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L'Operatore Amministrativo è una figura professionale che gestisce attività amministrative e contabili, supportando la progettazione e realizzazione di iniziative didattiche e sostituendo il Direttore in sua assenza. Le aziende possono essere classificate in base a vari criteri, e la scelta della forma giuridica è cruciale per determinare responsabilità, tassazione e adempimenti. Le società possono essere lucrative o mutualistiche, e la loro costituzione richiede conferimenti e l'esercizio in comune dell'attività economica.
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L'Operatore Amministrativo è una figura professionale che gestisce attività amministrative e contabili, supportando la progettazione e realizzazione di iniziative didattiche e sostituendo il Direttore in sua assenza. Le aziende possono essere classificate in base a vari criteri, e la scelta della forma giuridica è cruciale per determinare responsabilità, tassazione e adempimenti. Le società possono essere lucrative o mutualistiche, e la loro costituzione richiede conferimenti e l'esercizio in comune dell'attività economica.
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Coordinatore Amministrativo

Appunti per la formazione

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 1


Introduzione

Chi è?

L’Operatore Amministrativo volge attività lavorativa, che richiede conoscenza della normativa
vigente nonché delle procedure amministrativo contabili anche con l’utilizzazione di procedure
informatizzate. Gestisce la corrispondenza, la protocollazione ed archiviazione dei documenti
amministrativi e contabili, redige testi amministrativi, lettere commerciali e fogli di calcolo. A
seconda dei contesti organizzativi, ha autonomia operativa nella definizione e nell’esecuzione degli
atti a carattere amministrativo (contabile di ragioneria e di economato) nell’ambito delle direttive
ricevute dal Direttore dei servizi generali ed amministrativi ed anche al ricevimento clienti. Infine, se
ne ha le capacità, si occupa di attività di formazione e di attività tutorie nei confronti di personale neo-
assunto.

Quali attività svolge?

In tale ambito svolge attività di coordinamento di più addetti inseriti in settori o aree omogenee;
attività di supporto amministrativo alla progettazione e realizzazione d’iniziative didattiche decise dai
competenti organi; attività direttamente connessa alla gestione informatizzata dei servizi di segreteria;
attività di vicariato e collaborazione diretta con il Direttore e in caso di assenza lo sostituisce.

Nei casi di particolare rilievo quantitativo e qualitativo è addetto ai servizi di biblioteca e al controllo
delle relative giacenze e dello stato di conservazione del materiale librario e alla catalogazione. Può
essere addetto al coordinamento dei servizi di gestione della biblioteca stessa.

Provvede direttamente al rilascio di certificazioni, nonché di estratti e copie di documenti, che non
comportino valutazioni discrezionali.

Può svolgere, in relazione alle proprie competenze professionali, attività di formazione, di


aggiornamento e attività tutorie nei confronti di personale neo assunto. Inoltre può elaborare progetti
e proposte inerenti il miglioramento organizzativo e la funzionalità dei servizi di competenza, anche
in relazione all’uso di procedure informatiche.

Dove lavora?

L’operatore amministrativo è una figura professionale qualificata per svolgere in modo specifico i
compiti di responsabile di un ufficio amministrativo sia in aziende pubbliche, che private.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 2


Elementi di amministrazione aziendale

1. I bisogni e i beni
Fin dai tempi più antichi, gli uomini hanno provato una sensazione di bisogno, ovvero di mancanza
di qualcosa. Essi possono essere suddivisi in bisogni primari, se connessi alla sopravvivenza
(relativi alla fame, sete, sonno e così via), o secondari se riferiti ad esigenze non indispensabili per
la vita umana (bisogni sociali). Tuttavia, con l’evolversi delle abitudini di consumo, si è assistito al
passaggio di alcuni bisogni da una categoria all’altra. Si pensi, ad esempio, al bisogno di disporre
un’auto, di un televisore o di un telefono. Mentre sarebbero stati considerati bisogni secondari alcuni
decine di anni fa, oggi vengono inquadrati tra i bisogni primari. Ciò posto, occorre riflettere
ulteriormente sul concetto di beni in quanto alcuni di essi sono illimitatamente disponibili, mentre
altri sono ottenibili solo in quantità limitata. Ne consegue che i primi (acqua, aria, e così via) sono
liberamente fruibili, mentre gli altri, in conseguenza della loro scarsità, lo sono dietro il pagamento
di un corrispettivo. Questi ultimi rappresentano pertanto dei beni economici, nel senso che per
procurarseli, ogni persona deve sopportare un sacrificio economico.

1.1. Attività economica

I beni economici vengono ottenuti, scambiati e consumati all’interno di un ciclo di operazioni


definibili come “attività economica”. Pertanto, al fine di soddisfare un bisogno occorre procurarsi uno
specifico bene. Tale bene verrà poi consumato. Si parla, in questo caso, rispettivamente di attività di
acquisizione e di consumo. Spesso si rende pertanto necessario operare uno scambio di beni tra i
diversi soggetti. Nell’antichità tale scambio avveniva mediante il baratto, ovvero tramite la permuta
di alcuni beni con altri. Successivamente è stato modificato con l’introduzione della moneta.
Attualmente, quindi, l’attività economica comporta la realizzazione delle seguenti funzioni:
produzione, scambio e consumo. In altri termini, mentre secoli fa il consumatore si procurava
direttamente i beni, attualmente essi vengono acquisiti tramite degli intermediari, operatori
specializzati, i quali si preoccupano di reperirli dai produttori. Tali operatori prendono il nome di
impresa. Ogni impresa può pertanto assumere la configurazione di “imprese di produzione” se
rivolte alla realizzazione o di “imprese commerciali” se rivolte allo scambio (commercializzazione)
dei beni.

2. L’azienda

In linea di massima potremmo definire l'azienda come un'unità economica organizzata per la
produzione di beni e di servizi al fine del soddisfacimento dei bisogni, la quale deve tendere al
perseguimento dell’equilibrio economico durevole nel tempo.

Tale definizione, piuttosto generica, ha il pregio di adattarsi alle diverse categorie di unità
economiche. Difatti, esistono sia combinazioni produttive che operano sul mercato per il

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 3


conseguimento di un lucro, sia enti o organizzazioni “no profit”, quali associazioni, fondazioni e così
via, oltre, ovviamente, alla Pubblica Amministrazione. Quindi, mentre le prime – note anche come
imprese – producono beni e servizi atti a soddisfare i bisogni umani per conseguire lo scopo
immediato del lucro e lo scopo mediato dell’equilibrio economico durevole; le altre –
tradizionalmente inquadrate tra le “aziende di erogazione” – producono beni e servizi con lo scopo
di soddisfare i bisogni umani, ma anche con l’esigenza di conseguire e mantenere l’equilibrio
economico nel lungo periodo.

In breve, gli elementi essenziali di ogni azienda sono:

 organizzazione stabile, ossia di un'organizzazione destinata a durare nel tempo;


 beni economici, che formano il suo patrimonio. Tali beni possono essere di tipo
materiali, immateriali e finanziari;
 persone, le quali svolgono, all'interno dell'organizzazione, varie funzioni e assumono vari
gradi di responsabilità (operai, impiagati, dirigenti, amministratori, e così via);
 insieme di operazioni collegate tra loro, svolte dalle persone che vi fanno parte, mediante i
beni a disposizione dell'azienda, con lo scopo di raggiungere un certo fine;
 fine, ossia quello di soddisfare i bisogni umani, a scopo o meno di lucro.

Le aziende possono essere classificate in base a diversi criteri:

 in base allo scopo (di produzione o di erogazione);


 in base al soggetto giuridico (private o pubbliche);
 in base alla forma giuridica (imprese individuali o di società);
 in base alla dimensione (piccole, medie o grandi imprese);
 in base alla localizzazione dei mercati (locali, nazionali o multinazionali);
 in base all'autonomia (indipendenti, dipendenti o controllate);
 in base al luogo in cui operano (indivise, divise).

2.1. La forma giuridica di un’azienda

La scelta più importante che ogni imprenditore si trova a fare al momento di iniziare una nuova attività
è la forma giuridica da dare alla sua iniziativa imprenditoriale. Tale scelta rappresenta un momento
fondamentale nella vita dell’impresa in quanto da essa dipendono i successivi risvolti di natura
giuridica, fiscali, organizzativi e di responsabilità. Si tratta, in pratica, di stabilire se lavorare da solo
o insieme con uno o più soci ossia costituire una società. Se si sceglie quest’ultima soluzione, occorre
inoltre decidere il tipo di società da costituire, quindi ad esempio una società di capitali, una società
di persone o una società cooperativa. È importante avere le idee chiare sulla forma giuridica che si
intende assumere, poiché le scelte effettuate all’inizio possono rivelarsi, in un secondo momento,
inadeguate se non addirittura antieconomiche. Occorre comunque sottolineare che nessuna scelta è
definitiva, in quanto ogni forma giuridica può essere modificata nel tempo, ma ogni cambiamento
costa sia in termine di risorse economiche che di risorse organizzative. Va inoltre ricordato che non
esiste una forma d’impresa a priori più conveniente di un’altra.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 4


L’ampia scelta ricade pertanto in un’attenta stima dei pro e dei contro di ciascuna alternativa; in
particolare è opportuno analizzare una serie di elementi, tra cui:

 la responsabilità patrimoniale: si dovrà decidere se limitare la responsabilità patrimoniale


al solo capitale apportato in società o coinvolgere l'intero patrimonio personale
dell’imprenditore;
 la convenienza fiscale: la tassazione diretta, pur coinvolgendo la stessa categoria di reddito
ossia quello d’impresa, varia a seconda della forma giuridica assunta. La differenza
fondamentale è che per la società di persone la tassazione avviene in capo ai soci (IRPEF),
mentre per quelle di capitali ricade direttamente sulla società (IRES). Nella società di persone
il socio è comunque soggetto alla tassazione dell’intero utile, sia nel caso che venga distribuito
che accantonato. Mentre nella società di capitali è la società che viene tassata sul reddito del
prodotto e il socio è sottoposto a tassazione solo sulla parte di utili effettivamente distribuiti;
 le prospettive economiche e finanziarie dell'attività aziendale: se per l'esercizio dell'attività
servono ingenti capitali sarà preferibile scegliere una forma societaria, in particolare se si
vuole accedere a finanziamenti, sono da preferire le società di capitali o per le quotazioni in
borsa, l’unica scelta possibile sarà la società per azioni. Anche il capitale investito può
rappresentare un fattore che condiziona la scelta della forma societaria, soprattutto in presenza
di responsabilità illimitata e solidale in cui il rischio di impresa aumenta con il crescere dei
mezzi necessari per la gestione dell’impresa;
 adempimenti amministrativi e organizzativi: il capitale minimo richiesto per la costituzione
delle società di capitali può rappresentare un elemento di ostacolo alla loro costituzione. Le
società di capitali richiedono un maggiore carico di adempimenti e quindi maggiori costi,
inoltre non possono adottare la contabilità semplificata.

Come abbiamo visto, le varie forme giuridiche previste dal nostro ordinamento possono essere così
classificate.

1. Ditta individuale (impresa familiare).


2. Società di persone (società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita
semplice).
3. Società di capitali (società per azioni, società per azioni con socio unico, società in
accomandita per azioni, società a responsabilità limitata o società a responsabilità limitata con
socio unico.
4. Società cooperative (società cooperativa).

1 – Ditta individuale

Avviare un’attività sotto forma di impresa individuale è la forma più semplice e meno onerosa. La
costituzione della ditta avviene senza particolari formalità mediante attribuzione della partita IVA e
l’iscrizione al registro delle imprese. La costituzione non richiede né un atto pubblico né il versamento
di capitale sociale minimo. L’imprenditore è l’unico “promotore” e responsabile dell’attività: tutte le
obbligazioni derivanti dall’esercizio dell’attività, essendo assunte in nome

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 5


proprio, fanno riferimento alla sua persona, di conseguenza il rischio d´impresa ricade su tutto il
patrimonio personale dell’imprenditore (responsabilità illimitata). La ditta individuale può assumere
anche la forma di impresa familiare (art. 230 bis c.c.) quando, oltre al titolare ad essa collaborano il
coniuge, i parenti entro il terzo grado (fino ai nipoti), gli affini entro il secondo (fino ai cognati). I
partecipanti all'impresa familiare che prestano la loro attività in modo continuativo hanno il diritto al
mantenimento, secondo la condizione patrimoniale della famiglia, il diritto a partecipare agli utili
dell’impresa, ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda, comprese l’incremento
di valore dell’avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato.

2 – Società

Le società sono organizzazioni di persone e di mezzi mediante le quali l’impresa viene svolta in forma
collettiva. Giuridicamente la società è un contratto che vincola le parti che lo firmano al rispetto dello
stesso e che va modificato con la stessa forma con cui è stato creato. Il nostro ordinamento prevede
due categorie di società: le società lucrative e le società mutualistiche. Il Codice Civile prevede
sei tipi di società lucrative a loro volta distinte in due tipologie:

 le società di persone: società semplice (S.s.), società in nome collettivo (S.n.c.) e società in
accomandita semplice (S.a.s.);
 le società di capitali: società per azioni (S.p.a.), società in accomandita per azioni (S.a.p.a.) e
la società a responsabilità limitata (modello più diffuso per lo svolgimento di attività
commerciali, S.r.l.).

Queste società sono caratterizzate dal fine “di lucro” ossia i soci costituiscono una società con
l’obiettivo ultimo di ricavare profitto dall’attività economica che intendono esercitare in comune.
Fanno, invece, parte delle società mutualistiche:

 le società cooperative;
 le società di mutua assicurazione.

E’ opportuno ricordare che le società a scopo di lucro hanno come obiettivo quello di ripartire tra tutti
i soci gli utili ed i proventi dell’attività economica esercitata mentre le società a scopo mutualistico
sono volte a raggiungere la cosiddetta “mutualità” intesa come la capacità di fornire ai soci beni o
servizi oppure occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle offerte dal mercato,
ottenendo quindi un vantaggio economico diretto. La scelta del tipo di società che si intende costituire
è stabilita dalla volontà dei soggetti che la realizzano. Una sola limitazione è stabilita per le società
aventi per oggetto l'esercizio di un'attività commerciale, le quali non possono assumere la forma della
società semplice. In sintesi tre sono i requisiti essenziali del contratto di società:

 i conferimenti: contributi obbligatori per chi decide di entrare in società e necessari per la
formazione del patrimonio iniziale della società e quindi per esercitare l’attività economica
prescelta; possono essere conferiti beni (denaro o beni in natura) oppure servizi (le proprie
prestazioni lavorative). I conferimenti svolgono anche la funzione di fornire una garanzia ai
creditori della società;

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 6


 l’esercizio in comune dell’attività economica: ogni socio deve poter partecipare, in qualche
modo, alle decisioni da prendere per l’esercizio dell’attività economica prescelta tra quelle
previste “nell’oggetto sociale” (l’oggetto sociale comprende tante attività ma di fatto la società
esercita una o poche di esse). Le norme sull’organizzazione interna dei diversi tipi di società
servono appunto a disciplinare la partecipazione dei soci a tali decisioni;
 la partecipazione agli utili: per le società lucrative, come in precedenza detto, l’attività
economica prescelta viene esercitata allo scopo di realizzare utili e dividerli tra i soci. Questi
ultimi devono apportare i conferimenti con lo scopo ultimo di partecipare alla divisione di un
profitto, generalmente proporzionale ai conferimenti. Infine, tutte le società, tranne le società
semplici, possono avere uno scopo consortile cioè quello di coordinare le attività economiche
di più imprenditori o lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.

2.2. Soggetto giuridico e soggetto economico

All'interno di ogni azienda sono presenti diverse tipologie di soggetti fra cui ricordiamo il soggetto
giuridico, il soggetto economico, i finanziatori, i dirigenti, i tecnici e gli esecutori. Fra questi
assumono particolare rilievo il soggetto giuridico e quello economico, i quali variano a seconda della
forma giuridica adottata dalla combinazione produttiva.

Il soggetto giuridico dell'azienda è la persona fisica o giuridica che assume i diritti e gli obblighi
derivanti dalle operazioni aziendali: può perciò stipulare contratti e assumere obbligazioni, in quanto
investito dalla personalità di agire in nome e per conto dell’azienda. In altri termini, si può affermare
che il soggetto giuridico esercita tutte le funzioni legali inerenti la vita aziendale. Nelle aziende
individuali esso coincide con l’imprenditore, mentre nelle società di persone si identifica nelle
persone dei soci. Nelle società di capitali, invece, data la presenza della personalità giuridica, esso è
rappresentato dalla società stessa, la quale agisce come un soggetto autonomo rispetto alle persone
dei soci.

Il soggetto economico, invece, è costituito dai soggetti in cui si accentra il potere volitivo e che, di
conseguenza, dominano i massimi organi di governo aziendale. Pertanto nelle aziendale individuali,
il soggetto economico è individuabile nella persona dell’imprenditore, la quale apporta i capitali di
rischio e, contemporaneamente, gestisce l’azienda. In altre parole si tratta del soggetto che ne possiede
il potere decisionale o di comando. Ne deriva che in un’azienda individuale il soggetto giuridico e il
soggetto economico coincidono, in quanto rappresentanti da un’unica persona fisica, l’imprenditore.
Ad esempio, il titolare di una ditta individuale è una persona fisica che decide le scelte economiche
della ditta (soggetto economico) e ne risponde direttamente dal punto di vista giuridico (soggetto
giuridico).

In una società di capitali, invece, il soggetto economico dell’azienda è separato dal soggetto giuridico.
In quanto il soggetto giuridico è dato dalla società stessa, mentre il soggetto economico è dato dai
soci che detengono il capitale di comando.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 7


In sintesi:

Azienda Società di Società di capitali


individuale persone
Soggetto L’imprenditore I soci La società
Giuridico
Soggetto L’imprenditore I soci I soci di
Economico maggioranza

2.3. Sede amministrativa e sede legale

Il luogo dove l'impresa svolge concretamente la propria attività operativa può essere diverso dal luogo
dove si trova la sede amministrativa, cioè dal luogo dove viene svolta l'intera attività amministrativa
dell'impresa. Per sede legale, invece, si intende il luogo dove l'impresa ha il proprio domicilio a fini
giuridici. Sede amministrativa e sede legale, in alcune aziende, possono coincidere.

3. Ciclo di vita di un’azienda


L’azienda, come qualsiasi altro organismo, ha un proprio ciclo di vita che può essere suddiviso in
quattro fasi principali:

1. fase pre-istituzionale;
2. nascita;
3. funzionamento;
4. declino o estinzione.

Queste fasi, seppur distinte le une dalle altre, sono strettamente collegate tra loro tanto che gli errori
commessi nella fase precedente si ripercuote più o meno intensamente sulle successive fasi di vita.

1 - Fase pre-istituzionale

La nascita dell’azienda viene, in genere, preceduta da una fase di studio. Durante questa fase, nella
quale l’azienda non esiste ancora, il futuro imprenditore o i futuri soci vanno a:

 formulare un’idea di attività economica da svolgere, definendo con esattezza le


caratteristiche del prodotto o del servizio da offrire;
 analizzare il mercato e/o la concorrenza;
 stabilire le risorse tecniche (impianti, macchinari, materie prime e così via) e le risorse
umane (operai, impiegati, dirigenti, competenze, e così via) necessarie per la produzione;
 decidere come promuovere e distribuire il prodotto/servizio;
 valutare i costi da sostenere e i prezzi da praticare;
 fissare l’entità dei mezzi finanziari necessari;
 decidere le dimensioni dell’impresa e la veste giuridica (impresa individuale, tipo di
società);

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 8


 stabilire la localizzazione dell’impresa, cioè la scelta del luogo dove far sorgere gli
stabilimenti e gli uffici.

In particolare, i fattori da tenere presenti quando si sceglie dove localizzare l'impresa possono essere
sintetizzati così:

 la vicinanza ai mercati di approvvigionamento delle materie prime è di estrema


importanza perché si riflette sulla possibilità di reperire le materie prime in tempi brevi,
con costi di trasporto e di assicurazione contenuti, con minori cali subiti durante il viaggio;
 la disponibilità di fonti di energia;
 la vicinanza dei mercati di sbocco dei propri prodotti;
 l'esistenza di infrastrutture (strade, porti, energia elettrica, acqua, e così via);
 la disponibilità di personale che presenti le caratteristiche necessarie per attuare i
processi produttivi dell'impresa (manodopera qualificata o abbondanza di manodopera
scarsamente qualificata a basso costo);
 la presenza di incentivi pubblici (finanziamenti agevolati o a tassi contenuti, sgravi
contributivi, esenzioni fiscali, ecc..);
 la presenza di particolari condizioni fisiche e climatiche (ad esempio, alcune industrie
hanno bisogno di condizioni climatiche particolari per poter svolgere al meglio il processo
produttivo).

Dunque, in questa fase, da una parte si valuta la concreta fattibilità del progetto e dall’altra si definisce
a priori la struttura dell’azienda.

2 - Nascita dell’azienda

Alla fase pre-istituzionale segue la nascita vera e propria dell'azienda: le ipotesi formulate in
precedenza si trasformano in atti concreti. Pertanto si procede a costituire l’azienda secondo una
determinata forma giuridica, a fissarne l’oggetto sociale, a dotarla poi di un determinato capitale – sia
dal punto di vista qualitativo che quantitativo – a dimensionarla in rapporto ad esso e all’attività da
svolgere, nonché ad ubicarla dove è ritenuto più conveniente.

Questa fase è una delle più critiche: moltissime imprese cessano la propria attività nei primissimi
anni di vita. I motivi possono essere diversi:

 una struttura nuova è più fragile rispetto ad una già collaudata;


 l'azienda potrebbe decidere di operare in un mercato nuovo, poco conosciuto e poco
esplorato;
 potrebbero essere stati commessi errori di valutazione che difficilmente potranno essere
corretti.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 9


3 - Funzionamento dell’azienda

Dopo la nascita dell'azienda, si sviluppa il moto aziendale: ha inizio la gestione in senso stretto, con
l’effettuazione delle relative operazioni. Spesso, ma non necessariamente, si assiste ad un periodo
iniziale di incremento dell'impresa.
In ogni caso, normalmente, questa è la fase più lunga della vita di un’azienda, durante la quale essa
svolge tutte le sue attività tipiche. Tale fase dura tutta la vita dell'impresa fino ad arrivare al declino
o estinzione della stessa.

4 - Declino o estinzione dell’impresa

Può accadere che, ad un certo punto della sua vita, l'impresa entri in crisi e che a tale crisi segua la
cessazione dell'attività. Tale estinzione può essere:

 assoluta, quando l'azienda smette di funzionare in seguito alla liquidazione volontaria da


parte dell'imprenditore (o dei soci) oppure alla liquidazione forzata o coatta (ovvero, mediante
la dichiarazione del fallimento dell'impresa);
 relativa, quando l'azienda continua ad esistere, ma in capo ad un nuovo soggetto, cosa che
accade nei casi di cessione, trasformazione, fusione, scissione. 

4. La gestione aziendale
La gestione aziendale, in estrema sintesi, si concretizza in due momenti strettamente connessi:
cognitivo e operativo. Nel primo si studiano le condizioni di svolgimento dell’attività, al fine di
formulare giudizi e prendere le conseguenti decisioni, mentre nel secondo, vengono attuate le scelte
aziendali.
Nel momento operativo, invece, si realizzano le cosiddette “operazioni di gestione”, attraverso cui
l’azienda tenta di raggiungere i propri fini istituzionali. Esse si possono suddividere in quattro
categorie di operazioni:
1. di finanziamento, attraverso le quali l’impresa si procaccia i mezzi finanziari (capitali)
necessari allo svolgimento della sua attività;
2. di investimento, attraverso le quali vengono acquistati i mezzi strumentali, le materie prime
e le merci, le prestazioni di lavoro e di servizi;
3. di produzione tecnico-economica attraverso le quali l’impresa attua il processo di
trasformazione, combinando tra loro i fattori produttivi acquistati;
4. di disinvestimento o di vendita, attraverso le quali vengono venduti beni o effettuate
prestazioni di servizi sul mercato.

Ovviamente, tali operazioni risultano strettamente interconnesse e tendono a sovrapporsi


incessantemente.
In particolare, le operazioni di finanziamento, investimento e disinvestimento sono operazioni di
tipo esterno, in quanto implicano l’interazione fra la combinazione produttiva e soggetti esterni

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 10


alla medesima: finanziatori, fornitori e clienti. L’operazione di produzione è, invece,
un’operazione di tipo interno, in quanto non coinvolge alcun soggetto esterno all’azienda.
Pertanto, ogni azienda – sia essa rivolta al mercato o di tipo “non profit” – deve:
 dotarsi di un determinato capitale, in funzione del suo specifico fabbisogno di
finanziamento;
 investire le risorse in fattori produttivi specifici;
 realizzare un prodotto o un servizio;
 cedere tale prodotto o servizio sul mercato.

4.1. L’operazione di finanziamento

Il finanziamento rappresenta, in ordine cronologico, la prima operazione di gestione. Si può affermare


che essa è finalizzata al reperimento delle risorse monetarie da investire successivamente all’interno
dell’azienda. In altre parole, attraverso tale operazione la combinazione produttiva si dota dei
mezzi monetari necessari per svolgere la propria attività istituzionale. Il finanziamento si attua
ricorrendo a due tipologie di fonti.

La prima proviene da una persona (l’ “imprenditore” nel caso di un’azienda individuale) o da una
pluralità di persone (i “soci” nel caso di una società) che rischiano il proprio denaro nell’attività di
impresa. Com’è noto, l’attività di impresa è rischiosa: alla fine del periodo amministrativo il capitale
apportato dal titolare o dai soci può infatti risultare aumentato o diminuito in conseguenza
dell’andamento della gestione. Per questo motivo, tale fonte di finanziamento viene correttamente
denominata come “capitale di rischio”, in quanto “rischia” di incrementarsi o decrementarsi per
effetto della gestione. Più precisamente, il “capitale di rischio” prende il nome di capitale netto
all’interno delle aziende individuali e di capitale sociale nelle aziende societarie. La
seconda fonte di finanziamento, invece, è costituita dal “capitale di credito”, ovvero dal capitale
attinto “da terzi” a titolo di prestito. Può trattarsi di privati, ma in modo più ricorrente esso deriva dai
cosiddetti finanziatori istituzionali, rappresentati essenzialmente da enti creditizi e di società
finanziarie, cioè da aziende specializzate nella concezione di prestiti.

Da qui la distinzione tra capitale di credito bancario e capitale di credito non bancario. La diversa
provenienza e, soprattutto, il differente vincolo giuridico delle due forme di finanziamento,
comportano un diverso trattamento dal punto di vista della remunerazione e del rimborso. In linea di
principio, infatti, il “capitale di rischio” non è soggetto a rimborso predeterminato e viene
remunerato solo in via eventuale in presenza di un reddito di esercizio positivo. Al contrario, il
“capitale di credito” è soggetto a rimborso a scadenze prestabilite e da diritto ad una remunerazione
periodica, tramite l’interesse, indipendentemente dai risultati conseguiti.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 11


In sintesi:

Le grandezze logiche coinvolte nell’operazione di finanziamento sono sempre e solo due. La prima è
concreta, mentre la seconda è astratta.

La prima grandezza fa riferimento al movimento di qualcosa di tangibile, mentre la seconda fornisce


la spiegazione di tale movimento. Più concretamente, la “grandezza primaria” è rappresentata dalla
liquidità, dal “numerario”. Da qui il termine di grandezza numeraria. La “grandezza
secondaria”, invece, è costituita dalla motivazione del movimento del denaro, ovvero della liquidità
e rappresenta il debito. Risponde alla domanda “Perché (la liquidità si è mossa)?”. Viene definita
come un tipo di grandezza non numeraria che deriva dalla precedente. Ogni grandezza logica possiede
un valore, il quale subisce delle variazioni in aumento o in diminuzione. E tale movimento viene
registrato impiegando un sistema di conti, ovvero di prospetti che evidenziano, opportunamente, le
grandezze (liquidazione o debito), il valore (aumento o diminuzione) e le variazioni (positive
o negative) dell’operazione di gestione. Per conto si intende, pertanto, un semplice prospetto
atto a permettere la registrazione dei fatti inerenti la gestione. Formalmente è suddiviso in due sezioni:
una di sinistra (dare) e una di destra (avere). Affinché il conto sia aperto è sufficiente inserire un
valore nella sezione dare (addebito) o nella sezione avere (accredito). Il saldo del conto rappresenta
la somma algebrica delle variazioni che in tale conto sono state iscritte. Tale somma algebrica può
condurre ad un’eccedenza “dare” o ad un’eccedenza “avere”. Infine, chiudere il conto significa, dopo
averne determinato il saldo, iscrivere un uguale valore nella sezione opposta.

L’utilizzo dei conti presuppone l’esistenza di una serie di regole: più in particolare, richiede la
presenza di un sistema da collegare ad un metodo di registrazione. Il sistema contabile è costituito
da un’insieme coordinato di conti raccolti intorno ad un determinato oggetto complesso. Il metodo
contabile rappresenta l’insieme delle norme concernenti la forma, l’ordine e le modalità di tenute

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 12


dei conti. A ben guardare, quindi, metodo e sistema sono diversi, ma entrambi necessari ed
interdipendenti per la contabilizzazione delle operazioni di gestione. Ovvero, il sistema riguarda il
contenuto delle scritture contabili, mentre il metodo detta le regole formali e procedurali di
rilevazione.
I sistemi di scritture per la tenuta della contabilità generalmente più noti sono:

 il sistema “patrimoniale”;
 il sistema del “reddito”;
 il sistema del “capitale e del risultato economico”

Fra i metodi conosciuti per la tematica dei conti ricordiamo:

 la “partita semplice”;
 la “partita doppia”;
 la “partita tripla” o “russa”;
 la “logismologia”.

Si tratta, ad eccezione della partita doppia, di metodi scarsamente impiegati o ormai caduti in disuso.
Verranno trattati più approfonditamente in seguito.

Per riassumete, è importante ricordare l’insieme delle regole di rilevazione che permettono la corretta
tenuta della contabilità:

 ogni operazione di gestione che comporta movimenti di liquidità deve essere sottoposta a
registrazione;
 ogni operazione di gestione da sottoporre a registrazione deve essere esaminata sotto due
aspetti: uno originario, l’altro derivato;
 la contabilizzazione dell’operazione avviene tramite un sistema di conti, ciascuno suddiviso
in due sezioni: uno di sinistra (dare), l’altra di destra (avere);
 le sezioni funzionano in maniera antitetica: ciò significa che, in relazione al medesimo oggetto
di osservazione, se la sezione “dare” accoglie le variazioni con il segno positivo, la sezione
“avere” dovrà necessariamente accogliere le variazioni con il segno negativo, e viceversa;
 in ogni momento, la sommatoria di tutte le sezioni di dare (addebitamenti) deve uguagliare la
sommatoria di tutte le sezioni avere (accreditamenti).

4.2. L’operazione di investimento

L’investimento, in ordine cronologico rappresenta la seconda operazione di gestione. Attraverso di


essa l’azienda impiega la liquidità ottenuta in precedenza per acquisire la disponibilità – a titolo di
proprietà o di altra forma – di fattori produttivi specifici, indispensabili per avviare la produzione.
Questi fattori produttivi si dividono in due classi: pluriennali e di esercizio. I
fattori pluriennali vengono definiti anche come “fattori strutturali”, poiché entrano a far parte
della “struttura operativa” dall’azienda. Un’altra denominazione di uso comune per indicarli è

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 13


quella di “immobilizzazioni”, in quanto costituiscono capitale investito “immobilizzato”, cioè
destinato a permanere in quella forma per un ampio arco temporale. I fattori pluriennali si
differenziano in funzione della loro tangibilità, pertanto si suddividono in materiali ed immateriali. I
fattori produttivi “materiali” sono rappresentati da investimenti strutturali (terreni, immobili,
macchinari attrezzature e così via). I fattori produttivi “immateriali”, invece, costituiscono
impieghi strutturali di carattere “intangibile”, in quanto scaturiscono dal sostenimento di oneri oppure
dall’acquisizione di diritti pluriennali. Fra gli oneri ricordiamo i costi di impianto, di costituzione, i
costi di ricerca e sviluppo e così via. Essi non possono essere trasferiti se non con l’intera azienda. A
contrario dei diritti pluriennali, che possiedono un proprio mercato (marchi, brevetti, licenze e così
via).

I fattori produttivi di esercizio, invece, sono fattori ad utilizzazione immediata, il cui impiego si
esaurisce in un solo esercizio. A loro volta si suddividono in fattori produttivi anticipati, che vengono
acquisiti in anticipo rispetto alla produzione (ad esempio, materie prime) e in fattori produttivi
correnti, che invece vengono acquisiti durante il processo (come il lavoro o attraverso servizi forniti
da terzi).

L’operazione di investimento si attua mediante l’acquisizione dei fattori produttivi specifici, la quale
può avvenire attraverso diverse modalità:

 di acquisto;
 di conferimento in natura;
 di costruzione in economia;
 e di altre forme (leasing, locazione e così via).

Anche nell’operazione di investimento si rileva la presenza di due grandezze logiche. Ne segue lo


stesso processo relativo al processo di finanziamento.

4.3. L’operazione di trasformazione

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 14


La trasformazione, in ordine logico, invece, rappresenta la terza operazione di gestione. Con essa
l’azienda provvede ad impiegare, tecnicamente ed economicamente, i fattori produttivi specifici
– pluriennali e di esercizio – al fine di ottenere un prodotto finito da cedere successivamente sul
mercato di sbocco. La trasformazione si attua impiegando, ovvero facendo interagire tra di loro, i
fattori produttivi specifici. Alcuni di essi, quelli pluriennali, subiranno un consumo parziale,
mentre altri, quelli d’esercizio, subiranno un consumo totale. Anche nell’operazione di
trasformazione si rileva la presenza di due grandezze logiche, ma a differenza delle precedenti
operazioni, la liquidità non si muove. Si ha, pertanto, uno scambio di tipo tecnico, dai fattori
produttivi al prodotto internamente della combinazione produttiva. All’atto della trasformazione si
manifesta il consumo dei fattori produttivi e, contestualmente, l’ottenimento del prodotto. Si noti
come il consumo dei prodotti rappresenti un fatto negativo per l’azienda, in quanto costituisce una
menomazione della propria capacità operativa. Ma allo stesso tempo, si ottiene un prodotto finito, il
quale costituisce un fatto positivo, poiché permette all’azienda di venderlo sul mercato e di chiudere
il ciclo economico-produttivo. Le due grandezze si muovono quindi in due direzioni
opposte, ovvero in senso antitetico. Come si è visto, la trasformazione è un’operazione
di gestione interna che interessa esclusivamente la dinamica economica. Pertanto, al relativo flusso
di valori deve attribuirsi una rilevanza esclusivamente interna: sfugge alla rilevazione della contabilità
generale ed è di stretta pertinenza della contabilità industriale.

4.4. L’operazione di disinvestimento

Il disinvestimento, rappresenta la quarta e ultima operazione di gestione. Con essa si chiude il ciclo
della produzione, in quanto l’azienda procede a collocare sul proprio mercato di sbocco il
prodotto finito. Per questo motivo l’operazione viene anche definita vendita. Il disinvestimento si
attua mediante la vendita dei prodotti finiti ottenuti mediante l’operazione di trasformazione,
ottenendo, in cambio, un’entrata in liquidità, un ricavo. Anche l’operazione di disinvestimento
prevede solo due grandezze logiche, una concreta e l’altra astratta e non fa eccezione rispetto allo
schema logico che abbiamo trattato finora.

5. Il concetto di reddito e capitale

I concetti di “reddito” e di “capitale” (o “patrimonio”) sono fondamentali per capire il fenomeno


aziendale.
Il capitale o patrimonio può essere definito come l’insieme dei mezzi che l’azienda ha a disposizione
in un dato momento per raggiungere i propri fini istituzionali. Tale capitale è positivo o negativo. Alle
attività (o impieghi) del capitale si contrappongono infatti le passività (o fonti) del capitale. Esse ci
dicono da dove proviene il capitale (passività-fonti) e come tale capitale è stato investito (attività-
impieghi). Da qui anche la distinzione tra capitale di funzionamento (che coincide con le attività-
impieghi) e capitali di finanziamento (che coincide con le passività-fonti). Il reddito può
essere, invece, definito come l’incremento o il decremento, in un dato periodo, subito dal capitale
conferito dalla proprietà per effetto della gestione. Con riferimento ad un periodo amministrativo, tale
reddito viene chiamato “reddito di periodo” o “reddito di esercizio”.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 15


5.1. La contabilità

La contabilità è il sistema di rilevazione continua di qualunque evento di rilevanza economica, in


ambito pubblico, privato e strettamente personale (contabilità individuale). In
ragioneria, il concetto di contabilità viene definito come l'insieme di tutti gli spostamenti di
capitale aziendale raccolti e organizzati secondo un criterio che permetta un rapido accesso ed
elaborazione dei dati. Ancora, potremmo definirla come la storia economica di un'azienda, nel senso
che conserva una traccia di tutte le operazioni commerciali. Non è possibile redigere il bilancio, ed in
particolare il conto economico, senza tenere la contabilità. Le rilevazioni contabili sono annotazioni
scritte dei fatti amministrativi, indispensabili per tener memoria, delle diverse operazioni di gestione
compiute all’interno della combinazione produttiva. Le scritture contabili consentono di “codificare”
le operazioni di gestione in modo da poter risalire, mediante la loro interpretazione, in qualsiasi
momento e con precisione, ai fatti amministrativi che le hanno generate e coglierne gli effetti sulla
situazione aziendale. Fra i metodi riconosciuti per la tenuta dei conti ricordiamo:

 la “partita semplice”;
 la “partita doppia”.

Il più utilizzato, per i notevoli vantaggi che presenta, è il metodo della partita doppia (altresì noto
come scrittura doppia), il quale si basa sul principio che, in ogni momento, il totale degli
accreditamenti deve essere uguale al totale degli addebitamenti dei singoli conti. Se ciò non avviene,
ovvero non si riscontra la continua e costante uguaglianza tra addebiti ed accrediti, il metodo diventa
incompleto e viene definito, più propriamente, metodo della partita semplice. In termini più precisi,
per la maggior parte degli autori, secondo una definizione molto ampia, la scrittura o partita
semplice può essere definita come l’insieme delle scritture che non presentano una costante
uguaglianza tra il totale degli accreditamenti ed i totale degli addebitamenti, che, com’è noto,
rappresenta invece la regola principale della scrittura o partita doppia. La quale, rispetto al metodo
della partita semplice, anche se più complicata, comporta una serie non indifferente di vantaggi. Nella
partita doppia tutto si fonda sulla logica della “doppia registrazione”, ovvero sulla necessità che ogni
operazione di gestione debba essere esaminata sotto due aspetti di osservazione che conducono,
peraltro, a due rilevazioni antitetiche. Quale che sia il sistema contabile seguito, la partita doppia
comporta che:

 il totale delle somme registrate in dare (a sinistra) di tutti i conti deve sempre uguagliare il
totale delle somme registrate in avere (a destra) di tutti i conti;
 se si effettua il saldo di ogni singolo conto, la somma dei saldi dei conti chiusi in dare deve
essere uguale alla somma dei saldi dei conti chiusi in avere;
 dividendo i conti in due gruppi, in qualsiasi modo si voglia, ovvero indipendentemente dal
criterio di ripartizione degli stessi, la differenza tra il dare e l’avere di un gruppo di conti è
sempre uguale alla differenza tra l’avere ed il dare dell’altro gruppo di conti.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 16


La partita doppia nella sua forma tradizionale si avvale del libro giornale, del libro mastro, della prima
nota e di numerosi libri ausiliari. A differenza di quanto avviene nella partita semplice, tuttavia,
esistono dei rapporti sistematici tra i singoli conti, come poco sopra illustrato. Tali “rapporti
sistematici” consentono, fra l’altro, prima di procedere alla chiusura dei conti a fine esercizio, di
compilare un bilancio di verificazione il quale serve per essere certi che le scritture effettuate durante
l’esercizio siano corrette. L’impiego del metodo della partita doppia implica che per ogni
registrazione la relativa somma venga iscritta tre volte: una sul libro giornale e due (nei due diversi
conti movimentati) sul libro mastro. Quindi, sommando le cifre totali del giornale, e quelle del dare
e dell’avere di tutti i conti del mastro, si devono ottenere tre risultati identici. Accanto a questi due
metodi se ne conoscono altri i quali però, a ben vedere, costituiscono delle mere complicazioni della
partita doppia (ad esempio: la partita tripla o russa e la partita quadrupla) o delle applicazioni
“speciali” della medesima (ad esempio: la logismografia e la statmografia).

Esistono essenzialmente due tipologie di contabilità che le aziende possono adottare:

1. contabilità ordinaria;
2. contabilità semplificata.

1 – Contabilità ordinaria

La contabilità ordinaria richiede l'annotazione di diversi registri ed è richiesta dalla legge per attività
che vendano prodotti per introiti superiori ai 700.000 euro o 400.000 se si tratta di servizi. Sono tenute
a tenere la contabilità ordinaria:

 società a responsabilità limitata;


 società in accomandita per azioni;
 società per azioni;
 società di mutua assicurazione;
 società cooperative;
 consorzi, assicurazioni e organizzazioni non riconosciute;
 società e enti senza personalità giuridica non residenti sul territorio italiano;
 enti pubblici e privati che operano a scopo commerciale residenti in Italia.

I libri o registri contabili da tenere in contabilità ordinaria sono:

 il libro giornale;
 i registri IVA;
 il libro dei cespiti in cui registrare le risorse a lungo termine di cui l'azienda dispone e che
sono soggette ad ammortamento, deprezzamento, valutazione e svalutazione;
 il libro inventari che include la lista dei prodotti divisi per tipologia.

2 – Contabilità semplificata

La contabilità semplificata come riportato nell'articolo 18 del Dpr. 600/73, può essere adottata da:

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 17


 imprese individuali,
 e società di persone

con ricavi inferiori a 400.000 euro per i servizi e 700.000 euro per i prodotti. Possono optare per
questo regime anche altre categorie di attività per cui la contabilità semplificata non è richiesta dal
codice civile ma il volume dei guadagni è sotto le soglie sopracitate. I
registri dei documenti da tenere sempre aggiornati per la contabilità semplificata sono:

 il libro giornale;
 il libro degli inventari;
 le scritture ausiliarie che mostrino le entrate e uscite che determinano il reddito;
 le scritture ausiliarie di magazzino che documentino i flussi di merci, materie prime e
accessorie;
 il registro dei beni ammortizzabili.

5.2. Libri contabili


Un libro contabile, o registro contabile, è un documento nel quale (e mediante il quale) viene
mantenuta la contabilità aziendale. Di seguito un elenco dei principali documenti contabili.
Piano dei conti, costituito da un documento contenente tutti i conti utilizzati da un'azienda (o da un
privato avente obbligo di utilizzo del libro giornale) per effettuare le rilevazioni contabili in partita
doppia. Il piano dei conti, non vincolato nella sua forma o estensione da alcuna norma
dell'ordinamento italiano, varia a seconda delle esigenze aziendali ed è influenzato dalla forma
giuridica dell'azienda, dall'attività da essa svolta e dalle sue dimensioni. L'obiettivo generale è quello
di ottenere informazioni analitiche (attraverso i sottoconti) e, al tempo stesso, riassuntive (tramite i
conti di mastro).

Prima nota, è un registro elementare utilizzato per registrare in ordine di data i movimenti
economici e finanziari di un’azienda. Ogni operazione registrata in prima nota dovrà contenere:
 la data;
 i riferimenti specifici (rispetto ai documenti contabili come ricevute o fatture);
 gli importi singoli e totali;
 la descrizione estesa che spiega la natura del movimento;
 il riferimento al documento contabile (fattura o ricevuta);
 le partite fuori cassa (banca o altro).

Affinché il registro prima nota sia il più completo possibile si devono riportare tutte le operazioni
(fatture, pagamenti, versamenti bancari, pagamento di imposte e tasse, F24 e così via). Non è un
registro obbligatorio, ma se compilato correttamente è un valido aiuto per la preparazione delle
scritture contabili all’interno del libro giornale;

Libro giornale, è un registro contabile obbligatorio in cui vengono annotate in maniera cronologica
tutte le transazioni che interessano l’azienda in un dato periodo di tempo. Ogni operazione dovrà
essere registrata entro 60 giorni dall’avvenuta transazione seguendo le linee guida del registro prima

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 18


nota. In passato il libro giornale era solo cartaceo, oggi in molti casi le informazioni vengono immesse
in maniera elettronica attraverso programmi che permettono la modifica dei dati prima che il
documento venga finalizzato. Inoltre, il libro giornale deve essere chiuso tre mesi prima rispetto alla
data di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Registri IVA, consistono in documenti obbligatori per ogni titolare di partita IVA, essi consentono
di riepilogare tutti i movimenti passivi e attivi di un’azienda. I registri IVA sono costituiti da scritture
in partita doppia (dare o avere) con specificazione dell’IVA applicata per ogni fattura emessa o
ricevuta. Vanno numerati secondo una numerazione progressiva, sono esenti da imposte di bollo e
vanno mantenuti fino al termine del periodo previsto per l’accertamento; infatti questi documenti
devono sempre essere presentabili in caso di controllo fiscale da parte della guardia di finanza o
dell’agenzia delle entrate.

Libro mastro, è l'insieme dei singoli conti (mastrini) interessati dalle transazioni dell'azienda e
fornisce un immediata idea del saldo dei diversi elementi contabili. Se il criterio seguito per compilare
il libro giornale è quello cronologico, il libro mastro riassume la situazione di ogni conto. Queste due
scritture ausiliarie non sono separate ma strettamente collegate: quest'ultimo infatti riporta il
riferimento delle diverse operazioni iscritte nel libro giornale. Inoltre, anche il libro mastro è
organizzato nelle due colonne dare e avere ovvero secondo il criterio della partita doppia. Quando le
transazioni hanno effetto su diversi componenti del conto si hanno dei sottoconti.

Libro degli inventari, è un libro obbligatorio dell'impresa commerciale, che deve redigersi all'inizio
dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno. L'inventario deve contenere l'indicazione e
la valutazione delle attività (denaro, crediti, macchinari, impianti) e delle passività (prestiti, debiti
verso terzi) relative all'impresa, nonché quelle estranee all'impresa in quanto l'imprenditore risponde
delle obbligazioni dell'impresa con tutti i suoi beni. L’inventario deve essere sottoscritto
dall’imprenditore entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini
delle imposte dirette.
Studi di settore, rappresentano uno strumento attraverso cui le autorità fiscali determina il volume
di ricavi per determinati tipi di attività e professioni. Quest'analisi tiene conto di fattori strutturali, di
mercato e territoriali per determinare i guadagni di determinati profili imprenditoriali. Gli studi di
settore sono stati introdotti con l'obiettivo di ridurre l'evasione fiscale identificando facilmente delle
dichiarazioni fuori norma.
Il registro dei beni ammortizzabili non è richiesto dalla disciplina civilistica, ma esclusivamente da
quella fiscale. Nel registro devono essere indicati, per ciascun immobile e per ciascuno dei beni iscritti
in pubblici registri, l’anno di acquisizione, il costo originario, le rivalutazioni, le svalutazioni, il fondo
di ammortamento nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta precedente, il coefficiente
di ammortamento effettivamente praticato nel periodo d’imposta, la quota annuale di
ammortamento e le eliminazioni dal processo produttivo.

Il registro viene tenuto al fine di poter dedurre dal reddito d’esercizio le quote di ammortamento, le
quali devono, inoltre, risultare imputate a conto economico ai sensi dell’articolo 75 del DPR n.
917/86. La mancata annotazione delle quote di ammortamento sull’apposito registro, comporta,

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 19


quale sanzione accessoria, la loro indeducibilità dal reddito d’impresa. Gli ammortamenti possono
essere registrati, in alternativa dell’apposito registro:

 per i soggetti in contabilità ordinaria: sul libro inventari o libro giornale;


 per i soggetti in contabilità semplificata: sul registro Iva degli acquisti.
Le formalità da rispettare per l’utilizzo del registro dei beni ammortizzabili corrispondono alla
progressiva numerazione delle pagine (non è necessaria la vidimazione/bollatura).

Scritture ausiliarie di magazzino, sono finalizzate ad indicare le variazioni intervenute tra le


consistenze di determinati beni-merce negli inventari e annuali e possono essere sostituite dalle altre
scritture obbligatorie, purché contengano le medesime indicazioni. In particolare, nelle scritture
ausiliarie di magazzino devono essere rilevate le quantità entrate e uscite dei seguenti beni:

 merci destinate alla vendita;


 semilavorati (qualora distintamente classificati nell’inventario), esclusi i prodotti in corso di
lavorazione;
 prodotti finiti;
 materie prime e altri beni destinati ad essere incorporati nei prodotti finiti;
 imballaggi utilizzati per il confezionamento dei singoli prodotti;
 materie prime tipicamente consumate nella fase produttiva dei servizi, nonché altri beni
incorporati durante la lavorazione dei beni del committente.

La rilevazione dei beni, singoli o raggruppati per categoria di inventario, possono essere effettuate
giornalmente oppure in forma riepilogativa, con periodicità non superiore al mese. Non sono previsti
particolari adempimenti per le scritture ausiliarie di magazzino: pertanto, non sarà necessario bollare
e vidimare i registri e nemmeno numerare progressivamente le pagine.

Oltre i libri e le altre scritture contabili prescritti nell'articolo 2214, la società deve tenere alcuni
libri sociali obbligatori:
1) il libro dei soci, nel quale devono essere indicati distintamente per ogni categoria il numero delle
azioni, il cognome e il nome dei titolari delle azioni nominative, i trasferimenti e i vincoli ad esse
relativi e i versamenti eseguiti;
2) il libro delle obbligazioni, il quale deve indicare l'ammontare delle obbligazioni emesse e di quelle
estinte, il cognome e il nome dei titolari delle obbligazioni nominative e i trasferimenti e i vincoli ad
esse relativi;
3) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche
i verbali redatti per atto pubblico;
4) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione o del consiglio di
gestione;
5) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale ovvero del consiglio di
sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione;
6) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo, se questo esiste;
7) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti, se sono state
emesse obbligazioni;
8) il libro degli strumenti finanziari

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 20


5.3. Vidimazione, bollatura e numerazione

Prima di essere utilizzati, i libri contabili:

 devono essere numerati progressivamente in ogni pagina;


 qualora sia previsto l’obbligo della bollatura o della vidimazione, devono essere bollati in
ogni foglio dall’ufficio del Registro delle imprese o da un notaio secondo le disposizioni delle
leggi speciali; l’ufficio del registro o il notaio devono dichiarare nell’ultima pagina dei libri
il numero dei fogli che li compongono.

In particolar modo, la procedura di vidimazione, richiamata dall’articolo 2215 c.c., si compone di


tre fasi:

1. numerazione progressiva in ogni pagina, che può essere eseguita nella parte alta o bassa di
ciascuna pagina;
2. bollatura su ogni foglio (un foglio è composto da due pagine), tramite l’impiego di timbri o
sigilli manuali (solitamente ad inchiostro), meccanici o elettro-meccanici (solitamente a
pressione);
3. dichiarazione, nell’ultima pagina del libro, del numero di fogli che lo compone.

Non sono soggetti a bollatura né a vidimazione, il libro giornale e il libro degli inventari i quali,
peraltro, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina (articolo 2215comma 2 c.c.).

Termini di conservazione

Tutti i documenti obbligatori (libri e registri contabili), gli originali delle lettere, dei telegrammi e
delle fatture ricevute, le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite, devono essere
conservati per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione. E possono essere conservati sia nel
formato cartaceo che in quello digitale.

6. Bilancio
Riassume il resoconto economico e patrimoniale dell'azienda. È organizzato in 5 sezioni:

 Stato Patrimoniale – Attivo;


 Stato Patrimoniale – Passivo;
 Conti d'Ordine;
 Conto Economico;
 Dati Integrativi.
Le voci di bilancio sono organizzate in una struttura gerarchica a più livelli (non impossibile
raggiungere l'ottavo). Lo schema di base di questa struttura è dettato dal Codice Civile che ha recepito
la IV Direttiva CEE. È per tale ragione che viene abitualmente denominato Bilancio CEE.
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 21
Le procedure tipiche della contabilità generale

 Rilevazione / registrazione. I dati in entrata sono contenuti in una o più primenote di contabilità,
registrate manualmente o provenienti da interfacce automatiche di altri moduli del sistema
informativo. Ciascuna riga di primanota viene "scritta" sul giornale, in sequenza cronologica, e
sul mastro, sotto la voce di conto interessata. Se si tratta di una riga IVA, viene anche "scritta"
sul libro IVA interessato.
 Estratto conto. Da non confondere con l'estratto conto bancario. In contabilità è la visualizzazione
(e stampa, se necessario) delle registrazioni contenute in una specifica voce del mastro, in genere
un sottoconto, per un determinato periodo (dal... al...). È corredato dai saldi in dare e avere di
inizio e fine periodo. Nota storica: in passato era consuetudine produrre gli estratti conto mensili,
o a partire dall'inizio del mese; tale limitazione era dovuta alla comune pratica di chiusura mese.
Oggi tale limitazione non esiste più (o non dovrebbe); il mese è comunque espresso come periodo
tra due date.
 Chiusura mensile. Oggi questa procedura ha significato solo come obbligo civilistico. È infatti
obbligatorio produrre e mantenere disponibile per qualsiasi richiesta degli organi di controllo
(Collegio dei sindaci, Guardia di Finanza, e così via) la documentazione di tutti i movimenti fatti,
con cadenza mensile obbligata. In passato, quando la contabilità era manuale, ma anche per molti
anni dopo l'introduzione dei mezzi informatici, era pratica comune, appena concluse le
registrazioni mensili, scrivere o stampare il giornale bollato del mese e chiudere i conti di mastro
(saldi in dare e avere). Per molti anni (e ci sono dei casi anche attuali), nei sistemi di contabilità
era presente l'archivio dei saldi, che veniva aggiornato proprio con la procedura di chiusura mese.
 Chiusura annuale o chiusura di bilancio o chiusura di esercizio. Quale che sia il termine
utilizzato consiste nella preparazione e redazione del bilancio di esercizio, che avviene alcuni
mesi dopo la data a cui si riferisce, entro limiti posti dal Codice Civile. Il periodo tipico per le
operazioni di chiusura comincia dopo il primo trimestre successivo. Ciò è dovuto, in sintesi, al
dover attendere la certezza di chiusura di specifiche partite contabili, una delle quali è, ad
esempio, l'IVA, ma riguarda anche aspetti finanziari come calcolo di interessi e oneri, ed ancora
i rapporti con clienti e fornitori.

Legislazione sociale

1. Il personale dipendente
Il personale dipendente è l’insieme dei soggetti che all’interno di un’impresa prestano la loro opera
sia fisica che intellettuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. La differenza tra il
lavoratore dipendente e le altre forme contrattuali è che il lavoratore dipendente lavora secondo ordini
a lui impartiti dall’imprenditore stesso o dai colleghi dai quali gerarchicamente dipende; quindi
è legato al vincolo di subordinazione. A seconda delle mansioni e delle funzioni
svolte, il lavoratore dipendente viene inquadrato con una

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 22


determinata qualifica ed una certa categoria. Le quattro fondamentali qualifiche distinguono il
personale dipendente in:

1. Dirigenti: possono essere tecnici o amministrativi, si caratterizzano sia per gli ampi poteri
decisionali, che si estendono o all’intera impresa o ad un determinato settore che per la
dipendenza esclusiva dell’imprenditore o da un dirigente gerarchico;
2. Quadri: si collocano tra i dirigenti e gli impiegati, ma ad essi si applica la disciplina prevista
per questi ultimi a meno che il contratto collettivo applicato non disponga diversamente. A
differenza degli impiegati, tuttavia, i quadri svolgono con continuità delle funzioni di rilevante
importanza per lo sviluppo e l’attuazione degli obiettivi aziendali, solitamente individuabili
nella gestione di un ufficio o reparto, in posizione subordinata rispetto al dirigente, all’organo
amministrativo e alla proprietà;
3. Impiegati: si intendono quei dipendenti che svolgono mansioni prevalentemente intellettuali,
in collaborazione con datore di lavoro, dirigenti e quadri;
4. Operai: infine, collaborano nell’attività d’impresa svolgendo compiti generalmente di tipo
manuale ed esecutivo.

2. Il Contratto di Lavoro
Il contratto di lavoro è un contratto di scambio giacché il lavoratore si obbliga a mettere a
disposizione del datore la sua attività lavorativa, mentre il datore si obbliga a corrispondere la
prestazione. Redatto in duplice copia deve essere controfirmato da entrambe le parti e contenere
informazioni sulla data di assunzione, il tipo e la durata del rapporto di lavoro con l’eventuale periodo
di prova, l’inquadramento del prestatore di lavoro e la sua unità di assegnazione, il suo livello e la sua
qualifica e la sua retribuzione.

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) è, nel diritto del lavoro italiano, un tipo di
contratto di lavoro stipulato a livello nazionale tra le associazioni di lavoro (sindacati) e la
CONFINDUSTRIA (imprenditori). Questi accordi possono essere rinnovati o stipulati. È specifico
per ciascuna categoria di lavoratori, per ciascun settore. All’interno dei contratti collettivi nazionali
di lavoro (CCNL) ci sono alcuni aspetti da conoscere e valutare con attenzione.

2.1. Assunzione del personale

L’assunzione può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato. Un’assunzione a tempo


indeterminato esiste una data di inizio ma non di fine del lavoro. È un tipo di contratto che tutela
maggiormente i lavoratori, in quanto godono di tutti i diritti previsti dalla legge (tutela della salute,
sicurezza sul lavoro e così via).

Nel caso in cui l’assunzione dovesse avvenire con un contratto a tempo determinato, o contratto a
termine, esiste un tempo ben definito all’atto della stipula di durata del contratto, con una data che va
ad indicare la fine del rapporto di lavoro. Alla scadenza, il contratto a tempo determinato potrà essere
prorogato, ma non potrà avere una durata superiore a 36 mesi e 5 rinnovi, intervallati da 10/20 giorni
(Decreto Dignità, 2018).

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 23


L’imprenditore, prima di assumere il personale, dovrà acquisire tutte le informazioni che verranno
registrate nel Libro Unico del Lavoro (LUL), che dal 2009 ha sostituito i preesistenti libro paga,
libro matricola e gli altri libri tenuti dalle imprese. A partire dal 1 gennaio 2017, tale libro sarà tenuto
esclusivamente in modalità telematica e presso il Ministero del lavoro. La novità è stata introdotta dal
decreto semplificazioni del Jobs Act, 2015. Sono tenuti alla compilazione del Libro unico del lavoro
tutte le imprese e i datori di lavoro che hanno dipendenti, collaboratori o associati. La registrazione
riguarda solo queste figure, pertanto sono esclusi eventuali tirocinanti, stagisti o lavoratori in
somministrazione. Nella registrazione, oltre ai dati anagrafici del dipendente o del collaboratore,
vanno indicate le informazioni precedentemente indicate nel libro matricola e nel libro paga:

 la qualifica e il livello di inquadramento;


 la retribuzione di base;
 data di assunzione e di cessazione del rapporto di lavoro;
 numero delle ore di lavoro effettuato (ordinario e straordinario);
 l’anzianità di servizio;
 il calendario delle presenze;
 le trattenute operate e le detrazioni godute;
 l’importo per gli assegni familiari dovuti al dipendente.

Un’altra novità introdotta dal decreto semplificazioni del Jobs Act, riguarda l’abrogazione del registro
infortuni, il documento riepilogativo finalizzato a fornire dati sull’andamento del fenomeno
infortunistico all’interno delle imprese. L’abrogazione sarebbe avvenuta a seguito dell’istituzione del
SINP, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione di infortuni e malattie professionali
(istituito appunto dall’art. 8 del Testo Unico), un importante strumento nato per fornire “dati utili per
orientare, programmare, pianificare e valutare l’efficacia della attività di prevenzione degli infortuni
e delle malattie professionali di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della salute dei lavoratori”.

Tuttavia resta, comunque, l’obbligo del datore di lavoro di denunciare all’INAIL gli infortuni occorsi
ai dipendenti, che comportano un’assenza superiore ai 3 giorni. Oltre a queste denunce, il Testo
Unico sicurezza ha previsto che il datore di lavoro comunichi all’INAIL, a fini puramente statistici,
anche gli infortuni che comportano almeno un giorno di assenza.

2.3. La sicurezza sul lavoro

Da qualche anno l’impostazione alla sicurezza del lavoro, nell’ottica del legislatore e anche del
management aziendale ha avuto un notevole cambiamento, conseguente all’introduzione del concetto
di qualità totale. Questo cambio appare particolarmente evidente nel momento in cui guardiamo
all’evoluzione che ha avuto la normativa italiana. Con l’abolizione della legge 629/94 e con la
conseguente approvazione del DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n° 81, in tema di
sicurezza sul lavoro, il lavoratore non viene più considerato come semplice fattore di manodopera e
brutale forza lavoro – assunto che poteva essere anche accettato nel 1942 – ma come

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 24


un essere pensante, informato sull’importanza del proprio ruolo e chiamato a collaborare
proattivamente al raggiungimento degli obiettivi dell’azienda.

Il decreto legislativo 81/08 è il Testo unico che sovrintende alla tutela della sicurezza dei lavoratori
sul luogo di lavoro. Tale Decreto prende alcuni provvedimenti di sistema, che con il linguaggio della
gestione del rischio potremmo chiamare Barrier Soft e fissa quelli che sono i dispositivi di protezione
individuale (DPI), che potremmo definire Barrier Hard. Nella prima categoria
rientrano sicuramente quelli che il Decreto stabilisce come le responsabilità che spettano in campo
al Datore di lavoro:

1. stesura del Documento Unico di Valutazione dei Rischi (DUVR), previsto dall’articolo 28.
Il documento descrive il processo produttivo dell’azienda analizzandone le varie fasi,
individuando per ogni singola fase i dirigenti responsabili e i rischi ai quali ci espone
svolgendole e indicando anche i presidi e le misure da adottare per prevenire il verificarsi di
incidenti;
2. nomina del Responsabile Sicurezza Prevenzione e Protezione (RSPP). Tale ruolo deve
essere obbligatoriamente affidato ad una persona – nelle imprese fino a 5 dipendenti può
essere il datore di lavoro stesso – abilitato tramite apposito corso di formazione, il quale nello
specifico, andrà ad occuparsi delle seguenti incombenze:
a. individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi, individuazione delle misure
di sicurezza e della sanità dell’ambiente di lavoro;
b. elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
c. elaborazione delle misure preventive e proiettive e dei sistemi di controllo delle misure
adottate;
d. nelle aziende con più di 15 dipendenti, richiedere almeno una volta l’anno una riunione
di valutazione alla quale deve partecipare il datore di lavoro, il medico competente e
il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), al fine di valutare
l’andamento generale in tema di sicurezza, facendo una stima sugli incidenti avvenuti.

Dispositivi di protezione collettivi (DPC)

Per dispositivi di protezione collettivi, DPC, ci si riferisce a tutti quei dispositivi che hanno il compito
di limitare un rischio o di contenere un danno. Hanno l’obiettivo di proteggere l’intera
organizzazione, compresi tutti i dipendenti che ne fanno parte.

Dispositivi di protezione individuale (DPI)

Per dispositivi di protezione individuale, DPI, invece, ci si riferisce a tutte quelle attrezzature o
strumentazioni destinate ad essere indossate o comunque portate dietro dal lavoratore al fine di
proteggerlo dai rischi che le mansioni svolte dalla sua attività comportano. Infatti,
i DPI sono suddivisi in tre categorie:

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 25


1. Prima categoria: sono quei dispositivi pensati per proteggere i lavoratori che svolgano
mansioni dal rischio minimo;
2. Seconda categoria: fanno parte di questa categoria tutti quei dispositivi di protezione
individuale che, banalmente, non appartengono né alla prima né alla terza categoria;
3. Terza categoria: questi dispositivi sono anche noti come salvavita. Sono anche chiamati:
dispositivi di protezione dei piedi e delle gambe.

4. Esiti dell’esperienza lavorativa


L’esperienza lavorativa presenta connotazioni negative e positive per la persona e per la stessa
organizzazione: soddisfazione, insoddisfazione, benessere lavorativo, sovraccarico e così via.

La soddisfazione lavorativa è stata definita come quel sentimento di piacevolezza che deriva dalla
percezione che la propria attività sia in grado di soddisfare valori personali importanti. Nello
specifico, possiamo considerarla come un atteggiamento verso il lavoro all’interno del quale
possiamo distinguere una componente cognitiva, una componente affettiva e una componente
comportamentale.
Le componenti principali della soddisfazione lavorativa possono essere misurabili chiedendo alle
persone di esprimere il loro atteggiamento verso il lavoro, ad esempio anche attraverso questionari e
interviste. Tali componenti possono essere riconducibili a tre dimensioni:

 valori personali connessi al lavoro;


 l’importanza attribuita a questo;
 la percezione.

Diverse, invece, possono essere le cause dell’insoddisfazione lavorativa.

 Una prima fonte di insoddisfazione si riferisce al contenuto del lavoro, alla natura del compito,
alle sue concrete modalità di svolgimento e all'ambiente fisico in cui esso si svolge.
 Una seconda fonte si riferisce invece all'ambiente sociale nel quale il lavoratore opera e alla
dinamica dei ruoli organizzativi.
 La terza categoria di fonti di insoddisfazione è legata a variabili riconducibili alle differenze
individuali tra gli stessi lavoratori.

Le conseguenze dell’insoddisfazione lavorativa possono ricondursi fondamentalmente alle seguenti


categorie:

 problemi di equilibrio psico-fisico;


 assenteismo e turnover;
 sentimento di appartenenza all’organizzazione;
 abbassamento della performance;
 alti livelli di stress.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 26


4.1. Che cos’è lo stress?
Lo stress è una risposta psicofisica a compiti anche molto diversi tra loro, di natura emotiva, cognitiva
o sociale, che la persona percepisce come eccessivi. Fu Selye il primo a parlare di stress, definendolo
come una risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso (Selye, 1976).
Lo stress è un vero è proprio processo e si articola in 3 fasi:

1. La prima fase: viene definita di allarme, a causa della presenza dello stressor (stimolo- evento
stressante), che determina nell’individuo il riconoscimento di un pericolo insito nello stimolo.
Nella fase di allarme si verifica dunque una reazione di stress acuto in cui l’organismo
mobilita tutte le sue difese.
2. La seconda fase: è quella di resistenza, nella quale l’organismo si impegna a fronteggiare
l’evento, mettendo in atto un complesso programma biologico-comportamentale.
3. La terza fase: è quella di esaurimento, che si verifica quando termina la quantità di energia
presente nell’individuo per far fronte allo stressor. Questo comporta una critica riduzione
delle capacità adattive dell’organismo in generale. La fase di esaurimento può porsi come una
vera e propria base per essere predisposti allo sviluppo di patologie, questo avviene perché,
l’evento stressante si protrae oltre quella che è la resistenza dell’organismo.

Quando l’organismo non riesce a perpetuare il suo stato di resistenza nei confronti dello stressor, si
generano patologie difficilmente reversibili e secondo Selye è possibile persino la morte.

In base alla durata dell’evento stressante è possibile distinguere due categorie di stress: se lo stimolo
si verifica una volta sola e ha una durata limitata si parla di ‘stress acuto’, se invece la fonte di stress
permane nel tempo si utilizza l’espressione ‘stress cronico’. Lo stress cronico propriamente detto
dura a lungo, investe diverse sfere di vita e costituisce un ostacolo al perseguimento degli obiettivi
personali. Si definisce, infine, ‘stress cronico intermittente’ un quadro di attivazione da stress
che si presenta ad intervalli regolari, con una durata limitata e un buon livello di prevedibilità. Accanto
alla distinzione sulla base della durata è possibile individuare due categorie sulla base della natura
degli eventi stressanti. In molti casi gli stressor sono nocivi e possono portare ad un abbassamento
delle difese immunitarie – si parla quindi di distress. In altri casi, invece, gli stressor sono benefici,
poiché favoriscono una maggior vitalità dell’organismo – si utilizza in questo caso l’espressione
eustress.

Lo stress è una risposta psicofisica che l’organismo mette in atto in risposta a compiti che sono valutati
dall’individuo come eccessivi: questo significa che un evento stressante per qualcuno potrebbe non
esserlo per altri e che uno stesso evento in fasi di vita diverse può risultare più o meno stressante. È
tuttavia utile individuare alcuni fattori che risultano tipicamente stressanti per la maggior parte delle
persone. Molti dei grandi eventi della vita possono risultare stressanti, sia eventi

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 27


piacevoli come il matrimonio, la nascita di un figlio o un nuovo lavoro, sia quelli spiacevoli come la
morte di una persona cara, una separazione o il pensionamento. Accanto a questi eventi possiamo
identificare come fonti frequenti di stress alcuni fattori fisici: il freddo o il caldo intensi, l’abuso di
alcol o il fumo, ma anche serie limitazioni nei movimenti. Esistono inoltre fattori ambientali che ci
espongono al rischio di stress, pensiamo ad esempio alla mancanza di un’abitazione, agli ambienti
molto rumorosi, a livelli di inquinamento elevati. Ricordiamo, infine, le malattie organiche e gli
eventi straordinari quali i cataclismi.
Qui di seguito ho inserito una lista di eventi stressanti, cioè capaci di provocare cambiamenti
importanti nella vita delle persone, richiedendo quindi uno sforzo di adattamento.
Naturalmente sono solo indicative perché non tengono conto della variabilità dell’individuo.

SCALA DI HOLMES E RAHE (1967)


I numeri a destra determinano il punteggio dell’evento: durante lo studio su cui tale scala si basa si è
visto che il 51% delle persone con punteggi superiori a 300 in un anno si ammalavano, anche di gravi
malattie.

EVENTO STRESSANTE INTENSITA’ DELLO


STRESS
MORTE DEL CONIUGE O DEL FIGLIO 100
DIVORZIO 75
SEPARAZIONE 65
MORTE DI UN PARENTE STRETTO 65
PRIGIONIA 65
MENOPAUSA 60
MALATTIA PERSONALE 55
MATRIMONIO 55
PERDITA DEL LAVORO 50
PENSIONAMENTO 45
RICONGIUNZIONE FAMIGLIARE 45
MALATTIA DI UN FAMIGLIARE 43
LAVORO INTENSO 42
GRAVIDANZA 40
DIFFICOLTA’ SESSUALI 35
ARRIVO DI UN NUOVO MEMBRO NELLA 35
FAMIGLIA
CAMBIO DELLA MANSIONE LAVORATIVA 35
MUTAMENTO DELLA SITUAZIONE ECONOMICA 35
MORTE DI UN AMICO 35
CONTRASTI INSOLITI CON IL PARTNER 32
STIPULA DI UNA IPOTECA 31
RIFIUTO DI UN PRESTITO 30
TRASLOCO DI UN FIGLIO DA CASA 29
PROBLEMI CON LA LEGGE 29
CONQUISTA PERSONALE (lavorativa, economica, 26
sociale)
INIZIO O CESSAZIONE DEL LAVORO DEL 26
PARTNER O CONIUGE
INIZIO O FINE SCUOLA 26
CAMBIAMENTO DELLE CONDIZIONI SOCIALI 26
CAMBIAMENTO DELLE ABITUDINI PERSONALI 25
(dieta, sport, cattive abitudini)
PROBLEMI CON UN SUPERIORE AL LAVORO 23
CAMBIAMENTO ORARI LAVORATIVI 22
CAMBIAMENTO DI RESIDENZA 20

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 28


CAMBIAMENTO SCUOLA 20
CAMBIAMENTO HOBBY 20
PERIODO PREMESTRUALE 18
RICHIESTA DI UN PRESTITO ESIGUO 15
CAMBIAMENTO FEDE RELIGIOSA 15
CAMBIO RITMO SONNO-VEGLIA 15
VARIAZIONI DELLE ABITUDINI ALIMENTARI 15
VACANZA 13
GRANDI FESTE (Natale, Pasqua) 11
PICCOLE INFRAZIONI ALLA LEGGE 10

I sintomi dello stress


Ci capita spesso di dire che siamo ‘stressati’ ma non tutti i sintomi sono facili da individuare e
possiamo sottovalutare il problema. Pur essendo difficile fornire un elenco esaustivo di tutti i sintomi
dello stress, è utile individuare i più frequenti. Si individuano quattro categorie di sintomi da stress:
 sintomi fisici: mal di testa, mal di schiena, indigestione, tensione nel collo e nelle spalle,
dolore allo stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, extrasistole, agitazione, problemi di
sonno, stanchezza, capogiri, perdita di appetito, problemi sessuali, fischi alle orecchie;
 sintomi comportamentali: digrignare i denti, alimentazione compulsiva, più frequente
assunzione di alcolici, atteggiamento critico verso gli altri, comportamenti prepotenti,
difficoltà a portare a termine i compiti;
 sintomi emozionali: tensione, rabbia, nervosismo, ansia, pianto frequente, infelicità, senso di
impotenza, predisposizione ad agitarsi o sentirsi sconvolti;
 sintomi cognitivi: difficoltà a pensare in maniera chiara, problemi nella presa di decisione,
distrazione, preoccupazione costante, perdita del senso dell’umorismo, mancanza di
creatività.

4.2. Stress da lavoro


Secondo una definizione del National Institute for Occupational Safety and Health:
lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose
che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o
esigenze del lavoratore.

Gran parte dello stress della nostra quotidianità deriva dall’attività lavorativa. I ritmi sempre più
sostenuti e le richieste pressanti delle aziende, oltre alla crescente tendenza ad identificarsi con il
proprio lavoro, determinano spesso un grande investimento di risorse che, prolungato nel tempo, può
intaccare seriamente il nostro benessere. Diverse patologie psichiche, come stress, ansia e panico,
possono generarsi da un ambiente lavorativo poco sano e compromettono le risorse individuali. Per
questo motivo chi si occupa di Risorse Umane è oggi chiamato più che mai a favorire la diffusione
del benessere organizzativo, a motivare e a prevenire il senso di frustrazione.

Fattori di rischio e/o cause scatenanti possono riguardare:

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 29


 Una mole di lavoro eccessiva: se la quantità di lavoro è massiccia, il tempo per svolgere le
varie mansioni è di conseguenza insufficiente. Ciò potrebbe causare uno stato di tensione o
portare il lavoratore a svolgerli in modo sommario;
 Un’incertezza dei ruoli ricoperti: ciò riguarda soprattutto i casi in cui vi sono più persone a
lavorare tra di loro, come nel caso di un’equipe. Se gli incarichi non sono ben definiti la
situazione lavorativa potrebbe non essere chiara e l’andamento lavorativo ne risulterebbe poco
lineare;
 Una pressione da parte dei superiori: critiche provenienti da vostri superiori, essere
sottovalutati o non presi in considerazione, sono tutti fattori che potrebbero condurre ad un
calo di autostima, poiché viene in questo modo sminuito il valore personale;
 Una conflittualità con i colleghi: ciò incrementa tensioni relazionali sul luogo di lavoro che
ne ostacola la cooperazione;
 Un ambiente di lavoro inadeguato o poco confortevole: attrezzature lavorative poco adatte
sono scomode e rallentano il lavoro;
 Un’inadeguatezza del ruolo assunto: magari a rivestire un ruolo di responsabilità è una
persona con buone doti organizzative; tuttavia, potrebbero però mancargli quella capacità di
leadership. Ciò potrebbe generare nella persona interessata un senso di inadeguatezza, in
quanto egli è costretto ad assumersi responsabilità extra, a causa di una personalità poco
idonea al ruolo rivestito;
 Oppure una continua mobilità/trasferimento: non consentono una stabilità personale e
potrebbe venirne fuori una conseguente disorganizzazione extralavorativa.

Inoltre, i fattori extralavorativi hanno la loro importanza, in quanto fanno si che l’individuo trascini
con sé, sul luogo di lavoro, le tensioni personali, rendendo i propri compiti carichi di nervosismo e
per nulla soddisfacenti.
Tensioni, insoddisfazione che creano un circolo vizioso, uno squilibrio stressante che l’individuo
avverte sul luogo di lavoro e che porta con sé delle conseguenze, le quali pesano in primo luogo a
livello personale, sull’individuo stesso ed in secondo luogo sull’organizzazione lavorativa.

4.3. La sindrome da burn-out


Richieste eccessive e protratte nel corso del tempo sul posto di lavoro possono dare origine alla
“sindrome da burn-out”, una vera e propria forma di esaurimento derivante dalla natura di alcune
mansioni professionali. In particolar modo per tutte quelle professioni in cui vi è una “relazione di
aiuto”, che coinvolge quindi un operatore e un utente disagiato in un rapporto emotivamente
coinvolgente.
Il termine “burn-out” deriva dall’inglese e letteralmente significa essere bruciati, esauriti, scoppiati.
Il termine è stato preso in prestito dal mondo dello sport, dove viene usato per indicare la condizione
di un atleta che, dopo vari successi e nonostante la perfetta forma fisica, non riesce più a conseguire
buoni risultati. La sindrome del burn-out è una malattia professionale e chi ne soffre può essere
definito un “bruciato” dal troppo lavoro. La persona colpita da burn-out manifesta alcuni sintomi,
quali nervosismo, insonnia, depressione, senso di fallimento, bassa stima di sé, indifferenza,
isolamento, rabbia e risentimento.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 30


Il burnout è spesso riconducibile a una costellazione di fattori negativi, ossia a forte stress sul posto
lavoro, all’incapacità di gestirlo adeguatamente e alla mancanza di riposo e ricreazione. Benché non
esista una definizione condivisa del termine, il fenomeno è caratterizzato da tre fattori:

 esaurimento emotivo: considerato il fattore principale, si riferisce a una sensazione di


spossatezza emotiva, fisica e mentale. Le persone interessate si sentono completamente prive
di energia;
 cinismo o disinteressamento: fattore che designa un atteggiamento di indifferenza o distanza
nei confronti del lavoro (clienti, pazienti, mansionario, ecc.);
 calo del rendimento personale: sensazione di essere sempre meno all’altezza della situazione
nonostante il grande impegno. Viene meno la fiducia nei propri mezzi.

È un fenomeno di tipo psicosociale e si evolve attraverso quattro stadi progressivi:


1. stadio dell’entusiasmo: l’operatore è motivato e percepisce solo gli aspetti positivi del
lavoro;
2. stadio della stagnazione: non c’è evoluzione, il lavoro diventa meccanico;
3. stadio della frustrazione: diretta conseguenza dello stadio precedente, si iniziano a provare
sentimenti di rabbia verso il lavoro e sentimenti di inutilità e di impotenza verso se stessi;
4. stadio dell’apatia: l’operatore mostra un disimpegno emotivo-affettivo verso la propria
situazione lavorativa (perdita di amore per il proprio lavoro).

Tutto ciò porterebbe il lavoratore a comportarsi in maniera meccanica, senza il giusto entusiasmo. I
compiti vengono visti come un obbligo e portati avanti per necessità.
Il burn-out richiede di essere trattato tempestivamente e l’aiuto migliore che una persona in stato di
burn-out può attendersi sono le cure psicologiche. L’obiettivo del trattamento cognitivo
comportamentale è cambiare questo modo di pensare per ridurre l’intensità delle emozioni negative
e creare un clima sereno e produttivo all’interno dell’ambiente lavorativo. La meditazione, in
particolare la mindfulness, è una pratica ampiamente usata per contrastare gli effetti di pensieri ed
emozioni frustranti: imparare ad accogliere il presente in modo non giudicante è un utile strumento
per difendersi dal rischio di burn-out. Per gestire le relazioni in modo più efficace e meno
stressante può inoltre essere utile apprendere tecniche di assertività, ossia la capacità di esprimersi in
modo chiaro ed efficace utilizzando un tipo di comunicazione flessibile. Infine, i gruppi di sostegno
tra persone con difficoltà simili costituiscono una risorsa preziosa per affrontare un contesto
lavorativo stressante.

4.4. Il Mobbing
Una delle fonti più insidiose di stress è il mobbing. Nella lingua inglese il verbo “to mob” significa
aggredire, assalire tumultuosamente; il termine, mutuato dalla scienza etologica, descrive il
comportamento di un branco che assale un singolo. In ambito aziendale, il mobbing può essere
definito come quell’insieme di comportamenti graduali e sistematici che mirano all’emarginazione
ed all’annichilimento di un lavoratore. L’esposizione al mobbing è stata classificata come una
sorgente di stress sociale sul lavoro e come il problema più paralizzante e devastante per i lavoratori
rispetto a tutti gli altri stressor correlati al lavoro messi assieme.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 31


La pratica del mobbing, consiste nel vessare il dipendente o il collega di lavoro con diversi metodi
di violenza psicologica o addirittura fisica, con il fine di indurre la vittima ad abbandonare il posto di
lavoro, anziché ricorrere al licenziamento. Sono esempi di mobbing lo svuotamento delle mansioni
tale da rendere umiliante il prosieguo del lavoro, i continui rimproveri e richiami espressi in privato
ed in pubblico anche per banalità, l’esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo, oppure
l’esclusione reiterata del lavoratore rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e
aggiornamento professionale, la mancata assegnazione dei compiti lavorativi, con inattività forzata
o, l’interrompere o impedire il flusso di informazioni necessari per l’attività (chiusura della casella di
posta elettronica, restrizioni sull’accesso a internet).
Per poter parlare di mobbing sul lavoro, l’attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere
funzionale alla espulsione del lavoratore, nonché causa di una serie di ripercussioni psico- fisiche che
spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-
traumatico da stress) ad andamento cronico.

Esiste un rapporto di causa-effetto tra mobbing e stress: il mobbing causa stress ma non il contrario.
Lo stress, infatti, può presentarsi indipendentemente dal mobbing. In linea di massima, le persone più
stressate sono considerate come quelle più predisposte ad assumere il ruolo di mobber. Ora
vediamo nel dettaglio quali sono i protagonisti del mobbing:

 mobber, colui che compie le azioni vessatorie;


 vittime o mobbizzati, coloro che subiscono questi comportamenti;
 spettatori, coloro che non sono direttamente coinvolti nel processo.

Esistono diversi tipi di mobbing, ecco qui di seguito alcuni esempi e tipologie:

 Mobbing dal basso o down-up: Il mobber è in una posizione inferiore rispetto a quella della
vittima. Accade quando l’autorità di un capo viene messa in discussione da uno o più
sottoposti, in una sorta di ammutinamento professionale generalizzato. I casi di mobbing dal
basso sono comunque abbastanza rari, in Italia la percentuale è minore del 10%.
 Mobbing dall’alto o mobbing strategico: l’attività è condotta da un superiore al fine di
costringere alle dimissioni un dipendente in particolare, ad es. perché antipatico, poco
competente o poco produttivo; in questo caso, le attività di mobbing possono estendersi anche
ai colleghi, che preferiscono assecondare il superiore, o quantomeno non prendere le difese
della vittima, per non inimicarsi il capo. E’ prassi frequente nelle imprese che hanno subito
ristrutturazioni, fusioni, cambiamenti che abbiano comportato un esubero di personale difficile
da licenziare.
 Mobbing verticale o gerarchico: Il mobber è in una posizione superiore rispetto alla vittima:
un dirigente, un capo reparto, un capufficio. Questo tipo di mobbing comprende tutti quegli
atteggiamenti riconducibili alla tematica dell’abuso di potere, cioè dell’uso eccessivo,
arbitrario o illecito del potere che un ruolo professionale implica.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 32


 Mobbing orizzontale: è quello praticato da parte dei colleghi verso un lavoratore non
integrato nell’organizzazione lavorativa per motivi d’incompatibilità ambientale o
caratteriale, ad es. per motivi etnici, religiosi, sessuali etc.

Il fenomeno del mobbing, può rappresentare per la vittima un grave problema, non solo lavorativo
ma anche sociale e familiare e, soprattutto può avere gravi ripercussioni sulla salute: la patologia
psichiatrica più frequentemente associata al mobbing è il disturbo dell’adattamento; esso si compone
di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva come reazione all’evento stressogeno. Fra le
conseguenze rientrano la perdita d’autostima, depressione, insonnia, isolamento. Inoltre il mobbing è
causa di cefalea, annebbiamenti della vista, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite,
dermatosi. Le conseguenze maggiori sono i disturbi della socialità: nevrosi, depressione, isolamento
sociale e, suicidio in un numero non trascurabile di casi. In Italia il numero
di vittime del mobbing è stimato intorno a 1 milione e 200 mila, con prevalenza tra i quadri e i
dirigenti, più che altro nel settore pubblico e in quello dei servizi. Negli ultimi dieci anni i casi di
mobbing denunciati hanno avuto un incremento esponenziale. Non dimentichiamo poi che proprio
per i suoi effetti, il mobbing ha un forte costo sociale, stimato in circa il 190% superiore al salario
annuo lordo di un dipendente non mobbizzato.

5. Dinamiche di gruppo
Il concetto di dinamica di gruppo è stato introdotto in psicologia da Kurt Lewin per indicare le
relazioni che interessano un gruppo e che ne influenzano lo sviluppo e la condotta. Il gruppo è
un’insieme di persone che interagiscono con continuità, è regolato da norme, è caratterizzato da
specifiche modalità di comunicazione e di relazione e presenta un determinato grado di coesione tra
i membri. Inoltre, le persone facente parti di uno stesso gruppo hanno uno scopo in comune.
All’interno di un gruppo, o fra sottogruppi, si stabiliscono legami soggetti a un cambiamento che
derivano da una interferenza fra le condizioni individuali, caratteristiche di ciascun partecipante, e
quelle gruppali, dovute alle interazioni sociali e alle percezioni interpersonali.

La dinamica di gruppo si propone quindi di analizzare l’andamento delle relazioni gruppali; la sua
struttura e il suo fluire. Possiamo dire che sia possibile evidenziare una serie di caratteri comuni che
sono ritrovabili all’interno di ogni gruppo.

1 - Senso di radicamento o appartenenza

Si tratta del sentimento connesso al sentirsi appartenente a un gruppo; condividere questo regime di
appartenenza con gli altri, sentirsi bene accettato e nello stesso tempo accettare l’altro proprio in virtù
di un radicamento comune. L’appartenenza dipende da alcuni fattori principali come l’identificazione
e cioè la scoperta di una comune base ideologica che sta a monte dei comportamenti e dei "credo" dei
membri. Questa base ideologica può essere legata a vere e proprie filosofie di vita, credenze religiose,
idee politiche. Un altro importante fattore di radicamento è l’omogeneità a cui tende il gruppo, dal
punto di vista esteriore e comportamentale. Non necessariamente questo porta a vestire delle divise,
ma le scelte relative agli abiti, alle acconciature
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 33
dei capelli, o alla scelta di alcuni dettagli (gadget), così come l’utilizzo di un gergo linguistico speciale
può costituire un modello di riferimento sulla base del quale stimare l’appartenenza a un gruppo. I
comportamenti e gli atteggiamenti dei gruppi giovanili ci offrono esempi molto chiari di questo.

2 - L’interdipendenza

L’appartenere a un gruppo determina una interdipendenza fra elementi soggettivi ed elementi


intersoggettivi, elementi cioè che appartengono alla intimità di ogni individuo ed altri appresi invece
a contatto con il gruppo. Le motivazioni, i comportamenti, gli atteggiamenti e le modalità relazionali
assumono connotazioni tali da rendere interdipendente in senso dinamico il rapporto individuo-
gruppo.

Possiamo sostenere che la personalità sia in parte costruita sulla base di questa trama relazionale e
gruppale. Ogni persona appare perciò - da un simile punto di vista - inserito in diversi contesti
gruppali, come la famiglia, la scuola, altre comunità, che finiscono con il concorrere a formare la
personalità e a orientarla in direzioni condivise a vari livelli.

Il primo livello gruppale che si identifica alla base della personalità di ogni individuo è la famiglia.
Indubbiamente la realtà familiare contribuisce notevolmente al definirsi dei modelli comportamentali,
ma è anche profondamente influente nella determinazione dei fattori emozionali, affettivi e
relazionali. Nella famiglia ogni persona ha costruito le basi della propria individuazione e pertanto è
abbastanza logico pensare che aspetti della gruppalità familiare appartengano ad ogni persona,
assimilati ai tratti più intimamente individuali, così da formare un tutt’uno unico e irripetibile, ma
nello stesso tempo espressione di una gruppalità interiorizzata.

Il secondo livello è rappresentato invece dalle diverse comunità frequentate dall’individuo e dalla
sua famiglia. Si tratta di entità gruppali rispetto alle quali vale il senso dell’appartenenza, per cui si
manifestano i principi già illustrati in precedenza di una identificazione e di una omogeneità di
gruppo. L’idea che anche il radicamento socio-culturale a più piccoli o medi gruppi sociali come ad
esempio le compagnie degli amici, il gruppo dei colleghi di lavoro, le comunità religiose, i gruppi
politici, possa dare un contributo decisivo alla formazione della personalità è certamente più recente
e dimostra come siano importanti anche i fattori interpersonali nella determinazione delle
caratteristiche individuali di ognuno di noi.

Il terzo livello corrisponde, infine, alla società nel senso più largo del termine, con le variabili ad essa
connesse, relative alla organizzazione più generale della cultura e delle norme sociali di ogni
popolazione.

3 - Coesione di gruppo

Il gruppo si fonda solitamente su una certa dose di coesione. La coesione rappresenta il grado di
solidarietà che è presente fra gli appartenenti al gruppo. Occorre infatti condividere le regole per poter
far parte di una entità gruppale. Molti psicologi interessati ai processi sociali e collettivi hanno messo
in luce l’importanza dei fattori emotivi, che emergono nella costruzione della coesione di

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 34


gruppo, come grado di riconoscimento del soggetto nei valori o nei "miti" propri del gruppo. Questi
sentimenti possono essere di orientamento positivo come l’amore, ma spesso entra in gioco, con
maggiore probabilità, l’aggressività: sia dal punto di vista attivo, sia come meccanismo di difesa.

4 - Definizione di una leadership

La definizione di una leadership all’interno di un gruppo dipende dal grado di differenziazione di


ruoli che ha prodotto una organizzazione in senso gerarchico. Il leader di un gruppo deve possedere
alcuni requisiti riconosciuti dagli appartenenti al gruppo: una abilità tecnica speciale relativa agli
interessi particolari dell’aggregazione; un buon livello di gradevolezza affettiva.

Kurt Lewin ha studiato le caratteristiche di gestione del potere da parte di un leader e distingue tre
diversi modelli:

1. leader autoritario: è colui che organizza la sua leadership basandosi esclusivamente


sull’aggressività e la competitività del gruppo. La distribuzione del potere non è omogenea: vi
è un “capo” che impartisce gli ordini e dei dipendenti che li eseguono;
2. leader democratico: coordina il lavoro degli affiliati al gruppo senza imporre un regime di
controllo, ma accettando le divergenze e utilizzandole come risorse a disposizione. Il potere
viene distribuito tra tutti i membri;
3. leader permissivo: accetta volentieri e stimola la creatività altrui, consentendo livelli di
collaborazione molto aperti. Il leader assume la funzione di sola rappresentanza.

Per ciò che riguarda il campo educativo possiamo osservare come questa valutazione sulla leadership
risulti interessante per ciò che concerne il rapporto fra allievi, educatori e insegnanti. Il gruppo-classe
infatti lascia intravedere al proprio interno dei movimenti che si traducono in condotte relazionali e
comunicative legate al modo di gestire la classe da parte degli adulti. Sulle problematiche della
leadership possono senza dubbio intervenire anche aspetti collegati al gruppo orizzontale dei pari, ma
una maggiore influenza è da attribuirsi al ruolo degli insegnanti e degli educatori e al loro modo di
operare insieme, pianificando la conduzione della classe per tentare di mantenere condotte non troppo
sbilanciate sul piano del potere comunicativo e relazionale nel gruppo.

La problematica della leadership reca con sé una valutazione della differenziazione dei ruoli
all’interno del gruppo. Possiamo così identificare, assieme a chi svolge compiti di leader, persone che
leader non sono, ma che hanno comportamenti da leader: sono abbastanza capaci di creare relazioni
positive con gli altri, mostrano di avere e di ottenere preferenze dagli altri del gruppo, sono abbastanza
sereni. Altra categoria è quella dei gregari, che seguono i leader o i non leader con comportamenti da
leader in modo passivo, adeguandosi alle scelte e ai desideri degli altri. Ci sono infine persone isolate,
che appartengono al gruppo in modo marginale, condividendo di riflesso una idea di appartenenza e
stringendo rapporti fragili e sporadici.

5 - La socializzazione

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 35


La socializzazione costituisce un aspetto fondamentale al fine dello studio della dinamica di gruppo.
Ha come obiettivi:

a. il raggiungimento di un livello di sicurezza garantito dall’appartenenza al gruppo che


consente, con la sua protezione, di rischiare senza troppa ansia anche in terreni mai
esperiti;
b. il controllo della dinamica della colpa perché il super-io paterno si trasforma in super-
io di gruppo più facile da controllare;
c. l’accelerazione dei processi di apprendimento perché il gruppo serve da feedback
continuo mediante il paragone con gli altri, e quindi come mezzo per conoscere
continuamente i risultati raggiunti;
d. l’aumento dell’efficienza e della funzionalità delle difese perché, seguendo la legge
del successo all’interno del gruppo, verranno ad essere potenziati quei meccanismi che
hanno determinato un effetto positivo, e verranno abbandonati quelli che, al contrario
avevano fallito in loro scopo;
e. l’influenza sul ritmo di sviluppo intellettuale per il rapporto che esiste tra processi
intellettivi e linguaggio, e tra il linguaggio e la comunicazione che nel gruppo è
potenziata;
f. la maturazione affettiva facilitata nel gruppo rispetto alla condizione isolata e,
controllata nelle manifestazioni delle pulsioni che l’individuo può anche non saper
regolare da solo.

Elementi di economia aziendale: legislazione fiscale

1. Le imposte e le tasse
Le principali entrate dello Stato sono costituite dai tributi. Questi si distinguono in: imposte, tasse,
contributi speciali (o tributi speciali), entrate speciali (come, ad esempio, lotto, lotterie, totocalcio, e
così via).

I termini 'tasse' e 'imposte' vengono spesso equiparati, eppure la differenza c'è e non è da poco. La
tassa è una tipologia di tributo, ovvero una somma di denaro versata dai privati cittadini allo Stato
per il godimento di determinati servizi. Le tasse, quindi, servono a finanziare le cosiddette spese
'divisibili' relative a specifici servizi, ad esempio la Tari è destinata a finanziare i costi per la raccolta
e lo smaltimento dei rifiuti.

Al contrario, l'imposta consiste in un prelievo coatto di ricchezza dal cittadino contribuente volto al
finanziamento delle spese 'indivisibili', ovvero quelle destinate alla copertura della spesa pubblica.
L'articolo 53 della Costituzione stabilisce che "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in
ragione della loro capacità contributiva", ovvero in base al proprio patrimonio, reddito e consumo.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 36


L'imposta si basa sui seguenti elementi costitutivi:

 il presupposto, ovvero la situazione il cui verificarsi fa sorgere in automatico l'obbligazione


tributaria. Ad esempio, il solo possesso di redditi assoggetta all'IRPEF;
 il soggetto attivo, ovvero chi impone il tributo. Nella maggioranza dei casi è lo Stato o un
altro ente pubblico;
 il soggetto passivo è chi deve pagare il tributo;
 la base imponibile è l'importo, espresso in denaro (imposta ad valorem) o in termini fisici
(imposta specifica), su cui viene calcolata l'imposta. Ad esempio, l'ammontare del reddito;
 l'aliquota è la percentuale applicata alla base imponibile per determinare l'imposta;
 la fonte è la risorsa alla quale il contribuente attinge per pagare l'imposta, come il reddito o il
patrimonio.

1.2. Imposte dirette e indirette

Infine, le imposte possono essere ti tipo diretto o indiretto. Si dicono imposte dirette quelle che
colpiscono direttamente il reddito o il patrimonio del contribuente; mentre si definiscono
imposte indirette quelle che colpiscono determinati fattori che presuppongono una certa agiatezza
del contribuente. Le imposte indirette vanno a colpire il momento in cui viene trasferito un bene o un
trasferimento di ricchezza.

Sono imposte dirette:

 IRPEF;
 IRES;
 IRAP.

Sono, invece, imposte indirette:

 IVA;
 imposta del registro;
 imposta di bollo;
 imposta ipotecaria e catastale;
 le Accise;

IRPEF, é l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Nata con la riforma tributaria del 1973, è
un’imposta diretta, personale, progressiva e generale in vigore nella Repubblica italiana. È
un’imposta progressiva, in quanto colpisce il reddito con aliquote che dipendono dagli scaglioni di
reddito, ed è di carattere personale, in quanto sono soggette tutte le persone fisiche residenti e non nel
territorio dello Stato. Il presupposto dell’Irpef per i residenti è la titolarità di un reddito appartenente
a queste categorie, quali: redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, di
impresa o diversi. Per i non residenti, invece, solo per i redditi prodotti in Italia. Il reddito
complessivo è la somma dei redditi di una delle seguenti categorie:

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 37


 reddito di impresa: derivanti dall'esercizio di attività commerciali;
 reddito di lavoro dipendente o autonomo: derivanti da prestazioni di lavoro dipendente o
dall'esercizio di arti o professioni;
 reddito di capitale: derivanti dall'impiego di denaro o strumenti finanziari (interessi, dividendi e
simili);
 reddito fondiario: derivanti dall'esercizio di diritti reali su terreni e fabbricati (redditi dominicali
dei terreni, redditi agrari, redditi di fabbricati);
 reddito diversi: categoria residuale, destinata ad accogliere operazioni con intento speculativo
(cessioni di titoli azionari, terreni edificabili, vincite alle lotterie, prestazioni di lavoro
occasionale).

IRES, è l’imposta sul reddito delle società. L’aliquota è fissa al 24%. Essa, nell’ottica di rendere
moderno il sistema fiscale italiano adeguandolo a quello europeo, è stata introdotta per sostituire
l’Irpeg.
Sono soggetti all’IRES le società di capitali (spa, srl, e così via), le mutue di assicurazioni, le
cooperative, gli enti pubblici o privati (persone giuridiche private e pubbliche) che esercitano attività
commerciali. Sono escluse le società di persone e le associazioni tra professionisti.

IRAP, è l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. E’ un tributo il cui gettito è a beneficio
delle Regioni. Il presupposto per l’applicazione di questo tributo è l’esercizio abituale, all’interno del
territorio della regione, di un’attività organizzata autonomamente volta alla produzione e allo scambio
di beni, nonché di servizi.

IVA, è l’imposta sul valore aggiunto, è un’imposta indiretta sui consumi, la quale è stata introdotta
con il DPR 633 del 1972. Viene applicata sul valore aggiunto ad ogni fase della produzione e scambio
di beni, nonché di servizi. Si applica quindi sulla cessione di beni e servizi effettuati all’interno del
territorio italiano, da soggetti esercenti di attività d’impresa, arte e professioni. E’ un’imposta indiretta
che grava sul consumatore finale. Infatti per i titolari di partita IVA, l’IVA è neutra, cioè non ha né
un costo né un ricavo, in quanto essi compensano l’Iva che devono al fisco con l’IVA pagata ai
fornitori con l’acquisto di beni e servizi. Dalla differenza si avrà un credito IVA, quando l’IVA sugli
acquisti supera l’IVA sulle vendite, o un debito IVA nel caso contrario. Trova applicazione anche
sulle importazioni effettuate da qualsiasi soggetto. Ricapitolando, l’IVA è:

 un’imposta indiretta, in quanto colpisce le manifestazioni di reddito derivanti da atti di


scambio e di consumo;
 generale, in quanto riguarda tutti i contribuenti;
 proporzionale, in quanto viene calcolata mediante l’applicazione di aliquote che non
variano al variare della base imponibile;
 un’imposta che comporta obblighi amministrativi, come ad esempio l’emissione di fatture,
il rilascio di ricevute o scontrini fiscali, le liquidazioni e i versamenti periodici.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 38


Imposta di registro, si applica quando si devono registrare determinati atti. Sono soggetti a
registrazione, ad esempio, la compravendita di immobili, la costituzione di società, alcuni contratti di
locazione e di compravendita autoveicoli.

Imposta di bollo, è l’imposta su atti scritti (elencati in apposite tabelle), quando si producono per
autorità o si allegano ad un atto pubblico (per esempio, la marca da bollo).

Accise, imposta indiretta applicata sulla produzione o consumo di una certa categoria di beni. Si
applica sulla base imponibile in misura fissa o proporzionale. L’accisa trova la sua applicazione, ad
esempio, su bevande alcoliche, oli minerali e carburanti.

2. La fatturazione

Si definisce fattura quel documento fiscale obbligatorio che attesta la vendita di beni o la prestazione
di servizi e che regola il rapporto di credito-debito tra venditore o prestatore di servizi e acquirente.
Nella fattura devo essere indicati i seguenti elementi:

1. data di emissione;
2. numero univoco che identifica la fattura in una numerazione progressiva che non deve
necessariamente ricominciare da capo alla scadere dell'anno;
3. numero di partita IVA dell'emittente;
4. dettagli di chi emette la fattura (nome e indirizzo);
5. dettagli del cliente;
6. descrizione del bene/i ceduto/i e/o di servizio/i prestato/i;
7. data della transazione o pagamento se non corrisponde a quella di emissione;
8. aliquota IVA applicata;
9. ammontare IVA da pagare;
10. il totale IVA da pagare con aliquota e eventuali esenzioni;
11. prezzo unitario di beni o servizi escluse tasse, sconti e riduzioni.

Le fatture, inoltre, si differenziano in:

1. Fattura immediata;
2. Fattura differita;
3. Fattura accompagnatoria;
4. Fattura semplificata.

1 – La fattura immediata deve essere emessa al momento di effettuazione dell’operazione, ossia:


 all'atto della consegna o spedizione per i beni mobili;
 al momento della stipulazione dell'atto notarile per i beni immobili;
 al momento del pagamento del corrispettivo per le prestazioni di servizi
La fattura si considera emessa all’atto della consegna o spedizione al cliente ovvero all’atto della sua
trasmissione elettronica (non assume alcuna rilevanza il momento di compilazione del documento).

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 39


2 – La fattura differita viene emessa e registrata entro il giorno 15 del mese successivo a quello della
consegna, spedizione. Ciò consente quindi di raggruppare in un’unica fattura tutte le consegne fatte
allo stesso cliente nel corso dello stesso mese solare. La fattura differita è accompagnata da un
documento di trasporto e pertanto deve contenere, oltre agli elementi indicati in precedenza, anche la
data e il numero dei documenti di trasporto a cui si riferisce.
3 - La fattura accompagnatoria deve riportare sia gli elementi della fattura che le informazioni
sul trasporto dei beni venduti; pertanto, come il DDT, accompagna la merce durante il viaggio.

4 - Dal 1° gennaio 2013 è entrato in vigore il nuovo testo dell’art 21 bis del DPR 633/72 IVA che
introduce la fattura semplificata, che potrà essere emessa per le operazioni di ammontare
complessivo non superiore a € 100.

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo diffuso della fatturazione elettronica sia nelle
relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (aziende e professionisti con P.Iva) che verso i
consumatori finali. Dal 1° gennaio 2019 per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra
soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono
emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio e secondo il
formato XML già in uso per la FatturaPA.

La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle


fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa
spedizione e conservazione. La fatturazione elettronica cambia radicalmente il modo in cui si
compilano, inviano, ricevono e conservano le fatture. Il formato, denominato FatturaPA, è il tracciato
con cui le fatture elettroniche devono essere prodotte. Si tratta di un flusso di dati strutturati in formato
digitale con gli stessi contenuti informativi di una fattura cartacea, scritto in linguaggio XML. Per
molti anni la fattura veniva compilata in vari modi: carta e penna, macchine da scrivere, tramite editor
testuali o fogli di calcolo (word, excel, ecc…), usando software di fatturazione e gestionali più o meno
avanzati. Una volta compilata dal fornitore, la fattura veniva spedita al cliente via posta o via e-mail.
Il destinatario (il cliente) aveva l’obbligo di conservare in formato cartaceo il documento ricevuto per
almeno 10 anni (pertanto le fatture scaricate tramite e- mail andavano stampate).

Oggi la fatturazione elettronica definisce un percorso standardizzato grazie al Sistema di


Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate:

• la fattura elettronica viene compilata tramite un software di fatturazione elettronica;


• viene firmata digitalmente (tramite firma elettronica qualificata) dal soggetto che
emette la fattura o dal suo intermediario in modo da garantire origine e contenuto;
• l’emissario delle fattura dovrà poi inviarla al destinatario tramite il Sistema di
Interscambio che, per legge, è il punto di passaggio obbligato per tutte le fatture
emesse verso la Pubblica Amministrazione e verso i privati.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 40


Dopo i controlli tecnici automatici, il Sistema di Interscambio provvede a recapitare il documento
alla Pubblica Amministrazione o al soggetto privato a cui è indirizzato. Il Sistema di Interscambio
funge quindi da snodo tra gli interessati ed ha il compito di verificare che il formato del documento
ricevuto sia corretto e che i dati inseriti siano completi.

Documento di trasporto (D.D.T.)


Il DPR 472/96 ha introdotto il cosiddetto Documento di Trasporto (DDT) in sostituzione della
precedente Bolla di Accompagnamento; il DDT certifica il trasferimento di merci dal venditore
all’acquirente. Esso non deve necessariamente accompagnare i beni ceduti, ma può anche essere
spedito o inviato per e-mail o fax. I beni viaggianti non devono quindi più essere scortati
obbligatoriamente da un documento durante il trasporto. Non occorre emettere il documento di
trasporto, cosiddetto DDT, per le consegne di beni ceduti con fatturazione immediata. L’obbligo di
emissione permane, invece, nel caso in cui si voglia utilizzare la fatturazione differita. Il DDT è,
inoltre, utilizzabile per la movimentazione dei beni a titolo non traslativo della proprietà (in
lavorazione, deposito, comodato e così via).
Il DDT deve essere emesso in almeno 2 copie, in forma libera, e deve contenere:

1) la data di effettuazione dell'operazione (consegna o spedizione);


2) le generalità del cedente, del cessionario nonché dell'eventuale impresa incaricata del
trasporto;
3) la descrizione della natura, qualità e quantità dei beni ceduti.

E' il caso di far presente che oltre ai citati elementi occorre anche numerare progressivamente il DDT
dato che ai fini dell'emissione della fattura differita, è necessario che in quest'ultima vi sia
l'indicazione della data e del numero dei documenti di trasporto o di consegna. Qualora il trasporto
dei beni richieda la presenza di più vettori nell'ambito dell'intera tratta, il contribuente deve utilizzare
i documenti di trasporto indicando almeno le generalità del primo incaricato del trasporto.

Elementi della comunicazione

1. La comuni-c-azione
La comunicazione può essere definita come una condizione essenziale per la vita umana e per
l’organizzazione sociale. È pur vero che l’essere umano, sin dall’inizio dell’esistenza, sin dalla
nascita (e ancor prima, nel grembo materno) è coinvolto nel complesso processo di acquisizione delle
regole della comunicazione, ma di tale corpo di regole è consapevole solo in parte.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 41


Il termine comunicazione può essere scisso in due parti, così come nel titolo del paragrafo. Si nota
che il significato di questo termine fa riferimento ad “un’azione comune” che comprende almeno due
persone e un contesto. Avendo questi elementi ciò che ci si avviluppa (dentro e tra) è comunicazione.
È comunicazione, quindi, un processo continuo (costituito da fasi) di scambio di informazioni
“confezionate” in pacchetti chiamati messaggi, che possono assumere forme verbali e non verbali che
veicolano contenuti specifici, all’interno di una relazione tra almeno due persone (A, un’emittente e
B, un ricevente). Dopo decenni di studi sulla “pragmatica della comunicazione umana”, ossia dopo
numerose ricerche sull’effetto che la comunicazione ha sul comportamento, si è compreso che non
basta tenere in considerazione gli effetti della persona A sulla persona B, ma è necessario considerare
allo stesso modo che qualunque cosa faccia o dica la persona B influenza la mossa successiva di A e
che essi sono influenzati dal contesto in cui ha luogo la loro interazione (e a loro volta influenzano il
contesto).

Nel suo fluire continuo, ove ci sono almeno due persone e un contesto, la comunicazione è regolata
da cinque regole fondamentali, chiamate “assiomi della comunicazione umana”:

1. è impossibile non comunicare;


2. ogni comunicazione ha un livello di relazione e uno di contenuto;
3. la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i
comunicanti;
4. la comunicazione è numerica o analogica (verbale o non verbale);
5. le interazioni nella comunicazione possono essere complementari, simmetriche e/o
asimmetriche.

Più dettagliatamente il “processo comunicativo tipico” tra A e B si sviluppa in diverse fasi:


 codifica, ossia A, l’emittente, organizza le informazioni da trasmettere in un messaggio,
messaggio che deve contenere informazioni decodificabili da B, nel senso che deve utilizzare
un codice condiviso (linguaggio);
 trasmissione, ossia A invia il messaggio all’interno di uno o più canali, fase nella quale
possono avvenire delle interferenze, chiamate “rumori” che rendono la comunicazione
disfunzionale, interferenze dovute ad elementi del contesto, della persona (es. ansia), a
malintesi, a incongruenza tra il livello verbale e quello non verbale del messaggio (definita
“comunicazione paradossale”);
 decodifica, ossia B, il ricevente, destruttura il messaggio per ricevere le informazioni
trasmesse e manda un segnale chiamato “feedback” che può avere valore positivo o negativo
e che a sua volta andrà a modificare lo stato di A.

Quindi, ricapitolando, gli elementi che costituiscono la comunicazione sono:

 emittente: colui che avvia la comunicazione attraverso la trasmissione di un messaggio;


 ricevente o destinatario: colui che coglie il messaggio, lo decodifica e lo comprende;
 canale: mezzo attraverso il quale viene espresso il messaggio (scrittura, modo orale);
 codice: attraverso la parola parlata o scritta, un’immagine o attraverso il tono impiegato per
formare il messaggio;

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 42


 feedback: il ricevente restituisce l’informazione all’emittente (una vera è propria risposta);
 rumors: disturbi della comunicazione (rumori esterni oppure una malattia che non permette
la comprensione del messaggio).

1.2. Tipologie della comunicazione

Quando parliamo di comunicazione, dobbiamo fare una distinzione tra la comunicazione


unidirezionale e la comunicazione bidirezionale e tra la comunicazione diretta e indiretta.
Nel momento in cui riceviamo un messaggio passivamente, senza avere la possibilità di interagire
con il nostro interlocutore si parla di comunicazione unidirezionale. Essa si verifica quando, per
esempio, leggiamo un libro, in quanto non abbiamo la possibilità di inviare alcun messaggio di ritorno
al mittente, né tantomeno lo stesso può venire a conoscenza nell’immediato del nostro pensiero su
ciò che ha scritto. Si ha una comunicazione unidirezionale anche quando guardiamo la TV, in quanto
non interagiamo con la stessa. Questo tipo di comunicazione è anche definita indiretta, ossia una
comunicazione di massa, come i mass media, i quali fanno informazione. Sono servizi che rispondono
al bisogno della comunità di conoscere e hanno l’obiettivo di informare gli utenti con messaggi mirati
o persuasivi (es. pubblicità).
Quando, invece, la comunicazione ha carattere interattivo si ha una comunicazione bidirezionale,
ossia le parti hanno la possibilità di scambiarsi nell’immediato le risposte che andranno ad influenzare
la comunicazione stessa. Ciò accade nella comunicazione diretta, che si distingue a sua volta in
interpersonale e sociale. Infatti, la comunicazione interpersonale si presenta attiva e dinamica proprio
perché si andranno a modificare i messaggi e lo stesso rapporto interpersonale in base alle risposte
che si danno o si ricevono. Un esempio di comunicazione sociale ci è offerto da internet, un modo
attualissimo di interagire con il mondo o, più semplicemente, da una lezione frontale in aula nella
quale insegnanti e alunni interagiscono, passando continuamente da emittenti a destinatari e
viceversa.

Infine, la comunicazione si divide in tre livelli:

1. comunicazione verbale,
2. comunicazione paraverbale,
3. comunicazione non verbale.

La comunicazione verbale utilizza, come si intuisce dalla parola stessa, il parlato, che corrisponde
al linguaggio attraverso il quale esprimiamo la nostra personale visione del mondo. Ognuno
percepisce il mondo in modo soggettivo, secondo la sua personale mappa e lo descrive agli altri
attraverso le parole, il linguaggio.
La comunicazione paraverbale, o meta comunicazione, ha come contenuto un’altra comunicazione
nascosta dietro “il modo” in cui si esprime un determinato concetto. Essa condiziona il contenuto del
messaggio e, spesso, anche il senso della comunicazione. Alcuni aspetti
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 43
della meta cognizione sono il timbro della voce, le pause, il tono, il volume e così via. Caratteristiche
che possono influenzare il significato del messaggio dandogli un altro significato.
Infine, la comunicazione non verbale ha a che fare più con le emozioni che con il ragionamento
logico (verbale), per questo motivo è importante coglierla soprattutto nelle relazioni di aiuto, in
quanto i messaggi non verbali, essendo inconsapevoli, ci possono fornire molte più informazioni
rispetto allo stato d’animo di una persona, rispetto a come potrebbe spiegarcelo verbalmente. Essa si
esprime attraverso il corpo. Il linguaggio corporeo è spesso molto più efficace per esprimere
emozioni e stati d’animo. In alcune situazioni, con il corpo manifestiamo ciò che cerchiamo di
nascondere con le parole, e questo aspetto è fondamentale in una interazione sociale. Ad esempio, in
una determinata situazione possiamo dire verbalmente di non sentirci agitati, ma mostrare il contrario
attraverso il tono di voce, l’eccessiva sudorazione delle mani e così via.

2. La corrispondenza commerciale

Si definisce corrispondenza commerciale ciò che è rappresentato dall’insieme delle comunicazioni


scritte che intercorrono tra le aziende con lo scopo di avviare, incrementare o concludere affari.
Documenta l’attività di un’azienda. Tutta la corrispondenza aziendale è soggetta alle norme
contenute negli artt. 2214 e 2220 del codice civile, che prescrivono la conservazione per almeno 10
anni e le riconoscono un valore legale e giudiziale in caso di controversia.
I documenti relativi alla corrispondenza commerciale sono diversi: lettere d’affari, fax, telegrammi,
telex, documenti commerciali e contabili, relazioni e tutto ciò che la realtà della comunicazione
economica impone nel suo iter quotidiano.

2.1. La lettera commerciale

La lettera commerciale, in particolar modo, è il documento attraverso il quale avviene la normale


comunicazione fra le aziende: essa, associa il messaggio da trasmettere all’immagine del mittente
e, pertanto, deve risultare curata in ogni suo aspetto, a garanzia di rapporti economici soddisfacenti e
duraturi. È sbagliato ritenere che tali finalità possano essere perseguite unicamente attraverso un
linguaggio articolato e ricercato.

La lettera commerciale nasce e circola all’interno del mondo economico reale, che fa della praticità e
della chiarezza i suoi pilastri. Pertanto segue alcune regole dettate dalla consuetudine e dal buon senso
che è bene rispettare. In primo luogo, la presentazione grafica del documento deve essere chiara e le
diverse parti che lo compongono devono essere leggibili e comprensibili. Inoltre, il testo della lettera
deve essere:

 chiaro, poiché il testo non deve recare dubbi di interpretazione;


 preciso, in quanto la trasmissione dei messaggi non può tollerare errori o imprecisioni;
 conciso in modo che l’attenzione del destinatario sia posta essenzialmente (e dal primo
momento) sull’oggetto della questione;

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 44


 posto in forma educata e rispettosa (la gentilezza non guasta mai, sia nei rapporti d’affari
che nei rapporti personali);
 corretto, dal punto di vista grammaticale (non sono ammessi errori d’ortografia, di battitura
e di sintassi).

Solo avendo riguardo di tutto ciò si potrà essere certi che l’immagine del mittente non risulterà mai
trascurata e che essa, qualunque sia il suo contenuto, raggiungerà sempre il suo scopo.
Una lettera commerciale, quindi, richiede precisione nella stesura di tutte le parti del testo, chiarezza
e brevità nell’esposizione e un linguaggio formale. E’ necessario esprimersi con la massima
precisione, chiarezza e concisione evitando espressioni complicate, frasi contorte e lunghe, banali
complimenti e inutili ripetizioni. Il linguaggio deve essere semplice e corretto, accurato e rispettoso,
evitando qualsiasi tono confidenziale. Scrivendo una lettera commerciale si assumono degli impegni
o quanto meno delle responsabilità. I pronomi personali e gli aggettivi possessivi riferiti al
destinatario vanno scritti per esteso e con la lettera iniziale maiuscola; questa regola vale anche
quando il pronome personale consiste in una particella unita ad un’altra parola.

2.2. Gli elementi di una lettera commerciale

Per una corretta compilazione della lettera commerciale occorre precisare che esistono contenuti che
non possono essere tralasciati (elementi essenziali) ed altri la cui presenza arricchisce la
comunicazione (elementi accessori), senza per questo risultare necessari.
Sono elementi essenziali:
 l’intestazione;
 la data;
 l’indirizzo del destinatario;
 il testo o corpo della lettera;
 la firma.

L’intestazione è l’insieme di informazioni che individuano in modo univoco il mittente e


comprende:

 ragione sociale o cognome e nome;


 indirizzo (via, numero civico, CAP, città);
 numero di telefono o di telefax (completato di prefisso), indirizzo telegrafico, telex, c/c
postale;
 numero di codice fiscale e/o di partita IVA (quest’ultimo vale come codice Fiscale per i
soggetti diversi dalle persone fisiche);
 numero di registrazione presso il Tribunale (Registro delle Imprese);
 numero di registrazione presso la C.C.I.A.A. (Camera di Commercio, Industria, Artigianato
e Agricoltura) e numero di R.E.A. (Repertorio Economico Amministrativo);
 capitale sociale (nelle società di capitali).

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 45


La data va scritta preferibilmente per esteso e deve essere preceduta dall’indicazione della località di
partenza della lettera. Si avranno quindi, nell’ordine: nome della località, una virgola, il giorno, il
mese (in lettere e con l’iniziale minuscola) e l’anno. Ad esempio:

Napoli, 14 Febbraio 2019.

La data nelle lettere circolari viene generalmente sostituita dalla dicitura “data del timbro postale”.

L’indirizzo del destinatario è l’indirizzo della persona, dell’ente, della società o dell’ufficio che
riceverà la lettera. Qualunque sia il destinatario, è opportuno che esso venga preceduto da un
appellativo, che potrà essere:

 Spettabile (solo nel caso di un Ente).


 Egregio o Gentile/issimo (solo nel caso di un Signore, Dottore, ecc.); al plurale si avrà
Egregi o Gentili/issimi.
 Gentile/issima (nel caso di una Signora, Professoressa, ecc.); al plurale si avrà
Gentili/issime.

Egregio non ha femminile, e quindi può essere attribuito solo ad un destinatario maschile. Il
domicilio del destinatario va disposto su due righe: prima indicheremo la via e il numero civico, ed
infine (sull’ultima riga) verranno indicati il CAP, la località di destinazione e la sigla della provincia.
Ad esempio se il destinatario è una persona fisica si potrà avere:

Egr. Sig. MARIO ROSSI


Via Mecenate, 7
20138 MILANO MI

Il contenuto è il nucleo fondamentale della lettera commerciale e anch’esso deve seguire delle
precise regole strutturali. Il vocativo, scritto per intero, può esserci o meno, esso è più frequente
quando il destinatario è una persona fisica. In quest’ultimo caso sarà bene ripetere l’appellativo
presente nell’indirizzo. Quanto al modo di rivolgersi al destinatario, si userà il Voi nel caso di un Ente
e il Lei nel caso di una persona fisica; se i destinatari sono più d’uno (ad esempio: Egregi Signori) si
userà di norma il Voi, riservando il Loro (che fra l’altro è un po’ più difficile da usare) solo alle
comunicazioni dirette a persone di particolare riguardo. Chi scrive, si esprimerà con la prima persona
singolare nel caso di comunicazioni a titolo personale:

Spettabile Ditta, con la presente Vi segnalo la mia disponibilità nel caso Vi occorresse..

Si esprimerà, invece, con la prima persona plurale nel caso di comunicazioni a nome di un Ente:

Egregio Signore, desideriamo innanzi tutto ringraziarLa per la Sua segnalazione..

Nella firma, infine, si riporta il nome della persona che ha scritto la lettera, il nome dell’emittente.
Solitamente è composta dal nome dell’azienda, sotto la qualifica di colui che firma e sotto tra parentesi
nome e cognome. Se chi firma lo fa in vece di altri, generalmente il suo nome o quello

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 46


della ditta sarà preceduto dalla sigla p. (per) o p.p. (per procura). Queste righe devono essere centrate.

Sono elementi facoltativi:


 l’oggetto;
 i riferimenti;
 le indicazioni particolari;
 gli allegati;
 le note.

L’oggetto, descrive in breve il contenuto della lettera commerciale. Diventa particolarmente utile
quando si prevede di dover citare più volte nel testo un medesimo argomento. Ad esempio:

oggetto: assemblea degli azionisti.

I riferimenti, sono gli elementi per la classificazione interna della corrispondenza d’ufficio. Hanno
la funzione di collegare la lettera commerciale a comunicazioni precedenti, facilitandone la ricerca.
Vanno collocati negli spazi loro riservati oppure in alto a sinistra, prima o dopo la data, oppure dopo
la firma (nel caso di sigle del mittente). Essi comprendono:

 il numero di protocollo, ossia di un registro, in partenza e in arrivo, sul quale le aziende


annotano, in ordine di progressione e di data, i nominativi dei destinatari e missive in partenza,
è buona norma vidimare sempre le lettere in arrivo con il timbro della ditta e indicare la data
di ricevimento;
 le sigle che possono riferirsi tanto al destinatario (Vs. - rif. )quanto al mittente (Ns. - rif.); le
sigle si indicano in maiuscolo quando si riferiscono alla persona che ha redatto la lettera e in
minuscolo quando si riferiscono alla persona che ha digitato la lettera e vanno separate le une
dalle altre con una sbarretta; quando si riferiscono alla missiva in partenza, di norma si
indicano dopo la firma o gli eventuali allegati.

Indicazioni particolari, ossia tutte quelle parole che servono a specificare il tipo di lettera, quali:
RACCOMANDATA, RACCOMANDATA A.R., ESPRESSO, RISERVATA, PERSONALE, e
così via. Sono tutte espressioni da esporre in alto a sinistra e sulla busta.

Allegati, rappresentano l’elenco numerato dei documenti inviati insieme alla lettera con descrizione
della natura degli stessi. E’ posto in fondo alla lettera.
Talvolta, anche se è molto raro nelle lettere commerciali, può essere presente un breve paragrafo
aggiuntivo, sotto l’intestazione NOTA BENE (N.B.) o POST SCRIPTUM (P.S.). Esso serve per
sottolineare o integrare alcuni concetti e viene posto sempre alla fine dalla lettera.

2.3. Disposizione estetica di una lettera commerciale

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 47


La documentazione commerciale contribuisce a dare all’esterno l’immagine dell’azienda: rappresenta
cioè un “biglietto da visita” che viene inviato a clienti, fornitori, banche, enti pubblici, ecc. Per questo
motivo tutti gli aspetti contenutistici e formali devono essere vagliati attentamente, tenendo conto
anche della specificità dell’azienda e del destinatario. Inoltre, la complessità delle relazioni
commerciali richiede la stesura di documenti caratterizzati da stili diversi a seconda degli scopi e dei
destinatari. Gli elementi costitutivi della lettera commerciale vengono disposti sul foglio secondo stili
diversi: ogni azienda, infatti, caratterizza la sua immagine adottando un proprio modello. È
consuetudine classificare le diverse disposizioni possibili nei modelli di seguito indicati.

1- Disposizione in blocco: caratterizzata dai capoversi allineati al margine sinistro, senza rientro.
Prevede l’allineamento al margine destro della data e della dicitura-firma, mentre tutti gli altri
elementi (indirizzo, oggetto, testo, allegati, ecc.) sono allineati al margine sinistro. Il margine sinistro
è doppio (o triplo) di quello destro, per consentire la lettura delle lettere sistemate nei raccoglitori;
l’interlinea è singola (1 riga). Tra un capoverso e il successivo si lascia una doppia interlinea.

Le distanze interlineari tra i vari elementi (consigliate) sono quelle indicate nello schema che segue:

2 - Disposizione in blocco all’americana: si differenzia dal modello precedente per la diversa


disposizione della data e della dicitura-firma, che vengono allineate, come tutti gli altri elementi, al
margine sinistro (non di rado troviamo la data allineata al margine destro).

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 48


3 - Disposizione in semiblocco: si differenzia dalla disposizione in blocco perché ha i capoversi
rientrati.

4 - Disposizione classica: caratterizzata dalla diversa collocazione dell’indirizzo e delle sigle.

 Indirizzo: in blocco, allineato al punto centrale della riga di scrittura.


 Sigle: allineate al margine sinistro e poste sopra o sotto o alla stessa interlinea della data.
 Testo: può essere disposto senza rientro dei capoversi (in blocco), oppure con rientro dei
capoversi (in semiblocco).
 Dicitura-firma: può essere allineata al punto di inizio dell’indirizzo.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 49


5 - Disposizione per l’uso della busta con pannello trasparente: presuppone che, nel foglio,
l’indirizzo sia disposto nello spazio generalmente delimitato da quattro angolini prestampati (punti o
grafismi simili), che corrispondono alla «finestra» della busta. Si differenzia dalla disposizione
classica per la maggiore distanza interlineare che, probabilmente, occorre lasciare dopo (o prima)
dell’indirizzo per fare in modo che questo coincida con la «finestra» della busta.

2.4. Modelli di lettere commerciali

Esistono diversi modelli di lettere commerciali, a seconda delle loro caratteristiche distinguiamo:

La lettera circolare, più brevemente detta «circolare», è un genere particolare di corrispondenza


commerciale. Viene compilata in più esemplari, tutti uguali, poiché essa serve per dare le stesse
informazioni a più persone. La data può essere omessa e sostituita dalla dicitura “data del timbro
postale” preceduta o meno dall’indicazione della località di partenza della lettera. L’indirizzo può
essere omesso e sostituito dalla dicitura «A TUTTI I NOSTRI FORNITORI», «A TUTTA LA
SPETTABILE CLIENTELA», «A TUTTI I SIGNORI AGENTI», e così via. Oppure può essere
sostituito da un vocativo «Egregio Signore», «Caro collega», «Caro amico», e così via. Il testo può
essere disposto seguendo la disposizione in blocco (senza rientro dei capoversi) oppure in semiblocco
(con rientro dei capoversi). Nella lettera circolare diramata dal Presidente o dal Direttore o da altra
persona di particolare riguardo, l’indirizzo viene solitamente posto sotto la dicitura-firma e allineato
al margine sinistro, seguendo la disposizione personale.

Quando il testo della lettera è di poche righe, parliamo di lettera breve. Il testo di tale lettera andrà
digitato con interlinea doppia e lasciando tra un capoverso e il successivo una normale distanza
interlineare. La disposizione è secondo il modello in semiblocco, cioè con rientro dei capoversi. Per
collocare gli altri elementi della lettera (indirizzo, riferimenti, diciturafirma, sigle, allegati, ecc.)
possiamo seguire indifferentemente uno dei modelli precedenti. Le distanze interlineari rimangono
quelle già consigliate; si potranno aumentare la distanza fra la data e l’indirizzo, e lo spazio riservato
ai margini.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 50


Quando, invece, nel testo della lettera c’è un’elencazione di dati, si parla di lettera con elencazione.
In questo caso di preferisce separarla dal testo che precede e da quello che segue mediante una
maggiore distanza interlineare. L’elencazione può essere disposta:

• al centro della riga di scrittura;


• allineata al margine sinistro (disposizione indicata per le elencazioni a paragrafi
affiancati);
• allineata all’eventuale rientro del capoverso.

Infine può essere, secondo i diversi casi, contrassegnata da numerazione alfabetica o numerica o da
segni grafici (trattino, punto, asterisco, ecc.). Tra una voce e l’altra dell’elencazione, se la lunghezza
del testo lo consente, si lascia una maggiore interlinea; mentre, se una voce dell’elencazione occupa
più righe di scrittura, la distanza tra le righe della voce stessa sarà di una interlinea. Non di rado
troviamo l’elencazione disposta in calce sotto la dicitura-firma, specie quando si tratta della specifica
di un importo citato nel corpo della lettera.

Parliamo di lettera con sottotitoli, quando nel testo della lettera ricorrono più argomenti classificati
con dei sottotitoli (ad esempio: Prezzo / Consegna / Pagamento / e così via., nel caso si tratti delle
condizioni di una trattativa). I sottotitoli vanno allineati al margine di sinistra e digitati utilizzando
uno stile carattere diverso da quello utilizzato per il testo della lettera (grassetto, corsivo, sottolineato,
maiuscoletto, ecc.), al fine di evidenziarli. Vanno separati dal testo che precede e da quello che segue
mediante un maggiore spazio interlineare. I capoversi dei sottotitoli possono iniziare sulla stessa riga
del sottotitolo oppure sulla riga successiva, allineati agli altri capoversi della lettera.

Quando la lettera è diretta a due o più destinatari, parliamo di lettera con indirizzi multipli. In questo
caso gli indirizzi possono essere disposti:

 allineati uno al margine di sinistra e l’altro o gli altri disposti nella parte destra del foglio;
 in colonna, allineati al margine di sinistra o disposti nella parte destra del foglio, e separati
l’uno dall’altro mediante una maggiore interlinea.

La lettera su due o più fogli deve avere i margini uguali in tutti i fogli. Inoltre il primo foglio deve
portare, in basso a destra, il simbolo ./. oppure ..., con il quale si indica che il testo prosegue nella
pagina successiva; infine il secondo (terzo, ecc.) foglio porta in alto l’intestazione del mittente in
caratteri inferiori, il numero di pagina ed eventualmente gli estremi della data e del destinatario.

3. Le buste
Le buste ammesse dalle Poste sono: formato UNI (cm 11,4 x 11 x 23). Esistono poi le buste a finestra
trasparente (per utilizzare l'indirizzo digitato sulla lettera) le cui misure sono quelle delle buste
americane. Supponendo di dividere la busta in quattro parti, ciascuna di esse ha un indirizzo ben
determinato:

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 51


1. nel riquadro superiore sinistro in genere è stampata la ragione sociale dell'azienda; al di sotto
vengono apposte diciture varie (ASSICURATA, RACCOMANDATA, ESPERESSO ecc.) su
talloncini autoadesivi forniti dalle Poste o, in mancanza di essi, scritte a mano;
2. nel riquadro superiore destro vengono incollati i francobolli o viene impressa l'affrancatura
con la macchina affrancatrice oppure viene stampata la dicitura "Tassa a carico del
destinatario", utilizzata dagli Enti pubblici per le comunicazioni ai privati;
3. nel riquadro inferiore destro viene digitato l'indirizzo del destinatario, identico a quello
contenuto nella lettera, con la località preceduta dal CAP;
4. il riquadro inferiore sinistro, infine, resta vuoto.

4. Corrispondenza di ufficio
Per corrispondenza di ufficio si intende tutta la documentazione in entrata e in uscita degli uffici.
La ricezione, la proto collocazione e lo smistamento dei documenti in arrivo spettano solitamente
all’ufficio preposto, al quale deve essere convogliata tutta la documentazione pervenuta anche
dall’esterno, che può avvenire tramite consegna manuale, servizio postale classico o informatico,
corriere, fax o eventuali altri sistemi. Anche alla documentazione in uscita spetta l’assegnazione di
un protocollo.

Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 28 dicembre 2000 (DPR 445/2000) riunisce,
in un unico testo, le disposizioni legislative e regolamentari inerenti la documentazione
amministrativa e il documento elettronico. In particolare, l’articolo 1 definisce come:

 documento amministrativo, ogni rappresentazione informatica, grafica, elettromagnetica, o


di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, prodotti e acquisiti ai fini
dell'attività amministrativa.
 Gestione documentale: l’insieme delle attività finalizzate alla registrazione di protocollo e
alla classificazione, organizzazione, assegnazione e reperimento dei documenti
amministrativi formati o acquisiti dall’amministrazione comunale.
 Registro di protocollo: atto pubblico che fa fede dell’effettivo ricevimento e spedizione di un
documento, indipendentemente dalla regolarità del documento stesso, perciò è idoneo a
produrre effetti giuridici a favore o a danno delle parti.
 Sistema di protocollo informatico: l’insieme delle risorse di calcolo, degli apparati, delle
reti di comunicazione e delle procedure informatiche utilizzate dal Comune per la gestione
dei documenti.
 Segnatura di protocollo: l’apposizione o l’associazione, all’originale del documento, in
forma permanente e non modificabile, delle informazioni riguardanti il documento stesso.
 Documento informatico: la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente
rilevanti.
 Firma elettronica: l’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite
associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione
informatica.
 Firma digitale: un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di
chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare
tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 52


rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o
di un insieme di documenti informatici.
 Gestione informatica dei documenti: l’insieme delle attività finalizzate alla registrazione e
segnatura di protocollo, nonché alla classificazione, organizzazione, assegnazione,
reperimento e conservazione dei documenti amministrativi formati o acquisiti dalle
amministrazioni, nell’ambito del sistema di classificazione d’archivio adottato, effettuate
mediante sistemi informatici.

4.1. Tipologia di documenti

In primo luogo bisogna fare una distinzione tra documento analogico e documento informale. Il
documento analogico, in particolare, è un oggetto materiale, in originale e può essere sottoscritto
con firma autografa. Il documento informatico, invece, è considerato come un oggetto “quasi”
immateriale, le cui copie corrispondono ad un formato originale e può essere firmato digitalmente. In
secondo luogo, secondo una classificazione più generale, i documenti si distinguono in :

 documenti in entrata,
 documenti in uscita,
 documenti interni, sono quelli scambiati tra uffici della stessa amministrazione.

I documenti vanno di norma protocollati e gestiti secondo le disposizioni e le eccezioni previste dalla
legge. Tutti i documenti ricevuti o spediti dall’Amministrazione ed oggetto di registrazione sono
protocollati con un’unica numerazione, sicché ogni documento entrato o uscito dall’azienda è
individuato da un numero progressivo unico nell’anno solare e da una data di protocollazione.

4. E-mail di lavoro

Come le lettere, anche le e-mail seguono uno lo stesso schema di precisione e chiarezza, con
l’obiettivo di rendere il testo di più facile comprensione a chi lo dovrà leggere. Gli step da seguire
sono i medesimi, ciò che cambia è l’importanza dell’oggetto. All’inizio di ogni e-mail si trova il
campo predisposto per l’oggetto del messaggio che viene ignorato spesso e volentieri. L’oggetto è
pensato con l’intenzione di comunicare al lettore della e-mail l’argomento principale del messaggio
e dovrebbe quindi essere scelto di conseguenza. Al contrario di come funziona per le lettere su carta,
la riga dell’oggetto ha una grande utilità poiché viene visualizzata già nella cartella della posta in
arrivo. In questo modo i destinatari riescono a decidere meglio se aprire subito il messaggio o se
invece aspettare. In più le indicazioni contenute nell’oggetto sono di aiuto per ritrovare e classificare
le e-mail. Perciò dei buoni esempi per un oggetto sono:

 Riunione il 24/03 ore 10-12: inizio del progetto


 Differenze di performance risultate dal coaching del personale qualificato
 Riassunto della conversazione del 7 aprile
 Informazione IT: aggiornamento del software XY

Con questi esempi gli utenti sanno subito chiaramente cosa li aspetta una volta che avranno aperto il
messaggio. A partire dall’oggetto è possibile determinare l’urgenza della e-mail.
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 53
In estrema sintesi, potremmo così definire le otto regole fondamentali per scrivere correttamente
un’e-mail. Pertanto bisogna:

1. scegliere un oggetto efficace;


2. utilizzare una formula di apertura adeguata;
3. fornire per prime le informazioni più importanti;
4. comunicare i contenuti in modo compatto e ben strutturato;
5. utilizzare liste, il grassetto e il corsivo per evidenziare i termini;
6. scegliere formati coerenti per il tipo e le dimensioni del carattere;
7. concludere l’e-mail con una formula di saluto adeguata;
8. inserire la firma ed eventuali allegati.

Competenze digitali: nozioni generali di informatica

1. Informazione e Comunicazione

Ogni scoperta scientifica, ogni invenzione dell'uomo scompare con il suo inventore se non viene
comunicata all'umanità. Come abbiamo visto in precedenza, la comunicazione è un processo di
trasmissione di informazioni da un emittente a un ricevente (o destinatario), e perché avvenga si
deve utilizzare un canale (mezzo di trasmissione). Questo canale ha un’importanza fondamentale
sull'esito della comunicazione: una informazione a voce ha sicuramente un numero limitato di
destinatari rispetto a un messaggio stampato o trasmesso per radio. Oltre al mezzo, sono importanti
anche le modalità in cui questa comunicazione avviene: i progetti delle macchine di Leonardo da
Vinci, pur se descritti con estrema precisione su carta, sono rimasti sconosciuti per secoli a causa
della mancata diffusione dei documenti e di una certa cripticità dei contenuti (Leonardo da Vinci
scriveva infatti da destra a sinistra). Quando, dopo l'invenzione della stampa, si diffusero libri e
pubblicazioni scientifiche utilizzate dagli scienziati per comunicare le informazioni sui propri
esperimenti, iniziò quel processo che portò sempre più rapidamente alle attuali tecnologie.

1.2. Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC)

Nato come macchina da calcolo, il computer è diventato oggi lo strumento più rapido e flessibile per
gestire informazioni e per comunicare. Tutte le attività legate all'uso del computer e delle più

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 54


recenti apparecchiature informatiche rientrano oggi nell'ambito delle Tecnologie dell'Informazione
e della Comunicazione (TIC). La trascrizione inglese, Information and Communication Technology
(ICT), sta ad indicare quel reparto aziendale che si occupa della scelta, della manutenzione e della
gestione di tali apparecchiature. Oggi il Personal Computer è diffuso in tutte le case, utilizzato non
solo per svago ma anche per gestire le attività quotidiane, al punto che si parla di Home Office
(“ufficio casalingo”). Banche, Enti di Assistenza e Previdenza, Pubblica Amministrazione offrono
servizi online al cittadino che permettono di accedere alle informazioni utilizzando il computer di
casa senza file allo sportello. Il cittadino che si avvale di questi servizi elettronici (e-citizen) è spesso
agevolato anche sotto l'aspetto economico.

1.3. Le tecnologie

Tra le più importanti invenzioni successive all'invenzione della stampa figura il telegrafo, col quale
era possibile comunicare a grandi distanze utilizzando il codice Morse, rappresentato da sequenze di
punti e di linee. Successivamente, per la telescrivente fu adottato un codice più complesso, il codice
Baudot, precursore del codice ASCII (acronimo di American Standard Code for Information
Interchange, Codice Standard Americano per lo Scambio di Informazioni) utilizzato nei nostri
computer. Con l'invenzione della radio (all'epoca chiamata telegrafia senza fili) le comunicazioni,
fino ad allora limitate dalla lunghezza del cavo elettrico e dai confini nazionali, poterono varcare
distanze maggiori e un maggior numero di destinatari. Il telefono cellulare, basato sullo stesso
principio, ci offre oggi la possibilità di comunicare in ogni momento con chiunque sia in possesso di
un telefono, in maniera bidirezionale. Grazie a Internet i computer, sempre più miniaturizzati e
integrati nei telefoni, ci permettono di scambiare informazioni, immagini e opinioni con altri utenti
in ogni parte del mondo.

1.4. Usare con cautela

Queste tecnologie ci pongono all’interno dei processi di globalizzazione culturale ed economica, in


termini positivi, ma anche negativi. Grazie soprattutto alle rete abbiamo potenzialmente il mondo sul
palmo della nostra mano. Ma come le due facce di una stessa medaglia, così anche internet possiede
un lato positivo e uno negativo. Da un lato è una grande conquista, in quanto tutti possono accedere
all’informazione e alla comunicazione, ma allo stesso tempo, subentrano dei rischi connessi allo
"stare in rete”. Psicologi e sociologi da anni avvertono sui rischi provocati dall'uso, ad esempio, dei
videogiochi, che oltre a portare a isolamento e alienazione, troppo spesso stimolano aggressività e
violenza. L'uso intensivo di videogiochi può provocare inoltre l'epilessia, un disturbo che colpisce la
corteccia cerebrale portando a alterazione o perdita di coscienza. A tal proposito, è utile ricordare
quanto detto dallo scrittore di fantascienza Philip K. Dick in un'intervista del lontano 1974: "Ci sono
persone attorno a noi che sono biologicamente umane ma che sono androidi in senso metaforico. I
computer stanno diventando sempre più creature sensibili e cogitative, mentre nello stesso tempo gli
esseri umani si stanno disumanizzando" (Dick , 1974).

2. Il Computer

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 55


Il termine “Computer”, che abbiamo preso in prestito dalla lingua inglese, deriva dal latino
“computo” (contare). Si tratta in effetti di una macchina specializzata per effettuare calcoli. Un
Computer è una macchina che computa, che esegue un tipo di lavoro in maniera automatica, ovvero
che esegue un algoritmo specificato in un linguaggio che può essere capito dalla macchina. Ciò
avviene attraverso il sistema binario. Un computer è composto da milioni di circuiti elettronici, in
ciascuno dei quali, in un dato momento, può verificarsi la presenza o l’assenza di segnale elettrico.
Quando il circuito è percorso da corrente elettrica, la cifra comunicata, «l’informazione» che passa,
è uguale a 1 (acceso). Quando invece il circuito non è percorso da corrente elettrica, la cifra
comunicata è 0 (spento). Questo, potremmo dire, è il «linguaggio» parlato da un elaboratore
elettronico. L’informazione minima che il computer può elaborare è dunque quella che può assumere
solo due valori: 0 o 1. Questa informazione viene chiamata BIT (contrazione dei termini
«BInary digiT»). Per fornire informazioni al computer, allora, bisogna trasformarle in sequenze di
bit. Per fare ciò si ricorre ad un’operazione chiamata codifica, che permette appunto di rendere
qualsiasi tipo di informazione «comprensibile» al computer.
L’informazione minima che può essere trattata dal computer, quindi, è il bit, che può assumere i valori
0 e 1. Una sequenza di 8 bit è chiamata byte e può assumere un valore che va da 0 a 255. Anche il
byte ha i suoi multipli:

 il Kilobyte (Kb) è pari a 1.024 Byte;


 il Megabyte (Mb) è pari a 1.024 Kilobyte;
 il Gigabyte (Gb) è pari a 1.024 Megabyte;
 il Terabyte (Tb) è pari a 1.024 Gigabyte.

Queste sono le «unità di misura» del computer, nel senso che la capacità di un disco, la quantità di
memoria e la grandezza di un file si misurano in base a questi parametri.

I moderni computer sono macchine dotate di sofisticati circuiti elettronici ed il loro scopo è quello di
elaborare le informazioni. Un computer non è solo in grado di eseguire calcoli matematici, ma può
effettuare ricerche su grosse quantità di dati, ordinare le informazioni in base a criteri prestabiliti e
molto altro ancora. La caratteristica principale di un elaboratore è quella di riuscire ad effettuare le
operazioni richieste con estrema precisione ed in tempi brevissimi. Schematicamente, un
elaboratore riceve le informazioni dall’esterno (dati di input) e, dopo aver effettuato l’elaborazione,
fornisce le informazioni richieste (dati di output). L’operazione di input avviene da parte dell’utente
mediante determinati componenti chiamati appunto periferiche di input (ad esempio la tastiera ed il
mouse). Il computer restituisce il risultato dell’elaborazione mediante le periferiche di output (quali
il monitor o la stampante). Per effettuare l’elaborazione, un computer deve essere opportunamente
«istruito». Ciò avviene attraverso i programmi che «spiegano» al computer le operazioni che esso
deve eseguire sui dati di input per ottenere il risultato desiderato. Un computer in grado di funzionare
è quindi costituito da due «categorie» di elementi essenziali:

 l’hardware, cioè l’insieme di tutte le componenti fisiche dell’elaboratore (cavi, circuiti,


componenti elettronici);
 il software, cioè l’insieme di tutti i programmi che consentono all’hardware di funzionare.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 56


Non tutti i computer sono uguali, si possono infatti individuarne diverse tipologie.

Supercomputer, costituiti da elaboratori molto potenti per velocità di calcolo e capacità di


memorizzare dati. È indicato per risolvere problemi particolarmente complessi, quali, ad esempio,
previsioni meteorologiche, applicazioni di strategie militari e così via.

Mainframe, è un computer di grandi dimensioni, ma esso è presente soprattutto negli ambienti


gestionali delle grandi società (banche, assicurazioni, ministeri etc.), dove da un lato è necessario
elaborare dati immessi contemporaneamente da numerosissimi utenti e dall’altro subentra l’esigenza
di comunicare velocemente (o in tempo reale) i risultati.

Minicomputer, hanno capacità similari ad un mainframe, ma sono di dimensioni più ridotte. Viene
utilizzato soprattutto all’interno delle aziende di dimensioni medio-piccole.

Personal Computer (PC), è il modello più diffuso, utilizzato sia per scopo personale che
professionale. I personal computer si differenziano in funzione delle dimensioni e delle architetture:
se la postazione computerizzata è fissa, si utilizza il termine desktop (letteralmente «scrivania»)
mentre se il personal computer deve continuamente essere trasportato da un luogo ad un altro, si
ricorre al notebook, detto anche laptop, che riduce in un unico corpo tastiera, video, unità centrale,
memoria e modem con ingombro e peso ridotti, in modo da essere contenuto in una borsa da lavoro.
Oggi si parla anche di netbook, ossia di un computer portatile con uno schermo ridottissimo.

Tablet, le cui dimensioni ridotte consentono l’utilizzo del computer in qualsiasi luogo attraverso la
semplice pressione delle dita sullo schermo.

3. Elementi di un computer - Hardware

Un computer è costituito da un insieme di elementi necessari per il suo funzionamento: un elemento


per l’elaborazione dei dati, un altro per la loro conservazione etc. Alcuni di questi sono racchiusi
all’interno di una «scatola», chiamata in inglese case, che contiene appunto tutte le parti essenziali
per il funzionamento della macchina. Altri elementi sono invece esterni e sono collegati in vario modo
al case. Per questo motivo sono chiamati «periferiche» (la tastiera, il monitor etc.). Elementi che ne
costituiscono l’hardware.

Diversi sono i dispostivi che possono essere collegati ad un computer, a seconda delle esigenze
dell’utente. Si può, ad esempio, collegare una stampante, un hard disk portatile, una webcam o un
microfono, uno smartphone o un palmare. Alcuni collegamenti possono essere anche wireless, cioè
che non necessitano di alcun cavo. Il collegamento al computer dei diversi dispostivi avviene tramite
le porte, canali che permettono di collegare i computer tra di loro affinché avvenga uno scambio di
informazione. Le porte più diffuse sono:

 USB (Universal Serial Bus), utilizzata per collegare quasi tutti i dispositivi esterni al
computer, come il mouse, il modem, la tastiera e la stampante. Grazie alla quale è possibile
collegare contemporaneamente dispositivi diversi ed, inoltre, è in grado di alimentare
direttamente il dispositivo a cui è collegato.
Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 57
 FireWire, più veloce della porta USB, viene utilizzata per collegare periferiche come
fotocamera e videocamera.

3.1. Le periferiche di input

Le periferiche di input sono utilizzate per dare informazioni al computer. Esempi di periferiche
sono:

1. mouse, una piccola scatola tonda con 1 o 2 tasti collegata al computer. Si chiama mouse
perché può sembrare un topo (il filo è la coda). Si usa poggiato sulla scrivania e serve a dare
comandi al computer: sposta, seleziona e apre gli oggetti visualizzati sullo schermo. Il mouse
trasforma lo spostamento della mano nello spostamento di un puntatore (una freccia o una
manina) sul monitor;
2. tastiera, serve a digitare testi (scrivere lettere e numeri sul computer) e a dare comandi al pc;
3. microfono, serve a parlare con altre persone nel mondo e a registrare suoni e voci;
4. scanner, è simile a una fotocopiatrice. Serve a copiare un documento o una fotografia;
5. webcam, è simile a una videocamera. Serve a registrare e inviare ad altri utenti immagini
reali.

3.2. Le periferiche di output

Le periferiche di output, invece, servono ad ottenere un feedback su un’attività svolta. Esse sono:

1. monitor, o schermo, simile ad un televisore. Visualizza informazioni (ad esempio testi,


immagini) sul computer e funziona come una scrivania virtuale;
2. stampante, serve a trasferire un file di testo o di immagine dal computer sulla carta;
3. altoparlanti, o casse, di solito sono due. Servono a sentire suoni e musica;
4. cuffie, infine, servono ad ascoltare suoni e musica in modo individuale, senza diffonderli
nell’ambiente (per esempio per non disturbare gli altri).

3.3. Periferiche di elaborazione

CPU e memoria

La CPU (Central Processing Unit) è l’unità di controllo del computer, cioè una periferica che
interpreta ed esegue i comandi del computer. È il cervello e la memoria del computer. È chiamata
anche processore. La CPU usa la memoria del computer per memorizzare e recuperare le
informazioni. Le memorie ricevono o inviano informazioni alla CPU. Esistono due tipi di memoria:

1. RAM (Random Access Memory). Costituisce la memoria principale e serve a memorizzare


temporaneamente i comandi e i dati che vengono letti dalla CPU. È una memoria disponibile
solo quando il computer è acceso (memoria “volatile”).
2. ROM (Read Only Memory). Questa memoria contiene una serie di istruzioni che devono
rimanere sempre disponibili per far funzionare bene il computer. È una memoria

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 58


disponibile anche quando il computer viene spento (memoria “non volatile”, permanente). La
ROM contiene ad esempio i comandi che verificano che la scheda madre, la memoria, l’hard
disk e gli altri componenti funzionino bene.

La scheda madre

La scheda madre (o scheda di sistema) è una grande scheda di circuiti (è la principale scheda di
circuiti) del computer. Serve a collegare tra loro le periferiche di input, output e di elaborazione,
facendo viaggiare correttamente i dati. La scheda madre dà alla CPU le informazioni di esecuzione.
La scheda madre comprende anche schede accessorie (ad esempio la scheda audio e la scheda video)
che permettono al computer di comunicare con le periferiche (ad esempio con la stampante).

Le schede di espansione

Le schede di espansione sono delle schede che servono a aumentare le funzionalità di un


computer. Alcuni esempi sono:

 Scheda video
 Scheda audio
 Scheda di rete (per collegare i computer tra di loro).

Periferiche di archiviazione

Le periferiche di archiviazione servono a memorizzare i dati. Tra i principali e più utilizzati


sistemi di archiviazione dei dati ricordiamo:

 l’Hard Disk (disco rigido). È un disco magnetico. Per la maggior parte dei computer è la
principale periferica di archiviazione (esterna o interna);
 infine, la pen-drive. È una memoria esterna aggiuntiva e trasportabile. Serve per trasferire
comodamente dati da un computer a un altro e continuare a lavorare sui propri documenti
anche altrove.

4. Le componenti di un computer – Software

Abbiamo visto come il software, ossia l’insieme di tutti i programmi che consentono all’hardware di
funzionare, hanno un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento di un computer. Essi si
possono distinguere in due tipologie:

 i programmi (o applicazioni) che utilizziamo per scrivere dei testi (Microsoft Word,
OpenOffice Writer e così via), per fare dei calcoli (Microsoft Excel, OpenOffice Calc, etc.),
per navigare in Internet (Google, Microsoft Internet Explorer, Mozilla Firefox e così via) e
per tutte le altre attività;

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 59


 la piattaforma che viene utilizzata da tutti questi programmi perché questi possano
effettivamente funzionare sul computer, e cioè il Sistema Operativo (es: Microsoft Windows,
Apple, Android e così via). Il sistema operativo è quindi indispensabile per poter far
funzionare qualsiasi programma.

Il sistema operativo è, quindi, un programma che agisce come tramite tra l’utente e gli elementi fisici
del calcolatore. Ciò vuol dire che costituisce un’insieme di programmi, un software, sul quale
vengono installati i software applicativi, ossia i programmi di ausilio nei normali lavori di ufficio;
quindi, creazione ed elaborazione di test (word processor), gestione di base di dati (database), fogli
di calcolo, posta elettronica, navigazione in internet e così via. I
software applicativi li possiamo trovare con licenza o liberi. I primi sono quelli diffusi da un punto di
vista commerciale, come il pacchetto Office della Microsoft; mentre i secondi, meno utilizzati, hanno
la licenza libera, come, ad esempio, OpenOffice, scaricabile semplicemente dalla rete. Sulla maggior
parte dei computer troviamo installato il sistema Windows, con i programmi applicativi della
Microsoft che ci consentono l’elaborazione di test fino alla creazione di presentazioni e/o biglietti da
visita. Comprende diversi programmi, ma i più utilizzati sono:

 Word: creazione di documenti di testo;


 Excel: creazione e gestione dei fogli di calcolo;
 PowerPoint: creazione di presentazioni;
 Outlook: gestione della posta elettronica;
 Access: gestione e creazione di database.

5. Il mondo di internet

Finora, abbiamo visto com’è fatto un computer. Inoltre è importante sapere che ogni computer può
essere collegato ad altri computer, in una rete di computer. Questa rete si chiama “Internet”. Internet,
quindi è una rete di collegamenti informatici a livello planetario che permette la connessione e la
comunicazione tra loro di reti locali di computer e banche dati, rendendone disponibili agli utenti le
informazioni nella forma di immagini, filmati, ipertesti, musica. Fornisce numerosi servizi, da
utilizzare a seconda delle esigenze personali. Ad esempio, internet aiuta a comunicare con familiari,
amici, colleghi, conoscenti di ogni parte del mondo, in maniera velocissima; permette di cercare
informazioni di ogni tipo (per esempio, notizie da tutto il mondo su fatti sia passati sia presenti, orario
dei treni, percorsi stradali, ecc.); attraverso la rete, ancora, possiamo inviare file di testo, canzoni,
foto, immagini, filmati, oppure a leggere racconti, poesie, a vedere film, ascoltare canzoni, e così via.

L’insieme delle informazioni che possiamo condividere in Internet si chiama World Wide Web
(WWW o anche solo Web). Per esempio, una persona che vuole organizzare un viaggio e vuole
trovare informazioni sugli aerei, gli alberghi, i posti da visitare, può cercarle in Internet accedendo al
Web. Un computer che fa parte del Web e sul quale sono dunque memorizzate delle informazioni
(sotto forma di testo, immagini, audio) si definisce server Web. Al Web sono collegati diversi
componenti. Questi sono il browser, la pagina Web e il sito Web.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 60


 Il browser è il programma (software) che dobbiamo aprire e usare per “navigare” (cioè per
visualizzare e interagire con le risorse presenti sul Web). Un esempio di browser è Google,
oppure Internet Explorer. Fungono da motori di ricerca, ossia quello strumento grazie al
quale possiamo trovare tutti i siti Web che trattano un argomento specifico.
 La pagina Web è un documento di testo presente sul Web, che possiamo visualizzare grazie
a un browser. Tramite i collegamenti ipertestuali (o semplicemente “collegamenti” o “link”)
possiamo passare velocemente da una pagina Web all’altra. Sul Web, oltre a visualizzare le
pagine Web già esistenti, possiamo anche creare pagine Web nuove. Sia per visualizzare sia
per creare le pagine Web, dobbiamo usare un linguaggio software (una specie di “codice”)
che si chiama Hypertext Markup Language (comunemente, HTML).
 Il sito Web, infine, è un insieme di una o più pagine Web ed è memorizzato su un singolo
server Web. La prima pagina Web che si visualizza quando si accede a un sito Web si chiama
“home page”; ogni sito Web ha una sola home page. Per accedere a un sito Web, dobbiamo
in pratica accedere al server Web (cioè al computer) sul quale è memorizzato. Ogni server
Web è identificato da un proprio indirizzo IP (Internet Protocol), cioè una serie di numeri
corrispondente in maniera univoca a ciascun computer presente sul Web.

L’URL (Uniform Resource Locator), quindi, indica l'indirizzo univoco di una risorsa su Internet.
All’interno di questo indirizzo, possiamo distinguere vari elementi, ognuno con un suo significato,
come semplificato nella tabella seguente:

Il dominio, in particolare, può avere diversi significati:

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 61


Spesso, navigando sul web, possiamo incorrere in diverse minacce, che vengono tradotte con il
termine di virus informatico. Un virus è un software dannoso capace di installarsi su qualsiasi
macchina informatica (computer, dispositivo mobile). Per varie ragioni, in primo luogo dipende
dalle intenzioni dei cybercriminali. Ad esempio, un virus può essere diffuso per recare danni alla
struttura hardware del computer oppure per rubare i dati contenuti nel dispositivo. Ci sono poi i virus
che spiano il comportamento degli utenti. Abbiamo visto come esistono diverse tipologie di virus,
essi si distinguono in base ai loro obiettivi e alla metodologia utilizzata per penetrare sulle macchine
e per diffondersi.

Virus. Si è parlato per la prima volta di virus all’inizio degli anni 80, quando sono comparsi i primi
programmi malevoli. Un virus è un software dannoso che riscrive il codice del computer colpito e
più delle volte si diffonde da una macchina all’altra attraverso il trasferimento del file che contiene il
malware. Le fonti più comuni di infezione da virus sono le chiavette USB, Internet e gli allegati nei
messaggi di posta elettronica. Un buon antivirus permette di proteggersi dalla maggior parte dei virus
in circolazione.

Trojan Horse, in italiano Cavallo di Troia, è così chiamato poiché per penetrare nel sistema richiede
la collaborazione inconsapevole degli utenti. Il virus, infatti, si nasconde dietro a programmi o file
all’apparenza legittimi e, una volta che la vittima ha aperto le “porte” del pc, il programma malevolo
si scatena, silenziosamente. Il programma malevolo, infatti, agisce in segreto, cercando di rubare
i dati personali (tra cui le password). Spesso è usato dagli hacker anche per mandare in tilt il
computer infetto (si parla di attacco DoS). In via generale, questo tipo di virus si diffonde tramite e-
mail.

Worm. Il Worm è un virus che, come il Trojan Horse, per colpire i computer ha bisogno di ingannare
gli utenti. Il programma malevolo, infatti, nella maggior parte dei casi è contenuto all’interno delle e-
mail. La sua peculiarità, caratteristica che lo differenzia da altri malware, è quella

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 62


di essere in grado di replicarsi molte volte, accedendo alla casella di posta elettronica della vittima
infettata e inviando e-mail, contenenti il virus, ad altri contatti.

Adware e Spyware. Adware e spyware sono programmi malevoli molto simili, perché il loro compito
è quello di spiare il comportamento su internet delle vittime. Colpiscono i computer tramite diversi
stratagemmi: un allegato e-mail o un link. A volte, i malware si nascondono dietro a un pop up.
Adware e Spyware cambiano le configurazioni del browser e indirizzano il traffico web delle
vittime verso determinati siti internet, che normalmente contengono pubblicità. Oppure, inondano
l’utente di annunci. Nei casi peggiori, i virus possono anche appropriarsi dei dati personali delle
vittime.

5.1. Archiviazione e backup


Fare un backup non è la stessa cosa che archiviare i dati. Ora vedremo quali sono le differenze tra le
due attività, quali sono i rispettivi campi di applicazione più appropriati e come poterli includere in
una strategia di registrazione, ovvero di uno storage più adatto (pennetta USB, cloud, Hard-Disk e
così via).

Il backup dei dati è il processo con cui si effettuano copie dei dati, qualunque essi siano, affinché
possano essere recuperabili anche in caso di danneggiamento o perdita dei dati originali. In pratica
significa effettuare una copia di sicurezza da tenere da parte in caso di problemi, in maniera tale da
poter ripristinare i dati nella stessa posizione originale piuttosto che in una differente. I
backup rappresentano una salvaguardia che va ben oltre i dati rovinati, gli errori degli utenti o il
malware: essi costituiscono infatti un piano di emergenza nel caso l'hardware venga colpito da
qualche disastro come un evento meteorologico o un guasto fisico.

L'archiviazione dei dati riguarda, invece, lo spostamento dei dati in una collocazione sicura a lungo
termine, eliminandoli dalla fonte originale perché non rivestono più un'utilità su base corrente. Questo
viene fatto normalmente da aziende, organizzazioni e pubbliche amministrazioni che seguono policy
che le obbligano a conservare i dati per un determinato periodo di tempo prima di poterli cancellare
definitivamente. Il recupero dei dati archiviati non avviene in maniera urgente. L'orizzonte temporale
dell'archiviazione è di anni (se non di decenni).

Anche se la procedura è simile - duplicare i dati e conservarli su supporti di registrazione dedicati -


le differenze non potrebbero essere più grandi di così. Quel che si intende ottenere cambia
drasticamente il software e i metodi che si utilizzano, oltre che i supporti storage che si scelgono.

Nei backup, la priorità principale è quella di riavere indietro i propri dati. L'intero scopo di un
backup è la ridondanza - esiste un posto nel quale conservate cartelle e file, e se questi dovessero
essere mai compromessi o andare perduti, vorrete riaverli indietro nel più breve tempo possibile.
D'altra parte, l'archiviazione riguarda tre cose: conservazione, spazio su disco e possibilità di
ricerca. I dati non sono più necessari su base quotidiana né per il prevedibile futuro e, anche se non
possono essere comunque cancellati, occupano spazio sul server. Dati
di questo genere sono chiamati "cold data", e come tali devono essere messi da parte (come in

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 63


un frigorifero!). Anche se non occorreranno a breve, se e quando dovessero mai servire sarà
importante poterli ritrovare facilmente, intatti e senza complicazioni.

I migliori piani per la protezione dei dati comprendono sia una robusta strategia di backup che una
dedicata all'archiviazione dei cold data. Implementarne una senza l'altra significa fare un cattivo
servizio alla propria azienda o alla propria clientela. Per esempio, effettuare i backup senza archiviare
significa non solo riempire i server attivi con quantità di cold data che non occorrono e non vengono
utilizzati più, ma anche continuare ad avere inutilmente questi dati all'interno dei backup - che
diventano quindi molto più pesanti di quanto dovrebbero essere altrimenti! Al contrario,
archiviare senza effettuare i backup dei dati equivale a una promessa di grossi guai nel momento in
cui dovesse accadere un disastro (e prima o poi accade) . L'azienda è destinata a un lungo periodo di
inattività e, a seconda del software di archiviazione utilizzato, potrebbe essere impossibile eseguire
un recovery/ripristino costringendo a dover installare nuovamente tutto da zero.

5.2. La posta elettronica

La posta elettronica o e-mail è un servizio Internet grazie al quale ogni utente abilitato può inviare
e ricevere dei messaggi utilizzando un computer o altro dispositivo elettronico (come smartphone,
tablet e così via) connesso in rete attraverso un proprio account di posta registrato presso un provider
del servizio. È uno dei servizi Internet più conosciuti e utilizzati assieme alla navigazione web.
Rappresenta la controparte digitale ed elettronica della posta ordinaria e cartacea. A differenza
di quest'ultima, il ritardo con cui arriva dal mittente al destinatario è normalmente di pochi
secondi/minuti, anche se vi sono delle eccezioni che ritardano il servizio fino a qualche ora. Per questo
in generale di fatto ha rappresentato una rivoluzione nel modo di inviare e ricevere posta con la
possibilità di allegare qualsiasi tipo di documento e immagini digitali entro certi limiti di dimensioni
in byte.
Un messaggio di posta elettronica è composto da due parti, l’intestazione e il corpo:

1. l’intestazione (che equivale alla “busta” di una lettera tradizionale) comprende l’indirizzo del
mittente (la persona che manda il messaggio), l’indirizzo del destinatario (la persona che
riceve il messaggio) e l’oggetto del messaggio (l’argomento di cui si parla nel messaggio);
2. il corpo (che equivale al “contenuto” di una lettera tradizionale) comprende il testo del
messaggio ed eventuali allegati (file di vario tipo: testi, canzoni, foto, immagini, filmati).

La Posta Elettronica Certificata (PEC) è il sistema che consente di inviare e-mail con valore legale
equiparato ad una raccomandata con ricevuta di ritorno, come stabilito dalla normativa (DPR 11
Febbraio 2005 n.68). Rispetto alla Posta Elettronica ordinaria, il servizio PEC presenta delle
caratteristiche aggiuntive che forniscono agli utenti la certezza a valore legale dell’invio e della
consegna (o mancata consegna) delle e-mail al destinatario:

 ha lo stesso valore legale della raccomandata con ricevuta di ritorno con attestazione
dell'orario esatto di spedizione;

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 64


 grazie ai protocolli di sicurezza utilizzati, è in grado di garantire la certezza del contenuto
non rendendo possibile nessun tipo di modifica nè al messaggio nè agli eventuali allegati.

La Posta Elettronica Certificata garantisce, in caso di contenzioso, l'opponibilità a terzi del


messaggio. Il termine "Certificata", infatti, si riferisce al fatto che il gestore del servizio rilascia al
mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio ed
eventuali allegati. Allo stesso modo, il gestore della casella PEC del destinatario invia al mittente la
ricevuta di avvenuta consegna. I gestori certificano quindi con le proprie "ricevute" che il
messaggio:

In ogni avviso inviato dai gestori è inserito anche un riferimento temporale che certifica data ed
ora di ognuna delle operazioni descritte. I gestori inviano avvisi anche in caso di errore in una
qualsiasi delle fasi del processo (accettazione, invio, consegna) in modo che non possano esserci
dubbi sullo stato della spedizione di un messaggio. Nel caso in cui il mittente dovesse smarrire le
ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata dal gestore per 30 mesi,
consentirà la riproduzione delle ricevute stesse con lo stesso valore giuridico.

Ambito scolastico

1. Le figure professionali

Il Dirigente scolastico
Il dirigente scolastico è promotore e garante delle attività dell’Istituto. E’ il responsabile della scuola,
la organizza e la controlla. Egli è un pubblico ufficiale.
Il Dirigente scolastico promuove e favorisce i rapporti tra docenti, genitori ed alunni. A lui spetta la
rappresentanza legale dell’Istituto e funge da organo di gestione nelle istituzioni scolastiche. Tra le
sue tante responsabilità, risulta essere garante dell’esecuzione delle delibere del Consiglio d’istituto;
procede alla formazione delle classi; alla formulazione dell’orario delle lezioni; tiene i rapporti con
gli enti locali e l’amministrazione scolastica centrale; indice le elezioni dei rappresentanti di tutte le

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 65


componenti negli organi collegiali; gestisce l’attività contrattuale dell’Istituto; vigila
sull’adempimento dei doveri dei docenti e del personale ATA; ed, infine, ha la rappresentanza legale
in materia amministrativo-contabile con connesse responsabilità in ordine ai risultati.
Il Dirigente scolastico è promotore, facilitatore, coordinatore e sostenitore delle attività e delle
iniziative volte a migliorare la qualità dell’apprendimento e mette le sue conoscenze di tipo normativo
e procedurale al servizio di coloro che operano per l’innovazione, al fine di risolvere i problemi,
anche formali, che possono essere di ostacolo alla realizzazione delle iniziative.

Dirigente dei Servizi Generali e Amministrativi


Il Dirigente dei Servizi Generali ed Amministrativi, abbreviato DSGA, sovrintende ai servizi
generali amministrativo-contabili e ne cura l’organizzazione svolgendo funzioni di coordinamento,
promozione delle attività e verifica dei risultati. Organizza autonomamente l’attività del personale
A.T.A. nell’ambito delle direttive del Dirigente scolastico. Attribuisce al personale A.T.A. incarichi
di natura organizzativa e le prestazioni di lavoro eccedenti l’orario d’obbligo, quando necessario.
Svolge attività di istruzione, predisposizione e formalizzazione degli atti amministrativi e contabili;
è consegnatario dei beni mobili. Sovrintende, con autonomia operativa, ai servizi generali ed
amministrativo – contabili e ne cura l’organizzazione svolgendo funzione di coordinamento,
promozione delle attività e verifica dei risultati conseguiti, rispetto degli obiettivi assegnati ed agli
indirizzi impartiti al personale A.T.A., posto alle sue dirette dipendenze. Può svolgere attività di
studio e di elaborazione di piani e programmi richiedente specifica specializzazione professionale,
con autonoma determinazione dei processi formativi ed attuativi. Può svolgere, inoltre, incarichi di
attività di tutor, di aggiornamento e formazione nei confronti del personale. Il DSGA, in ambito
finanziario e contabile è il responsabile della contabilità e degli adempimenti fiscali. Inoltre:

 attua la gestione del programma annuale (ex bilancio di previsione) e del conto consuntivo;
 emette i mandati di pagamento e reversali d’incasso;
 effettua la verifica dei c/c intestati all’Istituto;
 predispone la scheda finanziaria analitica per ogni singolo progetto/attività previsti dal
Programma Annuale;
 definisce ed esegue tutti gli atti contabili, di ragioneria ed economato;
 cura l’attuazione amministrativa, finanziaria e contabile delle delibere del Consiglio
d’Istituto in materia di bilancio;
 predispone la relazione sullo stato delle entrate, degli impegni di spesa, dei pagamenti
eseguiti;
 cura l’istruttoria delle attività contrattuali;
 determina l’ammontare presunto dell’avanzo d’amministrazione;
 valuta e seleziona i fornitori, gestendo le offerte e gli ordini di acquisto, consultandosi con il
Dirigente scolastico, gestendone le scorte in magazzino;
 gestisce la manutenzione ordinaria dell’Istituto, interfacciandosi con fornitori qualificati;
 titolare dell’attività negoziale del fondo delle minute spese, una piccola cassa a fondo
economico.

Coordinatore Amministrativo

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 66


La figura professionale del coordinatore amministrativo è gerarchicamente subordinato rispetto al
Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA). Svolge attività lavorativa, che richiede
conoscenza della normativa vigente nonché delle procedure amministrativo contabili anche con
l’utilizzazione di procedure informatizzate. Ha autonomia operativa nella definizione e
nell’esecuzione degli atti a carattere amministrativo, contabile di ragioneria e di economato,
nell’ambito delle direttive ricevute dal Direttore dei servizi generali ed amministrativi. In tale ambito
svolge attività di coordinamento di più addetti inseriti in settori o aree omogenee; attività di supporto
amministrativo alla progettazione e realizzazione d’iniziative didattiche decise dai competenti organi;
attività direttamente connessa alla gestione informatizzata dei servizi di segreteria; attività di vicariato
e collaborazione diretta con il DSGA e in caso di assenza lo sostituisce. Nei casi di particolare rilievo
quantitativo e qualitativo è addetto ai servizi di biblioteca e al controllo delle relative giacenze e dello
stato di conservazione del materiale librario e alla catalogazione. Può essere addetto al coordinamento
dei servizi di gestione della biblioteca stessa. Provvede direttamente al rilascio di certificazioni,
nonché di estratti e copie di documenti, che non comportino valutazioni discrezionali.

Assistente tecnico
L'assistente tecnico, AT, è la figura che si occupa, negli istituti scolastici statali, di gestire l'ambito
tecnico relativamente alle nuove tecnologie. Le aree di laboratorio vanno dal tecnico di cucina, di
sala, di informatica, a quelle che si occupano di fisica, chimica agraria, costruzioni navali, informatica
gestionale, ceramica, e così via. Quella del personale tecnico è una figura sempre esistita all’interno
delle scuole: una volta il suo ruolo era però piuttosto marginale, come lo era in generale l’utilizzo di
tecnologie avanzate negli istituti. Da circa 20 anni le cose sono cambiate radicalmente: il progresso
corre, ha tempi sempre più rapidi ed è segnato da competenze sempre più specifiche, il che presuppone
una preparazione diversa per gli alunni e una professionalità molto più presente e qualificata
all’interno dei laboratori scolastici. Attualmente, il lavoro dell’Assistente Tecnico è
fortemente orientato alla didattica, come supporto necessario ai docenti e agli studenti. Nello
specifico i suoi compiti sono:

 preparazione e allestimento dei laboratori, gestione dello stesso in compresenza con


l’insegnante;
 manutenzione delle apparecchiature e reperimento materiale;
 rapporti con l’ufficio tecnico e attività di coordinamento.

Oltre alle competenze più tecniche, si tratta di persone molto preparate e in continua formazione,
che forniscono assistenza spesso in modo completo ai docenti più “teorici”, creando appunto un
incremento di valore importante.

Assistente amministrativo
L’Assistente Amministrativo (AA) è una figura professionale presente in tutte le istituzioni
scolastiche, ha compiti centrali nella gestione delle stesse. Si tratta di una delle figure del settore
dell’istruzione che ha subito i maggiori cambiamenti nel tempo, con un aumento del carico di lavoro
e delle conseguenti responsabilità: da semplice impiegato, l’AA è diventato un funzionario

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 67


della Pubblica Amministrazione, con una preparazione professionale specifica e in continuo
aggiornamento.
Nel dettaglio si occupa della:

 gestione dell’archivio e del protocollo: procedure normativamente disciplinate, a cui si


aggiungono gli ultimi sviluppi in materia di privacy e accesso agli atti. Tutto ciò che riguarda
quindi gli aspetti burocratici e di segreteria passa per le mani degli Assistenti Amministrativi,
a cui si richiede una formazione puntuale;
 gestione del magazzino, e più in generale dei beni della scuola: le responsabilità di custodia,
la verifica delle entrate e delle uscite, quindi la supervisione di aspetti anche economici
dell’istituto;
 capacità di esecuzione delle procedure anche con strumenti di tipo informatico, pure per
finalità di catalogazione: questo punto sottolinea il compito di ordinamento e controllo di tutti
i documenti della scuola, ma soprattutto il modo in cui questo avviene, quindi attraverso
attrezzature tecnologiche che bisogna essere in grado di usare in modo autonomo e sapiente.

L’Assistente Amministrativo ha quindi un ruolo di primo piano nella vera e propria conduzione della
scuola, non è più un semplice esecutore di pratiche ma è tenuto anche a lavorare in ambiti molto
delicati: nelle segreterie ogni giorno si elaborano ricostruzioni di carriera, statistiche, contratti, si
intrattengono rapporti con una serie di attori come gli enti previdenziali, la Direzione Provinciale del
Tesoro, l’Ufficio Scolastico Territoriale, ma anche comuni e istituzioni maggiori. Ciò che viene fuori
è il ritratto di un lavoratore competente, informato e indipendente nel portare a termine i propri
compiti.

Collaboratore scolastico
All’interno della scuola il Collaboratore Scolastico (CS) svolge mansioni fondamentali ed
insostituibili. L’attività didattica non potrebbe aver luogo infatti senza il supporto di questa figura ai
docenti, e tutto ciò che riguarda la gestione della struttura stessa. Nello specifico, il collaboratore
scolastico si occupa di:

1. Sorveglianza. La supervisione riguarda gli alunni, che fino all’ultimo anno della Scuola
Superiore sono minorenni e hanno bisogno di vigilanza in qualsiasi situazione, ma anche tutte
le altre persone che accedono ai locali dell’istituto. Il Collaboratore Scolastico è molto spesso
anche un filtro per le chiamate che arrivano al centralino della scuola.
2. Pulizia. L’igiene in una scuola è un aspetto fondamentale, visto il numero di persone che
frequenta i locali, le tempistiche e l’attenzione anche alla salute dei più piccoli. Il CS deve
provvedere a mantenere pulito, in modo regolare, lo stabile: non parliamo di semplice ordine,
ma di disinfezione ed estrema cura per rendere l’ambiente adatto al suo uso e in nessun modo
dannoso.
3. Sostegno ai disabili. Molti non lo sanno, ma il Collaboratore Scolastico è anche tenuto a
fornire aiuto agli alunni diversamente abili. Dalla sorveglianza, alla deambulazione, all’ausilio
nell’igiene di base, in sinergia con gli insegnanti di sostegno. Un compito molto

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 68


importante nell’ottica di una sempre maggior integrazione di questi ragazzi nell’ambiente
scolastico.
4. Collaborazione nell’attività didattica. Infine, i docenti sanno di poter contare sulla figura
del Collaboratore: per un aiuto durante una particolare lezione, per vigilare meglio sui ragazzi,
ma anche per la comunicazione con la segreteria, con i ragazzi o con altre persone che si
trovano all’interno della scuola.

Come si capisce chiaramente da quanto appena detto, il ruolo ricoperto dai CS è basilare per il
funzionamento dell’intero organismo scolastico e per la tutela degli alunni.

I docenti
La funzione del docente si esplica nell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla sua
elaborazione e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e
critica della loro personalità.
Il docente svolge il normale orario di insegnamento ed espleta tutte le attività ad esso correlate.

2. Gli Organi Collegiali

Il Consiglio d’istituto e la Giunta esecutiva


Il Consiglio di Istituto (CdI) è un organo collegiale obbligatorio in tutte le scuole. E’
il “consiglio d’amministrazione” dell’“impresa scuola”, dove sono rappresentate tutte le componenti
dell’Istituto (docenti, studenti, genitori e personale non docente) con un numero di rappresentanti
variabile a seconda delle dimensioni della scuola. Le attribuzioni del Consiglio sono stabilite per
legge. In particolare, il consiglio d'istituto ha potere decisionale:

 sul programma annuale e sul conto consuntivo;


 sull'adozione del P.O.F. (Piano dell'offerta formativa);
 sull'acquisto e il rinnovo delle attrezzature scolastiche;
 sull'adattamento del calendario e dell'orario scolastico;
 sulla programmazione delle attività di recupero, delle attività extrascolastiche e dei viaggi
d'istruzione;
 sui criteri generali relativi alla formazione delle classi.
Il CdI, inoltre, può esprimere pareri sull'andamento generale della scuola.
Nella sua prima seduta, elegge, tra i suoi membri, una Giunta Esecutiva.

1. Composta da un docente, da un impiegato amministrativo, o tecnico, o ausiliario e da due


genitori.
2. Della giunta fanno parte di diritto il Dirigente scolastico, che la presiede ed ha la
rappresentanza del circolo o dell’istituto, ed il capo dei servizi di segreteria (DSGA) che
svolge anche funzioni di segretario della giunta stessa.

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 69


3. Negli istituti di istruzione secondaria superiore la rappresentanza dei genitori è ridotta di una
unità; in tal caso è chiamato a far parte della giunta esecutiva un rappresentante eletto dagli
studenti.
4. I consigli di circolo o di istituto e la giunta esecutiva durano in carica per tre anni scolastici.
Coloro che nel corso del triennio perdono i requisiti per essere eletti in consiglio vengono
sostituiti dai primi dei non eletti nelle rispettive liste. La rappresentanza studentesca viene
rinnovata annualmente.

I Consigli di classe

I Consigli di classe (operano nella Scuola secondaria), di interclasse (operano nella Scuola Primaria)
e di intersezione (operano nella Scuola dell’Infanzia) sono gli organi collegiali in cui le diverse
componenti scolastiche (docenti, genitori e studenti per la scuola secondaria di II grado) si incontrano
per pianificare e valutare costantemente l’azione educativa e didattica.
Il Consiglio di classe, di interclasse e di intersezione si occupa dell’andamento generale della classe,
si esprime su eventuali progetti di sperimentazione, ha il compito di formulare proposte al Collegio
Docenti relative all’azione educativa e didattica e di proporre gli strumenti e le modalità per agevolare
e rendere più efficace il rapporto scuola-famiglia e il rapporto tra docenti e studenti. In particolare il
Consiglio di classe, di interclasse e di intersezione esercita le sue competenze in materia di
programmazione, valutazione e sperimentazione. Un compito importantissimo del Consiglio di
classe è la predisposizione della Programmazione Educativo Didattica, che deve essere stilata nelle
prime riunioni al fine di programmare l’anno scolastico stabilendo tutte le attività che i docenti della
classe intendono portare avanti con gli studenti, esplicitando modalità, metodologia, mezzi e
strumenti, in sintonia con quanto previsto in sede di Dipartimenti disciplinari e in armonia con le
indicazioni contenute nel P.O.F. dell’Istituto.

Il Consiglio di classe formula, inoltre, le proposte per l’adozione dei libri di testo. Tali proposte
vengono presentate al Collegio dei docenti il quale provvede all’adozione dei libri di testo con relativa
delibera. Rientrano nelle competenze dei Consigli di classe anche i provvedimenti disciplinari a
carico degli alunni, che comportano l’allontanamento dalla comunità scolastica per un periodo
inferiore a quindici giorni.

Quando esercita la competenza in materia disciplinare il Consiglio di classe deve operare nella
composizione allargata a tutte le componenti, compresi, quindi, gli studenti e i genitori. E’ necessaria,
però, l’astensione dei rappresentanti e conseguente surroga nel caso in cui lo studente sanzionato o il
genitore di questi fa parte del Consiglio di classe.

Il Collegio dei docenti


Il Collegio dei Docenti (CdD) è formato dal Dirigente Scolastico e da tutti gli insegnanti, in servizio
nei vari plessi dell'istituto. È l'organo responsabile dell’organizzazione didattica ed educativa
dell'Istituto. Ha il compito di progettare, organizzare, verificare, controllare e valutare la vita didattica
dell'Istituto.
Il collegio ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico dell'istituto. In particolare cura
la programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare i programmi di

Operatore Amministrativo – Appunti per la formazione 70


insegnamento alle particolari esigenze del territorio, Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà
di insegnamento garantita a ciascun docente: elabora ed approva il piano dell'offerta formativa (POF)
articolato nei suoi diversi progetti individua i docenti e le commissioni di lavoro che provvedono alla
realizzazione dei progetti formula proposte per la formazione delle classi, l'assegnazione ad esse dei
docenti, la formulazione dell'orario delle lezioni;delibera la suddivisione dell'anno scolastico in due
o tre periodi di valutazione; valuta e verifica l'andamento complessivo dell' azione didattica
proponendo misure per il miglioramento dell'attività scolastica.

3. I servizi amministrativi

La Segreteria didattica
La Segreteria didattica si occupa di tutte le pratiche destinate agli studenti, quali iscrizioni, rilascio
dei certificati di frequenza e dei diplomi, richieste di borse di studio. Si occupa, inoltre, della
registrazione delle assenze, della predisposizione dei documenti inerenti la scrutini ed esami, della
riproduzione di circolari e comunicazioni varie, riguardanti l’attività interna, la formalizzazione degli
stage, la distribuzione di modulistica connessa alla programmazione curricolare e agli interventi
didattici integrativi e di recupero, ad aspetti connessi con l’organizzazione dei viaggi di recupero, alle
statistiche settoriali.
La Segreteria didattica fornisce informazioni specifiche relative al proprio settore.

La Segreteria amministrativa
Si occupa della gestione finanziaria e patrimoniale dell’istituto, delle procedure contabili connesse al
funzionamento didattico ed amministrativo. Si occupa, inoltre, degli aspetti fiscali destinati al
personale docente temporaneo o nominato a tempo indeterminato. Fornisce informazioni specifiche
connesse al proprio settore.

L’Ufficio del personale


Si occupa di tutte le pratiche amministrative, riguardanti il personale docente, comprendendo in esse
il settore dei contratti al personale temporaneo, la gestione delle graduatorie d’istituto e di quelle
provinciali, la redazione e il rilascio di certificati. Fornisce informazioni specifiche connesse al
proprio settore.

L’Ufficio protocollo
Si occupa della corrispondenza in ingresso e in uscita, utilizzando il protocollo informatico, sulla base
di uno specifico regolamento. Si occupa, inoltre, della distribuzione delle pratiche ai diversi uffici o
soggetti interessati e della verifica del completamento delle pratiche stesse.

Sistema Informativo dell’Istruzione

La sigla SIDI sta per Sistema Informativo Dell'Istruzione e indica un'area riservata messa a
disposizione sul sito del Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) all’interno
della quale, a seconda del proprio profilo, si potrà accedere ad applicazione che permettono di
visionare ed elaborare dati destinati sia alle segreterie dei vari istituti scolastici presenti sul territorio
italiano che alle agli uffici dell’amministrazione centrale e periferica.
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In parole povere è un portale rivolto al personale scolastico all'interno del quale si potrà visionare ed
elaborare dati da inviare alle segreterie degli istituti scolastici o agli uffici dell'amministrazione
centrale o periferica.

La piattaforma SIDI è in grado di elaborare una mole elevata di dati tra cui:

 offerte formative didattiche;


 dati di natura organizzativa relativa a personale docente e non docente;
 dati relativi agli alunni;
 dati finanziari e contabili.

Il bacino d’utenza è piuttosto ampio partendo dallo stesso personale amministrativo del Miur
fino ad arrivare ad Enti e Amministrazioni esterni che evidentemente hanno in atto una
collaborazione con il sistema scolastico italiano per cui necessitano di accedervi. Inoltre, l’accesso è
consentito a tutto il personale docente, agli assistenti tecnici, al personale amministrativo dei vari
istituti scolastici e a tutti gli utenti delle scuole italiane non statali che siano esse paritarie o non
paritarie. Per utilizzare il SIDI è necessario abilitarsi al servizio seguendo delle procedure che sono
diversificate a seconda del profilo del richiedente. Una volta effettuata l’abilitazione si entrerà in
possesso delle credenziali per effettuare l’accesso al servizio. Nel caso del personale
dell’amministrazione l’abilitazione avviene in automatico.

4. Trattamento dei dati


L'Italia è stato il penultimo Paese in Europa ad approvare una legge di tutela della privacy di
applicazione generale, introdotto prima nella legge 675 del 1996, e poi nel Codice in materia di
protezione dei dati personali (Codice Privacy) cioè il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
nel quale si prevede il diritto a non vedere trattati i propri dati senza consenso, ma anche
l’adozione di cautele tecniche ed organizzative che tutti devono rispettare per procedere in maniera
corretta al trattamento dei dati altrui.

Il Codice disciplina il trattamento dei dati personali, anche detenuti all'estero, effettuato da chiunque
ha sede nel territorio italiano (principio di origine o stabilimento), o in uno Stato non appartenente
all'Unione europea ma che impiega strumenti per il trattamento situati nel territorio italiano (principio
di ubicazione degli strumenti elettronici). Se il trattamento è soggetto alla leggi italiani il Titolare
del trattamento deve designare un proprio rappresentante stabilito nel territorio dello Stato italiano.
L'obiettivo del Codice è quello di minimizzare i rischi di perdita e distruzione dei dati, disciplinando
le misure di sicurezza "minime" che devono essere adottate da chiunque tratti dati personali altrui.

Il Codice è stata modificato con un apposito decreto legislativo, approvato l'8 agosto 2018, in modo
da adeguare la normativa italiana al regolamento europeo in materia di tutela dei dati personali
(GDPR).

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4.1 Il GDPR

Il Regolamento generale per la protezione dei dati personali n. 2016/679 (General Data
Protection Regulation o GDPR) è la normativa europea in materia di protezione dei dati. Il suo
scopo è, infatti, la definitiva armonizzazione della regolamentazione in materia di protezione
dei dati personali all'interno dell'Unione europea. Questo perché col Trattato di Lisbona (2009)
la protezione dei dati personali è diventata diritto fondamentale dei cittadini, e quindi va garantito
allo stesso modo in tutto il territorio dell'Unione. Aumentando la fiducia dei cittadini nella
società digitale, grazie alla tutela più stringente, il regolamento è funzionale allo sviluppo digitale
dell'Unione europea, e tutela anche la libertà di circolazione dei dati personali.

Col regolamento europeo si passa da una visione proprietaria del dato, in base alla quale non lo si può
trattare senza consenso, ad una visione di controllo del dato, che favorisce la libera circolazione dello
stesso rafforzando nel contempo i diritti dell'interessato, il quale deve poter sapere se i dati sono usati
e come vengono usati per tutelare lui e l'intera collettività dai rischi insiti nel trattamento dei dati.

Le nuove norme prevedono, inoltre:

- per i cittadini un più facile accesso alle informazioni riguardanti i loro dati e le finalità e modalità
di trattamento degli stessi;
- un diritto alla portabilità dei dati che consentirà di trasferire i dati personali tra i vari servizi
online;
- l'istituzionalizzazione del diritto all'oblio (denominato diritto alla cancellazione nel
regolamento) come previsto dalla Corte di Giustizia europea, che consentirà di chiedere ed ottenere
la rimozione dei dati quando viene meno l'interesse pubblico alla notizia;
- l'obbligo di notifica da parte delle aziende delle gravi violazione dei dati dei cittadini;
- le aziende dovranno rispondere alla sola autorità di vigilanza dello Stato nel quale hanno la
sede principale (principio del "one stop shop" o sportello unico);
- sanzioni amministrative fino al 4% del fatturato globale delle aziende in caso di violazioni
delle norme.

Le novità introdotte dal decreto riguardano diversi aspetti, in particolar modo:

 l'età per il consenso alla fornitura dei servizi della società dell'informazione viene fissata
a 14 anni, utilizzando la deroga prevista del regolamento europeo in tema di
regolamentazione della tutela dei minori (che prevede un limite di 16 anni riducibile fino a
13);
 il Garante avrà nuovi poteri, tra i quali il compito di introdurre semplificazione per
l'adempimento degli obblighi gravanti sui titolari dei trattamento, con riferimento alle
piccole e medie imprese;

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 rimangono, invece, gli illeciti penali, con l'introduzione della previsione del danno oltre al
profitto, così guardando non solo al profitto economico dell'autore dell'illecito, ma anche
al danno di immagine a carico della vittima;
 infine, si semplifica il trattamento dei dati in ambito sanitario, stabilendo che tale
trattamento è soggetto all'art. 9 del regolamento europeo, prevedendo però misure
specifiche ulteriori per una maggiore tutela dei dati, e che saranno fissate dal Garante. Tali
ulteriori misure si applicheranno anche ai dati genetici e biometrici.

4.2. Dato personale

Il dato personale rappresenta lo strumento tecnico-giuridico attraverso il quale i legislatori, nazionali


e comunitari, tutelano l'insieme dei diritti collegati all'identità personale, quindi è un bene giuridico
di secondo grado.

Dato personale è qualsiasi informazione (es. nome) concernente una persona fisica identificata o
identificabile (art. 4 GDPR), anche indirettamente, oppure informazioni (es. codice fiscale, impronta
digitale, traffico telefonico, immagine, voce) riguardanti una persona la cui identità può comunque
essere accertata mediante informazioni supplementari. La persona a cui si riferiscono i dati soggetti
al trattamento si definisce "interessato". E' importante tenere presente che l'interessato può
essere solo una persona fisica e non un'azienda.

Un dato si considera personale se consente l'identificazione dell'individuo oppure se descrive


l'individuo in modo tale da consentirne l'identificazione acquisendo altri dati. Entrambi i tipi di dati
sono tutelati allo stesso modo. Per identificazione, quindi, si intende la possibilità di distinguere la
persona da qualsiasi altro soggetto (es. qualifica di presidente del consiglio) oppure all'interno di una
categoria. Se l'identificazione richiede l'acquisizione di ulteriori dati per i quali occorrono tempi e
costi irragionevoli, allora la persona non si può considerare identificabile. Però non è necessario
raggiungere un elevato livello di identificazione (pensiamo ai nomi che corrispondono a più persone)
perché il dato sia assoggettato a tutela. Identificabile è la persona che può essere identificata anche
mediante il riferimento ad ulteriori elementi.

Quindi il dato personale è un concetto dinamico, che va sempre riferito al contesto, nel senso che
anche se un'informazione isolata non è in grado di portare all'identificazione di un individuo, il fatto
che detta informazione possa essere utilizzata per l'identificazione tramite incrocio con altri dati ne
determina comunque la natura di dato personale. Non occorre, inoltre, che l'informazione sia in grado
di individuare fisicamente la persona perché sia considerata dato personale. Ad esempio, le aziende
di pubblicità utilizzano vari tecniche di tracciamento per poter identificare singolarmente un
individuo tra i tanti navigatori online, dette tecniche non permettono l'individuazione fisica della
persona ma più che altro identificano il browser o il dispositivo digitale tramite il quale la persona
naviga in rete. Anche questi dati (cookie, fingerprint, adid) sono considerati dati personali.

E' proprio il criterio dell'identificabilità mediante incrocio di informazioni, anche se detenute da


diversi titolari, che inserisce i dati online (indirizzi IP, cookie) nel concetto di dato personale. La

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Corte di Giustizia europea ha espressamente definito l'indirizzo IP (Internet Protocol) come dato
personale, anche con riferimento all'IP dinamico (sentenza Breyer contro Germania del 2016).
L'account di un servizio online è sicuramente un dato personale, in quanto consente di identificare
univocamente una persona, così come la mail, il nickname. Il fatto che l'IP sia considerato dato
personale impedisce ad una azienda di ottenere dall'ISP (fornitore di accesso ad Internet) il
nominativo di un soggetto che ha scaricato file piratati online. Solo l'autorità giudiziaria può, infatti,
può accedere a tali informazioni.

Il nuovo Regolamento europeo in materia di tutela dei dati personali (General Data Protection
Regulation) include espressamente nei dati personali gli identificatori online, quali numeri IP, cookie
e dati di geolocalizzazione.

La Corte dei diritti dell'uomo ha evidenziato che non esiste una netta separazione tra vita
privata e vita professionale per quanto riguarda i dati personali, per cui anche le informazioni
riguardanti la vita professionale e pubblica di una persona sono dati personali.
In tal senso si potrebbe ritenere che i diritti della CEDU appartengano non solo alle persone
fisiche ma anche alle persone giuridiche. Per queste ultime la Corte dei diritti dell'uomo tende
a considerare più che altro il diritto al rispetto del "domicilio" e della "corrispondenza". In
realtà la Convenzione 108 consente alle parti contraenti di estendere la tutela prevista per le
persone fisiche anche alle persone giuridiche. Il diritto dell'Unione europea, comunque, non
contempla norme a tutela dei dati personali delle persone giuridiche, e nemmeno la normativa
italiana.

4.2. Classificazione

La Convenzione di Strasburgo del 1981, o anche Convenzione 108 del Consiglio d'Europa, è
uno dei più importanti strumenti legali per la protezione delle persone rispetto al trattamento
automatizzato dei dati personali.

E’ l'unico strumento giuridicamente vincolante a livello internazionale in tale materia, potendo


ad essa aderire anche Stati non membri del Consiglio d'Europa.

La Convenzione 108 nasce dall'esigenza di tutela per le persone a seguito del proliferare di
tecnologie dell'informazione e comunicazione a partire dagli anni '60. Si applica a tutti i
trattamenti di dati personali effettuati sia nel settore privato che pubblico, e quindi anche ai
trattamenti effettuati da polizia e autorità giudiziaria. La normativa mira a proteggere gli
individui da abusi e regolamentare i flussi transnazionali dei dati, e trae diretta inspirazione
dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
L'articolo 1 recita:

"Scopo della presente Convenzione è quello di garantire, sul territorio di ciascuna Parte,
ad ogni persona fisica, quali che siano la sua nazionalità o la sua residenza, il rispetto dei
suoi diritti e delle sue libertà fondamentali, e in particolare del suo diritto alla vita privata,
in relazione all’elaborazione automatica dei dati a carattere personale che la
riguardano («protezione dei dati»)".
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La Convenzione sancisce che il trattamento e la raccolta dei dati deve avvenire rispettando alcuni
principi:

 correttezza del trattamento;


 liceità del trattamento;
 finalità del trattamento;
 qualità dei dati.

In breve, i dati devono essere raccolti e trattati solo in base a specifiche norme che ne autorizzano
il trattamento automatizzato, devono essere trattati per scopi specifici legittimi e non devono
essere destinati a un uso incompatibile con la finalità di trattamento originaria. Infine, i dati devono
essere conservati per un periodo di tempo limitato, e in particolare non devono essere conservati
oltre il tempo necessario per raggiungere lo scopo prefissato. I dati devono essere corretti,
pertinenti allo scopo e non eccessivi rispetto alla finalità perseguita. Sono i principi fondamentali
che reggono l'intera normativa in materia di protezione dei dati personali.

I dati possono essere classificati in sei categorie:

1. Dati identificativi personali (PII, Personally identifiable information) sono dati che
consentono l'identificazione diretta dell'interessato.
2. Dati soggetti a trattamento speciale (ex dati sensibili), sono quei dati la cui tutela ha lo scopo
di garantire la libertà di pensiero e di opinione, la dignità della persona e la libertà da possibili
discriminazioni.
3. Dati biometrici, definiti dal GDPR come “dati personali ottenuti da un trattamento tecnico
specifico, relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una
persona fisica e che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali
l’immagine facciale o i dati dattiloscopici”.
4. Dati anonimi, sono quei dati che sono stati privati di tutti gli elementi identificativi. I dati
anonimizzati non sono ritenuti dati personali, e quindi non sono soggetti alle norme a tutela
dei dati personali.
5. Dati pseudonimi sono quei dati personali nei quali gli elementi identificativi sono stati
sostituiti da elementi diversi, quali stringhe di caratteri o numeri (hash), oppure sostituendo
al nome un nickname, purché sia tale da rendere estremamente difficoltosa l'identificazione
dell'interessato.
6. Minimizzazione, infine, consiste nella raccolta dei soli dati pertinenti, quindi limitando
il trattamento a ciò che è realmente necessario e indispensabile rispetto alla finalità alla
quale sono destinati. La minimizzazione in realtà è da considerarsi un vero e proprio
principio fondamentale (principio di pertinenza dei dati) che regolamenta il trattamento dei
dati personali, perché nell'ordinamento europeo il trattamento deve sempre essere limitato ai
soli dati strettamente necessari.

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