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indeterminato per servire in differenziati settori culturali e troppo in-
capace di aderire alle rispettive analisi concrete; perciò l'atto gentiiiano
è stato paragonato ad un'unità mistica del mondo. Eppure Gentile si
è sforzato di prospettare aspetti distinti dell'unitario atto pensante, an-
che se ha dovuto riconoscere che tali aspetti non hanno realtà alcuna
fuori dell'atto pensante stesso. Gli aspetti in questione sono: la sogget-
tività dell'arte, l'oggettività della religione, l'assolutezza della filosofia;
nell'arte si ha « l'esaltazione del soggetto, sottratto ai vincoli del reale »;
infatti « la vita vagheggiata dal poeta è una vita il cui valore consiste
appunto nel non inserirsi nella vita a cui mira l'uomo pratico, nel non
potervisi inserire, poiché essa è libera creazione del soggetto che si
stacca dal reale e si pone nella sua astratta, immediata, soggettività»;
nell'arte si esprime la soggettività, si badi, non già dell'individuo, ma
dell'atto pensante; per questo appunto l'arte «si libra al di sopra del-
l'individuo empirico e bea di sé tutti gli spiriti »; essa esprime, per dir
cosi, «la liricità» dell'atto pensante, la sua spinta soggettiva; l'atto pen-
sante, per potenziarsi in una forma immediata, « si ritrae nel sogno
della fantasia»; ma tale componente lirica dell'atto <<non si può sepa-
rare dal resto dell'atto stesso in cui vive e in cui soltanto dimostra la
sua piena energia»; per questo appunto l'arte è l'aspetto della sogget-
tività del pensare, è l'ineffabile sentimento del soggetto pensante.
La religione «può essere definita come l'antitesi dell'arte», nel senso
che essa è «esaltazione dell'oggetto, sottratto ai vincoli dello spirito,
in cui consiste la conoscibilità dell'oggetto stesso»; l'atto comporta,
come suo aspetto, anche l'oggetto; •ora la religione impone una sorta
di limite all'atto e dà pertanto rilievo all'oggetto fino a contrapporlo
all'atto stesso, fino addirittura a non tener conto dell'atto e quindi a
togliere di mezzo il soggetto, a negarlo; per questo suo carattere, la
religione SO$tituisce al concetto per cui l'atto è creativo di se stesso (o
è auto-ctisi) il concetto della creazione dell'atto da parte di altro, cioè
di Dio (etero-ctisi) e «al concetto dcl conoscere come posizione che il
soggetto fa dell'oggetto sostituisce quello della rivelazione che l'oggett<>
fa di se stesso », « al concetto della buona volontà che è la creazione
che la volontà fa dcl bene (cioè di se stessa come bene), Jostituisce quelle>
della grazia che il bene (Dio) fa di sé al soggetto»; in una parola, l'es-
senza della religione è il «misticismo», cioè l'annullamento del sog-
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s3 LA DIALETTICA DELL'ATTO
getto nell'oggetto. Va da sé che un oggetto come presupposto al sog-
getto e ritenuto indipendente da esso non risponde alla realtà concreta
dell'atto; la religione si muove perciò nell'astratto, come l'arte, nel
senso che entrambe nascono dall'isolamento di un aspetto della realtà
dell'atto che non può effettivamente aversi isolata dall'atto stesso; in
realtà l'aspetto per cui si afferma la soggettività e quello per cui si
afferma l'oggettività trovano la loro reale soluzione solo nella filosofia,.
cioè nella piena consapevolezza che l'atto ha della sua concretezza che
non si può mai isolare né in una dimensione soggettiva, né in una og-
gettiva. Gentile ha rivendicato insistentemente la qualifica di religiosa
per la sua filosofia attualistica, ma solo nel senso che l'attualismo non
si presenta come la passiva teoria dell'atto, ma come quella teoria del-
l'atto che non si risolve nel contemplare l'atto, ma postula il suo farsi;
la necessità consapevole dell'atto del suo doversi fare al di là di ogni
puro prender atto del suo esserci è quella che Gentile considera come
religiosità della vita, una volta che si tenga conto che l'atto è il prin-
cipio assoluto per eccellenza e quindi propriamente divino; ~a l'unica
trascendenza che l'attualismo conosce è quella dell'atto rispetto a tutti i
dati; se si tien conto, invece, che i dati non sono reali se non nell'atto
che li pone e che l'atto è strettamente connesso ad ogni dato, si com-
prende che una delle caratteristiche principali della filosofia gentiliana
è quella di aver eliminato ogni trascendenza religiosa come pasizione
permanente e di aver considerato anche il cristianesimo come quella
religione che, per aver accentuato l'importanza dcl soggetto, trova nel-
l'idealismo il suo superamento e, ad un tempo, il suo compimento.
Oltre che nei suoi scritti fondamentali, Gentile ha affrontato la trat-
tazione del problema religioso nei Discorsi di religione (1920) e ne Il
modernismo e i rapporti tra religione e filosofia (1909), come ha affron-
tato quella del problema estetico ne La filosofia dell'arte (1931) e in
studi letterari particolari. Un'ulteriore determinazione della dialettica
dell'atto egli ha delineato per la pedagogia (nel Sommario di pedagogia
come scienza filosofica del 1912), per la filosofia del diritto (ne I fon-
damenti della filosofia del dintto del 1916) nonché per la dottrina po-
litica e dello stato. In campo pedagogico, Gentile insiste specialmente
sulla secondarietà di ogni azione esercitata dall'esterno per la forma-
zione dell'educando nei confronti di quell'azione che !'educando stesso
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è impegnato a compiere direttamente per la formazione di sé; I' auto-
educazione (che è appunto l'opera di formazione di se stesso. in cui
!'educando si impegna) è la condizione prima e il principio medesimo
di ogni etero-educazione (e cioè dell'azione formativa esercitata da
altri); ciò in quanto l'atto non può avere che in se stesso, e non fuori
di sé, la sua origine; di qui anche la svalutazione di tutti gli studi
sul metodo dell'apprendimento svolti dal positivismo, come di ogni
approccio strettamente psicologico alle finalità educative; u la psico-
logia che descrive le forme astratte dei fatti psichici, considerati come
fatti, analoghi ai fatti naturali » è infatti quella che, a giudizio di Gen-
tile, bisogna superare per giungere alla vera psicologia, che non è poi
se non filosofia, a quella cioè per cui il fatto psichico fondamentale è
l'atto pensante. Nella dialettica dell'atto trovano giustificazione an(he
il diritto e la politica, nel senso che sia il diritto che lo stato compor-
tano un limite alla libera volontà e al soggetto; ma l'unico limite reale
all'atto pensante che è la stessa libertà e la stessa moralità non può
nascere che dall'interno dell'atto; pertanto nel diritto e nello stato non
si ha che l'oggettivazione esterna di quel comando che l'atto è a se
stesso; «il potere, scrive Gentile, il volere lo ha già in sé; e fuori di
sé, dove empir:Camente gli si presenta armato di spada, non può \'edcrlo
se non attraverso di quello che ha già nel suo intimo, dov'è la radice
e la vera sostanza della società e dello stato». In sostanza, la legge e
lo stato che limitano l'individuo, come espressione esteriore di quel
limite che, come atto, il soggetto è a se stesso, hanno la stessa validità
che ha, alla radice, l'atto; sicché piu che lottare contro le leggi e lo stato,
il compito del soggetto è quello di lottare contro la propria inerzia, con-
tro la propria passività, di cui leggi e stato possono essere l'esteriore
espressione. Se l'atto non può avere limiti dall'esterno, l'unica riforma:
dello stato e delle leggi si consegue con l'accresciuta vita interiore del-
l'atto. g proprio l'estrema generalità con cui la dialettica dell'atto si
configura nei confronti del diritto e della politica che ha lasciato Gen-
nle senza una difesa efficace nei confronti del fascismo; Gentile non
conosce, in sostanza, altro imperativo ali' infuori del seguente: « sii
atto»; e ritiene di poter risolvere con tale imperativo tutti i problemi
concreti dcl reale e della vita, dal problema della scienza a quello del-
l'educazione, a quello politico. Del resto, anche di fronte al primo con-
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§ 3 LA DIALETTICA DELL'ATTO
flitto mondiale, l'unica parola chiara formulata da Gentile riguarda
appunto questo fatto, per lui molto importante, che cioè !'imperative
'' sii atto » o « agisci » non cessa di valere nemmeno nei confronti delle
condizioni di vìta e di morte poste dalla guerra; se poi si guarda agli
atteggiamenti pratici che tale prospettiva dottrinale suggerisce, non d
stupiremo di trovare che Gentile li indica nel modo seguente: « Due
cose dobbiamo fare noi tutti: due cose difficilissime, in cui però si
compendia, in questo momento, tutto il nostro dovere: la prima è
- tacere - » e poi «di esser pronti all'appello», «disposti tutti a
vibrare come corde tocche dalla mano dell'artista».
Anche la filosofia attualistica di Gentile era praticamente com-
piuta negli anni della prima guerra mondiale; agli scritti già ricor-
dati, altri se ne devono aggiungere, specialmente di carattere storico;
in particolare Gentile si dedicò allo studio della storia della filosofia
italiana, aggiungendo all'iniziale ricerca su Rosmini e Gioberti, quelle
posteriori: Dal Genovesi al Galluppi (1903) e Studi vichiani (1914)
per non dire di quell'ampia disamina su Le origini della filosofia con-
temporanea in Italia (3 volumi, 1917-1923) derivata dai saggi inizial-
mente pubblicati ne LA critica di Croce dal 1903 al 1914; la collabo-
razione di Gentile alla rivista di Croce ha validamente contribuito alla
battaglia condotta dall'idealismo contro la cultura positivistica all'ini-
zio del Novecento, oltre che contro la stanca tradizione spiritualistica
del pensiero italiano della seconda metà dell'Ottocento.
4. Lo sviluppo delle scienze.
L'intensa polemica condotta da quasi tutti gli indirizzi filosofici dcl pe-
riodo che qui abbiamo considerato contro lo scientismo positivistico non
deve far pensare ad una minore fertilità delle ricerche scientifiche specia-
lizzate né ad una minore intensità dcl loro sviluppo; che anzi, da tale
punto di vista, si può ben dire che l'approfondito senso critico che si di-
spiega nei dibattiti filosofici e che imprime al pensiero dell'età il carattere
di una svolta decisiva ha il suo riscontro, sia pure in forme mutate, anche
nei principali settori dell'indagine scientifica.
Si è già detto dell'importanza che la matematica ha assunto, per essere
stata sottoposta al processo di aritmetizzazione e per i rapporti in cui si
è venuta a trovare con la logica, per lo stesso sviluppo della filosofia di
questo periodo; si può ricordare in proposito specialmente l'opera di Frege,
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di Pcano e di Russell. Ma la svolta di fronte alla quale la matematica si
viene a trovare nel suo stesso svolgimento interno è quella che fu indicata
come «crisi dci fondamenti»; essa è documentata dall'appendice al se-
condo volume delle Leggi fondamentali dell'aritmetica di Frege, pubbli-
cato nel 1903 in cui 1' autore rende nota una lettera con la quale Russell
gli segnala che uno dci metodi dimostrativi seguiti nella sua trattazio-
ne logica della matematica conduce ad un'antinomia; l'obbiezione rus-
sclliana ebbe tanto peso su Frege che egli dal 1903 sospese le sue ricerche
scientifiche; l'assunto di Frcgc era stato quello di escludere nella costru-
zione dell'aritmetica ogni richiamo sia all'esperienza che all'intuizione;
ma egli era egualmente giunto a del!e contraddizioni che non si potevano
risolvere facendo ricorso alla logica ordinaria; o, meglio, era giunto a una
domanda che ammetteva due risposte, ognuna delle quali, però, condu-
ceva ad una contraddizione. Dato un insieme :e che è l'insieme di tutti gli
insiemi che non contengono se stessi come clementi, Russell domanda:
:e contiene o no se stesso come elemento? Se si risponde di s{, si avrà che
:e contiene se stesso come elemento, mentre, essendo :e l'insieme di quegli
insiemi che non contengono _se stessi come elementi, non dovrebbe conte-
nere se stesso come elemento; se si risponde di no, si avrà che :e non con-
tiene se stesso come elemento e che in quanto tale deve appunto rientrare
in quegli insiemi che non contengono se stessi come elementi, di cui esso
è l'insieme. Tale lo scacco dcl logicismo matematico messo in luce da Rus-
scll; altre antinomie analoghe lurono messe in evidenza qualche anno piu
tardi e Russell fu tra i primi ad impegnarsi nell'escogitare procedimenti
e tecniche per superarle. Poiché d'altronde non tutti gli studiosi di mate-
matica furono d'accordo nel considerare soddisfacenti le soluzioni russel-
liane, è appunto di qui che ha inizio un processo di discussione che, per
toccare i fondamenti stessi della logica matematica, assume anche rilievo
filosofico. Qui ci basterà tuttavia far cenno del fatto che, oltre all'indirizzo
matematico logicistico, si afferma, all'inizio del Novecento, anche l'intuizio-
nismo di Poincaré cd il formalismo di Davide Hilbert (1862-1943); l'in-
tuizionismo sostiene che l'esistenza degli enti matematici originari, cioè
dci numeri naturali, non è né un fatto puramente logico, né frutto di una
convenzione, ma è un fatto di intuizione, legato cioè alla necessità di un
nostro modo di intuire. Il formalismo hilbertiano indica invece l'unica
valida garanzia della matematica nel criterio della non<ontraddittorietà~
la matematica è cioè un semplice esercizio logico con cui si ricavano dagli
«assiomi» tutte le loro possibili conseguenze; quanto poi agli assiomi, essi
debbono venire accettati o respinti solo in base al fatto che siano reciproca-
mente compatibili e. cioè non<ontraddittori fra loro; è proprio per detcr·
minare i criteri della non<ontradditorictà che Hilbert ha costruito la
meta-matematica, la quale ha per oggetto non già gli enti matematici, ma
i discorsi che li concernono.
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