Economia Politica
Economia Politica
Il PIL: Innanzitutto è una misura contabile, ovvero una tecnica che serve per tracciare tutti i
movimenti delle merci e dei servizi, questi metodi sono convenzioni sociali in evoluzione (riflettono
le idee, teorie e ideologie dell’epoca nella quale vengono sviluppati). La contabilità è di per sé un
sistema di valori (registra valori), viene registrato ciò che genera valore economico. Il prezzo, secondo
la teoria economica dominante, è il meccanismo che mette in equilibrio il mercato (domanda e
offerta).
Il PIL è influenzato dalla teoria del valore sottostante. Il PIL si basa sul valore aggiunto (per fare il
pane ho bisogno della farina, colui che lo fa, energia elettrica…) ovvero il valore monetario che viene
prodotto al netto del costo delle materie prime o dei fattori di produzione intermedi.
Il valore aggiunto è un residuo cioè la differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti e il valore dei
beni intermedi utilizzati (costi di produzione), viene calcolato:
1. Dalla parte della produzione — valore della produzione di beni e servizi
2. Dal reddito — valore dei redditi distribuiti sotto forma di salari, profitti e imposte versate al
settore pubblico
3. Dalla parte delle spesa (quanto le famiglie spendono dai redditi che ottengono) — valore
della spesa per l’acquisto di beni e servizi da parte delle famiglie
Profitto viene inteso in questo quadro la remunerazione dell’imprenditore per il rischio di impresa
che assume, è dato per un’attività produttiva mentre la rendita è data a fronte di un possesso di
capitale (passiva).
Tutti i beni che ricevono un prezzo di mercato fanno crescere l’economia e quindi il PIL, secondo
l’opinione classica l’agente economico pubblico (il governo) non rientra all’interno del PIL poiché
non produce un prodotto — nel pensiero neo-liberista tutto quello che fa il governo viene visto
come una sottrazione al mercato.
Alcune misure non sono mai entrate nel PIL, come il capitale ambientale.
Uno stato va in default quando spende di più di quando riesce a raccogliere attraverso la tassazione.
La legge di Okun: legge formulata lungo il periodo di presidenza Kennedy (1962), correlazione
negativa tra il tasso di crescita del PIL e il tasso di disoccupazione; dunque se la produzione
diminuisce, la disoccupazione aumenta e il benessere diminuisce.
Componenti del PIL: la componente del consumo agisce meglio sulla ciclicità del PIL, quando vi è
variazione negli investimenti il beneficio che ne otteniamo è maggiore. Dunque ciò che fa crescere
di più il PIL sono gli investimenti, sebbene i consumi costituiscano il 70%.
Consumi più stabili: le famiglie pianificano i consumi per tutta la vita in base alle aspettative sul
futuro e reagiscono agli shock:
- Riaggiustare il consumo di lungo periodo se gli shock sono permanenti
- Non modificare il consumo di lungo periodo se gli shock sono temporanei
- Le famiglie basano le loro scelte di spesa su considerazioni di lungo termine. La
conseguenza è che il consumo tenderà a variare meno del reddito e gli shock dell’economia
verranno attenuati
Stabilità dei consumi e economia aggregata: La stabilità dei consumi è una fonte fondamentale di
stabilizzazione di un'economia.
Esistono limitazioni a questa stabilizzazione?
Le limitazioni alla stabilità dei consumi (vincoli di credito, debolezza della volontà, scarse
informazioni) fanno sì che il consumo non possa sempre stabilizzare l'economia. Può accadere
anche che possa amplificare lo shock iniziale.
Questo ci aiuta a capire il ciclo economico e a gestirlo (politiche economiche).
Le politiche economiche sono:
- fiscali: sovranità nazionale (tasse, indennizzi disoccupazione, incentivi)
- monetarie: sovranità europea
Volatilità degli investimenti: il comportamento delle imprese è differente da quello delle famiglie,
adeguano i piani di investimento agli shock temporanei e permanenti (aumenta la domanda del
mio prodotto, investo o no?).
Domanda elevata → elevato utilizzo della capacità produttiva, → investimenti → domanda ancora più
elevata
Le decisioni di investimento dipendono dalle aspettative delle imprese sulla domanda futura.
Funzione di consumo: Keynes fu il primo a concepire lo studio del sistema economico tramite
rappresentazione grafica; il consumo aggregato si compone di due parti:
- Consumo autonomo: l’importo fisso che si spenderà, indipendentemente dal reddito.
- Consumo dipendente dal reddito
All'aumentare del livello del reddito aumenta il livello di consumo.
Se hai un euro in più quanto sei propenso a spendere, ciò dipende dal PMC; nel caso del grafico se il
reddito aumenta di un euro l’aumento della spesa è di 0,60 euro.
L’effetto moltiplicativo:
L’effetto moltiplicativo mi dice la variazione totale della produzione, essa è più grande della
variazione iniziale della domanda aggregata.
- Se il moltiplicatore è maggiore di uno avrò un effetto espansivo
- Se uguale ad uno l’aumento del PIL = aumento iniziale della spesa
- Se invece è minore l’aumento del PIL < l’aumento iniziale della spesa
Aggiungere il settore pubblico alla domanda aggregata: il governo entra nella domanda
aggregata tramite:
- Spesa pubblica (indennizzo di disoccupazione, reddito minimo di cittadinanza, ...): esogena
(nel senso che è una scelta che ricade nella sfera della politica); sposta la curva DA verso
l'alto (cambia l’intercetta della funzione della DA)
- Consumi: la PMC della famiglia è a partire dal reddito disponibile cioè al netto della
tassazione (1-t)Y
- Investimenti pubblici: dipendono dal tasso di interesse e dale disponibilità finanziarie del
governo nonchè da scelte politiche
DA = C + I + G + NX
Stabilizzare l’economia:
Il governo stabilizza le fluttuazioni economiche in diversi modi:
1. Variazioni della spesa pubblica
2. Un'aliquota (% di tasse, chi guadagna di più ha un’aliquota maggiore) fiscale più elevata abbassa il
moltiplicatore
3. L'assicurazione contro la disoccupazione aiuta le famiglie a regolare i
consumi
4. Intervento deliberato attraverso la politica fiscale
Il regime di sussidi di disoccupazione e l'aliquota fiscale proporzionale sono stabilizzatori automatici
= compensano automaticamente un'espansione o una contrazione dell'economia.
Politica di austerità: politiche restrittive cioè tengono sotto controllo il livello della domanda, ad
esempio riducendo il ruolo della spesa pubblica, lo scopo è di ridurre la contrapposizione tra ciò che
si spende e ciò che si consuma.
Fino al 2001 la tecnica utilizzata era la svalutazione della lira cosicché gli altri paesi acquisissero beni
italiani, tuttavia facendo in questo modo la stessa Italia è divenuta più povera. Intervenuto l’euro, per
10 anni i governi hanno PROVATO a fare delle politiche perché le imprese facessero investimenti
tecnologici così da aumentare la produzione, l’euro è un’economia è più forte rispetto alla nostra
economia.
Il debito pubblico: espresso in titoli di stato (BTP), è un prestito che lo stato chiede ai cittadini e al
mercato offrendo in cambio un tasso di interesse; dagli anni 90’ i governi italiani spendono di più di
ciò che potevano permettersi.
Una costante procrastinazione con rinnovi di obbligazioni.
La formazione di un economista del XXI e del XX secolo è la stessa? Economia significa arte
della gestione della casa; se siamo in grado di produrre tanto allora conseguentemente viviamo
anche meglio; mentre l’economia degli anni 50’ era molto locale, con l’invenzione del container il
volume di trasporti di beni è aumentato tanto da permettere il flusso di merci in uno spazio ampio.
Il sistema economico è diventato molto più complesso.
Il settore finanziario:
da settore improduttivo (ruolo distributivo del capitale) a settore produttivo (cosa cambia?
l’assunzione del rischio delle banche e la regolamentazione per favorire la crescita del settore)
Contribuisce (velocizza) alla crescita economica perché mobilita i capitali.
L’idea teorica che sostiene questa visione è la seguente: se i mercati finanziari diventano più
efficienti, le imprese dovrebbero fare più ricorso ai loro servizi anziché preferire l’autofinanziamento
degli investimenti possibile utilizzando profitti non distribuiti. Nella pratica, tuttavia, questo non
accade perché i finanziatori compensano l’asimmetria informativa sul rendimento dell’investimento
chiedendo compensi più elevati.
Le banche creano valore attraverso il differenziale d’interesse (differenza tra interessi attivi – quelli
che ottengono dai prestiti - e passivi – quelli che pagano per i depositi).
Questo valore viene definito dai servizi bancari (per i quali non si paga un prezzo) che sono: la
trasformazione delle scadenze (conversione di depositi a breve termine in mutui e prestiti alle
imprese), la liquidità (disponibilità immediata di contante per effettuare pagamenti, la valutazione
del merito creditizio.
Il complesso di queste attività definisce «l’intermediazione finanziaria». Anziché pagare un prezzo
per tali servizi, i clienti delle banche pagano una commissione che va ad aumentare il tasso
d’interesse che deve essere corrisposto. L’aumento del differenziale d’interesse è una misura
dell’efficienza bancaria e quindi della sua capacità di creare valore aggiunto.
Economista del XXI secolo: Abbandonare l’impianto tradizionali dell’economia come semplice
insieme dei flussi, monetario e reale
Rispetto a quella tradizionale mancano i costi sociali (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità,
inquinamento…), l’economista si preoccupa delle allocazione delle risorse ma non di quante risorse
siano, un’altra cosa quindi è capire l’impatto del processo sull’ambiente.
La scarsità delle risorse dipende molto spesso dal modello di produzione assunto.
Lezione 21 Marzo
Grandi economisti del XVIII e XIX secolo:
L’eredità che abbiamo acquisito sulla rappresentazione del funzionamento dell’economia: da
Quesnay (prende come riferimento il flusso sanguigno), passando per Jevons e Marshall, per arrivare
a Samuelson (1758 -1867 - 1890 - 1947).
Curva secondo il consumatore: Jevons e Marshall introducono la relazione tra la quantità che viene
domandata di un bene e il suo relativo prezzo, Jevons afferma come quando il prezzo di un bene è
basso noi osserveremo sul mercato una domanda alta di questo bene, se il prezzo aumenta la
quantità domandata si riduce (i consumatori aumentano la domanda del bene in funzione della
diminuzione del prodotto).
Il prezzo manifesta il valore di scambio!
Curva secondo il produttore: Se nel mercato vi sono consumatori che sono disposti a pagare un
prezzo via via crescente del bene, allora sono disposto a mettere il bene sul mercato in quantità
maggiore (al crescere del prezzo il produttore fa crescere la quantità offerta).
Con la sovrapposizione delle curve troviamo un punto di incontro, detto equilibrio di mercato
definito dal prezzo, con il quale sono disposto a comprare il prodotto in base al prezzo stabilito dal
produttore.
Con la riduzione di prezzo e quantità di un prodotto da parte del produttore vi è un progressivo
aumento di domanda dei consumatori!
Si assume che il mercato sia concorrenziale, ovvero si presuppone che le aziende siano tutte così
tanto piccole da non avere potere sul mercato (intervenire per modificare il meccanismo).
Di cosa abbiamo bisogno per affrontare il futuro? Nuovo orientamento paradigmatico (spiegazione
scatologica del mondo).
[Link] affermava come ogni generazione porta con sé una visione del mondo diversa, quindi
ci deve essere dialogo tra chi è portatore di una cultura e chi di un’ altra
[Link] introduce il termine «paradigma scientifico» composto da un’ontologia, un insieme di
domande da porre, un insieme di tecniche e strumenti d’indagine, un insieme di soluzioni
considerate valide. Il paradigma costituisce i modelli con i quali cresciamo per leggere gli eventi e i
fatti del mondo.
La rivoluzione del paradigma avviene quando esso non è più in grado di dare risposte soddisfacenti.
Erving Goffman (1922-1982) introduce il concetto di «frame», ovvero cornici mentali con le quali
diamo senso alle nostre esperienze del mondo selezionando gli elementi da considerare.
I 7 punti:
1. Cambiare l’obiettivo: possiamo continuare a pensare che il PIL misura il progresso? Quale
dovrebbe essere l’obiettivo dell’economia del XXI secolo? Dovremmo passare dall’obiettivo della
crescita costante del PIL ad una visione della “ciambella”.
[Link] l’immagine complessiva: l’obiettivo è l’efficienza del mercato, l’ottimizzazione allocativa
delle risorse, ridurre il ruolo dello stato nell’economia, escludere la vita domestica dall’analisi del
sistema economico, salvaguardare i beni comuni solo attraverso le logiche della proprietà privata –
creare un nuovo paradigma!
[Link] la natura umana: ridisegnare l’uomo economico su logiche contrapposte a quelle
tradizionaliste – idea dell’uomo non calcolatore o egoista, ma adattabile socialmente.
[Link] comprensione dei sistemi: non bisogna pensare all’economia come somma di flussi di
merci e servizi bensì come strutture complesse di relazioni di attivazione e retroazione che regolano
il funzionamento del sistema – uscire dall’economia lineare (aumenta uno e diminuisce l’altro…)
[Link] per distribuire: La crescita economica agisce la possibilità di migliorare il benessere. Ma
è successo veramente così? Negli ultimi tempi sono cresciuti i sistemi economici ma allo stesso
tempo anche le disuguaglianze, quindi siamo sicuri che il sistema economico debba essere
concepito come un sistema di produzione oppure pensarlo da un punto di vista distributivo – uscire
dalla visione classica per pensare a come distribuire la ricchezza
[Link] per rigenerare: l’ambiente come bene fondamentale per tutte le specie, prima veniva
considerata come bene di lusso (economia mainstream), la tutela ambientale non è fattibile
SOLAMENTE quando l’economia cresce — La transizione ecologica è un obbligo. Dobbiamo passare
dall’economia lineare a quella circolare (cercare di mantenere in più cicli possibili un determinato
bene nel circolo produttivo).
[Link] agnostici riguardo la crescita: non prendiamo una posizione estremista, possiamo pensarla
una crescita infinita? E se invece di pensare al mercato pensassimo più alle persone… Partire da esse
per formulare come potrebbero stare meglio, con le implicazioni della prosperità più che della
crescita.
Come la misuro l’utilità? Attraverso il prezzo che sono disposto a pagare, interpretata come segnale
dell’utilità che da il prodotto. Il secondo assunto fondamentale della teoria neoclassica è che i
consumatori non sono mai sazi (“sono sempre disposto a comprare beni al mercato”). Per poter
saziare questa richiesta continua bisogna aumentare i consumi e la produzione.
Che cosa fa crescere l’economia? Che cosa fa crescere il PIL (e il benessere economico)?
- Innovazione Tecnologica: tramite tecnologie più efficienti produco di più per unità di tempo,
il costo della manodopera costa meno e porto beni a prezzi inferiori; produco di più a meno
prezzo – porto i beni a minor costo sul mercato!
- Strumenti di produzione: l’efficienza del lavoratore dipende anche dalla dotazione di
capitale che gli viene assegnata (es: imprese tedesche grandi che hanno strumenti di
produzioni migliori rispetto quelle italiane che sono imprese medio-piccole)
- Capitale umano (istruzione): + una popolazione è istruita + è capace di risolvere i problemi
A partire dagli anni ‘50 del secolo scorso la crescita economica diventa l’obiettivo da spiegare (teoria)
e da perseguire (policy-makers) nelle economie occidentali.
Processo di crescita economica come risposta a molti squilibri economici, sociali e politici:
- Debito pubblico crescente
- Aumento della povertà
- Squilibri nella bilancia commerciale
- Disoccupazione
- Aree depresse
- Italian divide (economia nord e economia sud, due economie a velocità diverse)
L’idea metaforica di economia sempre in crescita è non perché la gente sta male ma perché
“abbiamo bisogno di star bene”. Cosa viene omesso da questa visione?
- Il problema della distribuzione del reddito
- Crescita di che cosa, perché, per chi, chi paga i costi, quanto può durare, qual è il costo per il
pianeta, e quanta ne serve?
Stiamo forzando dei punti critici del funzionamento dei sistemi ambientali che garantiscono la vita,
siamo la prima generazione a riconoscere che stiamo mettendo a rischio la capacità del sistema
Terra di sostenere lo sviluppo umano.
La rotta verso lo Sviluppo Sostenibile:
Cinque fattori chiave:
1. Popolazione: stabilizzare la popolazione garantendo un minimo sociale
2. Distribuzione: è necessaria una distribuzione più equa nell’uso delle risorse e nella
distribuzione della ricchezza prodotta
3. Aspirazione: soddisfare i bisogni dipendenti dallo stile di vita e dai valori sociali
4. Tecnologia: decidiamo quali tecnologie sono auspicabili e importanti
5. Governance: pianificare una governance ad ogni livello di governo
Diagramma di flusso circolare del sistema economico di Samuelson: espone il flusso tra famiglie
e imprese, a questi vengono aggiunti: il ruolo della banca, stato e commercio.
Samuelson è colui che ha diffuso il modo di pensare dell’economia per coloro che non avevano una
formazione adatta alla comprensione della disciplina.
L’economista analizza questi flussi per capire come sono organizzati fra loro e come possono entrare
in equilibrio fra loro.
La teoria economica ci dice che: le famiglie vendono lavoro alle imprese, queste remunerano un
salario, grazie al salario che le famiglie percepiscono, esse possono acquisire quei beni e servizi che
vengono prodotte dalle imprese, per cui le famiglie spendono:
- una parte in consumo
- una parte del reddito si trasforma in risparmi, questi entrano nel circuito del flusso
finanziario.
- una parte viene raccolto dallo stato per finanziare la spesa pubblica
- un'altra parte viene spesa per acquisire beni e prodotti di altri paesi – importazioni
A fronte delle importazioni un paese è in equilibrio quando è in grado di esportare i beni che
produce.
Cosa non vede questo diagramma? Il rapporto con ambiente e società
Il funzionamento del sistema economico dipende dai flussi di energia disponibili sia in termini di
combustibile che di energia. Abbiamo allontanato la produzione economica dalla creazione diretta
di eccedenze possibile attraverso lo sfruttamento di energia solare (→ piante → animali → agricoltura).
Nel momento in cui allontaniamo la produzione economica da questa regolazione vediamo dei
problemi seri.
Come possiamo garantire che ogni gruppo di lavoratori riceva ciò di cui ha bisogno?
1. Coordinamento “dall’alto” del lavoro diviso → Pianificazione centralizzata porta alla
mancanza di incentivi alla qualità dei prodotti (ognuno svolge il suo ruolo a prescindere di
come lo fa) inoltre mancano innovazioni tecnologiche e organizzative.
2. Coordinamento basato sulla divisione del lavoro → Mercato del lavoro che alloca le skills delle
persone rispetto alle task richieste dalle imprese, il problema è che l'informazione non è
sempre completa e simmetrica (es: il proprietario da delle task, cose che non abbiamo mai
fatto ma che diciamo sappiamo fare, il proprietario mi assume per un periodo di prova per
verificare se queste sappiamo fare task)
Come funziona il mercato? Se c’è un eccesso di un bene (es: caffè) con molti concorrenti e poca
innovazione (nessuno innova i costi di produzione da offrire un bene ad un prezzo più basso), allora
due soluzioni:
→ Il prezzo diminuisce per poter riassorbire un eccesso di offerta
→ Riallocazione fattori di produzione del caffè nella produzione di un altro bene (es:the), se il prezzo è
più elevato allora avrò maggiore profittabilità
Il prezzo viene visto come meccanismo di segnale che sposta risorse da un mercato ad un altro in
un'ottica di profittabilità → idea mano invisibile
Il liberalismo progressita sostiene che sono importate le condizioni iniziali di uguaglianza, lo stato in
qualità di organizzatore dovrebbe attivare politiche di pari opportunità che contrastino i
meccanismi cumulativi che dominano sulla possibilità di acquisire capacità produttive. Se la società
non è liberale-progressisita vi saranno difficoltà nel compiere la mobilità sociale.
Economia di mercato si basa sulla divisione del lavoro, in una visione neoliberista cioè:
- lavoratori sempre meno qualificati → diminuzione del costo del lavoro → sostituzione dei
lavoratori qualificati con meno qualificati (innovazioni di processo)
La prima divisione del lavoro è quella tayloristica (scomposizione della produzione per fasi,
standardizzazione, proletarizzazione), la divisione del lavoro, semplificazione delle operazioni che
favorisce il progresso tecnico.
Per non entrare nella categoria dei lavoratori meno qualificati vi sarà un aumento della Domanda di
istruzione dei lavoratori comuni e aumento della Domanda della burocrazia
Il percorso delle società basate sul mercato → Anziché rilevare un aumento della proletarizzazione
abbiamo un aumento dei ceti medi di tecnici e professionisti
Da una prospettiva opposta: Il mercato è un sistema istituzionale, cioè norme, consuetudini, valori
sociali che guidano i comportamenti degli individui, allora un'economia di mercato si deve fondare
su moralità e civismo → creare un mercato dove si può creare un senso della comunità, un luogo
della socialità dove non si viene sfruttati, dove si costruiscono insieme le risorse per il funzionamento
delle vite.
Come viene declinata la relazione tra libertà individuale (liberalismo) e libertà economica
(liberismo)? Diverse Posizioni:
❖ Posizione 1: il libero mercato è base essenziale per la democrazia politica. In altre parole, la
libertà d’azione in campo economico è lo strumento per un fine superiore, la libertà in senso
più generale
❖ Posizione 2: completa indipendenza e priorità del liberalismo rispetto al liberismo
economico
❖ Posizione 3: nessuna distinzione tra liberismo economico e politico. Sono la stessa cosa. In
altre parole, in ogni ambito è necessario il rispetto dell’autonomia decisionale del cittadino.
Lo Stato: [Link] sosteneva che il ruolo dello stato nel funzionamento del sistema economico
deve essere limitatissimo a fornire pochi beni pubblici. Contrariamente a questa visione del mercato
libero, molti economisti hanno sostenuto e sostengono il ruolo attivo e proattivo dello Stato nello
stimolare il sistema economico (spesa pubblica per la ricerca scientifica e tecnologica), nel creare un
clima di fiducia (fondamentale per i processi decisionali), nel promuovere lo sviluppo con
investimenti pubblici.
La Finanza: i miti:
1. Le banche raccolgono i risparmi con i quali offrono prestiti alle imprese per realizzare
investimenti
2. Il trading finanziario permette di ridurre le fluttuazioni della dinamica monetaria
dell’economia → ruolo stabilizzatore (falso)
3. Il settore finanziario permette il funzionamento dell’economia reale, nel momento in cui
alimenta il settore delle imprese così il denaro rimane solo nel mercato monetario
La finanza dovrebbe non guardare soltanto alla profittabilità finanziaria fine a se stessa, ma
dovrebbe guardare anche alla finanza ETICA rivolta alla produzione di economia reale (posti di
lavoro, benessere famiglie).
Business: le aziende hanno come unico obiettivo quello di massimizzare il profitto (minimizzare i
costi), questo come viene fatto? Pagando meno il costo delle materie prime o massimizzando i ricavi
con strategie di marketing e ampliare quote di mercato.
Commercio: La teoria di David Ricardo del vantaggio comparato ci insegna che specializzazione
produttiva e aumento degli scambi commerciali è una via redditizia per far crescere produzione e
benessere (valutazione del costo e dell’opportunità dello scambio). Ha sostenuto di aumentare in
maniera indeterminata il commercio… Ma quali sono i rischi di un aumento degli scambi
commerciali con paesi che producono stessi prodotti ad un prezzo più basso? A causa della
globalizzazione molte economie sono state falciate perché era necessario investire in tecnologie per
pareggiare lo stesso prezzo del bene all’estero, ma non si avevano i soldi.
Neppure l’ambiente entra in questa analisi.
Il paradigma dell’individuo moderno è fondata sul “desiderio di possedere più del necessario”, nel
1700 [Link] definisce tale passione dell'appropriazione illimitata il “desiderio di migliorare la
propria condizione” e diventa un tratto antropologico caratteristico della specie umana.
Esiste un limite alla proprietà individuale?
In questo quadro di riferimento la carenza e il bisogno sono condizioni incolmabili che persistono
anche nell'opulenza spingendo gli individui ad una costante e illimitata moltiplicazione e
complicazione dei loro desideri che nessun benessere potrà mai soddisfare.
La critica di Rousseau all’individualismo del homo economicus si fonda su una passione negativa
fondata sul desiderio di eccellere sugli altri — ineguaglianza.
L’amore proprio è una passione che spinge l’individuo a dar più importanza a se stesso che agli altri.
Nella critica di Rousseau, il legame sociale fondato sulle passioni competitive provoca non solo
rivalità e conflitto tra gli uomini ma anche effetti negativi sull’individuo, sulla stessa identità dell’io
che vive uniformandosi alle aspettative e ai valori altrui perdendosi un’autonomia sentimento di sé.
In tale quadro di riferimento l’individuo difficilmente riesce a recuperare la propria differenza perchè:
- dovrebbe porsi in modo critico rispetto la società e alla sua dinamica competitiva e alle
dinamiche emotive che fittiziamente vengono indotte;
- dovrebbe spostare l’attenzione dalla passione del fuori per tornare alla propria interiorità; per
Rousseau il progresso civile per emanciparsi dalla natura è illusorio in quanto produttore di
corruzione e di schiavitù
L’idea di individuo comunitario pone il tema della coesione sociale in modo totalmente differente
dall’ individuo oeconomicus, dove gli individui stanno assieme in virtù di un contratto stipulato sul
puro calcolo di interesse.
L’individuo comunitario ritrova la propria sovranità nel “dispendio” comunitario cioè nella
realizzazione della mobilitazione emotiva non nella volontà autonoma dell’autosufficienza.
Il concetto di razionalità viene utilizzato per studiare e capire il comportamento umano di fronte alla
scelta.
La scelta viene definita in base alle conseguenze (utilità) di ogni alternativa. Possiamo distinguere
tre teorie in base ai diversi possibili ambienti in cui l’agente si trova a decidere:
1. Teoria della certezza: conoscenza completa delle conseguenze derivanti da ciascuna
alternativa
2. Teoria del rischio: l’individuo ossi ed è conoscenza precisa della distribuzione di probabilità
del verificarsi di ogni alternativa
3. Teoria dell’incertezza: le conseguenze di ciascuna alternativa sono un sottoinsieme di tutte
le conseguenze possibili
L’uomo economico razionale: come si calcola l’utilità (la soddisfazione o il piacere che deriva da
beni, servizi o eventi)?
Se il nostro agente economico è dotato di razionalità perfetta, il suo obiettivo sarà quello di
massimizzare l’utilità dato il vincolo (di bilancio se si tratta del consumatore) o di massimizzare il
profitto (dato dalla differenza tra ricavi e costi se si tratta dell’imprenditore).
La regola decisionale di base per massimizzare l'utilità consiste nell'allocare ogni euro aggiuntivo sul
bene o servizio che fornisce la maggiore utilità marginale per quell’euro.
[Link]
2)Le preferenze non sono date esogenamente, sono mutevoli, fluide. Gli economisti introducono
questa assunzione per poter descrivere il consumatore-sovrano per soddisfare il quale le imprese
producono beni e studiare l’effetto di variazione dei prezzi relativi, del reddito, dall’insieme di
informazioni disponibili (problema dell’asimmetria informativa). In realtà le preferenze sono
influenzabili. Da cosa? Dai valori che i beni prodotti portano con sé (beni di lusso, di seduzione, di
potere, di attenzione per la natura)
Diagramma dei valori di [Link]:
Più ci si allena su un determinato valore (successo e potere) meno saremmo portati a mantenere
altri (benevolenza, universalismo).
Nella tabella di valori vi sono due assi: autoaffermazione vs autotrascendenza - conservatorismo vs
cambiamento.
Questa tabella dice che quando facciamo delle scelte o scegliamo un comportamento stiamo allo
stesso tempo coltivando valori sociali.
Motivazione estrinseca: motivazioni esterne, ad esempio la ricchezza da uno a status sociale
Motivazione intrinseca: compì una cosa perché tu ritieni ci sia una giustizia dietro.
3)Contrariamente all’idea che l’uomo economico è isolato dal mondo e individua i suoi bisogni (sui
quali modella le sue preferenze) guardando dentro di sé, l’individuo economico è un uomo sociale,
influenzato dalle norme sociali e quindi agisce (spesso) facendo quello che gli altri si aspettano da
lui, in caso di contesti incerti nel prendere decisioni, osserva quello che fanno gli altri (socializzazione
del rischio).
Questo significa che le preferenze individuali (sulle quali l’individuo economico opera le sue scelte e
definisce le sue azioni) sono influenzate dalle reti sociali.
Gli esseri umani fanno errori di valutazione semplicemente perché le loro percezioni della realtà
differiscono e, a volte, creano errori sistematici. Non possediamo un unico sistema cognitivo:
.
Le nuove assunzioni del modello economico per un capitalismo della resilienza: Tversky e
Kahneman hanno identificato tre euristiche che danno origine ad errori sistematici:
Ancoraggio: prendere spunto da qualcosa che conosciamo, un’ancora, la si aggiusta nella direzione
che riteniamo più appropriata. La distorsione è generata dal fatto che gli aggiustamenti intenzionali
sono insufficienti.
Disponibilità: Maggiore facilità, maggiore rischio….maggiore preoccupazione
Rappresentatività (euristica della similarità).
In sostanza gli esseri umani sono fallibili. Presi da stili di vita sempre più veloci e complessi nei quali
non hanno a disposizione il tempo necessario per andare a fondo per compiere scelte ponderate e
fondate in insiemi informativi adeguati, adottano regole pratiche ragionevoli (euristiche) che però
possono portare facilmente fuori strada.
5)Dobbiamo abbandonare il modello del dominio dell’uomo sulla natura e ricostruire l’immagine del
nostro stare al mondo in un equilibrio con la natura: immaginare il processo economico come
estensione dei processi biologici.
Pensare in modo sistemico: Significa dare valore all’insieme di relazioni che permettono i flussi di
materia, energia, informazione.
Questo significa studiare le relazioni e come ogni componente influenza gli altri, cioè conoscere i
meccanismi di retroazione dinamica (feedback) che li legano modificando la loro struttura
costitutiva.
I feedback possono essere negativi o positivi:
• feedback negativi: hanno la funzione di stabilizzare il sistema e sono quindi meccanismi di
autoregolazione
• feedback positivi: tendono a destabilizzare il sistema e sono quindi meccanismi di amplificazione di
una perturbazione iniziale. Superata una certa soglia del sistema, il sistema stesso non è più in grado
di ritornare al suo stato iniziale ma inizia un nuovo stato.
EFFETTI SOGLIA (thresholds effects): Quando una perturbazione è troppo elevata la rete dei
feedback negativi potrebbe non essere in grado di autoregolare il sistema.
Molto spesso non comprendiamo l’importanza delle soglie perché non ne vediamo gli effetti nel
breve periodo. Molto spesso infatti gli effetti sono osservabili a distanza di tempo dalla perturbazione
iniziale (lag temporali)
Due risposte:
→ Di fronte ai cambiamenti esterni un sistema può rispondere in modo resistente cioè di fronte alla
perturbazione il sistema si scosta di poco dal suo stato stazionario.
→ Diventa invece resiliente quando ha capacità di assorbire la perturbazione mantenendo struttura e
funzioni
INTELLIGENZA: Per intelligenza s’intende una selezione appropriata di fattori e/o relazioni.
L'intelligenza può essere estesa attraverso un'organizzazione gerarchica di regolatori. Legge della
varietà necessaria: l’entità della selezione dipende dalla quantità di informazioni disponibili.
Definizione di sistema di Gregory Bateson: Ogni unità che contiene strutture di feedback ed è
quindi competente nel processare informazioni (comunicazione). In un sistema diventano
importanti le differenze cioè le relazioni costitutive del sistema sono attivate dalla percezione delle
differenze (la mente è un sistema relazionale che reagisce ai segni). Per Bateson, se la realtà è
percepita in modo relazionale, ogni evento è significativo in virtù degli effetti che la persistenza o
meno della stessa relazione può produrre sui correlati. In questo caso, ogni processo che coinvolge i
correlati è causato unicamente dalle distinzioni e dalle differenze da essi percepite.
Nel diagramma vi sono stock e flussi, la capacità di accumulare energia termale; un flusso termale
va ad alimentare la vasca (box) e vi è un tubo di uscita, quest’ultimo dipende dal rapporto che ha il
sistema con l’ambiente esterno,la temperatura varia in base a ciò —> da cosa dipende la dimensione
di una popolazione? Numero nascite e numero morti, le nuvole agli estremi sono i confini che io
(ricercatore) mi sono posto; le nascite dipendono dalla natalità mentre la speranza di vita determina
le morti. Le frecce rosse sono le relazioni di attivazioni fra stock e elementi di variazione, una
popolazione può variare anche per l’effetto di densità della popolazione per territorio, questo porta
ad un aumento delle morti.
Complessità in economia: la prima cosa da fare è abbandonare l’analisi fondata sulla statica
comparata per studiare l’evoluzione dei sistemi economici.
Alcuni contributi a questo cambiamento metodologico:
● Joseph Schumpeter e lo studio dei processi innovativi,
● William Brian Arthur e i rendimenti crescenti della tecnologia (Complexity and the
Economy)
BILANCIARE LOOP CON RITARDI: TRABALLARE SULLE ALTALENE
Nella visione classica sappiamo che è il prezzo che mette in regolazione domanda e offerta, tuttavia
questi due sistemi interagiscono tra loro come se fossero su un altalena:
Se guardiamo i loop osserviamo che se la domanda sale i prezzi tendono a salire (ceteris paribus) e
se i prezzi tendono a salire, la domanda tende a scendere. Se le imprese hanno abbastanza stock di
magazzino o se il sistema produttivo è in grado di assorbire l’incremento della domanda, i prezzi non
crescono immediatamente. Poiché la domanda supera la domanda comunque i prezzi
aumenteranno.
Dal lato dell’offerta: un aumento del prezzo fornisce un incentivo in termini di profitto per produrre
di più. Naturalmente occorre del tempo alle imprese per espandere la produzione. L’ampiezza del
ritardo dipende da quanto le imprese sono vicine alla pieno utilizzo delle risorse.
La distribuzione di ricchezza:
In seguito all’adozione delle politiche di austerità le nazioni devono sopportare il dolore sociale della
profonda diseguaglianza se vogliono creare una società più ricca e più equa; Il problema delle
diseguaglianze dei redditi e la necessità di economie più redistributive...e se puntassimo sulla
redistribuzione della ricchezza?
Per capire il problema delle diseguaglianze cerchiamo di capire cosa è successo all’evoluzione del
welfare state, grosso modo negli ultimi anni, nel Sud Europa
Possiamo distinguere tre regimi fondamentali di welfare capitalism a partire dagli esiti prodotti in
due dimensioni:
1. il grado di demercificazione, cioè la capacità dei sistemi di welfare di sottrarre un individuo
alla dipendenza dal mercato del lavoro per soddisfare le necessità essenziali —> l’individuo
per vivere deve lavorare, anche con un lavoro poco pagato, per non essere schiacciate nel
mercato del lavoro vi sono comunque dei sussidi, non per tutti
2. il grado di destratificazione, cioè la capacità dell’intervento di welfare state di limitare
l’impatto delle differenze di classe sociale nel soddisfacimento dei bisogni —> il fatto per
alcuni individui di partire svantaggiati rispetto ad altri per le loro condizioni economiche
Differenti tassonomie di welfare:
- Regime liberale (USA e Gran Bretagna: con gradi minori di demercificazione e di
destratificazione. Lo Stato interviene in maniera selettiva su classi di soggetti in maggiore
difficoltà. Il mercato è fonte primaria di risposta ai bisogni degli individui. Il welfare state è
stratificato rispetto allo status socioeconomico delle persone (welfare dei poveri e welfare
dei ricchi).
- Regime conservatore-corporativo (Germania e Francia - ordo capitalismo, dove vi è un
forte legame tra privato e pubblico ) con grado medio di demercificazione e basso grado di
destratificazione (rimangono le diversità sociali perché in questi paesi vengono richiesti
contributi in funzione della posizione). Lo Stato interviene con schemi assicurativi
obbligatori (pubblici) per mettere al riparo le persone da rischi sociali. Lo schema
assicurativo è legato alla posizione occupazionale per cui vengono mantenute le differenze
di status tra individui e famiglie nelle risposte ai loro bisogni.
- Regime socialdemocratico (Paesi Scandinavi) ha come obiettivo mantenere alto il grado di
demercificazione e di destratificazione con programmi universalistici di stato sociale. Il
riferimento è il cittadino e non la persona a basso reddito o il lavoratore.
Nel primo caso il soggetto era la persona a basso reddito, nel secondo il soggetto da tutelare è la
figura del lavoratore, nel terzo invece è il cittadino (*).
Regime mediterraneo:
Dove si posizionano i paesi dell’Europa del Mediterraneo (Portogallo, Spagna, Italia e Grecia)?
Esiste una quarta Europa sociale con un profilo misto rispetto ai precedenti basato su
● programmi assicurati in campo pensionistico
● sistemi universalistici in sanità
● scarso sviluppo di politiche assistenziali contro il rischio di povertà
● politiche sociali maggiori per lavoratori più tutelati (dipendenti pubblici e lavoratori in grandi
aziende) e lavoratori meno tutelati ( lavoratori in PMI, stagionali, precari, ecc.)
● elevato particolarismo, a tratti clientelare, nella concessione di benefici a determinate
categorie sociali che porta alla frammentazione dei diritti sociali (opposto dell’ universalismo
del III regime).
Il regime dei paesi dell’Europa del Mediterraneo sono quindi caratterizzati da un basso grado di
defamilizzazione, una demercificazione asimmetrica (alcuni lavoratori e non altri) e un basso grado
di destratificazione (il sistema delle politiche sociali non favorisce l’ascensione sociale).
Dagli anni ‘90 sono avvenute alcune trasformazioni:
• rallenta la spinta espansiva del welfare state in seguito al cambiamento dei bisogni sociali della
popolazione (vedi cambiamenti demografici o migratori);
• arrivo della recessione e delle politiche di austerità che hanno minato l’infrastruttura dei sistemi di
protezione sociale in questi paesi.
Post 2008: L’esplosione della crisi del 2008-2010 e le politiche di austerità hanno influenzato le
politiche sociali dei paesi dell’Europa del Mediterraneo.
Cosa ha generato la crisi economica legata alle difficoltà di tenuta del sistema bancario (credit
crunch)?
Una forte riduzione del PIL (questa è superiore alla riduzione del sistema bancario iniziale).
La crisi del credito, riduce gli investimenti delle imprese, diminuzione della produzione, aumento
della disoccupazione, diminuzioni dei redditi, diminuzione della domanda, ulteriore diminuzione
della produzione,...
L’aumento della disoccupazione porta con sé un aumento della spesa per la protezione sociale per
contrastare gli effetti negativi dell’aumento della disoccupazione.
L’aumento di minori entrate (meno entrate dalla tassazione) e maggiori spese (aumento protezione
sociale) hanno generato un aumento esponenziale dei deficit pubblici: nel 2009 questi paesi, in
particolare la Grecia (15%), registravano un deficit medio del 10% circa che a sua volta ha portato ad
un aumento del debito pubblico e ad una crescita esponenziale degli interessi sul debito.
Da un lato un aumento delle uscite dall’altro una diminuzione delle entrate (mi diminuisce la
tassazione) —> deficit !
Soluzione adottata? Politiche di austerità, esse sono un insieme di strumenti che tendono a
riportare in ordine i conti pubblici attraverso politiche di contenimento della spesa (mercato del
lavoro, pensionamento, sanità).
Per la Grecia, un pacchetto di prestiti di 110 miliardi in cambio di un pesante piano di aggiustamento
fiscale (aumento tasse) disegnato attorno a tagli di spese di welfare (tagli pensioni, sanità e tutele
lavoratrici come ad esempio i sindacati) e del personale della PA. In seguito anche Portogallo e
Irlanda si sono trovate in una situazione critica con una «crisi del debito» (difficoltà dello Stato di
finanziarsi sui mercati internazionali se non a tassi di interesse molto elevati)
2010-2011: crisi del debito e intervento della Troika (FMI, BCE, Commissione Europea) con robuste
politiche di austerità fiscale (alta tassazione e riduzione della spesa pubblica) e riforme strutturali a
fronte di prestiti finanziari.
Politiche di austerità: scelte non dipese da ciò che gli individui volevano bensì dalle scelte di
organizzazioni neoliberiste credenti che le società funzionano meglio solamente se l’individuo crede
nell’importanza del solo lavoro
- riforma del mercato del lavoro: decentramento contrattuale (asimmetria di potere tra
impresa e lavoratore), flessibilizzazione del mercato del lavoro (il datore ti può chiedere di
lavorare di più a seconda dei suoi bisogni), indebolimento delle tutele contro il
licenziamento, (frammentazione dei diritti), diminuzione della spesa per il personale nel
settore pubblico.
- riforma del sistema pensionistico: passaggio ad un sistema pluri-pilastro (pubblico-privato →
doversi tutelare personalmente nel sistema privato per poter garantire la mia pensione);
armonizzazione degli schemi pensionistici fra le diverse gestioni (per i lavoratori pubblici e
privati); il contenimento della spesa pensionistica (problema dell’invecchiamento della
popolazione a fronte di una bassa crescita economica); cambiamento da una logica
retributiva ad una contributiva e impulso alle pensioni private (calcolo sulla base retributiva
passa ad un calcolo contributivo → la pensione dipende da quanto tu contribuisci)
- riforma del sistema sanitario: tagli alla spesa reale della sanità (congelamento degli
incrementi salariali, stop del turn-over per il personale, tagli nei servizi convenzionati con il
privato, aumento dei ticket, attenzione all’appropriatezza della spesa sia farmaceutica che in
prestazioni.
Risultati delle politiche —> hanno avuto la funzione di aumentare le disuguaglianze sociali, c’è chi
vede nelle politiche del lavoro e quelle pensionistiche un taglio dei diritti al lavoratore e pensionato e
chi le vede come forma di ristrutturazione dell’economia necessario, è evidente tuttavia il taglio dei
diritti alla salute.
Come ridurre le disuguaglianze?
La teoria economica ci dice: se vogliamo diminuire le disuguaglianze dobbiamo espandere
l’economia (far lievitare la torta, cioè il PIL).
Secondo Vilfredo Pareto, questo obiettivo di crescita è più facilmente raggiungibile se sono i ricchi a
farlo.
Secondo Simon Kuznets le disparità di reddito sono elevate in una fase di crescita dell’economia, per
poi diminuire quando la crescita economica aumenta.
Ma non dovrebbe verificarsi «la trappola del successo» (i ricchi diventano più ricchi e i poveri più
poveri)? Perché le diseguaglianze tendono a diminuire al crescere dell’economia?
Kuznets pensava che questo fenomeno dipendesse dalle migrazioni dalla campagna verso la città.
Considerazione falsa, dalla quale però si è radicata l’osservazione che: nelle prime fasi dello sviluppo,
la disuguaglianza tendeva ad aumentare, poiché i benefici della crescita maturavano in una piccola
parte della popolazione. Tuttavia, man mano che le economie progredivano, la disuguaglianza
raggiunse un picco e poi iniziò a diminuire.
—> la diseguaglianza è uno stadio inevitabile nel percorso verso il successo economico.
Casi particolari: La curva di Kuznets è stata smentita come legge da diverse osservazioni. Rilevante
quella dello sviluppo di Corea del Sud , Giappone, Indonesia e Malesia che tra la metà degli anni ‘60
e gli anni ’90 osservarono una rapida crescita economica e una scarsa diseguaglianza nonchè una
caduta del tasso di povertà.
COME?
- Riforma dei terreni agricoli con aumento dei redditi dei piccoli proprietari terrieri
- massicci investimenti pubblici in sanità e istruzione
- politiche industriali con crescita dei salari dei lavoratori e blocco dei prezzi dei generi
alimentari
Da un lato hanno sostenuto la crescita economica e dall’altro hanno anche permesso una
distribuzione equa.
Differenza reddito / ricchezza: il reddito è un flusso di rendita che alimenta il bene patrimoniale che
è la ricchezza.
Studio di Piketty: un’analisi di lungo periodo delle dinamiche capitalistiche chiedendosi non solo
chi guadagna cosa ma anche chi possiede cosa.
Parte da una distinzione tra soggetti che possiedono il capitale e quelli che possiedono solo il loro
lavoro.
Dal confronto dei trend di crescita di queste fonti di reddito per questi due gruppi giunge alla
conclusione che le economie occidentali sono su un percorso di incrementi pericolosi delle
diseguaglianze.
Perché? perché la rendita di capitale tendenzialmente è cresciuta più velocemente dell’economia
nel suo complesso (crescita del PIL), generando così un aumento della concentrazione della
ricchezza.
PUÒ LA DISEGUAGLIANZA DANNEGGIARE LA SOCIETÀ? Alcuni studi hanno messo in evidenza che
è la diseguaglianza e non la ricchezza il fattore che influenza di più il benessere di una nazione.
Conclusione:
La diseguaglianza non fa crescere più velocemente. Semmai rallenta la crescita. E lo fa disperdendo
il potenziale della popolazione impegnata nella soddisfazione di bisogni basilari. Questa conclusione
evidenzia la fallacia della curva di Kuznets e occorre costruire un nuovo approccio alla distribuzione
della ricchezza
L’economia greca è debole perché si basa su pochi settori industriali molto connessi tra loro, si
basano poi tutti sull’industria turistica che ha una serie di limitazioni.
Vantaggi dei network: è un sistema più stabile da un punto di vista sistemico, ci sono maggiori
soluzioni di equilibrio perché ci sono tanti flussi, le proprietà emergenti dei sistemi
I network sono strutture che distribuiscono in maniera affidabile le risorse all’interno di un sistema.
L’obiettivo di un sistema – o meglio di un ecosistema – è quello di raggiungere, sì, l’efficienza ma
anche la sua resilienza.
L’efficienza viene raggiunta ottimizzando e semplificando il flusso di risorse per raggiungere
l’obiettivo stabilito.
Cosa succede se il sistema punta tutto sull’efficienza? Diventa vulnerabile
La resilienza dipende dalla differenziazione e ridondanza del network. in altre parole, sfruttare le
molte connessioni e opzioni alternative del network in periodi di shock o di cambiamento.
Cosa succede se un sistema punta tutto sulla resilienza? Il sistema diventa «troppo robusto» e
perde vitalità.
È necessario trovare un equilibrio tra i due obiettivi cioè tra diversità e distribuzione
Diversità e Distribuzione: se troppi attori forti, riduzione di attori medi e piccoli = economia iniqua e
fragile
Necessario rivitalizzare la rete d’imprese di PMI, investire su sviluppo locale, capitale umano e
comunitario e del business su piccola scala
Cinque Opzioni: alcune di queste opzioni dipendono da riforme statali per cui richiedono un
processo di cambiamento di lungo periodo. Altre possono essere avviate da movimenti dal basso e
quindi possono iniziare in ogni momento.
1. Possesso della terra
2. Creazione del denaro
3. L’impresa
4. La tecnologia
5. La conoscenza
Quando la moneta viene utilizzata per acquistare immobili, terreni, titoli azionari non producono
nuova ricchezza (valore aggiunto) con la quale pagare il prestito bancario bensì generano un
rendimento che fa aumentare il prezzo dei beni esistenti.
Esempio: se aumenta la disponibilità di mutui, aumenta la domanda di immobili, aumenta
l’indebitamento delle famiglie, aumento di quote del reddito nazionale al pagamento di interessi sui
mutui e minore disponibilità di credito per attività imprenditoriali di PMI (che generano valore
aggiunto), si creano bolle speculative e instabilità finanziaria.
La moneta potrebbe essere utilizzata diversamente nelle diverse fasi del ciclo economico.
Per recessioni lievi: diminuzioni dei tassi di interesse per facilitare prestiti e credito
Per recessioni profonde: le banche centrali ricomprano titoli di stati e immettono moneta nel
sistema (Quantitativ easing, QE) sperando che le banche commerciali sostengano e promuovono
l’espansione del business produttivo.
E se le banche centrali in una fase di depressione economica distribuissero direttamente alle
famiglie nuovo denaro anziché al sistema bancario per riparare ai debiti contratti (QE popolare)?
E sostenessero progetti di infrastrutturazione sostenibile con un QE verde?
In sostanza: si può riprogettare il circuito monetario-finanziario nelle sue finalità e nella sua
struttura, immaginando ad esempio l’introduzione di valute complementari:
→ Valuta Complementare
Risponde alla necessità di una comunità locale di possedere uno strumento di scambio meno
esposto al rischio al quale è esposta la moneta ufficiale: la tesaurizzazione. Cioè è una moneta che
non frutta interessi e quindi non ha senso «risparmiarla» ma, al contrario, serve per favorire gli
scambi locali
Le monete complementari, quando ben regolamentate, portano vantaggi alle imprese (in termini
di minor assorbimento di capitale circolante), ai consumatori (in termini di maggior potere di
acquisto), alle amministrazioni locali (in termini di rilancio dell’attività economica delle filiere
territoriale) e alle stesse banche.
SOCIETÀ PIÙ EQUE: VALORIZZARE IL LAVORO
Sebbene le economie occidentali negli ultimi decenni abbiano continuato a crescere, i salari sono
cresciuto in misura inferiore o, in alcuni casi, sono rimasti stabili
È evidente che i guadagni dei lavoratori
non hanno seguito il principio economico delle variazioni della produttività relativa bensì il
principio del potere relativo. Infatti è aumentato il potere degli azionisti.
L’impresa dovrebbe distribuire il valore che crea secondo due principi importanti (Marjorie Kelly):
l’appartenenza radicata e la finanza azionaria.
L’obiettivo dovrebbe spostarsi dalla massimizzazione del profitto alla produzione del benessere
sociale.
La politica diventa strumento tecnico per il funzionamento del sistema economico governato dalla
finanza
I danni prodotti (effetti collaterali) come la degradazione dell’ambiente o l’aumento della povertà
diventano occasioni...per crescere
CRESCITA E INQUINAMENTI
Gli economisti mainstream tradussero questa relazione come «la crescita economica contribuisce a
riparare il danno prodotto negli anni precedenti», sempre in linea con la filosofia «per andare meglio
prima si va peggio».
Sebbene il risultato di Grossman e Krueger non si sia dimostrato robusto, gli economisti mainstream
hanno sviluppato tre possibili spiegazioni di questa (presunta) correlazione:
1. Con redditi più elevati i cittadini acquistano sensibilità e attenzione per la qualità dell’ambiente;
2. Con l’aumento della ricchezza, le industrie nazionali possono acquistare tecnologie meno
inquinanti;
3. con l’aumento della ricchezza nazionale, aumenteranno i servizi e diminuirà la manifattura
Perché queste spiegazioni non risultano credibili? Altri studi dimostrano che:
- nei paesi dove il reddito è distribuito in modo più equo, dove più persone sono alfabetizzate
e dove i diritti civili e politici sono più rispettati, la qualità dell’ambiente è migliore......
possiamo ancora sostenere che è solo una questione di crescita economica?
- Le pressioni di cittadini su aziende e governi per ottenere standard ambientali più severi
sono molto più determinanti delle strategie di miglioramento tecnologico delle imprese
all’aumentare dei profitti.
- passare dalla produzione ai servizi significa fare cost-shifting e cioè spostare altrove
l’inquinamento ambientale (delocalizzazione dell’inquinamento)
Oggi abbiamo molti più dati su stock e flussi materiali rispetto agli anni ‘90 e la descrizione che
otteniamo è la seguente:
- l’estrazione e trasformazione delle risorse naturali nei paesi ad alto reddito è diminuita tanto
da dimostrare il disaccoppiamento tra produzione della ricchezza e utilizzo delle risorse
vergini. Ma possiamo veramente parlare di crescita green?
Dati internazionali dimostrano che se si calcola l’ecological footprint rispetto all’uso di materie prime
provenienti da tutto il mondo per produrre beni consumati in una nazione (quindi anche i beni
importati), la crescita green, cioè con disaccoppiamento crescita-risorse, non c’è.
CONTRO
- Gli oppositori del cap and trade sostengono che potrebbe portare a una sovrapproduzione
di inquinanti fino ai livelli massimi stabiliti dal governo ogni anno, poiché i livelli consentiti
potrebbero essere fissati in modo troppo generoso, rallentando di fatto il passaggio a
energie più pulite.
- i crediti di emissione (e persino le sanzioni e le multe per il superamento del limite massimo)
sono solitamente più economici della conversione a tecnologie e risorse più pulite.
- il meccanismo del "commercio" non viene sempre seguito. Alcuni crediti vengono venduti
all'asta al miglior offerente o addirittura regalati. Ciò significa che a un'azienda non costa
nulla aumentare le proprie emissioni.
- La maggior parte delle industrie non dispone di dispositivi che aiutano a monitorare e
determinare la quantità di emissioni. Questo rende relativamente facile per le aziende
imbrogliare sui loro rapporti sulle emissioni.
- Le risorse energetiche rinnovabili sono ancora relativamente nuove e sono anche costose.
- Non c'è coerenza globale nel sistema cap-and-trade
LE TARIFFE DIFFERENZIATE
Maggiore utilizzo di una risorsa ambientale maggiore la tariffa da pagare
Esempio: Consumo dell’acqua
- Tariffa base per tutti stimata rispetto all’utilizzo minimo giornaliero necessario per i bisogni
essenziali;
- Il consumo in eccedenza viene pagato molto di più, (l’acqua per irrigare il prato costa molto
di più dell’acqua da bere)
- Sebbene questa differenziazione sia un incentivo a rivedere i piani di consumo dell’acqua,
può essere una misura inefficace per tutti coloro che possedendo un reddito elevato
continuano a consumare con la stessa intensità.
Life Cycle Assessment (LCA → valutazione del ciclo di vita): presa di decisioni strategiche avendo in
mente anche l’impatto ambientale di un qualsiasi prodotto/servizio, dunque questo strumento
misura le performance ambientali dall’acquisizione delle materie prime al loro smarrimento o
performance ambientale di un certo processo tecnologico.
Uno studio LCA viene strutturato in 4 fasi:
1. definizione di scopi e obiettivi
2. Analisi di inventario
3. Valutazione degli impatti
4. Interpretazione e miglioramento
Es: l’impatto di un hamburger solo di formaggio è decisamente maggiore, a livello di inquinamento,
rispetto a un hamburger vegano.
Se consideriamo l’impatto ambientale di un treno rispetto a quello dell’aereo, questo è nettamente
inferiore, il costo ambientale per il movimento delle persone.
O ancora quanto sostenibile è il nostro outfit? Chiederci quanto impatto abbia l’acquisizione di un
determinato capo di abbigliamento.
ECONOMIA CIRCOLARE:
★ La circolarità presta attenzione ai flussi di materiali ed energia (focus sull'uso delle risorse)
★ Si presume che i processi economici siano irreversibili
★ I processi economici sono interconnessi con ogni ecosistema
★ Sono collegati direttamente o indirettamente
Nuove domande:
➢ Dove vengono estratte le materie prime?
➢ Come vengono trasportate (logistica)?
➢ Come viene organizzata la gestione dei rifiuti?
➢ Qual è l'impatto della produzione sul sistema ecologico (suolo, acqua, aria)?
Nell’economia circolare la questione centrale del processo economico si sposta dall’efficienza
produttiva all’efficienza energetica poiché l’obiettivo è quello di avere risorse disponibili in futuro e
non nel breve periodo
RIPROGETTARE: LE CITTÀ
Città rigenerativa?
● Pensata come un ecosistema che scambia energia con la natura circostante
● Nuove forme di approvvigionamento energetico e di mobilità
Nuove domande:
➢ Quali altri benefici si possono aggiungere nel realizzare questo investimento? Si possono
condividere questi benefici?
➢ Come insegnare alle persone a gestire nuovi flussi di energia pulita?
➢ Tutte queste soluzioni «rinnovabili», lo sono veramente?
RIPROGETTARE: LA FINANZA
Dalla creazione di valore finanziario alla creazione di valore reale
Limitare la finanza speculativa a breve termine e incentivare la finanza legata ad investimenti a
lungo termine (capitale paziente)
Nuovi obiettivi:
● Usare il denaro per generare cambiamenti positivi in ambito sociale, ambientale e culturale
● Riprogettare la moneta?
Nell'Economia del Bene Comune l'impresa è un'organizzazione al servizio della società, chiamata a
soddisfare i valori umani fondamentali e a rispondere alle sfide sociali e ambientali attraverso
l'attività economica.
Il denaro e il profitto non sono più il fine dell'attività economica, ma solo mezzi.
L'obiettivo è il bene comune e il benessere di tutti! Un'impresa fa profitto per servire il bene comune.
Che cosa significa porre i limiti ambientali e sociali alla crescita? In altre parole, cosa significa
produrre e consumare dentro alla ciambella? Quali conseguenza per la crescita?
IL FASCINO DELLA CRESCITA → Gli economisti non si pongo facilmente la seguente domanda:
cosa succede al sistema socio-economico con il perseguimento della crescita? Un sistema
economico che cresce al 3% significa che raddoppia in 20 anni.
GLI STADI DELLA CRESCITA DI W.W. ROSTOW (1960): Sviluppo regionale: susseguirsi di fasi
ognuna delle quali è caratterizzate da produttività fattoriale e da rapporto capitale/lavoro crescenti è
livelli di benessere e ricchezza pro capite sempre più elevati.
Fasi:
1. Autarchia → Condizioni di autosufficienza in una economia di sussistenza
2. Specializzazione → Specializzazione dell’economia locale nella produzione di alcuni beni
primari
3. Trasformazione → Dall’economia agricola all’economia industriale
4. Diversificazione → Diversificazione dell’attività manifatturiera
5. Terziarizzazione → Espansione dell’attività terziaria
Susseguirsi di fasi ognuna delle quali è caratterizzate da produttività fattoriale e da rapporto
capitale/lavoro crescenti → livelli di benessere e ricchezza pro capite sempre più elevati.
E se introducessimo almeno un fattore limitante della crescita? Ma quando si raggiunge il fattore il
livello massimo del fattore limitante che succede? Esiste una stabilizzazione. E dentro la
stabilizzazione si può prosperare.
➢ I paesi con una crescita elevata (che sono i paesi a basso reddito) si trovano in questa parte
della curva e ottengono benefici evidenti nell’economia nazionale in termini di posti lavoro,
dotazione di infrastrutture, servizi pubblici, qualità della vita
➢ Sono i paesi ad alto reddito e a bassa crescita di fronte alla criticità ambientale e a crescenti
diseguaglianze. Cosa devono fare rinunciare alla crescita?
In particolare il disaccoppiamento assoluto si ritiene sia perseguibile (da parte degli economisti che
credono nella crescita):
➔ Attraverso la sostituzione delle fonti energetiche dalle fonti fossili a quelle rinnovabili
➔ Aumentando l’economia circolare (riduzione dei rifiuti)
➔ Incrementando la digitalizzazione