Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
36 visualizzazioni17 pagine

Numero 3

Il documento esplora le quattro regioni della corteccia prefrontale e il loro ruolo nella percezione e nell'espressione delle emozioni, evidenziando come le lesioni in queste aree possano influenzare il comportamento sociale e il giudizio morale. Viene discusso il processo decisionale morale attraverso il dilemma del carrello ferroviario, illustrando la differenza tra giudizi morali utilitaristi e intuitivi. Infine, si analizzano i siti di esecuzione delle emozioni nel cervello, come l'ipotalamo e i gangli della base, e si presenta un caso clinico di un paziente affetto da Parkinson per dimostrare l'impatto della dopamina sul comportamento emotivo.

Caricato da

lunaromeo8
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
36 visualizzazioni17 pagine

Numero 3

Il documento esplora le quattro regioni della corteccia prefrontale e il loro ruolo nella percezione e nell'espressione delle emozioni, evidenziando come le lesioni in queste aree possano influenzare il comportamento sociale e il giudizio morale. Viene discusso il processo decisionale morale attraverso il dilemma del carrello ferroviario, illustrando la differenza tra giudizi morali utilitaristi e intuitivi. Infine, si analizzano i siti di esecuzione delle emozioni nel cervello, come l'ipotalamo e i gangli della base, e si presenta un caso clinico di un paziente affetto da Parkinson per dimostrare l'impatto della dopamina sul comportamento emotivo.

Caricato da

lunaromeo8
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Teoria della percezione e psicologia della forma

MERCOLEDI’ 26 MARZO 2025

Proseguiamo con il libro di Antonio Damasio “Alla ricerca di Spinoza. Emozioni, sentimenti e
cervello” e come accennato, prima di passare ai siti di esecuzione, vorrei ricordare le quattro regioni
della corteccia prefrontale. Queste regioni ricevono informazioni dalle diverse aree del talamo e dai
circuiti sensoriali del tatto, olfatto, gusto, vista e udito, e sono in contatto con l’amigdala. Vediamo le
loro funzioni (Cfr. Kandel “L’età dell’inconscio”, p. 367-370):

La regione orbitofrontale, o ventrolaterale, ha le connessioni più forti con l’amigdala ed è importante


per valutare la bellezza, il piacere e altri valori positivi di uno stimolo. Questa regione viene reclutata
sia per percepire sia per produrre le espressioni facciali, elaborando in parte le informazioni
proveniente dai face patch – neuroni delle facce – situati nel lobo temporale. Le persone con lesioni
in questa regione del cervello possono sentire le emozioni positive, ma non possono esprimerle con
un sorriso, ovvero, il comportamento della percezione cosciente del sentimento non può essere
espresso.

La regione ventromediale della corteccia prefrontale è fondamentale per il comportamento


finalizzato (è il nostro sito di induzione appena visto). Questa regione integra le esperienze emotive
positive con il comportamento sociale e il giudizio morale. A questo scopo inibisce l’amigdala, la cui
reazione agli stimoli emotivi può interferire con la cognizione. Gli individui con lesioni alla regione
ventromediale hanno una cognizione normale, ma sono inclini a prendere decisioni impulsive, inoltre
appare alterato anche il loro ragionamento morale. Abbiamo accennato al caso di Phineas Gage e
possiamo citare anche il dilemma noto come “il problema del carrello ferroviario”. Questo problema
è stato proposto nel 1978 dagli studiosi Philippa Foot e Judith Jarvis Tompson, e chiede di valutare
che cosa fareste se un pesante carrello ferroviario fuori controllo stesse per uccidere cinque persone
sul suo percorso, e voi potreste salvarle azionando uno scambio che consentirebbe di deviare il
carrello su un binario laterale, dove però ucciderebbe una sola persona. Di fronte a questo dilemma
la maggior parte delle persone deciderebbe che salvare cinque persone è meglio che salvarne una, e
azionerebbe lo scambio. (Pensiamo alla fine del film Schindler’s List di Spielberg del 1993, quando
Oskar Schindler avrebbe voluto salvare più e più vite di ebrei dalla Shoah!) In una versione alternativa
del dilemma, il carrello ferroviario mette a rischio cinque persone, e l’unico modo di salvarle è
scaraventare qualcuno sul binario su cui corre il carrello, uccidendo una persona ma salvandone
1
cinque. Naturalmente la conseguenza delle due azioni è la stessa, ma la loro messa in atto è ben
diversa. Mentre la maggior parte delle persone trova moralmente accettabile deviare il carrello per
salvare cinque persone, scaraventare una persona sui binari, sempre per salvarne cinque, non è
considerato accettabile, e questo perché per la maggior parte delle persone azionare uno scambio
suscita un’emozione minore dello spingere una persona. Questa scoperta ha portato Joshua Green,
che è uno studioso del processo decisionale morale, a proporre la teoria del “doppio processo”. Cosa
dice questa teoria, che i giudizi morali utilitaristi, volti a promuovere il “bene maggiore” al di là dei
diritti individuali, sono guidati dai processi cognitivi più controllati e non emozionali, quelli che
reclutano in maggior grado un genuino ragionamento morale, ovvero la corteccia dorsolaterale che
vedremo. I giudizi morali intuitivi, che favoriscono i diritti e i doveri individuali (per esempio se
buttare qualcuno giù dalla banchina), sono diretti dalle risposte emotive e tendono a includere una
razionalizzazione morale utile a sé piuttosto che un ragionamento morale più oggettivo. Quindi è
stato individuato che ciascun tipo di giudizio morale recluta un diverso sistema neurale. Pertanto, gli
individui con una lesioni alla regione ventromediale avrebbero pochi scrupoli a gettare una persona
giù dalla banchina.

La regione dorsolaterale media la memoria di lavoro e svolge funzioni esecutive e cognitive quali la
pianificazione e l’organizzazione del nostro comportamento con l’obiettivo di raggiungere il risultato
desiderato. Per svolgere le sue funzioni cognitive, la regione dorsolaterale utilizza le informazioni
provenienti dalla regione orbitofrontale, chiamata anche ventrolaterale. Con la loro azione congiunta,
le due regioni ci assicurano che il comportamento sia diretto in modo efficiente al soddisfcimento
delle nostre esigente. La regione dorsolaterale, abbiamo visto, è reclutata nei dilemmi morali
impersonali, che sono più pesantemente spostati verso l’ambito cognitivo (azionare uno scambio nel
problema del carrello ferroviario) piuttosto che verso l’ambito emotivo (buttare una persona dalla
banchina).

La quarta regione della corteccia prefrontale è la regione mediale, che contiene la corteccia cingolata
anteriore (cingolo), (altro sito di induzione) che ha due sottoregioni: una regione ventrale e una
regione dorsale. La regione ventrale è importante nella valutazione dell’emozione e della
motivazione, e nella regolazione della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e di altre
funzioni autonome. La regione dorsale, invece, ha un ruolo centrale nel monitorare il funzionamento
cognitivo nell’empatia e nel prendere delle decisioni che prevedono delle ricompense. Le persone
con lesioni alla corteccia cingolata anteriore sono emotivamente instabili e hanno difficoltà a risolvere
i conflitti e a individuare i loro errori nella previsione delle ricompense, cioè a capire cosa è bene per
loro evitando di dare risposte inappropriate.

2
Kandel scrive (p.370): “Insieme, la regione ventrale della corteccia cingolata anteriore e la regione
orbitofrontale e ventromediale della corteccia prefrontale formano il sistema di cognizione sociale
[…]. I danni a una qualsiasi di queste regioni ostacolano il normale funzionnamento morale, e il
funzionamento anomalo ha un ruolo critico nei disturbi del comportamento sociale.”

A questo punto, dai siti di induzione dobbiamo passare con le nostre connessioni neurali ai siti di
esecuzione per creare uno stato emozionale. Quali sono i siti di esecuzione? Quelli finora studiati
dalla scienza sono: ipotalamo, prosencefalo basale (o gangli della base con il nucleo accumbens),
e nuclei del tegmento mesencefalico. (I gangli della base o gangli basali, all’interno dei quali c’è lo
striato - nucleo caudato, putamen, nucleo accumbens - , il globo pallido, il nucleo subtalamico e la
substantia nigra, sono interconnessi con la corteccia e con il tronco encefalico e sono molto importanti
per il movimento volontario.)

L’ipotalamo, è il principale sito esecutore di risposte chimiche che riguardano le emozioni e si trova
nel diencefalo. (Il prosencefalo è formato dal telencefalo, dal diencefalo e dai nuclei della base).
Queste risposte possono essere dirette oppure mediate dalla ipofisi che è una ghiandola endocrina,
vale a dire di secrezione interna di ormoni. Come lo fa? L’ipotalamo libera delle molecole nel sangue
e queste sostanze chimiche chiamate neurotrasmettotori servono alle cellule del sistema nervoso
centrale per modificare la funzione dei visceri nel torace, nell’addome, per stimolare una risposta
delle cellule ghiandolari e per comunicare con altri neuroni nel sistema nervoso. Ad esempio, con il
controllo dell’ipofisi l’ipotalamo libera delle molecole chiamate peptidi come l’ossitocina e la
vasopressina. Vi ricordo che l’ossitocina e la vasopressina servono per l’attaccamento alla prole e
per l’allattamento, e l’esecuzione di questi comportamenti dipende dalla disponibilità di questi ormoni
nel cervello. Se ci spostiamo nel prosencefalo basale, dove troviamo il nucleo accumbens, e in
alcuni nuclei dell’area ventrotegmentale o area tegmentale ventrale del mesencefalo, qui è
liberato un mediatore chiamato dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore dal quale dipende
la percezione dei comportamenti gratificanti e piacevoli. In definitiva, i nuclei del prosencefalo
basale insieme a quelli del mesencefalo, del ponte e del midollo allungato situati nel tronco
encefalico, controllando il respiro, la deglutizione e il movimento della faccia, della lingua, della
laringe e della faringe, sono considerati gli esecutori ultimi dei comportamenti semplici e complessi
delle emozioni. Comportamenti che spaziano, dal riso al pianto, dal corteggiamento alla fuga.
Dobbiamo considerare che è l’attività coordinata di tutti questi nuclei che consente il processo
ordinato dell’esecuzione delle emozioni. Quindi, le risposte chimiche e neurali, cioè le risposte
elettrochimiche del cervello modificano i nostri visceri, il nostro sistema muscoloscheletrico e
producono le più appropriate espressioni facciali e vocalizzazioni, le specifiche posture del nostro

3
corpo e i relativi comportamenti. Pensiamo a qualsiasi azione che desideriamo intraprendere, alla
corsa, al riposo, al prendersi cura in modo soccorrevole, al corteggiamento ecc., tutte azioni che
mostrano il nostro stato emozionale. (Bene, in questo scompiglio di segnali, sono coinvolte anche le
strutture cerebrali coinvolte nell’attenzione e nella produzione di immagini.)

Se guardiamo il nostro schema di figura 2.5, vediamo che il diagramma dei principali stadi di
scatenamento e di esecuzione dell’emozione della paura suscitata dalla presentazione visiva di una
immagine, ha una successione lineare, ma noi dobbiamo sapere che la visione di uno stimolo iniziale
porta a recuperare dalla memoria altri stimoli emozionalmente adeguati ad esso correlati. Questi
stimoli addizionali contenuti nella nostra mente possono amplificare l’innesco e intensificare la
risposta emotiva oppure possono confliggere con l’emozione scatenante e portarla all’estinzione.
(fare un esempio) Quindi il mio vissuto emotivo, il mio flusso di contenuti mentali, si porta sempre
dietro i fattori che inducono le reazioni emozionali (attivando i siti di induzione) e le stesse reazioni
eseguite (ovvero la risposta avvenuta nei siti di esecuzione) configurando lo stato emozionale che alla
fine porta al sentimento. I substrati del sentimento, come vedremo, si consolidano nelle regioni
somatosensitive del cervello e formano le mappe delle cortecce somatosensitive. Le mappe sono
quelle aree in cui è rappresentato istante per istante quello che accade nel nostro corpo. Nel nostro
sentimento c’è un incontro di mente che percepisce l’emozione e di corpo che è rappresentato
mentalmente.

Ma vediamo alcuni esempi: diversi studi neurologici, svolti da un gruppo di medici dell’ospedale
Salpetriere di Parigi, (p.86) hanno consentito di guardare più da vicino il funzionamento delle
emozioni con i pazienti affetti da parkinson. Il parkinson è una malattia che dipende dalla mancanza
di dopamima, così come il diabete dipende dallla mancanza di insulina. La dopamina che si trova
nell’area chiamata substantia nigra, un’area dei nuclei della base ovvero di un sito di esecuzione,
non è più disponibile perché i neuroni muoiono, e di conseguenza così accade pure nella regione dei
gangli basali. Questi nuclei della base che rispondono alla produzione della dopamina abbiamo visto
che servono ad attivare i movimenti, quindi a rendere esecutive le emozioni. La mancanza di
dopamina non consente ai nuclei motori di queste aree di lavorare e i comportamenti dei parkinsoniani
diventano rigidi, lenti e con tremore. Negli ultimi cinquant’anni la ricerca farmacologica è intervenuta
con un farmaco chiamato Levodopa che entra nei neuroni dopaminergici per supplire alle carenze di
dopamina, ma è stato riscontrato che il farmaco con il tempo può perdere la sua efficacia. Per questa
ragione sono state messe allo studio altre ricerche, ad esempio l’impianto di minuscoli elettrodi nel
tronco encefalico che consente il passaggio di corrente elettrica a bassa intensità e alta frquenza,
modificando il funzionamento dei nuclei motori. Al passaggio della corrente i sintomi svaniscono e i

4
pazienti riescono a muoversi come per incanto. Senza entrare nel merito dell’intervento chirurgico, è
interessante capire quanto è successo ad una paziente che è stata sottoposta a questo trattamento. Gli
elettreodi ricordiamo che sono posizionati sia nel lato sinistro sia nel lato destro del tronco encefalico.
Ma è bastato un errore dei ricercatori nel collocare un microelettrodo, ovvero far passare la corrente
elettrica in uno dei quattro contatti posizionato sul lato sinistro a 2 mm al di sotto della posizione
verficatasi ottimale in molti precedenti interventi, per vedere la paziente cambiare improvvisamente
il comportamento. La paziente smise improvvisamente di parlare, puntò lo sguardo verso il basso e
verso destra, incominciò ad assumere una espressione triste, poi cominciò a piangere e a singhiozzare.
Il medico si rese conto che quelle risposte emotive e comportamentali erano dovute al passaggio di
corrente, quindi interruppe il trattamento e dopo circa 90 secondi la risposta della paziente tornò
normale. Così ella riprese a parlare, a ridere e a scherzare chiedendosi cosa era successo. In seguito,
nello spiegare all’equipe l’accaduto, riferì di essersi sentita sfinita, disperata e senza più alcuna
ragione di vita, si era sentita malissimo ma non sapeva il perché. I ricercatori a loro volta sconcertati
capirono che la corrente elettrica non era passata solo attraverso le strutture nervose responsabili del
controllo motorio generale nei gangli della base. Così avanzarono delle ipotesi, una della quali ha
immaginato che la corrente fosse passata dal nucleo che controlla il movimento ad un nucleo del
tronco encefalico che controlla le azioni legate all’emozione della tristezza. Infatti, sappiamo da
alcuni esperimenti sugli animali che c’è un’ area chiamata grigio periacqueduttale all’interno del
mesencefalo, situato nel tronco encefalico, - un’area che circonda l’acquedotto di Silvio all’inteno
del quale si trova il liquido cerebrospinale - in cui i nuclei hanno colonnne di neuroni coinvolte nelle
reazione di paura con le risposte combatti-o-fuggi e di congelamento e probabilmente anche nelle
risposte di tristezza. I ricercatori sono rrimasti sorpresi dal comportamento della paziente quando la
corrente elettrica è passata in questo nucleo e hanno incominciato ad osservare i cambiamenti visibili
nel volto, nella muscolatura della faccia, nei movimenti della bocca, notando che si era messo in moto
l’esecuzione dell’apparato vocale coinvolgendo faringe, laringe, diaframma e cassa toracica, tutte le
azioni rivolte al pianto, al singhiozzo e alla produzione di lacrime. Poi, a tutto questo, seguirono le
risposte chimiche invisibili, quelle che avevano portato allo specifico stato del sentimento di tristezza,
come la paziente aveva raccontato, un sentimento che era stato prodotto da quegli stimoli
emozionalmenti adeguati sollecitati per errore. Sentimenti, inoltre, che non erano presenti
abitualmente nella paziente in quanto si sapeva che non era mai stata soggetta a depressione. Infine
valutarono anche i pensieri legati all’emozione, che si presentarono dopo il comparire dell’emozione
stessa e dopo il sentimento stesso, quando i medici le chiesero cosa stesse accadendo, e la paziente
disse, queste sono le sue parole: “Sto cadendo a terra, nella mia testa; non voglio più vivere, non
voglio vedere niente, sentire niente, provare niente… sono stufa della vita, ne ho avuto abbastanza…

5
questo mondo mi fa paura… vorrei nascondermi in un angolo … mi sto piangendo addosso, è ovvio…
sono disperata, ma perché vi sto tormentando? (Damasio, p.89). Quindi, come avrete notato, dalla
zona sottocorticale era iniziata la catena di eventi che l’esperimento aveva involontariamente attivato,
ricreando uno stato emozionale naturale. Sicuramente la percezione di un osservatore esterno non
poteva cogliere la differenza della natura di quello stato emozionale. Questa è stata la dimostrazione,
come scrive Antonio Damasio, che il nostro tronco encefalico (mesencefalo e romboencefalo) è un
interruttore che attiva molti minuscoli nuclei al suo interno, ovvero tanti siti di esecuzione dei
comportamenti emotivi.

Questo raro incidente neurologico è stato molto importante perchè ha dimostrato la sequenza degli
eventi osservati: l’emozione è stato il primo stato, dopo ha seguito il sentimento, accompagnato dai
pensieri che hanno descritto il modo di sentirsi della paziente. È una sequenza difficile da analizzare
quando capita di vivere uno stato d’animo, perché l’emozione è ciclica e molto veloce. Ad esempio i
fenomeni emotivi capitano quando pensiamo e la mente causa una emozione e l’emozione dà origine
a un sentimento, questo sentimento però, a sua volta, può evocare altri pensieri, e questi altri pensieri
possono amplificare lo stato emotivo, oppure può comparire un pensiero ragionevole che contrasta il
sentimento e riduce l’emozione fino a farla cessare. In altri casi, ad esempio, potrà una distrazione ad
interrompere il ciclo. Ma con la sola introspezione, per l’individuo è difficile davvero dire cosa c’è
prima e cosa c’è dopo. Questo caso, invece, ha dimostato la relativa autonomia del meccanismo di
scatenamento neurale dell’emozione, (ovvero che la nostra mente è manipolabile attraverso la
tecnologia o più semplicemente attraverso la nostra memoria inconscia) e al tempo stesso la
dipendenza del sentimento dall’emozione.

Inoltre, è importante osservare che il nostro cervello grazie all’apprendimento, cioè alla memoria
associativa, collega ogni emozione al rispettivo sentimento e pensiero, e viceversa. Infatti, un
importante studio di Paul Ekman, lo psicologo che abbiamo già incontrato e conosciuto per i suoi
studi sulle emozioni e le espressioni facciali, ha dimostrato questa coerenza: lavorando con un gruppo
sperimentale aveva chiesto ai partecipanti di muovere alcuni muscoli della faccia in una determinata
sequenza, da assumere a loro insaputa, sequenza che produceva espressioni di felicità, tristezza e
paura. I soggetti, senza avere in mente il pensiero collegato all’espressione particolare che stavano
manifestando, incominciarono a provare il sentimento appropriato all’emozione esibita. Questo ha
voluto dire che recitare una determinata emozione significa anche sentire e provare lo stato d’animo
di quella particolare emozione. Pertanto assumiamo che le espressioni emozionali evocano i
sentimenti e il tipo di pensiero, proprio perchè abbiamo imparato a memorizzare quella associazione.

6
Lo studio sui siti di esecuzione ci fa capire un’altra cosa importante, ovvero che non siamo padroni
delle nostre emozioni, e basta pensare a quante volte ci capita di non trovare la causa di un nostro
stato emotivo. Ci sentiamo bene e non sappiamo il perché, oppure siamo nervosi e depressi senza un
motivo preciso. In realtà ci possono essere pensieri negativi o positivi che sono elaborati al di fuori
del campo della nostra coscienza, ma come abbiamo visto, essi sono in grado ugualmente di innescare
i meccanismi dell’emozione e quindi quelli del sentimento. Come scrive Damasio, dobbiamo anche
accettare che non tutto è analizzabile e le emozioni e i rispettivi sentimenti inconsci ci possono
attraversare come nubi nel cielo e va bene così, è giusto lasciarli andare.

Vediamo un altro caso che ha permesso di scoprire un sito di induzione del riso vicino all’area
motoria supplementare della corteccia frontale accennata in precedenza. Ve lo cito adesso perché
questo sito induce l’attivazione di siti esecutivi motori del tronco encefalico che abbiamo appena
analizzato.

Questo studio è stato condotto dal neuroscienziato Itzhak Fried, che ha operato su pazienti epilettici
per osservare il funzionamento delle mappe corticali attraverso la stimolazione elettrica del cervello.
Per aiutare i pazienti epilettici che non rispondono più al trattamento dei farmaci (Valproato
Clonazepam…), si interviene chirurgicamente asportando la regione cerebrale che innesca gli attacchi
epilattici, ma per farlo bisogna stare molto attenti a non asportare altre aree cerebrali importanti per
altre funzioni, ad esempio se siamo vicino alle aree di Broca per la funzione del linguaggio. L’esempio
del caso della paziente A.K. ha dimostrato che stimolando un’area della regione del lobo frontale
sinistro chiamata area motoria supplementare AMS, erano stati stimolati dei siti vicini e la paziente
era scoppiata in un riso autentico, inaspettato e contagioso. Sembra che nessuna immagine e nessun
pensiero avesse preceduto il riso. Riso al quale era seguito un sentimento di diffusa allegria, al punto
che qualsiasi immagine e pensiero pare fosse colorato di ilarità. L’area del cervello che aveva prodotto
il riso misurava 2 cm per 2. I punti vicini a quell’area producevano, invece, l’arresto dell’eloquio e
la cessazionne del movimento delle mani e la loro stimolazione non causava mai il riso. L’attivazione
di questi siti si pensa che induca l’attivazione dei siti sottocorticali del tronco encefalico capaci di
generare lo schema motorio del riso.

Si presuppone, visti questi casi del pianto e del riso, che gli studi effettuati lasciano intravedere un
meccanismo neurale a più livelli per la produzione di emozioni. Pertanto, abbiamo come punti di
partenza i siti di induzione e come punti di arrivo i siti di esecuzione, come abbiamo visto anche in
figura. 2.5. Nel caso del riso abbiamo siti di induzione nell’area motoria supplementare AMS e
nell’area della corteccia del cingolo anteriore, situati nella regione prefrontale dorsale e mediale,
regioni che presiedono alla coordinazione e alla pianificazione dei movimenti complessi. I danni in
7
queste aree provocano la mancanza di un riso spontaneo. Nel caso del pianto è probabile che i siti di
induzione si trovino nella regione prefrontale mediale e ventrale. I siti di esecuzione del riso e del
pianto sono nei nuclei del tronco encefalico, come abbiamo già visto.

Quindi, riassumendo, abbiamo i vari stadi nel processo dell’emozione e del sentimento: la stima o
valutazione che porta al riconoscimento e all’isolamento dello stimolo emozionalmente adeguato, lo
scatenamento nelle aree di induzione e l’esecuzione nelle suddette aree, fino al sentimento di cui
parleremo.

Un altro caso studiato da Antonio Damasio e collaboratori ci spiega il funzionamento del riso e del
pianto patologico. Il paziente chiamato C. aveva avuto un ictus nel tronco encefalico. Adesso potete
capire perché gli ictus del tronco encefalico possono compromettere irrimediabilmente una persona,
perché sono coinvolti i nuclei della base che governano i movimenti, ma questo paziente era stato
fortunato, non era rimasto invalido. Nonostante ciò i sintomi erano quantomeno sconcertanti perché
si manifestavano con un pianto improvviso o un riso improvviso, senza nessuna causa riconoscibile,
e nelle circostanze più inopportune. Emozioni immotivate che suscitavano il relativo sentimento di
ilarità o tristezza. Gli studi su questo paziente hanno permesso di individuare nel tronco encefalico
l’attività diversificata del ponte e del cervelletto. I nuclei del ponte attivano una reazione stereotipata
del riso e del pianto mentre nel cervelletto l’attività corticale ha un ruolo di modulazione della
intensità e della durata, quindi di controllo di riso e pianto. Nello studio del caso, è stato possibile
individuare questa attività di modulazione grazie al fatto che nel paziente i nuclei del ponte erano
dissociati dai circuiti corticali del cervelletto, i quali sono in grado di modulare l’esecuzione del riso
e del pianto in base alla considerazione della situazione, cioè una valutazione fatta con le aree corticali
prefrontali. Il questo caso il processo di stima e valutazione che viene fatto nei siti di induzione era
scollegato dal sito di esecuzione e il risultato era caotico.

Fin qui abbiamo visto che nel teatro del corpo, secondo un sforzo che possiamo paragonare al conatus
spinoziano, cioè con una saggezza neurologica innata, l’organismo vivente guida verso una vera e
propria autoconservazione senza averne la consapevolezza. Ma quando i processi vengono registrati
nel cervello, tale saggezza naturale ha come conseguenza lo sviluppo dei sentimenti, una componente
fondamentale della nostra mente. Scrive Damasio (p.103): “I sentimenti aprono la porta alla
possibilità di operare, almeno in una certa misura, un controllo volontario sulle emozioni
automatiche.”

L’evoluzione sembra che abbia operato per stadi: prima c’è il meccanismo delle emozioni che
produce una reazione nei confronti di un oggetto, poi c’è il meccanismo per produrre una mappa
cerebrale e una immagine mentale, cioè un’idea delle reazioni dell’organismo, che è il
8
meccanismo del sentimento. Il sentimento è il meccanismo che prolunga l’impatto delle emozioni e
influenza in modo duraturo l’attenzione e la memoria. Aspetto importante, il sentimento è in grado di
creare risposte nuove e non stereotipate, perché il sentimento si può combinare con la memoria del
passato cioè con i ricordi, con l’immaginazione, con il ragionamento e con le riflessioni.

Bene, ora passiamo ai sentimenti. Damasio li introduce proponendoci una domanda: quando noi
pensiamo ad un sentimento provato nel passato, un sentimento piacevole o spiacevole più o meno
intenso, cosa identifichiamo come contenuto di quel sentimento? Cioè di che materia è fatto il
sentimento? Damasio suggerisce uno spunto: siammo sdraiati sulla sabbia mentre il sole del tramonto
accarezza dolcemente la nostra pelle e l’acqua del mare lambisce i nostri piedi; dietro di noi c’è un
fruscio di aghi di pino mossi da una leggera brezza estiva; la temperatura è di circa 25° e nel cielo
non c’è neppure una nuvola. Pensiamo di non essere annoiati ma di stare “troppo bene”. In che cosa
consiste quel “troppo bene”? Il tepore sulla pelle è piacevole, il respiro è facile e non è intrappolato
nel torace o nella gola, i muscoli sono rilassati e non si percepisce tensione articolare. Il corpo è senza
peso, a contatto con la terra, ma leggero. Abbiamo il controllo del nostro organismo ma lo percepiamo
fluido e senza resistenze. Un insieme di energia potenziale e di piacevole immobilità. La sensazione
è talmente diffusa da rendere difficile descrivere dove con precisione si stia verificando. Inoltre, le
conseguenze mentali di questo stato appena descritto potenziano delle rappresentazioni mentali,
ovvero dei pensieri, i cui temi creano una nuova ondata di sentimenti piacevoli. Immagine di scene
godute nel passato, il cui desiderio porta ad avere una disposizione mentale felice. Questa positività
ha due conseguenza: i pensieri che compaiono sono in sintonia con l’emozione e lo stile
dell’elaborazione mentale genera un numero sempre maggiore di immagini. Le entità che solitamente
nominiamo come corpo e mente si sono armoniosamente fuse, i conflitti tra le parti tacciono e gli
opposti sono meno polarizzati. A questo punto è facile una definizione: la percezione del sentimento
è pertanto la rappresentazione mentale del corpo o di alcune parti del corpo come entità che opera in
un modo particolare. Il sentimento, quindi, è l’idea che il corpo sia in un certo modo. Sostituendo
la parola idea possiamo dire: il sentimento è la percezione che il corpo sia in un certo modo. Se
guardiamo oltre l’oggetto che ha suscitato il sentimento e i pensieri conseguenti, cosa vediamo?
Vediamo che i contenuti del sentimento consistono nella rappresentazione di uno stato particolare del
corpo. Pertanto, la descrizione del sentimento da un punto di vista neuroscientifico, ovvero di come
sta il nostro corpo, è applicabile a qualsiasi emozione, appetito e a qualsiasi insieme di reazioni
omeostatiche dell’organismo. I sentimenti traducono nel linguaggio della mente lo stato vitale del
nostro corpo. E lo stato del corpo varia al variare delle reazioni omeostatiche dell’organismo. Tanto
che, ad esempio, la tristezza produce un numero minore di immagini, una maggiore lentezza e una
maggiore attenzione ad ogni immagine. Diversa, invece, è la quantità di immagini prodotte dalla
9
felicità, in cui vi è un rapido susseguirsi di stimoli con una breve attenzione. I sentimenti sono
percezioni e la loro percezione trova il necessario supporto nelle mappe cerebrali del corpo.
Quindi piacere, dolore, felicità, tristezza eccetera, quello è il contenuto di quella percezione che
chiamiamo sentimento. Quindi ricordiamolo, il sentimento è la percezione del corpo, secondo una
chiave di lettura neurologica e psicologica. Inoltre, possiamo aggiungere che accanto alla percezione
del corpo c’è anche la percezione dei pensieri relativi a quell’emozione, e anche la percezione di
uno stile di elaborazione mentale. Damasio si chiede, come avviene tale percezione? A suo avviso,
essa deriva dalla costruzione di metarappresentazioni dei processi mentali. Cioè noi abbiamo
una parte della mente che ne rappresenta un’altra. È un’operazione di livello superiore che ci
permette di registrare un rallentamento o un’accelerazione dei nostri pensieri, quanta maggiore o
minore è l’attenzione che prestiamo agli oggetti, alle persone e agli eventi. Quanto siamo prossimi
alle situazioni o quanto ne siamo distanti. Damasio propone quindi una definizione provvisoria che è
la seguente: un sentimento è la percezione di un certo stato del corpo, unita alla percezione di una
particolare modalità di pensiero nonché di pensieri con particolari contenuti.

A questo punto ci chiediamo: qual è il momento in cui emergono i sentimenti? I sentimenti


emergono quando le mappe del nostro cervello raggiungono un certo stadio, ovvero quando i dettagli
del corpo registrati raggiungo un’altezza critica. Quindi è la conseguenza del processo omeostatico
del nostro organismo, e non è la sola collezione di pensieri con lo stesso contenuto, c’è ben altro. I
sentimenti sono diversi fra loro perchè sono funzionalmente distinti, in quanto la loro essenza consiste
nei pensieri che rappresentano il corpo nel suo coinvolgimento con il mondo esterno ed interno in un
processo reattivo. Se togliamo l’essenza di carattere biologico e fenomenologico, il sentimento
svanisce. Se togliamo l’esperienza, l’essenza può cambiare e anziché dire “ mi sento felice” dirò
“penso pensieri felici”! Allora, cosa rende felici i pensieri? Se noi non facciamo esperienza con il
nostro stato corporeo con una certa qualità che chiamiamo piacere e che consideriamo buona e
positiva, non avremmo ragione di considerare felice quel pensiero. Quindi l’origine delle percezioni
che costituiscono l’essenza del sentimento è il corpo con tutte le sue parti registrate in molteplici
strutture del cervello. I contenuti delle percezioni sono i diversi stati del corpo descritti nelle mappe
cerebrali. Un piccolo esempio, dice Damasio, la micro e la macro-struttura dei muscoli in tensione ha
un contenuto diverso, cioè uno stato mappato diverso da quello dei muscoli rilassati. Ma più
semplicemente, pensiamo a quando il nostro cuore batte rapidamente o quando batte lentamente.
Oppure pensiamo alla respirazione, alla sudorazione eccetera eccetera. Lo stato particolare di quelle
componenti del corpo è ritratto nelle mappe cerebrali ed è il contenuto delle percezione che
costituiscono i sentimenti. Pertanto, quando ci riferiamo ai substrati dei sentimenti, ci riferiamo alle
mappe del cervello nelle regioni deputate all’elaborazione sensoriale, regioni che ricevono i segnali
10
afferenti da tutto il corpo. Naturalmente, tutti gli stati del corpo non li registriamo in modo cosciente,
anche se avvertiamo un’aritmia cardiaca oppure una contrazione dell’intestino. Possiamo affermare
che noi percepiamo una forma composita del nostro stato corporeo, che si manifesta come una
sensazione di fondo, ad esempio di affaticamento e di malessere. Oppure, noi non percepiamo la
caduta di glucosio nel sangue, ma, naturalmente, ad un certo punto della giornata percepiamo le sue
conseguenze come appetito o desiderio di cibo. O, ancora, quando i muscoli non obbediscono più ai
nostri comandi ci sentiamo stanchi, pecepiamo la stanchezza e il desiderio di riposo. In sostanza, tutto
questo è possibile, dice Damasio, perché abbiamo delle mappe sensoriali che contengono determinate
configurazioni neurali dalle quali si possono ricavare delle immagini mentali. Non entriamo nello
specifico della produzione delle immagini mentali che è un processo complesso non ancora chiarito
e non localizzato in un’unica area cerebrale, ma è possibile ipotizzare che nel caso della percezione
dei sentimenti i substrati coinvolti, cioè le mappe dello stato corporeo, siano in diverse regioni
cerebrali che interagiscono fra loro. Quindi, alla domanda, qual è il contenuto dei sentimenti? Noi
risponderemo: il contenuto essenziale dei sentimenti è la mappa di un particolare stato corporeo,
ovvero, il substrato dei sentimenti è l’insieme delle configurazioni neurali che corrispondono
allo stato del nostro corpo. Da questo substrato può emergere un’immagine mentale di quello
stato. Essenzialmente, un sentimento è un’idea, un’idea del corpo, meglio un’idea di un certo
aspetto interno del corpo. Il sentimento di un’emozione è l’idea del corpo nel momento in cui è
nello stato di quell’emozione.

Ma cosa c’è di più nel sentimento rispetto alla percezione dello stato del corpo? In effetti, di più vi è
la percezione di un particolare stato della mente ad esso associato, ovvero la percezione di un
pensiero. Anzi, la percezione del nostro stile di pensiero. In sintesi, possiamo riassumere: 1. Gli stati
corporei sono il contenuto del sentimento. 2. La modalità di pensiero accompagna la percezione dello
stato corporeo. 3. Il tipo di pensiero è in armonia con l’emozione percepita. Con un esempio
potremmo dire che la mente rappresenta il ben-essere e il ben-pensare oppure il mal-essere e il mal-
pensare.

Pertanto, sappiamo che i sentimenti sono percezioni, paragonabili ad altre percezioni. Quando
vedremo in dettaglio la percezione visiva, vedremo che l’oggetto della visione è uno stimolo esterno
con caratteristiche fisiche che colpiscono la retina e vanno a modificare temporaneamente le
configurazioni delle mappe del sistema visivo. Per il sentimento come per la percezione visiva c’è un
oggetto con caratteristiche fisiche che innesca un processo che va a modificare le mappe cerebrali.
Quindi il fenomento è dovuto alla presenza fisica dell’oggetto e alla interpretazione del cervello. Una
differenza non banale è data dal fatto che nella percezione visiva reale l’oggetto è esterno, e nella

11
percezione del sentimento gli oggetti e gli eventi all’origine del processo sono all’interno del corpo.
Cioè i sentimenti dipendono dall’oggetto corpo emozionato. E l’emozione del corpo dipende
dall’oggetto stimolo emozionalmente adeguato che ha scatenato il ciclo emozione/sentimento.
Facciamo un esempio prendendolo dal volume di Damasio: “La vista di un paesaggio marino
spettacolare è un oggetto emozionalmente adeguato. Lo stato corporeo che risulta dalla
contemplazione di quel paesaggio è l’oggetto reale originario, poi avvertito nello stato del
sentimento”. Pertanto, l’oggetto reale del sentimento essendo dentro il nostro corpo può essere
modificato dal nostro cervello, cioè dalla nostra percezione. A dimostrazione di questo, Damasio
propone un altro esempio: posso guardare a lungo e riguardare ancora e ancora il quadro Guernica di
Picasso che al quadro non accade nulla, l’oggetto rimane intatto. Nel caso del sentimento, invece,
l’oggetto stesso può essere radicalmente modificato. In sostanza è come prendere pennello e colore e
modificare il quadro. Questo perché i sentimenti non sono una percezione passiva, anzi tendono a
controllare la perturbazione emotiva in corso. Possiamo aggiungere che il sentimento ha una funzione
regolatrice dell’emozione. In definitiva, il sentimento è una percezione affettiva che ha a che fare con
gli aspetti qualitativi dell’esperienza cosciente, cioè con le qualità estetiche delle cose, (e risponde
alla vista di una certa sfumatura di azzurro, o al suono di una nota musicale). Ma non solo, anche
l’atto di credere in qualcosa, il pensare di avere ragione di una opinione, causa una emozione. Ad
esempio, quando diciamo sento di aver ragione, è come se l’oggetto sentito fosse dentro di noi,
pertanto questo è il dato reale per me, questo è il dato vero per me.

Quindi, in generale, noi reagiamo in modo innato o per apprendimento a tutti gli oggetti provando in
primo luogo emozioni e poi sentimenti. (Figura 3.1 p.114)

Ora, Damasio ci propone, prima di vedere le mappe del sentimento, una divagazione sul desiderio
che proviamo a spiegare in termini fisiologici. Quando incontriamo un uomo o una donna che suscita
in noi desiderio carnale cosa succede a livello neurobiologico nel vedere una parte del corpo, oppure
il portamento, o ancora particolari movimenti o una certa energia? Ecco che si attiva il sistema degli
appetiti, cioè degli istinti, con le risposte appropriate di preparazione e simulazione, risposte più o
meno evidenti per la consumazione finale dell’appetito, consumazione che non è detto che avvenga.
Allora comparirà l’accelerazione del battito cardiaco, l’alterazione respiratoria, una predisposizione
muscolare per l’atto motorio eccetera, eccetera. Poi, entra in gioco l’immaginazione che rende chiaro
il desiderio. Tutto questo, e molto altro ancora, è rappresentato nelle mappe delle regioni
somatosensitive e cognitive. In sostanza, l’obiettivo dell’appetito causa in noi emozioni piacevoli e
anche i corrispondenti sentimenti piacevoli. Se il ciclo appetito/emozione/sentimento dovesse essere
appagato, la soddisfazione procurerebbe un’emozione di gioia, in caso contrario forse di rabbia

12
oppure di tristezza. Se il desiderio rimane a lungo, ad esempio in un sogno ad occhi aperti, sappiamo
che dopo un po’ viene tranquillamennte estinto. Ma se noi pensiamo al funzionamento di questo ciclo
nella soddisfazione della fame e della sete ci accorgiamo che i risultati non sono poi tanto diversi, ed
è forse questo il motivo della facile compensazione con il cibo e l’alcol in genere.

In realtà, non solo il sesso, ma anche i legami affettivi e l’amore romantico possono essere
riconducibili a descrizioni di carattere biologico, ovvero a legami tra l’oggetto del desiderio e i ricordi
del passato che troviamo nella nostra memoria. Un esempio è stato portato grazie alle ricerche svolte
sul funzionamento degli ormoni ossitocina e vasopressina. Questi peptidi, cioè composti chimici di
aminoacidi, sono ormoni prodotti nell’ipotalamo che permettono l’attaccamento migliorando
l’umore nei legami sociali, ed è per questo che sono chiamati gli ormoni dell’amore. L’esperimento
è stato fatto su una specie di piccoli roditori. In questo esperimento hanno bloccato la produzione di
ossitocina nella femmina e la produzione di vasopressina nei maschi prima dell’accoppiamento. Il
maschio di questa specie è in genere fedele e si preoccupa della prole tanto quanto la femmnina dei
piccoli roditori. Bene, il blocco di questo ormone non ha impedito il comportamento sessuale, ma ha
interferito sul legame affettivo, modificando il comportamento di protezione nei confronti della
femmina e di cura della prole dopo la nascita. Quindi sesso sì, e fedeltà no. Certo, sesso e attaccamento
non sono ancora amore, dice Damasio, ma possiamo considerarli importanti ingredienti visibili,
riconducibili alla rappresentazione corporea dell’oggetto nella nostra mente.

Un altro esempio di comportamento visibile può essere fatto a proposito degli affetti dell’orgoglio e
della vergogna, emozioni sociali che hanno una rappresentazione corporea nella nostra mente.
Pensiamo alla postura della persona orgogliosa: occhi spalancati intenti a sfidare il mondo, mento in
su e collo e busto dritti, petto in fuori e incedere sicuro. Se pensiamo invece alla persona umiliata e
offesa, la vediamo ripiegata in sé, come fisicamente oppressa dal peso dei suoi pensieri, a
dimostrazione del fatto che la nostra memoria autobiografica registra nelle mappe del nostro cervello
lo stato del nostro corpo. Pertanto possiamo affermare che le emozioni provate accompagnano i
sentimenti, i sentimenti innescano i pensieri relativi allo stato affettivo dando forma al nostro stile di
pensiero e infine alla nostra identità.

Bene, abbiamo proposto l’ipotesi che i sentimenti siano correlati alle mappe neurali del nostro
cervello, cioè del nostro stato corporeo, e adesso vediamo alcune verifiche sperimentali. Quali sono
le aree coinvolte nel momento in cui emergono i sentimenti legati a determinate emozioni? Ai vari
livelli del SNC le aree comprendono: (Damasio, fig. 3.2, p. 122)

- La corteccia del cingolo


- La corteccia dell’insula
13
- La corteccia somatosensitiva S2
- L’ipotalamo
- Nuclei del tegmento posteriore mesencefalico (nuclei del tronco encefalico)

Lo studio di neurobiologia del sentimento, eseguito da Antonio Damasio e dai suoi colleghi e
pubblicato nel 2000, è stato fatto su 40 persone circa suddivise in due sessi, persone che non avevano
nessuna patologia psichiatrica o neurologica, alle quali era stato spiegato che veniva studiata l’attività
del loro cervello mentre sperimentavano i sentimenti relativi alla felicità, alla tristezza, alla paura e
alla rabbia. L’indagine ha utilizzato la PET, coè la tomografia ad emissione di positroni, una tecnica
che misura l’afflusso del sangue nelle regioni del cervello. Naturalmente, sappiamo che maggiore è
il lavoro dei neuroni, cioè del loro metabolismo, maggiore è l’afflusso del sangue, pertanto, un’area
del cervello molto irrorata di sangue mostra che quella stessa area è molto attiva in un particolare
compito mentale. Quindi, per verificare la risposta delle diverse aree del cervello, era stato chiesto ai
partecipanti del gruppo sperimentale di pensare ad un episodio della propria vita carico di valenze
emotive molto intense (il nostro oggetto dello stimolo emozionalmnte adeguato) e di pensarlo fin nei
minimi dettagli, e poi di riferire quelle immagini in modo da evocare nuovamente le emozioni
associate e legarle al momento presente. Ricordiamo che questa è una tecnica usata anche nel campo
della recitazione per rivivere le emozioni, utilizzando appunto questo dispositivo mnemonico
emozionale. Nell’esperimento, la raccolta dei dati iniziava solo quando il soggetto indicava con un
piccolo movimento della mano che incominciava a sentire l’emozione, dimostrando con l’analisi dei
dati che le aree somatosensitive che abbiamo elencato erano tutte più o meno attivate, e che il
processo di attivazione /disattivazione delle aree funzionava a seconda del tipo di emozione evocata
e sentita. Ad esempio, come è indicato nella figura 3.3 a p.125 del libro, la percezione di un sentimento
di gioia attiva l’area del cingolo anteriore, del cingolo posteriore, dell’ipotalamo, del prosencefalo
basale e dell’insula. E osservando la figura 3.4 a p. 126 vediamo che la percezione di un sentimento
di tristezza attiva molto di più l’area dell’insula rispetto al sentimento di gioia. Quindi, è stato
possibile dimostrare che nel processo del sentire le mappe dello stato corporeo erano andate
modificandosi in modo significativo. Mappe che riguardano il funzionamento biochimico e
fisiologico delle aree somatosensitive.

Un aspetto molto importante per questo studio fu la rilevazione della risposta fisiologica della
conduttanza cutanea, cioè la variazione della risposta elettrica della pelle di ogni persona del gruppo
sperimentale al variare della sua sudorazione. Una risposta registrata dai monitor prima che il
soggetto muovesse la mano per dire che sentiva quella particolare emozione rievocata. Quindi un test
che ha dimostrato in modo inequivocabile come le emozioni precedono il sentimento.

14
Un altro aspetto importante rilevato fu il collegamento tra la risposta delle mappe corticali e il
processo del pensiero. Il processo del pensiero interessa le cortecce delle aree laterali e polari nel lobo
frontale e nell’esempio del sentimento di tristezza la tomografia ha registrato nei soggetti una
disattivazione delle cortecce prefrontali, quindi una diminuzione dell’attività in quelle aree, mentre
nella rilevazione del sentimento della felicità è stata registrata un’attivazione molto significativa in
quelle regioni, stimando così una intensa e maggiore attività di ideazione quando la persona è felice.

Questo studio di Damasio e del suo gruppo si è dimostrato molto importante perché, oltre ad essere
confermato da altre ricerche, come ad esempio gli studi sperimentali di Raymond Dolan e dai suoi
colleghi, ha individuato il punto da tenere ben presente: cioè le aree somatosensitive sono legate
ai sentimenti. Ovvero il cambiamento di stato dei nostri sentimenti è registrato dall’attività delle
regioni somatosensitive. Dobbiamo sapere che se noi sentiamo un certo tipo di musica, la stessa voce
umana, oppure un intenso dolore o una grande gioia, quelle sensazioni fisiche che possono essere un
fremito, un brivido o un tremore o le stesse reazioni cutanee che fanno rabbrividire, rizzare i peli o
impallidire sono connesse alle aree somatosensitive, soprattutto alle aree dell’insula e della corteccia
anteriore del cingolo. Alcuni studi hanno dimostrato una forte correlazione tra l’attività neurale
dell’insula e della corteccia anteriore del cingolo e l’ascolto di brani musicali particolarmente amati
dagli individui del gruppo sperimentale, aree che non rispondevano con la stessa attività se l’ascolto
riguardava brani di musica in genere, dimostrando quindi che queste aree si attivano in presenza di
uno stato particolare di piacere e di eccitazione. Altri studi (Blood e Zatorre) hanno dimostrato
un’attivazione a stimoli emozionali piacevoli delle aree orbitofrontale destra, dello striato ventrale
sinistro e invece la disattivazione dell’amigdala destra che infatti sappiamo essere il luogo del
dolore. A proposito del dolore, c’è un’altra ricerca significativa condotta dal neurologo e fisiologo
Kenneth Casey che ha analizzato con la scansione cerebrale i dati dei partecipanti mentre svolgevano
con le loro mani due compiti diversi: una mano era immersa nell’acqua gelata e una mano era
stimolata da una leggera vibrazione elettrica non dolosa. I risultati attesi dimostrarono che si era in
presenza di due risposte neuronali diverse: lo stimlo doloroso dell’acqua gelata aveva coinvolto la
regione somatosensitiva dell’insula e la regione somatosensitiva secondaria S2, mentre lo stimolo
della vibrazione aveva coinvolto solo la regione sematosensitiva S1, cioè la corteccia somatosensitiva
primaria, quella deputata al senso del tatto. Questo lavoro di ricerca ha dimostrato che le regioni
somatosensitive dell’insula e di S2 sono strettamente allineate ai sentimenti delle emozioni.
Quindi, facciamo un esempio, se usiamo un antidolorifico, questo agisce sull’insula e sulla regione
somatosensitiva S2, ma non sulla regione S1. In sostanza, se uso il Valium che è il nome commerciale
del farmaco generico chiamato Diazepam, un farmaco ansiolitico che appartiene alla famiglia delle
benzodiazepine, utile per l’ansia, l’insonnia, la tensione, ecc., il substrato fisiologico dell’emozione,
15
cioè la sensazione, viene dissociato dalla sensazione del dolore rimuovendo la componente affettiva.
Come dire, una persona ha una sensazione, ma non una sensazione di dolore, cioè di sentimento
dolorso.

Antonio Damasio ci fornisce altri dati a sostegno di questi studi, ad esempio, è stato dimostrato che
la percezione della sete è associata a importanti modificazioni di attività dell’insula e del cingolo.
Infatti, per affrontare la mancanza di acqua, il nostro organismo attiva delle risposte atte a liberare gli
ormoni che permettono l’attuazione di programmi motori. Questi ormoni sono la vasopressina, che
abbiamo già incontrato, e l’angiotensina II che interagiscono con le regioni dell’ipotalamo e del
grigio periacqueduttale, ovvero i siti esecutori che hanno la funzione di evocare i comportamenti e in
questo caso ci conducono a farci percepire la sete. (Pensate anche ai bisogni più naturali come
svuotare la vescica e il benessere successivo, anche la percezione di questo sentimento pare associato
alla corteccia del cingolo.)

Avremo modo di vedere il lavoro di ricerca svolto negli anni cinquanta del Novecento degli scienziati,
premi Nobel nel 1981, David Hubel e Torsten Wiesel a proposito delle basi neurali della visione, cioè
il nostro substrato fisiologico della visione che è stato scoperto nella corteccia visiva primaria
del lobo occipitale. Lì è stata individuata un’organizzazione submodulare che permette di costruire
delle mappe di un oggetto visivo. Prima di allora questo era un mistero. Lo stesso si può dire a
proposito dei sentimenti, perché prima della pubblicazione di questi studi di cui si è accennato, non
era chiaro che il sistema somatosensitivo potesse essere il substrato essenziale del sentimento. A
conferma delle intuizioni del grande psicologo del primo Novecento William James, il quale
sosteneva che quando sentiamo delle emozioni, noi percepiamo degli stati corporei. Quindi possiamo
sposare la definizione che la percezione è uno stato corporeo. Anche i sentimenti come la visione e
come l’udito hanno una base corporea. E, soprattutto, il coinvolgimento dell’insula nel sentimento è
di capitale importanza.

C’è un altro fatto interessante di cui negli anni recenti si è avuta la conferma, ovvero che le fibre dei
nostri nervi periferici che trasmettono le informazioni sensoriali dell’intero corpo al cervello non si
fermano in S1, nella nostra corteccia sensoriale primaria del tatto, ma arrivano fino alla regione
denominata corteccia dell’insula, cioè in quella regione in cui l’attività neuronale è perturbata dai
sentimenti dell’emozione. In altre parole, come è stato dimostrato dal neurologo A.D. Craig, c’è un
senso enterocettivo (figg. 3.5 A e 3.5 B) che informa il cervello sullo stato del corpo. Pertanto, se
abbiamo indicato che le regioni somatosensitive del lobo parietale della corteccia telencefalica sono
il substrato essenziale dei sentimenti, possiamo affermare che la corteccia insulare, pare tra tutte, la
più importante. Ovvero quella regione del cervello che risulta essere la destinataria dei segnali che
16
rappresentano il contenuto dei sentimenti. Questi segnali possono essere i più svariati: stati dolorosi,
temperatura corporea, vampe di rossore, prurito, solletico, brividi, sensazioni viscerali e genitali, i
livelli di glucosio, la presenza di agenti infiammatori eccetera, eccetera.

Detto questo, vedremo di capire chi può avere dei sentimenti e concluderemo il nostro percorso.

17

Potrebbero piacerti anche