il funzionamento del circuito bancario, richiedendo alle banche di


mantenere riserve pari ai presti erogati, garantendo in tal modo la copertura di ogni debito con altri
risparmi o con il capitale della banca.
Una politica di supporto al settore produttivo potrebbe essere caratterizzata da prestiti a tassi di
interesse bassissimi (per esempio per investimenti di lungo periodo in particolari linee strategiche).
Queste manovre di politica economica darebbero linfa allo sviluppo economico, ad una economia
stabile e resiliente e si ridurrebbe la dimensione delle attività che generano rendita (ricchezza
sottratta al processo di sviluppo economico).

La moneta potrebbe essere utilizzata diversamente nelle diverse fasi del ciclo economico.
Per recessioni lievi: diminuzioni dei tassi di interesse per facilitare prestiti e credito
Per recessioni profonde: le banche centrali ricomprano titoli di stati e immettono moneta nel
sistema (Quantitativ easing, QE) sperando che le banche commerciali sostengano e promuovono
l’espansione del business produttivo.
E se le banche centrali in una fase di depressione economica distribuissero direttamente alle
famiglie nuovo denaro anziché al sistema bancario per riparare ai debiti contratti (QE popolare)?
E sostenessero progetti di infrastrutturazione sostenibile con un QE verde?

In sostanza: si può riprogettare il circuito monetario-finanziario nelle sue finalità e nella sua
struttura, immaginando ad esempio l’introduzione di valute complementari:
→ Valuta Complementare
Risponde alla necessità di una comunità locale di possedere uno strumento di scambio meno
esposto al rischio al quale è esposta la moneta ufficiale: la tesaurizzazione. Cioè è una moneta che
non frutta interessi e quindi non ha senso «risparmiarla» ma, al contrario, serve per favorire gli
scambi locali
Le monete complementari, quando ben regolamentate, portano vantaggi alle imprese (in termini
di minor assorbimento di capitale circolante), ai consumatori (in termini di maggior potere di
acquisto), alle amministrazioni locali (in termini di rilancio dell’attività economica delle filiere
territoriale) e alle stesse banche.
SOCIETÀ PIÙ EQUE: VALORIZZARE IL LAVORO
Sebbene le economie occidentali negli ultimi decenni abbiano continuato a crescere, i salari sono
cresciuto in misura inferiore o, in alcuni casi, sono rimasti stabili
È evidente che i guadagni dei lavoratori
non hanno seguito il principio economico delle variazioni della produttività relativa bensì il
principio del potere relativo. Infatti è aumentato il potere degli azionisti.
L’impresa dovrebbe distribuire il valore che crea secondo due principi importanti (Marjorie Kelly):
l’appartenenza radicata e la finanza azionaria.
L’obiettivo dovrebbe spostarsi dalla massimizzazione del profitto alla produzione del benessere
sociale.

SOCIETÀ PIÙ EQUE: LA TECNOLOGIA COME BENE COMUNE?


La teoria economica ci dice che non è possibile. Sono i diritti di proprietà che rendono appetibile
l’investimento in innovazione tecnologica perché in tal modo le imprese possono recuperare i costi
iniziali sostenuti e ricavare un guadagno.
Aumento della tecnologia:
Quali sono gli effetti attesi delle tecnologie digitali?
È plausibile l’ipotesi di una crescente segregazione economica all’aumentare delle tecnologie
digitali nei processi produttivi?
Ragioniamo sulle conseguenze occupazionali e ambientali di questo processo
Ipotesi per un cambiamento:
- tassare l’energia utilizzata per la produzione e ridurre la tassazione sul lavoro
- reddito garantito per tutti
- distribuire dividendi sui robot
- introdurre royalties per gli utilizzi della conoscenza prodotta con fondi statali.

SOCIETÀ PIÙ EQUE: DI CHI SONO LE IDEE?


La crescita delle leggi sulla proprietà intellettuale sta limitando l’innovazione (da strumento a
vincolo!)
E se la conoscenza diventasse open- source grazie alla diffusione di beni comuni partecipativi
(processi di co-creazione)?
Di che cosa avremo bisogno?
- Di una regolazione da parte dello stato, da una partnership da parte dello stato alla
creazione di un bene comune.
- insegnare l’imprenditorialità sociale
- che la conoscenza pubblica sia bene comune
- finanziare con fondi pubblici spazi di produzione comunitari
- favorire organizzazioni civiche per l’innovazione

SOCIETÀ PIÙ EQUE: DIVENTARE GLOBALI


Ridurre le disuguaglianze tra paesi, Come?
- Resistere all’esternalizzazione del mercato
- Proteggere il pianeta
- Condividere in maniera più equa il valore economico che viene prodotto
- Proteggere alcuni beni fondamentali della terra a beneficio di tutti
Dove sta il problema? Nella governance di questo progetto globale
Tema 9 → Creare per rigenerare
La Thatcher affermava che negli anni 80’ il capitalismo era l’unico sistema economico possibile!
Ma quale capitalismo?
- Libero mercato
- Libero commercio
- Globalizzazione economica

La politica diventa strumento tecnico per il funzionamento del sistema economico governato dalla
finanza
I danni prodotti (effetti collaterali) come la degradazione dell’ambiente o l’aumento della povertà
diventano occasioni...per crescere

LA CURVA AMBIENTALE DI KUZNETS


Ironia della sorte: La curva di Kuznets trova un nuovo campo di applicazione e di successo sebbene
gli autori dello studio avessero sottolineato che i dati ecologici utilizzati fossero limitati a contesti
specifici e non rilevassero fenomeni come la perdita di biodiversità, degrado del suolo,
deforestazione ed emissioni globali di gas serra.
Inoltre nello studio sottolineano che la diminuzione dell’inquinamento (locale) a fronte di un
aumento del reddito pro- capite non significava che ci fosse una relazione causale tra i due
fenomeni.

CRESCITA E INQUINAMENTI
Gli economisti mainstream tradussero questa relazione come «la crescita economica contribuisce a
riparare il danno prodotto negli anni precedenti», sempre in linea con la filosofia «per andare meglio
prima si va peggio».
Sebbene il risultato di Grossman e Krueger non si sia dimostrato robusto, gli economisti mainstream
hanno sviluppato tre possibili spiegazioni di questa (presunta) correlazione:
1. Con redditi più elevati i cittadini acquistano sensibilità e attenzione per la qualità dell’ambiente;
2. Con l’aumento della ricchezza, le industrie nazionali possono acquistare tecnologie meno
inquinanti;
3. con l’aumento della ricchezza nazionale, aumenteranno i servizi e diminuirà la manifattura

Perché queste spiegazioni non risultano credibili? Altri studi dimostrano che:
- nei paesi dove il reddito è distribuito in modo più equo, dove più persone sono alfabetizzate
e dove i diritti civili e politici sono più rispettati, la qualità dell’ambiente è migliore......
possiamo ancora sostenere che è solo una questione di crescita economica?
- Le pressioni di cittadini su aziende e governi per ottenere standard ambientali più severi
sono molto più determinanti delle strategie di miglioramento tecnologico delle imprese
all’aumentare dei profitti.
- passare dalla produzione ai servizi significa fare cost-shifting e cioè spostare altrove
l’inquinamento ambientale (delocalizzazione dell’inquinamento)

Oggi abbiamo molti più dati su stock e flussi materiali rispetto agli anni ‘90 e la descrizione che
otteniamo è la seguente:
- l’estrazione e trasformazione delle risorse naturali nei paesi ad alto reddito è diminuita tanto
da dimostrare il disaccoppiamento tra produzione della ricchezza e utilizzo delle risorse
vergini. Ma possiamo veramente parlare di crescita green?
Dati internazionali dimostrano che se si calcola l’ecological footprint rispetto all’uso di materie prime
provenienti da tutto il mondo per produrre beni consumati in una nazione (quindi anche i beni
importati), la crescita green, cioè con disaccoppiamento crescita-risorse, non c’è.

È SOSTENIBILE PENSARE ANCORA «nel frame» DELLA CURVA DI KUZNETS?


Da una progettazione degenerativa.... a una progettazione rigenerativa
Sistema industriale si basa su una catena di rifornimento (oggi chiamata catena del valore)
prendere-lavorare-usare-buttare via
Questa organizzazione è errata poiché entra in conflitto con il mondo vivente in quanto distrugge il
processo sistemico dei cicli naturali.
Quelle che vengono prodotte non sono esternalità negative risolvibili attraverso l’internalizzazione
con quote o tasse.
Sono costi sociali.

LE POLITICHE AMBIENTALI FUNZIONANO?


Germania: eco-tassa sui combustibili fossili (1999-2003): p (trasporti, elettricità riscaldamento)
imposte sui salari (di pari ammontare)
Effetti ambientali: riduzione dell’emissione del carbonio 3%
riduzione dei consumi del 17% aumento car-sharing del 70% 250.000 nuovi posti di lavoro
California: dal 2013 progetto cap-and-trade (Carbon emission trading ETS)
obiettivo: portare le emissione di carbonio ai livelli 1990 entro il 2020
Il governo definisce il tetto massimo delle emissioni e rilascia una quantità di quote di emissione
coerente con tale tetto. Chi emette inquinanti deve detenere quote per ogni tonnellata di gas serra
che viene emessa. Le aziende possono acquistare e vendere le quote e questo mercato stabilisce il
prezzo delle emissioni.

CAP AND TRADE IN EU: PRO E CONTRO


PRO:
- fa pagare a chi inquina le proprie emissioni di gas serra (Le aziende che superano il limite
massimo sono tassate, mentre quelle che riducono le emissioni possono vendere o
scambiare i crediti non utilizzati)
- Chi inquina contribuisce a ridurre le emissioni e genera entrate per finanziare la transizione
verde dell’UE
- copre le emissioni di circa 10.000 impianti del settore energetico e dell'industria
manifatturiera, nonché degli operatori aerei che volano all'interno dell'UE e partono verso la
Svizzera e il Regno Unito, ovvero circa il 40% delle emissioni dell’UE
- coprirà anche le emissioni del trasporto marittimo a partire dal 2024.

CONTRO
- Gli oppositori del cap and trade sostengono che potrebbe portare a una sovrapproduzione
di inquinanti fino ai livelli massimi stabiliti dal governo ogni anno, poiché i livelli consentiti
potrebbero essere fissati in modo troppo generoso, rallentando di fatto il passaggio a
energie più pulite.
- i crediti di emissione (e persino le sanzioni e le multe per il superamento del limite massimo)
sono solitamente più economici della conversione a tecnologie e risorse più pulite.
- il meccanismo del "commercio" non viene sempre seguito. Alcuni crediti vengono venduti
all'asta al miglior offerente o addirittura regalati. Ciò significa che a un'azienda non costa
nulla aumentare le proprie emissioni.
- La maggior parte delle industrie non dispone di dispositivi che aiutano a monitorare e
determinare la quantità di emissioni. Questo rende relativamente facile per le aziende
imbrogliare sui loro rapporti sulle emissioni.
- Le risorse energetiche rinnovabili sono ancora relativamente nuove e sono anche costose.
- Non c'è coerenza globale nel sistema cap-and-trade

LE TARIFFE DIFFERENZIATE
Maggiore utilizzo di una risorsa ambientale maggiore la tariffa da pagare
Esempio: Consumo dell’acqua
- Tariffa base per tutti stimata rispetto all’utilizzo minimo giornaliero necessario per i bisogni
essenziali;
- Il consumo in eccedenza viene pagato molto di più, (l’acqua per irrigare il prato costa molto
di più dell’acqua da bere)
- Sebbene questa differenziazione sia un incentivo a rivedere i piani di consumo dell’acqua,
può essere una misura inefficace per tutti coloro che possedendo un reddito elevato
continuano a consumare con la stessa intensità.

ESISTE LA POSSIBILITÀ DI FARE BUSINESS NEL MODELLO RIGENERATIVO DELL’ECONOMIA?


1. NON FARE NIENTE: fino a quando non ci saranno vincoli normativi, le imprese sfruttano i
benefici dati dal funzionamento dell’attuale sistema economico (business as usual)
2. FARE CIÒ CHE RIPAGA: fare attività che perseguono l’efficienza ecologica tagliando i costi
per rafforzare il valore aziendale
3. FARE LA PROPRIA PARTE NELLA CONVERSIONE ALLA SOSTENIBILITÀ: individuare quanti
interventi fare per ridurre l’impatto ambientale della produzione e distribuzione. «fare la
propria parte» può diventare «prendersi la propria parte». I limiti del pianeta possono essere
visti come una torta da spartire (quante tonnellate di CO2 posso emettere?)
4. NON FARE DANNI (impatto zero): progettare qualsiasi cosa da un edificio ad uno spazzolino
da denti con l’obiettivo di «missione zero», cioè impatto ambientale nullo
5. PRENDERSI CURA DI: della biosfera e del benessere degli altri. Assumersi la responsabilità
(consapevolezza?) dello stato di salute del mondo vivente

RIPROGETTARE: ECONOMIA CIRCOLARE


L’economia circolare è rigenerativa poiché si basa sullo sfruttamento delle connessioni naturali tra i
flussi materia-energia.
Scopo dell’economia circolare
Ridurre al minimo - rallentando, chiudendo e rimpicciolendo - i cicli dei materiali e dell'energia
Come?
Attraverso un design di lunga durata e garantendo manutenzione, riparazione, riutilizzo,
rifabbricazione, riciclaggio

Life Cycle Assessment (LCA → valutazione del ciclo di vita): presa di decisioni strategiche avendo in
mente anche l’impatto ambientale di un qualsiasi prodotto/servizio, dunque questo strumento
misura le performance ambientali dall’acquisizione delle materie prime al loro smarrimento o
performance ambientale di un certo processo tecnologico.
Uno studio LCA viene strutturato in 4 fasi:
1. definizione di scopi e obiettivi
2. Analisi di inventario
3. Valutazione degli impatti
4. Interpretazione e miglioramento
Es: l’impatto di un hamburger solo di formaggio è decisamente maggiore, a livello di inquinamento,
rispetto a un hamburger vegano.
Se consideriamo l’impatto ambientale di un treno rispetto a quello dell’aereo, questo è nettamente
inferiore, il costo ambientale per il movimento delle persone.
O ancora quanto sostenibile è il nostro outfit? Chiederci quanto impatto abbia l’acquisizione di un
determinato capo di abbigliamento.

ECONOMIA CIRCOLARE:
★ La circolarità presta attenzione ai flussi di materiali ed energia (focus sull'uso delle risorse)
★ Si presume che i processi economici siano irreversibili
★ I processi economici sono interconnessi con ogni ecosistema
★ Sono collegati direttamente o indirettamente
Nuove domande:
➢ Dove vengono estratte le materie prime?
➢ Come vengono trasportate (logistica)?
➢ Come viene organizzata la gestione dei rifiuti?
➢ Qual è l'impatto della produzione sul sistema ecologico (suolo, acqua, aria)?
Nell’economia circolare la questione centrale del processo economico si sposta dall’efficienza
produttiva all’efficienza energetica poiché l’obiettivo è quello di avere risorse disponibili in futuro e
non nel breve periodo

RIPROGETTARE: LE CITTÀ
Città rigenerativa?
● Pensata come un ecosistema che scambia energia con la natura circostante
● Nuove forme di approvvigionamento energetico e di mobilità
Nuove domande:
➢ Quali altri benefici si possono aggiungere nel realizzare questo investimento? Si possono
condividere questi benefici?
➢ Come insegnare alle persone a gestire nuovi flussi di energia pulita?
➢ Tutte queste soluzioni «rinnovabili», lo sono veramente?

RIPROGETTARE: LA FINANZA
Dalla creazione di valore finanziario alla creazione di valore reale
Limitare la finanza speculativa a breve termine e incentivare la finanza legata ad investimenti a
lungo termine (capitale paziente)
Nuovi obiettivi:
● Usare il denaro per generare cambiamenti positivi in ambito sociale, ambientale e culturale
● Riprogettare la moneta?

AMBIENTE-ECONOMIA-SOCIETÀ → Quale relazione possiamo immaginare tra queste tre


dimensioni?

Nell'Economia del Bene Comune l'impresa è un'organizzazione al servizio della società, chiamata a
soddisfare i valori umani fondamentali e a rispondere alle sfide sociali e ambientali attraverso
l'attività economica.
Il denaro e il profitto non sono più il fine dell'attività economica, ma solo mezzi.
L'obiettivo è il bene comune e il benessere di tutti! Un'impresa fa profitto per servire il bene comune.

Tema 10 → Essere agnostici di fronte alla crescita

Che cosa significa porre i limiti ambientali e sociali alla crescita? In altre parole, cosa significa
produrre e consumare dentro alla ciambella? Quali conseguenza per la crescita?

IL FASCINO DELLA CRESCITA → Gli economisti non si pongo facilmente la seguente domanda:
cosa succede al sistema socio-economico con il perseguimento della crescita? Un sistema
economico che cresce al 3% significa che raddoppia in 20 anni.

GLI STADI DELLA CRESCITA DI W.W. ROSTOW (1960): Sviluppo regionale: susseguirsi di fasi
ognuna delle quali è caratterizzate da produttività fattoriale e da rapporto capitale/lavoro crescenti è
livelli di benessere e ricchezza pro capite sempre più elevati.
Fasi:
1. Autarchia → Condizioni di autosufficienza in una economia di sussistenza
2. Specializzazione → Specializzazione dell’economia locale nella produzione di alcuni beni
primari
3. Trasformazione → Dall’economia agricola all’economia industriale
4. Diversificazione → Diversificazione dell’attività manifatturiera
5. Terziarizzazione → Espansione dell’attività terziaria
Susseguirsi di fasi ognuna delle quali è caratterizzate da produttività fattoriale e da rapporto
capitale/lavoro crescenti → livelli di benessere e ricchezza pro capite sempre più elevati.
E se introducessimo almeno un fattore limitante della crescita? Ma quando si raggiunge il fattore il
livello massimo del fattore limitante che succede? Esiste una stabilizzazione. E dentro la
stabilizzazione si può prosperare.

➢ I paesi con una crescita elevata (che sono i paesi a basso reddito) si trovano in questa parte
della curva e ottengono benefici evidenti nell’economia nazionale in termini di posti lavoro,
dotazione di infrastrutture, servizi pubblici, qualità della vita
➢ Sono i paesi ad alto reddito e a bassa crescita di fronte alla criticità ambientale e a crescenti
diseguaglianze. Cosa devono fare rinunciare alla crescita?

LE POSIZIONI TEORICHE SULLA CRESCITA:


Diverse posizioni:
❖ Quanto potrà essere efficiente l’economia circolare?
❖ Il costo dell’energia solare scenderà abbastanza da fornire energia rinnovabile in
abbondanza?
❖ E’ possibile immaginare un’agricoltura che non sia intensiva e che riesca a sfamare tutti?
❖ Le città continueranno ad essere i motori della produzione del PIL?
❖ Quanto sono sostenibili le tecnologie digitali?

SOSTENITORI DELLA CRESCITA VERDE — SOSTENITORI DELLA DECRESCITA


(CONSERVAZIONE?)
LA CRESCITA ECONOMICA È ANCORA NECESSARIA E QUINDI DEVE ESSERE POSSIBILE — LA
CRESCITA ECONOMICA NON È PIÙ POSSIBILE E QUINDI NON È NECESSARIA

CRESCITA E DECOUPLING (DISACCOPPIAMENTO): Possiamo distinguere 3 meccanismi per


dissociare la produzione economica dall'uso delle risorse:
1. Il cambiamento tecnologico - "produrre di più con meno".
2. Il rallentamento dei cicli delle risorse con l'introduzione di beni più durevoli;
3. La sostituzione - tra risorse naturali o altri fattori di produzione, come materiali primari o
secondari, beni nuovi o rigenerati, o con beni e servizi a diversa intensità materiale

In particolare il disaccoppiamento assoluto si ritiene sia perseguibile (da parte degli economisti che
credono nella crescita):
➔ Attraverso la sostituzione delle fonti energetiche dalle fonti fossili a quelle rinnovabili
➔ Aumentando l’economia circolare (riduzione dei rifiuti)
➔ Incrementando la digitalizzazione

Non credere di dover crescere ad ogni costo.


Ridisegnare le strutture finanziarie, politiche e sociali che hanno reso «normale» la crescita.
Che cosa ci vuole per progettare un'economia che possa gestire la crescita del PIL senza inseguirla,
affrontarla senza dipendere da essa, abbracciarla senza esigerla?

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