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Esame Orale 23.06

Il documento tratta vari argomenti scientifici, tra cui il doping e il suo impatto sull'ambiente, i lipidi e la loro importanza biologica, la spettrofotometria UV-Vis come tecnica analitica, e il bioaccumulo degli inquinanti nelle acque. Viene evidenziato come il doping possa causare inquinamento ambientale e alterazioni negli organismi acquatici, mentre i lipidi sono fondamentali per le funzioni biologiche e la riserva energetica. Infine, si discute delle celle a idrogeno come una tecnologia pulita per la produzione di energia elettrica.

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Esame Orale 23.06

Il documento tratta vari argomenti scientifici, tra cui il doping e il suo impatto sull'ambiente, i lipidi e la loro importanza biologica, la spettrofotometria UV-Vis come tecnica analitica, e il bioaccumulo degli inquinanti nelle acque. Viene evidenziato come il doping possa causare inquinamento ambientale e alterazioni negli organismi acquatici, mentre i lipidi sono fondamentali per le funzioni biologiche e la riserva energetica. Infine, si discute delle celle a idrogeno come una tecnologia pulita per la produzione di energia elettrica.

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Collegamenti:

Se nella foto c’è Trieste, un lampione, una città illuminata, una cartina geografica di notte con
le luci, allora Trieste fu una delle prime città illuminate in Italia

Se nella foto c’è mare, acqua, rubinetto, una diga, plastica in mare, pesci, pesci morti, uno
scarico industriale in un corso d’acqua allora inizi con inquinamento acqua (ita o ing) e poi
bioaccumulo nei pesci

Se nella foto c’è cella a idrogeno, un’auto o bus a idrogeno, un simbolo di H2 allora inizi con
fisica

Se nella foto ci sono dei lavoratori, un’industria, una fabbrica, una scintilla, elettricità, del
petrolio, un tram, un treno, un’auto, fertilizzanti, un campo coltivato, esplosivi, plastica,
catena di montaggio allora rivoluzione industriale

Se nella foto c’è un uomo che corre, dei muscoli, siringhe, pastiglie, medaglie, sport allora
doping

Ed. Civica: Il doping


Con il termine doping si intende l’uso di particolari sostanze o medicinali con lo scopo di
aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni di un atleta. Non è una pratica
recente ma esiste da moltissimi anni, già nelle prime Olimpiadi si registrò l’uso di sostanze
come funghi allucinogeni o bevande stimolanti. Chiaramente la maggior parte dei
regolamenti sportivi vieta l’uso di sostanza dopanti e prevede l’obbligo di sottoporsi a controlli
costanti mediante analisi del sangue o urine. Le sostanze dopanti più utilizzate sono ormoni
steroidei, anfetamine e stimolanti, ormoni della crescita o anabolizzanti.

Un problema delle sostanze dopanti si presenta quando la persona che assume queste
sostanze le espelle attraverso l’urina o feci. Parte della sostanza viene espulsa sotto forma
di principio attivo ancora attivo che finisce inevitabilmente nelle fogne e successivamente
negli impianti di depurazione, che non sempre sono in grado di rimuoverli eLicacemente
specialmente se si tratta di micropollutanti (livelli di nanogrammi\litro) o molecole lipofile e
persistenti. Queste sostanze provocano gravi alterazioni ormonali nei pesci come
femminilizzazione dei maschi, cambiamento del comportamento riproduttivo e riduzione
della fertilità. A causa di questo i pesci vanno incontro al fenomeno del bioaccumulo, ossia
l’aumento della quantità di queste sostanze nell’organismo. Molte di queste sostanze sono
inoltre lipofile, ossia solubili nei grassi, avanzano nella catena alimentare e troviamo il
fenomeno della biomagnificazione, ossia l’incremento di queste sostanze lungo la catena
alimentare, pesce grande mangia pesce piccolo e assorbe inquinanti.
Chimica organica: I lipidi
I lipidi sono un gruppo molto eterogeneo di composti organici accomunati da una
caratteristica fondamentale: sono insolubili in acqua, ma solubili in solventi organici apolari
come etere, cloroformio o benzene. Questa proprietà è dovuta alla loro natura
prevalentemente idrofobica, legata alla lunga catena carboniosa presente nella maggior parte
di essi. Nonostante la grande varietà strutturale, i lipidi svolgono ruoli essenziali negli
organismi viventi. Rappresentano una riserva energetica molto eLiciente, sono componenti
fondamentali delle membrane cellulari, svolgono una funzione protettiva e isolante, e
partecipano alla regolazione di numerosi processi biologici, come la trasmissione di segnali e
la produzione di ormoni.

Dal punto di vista chimico, molti lipidi sono costituiti da acidi grassi legati a un alcol. Gli
acidi grassi sono molecole composte da una lunga catena idrocarburica, solitamente tra 12 e
22 atomi di carbonio, con un gruppo carbossilico terminale (–COOH). Quando tre acidi grassi
si legano a una molecola di glicerolo (un alcol con tre gruppi –OH), si forma un trigliceride.
Questa reazione è un’esterificazione, durante la quale si formano tre legami esterei e si
eliminano tre molecole d’acqua. I trigliceridi costituiscono la forma più comune di grasso di
riserva negli organismi animali e vegetali, accumulandosi nel tessuto adiposo e fungendo da
deposito energetico a lungo termine.

I lipidi si possono classificare in tre grandi categorie principali, ognuna con caratteristiche
strutturali e funzionali distinte:

1. Lipidi semplici: includono i trigliceridi e le cere. I trigliceridi sono formati da tre


acidi grassi legati a una molecola di glicerolo, e costituiscono la principale forma di energia
immagazzinata negli animali. Le cere, invece, sono esteri di acidi grassi a lunga catena con
alcoli anch’essi a lunga catena. Sono molto idrofobiche e si trovano ad esempio nei
rivestimenti protettivi delle foglie, nei peli degli animali e nelle piume degli uccelli, dove
impediscono la perdita d’acqua e forniscono protezione.

2. Lipidi complessi: sono molecole che, oltre agli acidi grassi e all’alcol,
contengono anche altri gruppi funzionali, come fosfati, zuccheri o amminoalcoli. Tra questi
troviamo i fosfolipidi, fondamentali per la costruzione delle membrane cellulari grazie alla
loro struttura anfipatica: una parte idrofila (il gruppo fosfato) e una idrofoba (le catene degli
acidi grassi), che permette la formazione del doppio strato lipidico. I glicolipidi, invece,
contengono uno o più zuccheri legati a una struttura lipidica e sono importanti per il
riconoscimento cellulare e la comunicazione tra cellule.

3. Lipidi derivati: comprendono molecole che derivano chimicamente dalla


trasformazione di lipidi semplici o complessi. Tra questi ci sono gli steroidi, come il
colesterolo, che oltre a essere un costituente delle membrane cellulari è anche il precursore
di importanti ormoni come gli ormoni sessuali (testosterone, estrogeni) e gli ormoni
surrenalici (cortisolo). Appartengono a questa categoria anche le vitamine liposolubili A, D, E
e K, essenziali per diverse funzioni fisiologiche come la visione, la coagulazione del sangue, il
metabolismo del calcio e la protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

Un’altra distinzione fondamentale tra i lipidi riguarda la saturazione degli acidi grassi. Gli acidi
grassi saturi non contengono doppi legami tra gli atomi di carbonio della catena, il che
conferisce loro una struttura lineare e compatta. Questo li rende solidi a temperatura
ambiente, come il burro o il grasso animale. Al contrario, gli acidi grassi insaturi possiedono
uno o più doppi legami nella catena carboniosa, che introducono delle “pieghe” nella
molecola. Ciò impedisce un impacchettamento ordinato, rendendoli liquidi a temperatura
ambiente, come l’olio d’oliva. I grassi insaturi si dividono ulteriormente in monoinsaturi (con
un solo doppio legame) e polinsaturi (con più doppi legami), ed entrambi sono considerati più
salutari per l’organismo rispetto ai grassi saturi, in quanto favoriscono la salute
cardiovascolare e riducono il rischio di accumulo di colesterolo.

Infine, i lipidi hanno un elevato contenuto energetico: un grammo di lipidi fornisce circa 9
chilocalorie, più del doppio rispetto a carboidrati e proteine. Per questo motivo, sono una
riserva energetica ideale a lungo termine. Oltre a ciò, svolgono una funzione strutturale nelle
membrane cellulari e una funzione regolatoria, come precursori di ormoni steroidei e
molecole segnale. Inoltre, il tessuto adiposo funge anche da isolante termico e protegge gli
organi interni da urti e traumi.

Chimica analitica: Spettrofotometria Uv-vis


La spettrofotometria UV-Visibile è una tecnica analitica largamente impiegata in ambito
chimico per determinare la concentrazione di sostanze presenti in soluzione. Essa sfrutta la
capacità di alcune molecole di assorbire la luce nell’intervallo dello spettro elettromagnetico
che va dall’ultravioletto al visibile, cioè da circa 200 a 800 nanometri. Questa caratteristica
viene utilizzata per analizzare soluzioni contenenti composti chimici, sia organici che
inorganici, rendendo questa tecnica uno strumento fondamentale in numerosi settori della
chimica analitica, tra cui il controllo ambientale, l’industria farmaceutica, alimentare e, in
particolare, il monitoraggio della qualità delle acque.

Il principio fisico alla base della spettrofotometria UV-Vis è l’assorbimento selettivo della luce
da parte delle molecole. Quando un raggio luminoso attraversa una soluzione, le molecole
assorbenti presenti trattengono una parte dell’energia luminosa. L’assorbanza, cioè la
quantità di luce assorbita, è direttamente proporzionale alla concentrazione della sostanza in
esame, secondo la legge di Lambert-Beer. Questa relazione è espressa dalla formula:

A = ε · l · c,
dove A è l’assorbanza, ε è il coeLiciente di estinzione molare (una costante che dipende dalla
sostanza e dalla lunghezza d’onda), l è il cammino ottico (cioè lo spessore della cuvetta) e c è
la concentrazione della sostanza.

Lo spettrofotometro UV-Vis è lo strumento utilizzato per eLettuare queste misurazioni. È


costituito da una sorgente luminosa – generalmente una lampada al deuterio per la regione
dell’ultravioletto e una al tungsteno per quella del visibile – che emette un fascio di luce.
Questo fascio viene poi fatto passare attraverso un monocromatore, che isola una specifica
lunghezza d’onda. Il raggio monocromatico attraversa quindi una cuvetta contenente il
campione da analizzare. Dopo aver attraversato il campione, la luce residua viene raccolta da
un rivelatore, che misura l’intensità della radiazione trasmessa rispetto a quella iniziale,
permettendo così di calcolare l’assorbanza.

Nell’ambito del monitoraggio delle acque, la spettrofotometria UV-Vis trova ampio impiego
nell’individuazione di diverse sostanze inquinanti, come nitrati, nitriti, ammoniaca, fosfati,
ioni metallici complessati e numerosi composti organici. In molti casi si utilizzano reazioni
chimiche per convertire i composti da rilevare in forme colorate, più facilmente quantificabili.

Questa tecnica presenta numerosi vantaggi: è rapida, relativamente economica, non richiede
una strumentazione eccessivamente complessa e può essere applicata anche direttamente
sul campo grazie all’esistenza di spettrofotometri portatili. Tuttavia, ha anche alcune
limitazioni: ad esempio, non è sempre suLicientemente sensibile per rilevare tracce molto
basse di inquinanti e può risentire di interferenze dovute alla presenza di altre sostanze
assorbenti. Nonostante ciò, resta una delle tecniche analitiche più versatili e diLuse per il
controllo ambientale.

Biologia: Bioaccumulo e inquinamento delle acque


L’inquinamento delle acque è definito come l’alterazione della qualità chimica, fisica o
biologica dell’acqua, causata dall’immissione diretta o indiretta di sostanze inquinanti. Le
principali fonti di contaminazione includono scarichi industriali, reflui civili, attività agricole e
zootecniche, perdite di carburanti, rifiuti solidi e sostanze pericolose provenienti da attività
antropiche. Le sostanze inquinanti possono essere classificate in varie categorie: nutrienti
(azoto, fosforo), metalli pesanti (piombo, mercurio, cadmio), pesticidi, idrocarburi, solventi
organici, microplastiche.

Queste sostanze, una volta immesse nei corpi idrici, possono rimanere in sospensione ed
essere assorbite dagli organismi acquatici. Molti inquinanti, soprattutto quelli lipofili e
persistenti, non vengono eliminati rapidamente dall’ambiente né degradati biologicamente. In
questi casi si verifica il bioaccumulo.

Il bioaccumulo è il processo mediante il quale una sostanza chimica si accumula


progressivamente all’interno di un organismo vivente, raggiungendo concentrazioni superiori
a quelle presenti nell’ambiente circostante. Le sostanze soggette a bioaccumulo sono spesso
lipofile. Tra queste, i principali esempi includono metalli pesanti come mercurio, piombo,
cadmio e arsenico, nonché pesticidi organoclorurati, diossine e policlorobifenili (PCB).

Un altro aspetto critico legato al bioaccumulo è la biomagnificazione, ossia l’aumento della


concentrazione di una sostanza tossica lungo la catena trofica. In pratica, un organismo alla
base della catena alimentare, come un fitoplancton o un piccolo crostaceo, può contenere
una minima quantità di un inquinante. Tuttavia, un predatore che si nutre di decine o
centinaia di questi organismi accumula una dose maggiore della sostanza. Questo eLetto si
moltiplica salendo nei livelli trofici, fino a raggiungere concentrazioni elevate in pesci
predatori come il tonno o il pesce spada, e infine nell’uomo, che può ingerire la sostanza
tramite il consumo alimentare.

Una volta all’interno dell’organismo, le sostanze si concentrano principalmente nei tessuti


lipidici. La loro eliminazione è lenta o ineLiciente a causa della scarsa metabolizzazione e
dell’assenza di meccanismi di escrezione specifici.

La prevenzione dell’inquinamento delle acque richiede un insieme di interventi mirati e


sostenibili. È fondamentale trattare adeguatamente le acque reflue domestiche e industriali
prima dello scarico nei corpi idrici, mediante impianti di depurazione eLicienti. In agricoltura,
è utile ridurre l’uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi, preferendo tecniche a basso impatto
ambientale. Anche il corretto smaltimento dei rifiuti e dei prodotti chimici domestici è
essenziale per evitare la contaminazione accidentale. Le normative ambientali devono essere
rispettate e continuamente aggiornate. Infine, la sensibilizzazione della popolazione e il
monitoraggio continuo della qualità dell’acqua sono strumenti fondamentali di prevenzione.

Fisica: Celle a idrogeno


Le celle a idrogeno sono dispositivi elettrochimici che convertono l’energia chimica
contenuta nell’idrogeno in energia elettrica, attraverso una reazione con l’ossigeno. A
diLerenza dei motori a combustione, che bruciano carburanti e producono gas nocivi, le celle
a combustibile emettono soltanto acqua e calore come sottoprodotti. Questo le rende una
tecnologia estremamente promettente in ottica di transizione energetica e sostenibilità
ambientale.

Il principio di funzionamento è semplice: l’idrogeno, che funge da combustibile, viene


introdotto nell’anodo della cella. Qui avviene una reazione di ossidazione, che separa gli
elettroni dai protoni. Gli elettroni, passando in un circuito esterno, generano una corrente
elettrica. I protoni, invece, attraversano un elettrolita — un materiale che permette il
passaggio degli ioni — e si ricombinano con l’ossigeno all’altro polo, il catodo, formando H₂O.
Questo processo avviene in modo continuo finché c’è aLlusso di idrogeno e ossigeno.
Le celle a idrogeno si dividono in vari tipi, principalmente in base alla temperatura di
funzionamento e al tipo di elettrolita utilizzato. Le più comuni sono le PEMFC (celle a
membrana a scambio protonico), che lavorano a circa 70–90 °C. Sono leggere, silenziose e
si avviano rapidamente, quindi trovano applicazione nel settore dei trasporti, come nelle auto
a idrogeno o negli autobus urbani.

Un altro tipo sono le AFC (celle alcaline), usate in origine nelle missioni spaziali della NASA.
OLrono un’elevata eLicienza, ma sono sensibili alla CO₂, quindi richiedono un ambiente
controllato. Le PAFC (a base di acido fosforico) funzionano a circa 200 °C e sono più adatte
alla cogenerazione, cioè alla produzione simultanea di energia elettrica e calore per edifici
pubblici o industriali.

A temperature più alte si trovano le MCFC (celle a carbonati fusi) e le SOFC (celle a ossidi
solidi), che operano tra i 600 e i 1000 °C. Possono utilizzare anche altri combustibili, come
metano o biogas, trasformandoli internamente in idrogeno. Questo le rende ideali per la
produzione distribuita di energia in impianti di medie e grandi dimensioni.

Le celle a idrogeno trovano impiego in tre settori principali: la mobilità sostenibile, la


produzione energetica stazionaria, e le applicazioni specialistiche. Nel settore dei trasporti
oLrono una valida alternativa alle batterie, grazie a tempi di ricarica rapidi e maggiore
autonomia. In ambito stazionario possono garantire energia continua a ospedali, scuole e
aziende. Infine, in ambiti come le telecomunicazioni, i satelliti o i sottomarini, forniscono
energia aLidabile e pulita.

Nonostante i costi attuali e la necessità di infrastrutture, le celle a idrogeno rappresentano


una tecnologia strategica per il futuro energetico, specialmente se alimentate con idrogeno
verde, prodotto da fonti rinnovabili come l’energia solare o eolica. Con gli investimenti giusti,
il loro utilizzo potrà crescere in modo significativo nei prossimi anni.

Inglese: Renewable Source of Energy


Today, renewable energy is one of the most important topics when we talk about the
environment and the future of our planet. Renewable energy comes from natural sources that
don’t run out, like the sun, wind, water, and heat from the Earth. Unlike fossil fuels such as
coal, oil, or gas, these energy sources do not produce air pollution or greenhouse gases,
which are dangerous for our health and the climate. Using renewable energy helps us reduce
global warming and protect nature. There are 4 types of renewable sources: hydroelectric,
solar, wind, and geothermal energy.

The first one is hydroelectric energy. This energy comes from moving water, usually from
rivers or artificial lakes created by dams. When water flows through a dam, it pushes big
machines called turbines. These turbines spin and produce electricity. Hydroelectric power is
very powerful and can create a lot of energy. It is also very reliable, because rivers flow all year
long. However, building big dams can have a negative impact on the environment. It can flood
large areas, destroy natural habitats, and aLect the animals and plants that live in or around
the river.

The second source is solar energy. This comes directly from the sun’s light and heat. We use
special devices called solar panels to catch sunlight and turn it into electricity. Solar energy is
clean, silent, and easy to use on the rooftops of houses, schools, or even cars. It is a great
option for places with lots of sunshine. However, solar panels only work well when there is
enough sunlight, so they are less eLicient at night or on cloudy and rainy days. For this reason,
solar energy is often used together with other sources or energy storage systems, like
batteries.

The third type is wind energy. This comes from the movement of the air. Large wind turbines
spin when the wind blows, and this movement is transformed into electricity. Wind energy is
good for the environment and does not create any pollution. We can build wind farms both on
land and oLshore, in the sea. OLshore wind farms are often more eLective because there is
more constant wind. Still, wind turbines can be noisy, and some people say they are visually
unpleasant, especially in natural landscapes.

The last one is geothermal energy. This energy comes from the heat inside the Earth. In some
places, like Iceland or Italy, the underground is very hot. We can use this natural heat to
produce electricity or to warm buildings directly. Geothermal energy is clean, stable, and
always available, but it only works well in places with special underground conditions.

Storia: 2 rivoluzione industriale


La seconda rivoluzione industriale fu un periodo di grandi trasformazioni economiche,
scientifiche e sociali, che si sviluppò tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in
particolare tra il 1870 e il 1914. A diLerenza della prima rivoluzione industriale, che aveva
riguardato soprattutto il settore tessile e quello metallurgico, questa nuova fase interessò un
numero molto più ampio di settori, come la chimica, l’elettricità, la meccanica e i trasporti.

Una delle principali innovazioni di questo periodo fu l’utilizzo dell’elettricità come nuova
fonte di energia. L’elettricità permise di alimentare motori, macchinari e sistemi di
illuminazione, trasformando non solo le fabbriche, ma anche le città e le abitazioni. Si
diLusero le prime centrali elettriche e i tram elettrici, migliorando la mobilità urbana e la
qualità della vita. In parallelo, un’altra grande innovazione fu l’impiego del petrolio come
fonte di energia e materia prima. Con il petrolio si producevano carburanti come la benzina e
il cherosene, fondamentali per il funzionamento dei motori a combustione interna, che furono
alla base dello sviluppo dell’automobile.

Nel settore della chimica, furono sviluppati nuovi materiali e prodotti, come la plastica, i
coloranti sintetici, i fertilizzanti chimici e i primi farmaci industriali. Queste scoperte
migliorarono le condizioni di vita, l’agricoltura e la medicina. Anche la siderurgia compì
grandi progressi, grazie all’introduzione di nuovi procedimenti per la produzione dell’acciaio,
che resero l’acciaio più economico e disponibile in grandi quantità. Questo materiale fu
essenziale per la costruzione di ponti, ferrovie, grattacieli e macchinari industriali.

Un aspetto fondamentale della seconda rivoluzione industriale fu la nuova organizzazione


del lavoro, in particolare grazie all’introduzione della catena di montaggio. Questo sistema
fu perfezionato da Henry Ford nei primi anni del Novecento, nelle sue fabbriche di automobili
negli Stati Uniti. Invece di avere pochi operai che costruivano un prodotto intero, il lavoro
veniva suddiviso in tante piccole operazioni ripetitive, ciascuna aLidata a un operaio diverso.

I prodotti si spostavano lungo un nastro trasportatore, fermandosi a ogni stazione per essere
completati passo dopo passo. Questo metodo ridusse drasticamente i tempi e i costi di
produzione, rendendo possibile la produzione di massa. Grazie a questo sistema, per
esempio, la Ford riuscì a vendere automobili a prezzi accessibili anche alla classe media,
contribuendo a cambiare profondamente la società e i consumi.

La seconda rivoluzione industriale portò quindi non solo a una forte crescita economica e
tecnologica, ma anche a importanti conseguenze sociali: nacque una nuova classe operaia
industriale, si diLusero le città moderne e aumentarono le disuguaglianze sociali, ma anche il
livello di istruzione, la mobilità e l’accesso a beni prima impensabili per la maggior parte della
popolazione.

Italiano: Italo Svevo


Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, è stato uno degli scrittori italiani più importanti
del primo Novecento. Nato a Trieste nel 1861 da una famiglia borghese di origini ebraiche,
Svevo visse in una città cosmopolita, crocevia di culture, lingue e influenze europee. Trieste,
all’epoca sotto l’Impero austro-ungarico, non solo influenzò profondamente la formazione
culturale dell’autore, ma diventò anche l’ambientazione simbolica delle sue opere. Svevo
studiò in Germania e lavorò a lungo nell’industria del padre e poi in quella del suocero,
entrando in contatto con l’ambiente imprenditoriale, ma senza mai abbandonare la passione
per la scrittura.

Italo Svevo è considerato un autore innovativo e originale, perché nelle sue opere aLronta
temi psicologici, esistenziali e introspettivi, anticipando molti aspetti del romanzo moderno.
Il suo stile si distingue per l’uso dell’ironia, dell’analisi interiore e per la rappresentazione di
personaggi deboli, incerti, inetti, che riflettono le contraddizioni dell’uomo contemporaneo.

Le sue opere principali sono tre romanzi: “Una vita” (1892), “Senilità” (1898) e soprattutto “La
coscienza di Zeno” (1923), considerato il suo capolavoro. In Una vita, il protagonista Alfonso
Nitti è un giovane impiegato che sogna un’esistenza diversa, ma che si scontra con la propria
debolezza e la realtà sociale, finendo per soccombere. In Senilità, il personaggio di Emilio
Brentani è un uomo maturo che vive una relazione insoddisfacente con una donna più
giovane, incapace di trovare un vero equilibrio tra desiderio e razionalità.

Il personaggio più famoso creato da Svevo è però Zeno Cosini, protagonista de La coscienza
di Zeno. Zeno è un uomo borghese, nevrotico, indeciso, pieno di contraddizioni, che racconta
la sua vita attraverso un diario scritto su consiglio del suo psicanalista. Con questo
romanzo Svevo introduce in Italia le teorie di Sigmund Freud, rappresentando i pensieri, le
pulsioni e i conflitti interiori del protagonista con straordinaria modernità. L’opera è scritta con
uno stile ironico e frammentario, e riflette l’impossibilità dell’individuo di comprendere
pienamente sé stesso.

All’inizio la critica non accolse favorevolmente Svevo, ma fu rivalutato grazie all’amicizia con
lo scrittore irlandese James Joyce, che lo incoraggiò e lo fece conoscere all’estero. Solo negli
anni Venti, Svevo ottenne il successo meritato. Italo Svevo morì nel 1928 in un incidente
stradale, ma lasciò un’impronta profonda nella letteratura italiana.

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