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Repubblica

La Repubblica Romana (509 a.C. – 27 a.C.) segna la transizione da una monarchia a un sistema repubblicano, caratterizzato da istituzioni che bilanciano i poteri e rappresentano diverse classi sociali. Le principali innovazioni politiche includono magistrature elettive, collegialità, separazione dei poteri e il tribunato della plebe, che hanno influenzato le democrazie moderne. I valori fondamentali della Repubblica, come il bene pubblico, la virtù e la fiducia, riflettono la cultura romana e la struttura sociale divisa tra patrizi, plebei, cavalieri e schiavi.

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La Repubblica Romana (509 a.C. – 27 a.C.) segna la transizione da una monarchia a un sistema repubblicano, caratterizzato da istituzioni che bilanciano i poteri e rappresentano diverse classi sociali. Le principali innovazioni politiche includono magistrature elettive, collegialità, separazione dei poteri e il tribunato della plebe, che hanno influenzato le democrazie moderne. I valori fondamentali della Repubblica, come il bene pubblico, la virtù e la fiducia, riflettono la cultura romana e la struttura sociale divisa tra patrizi, plebei, cavalieri e schiavi.

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La Repubblica Romana

La Repubblica Romana (509 a.C. – 27 a.C.) rappresenta una delle fasi più rilevanti della storia di Roma,
un periodo di transizione da una monarchia a un sistema repubblicano, in cui Roma sviluppò istituzioni e
una struttura sociale che influenzarono profondamente la storia dell'[Link] passaggio dalla
monarchia alla Repubblica romana è uno degli eventi fondamentali nella storia di Roma, e segna un
cambiamento radicale nel sistema politico e sociale della città. Questo processo non fu immediato e fu
segnato da conflitti interni, cambiamenti istituzionali e lotte tra le diverse classi sociali, ma anche da un
cambiamento nella concezione del potere e della governanza( Governanza" si riferisce al modo in cui
vengono esercitati i poteri all'interno di un'organizzazione o di un sistema, sia pubblico che
privato). Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica avvenne nel 509 a.C., ma il contesto storico e le
dinamiche che portarono a questo cambiamento si svilupparono nel corso di decenni.

1. Istituzioni della Repubblica Romana

Le istituzioni romane durante la Repubblica erano caratterizzate da una complessa combinazione di


elementi democratici, oligarchici e aristocratici, che avevano lo scopo di bilanciare i poteri e prevenire il
dominio di un singolo individuo.

Le prime istituzioni repubblicane:

I Consoli: I Romani scelsero di sostituire il re con due consoli, che venivano eletti ogni anno. I consoli
avevano poteri esecutivi simili a quelli del re, ma il loro mandato era limitato nel tempo (un anno) e c'era
sempre un collegialità( tra i due, in modo che uno potesse bloccare le decisioni dell'altro (diritto di veto).
Ogni anno venivano eletti due consoli per evitare la concentrazione del potere in una sola persona.

Il termine "collegialità" è un concetto fondamentale nella politica romana, soprattutto durante il


periodo della Repubblica Romana, e si riferisce al principio per cui due o più magistrati
esercitavano insieme un potere, condividendo le responsabilità e le decisioni.

Il Senato: divenne l'organo principale per le decisioni politiche e sociali. Anche se non aveva poteri
legislativi diretti, il Senato esercitava una grande influenza sul governo. Era composto da membri
appartenenti alle famiglie aristocratiche e patrizie di Roma,composto da 300-600 senatori
(originariamente solo patrizi, ma successivamente anche plebei). I senatori erano scelti tra gli uomini più
influenti e ricchi di Roma e avevano il compito di consigliare i magistrati, gestire le risorse dello Stato, e
prendere decisioni cruciali in ambito politico, economico e militare. Sebbene il Senato non avesse un
potere legislativo diretto, esercitava una grande influenza sulla politica romana

Le Assemblee Popolari: Il potere legislativo passò anche attraverso le assemblee popolari, nelle quali i
cittadini (sia patrizi che plebei) votavano su leggi e decisioni politiche. Ci furono diverse assemblee, tra
cui i comizi centuriati e i comizi tributi, ognuna con specifiche competenze.

Il Tribuno della Plebe: Per proteggere gli interessi della plebe, fu istituito il tribunato della plebe, una
carica che permetteva a due tribuni (eletti dalla plebe) di esercitare il diritto di veto su qualsiasi decisione
che potesse danneggiare i plebei. Questo istituto si rivelò fondamentale per la successiva lotta dei plebei
per ottenere pari diritti.

Le Principali Innovazioni Politiche della Repubblica

Le principali innovazioni politiche della Repubblica Romana (509 a.C. – 27 a.C.) furono decisive per la
costruzione di un sistema governativo che, pur evolvendosi nel corso dei secoli, continuò a influenzare
molte democrazie moderne. Le innovazioni politiche romane si svilupparono in un contesto di crescente
complessità sociale e politica, caratterizzato da tensioni tra le diverse classi (patrizi e plebei), da conflitti
interni e da un forte impegno per evitare il concentramento del potere. Queste innovazioni cercavano di
bilanciare le necessità di un governo efficace e la protezione delle libertà civiche.
1. Magistrature Elettive e Collegialità

Una delle innovazioni più significative della Repubblica fu il passaggio dalla monarchia, con un singolo
monarca, a un sistema collegiale di governo.

Magistrature collegiali: I magistrati della Repubblica non erano monarchi singoli, ma venivano eletti
annualmente e governavano insieme ad altri magistrati. Ad esempio, i due consoli venivano eletti ogni
anno e condividevano il potere esecutivo. Questo sistema mirava a evitare la concentrazione di potere
nelle mani di una sola persona, tipica della monarchia.

Collegialità: Il principio di collegialità era un modo per bilanciare i poteri. Ogni magistrato aveva un
collega con cui condivideva il potere e le responsabilità, ed entrambi avevano diritto di veto sulle
decisioni dell'altro. Questo significava che nessuno poteva prendere decisioni in solitaria, e ogni
decisione doveva essere condivisa.

Limitazione temporale dei mandati: Le cariche magistrali, come i consoli e i pretori, avevano una durata
limitata a un anno. Questo impediva l'accumulo di potere e garantiva che i magistrati non potessero
perpetuarsi al potere per periodi troppo lunghi.

2. La Separazione dei Poteri

Un altro aspetto fondamentale della Repubblica Romana fu il tentativo di separare i poteri tra le diverse
istituzioni, in modo da evitare che un singolo gruppo o individuo potesse controllare tutto.

Esecutivo: Il potere esecutivo era nelle mani dei magistrati (come i consoli), che avevano il compito di
governare, applicare le leggi e comandare l'esercito.

Legislativo: Il potere legislativo era esercitato dalle assemblee popolari (come i Comizi Centuriati e i
Comizi Tributi) che approvavano leggi, eleggevano magistrati e decidevano questioni cruciali. In
particolare, i Comizi Centuriati erano l’assemblea competente per eleggere i magistrati più importanti,
mentre i Comizi Tributi si occupavano di leggi più quotidiane e di magistrature inferiori.

Giudiziario: Il potere giudiziario era in mano ai pretori, che avevano la responsabilità di amministrare la
giustizia. Essi potevano emettere sentenze, dirigere processi e trattare questioni legali. Inoltre, ogni
magistrato era tenuto a rendere conto delle proprie azioni.

Questa separazione dei poteri è uno degli aspetti che ha ispirato molte democrazie moderne, in
particolare il sistema delle check and balances.

3. Il Tribunato della Plebe

Il tribunato della plebe fu una delle innovazioni politiche più importanti per proteggere i diritti della plebe
(la classe popolare) contro le ingerenze dei patrizi (l'aristocrazia). I tribuni della plebe erano ufficiali eletti
dalla plebe per difendere i suoi interessi politici e sociali.
Potere di veto: I tribuni avevano il potere di veto sulle decisioni di altri magistrati e sul Senato. Questo
significava che un tribuno della plebe poteva fermare leggi, decisioni politiche e anche azioni di altri
magistrati se riteneva che fossero ingiuste nei confronti della plebe.

Protezione della plebe: I tribuni della plebe avevano la funzione di protegge il popolo dalle decisioni che
potessero danneggiarlo, dando una voce diretta alla plebe nel processo decisionale romano. Inoltre, i
tribuni avevano l'autorità di convocare l'assemblea della plebe e di influenzare la politica legata alla
distribuzione delle terre, ai debiti, e alle leggi sociali.

Questa carica rappresentava un equilibrio tra l'interesse della plebe e quello della aristocrazia patrizia.

4. La Legge delle Dodici Tavole (451-450 a.C.)

Una delle riforme più significative fu la codificazione delle leggi romane con la Legge delle Dodici Tavole.
Questo corpo di leggi scritte rappresentò una risposta alla domanda di equità e giustizia da parte della
plebe, che era stata soggetta all’interpretazione arbitraria delle leggi da parte dei magistrati.

Codificazione delle leggi: La legge delle Dodici Tavole fu una delle prime raccolte di leggi scritte e
pubbliche in Roma, e fu redatta da una commissione di dieci magistrati, chiamati decemviri. Le leggi
riguardavano vari aspetti della vita civile, tra cui la proprietà, i debiti, il matrimonio e la criminalità.

Accesso alle leggi: Una delle innovazioni principali fu che queste leggi fossero pubblicate e visibili a tutti,
riducendo la possibilità di abusi da parte dei magistrati e assicurando che tutti i cittadini potessero
conoscerle. La codificazione rappresentò anche il primo passo verso un sistema giuridico più equo e
trasparente.

5. Il Senato e il Principio di Autocontrollo

Anche se la Repubblica Romana era un sistema democratico, il Senato giocava un ruolo centrale nelle
decisioni politiche, in particolare nelle questioni esterne (come la guerra e la diplomazia) e finanziarie.
Nonostante il Senato non fosse un'assemblea elettiva, i suoi membri, che erano aristocratici,
esercitavano un’influenza significativa.

Dominio del Senato nelle guerre e nella politica estera: Il Senato aveva una grande influenza nelle
decisioni riguardanti la guerra e la pace e spesso esercitava il potere di controllo sui consoli e su altri
magistrati. Sebbene i consoli fossero i comandanti militari ufficiali, spesso il Senato determinava la
direzione della politica estera e le risorse da investire nelle campagne militari.

Autocontrollo: Il Senato fungeva anche da organo di autocontrollo della politica romana, mantenendo
l’equilibrio tra le istituzioni e limitando gli abusi di potere. Sebbene il Senato non avesse potere legislativo
diretto, la sua capacità di influenzare le decisioni dei consoli e degli altri magistrati era molto significativa.

6. Le Assemblee Popolari (Comizi)


Le assemblee popolari (come i Comizi Centuriati e i Comizi Tributi) erano il fondamento della
partecipazione dei cittadini romani al governo, con la possibilità di influenzare la politica in diversi ambiti.

Elezioni: Le assemblee avevano il potere di eleggere i magistrati. Nei Comizi Centuriati, per esempio, i
cittadini romani sceglievano i consoli e i pretori, mentre nei Comizi Tributi eleggevano magistrati minori
come i quaestori.

Legislazione: Le assemblee popolari avevano anche il potere di approvare leggi. Sebbene le leggi più
importanti venissero discusse dal Senato, le assemblee popolari rappresentavano la base della
democrazia diretta, con i cittadini che approvavano leggi e decidevano su questioni cruciali.

Conclusione

Le innovazioni politiche della Repubblica Romana erano tese a distribuire il potere tra le diverse
istituzioni, per evitare l'abuso di potere e per cercare un equilibrio tra le esigenze delle classi
sociali dominanti e quelle della plebe. Queste innovazioni – come le magistrature elettive, la
collegialità, la separazione dei poteri, il tributo della plebe, e il Senato – sono state fondamentali
nel plasmare un sistema politico che, pur non essendo perfetto, ha posto le basi per molte delle
democrazie moderne e delle strutture di governo più avanzate nel mondo antico e successivo.

2. Valori della Repubblica Romana

La Repubblica Romana si basava su alcuni valori fondamentali che erano strettamente legati alla cultura
e alla tradizione:

Res Publica: Il concetto di “bene pubblico” era il fondamento della politica romana. L’idea che le decisioni
dovevano essere prese a favore della collettività, piuttosto che per l'interesse di un singolo individuo o di
un gruppo, era fondamentale.

Virtus: La virtù militare e la capacità di affrontare le difficoltà con coraggio e onore erano valori cardine
della Repubblica. La virtus si estendeva anche alla politica, con la ricerca della giustizia e della moralità.

Fides: La fiducia, l'affidabilità e la lealtà erano essenziali per le relazioni politiche, sociali e militari. Il
concetto di fiducia reciproca tra cittadini e magistrati, e tra alleati, era cruciale per mantenere la stabilità
della Repubblica.

Pietas: La pietà verso gli dèi, lo Stato e la famiglia era un valore fondamentale che permeava tutte le
azioni dei cittadini romani. La pietas implicava anche il rispetto delle tradizioni e dei doveri civici.

3. Struttura della Società Romana

La società romana della Repubblica era divisa in due principali classi sociali, con alcune differenziazioni
interne:

a. Patrizi e Plebei
Patrizi: Erano i membri delle famiglie nobili e aristocratiche che detenevano il potere politico, economico
e religioso. Inizialmente, solo i patrizi potevano ricoprire le magistrature più alte, come quella di console.

Plebei: I plebei costituivano la maggioranza della popolazione e comprendevano agricoltori, artigiani,


commercianti e soldati. Loro inizialmente non avevano accesso alle magistrature superiori e ai diritti
politici, ma gradualmente conquistarono più diritti e poteri attraverso lotte politiche (ad esempio, la
secessione della plebe).

🔹 Patrizi
Origine: famiglie nobili, discendenti dai fondatori di Roma
Diritti: accesso esclusivo alle magistrature, al Senato e ai collegi sacerdotali
Ruolo: detentori del potere politico e religioso

🔸 Plebei
Origine: contadini, artigiani, commercianti, soldati
Diritti: inizialmente esclusi dalle cariche pubbliche e dalla partecipazione politica
Ruolo: forza lavoro e militare fondamentale per Roma

b. Cavalieri

I cavalieri (equites) erano una classe sociale che si trovava tra i patrizi e i plebei. Molti di loro erano ricchi
proprietari terrieri e avevano una posizione influente negli affari economici e commerciali. A partire dal II
secolo a.C., i cavalieri divennero importanti anche come esattori delle imposte.

c. Schiavi

La schiavitù nell'antica Roma costituiva un pilastro fondamentale dell'economia e della società


romana. Gli schiavi erano considerati proprietà assoluta dei loro padroni, privi di diritti legali e soggetti
alla patria potestas, l'autorità assoluta del pater familias.. Tuttavia, alcuni schiavi, se liberati, potevano
diventare liberti e ottenere alcuni diritti.

Origini della schiavitù

Gli schiavi romani provenivano principalmente da:

Prigionieri di guerra: catturati durante le campagne militari.


Nativi di terre conquistate: soprattutto dalla Gallia, dalla Germania e dall'Africa.
Debitori insolventi: in base alla legge del nexum, che prevedeva la riduzione in schiavitù per
debiti non saldati.
Neonati esposti: abbandonati dai genitori e successivamente raccolti da mercanti di schiavi.
Condannati a pene capitali: trasformati in schiavi come forma di punizione

d. Famiglia

La famiglia nell'antica Roma era un'istituzione fondamentale, sia sul piano giuridico che sociale. Il
termine latino più appropriato per indicare la famiglia era domus, che comprendeva non solo i genitori e i
figli, ma anche i parenti agnati (legati da discendenza maschile), gli schiavi, i liberti e i clienti legati al
capofamiglia.
Struttura e ruoli

Pater familias: Il capofamiglia, solitamente l'uomo più anziano della linea maschile, deteneva la
patria potestas, ovvero il potere assoluto sui membri della famiglia, inclusi figli, schiavi e liberti.
Questo potere si estendeva alla gestione dei beni, alla disciplina e persino alla vita e alla morte
dei figli, sebbene l'uso di tale diritto fosse raro.
Mater familias: La moglie aveva un ruolo centrale nella gestione della casa e nell'educazione dei
figli, ma era sottoposta all'autorità del pater familias.
Figli: I figli maschi restavano sotto la patria potestas del padre fino alla sua morte o
emancipazione. Le figlie, una volta sposate, passavano sotto l'autorità del marito.
Schiavi e liberti: Gli schiavi erano considerati proprietà del pater familias, mentre i liberti erano
schiavi liberati che, pur godendo di alcuni diritti, rimanevano legati al loro ex padrone da un
vincolo di gratitudine e obbligo.

Conclusione

La Repubblica Romana si contraddistingue per una struttura politica complessa che cercava di
bilanciare i poteri tra diverse istituzioni e classi sociali. Le sue istituzioni riflettevano i valori della
virtù, della giustizia e del bene pubblico, e la società romana si sviluppò su un sistema di grandi
differenze sociali, ma anche di lotte per l'uguaglianza, come nel caso delle conquiste politiche
della plebe. La combinazione di questi elementi portò Roma a diventare una delle potenze più
influenti del mondo antico.

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