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Luigi XIV

Il libro 'La società di corte' di Norbert Elias analizza la corte francese tra il '500 e il '600, evidenziando il legame tra dimensione sociale e psicologica nella formazione dello Stato moderno. Elias esplora come la vita quotidiana a Versailles e le nuove forme di moralità abbiano influenzato i comportamenti individuali e le identità personali. Nonostante inizialmente trascurato, il suo lavoro ha avuto un impatto significativo sugli studi culturali e sociali, contribuendo a una nuova comprensione della civilizzazione e delle dinamiche di potere.

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Luigi XIV

Il libro 'La società di corte' di Norbert Elias analizza la corte francese tra il '500 e il '600, evidenziando il legame tra dimensione sociale e psicologica nella formazione dello Stato moderno. Elias esplora come la vita quotidiana a Versailles e le nuove forme di moralità abbiano influenzato i comportamenti individuali e le identità personali. Nonostante inizialmente trascurato, il suo lavoro ha avuto un impatto significativo sugli studi culturali e sociali, contribuendo a una nuova comprensione della civilizzazione e delle dinamiche di potere.

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IL LIBRO

LA SOCIETÀ DI CORTE
di Norbert Elias

FORTUNA E ATTUALITÀ DEL LIBRO


È una delle opere che più hanno influenzato il rinnovamento degli studi di storia culturale e so-
ciale nell’ultimo trentennio del ’900. Il suo valore consiste soprattutto nell’originalità del metodo
di lavoro, fondato su un sapiente uso degli strumenti dell’analisi sociologica e di quella storica. Non
a caso questa ricerca, pubblicata nel 1969 ma elaborata in gran parte agli inizi degli anni ’30, rap-
presentò dapprima una premessa e poi uno dei principali approfondimenti di una più generale
teoria sulla «civilizzazione» che Elias presentò in un saggio in due volumi (intitolato appunto Il
processo di civilizzazione) uscito nel 1939.
A giudizio dell’autore, nella vita degli uomini esiste uno stretto rapporto tra la dimensione so-
ciale e quella psicologica che impone la necessità di analizzare la formazione e gli sviluppi delle
società e dei sistemi politici in relazione alle trasformazioni dei comportamenti individuali e dei
modelli di costruzione delle identità personali. Ovvero, superando la tradizionale divisione tra in-
dividuo e società, Elias sottolinea come la costituzione e il consolidamento dello Stato moderno
in Europa siano stati accompagnati e favoriti dalla nascita e diffusione di nuove forme di moralità
e inediti meccanismi di autocontrollo e inibizione.
Questo legame emerge con chiarezza proprio nel libro La società di corte, che descrive e ana-
lizza la corte della monarchia francese tra ’500 e ’600, in particolar modo durante il regno di Lui-
gi XIV. Qui Elias concentra la sua attenzione sulla ricostruzione e sull’esame minuzioso di nume-
rosi aspetti della vita quotidiana nella reggia di Versailles (dagli appartamenti degli aristocratici al-
le regole dell’etichetta, ai riti quotidiani del re, alle cerimonie), evidenziandone il significato e la
funzionalità all’interno di quello specifico mondo, connotato da un complesso sistema di interdi-
pendenze tra gli individui che include lo stesso monarca. Per l’autore, dunque, la società di corte
è un’articolatissima struttura sociale che, per molti aspetti, anticipa quella razionalizzazione dei
comportamenti, giudicata da altri studiosi, in particolare da Max Weber, come un tratto peculia-
re della società borghese. Se è vero, infatti, che la condotta di vita degli aristocratici, motivata dal-
la ricerca di potere attraverso la conquista di prestigio piuttosto che di denaro, può apparire irra-
zionale secondo i valori dei borghesi professionisti, è altrettanto vero che esistono significative ana-
logie tra i due sistemi socio-culturali, basate soprattutto sullo stimolo a sviluppare le capacità di
controllo dei comportamenti individuali in relazione al calcolo delle conseguenze nella compe-
tizione sociale.
Il lavoro di Elias, estraneo alle tradizioni accademiche e profondamente innovativo nei metodi e
nei risultati conseguiti, faticò a conquistare l’attenzione degli studiosi. Le sue idee, già sistematizza-
te negli anni ’30, cominciarono a circolare con assiduità nelle università e nei centri di ricerca euro-
pei e statunitensi soltanto negli anni ’70, contribuendo a trasformare la riflessione e il dibattito sugli
studi culturali. Ci fu un riconoscimento pressoché unanime dell’originalità e dell’importanza di que-
ste ricerche, ma non mancarono anche critiche e perplessità sulla metodologia di lavoro. Alcuni de-
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100 IL LIBRO Modulo 1. L’Europa di ancien régime

nunciarono la presenza di una serie di pregiudizi nella teoria del «processo di civilizzazione», tra cui
soprattutto una marcata fiducia nella superiorità dell’Occidente. Altri, invece, sottolinearono che
proprio l’età contemporanea, con i suoi campi di sterminio, abbia più spesso suggerito l’esistenza di
un «processo di barbarizzazione». «Se volessimo descrivere sinteticamente il modo in cui gli storici
culturali hanno accolto le idee di Elias – ha scritto lo studioso inglese Peter Burke – potremmo forse
dire che la sua interpretazione della storia è stata sovente criticata, ma la sua teoria sulla società e la
cultura è stata alla fine accolta come un ottimo strumento di stimolazione del pensiero».

L’AUTORE
Norbert Elias nacque nel 1897 a Breslavia, allora città tedesca, oggi polacca. Ebreo, figlio unico
di un piccolo imprenditore, studiò medicina e filosofia nell’università locale, si laureò in filosofia
e poi decise di continuare a studiare all’università di Heidelberg, dove iniziò a interessarsi di socio-
logia sotto la guida di Alfred Weber e Karl Mannheim. Quando quest’ultimo si trasferì a Franco-
forte, Elias lo seguì come assistente. Qui cominciò le sue ricerche sulla società di corte, un argo-
mento in cui si era imbattuto in modo piuttosto casuale, cercando di risalire alle origini sociali e
culturali del pensiero liberale francese ottocentesco. Poco dopo aver completato questo studio, i
nazisti salirono al potere in Germania ed Elias decise di lasciare il paese. Si trasferì prima a Parigi
e poi, nel 1935, in Inghilterra. In questi anni lavorò al saggio Il processo di civilizzazione, pubbli-
cato nel 1939 presso un editore svizzero. L’opera passò pressoché inosservata nel mondo accade-
mico, con l’eccezione di uno sparuto gruppo di studiosi olandesi che ne capì subito l’importanza.
Gli anni successivi furono particolarmente difficili per Elias. Privo di un incarico universitario
stabile, costretto a sopravvivere con mille lavori d’occasione, continuò i suoi studi storico-sociolo-
gici e approfondì il suo interesse per la psicologia, seguendo corsi di formazione per la conduzio-
ne di gruppi terapeutici. Soltanto nel 1954, all’età di 57 anni, gli fu offerta una cattedra nell’uni-
versità di Leicester. Ma anche dopo aver raggiunto questo obiettivo, le sue pubblicazioni continua-
rono a essere conosciute soltanto da pochi studiosi. Nel 1962 decise di trasferirsi in Ghana, dove
insegnò sociologia per due anni. Tornato in Inghilterra, intraprese nuove ricerche e cominciò a
lavorare a una seconda edizione del Processo di civilizzazione che uscì nel 1969, nello stesso anno
in cui fu pubblicata per la prima volta, in tedesco, La società di corte. Iniziò allora una nuova fase
nella carriera scientifica di Elias, le cui idee cominciarono a essere apprezzate e discusse nelle uni-
versità europee e statunitensi. Nella prima metà degli anni ’70 uscirono edizioni economiche dei
suoi libri e anche le prime traduzioni, accolte con un significativo successo di vendite. L’universi-
tà di Francoforte lo nominò professore emeritus e nel 1977 gli fu assegnato il prestigioso premio
culturale Theodor Adorno. «Con questo – disse in quell’occasione Elias – avete premiato qualcu-
no che, senza aver dimenticato il legame col passato, non si è mai piegato alla sua autorità. È sta-
to molto faticoso. Mentre si fa ricerca, ci risuonano nell’orecchio le voci delle autorità del passato
e dei contemporanei che ci criticano. Si sentono tutti i possibili argomenti e commenti come vo-
ci nella nostra testa. Ma si è perduti se ci si lascia fuorviare nella propria capacità di pensare auto-
nomamente». Passò gli ultimi anni della sua vita ad Amsterdam, dove morì nel 1990.

IL LIBRO
N. Elias, La società di corte, il Mulino, Bologna 1980 [traduzione italiana della seconda edizione tedesca
del 1975].

Il libro è diviso in 7 capitoli, preceduti da una breve introduzione. In quest’ultima l’autore preci-
sa subito l’oggetto del suo studio, la corte, come «organo» centrale e rappresentativo della società
europea nel ’600 e nel ’700. «A quell’epoca – scrive Elias – non era ancora la “città” ma la “corte”,

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La società di corte di Norbert Elias IL LIBRO 101

e la società di corte, la matrice capace di esercitare la massima influenza ovunque». E questo po-
tere della corte, secondo l’autore, risalterebbe con la massima evidenza proprio in Francia, duran-
te il regno di Luigi XIV.
L’analisi di Elias comincia dagli spazi, con un capitolo dedicato a «strutture e significato delle
abitazioni». Qui vengono dapprima analizzate le residenze della nobiltà di corte (sia i palazzi in
città sia gli appartamenti a Versailles), poi quelle dell’alta borghesia. L’autore si sofferma ad ana-
lizzare soprattutto le articolazioni e le divisioni interne degli alloggi, che rivelano status, valori e
comportamenti dei diversi ceti sociali. Particolarmente indicative, al riguardo, appaiono la diffe-
renziazione e la funzione degli spazi di ricevimento nelle case dell’alta nobiltà.

Le sale di ricevimento (o spazi sociali) sono divise in due corte che li mettono in contatto con persone della socie-
parti; nel mezzo vi è generalmente il grande salone, pun- tà di corte al di fuori della loro più ristretta cerchia; qui ri-
to centrale della vita di società aristocratica di corte, che cevono le visite in qualità di rappresentanti della «casa».
si eleva fino al secondo piano ed è per lo più adorno di co- La camera da letto di parata, con la sua anticamera parti-
lonne corinzie. L’ospite scende dalla sua carrozza davan- colare e i suoi cabinets4, serve inoltre a ricevere gli ospiti
ti alla scalinata del corpo principale, percorre un grande di grado elevato da onorare in modo particolare; qui infi-
vestibolo quadrato e da qui passa nel grande salone roton- ne la dama, in quanto rappresentante della «casa», in cir-
do. Da un lato di esso, e raggiungibili mediante una por- costanze speciali come ad esempio dopo un parto, sul suo
ta del vestibolo, vi sono i vani dell’«appartement de socié- «lit de parade»5 riceve le visite ufficiali. Questo coinvolgi-
té»1, preceduti da anticamera e guardaroba; seguono mento di molti aspetti della vita che noi considereremmo
quindi una «salle de compagnie»2, un salone ovale più privati nella vita pubblico-sociale è estremamente caratte-
piccolo e più intimo, una sala da pranzo con accanto il ristico del modo di vivere di queste persone. Soltanto in
buffet e così via. Dall’altro lato del salone principale c’è base ad esso si può comprendere a fondo perché gli spazi
l’«appartement de parade»3, che comprende varie sale e sociali siano ripartiti tra «appartement de société» e «ap-
salottini da parata; lungo una di queste sale corre una partement de parade». Nell’esistenza di questi personag-
grande galleria che, prolungandosi oltre l’ala contigua, se- gi privi di una professione, l’alto rango, e di conseguenza
para il giardino grande dai giardini più piccoli. In questo i relativi doveri di rappresentanza, in determinati casi con-
appartamento di parata non mancano camere da letto ferisce al rapporto sociale, ad esempio alla visita, una se-
con tutti i dovuti accessori. rietà ed un valore che nella società borghese professiona-
Questa suddivisione degli spazi sociali ha un significa- le hanno il loro corrispettivo nelle visite d’affari o profes-
to ben preciso: L’«appartement de société» è destinato al- sionali di qualsiasi genere, e quasi per nulla nelle «visite
la cerchia più ristretta di amici del signore e soprattutto private». Le visite professionali delle classi borghesi – e in
della dama. Qui essi, di solito al pomeriggio, ricevono co- queste sono naturalmente comprese anche quelle «visite
loro che vengono a trovarli. Qui, in queste stanze predi- private» che servono indirettamente a scopi professionali
sposte non tanto per la rappresentanza ma piuttosto per la – sono caratterizzate dal loro nesso con eventuali possibi-
comodità, si svolge quella vita sociale più intima e meno lità di guadagno, con la carriera, con il mantenimento o
inceppata da regole di etichetta che la storia del XVIII se- il potenziamento della posizione professionale-sociale.
colo ci ha fatto conoscere come la vita dei salotti. La differenziazione esistente negli spazi sociali della gen-
L’appartamento di parata, invece, è il simbolo di quel- te di corte, tra appartamento per i rapporti relativamente
la particolare posizione sociale che viene assunta dagli ari- più intimi e appartamento per i rapporti più ufficiali, en-
stocratici dell’ancien régime, anche se non occupano al- tro certi limiti presenta alcune analogie con la differenzia-
cuna carica ufficiale. Qui, per lo più nella tarda mattina- zione degli spazi, tra quelli destinati ai rapporti privati e
ta, essi ricevono le visite ufficiali di persone di grado pari quelli destinati alla professione, per la società borghese.
o superiore; qui trattano tutti quegli «affaires» della vita di Tale differenziazione permette di cogliere immediata-
mente un dato del quale parleremo spesso e con maggior
1. Appartamento di società.
2. Sala di compagnia. 4. Stanzini.
3. Appartamento di parata. 5. Letto di parata.

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102 IL LIBRO Modulo 1. L’Europa di ancien régime

precisione: se si paragona la struttura della vita sociale de- funzione della nostra vita privata, cioè quella di consenti-
gli uomini di corte dell’ancien régime con quella dei bor- re distensione, divertimento, soddisfazione; contempora-
ghesi professionisti ci si accorge che tutta questa vita di neamente però hanno la stessa funzione della nostra vita
corte rientra nella categoria della «sfera privata». Ma da professionale, sono cioè strumento per la carriera e l’auto-
questo tipo di definizione si ricava un’immagine distorta; affermazione, mezzo di ascesa e discesa, adempimento
infatti, poiché per gli aristocratici di corte non esisteva una obbligatorio di esigenze e imposizioni sociali. In alcuni
vita professionale nel suo significato attuale, la distinzio- casi è più accentuato questo aspetto, in altri quello; tutta-
ne tra vita professionale e vita privata non può esser loro via è più facile eliminare il primo che il secondo. Questo
applicata. La necessità di affermarsi socialmente oppure duplice aspetto trova la sua espressione nella differenzia-
anche l’aspirazione a salire di rango e di dignità impone- zione degli spazi sociali. Negli incontri che avvengono
va a questi aristocratici obblighi non indifferenti, li sotto- nell’«appartement de société» sono maggiormente ac-
poneva a costrizioni non meno forti di quelle che la vita centuati la soddisfazione e il divertimento, anche se non
professionale impone agli uomini di oggi in base a ten- manca l’aspetto più ufficiale; negli incontri per i quali si
denze analoghe. aprono le sale di parata il carattere ufficiale del signore, la
Così i rapporti sociali a corte e nella società di corte tutela dei suoi interessi e l’affermazione della sua casa
hanno un loro duplice aspetto: da un lato hanno la stessa hanno il primo posto [pp. 46-49].

Nel secondo capitolo, l’autore evidenzia le differenze tra «l’ethos sociale della borghesia professio-
nale», che impone l’obbligo di subordinare le spese alle entrate per consentire risparmi e investi-
menti, all’«ethos del consumo per lo status», caratteristico della nobiltà di corte, che costringe a
spendere in misura adeguata al proprio rango per non perdere il rispetto della società. Un vinco-
lo, quest’ultimo, che inevitabilmente accentua i legami di dipendenza degli uomini di corte dal
favore del re.
Proprio al potere di quest’ultimo è dedicato il capitolo successivo che, attraverso l’analisi del-
l’etichetta e del cerimoniale in uso a Versailles, descrive la complessa gerarchia sociale che ha al
suo vertice il palazzo reale.

Il palazzo del re ha trovato la sua espressione suprema in senta, allo stesso tempo, la casa del re e la dimora almeno
una costruzione: il castello di Versailles. Dopo gli hotêls , 6 temporanea della società di corte nel suo complesso. In
che sotto Luigi XIV non furono che dipendenze del pa- questa casa del re, almeno a una parte di questi nobili era
lazzo reale prima di diventare centri di una vita di corte sempre riservato un appartamento. Luigi XIV vedeva di
relativamente decentrata, bisogna dunque esaminare da buon grado che la sua nobiltà abitasse in casa sua ogniqual-
un punto di vista sociologico anche il punto di partenza volta egli vi teneva corte e si rallegrava ad ogni richiesta di
di questo processo, cioè appunto il castello di Versailles, un appartamento a Versailles. [...]
ed esaminarlo almeno sotto alcuni aspetti. È difficile calcolare il numero preciso delle persone
Ad un primo sguardo, ciò che si ha sott’occhio è qualco- che abitavano o potevano abitare nel castello di Versailles.
sa di assai peculiare: un complesso di edifici in grado di Tuttavia ci viene riferito che nell’anno 1744 – calcolando
ospitare parecchie migliaia di persone. Quanto al nume- anche la servitù – erano alloggiate nel castello circa 10.000
ro, avrebbe potuto esservi raccolta la popolazione intera di persone; e questa cifra può dare un’idea approssimativa
una piccola città. Tuttavia queste migliaia di persone non della sua estensione. Naturalmente, in casi simili il castel-
vi abitano al modo consueto degli abitanti di una città: le lo era stipato di persone dalle cantine al tetto.
singole famiglie, infatti, non costituiscono unità sociale i Anche nel castello del re erano presenti tutti gli ele-
cui bisogni e i cui limiti sono adattati alle unità di spazio e menti che caratterizzano gli hotêls e che corrispondono
delimitati a vicenda; questo complesso di edifici rappre- alle esigenze abitative e ai costumi sociali dell’aristocrazia
di corte. Ma mentre nelle case dei borghesi tali elementi
si ripresentano in misura ridotta, qui sono ingigantiti, co-
6. I palazzi cittadini della nobiltà di corte. me elevati a una grande potenza: e ciò non soltanto per
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La società di corte di Norbert Elias IL LIBRO 103

esigenze pratiche, ma anche come indici della posizione ai ministri. Quindi si giungeva al castello vero e proprio.
di potere del re in quanto depositario di prestigio. Ciò va- Il cortile si restringe. Si attraversa una corte quadrata che
le innanzitutto per il cortile dinnanzi al castello. Certa- finisce in un’altra più piccola – entrambe formano la
mente il re aveva bisogno di un cortile molto più grande «Cour royale»8 – e infine si arriva ad un terzo cortile an-
di tutti gli altri nobili del suo regno per accogliervi le car- cora più piccolo, il cortile di marmo, circondato per tre
rozze, dato che presso di lui si recavano persone, e quin- lati dal corpo centrale del castello. Questa parte centrale
di carrozze, in numero maggiore. Ma proprio come nel è così vasta che al suo interno si trovano ancora quattro al-
commercio il reale valore d’uso di una merce, il suo signi- tri piccoli cortili, due a destra e due a sinistra. E qui, al pri-
ficato e scopo immediati, sono inferiori al significato e mo piano di questo corpo centrale, vivevano il re e la re-
scopo mediati dal suo essere merce, ossia dal controvalo- gina con il loro seguito di corte. La maggior parte della
re di una data quantità di denaro, così anche qui l’imme- «Cour royale» è formata da due sottili prolungamenti del
diato valore d’uso sociale del cortile, come di qualsiasi al- corpo centrale, da cui si dipartono verso nord e verso sud
tro oggetto d’uso, scompariva dinnanzi al suo valore di le due lunghissime e possenti ali laterali del castello. In
prestigio sociale. [...] quella a nord si trovano, tra l’altro, la cappella e, separato
Non era sufficiente un solo cortile ad esprimere la di- da un piccolo cortile, lo spazio per l’opera; in quella a sud
gnità e il rango del re: qui troviamo dapprima un’ampia vi sono tra l’altro gli appartamenti dei principi reali e dei
«avant-cour»7, che chiunque venga da occidente deve fratelli del re. E tutta questa immensa costruzione, con le
percorrere a piedi o in carrozza e che assomiglia più ad sue ali e i suoi cortili, con le sue centinaia di appartamen-
una piazza aperta che a un cortile nel significato esatto del ti, le sue migliaia e migliaia di stanze, con i suoi corridoi
termine. Ai suoi lati, due viali, «allées», portano al castel- grandi e piccoli, quali bui quali luminosi, costituiva dun-
lo, fiancheggiati ciascuno da una lunga ala orientata da que, almeno all’epoca di Luigi XIV, la vera dimora della
ovest a est e che erano destinati per lo più ai cancellieri e corte e della sua società. [pp. 90-92]

7. Cortile anteriore. 8. Cortile reale.

Che il re fosse l’indiscusso «padrone di casa» nella corte e, di conseguenza, nell’intero paese, è di-
mostrato anche dall’esame dei numerosi rituali celebrati quotidianamente nei suoi appartamenti,
come per esempio il risveglio mattutino.

All’ora che egli stesso aveva stabilito, di solito verso le 8 to i figli legittimi e i nipoti del sovrano (Enfants de Fran-
del mattino, il re viene svegliato dal primo cameriere par- ce), le principesse e i principi di sangue reale, il primo
ticolare (il «valet de chambre»), che dorme ai piedi del medico, il primo chirurgo, il primo cameriere personale
letto regale. Le porte vengono spalancate dai paggi. Uno e il primo paggio.
di essi, intanto, ha avvertito il «grand chambellan»9, un al- Vi era poi la seconda, la «grande entrée», riservata ai
tro ha avvertito la cucina di corte per la colazione, un ter- «grands officier de la chambre et de la garderobe»11 ed ai
zo si pone sulla porta e lascia entrare soltanto i signori che signori della nobiltà ai quali il sovrano aveva concesso ta-
hanno diritto d’ingresso. le onore. Seguiva quindi la «première entrée» per i letto-
Tale diritto era regolato con molto rigore: esistevano sei ri del re, l’intendente delle feste e dei divertimenti e altri.
diversi gruppi di persone che potevano entrare successiva-
mente. Si parlava dunque di varie «entrées»10; per prima
vi era l’«entrée familière», cui prendevano parte soprattut- 11. Questo esempio dimostra l’intraducibilità di molti di questi titoli:
traducendoli con «alti o grandi ufficiali di camere o gran camerieri»
si creerebbero associazioni errate. Tutti questi incarichi di corte era-
no venali; tuttavia necessitavano dell’approvazione del re e inoltre, al-
9. L’ufficio di gran ciambellano era uno dei più elevati a corte. Co- l’epoca di Luigi XIV, erano riservati esclusivamente alla nobiltà. Né la
lui che lo deteneva doveva sorvegliare tutti gli «ufficiali della came- struttura né le funzioni di questa gerarchia di corte possono essere mi-
ra del re». nimamente identificate con gli odierni concetti di ufficiali o funzio-
10. Entrate. nario.

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104 IL LIBRO Modulo 1. L’Europa di ancien régime

Quarta veniva l’«entrée de la chambre», che comprende- garderobe»13 gli sfilava la camicia da notte dal braccio de-
va tutti gli altri «officiers de la chambre» e inoltre il stro, il primo cameriere «de la garderobe» dal braccio sini-
«grand-aumônier» (il grande elemosiniere), i ministri e stro; la camicia da giorno gli veniva porta dal gran ciambel-
segretari di Stato, i «conseillers d’Etat», gli ufficiali della lano o da uno dei figli del re che fosse presente. Il primo ca-
guardia del corpo, i marescialli di Francia e altri. L’acces- meriere gli faceva infilare la manica destra, il primo came-
so alla «cinquième entrée» dipendeva entro certi limiti riere «de la garderobe» quella sinistra. Così il re indossava
dalla buona disposizione del primo cameriere (ciambel- la camicia. Quindi si alzava dalla poltrona, e il «maître de
lano), e naturalmente dal favore del re. A questa «entrée» la garderobe» lo aiutava ad allacciare le scarpe, gli cingeva
partecipavano signori e dame della nobiltà che godevano al fianco la spada, gli faceva indossare la giubba etc. Termi-
di tale favore tanto da esservi ammessi dal ciambellano; nato di vestirsi, il re pregava brevemente, mentre il primo
avevano il privilegio di avvicinarsi al re davanti a tutti gli elemosiniere, o un altro ecclesiastico in sua assenza, pro-
altri. Vi era, infine, una sesta «entrée», ed era la più ricer- nunziava a bassa voce una preghiera. Nel frattempo, l’inte-
cata di tutte: avveniva non attraverso la porta principale ra corte attendeva già nella grande galleria che dietro la ca-
della camera ma attraverso una porta secondaria: era a di- mera da letto del re e in direzione dei giardini occupava
sposizione dei figli del re, anche di quelli illegittimi, in- l’intera ampiezza del corpo centrale al primo piano del ca-
sieme alle loro famiglie ed ai generi, ed inoltre, al poten- stello. Questo era dunque il «lever»14 del re.
te «surintendant des bâtiments»12. Appartenere a questo L’aspetto che maggiormente colpisce in questa ceri-
gruppo voleva dire godere di un favore particolare; infatti monia è la rigorosa precisione organizzativa. Non si trat-
i suoi membri potevano entrare in ogni tempo nei gabi- ta però, è evidente, di un’organizzazione razionale in sen-
netti reali, – a meno che il re non tenesse consiglio o do- so moderno, anche se ogni «mossa» è predeterminata, ma
vesse attendere a un lavoro particolare con i suoi ministri di un tipo di organizzazione nel quale ogni gesto conser-
– e potevano restarvi fino a che il re si recava a messa e vava quel carattere di prestigio che era ad esso legato in
perfino quando egli era malato. quanto simbolo della divisione del potere. Ciò che nel-
Come si vede, ogni atto era rigorosamente regolato. I l’ambito dell’attuale struttura sociale ha per lo più – an-
primi due gruppi potevano accedere quando il re era an- che se non sempre – carattere di una funzione seconda-
cora a letto. Il re recava in capo una piccola parrucca sen- ria là invece rappresentava una funzione primaria. Il re
za la quale non si mostrava mai, neppure quando era a let- utilizzava i suoi momenti più privati per stabilire differen-
to. Quando poi si era alzato e il gran ciambellano insieme ze di rango ed elargire distinzioni e manifestazioni di fa-
con il primo cameriere gli aveva porto il vestiario, veniva vore o di sfavore. Appare dunque evidente che nella strut-
annunziato il gruppo successivo, la «première entrée». tura di questa società e di questa forma di governo l’eti-
Dopo che il re aveva calzato le scarpe chiamava gli «offi- chetta aveva una funzione simbolica di grande importan-
ciers de la chambre», e le porte si spalancavano per la suc- za [pp. 94-97].
cessiva «entrée». Il re prendeva i suoi abiti; il «maître de la

13. Maestro di abbigliamento.


12. Sovrintendente dei fabbricati. 14. Risveglio.

L’etichetta, dunque, è la rappresentazione di un ordine gerarchico istituzionalizzato che descrive


la struttura della corte in un determinato momento ma non ne indica l’evoluzione in corso, poi-
ché non sempre il rango ufficiale corrisponde all’effettiva posizione di potere. Per Elias, infatti, la
società di corte è dinamica ed esprime una sua peculiare «razionalità» assimilabile, per alcuni
aspetti, a quella borghese.

I membri della corte dipendevano tutti, in misura maggio- re e la loro posizione entro la società di corte. Ma tale situa-
re o minore, dal re in persona. La minima sfumatura nel zione di dipendenza, a sua volta, influiva attraverso varie
comportamento del re verso di loro era dunque di grande mediazioni sul reciproco comportamento delle donne e
importanza, esprimeva visibilmente il loro rapporto con il degli uomini di corte. Nello stesso tempo, influenzando e
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La società di corte di Norbert Elias IL LIBRO 105

modificando questo ordine gerarchico, si creava però un la sua esistenza sociale, le sfumature con cui, incontran-
altro ordine gerarchico assai più differenziato, non ancora dosi, si esprimeva reciprocamente la propria opinione cir-
istituzionalmente sanzionato, assai mutevole ed effettivo: ca tale considerazione erano di straordinaria importanza.
esso era determinato dal favore di cui ciascuno godeva Tutta la faccenda aveva una certa somiglianza con la
presso il re, dal suo potere e dalla sua importanza all’inter- Borsa. Là come qui si andavano formando opinioni mu-
no della complessa struttura di corte. Vi era, ad esempio, tevoli circa i valori; ma mentre alla Borsa si tratta di valo-
un ordine gerarchico istituzionale tra i duchi, determina- ri relativi alle aziende nell’opinione di coloro che investo-
to in sostanza dall’anzianità della loro casata; esso era sal- no capitali, a corte si trattava delle opinioni relative al va-
damente fissato sul piano giuridico. Contemporaneamen- lore dei vari individui; e mentre alla Borsa la minima
te, però, poteva accadere che un duca, appartenente a una oscillazione può essere espressa in cifre, a corte il valore
casata meno antica, godesse, grazie ai suoi rapporti con il di un individuo si esprimeva principalmente attraverso le
re o con la sua amante o con un altro gruppo più potente, sfumature del reciproco comportamento mondano-socia-
di una considerazione maggiore di quella di un duca di più le. [...]
antico lignaggio. La posizione effettiva di una persona nel- Soltando tenendo presenti tutti questi punti di vista si
l’intreccio della società di corte era sempre determinata da arriva a comprendere lo specifico tipo di razionalità che
due elementi: dal suo rango ufficiale e dalla sua effettiva esisteva nella cerchia della società di corte. Come qualsia-
posizione di potere in quel momento; tuttavia, in ultima si altro, anche questo tipo di razionalità scaturisce dal pre-
analisi, quest’ultimo elemento aveva maggiore peso sull’at- ciso controllo che si deve esercitare sui propri sentimenti.
teggiamento della gente di corte nei suoi confronti. Perciò Una struttura sociale entro la quale un buon numero di
la posizione che ciascuno occupava volta per volta nell’or- etero-imposizioni si trasforma in auto-imposizioni è la
dine gerarchico di corte era estremamente labile. La con- condizione indispensabile per la creazione di forme di
siderazione che uno si era conquistato a un dato momen- comportamento che si cerca di definire con il concetto di
to lo spingeva immediatamente a desiderare di accrescere «razionalità». I concetti complementari di «razionalità» e
il suo rango ufficiale; naturalmente, tale accrescimento si- «irrazionalità» si riferiscono quindi alla rispettiva influen-
gnificava di necessità la retrocessione di altri, così tale aspi- za che dei sentimenti di breve durata e dei modelli con-
razione rinfocolava l’unico tipo di lotta che, prescindendo cettuali di lunga durata hanno sul comportamento indivi-
dall’attività in guerra al servizio del re, era ancora possibile duale. Quanto maggiore è il peso dei secondi nel labile
alla nobiltà di corte, cioè la lotta per garantirsi una certa po- equilibrio delle tensioni tra le spinte affettive a breve ter-
sizione entro l’ordine gerarchico di corte. [...] mine e quelle a lungo termine orientate sulla realtà, tan-
L’ordine gerarchico entro la società di corte era in co- to più il comportamento sarà «razionale», purché il con-
stante mutamento: come già abbiamo detto, si trattava di trollo sulle spinte affettive non vada troppo oltre; infatti la
un equilibrio quanto mai labile. Sconvolgimenti ora leg- pressione e la saturazione dei sentimenti costituiscono
geri e quasi impercettibili, ora gravi e assai percettibili, una componente integrante della realtà umana.
modificavano di continuo la posizione e le distanze tra le A seconda della struttura della realtà sociale stessa mu-
persone. Era di importanza vitale seguire dappresso que- teranno anche i modelli concettuali orientati sulla realtà
sti sconvolgimenti, essere costantemente aggiornati. Era che regolano il controllo del comportamento umano. Di
pericoloso comportarsi poco amichevolmente con qual- conseguenza, la «razionalità» della gente di corte è diffe-
cuno le cui quotazioni a corte fossero in rialzo; ma non rente da quella dei borghesi professionisti. Con un’anali-
meno pericoloso mostrarsi troppo amichevoli con chi era si più attenta si potrebbe però dimostrare che, sul piano
invece nella china discendente dell’ordine gerarchico o dello sviluppo, la prima costituisce uno stadio e una con-
magari prossimo a essere in disgrazia; e se lo si faceva bi- dizione preliminari della seconda. In entrambe, infatti,
sognava avere un determinato scopo. Così era indispensa- per quanto riguarda il controllo del comportamento in
bile mostrare un comportamento esattamente sfumato determinati campi e situazioni sociali, le considerazioni
nei confronti di chiunque a corte. Il comportamento che realistiche a lungo termine hanno il sopravvento sugli im-
le persone di corte consideravano volta per volta adegua- pulsi emotivi temporanei. Tuttavia nel tipo di controllo
to verso un altro costituiva per quest’ultimo, e del resto per borghese-professionale, il calcolo dei guadagni e delle
tutti gli osservatori, un’indicazione assai precisa della con- perdite di chances di potere in campo finanziario sostie-
siderazione di cui al momento godeva. E poiché la con- ne un ruolo primario nella sua specifica «razionalità»; nel
siderazione di cui una persona godeva si identificava con tipo aristocratico di corte tale calcolo invece si riferisce al-
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106 IL LIBRO Modulo 1. L’Europa di ancien régime

le chances di potere nel campo del prestigio e dello sta- Di fronte a simili fenomeni ci si accontenta di solito di
tus. [...] Entrambi i gruppi avevano in comune un dato: il spiegazioni psicologico-individuali, riferendosi magari ad
controllo del comportamento avveniva tenendo presenti un «desiderio di affermazione» particolarmente intenso.
le chances di potere quali ciascuno di essi volta per volta Ma spiegazioni di questo tipo sono insufficienti in questo
le interpretava, cioè in modo corrispondente alla sua posi- caso. La loro ipotesi di base, che proprio in questa socie-
zione sociale. [...] tà si trovino riuniti parecchi individui dotati di un deside-
La «razionalità» della corte, se così si può chiamarla, rio di affermazione particolarmente intenso o di altre qua-
traeva il suo carattere specifico non dagli sforzi volti a ot- lità individuali, la cui peculiarità può spiegare la compe-
tenere la conoscenza e il controllo di fenomeni naturali tizione per lo status e il prestigio a corte, non è che uno
extra-umani, come la razionalità scientifica; e neppure, dei tanti tentativi di spiegare una cosa inesplicata con una
come la razionalità professionale-borghese, da una calco- cosa inesplicabile.
lata pianificazione della propria strategia nella competi- Un punto di partenza molto più sicuro è quello che
zione per il potere economico ma, come si è visto, da una prende le mosse non già dai singoli individui ma dalla
pianificazione calcolata della propria strategia in vista del struttura sociale costituita da questi individui. Partendo
guadagno o della perdita di determinate chances di pre- dalla struttura sociale, non è difficile comprendere l’atteg-
stigio e di status, sotto la pressione dell’incessante compe- giamento accuratamente misurato, i gesti accuratamente
tizione per il potere. calcolati, il linguaggio costantemente sfumato che erano
Questo tipo di competizione si può riscontrare in mol- divenuti una seconda natura per i membri di quella socie-
te strutture sociali, anzi è possibile che la si trovi in tutte tà: essi sapevano servirsene con facilità ed eleganza, ma in
le società. Ma ciò che si osserva nella società di corte ha effetti quelle caratteristiche, così come il particolare con-
un carattere esemplare: richiama infatti l’attenzione su trollo dei sentimenti, assolutamente necessario nella si-
una struttura sociale che spinge i suoi membri ad una par- tuazione data, erano indispensabili in quanto strumenti
ticolarmente intensa e specializzata competizione di sta- dell’incessante competizione per il prestigio e lo status.
tus e di prestigio per quelle chances di potere. [pp. 106-11]

Dopo aver esaminato la natura e il funzionamento di questo sistema di dominio della monarchia
sul paese, Elias non manca di evidenziare anche la dipendenza del re dall’etichetta e dalla stessa
nobiltà di corte, indispensabile per la legittimazione del potere sovrano. Nella parte restante del li-
bro, infatti, emerge un complesso «sistema di interdipendenze» che sembra innervare la società
di antico regime nel suo insieme.
A giudizio dell’autore, questo equilibrio è il risultato di un complesso processo storico, a cui è
dedicato un intero capitolo, il quinto, che evidenzia la trasformazione dei rapporti tra monarchia,
nobiltà e borghesia nel corso dell’età moderna. Una delle conseguenze più interessanti di questa
evoluzione, che spinge una parte della nobiltà cavalleresca a mescolarsi con la borghesia emer-
gente e a trasformarsi in una nobiltà di corte (la cosiddetta «curializzazione della nobiltà guerrie-
ra»), è la nascita di un «romanticismo aristocratico».

La curializzazione della nobiltà guerriera [...] rappresen- adattarsi alla vita di corte che era più raffinata, varia e ric-
ta un momento di quel processo di graduale distacco dal- ca di rapporti, ma che esigeva anche un autocontrollo
le sedi della produzione diretta di mezzi di nutrizione, molto maggiore. Già in queste generazioni la vita di cam-
cioè dall’agricoltura e dall’allevamento del bestiame, di- pagna, i paesaggi della loro gioventù divennero sotto mol-
stacco che oggi definiremmo in modo forse un po’ ro- ti aspetti oggetto di un’appassionata nostalgia per gli uo-
mantico come «sradicamento» o «estraneazione» dalla mini e le donne di corte. Più tardi, quando la curializza-
terra. E accenti romantici non mancano neppure nella zione della nobiltà era ormai un fatto compiuto, quando
rielaborazione che la nobiltà di corte fece di questa sua ormai i membri della nobiltà di corte consideravano quel-
esperienza. Nel periodo di transizione, i nobili che erano la di campagna con malcelato disprezzo, come gente roz-
ancora cresciuti nei possedimenti di famiglia dovettero za, la vita di campagna rimase nonostante tutto oggetto di
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La società di corte di Norbert Elias IL LIBRO 107

nostalgia. Il passato assunse i caratteri di un sogno; la vita ro agio se fossero stati costretti a ritornare alla vita di cam-
di campagna divenne il simbolo della perduta innocen- pagna dei loro antenati, rozza, priva di raffinatezze e di co-
za, della libera semplicità e naturalezza; divenne il con- modità. Ma nelle loro conversazioni mondane, nei loro
traltare della vita di città e di corte con i suoi più pesanti libri e nei loro divertimenti avevano davanti agli occhi
vincoli, i suoi più complicati obblighi gerarchici e la sua non la vita di campagna, la vita «naturale» quale era in re-
maggiore esigenza di autocontrollo. Certamente nel cor- altà: secondo le loro conversazioni sociali essa appariva
so del XVII secolo la curializzazione di alcune parti della idealizzata, un po’ come una vita di pastori e pastorelle
nobiltà francese era ormai così progredita che le dame e i che non aveva nulla a che fare con la vita reale, faticosa e
gentiluomini di corte non si sarebbero trovati affatto a lo- spesso miserabile dei veri pastori. [pp. 292-93]

Elias conclude il suo libro con un capitolo finale dedicato alle «cause sociali» della rivoluzione fran-
cese. Ovvero, secondo l’autore, sono proprio la natura e il funzionamento della società di corte a
spiegare l’inadeguatezza delle reazioni della monarchia e della nobiltà alle pressioni dei nuovi grup-
pi sociali in ascesa, poi protagonisti della rivoluzione e della fine dell’antico regime. «La ripartizio-
ne effettiva delle chances di potere si trasformò in modo da non corrispondere più alla ripartizione
apparente dei centri di forza, radicata nel guscio istituzionale dell’antico regime. I gruppi al vertice,
le élite monopolistiche del regime erano ormai prigioniere delle istituzioni; concorrevano recipro-
camente a mantenersi nelle posizioni privilegiate di potere acquisite. Il loro irrigidirsi in tale corpo
a corpo e l’incapacità di guardare in faccia alla propria perdita di funzionalità, connessi al carattere
relativamente rigido delle loro fonti di entrate, che rese loro difficile fare concessioni economiche
– magari limitando volontariamente i propri privilegi fiscali – tutti questi elementi impedirono una
trasformazione pacifica delle istituzioni adeguata ai mutati rapporti di forza».

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