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Aristo Tele

Il documento esplora la logica e la metafisica secondo Aristotele, evidenziando la predicazione e le categorie come fondamenti del ragionamento. Aristotele distingue tra predicati essenziali e secondari, e analizza le proposizioni e i sillogismi come strumenti per il ragionamento scientifico. La metafisica, considerata la scienza dell'essere, si occupa delle caratteristiche universali e del divenire, collegando forma e materia, e culmina nella figura di Dio come primo motore immobile.
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Aristo Tele

Il documento esplora la logica e la metafisica secondo Aristotele, evidenziando la predicazione e le categorie come fondamenti del ragionamento. Aristotele distingue tra predicati essenziali e secondari, e analizza le proposizioni e i sillogismi come strumenti per il ragionamento scientifico. La metafisica, considerata la scienza dell'essere, si occupa delle caratteristiche universali e del divenire, collegando forma e materia, e culmina nella figura di Dio come primo motore immobile.
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LA LOGICA

Si tratta dello studio degli elementi costitutivi del ragionamento, lo studio delle leggi del pensiero.

L’aspetto più importante della logica è la predicazione: predicare significa attribuire ad un soggetto un
predicato: ex. l’uomo è un animale (abbiamo attribuito all’uomo soggetto, il sostantivo animale), la
predicazione è invece in sé la connessione che si ha tra le idee e le cose.

Abbiamo già riscontrato tale tipo di ragionamento con la teoria delle idee di Platone.

Dottrina dei praticabili/dei praticati/dei predicati/dei predicabili

La prima cosa che Aristotele fa è distinguere nettamente quelli che sono i predicati di importanza essenziale
e quelli che invece ne posseggono una secondaria

o ex. La pecora è un animale: la pecora è il soggetto, il predicato “animale” indica una caratteristica di tipo
essenziale (siccome ci permette di capire di che tipo di soggetto stiamo parlando)

o La pecora è bianca: la pecora è il soggetto, il predicato “bianca” indica una caratteristica di tipo
secondario (siccome si tratta di un’informazione non importante ma superflua)

Aristotele affronta il problema della predicazione differenziando le caratteristiche predicate, delineandole


in ordine di importanza, da quelle di importanza essenziale (che conferiscono una definizione ben precisa,
che ci danno informazioni sul ti estì di quella cosa); a quelle di importanza secondaria che conferiscono solo
determinate informazioni aggiuntive.

La dottrina dei praticabili non fa altro, dunque, che fornire un corretto criterio per stabilire con certezza se
e quando un predicato appartiene ad un determinato soggetto e quando invece non lo fa.

Una volta fatta tale distinzione Aristotele si impegna nel differenziare i diversi predicati in:

a. Genere: evidenza il ti esti, concorre alla definizione del soggetto evidenziandone il genere di
appartenenza (ex. l’uomo è un animale)

b. Definizione: evidenza il ti esti, serve a specificare di che tipo di soggetto appartenente a quel genere si sta
parlando (ex. l’uomo è un animale razionale)

c. Proprio: NON evidenza il ti esti, da un’informazione secondaria che può essere estesa al di fuori del
soggetto in questione che non sarebbe possibile dare senza però prima aver evidenziato genere e
definizione (ex. l’uomo è capace di ridere)

d. Accidente: NON evidenza il ti esti, da un’informazione secondaria che NON può essere estesa al di fuori
del soggetto in questione, tali informazioni non hanno grande importanza e se omesse non modificano il
significato di quanto espresso (ex. l’uomo è stanco)

Abbiamo evidenziato in questo modo una delle problematiche individuate già precedentemente da
Platone, ovvero quella relativa al ti esti che è per Platone la risposta ad una domanda, per Aristotele si
tratta invece della pura essenza di una certa cosa.

Le categorie

A fondamento della teoria dei predicati troviamo la dottrina delle categorie, Aristotele prende in esame
tutti i soggetti e i predicati racchiudendoli in base a rapporti di somiglianza poi in categorie ovvero generi
sommi della predicazione, classi supreme di ogni predicato possibile con cui poter ordinare la realtà.
Il filosofo individua 10 categorie; le categorie non sono altro che condizioni attribuite ai diversi predicati per
identificarli come tali, le ultime 9 categorie sono importanti ma non indispensabili a differenza della
sostanza che lo è.:

1. Al vertice delle quali troviamo la sostanza “ousia”, fondamentale perché fa da base a tutte le atre, che
non sarebbero nemmeno evidenziabili senza essa. La sostanza è l’essenza necessaria di una cosa, fa sì che
quella cosa della quale si sta parlando sia quello che è e non qualcos’altro. (ex. Socrate è un uomo)

2. Quantità: a livello numerico (ex. Maria è alta 1.70 metri)

3. Qualità: conferisce informazioni qualitative (ex. il fiore è rosa)

4. Relazione: da informazioni risalienti ad una relazione tra due cose (ex. questo pasto è più buono di quello
di ieri) etc.

Possiamo anche evidenziare la sostanza come unione indissolubile tra forma e materia, sinolo tra le due
(per riprendere le parole aristoteliche)

o Forma: natura intima di una cosa, la vera essenza di questa

o Materia: l’elemento materiale di cui è composta una cosa (ex. il legno di cui è fatto un mobile)

Proposizioni

Aristotele classifica le proposizioni, ovvero espressioni verbali dei giudizi, atti mentali di cui ci si serve per
unire o disunire determinati concetti. Tali proposizioni hanno dunque un valore semantico, esprimono un
messaggio riconoscibile per l’interlocutore; sono inoltre apofantiche rispondono alla domanda: è vero o è
falso? Si parla dunque di proposizioni apofantiche quando si intendono enunciati che possono essere
considerati o veri o falsi che cadono dunque in contraddizione.

La logica aristotelica che si occupa solo di questo tipo di proposizioni, le classifica secondo due criteri,
ovvero in funzione di qualità o quantità

1. Dal punto di vista quantitativo, esistono proporzioni universali e particolari

2. Dal punto di vista qualitativo si distinguono in affermative e negative

Incrociando tali due criteri non facciamo altro che ottenere 4 tipi di proposizione:

a. universale affermativa

b. universale negativa

c. particolare affermativa

d. particolare negativa

Facendo ciò non Aristotele non ha fatto altro che evidenziare il cosiddetto quadrato delle proposizioni
meglio conosciuto con il nome di quadrato logico, ovvero un diagramma che rappresenta i quattro diversi
modi in cui ciascuna delle quattro proposizioni è logicamente correlata alle altre.

Ragionamento scientifico

L’analisi di tali proposizioni è alla base dello studio delle argomentazioni, parlando di queste il filosofo fa
riferimento al sillogismo ovvero quel tipo di ragionamento dove dalle premesse iniziali deriva
necessariamente una determinata conclusione
Esistono inoltre diversi tipi di sillogismo che Aristotele delinea in base al grado di verità, in base alle
premesse e alla loro capacità di arrivare a conclusione certa, si parla di

1. Sillogismo dimostrativo o apodittico o scientifico: parte da premesse vere e giunge a conclusioni


altrettanto veritiere (questo è quello considerato come il più interessante da Aristotele siccome si fonda su
un procedimento fondamentalmente deduttivo)

2. Sillogismo dialettico o retorico: parte da premesse fondate su opinioni condivise da tutti o quasi tutti e
giunge a conclusioni probabili e non certe;

3. Sillogismo eristico o sofistico: fondato su premesse solo apparentemente probabili

4. Parasillogismo: un falso sillogismo scientifico che parte da premesse che non sono né vere, né opinabili
ma pur sempre false

Stando a queste premesse si giunge dunque ad una conclusione, si tratta della teoria del ragionamento
scientifico che fonda le sue radici nella dialettica che viene vista come una riflessione critica su metodi
scientifici e sui limiti della conoscenza; e anche in un altro strumento di ragionamento ovvero l’induzione
cioè il procedimento che dal particolare riesce a ricondurre all’universale, è l’unico strumento utilizzabile
per essere ricondotti a conclusioni prossime al vero.

LA METAFISICA
Parlare di metafisica significa intendere qualcosa che va oltre la fisica, Aristotele ne attribuisce una duplice
definizione:

[Link] filosofo la vede come la scienza fondamentale per eccellenza che si occupa delle caratteristiche
universali dell’essere, si tratta di una scienza teoretica finalizzata a soddisfare l’esigenza umana del puro
conoscere

[Link] termine metafisica in se viene utilizzato dai posteri e non dal filosofo stesso, il quale lo identifica però
come filosofia prima evidenziandolo sotto una visione ontologica stando alla quale ruota tutto intorno al
concetto dell’essere.

L’essere

L’essere è per Aristotele portatore di molti significati e Aristotele li raggruppa in 4 gruppi

[Link] come categoria: si tratta della sostanza che è la categoria per eccellenza

[Link] come atto e potenza: l’atto non è altro che la forma, la potenza invece è la materia (il sinolo tra
materia e forma è la sostanza)

[Link] come accidente: allude al fatto che la sostanza adesso evidenziata ha a che fare con tanti attributi,
quindi alla presenza di predicati

[Link] come vero o non essere come falso

Il divenire

Nel riferimento al legame tra forma e materia, partiamo da questo arrivando a risolvere il problema del
divenire, Aristotele pensa che durante un cambiamento non si abbia un passaggio da essere a non essere
ma da un essere ad un altro
Si fa riferimento ad una trasformazione interna dell’essere, si parte dall’essere in potenza della materia a
quello in atto della forma, dove:

o la materia è potenza, potenzialità, la capacità di assumere o ricevere una forma (ex. lavorando il legno è
possibile raggiungere la forma desiderata)

o la forma è un atto, attuazione di tale capacità, l’elemento che ci permette di indentificare cambiamenti
riconoscibili delle cose

teoria del movimento (FISICA)

Mentre la metafisica ha come oggetto la sostanza immobile, la fisica è la teoria della sostanza in
movimento, e in relazione a questo Aristotele individua 4 cause presenti nella teoria del movimento:

a. La causa materiale: indichiamo ciò di cui una cosa è fatta (il marmo di cui è fatta una statua)

b. La causa formale: la forma della cosa (la forma della statua)

c. La causa efficiente: ciò che fa avvenire il cambiamento (lo scultore che trasforma il marmo)

d. La causa finale: lo scopo (scolpita per elogiare le divinità)

Nei processi naturali le ultime tre cause si presentano unificate, ci saranno quindi solo due cause: quella
materiale e le altre tre insieme (ex. il fiore è in se tutte e tre le ultime cause siccome non è altro che
l’evoluzione di un seme)

•Nei processi artificiali ogni causa è a sé (ex. la scultura)

•Tale teoria del movimento dà vita poi a 4 tipi di movimento

1) Sostanziale: relativo alla sostanza dove le sostanze sono soggette a nascita e morte, o generazione e
corruzione (ex. Socrate che nasce e Socrate che muore)

2) Qualitativo: relativo alle qualità, si tratta dell’alterazione, del cambiamento fisico (ex. il giovane che
cresce e diventa vecchio)

3) Quantitativo: a livello numerico (ex. bambino che all’avanzare degli anni che diventa maggiorenne o
adulto)

4) Locale: rappresenta lo spostamento in sé da un luogo ad un altro, questo può essere rettilineo o circolare

Aristotele da grande importanza a quello locale siccome è quello che richiama quelli che lo precedono e che
ne derivano, da tale tipo di movimento ne scaturiscono altri 3:

1) Il movimento circolare: di rotazione attorno al centro del mondo

2) Il movimento dall’alto verso il centro

3) Il movimento dal centro verso l’alto

Il cosmo

In fisica Aristotele dà anche grande importanza al cosmo ma fornisce una descrizione di questo davvero
insostenibile stando alle conoscenze scientifiche del tempo siccome il cosmo aristotelico è visto come
compatto e ordinato, questo non presenta spazi vuoti ed ha al proprio centro la Terra.

Si tratta dunque di un dualismo tra mondo celeste e quello terreno fondato sulla teoria del movimento.
a. Il mondo celeste è composto di edere ovvero una sostanza ingenerata e incorruttibile che si muove di
moto circolare che non ha né inizio né fine.

b. Il mondo terrestre è formato da 4 elementi fondamentali ovvero aria, acqua, terra e fuoco (elementi
empedoclei) che hanno un movimento rettilineo uniforme.

•La vita dell’universo è eterna come quella degli elementi che la popolano.

La figura di Dio

Tutto il movimento dell’universo è causato da Dio che è sostanza prima:

1) eterna siccome è eterno il movimento che essa produce

2) non soggetta al mutamento e quindi immobile, si tratta infatti del primo motore immobile

3) formale, siccome deve far riferimento ad una forma pura o sostanza incorporea siccome è privo di
materia

4) perfetto, siccome non può pensare a nulla al di fuori di sè stesso, se invece pensasse a qualcosa che lo
circonda risulterebbe incompleto e imperfetto

Questo agisce non come causa efficiente ma può agire solo come causa finale siccome esercita la sua forza
portando al movimento nonostante rimanga fermo. Rimane, nonostante ciò, una forza calamitante
sull’uomo siccome comunica il movimento pur non muovendosi. Dio è il garante dell’universo, non l’ha
creato.

L’anima

Per Platone l’anima era immortale, per Aristotele questa e il corpo sono legate indissolubilmente.

Si tratta stando al pensiero aristotelico di quella parte che anima gli esseri viventi, del centro attivo e
dinamico a cui fanno gli organi corporei, del principio di animazione, organizzazione e funzionamento del
corpo.

Come Platone la tripartisce nel mito della biga alata, così Aristotele lo fa; la delinea in:

1) Funzione vegetativa: propria di tutti gli esseri viventi a partire dalle piante ed implica la crescita, il
nutrimento, la riproduzione e la morte

2) Funzione sensitiva: è propria degli animali e dell’uomo inquanto capaci di trovare sensazioni e sentimenti

3) Funzione intellettiva: è esclusiva degli uomini

Tali tre funzioni si dispongono secondo un ordine gerarchico (proprio come avveniva anche con Platone),
dal più semplice a quello più complesso, quindi dalla vita vegetativa a quella intellettiva ovvero quella
avente massima funzione, è il sommo grado di perfezione

La conoscenza

Per Aristotele tutta la conoscenza nasce dai sensi in quanto l'intelletto non potrebbe apprendere nulla se i
sensi non gli offrissero la materia da elaborare e strutturare quindi tutto parte dei sensi.

Il processo conoscitivo secondo Aristotele si svolge in tre stadi che però hanno una certa sequenza, bisogna
per forza partire dalla sensibilità, si prosegue poi con l’immaginazione fino ad arrivare all’intelletto.

1) Sensibilità o conoscenza sensibile: deriva dai 5 sensi che ci permettono di provare diverse sensazioni;
2) Immaginazione: produce le immagini che permangono in noi anche dopo la scomparsa dell’oggetto in sé,
ciò avviene grazie alla memoria che ci permette di ricordare e conservare immagini e sensazioni

3) Intelletto o conoscenza intellettiva: agisce sulle immagini ricavate dalla sensibilità, viene estratta
l’essenza delle cose, quando questo viene attivato, Aristotele lo differenzia in

o Attivo: conoscenza pura

o Passivo: la capacità di apprendere e conoscere che è insita dentro di no

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