Unita 9 2
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Composto tra il 1778 e il 1789, questo trattato in tre libri indaga il difficile rapporto tra
La struttura e il
contenuto letterato e potere e contiene una denuncia del mecenatismo. Nel primo libro Alfieri pren-
de in considerazione, per smentirla, la possibilità che il principe (cioè il sovrano) protegga
gli intellettuali: il potere e la libera espressione artistica sono del tutto inconciliabili. Nel
secondo libro mette in guardia i letterati dal cercare la protezione di qualunque potente,
che finirebbe per condizionarli. Nel terzo libro, dopo aver passato in rassegna gli antichi
autori «liberi», Alfieri sostiene che in un regime assolutistico si possono dedicare alle «vere
lettere» solo gli spiriti nobili, quelli cioè non «contaminati di corte».
In questo brano, tratto dal I libro del trattato, Alfieri quelli che si sono piegati alla logica del principe
sostiene che la vera letteratura non esiste dove non (Orazio, Virgilio, Ariosto, Tasso) e quelli, invece,
c’è libertà, non solo politica ma anche individuale. che sono riusciti a mantenere la loro indipendenza
L’autore passa in rassegna i grandi nomi della let- (Tacito, Dante, Machiavelli), riconoscendo a questi
teratura di tutti i tempi e li divide in due categorie, ultimi una superiorità sul piano morale.
© 2012 RCS Libri S.p.A., Milano/La Nuova Italia – M. Sambugar, G. Salà - Letteratura+
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Ma, che sono elle1 le vere lettere? Difficilissimo è il ben definirle: ma per
certo elle sono una cosa contraria affatto2 alla indole, ingegno, capacità,
occupazioni, e desideri del principe: e in fatti nessun principe non fu mai
vero letterato, né lo può essere. Or dunque come può egli ragionevolmente
5 proteggere, e favorire una sì alta cosa3, di cui, per non esserne egli capace,
difficilissimamente può farsi egli giudice? E se giudice competente non ne
può essere, come mai rimuneratore illuminato può farsene4? per giudizio
d’altri. E di chi? di chi gli sta intorno. E chi gli sta intorno?
Se le lettere sono l’arte d’insegnar dilettando, e di commuovere, colti-
10 vare, e bene indirizzare gli umani affetti; come mai il toccare ben adden-
tro le vere passioni, lo sviluppare il cuore dell’uomo, l’indurlo al bene, il
distornarlo5 dal male, l’ingrandir le sue idee, il riempirlo di nobile ed utile
entusiasmo, l’inspirargli un bollente amore di gloria verace6, il fargli co-
noscere i suoi sacri diritti, e mille e mille altre cose, che tutte pur sono di
15 ragione delle7 sane e vere lettere; come mai potranno elle un tale effetto
operare sotto gli auspici8 di un principe? e come le incoraggirà a produrlo9,
il principe stesso?
L’indole predominante nelle opere d’ingegno nate nel principato10, do-
vrà dunque necessariamente essere assai più la eleganza del dire, che non
20 la sublimità e forza del pensare. Quindi, le verità importanti, timidamente
accennate appena qua e là, e velate anche molto, infra le adulazioni e l’er-
rore11 vi appariranno quasi naufraghe12. Quindi è13, che i sommi letterati
(la di cui grandezza io misuro soltanto dal maggior utile che arrecassero
agli uomini) non sono stati mai pianta di principato14. La libertà li fa na-
25 scere, l’indipendenza gli educa, il non temer li fa grandi; e il non essere mai
stati protetti, rende i loro scritti poi utili alla più lontana posterità, e cara
e venerata la loro memoria. Fra i letterati di principe saranno dunque da
annoverarsi Orazio, Virgilio, Ovidio, Tibullo15, Ariosto, Tasso, Racine16, e
molti altri moderni, che sempre temono che il lettore troppo senta quando
30 vien loro17 fatto di toccare altre passioni che18 l’amore. Ma, que’ tuoni di
verità19, i quali, perché paiono forse meno eleganti, sono assai meno letti,
e che essendo più maschi20, più veritieri, incalzanti, e feroci21, sono assai
meno sentiti dall’universale22, perché appunto fan troppo sentire23; quelli
non sono mai di ragione di principe. Tali in alcuna o in tutte le parti sono,
35 per esempio: Demostene, Tucidide24, Eschilo, Sofocle, Euripide25, Cicero-
ne, Lucrezio, Sallustio26, Tacito, Giovenale27, Dante, Machiavelli, Bayle28,
1. Ma… elle: in che cosa consisto- 9. le... produrlo: le incoraggerà a 1699), esponente di punta del Eschilo, Sofocle, Euripide, sono
no («elle» è pleonastico). produrre (tale effetto). teatro francese del Seicento (vedi famosi tragediografi dell’antica
2. contraria affatto: del tutto op- 10. nel principato: all’ombra del U1, Aula digitale). Grecia.
posta. principe. 17. vien loro: capita loro. 26. Cicerone… Sallustio: Marco
3. sì alta cosa: un’attività così 11. l’errore: le divagazioni. 18. altre... che: passioni diverse da. Tullio Cicerone, Tito Lucrezio
importante. 12. naufraghe: perdute. 19. que’... verità: cioè quei lette- Caro, Gaio Sallustio Crispo sono
4. come... farsene?: come mai 13. Quindi è: da ciò consegue. rati che proclamano con vigore autori latini dell’età cesariana
può dare ricompense come colui 14. pianta... principato: nati sot- («tuoni») la verità. (78-44 a.C.).
che ne sa comprendere il valore? to un principato, cioè sotto la 20. maschi: energici, forti. 27. Tacito, Giovenale: Publio (o
5. distornarlo: distoglierlo. tutela del principe. 21. feroci: violenti. Gaio) Cornelio Tacito e Decimo
6. verace: autentica, reale. 15. Orazio… Tibullo: Quinto Ora- 22. sentiti... universale: conside- Giunio Giovenale sono autori la-
7. tutte... delle: tutte a buon dirit- zio Flacco, Publio Virgilio Maro- rati da tutti. tini di età imperiale (I e II secolo).
to appartengono alle. ne, Publio Ovidio Nasone, Albio 23. fan... sentire: suscitano pas- 28. Bayle: il filosofo francese
8. sotto gli auspici: grazie alla Tibullo sono grandi esponenti sioni troppo intense. Pierre Bayle (1647-1702) è citato
protezione. Alfieri sostiene che della letteratura latina di età au- 24. Demostene, Tucidide: Demo- come uno tra gli scrittori «più
l’aiuto prestato dal principe li- gustea (vissuti tra il primo secolo stene e Tucidide, rispettivamente veritieri» per la sua autonomia
mita la libertà di espressione di a.C. e il primo d.C.). oratore e storico greci. in campo politico-religioso.
artisti e intellettuali. 16. Racine: Jean Racine (1639- 25. Eschilo, Sofocle, Euripide:
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29. Milton: John Milton (1608- 1704), filosofo inglese teorizzato- dicò le proprie ricerche all’evo- 1776), filosofo empirista scoz-
1674), scrittore inglese autore del re dell’empirismo moderno. luzione delle istituzioni europee zese, secondo il quale alla base
Paradiso perduto (1667). 31. Robertson: William Robertson medievali e moderne. di tutte le conoscenze stanno le
30. Locke: John Locke (1632- (1721-1793), storico scozzese, de- 32. Hume: David Hume (1711- impressioni e le idee.
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COMPRENSIONE
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2. Secondo quanto espresso dall’autore nel brano, qual è il fine ultimo della letteratura?
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3. P
erché nelle opere scritte sotto un regime assolutista il maggior pregio consiste nell’«eleganza del dire» anziché nella
«sublimità e forza del pensare»?
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4. Chi sono, secondo Alfieri, i «sommi letterati» e in che cosa consiste la loro superiorità?
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ANALISI
Il pensiero dell’autore
5. I n un passo dell’opera (libro II, cap. V) Alfieri afferma che, per la massa degli uomini comuni, «il fare» vale di più del
«dire», mentre egli pensa che «il dire altamente altre cose, è un farle in gran parte». In quali passi del brano trovi
conferma a questa affermazione? Individuali e spiegali.
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Esaminare lo stile
6. I ndividua nel testo tutti gli elementi retorico-stilistici che sono caratteristici della prosa trattatistica e trascrivili sotto.
Ne elenchiamo alcuni che puoi ricercare nel testo:
•u so di domande retoriche;
• figure retoriche come: inversione, anafora, enumerazione, metafora;
• artificio di rivolgersi direttamente al lettore, come in un’orazione pubblica.
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APPROFONDIMENTO
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