Biologia
Biologia
Gli elementi sono delle sostanze che non possono essere scisse in sostanze più semplici. L’atomo è la parte
più piccola di un elemento ed è costituito a sua volta da particelle subatomiche chiamate:
In un atomo elettricamente neutro il numero di protoni e neutroni è uguale. Ogni elemento ha all’interno
del nucleo atomico un numero fisso che va a costituire il numero atomico. All’interno della tavola periodica
gli elementi sono sistemati seguendo questo numero.
Quando un atomo di uno stesso elemento chimico e quindi avente lo stesso numero atomico, ha un
differente numero di massa, e quindi una differente massa atomica, viene chiamato isotopo. Alcuni isotopi
risultano instabili e cercano di decadere in un isotopo più stabile emettendo radiazioni.
Gli atomi di una molecola sono tenuti assieme da delle forze attrattive dette legami chimici. Di questi ne
esistono tre tipi:
Legami covalenti gli atomi condividono degli elettroni in modo tale da completare il proprio guscio
di valenza. Quando due atomi condividono una coppia di elettroni si forma un legame covalente
semplice.
Inoltre, grazie alla diversa elettronegatività che vi è fra i due atomi può essere definito polare
(elettronegatività diversa) o apolare (stessa elettronegatività). L’elettronegatività è la misura di
attrazione di un atomo.
Legami ionici sono atomi carichi elettricamente. Questo è possibile poiché gli atomi sono portati a
perdere (Cationi positivi) o ad acquistare elettroni (Anioni negativi). Un legame ionico, dunque, si
andrà a creare grazie all’attrazione fra un anione e un catione
Legami a idrogeno sono i più deboli dei tre e si formano fra un atomo con una parziale carica
positiva e un atomo di idrogeno legato covalentemente ad un ossigeno o all’azoto (acqua).
Composti Organici
I composti organici sono quei gruppi composti da atomi di carbonio uniti da legami covalenti. Un atomo di
carbonio ha 4 elettroni di valenza e può formare quindi 4 legami covalenti. Il carbonio forma scheletri
carboniosi con altri atomi di carbonio può presentare doppi legami. Le caratteristiche di una molecola
variano quando uno o più atomi di idrogeno legati allo scheletro carbonioso di un idrocarburo sono
sostituiti da gruppi di atomi detti gruppi funzionali.
Carboidrati
Zuccheri, amidi e cellulosa sono carboidrati. Zuccheri e amidi fungono da riserva di energia per le cellule, la
cellulosa invece ha funzione strutturale nelle pareti delle cellule vegetali.
Lipidi
I lipidi, a differenza dei carboidrati che differenziavano per struttura, sono definiti dal fatto che non sono
solubili nei solventi apolari e relativamente solubili in acqua. Gli atomi di ossigeno sono tipici dei gruppi
funzionali idrofilici, essendo i lipidi poveri di ossigeno, sono idrofobici. I lipidi più abbondanti sono i
triacilgliceroli comunemente detti trigliceridi. Questi fungono da riserva energetica alquanto economica
poiché forniscono più del doppio dell’energia fornita per esempio dai carboidrati.
o Formano uno o più doppi legami (monoinsaturi o polinsaturi). Un alto contenuto di questi
legami porta un grasso ad essere liquido a temperatura ambiente, questo poiché vi sono
delle pieghe tra le due catene idrocarburiche, limitando le forze di van der Waals.
I fosfolipidi sono i principali componenti strutturali delle membrane cellulari, consistono in una molecola di
glicerolo legata a due acidi grassi ed una molecola di fosfato legato ad un composto organico come la
colina. Presentano un’estremità idrofila e una altra idrofoba.
Gli steroidi sono costituiti da atomi di carbonio organizzati in 4 anelli condensati. Il colesterolo è il più
importante insieme ad alcuni ormoni, tra i quali il colesterolo, che diluisce o irrigidisce le membrane
cellulari a seconda della temperatura corporea. Il colesterolo, infatti, compatta gli acidi grassi connettendo
tra loro le code dei fosfolipidi.
Proteine
Le proteine sono macromolecole costituite da una o più catene di amminoacidi. Sono praticamente
coinvolte in tutti gli aspetti del metabolismo poiché la maggior parte sono enzimi. Possono variare di forma,
il che fa sì che possano fungere anche da componenti strutturali per cellule e tessuti.
Gli amminoacidi che caratterizzano una proteina sono 20. Alcune proteine però contengono anche
amminoacidi diversi da questi 20 comuni, dati per una loro modificazione. I diversi amminoacidi si
«tengono» fra loro attraverso un legame detto peptidico (legame covalente tra carbonio e azoto); due
legami peptidici formano un dipeptide e più legami formano un polipeptide.
La struttura primaria, anche la più semplice, è costituita da un semplice filo di amminoacidi posti in
fila all’altro.
Le strutture secondarie sono date dal ripiegamento (beta foglietto) o attorcigliamento (alpha elica)
della struttura primaria.
La struttura terziaria è dipendente dalla struttura primaria; ciò che la caratterizza è la sua
disposizione nello spazio tridimensionale in cui è posta. L'ambiente in cui una proteina si ripiega,
influenza la formazione della struttura terziaria, perché gli amminoacidi della struttura primaria si
organizzeranno tridimensionalmente per ottimizzare le interazioni con l’ambiente circostante.
La struttura quaternaria deriva dalle interazioni tra i polipeptidi, in modo simile alle strutture
secondarie e terziarie.
Un esempio è l’emoglobina la quale è costituita da 4 catene polipeptidiche di cui 2 catene alpha identiche e
due catene beta identiche.
Gli enzimi sono proteine che accelerano le reazioni chimiche pur non partecipando attivamente ad esse.
Sono dei catalizzatori biologici e non si modificano né prima né dopo una reazione.
Esoergoniche – quando libera energia (idrolisi ATP). L’enzima abbassa l’energia di attivazione
fornendo uno specifico complesso enzima substrato detto sito attivo che fa entrare al suo
interno solo i reagenti specifici della reazione
Endoergoniche – gli enzimi accoppiano reazioni che liberano energia. In queste reazioni c’è l’ATP
che si può trasformare in ADP o AMP in base al numero di atomi di fosforo persi, questa perdita
rompe un legame che quindi genera energia. (sintesi ATP).
Entrambi gli acidi nucleici sono catene di nucleotidi. Un nucleotide è formato da:
I nucleotidi sono importanti anche per altre funzioni come l’ATP. L’ATP è un nucleotide formato da tre parti:
adenina, ribosio e tre gruppi fosfato. Quando un gruppo fosfato viene rimosso, si ottiene l’ADP. Il
trasferimento di un gruppo fosfato dall’ATP ad un altro composto riguarda reazioni endoergoniche;
l’mentre l’aggiunta di un gruppo fosfato all’AMP (adenosina monofosfato), o all’ADP riguarderà reazioni
esoergoniche.
Gli organismi procarioti sono sempre unicellulari, infatti questa cellula la si trova all’interno di archeobatteri e
batteri.
Archeobatteri
Hanno un tipo cellulare procariotico. Vivono in condizioni estreme e si distinguono 3 gruppi principali:
Batteri
Vivono ovunque vista l’adattabilità della loro cellula, sono sempre unicellulari. Alcuni batteri oltre alla
parete hanno una capsula polisaccaridica o polipeptidica che può determinare una patologia, senza la
capsula infatti, molti batteri non hanno efficacia patogena.
I batteri, tutti o quasi, si riproducono per scissione binaria (cellula madre che si raddoppia, duplica il DNA e
si scinde, trasmettendo lo stesso materiale genico al figlio). Per fare ciò, il batterio utilizza determinate
proteine che hanno varie funzioni specifiche (accrescimento, lisi ecc.). Altri tipi di riproduzione dei batteri
sono la gemmazione (protuberanza, o gemma, che cresce, matura e si stacca dalla cellula madre) e la
frammentazione (le pareti cellulari si accrescono all’interno della cellula che viene scissa in numerose
cellule di nuova costituzione).
Nonostante la riproduzione sia asessuata, il materiale genetico può comunque modificarsi e creare nuovi
tipi di batteri nelle nuove generazioni, questo fenomeno avviene mediante il processo di trasformazione,
trasduzione o di coniugazione (tutti e tre procedimenti si raggruppano nel trasferimento genico
orizzontale). I cambiamenti utili e positivi vengono trasferiti alle nuove generazioni mediante la scissione
binaria. Attraverso la scissione binaria, inoltre, i batteri si evolvono nel tempo e diventano resistenti a
determinate cose, presentano infatti dei plasmidi, piccole molecole di DNA circolari che contengono geni di
resistenza a determinati antibiotici.
Si dividono in:
Autotrofi se sintetizzano tutti i nutrimenti da soli (CO2, ioni minerali, acqua), sfruttando solo
molecole inorganiche
Eterotrofi se utilizzano sostanze di altri organismi per produrre i nutrimenti e quindi energia. Usano
molecole organiche
Ricapitolando, i batteri si dividono e si classificano in base alla loro forma, al loro nutrimento e al loro modo
di produrre energia. Alcuni batteri sono patogeni oppure no in base a dove si trovano. Infatti, per esempio,
un batterio può essere innocuo se si trova nello stomaco, diventerebbe patogeno se si spostasse nella
bocca.
Le cellule eucariote, invece, sono più complesse e possono trovarsi all’interno di organismi unicellulari e
pluricellulari. Il materiale genetico è formato da diversi cromosomi racchiusi in un nucleo. Questa tipologia
di cellula è composta da tre parti fondamentali:
Membrana cellulare
La struttura di questa è spiegata attraverso il modello a mosaico fluido, attraverso il quale possiamo
affermare che le membrane sono costituite da un doppio strato fluido di molecole fosfolipidiche nel quale
sono immerse delle proteine. Le proteine di membrana invece svolgono numerose importanti funzioni.
Fungono da enzimi, da proteine di trasporto, recettori (ovvero riconoscere determinate proteine legate a
compiti specifici).
Proteine integrali: entrano nel doppio strato fosfolipidico e possono sporgere da una parte o
dall’altra, o possono essere transmembrana, quindi attraversare completamente il doppio strato
lipidico della membrana.
Proteine periferiche: non entrano nel nucleo idrofobico centrale del doppio strato, ma sono
appoggiate alla membrana e interagiscono con le teste polari dei lipidi di membrana.
Le sostanze possono entrare ed uscire dalla cellula in modi diversi, due principali sono il trasporto attivo e il
trasporto passivo.
Il trasporto attivo avviene contro gradiente di concentrazione, ovvero quando una sostanza passa da
un’ambiente a bassa concentrazione ad uno con maggiore concentrazione. Richiede dunque energia.
Il trasporto passivo invece avviene secondo gradiente di concentrazione e dunque non richiede energia.
Un esempio di trasporto passivo è l’osmosi. La membrana è semipermeabile questo significa che può
essere attraversata da piccole molecole non polari come 02 o CO2, o piccole molecole apolari come acqua o
urea. Ma non può essere attraversata da grandi molecole quali il glucosio, che richiedono modi differenti.
L’osmosi, affinché avvenga il passaggio di molecole, necessita di pressione detta appunto “pressione
osmotica”.
Le sostanze prima citate come ioni o zuccheri possono essere trasportate attraverso l’utilizzo di proteine di
trasporto. Queste proteine funzionano secondo due principi, diffusione facilitata e trasporto attivo.
La diffusione facilitata consiste nel trasportare una sostanza attraverso l’uso di una proteina di trasporto e
secondo lo stesso gradiente di concentrazione. Con il trasporto attivo, invece, il trasporto avviene
attraverso delle proteine di membrana dette “pompe” che trasportano contro gradiente utilizzando
energia. Un esempio di trasporto attivo è la pompa sodio-potassio.
A seconda di quante sostanze vengono trasportate viene detto:
Endocitosi quando si creano invaginazioni della membrana, la quale richiudendosi verso l’interno forma
piccole vescicole, le quali procederanno verso l’interno della cellula.
Esocitosi quando, operando in funzione opposta, delle vescicole endocellulari si muovono in direzione della
membrana fondendosi con essa e riversando il contenuto all’esterno. Le proteine sintetizzate dal RE e
dall’apparato del Golgi vengono espulse secondo questo metodo.
Nucleo
Viene considerato come il centro di comando della cellula in quanto programma e coordina tutte le sue
attività. È circondato da una doppia membrana nucleare costellata di pori nucleari comunicanti con il
citoplasma circostante.
All’interno del nucleo è presente la cromatina, ossia DNA associato a componenti proteiche. La cromatina
durante la divisione cellulare si addensa formando i cromosomi. Un cromosoma è una lunga molecola di
cromatina spiralizzata e avvolta su sé stessa. Le proteine che la compongono sono dette “istoni”, il quale
compito è quello di avvolgere e compattare lunghissimi filamenti di DNA. Questi filamenti compattati si
avvolgono a loro volta intorno a 8 gruppi di istoni formando i nucleosomi. Una successione di nucleosomi
fornisce alla cromatina la struttura a collana di perle.
Tra un nucleosoma ed un altro vi è un altro istone, il quale avvolge e tiene quasi uniti i due nucleosomi,
facendo così riduce ancora la dimensione del complesso. Un complesso di nucleosomi impacchettati forma
la fibra cromatinica. A questa fibra di cromatina, vi agiscono delle proteine dette di impalcatura, le quali
ripiegano la fibra in grandi anse a spirale. In seguito, questa fibra disposta ad anse, detta de condensata,
viene condensata attraverso proteine specifiche dette condensina le quali compattano il tutto e arrivano a
dare forma ad un cromosoma.
Un cromosoma è formato da due strutture bastoncellari dette cromatidi (i due cromatidi hanno
informazioni uguali) unite tra loro dal centromero. Ogni essere umano ha 46 cromosomi, organizzati in 23
coppie, in ogni cellula diploide. Nelle cellule aploidi (gameti) questi sono la metà in quanto il nuovo
organismo acquisirà gli altri 23 dall’altro genitore. Di questi 46, 44 sono detti autosomi, gli altri 2 sono detti
eterocromosomi o cromosomi sessuali (XX nella donna, XY nell’uomo).
o Sindrome di Turner – quando un individuo possiede un solo cromosoma X (X0). Questi avranno
sesso femminile, ma saranno sterili e con deficit mentale.
o Sindrome di Klinefelter – quando un individuo possiede un cromosoma in più al normale (XXY).
Questi saranno maschi ma sterili, e deficit mentale.
Reticolo Endoplasmatico
Apparato/Complesso di Golgi
I Lisosomi e i Perossisomi
I Mitocondri
Il sistema di membrane è specifico della cellula eucariota, ne fanno parte il R.E. e il complesso del Golgi.
È un sistema di membrane e può essere liscio o rugoso. È coinvolto nel trasporto dei materiali attraverso la
cellula; il REL scinde i lipidi e detossifica da veleni o farmaci mentre il RER è in stretta comunicazione con il
Golgi grazie a un traffico vescicolare. Viene chiamato “rugoso” poiché ricoperto da ribosomi.
I ribosomi sono complessi macromolecolari costituiti da rRNA (RNA Ribosomiale) e proteine. Sono, inoltre,
la sede della traduzione del DNA, cioè la sintesi proteica. La loro funzione è quella di leggere le informazioni
contenute nella catena di RNA messaggero (m-RNA).
Partecipa alla sintesi delle proteine non citoplasmatiche. Queste proteine rilasciate dal RER vengono poi,
attraverso vescicole, spostate all’apparato del Golgi; un apparato di raccolta, rielaborazione e smistamento
del RE. Utilizzando a sua volta delle vescicole indirizza le proteine, modificandole, verso il loro bersaglio.
Lisosomi
Sono degli organelli cellulari che fungono da sistema digerente della cellula. Questa funzione è data dalla
presenza di enzimi litici con i quali è capace di scomporre i composti organici e di ridurli a componenti più
semplici come amminoacidi, monosaccaridi e acidi grassi.
Perossisomi
Sono organelli cellulari con funzione metabolica. Entrano in gioco solo con ciò che contiene H2O2 (ovvero
acqua ossigenata). Al loro interno si svolgono importanti funzioni come:
Mitocondri
Sono il sito principale di produzione dell’adenosina trifosfato (ATP) che fornisce l’energia necessaria per le
reazioni chimiche cellulari. Sono costituiti da due membrane: la membrana interna e la membrana
esterna; lo spazio fra queste due membrane è detto spazio intermembrana. Lo spazio delimitato dalla
membrana interna è detto matrice mitocondriale.
Recuperano l’energia accumulata negli alimenti, questa, per essere usata, viene trasformata, attraverso la
respirazione aerobica (o cellulare), in energia chimica racchiusa nell’ATP.
Giunzioni Cellulari
Coordinano e uniscono le cellule di un tessuto, al fine di farle lavorare tutte in sintonia e in modo
funzionale. Le giunzioni cellulari possono essere:
o Strette o occludenti si trovano tipicamente nell’intestino (ma non solo), prevede cellule sigillate tra
loro che non permettono il passaggio di sostanze. Nell’intestino, ad esempio, evitano che le
sostanze assorbite dal cibo si disperdano nell’organismo.
o Aderenti e/o Desmosomi uniscono le cellule legando i filamenti di actina (aderenti) o i filamenti
intermedi (desmosomi) delle due cellule tra loro, collegano funzionalmente le cellule permettendo,
ad esempio, movimenti simultanei.
o Gap o comunicanti strutture con canali che fanno passare sostanze con un determinato peso
molecolare, tipiche del sistema epatico
La matrice extracellulare è lo spazio vuoto attorno alle cellule, e influenza le funzioni dei tessuti immersi in
essa, la matrice infatti contiene dei fattori che alterano le funzioni svolte dai tessuti.
Citoscheletro
È costituito da numerosi intrecci di filamenti proteici che irrobustiscono la cellula e le donano forma. È
formato da tre tipi di filamenti: microtubuli (componenti fondamentali di centrioli e dei flagelli); filamenti
intermedi (garantiscono alla cellula la resistenza meccanica); microfilamenti (sono coinvolti nei processi di
movimento della/nella cellula); centrioli (ruolo determinante nel montaggio dei microtubuli)
Il fatto che il DNA Polimerasi sa attaccare nucleotidi solo nel verso 5’→3’ crea un problema quando si va a
copiare l’altro filamento. In questo caso entra in gioco la semi-discontinuità. Il secondo filamento infatti
sarà discontinuo. Per fare ciò entra in gioco un enzima chiamato primasi, che sintetizza pezzetti di RNA
(primer) complementari al pezzo di DNA al quale si legano ed hanno un 3’ libero che permette al DNA
Polimerasi di legarsi e, aggiungendo nucleotidi sempre nella direzione 5’→3’ come sa fare, forma il secondo
filamento che avrà verso opposto all’apertura dell’elicasi. Questo filamento discontinuo è composto da
tanti frammenti di DNA creati dal DNA Polimerasi, detti Frammenti di Okazaki. Infine, la DNA Polimerasi,
con funzione esonucleasica, sostituirà i nucleotidi di RNA con nucleotidi di DNA, che saranno poi legati
dall’enzima ligasi che completerà l’elica formando i legami fosfodiesterici.
Ciò dimostra la semi-discontinuità della duplicazione: infatti un filamento viene copiato senza problemi
(catena veloce) mentre l’altro è più lento e prevede una copiatura discontinua e più complessa.
La bidirezionalità poiché dalla bolla di replicazione partono due elicasi, una che va in un lato e una va
nell’altro, quindi bidirezionalità.
Ogni cellula ha una durata vitale ben precisa, ogni cellula infatti in questo periodo di vita, affronta il
cosiddetto ciclo cellulare.
Il ciclo cellulare è formato da un’interfase ed è una fase mitotica, nell’interfase la cellula cresce e duplica il
DNA mentre, nella fase mitotica si riproduce.
Entrambe riguardano la duplicazione del nucleo, però con cellule molto differenti. La mitosi riguarda le
cellule somatiche come, ad esempio, quelle della pelle ed è un tipo di riproduzione asessuata, mentre la
meiosi riguarda i gameti ed è un tipo di riproduzione sessuata.
Mitosi
Nella profase il DNA duplicato da cromatina diventa cromosoma, ovvero si spiralizza. Questa spiralizzazione
è dovuta a proteine legate al DNA chiamate istoni; un cromosoma è formato da due molecole di DNA
identiche che vanno a formare i cromatidi, i cromatidi sono detti fratelli poiché identici tra loro e sono
attaccati in un punto chiamato centromero.
Intanto, sempre nella profase, inizia a partecipare anche un organello che in tutta l'interfase non aveva una
funzione, il centrosoma. Il centrosoma nella sottofase S si duplica diventando così due centrosomi, un
centrosoma è formato da due centrioli (piccoli cilindri messi perpendicolarmente tra loro).
Dunque, nella profase il DNA da cromatina diventa cromosoma e due centrosomi iniziano a spostarsi ai poli
opposti della cellula.
Nella pro-metafase, invece, l'involucro nucleare si è frammentato e i due centrosomi, andando ai poli
opposti della cellula, hanno formato il fuso mitotico, il quale aggancia tutti i cromosomi nel centromero.
Nella metafase tutti i cromosomi risultano allineati all'equatore della cellula, questa caratteristica prende il
nome di piastra equatoriale.
Nell’anafase le fibre del fuso mitotico si contraggono e questa contrazione fa sì che i cromatidi fratelli si
separano, un cromatide va al polo sud della cellula mentre l'altro va al polo nord.
Nella telofase i cromatidi vanno ai poli opposti della cellula e si iniziano a formare due nuclei, nel frattempo
la cellula si allunga e va incontro alla citodieresi.
La citodieresi cambia a seconda della cellula, ad esempio, dato che le cellule animali hanno solo la
membrana cellulare la citodieresi è uguale a quella dei procarioti, ovvero la membrana si introflette in
modo da formare due cellule figlie. Nel caso delle cellule vegetali, invece, avendo la parete cellulare,
l'apparato di Golgi produce delle vescicole che si allineano all'equatore della cellula e, fondendosi, formano
una sorta di membrana cellulare che successivamente si introfletterà.
Al termine della mitosi si hanno due cellule figlie identiche tra loro e identiche alla cellula madre che le ha
generate, salvo mutazioni. Le due cellule inoltre sono diploidi, ovvero contengono ciascuna una doppia
serie di cromosomi.
Meiosi
Anche la meiosi riguarda la duplicazione del nucleo ma riguarda i gameti, quindi un tipo di riproduzione
sessuata poiché coincide con la riproduzione dell'individuo. La meiosi però ha una complicazione, poiché
deve rendere le cellule figlie aploidi, infatti i gameti si devono fondere tra loro e lo zigote, nel nostro caso,
deve avere 46 molecole di DNA e dunque ciascun gamete ne deve avere 23. Ecco, perché la meiosi si divide
in meiosi 1 e meiosi 2.
Nella metafase 1 si è formato il fuso mitotico, l'involucro nucleare è completamente sparito e cromosomi
omologhi che restano sempre appaiati vengono agganciati alle fibre del fuso formando la piastra
equatoriale
Nell’anafase 1, al contrario della mitosi, si separano i cromosomi omologhi invece che i cromatidi (i quali
restano uniti)
Nella telofase 1 poi si formano due nuclei e dopo la citodieresi si formano due cellule.
Ogni cellula figlia della meiosi 1 va incontro alla meiosi 2 (che è identica alla mitosi)
Nella pro-metafase 2 si inizia a formare il fuso mitotico e l'involucro nucleare inizia a scomparire
Nell’anafase 2, come nella mitosi, le fibre del fuso si contraggono separano i cromatidi di ciascun
cromosoma
Al termine della seconda meiosi si ottengono quattro gameti, cioè quattro cellule figlie aploidi e diverse tra
loro e alla cellula madre che le ha generate poiché è avvenuto il Crossing over.
Per formare gli spermatozoi si parla di spermatogenesi, questo processo, che avviene nelle gonadi e per
tutta la vita di un uomo a partire dalla pubertà. A queste cellule, infatti, si aggiunge nella parte bassa, un
lungo flagello che consente il movimento allo spermatozoo, mentre nella parte alta si aggiunge una
vescicola con dentro degli enzimi litici, questa vescicola, arrivata all’ovulo, si rompe e rilascia enzimi litici
che rompono la barriera dell’ovulo e permettono allo sperma di entrare in esso e mescolare i propri
cromosomi con quelli dell’ovulo dando il via alla fecondazione.
Gli ovuli invece vengono formati nel processo della ovogenesi. Durante questo processo, solo una delle
quattro cellule alla fine diventa un ovulo vero e proprio, le altre tre infatti nutriranno l’ovulo stesso. Questo
processo non avviene per tutta la vita di una donna e gli ovuli non fecondati invecchiano e vengono
successivamente rimossi.
La trascrizione consiste nella copia di un pezzo di DNA (un solo gene) su un filamento di RNA.
Avendo, inoltre, una vita media più lunga delle cellule procariotiche, le cellule eucariotiche potrebbero
dover rispondere a numerosi stimoli. Dunque, piuttosto che sintetizzare nuovi enzimi durante il momento
del bisogno, queste utilizzano enzimi preformati e altre proteine che possono rapidamente passare da uno
stato inattivo ad uno attivo. Ogni tipo di cellula ha geni attivi e altri che potrebbero non essere mai usati.
Per esempio, i globuli rossi in corso di differenziamento, sintetizzano la proteina emoglobina necessaria al
trasporto d’ossigeno; al contrario, le cellule muscolari, non sintetizzano l’emoglobina ma una proteina
correlata, la mioglobina, che immagazzina ossigeno in quel determinato tessuto.
Il DNA negli Eucarioti è per circa metà strettamente associato a proteine, che insieme costituiscono la
cromatina. Viene suddivisa in eterocromatina se associata a proteine istoniche; eucromatina se associata a
proteine non istoniche, che attivano o meno processi di trascrizione.
Negli Eucarioti ogni gene è trascritto separatamente, attraverso il promotore (sequenza di DNA che
definisce il punto esatto di inizio e la direzione della trascrizione)
Ed è suddiviso in 3 sezioni: un sito di inizio; una TATA-box che determina il punto esatto di inizio; proteine
regolatrici (intensificatori o silenziatori).
Tali proteine sono in grado di intensificare o annullare la trascrizione.
La trascrizione avviene nel nucleo della cellula ed inizia con il legame di alcune proteine, chiamate fattori di
trascrizione, a particolari sequenze di DNA, dette motori. La doppia elica del DNA si apre e le due catene si
separano. Utilizzando una catena come stampo, l’enzima RNA polimerasi, essendosi legato al promotore,
inizierà ad inserire i nucleotidi. Attraverso l’aggiunta di un nucleotide per volta, la sintesi dell’RNA procede
in direzione 5’→3’, e produce una molecola di RNA complementare alla catena stampo del DNA (a parte la
sostituzione della timina con l’uracile).
La trascrizione termina poiché alla fine di ogni gene ci sono particolari sequenze di basi dette terminatori
che causano il distacco dell’RNA polimerasi.
La molecola di mRNA prodotta va quindi incontro a fenomeni di maturazione. L'mRNA è suddiviso in sezioni
codificanti (esoni), e non codificanti (introni). Il processo di splicing consiste nel tagliare l'mRNA, eliminare
gli introni e saldare gli esoni. Il processo di maturazione prevede anche altre due operazioni,
l’incappucciamento e l’aggiunta di una coda. Il cappuccio e la coda lo proteggono da un'eventuale
degradazione da enzimi idrolitici, migliorano la traducibilità e ne aumentano la stabilità.
A questo punto l’RNA messaggero maturo esce dal nucleo portando con sé le istruzioni per la sintesi
proteica e può essere tradotto.
L'mRNA maturo passa nel citoplasma per la traduzione (o sintesi proteica). Non sempre, però, è tradotto
immediatamente in proteine perché intervengono diversi tipi di controllo. Vi sono proteine di regolazione
che possono legarsi al DNA inibendo o favorendo temporaneamente la traduzione in base alla presenza o
meno dei prodotti nel citoplasma.
La traduzione avviene a livello dei ribosomi, i quali scorrono lungo il filamento di RNA messaggero e ne
riconoscono la sequenza di basi a gruppi di 3. Ogni gruppo di tre basi costituisce un codone che viene
riconosciuto da un anticodone complementare situato all’estremità di una particolare molecola chiamata
RNA transfer che porta all’altro suo estremo uno specifico amminoacido. A specifico codone corrisponde
quindi uno specifico amminoacido. Poiché le basi sono 4 (A G C T), le combinazioni possibili sono 64,
mentre gli amminoacidi sono solo 20. Vi è quindi una certa ridondanza di informazione, ed infatti uno
stesso amminoacido può essere codificato da triplette diverse.
La precisa sequenza di amminoacidi in una proteina, insieme al suo successivo ripiegamento, ne determina
la forma, la funzionalità e la reattività.
Terminata la traduzione, le molecole di mRNA che hanno esaurito la loro funzione vengono degradate. La
velocità di degradazione dipende dal legame con specifiche proteine.
Vi possono essere però dei meccanismi post-traduzionali, le proteine derivanti dalla traduzione, infatti, non
sono sempre immediatamente funzionanti. A volte sono necessarie delle modifiche nella struttura, o delle
modifiche chimiche, aggiungendo o rimuovendo gruppi funzionali.
Nei Procarioti
Nei procarioti, invece, il sistema più noto è rappresentato dal modello dell’operone, ovvero un insieme di
geni che vengono regolati in modo coordinato. È costituito da un promotore (funge da sito di attacco per
l’RNA polimerasi); uno/più geni strutturali (ovvero geni che codificano per determinati enzimi o proteine);
un operatore, il quale interagisce con proteine di regolazione che possono agire come repressori
(bloccando la trascrizione del gene) o come attivatori (facilita l’attacco dell’RNA polimerasi per la
trascrizione del gene).
La regolazione dell’espressione genica serve alla cellula per esprimere solo i geni utili alla funzione che essa
deve svolgere e quindi codificare solo la proteina necessaria a quella funzione.
VIRUS
Sono esseri viventi ma senza cellule. Sono costituiti da una molecola di acido nucleico contenente le
informazioni genetiche, rivestita da un sistema proteico detto capside. Sono però parassiti specifici,
infettano, infatti, solo cellule o animali o vegetali o cellule batteriche (batteriofagi). La struttura più comune
del batteriofago è costituita da una lunga molecola di acido nucleico avvolta in una testa poliedrica, e da
una coda contrattile.
Un esempio di ciclo riproduttivo di un virus è il ciclo litico. Il fago inizia con l’agganciarsi alla cellula
aderendone alla superficie, segue poi la penetrazione di questa attraverso la contrazione della coda. Una
volta dentro, il virus degrada l’acido nucleico dell’ospite ed utilizza il macchinario molecolare della cellula
per replicare il proprio. Infine, una volta sintetizzati, questi “pezzi”, verranno assemblati in nuovi virus, i
quali si libereranno distruggendo la cellula ospite e andando ad infettare altre cellule in un processo a
catena.
GENETICA E LEGGI DI MENDEL
L’ereditarietà è il complesso delle modalità di trasmissione dei caratteri ereditari dagli individui di una
generazione ai loro discendenti, ed è l’oggetto di studio della genetica. L’informazione biologica è
contenuta in delle unità dette geni. I geni esistono in forme alternative dette alleli (ne esistono due per ogni
gene e ciascuno deriva da uno dei due genitori), e la combinazione di alleli di un individuo è detta genotipo.
Mentre, invece, il fenotipo rappresenta l’insieme delle caratteristiche che si manifestano in un individuo,
l’espressione esterna di un certo genotipo.
Mendel condusse degli studi sulla pianta di pisello odoroso riguardo l’ereditarietà, e definì 2 modalità di
carattere dominante e recessivo. In base alla disposizione degli alleli, inoltre, si definiscono omozigoti o
eterozigoti.
Prima legge di Mendel – (legge della dominanza) – un incrocio fra due individui omozigoti di prima
generazione presenterà fenotipicamente il carattere dominante alla seconda generazione.
Terza legge di Mendel – (legge della segregazione) – partendo da un incrocio di linee pure,
fenotipicamente presenterà il carattere dominante alla seconda generazione, a dimostrazione della
prima legge. In questo caso la seconda generazione sarà diibrida come la prima. Lasciando infine
autofecondare la seconda generazione diibrida, verranno ripresi i caratteri diibridi iniziali e, in più,
si presenteranno anche dei fenotipi ricombinanti questi ultimi. Tutto in rapporto 9:3:3:1.
La trasmissione dei caratteri ereditari avviene spesso in modo più complesso di quanto previsto dalle regole
formulate da Mendel. Alcuni esempi sono:
Dominanza incompleta – È il fenomeno secondo il quale, dati due alleli, nessuno dei due domina
sull’altro. (la prima legge qui non vale)
Codominanza – Quando, in un eterozigote, i due alleli di un gene si esprimono entrambi; questo
accade negli antigeni, che distinguono i gruppi sanguigni del sistema AB0.
Poliallelia – I caratteri scelti da Mendel presentavano soltanto due alleli. Vi sono però molti geni
che possiedono più di due geni (allelìa multipla).
Pleiotropia – Quando un singolo gene determina effetti fenotipici multipli.
MUTAZIONI
Le mutazioni sono eventi casuali che provocano una variazione del genotipo. Sono responsabili della comparsa
di nuovi alleli che, attraverso la duplicazione, verranno poi trasmessi alle generazioni future.
La mutazione per sostituzione di una base è una mutazione in grado di compromettere la funzione di una
proteina. Poiché andrà ad alterare un codone che di conseguenza o specificherà un amminoacido diverso
(mutazione di senso) o darà origine ad un codone di stop (mutazione di non senso).
Nelle mutazioni da delezione o inserzione, una o due coppie di nucleotidi sono inseriti o eliminati all’interno di
una molecola di DNA., causando un’alterazione della griglia di lettura. Come risultato, i codoni a valle di questa
inserzione o eliminazione, specificheranno una sequenza di amminoacidi completamente nuova. O può
generare un codone di stop a breve distanza dal punto in cui è avvenuta la mutazione, così da terminare
precocemente la catena polipeptidica.
Altri tipi di mutazione sono causate da trasposoni, che si inseriscono casualmente all'interno di geni funzionali,
alterandone o, impedendone l'espressione. Vi sono anche i retro-trasposoni, che si replicano autonomamente
mediante un intermedio a RNA, e la trascrittasi inversa (presente nei retrovirus) poi li converte nella sequenza di
DNA di origine, prima che possano inserirsi in un gene. Questo meccanismo permette ai trasposoni di
incrementare notevolmente e rapidamente la presenza delle loro copie all'interno del genoma.
Anche i retro-trasposoni possono indurre mutazioni allo stesso modo dei trasposoni.
Non tutte le mutazioni avvengono spontaneamente, le mutazioni indotte, per esempio, sono causate anche da
agenti esterni detti mutageni (raggi X, raggi gamma o agenti chimici) che reagiscono con determinate basi del
DNA, modificandole.
Aploide: quando nel suo nucleo sono presenti un certo numero di cromosomi.