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Baruch - in - Libris: Sommario

Il documento discute l'estetica secondo Benedetto Croce, evidenziando l'importanza dell'attività spirituale e dell'intuizione come forme di conoscenza. Croce distingue tra attività teoretica e pratica, sostenendo che l'estetica è un processo di espressione che non deve essere confuso con la mera riproduzione della realtà. Inoltre, il testo esplora l'influenza di Hegel sulla filosofia crociana, sottolineando la dialettica come principio di sviluppo dello spirito, ma mantenendo l'autonomia delle diverse forme spirituali.
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Il documento discute l'estetica secondo Benedetto Croce, evidenziando l'importanza dell'attività spirituale e dell'intuizione come forme di conoscenza. Croce distingue tra attività teoretica e pratica, sostenendo che l'estetica è un processo di espressione che non deve essere confuso con la mera riproduzione della realtà. Inoltre, il testo esplora l'influenza di Hegel sulla filosofia crociana, sottolineando la dialettica come principio di sviluppo dello spirito, ma mantenendo l'autonomia delle diverse forme spirituali.
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§ 4 L'ESTETia

compiendo come «filosofia dello spmto »; «è curioso e carattenst1co


dei nostri tempi, osserva, che proprio l'attività dello spirito, proprio
ciò che è noi stessi, venga facilmente ignorato e negato»; ma egli trova
che «l'osservazione diretta» ci attesta tale attività che fa tutt'uno con
« la nostra coscienza»; per costruire la filosofia dello spirito basta fon-
darsi sull'osservazione psicologica e generalizzarla, basta rifarsi all'espe-
rienza; è la testimonianza diretta della coscienza a dirci che « ciò che
la realtà ha di. universale è lo spirito, cioè l'attività spirituale umana»;.
perciò appunto la filosofia che è scientia de universalibus non può es-
sere che scienza dello spirito; ovviamente « dicendo che la sola verità
è lo spirito, non s'intende dire che è Tizio o Sempronio, che lo spirito
è Tizio o Sempronio», ma che esso è l'attività spirituale umana nella
sua universalità. Ora basta guardare « alla vita » per accorgerci che ci
sono « forme particolari dell'attività spirituale »; fuori dello spirito esi-
ste ancora un residuo oscuro, che è la natura o materia; ma essa serve
piu a spiegare come la vita dello spirito abbia un inizio, quasi una
« esteriorità » rispetto a cui distinguersi, che come reale contrapposto
allo spirito stesso; questo è insieme soggetto ed oggetto, appunto in
quanto è attività; per dare il debito rilievo all'attività dello spirito biso-
gna escludere che ci sia un oggetto posto fuori di noi indipendente-
mente dal soggetto; lo spirito è attività e ciò significa che solo in forza
di tale attività i materiali dell'esperienza acquistano valore; attività è
«valore» cd cc essere attivi è realizzare un valore». Ora la prima
distinzione che bisogna introdurre nell'attività spirituale è quella di
«teoretica e pratica»; si tratta d'una distinzione «universalmente
ammessa » e « vecchissima »; infatti cc con la forma teoretica l'uomo
comprende le cose, con la pratica le viene mutando»; a rigore, anche
l'attività teoretica, se è, in quanto spirito, cc attività », è un cc fare»
non meno dell'attività pratica; ma la distinzione è, a giudizio di
Croce, egualmente valida. Ma attività teoretica ed attività pratica sono
fra loro indipendenti, oppure l'una dipende dall'altra? cc Un cono-
scere, indipendente dal volere, risponde Croce, è pensabile; una vo-
lontà indipendente dal conoscere è impensabile»; sicché cc l'attiyità
pratica non può sorgere senza la teoretica » che la condiziona. Ma
sia l'attività teoretica che l'attività pratica richiedono una sottodistin-
zion,.. ~ conoscenza sia l'espressione (con la quale si identifica l'atti-

Il. DAL PRA, Sommario, III.


Baruch_in_libris
DAL 1880 ALLA PRIMA GUERRA MONDIALI CAP. XX

vità estetica) che il pensiero; ma essi non vanno identificati; l'attività


estetica e l'attività logica sono appunto le due forme dell'attività teo-
retica; e la prima condiziona la seconda, corne la seconda implica la
prima; «anche l'attività pratica si partisce in un primo e secondo
grado, questo implicante quello; il primo grado è l'attività meramente
utile o economica, il secondo l'attività morale». Non si danno altre
forme dello spirito; infatti diritto, socialità, religione ccc. «o non
hanno carattere di attività, o sono varianti verbali delle attività già esa-
minate o sono fatti complessi e derivati ».
L'estetica crociana fa perno sull'intuizione come conoscenza del-
l'individuale e tende anzitutto a mostrarne l'indipendenza dal concetto:
«L'impressione di un chiaro di luna ritratta da un pittore, scrive
Croce, un motivo musicale tenero o energico, le parole d'una lirica
sospirosa pcssono ben essere tutti fatti intuitivi senza ombra di rife-
rimenti intellettuali»; l'intuizione è indipendente anche dalla perce-
zione, giacché questa è conoscenza della realtà, «apprensione di qual-
che cosa come reale », e quella è « l'unità indifferenziata della perce-
zione del reale e della semplice immagine del possibile». L'intuizione
è invece tutt'uno con l'espressione, poiché «lo spirito non intuisce se
non facendo, formando, esprimendo». In base a tali principi, Croce
respinge la tesi che fa consistere il fatto estetico « nel solo contenuto
(cioè nelle semplici impressioni)» come l'altra che lo fa consistere «nel-
l'aggiunzione della forma al contenuto», poiché «nel fatto estetico
l'attività espressiva non si aggiunge al fatto delle impressioni, ma que-
ste vengono da essa elaborate e formate»; quindi il fatto estetico «è
forma e niente altro che forma»; l'arte, di conseguenza, non è imita-
zione dcl modello esterno della natura; infatti « elaborando le impres-
sioni, l'uomo si libera da esse»; di qui anche la critica della tesi che
impone all'arte «la riproduzione estetica della realtà storicamente
data », nonché del verismo e del naturalismo nei quali il fatto estetico
viene confuso coi procedimenti delle scienze naturali, e infine della
teorica dei generi letterari cd artistici, dalla quale si pretende di trarre
le leggi della creazione estetica. Nel distinguere l'attività estetica da ogni
confusione con la pratica, Croce giunge a sostenere che « il fatto este-
tico si esaurisce tutto nella elaborazione espressiva delle impressioni »
e che «l'espressione» non ha bisogno d'altro; che, creatasi io noi
3~6

Baruch_in_libris
s4 L'ESTETICA

l'espressione come « parola interna» dello spirito, noi st voglia «sten-


der le mani a toccare i tasti del pianoforte o a prendere i pennelli e lo
scalpello» è, per Croce, « un fatto sopraggiunto che obbedisce a tut-
t'altre leggi» che il fatto estetico; l'opera d'arte, insomma, «è sempre
interna » e i problemi tecnici sono solo « pratici »; il fatto estetico è
diverso dal fatto « della produzione del bello fisico » o, come anche il
Croce lo indica, «dall'attività pratica rivolta a produrre stimoli di
riproduzione estetica»; tutto l'insieme delle tecniche non è comunque
che il «fatto volontario dell'estrinsecazione» dell'espressione che va
tenuto «rigorosamente distinto» dall'atto estetico vero e proprio; in-
fatti « non possiamo volere o non volere la nostra visione estetica »,
ma possiamo « volerla o no estrinsecare, o, meglio, serbare e comuni-
care o no agli altri l'estrinsecazione prodotta». Per le stesse ragioni
non si può imporre all'arte un fine che non coincida senz'altro con
l'espressione; «l'arte, conclude Croce, è indipendente cos1 dalla scien-
za, come dall'utile e dalla morale; né si nutra timore che ciò riesca
a giustificare l'arte frivola o fredda, perché ciò che è davvero frivolo
o freddo, è tale solo in quanto non è stato sollevato a espressione, o,
in altri termini, la frivolezza e la freddezza nascono sempre dalla forma
dell'elaborazione estetica, dal mancato possesso di un contenuto e non
dalle qualità materiali del contenuto stesso». Ora poiché «il linguag-
gio è suono articolato, delimitato, organizzato, allo scopo dell'espres-
sione » mentre «un'emissione di suoni che non esprima nulla, non è
linguaggio » il Croce conclude per la piena identificazione di estetica
e linguistica, intesa quest'ultima nella sua parte piu generale e quindi
propriamente filosofica. Come si è detto, a questi concetti generali
della sua estetica Croce ha recato l'appoggio di numerose analisi par-
ticolari, nonché quello di uno sterminato numero di applicazioni cri-
tiche, distribuite lungo tutto il corso della sua lunga attività di studi;
ciò spiega anche il consenso da lui raccolto per molti anni presso i cri-
tici dell'arte e specialmente della letteratura, consenso che solo di recente
si è venuto attenuando, senza che si possa dire ancora del tutto spento;
organo del magistero non solo estetico e letterario, ma anche filosofico
e pi{ tardi etico-politico del Croce diviene, dall'anno stesso della pub-
blicazione dell' Estetica, la rivista La Critica che egli condurrà innanzi,
stru1.1ento vigile cd efficace di cultura, per l'intero corso della sua vita.

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OAL I88o ALLA PIUMA GUEllA MONDIALE CAP. XX

5. L'incontro con Hegel.


Nel 1902 Croce non era venuto ancora dcl tutto in chiaro sul rap-
porti fra lo spirito e l'esteriorità della natura; questa giovava a spie-
gare come l'unità della forma derivante dall'attività estetica dello spi-
rito desse luogo alla varietà delle forme concrete; si trattava quasi di
un residuo non chiarito e tuttavia non del tutto eliminato; man mano
che procede, egli è tratto a ribadire in forma sempre piu decisa il ca-
rattere attivo dello spirito e quindi a dichiarare che « la materia non
esiste»; quando poi si oppone lo spirito alla natura, egli spiega, in
realtà si oppone una forma di spiritualità ad un'altra, senza dire che
v'è anche in noi quella forma di spiritualità che «naturalizza la realtà»
o «crea la natura». Tolta di mezzo la natura, come punto di comincia-
mento dell'attività dello spirito, quest'ultimo si configura come un pro-
cesso circolare che ha il suo cominciamento in se stesso; il processo dello
spirito progredisce da fantasia ad intelletto, da intuizione a pensiero e
poi da conoscenza ad azione nelle due distinte forme di volontà di un
fine particolare (economia) e di volontà del fine universale (morale), per
poi tornare a rifarsi fantasia e intelletto e volontà, in un circolo con-
tinuo cd in se stesso concluso. Già prima l'attività dello spirito era
stata intesa da Croce come «divenire»; ma egli riesce a darsi una
spiegazione piena del «movimento» che si compie nel circolo dell'at-
tività spirituale e ad indicare il motore che è principio di tale movi-
mento solo quando la sua amicizia con Giovanni Gentile lo porta
allo studio di Hcgel, Nella dottrina del pensatore tedesco Croce trova
anzitutto l'incentivo a confermare l'assoluto spiritualismo al quale era
giunto quasi per via di un'osservazione sempre piu concentrata solo
sull'attività spirituale e con una sempre piu radicale eliminazione della
materia e della natura come realtà indipendenti dallo spirito. Ma nel
saggio del 1906 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel
Croce scopre in Hegcl soprattutto la dottrina della dialettica come
principio capace di spiegare di divenire dello spirito; lo spirito, egli
conclude, è quell'unità che è «sintesi di opposti» e l'opposizione è
«l'anima stessa del reale»; Hegcl però aveva esteso la dialettica degli
opposti anche alle forme concrete dello spirito cd aveva di qui ricavato
una filosofia della natura e una filosofia della storia; invece Croce in-

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L'INCONTllO CON HEGEL

tende tener ferme odia loro autonomia le varie forme dello spirito;
ciò che è morto di Hegel è appunto, a suo giudizio, l'estensione anche
alle forme « distinte » dello spirito come arte e filosofia, economia e
morale dcl movimento dialettico, per cui ciascuna di tali forme do-
vrebbe risolversi in una superiore; le forme «distinte» sono invece
tra loro legate da un « nesso » per cui ognuna è condizionata dalla
precedente e tutte insieme formano un'unità; ma ognuna di e$se resta
nella sua realtà e nella sua relativa indipendenza dalle altre; l'opposi-
zione è un movimento che è intrinseco a ciascuna delle forme distinte,
per cui ognuna di queste si dialettizza e si svolge al suo interno; cos{
la forma dell'intuizione si dialettizza fra brutto e bello, quella dcl
concetto fra falso e vero, quella morale fra male e bene. Da tale giu-
stapposizione nella vita dello spirito di due movimenti, l'uno costi-
tuito dalla dialettica dell'opposizione e l'altro dal nesso delle forme
distinte, Croce passa alla loro unificazione; infatti la dialettica dello
spirito gli si configura, infine, come dialettica di opposizione e distin-
zione insieme, nel senso che lo spirito, come sintesi a priori, non è
un divenire indeterminato e generico, ma un divenire di concrete de-
terminazioni; volta a volta esso si esprime tutto in un'opera d'arte
o in un concetto, o in un atto di volontà; ma in nessuna determinata
opera d'arte, in nes.sun concetto, in nessun atto di volontà lo spirito
si chiude; sempre tende a superare il limite e ad esprimersi in altro.
Essendo partito da un'attenzione quasi positivistica per le varie « for-
me » dello spirito Croce ne scioglie infine la rigidità naturalistica nel
fluire dialettico dello spirito; le forme divengono allora « i termini »
concreti dell'unico movimento dialettico; in tal modo egli evita da
un lato il panlogismo hegcliano, cioè il divenire indeterminato, e
dall'altro il naturalismo delle «forme» dello spirito dal quale era
partito.

6. La sistemazione della filosofia dello spirito.


A tale risultato Croce giunge con la Logica come scienza del con-
cetto puro e con la Filosofia della pratica: economica ed etica, en-
trambe dcl 1909. L'importanza della logica crociana s.ta nella sua deter-
minazione delle varie forme dcl conoscere e delle corrispondenti forme

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