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Nietzsche

Il positivismo, nato in Francia nella prima metà dell'ottocento, celebra la scienza come unica forma di conoscenza valida e rifiuta la metafisica, proponendo un sapere unificato e un progresso umano attraverso la scienza. In risposta, lo spiritualismo emerge come corrente anti-positivista, riconoscendo la realtà spirituale e l'importanza della coscienza. Friedrich Nietzsche, influenzato da Wagner e Schopenhauer, sviluppa una filosofia che esalta la vita e la libertà dello spirito, culminando in opere come 'Così parlò Zarathustra' prima della sua tragica decadenza mentale.

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Nietzsche

Il positivismo, nato in Francia nella prima metà dell'ottocento, celebra la scienza come unica forma di conoscenza valida e rifiuta la metafisica, proponendo un sapere unificato e un progresso umano attraverso la scienza. In risposta, lo spiritualismo emerge come corrente anti-positivista, riconoscendo la realtà spirituale e l'importanza della coscienza. Friedrich Nietzsche, influenzato da Wagner e Schopenhauer, sviluppa una filosofia che esalta la vita e la libertà dello spirito, culminando in opere come 'Così parlò Zarathustra' prima della sua tragica decadenza mentale.

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Positivismo

Nella prima metà dell’ottocento nasce in Francia il positivismo: corrente filosofica e culturale che si
contraddistingue per la celebrazione della scienza e del suo metodo di indagine.
Il termine deriva dall’aggettivo positivo che è usato per indicare:
1. un sapere fondato su dati concreti e verificabili (positivo è ciò ch è reale)
2. una coscienza conoscenza utile e feconda (in opposizione a cio che è inutile)

Viene messo a punto da Comte, si concretizza nelle seguenti convinzioni:

• La scienza è l’unica conoscenza possibile e il metodo scientifico è l’unico valido -> il riferimento a
principi che non siano scientificamente indagabili da origine a conoscenze e non autentiche,
dunque il positivismo rigetta la metafisica
• Non avendo più campi privilegiati di indagine, la filosofia coincide con la totalità del sapere
positivo o con l’enunciazione dei principi comuni dei vari scienze, dunque ne coordina i risultati
per realizzare un sapere unificato e generalissimo
• Il progresso della scienza e alla base del progresso umano nonché strumento per superare le
crisi del mondo moderno.

Infatti ciò che caratterizza il positivismo è la consapevolezza di una profonda crisi storica che ha
investito la società europea e che comporta una rottura irreparabile con il passato. Per questo si
articola in due fasi:
1. Inizialmente vuole essere una proposta per superare la crisi sociopolitica e culturale
del periodo post illuministico e rivoluzionario. La crisi può essere superata con un modello politico
organicistica e antiliberale proposto anche grazie all’influenza romantico idealistica.
2. Nella seconda metà del secolo il positivismo si presenta come riflesso e stimolo di
un progresso in atto che esalta il liberalismo emancipandosi dalle filosofie romantiche

L’ottimismo nel progresso e nelle capacità umane è dovuto principalmente dal decollo della
scienza, tecnica e sistema industriale; non a caso il positivismo si diffonde prevalentemente nelle
nazioni più all’avanguardia. Si diffonde non solo nella borghesia ma anche nelle classi popolari che
grazie a questi sviluppi vedono migliorare le loro condizioni di vita.

Si può dire che il positivismo nasce in modo antitetico rispetto al romanticismo, anche se i due
movimenti hanno delle affinità, infatti il positivismo può essere “romanticismo della scienza” : come
i romantici assolutizzano l’infinito, i positivisti assolutizzano la scienza , come il romanticismo
esalta il poeta, il positivismo esalta lo scienziato.
I rapporti con l’illuminismo

Per certi versi il positivismo sembra essere una ripresa originale del programma illuministico in una
nuova situazione storico-sociale dopo la rivoluzione dato l’avvento del capitalismo e del progresso
tecnologico. Le affinità :
⁃ fiducia in ragione e sapere, strumenti di progresso a servizio dell’uomo
⁃ esaltazione della scienza a scapito della metafisica
⁃ Visione laica

Differenze:
• minor carica polemica del positivismo contro vecchie forme culturali e sociali -> le ritiene
anacronistiche e ormai inattuabili perché agisce in un contesto già mutato rispetto al passato, Gli
illuministi invece, dovendo combattere contro forze ancora dominanti le criticano maggiormente .

• Diversa concezione della filosofia: illuministi fecero culminare la riflessione filosofica verso una
fondazione gnoseologica e critica della scienza, i positivisti danno per scontato la validità del
pensiero scientifico dunque attribuiscono alla filosofia il solo ruolo di ordinare il quadro
complessivo delle scienze

• Diverso rapporto con la scienza: illuministi usano il sapere scientifico per smontare credenze
metafisiche e religiose; positivisti fanno della scienza strumento di riedificazione di alcune
certezze assolute che sono presentate come forma moderna e positiva delle antiche religioni e
metafisiche.

Spiritualismo

A partire dalla fine del 19 secolo, la filosofia è caratterizzata da una svolta anti - positivista.

Per il positivismo la realtà era costituita da fatti o fenomeni naturali regolati da leggi indagabili
scientificamente, che annullavano la libertà di scelta individuale.

Dall’impossibilità positivista di rendere conto dei valori umani, nascono le correnti anti-positivistiche
che ammettono anche l’esistenza di una realtà spirituale e che si preoccupano di trovare le vie
d’accesso a questa realtà. Queste filosofie:
- negano che la scienza sia l’unica forma di conoscenza
- riconoscono la coscienza e l’introspezione come vie per conoscere la realtà spirituale
- guardano all’unità dell’individuo come dimensione in cui si raccolgono tutte le manifestazioni
spirituali

La prima reazione al positivismo fu lo spiritualismo: filosofia che ha come oggetto dello studio lo
spirito, ha come compito quello di indagare i ‘’dati della coscienza’’.
Ha come massimo esponente Henri Bergson
Henri Bergson (Parigi - 1859)

Il suo metodo prevedeva liberare la vita originale della coscienza dalle strutture intellettuali
e fittizie, per attingerla nella sua immediatezza e purezza.

Nella sua teoria ‘’ Tempo’’ e ‘’durata’’ , una delle più famose, Bergson distingue tra:

• tempo della scienza: il tempo misurabile come inteso dalla fisica, cioè composto da
istanti uguali che si susseguono in modo quantitativo.
E’ un tempo astratto e spazializzato perché per indagarlo scientificamente ne elaboriamo
una rappresentazione spaziale.
E’ reversibile perché un esperimento può essere ripetuto più volte; come scrive Bergson
è un ‘’concetto bastardo’’ perché non coglie l’essenza de tempo vissuto

• tempo della vita : è il tempo interiore vissuto dalla coscienza. Gli istanti si differenziano
qualitativamente e sonno irreversibili (ogni istante è unico e non si può ripetere).
I momenti si compongono e si sommano come un gomitolo o valanga che cresce su se
stessa
Questo tempo è la durata : ciò che rende possibile la memoria, identità e la vita della
coscienza.

Contrapponendosi alla visione positivistica che assimila il tempo allo spazio, Bergson
considera la temporalità dal punto di vista psicologico; analizza come la nostra coscienza
coglie la sua durata interiore ma misura anche il tempo esteriore della fisica.

Infatti la coscienza vive un tempo interiore fatto di esperienze che si compenetrano, ma


costruisce un tempo esteriore che conta gli istanti separati del tempo scientifico e li
assimila tra loro.

Ad esempio quando guardiamo un pendolo che oscilla non viviamo la durata ma contiamo
le oscillazioni come eventi separati. Tuttavia dentro di noi la coscienza conserva il ricordo
delle oscillazioni e le organizza.

Dato che siamo noi a contare della simultaneità delle lancette,è la nostra coscienza che
collega questi elementi facendo nascere il concetto di tempo, in una quarta dimensione

Il tempo quindi non è un dato oggettivo ma creato dalla mente che organizza i momenti
vissuti -> senza un io che vive, ricorda e confronta non esisterebbe il concetto di tempo

Il rapporto anima-corpo

La distinzione tra tempo di scienza e di vita mette in luce come la coscienza sia libera
perché:
- la coscienza non è fatta di azioni meccaniche determinate da cause esterne (chi crede
ciò esteriorizza l’azione spirituale e le sue cause rendendole esterne rispetto a se stessi
e tra loro)
- ogni sentimento non agisce sull’anima dall’esterno ma si identifica con l’anima stessa
quando è vissuto intensamente

L’anima quindi non è determinata da forze esterne ma si determina da sé -> è libera


La libertà dello spirito apre una considerazione su quale sia il rapporto con il corpo ->
esaminato da Bergson in ‘’Materia e Memoria’’. Innanzitutto distingue tra:

- memoria: è la coscienza che conserva ciò che viviamo anche se non sempre ne siamo
consapevoli (anticipa inconscio). E’ come un archivio interiore che ci segue sempre

- ricordo: è ciò che riemerge alla coscienza in un dato momento :il cervello traduce la
memoria in un ricordo-immagine solo quando serve all’azione, fa riaffiorare parte della
memoria in base al qui ed ora
(Secondo queste definizioni la memoria è più oblio che ricordo -> memoria totale è molto
più vasta dei ricordi che affiorano)

Ciò che collega spirito e corpo è la percezione -> quando percepiamo qualcosa
dall’esterno riceviamo uno stimolo che porta la nostra coscienza a richiamare solo i ricordi
più utili per agire.

‘’Ricordiamo meno di quello che abbiamo vissuto, ma nulla è realmente perduto’’


Friedrich Nietzsche (Sassonia - 1844)

Nasce nel 1844 da padre pastore protestante e madre figlia di un altro pastore.
Il padre morirà per una malattia quando lui aveva solo 5 anni, la madre quindi decide di
trasferirsi con i due figli a Naumburg.

1858 - entra nella scuola di Pforta i cui rigidi sistemi educativi saranno decisivi, come egli
stesso ricorda nella sua autobiografia

‘’ Ma fu proprio quella costrizione quasi militaresca, che dovendo agire sulla massa, tratta
l’individuo con freddezza e superficialità, che mi ricondusse a me stesso’’

1864 - consegue la maturità classica e su sollecitazioni della madre si iscrive alla facoltà di
Teologia di Bonn dove conosce il suo maestro F. Rischl

1875- per seguire le sue lezioni si trasferisce Lipsia, qui scopre ‘’il mondo come volontà e
rappresentazione ‘’ di A. Schopenhauer che si rivela essere ‘’lo specchio in cui potevo
scorgere il mondo, la vita, il mio animo’’

Grazie al maestro pubblica gli scritti giovanili e a 24anni, non ancora laureato, ottiene la
cattedra di lingua e letteratura greca presso l’università di Basilea. In questo periodo trova
serenità nell’insegnamento e due amicizie profonde con il teologo Oerbeck e Richard
Wagner.

1872 - pubblica ‘’La nascita della tragedia dallo spirito della musica’’, un’opera fuori dai
canoni accademici, accolta con ostilità dai filologi ma difesa da Wagner e da Rohde.

1873-1876: Pubblica le ‘’Considerazioni inattuali’’ con critiche alla cultura europea e


tedesca dell’epoca.

1876: Partecipa all’inaugurazione del teatro di Bayreuth, ma rimane deluso dall’ambiente


frivolo. Inizia così il distacco da Wagner, visto sempre più come figura invadente e legata a
valori cristiani e decadenti.
Inizialmente lo considerava una figura ispiratrice e la sua musica una risposta alla
decadenza culturale dell’Europa, dominata dal cristianesimo.
Wagner rappresenta per lui un’alternativa al melodramma settecentesco, che aveva ridotto
la musica a tecnica e moralismo.
Nella quarta Considerazione inattuale (Wagner a Bayreuth, 1876), Nietzsche esalta
Wagner come un “drammaturgo ditirambico”, capace di unire musica e vita come nella
tragedia greca.
L’arte wagneriana è vista inizialmente come celebrazione dell’energia vitale e della fedeltà
alla terra, contrapposta alla fuga dalla vita proposta dal cristianesimo.

Delusione anche da Schopenhauer, che pur avendo svelato il carattere tragico


dell’esistenza, proponeva una rinuncia alla vita.

1878 - pubblica ‘’Umano, troppo umano’’ segnando la rottura definitiva con Wagner e
Schopenhauer.
Nietzsche conosce Malwida von Meysenbug, sostenitrice dei diritti delle donne, e stringe
amicizia con Paul Rée e Peter Gast
Intanto le sue condizioni di salute peggiorano portandolo alle dimissioni dalla cattedra di
Basilea e all’inizio di una vita da malato errante, in cerca di sollievo tra Svizzera, Italia e
Francia.

1880 - scopre Sils-Maria, dove trova un po’ di pace e studia Spinoza. In questo periodo
pubblica la seconda parte di ‘’Umano, troppo umano’’ e nel 82 ‘’La gaia scienza’’ dove
appare l’idea della “morte di Dio”, simbolo della crisi delle certezze religiose.

1882 - Nietzsche conosce Lou Salomé, brillante e affascinante intellettuale russa, tramite
Paul Rée.
La considera una “mente sorella” e spera in un legame profondo, sia intellettuale che
affettivo. entrambi vivono un periodo di intensa condivisione filosofica, che Lou descriverà
nella sua autobiografia.
Tuttavia il rapporto si rompe quando Lou rifiuta la proposta di matrimonio che Nietzsche le
fa recapitare da Rée, scegliendo invece proprio Paul Rée.
Questo rifiuto aggrava la fragilità mentale di Nietzsche e crea tensioni, anche con la
sorella Elisabeth, scandalizzata dalla relazione tra Lou e Rée.

L’amore per Lou è vissuto da Nietzsche come conferma della sua visione tragica e
dionisiaca dell’esistenza: accettare la vita così com’è, con il suo alternarsi di piacere e
dolore. Nietzsche non propone la rinuncia, ma un’entusiastica affermazione della vita; per
questo nel 1887 pubblica ‘’ l’Inno alla vita’’ , una composizione per coro e orchestra basata
su una poesia di Lou Salomé: è il suo ultimo omaggio alla donna amata.

Dopo il rifiuto di Lou Salomé, Nietzsche si sente abbandonato e tradito. Entra in uno stato
depressivo e si rifugia in Liguria, dove scrive la prima parte di Così parlò Zarathustra
(1883).
Intanto si incrina anche il rapporto con la sorella Elisabeth, che si fidanza con Bernhard
Förster, un antisemita wagneriano. Il filosofo si riconcilierà con lei solo in seguito.
Le altre tre parti dell’opera vengono pubblicate tra il 1884 e il 1885, l’ultima a proprie
spese.

Tra il 1886 e il 1888 Nietzsche pubblica alcune delle sue opere più importanti tra cui la sua
biografia.

3 gennaio 1889: ha un crollo psichico. Scrive i cosiddetti “biglietti della pazzia”, firmandosi
“Dioniso” o “Il Crocifisso”; recuperato a Torino da Overbeck, viene ricoverato a Basilea, poi
a Jena. Dopo nove mesi, torna a Naumburg con la madre. Le sue condizioni mentali
peggiorano: apatia, silenzi, attacchi d’ira.

Alla morte della madre viene preso in custodia dalla sorella che, dopo il suicidio del marito,
aveva fondato un archivio a Weimar per gestire l’eredita letteraria del fratello.
Tuttavia la sua fama va crescendo proprio quando, nella notte della follia, la sua
condizione fisica e mentale raggiunge l’apice della gravità.
Muore a Weimar nell’agosto 1900.
Le fasi della filosofa di Nietzsche

1. scritti giovanili del periodo Wagneriane - schopenhaueriano - La nascita della


tragedia e le considerazioni inattuali
2. periodo illuministico o ‘’filosofia del mattino’’ - Umano, troppo umano, La gaia scienza
3. Scritti maturi del periodo di Zarathustra o ‘’filosofia del pomeriggio’’
4. Filosofia del tramonto

IL PERIODO GIOVANILE

Nel 72 Nietzsche pubblica ‘’La nascita della tragedia dallo spirito della musica’’, in cui pur
coesistendo filologia, filosofia, estetica e teoria della cultura, assume un'ispirazione
principalmente filosofica.

Il concetto centrale è la distinzione tra apollineo e dionisiaco, due impulsi fondamentali


dello spirito e dell'arte greca.

L'apollineo, atteggiamento incline a racchiudere e ordinare il caos in forme limpide e


armoniche quali la scultura e la poesia epica.
Il dionisiaco, atteggiamento incline alla creatività e vitalità, in coerenza con il continuo
divenire del mondo, si esprime nella musica e nella poesia lirica.

Nietzsche critica la visione neoclassica di una Grecia serena ed equilibrata, sottolineando


l'originario carattere dionisiaco della sensibilità greca, consapevole del dramma della vita.
L'apollineo dunque nasce come tentativo di sublimare il caos dionisiaco in forme
armoniche per rendere la vita accettabile. Gli dèi olimpici stessi sono visti come una
creazione umana per sopportare la sofferenza dell’esistenza.

Nella Grecia presocratica, apollineo e dionisiaco convivevano separati. Nell'età della


tragedia attica (Sofocle ed Eschilo), si armonizzarono, creando capolavori. La tragedia
nasce dal "coro dionisiaco" che si esprime in un mondo apollineo di immagini,
trasformando la sofferenza in bellezza ideale.

Successivamente, questa sintesi si incrina con il prevalere dell'apollineo, evidente nella


tragedia di Euripide che porta in scena la quotidianità e razionalizza il mito. Questo
processo è parallelo all'insegnamento razionalistico di Socrate, che Nietzsche vede come
l'"uccisione" delle profondità istintuali.
La decadenza della tragedia è quindi un sintomo della decadenza della civiltà occidentale,
simboleggiata dall'opposizione tra lo spirito dionisiaco (l'"uomo tragico" che dice "sì" alla
vita) e lo spirito socratico (l'"uomo teoretico" che violenta la vita con la ragione).

Nietzsche, in questo periodo, celebra lo spirito tragico e dionisiaco come


un'affermazione della vita che va oltre l'ottimismo e il pessimismo. Pur riconoscendo con
Schopenhauer la natura dolorosa dell'esistenza, rifiuta l'ascesi e propone un'accettazione
entusiastica della vita.

Di fronte alla dolorosità della vita, Nietzsche individua due atteggiamenti: la rinuncia
ascetica e l'accettazione totale, che è la sua scelta. Egli si dichiara discepolo di Dioniso,
simbolo del "sì!" completo al mondo, dio dell'ebbrezza, della gioia e delle passioni che
affermano pienamente la vita.
Per Nietzsche, la vita e il mondo sono un gioco estetico e tragico di forze opposte che solo
l'arte può comprendere ed esprimere, fornendo una "giustificazione estetica
dell'esistenza". L'arte, in particolare la tragedia e la musica, assume una funzione
metafisica e diventa organo della filosofia.

L'esaltazione della tragedia si accompagna alla visione della civiltà come un processo di
decadenza causato dall'affermarsi dello spirito socratico-platonico, antitetico allo spirito
tragico. Nietzsche auspica una rinascita della cultura tragica incentrata su arte e musica,
vedendo in Wagner e Schopenhauer i fari di questo rinnovamento.

La concezione della storia nella II Considerazione inattuale

La II considerazione inattuale è una critica al nozionismo e allo storicismo filosofico che


caratterizzava la società a lui contemporanea.
Gli uomini moderni erano come enciclopedie ambulanti, o macchine del sapere pieni di
nozioni e conoscenze degli eventi passati ma privi di vitalità.
Infatti, influenzato dalla cultura moderna che dava molta importanza al passato, l’uomo era
talmente tanto schiacciato da questo fardello che credeva che nulla di nuovo potesse
sorgere, dunque diventava restio all’impegno.

Contro questo sguardo al passato, Nietzsche sottolinea l'importanza dell'"oblio" per avere
momenti di felicità e per agire efficacemente nel presente occorre saper dimenticare

Nietzsche propone quindi un ‘’sentire non storico’’ e un uso attivo della storia per far
rinascere una cultura viva e libera da dogmi

Per Nietzsche, la storia è rilevante per rapportarsi in tre modi a cui corrispondono tre
storiografie:

1. Storia monumentale: Cerca modelli nel passato, utile per chi aspira alla grandezza,
ma rischia di mitizzare e portare a fanatismo.
2. Storia antiquaria: Guarda al passato con amore e fedeltà, utile per preservare la
tradizione, ma rischia di "mummificare" la vita e ostacolare il cambiamento.
3. Storia critica: Considera il passato un peso da eliminare per poter vivere, utile per chi
cerca liberazione, ma rischia di recidere il passato dimenticando il condizionamento che
esercita.

Nessun tipo di storia è valido se usato esclusivamente. Un approccio sano richiede


l'integrazione e la conciliazione di tutte e tre le modalità per evitare atteggiamenti
unilaterali e malsani.
PERIODO ILLUMINISTICO

Con l’opera Umano, troppo umano (1878-1880), Nietzsche inaugura una nuova fase del
suo pensiero, definita “illuministica”. In questo periodo il filosofo si distacca dai suoi
maestri precedenti, e abbandona la visione artistica e metafisica che aveva caratterizzato
la sua prima produzione. Prende così forma una filosofia più razionale e critica, orientata
verso la scienza e il metodo scientifico, considerati strumenti più efficaci per comprendere
la realtà.

Nietzsche critica duramente la metafisica, la religione e l’arte, che ritiene frutto di illusioni
da smascherare. Queste, secondo lui, non vanno più accettate come verità assolute, ma
devono essere sottoposte a un’analisi rigorosa. In questo contesto, egli si impegna in una
vera e propria opera di critica della cultura, con l’obiettivo di liberare l’uomo dagli errori che
gravano sul suo modo di pensare.

Nasce così quello che Nietzsche chiama il metodo genealogico o della “filosofia del
mattino”, che si fonda su due principi fondamentali:
1. analisi storico-concettuale: mostra che i valori e le credenze ritenuti assoluti in realtà
sono il risultato di processi storici concreti e appartengono a quelle epoche storiche
2. critica demistificante: svela che sotto quei valori ci sono motivazioni e interessi
umani.

Infine, Nietzsche paragona il proprio metodo a una sorta di “chimica delle idee e dei
sentimenti”. Così come la chimica scompone le sostanze nei loro elementi, anche il suo
metodo vuole:
- scomporre i concetti più complessi – come i valori morali – nei loro elementi di base,
mostrando che spesso ciò che appare “nobile” è composto da elementi “vili”, come
bisogni e interessi materiali
- spiegare l’origine dei valori, delle idee e dei sentimenti, ma anche il loro sviluppo nel
tempo, mostrando come spesso un valore “positivo” derivi dal suo opposto.

È qui che il pensiero genealogico mette in luce il ruolo attivo e creativo del negativo, cioè
delle forze contrarie e sotterranee che plasmano la realtà.

Questa visione si incarna nelle figure simboliche del “viandante” e dello “spirito libero”, che
rappresentano l’individuo capace di liberarsi dalle certezze imposte dal passato grazie a
un atteggiamento critico e scientifico. Lo spirito libero non ha verità assolute su cui
fermarsi: cammina, si mette in discussione, è aperto al cambiamento continuo.

È da qui che nasce la “filosofia del mattino”, un modo di pensare che simboleggia la
rinascita della luce dopo il buio, cioè la liberazione da dogmi e illusioni. Per Nietzsche,
infatti, la vita e la cultura sono realtà transitorie, in continuo divenire, mai definite una volta
per tutte. La sua filosofia illuministica è perciò un invito a vivere in modo libero, senza
appoggiarsi a certezze assolute, ma considerando l’esistenza come un esperimento
aperto, pieno di possibilità.
Il tramonto delle certezze metafisiche

Nietzsche critica profondamente la morale e la metafisica, considerandole tra gli errori


fondamentali dell’umanità da cui è necessario liberarsi. La critica alla metafisica trova
luogo nella teoria della “morte di Dio”, annunciata ne La gaia scienza.

Questa morte non è semplicemente l’abbandono della fede religiosa, ma simboleggia il


crollo di tutte le certezze assolute che hanno dato un senso all’esistenza umana: Dio
rappresentava l’idea di un mondo ordinato, stabile, buono in confronto al dolore e al caos
della vita. Nietzsche denuncia queste idee come illusioni millenarie, frutto della paura e del
bisogno umano di credere in qualcosa che desse un senso alla sofferenza. Da ciò deriva
che Dio è la più antica delle bugie vitali, quintessenza di tutte le credenze escogitate nei
secoli.

Nel L’Anticristo, egli afferma che Dio è nemico della vita, perché rappresenta un rifiuto
della realtà così com’è: disordinata, dolorosa, priva di uno scopo ultimo. Tutti i sistemi
metafisici e religiosi, secondo Nietzsche, non sono altro che menzogne costruite dall’uomo
per sopportare il peso dell’esistenza.

Da questa visione nasce l’idea che l’universo non abbia né ordine né scopo, ma sia una
realtà caotica e incomprensibile che l’uomo ha tentato di abbellire e rendere accettabile
con miti e religioni. Per questo, Nietzsche ritiene inutile dimostrare l’inesistenza di Dio: è
sufficiente osservare il mondo per capire che l’idea di un Dio ordinatore è una costruzione
umana. Più importante della dimostrazione è, secondo lui, riflettere sulle conseguenze
della morte di Dio: ovvero, cosa accade all’umanità quando tutte le sue certezze più
profonde vengono meno.

La morte di Dio è annunciata tramite il racconto di un uomo folle che alla chiara luce del
mattino annuncia che ‘’Dio è morto’’.
L'uomo folle è il filosofo che annuncia la morte di Dio a uomini superficiali, che
rappresentano gli intellettuali dell'Ottocento, i quali lo scherniscono.
Secondo Nietzsche costoro non si rendono conto delle gravi implicazioni contenute
nell'evento annunciato.[Essi praticano una forma di ateismo, che, mentre negano Dio, ne
affermano altri.]
L'uomo folle comprende però le implicazioni della morte Dio e ce le mostra attraverso delle
immagini, ad esempio se la Terra non fosse più legata al sole, dove si muoverebbe? Dove
si muoverebbe l'uomo? Non ci sarebbe più alcun punto di riferimento.

La morte di Dio provoca quindi un senso di disorientamento (precipitare nello spazio


vuoto) ; è però stato l'uomo ad ucciderlo e come potrà mai consolarsi di ciò? Da un lato
avere ucciso Dio è liberatorio, dà ebrezza, apre la strada al superuomo, ma dall'altro,
come sottolinea Nietzsche, è drammatico (drammaticità può essere segno di credenza
religiosa ma non è cosi) -> il giungere troppo presto dell’uomo folle indica che la coscienza
della morte di dio non è ancora concretizzata in un fatto di massa.

Solo l’uomo che passa sul cadavere di tutte le divinità, matura e diventa superuomo.
Il superuomo (spirito libero) ha dietro di sè, come condizione necessaria del suo essere la
morte di Dio; ma ha davanti a sé un mare aperto di possibilità connesse alla libera
progettazione della vita al di là di qualsiasi struttura metafisica.
L’universo nietzscheano quindi ha come presupposto un mondo sdivinizzato, a-teo, senza
Dio né qualsiasi altra divinità (N. consapevole che ‘’ucciso’’ un Dio gli uomini ne avrebbero
sicuramente creati altri).

La morte di Dio è anche la fine del platonismo -> fu lui (metafisico occidentale per
eccellenza) ad aver creato un ‘’mondo vero’’ da contrapporre al nostro.
Questo mondo vero è diventato favola attraverso 6 fasi storiche.

1. Con Platone al mondo vero potevano attingervi i saggi


2. Cristianesimo : il mondo vero è momentaneamente inattingibile
3. Kantismo: mondo vero (metafisico) è indimostrabile
4. Positivismo: mondo vero prospettato come definitivamente inconoscibile
5. filosofia illuministica: mondo vero è un’idea superflua e inutile. I filosofi si affrancano da
questa realtà
6. periodo Zarathustra: il mondo vero è completamente eliminato con la conseguente
eliminazione di ogni prospettiva dualistica anche nel mondo reale

L’abbandono delle idee metafisico-morali della tradizione platonica e cristiana grazie


all’applicazione dei valori autenticamente umani, rappresenta l’auto-soppressione della
morale.

PERIODO ZARATHUSTRA

Periodo in cui la consapevolezza che non esiste un mondo vero al di là del nostro,
irrazionale e tragico, apre la strada all’avvento del superuomo.

Zarathustra è un personaggio semi-leggendario vissuto in Persia nel VII secolo a.C.,


fondatore dello zoroastrismo, religione che vede il mondo come il campo di battaglia tra
Bene e Male.
Nietzsche sceglie questa figura per la sua opera “Così parlò Zarathustra”, dove il profeta
dopo anni di solitudine in montagna, scende tra gli uomini per annunciare la morte di Dio e
l’avvento del superuomo.

Dopo la morte di Dio, ci sono due strade: quella dell’ultimo uomo (simbolo di decadenza) e
quella del superuomo, che supera la morale tradizionale. Zarathustra non è il superuomo,
ma il profeta che ne annuncia la venuta.

Nietzsche sceglie Zarathustra anche perché, essendo stato il primo a creare la morale
metafisica, deve essere anche il primo a riconoscerne l’errore, come spiegato in “Ecce
homo”.

L’opera ha uno stile poetico e profetico, articolato in parabole e immagini simboliche. Inizia
con il “Proemio”, dove Zarathustra, a trent’anni, si ritira in montagna per dieci anni, poi
decide di condividere la propria saggezza con gli uomini: inizia così il suo “tramonto”.

L’opera è divisa in quattro parti, e si fonda su tre grandi concetti: superuomo, la volontà di
potenza e l’eterno ritorno.
Il superuomo è un concetto filosofico usato da Nietzsche per esprimere un modello di
essere umano in cui si concretizzano i temi di fondo della sua filosofia. Questo infatti:

- accetta il lato dionisiaco della vita e dice ‘’si’’ all’esistenza anche senza avere certezze
- supera la morale tradizionale e affronta il nichilismo affermandosi come creatore di
nuovi valori
- vive il concetto di eterno ritorno e volontà di potenza

Dunque non è altro che un essere umano radicalmente diverso da quello che intendiamo :
un’oltreuomo , che va oltre i limiti dell’uomo tradizionale

Nietzsche lo descrive come ‘’il senso della terra’’, fedele al corpo e alla vita terrena, rifiuta
ogni speranza ultraterrena perché essendo solo corpo non ha un’anima

Nel primo discorso di Zarathustra ‘’delle tre metamorosi’’, N. spiega il percorso dello spirito
verso il superuomo che avviene in tre fasi:

1. Cammello: lo spirito si carica dei pesi della morale e tradizione


2. Leone: lo spirito si ribella e conquista una libertà ancora negativa
3. Fanciullo : lo spirito diventa innocente e creativo, nella sua innocenza ludica dice si
alla vita come uno spirito libero.

Il superuomo ha connotati anti-democratici e reazionari perché - come emerge dai


frammenti postumi- la libertà che egli auspica non riguarda tutta la popolazione ma solo
una pareti essa.
Quest’ elite nella sua qualità di ‘’razza dominatrice’’ ha addirittura bisogno della schiavitù
delle masse come condizione d’esistenza.
Quindi la filosofia di N. si limita a scorgere nell’Ubermensch l’eccezione superiore che si
oppone al gregge, esplicitando che il superuomo non è una condizione a cui tutti possono
aspirare ma un modo d’essere di pochi.

L’eterno ritorno

Eè una teoria che trova spazio sia nella Gaia Scienza che in Così parlò Zarathustra.

Nella Gaia scienza emerge il fatto che la capacita di sopportare l’idea di un ciclico ripetersi
della vita sempre uguale a se stessa sia propria del superuomo.
Questo vivendo un un mondo dionisiaco e caotico vive la realtà per come è senza farsi
schiacciare; a differenza dell’uomo che cerca sempre di modificar la vita che gli si
presenta.

Nel discorso ‘’La visione e l’enigma’’, Zarathustra racconta un sogno/visione simbolica che
ha avuto durante una passeggiata in montagna. Incontra un nano, che rappresenta la
ragione fredda e razionale, e insieme si fermano davanti a un crocicchio: un punto in cui
due strade si incrociano, simbolo del tempo come unione di passato e futuro perché le due
strade si contraddicono : una porta verso avanti e una verso dietro.

Z. chiede al nano se queste due strade sono destinate a contraddirsi per sempre e alla
sua riposta abbozza la teoria dell’eterno ritorno.
Zarathustra dice al nano che il tempo è come un anello, dove tutto ritorna: ogni momento
si ripete all’infinito. Ma il nano non capisce o si rifiuta di accettare questa idea, e quindi
sparisce. Zarathustra allora ha una visione ancora più inquietante: un pastore che ha in
bocca un serpente, e per liberarsi lo deve mordere e uccidere. Dopo averlo fatto, il pastore
si trasforma, ridendo in modo liberatorio.

Questa immagine simboleggia la lotta interiore dell’uomo: solo chi riesce a superare il
disgusto per la vita, a “mordere” ciò che lo soffoca, può diventare oltreuomo, cioè un
essere capace di dire “sì” alla vita in tutte le sue forme, anche alle più difficili. Questo è
legato all’idea dell’eterno ritorno, cioè l’accettazione piena della vita, con la volontà di
riviverla infinite volte.

Interpretazione

1. scientifica: poiché la quantità di energia dell’universo è finita e il tempo in cui essa


dispiega è infinito, le manifestazioni del mondo sono destinate a ripetersi.
L’incommensurabilità di queste due dimensioni riflette l’impossibilità di ridurre la vita e
il suo valore a una semplice misura finita. L’eterno ritorno ci invita ad abbracciare il
tempo come un ciclo senza fine, in cui ogni azione, ogni momento, è infinitamente
significativo, senza consumarsi mai o esaurire l’energia vitale.
2. possibile schema etico che, presupponendo l’eterno ripetersi delle cose, ci invita ad
agire in virtù di questa condizione.

La teoria dell’eterno ritorno ha una doppia portata:

- polemica: collocarsi in essa vuol dire rifiutare la concezione lineare del tempo, non c’è
una progressione verso un fine ma piuttosto una ripetizione costante ed inevitabile ->
superuomo accetta questa condizione perché vive la vita come viene in quanto non ha
uno scopo
- propositiva: credere in questa storia vuol dire ottenere la consapevolezza che il senso
dell’essere non si trovi in qualcosa al di fuori di esso ma in esso stesso (cioe nel
divenire dionisiaco delle cose). Ottenuta questa consapevolezza si può vivere la vita
realizzando la felicita del circolo
Il NICHILISMO

1. atteggiamento di fuga e disgusto nei confronti del mondo concreto - ‘’volontà del nulla’’
2. stato psicologico dell’uomo moderno che non credendo più nei valori supremi di Dio,
avverte lo sgomento del vuoto e del nulla

Nietzsche presenta se stesso come ‘’il primo perfetto nichilista d’Europa’’ , perché lo ha
attraversato e vissuto. Perché ora lui si sente ‘’sopra e dopo’’ di esso?

Per Nietzsche, il nichilismo nasce dal crollo delle illusioni metafisiche: per secoli, l’essere
umano ha creduto in fini assoluti e realtà trascendenti; una volta scoperto che questi
“oltre-mondi” non esistono, l’uomo è precipitato in uno stato di vuoto e angoscia perdendo
anche il coraggio di vivere.

Il problema è che l’uomo identifica la mancanza di senso metafisico con una mancanza di
senso totale. Ma per Nietzsche non è così: i valori non sono dati dall’esterno, ma sono
costruiti dall’uomo, attraverso la volontà di potenza.

Il vero errore del nichilismo è aspettarsi che un’autorità superiore (Dio, la ragione, la storia)
ci assegni un senso. Invece, siamo noi a dover creare un senso, con coraggio e volontà.

Nietzsche è nichilista, ma in senso attivo: rifiuta i valori assoluti, ma non per cadere nella
disperazione, bensì per aprire la strada a nuovi valori, creati liberamente dall’uomo.
Il nichilismo, quindi, è uno stadio intermedio: un grande “no” che prepara un grande “sì”
alla vita.

Nietzsche distingue diverse forme di nichilismo:


1. Nichilismo incompleto: i vecchi valori crollano, ma sono sostituiti da altri simili
(es. si abbandona la religione, ma si crede ancora nella scienza); di conseguenza rimane
un bisogno di credere in qualcosa.

2. Nichilismo completo: si prende atto che non esiste nessuna verità assoluta e
viene vissuto o in modo passivo (accettando rassegnatamente il vuoto) on in modo attivo
(distruzione creativa dei vecchi valori per aprire a nuovi orizzonti)

3. Nichilismo estremo: negazione radicale di qualsiasi verità o realtà oggettiva.

4. Nichilismo estatico: variante positiva del nichilismo estremo: nell’assenza di


senso, si può provare una gioia liberatrice, come apertura totale alla creazione di nuovi
sensi e valori.

Il nichilismo attivo ed estatico diventa ‘’classico’’ quando l’uomo capisce che il senso, non
essendo ontologicamente dato, deve essere umanamente creato.

Quindi il compito dell’uomo è affermare pienamente l’esistenza, creando da sé il proprio


senso, identità senza affidarsi a verità imposte dall’esterno. Si fa:

1. dicendo si alla vita: accettandola così com’è nelle sue dimensioni positive e tragiche
2. Superando i nichilismo causato dall’assenza di certezze
3. tendendo al superuomo . colui che si libera dai vincoli imposti, crea i suoi valori, vive
con autenticita accettando l’eterno ritorno, cioè la condizione per cui ogni istante
potrebbe ritornare per sempre
Sigmund Freud

Sigmund Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiberg (al tempo parte dell'impero austro-ungarico,
attuale repubblica ceca), e ad appena quattro anni si trasferisce a Vienna. Ha un rapporto
complicato con i genitori, la madre è di 21 anni più giovane del padre, e ha un fratellastro più
vecchio di sua madre.

Si iscrive alla facoltà di medicina, dove inizia con la ricerca sul sistema nervoso, argomento da cui
è sempre stato affascinato, per poi entrare nell’ambito della psichiatria.

Ha la possibilità di andare a studiare a Parigi al fianco di Charcot, rinomato neurologo che sta
studiando l’isteria, condizione tipica delle donne; è in questa fase che nasce la sua particolare
attenzione nell’ambito della psiche femminile, per difenderle dall'opinione comune di “possedute,
streghe” e dare un nome ai loro sintomi.

In un primo momento Freud si interessa all’ipnosi come metodo terapeutico per i disturbi
psichiatrici, ispirato dagli studi di Joseph Breuer sull’isteria e in particolare dal celebre caso di Anna
O. Riprendendo anche le teorie di Charcot, che interpretava l’isteria come un vero disturbo
psichico e non una simulazione, Freud inizia a riflettere sul ruolo dell’inconscio. Dalle difficoltà
incontrate da Breuer nel caso, Freud costruisce progressivamente alcuni principi basilari della
psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente. Da qui si sviluppa il cuore della psicoanalisi, che
consiste nel creare una vera e propria clinica della parola e dell’ascolto per i suoi pazienti, ed
indagare attraverso le associazioni libere, lapsus, atti involontari, atti mancati e l’interpretazione dei
sogni, i significati che essi comunicano.

In questi anni si concentra in particolare sui pazienti affetti da nevrosi e pubblica, insieme a Breuer,
Studi sull’isteria (1892-95). Attraverso il lavoro clinico e un’approfondita analisi personale, getta le
basi teoriche della psicoanalisi: queste trovano piena espressione nel libro L’interpretazione dei
sogni, pubblicato nel 1899 ma datato simbolicamente 1900, che segna l’inizio della diffusione delle
sue teorie a un pubblico più ampio. Intanto attorno a lui si riunisce una cerchia di allievi, tra cui
Jung, attratti dalle sue teorie e pratiche innovative. Nel 1917 gli viene diagnosticato un tumore al
palato e alla mandibola causa troppi sigari, a lui continuerà a fumare per tutta la vita, anche se con
la protesi definita “il mostro" (RAPPORTO CON IL FUMO-SVEVO).

Nel gennaio 1933 sale al potere Hitler, e nonostante si fosse sempre definito tedesco, dopo aver
osservato le tendenze antisemite del partito decide di lasciare Vienna e non ripudiare mai la sua
identità di ebreo. Nel 1938 si trasferisce così a Londra, ma morirà appena un anno dopo, nel
settembre 1939.
D’altra parte l’attenzione all'introspezione e alla psiche era un topos comune alla società austriaca
di fine secolo. L’opera L’interno del vecchio Burgtheater di Gustav Klimt, realizzata nel 1888,
rappresenta un momento cruciale nella storia dell’arte viennese e anticipa tematiche fondamentali
della cultura fin de siècle. Klimt sceglie una prospettiva inedita: quella dal palcoscenico verso il
pubblico. I veri protagonisti del dipinto non sono gli attori, ma gli spettatori, colti nei loro
atteggiamenti e reazioni, ritratti con realismo meticoloso grazie all’uso di fotografie e studi dal vero.
Questo spostamento dell’attenzione dall’azione scenica alla psicologia degli individui rivela un
precoce interesse per l’interiorità umana, in sintonia con le ricerche che Sigmund Freud stava
sviluppando proprio in quegli anni a Vienna. L’opera anticipa così la sensibilità verso l’inconscio,
l’osservazione del comportamento e le dinamiche psichiche che diventeranno centrali nella
psicoanalisi, e riflette la tensione culturale di una città che si stava trasformando in uno dei centri
più vitali dell’arte e del pensiero europeo.
Il caso di Anna O.
Nell’Ottocento la medicina si concentrava sugli aspetti somatici, quindi anche i disturbi della
personalità venivano studiati solo se apportavano anche danni al corpo.
Un gruppo di fisiologi e neurologi, poi, si interessò a dare una maggiore dignità a queste
discipline,e concentrarono i loro studi sull’isteria, una patologia al tempo molto diffusa che colpiva
prevalentemente le donne (ystera greco significa utero). Charcot, che Freud ebbe modo di
conoscere a Parigi, utilizzava la tecnica dell'ipnosi per alleviare e far sparire momentaneamente i
sintomi nevrotici dei suoi pazienti; Breuer si era spinto oltre, utilizzando l’ipnosi per scoprire i motivi
dimenticati alla base degli episodi di isteria.

È famoso il caso di Anna O. (pseudonimo probabilmente per Bertha Pappenheim, attivista per i
diritti delle donne), in cui Breuer, tramite l’ipnosi, riuscì a riportare alla memoria un avvenimento
traumatico della donna che lei aveva rimosso e che era la causa della sua idrofobia: da piccola
aveva visto la governante dare da bere al suo cane dallo stesso bicchiere da cui beveva anche lei,
e anche se non consciamente, questo evento l era rimasto impresso. Osservando gli studi e le
pratiche di Breuer, Freud mise a punto insieme al maestro il cosiddetto “metodo catartico”.

Da qui, Freud si convince che i sintomi delle patologie psichiche non siano disturbi organici, ma
bensì psicogeni, ovvero che derivino da conflitti interni alla stessa psiche. Questi conflitti
avvengono in un luogo della psiche molto profondo, l'inconscio. Con la scoperta dell'inconscio
coincide la nascita della psicoanalisi.

La struttura della psiche

Secondo Freud gran parte della vita mentale avviene “al di sotto” della coscienza. Tramite
l’immagine dell’iceberg, egli identifica così la suddivisione della nostra psiche:
• coscienza, una minima parte dell’intero iceberg che sporge in superficie
• preconscio : zona appena al di sotto il livello dell’acqua, che nonostante sia parte dell’inconscio,
può ritornare alla mente tramite uno sforzo
rimosso
• l’inconscio, non conoscibile in maniera immediata, comprende elementi psichici stabilmente
nascosti alla nostra coscienza, che rimangono tali tramite una forza di resistenza e a cui si
accede con tecniche specifiche e molta difficoltà

Questa tripartizione è detta prima topica della psiche.


Egli ritiene infatti che la psiche non sia statica, bensì un’unità complessa e dinamica, composta di
vari elementi in continua evoluzione e scontro tra loro.

Freud immagina anche una seconda topica, in cui distingue tre istanze:
• ES: il polo pulsante della personalità, composto da impulsi a-logici e irrazionali e caotici, che
obbedisce solamente all’inesorabile principio del piacere. Nell’Es convivono impulsi contraddittori
l’uno accanto all’altro. Es è il pronome neutro della terza persona singolare in tedesco:
individuando in un’entità “neutra” ed estranea uno dei due padroni dell’io, mostra come la volontà
dell’essere umano sia fragile e interamente in balia della psiche.
• SUPER-IO: ciò che comunemente si chiama coscienza morale, è l’insieme di tutte le regole e
proibizioni che ci sono state date nel primo anno di vita, e che accompagnano sempre l’individuo
anche se inconsapevolmente
• IO: è il centro unificatore di Es, Super-IO e mondo esterno, e deve far conto delle esigenze di
ognuno di essi e pacificare gli stimoli.

Le nevrosi(ovvero le situazioni di squilibrio della personalità) nascono dal rapporto che l’Io riesce a
regolare rispetto ai vari stimoli che gli pervengono. Un individuo normale ha un io che riesce a
padroneggiare e bilanciare bene la situazione, che riesce a fornire risposte agli stimoli dell’Es
senza però contraddire le regole del Super-io. Tuttavia non è detto che questo accada, perché può
succedere che gli stimoli provenienti da un padrone sovrastano quelli dell’altro, e le soluzioni
pacifiche non sono più possibili: si giunge così alle nevrosi.
Può accadere che un Super-io troppo rigido provochi la rimozione o altri processi difensivi, e i
sintomi dell’Es, divenuti inconsci, si manifestino sotto forma di nevrosi, o anche viceversa.

Le vie per accedere all’inconscio

Anziché continuare ad utilizzare l’ipnosi Breweriana, Freud ideò un nuovo metodo di indagine.
Coerentemente al suo progetto di “clinica della parola”, facendo rilassare il paziente sul lettino egli
vuole portarlo ad una condizione di tranquillità, in cui i suoi pensieri possono fluire liberamente.
Freud incita i pazienti a parlare a ruota libera perché spera che dalla loro analisi possano venire
fuori delle associazioni/indizi che riconducono ai motivi delle nevrosi. Questo metodo è detto di
libere associazioni, e richiede un notevole sforzo da entrambe le parti.
A questa tecnica è legata una conseguenza che può diventare sia positiva che negativa a seconda
delle situazioni, ovvero il transfert. Nel corso delle sedute il paziente instaura una sorta di rapporto
con lo psicoterapeuta, che in positivo può assumere una valenza di amore. Si collabora per
ottenere risultati non più tanto per la voglia di guarire, ma per ottenere l'approvazione del terapista,
che è spesso identificato con una figura genitoriale legata ai ricordi dell'infanzia.

Le manifestazioni esterne delle pulsioni dell’inconscio si possono vedere in:


- sogni
- atti mancati
- sintomi nevrotici

Freud ritiene che i sogni siano l’appagamento camuffato di un desiderio rimosso, un impulso che il
nostro Super-Io nasconde e che si manifesta quando in forma indiretta.
Nei sogni, Freud distingue un contenuto manifesto (quello che corrisponde alla scena effettiva del
sogno) e un contenuto latente (insieme delle tendenze e desideri che danno origine a quel sogno).
Quindi, se il contenuto manifesto non è altro che la forma traslata in cui si presentano a noi i
desideri latenti autocensurati, allora l’interpretazione psicoanalitica deve ripercorrere a ritroso il
processo di traslazione che inconsciamente la nostra psiche compie.
Lo stesso concetto anche per gli atti mancati (lapsus, dimenticanze quotidiane). Per questi vale il
principio di determinismo psichico, per cui ogni azione, anche se minima, ha all’origine una causa
ben precisa: proprio come i sogni, sono manifestazioni camuffate dell’inconscio.

La teoria della sessualità

Freud sviluppa una concezione della sessualità tutta nuova: se prima era intesa solamente come
rapporto per il fine di riprodursi, egli invece immagina varie sfaccettature possibili e fenomeni legati
alla sessualità in senso lato, come
sessualità infantile (la teoria più originale)
sublimazione: una spinta di carattere simile a quella sessuale verso soggetti non sessuali come
lavoro, passioni ecc
perversione: desiderio di attività sessuale senza fine della riproduzione ma che ha come unico
scopo il raggiungimento del piacere
Implicando tutte queste sfaccettature, è chiaro che il concetto stesso di sessualità deve essere
mutato. Egli riconduce la sessualità ad un impulso, un’energia che denomina “libido”: questa
energia si concentra prevalentemente nelle zone erogene, che mutano con il crescere d’età.

Freud è il primo ad immaginare il bambino come “essere perverso e polimorfo”, capace di


perseguire il piacere sciolto da fini riproduttivi e in molteplici forme. Individua tre fsi nello sviluppo
sessuale di un bambino:
• fase orale: fino a 1,5 anni di età, la bocca costituisce la principale origine di piacere dei bambini
• fase anale: fino a 3 anni di età, le funzioni escrementizie sono oggetto di interesse e piacere per i
bambini
• fase genitale: divisa in fase fallica (la cosiddetta “scoperta del pene” nei bambini e conseguente
invidia) e fase genitale in senso stretto, che riprende dopo un periodo di latenza con la pubertà
Il complesso di Edipo, secondo Freud, è un conflitto psichico che si manifesta nei bambini tra i 3
e i 6 anni, quando provano un desiderio affettivo (e in parte sessuale) verso il genitore del sesso
opposto e un senso di rivalità nei confronti del genitore dello stesso sesso. Il complesso di Elettra,
elaborato da Jung, è la versione femminile: la bambina si affeziona in modo particolare al padre e
percepisce la madre come rivale. Entrambi i complessi si risolvono con l’identificazione con il
genitore dello stesso sesso, tappa fondamentale per la formazione dell’identità.

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