Percorsi Musicali
Percorsi Musicali
CLAUDIO SILINGARDI
PERCORSI MUSICALI
NEGLI ANNI SETTANTA
Questo è ancora più vero se a essere osservati sono i fenomeni musicali nel loro rapporto
la sua durata, non ha confronti con altri paesi occidentali e che si esprime in larga parte
148
attraverso il consumo e la pratica della musica. Dal 1977 questo rapporto entra in crisi e
inizia a prevalere un utilizzo della musica legato più alla dimensione privata1.
ragioni. La prima è in che modo riuscire a trattare con gli strumenti dello storico –
che utilizza prevalentemente il linguaggio della scrittura, anche se oggi sono possibili
testi multimediali – un oggetto complesso come la canzone, fatto di testo, musica,
interpretazione, tipo di supporto musicale, contesto di utilizzo. In effetti, le parole di una
canzone sono scritte per essere cantate, non per essere lette, e di una canzone conta molto
come viene interpretata e come viene percepita, non come è scritta. Leggere il testo di
una canzone o ascoltarla possono risultare operazioni molto diverse, anche se le parole
sono le stesse3.
La seconda è che la canzone è un oggetto che mette in discussione molto più di altri il
rapporto tra lo storico e la sua fonte. La canzone agisce in profondità nella costruzione
dimensione emotiva dello storico che la deve utilizzare. Non si tratta quindi di una fonte
“neutra” o asettica come può esserlo un verbale di una riunione o una relazione prefettizia.
Essa richiama sentimenti e passioni collettive di intere generazioni o i contesti sociali in
cui si è diffusa, ma anche emozioni, ricordi personali dello storico che ha attraversato
quei contesti e quei fenomeni. È dunque una fonte che può interferire sulla distanza
professionale dall’oggetto di studio.
1
L’origine di questo contributo è una conferenza che ho svolto a Udine il 14 marzo 2018 nell’ambito di un corso di
aggiornamento per insegnanti promosso dall’Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazione nel Friuli
come titolo “Anni Settanta del Novecento. Un decennio inquieto tra crisi economiche e violenza politica”.
2
A tale proposito, mi permetto di rinviare al mio saggio Musica e public history. Appunti metodologici e pratici, in
Paolo Bertella Farnetti, Lorenzo Bertucelli, Alfonso Botti (a cura di), Public history. Discussioni e pratiche, Milano,
Mimesis, 2017.
3
Un esempio concreto è quello proposto da Peroni a proposito di di Luigi Tenco. Vedi Mario Peroni,
Il nostro concerto. La storia contemporanea tra musica leggera e canone popolare, Milano, Bruno Mondadori, 2005,
pp. 19-21.
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della musica popular e in particolare verso la “forma” canzone, non ritenuta alla pari di
altre espressioni artistiche, come letteratura, poesia o cinema. Come è stato ricordato,
questo ha impedito per lungo tempo che su di esse si potesse aprire un «dibattito teorico
approfondito che non [fosse] demagogico o gerarchicamente discriminatorio»4, che non
sottovalutasse, insomma, il ruolo che queste canzoni hanno avuto in tanti processi di
lungo e breve periodo e nella stessa storia individuale delle persone.
ultimi anni si siano compiuti notevoli passi avanti da parte degli storici nel comprendere
l’importanza della musica nei processi sociali e nella costruzione degli immaginari
simbolici. Al pari, vi è ora, anche da parte di musicologi, antropologi, sociologi e
semiologi una maggiore attenzione alla dimensione storica nella quale inserire le
5
.
Si può considerare acquisita la consapevolezza che la musica sia un complemento
necessario al lavoro dello storico, per il ruolo rilevante che essa riveste nella vita delle
quel periodo.
Allargando lo sguardo, ci si accorge dunque che esistono canzoni capaci di offrire
un’interpretazione del presente, come nel caso di Per i morti di Reggio Emilia di Fausto
Amodei, scritta nel 1960 in uno dei momenti di massima tensione nel nostro paese.
Altre invece possono anche riportare il passato nel presente, come accade per le canzoni
partigiane riproposte da artisti o band in diversi momenti storici. Altre ancora possono
4
Giordano Montecchi, Fondamenti di diseducazione musicale, in Alessandro Rigolli (a cura di), La divulgazione
musicale in Italia oggi, Torino, EDT, 2005, p. 11.
5
Si veda, ad esempio, il dibattito dal titolo Per una nuova storia sociale e culturale della musica curato da Carlotta
Sorba sulla rivista “Contemporanea”, a. XV, n. 3, luglio-settembre 2012, pp. 493-527.
6
Chiara Ferrari, Politica e protesta in musica. Da Cantacronache a Ivano Fossati, Milano, Unicopli, 2014, p. 9.
7
L’immagine di apertura dell’articolo è una foto degli Stormy six scattata nel 1974.
150
potenzialità che non riguarda solo le canzoni che, più o meno esplicitamente, si propongono
di incidere nello spazio pubblico o collettivo, bensì tutte quelle canzoni popular che
intervengono nella sfera privata delle persone, producendo nuove consapevolezze morali
ed etiche.
Canzoni apparentemente banali possono dire molto sui processi di cambiamento dei
elementi non intenzionali, perché il destino di una canzone può essere diverso da quello
della storia della cultura, dei sentimenti, delle identità delle giovani generazioni.
quotidiano dei disperati e degli ultimi. Esperienze come il teatro di Brecht e la musica
di Kurt Weill in Germania stimolano invece la nascita del Cantacronache, nel 1957 a
8
Per stare agli anni Settanta, si può citare ad esempio una canzone come Anna di Francia di Claudio Lolli, uscita nel
1976 nell’album Ho visto anche degli zingari felici.
9
Si veda Luca Gorgolini, Un mondo di giovani. Cultura e consumi dopo il 1950, in Paolo Sorcinelli (a cura di),
, Roma, Donzelli, 2004.
10
Jacopo Tomatis, Storia culturale della canzone italiana, Milano, Il Saggiatore, 2019, pp. 48-65.
151
Torino. Del gruppo fanno parte musicisti, scrittori e poeti quali Fausto Amodei, Michele
Straniero, Italo Calvino, Franco Fortini e Umberto Eco, che si propongono di produrre
canzoni legate alla realtà sociale11.
Si tratta di un caso raro, che è tuttavia prodromico di ciò che avviene proprio tra la metà
degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, con l’arrivo del rock’n’roll dagli Stati Uniti,
dei juke box e la nascita del Festivalbar. Contemporaneamente arrivano anche le radio
e i giradischi portatili, grazie a cui non si deve più andare in una balera per ballare o
ascoltare musica, ma lo si può fare direttamente con gli amici a casa. Nel 1965 appaiono
anche le prime musicassette. Numeri consistenti di giovani cominciano a percepirsi come
tramite la musica, la loro distanza dal mondo degli adulti. La vendita di dischi passa da 3
che Modugno apra le braccia costituisce per quei tempi un fatto dirompente.
L’anno di svolta è il 1960. In luglio i durissimi scontri di piazza contro il governo Tambroni
e il tentativo di svolgere a Genova il congresso del Movimento sociale culminano
nell’uccisione di cinque lavoratori il 7 luglio a Reggio Emilia. Il giorno dopo, durante
lo sciopero generale, altri quattro muoiono in Sicilia. Le dimissioni del presidente del
consiglio aprono la strada alla stagione dei governi di centro-sinistra e dunque si tratta
fatto che nel corso di questi scontri appare un nuovo soggetto collettivo, i giovani dalle
11
Sull’esperienza di Cantacronache si veda il già citato volume di Chiara Ferrari, Politica e protesta in musica.
152
comuni, si confrontano più con i loro coetanei che con la famiglia.
Soprattutto nella seconda metà degli anni Sessanta anche l’Italia è investita da nuovi
fenomeni musicali e di costume. Nasce il Beat, che sull’onda di gruppi come i Beatles o i
Rolling Stones stimola in Italia la nascita di migliaia di gruppi che si dedicano a realizzare
cover delle loro canzoni e di altri cantanti. Il Beat si trasforma rapidamente da fenomeno
musicale a modo nuovo di autorappresentarsi da parte dei giovani. In tutta Italia nascono
locali sul modello del Piper, dove si balla lo shake, il ballo beat, che preoccupa autorità e
Chiesa perché carico di erotismo e non più di coppia.
Anche se molte di queste canzoni possono apparire banali, prive di contenuti – soprattutto
se paragonate a quelle di alcuni cantautori degli anni Settanta – in realtà alcune di queste
sgombero del campeggio di via Ripamonti, soprannominato Barbonia city dal “Corriere
partire dal ’68. Da questa esperienza prendono corpo i viaggi verso Oriente e la nascita
delle comuni hippie.
Dagli Stati Uniti arriva anche il folk-beat, la canzone di protesta americana con personaggi
come Bob Dylan e Joan Baez, che trovano interpreti italiani in cantautori come Francesco
Guccini e altri. Canzoni come Masters of war e Blowin’ in the wind iniziano a essere
cantate anche in Italia. Si apre l’epoca dei raduni di massa, come Woodstock, e nelle
canzoni si inizia a parlare di protesta, rivoluzione, nonviolenza, con una centralità sempre
più forte del Vietnam, teatro di una guerra che suscita solidarietà, soprattutto dopo
canzoni, aspetto che causa un confronto anche duro tra cantanti e gruppi musicali. È
l’epoca della contrapposizione tra la linea gialla, la linea verde e la linea rossa. La linea
gialla è quella della canzone disimpegnata o qualunquista, quand’anche non di critica
di Mogol (il celebre paroliere di Battisti) raggruppa invece quei cantanti che propongono
canzoni non solo d’amore ma vagamente di protesta, su tematiche generiche largamente
condivise, come l’ecologia e la libertà. La linea rossa è quella appunto rappresentata
dai cantanti del Nuovo canzoniere italiano, vicini ai partiti socialista e comunista, che
propongono canzoni più impegnate sul piano dei contenuti.
Liceo Parini di Milano, sempre nel 1967, che vede protagonisti i redattori del giornalino
della scuola “La zanzara”, denunciati e processati con l’accusa di pubblicazione oscena
per aver divulgato un’inchiesta su sessualità e amore tra le studentesse. Non è comunque
un caso isolato: altri interventi repressivi sono segnalati nei confronti anche di altri
giornali studenteschi.
Da questo momento i giovani non si limitano più a protestare tramite l’abbigliamento
o le canzoni, ma contestano concretamente le istituzioni, occupando scuole e università
e collegandosi alle lotte operaie. È un fenomeno che coinvolge giovani consapevoli
dei pericoli della guerra atomica, dei drammi vissuti nella Seconda guerra mondiale –
della Shoah – e della dimensione planetaria dei diritti: questi sono tra i motivi che spiegano
perché vi sia grande attenzione a quanto avviene nel Vietnam, o nei paesi che stanno
lottando per la loro indipendenza nel terzo mondo, conseguenza della decolonizzazione
12
Antonio Fanelli, Contro Canto. Le culture della protesta dal canto sociale al rap, Roma, Donzelli, 2017,
pp. 66-86. Si veda anche Cesare Bermani,
canzoniere italiano/Istituto Ernesto De Martino, Milano, Jaca Book, 1997.
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Ciò che è importante sottolineare è che per la prima volta un movimento di protesta
collettivo del Novecento adotta il linguaggio musicale come elemento fondamentale della
protesta, come parte integrante della lotta che viene condotta13. In questa occasione si
scopre la dimensione collettiva dell’ascolto della musica, lo stare insieme come esperienza
politica e il piacere di nuove sensazioni anche sonore, vissute come occasione per nuove
forme di aggregazione. Le canzoni si diffondono grazie a migliaia di giovani che iniziano
a cantare, processo favorito anche dal fatto che sono messe in vendita chitarre a prezzi
popolari, accessibili a tutti.
In questo contesto conquista spazio anche la canzone impegnata, grazie ai cantanti
aggregati al Nuovo canzoniere italiano (come Ivan Della Mea), e altri che emergono
attraverso la nascita di numerosi Canzonieri, come il Canzoniere pisano, il Canzoniere
popolare veneto, il Canzoniere delle Lame, il Gruppo folk internazionale, il Canzoniere
internazionale, il Contemporaneo, che iniziano ad attraversare l’Italia e l’Europa portando
le loro canzoni politiche nelle manifestazioni, nei picchetti davanti alle fabbriche, nelle
occupazioni delle scuole e delle università.
I canzonieri politici alimentano la rilettura del folk in chiave antagonista e contribuiscono
ad ampliare quella fascia di pubblico giovanile sempre più attratto dalle musiche alternative
al mainstream sanremese, messo ormai in grande crisi dall’ondata di nuovi generi musicali
che arrivano da oltre oceano e dalla Gran Bretagna. Sono numerose le canzoni ‘militanti’
che in questo periodo registrano un successo notevole, da O cara moglie di Ivan Della
Mea a Le basi americane di Rudi Assuntino o Nina di Gualtiero Bertelli, per arrivare a
quella che è considerata l’inno del ’68, Contessa di Paolo Pietrangeli. Cambia anche la
modalità di diffondere queste canzoni, perché la loro vendita non avviene tramite i canali
commerciali, ma direttamente nel corso degli spettacoli.
In questo periodo debutta Francesco Guccini e ha un grande seguito Fabrizio De André.
Il primo, autore di canzoni portate al successo da Nomadi ed Equipe 84, come Auschwitz
e Dio è morto, dedica a questi anni la canzone Eskimo, pubblicata nel 1978. Il secondo
consacra a questa stagione un intero album, Storia di un impiegato del 1973, nel quale
emerge tra le altre la Canzone del maggio, chiaro omaggio al movimento giovanile del ’68.
e familiari, nei quali la musica diventa una delle forme principali di educazione politica e
i concerti momenti di militanza. Il centro della scena viene occupato da una generazione
13
Sergio Secondiano Sacchi, Sergio Staino, Steven Forti,
raccontano un’epoca, I libri del club Tenco, Roma, Squilibri, 2018.
155
fortemente politicizzata, orientata a sinistra, che ha come obiettivo la trasformazione
radicale della società. Una generazione che è minoranza, ma che è molto attiva e può
con pubblici più vasti ad una malintesa semplicità di esecuzione, ritenuta l’unica via per
allargare il consenso. E tutto si concentra sulle parole, sul messaggio, così che queste
canzoni non riescono a uscire dai circoli ristretti delle organizzazioni che le promuovono.
Solo chi si allontana da queste impostazioni riesce a esprimere qualcosa di nuovo, come
Pierangelo Bertoli e soprattutto gli Stormy six.
Questo vale anche per le canzoni proposte dai canzonieri meno legati alle organizzazioni
extraparlamentari e per quelli del Nuovo canzoniere italiano. Si sovrappongono diversi
elementi che, combinati tra loro, determinano una progressiva polarizzazione tra la
canzone politica, che vive – tranne poche eccezioni – entro circuiti limitati e di nicchia, e
un gusto popolare diffuso che privilegia le canzoni d’amore e disimpegnate. In particolare,
popular music in quanto espressione del capitalismo e prodotto culturale
‘basso’, unito al dogma della purezza stilistica e della non-contaminazione, segneranno il
progressivo declino della canzone sociale e politica nel corso degli anni Settanta.
14
Maria Rossi, Contro i “padroni della musica”. Dai festival alternativi ai festival autogestiti (1970-1977), Milano,
Unicopli, 2018.
156
Analizzando i movimenti nella prima metà degli anni Settanta, si rimane stupiti di quante
poche canzoni coeve siano capaci di uscire da un circuito ristretto per diventare patrimonio
diffuso. Forse si può dire nessuna, eccezion fatta per quelle ritenute emblematiche di
una tradizione come potevano esserlo Per i morti di Reggio Emilia o Contessa. Ad
essere riconosciute come simbolo sono canzoni che provengono dall’esterno dei circuiti
strettamente militanti, come La locomotiva di Francesco Guccini, La canzone del
maggio di Fabrizio De André, persino Stalingrado degli Stormy six, anche se accusata di
“formalismo” da parte del movimento.
15
Antonio Fanelli, Contro Canto, cit., p. 99.
16
Giovanna Marini, Italia, quanto sei lunga, Palermo, L’Epos, 2004 (prima ed. Milano, Mazzotta-Istituto Ernesto De
Martino, 1977).
17
Anna Tonelli, , Roma-Bari, Laterza,
2012.
157
La prima metà degli anni Settanta presenta un panorama molto ricco: emergono gruppi
capaci di segnare la storia della musica italiana, come i Nomadi (che nel 1972 lanciano
Io vagabondo, canzone che subito conquista un largo seguito di pubblico genericamente
del cinema, benché il format più diffuso sia ormai il 33 giri, che ha soppiantato il 45.
A ciò si aggiunge il fatto che, con la nascita delle Regioni nel 1970, si determina un
nuovo protagonismo degli enti locali che promuovono spettacoli e concerti. Un ruolo
fondamentale è ricoperto anche dalla stampa musicale giovanile, come testimonia la
grandissima diffusione della rivista “Ciao 2001”, che svolge una funzione fortemente
divulgativa, anche se criticata da altre riviste e fanzine.
Ma ciò che più conta è che i giovani dei primi anni Settanta hanno la possibilità di scegliere
qualcosa di diverso dal commercializzato, dal pubblicizzato, dall’imposto. E mostrano
una straordinaria apertura verso le più diverse forme musicali. Non a caso sono gli anni
anche di una forte diffusione del Jazz e di contaminazione dei generi musicali. Nel 1973
nasce Umbria jazz, anche le feste dell’Unità si aprono a questi concerti e il movimento
studentesco organizza alla statale di Milano, nel 1975, il festival delle nuove tendenze del
jazz italiano. Anche il blues riesce a ritagliarsi un suo spazio.
comincia a contenere non solo la busta con il disco, ma i testi e le indicazioni tecniche
delle canzoni. Famoso l’LP di Thick as a Brick dei Jethro Tull, che era inserito in un intero
quotidiano ripiegato e sfogliabile.
La musica progressive viene proposta e vissuta come momento essenzialmente legato
all’ascolto concentrato e intellettuale, come si fa con la musica colta, e in cui la parte
strumentale prende il sopravvento sui testi, che, se presenti, raccontano universi
immaginari e simbolici, favole epiche. L’aspetto ritmico passa in secondo piano, perché è
158
più importante l’effetto di stimolo mentale18.
La realtà italiana ha visto proliferare un numero impressionante di gruppi, ma alcuni
emergono con forza: tra questi, la Premiata Forneria Marconi, l’unica ad avere un successo
duraturo fuori d’Italia, il Banco del Mutuo Soccorso, le Orme e gli Area-International
popular group. L’esperienza degli Area è oltremodo interessante, tanto più per la presenza
Cramps. L’obiettivo degli Area è creare una musica totale, una fusione tra vari generi,
con apertura al free jazz, alla musica elettronica, alla musica etnica e alle sperimentazioni
sulla voce, possibili grazie alla presenza di un cantante straordinario come Demetrio
Stratos. Insieme agli Stormy six, gli Area sono l’unico gruppo progressive a manifestare
un esplicito impegno politico.
delle espressioni musicali che connotano gli anni Settanta. La prima riguarda i già citati
Stormy six. Nato nell’ambito del beat, con un forte legame con il Movimento studentesco
alla storia d‘Italia, con tre album: L’Unità, uscito nel 1972 e dedicato al brigantaggio
e alle lotte sociali, Guarda giù dalla pianura, album del 1974 dedicato alla canzone
politica e Un biglietto del tram del 1975 dedicato alla Resistenza. L’aspetto interessante
è che guardano al rock piuttosto che alla canzone popolare tradizionale e, per questo,
intercettano maggiormente i gusti musicali delle nuove generazioni che si affacciano
sulla scena politica.
Soprattutto Un biglietto del tram è un disco fondamentale perché segna una svolta nella
canzone di protesta a partire già dalla struttura dell’opera, con le canzoni disposte in
ordine cronologico, (dalla battaglia di Stalingrado alla liberazione) come se si trattasse di
un libro di storia cantata. Due canzoni, più di altre, diventano famose: Dante Di Nanni,
allora, e Stalingrado, che diventa la colonna sonora del movimento studentesco milanese
e dei movimenti in tutta Italia e, per anni, apre e chiude le trasmissioni di Radio Popolare
di Milano.
si trova in Italia al momento del colpo di stato di Pinochet. Adottati dal Partito comunista,
che si sta impegnando molto per dare sostegno agli esuli cileni, gli Inti Illimani partecipano
a centinaia di manifestazioni e feste dell’Unità, nonché al festival nazionale dei giovani
18
Barbara Della Salda, Utopia della conoscenza un sogno lungo trent’anni, in Umberto Bultrighini e Gianni Oliva (a
cura di), Dopo i Beatles. Musica e società negli anni Settanta, Lanciano, Carabba, 2003, pp. 22-23.
159
promosso dal Partito comunista nel 1976, dove suonano assieme agli Area per recuperare
il complesso rapporto fra gruppi musicali e mondo giovanile di quel momento. Fino
momento più emozionante è la canzone El pueblo unido, con migliaia di persone che la
cantano a pugno chiuso.
I cantautori
Nel corso degli anni Settanta i cantautori assumono un ruolo centrale nel mercato
È un fenomeno talmente rilevante che nel 1974 viene istituito il Premio Tenco, proprio
per premiare la canzone d’autore. Benché ogni artista sviluppi percorsi personali e
cerchi soluzioni originali, con un’attenzione notevole anche alla musica e non solo alle
parole, si possono tuttavia rintracciare alcuni tratti comuni, in un contesto nel quale viene
riconosciuta una forte legittimità culturale alla canzone d’autore perché ciò che conta
maggiormente è il messaggio contenuto nella canzone.
I cantautori riescono, con le loro opere, a dare senso alla realtà sociale che sta diventando
sempre più complessa e propongono un intreccio tra poesia e denuncia, tra vita pubblica,
che canta è autentico, perché canta sé stesso, non porta maschere, quindi sentirlo cantare
Fondamentali come già ricordato sono i testi, sia laddove si affrontano tematiche civili o
vicende storiche, sia quando vengono indagati gli aspetti intimi, privati, sentimentali delle
persone. Eppure, la parte musicale non viene trascurata, anzi parecchi di loro cercano
di ampliarla e potenziarla (pensiamo solo alla collaborazione tra De André e la PFM).
L’aspetto positivo e abbastanza innovativo è che le loro canzoni possono essere cantate
da tutti, purché si abbia una chitarra. E questo determina una diffusione enorme in ogni
ambiente sociale, culturale e politico.
Santa Monica rock festival (a Misano adriatico). Dopo il lancio di molotov sul palco del
concerto di Santana nel 1977, quasi tutti i gruppi rock stranieri evitano tournée in Italia
per qualche anno. Ad essere presi di mira sono soprattutto i concerti che possono dare
visibilità ai contestatori, che non hanno alcun interesse per i contenuti artistici dell’evento.
Infatti, gli slogan di queste componenti del movimento sono “distruggiamo la musica”
in quanto è “un prodotto borghese” oppure “la musica si ascolta, non si paga”. Pertanto,
paradossalmente, queste frange rivoluzionarie, con la loro azione di attacco distruttivo,
limitano la capacità della musica di innescare reali processi di cambiamento, di essere
un vero e proprio processo sul palco, quando vengono contestati i prezzi dei biglietti e
i suoi cachet troppo alti, che il cantautore “dovrebbe versare ai lavoratori”. Nonostante
un tour di concerti a sostegno di Lotta Continua, De Gregori viene contestato anche in
altri luoghi. Poche sono le voci che cercano di mediare tra le frange più politicizzate del
movimento e i cantautori19.
Nella seconda metà del decennio il clima si fa molto pesante, aumentano i morti negli
scontri tra polizia e manifestanti e fra questi e i fascisti. Soprattutto la crisi economica
produce un aumento della disoccupazione che colpisce anche giovani diplomati e laureati,
facendo aumentare il lavoro precario e marginale. Dopo il 1976, con il consolidamento del
Partito comunista, entrano in crisi le organizzazioni extraparlamentari e molti si spostano
verso l’autonomia organizzata e persino verso il terrorismo e la clandestinità.
Si genera, per un breve periodo,
composito mondo di sottoproletariato e di non garantiti che non puntano più, come nel
‘68, a costruire una società nuova, ma a soddisfare i propri bisogni e aspirazioni, perché
non credono più al futuro. È un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani delle grandi
periferie delle città metropolitane, che vivono gli effetti più pesanti della crisi economica
e impiegatizio20.
Nel 1976 nascono i Circoli del proletariato giovanile, che danno voce a questo magma in
fondo incontrollabile, come dimostrano gli scontri che avvengono in occasione della festa
di Re Nudo al Parco Lambro nel 1976. Questi movimenti di protesta e ribellione violenta
trovano il culmine nelle vicende che accadono l’anno dopo a Bologna, con la morte di
19
Alessandro Volpi,
politica negli anni Settanta, Pisa, Pacini, 2015, pp. 97-108. Si veda anche Luigi Manconi (con Valentina Brinis), La
musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni, Milano, Il Saggiatore, 2012.
20
Si vedano Marco Grispigni, 1977, Roma, Manifestolibri, 2006 e Alessio Gagliardi, Il 77 tra storia e memoria,
Roma, Manifestolibri, 2017.
161
Francesco Lorusso, militante di Lotta continua ucciso da un carabiniere l’11 marzo 1977,
e poi nella grande manifestazione di Roma che vede l’occupazione militare della città e la
repressione del movimento. In ambito musicale, se da un lato si palesa un’ala creativa che
si esprime con il rock demenziale degli Skiantos, dall’altro lato si continua a contestare
durante i concerti, si fa autoriduzione dei prezzi, si occupano spazi pubblici e privati
non utilizzati per svolgervi attività creative, teatrali, musicali di dimensione limitata e in
alcuni casi autoreferenziale.
Nel momento dello scontro più alto – simboleggiato nel 1978 dal rapimento e uccisione
del privato a scapito dell’impegno politico. Per molti giovani del movimento questo vuol
dire l’avvio di percorsi tormentati che, in alcuni casi, sfociano in suicidi, nella scoperta e
nell’uso massiccio dell’eroina – che dal 1975 si trova in grandi quantità e a prezzi modici –
e nella ricerca di nuove forme di spiritualità. Per tanti altri, si fa strada il desiderio di
uscire da un decennio di tensioni e violenze mettendo al centro la voglia di divertirsi, di
consumare e di realizzarsi individualmente.
preferito per molti giovani. In effetti, proprio in questo periodo si assiste al passaggio dalla
balera alla discoteca moderna, in cui la musica non è più eseguita dal vivo da orchestre,
bensì riprodotta da disc jockey. Eppure, è proprio in discoteca che si svolgono alcuni dei
più importanti concerti degli esponenti della disco music, come Donna Summer.
La disco music è un fenomeno planetario che abbatte le barriere tra musica bianca e nera, e
si produce come miscela di soul, rhythm’n’blus, pop e jazz. Una musica priva di impegno
sociale, individualistica, in contrapposizione netta con lo spirito comunitario degli anni
Sessanta. Il suo sviluppo parte dagli Stati Uniti, non solo come genere musicale ma anche
21
Francesco Catastini, Dal pentagramma ribelle al pentagramma ubbidiente. La trasformazione della musica pop
negli anni Settanta, in “Ricerche storiche”, a. XLVII, n. 3, settembre-dicembre 2017, p. 132.
162
e si conclude con scontri tra band e pubblico. Uno dei momenti di maggiore visibilità di
questo movimento è a Bologna, con la contestazione al concerto dei Clash, gruppo che
era stato ingaggiato dal Comune nel tentativo di ricostruire un rapporto con i giovani
dopo gli avvenimenti del 1977.
Questo genere musicale, caratterizzato da forti pulsioni violente, arriva paradossalmente
generale nel privato e nel disimpegno del mondo giovanile tipico degli anni Ottanta.
Costituisce una presenza antagonista, anche perché si politicizza superando la dimensione
nichilista dei primi tempi (hardcore-punk), molto vicino all’anarchismo. Attecchisce
anche perché, a differenza di generi come il progressive, anche giovani che non hanno
particolari esperienze musicali o capacità compositive o interpretative possono fare
musica per e tra i loro coetanei.
più da nessun punto di vista, in termini politici, ma diventa consumo di un prodotto come
un altro. Passaggio simbolico è sicuramente il concerto di Neil Young in occasione della
Festa nazionale dell’amicizia del 1982.
In controtendenza sono gli Stormy six. Dopo aver promosso nel 1974 la Cooperativa
l’Orchestra per l’autoproduzione di spettacoli e dischi, coinvolgendo gruppi rock, folk e
jazz, nel 1977 danno vita al movimento europeo Rock in opposition, assumendo sempre
più una dimensione internazionale. Nel 1980 il loro disco Macchina maccheronica vince
una cultura narcisistica orientata alla soddisfazione dei propri bisogni individuali e privati.
Ed è altrettanto vero che questi processi sono maggiormente evidenti nella musica, anche
perché con la comparsa dei videoclip la musica si vede e si ascolta, e questo favorisce
l’ulteriore spettacolarizzazione della musica e la creazione di star planetarie, come
Michael Jackson e Madonna. Inoltre, nel 1980 entrano in produzione i walkman, per
Con i Live Aid (il primo si tiene nel 1985) inizia quello che è stato chiamato il rock di
raggiunto la musica. Si può però affermare che la musica incide ora prevalentemente
sui gusti musicali, non intervenendo più nei processi di trasformazione sociale, né
partecipando esplicitamente al cambiamento politico. In questo quadro scompare
praticamente il canto sociale e solo dalla metà degli anni Ottanta vi è una ripresa della
canzone politica concentrata nei centri sociali, alle posse e al rap, al punk, con gruppi
come gli Almamegretta, i Bisca 99 posse, i CCCP e gli stessi Liftiba.
Se quanto detto è vero, non si possono però rappresentare gli anni Ottanta come anni
di azzeramento della dimensione politica dei giovani: certamente scompare il carattere
totalizzante dell’impegno politico tipico dei Settanta per lasciare il posto a una
partecipazione politica più estemporanea e occasionale. Sorgono nuovi movimenti, non
22
.
Alla crisi dell’impegno politico corrisponde una crescita dell’impegno nel sociale,
soprattutto nelle associazioni di volontariato. Quello che però è evidente è che in nessuno
di questi movimenti il rapporto tra impegno politico e musica si pone sullo stesso livello
di intensità come in quelli degli anni Sessanta e Settanta. A partire dagli anni Ottanta
cambia per intensità e modalità di fruizione, modulandosi sui cambiamenti dei grandi
quadri sociali e politici impressi dalla globalizzazione e dalla rivoluzione informatica.
Metodologia
• Marco Gervasoni, Le armi di Orfeo. Musica, identità nazionali e religioni politiche
nell’Europa del Novecento, Firenze, La Nuova Italia, 2002
• Mario Peroni, Il nostro concerto. La storia contemporanea tra musica leggera e
canone popolare, Milano, Bruno Mondadori, 2005
22
Marica Tolomelli, L’Italia dei movimenti. Politica e società nella Prima repubblica, Roma, Carocci, 2015, pp.
206-218.
164
• Guido Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta, Roma,
Donzelli, 2005
• Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio. 1969-1979.Militanza, violenza,
, Milano, Feltrinelli, 2009
• Mirco Dondi, L’eco del boato. Storia della strategia della tensione 1965-1974,
Roma-Bari, Laterza, 2015
• Diego Giachetti, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti, la politica, Pisa, Serantini,
2018
• Gianni Borgna, Storia della canzone italiana, prefazione di Renzo Arbore, Milano,
Mondadori, 1992
• Daniele Biacchessi, Storie di rock italiano. Dal boom dei consumi alla crisi
economica internazionale, Milano, Jaca Book, 2016
• Federico Ballanti, Ernesto Assante, Rivoluzioni. L’insurrezione poetica e la rivolta
politica. Controcultura (1955-1980), Roma, Lit edizioni, 2017
• Gino Castaldo, Il romanzo della canzone italiana, Torino, Einaudi, 2018
Analisi sociologiche
• Edoardo Tabasso, Marco Bracci, Da Modugno a X factor. Musica e società italiana
dal dopoguerra ad oggi, Roma, Carocci, 2010
• Stefano Nobile, Mezzo secolo di canzoni italiane. Una prospettiva sociologica
, Roma, Carocci, 2012
• Lello Savonardo, Pop music, media e culture giovanili. Dalla Beat revolution alla
Bit generation, postfazione di Luciano Ligabue, Milano, EGEA, 2017
• Stefano Pivato, La storia leggera. L’uso pubblico della storia nella canzone italiana,
Bologna, Il Mulino, 2002
• Stefano Pivato, Bella ciao. Canto e politica nella storia d’Italia, Bari-Roma,
Laterza, 2005
• Lorenzo Santoro, Musica e politica nell’Italia unita. Dall’Illuminismo alla
repubblica dei partiti, Venezia, Marsilio, 2013
• Chiara Ferrari, Politica e protesta in musica. Da Cantacronache a Ivano Fossati,
Milano, Unicopli, 2014
• Alessandro Volpi, Fare gli italiani, a loro insaputa. Musica e politica dal
Risorgimento al Sessantotto, Pisa, Pacini, 2017
165
• Antonio Fanelli, Contro Canto. Le culture della protesta dal canto sociale al rap,
prefazione di Alessandro Portelli, Roma, Donzelli, 2017
• Giuseppe Antonelli, Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano
cantato, Bologna, Il Mulino, 2010
• Lucio Spaziante, Dai beat alla generazione Ipod. Le culture musicali giovanili,
Roma, Carocci, 2010
• Marco Santoro, Effetto Tenco. Genealogia della canzone d’autore, Bologna Il
Mulino, 2010
• Serena Facci, Paolo Soddu, Il festival di Sanremo. Parole e suoni raccontano la
nazione, Roma, Carocci, 2011
Repertori
• Pietro Brunello, Storia e canzoni in Italia: il Novecento, 2 cd allegati, Comune di
Venezia, Assessorato pubblica istruzione, 2000
• Cesare Bermani, Pane, rose e libertà. Le canzoni che hanno fatto l’Italia: 150 anni
di musica popolare, sociale e di protesta, 3 cd allegati, Milano, Rizzoli, 2010
• Gianpaolo Brusini, Giovanni De Luna, Lucio Salvini, Noi. Non erano solo
, Milano, Skira, 2019
In classe
• Brunetto Salvarani, Odoardo Semellini, Guccini in classe. Spunti didattici a partire
dalle canzoni (e non solo) del maestro di Pàvana, Bologna, EMI, 2013
• Massimiliano Lepratti, De André in classe. Spunti didattici a partire dalle canzoni
di Faber, Bologna, EMI, 2014
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