Dispensa COA
Dispensa COA
Chi è?
L’Operatore Amministrativo volge attività lavorativa, che richiede conoscenza della normativa
vigente nonché delle procedure amministrativo contabili anche con l’utilizzazione di procedure
informatizzate. Gestisce la corrispondenza, la protocollazione ed archiviazione dei documenti
amministrativi e contabili, redige testi amministrativi, lettere commerciali e fogli di calcolo. A
seconda dei contesti organizzativi, ha autonomia operativa nella definizione e nell’esecuzione degli
atti a carattere amministrativo (contabile di ragioneria e di economato) nell’ambito delle direttive
ricevute dal Direttore dei servizi generali ed amministrativi ed anche al ricevimento clienti. Infine, se
ne ha le capacità, si occupa di attività di formazione e di attività tutorie nei confronti di personale neo-
assunto.
In tale ambito svolge attività di coordinamento di più addetti inseriti in settori o aree omogenee;
attività di supporto amministrativo alla progettazione e realizzazione d’iniziative didattiche decise dai
competenti organi; attività direttamente connessa alla gestione informatizzata dei servizi di segreteria;
attività di vicariato e collaborazione diretta con il Direttore e in caso di assenza lo sostituisce.
Nei casi di particolare rilievo quantitativo e qualitativo è addetto ai servizi di biblioteca e al controllo
delle relative giacenze e dello stato di conservazione del materiale librario e alla catalogazione. Può
essere addetto al coordinamento dei servizi di gestione della biblioteca stessa.
Provvede direttamente al rilascio di certificazioni, nonché di estratti e copie di documenti, che non
comportino valutazioni discrezionali.
Dove lavora?
L’operatore amministrativo è una figura professionale qualificata per svolgere in modo specifico i
compiti di responsabile di un ufficio amministrativo sia in aziende pubbliche, che private.
1. I bisogni e i beni
Fin dai tempi più antichi, gli uomini hanno provato una sensazione di bisogno, ovvero di mancanza
di qualcosa. Essi possono essere suddivisi in bisogni primari, se connessi alla sopravvivenza
(relativi alla fame, sete, sonno e così via), o secondari se riferiti ad esigenze non indispensabili per
la vita umana (bisogni sociali). Tuttavia, con l’evolversi delle abitudini di consumo, si è assistito al
passaggio di alcuni bisogni da una categoria all’altra. Si pensi, ad esempio, al bisogno di disporre
un’auto, di un televisore o di un telefono. Mentre sarebbero stati considerati bisogni secondari alcuni
decine di anni fa, oggi vengono inquadrati tra i bisogni primari. Ciò posto, occorre riflettere
ulteriormente sul concetto di beni in quanto alcuni di essi sono illimitatamente disponibili, mentre
altri sono ottenibili solo in quantità limitata. Ne consegue che i primi (acqua, aria, e così via) sono
liberamente fruibili, mentre gli altri, in conseguenza della loro scarsità, lo sono dietro il pagamento
di un corrispettivo. Questi ultimi rappresentano pertanto dei beni economici, nel senso che per
procurarseli, ogni persona deve sopportare un sacrificio economico.
2. L’azienda
In linea di massima potremmo definire l'azienda come un'unità economica organizzata per la
produzione di beni e di servizi al fine del soddisfacimento dei bisogni, la quale deve tendere al
perseguimento dell’equilibrio economico durevole nel tempo.
Tale definizione, piuttosto generica, ha il pregio di adattarsi alle diverse categorie di unità
economiche. Difatti, esistono sia combinazioni produttive che operano sul mercato per il
La scelta più importante che ogni imprenditore si trova a fare al momento di iniziare una nuova attività
è la forma giuridica da dare alla sua iniziativa imprenditoriale. Tale scelta rappresenta un momento
fondamentale nella vita dell’impresa in quanto da essa dipendono i successivi risvolti di natura
giuridica, fiscali, organizzativi e di responsabilità. Si tratta, in pratica, di stabilire se lavorare da solo
o insieme con uno o più soci ossia costituire una società. Se si sceglie quest’ultima soluzione, occorre
inoltre decidere il tipo di società da costituire, quindi ad esempio una società di capitali, una società
di persone o una società cooperativa. È importante avere le idee chiare sulla forma giuridica che si
intende assumere, poiché le scelte effettuate all’inizio possono rivelarsi, in un secondo momento,
inadeguate se non addirittura antieconomiche. Occorre comunque sottolineare che nessuna scelta è
definitiva, in quanto ogni forma giuridica può essere modificata nel tempo, ma ogni cambiamento
costa sia in termine di risorse economiche che di risorse organizzative. Va inoltre ricordato che non
esiste una forma d’impresa a priori più conveniente di un’altra.
Come abbiamo visto, le varie forme giuridiche previste dal nostro ordinamento possono essere così
classificate.
1 – Ditta individuale
Avviare un’attività sotto forma di impresa individuale è la forma più semplice e meno onerosa. La
costituzione della ditta avviene senza particolari formalità mediante attribuzione della partita IVA e
l’iscrizione al registro delle imprese. La costituzione non richiede né un atto pubblico né il versamento
di capitale sociale minimo. L’imprenditore è l’unico “promotore” e responsabile dell’attività: tutte le
obbligazioni derivanti dall’esercizio dell’attività, essendo assunte in nome
2 – Società
Le società sono organizzazioni di persone e di mezzi mediante le quali l’impresa viene svolta in forma
collettiva. Giuridicamente la società è un contratto che vincola le parti che lo firmano al rispetto dello
stesso e che va modificato con la stessa forma con cui è stato creato. Il nostro ordinamento prevede
due categorie di società: le società lucrative e le società mutualistiche. Il Codice Civile prevede
sei tipi di società lucrative a loro volta distinte in due tipologie:
le società di persone: società semplice (S.s.), società in nome collettivo (S.n.c.) e società in
accomandita semplice (S.a.s.);
le società di capitali: società per azioni (S.p.a.), società in accomandita per azioni (S.a.p.a.) e
la società a responsabilità limitata (modello più diffuso per lo svolgimento di attività
commerciali, S.r.l.).
Queste società sono caratterizzate dal fine “di lucro” ossia i soci costituiscono una società con
l’obiettivo ultimo di ricavare profitto dall’attività economica che intendono esercitare in comune.
Fanno, invece, parte delle società mutualistiche:
le società cooperative;
le società di mutua assicurazione.
E’ opportuno ricordare che le società a scopo di lucro hanno come obiettivo quello di ripartire tra tutti
i soci gli utili ed i proventi dell’attività economica esercitata mentre le società a scopo mutualistico
sono volte a raggiungere la cosiddetta “mutualità” intesa come la capacità di fornire ai soci beni o
servizi oppure occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle offerte dal mercato,
ottenendo quindi un vantaggio economico diretto. La scelta del tipo di società che si intende costituire
è stabilita dalla volontà dei soggetti che la realizzano. Una sola limitazione è stabilita per le società
aventi per oggetto l'esercizio di un'attività commerciale, le quali non possono assumere la forma della
società semplice. In sintesi tre sono i requisiti essenziali del contratto di società:
i conferimenti: contributi obbligatori per chi decide di entrare in società e necessari per la
formazione del patrimonio iniziale della società e quindi per esercitare l’attività economica
prescelta; possono essere conferiti beni (denaro o beni in natura) oppure servizi (le proprie
prestazioni lavorative). I conferimenti svolgono anche la funzione di fornire una garanzia ai
creditori della società;
All'interno di ogni azienda sono presenti diverse tipologie di soggetti fra cui ricordiamo il soggetto
giuridico, il soggetto economico, i finanziatori, i dirigenti, i tecnici e gli esecutori. Fra questi
assumono particolare rilievo il soggetto giuridico e quello economico, i quali variano a seconda della
forma giuridica adottata dalla combinazione produttiva.
Il soggetto giuridico dell'azienda è la persona fisica o giuridica che assume i diritti e gli obblighi
derivanti dalle operazioni aziendali: può perciò stipulare contratti e assumere obbligazioni, in quanto
investito dalla personalità di agire in nome e per conto dell’azienda. In altri termini, si può affermare
che il soggetto giuridico esercita tutte le funzioni legali inerenti la vita aziendale. Nelle aziende
individuali esso coincide con l’imprenditore, mentre nelle società di persone si identifica nelle
persone dei soci. Nelle società di capitali, invece, data la presenza della personalità giuridica, esso è
rappresentato dalla società stessa, la quale agisce come un soggetto autonomo rispetto alle persone
dei soci.
Il soggetto economico, invece, è costituito dai soggetti in cui si accentra il potere volitivo e che, di
conseguenza, dominano i massimi organi di governo aziendale. Pertanto nelle aziendale individuali,
il soggetto economico è individuabile nella persona dell’imprenditore, la quale apporta i capitali di
rischio e, contemporaneamente, gestisce l’azienda. In altre parole si tratta del soggetto che ne possiede
il potere decisionale o di comando. Ne deriva che in un’azienda individuale il soggetto giuridico e il
soggetto economico coincidono, in quanto rappresentanti da un’unica persona fisica, l’imprenditore.
Ad esempio, il titolare di una ditta individuale è una persona fisica che decide le scelte economiche
della ditta (soggetto economico) e ne risponde direttamente dal punto di vista giuridico (soggetto
giuridico).
In una società di capitali, invece, il soggetto economico dell’azienda è separato dal soggetto giuridico.
In quanto il soggetto giuridico è dato dalla società stessa, mentre il soggetto economico è dato dai
soci che detengono il capitale di comando.
Il luogo dove l'impresa svolge concretamente la propria attività operativa può essere diverso dal luogo
dove si trova la sede amministrativa, cioè dal luogo dove viene svolta l'intera attività amministrativa
dell'impresa. Per sede legale, invece, si intende il luogo dove l'impresa ha il proprio domicilio a fini
giuridici. Sede amministrativa e sede legale, in alcune aziende, possono coincidere.
1. fase pre-istituzionale;
2. nascita;
3. funzionamento;
4. declino o estinzione.
Queste fasi, seppur distinte le une dalle altre, sono strettamente collegate tra loro tanto che gli errori
commessi nella fase precedente si ripercuote più o meno intensamente sulle successive fasi di vita.
1 - Fase pre-istituzionale
La nascita dell’azienda viene, in genere, preceduta da una fase di studio. Durante questa fase, nella
quale l’azienda non esiste ancora, il futuro imprenditore o i futuri soci vanno a:
In particolare, i fattori da tenere presenti quando si sceglie dove localizzare l'impresa possono essere
sintetizzati così:
Dunque, in questa fase, da una parte si valuta la concreta fattibilità del progetto e dall’altra si definisce
a priori la struttura dell’azienda.
2 - Nascita dell’azienda
Alla fase pre-istituzionale segue la nascita vera e propria dell'azienda: le ipotesi formulate in
precedenza si trasformano in atti concreti. Pertanto si procede a costituire l’azienda secondo una
determinata forma giuridica, a fissarne l’oggetto sociale, a dotarla poi di un determinato capitale – sia
dal punto di vista qualitativo che quantitativo – a dimensionarla in rapporto ad esso e all’attività da
svolgere, nonché ad ubicarla dove è ritenuto più conveniente.
Questa fase è una delle più critiche: moltissime imprese cessano la propria attività nei primissimi
anni di vita. I motivi possono essere diversi:
Dopo la nascita dell'azienda, si sviluppa il moto aziendale: ha inizio la gestione in senso stretto, con
l’effettuazione delle relative operazioni. Spesso, ma non necessariamente, si assiste ad un periodo
iniziale di incremento dell'impresa.
In ogni caso, normalmente, questa è la fase più lunga della vita di un’azienda, durante la quale essa
svolge tutte le sue attività tipiche. Tale fase dura tutta la vita dell'impresa fino ad arrivare al declino
o estinzione della stessa.
Può accadere che, ad un certo punto della sua vita, l'impresa entri in crisi e che a tale crisi segua la
cessazione dell'attività. Tale estinzione può essere:
4. La gestione aziendale
La gestione aziendale, in estrema sintesi, si concretizza in due momenti strettamente connessi:
cognitivo e operativo. Nel primo si studiano le condizioni di svolgimento dell’attività, al fine di
formulare giudizi e prendere le conseguenti decisioni, mentre nel secondo, vengono attuate le scelte
aziendali.
Nel momento operativo, invece, si realizzano le cosiddette “operazioni di gestione”, attraverso cui
l’azienda tenta di raggiungere i propri fini istituzionali. Esse si possono suddividere in quattro
categorie di operazioni:
1. di finanziamento, attraverso le quali l’impresa si procaccia i mezzi finanziari (capitali)
necessari allo svolgimento della sua attività;
2. di investimento, attraverso le quali vengono acquistati i mezzi strumentali, le materie prime
e le merci, le prestazioni di lavoro e di servizi;
3. di produzione tecnico-economica attraverso le quali l’impresa attua il processo di
trasformazione, combinando tra loro i fattori produttivi acquistati;
4. di disinvestimento o di vendita, attraverso le quali vengono venduti beni o effettuate
prestazioni di servizi sul mercato.
La prima proviene da una persona (l’ “imprenditore” nel caso di un’azienda individuale) o da una
pluralità di persone (i “soci” nel caso di una società) che rischiano il proprio denaro nell’attività di
impresa. Com’è noto, l’attività di impresa è rischiosa: alla fine del periodo amministrativo il capitale
apportato dal titolare o dai soci può infatti risultare aumentato o diminuito in conseguenza
dell’andamento della gestione. Per questo motivo, tale fonte di finanziamento viene correttamente
denominata come “capitale di rischio”, in quanto “rischia” di incrementarsi o decrementarsi per
effetto della gestione. Più precisamente, il “capitale di rischio” prende il nome di capitale netto
all’interno delle aziende individuali e di capitale sociale nelle aziende societarie. La
seconda fonte di finanziamento, invece, è costituita dal “capitale di credito”, ovvero dal capitale
attinto “da terzi” a titolo di prestito. Può trattarsi di privati, ma in modo più ricorrente esso deriva dai
cosiddetti finanziatori istituzionali, rappresentati essenzialmente da enti creditizi e di società
finanziarie, cioè da aziende specializzate nella concezione di prestiti.
Da qui la distinzione tra capitale di credito bancario e capitale di credito non bancario. La diversa
provenienza e, soprattutto, il differente vincolo giuridico delle due forme di finanziamento,
comportano un diverso trattamento dal punto di vista della remunerazione e del rimborso. In linea di
principio, infatti, il “capitale di rischio” non è soggetto a rimborso predeterminato e viene
remunerato solo in via eventuale in presenza di un reddito di esercizio positivo. Al contrario, il
“capitale di credito” è soggetto a rimborso a scadenze prestabilite e da diritto ad una remunerazione
periodica, tramite l’interesse, indipendentemente dai risultati conseguiti.
Le grandezze logiche coinvolte nell’operazione di finanziamento sono sempre e solo due. La prima è
concreta, mentre la seconda è astratta.
L’utilizzo dei conti presuppone l’esistenza di una serie di regole: più in particolare, richiede la
presenza di un sistema da collegare ad un metodo di registrazione. Il sistema contabile è costituito
da un’insieme coordinato di conti raccolti intorno ad un determinato oggetto complesso. Il metodo
contabile rappresenta l’insieme delle norme concernenti la forma, l’ordine e le modalità di tenute
il sistema “patrimoniale”;
il sistema del “reddito”;
il sistema del “capitale e del risultato economico”
la “partita semplice”;
la “partita doppia”;
la “partita tripla” o “russa”;
la “logismologia”.
Si tratta, ad eccezione della partita doppia, di metodi scarsamente impiegati o ormai caduti in disuso.
Verranno trattati più approfonditamente in seguito.
Per riassumete, è importante ricordare l’insieme delle regole di rilevazione che permettono la corretta
tenuta della contabilità:
ogni operazione di gestione che comporta movimenti di liquidità deve essere sottoposta a
registrazione;
ogni operazione di gestione da sottoporre a registrazione deve essere esaminata sotto due
aspetti: uno originario, l’altro derivato;
la contabilizzazione dell’operazione avviene tramite un sistema di conti, ciascuno suddiviso
in due sezioni: uno di sinistra (dare), l’altra di destra (avere);
le sezioni funzionano in maniera antitetica: ciò significa che, in relazione al medesimo oggetto
di osservazione, se la sezione “dare” accoglie le variazioni con il segno positivo, la sezione
“avere” dovrà necessariamente accogliere le variazioni con il segno negativo, e viceversa;
in ogni momento, la sommatoria di tutte le sezioni di dare (addebitamenti) deve uguagliare la
sommatoria di tutte le sezioni avere (accreditamenti).
I fattori produttivi di esercizio, invece, sono fattori ad utilizzazione immediata, il cui impiego si
esaurisce in un solo esercizio. A loro volta si suddividono in fattori produttivi anticipati, che vengono
acquisiti in anticipo rispetto alla produzione (ad esempio, materie prime) e in fattori produttivi
correnti, che invece vengono acquisiti durante il processo (come il lavoro o attraverso servizi forniti
da terzi).
L’operazione di investimento si attua mediante l’acquisizione dei fattori produttivi specifici, la quale
può avvenire attraverso diverse modalità:
di acquisto;
di conferimento in natura;
di costruzione in economia;
e di altre forme (leasing, locazione e così via).
Il disinvestimento, rappresenta la quarta e ultima operazione di gestione. Con essa si chiude il ciclo
della produzione, in quanto l’azienda procede a collocare sul proprio mercato di sbocco il
prodotto finito. Per questo motivo l’operazione viene anche definita vendita. Il disinvestimento si
attua mediante la vendita dei prodotti finiti ottenuti mediante l’operazione di trasformazione,
ottenendo, in cambio, un’entrata in liquidità, un ricavo. Anche l’operazione di disinvestimento
prevede solo due grandezze logiche, una concreta e l’altra astratta e non fa eccezione rispetto allo
schema logico che abbiamo trattato finora.
la “partita semplice”;
la “partita doppia”.
Il più utilizzato, per i notevoli vantaggi che presenta, è il metodo della partita doppia (altresì noto
come scrittura doppia), il quale si basa sul principio che, in ogni momento, il totale degli
accreditamenti deve essere uguale al totale degli addebitamenti dei singoli conti. Se ciò non avviene,
ovvero non si riscontra la continua e costante uguaglianza tra addebiti ed accrediti, il metodo diventa
incompleto e viene definito, più propriamente, metodo della partita semplice. In termini più precisi,
per la maggior parte degli autori, secondo una definizione molto ampia, la scrittura o partita
semplice può essere definita come l’insieme delle scritture che non presentano una costante
uguaglianza tra il totale degli accreditamenti ed i totale degli addebitamenti, che, com’è noto,
rappresenta invece la regola principale della scrittura o partita doppia. La quale, rispetto al metodo
della partita semplice, anche se più complicata, comporta una serie non indifferente di vantaggi. Nella
partita doppia tutto si fonda sulla logica della “doppia registrazione”, ovvero sulla necessità che ogni
operazione di gestione debba essere esaminata sotto due aspetti di osservazione che conducono,
peraltro, a due rilevazioni antitetiche. Quale che sia il sistema contabile seguito, la partita doppia
comporta che:
il totale delle somme registrate in dare (a sinistra) di tutti i conti deve sempre uguagliare il
totale delle somme registrate in avere (a destra) di tutti i conti;
se si effettua il saldo di ogni singolo conto, la somma dei saldi dei conti chiusi in dare deve
essere uguale alla somma dei saldi dei conti chiusi in avere;
dividendo i conti in due gruppi, in qualsiasi modo si voglia, ovvero indipendentemente dal
criterio di ripartizione degli stessi, la differenza tra il dare e l’avere di un gruppo di conti è
sempre uguale alla differenza tra l’avere ed il dare dell’altro gruppo di conti.
1. contabilità ordinaria;
2. contabilità semplificata.
1 – Contabilità ordinaria
La contabilità ordinaria richiede l'annotazione di diversi registri ed è richiesta dalla legge per attività
che vendano prodotti per introiti superiori ai 700.000 euro o 400.000 se si tratta di servizi. Sono tenute
a tenere la contabilità ordinaria:
il libro giornale;
i registri IVA;
il libro dei cespiti in cui registrare le risorse a lungo termine di cui l'azienda dispone e che
sono soggette ad ammortamento, deprezzamento, valutazione e svalutazione;
il libro inventari che include la lista dei prodotti divisi per tipologia.
2 – Contabilità semplificata
La contabilità semplificata come riportato nell'articolo 18 del Dpr. 600/73, può essere adottata da:
con ricavi inferiori a 400.000 euro per i servizi e 700.000 euro per i prodotti. Possono optare per
questo regime anche altre categorie di attività per cui la contabilità semplificata non è richiesta dal
codice civile ma il volume dei guadagni è sotto le soglie sopracitate. I
registri dei documenti da tenere sempre aggiornati per la contabilità semplificata sono:
il libro giornale;
il libro degli inventari;
le scritture ausiliarie che mostrino le entrate e uscite che determinano il reddito;
le scritture ausiliarie di magazzino che documentino i flussi di merci, materie prime e
accessorie;
il registro dei beni ammortizzabili.
Prima nota, è un registro elementare utilizzato per registrare in ordine di data i movimenti
economici e finanziari di un’azienda. Ogni operazione registrata in prima nota dovrà contenere:
la data;
i riferimenti specifici (rispetto ai documenti contabili come ricevute o fatture);
gli importi singoli e totali;
la descrizione estesa che spiega la natura del movimento;
il riferimento al documento contabile (fattura o ricevuta);
le partite fuori cassa (banca o altro).
Affinché il registro prima nota sia il più completo possibile si devono riportare tutte le operazioni
(fatture, pagamenti, versamenti bancari, pagamento di imposte e tasse, F24 e così via). Non è un
registro obbligatorio, ma se compilato correttamente è un valido aiuto per la preparazione delle
scritture contabili all’interno del libro giornale;
Libro giornale, è un registro contabile obbligatorio in cui vengono annotate in maniera cronologica
tutte le transazioni che interessano l’azienda in un dato periodo di tempo. Ogni operazione dovrà
essere registrata entro 60 giorni dall’avvenuta transazione seguendo le linee guida del registro prima
Registri IVA, consistono in documenti obbligatori per ogni titolare di partita IVA, essi consentono
di riepilogare tutti i movimenti passivi e attivi di un’azienda. I registri IVA sono costituiti da scritture
in partita doppia (dare o avere) con specificazione dell’IVA applicata per ogni fattura emessa o
ricevuta. Vanno numerati secondo una numerazione progressiva, sono esenti da imposte di bollo e
vanno mantenuti fino al termine del periodo previsto per l’accertamento; infatti questi documenti
devono sempre essere presentabili in caso di controllo fiscale da parte della guardia di finanza o
dell’agenzia delle entrate.
Libro mastro, è l'insieme dei singoli conti (mastrini) interessati dalle transazioni dell'azienda e
fornisce un immediata idea del saldo dei diversi elementi contabili. Se il criterio seguito per compilare
il libro giornale è quello cronologico, il libro mastro riassume la situazione di ogni conto. Queste due
scritture ausiliarie non sono separate ma strettamente collegate: quest'ultimo infatti riporta il
riferimento delle diverse operazioni iscritte nel libro giornale. Inoltre, anche il libro mastro è
organizzato nelle due colonne dare e avere ovvero secondo il criterio della partita doppia. Quando le
transazioni hanno effetto su diversi componenti del conto si hanno dei sottoconti.
Libro degli inventari, è un libro obbligatorio dell'impresa commerciale, che deve redigersi all'inizio
dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno. L'inventario deve contenere l'indicazione e
la valutazione delle attività (denaro, crediti, macchinari, impianti) e delle passività (prestiti, debiti
verso terzi) relative all'impresa, nonché quelle estranee all'impresa in quanto l'imprenditore risponde
delle obbligazioni dell'impresa con tutti i suoi beni. L’inventario deve essere sottoscritto
dall’imprenditore entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini
delle imposte dirette.
Studi di settore, rappresentano uno strumento attraverso cui le autorità fiscali determina il volume
di ricavi per determinati tipi di attività e professioni. Quest'analisi tiene conto di fattori strutturali, di
mercato e territoriali per determinare i guadagni di determinati profili imprenditoriali. Gli studi di
settore sono stati introdotti con l'obiettivo di ridurre l'evasione fiscale identificando facilmente delle
dichiarazioni fuori norma.
Il registro dei beni ammortizzabili non è richiesto dalla disciplina civilistica, ma esclusivamente da
quella fiscale. Nel registro devono essere indicati, per ciascun immobile e per ciascuno dei beni iscritti
in pubblici registri, l’anno di acquisizione, il costo originario, le rivalutazioni, le svalutazioni, il fondo
di ammortamento nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta precedente, il coefficiente
di ammortamento effettivamente praticato nel periodo d’imposta, la quota annuale di
ammortamento e le eliminazioni dal processo produttivo.
Il registro viene tenuto al fine di poter dedurre dal reddito d’esercizio le quote di ammortamento, le
quali devono, inoltre, risultare imputate a conto economico ai sensi dell’articolo 75 del DPR n.
917/86. La mancata annotazione delle quote di ammortamento sull’apposito registro, comporta,
La rilevazione dei beni, singoli o raggruppati per categoria di inventario, possono essere effettuate
giornalmente oppure in forma riepilogativa, con periodicità non superiore al mese. Non sono previsti
particolari adempimenti per le scritture ausiliarie di magazzino: pertanto, non sarà necessario bollare
e vidimare i registri e nemmeno numerare progressivamente le pagine.
Oltre i libri e le altre scritture contabili prescritti nell'articolo 2214, la società deve tenere alcuni
libri sociali obbligatori:
1) il libro dei soci, nel quale devono essere indicati distintamente per ogni categoria il numero delle
azioni, il cognome e il nome dei titolari delle azioni nominative, i trasferimenti e i vincoli ad esse
relativi e i versamenti eseguiti;
2) il libro delle obbligazioni, il quale deve indicare l'ammontare delle obbligazioni emesse e di quelle
estinte, il cognome e il nome dei titolari delle obbligazioni nominative e i trasferimenti e i vincoli ad
esse relativi;
3) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche
i verbali redatti per atto pubblico;
4) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione o del consiglio di
gestione;
5) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale ovvero del consiglio di
sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione;
6) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo, se questo esiste;
7) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti, se sono state
emesse obbligazioni;
8) il libro degli strumenti finanziari
1. numerazione progressiva in ogni pagina, che può essere eseguita nella parte alta o bassa di
ciascuna pagina;
2. bollatura su ogni foglio (un foglio è composto da due pagine), tramite l’impiego di timbri o
sigilli manuali (solitamente ad inchiostro), meccanici o elettro-meccanici (solitamente a
pressione);
3. dichiarazione, nell’ultima pagina del libro, del numero di fogli che lo compone.
Non sono soggetti a bollatura né a vidimazione, il libro giornale e il libro degli inventari i quali,
peraltro, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina (articolo 2215comma 2 c.c.).
Termini di conservazione
Tutti i documenti obbligatori (libri e registri contabili), gli originali delle lettere, dei telegrammi e
delle fatture ricevute, le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite, devono essere
conservati per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione. E possono essere conservati sia nel
formato cartaceo che in quello digitale.
6. Bilancio
Riassume il resoconto economico e patrimoniale dell'azienda. È organizzato in 5 sezioni:
Rilevazione / registrazione. I dati in entrata sono contenuti in una o più primenote di contabilità,
registrate manualmente o provenienti da interfacce automatiche di altri moduli del sistema
informativo. Ciascuna riga di primanota viene "scritta" sul giornale, in sequenza cronologica, e
sul mastro, sotto la voce di conto interessata. Se si tratta di una riga IVA, viene anche "scritta"
sul libro IVA interessato.
Estratto conto. Da non confondere con l'estratto conto bancario. In contabilità è la visualizzazione
(e stampa, se necessario) delle registrazioni contenute in una specifica voce del mastro, in genere
un sottoconto, per un determinato periodo (dal... al...). È corredato dai saldi in dare e avere di
inizio e fine periodo. Nota storica: in passato era consuetudine produrre gli estratti conto mensili,
o a partire dall'inizio del mese; tale limitazione era dovuta alla comune pratica di chiusura mese.
Oggi tale limitazione non esiste più (o non dovrebbe); il mese è comunque espresso come periodo
tra due date.
Chiusura mensile. Oggi questa procedura ha significato solo come obbligo civilistico. È infatti
obbligatorio produrre e mantenere disponibile per qualsiasi richiesta degli organi di controllo
(Collegio dei sindaci, Guardia di Finanza, e così via) la documentazione di tutti i movimenti fatti,
con cadenza mensile obbligata. In passato, quando la contabilità era manuale, ma anche per molti
anni dopo l'introduzione dei mezzi informatici, era pratica comune, appena concluse le
registrazioni mensili, scrivere o stampare il giornale bollato del mese e chiudere i conti di mastro
(saldi in dare e avere). Per molti anni (e ci sono dei casi anche attuali), nei sistemi di contabilità
era presente l'archivio dei saldi, che veniva aggiornato proprio con la procedura di chiusura mese.
Chiusura annuale o chiusura di bilancio o chiusura di esercizio. Quale che sia il termine
utilizzato consiste nella preparazione e redazione del bilancio di esercizio, che avviene alcuni
mesi dopo la data a cui si riferisce, entro limiti posti dal Codice Civile. Il periodo tipico per le
operazioni di chiusura comincia dopo il primo trimestre successivo. Ciò è dovuto, in sintesi, al
dover attendere la certezza di chiusura di specifiche partite contabili, una delle quali è, ad
esempio, l'IVA, ma riguarda anche aspetti finanziari come calcolo di interessi e oneri, ed ancora
i rapporti con clienti e fornitori.
Legislazione sociale
1. Il personale dipendente
Il personale dipendente è l’insieme dei soggetti che all’interno di un’impresa prestano la loro opera
sia fisica che intellettuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. La differenza tra il
lavoratore dipendente e le altre forme contrattuali è che il lavoratore dipendente lavora secondo ordini
a lui impartiti dall’imprenditore stesso o dai colleghi dai quali gerarchicamente dipende; quindi
è legato al vincolo di subordinazione. A seconda delle mansioni e delle funzioni
svolte, il lavoratore dipendente viene inquadrato con una
1. Dirigenti: possono essere tecnici o amministrativi, si caratterizzano sia per gli ampi poteri
decisionali, che si estendono o all’intera impresa o ad un determinato settore che per la
dipendenza esclusiva dell’imprenditore o da un dirigente gerarchico;
2. Quadri: si collocano tra i dirigenti e gli impiegati, ma ad essi si applica la disciplina prevista
per questi ultimi a meno che il contratto collettivo applicato non disponga diversamente. A
differenza degli impiegati, tuttavia, i quadri svolgono con continuità delle funzioni di rilevante
importanza per lo sviluppo e l’attuazione degli obiettivi aziendali, solitamente individuabili
nella gestione di un ufficio o reparto, in posizione subordinata rispetto al dirigente, all’organo
amministrativo e alla proprietà;
3. Impiegati: si intendono quei dipendenti che svolgono mansioni prevalentemente intellettuali,
in collaborazione con datore di lavoro, dirigenti e quadri;
4. Operai: infine, collaborano nell’attività d’impresa svolgendo compiti generalmente di tipo
manuale ed esecutivo.
2. Il Contratto di Lavoro
Il contratto di lavoro è un contratto di scambio giacché il lavoratore si obbliga a mettere a
disposizione del datore la sua attività lavorativa, mentre il datore si obbliga a corrispondere la
prestazione. Redatto in duplice copia deve essere controfirmato da entrambe le parti e contenere
informazioni sulla data di assunzione, il tipo e la durata del rapporto di lavoro con l’eventuale periodo
di prova, l’inquadramento del prestatore di lavoro e la sua unità di assegnazione, il suo livello e la sua
qualifica e la sua retribuzione.
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) è, nel diritto del lavoro italiano, un tipo di
contratto di lavoro stipulato a livello nazionale tra le associazioni di lavoro (sindacati) e la
CONFINDUSTRIA (imprenditori). Questi accordi possono essere rinnovati o stipulati. È specifico
per ciascuna categoria di lavoratori, per ciascun settore. All’interno dei contratti collettivi nazionali
di lavoro (CCNL) ci sono alcuni aspetti da conoscere e valutare con attenzione.
Nel caso in cui l’assunzione dovesse avvenire con un contratto a tempo determinato, o contratto a
termine, esiste un tempo ben definito all’atto della stipula di durata del contratto, con una data che va
ad indicare la fine del rapporto di lavoro. Alla scadenza, il contratto a tempo determinato potrà essere
prorogato, ma non potrà avere una durata superiore a 36 mesi e 5 rinnovi, intervallati da 10/20 giorni
(Decreto Dignità, 2018).
Un’altra novità introdotta dal decreto semplificazioni del Jobs Act, riguarda l’abrogazione del registro
infortuni, il documento riepilogativo finalizzato a fornire dati sull’andamento del fenomeno
infortunistico all’interno delle imprese. L’abrogazione sarebbe avvenuta a seguito dell’istituzione del
SINP, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione di infortuni e malattie professionali
(istituito appunto dall’art. 8 del Testo Unico), un importante strumento nato per fornire “dati utili per
orientare, programmare, pianificare e valutare l’efficacia della attività di prevenzione degli infortuni
e delle malattie professionali di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della salute dei lavoratori”.
Tuttavia resta, comunque, l’obbligo del datore di lavoro di denunciare all’INAIL gli infortuni occorsi
ai dipendenti, che comportano un’assenza superiore ai 3 giorni. Oltre a queste denunce, il Testo
Unico sicurezza ha previsto che il datore di lavoro comunichi all’INAIL, a fini puramente statistici,
anche gli infortuni che comportano almeno un giorno di assenza.
Da qualche anno l’impostazione alla sicurezza del lavoro, nell’ottica del legislatore e anche del
management aziendale ha avuto un notevole cambiamento, conseguente all’introduzione del concetto
di qualità totale. Questo cambio appare particolarmente evidente nel momento in cui guardiamo
all’evoluzione che ha avuto la normativa italiana. Con l’abolizione della legge 629/94 e con la
conseguente approvazione del DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n° 81, in tema di
sicurezza sul lavoro, il lavoratore non viene più considerato come semplice fattore di manodopera e
brutale forza lavoro – assunto che poteva essere anche accettato nel 1942 – ma come
Il decreto legislativo 81/08 è il Testo unico che sovrintende alla tutela della sicurezza dei lavoratori
sul luogo di lavoro. Tale Decreto prende alcuni provvedimenti di sistema, che con il linguaggio della
gestione del rischio potremmo chiamare Barrier Soft e fissa quelli che sono i dispositivi di protezione
individuale (DPI), che potremmo definire Barrier Hard. Nella prima categoria
rientrano sicuramente quelli che il Decreto stabilisce come le responsabilità che spettano in campo
al Datore di lavoro:
1. stesura del Documento Unico di Valutazione dei Rischi (DUVR), previsto dall’articolo 28.
Il documento descrive il processo produttivo dell’azienda analizzandone le varie fasi,
individuando per ogni singola fase i dirigenti responsabili e i rischi ai quali ci espone
svolgendole e indicando anche i presidi e le misure da adottare per prevenire il verificarsi di
incidenti;
2. nomina del Responsabile Sicurezza Prevenzione e Protezione (RSPP). Tale ruolo deve
essere obbligatoriamente affidato ad una persona – nelle imprese fino a 5 dipendenti può
essere il datore di lavoro stesso – abilitato tramite apposito corso di formazione, il quale nello
specifico, andrà ad occuparsi delle seguenti incombenze:
a. individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, individuazione delle misure
di sicurezza e della sanità dell’ambiente di lavoro;
b. elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
c. elaborazione delle misure preventive e proiettive e dei sistemi di controllo delle misure
adottate;
d. nelle aziende con più di 15 dipendenti, richiedere almeno una volta l’anno una riunione
di valutazione alla quale deve partecipare il datore di lavoro, il medico competente e
il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), al fine di valutare
l’andamento generale in tema di sicurezza, facendo una stima sugli incidenti avvenuti.
Per dispositivi di protezione collettivi, DPC, ci si riferisce a tutti quei dispositivi che hanno il compito
di limitare un rischio o di contenere un danno. Hanno l’obiettivo di proteggere l’intera
organizzazione, compresi tutti i dipendenti che ne fanno parte.
Per dispositivi di protezione individuale, DPI, invece, ci si riferisce a tutte quelle attrezzature o
strumentazioni destinate ad essere indossate o comunque portate dietro dal lavoratore al fine di
proteggerlo dai rischi che le mansioni svolte dalla sua attività comportano. Infatti,
i DPI sono suddivisi in tre categorie:
La soddisfazione lavorativa è stata definita come quel sentimento di piacevolezza che deriva dalla
percezione che la propria attività sia in grado di soddisfare valori personali importanti. Nello
specifico, possiamo considerarla come un atteggiamento verso il lavoro all’interno del quale
possiamo distinguere una componente cognitiva, una componente affettiva e una componente
comportamentale.
Le componenti principali della soddisfazione lavorativa possono essere misurabili chiedendo alle
persone di esprimere il loro atteggiamento verso il lavoro, ad esempio anche attraverso questionari e
interviste. Tali componenti possono essere riconducibili a tre dimensioni:
Una prima fonte di insoddisfazione si riferisce al contenuto del lavoro, alla natura del compito,
alle sue concrete modalità di svolgimento e all'ambiente fisico in cui esso si svolge.
Una seconda fonte si riferisce invece all'ambiente sociale nel quale il lavoratore opera e alla
dinamica dei ruoli organizzativi.
La terza categoria di fonti di insoddisfazione è legata a variabili riconducibili alle differenze
individuali tra gli stessi lavoratori.
1. La prima fase: viene definita di allarme, a causa della presenza dello stressor (stimolo- evento
stressante), che determina nell’individuo il riconoscimento di un pericolo insito nello stimolo.
Nella fase di allarme si verifica dunque una reazione di stress acuto in cui l’organismo
mobilita tutte le sue difese.
2. La seconda fase: è quella di resistenza, nella quale l’organismo si impegna a fronteggiare
l’evento, mettendo in atto un complesso programma biologico-comportamentale.
3. La terza fase: è quella di esaurimento, che si verifica quando termina la quantità di energia
presente nell’individuo per far fronte allo stressor. Questo comporta una critica riduzione
delle capacità adattive dell’organismo in generale. La fase di esaurimento può porsi come una
vera e propria base per essere predisposti allo sviluppo di patologie, questo avviene perché,
l’evento stressante si protrae oltre quella che è la resistenza dell’organismo.
Quando l’organismo non riesce a perpetuare il suo stato di resistenza nei confronti dello stressor, si
generano patologie difficilmente reversibili e secondo Selye è possibile persino la morte.
In base alla durata dell’evento stressante è possibile distinguere due categorie di stress: se lo stimolo
si verifica una volta sola e ha una durata limitata si parla di ‘stress acuto’, se invece la fonte di stress
permane nel tempo si utilizza l’espressione ‘stress cronico’. Lo stress cronico propriamente detto
dura a lungo, investe diverse sfere di vita e costituisce un ostacolo al perseguimento degli obiettivi
personali. Si definisce, infine, ‘stress cronico intermittente’ un quadro di attivazione da stress
che si presenta ad intervalli regolari, con una durata limitata e un buon livello di prevedibilità. Accanto
alla distinzione sulla base della durata è possibile individuare due categorie sulla base della natura
degli eventi stressanti. In molti casi gli stressor sono nocivi e possono portare ad un abbassamento
delle difese immunitarie – si parla quindi di distress. In altri casi, invece, gli stressor sono benefici,
poiché favoriscono una maggior vitalità dell’organismo – si utilizza in questo caso l’espressione
eustress.
Lo stress è una risposta psicofisica che l’organismo mette in atto in risposta a compiti che sono valutati
dall’individuo come eccessivi: questo significa che un evento stressante per qualcuno potrebbe non
esserlo per altri e che uno stesso evento in fasi di vita diverse può risultare più o meno stressante. È
tuttavia utile individuare alcuni fattori che risultano tipicamente stressanti per la maggior parte delle
persone. Molti dei grandi eventi della vita possono risultare stressanti, sia eventi
Gran parte dello stress della nostra quotidianità deriva dall’attività lavorativa. I ritmi sempre più
sostenuti e le richieste pressanti delle aziende, oltre alla crescente tendenza ad identificarsi con il
proprio lavoro, determinano spesso un grande investimento di risorse che, prolungato nel tempo, può
intaccare seriamente il nostro benessere. Diverse patologie psichiche, come stress, ansia e panico,
possono generarsi da un ambiente lavorativo poco sano e compromettono le risorse individuali. Per
questo motivo chi si occupa di Risorse Umane è oggi chiamato più che mai a favorire la diffusione
del benessere organizzativo, a motivare e a prevenire il senso di frustrazione.
Inoltre, i fattori extralavorativi hanno la loro importanza, in quanto fanno si che l’individuo trascini
con sé, sul luogo di lavoro, le tensioni personali, rendendo i propri compiti carichi di nervosismo e
per nulla soddisfacenti.
Tensioni, insoddisfazione che creano un circolo vizioso, uno squilibrio stressante che l’individuo
avverte sul luogo di lavoro e che porta con sé delle conseguenze, le quali pesano in primo luogo a
livello personale, sull’individuo stesso ed in secondo luogo sull’organizzazione lavorativa.
Tutto ciò porterebbe il lavoratore a comportarsi in maniera meccanica, senza il giusto entusiasmo. I
compiti vengono visti come un obbligo e portati avanti per necessità.
Il burn-out richiede di essere trattato tempestivamente e l’aiuto migliore che una persona in stato di
burn-out può attendersi sono le cure psicologiche. L’obiettivo del trattamento cognitivo
comportamentale è cambiare questo modo di pensare per ridurre l’intensità delle emozioni negative
e creare un clima sereno e produttivo all’interno dell’ambiente lavorativo. La meditazione, in
particolare la mindfulness, è una pratica ampiamente usata per contrastare gli effetti di pensieri ed
emozioni frustranti: imparare ad accogliere il presente in modo non giudicante è un utile strumento
per difendersi dal rischio di burn-out. Per gestire le relazioni in modo più efficace e meno
stressante può inoltre essere utile apprendere tecniche di assertività, ossia la capacità di esprimersi in
modo chiaro ed efficace utilizzando un tipo di comunicazione flessibile. Infine, i gruppi di sostegno
tra persone con difficoltà simili costituiscono una risorsa preziosa per affrontare un contesto
lavorativo stressante.
4.4. Il Mobbing
Una delle fonti più insidiose di stress è il mobbing. Nella lingua inglese il verbo “to mob” significa
aggredire, assalire tumultuosamente; il termine, mutuato dalla scienza etologica, descrive il
comportamento di un branco che assale un singolo. In ambito aziendale, il mobbing può essere
definito come quell’insieme di comportamenti graduali e sistematici che mirano all’emarginazione
ed all’annichilimento di un lavoratore. L’esposizione al mobbing è stata classificata come una
sorgente di stress sociale sul lavoro e come il problema più paralizzante e devastante per i lavoratori
rispetto a tutti gli altri stressor correlati al lavoro messi assieme.
Esiste un rapporto di causa-effetto tra mobbing e stress: il mobbing causa stress ma non il contrario.
Lo stress, infatti, può presentarsi indipendentemente dal mobbing. In linea di massima, le persone più
stressate sono considerate come quelle più predisposte ad assumere il ruolo di mobber. Ora
vediamo nel dettaglio quali sono i protagonisti del mobbing:
Esistono diversi tipi di mobbing, ecco qui di seguito alcuni esempi e tipologie:
Mobbing dal basso o down-up: Il mobber è in una posizione inferiore rispetto a quella della
vittima. Accade quando l’autorità di un capo viene messa in discussione da uno o più
sottoposti, in una sorta di ammutinamento professionale generalizzato. I casi di mobbing dal
basso sono comunque abbastanza rari, in Italia la percentuale è minore del 10%.
Mobbing dall’alto o mobbing strategico: l’attività è condotta da un superiore al fine di
costringere alle dimissioni un dipendente in particolare, ad es. perché antipatico, poco
competente o poco produttivo; in questo caso, le attività di mobbing possono estendersi anche
ai colleghi, che preferiscono assecondare il superiore, o quantomeno non prendere le difese
della vittima, per non inimicarsi il capo. E’ prassi frequente nelle imprese che hanno subito
ristrutturazioni, fusioni, cambiamenti che abbiano comportato un esubero di personale difficile
da licenziare.
Mobbing verticale o gerarchico: Il mobber è in una posizione superiore rispetto alla vittima:
un dirigente, un capo reparto, un capufficio. Questo tipo di mobbing comprende tutti quegli
atteggiamenti riconducibili alla tematica dell’abuso di potere, cioè dell’uso eccessivo,
arbitrario o illecito del potere che un ruolo professionale implica.
Il fenomeno del mobbing, può rappresentare per la vittima un grave problema, non solo lavorativo
ma anche sociale e familiare e, soprattutto può avere gravi ripercussioni sulla salute: la patologia
psichiatrica più frequentemente associata al mobbing è il disturbo dell’adattamento; esso si compone
di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva come reazione all’evento stressogeno. Fra le
conseguenze rientrano la perdita d’autostima, depressione, insonnia, isolamento. Inoltre il mobbing è
causa di cefalea, annebbiamenti della vista, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite,
dermatosi. Le conseguenze maggiori sono i disturbi della socialità: nevrosi, depressione, isolamento
sociale e, suicidio in un numero non trascurabile di casi. In Italia il numero
di vittime del mobbing è stimato intorno a 1 milione e 200 mila, con prevalenza tra i quadri e i
dirigenti, più che altro nel settore pubblico e in quello dei servizi. Negli ultimi dieci anni i casi di
mobbing denunciati hanno avuto un incremento esponenziale. Non dimentichiamo poi che proprio
per i suoi effetti, il mobbing ha un forte costo sociale, stimato in circa il 190% superiore al salario
annuo lordo di un dipendente non mobbizzato.
5. Dinamiche di gruppo
Il concetto di dinamica di gruppo è stato introdotto in psicologia da Kurt Lewin per indicare le
relazioni che interessano un gruppo e che ne influenzano lo sviluppo e la condotta. Il gruppo è
un’insieme di persone che interagiscono con continuità, è regolato da norme, è caratterizzato da
specifiche modalità di comunicazione e di relazione e presenta un determinato grado di coesione tra
i membri. Inoltre, le persone facente parti di uno stesso gruppo hanno uno scopo in comune.
All’interno di un gruppo, o fra sottogruppi, si stabiliscono legami soggetti a un cambiamento che
derivano da una interferenza fra le condizioni individuali, caratteristiche di ciascun partecipante, e
quelle gruppali, dovute alle interazioni sociali e alle percezioni interpersonali.
La dinamica di gruppo si propone quindi di analizzare l’andamento delle relazioni gruppali; la sua
struttura e il suo fluire. Possiamo dire che sia possibile evidenziare una serie di caratteri comuni che
sono ritrovabili all’interno di ogni gruppo.
Si tratta del sentimento connesso al sentirsi appartenente a un gruppo; condividere questo regime di
appartenenza con gli altri, sentirsi bene accettato e nello stesso tempo accettare l’altro proprio in virtù
di un radicamento comune. L’appartenenza dipende da alcuni fattori principali come l’identificazione
e cioè la scoperta di una comune base ideologica che sta a monte dei comportamenti e dei "credo" dei
membri. Questa base ideologica può essere legata a vere e proprie filosofie di vita, credenze religiose,
idee politiche. Un altro importante fattore di radicamento è l’omogeneità a cui tende il gruppo, dal
punto di vista esteriore e comportamentale. Non necessariamente questo porta a vestire delle divise,
ma le scelte relative agli abiti, alle acconciature
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 33
dei capelli, o alla scelta di alcuni dettagli (gadget), così come l’utilizzo di un gergo linguistico speciale
può costituire un modello di riferimento sulla base del quale stimare l’appartenenza a un gruppo. I
comportamenti e gli atteggiamenti dei gruppi giovanili ci offrono esempi molto chiari di questo.
2 - L’interdipendenza
Possiamo sostenere che la personalità sia in parte costruita sulla base di questa trama relazionale e
gruppale. Ogni persona appare perciò - da un simile punto di vista - inserito in diversi contesti
gruppali, come la famiglia, la scuola, altre comunità, che finiscono con il concorrere a formare la
personalità e a orientarla in direzioni condivise a vari livelli.
Il primo livello gruppale che si identifica alla base della personalità di ogni individuo è la famiglia.
Indubbiamente la realtà familiare contribuisce notevolmente al definirsi dei modelli comportamentali,
ma è anche profondamente influente nella determinazione dei fattori emozionali, affettivi e
relazionali. Nella famiglia ogni persona ha costruito le basi della propria individuazione e pertanto è
abbastanza logico pensare che aspetti della gruppalità familiare appartengano ad ogni persona,
assimilati ai tratti più intimamente individuali, così da formare un tutt’uno unico e irripetibile, ma
nello stesso tempo espressione di una gruppalità interiorizzata.
Il secondo livello è rappresentato invece dalle diverse comunità frequentate dall’individuo e dalla
sua famiglia. Si tratta di entità gruppali rispetto alle quali vale il senso dell’appartenenza, per cui si
manifestano i principi già illustrati in precedenza di una identificazione e di una omogeneità di
gruppo. L’idea che anche il radicamento socio-culturale a più piccoli o medi gruppi sociali come ad
esempio le compagnie degli amici, il gruppo dei colleghi di lavoro, le comunità religiose, i gruppi
politici, possa dare un contributo decisivo alla formazione della personalità è certamente più recente
e dimostra come siano importanti anche i fattori interpersonali nella determinazione delle
caratteristiche individuali di ognuno di noi.
Il terzo livello corrisponde, infine, alla società nel senso più largo del termine, con le variabili ad essa
connesse, relative alla organizzazione più generale della cultura e delle norme sociali di ogni
popolazione.
3 - Coesione di gruppo
Il gruppo si fonda solitamente su una certa dose di coesione. La coesione rappresenta il grado di
solidarietà che è presente fra gli appartenenti al gruppo. Occorre infatti condividere le regole per poter
far parte di una entità gruppale. Molti psicologi interessati ai processi sociali e collettivi hanno messo
in luce l’importanza dei fattori emotivi, che emergono nella costruzione della coesione di
Kurt Lewin ha studiato le caratteristiche di gestione del potere da parte di un leader e distingue tre
diversi modelli:
Per ciò che riguarda il campo educativo possiamo osservare come questa valutazione sulla leadership
risulti interessante per ciò che concerne il rapporto fra allievi, educatori e insegnanti. Il gruppo-classe
infatti lascia intravedere al proprio interno dei movimenti che si traducono in condotte relazionali e
comunicative legate al modo di gestire la classe da parte degli adulti. Sulle problematiche della
leadership possono senza dubbio intervenire anche aspetti collegati al gruppo orizzontale dei pari, ma
una maggiore influenza è da attribuirsi al ruolo degli insegnanti e degli educatori e al loro modo di
operare insieme, pianificando la conduzione della classe per tentare di mantenere condotte non troppo
sbilanciate sul piano del potere comunicativo e relazionale nel gruppo.
La problematica della leadership reca con sé una valutazione della differenziazione dei ruoli
all’interno del gruppo. Possiamo così identificare, assieme a chi svolge compiti di leader, persone che
leader non sono, ma che hanno comportamenti da leader: sono abbastanza capaci di creare relazioni
positive con gli altri, mostrano di avere e di ottenere preferenze dagli altri del gruppo, sono abbastanza
sereni. Altra categoria è quella dei gregari, che seguono i leader o i non leader con comportamenti da
leader in modo passivo, adeguandosi alle scelte e ai desideri degli altri. Ci sono infine persone isolate,
che appartengono al gruppo in modo marginale, condividendo di riflesso una idea di appartenenza e
stringendo rapporti fragili e sporadici.
5 - La socializzazione
1. Le imposte e le tasse
Le principali entrate dello Stato sono costituite dai tributi. Questi si distinguono in: imposte, tasse,
contributi speciali (o tributi speciali), entrate speciali (come, ad esempio, lotto, lotterie, totocalcio, e
così via).
I termini 'tasse' e 'imposte' vengono spesso equiparati, eppure la differenza c'è e non è da poco. La
tassa è una tipologia di tributo, ovvero una somma di denaro versata dai privati cittadini allo Stato
per il godimento di determinati servizi. Le tasse, quindi, servono a finanziare le cosiddette spese
'divisibili' relative a specifici servizi, ad esempio la Tari è destinata a finanziare i costi per la raccolta
e lo smaltimento dei rifiuti.
Al contrario, l'imposta consiste in un prelievo coatto di ricchezza dal cittadino contribuente volto al
finanziamento delle spese 'indivisibili', ovvero quelle destinate alla copertura della spesa pubblica.
L'articolo 53 della Costituzione stabilisce che "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in
ragione della loro capacità contributiva", ovvero in base al proprio patrimonio, reddito e consumo.
Infine, le imposte possono essere ti tipo diretto o indiretto. Si dicono imposte dirette quelle che
colpiscono direttamente il reddito o il patrimonio del contribuente; mentre si definiscono
imposte indirette quelle che colpiscono determinati fattori che presuppongono una certa agiatezza
del contribuente. Le imposte indirette vanno a colpire il momento in cui viene trasferito un bene o un
trasferimento di ricchezza.
IRPEF;
IRES;
IRAP.
IVA;
imposta del registro;
imposta di bollo;
imposta ipotecaria e catastale;
le Accise;
IRPEF, é l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Nata con la riforma tributaria del 1973, è
un’imposta diretta, personale, progressiva e generale in vigore nella Repubblica italiana. È
un’imposta progressiva, in quanto colpisce il reddito con aliquote che dipendono dagli scaglioni di
reddito, ed è di carattere personale, in quanto sono soggette tutte le persone fisiche residenti e non nel
territorio dello Stato. Il presupposto dell’Irpef per i residenti è la titolarità di un reddito appartenente
a queste categorie, quali: redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, di
impresa o diversi. Per i non residenti, invece, solo per i redditi prodotti in Italia. Il reddito
complessivo è la somma dei redditi di una delle seguenti categorie:
IRES, è l’imposta sul reddito delle società. L’aliquota è fissa al 24%. Essa, nell’ottica di rendere
moderno il sistema fiscale italiano adeguandolo a quello europeo, è stata introdotta per sostituire
l’Irpeg.
Sono soggetti all’IRES le società di capitali (spa, srl, e così via), le mutue di assicurazioni, le
cooperative, gli enti pubblici o privati (persone giuridiche private e pubbliche) che esercitano attività
commerciali. Sono escluse le società di persone e le associazioni tra professionisti.
IRAP, è l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. E’ un tributo il cui gettito è a beneficio
delle Regioni. Il presupposto per l’applicazione di questo tributo è l’esercizio abituale, all’interno del
territorio della regione, di un’attività organizzata autonomamente volta alla produzione e allo scambio
di beni, nonché di servizi.
IVA, è l’imposta sul valore aggiunto, è un’imposta indiretta sui consumi, la quale è stata introdotta
con il DPR 633 del 1972. Viene applicata sul valore aggiunto ad ogni fase della produzione e scambio
di beni, nonché di servizi. Si applica quindi sulla cessione di beni e servizi effettuati all’interno del
territorio italiano, da soggetti esercenti di attività d’impresa, arte e professioni. E’ un’imposta indiretta
che grava sul consumatore finale. Infatti per i titolari di partita IVA, l’IVA è neutra, cioè non ha né
un costo né un ricavo, in quanto essi compensano l’Iva che devono al fisco con l’IVA pagata ai
fornitori con l’acquisto di beni e servizi. Dalla differenza si avrà un credito IVA, quando l’IVA sugli
acquisti supera l’IVA sulle vendite, o un debito IVA nel caso contrario. Trova applicazione anche
sulle importazioni effettuate da qualsiasi soggetto. Ricapitolando, l’IVA è:
Imposta di bollo, è l’imposta su atti scritti (elencati in apposite tabelle), quando si producono per
autorità o si allegano ad un atto pubblico (per esempio, la marca da bollo).
Accise, imposta indiretta applicata sulla produzione o consumo di una certa categoria di beni. Si
applica sulla base imponibile in misura fissa o proporzionale. L’accisa trova la sua applicazione, ad
esempio, su bevande alcoliche, oli minerali e carburanti.
2. La fatturazione
Si definisce fattura quel documento fiscale obbligatorio che attesta la vendita di beni o la prestazione
di servizi e che regola il rapporto di credito-debito tra venditore o prestatore di servizi e acquirente.
Nella fattura devo essere indicati i seguenti elementi:
1. data di emissione;
2. numero univoco che identifica la fattura in una numerazione progressiva che non deve
necessariamente ricominciare da capo alla scadere dell'anno;
3. numero di partita IVA dell'emittente;
4. dettagli di chi emette la fattura (nome e indirizzo);
5. dettagli del cliente;
6. descrizione del bene/i ceduto/i e/o di servizio/i prestato/i;
7. data della transazione o pagamento se non corrisponde a quella di emissione;
8. aliquota IVA applicata;
9. ammontare IVA da pagare;
10. il totale IVA da pagare con aliquota e eventuali esenzioni;
11. prezzo unitario di beni o servizi escluse tasse, sconti e riduzioni.
1. Fattura immediata;
2. Fattura differita;
3. Fattura accompagnatoria;
4. Fattura semplificata.
4 - Dal 1° gennaio 2013 è entrato in vigore il nuovo testo dell’art 21 bis del DPR 633/72 IVA che
introduce la fattura semplificata, che potrà essere emessa per le operazioni di ammontare
complessivo non superiore a € 100.
La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo diffuso della fatturazione elettronica sia nelle
relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (aziende e professionisti con P.Iva) che verso i
consumatori finali. Dal 1° gennaio 2019 per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra
soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono
emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio e secondo il
formato XML già in uso per la FatturaPA.
E' il caso di far presente che oltre ai citati elementi occorre anche numerare progressivamente il DDT
dato che ai fini dell'emissione della fattura differita, è necessario che in quest'ultima vi sia
l'indicazione della data e del numero dei documenti di trasporto o di consegna. Qualora il trasporto
dei beni richieda la presenza di più vettori nell'ambito dell'intera tratta, il contribuente deve utilizzare
i documenti di trasporto indicando almeno le generalità del primo incaricato del trasporto.
1. La comuni-c-azione
La comunicazione può essere definita come una condizione essenziale per la vita umana e per
l’organizzazione sociale. È pur vero che l’essere umano, sin dall’inizio dell’esistenza, sin dalla
nascita (e ancor prima, nel grembo materno) è coinvolto nel complesso processo di acquisizione delle
regole della comunicazione, ma di tale corpo di regole è consapevole solo in parte.
Nel suo fluire continuo, ove ci sono almeno due persone e un contesto, la comunicazione è regolata
da cinque regole fondamentali, chiamate “assiomi della comunicazione umana”:
1. comunicazione verbale,
2. comunicazione paraverbale,
3. comunicazione non verbale.
La comunicazione verbale utilizza, come si intuisce dalla parola stessa, il parlato, che corrisponde
al linguaggio attraverso il quale esprimiamo la nostra personale visione del mondo. Ognuno
percepisce il mondo in modo soggettivo, secondo la sua personale mappa e lo descrive agli altri
attraverso le parole, il linguaggio.
La comunicazione paraverbale, o meta comunicazione, ha come contenuto un’altra comunicazione
nascosta dietro “il modo” in cui si esprime un determinato concetto. Essa condiziona il contenuto del
messaggio e, spesso, anche il senso della comunicazione. Alcuni aspetti
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 43
della meta cognizione sono il timbro della voce, le pause, il tono, il volume e così via. Caratteristiche
che possono influenzare il significato del messaggio dandogli un altro significato.
Infine, la comunicazione non verbale ha a che fare più con le emozioni che con il ragionamento
logico (verbale), per questo motivo è importante coglierla soprattutto nelle relazioni di aiuto, in
quanto i messaggi non verbali, essendo inconsapevoli, ci possono fornire molte più informazioni
rispetto allo stato d’animo di una persona, rispetto a come potrebbe spiegarcelo verbalmente. Essa si
esprime attraverso il corpo. Il linguaggio corporeo è spesso molto più efficace per esprimere
emozioni e stati d’animo. In alcune situazioni, con il corpo manifestiamo ciò che cerchiamo di
nascondere con le parole, e questo aspetto è fondamentale in una interazione sociale. Ad esempio, in
una determinata situazione possiamo dire verbalmente di non sentirci agitati, ma mostrare il contrario
attraverso il tono di voce, l’eccessiva sudorazione delle mani e così via.
2. La corrispondenza commerciale
La lettera commerciale nasce e circola all’interno del mondo economico reale, che fa della praticità e
della chiarezza i suoi pilastri. Pertanto segue alcune regole dettate dalla consuetudine e dal buon senso
che è bene rispettare. In primo luogo, la presentazione grafica del documento deve essere chiara e le
diverse parti che lo compongono devono essere leggibili e comprensibili. Inoltre, il testo della lettera
deve essere:
Solo avendo riguardo di tutto ciò si potrà essere certi che l’immagine del mittente non risulterà mai
trascurata e che essa, qualunque sia il suo contenuto, raggiungerà sempre il suo scopo.
Una lettera commerciale, quindi, richiede precisione nella stesura di tutte le parti del testo, chiarezza
e brevità nell’esposizione e un linguaggio formale. E’ necessario esprimersi con la massima
precisione, chiarezza e concisione evitando espressioni complicate, frasi contorte e lunghe, banali
complimenti e inutili ripetizioni. Il linguaggio deve essere semplice e corretto, accurato e rispettoso,
evitando qualsiasi tono confidenziale. Scrivendo una lettera commerciale si assumono degli impegni
o quanto meno delle responsabilità. I pronomi personali e gli aggettivi possessivi riferiti al
destinatario vanno scritti per esteso e con la lettera iniziale maiuscola; questa regola vale anche
quando il pronome personale consiste in una particella unita ad un’altra parola.
Per una corretta compilazione della lettera commerciale occorre precisare che esistono contenuti che
non possono essere tralasciati (elementi essenziali) ed altri la cui presenza arricchisce la
comunicazione (elementi accessori), senza per questo risultare necessari.
Sono elementi essenziali:
l’intestazione;
la data;
l’indirizzo del destinatario;
il testo o corpo della lettera;
la firma.
La data nelle lettere circolari viene generalmente sostituita dalla dicitura “data del timbro postale”.
L’indirizzo del destinatario è l’indirizzo della persona, dell’ente, della società o dell’ufficio che
riceverà la lettera. Qualunque sia il destinatario, è opportuno che esso venga preceduto da un
appellativo, che potrà essere:
Egregio non ha femminile, e quindi può essere attribuito solo ad un destinatario maschile. Il
domicilio del destinatario va disposto su due righe: prima indicheremo la via e il numero civico, ed
infine (sull’ultima riga) verranno indicati il CAP, la località di destinazione e la sigla della provincia.
Ad esempio se il destinatario è una persona fisica si potrà avere:
Il contenuto è il nucleo fondamentale della lettera commerciale e anch’esso deve seguire delle
precise regole strutturali. Il vocativo, scritto per intero, può esserci o meno, esso è più frequente
quando il destinatario è una persona fisica. In quest’ultimo caso sarà bene ripetere l’appellativo
presente nell’indirizzo. Quanto al modo di rivolgersi al destinatario, si userà il Voi nel caso di un Ente
e il Lei nel caso di una persona fisica; se i destinatari sono più d’uno (ad esempio: Egregi Signori) si
userà di norma il Voi, riservando il Loro (che fra l’altro è un po’ più difficile da usare) solo alle
comunicazioni dirette a persone di particolare riguardo. Chi scrive, si esprimerà con la prima persona
singolare nel caso di comunicazioni a titolo personale:
Spettabile Ditta, con la presente Vi segnalo la mia disponibilità nel caso Vi occorresse..
Si esprimerà, invece, con la prima persona plurale nel caso di comunicazioni a nome di un Ente:
Nella firma, infine, si riporta il nome della persona che ha scritto la lettera, il nome dell’emittente.
Solitamente è composta dal nome dell’azienda, sotto la qualifica di colui che firma e sotto tra parentesi
nome e cognome. Se chi firma lo fa in vece di altri, generalmente il suo nome o quello
L’oggetto, descrive in breve il contenuto della lettera commerciale. Diventa particolarmente utile
quando si prevede di dover citare più volte nel testo un medesimo argomento. Ad esempio:
I riferimenti, sono gli elementi per la classificazione interna della corrispondenza d’ufficio. Hanno
la funzione di collegare la lettera commerciale a comunicazioni precedenti, facilitandone la ricerca.
Vanno collocati negli spazi loro riservati oppure in alto a sinistra, prima o dopo la data, oppure dopo
la firma (nel caso di sigle del mittente). Essi comprendono:
Indicazioni particolari, ossia tutte quelle parole che servono a specificare il tipo di lettera, quali:
RACCOMANDATA, RACCOMANDATA A.R., ESPRESSO, RISERVATA, PERSONALE, e
così via. Sono tutte espressioni da esporre in alto a sinistra e sulla busta.
Allegati, rappresentano l’elenco numerato dei documenti inviati insieme alla lettera con descrizione
della natura degli stessi. E’ posto in fondo alla lettera.
Talvolta, anche se è molto raro nelle lettere commerciali, può essere presente un breve paragrafo
aggiuntivo, sotto l’intestazione NOTA BENE (N.B.) o POST SCRIPTUM (P.S.). Esso serve per
sottolineare o integrare alcuni concetti e viene posto sempre alla fine dalla lettera.
1- Disposizione in blocco: caratterizzata dai capoversi allineati al margine sinistro, senza rientro.
Prevede l’allineamento al margine destro della data e della dicitura-firma, mentre tutti gli altri
elementi (indirizzo, oggetto, testo, allegati, ecc.) sono allineati al margine sinistro. Il margine sinistro
è doppio (o triplo) di quello destro, per consentire la lettura delle lettere sistemate nei raccoglitori;
l’interlinea è singola (1 riga). Tra un capoverso e il successivo si lascia una doppia interlinea.
Le distanze interlineari tra i vari elementi (consigliate) sono quelle indicate nello schema che segue:
Esistono diversi modelli di lettere commerciali, a seconda delle loro caratteristiche distinguiamo:
Quando il testo della lettera è di poche righe, parliamo di lettera breve. Il testo di tale lettera andrà
digitato con interlinea doppia e lasciando tra un capoverso e il successivo una normale distanza
interlineare. La disposizione è secondo il modello in semiblocco, cioè con rientro dei capoversi. Per
collocare gli altri elementi della lettera (indirizzo, riferimenti, diciturafirma, sigle, allegati, ecc.)
possiamo seguire indifferentemente uno dei modelli precedenti. Le distanze interlineari rimangono
quelle già consigliate; si potranno aumentare la distanza fra la data e l’indirizzo, e lo spazio riservato
ai margini.
Infine può essere, secondo i diversi casi, contrassegnata da numerazione alfabetica o numerica o da
segni grafici (trattino, punto, asterisco, ecc.). Tra una voce e l’altra dell’elencazione, se la lunghezza
del testo lo consente, si lascia una maggiore interlinea; mentre, se una voce dell’elencazione occupa
più righe di scrittura, la distanza tra le righe della voce stessa sarà di una interlinea. Non di rado
troviamo l’elencazione disposta in calce sotto la dicitura-firma, specie quando si tratta della specifica
di un importo citato nel corpo della lettera.
Parliamo di lettera con sottotitoli, quando nel testo della lettera ricorrono più argomenti classificati
con dei sottotitoli (ad esempio: Prezzo / Consegna / Pagamento / e così via., nel caso si tratti delle
condizioni di una trattativa). I sottotitoli vanno allineati al margine di sinistra e digitati utilizzando
uno stile carattere diverso da quello utilizzato per il testo della lettera (grassetto, corsivo, sottolineato,
maiuscoletto, ecc.), al fine di evidenziarli. Vanno separati dal testo che precede e da quello che segue
mediante un maggiore spazio interlineare. I capoversi dei sottotitoli possono iniziare sulla stessa riga
del sottotitolo oppure sulla riga successiva, allineati agli altri capoversi della lettera.
Quando la lettera è diretta a due o più destinatari, parliamo di lettera con indirizzi multipli. In questo
caso gli indirizzi possono essere disposti:
allineati uno al margine di sinistra e l’altro o gli altri disposti nella parte destra del foglio;
in colonna, allineati al margine di sinistra o disposti nella parte destra del foglio, e separati
l’uno dall’altro mediante una maggiore interlinea.
La lettera su due o più fogli deve avere i margini uguali in tutti i fogli. Inoltre il primo foglio deve
portare, in basso a destra, il simbolo ./. oppure ..., con il quale si indica che il testo prosegue nella
pagina successiva; infine il secondo (terzo, ecc.) foglio porta in alto l’intestazione del mittente in
caratteri inferiori, il numero di pagina ed eventualmente gli estremi della data e del destinatario.
3. Le buste
Le buste ammesse dalle Poste sono: formato UNI (cm 11,4 x 11 x 23). Esistono poi le buste a finestra
trasparente (per utilizzare l'indirizzo digitato sulla lettera) le cui misure sono quelle delle buste
americane. Supponendo di dividere la busta in quattro parti, ciascuna di esse ha un indirizzo ben
determinato:
4. Corrispondenza di ufficio
Per corrispondenza di ufficio si intende tutta la documentazione in entrata e in uscita degli uffici.
La ricezione, la proto collocazione e lo smistamento dei documenti in arrivo spettano solitamente
all’ufficio preposto, al quale deve essere convogliata tutta la documentazione pervenuta anche
dall’esterno, che può avvenire tramite consegna manuale, servizio postale classico o informatico,
corriere, fax o eventuali altri sistemi. Anche alla documentazione in uscita spetta l’assegnazione di
un protocollo.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 28 dicembre 2000 (DPR 445/2000) riunisce,
in un unico testo, le disposizioni legislative e regolamentari inerenti la documentazione
amministrativa e il documento elettronico. In particolare, l’articolo 1 definisce come:
In primo luogo bisogna fare una distinzione tra documento analogico e documento informale. Il
documento analogico, in particolare, è un oggetto materiale, in originale e può essere sottoscritto
con firma autografa. Il documento informatico, invece, è considerato come un oggetto “quasi”
immateriale, le cui copie corrispondono ad un formato originale e può essere firmato digitalmente. In
secondo luogo, secondo una classificazione più generale, i documenti si distinguono in :
documenti in entrata,
documenti in uscita,
documenti interni, sono quelli scambiati tra uffici della stessa amministrazione.
I documenti vanno di norma protocollati e gestiti secondo le disposizioni e le eccezioni previste dalla
legge. Tutti i documenti ricevuti o spediti dall’Amministrazione ed oggetto di registrazione sono
protocollati con un’unica numerazione, sicché ogni documento entrato o uscito dall’azienda è
individuato da un numero progressivo unico nell’anno solare e da una data di protocollazione.
4. E-mail di lavoro
Come le lettere, anche le e-mail seguono uno lo stesso schema di precisione e chiarezza, con
l’obiettivo di rendere il testo di più facile comprensione a chi lo dovrà leggere. Gli step da seguire
sono i medesimi, ciò che cambia è l’importanza dell’oggetto. All’inizio di ogni e-mail si trova il
campo predisposto per l’oggetto del messaggio che viene ignorato spesso e volentieri. L’oggetto è
pensato con l’intenzione di comunicare al lettore della e-mail l’argomento principale del messaggio
e dovrebbe quindi essere scelto di conseguenza. Al contrario di come funziona per le lettere su carta,
la riga dell’oggetto ha una grande utilità poiché viene visualizzata già nella cartella della posta in
arrivo. In questo modo i destinatari riescono a decidere meglio se aprire subito il messaggio o se
invece aspettare. In più le indicazioni contenute nell’oggetto sono di aiuto per ritrovare e classificare
le e-mail. Perciò dei buoni esempi per un oggetto sono:
Con questi esempi gli utenti sanno subito chiaramente cosa li aspetta una volta che avranno aperto il
messaggio. A partire dall’oggetto è possibile determinare l’urgenza della e-mail.
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 53
In estrema sintesi, potremmo così definire le otto regole fondamentali per scrivere correttamente
un’e-mail. Pertanto bisogna:
1. Informazione e Comunicazione
Ogni scoperta scientifica, ogni invenzione dell'uomo scompare con il suo inventore se non viene
comunicata all'umanità. Come abbiamo visto in precedenza, la comunicazione è un processo di
trasmissione di informazioni da un emittente a un ricevente (o destinatario), e perché avvenga si
deve utilizzare un canale (mezzo di trasmissione). Questo canale ha un’importanza fondamentale
sull'esito della comunicazione: una informazione a voce ha sicuramente un numero limitato di
destinatari rispetto a un messaggio stampato o trasmesso per radio. Oltre al mezzo, sono importanti
anche le modalità in cui questa comunicazione avviene: i progetti delle macchine di Leonardo da
Vinci, pur se descritti con estrema precisione su carta, sono rimasti sconosciuti per secoli a causa
della mancata diffusione dei documenti e di una certa cripticità dei contenuti (Leonardo da Vinci
scriveva infatti da destra a sinistra). Quando, dopo l'invenzione della stampa, si diffusero libri e
pubblicazioni scientifiche utilizzate dagli scienziati per comunicare le informazioni sui propri
esperimenti, iniziò quel processo che portò sempre più rapidamente alle attuali tecnologie.
Nato come macchina da calcolo, il computer è diventato oggi lo strumento più rapido e flessibile per
gestire informazioni e per comunicare. Tutte le attività legate all'uso del computer e delle più
1.3. Le tecnologie
Tra le più importanti invenzioni successive all'invenzione della stampa figura il telegrafo, col quale
era possibile comunicare a grandi distanze utilizzando il codice Morse, rappresentato da sequenze di
punti e di linee. Successivamente, per la telescrivente fu adottato un codice più complesso, il codice
Baudot, precursore del codice ASCII (acronimo di American Standard Code for Information
Interchange, Codice Standard Americano per lo Scambio di Informazioni) utilizzato nei nostri
computer. Con l'invenzione della radio (all'epoca chiamata telegrafia senza fili) le comunicazioni,
fino ad allora limitate dalla lunghezza del cavo elettrico e dai confini nazionali, poterono varcare
distanze maggiori e un maggior numero di destinatari. Il telefono cellulare, basato sullo stesso
principio, ci offre oggi la possibilità di comunicare in ogni momento con chiunque sia in possesso di
un telefono, in maniera bidirezionale. Grazie a Internet i computer, sempre più miniaturizzati e
integrati nei telefoni, ci permettono di scambiare informazioni, immagini e opinioni con altri utenti
in ogni parte del mondo.
2. Il Computer
Queste sono le «unità di misura» del computer, nel senso che la capacità di un disco, la quantità di
memoria e la grandezza di un file si misurano in base a questi parametri.
I moderni computer sono macchine dotate di sofisticati circuiti elettronici ed il loro scopo è quello di
elaborare le informazioni. Un computer non è solo in grado di eseguire calcoli matematici, ma può
effettuare ricerche su grosse quantità di dati, ordinare le informazioni in base a criteri prestabiliti e
molto altro ancora. La caratteristica principale di un elaboratore è quella di riuscire ad effettuare le
operazioni richieste con estrema precisione ed in tempi brevissimi. Schematicamente, un
elaboratore riceve le informazioni dall’esterno (dati di input) e, dopo aver effettuato l’elaborazione,
fornisce le informazioni richieste (dati di output). L’operazione di input avviene da parte dell’utente
mediante determinati componenti chiamati appunto periferiche di input (ad esempio la tastiera ed il
mouse). Il computer restituisce il risultato dell’elaborazione mediante le periferiche di output (quali
il monitor o la stampante). Per effettuare l’elaborazione, un computer deve essere opportunamente
«istruito». Ciò avviene attraverso i programmi che «spiegano» al computer le operazioni che esso
deve eseguire sui dati di input per ottenere il risultato desiderato. Un computer in grado di funzionare
è quindi costituito da due «categorie» di elementi essenziali:
Minicomputer, hanno capacità similari ad un mainframe, ma sono di dimensioni più ridotte. Viene
utilizzato soprattutto all’interno delle aziende di dimensioni medio-piccole.
Personal Computer (PC), è il modello più diffuso, utilizzato sia per scopo personale che
professionale. I personal computer si differenziano in funzione delle dimensioni e delle architetture:
se la postazione computerizzata è fissa, si utilizza il termine desktop (letteralmente «scrivania»)
mentre se il personal computer deve continuamente essere trasportato da un luogo ad un altro, si
ricorre al notebook, detto anche laptop, che riduce in un unico corpo tastiera, video, unità centrale,
memoria e modem con ingombro e peso ridotti, in modo da essere contenuto in una borsa da lavoro.
Oggi si parla anche di netbook, ossia di un computer portatile con uno schermo ridottissimo.
Tablet, le cui dimensioni ridotte consentono l’utilizzo del computer in qualsiasi luogo attraverso la
semplice pressione delle dita sullo schermo.
Diversi sono i dispostivi che possono essere collegati ad un computer, a seconda delle esigenze
dell’utente. Si può, ad esempio, collegare una stampante, un hard disk portatile, una webcam o un
microfono, uno smartphone o un palmare. Alcuni collegamenti possono essere anche wireless, cioè
che non necessitano di alcun cavo. Il collegamento al computer dei diversi dispostivi avviene tramite
le porte, canali che permettono di collegare i computer tra di loro affinché avvenga uno scambio di
informazione. Le porte più diffuse sono:
USB (Universal Serial Bus), utilizzata per collegare quasi tutti i dispositivi esterni al
computer, come il mouse, il modem, la tastiera e la stampante. Grazie alla quale è possibile
collegare contemporaneamente dispositivi diversi ed, inoltre, è in grado di alimentare
direttamente il dispositivo a cui è collegato.
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 57
FireWire, più veloce della porta USB, viene utilizzata per collegare periferiche come
fotocamera e videocamera.
Le periferiche di input sono utilizzate per dare informazioni al computer. Esempi di periferiche
sono:
1. mouse, una piccola scatola tonda con 1 o 2 tasti collegata al computer. Si chiama mouse
perché può sembrare un topo (il filo è la coda). Si usa poggiato sulla scrivania e serve a dare
comandi al computer: sposta, seleziona e apre gli oggetti visualizzati sullo schermo. Il mouse
trasforma lo spostamento della mano nello spostamento di un puntatore (una freccia o una
manina) sul monitor;
2. tastiera, serve a digitare testi (scrivere lettere e numeri sul computer) e a dare comandi al pc;
3. microfono, serve a parlare con altre persone nel mondo e a registrare suoni e voci;
4. scanner, è simile a una fotocopiatrice. Serve a copiare un documento o una fotografia;
5. webcam, è simile a una videocamera. Serve a registrare e inviare ad altri utenti immagini
reali.
Le periferiche di output, invece, servono ad ottenere un feedback su un’attività svolta. Esse sono:
CPU e memoria
La CPU (Central Processing Unit) è l’unità di controllo del computer, cioè una periferica che
interpreta ed esegue i comandi del computer. È il cervello e la memoria del computer. È chiamata
anche processore. La CPU usa la memoria del computer per memorizzare e recuperare le
informazioni. Le memorie ricevono o inviano informazioni alla CPU. Esistono due tipi di memoria:
La scheda madre
La scheda madre (o scheda di sistema) è una grande scheda di circuiti (è la principale scheda di
circuiti) del computer. Serve a collegare tra loro le periferiche di input, output e di elaborazione,
facendo viaggiare correttamente i dati. La scheda madre dà alla CPU le informazioni di esecuzione.
La scheda madre comprende anche schede accessorie (ad esempio la scheda audio e la scheda video)
che permettono al computer di comunicare con le periferiche (ad esempio con la stampante).
Le schede di espansione
Scheda video
Scheda audio
Scheda di rete (per collegare i computer tra di loro).
Periferiche di archiviazione
l’Hard Disk (disco rigido). È un disco magnetico. Per la maggior parte dei computer è la
principale periferica di archiviazione (esterna o interna);
infine, la pen-drive. È una memoria esterna aggiuntiva e trasportabile. Serve per trasferire
comodamente dati da un computer a un altro e continuare a lavorare sui propri documenti
anche altrove.
Abbiamo visto come il software, ossia l’insieme di tutti i programmi che consentono all’hardware di
funzionare, hanno un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento di un computer. Essi si
possono distinguere in due tipologie:
i programmi (o applicazioni) che utilizziamo per scrivere dei testi (Microsoft Word,
OpenOffice Writer e così via), per fare dei calcoli (Microsoft Excel, OpenOffice Calc, etc.),
per navigare in Internet (Google, Microsoft Internet Explorer, Mozilla Firefox e così via) e
per tutte le altre attività;
Il sistema operativo è, quindi, un programma che agisce come tramite tra l’utente e gli elementi fisici
del calcolatore. Ciò vuol dire che costituisce un’insieme di programmi, un software, sul quale
vengono installati i software applicativi, ossia i programmi di ausilio nei normali lavori di ufficio;
quindi, creazione ed elaborazione di test (word processor), gestione di base di dati (database), fogli
di calcolo, posta elettronica, navigazione in internet e così via. I
software applicativi li possiamo trovare con licenza o liberi. I primi sono quelli diffusi da un punto di
vista commerciale, come il pacchetto Office della Microsoft; mentre i secondi, meno utilizzati, hanno
la licenza libera, come, ad esempio, OpenOffice, scaricabile semplicemente dalla rete. Sulla maggior
parte dei computer troviamo installato il sistema Windows, con i programmi applicativi della
Microsoft che ci consentono l’elaborazione di test fino alla creazione di presentazioni e/o biglietti da
visita. Comprende diversi programmi, ma i più utilizzati sono:
5. Il mondo di internet
Finora, abbiamo visto com’è fatto un computer. Inoltre è importante sapere che ogni computer può
essere collegato ad altri computer, in una rete di computer. Questa rete si chiama “Internet”. Internet,
quindi è una rete di collegamenti informatici a livello planetario che permette la connessione e la
comunicazione tra loro di reti locali di computer e banche dati, rendendone disponibili agli utenti le
informazioni nella forma di immagini, filmati, ipertesti, musica. Fornisce numerosi servizi, da
utilizzare a seconda delle esigenze personali. Ad esempio, internet aiuta a comunicare con familiari,
amici, colleghi, conoscenti di ogni parte del mondo, in maniera velocissima; permette di cercare
informazioni di ogni tipo (per esempio, notizie da tutto il mondo su fatti sia passati sia presenti, orario
dei treni, percorsi stradali, ecc.); attraverso la rete, ancora, possiamo inviare file di testo, canzoni,
foto, immagini, filmati, oppure a leggere racconti, poesie, a vedere film, ascoltare canzoni, e così via.
L’insieme delle informazioni che possiamo condividere in Internet si chiama World Wide Web
(WWW o anche solo Web). Per esempio, una persona che vuole organizzare un viaggio e vuole
trovare informazioni sugli aerei, gli alberghi, i posti da visitare, può cercarle in Internet accedendo al
Web. Un computer che fa parte del Web e sul quale sono dunque memorizzate delle informazioni
(sotto forma di testo, immagini, audio) si definisce server Web. Al Web sono collegati diversi
componenti. Questi sono il browser, la pagina Web e il sito Web.
L’URL (Uniform Resource Locator), quindi, indica l'indirizzo univoco di una risorsa su Internet.
All’interno di questo indirizzo, possiamo distinguere vari elementi, ognuno con un suo significato,
come semplificato nella tabella seguente:
Virus. Si è parlato per la prima volta di virus all’inizio degli anni 80, quando sono comparsi i primi
programmi malevoli. Un virus è un software dannoso che riscrive il codice del computer colpito e
più delle volte si diffonde da una macchina all’altra attraverso il trasferimento del file che contiene il
malware. Le fonti più comuni di infezione da virus sono le chiavette USB, Internet e gli allegati nei
messaggi di posta elettronica. Un buon antivirus permette di proteggersi dalla maggior parte dei virus
in circolazione.
Trojan Horse, in italiano Cavallo di Troia, è così chiamato poiché per penetrare nel sistema richiede
la collaborazione inconsapevole degli utenti. Il virus, infatti, si nasconde dietro a programmi o file
all’apparenza legittimi e, una volta che la vittima ha aperto le “porte” del pc, il programma malevolo
si scatena, silenziosamente. Il programma malevolo, infatti, agisce in segreto, cercando di rubare
i dati personali (tra cui le password). Spesso è usato dagli hacker anche per mandare in tilt il
computer infetto (si parla di attacco DoS). In via generale, questo tipo di virus si diffonde tramite e-
mail.
Worm. Il Worm è un virus che, come il Trojan Horse, per colpire i computer ha bisogno di ingannare
gli utenti. Il programma malevolo, infatti, nella maggior parte dei casi è contenuto all’interno delle e-
mail. La sua peculiarità, caratteristica che lo differenzia da altri malware, è quella
Adware e Spyware. Adware e spyware sono programmi malevoli molto simili, perché il loro compito
è quello di spiare il comportamento su internet delle vittime. Colpiscono i computer tramite diversi
stratagemmi: un allegato e-mail o un link. A volte, i malware si nascondono dietro a un pop up.
Adware e Spyware cambiano le configurazioni del browser e indirizzano il traffico web delle
vittime verso determinati siti internet, che normalmente contengono pubblicità. Oppure, inondano
l’utente di annunci. Nei casi peggiori, i virus possono anche appropriarsi dei dati personali delle
vittime.
Il backup dei dati è il processo con cui si effettuano copie dei dati, qualunque essi siano, affinché
possano essere recuperabili anche in caso di danneggiamento o perdita dei dati originali. In pratica
significa effettuare una copia di sicurezza da tenere da parte in caso di problemi, in maniera tale da
poter ripristinare i dati nella stessa posizione originale piuttosto che in una differente. I
backup rappresentano una salvaguardia che va ben oltre i dati rovinati, gli errori degli utenti o il
malware: essi costituiscono infatti un piano di emergenza nel caso l'hardware venga colpito da
qualche disastro come un evento meteorologico o un guasto fisico.
L'archiviazione dei dati riguarda, invece, lo spostamento dei dati in una collocazione sicura a lungo
termine, eliminandoli dalla fonte originale perché non rivestono più un'utilità su base corrente. Questo
viene fatto normalmente da aziende, organizzazioni e pubbliche amministrazioni che seguono policy
che le obbligano a conservare i dati per un determinato periodo di tempo prima di poterli cancellare
definitivamente. Il recupero dei dati archiviati non avviene in maniera urgente. L'orizzonte temporale
dell'archiviazione è di anni (se non di decenni).
Nei backup, la priorità principale è quella di riavere indietro i propri dati. L'intero scopo di un
backup è la ridondanza - esiste un posto nel quale conservate cartelle e file, e se questi dovessero
essere mai compromessi o andare perduti, vorrete riaverli indietro nel più breve tempo possibile.
D'altra parte, l'archiviazione riguarda tre cose: conservazione, spazio su disco e possibilità di
ricerca. I dati non sono più necessari su base quotidiana né per il prevedibile futuro e, anche se non
possono essere comunque cancellati, occupano spazio sul server. Dati
di questo genere sono chiamati "cold data", e come tali devono essere messi da parte (come in
I migliori piani per la protezione dei dati comprendono sia una robusta strategia di backup che una
dedicata all'archiviazione dei cold data. Implementarne una senza l'altra significa fare un cattivo
servizio alla propria azienda o alla propria clientela. Per esempio, effettuare i backup senza archiviare
significa non solo riempire i server attivi con quantità di cold data che non occorrono e non vengono
utilizzati più, ma anche continuare ad avere inutilmente questi dati all'interno dei backup - che
diventano quindi molto più pesanti di quanto dovrebbero essere altrimenti! Al contrario,
archiviare senza effettuare i backup dei dati equivale a una promessa di grossi guai nel momento in
cui dovesse accadere un disastro (e prima o poi accade) . L'azienda è destinata a un lungo periodo di
inattività e, a seconda del software di archiviazione utilizzato, potrebbe essere impossibile eseguire
un recovery/ripristino costringendo a dover installare nuovamente tutto da zero.
La posta elettronica o e-mail è un servizio Internet grazie al quale ogni utente abilitato può inviare
e ricevere dei messaggi utilizzando un computer o altro dispositivo elettronico (come smartphone,
tablet e così via) connesso in rete attraverso un proprio account di posta registrato presso un provider
del servizio. È uno dei servizi Internet più conosciuti e utilizzati assieme alla navigazione web.
Rappresenta la controparte digitale ed elettronica della posta ordinaria e cartacea. A differenza
di quest'ultima, il ritardo con cui arriva dal mittente al destinatario è normalmente di pochi
secondi/minuti, anche se vi sono delle eccezioni che ritardano il servizio fino a qualche ora. Per questo
in generale di fatto ha rappresentato una rivoluzione nel modo di inviare e ricevere posta con la
possibilità di allegare qualsiasi tipo di documento e immagini digitali entro certi limiti di dimensioni
in byte.
Un messaggio di posta elettronica è composto da due parti, l’intestazione e il corpo:
1. l’intestazione (che equivale alla “busta” di una lettera tradizionale) comprende l’indirizzo del
mittente (la persona che manda il messaggio), l’indirizzo del destinatario (la persona che
riceve il messaggio) e l’oggetto del messaggio (l’argomento di cui si parla nel messaggio);
2. il corpo (che equivale al “contenuto” di una lettera tradizionale) comprende il testo del
messaggio ed eventuali allegati (file di vario tipo: testi, canzoni, foto, immagini, filmati).
La Posta Elettronica Certificata (PEC) è il sistema che consente di inviare e-mail con valore legale
equiparato ad una raccomandata con ricevuta di ritorno, come stabilito dalla normativa (DPR 11
Febbraio 2005 n.68). Rispetto alla Posta Elettronica ordinaria, il servizio PEC presenta delle
caratteristiche aggiuntive che forniscono agli utenti la certezza a valore legale dell’invio e della
consegna (o mancata consegna) delle e-mail al destinatario:
ha lo stesso valore legale della raccomandata con ricevuta di ritorno con attestazione
dell'orario esatto di spedizione;
In ogni avviso inviato dai gestori è inserito anche un riferimento temporale che certifica data ed
ora di ognuna delle operazioni descritte. I gestori inviano avvisi anche in caso di errore in una
qualsiasi delle fasi del processo (accettazione, invio, consegna) in modo che non possano esserci
dubbi sullo stato della spedizione di un messaggio. Nel caso in cui il mittente dovesse smarrire le
ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata dal gestore per 30 mesi,
consentirà la riproduzione delle ricevute stesse con lo stesso valore giuridico.
Ambito scolastico
1. Le figure professionali
Il Dirigente scolastico
Il dirigente scolastico è promotore e garante delle attività dell’Istituto. E’ il responsabile della scuola,
la organizza e la controlla. Egli è un pubblico ufficiale.
Il Dirigente scolastico promuove e favorisce i rapporti tra docenti, genitori ed alunni. A lui spetta la
rappresentanza legale dell’Istituto e funge da organo di gestione nelle istituzioni scolastiche. Tra le
sue tante responsabilità, risulta essere garante dell’esecuzione delle delibere del Consiglio d’istituto;
procede alla formazione delle classi; alla formulazione dell’orario delle lezioni; tiene i rapporti con
gli enti locali e l’amministrazione scolastica centrale; indice le elezioni dei rappresentanti di tutte le
attua la gestione del programma annuale (ex bilancio di previsione) e del conto consuntivo;
emette i mandati di pagamento e reversali d’incasso;
effettua la verifica dei c/c intestati all’Istituto;
predispone la scheda finanziaria analitica per ogni singolo progetto/attività previsti dal
Programma Annuale;
definisce ed esegue tutti gli atti contabili, di ragioneria ed economato;
cura l’attuazione amministrativa, finanziaria e contabile delle delibere del Consiglio
d’Istituto in materia di bilancio;
predispone la relazione sullo stato delle entrate, degli impegni di spesa, dei pagamenti
eseguiti;
cura l’istruttoria delle attività contrattuali;
determina l’ammontare presunto dell’avanzo d’amministrazione;
valuta e seleziona i fornitori, gestendo le offerte e gli ordini di acquisto, consultandosi con il
Dirigente scolastico, gestendone le scorte in magazzino;
gestisce la manutenzione ordinaria dell’Istituto, interfacciandosi con fornitori qualificati;
titolare dell’attività negoziale del fondo delle minute spese, una piccola cassa a fondo
economico.
Coordinatore Amministrativo
Assistente tecnico
L'assistente tecnico, AT, è la figura che si occupa, negli istituti scolastici statali, di gestire l'ambito
tecnico relativamente alle nuove tecnologie. Le aree di laboratorio vanno dal tecnico di cucina, di
sala, di informatica, a quelle che si occupano di fisica, chimica agraria, costruzioni navali, informatica
gestionale, ceramica, e così via. Quella del personale tecnico è una figura sempre esistita all’interno
delle scuole: una volta il suo ruolo era però piuttosto marginale, come lo era in generale l’utilizzo di
tecnologie avanzate negli istituti. Da circa 20 anni le cose sono cambiate radicalmente: il progresso
corre, ha tempi sempre più rapidi ed è segnato da competenze sempre più specifiche, il che presuppone
una preparazione diversa per gli alunni e una professionalità molto più presente e qualificata
all’interno dei laboratori scolastici. Attualmente, il lavoro dell’Assistente Tecnico è
fortemente orientato alla didattica, come supporto necessario ai docenti e agli studenti. Nello
specifico i suoi compiti sono:
Oltre alle competenze più tecniche, si tratta di persone molto preparate e in continua formazione,
che forniscono assistenza spesso in modo completo ai docenti più “teorici”, creando appunto un
incremento di valore importante.
Assistente amministrativo
L’Assistente Amministrativo (AA) è una figura professionale presente in tutte le istituzioni
scolastiche, ha compiti centrali nella gestione delle stesse. Si tratta di una delle figure del settore
dell’istruzione che ha subito i maggiori cambiamenti nel tempo, con un aumento del carico di lavoro
e delle conseguenti responsabilità: da semplice impiegato, l’AA è diventato un funzionario
L’Assistente Amministrativo ha quindi un ruolo di primo piano nella vera e propria conduzione della
scuola, non è più un semplice esecutore di pratiche ma è tenuto anche a lavorare in ambiti molto
delicati: nelle segreterie ogni giorno si elaborano ricostruzioni di carriera, statistiche, contratti, si
intrattengono rapporti con una serie di attori come gli enti previdenziali, la Direzione Provinciale del
Tesoro, l’Ufficio Scolastico Territoriale, ma anche comuni e istituzioni maggiori. Ciò che viene fuori
è il ritratto di un lavoratore competente, informato e indipendente nel portare a termine i propri
compiti.
Collaboratore scolastico
All’interno della scuola il Collaboratore Scolastico (CS) svolge mansioni fondamentali ed
insostituibili. L’attività didattica non potrebbe aver luogo infatti senza il supporto di questa figura ai
docenti, e tutto ciò che riguarda la gestione della struttura stessa. Nello specifico, il collaboratore
scolastico si occupa di:
1. Sorveglianza. La supervisione riguarda gli alunni, che fino all’ultimo anno della Scuola
Superiore sono minorenni e hanno bisogno di vigilanza in qualsiasi situazione, ma anche tutte
le altre persone che accedono ai locali dell’istituto. Il Collaboratore Scolastico è molto spesso
anche un filtro per le chiamate che arrivano al centralino della scuola.
2. Pulizia. L’igiene in una scuola è un aspetto fondamentale, visto il numero di persone che
frequenta i locali, le tempistiche e l’attenzione anche alla salute dei più piccoli. Il CS deve
provvedere a mantenere pulito, in modo regolare, lo stabile: non parliamo di semplice ordine,
ma di disinfezione ed estrema cura per rendere l’ambiente adatto al suo uso e in nessun modo
dannoso.
3. Sostegno ai disabili. Molti non lo sanno, ma il Collaboratore Scolastico è anche tenuto a
fornire aiuto agli alunni diversamente abili. Dalla sorveglianza, alla deambulazione, all’ausilio
nell’igiene di base, in sinergia con gli insegnanti di sostegno. Un compito molto
Come si capisce chiaramente da quanto appena detto, il ruolo ricoperto dai CS è basilare per il
funzionamento dell’intero organismo scolastico e per la tutela degli alunni.
I docenti
La funzione del docente si esplica nell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla sua
elaborazione e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e
critica della loro personalità.
Il docente svolge il normale orario di insegnamento ed espleta tutte le attività ad esso correlate.
I Consigli di classe
I Consigli di classe (operano nella Scuola secondaria), di interclasse (operano nella Scuola Primaria)
e di intersezione (operano nella Scuola dell’Infanzia) sono gli organi collegiali in cui le diverse
componenti scolastiche (docenti, genitori e studenti per la scuola secondaria di II grado) si incontrano
per pianificare e valutare costantemente l’azione educativa e didattica.
Il Consiglio di classe, di interclasse e di intersezione si occupa dell’andamento generale della classe,
si esprime su eventuali progetti di sperimentazione, ha il compito di formulare proposte al Collegio
Docenti relative all’azione educativa e didattica e di proporre gli strumenti e le modalità per agevolare
e rendere più efficace il rapporto scuola-famiglia e il rapporto tra docenti e studenti. In particolare il
Consiglio di classe, di interclasse e di intersezione esercita le sue competenze in materia di
programmazione, valutazione e sperimentazione. Un compito importantissimo del Consiglio di
classe è la predisposizione della Programmazione Educativo Didattica, che deve essere stilata nelle
prime riunioni al fine di programmare l’anno scolastico stabilendo tutte le attività che i docenti della
classe intendono portare avanti con gli studenti, esplicitando modalità, metodologia, mezzi e
strumenti, in sintonia con quanto previsto in sede di Dipartimenti disciplinari e in armonia con le
indicazioni contenute nel P.O.F. dell’Istituto.
Il Consiglio di classe formula, inoltre, le proposte per l’adozione dei libri di testo. Tali proposte
vengono presentate al Collegio dei docenti il quale provvede all’adozione dei libri di testo con relativa
delibera. Rientrano nelle competenze dei Consigli di classe anche i provvedimenti disciplinari a
carico degli alunni, che comportano l’allontanamento dalla comunità scolastica per un periodo
inferiore a quindici giorni.
Quando esercita la competenza in materia disciplinare il Consiglio di classe deve operare nella
composizione allargata a tutte le componenti, compresi, quindi, gli studenti e i genitori. E’ necessaria,
però, l’astensione dei rappresentanti e conseguente surroga nel caso in cui lo studente sanzionato o il
genitore di questi fa parte del Consiglio di classe.
3. I servizi amministrativi
La Segreteria didattica
La Segreteria didattica si occupa di tutte le pratiche destinate agli studenti, quali iscrizioni, rilascio
dei certificati di frequenza e dei diplomi, richieste di borse di studio. Si occupa, inoltre, della
registrazione delle assenze, della predisposizione dei documenti inerenti la scrutini ed esami, della
riproduzione di circolari e comunicazioni varie, riguardanti l’attività interna, la formalizzazione degli
stage, la distribuzione di modulistica connessa alla programmazione curricolare e agli interventi
didattici integrativi e di recupero, ad aspetti connessi con l’organizzazione dei viaggi di recupero, alle
statistiche settoriali.
La Segreteria didattica fornisce informazioni specifiche relative al proprio settore.
La Segreteria amministrativa
Si occupa della gestione finanziaria e patrimoniale dell’istituto, delle procedure contabili connesse al
funzionamento didattico ed amministrativo. Si occupa, inoltre, degli aspetti fiscali destinati al
personale docente temporaneo o nominato a tempo indeterminato. Fornisce informazioni specifiche
connesse al proprio settore.
L’Ufficio protocollo
Si occupa della corrispondenza in ingresso e in uscita, utilizzando il protocollo informatico, sulla base
di uno specifico regolamento. Si occupa, inoltre, della distribuzione delle pratiche ai diversi uffici o
soggetti interessati e della verifica del completamento delle pratiche stesse.
La sigla SIDI sta per Sistema Informativo Dell'Istruzione e indica un'area riservata messa a
disposizione sul sito del Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) all’interno
della quale, a seconda del proprio profilo, si potrà accedere ad applicazione che permettono di
visionare ed elaborare dati destinati sia alle segreterie dei vari istituti scolastici presenti sul territorio
italiano che alle agli uffici dell’amministrazione centrale e periferica.
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 71
In parole povere è un portale rivolto al personale scolastico all'interno del quale si potrà visionare ed
elaborare dati da inviare alle segreterie degli istituti scolastici o agli uffici dell'amministrazione
centrale o periferica.
La piattaforma SIDI è in grado di elaborare una mole elevata di dati tra cui:
Il bacino d’utenza è piuttosto ampio partendo dallo stesso personale amministrativo del Miur
fino ad arrivare ad Enti e Amministrazioni esterni che evidentemente hanno in atto una
collaborazione con il sistema scolastico italiano per cui necessitano di accedervi. Inoltre, l’accesso è
consentito a tutto il personale docente, agli assistenti tecnici, al personale amministrativo dei vari
istituti scolastici e a tutti gli utenti delle scuole italiane non statali che siano esse paritarie o non
paritarie. Per utilizzare il SIDI è necessario abilitarsi al servizio seguendo delle procedure che sono
diversificate a seconda del profilo del richiedente. Una volta effettuata l’abilitazione si entrerà in
possesso delle credenziali per effettuare l’accesso al servizio. Nel caso del personale
dell’amministrazione l’abilitazione avviene in automatico.
Il Codice disciplina il trattamento dei dati personali, anche detenuti all'estero, effettuato da chiunque
ha sede nel territorio italiano (principio di origine o stabilimento), o in uno Stato non appartenente
all'Unione europea ma che impiega strumenti per il trattamento situati nel territorio italiano (principio
di ubicazione degli strumenti elettronici). Se il trattamento è soggetto alla leggi italiani il Titolare
del trattamento deve designare un proprio rappresentante stabilito nel territorio dello Stato italiano.
L'obiettivo del Codice è quello di minimizzare i rischi di perdita e distruzione dei dati, disciplinando
le misure di sicurezza "minime" che devono essere adottate da chiunque tratti dati personali altrui.
Il Codice è stata modificato con un apposito decreto legislativo, approvato l'8 agosto 2018, in modo
da adeguare la normativa italiana al regolamento europeo in materia di tutela dei dati personali
(GDPR).
Il Regolamento generale per la protezione dei dati personali n. 2016/679 (General Data
Protection Regulation o GDPR) è la normativa europea in materia di protezione dei dati. Il suo
scopo è, infatti, la definitiva armonizzazione della regolamentazione in materia di protezione
dei dati personali all'interno dell'Unione europea. Questo perché col Trattato di Lisbona (2009)
la protezione dei dati personali è diventata diritto fondamentale dei cittadini, e quindi va garantito
allo stesso modo in tutto il territorio dell'Unione. Aumentando la fiducia dei cittadini nella
società digitale, grazie alla tutela più stringente, il regolamento è funzionale allo sviluppo digitale
dell'Unione europea, e tutela anche la libertà di circolazione dei dati personali.
Col regolamento europeo si passa da una visione proprietaria del dato, in base alla quale non lo si può
trattare senza consenso, ad una visione di controllo del dato, che favorisce la libera circolazione dello
stesso rafforzando nel contempo i diritti dell'interessato, il quale deve poter sapere se i dati sono usati
e come vengono usati per tutelare lui e l'intera collettività dai rischi insiti nel trattamento dei dati.
- per i cittadini un più facile accesso alle informazioni riguardanti i loro dati e le finalità e modalità
di trattamento degli stessi;
- un diritto alla portabilità dei dati che consentirà di trasferire i dati personali tra i vari servizi
online;
- l'istituzionalizzazione del diritto all'oblio (denominato diritto alla cancellazione nel
regolamento) come previsto dalla Corte di Giustizia europea, che consentirà di chiedere ed ottenere
la rimozione dei dati quando viene meno l'interesse pubblico alla notizia;
- l'obbligo di notifica da parte delle aziende delle gravi violazione dei dati dei cittadini;
- le aziende dovranno rispondere alla sola autorità di vigilanza dello Stato nel quale hanno la
sede principale (principio del "one stop shop" o sportello unico);
- sanzioni amministrative fino al 4% del fatturato globale delle aziende in caso di violazioni
delle norme.
l'età per il consenso alla fornitura dei servizi della società dell'informazione viene fissata
a 14 anni, utilizzando la deroga prevista del regolamento europeo in tema di
regolamentazione della tutela dei minori (che prevede un limite di 16 anni riducibile fino a
13);
il Garante avrà nuovi poteri, tra i quali il compito di introdurre semplificazione per
l'adempimento degli obblighi gravanti sui titolari dei trattamento, con riferimento alle
piccole e medie imprese;
Dato personale è qualsiasi informazione (es. nome) concernente una persona fisica identificata o
identificabile (art. 4 GDPR), anche indirettamente, oppure informazioni (es. codice fiscale, impronta
digitale, traffico telefonico, immagine, voce) riguardanti una persona la cui identità può comunque
essere accertata mediante informazioni supplementari. La persona a cui si riferiscono i dati soggetti
al trattamento si definisce "interessato". E' importante tenere presente che l'interessato può
essere solo una persona fisica e non un'azienda.
Quindi il dato personale è un concetto dinamico, che va sempre riferito al contesto, nel senso che
anche se un'informazione isolata non è in grado di portare all'identificazione di un individuo, il fatto
che detta informazione possa essere utilizzata per l'identificazione tramite incrocio con altri dati ne
determina comunque la natura di dato personale. Non occorre, inoltre, che l'informazione sia in grado
di individuare fisicamente la persona perché sia considerata dato personale. Ad esempio, le aziende
di pubblicità utilizzano vari tecniche di tracciamento per poter identificare singolarmente un
individuo tra i tanti navigatori online, dette tecniche non permettono l'individuazione fisica della
persona ma più che altro identificano il browser o il dispositivo digitale tramite il quale la persona
naviga in rete. Anche questi dati (cookie, fingerprint, adid) sono considerati dati personali.
Il nuovo Regolamento europeo in materia di tutela dei dati personali (General Data Protection
Regulation) include espressamente nei dati personali gli identificatori online, quali numeri IP, cookie
e dati di geolocalizzazione.
La Corte dei diritti dell'uomo ha evidenziato che non esiste una netta separazione tra vita
privata e vita professionale per quanto riguarda i dati personali, per cui anche le informazioni
riguardanti la vita professionale e pubblica di una persona sono dati personali.
In tal senso si potrebbe ritenere che i diritti della CEDU appartengano non solo alle persone
fisiche ma anche alle persone giuridiche. Per queste ultime la Corte dei diritti dell'uomo tende
a considerare più che altro il diritto al rispetto del "domicilio" e della "corrispondenza". In
realtà la Convenzione 108 consente alle parti contraenti di estendere la tutela prevista per le
persone fisiche anche alle persone giuridiche. Il diritto dell'Unione europea, comunque, non
contempla norme a tutela dei dati personali delle persone giuridiche, e nemmeno la normativa
italiana.
4.2. Classificazione
La Convenzione di Strasburgo del 1981, o anche Convenzione 108 del Consiglio d'Europa, è
uno dei più importanti strumenti legali per la protezione delle persone rispetto al trattamento
automatizzato dei dati personali.
La Convenzione 108 nasce dall'esigenza di tutela per le persone a seguito del proliferare di
tecnologie dell'informazione e comunicazione a partire dagli anni '60. Si applica a tutti i
trattamenti di dati personali effettuati sia nel settore privato che pubblico, e quindi anche ai
trattamenti effettuati da polizia e autorità giudiziaria. La normativa mira a proteggere gli
individui da abusi e regolamentare i flussi transnazionali dei dati, e trae diretta inspirazione
dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
L'articolo 1 recita:
"Scopo della presente Convenzione è quello di garantire, sul territorio di ciascuna Parte,
ad ogni persona fisica, quali che siano la sua nazionalità o la sua residenza, il rispetto dei
suoi diritti e delle sue libertà fondamentali, e in particolare del suo diritto alla vita privata,
in relazione all’elaborazione automatica dei dati a carattere personale che la
riguardano («protezione dei dati»)".
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 75
La Convenzione sancisce che il trattamento e la raccolta dei dati deve avvenire rispettando alcuni
principi:
In breve, i dati devono essere raccolti e trattati solo in base a specifiche norme che ne autorizzano
il trattamento automatizzato, devono essere trattati per scopi specifici legittimi e non devono
essere destinati a un uso incompatibile con la finalità di trattamento originaria. Infine, i dati devono
essere conservati per un periodo di tempo limitato, e in particolare non devono essere conservati
oltre il tempo necessario per raggiungere lo scopo prefissato. I dati devono essere corretti,
pertinenti allo scopo e non eccessivi rispetto alla finalità perseguita. Sono i principi fondamentali
che reggono l'intera normativa in materia di protezione dei dati personali.
1. Dati identificativi personali (PII, Personally identifiable information) sono dati che
consentono l'identificazione diretta dell'interessato.
2. Dati soggetti a trattamento speciale (ex dati sensibili), sono quei dati la cui tutela ha lo scopo
di garantire la libertà di pensiero e di opinione, la dignità della persona e la libertà da possibili
discriminazioni.
3. Dati biometrici, definiti dal GDPR come “dati personali ottenuti da un trattamento tecnico
specifico, relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una
persona fisica e che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali
l’immagine facciale o i dati dattiloscopici”.
4. Dati anonimi, sono quei dati che sono stati privati di tutti gli elementi identificativi. I dati
anonimizzati non sono ritenuti dati personali, e quindi non sono soggetti alle norme a tutela
dei dati personali.
5. Dati pseudonimi sono quei dati personali nei quali gli elementi identificativi sono stati
sostituiti da elementi diversi, quali stringhe di caratteri o numeri (hash), oppure sostituendo
al nome un nickname, purché sia tale da rendere estremamente difficoltosa l'identificazione
dell'interessato.
6. Minimizzazione, infine, consiste nella raccolta dei soli dati pertinenti, quindi limitando
il trattamento a ciò che è realmente necessario e indispensabile rispetto alla finalità alla
quale sono destinati. La minimizzazione in realtà è da considerarsi un vero e proprio
principio fondamentale (principio di pertinenza dei dati) che regolamenta il trattamento dei
dati personali, perché nell'ordinamento europeo il trattamento deve sempre essere limitato ai
soli dati strettamente necessari.