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Respostas - Processual Prova

Il Diritto Processuale Canonico si occupa della giurisdizione ecclesiale e del processo per risolvere controversie, enfatizzando il primato della verità come presupposto e principio operativo. Il diritto alla tutela dei diritti è considerato un diritto misto, fondato su norme canoniche che garantiscono l'accesso alla giustizia ecclesiastica. La potestà giudiziaria è distinta e non delegabile, garantendo un processo equo e imparziale secondo le disposizioni del diritto canonico.
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Respostas - Processual Prova

Il Diritto Processuale Canonico si occupa della giurisdizione ecclesiale e del processo per risolvere controversie, enfatizzando il primato della verità come presupposto e principio operativo. Il diritto alla tutela dei diritti è considerato un diritto misto, fondato su norme canoniche che garantiscono l'accesso alla giustizia ecclesiastica. La potestà giudiziaria è distinta e non delegabile, garantendo un processo equo e imparziale secondo le disposizioni del diritto canonico.
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Diritto processuale canonico I ( a.a.

2024/2025)

1. Come si potrebbe definire il diritto processuale canonico?

Il Diritto Processuale Canonico - è una Branca del Diritto Canonico - che si occupa dello
studio, la trattazione e la riflessione sulla Giurisdizione, intesa come Potestas Iudicialis.

Definizioni di Processo:
→ “Serie di atti stabiliti dalla legge che si pongono dinanzi ad un giudice indipendente, che
porta ad ottenere in modo autoritativo e vincolante la soluzione di una controversia tra due
soggetti in ambito ecclesiale”.
Nell’ordinamento canonico: Iurisdictio ha una portata più ampia degli ordinamenti secolari.

2. Qual è l’oggetto materiale e formale del diritto processuale canonico?

→ L’Oggetto Materiale si può dividere in:


Oggetto materiale originario – La Giurisdizione e il Processo.
Oggetto materiale derivato - “Res iustae” che hanno il suo fondamento e radice nel Processo e
nella Giurisdizione.
→ Oggetto formale - La Giustizia Intrinseca nel Processo e nell’organizzazione della
Giurisdizione.

3. Che vuol dire che il primato della verità è un presupposto conoscitivo per il
diritto processuale canonico?

Il Primato della Verità è un presupposto conoscitivo – significa che è possibile conoscere, è


possibile comunicare, è possibile controllare la adeguazione . Le Prove di un Processo sono
mese di conoscere la verità, di comunicare la verità. - - anche La Sentenza ci dona delle
ragioni per la decisione pressa …

Si deve rispettare – il Primato della “verità”:


Presupposto – possibilità fiduciosa di Conoscere la verità: Conoscere la verità - Comunicare
la verità - Controllare l’adeguazione

Esempi:

Nei Processi Civili - esiste – Il Patteggiamento (cioè, mettersi d’accordo su alcuna


controversia (Patteggiamento = Accordo di negoziazione).

→ Uno che Spacciava Droga - ed è stato colto in flagrante, e ancora ha colpito il poliziotto.
Il Processo - potrebbe avanzare così che gli si offre di dichiararsi colpevole per spaccio di
droga e in cambio gli si toglie la colpa di colpire il poliziotto.
→ Dall’altra parte abbiamo il Processo – della Dichiarazione della Nullità del Matrimonio -
dove non sarebbe accettabile la prassi del Patteggiamento, ma piuttosto si richiede la
Dichiarazione del Giusto, cioè della Verità Reale.

1
4. Che vuol dire che il primato della verità è un principio operativo per il diritto
processuale canonico?

Principio operativo - Il sistema processuale canonico si fonda e s’ispira al “favor veritatis”:


Criterio di scelte legislative - - Criterio di scelte di prassi - - Criterio interpretativo - - Criterio
di riflessione.
Favor veritatis = favorire alla verità, un Processo che ha il compromesso con la verità.
Favor veritatis = Criterio di: scelte legislative – scelte di prassi – interpretativo – riflessione.

5. Cosa vuol dire che il diritto alla tutela dei diritti (tuitio iurium) è un diritto misto?

 IUS – la cosa Giusta richiede un dovere della parte di un altro – una dimensione forte
di – Doverosità
Esempio: sono il responsabile di questo TABLET e questo nasce una Doverosità che se uno
prende il TABLET deve devolvermi per esempio (= Diritto Originario di Proprietà).

 Anche il Diritto di Doverosità – ha il senso – che uno ha Diritto che questo Diritto
venga Attuato “il Diritto di Tutelare il mio Diritto di possedere il TABLET” - è un
Diritto Mio.

 La cosa importante è che il Diritto Secondario richiede il Diritto Naturale

 Dal momento in cui nasce il diritto, nasce anche la tutela dei diritti.
È difficile trovare che ci sarebbe un diritto, un bene, senza la necessità di avere la sua tutela.
Il fondamento per questa constatazione troviamo nella realtà.

 La domanda: Potrebbe esiste un Diritto senza Tutela? Non, perché non è possibile
avere Diritto – senza avere una tutela – se non ha tutela non ha il Diritto.

 La configurazione positiva - è determinata dalla cultura e storia (legislazione, cultura


giuridica), da tantissimi fattori, se guardiamo diversi ordinamenti vediamo molte
differenze tra uno e l’altro, perché questa tutela è fatta di maniera diversa.

 Allora possiamo dire che si tratta di un - Diritto Naturale (Derivato e Susseguente) di


Configurazione Positiva.
La Configurazione Positiva - porta a - 2 elementi: Positivizzazione (= lo riconoscono) e
Formalizzazione (= anche dare una Formula – una architettura concreta)

 Si potrebbe dire che è un Diritto Misto - in questo senso: perché ha un Fondamento


Naturale Susseguente e anche una riconoscenza della Configurazione Positiva (=
Diritto Positivo) – la Forma se pone a Servizio della Sostanza.

6. Che cosa stabilisce il can. 1400, § 2 CIC e come si attua oggi tale disposto
nell’ordinamento processuale della Chiesa?

La tutela giudiziaria si trova nel Can. 1400


Can. 1400 §2 Tuttavia le controversie insorte per un atto di potestà amministrativa possono
tuttavia essere deferite solo al Superiore o al tribunale amministrativo.

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Esempi di Atti di Potestà Amministrativa: Decreto di Rimozione di un Parroco, Soppressione
di una Comunità.

La via Amministrativa - è a sua volta oggetto di - Controllo Giurisdizionale da parte della


Segnatura Apostolica.
Il Processo - è l’ultima via e la via più eccellente per la tutela dei diritti, perché anche la via
amministrativa è sottomessa al controllo della Segnatura Apostolica.

• Via Giudiziaria - una volta esaurita - la via amministrativa (ricorso contenzioso -


amministrativo presso la Segnatura Apostolica).

• L’unico Tribunale Amministrativo nella Chiesa è la Segnatura apostolica.

Il modo di operare oggi, anche se il Codice ha lasciato la questione molto aperta:


1° Via Amministrativa - Faccio ricorso al Dicastero Competente, il Dicastero dà ragione al
vescovo allora io posso andare alla Segnatura Apostolica.
Ma prima deve esaurire la via Amministrativa.

2° Via Giudiziaria - La Segnatura Apostolica risolve la cosa con un vero e proprio processo.

La Via Giudiziaria - si apre dopo la Via Amministrativa.


Durante la storia si agiva potendo andare direttamente alla giurisdizione nel sistema ad
esempio delle decretali

7. Qual è l’oggetto del giudizio canonico? (cfr. can. 1400, §1 CIC).

Can. 1400 - § 1. Oggetto del giudizio sono:


1° i diritti di persone fisiche o giuridiche da perseguire o da rivendicare, o fatti giuridici da
dichiarare;
2° i delitti per quanto riguarda l’irrogazione e la dichiarazione della pena.

I fatti giuridici
Esempio: Dichinare la morte di una persona.
Questa distinzione tra diritto e fatti giuridici alle volte appare molto mescolata.
Alla volta un - Fatto Giuridico porta alla necessita di un Processo.

Il Processo è la via preferenziale dello ius puniendi.


È la via preferenziale per imporre una pena è - il Processo – ma non è esclusiva.

8. Qual è il motivo dell’importanza del can. 1491 CIC per affermare il diritto alla
tutela giudiziaria dei diritti, e quali sono i suoi limiti?

Il can. 1491 CIC


Ogni diritto è protetto non soltanto da un'azione, a meno che non sia disposto espressamente
altro, ma anche da un'eccezione.

• É un canone fondamentale per la tutela dei diritti, perché mi dà il diritto di andare in


tribunale.

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• Queste due termini – Azione e Eccezione – sono termine intimamente processuale – Quando
un giurista sente questo non può pensare altro che un tribunale, al Potere Giudiziario – non si
può pensare altro che un Tribunale.
• Origine - Sono due termine usato nel Diritto Romano, Can. 1667 CIC 17 (Ogni diritto, se
non è stabi' lito altrimenti, è munito di azione e di eccezione per sé perpetua. Chi rivendica
una cosa o fa valere un diritto basato sulla legge, ha azione petitona;”)

• Questo canone 1491 è fondamentale – di Valenza nettamente processuale – il Binomio


AZIONE / ECCEZIONE.
Esempio: si qualcuno prende il mio TABLE posso utilizzare per Diritto la AZIONE (=spada -
posso agire).
Quello che ha presso il mio TABLE può dire non puoi fare questa Azione perché ieri tu mi
hai dato il TABLE – e cosi utilizzo la ECCEZIONE (= scudo - posso difendermi) che è
bloccare il diritto di quello che aveva il TABLET.

• Limiti - possibili limitazioni + assenza di misure di tutela --- il fatto che il legislatore
preveda limiti che può avere alcuni diritto che non si può usare la Azione per rivendicare nel
Tribunale il mio Diritto.

9. Come spiegherebbe su quali basi normative poggia nel nostro ordinamento il


diritto alla tutela giudiziaria dei diritti?

• Allora il diritto alla tutela giudiziaria ha come base il Can. 221 - questo è il fondamento che
si appoggia tutto per costruire – questo è il Mattone Fondamentale – per il Diritto alla Tutela
GIUDIZIARIA del Diritto.

Can. 221 - § 1. Compete ai fedeli rivendicare e difendere legittimamente i diritti di cui


godono nella Chiesa presso il foro ecclesiastico competente a norma del diritto.

• Nella Chiesa rimane in “piete” il Diritto Processuale nella Chiesa Diritto alla tutela
giudiziaria.

• Ci sono altri 3 canoni che su questa base del Can. 221 - possiamo considerarli come -
Colone del Diritto alla Tutela Giudiziaria.

Can. 1400 - § 1. Oggetto del giudizio sono:


1° i diritti di persone fisiche o giuridiche da perseguire o da rivendicare, o fatti giuridici da
dichiarare;
2° i delitti per quanto riguarda l’irrogazione e la dichiarazione della pena.
§ 2. Le controversie insorte per un atto di potestà amministrativa possono tuttavia essere
deferite solo al Superiore o al tribunale amministrativo.

Can. 1491 - Ogni diritto è protetto non soltanto da un'azione, a meno che non sia disposto
espressamente altro, ma anche da un'eccezione.

Forse con questo canone riuscirei a tenere in piedi la tutela dei diritti sulla base del can. 221.

Can. 1401 - La Chiesa per diritto proprio ed esclusivo giudica:


1° le cause che riguardano cose spirituali e annesse alle spirituali

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2° la violazione delle leggi ecclesiastiche e tutto ciò in cui vi è ragione di peccato, per quanto
concerne lo stabilirne la colpa ed infliggere pene ecclesiastiche.

Le “materie spirituali” - non presentano troppi problemi.


Le “materie annesse” - Sono temporali ma inseparabili di res spirituali.

** Importante riconoscere l’importanza di ogni canone **

10. Qual è l’elemento distintivo della potestà giudiziaria?

Il punto di partenza: è la divisione dei poteri: Can 135.


Can. 135
§1. La potestà di governo si distingue in legislativa, esecutiva e giudiziale.
§2. La potestà legislativa si deve esercitare nel modo stabilito dal diritto, e quella di cui gode
nella Chiesa il legislatore al di sotto dell'autorità suprema, non può essere validamente
delegata, se non è disposto esplicitamente altro dal diritto; da parte del legislatore inferiore
non può essere data validamente una legge contraria al diritto superiore.
§3. La potestà giudiziale, di cui godono i giudici e i collegi giudiziari, è da esercitarsi nel
modo stabilito dal diritto, e non può essere delegata, se non per eseguire gli atti preparatori
di un qualsiasi decreto o sentenza.
§4. Per ciò che concerne l'esercizio della potestà esecutiva, si osservino le disposizioni dei
canoni che seguono

→ Occorre determinare l’Elemento Distintivo della Potestà Giudiziaria


° Ci sono tre teorie che sono sorte anche in ambito secolare:

→ Teoria dell’Auctoritas
Quello che è proprio del Giudice è uno che parla con “auctoritas” seria una cosa propria
della Potestà Giudiziaria.

È uno che parla con autoritas, riprendono l’espressione romana - Potestà e Autoritas.
Ma questa non mi risolve tutto.
Mi posso fidare per all’autorevolezza (= autorità) del giudice.

→ Teoria dell’indipendenza e disinteresse oggettivo


La cosa propria della giurisdizione è che la persona è indipendente e non ha un disinteresse
con la materia – Esempio: se chiedo un permesso per fare qualcosa se deve avere un
“disinteresse” per dare una risposta – una certa “imparzialità” – sono protezione che
normalmente i politici hanno.

Cosa è propria della giurisdizione, che il tizio è indipendente.


Ma alle volte il Legislatore è interessato nella materia.
Esempio: Quando Io chiedo un permesso nel Comune… il Comune dovrebbe agire senza
interesse…. sono elementi che contano la giurisdizione ma non la spiegano totalmente.

→ Teoria della cosa giudicata


Il proprio di una giurisdizione è quello che mette il ponto decisivo e irreversibile la
giurisdizione – una vota che è giudicato non torna indietro.

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Esempio: il marito parte per una “crociata” dopo 30 anni il marito appare vivo e la giustizia
lo aveva dato per morto --- cosa fare la giustizia?

É stato proposta da un modo molto convincente (Italiano), quello proprio della giurisdizione è
per che è l’unica che può mettere una cosa di maniera Irreversibile.
Una volta ci dice questo è così - non c’è più nulla da fare - è l’unica che dice questo non
torniamo più.
Ma questa teoria uno puoi dire: Esempio - La moglie che da 15 anni non vedi il marito, che è
dichiarato morto (decretali) ma torna … quali anche la giurisdizione può revisionare la sua
propria decisione. Una causa può crollare.

→ Le tre teorie ci indicano di -- elementi forte -- che sono caratteristico della Giurisdizione
ma - non sono Punti Fermi (è opinabile).

11. Cosa prevede il can. 135 § 3 CIC?

Can 135§3 - La Potestà Giudiziale, di cui godono i giudici e i collegi giudiziari, è da


esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e non può essere delegata, se non per eseguire gli atti
preparatori di un qualsiasi decreto o sentenza.

→ L’interpretazione giusta sarebbe che questo paragrafo contiene un divieto della possibilità
di subdelega della propria potestà che l’ufficio vicario o delegato ha.
→ Contiene una sorta del limite in questa possibilità di delegare.
→ Questo canone presuppone che l’ufficio capitale ha costituito un giudice o un collegio;
comunque, un organo vicario o un delegato.
→ E questo vicario o delegato non può a sua volta subdelegare l’atto della decisione della
causa. Naturalmente non si può interpretare come un divieto di affidare a un organo vicario o
delegato la decisione su una causa.
→ Cioè un divieto di subdelegare gli atti della decisione della causa ad un altro.
→ Cioè, se io sono un organo giudiziale vicario o un delegato non posso a mia volta delegare
o affidare la decisione della causa ad un altro.
→ osso affidare a compiere gli atti preparatori, però la decisione invece è un atto che lo devo
tenere per me.
→ Tutta la struttura della funzione giudiziaria della Chiesa parte da questa vicarietà e delega.

12. Può un Vescovo diocesano delegare la sua potestà giudiziaria decisoria? (cfr. can.
135, § 3 CIC).

È una risposta opinabile – deve essere sostenuta con un ragionamento serio.


L’ufficio capitare (il Vescovo diocesano) poteva delegare sua potestà alla dimensione iniziale
e anche quella decisoria – conforme Can. 135?
“Dipende” nel senso di dire che la risposta è divisa

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CONTRO (la possibilità che il vescovo possa delegare): Arrieta / Panizo Orallo / Pinto
→ Il Codice 1917 lo prevedeva esplicitamente - quello odierno (di 1983) No.
→ Simmetria tra il can. 135, §2 (Episcopus legislator) = Vescovo Legislaroe, e §3 Episcopus
iudex) = Vescovo come Giudice.
→ Evitare tribunali “speciali”

A FAVORE: Montini / Llobell / Arroba Conde


→ I lavori di codificazione lo menzionano - viene mansionato nella codificazione
→ Esistono luoghi paralleli del CIC e del CCEO che implicano il giudice delegato - se
presuppone che la potestà viene per delega – Can 1512

Can. 1512 - Notificata legittimamente la citazione o presentatesi le parti davanti al giudice


per fare la causa:
1° la cosa cessa di essere integra;
2° la causa diventa propria di quel giudice o di quel tribunale per altro competente, avanti al
quale fu introdotta l’azione;
3° la potestà del giudice delegato si rende stabile, di modo che non cessa con il venir meno
del diritto del delegante;
4° s’interrompe la prescrizione, a meno che non sia disposto altrimenti;
5° la lite comincia ad essere aperta; pertanto vale immediatamente il principio: lite pendente
nihil innovetur.

→ Funzioni “suppletive” - servirebbe anche per le situazioni quando non si puoi applicare la
vicarietà.
→ Pienezza Potestà Episcopale - difendere la pienezza della sua potestà episcopale - che il
vescovo non possa delegare la potestà giudiziale questo appare estrano, lui dovrebbe farlo per
sottolineare la pienezza della sua potestà.

Can. 135§3 - La potestà giudiziale, di cui godono i giudici e i collegi giudiziari, è da


esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e non può essere delegata, se non per eseguire gli atti
preparatori di un qualsiasi decreto o sentenza.

Oggi la maggioranza sono favorevole che abbia questa possibilità di delegare la potestà
decisoria.

→ “Aut” e non “vel” - il Can 135 § 3 - l’aut ci parla di un senso di disgiunzione forte, aut ha
senso in un contesto dove tra giudice e consiglio giudiziario (quindi uno o l’altro).

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È all’interno della vicarietà che si pone questa disgiunzione forte. É la modalità di esercizio
della potestà vicaria.
→ “Aut” e non “Vel” - - “Aut” ci parla di un contesto che o ci sono Giudici o c’è un
collegio di Giudici – questo presuppone che è già stato istituito un Giudice o un Vicario - -
stabilito da un Ufficio Capitale - - quelle che ha ricevuto l’incarico non può delegare - - solo
l’Ufficio Capitale può delegare.

→ Loro dicono i lavori di codificazioni le menzionavano, anche la delega della potestà


decisoria.
Esempio: Se guardo il canone 1512 ci parla della - Possibilità un Giudice Delegato:
3° la potestà del giudice delegato si rende stabile, di modo che non cessa con il venir meno
del diritto del delegante;
→ Recentemente la scienza prudenziale è molto a favore della delega della potestà giudiziale
decisoria.

Con l’ordinamento di oggi uno è facile che sia a favore.

13. Che cosa s’intende come giudice (naturale) predeterminato dalla legge?

Il “giudice naturale predeterminato dalla legge” è l’organo munito di potestà giudiziaria la cui
esistenza e attribuzioni sono fissate dalla legge con carattere generale e previo all’insorgere
della controversia:

° Sapere ex ante da chi verrò giudicato per questo tipo di controversia


° Si tratta di una garanzia (anche nei sistemi processuali secolari)

14. Perché si dice che il giudice (naturale) predeterminato dalla legge è una
garanzia?

É una garanzia non totale, ma una garanzia di indipendenza.


Giudice naturale - faceva riferimento al luogo di abitazione.

La vicarietà ripesa molto di più il giudice naturale predeterminato dalla legge – perché hai un
ufficio già stabilito.
La delega non sai che ti giudicherà.

→ Ogni Fedeli abbiamo 2 Giudice che sono:


1. Giudici naturali “nativi”: - la garanzia è riguarda l’organo che giudicherà la causa - non la
persona (= il nome del Giudice che me giudicherà) - questa garanzia è per il Bene dei Fedeli
per dimostrare una giustizia impaciale.
Il Romano Pontefice

Vescovi diocesani - possono usare la tecnica della delega di potestà


Uffici capitali - possono usare la tecnica della delega di potestà

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→ Il Dubbio nel Can 135 non va mai su il Romano Pontefice ma sul il Vescovii Diocesi e gli
Uffici Capitali.
Can. 135§3 - La potestà giudiziale, di cui godono i giudici e i collegi giudiziari, è da
esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e non può essere delegata, se non per eseguire gli atti
preparatori di un qualsiasi decreto o sentenza.

2. Giudici naturali “derivati”


Ufficio Vicario - Il Romano Pontefice / Vescovi diocesani / Uffici capitali - Uffici vicari
stabiliti (legalmente).

15. Per quali motivi è stato talvolta consigliato ai titolari di uffici capitali di non
esercitare personalmente la potestà giudiziaria?

→ È risultata una prudente esperienza avvalersi delle tecniche di decentramento e non


esercitare direttamente e personalmente la Potestà Giudiziaria, per:
Ragioni «pastorali» (il ruolo del Vescovo)
Ragioni «logistiche» (tempo e perizia)

Esempio: il Papa normalmente non esercita la Potestà Giudiziaria – perché con il tempo è
capito che è più prudente.
Esempio: il Vescovo la stessa cosa – un Vescovo che è “Padre” del clero essere anche
giudice è difficile avere un giudizio con prudenza

→ È pure storta la prassi di scaricarsi di assolutamente tutto quanto riguarda tale potestà: i
Vescovi sono «giudici nativi e naturali» per la sua «portio populi Dei» - anche lo stremo è
stato un problema quando i Vescovi abbia preso solo della dimensione pastorali e non si
riconosce come Giudice.

→ Il Vescovo è il ‘primo’ giudice naturale dei suoi fedeli (la riforma del 2015 mise ciò in
evidenza, persino con un processus brevior coram Episcopo) – nel processo breve l’unico
giudice è il Vescovo Diocesano.

→ Oss.: La delega della Potestà Giudiziale decisoria oscura molto la garanzia del giudice
naturale - comunque É una garanzia per il bene del fedele.

16. Quale tecnica di decentramento (vicarietà o delega) garantisce di più la garanzia


del giudice (naturale) predeterminato dalla legge?

La Vicarietà:

→ La Garanzia del Giudice Legale predeterminato dalla Legge

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Il “giudice naturale predeterminato dalla legge” è l’organo munito di potestà giudiziaria la cui
esistenza e attribuzioni sono fissate dalla legge con carattere generale e previo all’insorgere
della controversia
→ Prima della nascita della controversia sarò che mi giudicherà – sono capace di identificar il
tribunale responsabile di giudicare la mia causa.
Questo è una garanzia se viene stabilito prima dove sarò giudicato
→ Sapere ex ante da chi verrò giudicato per questo tipo di controversia
→ Si tratta di una garanzia (anche nei sistemi processuali secolari)

17. Esporre succintamente le ragioni che consigliano l’uniformità delle regole


processuali?

→ Con la legge processuale è necessario che le regole siano uniformi (uguali) per tutti.
Necessità della uniformità delle regole.
È necessario la Legge Processuale sia Uniforme – proprio per fare un Controllo, una
Valutazione.
Questo è opinabile -- ma se ogni Vescovo frassesi - la sua Legge Processuale per Diocesi
sarebbe una confusione.

→ Perché l’uniformità è questo è importante?


• Per, Ragione Fondamentali – perché sia una Legislazione Uniforme.
• Per, Comunicabilità
È più facile comunicare le decisioni dei tribunali o nel caso dell’appello.
Se ogni tribunale decide con delle regole proprie, la comunicazione tra di loro diventa molto
difficile. E nel caso dell’appello ancora più difficile.
Come farebbe il tribunale d’appello ad analizzare una causa se il tribunale inferiore aveva
delle regole proprie?

• Per, Condivisibilità e controllo

• Per, Sicurezza giuridica

• Per, Diritto Fondamentale alla - Tuitio iurium e alla tutela giudiziaria – sembra che
questo principio sia molto più facile da applicare se le regole sono le stesse.
Can 221 - Can 1491 - Can 1400

Can. 221 - § 1. Compete ai fedeli rivendicare e difendere legittimamente i diritti di cui


godono nella Chiesa presso il foro ecclesiastico competente a norma del diritto.
§ 2. I fedeli hanno anche il diritto, se sono chiamati in giudizio dall'autorità competente, di
essere giudicati secondo le disposizioni di legge, da applicare con equità.
§ 3. I fedeli hanno il diritto di non essere colpiti da pene canoniche, se non a norma di legge.

Can. 1491 - Ogni diritto è protetto non soltanto da un’azione, ma anche da un’eccezione, a
meno che non sia disposto espressamente altro.

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Can. 1400 - § 1. Oggetto del giudizio sono:
1° i diritti di persone fisiche o giuridiche da perseguire o da rivendicare, o fatti giuridici da
dichiarare;
2° i delitti per quanto riguarda l’irrogazione e la dichiarazione della pena.
§ 2. Le controversie insorte per un atto di potestà amministrativa possono tuttavia essere
deferite solo al Superiore o al tribunale amministrativo.

• Richiamo alla legalità


• Oggetto rilevante del processo (can. 1400)

Can. 1400 - § 1. Oggetto del giudizio sono:


1° i diritti di persone fisiche o giuridiche da perseguire o da rivendicare, o fatti giuridici da
dichiarare;
2° i delitti per quanto riguarda l’irrogazione e la dichiarazione della pena.
§ 2. Le controversie insorte per un atto di potestà amministrativa possono tuttavia essere
deferite solo al Superiore o al tribunale amministrativo.

• Molteplicità d’istanze
vi è il diritto d’appellare.
Se non c’è questa uniformità, il dialogo tra le istanze diventa molto difficile.

• Contraddittorio (che coinvolge l’autorità)


• Diritto a rivolgersi al Romano Pontefice
• Diritto di avocazione della causa
Chiedere al Romano Pontefice o a suoi organi vicari

→ Allora, sia per il livello fondamentale che per il livello operativo è importante che ci siano
le regole uniformi.
Allora, come facciamo che le regole siano Uniformi?
Per mezzo della Centralizzazione della Legge Processuale è possibile fare Uniformità -
questo solo il Legislatore Supremo (il Papa) – nemmeno il Vescovo
Centralizzazione Normativa - - il Romano Pontefice

18. Elencare i meccanismi attraverso i quali il Legislatore ha “centralizzato” la


normativa processuale

La centralizzazione: Processo attraverso il quale il Romano Pontefice (Supremo Legislatore)


assume a sé alcune competenze della relativamente piena potestà dei Vescovi diocesani
(Legislatori particolari) o equiparati, per quanto riguarda la potestà legislativa (in materia
processuale).

Il Romano Pontefice (= RP) come fa questa centralizzazione?


Attraverso due vie per centralizzare:

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→ 1° meccanismo – Riserva di legge - (che può essere: Riserva Formale e Riserva
Materiale)
→ 2° meccanismo – La Limitazione della Dispensa (can. 87) - (Principio Generale e
Eccezione)

Esempi di Normativa - per capire come è Centralizzata la Normativa Processuale:

Rango (= casta, livello) → Legali


Livello Universale → CIC 1983, CCEO 1990
→ Regole Procedurali 2015 (m.p. Mitis Iudex e m.p Mitis et Misericors)
→ Normae de gravioribus delictis (m.p. Sacramentorum sanctitatis tutela:
2001, 2010, 2021)
→ C. Ap. Praedicate Evangelium (2022)
→ Lex Propria della Segnatura Apostolica (2008)
→ Norme Rota Romana (1994)
→ m.p. Vos estis lux mundi (2019)
→ m.p. Come una madre ammorevole (2018)
→ C. Ap. Divinus perfectionis Magister (1983)
Livello Particolare → nulla

Rango (= casta, livello) → Amministrative


Livello Universale → Istruzione “Dignitas Connubii” (2005)
→ Norme sulle inchieste diocesane nelle cause dei santi (1985)
→ Istruzione “Sanctorum Mater” (2007)
Livello Particolare → Regolamenti per i tribunali (diocesani o interdiocesani)

Rango (= casta, livello) → Altre


Livello Universale → Vademecum CDF (2022)
→ Mens pontificie sulla riforma matrimoniale del 2015
→ Rescritto 7-12-2015 (valore legale)
→ Sussidio DTL (2023)
Livello Particolare → nulla

→ Allora al livello particolare si può fare qualcosa?


C’è spazio per la “normativa” particolare? - molte cose è coinvolto al diritto particolare.

19. Che cosa s’intende per riserva formale e materiale di legge? Potrebbe offrire
qualche esempio?

→ Riserva formale - la legge stabilisce espressamente che una determinata materia


dev’essere disciplinata da una legge
Esempio:
Can. 1403 - § 1. Le cause di canonizzazione dei Servi di Dio, sono regolate da una legge
pontificia peculiare. (Quindi questo va toccato soltanto da una legge pontificia).

Predicate Evangelium art. 199 - La Segnatura Apostolica è retta da una sua propria legge.
Predicate Evangelium art. 204 - Il Tribunale della Rota Romana è retto da una sua propria
legge

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→ Riserva materiale - una materia è di fatto disciplinata da una legge, e solo una legge
posteriore idonea può modificare la disciplina. Quando la legge di fatto disciplina una
materia.
Esempio:
Can. 1671 § 1. Le cause matrimoniali dei battezzati per diritto proprio spettano al giudice
ecclesiastico.
§ 2. Le cause sugli effetti puramente civili del matrimonio spettano al magistrato civile, a
meno che il diritto particolare non stabilisca che le medesime cause, qualora siano trattate
incidentalmente e accessoriamente, possano essere esaminate e decise dal giudice
ecclesiastico.
(Quando la Legge cambia una disciplina o bisogno di un’altra legge - Esempio: can 1671 –
1691 (con questa legge su il Matrimonio solo un’altra legge può cambiare oppure aggiunge
qualcosa sul il processo)).

Can. 1691 § 1. Nella sentenza si ammoniscano le parti sugli obblighi morali o anche civili,
cui siano eventualmente tenute l’una verso l’altra e verso la prole, per quanto riguarda il
sostentamento e l’educazione.
§ 2. Le cause per la dichiarazione di nullità del matrimonio non possono essere trattate con il
processo contenzioso orale di cui nei cann. 1656-1670.
§ 3. In tutte le altre cose che si riferiscono alla procedura, si devono applicare, a meno che la
natura della cosa si opponga, i canoni sui giudizi in generale e sul giudizio contenzioso
ordinario, osservate le norme speciali per le cause sullo stato delle persone e per le cause
riguardanti il bene pubblico.

(Quindi questo va toccato soltanto dal legislatore).

20. Si può dispensare della legge processuale? (cfr. can. 87 CIC).

Can. 87 - § 1. Il Vescovo diocesano può dispensare validamente i fedeli, ogniqualvolta egli


giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale, dalle leggi disciplinari sia universali sia
particolari date dalla suprema autorità della Chiesa per il suo territorio o per i suoi sudditi,
tuttavia non dalle leggi processuali o penali, né da quelle la cui dispensa è riservata in modo
speciale alla Sede Apostolica o ad un’altra autorità.

• Esempio: un Vescovo “furbo” - - vuole si prevalere del Can 87 per dispensare la legge
spalcata nel Can. 1671 – 1691
• Tuttavia dice il Legislatore che: il Vescovo non può dispensare la legge processuali e
penali.
• Principio generale: Il Legislatore particolare può dispensare delle leggi universali e
particolari
• Eccezione: … Tranne (= a eccezione di) le Leggi Processuali e Penali, o la cui dispensa è
riservata alla Sede Apostolica

21. In che senso si può affermare che il giudice naturale nativo di secondo e
successivo grado è il Romano Pontefice?

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Come, dunque, i tribunali di appello non apostolici (ossia non del Papa) hanno la
competenza che hanno?
1. In un senso radicale (cioè, di “radice” o di “fondamento”) il 2º e successivo grado ob
naturam suam appartengono al Romano Pontefice, che attraverso la legge o altri
provvedimenti idonei, ne fa partecipi ad altri.
Cioè, il RP voleva per la legge costituire anche altri giudici naturali del secondo grado.

2. Il «giudice naturale», di secondo e ulteriore grado, è il Romano Pontefice.


Se non ci fosse il can. 1438, il metropolita di per sé non potrebbe giudicare una causa emanata
da un tribunale di primo grado. È una potestà attribuita da legge.

22. Perchè si può affermare che mentre il primo grado di giudizio è molto
“decentrato”, il terzo grado di giudizio è fortemente “centralizzato”?

È Fortemente centralizzato perché nel terzo grado, le possibilità di attribuzioni dell’esercizi


della potestà sono minimi, tutto rimane centrato in un unico soggetto.

Accentramento = Cumulare tutti gli ambiti e le possibilità di esercizio della potestà nel solo
titolare di un ufficio munito della triplice potestà ( al solito un ufficio capitale).

Decentramento= Attribuzioni di ambiti si esercizio della potestà a soggetti diversi, che


espletano comunque la potestà dell’ufficio capitale.

23. Perché si può parlare di “centralizzazione ibrida” in merito al terzo grado di


giudizio?

→ Grado di “Centralizzazione” - - più saliamo i gradi di giudizio più siamo vicini al RP.
→ Il 2° Grado ha un – Decentralizzazione “ibrida” - il tribunale della Rota Romana è sempre
- Tribunale Concorrente - mi porta sempre ad un Centralizzazione.

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→ Tribunale non apostolici – il tribunale di un metropolita – mi porta anche ha un
Decentralizzazione.

Da una parte, il tribunale della Rota è sempre concorrente…. È possibile esistere anche
tribunali di appello “non apostolici”.

24. Qual è la regola generale per determinare la legge processuale applicabile a un


processo ratione temporis?

→ Determinare la legge processuale – TEMPO:


• Legge in vigore al momento della citazione (Can 1517) - (Citazione = la chiamata in
giudizio)

Can. 1517 - L'inizio dell'istanza avviene con la citazione; la fine non si ha soltanto con la
sentenza definitiva, ma anche negli altri modi stabiliti dal diritto.

• La Legge disciplina ad futurum tutto il processo (Can 9)

Can. 9 - Le leggi riguardano le cose future, non le cose passate, a meno che non si disponga
nominatamente in esse delle cose passate.

• Una nuova legge a metà processo? Vige l’anteriore


• Le leggi possono stabilire modalità diverse

Ambito penale Can. 1313 – Lex favorabilis

Can. 1313 - § 1. Se dopo che il delitto è stato commesso la legge subisce mutamenti, si deve
applicare la legge più favorevole all’imputato.

§ 2. Che se una legge posteriore elimina la legge, o almeno la pena, questa cessa
immediatamente.

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25. Qual è la regola generale per determinare la legge processuale applicabile a un
processo ratione loci?

→ Determinazione dello SPAZIO (=luogo)


• Lex forit regi processum (si applica la legge processuale del luogo)
• La centralizzazione ha resi residuali fenomeni di divario

• Esigenza di valutazione di tutti gli elementi


(Alle volte fare distinzione tra materia e processo non è così facile)

26. Qual è la problematica in merito alla vigenza o meno dell’istruzione Dignitas


Connubii?

→ Istruzione “Dignitas Connubii” - si pone la questione della sua vigenza (dopo la riforma
della 2015: “tagliare e introdurre”; è scomparso il blocco dei canoni per la quale furono date le
norme della Istruzione.
→ Allora la questione - Dignitas connubii - è in vigore o meno dopo la Mitix Iudex
→ Leggere il Mitix Iudex e Dignitas Connubii - molte volte la Dignitas Connubii - dice cose che
il codice non dice.

 Alcuni affermano che è Derogata (che ha perso la sua vigenza)

usando il canone 34 §§1-3 – perché cade insieme ai canoni che sono stati modificate:

Can. 34 - § 1. Le istruzioni, che propriamente rendono chiare le disposizioni delle leggi e


sviluppano e determinano i procedimenti nell’eseguirle, sono date a uso di quelli il cui compito
è curare che le leggi siano mandate ad esecuzione e li obbligano nell’esecuzione stessa delle
leggi; le pubblicano legittimamente, entro i limiti della loro competenza, coloro che godono
della potestà esecutiva.
§ 2. I dispositivi delle istruzioni non derogano alle leggi, e se qualcuno non può accordarsi con
le disposizioni delle leggi, è privo di ogni vigore.
§ 3. Le istruzioni cessano di avere vigore non soltanto con la revoca esplicita o implicita
dell’autorità competente, che le pubblicò, o del suo superiore, ma anche cessando la legge per
chiarire o per mandare ad esecuzione la quale furono date.

 Però ci sono altri che dicono che essa ha un parziale vigore perché si tratta del blocco
delle norme diversi.

Alcune norme della Dignitas connubii (= DC) sono in contrasto con i nuovi canoni - ma altri
non lo sono, e questi rimarrebbero in vigore.
Non si può cadere nel formalismo, ma il canone 34 dice quello che dice.
Un altro argomento: nelle sentenze rotali dopo 2015 usavano la DC.

La maggioranza della dottrina dice che è ancora in vigore.


Sarebbe ideale che il legislatore facesse il motu proprio e aggiornarsi anche il documento, ma
questo non è stato fatto

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27. Quale giurisprudenza è quella che può colmare una lacuna di legge a norma del can.
19 CIC?

Can. 19 - Se su una determinata materia manca una espressa disposizione di legge sia
universale sia particolare o una consuetudine, la causa, se non è penale, è da dirimersi tenute
presenti le leggi date per casi simili, i principi generali del diritto applicati con equità canonica,
la giurisprudenza e la prassi della Curia Romana, il modo di sentire comune e costante dei
giuristi.

→ La “…iurisprudentia et praxis Cuirae Romanae…”


• Quindi non la giurisprudenza di qualsiasi tribunale, ma di - Tribunali apostolici (Rota Romana,
Segnatura Apostolica, Penitenzieria) - e i Dicasteri che hanno Mansioni Giudiziari (in particolare
DDF).

• La Rota Romana favorisce l’unità della giurisprudenza (art. 200.1 PE): criterio e ausilio
interpretativo per gli altri tribunali
• La Segnatura Apostolica
• Il ruolo del Dicastero per i Testi Legislativi.
Anche se il dicastero per i testi legislativi non fa la giurisprudenza, perché non risolve
controversie giudiziaria ma fa interpretazione, che il suo livello più alto è l’interpretazione
autentica.

28. Spiegare i criteri per valutare o vagliare la solidità o affidabilità della giurisprudenza.

→ Criteri:
• Costante – una sentenza non fa giurisprudenza - Una sola sentenza non fa di per sé la
giurisprudenza (linea giurisprudenziale)
• Uniforme - positivamente/negativamente - Ideale sarebbe trovare una unica sentenza positiva
dell’interpretazione in questo senso, e non trovare né una contraria.
• Autentica - Un uditore rotale che si esprime su qualcosa (anche giudiziario) non è una
sentenza.
• Subordinata al “dato legale”

→ Alcune precisazioni circa il ruolo e l’uso della Giurisprudenza:


• Non esiste un “precedente” vincolante.
Noi non abbiamo precedente vincolante, però abbiamo la Giurisprudenza.
• La Giurisprudenza può subire mutamenti ed evoluzione (distinzione: pubbliche con luogo
pubblico)
• La c.d. “giurisprudenza evolutiva”
Non può surrogarsi (= sostituire) al ruolo del Legislatore né della legge.
Intangibilità del dato legale e dello Ius divinum

29. Cosa s’intende per tribunale “sussidiario” e quando si può usufruire di questa
possibilità?

Conferire “potestà” ad un altro tribunale di prima istanza, quando esiste una impossibilità di
procedere all’erezione di un tribunale diocesano. (Dovrà essere fatto un accordo tra i vescovi)

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→ Lo introdusse la Dignitas connubii (=DC)
Art.24 DC: §1. - Se non è in alcun modo possibile costituire un Tribunale Diocesano o
Interdiocesano, il Vescovo Diocesano si rivolga alla Segnatura Apostolica per la proroga della
competenza a favore di un Tribunale Limitrofo, col consenso del Vescovo Moderatore di tale
tribunale.

• Questo a livello Normativo è una Istruzione.

→ Tribunale Limitrofo
Can. 1673§2 - Il Vescovo costituisca per la sua diocesi il Tribunale Diocesano per le cause di
nullità del matrimonio, salva la facoltà per lo stesso Vescovo di accedere a un altro viciniore (=
limitrofo).

• Viciniore - “è altro termine che quello di, limitrofo” e può confondere un po’, però si dovrebbe
interpretare che si tratta di limitrofo – Viciniore è più elastico di quello limitrofo.

→ Nel 2021 si è creato una commissione per valutare il Molto Proprio in Italia – esplicitamente
dice: considerando che questa facoltà di “Sussidiario” è eccezionale …

30. E’ necessario l’intervento della Sede Apostolica per usufruire della possibilità del
tribunale “sussidiario”?

Il canone 1673 non lo dice, ma la :

Dignitas Connubii
Art. 24 DC: §1. Se non è in alcun modo possibile costituire un tribunale diocesano o
interdiocesano, il Vescovo diocesano si rivolga alla Segnatura Apostolica per la proroga della
competenza a favore di un tribunale limitrofo, col consenso del Vescovo Moderatore di tale
tribunale.
Questo a livello normativo è una Istruzione.
(Sede Apostolica = Segnatura Apostolica)

31. Quale differenza tra un tribunale interdiocesano al quale aderisce un Vescovo e un


tribunale “sussidiario” (pure interdiocesano) al quale accede un Vescovo?

Il tribunale sussidiario è un trasferimento di potestà che il vescovo attribuisce ad un tribunale


quando non ha il suo proprio tribunale il Tribunale Interdiocesano è la seconda modalità :

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Se uniscono delle diocesi vicine e piccole e possono formare un Tribunale interdiocesano, ereto
per tutte le materia oppure solo per alcune materia – che devono essere stabilito nella formazione
del Tribunale.
Tra i Vescovi loro scelgano uno de loro per essere il responsabile – normalmente è il
Vescovo dove sarà la Diocesi dove viene istituito il Tribunale.

Can. 1423 - § 1. Più Vescovi diocesani possono concordemente, con l’approvazione della Sede
Apostolica, costituire nelle loro diocesi un unico tribunale di prima istanza, in luogo dei
tribunali diocesani di cui ai cann. 1419-1421; nel qual caso a quel gruppo di Vescovi o al
Vescovo da essi designato competono tutti i poteri che ha il Vescovo diocesano per il proprio
tribunale.
§ 2. I tribunali di cui al § 1, possono essere costituiti per tutte le cause oppure soltanto per
determinati generi di cause.

• Motivi: venire incontro alla scarsità delle risorse e accorpare le forze.


• Erezione: “probante Sede Apostolica” (normalmente la Segnatura Apostolica dà il placet) +
Statuti, Regolamento + Vescovo Moderatore (normalmente questo del luogo del tribunale)
• Ambito: solo fra diocesi? Potrebbe essere anche fra le altre circoscrizioni ecclesiastiche.

• Mitix Iudex:
non ha soppresso i tribunali interdiocesani
ha avuto il contributo di incoraggiare molto il Vescovo Diocesano.

Can 1673- § 2. Il Vescovo costituisca per la sua diocesi il tribunale diocesano per le cause di
nullità del matrimonio, salva la facoltà per lo stesso Vescovo di accedere a un altro viciniore
tribunale diocesano o interdiocesano.

Da L’OSSERVATORE ROMANO, domenica 8 novembre 2015, p. 8 (“Mens”):


2. I vescovi all’interno della provincia ecclesiastica possono liberamente decidere, nel caso
non ravvedano la possibilità nell’imminente futuro di costituire il proprio tribunale, di creare un
tribunale interdiocesano; rimanendo, a norma di diritto e cioè con licenza della Santa Sede, la
capacità che metropoliti di due o più province ecclesiastiche possano convenire nel creare il
tribunale interdiocesano sia di prima che di seconda istanza.

32. Come regola generale, chi conosce dell’appello contro la sentenza di prima istanza del
tribunale del Vescovo suffraganeo? (cfr. can. 1438, 1 CIC).

→ Tribunali locali di secondo grado (Tribunale del Metropolita)

Can. 1438 - Fermo restando il disposto del can. 1444, § 1, n. 1:

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1° dal tribunale del Vescovo suffraganeo si appella al tribunale del Metropolita, salvo il
disposto del can. 1439;

33. Come regola generale, chi conosce dell’appello contro la sentenza di prima istanza del
tribunale del Metropolita? (cfr. can. 1438, 2 CIC).

Can. 1438 - Fermo restando il disposto del can. 1444, § 1, n. 1:


2° nelle cause trattate in prima istanza avanti al Metropolita si appella al tribunale che egli
stesso abbia, con l’approvazione della Sede Apostolica, stabilmente designato;

• Tribunali di seconda istanza: Tribunale stabilmente designato dal Metropolita con intervento
della Sede Apostolica

34. A norma del can. 1439, § 1 CIC, quando e con quali condizioni la conferenza
episcopale è tenuta a costituire un tribunale di seconda istanza?

Can. 1439 - § 1. Se fu costituito un tribunale unico di prima istanza per più diocesi, a norma del
can. 1423, la Conferenza Episcopale deve costituire con l’approvazione della Sede Apostolica
un tribunale di seconda istanza, a meno che tutte quelle diocesi non siano suffraganee della
stessa archidiocesi.
§ 2. La Conferenza Episcopale può costituire, con la approvazione della Sede Apostolica, uno o
più tribunali di seconda istanza, anche oltre ai casi di cui al § 1.
§ 3. Per quanto riguarda i tribunali di seconda istanza di cui nei §§ 1 e 2, la Conferenza
Episcopale o il Vescovo da essa designato hanno tutti i poteri che ha il Vescovo diocesano per il
suo tribunale.

35. Elencare i casi di tribunali locali di terzo grado (stabilmente costituiti) nell’ambito
latino.

 Tribunale della Rora della Nunziatura in Spagna


 Tribunale del Primate d’Ungheria
 Tribunale di Friburgo
(Per le sentenze di Munster appellare a Colonia)
→ Concorrenti ←

 Tribunale universale di terzo e successivo grado


Rota Romana

36. Elencare le principali competenze giudiziarie della Segnatura Apostolica (cfr. can.
1445, §1 e 2 CIC).

Can. 1445 - § 1. Il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica giudica:

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1° le querele di nullità, le richieste di restitutio in integrum ed altri ricorsi contro le sentenze
rotali;

2° i ricorsi nelle cause sullo stato delle persone, che la Rota Romana rifiutò di ammettere a
nuovo esame;

3° le eccezioni di sospetto ed altre cause contro gli Uditori della Rota Romana per atti posti
durante l’esercizio delle loro funzioni;

4° i conflitti di competenza di cui al can. 1416. (Can. 1416 - I conflitti di competenza tra due
tribunali soggetti allo stesso tribunale di appello, sono risolti da questo tribunale; se non sono
soggetti allo stesso tribunale di appello, dalla Segnatura Apostolica.

§ 2. Lo stesso Tribunale dirime le contese sorte per un atto di potestà amministrativa


ecclesiastica, ad esso legittimamente deferite, le altre controversie amministrative ad esso
deferite dal Romano Pontefice o dai dicasteri della Curia Romana e il conflitto di competenza
tra gli stessi dicasteri.

37. Nome, data e rango della norma propria della Segnatura Apostolica.

Legge Propria della Segnatura Apostolica (2008)


38. Indicare le competenze giudiziarie legalmente affidate alla Rota Romana già sin dalla
prima istanza (cfr. cann. 1444, § 2 e 1405, §3 CIC).

144 § 2. Questo tribunale giudica anche in prima istanza le cause di cui al can. 1405, § 3, o le
altre cause che il Romano Pontefice sia motu proprio sia ad istanza delle parti avocò al suo
tribunale ed affidò alla Rota Romana; e queste, la Rota stessa le giudica anche in seconda ed
ulteriore istanza, salvo che nel rescritto di commissione non si sia disposto altrimenti.

1405 - § 3. È riservato al tribunale della Rota Romana giudicare:


1° i Vescovi nelle cause contenziose, fermo restando il disposto del can. 1419, § 2:
2° l’Abate primate o l’Abate superiore di una congregazione monastica, il Moderatore
supremo di istituti religiosi di diritto pontificio;
3° le diocesi e le altre persone ecclesiastiche sia fisiche sia giuridiche che non hanno
Superiore al di sotto del Romano Pontefice.

39. Nome, data e rango della norma propria della Rota Romana.

Norme proprie della Rota Romana

40. Indicare le due competenze dell’Ufficio Amministrativo presso la Rota Romana.

§ 2. Presso il Tribunale della Rota Romana è costituito l’Ufficio al quale compete giudicare
circa il fatto della non consumazione del matrimonio e circa l’esistenza di una giusta causa
per concedere la dispensa.

§ 3. Tale Ufficio è anche competente a trattare le cause di nullità della sacra ordinazione, a
norma del diritto universale e proprio, secondo i diversi casi.

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41. Potrebbe indicare in quale anno e con quale provvedimento sono state affidate le loro
competenze all’Ufficio Amministrativo presso la Rota Romana?

Con il Motu Proprio “Quaerit Sempre” – 2011-


Dispensa matrimonio rato non consumato , nullità della sacra ordinazione.

42. Presso quali fenomeni della vita consacrata (e al suo interno presso quali uffici) si
riscontra la titolarità di potestà giudiziaria? (cfr. Can. 1427 CIC).

Can. 1427 - § 1. Se insorga una controversia tra religiosi o case dello stesso istituto religioso
clericale di diritto pontificio, giudice di prima istanza, a meno che non si disponga altrimenti
nelle costituzioni, è il Superiore provinciale, oppure, se si tratti di un monastero sui iuris,
l’Abate locale.

§ 2. Salvo le costituzioni non dispongano diversamente, trattandosi di una questione contenziosa


tra due province, in prima istanza giudicherà il Moderatore supremo personalmente o tramite
un delegato; se tra due monasteri l’Abate superiore della congregazione monastica.

§ 3. Se infine insorga una controversia tra persone religiose fisiche o giuridiche di istituti
religiosi diversi o anche dello stesso istituto clericale di diritto diocesano o laicale, oppure tra
una persona religiosa e un chierico secolare o un laico o una persona giuridica secolare,
giudica in prima istanza il tribunale diocesano

43. Quale rapporto esiste tra le norme codiciali riguardo alla potestà giudiziaria presso
certi fenomeni della vita consacrata (cfr. cann. 1427 e 1438, 3 CIC) e il diritto proprio
di questi enti?

Il Diritto universale stabilisce le norme generali, il diritto proprio integra queste norme, dando
strumenti interni per gestire le controversie. Quando il diritto proprio non è sufficiente o
inesistente si applicano le norme del CIC

44. Potrebbe indicare - a meno che il diritto proprio preveda diversamente - chi è
competente per giudicare in prima e seconda istanza una causa tra due religiosi o case
dello stesso istituto clericale di diritto pontificio? (cfr. cann. 1427, §1 e 1438, 3 CIC).

 Controversia tra religiosi (Istituto religioso clericale di Diritto Pontificio)


- Giudice di prima istanza : Superiore provinciale (a meno che le costituzioni non disponga
diversamente)
- Monastero su Iuris : L’Abate locale.

Can. 1427 - § 1. Se insorga una controversia tra religiosi o case dello stesso istituto religioso
clericale di diritto pontificio, giudice di prima istanza, a meno che non si disponga altrimenti
nelle costituzioni, è il Superiore provinciale, oppure, se si tratti di un monastero sui iuris,
l’Abate locale.

 2° grado : Moderatore Supremo o Abate Generale:

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Can. 1438 3° per le cause fatte avanti al Superiore provinciale il tribunale di seconda istanza è
presso il Moderatore supremo; per le cause fatte avanti all’Abate locale è presso l’Abate
superiore della congregazione monastica.

45. Potrebbe indicare gli organismi apostolici di giustizia e i dicasteri o istituzioni curiali
che hanno competenze giudiziarie?

- Segnatura Apostolica
- Rota Romana e l’Ufficio Amministrativo della Rota Romana.
- Penitenzieria Apostolica
- Dottrina della Fede

46. Potrebbe indicare - a meno che il diritto proprio preveda diversamente - chi è
competente per giudicare in prima e seconda istanza una causa tra due province o case
dello stesso istituto clericale di diritto pontificio? (cfr. can. 1427, §2 CIC).

Can. 1427 § 2. Salvo le costituzioni non dispongano diversamente, trattandosi di una questione
contenziosa tra due province, in prima istanza giudicherà il Moderatore supremo
personalmente o tramite un delegato; se tra due monasteri l’Abate superiore della
congregazione monastica.

 Questione contenziosa tra due province:


- Prima istanza: il Moderatore supremo personalmente o delegato. (se le costituzioni non
dispongono diversamente)
- Tra due monasteri: L’Abate superiore della congregazione monastica.

- 2° Istanza – Rota Romana – Can. 1405 §3 n. 2 – Senza Superiore sotto il Romano Pontefice.

47. Potrebbe indicare - a meno che il diritto proprio preveda diversamente - chi è
competente per giudicare in prima istanza una causa tra due persone fisiche di diversi
istituti clericali di diritto pontificio? (cfr. can. 1427, §3 CIC).

Il tribunale Diocesano.

Can, 1427 § 3. Se infine insorga una controversia tra persone religiose fisiche o giuridiche di
istituti religiosi diversi o anche dello stesso istituto clericale di diritto diocesano o laicale,
oppure tra una persona religiosa e un chierico secolare o un laico o una persona giuridica
secolare, giudica in prima istanza il tribunale diocesano.

Poi segue la regola generale.

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48. Potrebbe indicare i tribunali esistenti presso la diocesi di Roma, le sue competenze e
qual è il suo tribunale di appello?

Tribunali della Diocesi di Roma

Cosa troviamo a Roma?

- Un tribunale Ordinario della Diocesi di Roma


- Tribunale di Prima istanza in materia matrimoniale per la regione Lazio

- La seconda istanza?

Nel 2019 questo è stato cambiato e adesso si affida alla Rota Romana

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49. Quali sono i due effetti che produce l’incompetenza assoluta, in merito alla validità
della sentenza e ai doveri del giudice? (cfr. cann. 1620, n. 1 e 1461 CIC)

La Competenza Assoluta è una Attribuzione previa e generale ex lege di un tipo di cause ad un


tribunale concreto con limiti rigidi, assoluti e inderogabili, in modo tale che gli altri sono
totalmente incompetenti. In modo tale che si entra qualsiasi altro tribunale che non è
competente la sua azione è nulla.

Effetti: La sua inosservanza («incompetenza assoluta») inficia di nullità insanabile il processo


(cann. 10; 1620, n. 1 CIC)

Il giudice ha : Obbligo ex officio di dichiararsi incompetente (can. 1461 CIC: “Il giudice che in
qualunque stadio della causa si riconosca incompetente d'incompetenza assoluta, deve dichiarare
la propria incompetenza.“) Avendo un giudice che non rispetta questa competenza assoluta il
suo processo è insanabilmente nullo, non c’è modo di guarirlo.

50. L’incompetenza relativa produce la nullità della sentenza?

La competenza relativa è: una Situazione di attribuzione di una determinata causa ad un


tribunale concreto appartenente ad un gruppo di tribunali di pari grado potenzialmente
competenti per quella causa

La sua inosservanza («incompetenza relativa») non necessariamente invalida il processo («atti


sanabili»).

Qualche peso della libera scelta della parte

51. Cosa prevede l’art. 10, § 3 DC?

Se l’incompetenza relativa non è concepita prima che sia concordato il dubbio, il giudice
diviene ipso iure competente, salvo però il can. 1457.1 (imcopetenza del giudice)

Il giudice relativamente incompetente diventa competente se l’incompetenza non viene eccepita


prima della «litis contestatio» (can. 1459§2 CIC e art. 10§3 DC; «proroga della competenza»)

52. Potrebbe indicare quali sono i soggetti riservati al Romano Pontefice con competenza
assoluta? ( cfr. can. 1405, §1 CIC).

Soggetti riservati al RP (can. 1405.1, 1-3)

Can. 1405 - § 1. Il Romano Pontefice stesso ha il diritto esclusivo di giudicare nelle cause di cui
al can. 1401:
1° i capi di Stato;
2° i Padri Cardinali;
3° i Legati della Sede Apostolica e nelle cause penali i Vescovi;
4° le altre cause che egli stesso abbia avocato al proprio giudizio.

Non vengono contemplati gli equiparati, se non è vescovo non entra qua.

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53. Potrebbe indicare quali sono i soggetti riservati al Tribunale della Rota Romana con
competenza assoluta? (cfr. can. 1405, §3 CIC).

§ 3. È riservato al tribunale della Rota Romana giudicare:


1° i Vescovi nelle cause contenziose*, fermo restando il disposto del can. 1419, § 2*:
2° l’Abate primate o l’Abate superiore di una congregazione monastica, il Moderatore
supremo di istituti religiosi di diritto pontificio;
3° le diocesi e le altre persone ecclesiastiche sia fisiche sia giuridiche che non hanno
Superiore al di sotto del Romano Pontefice.

*conteziosa che non è penale.

*Can. 1419 - § 1. In ciascuna diocesi e per tutte le cause non escluse espressamente dal
diritto, giudice di prima istanza è il Vescovo diocesano, che può esercitare la potestà
giudiziaria personalmente o tramite altri, secondo i canoni che seguono.
§ 2. Se poi si tratta di diritti o di beni temporali di una persona giuridica rappresentata dal
Vescovo, giudica in primo grado il tribunale di appello.

Qui c’è una eccezione, se si tratta di una causa di una persona giuridica rappresentata dal
vescovo. Per non fare inviare la causa direttamente alla Rota Romana.

Causa contenziosa: non penali, e non una causa che riguarda il vescovo come superiore
generale.

54. Cosa prevede il foro della parte convenuta? (cfr. cann. 1408 e 1409, § 1 CIC).

- Can. 1408 - Chiunque può essere chiamato in giudizio avanti al tribunale del domicilio o
del quasi-domicilio.
- Can. 1409 - § 1. Il tribunale del girovago è quello del luogo ove di fatto dimora.

55. Quando è possibile incardinare la causa presso il foro dell’attore? (cfr. 1409, §2 CIC).

- Can 1409 § 2. Colui del quale non si conosca né il domicilio o il quasi-domicilio, né il


luogo della dimora, può essere chiamato in giudizio avanti al tribunale dell'attore, purché non
risulti un altro tribunale legittimo.

56. Cosa prevede il foro della cosa? (cfr. can. 1410 CIC).

Can. 1410 - A motivo della collocazione della cosa, la parte può essere chiamata in giudizio
avanti al tribunale del luogo ove è situata la cosa che è oggetto di litigio, ogni qualvolta l'azione
è diretta contro di essa o si tratta di azione di spoglio.

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- Cause riguardo beni materiali (mobili o immobili)
- Preferenza al tribunale del luogo dove la cosa si trova

Cose che sempre trova un po’ di problematica, se ad esempio è una macchina la cosa è più
complicata.

57. Cosa prevede il foro delle obbligazioni contrattuali (cfr. 1411, § 1 CIC).

Can. 1411 - § 1. A motivo del contratto la parte può essere chiamata in giudizio avanti al
tribunale del luogo ove il contratto fu stipulato o dove deve essere adempiuto, a meno che le
parti concordemente non abbiano scelto un altro tribunale.

- Cause che riguardano obbligazioni o contratti


- Nel caso dei contratti si può invocare in vari fori: luogo stipulazione/luogo
adempimento/luogo pattuito (a volte nel contratto si stipula anche quale tribunale
sarà competente in causa di lite)

58. Cosa prevede il foro delle obbligazioni non contrattuali (cfr. 1411, § 2 CIC).

Can. 1411 § 2. Se la causa verta su obblighi che provengono da altro titolo, la parte può essere
chiamata in giudizio avanti al tribunale del luogo ove l'obbligo è sorto o deve essere adempiuto.

- Altri titoli che non siano contratto: luogo origine obbligo/luogo adempimento obbligo.

59. Cosa prevede il foro del delitto (cfr. can. 1412 CIC).

Can. 1412 - L'accusato nelle cause penali, benché assente, può essere chiamato in giudizio
avanti al tribunale del luogo ove il delitto fu commesso.

- Cause penali
- Luogo di commissione del delitto

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Potrei anche andare al tribunale di domicilio dell’accusato.
Nelle cause che si sono molti luoghi, se potrebbe scegliere uno dei posti dove si trovano
elementi del reato.

60. Cosa prevede il foro dell’amministrazione (cfr. can. 1413, 1 CIC).

Can. 1413 - La parte può essere chiamata in giudizio:

1° nelle cause vertenti sull'amministrazione dei beni, avanti al tribunale del luogo ove
l'amministrazione viene fatta;

- Cause che riguardano l’amministrazione di beni


- “gesta est”: luogo dove si svolge l’amministrazione
- Sede dell’amministrazione

61. Cosa prevede il foro dell’eredità? (cfr. can. 1413, 2 CIC).

1413, 2° nelle cause che riguardano l'eredità o i legati pii, avanti al tribunale dell'ultimo
domicilio o quasi-domicilio o della dimora, a norma dei cann. 1408-1409, di colui della cui
eredità o legato pio si discute, a meno che non si tratti della semplice esecuzione del legato, che
deve essere esaminata secondo le norme ordinarie della competenza.

- Cause che riguardo le eredità


- Domicilio, quasi domicilio o ultima dimora del testatore

62. Quali due situazioni possono diventare un ostacolo legale alla connessione? (cfr. can.
1414 CIC in fine).

Can. 1414 - A motivo della connessione, le cause tra loro connesse devono essere giudicate da
un solo ed identico tribunale e nello stesso processo, a meno che non vi si opponga il disposto
della legge.

(Nisi legis praescriptumobstet )

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- Casi di competenza assoluta
- Casi in cui si chiede un numero di giudici diverso (can. 1425)

Can. 1425 - § 1. Riprovata la consuetudine contraria, al tribunale collegiale di tre giudici sono
riservate:
1° le cause contenziose: a) sul vincolo della sacra ordinazione e sugli oneri ad essa annessi;
b) sul vincolo del matrimonio, fermo restando il disposto dei cann. 1686 [1688] e 1688 [1690];
2° le cause penali: a) sui delitti che possono comportare la pena della dimissione dallo stato
clericale; b) per infliggere o dichiarare la scomunica.
§ 2. Il Vescovo può affidare le cause più difficili o di maggiore importanza al giudizio di tre o
cinque giudici.
§ 3. Il Vicario giudiziale chiami i giudici a giudicare le singole cause secondo un turno
ordinatamente stabilito, a meno che il Vescovo in casi singoli non abbia stabilito diversamente.
§ 4. In primo grado di giudizio, se eventualmente non si possa costituire un collegio, la
Conferenza Episcopale, fintantoché perduri tale impossibilità, può permettere che il Vescovo
affidi la causa ad un unico giudice chierico, il quale si scelga, ove sia possibile, un assessore e
un uditore.
§ 5. Il Vicario giudiziale non sostituisca i giudici una volta designati se non per gravissima
causa, che deve essere espressa nel decreto.

63. Definizione della prevenzione (cfr. can. 1415 CIC).

Can. 1415 - A motivo della prevenzione, quando due o più tribunali sono egualmente
competenti, ha diritto di giudicare la causa quel tribunale che per primo citò legittimamente la
parte convenuta.

- La prevenzione è l’effetto che la citazione effettuata da un tribunale relativamente


competente rispetto ad altri tribunali competenti. Cioè nella causa della competenza
assoluta non appare il tema della prevenzione, non è che uno se cita per primo la parte
convenuta fa sua la causa se si trattava di un caso che apparteneva all’altro tribunale che
aveva in questo caso la competenza assoluta.

o Il tribunale che per primo cita il convenuto fa sua la causa (“assolutizza” la sua
competenza “finora relativa”)
o Il nome latino per questo: “perpetuatioiurisdictionis”

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64. Differenza tra prevenzione e proroga della competenza.

La prevenzione è diversa della proroga di competenza , perché questa funziona con un tribunale
che era incompetente.
La prevenzione invece presuppone un tribunale competente, perlomeno relativamente.

65. Regole per determinare chi risolve un conflitto di competenza (cfr. can. 1416 CIC).

Can. 1416 - I conflitti di competenza tra due tribunali soggetti allo stesso tribunale di appello,
sono risolti da questo tribunale; se non sono soggetti allo stesso tribunale di appello, dalla
Segnatura Apostolica.

- Se si condivide lo stesso tribunale di appello:


o Risolve la questione il tribunale di appello

- Se non si condivide lo stesso tribunale di appello:


o Risolve la questione la Segnatura Apostolica

66. Elencare i titoli di competenza relativa delle cause di nullità matrimoniale (cfr. can.
1672 CIC).

Can. 1672. Nelle cause di nullità del matrimonio, che non siano riservate alla Sede Apostolica,
sono competenti:
1° il tribunale del luogo in cui il matrimonio fu celebrato;
2° il tribunale del luogo in cui una o entrambe le parti hanno il domicilio o il quasi-
domicilio;
3° il tribunale del luogo in cui di fatto si debba raccogliere la maggior parte delle prove.

Titoli di competenza nelle cause matrimoniali

- Assoluta

o Riservate o avocate dal Romano Pontefice (can. 1405)


o Tribunali eretti solo per cause matrimoniali in una circoscrizione (can. 1419, 1423)

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- Relativa

o Can. 1672 (novellato dal m.p. “MitixIudex”)

▪ 1) Luogo di celebrazione del matrimonio o;


▪ 2) Domicilio o quasi-domicilio della convenuta o;
▪ 3) Domicilio o quasi-domicilio dell’attore o;
▪ 4) Luogo principale raccolta delle prove;

o Sono i titoli concorrenti!

- Funzionale – Competenza assoluta per ragione di grado

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o Ogni grado è giudicato dal tribunale del grado corrispondente
o Esiste il fenomeno del capo aggiunto in appello «tamquam in prima instantia».

67. Potrebbe esporre sinteticamente in che cosa consiste la “concezione istituzionale del
processo”?

- Impostazione che vede il processo nel suo insieme come un tutto rivolto all’accertamento
della verità.
- È vedere il processo come un tutto (fine, azioni, soggetti, atti e dinamiche) unificato e
istituzionalmente raddrizzato alla verità.
- Lo scopo è accertare la verità.
- Unità di fini (ogni singolo passaggio, ogni singola tecnica) lo scopo è accertare la verità.
- Unità di azioni ( ognuno rispettando il proprio ruolo) per arrivare alla verità.

Se è scritto molto riguardo a questo, perché questo fa che il nostro sistema nella misura del
possibile deve essere un sistema che favorisca l’accertamento dei fatti.

68. Quando, da chi e in quale occasione fu esposta la “concezione istituzionale del


processo”?

Questa concezione è stata parlata la prima volta da Pio XII nell suo Discorso alla Rota Romana (
02.10.1944), che si concentra sull'importanza dell'unità di intenti nella trattazione delle cause
matrimoniali nei tribunali ecclesiastici. Egli sottolinea che il fine unico di tali processi è
accertare la verità oggettiva riguardo alla validità o nullità del vincolo matrimoniale, secondo i
principi della legge divina e della giustizia.

Questo vale per tutti i tipi di cause, non solo per le cause matrimoniali.

69. Quando, da chi e in quale occasione fu esposta per la prima volta la definizione della
“certezza morale”?

Pio XII. (Discorso alla Rota Romana 1942):

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70. Definizione di certezza morale.

Chiarì in negativo “cosa non è” la certezza morale canonica: sottolinea che la certezza morale è
una condizione essenziale per emettere un giudizio. Questa certezza non equivale a una certezza
assoluta o matematica, bensì è una convinzione che elimina ogni ragionevole dubbio sulla verità
del fatto oggetto del giudizio. Tale certezza deve avere un carattere oggettivo, derivante da
un'attenta valutazione delle prove, e non può basarsi unicamente sulle opinioni o sentimenti
soggettivi del giudice.

71. La dimensione soggettiva e oggettiva della certezza morale.

- Dimensione soggettiva: nasce nell’animo del giudice. Nessuno può obbligare al giudice
come deve decidere
- Dimensione oggettiva- sorge e si fonda “ex actis et probatis”, nasce dagli atti e fatti
oggettivamente esistenti.

72. Che cosa s’intende per certezza assoluta?

“Inesistenza di qualsiasi dubbio in contrario esclusione della possibilità del contrario” Certezza
assoluta (è un estremo per eccesso) Sono in grado di escludere qualsiasi dubbio e anche la
possibilità metafisica del contrario.
Pio XII dice che al giudice non viene chiesto questa certezza assoluta. Il giudice canonico non è
obbligato ad arrivare a questa certezza.

73. Che cosa s’intende per quasi certezza o certezza prevalente?

È una probabilità che non esclude né la possibilità del contrario ma neppure esclude ogni
ragionevole dubbio (è un estremo per difetto)
Ci sono dei dubbi ragionevoli che questo può essere una conclusione sbagliata
Aderisco alla tese che è sorretta da una quantità prevalente di prova

Pio XII dice che per il matrimonio non serve questa certezza, o almeno non è sufficiente, si
chiede qualcosa in più.

74. Effetto formale e materiale del giudicato (cfr. can. 1642 CIC).

Can. 1642 - § 1. La cosa passata in giudicato gode della stabilità del diritto e non può essere
direttamente impugnata se non a norma del can. 1645, § 1. (Can. 1645 - § 1. Contro una
sentenza che sia passata in giudicato, purché consti palesemente della sua ingiustizia, si dà la
restitutio in integrum.)

Sono le conseguenze del giudicato, generalmente si parla di un effetto:

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- Effetto formale : Preclusione della possibilità d’impugnazione. È impossibile impugnare
questa sentenza.
- Effeto materiale: Forza vincolante e improponibilità della stessa controversia, cioè non
la si può proporre in un altro tribunale. Questa sentenza fa legge tra le parti e fa che
questa stessa controversa sia già improponibile. Questo dà una eccezione che è la
exceptio iudicati; per cui se si intenta a sollevare la stessa questione in un tribunale di
primo grado, la parte convenuta farà una eccezione di giudicato. Davanti al mio diritto di
azione, il convenuto dirà che questo è stato già giudicato e vi è la sentenza ferma,
sentenza che ha passato il giudicato. Il giudice constata questo e non la convoca.

Oss: l’ordinamento canonico (pure lo hanno fatto gli ordinamenti civili) ha ideato un ricorso
eccezionale per ravvisare persino la cosa giudicata, quando ci sono motivi palesi che fanno
vedere che questa decisione non si tiene in piedi. Questo ricorso nell’ordinamento canonico
viene chiamato restitutio in integrum (che è molto eccezionale).

75. Quali sono le vie di accesso al giudicato? (cfr. can. 1641 CIC).

Can. 1641: Fermo restando il disposto del can. 1643, la cosa passa in giudicato:

- 1° se tra le medesime parti ci furono due sentenze conformi sulla stessa richiesta e per lo
stesso motivo; (la doppia conforme – se ci sono due sentenze conformi tra le stesse parti,
petittum e causapetendi, arrivo a questa situazione.)
- 2° se l’appello contro la sentenza non fu interposto entro il tempo utile;
- 3° se in grado di appello l’istanza andò perenta o si rinunciò ad essa; (perenzione – una
situazione di inattività protratta per più di sei mesi. Allora l’istanza va in perenzione)
- 4° se fu emessa una sentenza definitiva contro la quale non è dato appello a norma del
can. 1629. (Setenza emessa dal RP, setenza nulla, ecc)

76. Che cosa prevede il can. 1643 CIC?

Can. 1643: le cause sullo stato delle persone non passano mai in giudicato.

- quali sono queste cause?

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- Ci sta un dibattito, però si considerano le cause: matrimoniale, nullità dell’ordine sacro,
cause di professione religiosa e le cause di separazione coniugale.

Questo viene da una Decretale di Alexandre III – Liber Extra X, 2.2.27

77. Attraverso la rimozione di quali ostacoli si garantisce di più il libero convincimento del
giudice?

Il Primo ostacolo il libero convincimento del giudice è la “predeterminazione del valore legale
della prova”. -In molti ordinamenti, soprattutto in medioevo, al giudice veniva tolta la libertà
per apprezzare determinati tipi di prova o per formarsi il suo convincimento. Era la legge che
diceva al giudice come doveva valutare quella prova o quel fatto.

78. Che cosa s’intende per principio dispositivo?

Spetta le parti decidere e disporre su:

- Iniziare e continuare il processo (convenienza, opportunità). Il giudice lì non entra per


niente, decide la parte
- L’uso di mezzi “non giurisdizionali”
- La determinazione dell’oggetto del litigio

79. Che cosa s’intende per principio di ufficialità?

Non spetta alle parti decidere e disporre su:


- Iniziare e continuare il processo (necessità, legalità)
- L’uso di mezzi “non giurisdizionali” non si possono usare (esclusi)
- La determinazione dell’oggetto del litigio (indisponibile).

80. Che cosa s’intende per principio di apporto di parte?

È un estremo per il quale si cerca di spiegare come sarebbe un sistema basato interamente su
principio Dispositivo:

- il giudice soltanto terrà conto del materiale addotto dalle parti


- Il giudice terrà per certi i fatti su cui le parti concordino

81. Che cosa s’intende per principio inquisitorio?

È un estremo per il quale si cerca di spiegare come sarebbe un sistema basato interamente su
principio di ufficialità:

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- Il giudice può portare ex officio fatti e prove al processo
- Il giudice può inquisire anche sui fatti in cui ci sia accordo (o fatti non discussi)

Quindi, la prima coppia di principi (Dispositivo e d’ufficialità) ci parlano soprattutto dell’inizio


del processo, della sua continuazione e dell’oggetto. Mentre invece questa coppia di principi ci
parla su come le prove e i fatti entrano dentro il processo. Entrambe le coppie se le mettiamo
insieme, possiamo vedere a che tipo di sistema danno luogo. Perché? Perché queste coppie di
principi sono “di laboratorio”. Non si trova il modello inquisitorio in senso puro.

82. Quali sono le condizioni perché il contraddittorio, come metodo, possa essere una scia
di ricostruzione dei fatti?

Il contradittorio Si può spiegare come un metodo: Confronto dialogico tra le parti sulla questione
di diritto e di fatto: il fatto è sottomesso a contraddizione quando diventa oggetto di confronto tra
le parti.

- Il confronto riguarda i fatti entrati nel processo (formalizzati)


- Esige la pubblicità (conoscere) le parti devono sapere cosa si sta affrontando.
- Esige Uguaglianza processuale ( parità di armi tra le parti)

83. Che cosa s’intende per indipendenza del giudice?

È la protezione di un ambito sovrano in cui soltanto agisce il soggetto munito di potestà.

Il giudice deve essere immune alle pressioni che vengono dal di fuori. Da qualsiasi tipo di
pressione, soggetti e realtà al di fuori.

Anche per avere questa indipendenza durante la storia si è potenziato la divisione di potere
giudiziario da quello esecutivo. In modo tale di rendere i giudici indipendenti.

84. Elencare le garanzie che l’ordinamento prevede per tutelare l’indipendenza del
giudice.

• organizzazione della giurisdizione e della competenza (per esempio, i casi riservati alla
Sede apostolica)
• controllo della Segnatura Apostolica
• nullità della sentenza per vis vel metus (attraverso la forza o il timore) del giudice
• ricusazione/astensione

85. Che cosa s’intende per terzietà del giudice?

- In chiave negativa: Assenza di rapporto d’interesse sia con qualcuna delle parti in lite
sia con l’oggetto della controversia.
- in chiave positiva: Posizione di neutralità rispetto alle parti, all’oggetto della
controversia e all’esito finale del processo.

Se l’indipendenza riguarda il giudice “ad extra”, la terzietà lo riguarda “ad intra”

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Il giudice in rapporto con l’oggetto della controversia e le due parti.

Le garanzie sono : l’astensione ne e la ricusazione

86. Nozione di astensione.

- Obbligo giuridico “in positivo” imposto dalla legge. In modo tale che se il giudice di sua
iniziativa deve dare un passo indietro e non giudicare la casa, è un meccanismo che viene
attivato volontariamente dal giudice.
- Nessuno la deve chiedere (per esempio le parti), ma l’astensione la compie il giudice da solo
rispettando la norma
- Il giudice prende l’iniziativa di separarsi liberamente dalla controversia (un altro deve
subentrare al suo posto).

87. Elencare i motivi di astensione/ricusazione (cfr. cann. 1448, §1 e 1449, §1 CIC).

Motivi di astenzioni:

can. 1448 §1 - Il giudice non accetti di giudicare una causa che in qualche modo lo riguarda in
ragione di vincoli di consanguineità o affinità in qualunque grado della linea retta e fino al
quarto grado della linea collaterale, o in ragione di tutela e curatela, di convivenza, di grave
inimicizia, oppure a scopo di guadagno o per evitare un danno.

- Vincoli di consanguineità o affinità (qualunque grado linea retta, 4° grado collaterale),


- tutela, curatela, convivenza (Intime vitae consuetudinis),
- grave inimicizia,
- scopo di guadagno,
- intenzione evitare danno (es. mi hanno minacciato quindi devo fare così).

I motivi delle ricusazioni sono gli stessi della astensione:


Can. 1449 - § 1. Nei casi di cui al can. 1448, se il giudice stesso non si astiene, la parte lo può
ricusare.

- Rimedio giuri dico “in negativo” quando il giudice non si astiene.

I motivi del can. 1448 , questo è un elenco chiuso o ci potrebbero esse altri?

Lì la dottrina è un può divisa tra numerus, clasus o apertus.

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Clasus – Es. Montini – la legge lo pone in modo molto chiaro , è difficile che ci siano altri
motivi di recusazione che non subentrano in queste categorie.

Apertus- stiamo cercando la indipendenza del giudice, ma se io riesco ad dimostrare che il


giudice manca di questa dipendenza in qualche modo si può dimostrare. Nel canone non dice
espressamente solo in questi casi.

Dignitas connubii

Art. 67 – § 1. Il giudice non accetti di giudicare una causa, che in qualche modo lo riguarda in
ragione di vincoli di consanguineità o di affinità in qualsiasi grado della linea retta o fino al
quarto grado nella linea collaterale, o in ragione di tutela e di curatela, di stretta consuetudine
di vita, di grave inimicizia, oppure a scopo di guadagno o per evitare un danno, o nella quale
possa essere oggetto di qualsiasi altro fondato sospetto di preferenza personale (cf. can. 1448, §
1).

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88. Chi conosce e risolve la ricusazione contro il giudice? (cfr. 1449, §2 CIC).

Can 1449 § 2. Circa la ricusazione decide il Vicario giudiziale; se è lui stesso ad essere ricusato
decide il Vescovo che presiede il tribunale.

Se si ricusa un giudice: decide il Vicario giudiziale.

89. Chi conosce e risolve la ricusazione contro il Vicario giudiziale? (cfr. 1449, §2 CIC).

o Se si ricusa il Vicario: decide il Vescovo

90. Cosa si prevede quando è ricusato il Vescovo? (cfr. can. 1449, §3 CIC).

§ 3. Se il Vescovo stesso è giudice e contro di lui va la ricusazione, si astenga dal giudicare.

la legge si limita a ricordare il dovere di astenersi (dinanzi al vescovo troviamo un problema,


perché se lui non si astiene io non posso ricusarlo, potrei andare alla Segnatura per cercare di
risolvere).

91. Si ammette ricorso contro la decisione che decide sulla ricusazione?

Non si ammette appello contro la decisione che decide la ricusazione (expeditissime)

92. Cosa si prevede in merito agli atti posti dal giudice dopo la presentazione della
ricusazione però prima della sua ammissione?

Se si ammette la ricusazione:
- Si sostituisce la persona
- Gli atti posti prima della proposizione sono validi.
- Gli atti posto dopo la proposizione, validi ma rescindibili a richiesta di parte entro 10 giorno
dall’ammissione della ricusazione.

Non si pone in gioco la validità dell’atto, l’unico discorso è che io ritengo che un giudice non
possa giudicare la causa, anche se ha competenza e potestà per farlo.
Analogicamente si applica anche alla estensione, qui il discorso di riduce perché non c’è un
tempo intermedio lungo…. (può essere anche inesistente).

93. Chi ha capacità per essere parte? (cfr. can. 1476 CIC).

Can. 1476 - Chiunque, sia battezzato sia non battezzato, può agire in giudizio; la parte poi
legittimamente chiamata in giudizio deve rispondere.

Perché questo “chiunque” possa agire sia come parte attrice sia come parte convenuta, ci
vogliono due cose:

- capacità – riguarda una idoneità personale per poter agire.

- titolo giuridico – qualcosa che mi rapporta a me con quel oggetto della lite (della
controversia) devo manifestare qual è il legame con l’oggetto del giudizio.
Adesso ci concentreremo solo sul primo aspetto: capacità.

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94. Elencare i tre livelli della capacità in materia processuale

1°) Legitimatio ad Causam = Capacità Giuridica

Can. 1476 - Chiunque, sia battezzato sia non battezzato, può agire in giudizio; la parte poi
legittimamente chiamata in giudizio deve rispondere.

È la capacità di essere parte di un processo. Sia persone fisiche sia persone giuridiche tramite il
loro rappresentanti (can. 1480. 1)

2°) Legitimatio ad Processum = Capacità Processuale

- Possibilità di esercitare in nome proprio i suoi diritti nell’ambito processuale. La possibilità


di esercitare in nome proprio i diritti che la legge mi riconosce.

Il codice non ci dice niente sulla capacità processuale questo deve essere per deduzione.

Can. 1478 - § 1. I minori e coloro che non hanno l'uso di ragione, possono stare in giudizio
soltanto (…) § 4. Gli interdetti dall'amministrazione dei beni e gli infermi di mente, possono
stare in giudizio.

3° )Ius vel Capacitas Postulandi

Possibilità di porre personalmente dinanzi al giudice tutti gli atti processuali (e di essere
destinatario di tutti gli atti processuali).

Si tratta di un potere strumentale al servizio degli altri livelli. La parte può esercitarla diretta ed
immediatamente (autodifesa), La parte può esercitarla indiretta o mediatamente attraverso un
altro soggetto (difesa tecnica)

Can. 1481 - § 1. La parte può liberamente costituirsi un avvocato e un procuratore; può


tuttavia, oltre i casi stabiliti nei §§ 2 e 3, anche agire e rispondere personalmente, a meno che il
giudice non abbia ritenuto necessaria l'assistenza di un procuratore o di un avvocato.

95. Come spiegherebbe la distinzione tra la capacità per essere parte e la capacità
processuale?

La regola sarebbe: uno ha legitimatio ad causam (Capacità di essere parte )e ha pure legitimatio
ad processum (capacità processuale). Questo sarebbe la regola se tutto funzionasse bene: un
maggiorenne in pieno uso delle sue facoltà intellettive e volitive… Ma non sempre le cose
funzionano così: esempio di uno colpito della malattia mentale. Perciò abbiamo le seguenti
situazioni.

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Pur essendovi capacità di essere parti, esistono fenomeni di mancanza di capacità
processuale.

96. In che cosa consiste la capacità processuale?

Possibilità di esercitare in nome proprio i suoi diritti nell’ambito processuale. La possibilità di


esercitare in nome proprio i diritti che la legge mi riconosce.

(Legitimatio ad Processum)

97. Come incide l’età nella capacità processuale? (cfr. can. 1478, § 1 CIC).

Can. 1478 - § 1. I minori e coloro che non hanno l'uso di ragione, possono stare in giudizio
soltanto tramite i loro genitori o i tutori o i curatori, salvo il disposto del § 3.

- Si presuppone che quando uno è minorenne non ha la capacità processuale

98. Come incide l’uso di ragione nella capacità processuale? (cfr. 1478, § 1 CIC)

È necessaria la capacità di esercitare le facoltà intellettive e volitive. Se non può stare in giudizio
senza un curatore o tutore.
La mancanza di uso di ragione si presume si presume sin dai 7 anni (can. 97.2) Si possono
verificare situazioni di mancanza di uso di ragione durante la minoranza eppure nel caso degli
adulti.

99. Come incide l’infermità mentale nella capacità processuale? (cfr. can. 1478, § 4 CIC).

§ 4. Gli interdetti dall'amministrazione dei beni e gli infermi di mente, possono stare in giudizio
personalmente solo per rispondere dei propri delitti o per disposizione del giudice; per tutto il
resto devono agire e rispondere per il tramite dei loro curatori.

Con le cause penale, attenzione perché la legge dice “può” quindi il giudice dovrà valutare se ha
questa capacità oppure no.

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La logica è che la legge ritiene che l’interdetto all’amministrazione e le malattie mentale, di per
sé non blocca la capacità della persona ( es. uno che deve pulire sempre le cose). La legge vuol
dire che l’infermità mentale deve essere valutata, se quella infermità toglie completamente l’uso
di ragione è le ipotesi più severa, oppure uno che non è privo assolutamente di uso di ragione,
ma non riesce a capire tutto con pienezza.

La capacità è la regola, l’incapacità deve essere l’eccezione e per questo va valutata.

100. Cosa prevede il can. 1478, § 3 CIC?

§ 3. Ma nelle cause spirituali e connesse alle spirituali, se i minorenni hanno raggiunto l'uso di
ragione, possono agire e rispondere senza il consenso dei genitori o dei tutori, anzi
personalmente se hanno compiuto i quattordici anni di età; se non li hanno ancora compiuti, per
il tramite di un curatore costituito dal giudice.

È una a eccezione alla presunzione di minore : can. 1478.3 – cause spirituali e connesse a
spirituali (se ha 14 anni o più).

101. Come si determina il tutore o curatore che può intervenire nella causa integrando
la capacità processuale del soggetto?

- Normalmente l’ordinamento canonico riconosce come tutore quello che è tutore


nell’ordinamento civile (can. 98 §2). Se non c’è o non è idoneo quello civile, si
costituisce una per quella causa (can. 1479)

- La nomina del curatore spetta al presidente del collegio (art. 99, §2 DignitasConnubii)

Nel nostro sistema queste due parole hanno un significato diverso:

Il TUTORE è qualcuno che assista o rappresenta questo in modo integrale o totale.

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CURATORE. Riguarda un ambito concreto (per esempio in una causa o per un negozio
giuridico), non in tutto come nel caso di tutore. Curatore rappresenta e assiste.

102. Cosa s’intende per ius o capacitas postulandi?

Possibilità di porre personalmente dinanzi al giudice tutti gli atti processuali (e di essere
destinatario di tutti gli atti processuali).

Si tratta di un potere strumentale al servizio degli altri livelli. La parte può esercitarla diretta ed
immediatamente (autodifesa), La parte può esercitarla indiretta o mediatamente attraverso un
altro soggetto (difesa tecnica)

Can. 1481 - § 1. La parte può liberamente costituirsi un avvocato e un procuratore; può


tuttavia, oltre i casi stabiliti nei §§ 2 e 3, anche agire e rispondere personalmente, a meno che il
giudice non abbia ritenuto necessaria l'assistenza di un procuratore o di un avvocato.

Quindi, la parte può scegliere di esercitare direttamente lo ius postulandi.


Lo ius postulandi mediato (attraverso procuratore e/o avvocato) è facoltativo

La difesa tecnica è un diritto della parte

103. In quali casi la difesa tecnica (cioè, l’esercizio mediato dello ius postulandi) è
obbligatoria?

Eccezioni:
Can. 1481

§ 2. Nel giudizio penale l'accusato deve sempre avere un avvocato, che si sia egli stesso
costituito o assegnato a lui dal giudice.

§ 3. Nel giudizio contenzioso, se si tratti di minori o di un giudizio vertente circa il bene


pubblico ad eccezione delle cause matrimoniali, il giudice costituisca d'ufficio un difensore alla
parte che non l'abbia.

- Allora, in alcuni casi, la parte non può esercitare personalmente lo ius postulandi🡪 Cause
penali; cause che riguardano minori; Cause di bene pubblico. Eccezione a questa regola:

43
le cause matrimoniali (si riportano alla regola generale, perché fanno eccezione di
eccezione)
- Cause presso la Rota e cause contenzioso – amministrative (cioè, presso la Segnatura) 🡪
In alcuni casi, lo ius postulandi mediato diventa obbligatorio. (Qui non esiste la
possibilità dell’autodifesa)

104. È obbligatoria la presenza dell’avvocato nelle cause di nullità del matrimonio (cfr.
can. 1481 CIC)?

Le cause matrimoniali (si riportano alla regola generale, perché fanno eccezione di eccezione)
Quindi non è obbligatoria la presenza dell’avvocato.

Regola generale:
Can. 1481 - § 1. La parte può liberamente costituirsi un avvocato e un procuratore; può
tuttavia, oltre i casi stabiliti nei §§ 2 e 3, anche agire e rispondere personalmente, a meno che il
giudice non abbia ritenuto necessaria l'assistenza di un procuratore o di un avvocato.

105. Quali sono i requisiti generali per essere avvocato? (cfr. can. 1483 CIC).

Can. 1483 - Procuratore ed avvocato devono essere maggiorenni e di buona fama; l'avvocato
deve inoltre essere cattolico, a meno che il Vescovo diocesano non permetta altrimenti, e dottore
in diritto canonico, o in caso contrario veramente esperto, ed approvato dal Vescovo stesso.

- Maggiore età
- Buona fama
- Cattolico (a meno che il Vescovo diocesano non permetta altrimenti)

- Dottore in diritto canonico, o in caso contrario veramente esperto, ed approvato dal


Vescovo stesso

106. Quali sono i requisiti generali per essere procuratore? (cfr. can. 1483 CIC).

Can. 1483 - Procuratore ed avvocato devono essere maggiorenni e di buona fama; l'avvocato
deve inoltre essere cattolico, a meno che il Vescovo diocesano non permetta altrimenti, e dottore
in diritto canonico, o in caso contrario veramente esperto, ed approvato dal Vescovo stesso.

44
- Maggiore età
- Buona fama

107. Cosa s’intende per legittimazione?

È la posizione riconosciuta dall’ordinamento di chi si manifesta come titolare del diritto o


interesse materiale dedotto in giudizio.
È la posizione riconosciuta dall’ordinamento di colui al quale l’ordinamento permette dedure un
diritto o interesse altrui.

Es. Art. 2900 cc : Il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni,
può esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi
trascura di esercitare.

108. Quali sono i soggetti abili (legittimati) a impugnare il matrimonio viventi i coniugi?
(cfr. can. 1674, § 1 CIC).

Can. 1674 § 1. Sono abili ad impugnare il matrimonio:

1° i coniugi;
2° il promotore di giustizia, quando la nullità sia già stata divulgata, se non si possa
convalidare il matrimonio o non sia opportuno.

109. Chi può impugnare il matrimonio (chi è legittimato) dopo che uno o entrambi i
coniugi sono morti? (cfr. can. 1674, § 2 CIC).

§ 2. Il matrimonio che, viventi entrambi i coniugi, non fu accusato, non può più esserlo dopo la
morte di entrambi o di uno di essi, a meno che la questione della validità non pregiudichi la
soluzione di un’altra controversia sia in foro canonico sia in foro civile.

110. Requisiti del titolare dell’ufficio di Promotore di Giustizia e Difensore del Vincolo
(cfr. can. 1435 CIC).

[“Spetta al Vescovo nominare il promotore di giustizia e il difensore del vincolo; essi siano
chierici o laici, di integra fama, dottori o licenziati in diritto canonico e di provata prudenza e
sollecitudine per la giustizia.”]

- Chierici o laici (Dottorato o licenza) .


- Per il difensore del vincolo può essere laico, il promotore di giustizia deve essere
chierico.
- Dottorato o licenza. Integra fama. Se non c’è né la licenza? Si può chiedere la dispensa
della Segnatura apostolica.
- Provata prudenza e sollecitudine per la giustizia

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111. In quali casi interviene (como parte o come “consulente”) il Promotore di
Giustizia?

Ci sono i casi in cui il promotore di giustizia deve intervenire perché così obbliga la legge:

- Per prescrizione legale: cause penali, separazione coniugale, cause nullità matrimoniale
(in una fattispecie molto concreta: diritto di azione ex can. 1674, §1 e tutela della legge
processuale ex art. 57, §2 DC: ogni volta in cui è in gioco la tutela della legge processuale in
generale si richiede l’intervento del promotore di giustizia), intervento nell’istanza di appello se
intervenne in primo grado di giudizio.

- Per la natura della cosa: cause incidentali (“un mini processo dentro il processo”),
competenza…
Nell’esempio di competenza per esempio: in gioco è l’applicazione della legge processuale e il
giudice chiede l’intervento del promotore di giustizia. In questi casi possiamo trovare le
situazioni in cui il promotore di giustizia agisce come una vera e propria parte (quando richiede
la nullità del matrimonio o quando è il titolare dell’azione penale).

Ci sono casi in cui promotore di giustizia, sia per prescrizione della legge o perché il
vescovo così decide, agisce non come una parte ma come qualcuno che offre un parere
qualificato al giudice.

Esempio: causa di nullità di matrimonio 🡪 il giudice non è sicuro se ha competenza, allora


chiede parere al promotore di giustizia che esprima un boccum pro rei veritatem, cioè la sua
opinione se il giudice è competente o meno. In questo caso agisce come una sorte terzo –
consulente del giudice.

112. In quali cause si richiede l’intervento (generalmente come parte) del Difensore del
Vincolo?

Tutela un aspetto molto importante del bene pubblico.

Compito: sollevare tutto questo che si potrebbe sollevare in favore del vincolo.

Tutela del vincolo e a favore del vincolo (can. 1432)


- Cause di nullità matrimoniale, di nullità dell’ordinazione, dello scioglimento del
matrimonio
- Agire pro vinculo ma sempre avendo di mira la verità (omnia quae rationabiliter adduci
possunt).

Per le cause in cui si tratta della nullità della sacra ordinazione o della nullità o dello
scioglimento del matrimonio sia costituito in diocesi il difensore del vincolo, che deve proporre
ed esporre tutti gli argomenti che possono essere ragionevolmente addotti contro la nullità o lo
scioglimento.

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113. Che vuol dire che l’ufficio di Vicario Giudiziale è di provvista obbligatoria?

→ Che Il vescovo è tenuto a costituire il vicario giudiziale.


• Il vescovo deve costituire l’ufficio di vicario giudiziale e provvedere la provvista canonica.
• Pure se il Vescovo “giudica”? Anche se giudica personalmente, deve costituire il vicario
giudiziale.

Can. 1420 - § 1. Tutti i Vescovi diocesani sono tenuti a costituire un Vicario giudiziale o
Officiale con potestà ordinaria per giudicare, distinto dal Vicario generale a meno che
l’esiguità della diocesi o lo scarso numero di cause non suggerisca altrimenti.
§ 2. Il Vicario giudiziale forma un unico tribunale con il Vescovo, ma non può giudicare le
cause che il Vescovo riserva a sé.
§ 3. Al Vicario giudiziale possono essere dati degli aiutanti, detti Vicari giudiziali aggiunti o
Vice-officiali.
§ 4. Sia il Vicario giudiziale sia i Vicari giudiziali aggiunti devono essere sacerdoti, di
integra fama, dottori o almeno licenziati in diritto canonico e che non abbiano meno di
trent’anni.
§ 5. Essi non cessano dall’incarico quando la sede si rende vacante, né possono essere
rimossi dall’Amministratore diocesano; venendo però il nuovo Vescovo devono essere
riconfermati.

→ Nel caso del tribunale interdiocesano?


Se si costituisce un tribunale interdiocesano con una competenza generale, allora il vicario
giudiziale presso quel tribunale alla fine fa il vicario giudiziale per tutte le diocesi di questo
tribunale.
Perché si tratta di un tribunale con competenza generale: cioè tutte le cause giudiziarie sono
giudicate da questo tribunale interdiocesano.
In caso in cui una diocesi appartiene ad un tribunale interdiocesano per determinate cause, ma
invece per altre cause ha il tribunale diocesano, si deve costituire il proprio vicario giudiziale.
Questo era molto frequente nelle cause di nullità matrimoniale.

114. Requisiti del titolare dell’ufficio del Vicario Giudiziale (cfr. 1420, §4 CIC).

Can. 1420 § 4. Sia il Vicario giudiziale sia i Vicari giudiziali aggiunti devono essere
sacerdoti, di integra fama, dottori o almeno licenziati in diritto canonico e che non abbiano
meno di trent’anni.

• Sacerdoti (requisito sacramentale)


• Di integra fama (requisito morale)
• Dottori o almeno licenziati in diritto canonico (requisito accademico)
• Che non abbia meno di 30 anni (requisito anagrafico)

Questi requisiti sono obbligatori ma non ad validitatem.


Cioè non significa che gli atti saranno nulli se non ci sono questi requisiti.
Possibilità di dispensa? Lo può dispensare la Segnatura.

115. Requisiti del titolare dell’ufficio giudice diocesano (cfr. 1421, §§ 1 e 3 CIC).
Can. 1421 - § 1. Nella diocesi il Vescovo costituisca giudici diocesani che siano chierici.
§ 2. La Conferenza Episcopale può permettere che anche dei fedeli laici siano costituiti
giudici; di essi, se la necessità lo suggerisce, uno può essere assunto a formare un collegio.
§ 3. I giudici siano di integra fama e dottori in diritto canonico o almeno licenziati.

• Sacerdoti (requisito sacramentale)


• Di integra fama (requisito morale)
• Dottori o almeno licenziati in diritto canonico (requisito accademico)

Possibilità di dispensa? Si.


Naturalmente (can. 87), però la si deve chiedere alla Segnatura Apostolica.

Can. 87 - § 1. Il Vescovo diocesano può dispensare validamente i fedeli, ogniqualvolta egli


giudichi che ciò giovi al loro bene spirituale, dalle leggi disciplinari sia universali sia
particolari date dalla suprema autorità della Chiesa per il suo territorio o per i suoi sudditi,
tuttavia non dalle leggi processuali o penali, né da quelle la cui dispensa è riservata in modo
speciale alla Sede Apostolica o ad un’altra autorità.
§ 2. Quando sia difficile il ricorso alla Santa Sede e insieme nell’attesa vi sia pericolo di
grave danno, qualunque Ordinario può dispensare validamente dalle medesime leggi, anche
se la dispensa è riservata alla Santa Sede, purché si tratti di una dispensa che la stessa Santa
Sede nelle medesime circostanze solitamente concede, fermo restando il disposto del
can. 291.

116. In quali casi e come interviene, in generale, il giudice laico? (cfr. 1421, § 2 CIC)

Quale ruolo per il giudice laico? Esiste qualche spazio per il giudice laico? Si.
• La legge non ammette (= consentire, dare atto, riconoscere) il Giudice Laico monocratico
(= costituito da una solo persona) - però può appartenere al collegio.
• Nelle cause riservate alla CDF (= Congregazione per la Dottrina della Fede), il giudice
deve essere sacerdote.

Can. 1421 - § 1. Nella diocesi il Vescovo costituisca giudici diocesani che siano chierici.
§ 2. La Conferenza Episcopale può permettere che anche dei fedeli laici siano costituiti
giudici; di essi, se la necessità lo suggerisce, uno può essere assunto a formare un collegio.
§ 3. I giudici siano di integra fama e dottori in diritto canonico o almeno licenziati.

• Questa è Norma Generale


• Quindi, non esiste un Giudice Laico come giudice monocratico, ma soltanto dentro un
collegio.

117. Come interviene il giudice laico nelle cause di nullità del matrimonio? (cfr. 1673,
§ 3 CIC).
→ Dopo viene la Norma Speciale
Can. 1673, § 3. Le cause di nullità del matrimonio sono riservate a un collegio di tre giudici.
Esso deve essere presieduto da un giudice chierico, i rimanenti giudici possono anche essere
laici.

• Nel can. 1421 dice uno, qua invece parla di rimanenti giudici che possono essere giudici
laici. • Questa è una novità del Motu proprio Mitix Iudex (2015) – che ha ampliato la
presenza dei laici.
•• La presidenza rimane nelle mani di un chierico.
• C’è dibattito sulla potestà di ordine, la potestà di giurisdizione, …

118. Quale differenza tra il can. 1421, § 2 CIC e il can. 1673, § 3 CIC in tema di
giudice laico.

Can 1421 § 2. La Conferenza Episcopale può permettere che anche dei fedeli laici siano
costituiti giudici; di essi, se la necessità lo suggerisce, uno può essere assunto a formare un
collegio.

• Nel can. 1421 dice uno - qua invece parla di rimanenti giudici che possono essere giudici
laici.

Can. 1673, § 3. Le cause di nullità del matrimonio sono riservate a un collegio di tre giudici.
Esso deve essere presieduto da un giudice chierico, i rimanenti giudici possono anche essere
laici.

• Ha ampliato la presenza dei Laici - è una novità del Motu proprio Mitix Iudex (2015)
• Ma la presidenza rimane nelle mani di un chierico.

119. A chi corrisponde la nomina del Vicario Giudiziale e dei giudici diocesani?

Soltanto il Vescovo Diocesano

Vicario Giudiziale
• Nella diocesi - Dopo il Vescovo Diocesano - il secondo è il Vicario Giudiziale.
• Svolgendo una doppia funzione: Giudiziale e Amministrativa.

• Giudiziale (can. 1420 §2) – è veramente un giudice. Dopo il vescovo è il secondo giudice
nella diocesi

Can. 1420 § 2. Il Vicario giudiziale forma un unico tribunale con il Vescovo, ma non può
giudicare le cause che il Vescovo riserva a sé.

• Amministrativa – allo stesso tempo svolge una funzione amministrativa nell’ambito


giudiziale.
Organizzare l’amministrazione della giustizia nella Diocesi a nome del Vescovo.
• Per questo è Vicario - il termine vicario - in questo caso - non specifica tanto questa
dimensione summenzionata (giudiziale).
Perché qualsiasi giudice nella diocesi (se vi è un ufficio costituito) - svolge vicariamente la -
Potestà del Vescovo - a questo lo chiamiamo vicario soprattutto per la funzione
“amministrativa”.
Fa le veci del Vescovo per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia.

Il Giudice Diocesano - nomina è fata dal Vescovo Diocesano

Can. 1421 - § 1. Nella diocesi il Vescovo costituisca giudici diocesani che siano chierici.

• Si costituiscano, cioè è obbligatorio.


• Plurale usato - Cioè, al meno due - Allora, il Vescovo come il primo giudice nella diocesi.
È obbligatorio costituire il vicario giudiziale.
E qua dice al meno due giudici - Allora, 4 soggetti sono un minimo.

• Non vengono chiamati “vicari” (non lo sono affatto) … anche se espletano (= svolgere) una
Potestà Ordinaria Vicaria Giudiziale

120. Può l’Amministratore diocesano nominare e cessare il Vicario giudiziale o i


giudici diocesani?

Il Vescovo Diocesano nomina il vicario giudiziale. L’amministratore diocesano può


nominare soltanto giudici e vicari giudiziali aggiunti.

121. Chi può (e con quali condizioni) affidare una causa ad un collegio o giudice se
tale causa era stata già affidata ad un altro collegio o giudice? (cfr. 1425, §5 CIC).

Can 1425 - § 3. Il Vicario giudiziale chiami i giudici a giudicare le singole cause secondo un
turno ordinatamente stabilito, a meno che il Vescovo in casi singoli non abbia stabilito
diversamente.

• Il compito di assegnazione spetta al Vicario Giudiziale


• Il modo di assegnare non deve essere arbitrario.

Can 1425 - § 5. Il Vicario giudiziale non sostituisca i giudici una volta designati se non per
gravissima causa, che deve essere espressa nel decreto.

• Solo per causa gravissima si può cambiare per decreto - il giudice una volta è stata
assegnata la causa.

122. A norma del can. 1425, § 1 CIC quali cause sono riservate al collegio di tre
giudici?
Can. 1425 - § 1. Riprovata la consuetudine contraria, al tribunale collegiale di tre giudici
sono riservate:
1° le cause contenziose:
a) sul vincolo della sacra ordinazione e sugli oneri ad essa annessi;
b) sul vincolo del matrimonio, fermo restando il disposto dei cann. 1686 [1688] e
1688 [1690];
2° le cause penali:
a) sui delitti che possono comportare la pena della dimissione dallo stato clericale;
b) per infliggere o dichiarare la scomunica.

• I canoni tra parentesi - sono quelli ai quali si riferisce di fatto, perché con il Mitix Iudex - si
sono cambiati i canoni, però i canoni degli altri libri che contengono riferimenti a questi
canoni cambiati non sono stati cambiati.
Perciò i riferimenti sono ‘sbagliati’.
Cioè, quando dice (si riferisce) al can. 1686, si pensa al can. 1688.

Can. 1686. L’istruttore, per quanto possibile, raccolga le prove in una sola sessione e fissi il
termine di quindici giorni per la presentazione delle osservazioni in favore del vincolo e delle
difese di parte, se ve ne siano.

Can. 1688. Ricevuta la domanda presentata a norma del can. 1676, il Vescovo diocesano o il
Vicario giudiziale o il Giudice designato, tralasciate le formalità del processo ordinario,
citate però le parti e con l’intervento del difensore del vincolo, può dichiarare con sentenza
la nullità del matrimonio, se da un documento che non sia soggetto a contraddizione o ad
eccezione alcuna, consti con certezza dell’esistenza di un impedimento dirimente o del difetto
della forma legittima, purché sia chiaro con eguale sicurezza che non fu concessa la
dispensa, oppure del difetto di un mandato valido in capo al procuratore.

• Tutto quello non rientra in queste fattispecie di per sé spetta il giudice unico. Il giudice
unico potrebbe giudicare qualsiasi causa che non sia alcuna di queste

123. A norma del can. 1425, § 1 2 CIC quali cause sono riservate al collegio di cinque
giudici?

Can. 1425 - § 2. Il Vescovo può affidare le cause più difficili o di maggiore importanza al
giudizio di tre o cinque giudici.

124. In che cosa consiste il ruolo dell’uditore o istruttore? (cfr. can. 1428 CIC).

→ Uditore o istruttore – un soggetto che ha il compito di raccogliere le prove - a lui spetta:


1° raccolte di prove;
2° può essere uno del collegio o un altro (can. 1428).
Can. 1428 - § 1. Il giudice o il presidente del tribunale collegiale possono designare un
uditore per svolgere l'istruttoria della causa, scegliendolo tra i giudici del tribunale o tra le
persone approvate dal Vescovo a tale incarico.
§ 2. Il Vescovo può approvare all'incarico di uditore chierici o laici, che rifulgano per buoni
costumi, prudenza e dottrina.
§ 3. Spetta all'uditore, secondo il mandato del giudice, solo raccogliere le prove e una volta
raccolte trasmetterle al giudice; può inoltre, a meno che non si opponga il mandato del
giudice, decidere nel frattempo quali prove debbano essere raccolte e secondo quale metodo,
se eventualmente sorga controversia in proposito durante l'esercizio delle sue funzioni.

• A volte è un giudice a volte no - Può essere un giudice dei giudici diocesani o meno.
• Il presidente del collegio - potrebbe nominare come uditore uno degli altri due giudici del
collegio (nel caso il collegio è formato di tre) o può nominare un altro, fuori del collegio.
• È più consigliabile che non sia uno del collegio perché raccogliendo le prove può già venire
a una idea sulla causa.
• Perciò è consigliabile staccare il ruolo d’istruttore dal ruolo del giudice che decide.

125. L’assessore: funzione, requisiti e quando si prevede il suo intervento (cfr. cann.
1425, § 4, can. 1424 CIC e art. 52 DC).

Can 1425 - § 4. In primo grado di giudizio, se eventualmente non si possa costituire un


collegio, la Conferenza Episcopale, fintantoché perduri tale impossibilità, può permettere che
il Vescovo affidi la causa ad un unico giudice chierico, il quale si scelga, ove sia possibile, un
assessore e un uditore.

• Primo grado di giudici


• Unico giudice chierico, il quale si scelga, ove sia possibile, un assessore e un uditore.
Questa impossibilità è un aspetto fisico (è una realtà) oppure una impossibilità morale (è più
discutibile) – ha la celta di chiedere la dispensa.

Can. 1424 - Il giudice unico in qualunque giudizio può scegliersi come consulenti due
assessori, chierici o laici di onesta condotta.

Art. 52 DC – L’assessore, che viene associato al giudice unico come consulente a norma
dell’art. 30, §3, deve essere scelto tra i chierici o i laici approvati per questo incarico dal
Moderatore del tribunale (cf. Can. 1424)
• Moderatore del tribunale = il vescovo in maggioranza dei casi.
• È una sorte di consulente del giudice. Uno con il quale si consulta il giudice.
• L’uditore raccoglie le prove, l’assessore offre un consiglio.
• Può leggere le prove e manifestare al giudice la sua particolare visione
126. Chi può essere nominato uditore o istruttore? (cfr. can. 1428 CIC).

Can. 1428 - § 1. Il giudice o il presidente del tribunale collegiale possono designare un


uditore per svolgere l'istruttoria della causa, scegliendolo tra i giudici del tribunale o tra le
persone approvate dal Vescovo a tale incarico.
§ 2. Il Vescovo può approvare all'incarico di uditore chierici o laici, che rifulgano per buoni
costumi, prudenza e dottrina.
§ 3. Spetta all'uditore, secondo il mandato del giudice, solo raccogliere le prove e una volta
raccolte trasmetterle al giudice; può inoltre, a meno che non si opponga il mandato del
giudice, decidere nel frattempo quali prove debbano essere raccolte e secondo quale metodo,
se eventualmente sorga controversia in proposito durante l'esercizio delle sue funzioni.

127. Cosa prevede il can. 1425, § 4 CIC?

Can. 1425, § 4. In primo grado di giudizio, se eventualmente non si possa costituire un


collegio, la Conferenza Episcopale, fintantoché perduri tale impossibilità, può permettere che
il Vescovo affidi la causa ad un unico giudice chierico, il quale si scelga, ove sia possibile, un
assessore e un uditore.
• Questa impossibilità è un aspetto fisico (è una realtà) oppure una impossibilità morale (è più
discutibile) – ha la celta di chiedere la dispensa

128. Se in prima istanza è intervenuto un giudice unico a norma del can. 1425, § 4
CIC, come dovrà essere il tribunale di seconda istanza (cfr. can. 1441 CIC)?

Can. 1441 - Il tribunale di seconda istanza deve essere costituito alla stessa maniera del
tribunale di prima istanza. Se tuttavia nel primo grado di giudizio secondo il can. 1425, § 4,
emanò la sentenza un giudice unico, il tribunale di seconda istanza proceda collegialmente.

129. Se in prima istanza si è giudicato con un collegio facoltativo (ossia, un caso in


cui la legge non imponeva il collegio), come dovrà essere il tribunale di seconda
istanza?

Tabella riassuntiva
→ Primo Grado → Appello
Collegio Obbligatorio – Can. 1425 §1 → Collegio obbligatorio
Collegio Facoltativo – Can. 1425 §2 → Dipenderà del criterio del Metropolita o
Vescovo Moderatore
Giudice Unico (ipotesi ordinaria) → Giudice unico (ma non sempre)
Giudice Unico (ex can. 1425 §4) → Collegiale (necessariamente)
130. Se in prima istanza si è giudicato con un collegio obbligatorio (ossia, un caso in
cui la legge richiedeva il collegio), come dovrà essere il tribunale di seconda
istanza?

Tabella riassuntiva
→ Primo Grado → Appello
Collegio Obbligatorio – Can. 1425 §1 → Collegio obbligatorio
Collegio Facoltativo – Can. 1425 §2 → Dipenderà del criterio del Metropolita o
Vescovo Moderatore
Giudice Unico (ipotesi ordinaria) → Giudice unico (ma non sempre)
Giudice Unico (ex can. 1425 §4) → Collegiale (necessariamente)

131. Perché è importante il c.d. “processo contenzioso ordinario”?

- Il processo contezioso ordinario è il paradigma per gli altri processi.


- Processo ordinario contezioso ( c. 1501 – 1655) – il modello del processo canonico in
generale.
Il legislatore ha anche pensato a un altro processo più secondario processo contezioso orale:
un modello per alcune cose minori.

132. Provvedimento ( titolo, autore e anno) che introdusse la figura del difensore del
Vincolo e l’obbligatorietà della doppia conforme affermativa per raggiungere lo stato
libero?

Bolla Dei Miseratione, Benedetto XIV – 1741

Per evitare abusi per quanto riguarda le dichiarazione di nullità matrimoniale, ha stabilito la
figura del difensore del vincolo e l’obbligatorietà della “doppia conforme pro nullitate”.

133. Come si chiama e di quale anno è l’istruzione che sviluppò la normativa del Codice
del 1917 in tema di processo di nullità matrimoniale?

Istruzione “Provida Mater Ecclesia” 1936 .

134. Quale novità apportò il m.p. Causas matrimoniales di Paolo VI del 1970?

(1971)

- Conserva la doppia conforme e l’obbligo di appello del Difensore.


- Possibilità di confermare per Decreto la Setenza pro nullitate di prima istanza.
 Prima di aprire l’istanza di appello, il tribunale poteva confermare con Decreto
la Sentenza pro nullitate. (Se si raggiunge certezza morale)
 Mezzo per agevolare il processo.

135. Con che cosa fu sostituito l’obbligo di appello del Difensore del Vincolo avverso la
prima sentenza pro nullitate nel Codice del 1983?

 Scompare l’appello obbligatorio del Difensore del Vincolo in favore di una


trasmissione automatica al tribunale di Appello.
 Perché si diceva che fosse contro la natura dell’appello obbligare a qualcuno che deve
appellare.
 Allora si arriva alla trasmissione automatica degli atti al secondo grado.

136. Quali sono le grandi novità della riforma (ovvero del sistema del) m.p. Mitis Iudex?

 Abrogazione dell’obbligo della doppia sentenza conforme (c. 1679).


- Se davanti a una sentenza nessuno fa appello, quella sentenza passa in giudicato ( si
torna a prima del 1941)

 Nuovo “Processus Breviorcoram Episcopo” (cc 1683 CIC)


- Un nuovo processo breve per agevolare i processi di nullità, quando è evidente e i
coniugi sono d’accordo.
- Se il vescovo non aggiunge la certezza morale, manda la causa al tribunale.

 Modifica dei titoli di competenza ( c. 1672)

 Più spazio all’assunzione di giudici laici.


- Oggi si permette anche 2 laici per le cause matrimoniali, la presidenza sempre un
chierico.

 Spinta all’erezione del proprio tribunale diocesano per le cause di nullità


matrimoniale. (c. 1673)

 Positivazione legale del concetto di “certezza morale” art. 12 RP (Regole


Procedurale) prima legge che positivizza la certezza morale.

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