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Il Il: DAL AL

Il documento esplora la filosofia di Schopenhauer, che distingue tra rappresentazione e volontà, sostenendo che la volontà è l'essenza fondamentale della realtà. Schopenhauer afferma che la vita è caratterizzata da una continua lotta e desiderio, e la vera liberazione dalla sofferenza si può ottenere attraverso l'arte e la contemplazione. La volontà si manifesta in tutti gli aspetti della natura, e la sua obbiettivazione avviene attraverso un processo dialettico di conflitto e superamento.
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Il documento esplora la filosofia di Schopenhauer, che distingue tra rappresentazione e volontà, sostenendo che la volontà è l'essenza fondamentale della realtà. Schopenhauer afferma che la vita è caratterizzata da una continua lotta e desiderio, e la vera liberazione dalla sofferenza si può ottenere attraverso l'arte e la contemplazione. La volontà si manifesta in tutti gli aspetti della natura, e la sua obbiettivazione avviene attraverso un processo dialettico di conflitto e superamento.
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DAL 1830 AL 1850 CAP.

VI

sione rispetto ad uno spazio determinato, e non la presenza degli stati


in un luogo puro, ma in questo luogo in un tempo determinato; la
modificazione, ossia il cambiamento che sopraggiunge secondo la legge
causale, concerne perciò ogni volta una determinata parte dello spazio
e una determinata parte del tempo, simultaneamente e insieme; perciò
la causalità congiunge lo spazio col tempo». Questa dottrina differisce
da quella kantiana in quanto il riferimento degli oggetti ad una causa
esterna, cioè alla materia, avviene immediatamente sul terreno della
stessa percezione sensibile di spazio e tempo, e non ad un superiore
livello intellettuale. Il mondo delle rappresentazioni è relativo, in quanto
non esaurisce tutta la realtà; ma non per questo è un mondo illusorio;
anzi esso ha, nell'ambito della rappresentazione, una sua legalità a priori
e pertanto una sua necessità; la spiegazione dei fenomeni non si ottiene
poi che nel loro legame causale, quindi nel loro nesso materiale; in tale
senso Schopenhauer afferma che il materialismo è la spiegazione va·
lida del mondo degli oggetti. ~ ben vero che noi, oltre alle intuizioni,
abbiamo dei concetti e sviluppiamo dei ragionamenti; ma i concetti de·
rivano dalle intuizioni, di cui sono imitazioni, e man mano che ci si
allontana dal mondo della_ rappresentazione si procede verso l'astratto
e verso l'errore.
Ma il mondo della rappresentazione non ci basta : « noi vogliamo
sapere il significato della rappresentazione, noi domandiamo se questo
mondo non sia altro che rappresentazione, nel quale caso dovrebbe pas·
sare davanti ai nostri occhi come un sogno inconsistente o una fanta-
stica visione». Il passaggio dal mondo delle rappresentazioni a ciò che
sta oltre avviene in quanto lo stesso soggetto che indaga non è «puro
soggetto conoscente», o, come dice Schopenhauer «alata testa d'angelo
senza corpo», ma è anche individuo, nel quale la conoscenza si svolge
per mezzo di un corpo; ora il corpo, oltre che essere oggetto di cono-
scenza, è anche manifestazione di quella tensione o movimento che
Schopenhauer chiama t1olontà; la volontà è «la chiave per spiegare
il mondo del fenomeno, e ci manifesta il senso, ci mostra l'intimo con-
gegno del nostro essere, del nostro agire, dei nostri movimenti »; il
corpo è l'oggettivazione della volontà; alla volontà, come essenza dcl
nostro stesso essere, noi giungiamo in modo immediato, mediante « una
conoscenza di genere affatto speciale, la cui verità non può esser presa

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Baruch_in_libris
s2 SCHOPENHAUER: RAPPRESENTAZIONE E VOLONTÀ

nel senso della rappresentazione »; infatti la volontà non è una rappre-


sentazione, ma una realtà « toto genere diverso » dalla rappresentazione
e la verità filosofica che la concerne è una sorta di verità prima e di
principio assoluto, rivelativo del vero essere. Proprio la nostra capacità
di cogliere in forma immediata in noi stessi l'essenza del nostro essere,
cioè la volontà, è « la chiave per conoscere l'intima essenza della na-
tura intera »; « non soltanto in quei fenomeni che sono del tutto si-
mili a lui, come negli altri uomini e negli animali, l'uomo dovrà rico-
noscere, come piu intima essenza, quella medesima volontà, ma la ri-
flessione prolungata lo condurrà a conoscere anche la forza che ferve
e vegeta nella pianta, e quella per cui si forma il cristallo, e quella che
volge la bussola al polo, e quella che scocca nel contatto di due metalli
eterogenei, e quella che si rivela nelle affinità elettive della materia,
come ripulsione ed attrazione, separazione e combinazione, e da ultimo
perfino la gravità, che in ogni materia cosi potentemente agisce ed at-
trae la pietra alla terra, come la terra verso il sole: tutte queste forze
in apparenza diverse conoscerà nell'intima essenza come un'unica forza,
come quella forza a lui profondamente e meglio nota di ogni altra,
che là, dove piu chiaramente si produce, prende nome di volontà».
Con tale impiego della riflessione, si giunge dal fenomeno alla cosa in
sé: «fenomeno è rappresentazione; cosa in sé invece è solamente la
volontà; ogni rappresentazione, ogni oggetto, è fenomeno, estrinseca-
zione visibile cd obbiettivazione della volontà; la volontà è l'intimo es-
sere, il nocciolo di ogni singolo cd egualmente dcl tutto; essa si ma-
nifesta in ogni cieca forza naturale cd anche nella meditata condotta
dell'uomo». In tal modo Schopenhaucr riporta il concetto di forza a
quello di volontà, contrariamente all'uso di riportare il concetto di vo-
lontà a quello di forza; e ciò in quanto anche la forza è un'incognita
se non viene riportata a quell'unico «che a noi è direttamente e com-
piutamente noto », cioè la volontà.
La filosofia della natura di Schopcnhaucr ricorda, in parte, quella
di Schclling; questi vedeva nella natura il progressivo manifestarsi di
gradi diversi dello spirito, mentre Schopcnhaucr vede in essa una serie
di gradi attraverso i quali si esprime la volontà unica cd universale;
questa « agisce anche là dove nessuna conoscenza la guida » come ri-
sulta nell'istinto e nelle «tendenza meccaniche» degli animali; anche
lii

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DAL 1830 AL 1850 CAP. VI

nell'uomo la volontà agisce «in vari modi ciecamente»: cosi «in tutte
le funzioni del corpo, in tutti i suoi processi vitali »; dovremo esten-
dere la volontà anche alle piante «i cui movimenti avvengono tutti per
effetto di stimoli »; e infine l'ultimo passo della filosofia della natura
si avrà con l'estensione della volontà anche ai fenomeni del mondo inor-
ganico: «se li osserviamo con occhio indagatore, se vediamo l'impeto
con cui le acque precipitano verso il profondo, la costanza con cui il
magnete si volge al polo, lo slancio con cui il ferro corre alla calamita,
riconosceremo, anche a si grande distanza, la nostra stessa essenza:
essa in noi opera secondo i suoi fini alla luce della conoscenza, mentre
qui, nei piu deboli dei suoi fenomeni, opera in modo cieco, sordo, uni-
laterale ed invariabile». Il grado piu basso dell'obbiettivazione della
volontà è quello che dà luogo alle forze piu generali della natura, come
solidità, fluidità, elasticità ecc.; man mano che si sale nei gradi di ob-
biettivazione, si fa avanti l'individualità, sicché <1 quanto piu si discende,
tanto piu ogni traccia di carattere individuale si perde nel carattere
generale della specie e svanisce nel regno inorganico della natura ».
Schopenhauer chiama il grado inferiore di obbiettivazione della volontà
idea, nel senso platonico, quasi che la volontà stessa sia il principio da
cui promanano le forme degli esseri e queste, come idee eterne, rego-
lino dall'interno la natura; il passaggio dall'idea al mondo dei feno-
meni dà luogo alla legge naturale, che disciplina cosi il molteplice del-
l'esperienza nella sua derivazione dall'unità della volontà. Il passaggi<>
dell'unica volontà da un grado della sua obbiettivazione ad un altro
piu elevato deriva dal fatto che, nel primo, « vengono a conflitto fra loro
alcuni fenomeni » in quanto ognuno di essi vuole impadronirsi d'una
data materia; da tale contesa 11 balza fuori» un'idea piu elevata «la
quale domina tutte le idee precedenti meno perfette »; la volontà unica
tende dunque ad un'obbiettivazione sempre piu alta, in modo che
« dalla contesa di· fenomeni inferiori proviene il fenomeno piu elevato,
che tutti li divora, ma nondimeno attua in sé in grado piu alto la
tendenza di tutti »; 11 l'unica volontà che si obbiettiva in tutte le idee,
mentre tende ad un'obbiettivazione la piu alta possibile, depone i gradi
piu bassi del proprio fenomeno, dopo un loro conflitto, per apparir di
tanto piu forte in un grado piu elevato »; insomma 11 nessuna vittoria
senza lotta »; e dappertutto nella natura si riscontra cc contesa, batta-

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s :a ICHOPENllAUER: RAPPRESENTAZIONE E VOLONTÀ

glia, e alternanze di \'ittorie )). Qud processo diak-ttico che era ser\'ito
a Hegel per riscontrare in tutti gli aspl'tti tld reale i momenti del-
l'unica razionalità, giova ora a Schopl'nhaucr per mostrare che tutti
gli esseri della natura non sono che incarnazioni dell'unica volontà;
solo nell'uomo essa agisce per motivi, ma nei gradi inferiori si esplica
come impulso cieco e fatale.

3. La liberazione dalla volontà di vivere.


Nella lotta gli esseri si distruggono a vicenda: infatti « il mondo ani-
male ha per proprio nutrimento il mondo vegetale; ogni animale diventa
preda e nutrimento di un altro; la specie umana ritiene la natura creata
per proprio uso e rivela in se medesima la lotta e il dissidio della volontà:
homo homini lupus ». Anche la conoscenza è un mezzo di cui la volontà
si ser\'e per obbiettivarsi. Noi ci illudiamo di essere liberi e di s\'ilupparc
liberamente le nostre conoscenze; in realtà ~i afferma in noi l'unica vo-
lontà, come volontà di vivere e di essere; sicché noi « dobbiamo vivere »,
siamo spinti alla vita anche quando crediamo di fare delle scelte libere.
Quando pensiamo che la vita sia un bene, è la volontà che insinua in
noi tale convinzione per affermarsi attraverso la nostra individualità; con
tutti i mezzi la volontà mira a conservare gli individui ed a propagare
la specie; quando due individui si incontrano e si amano, possono illu-
dersi di essersi reciprocamente scelti e di aver generato un nuorn essere
con un atto di libera trasmissione della vita; in realtà essi sono strumenti
nelle mani della volontà che per loro mezzo assicura la propria obbiet-
tivazione e la continuità della specie. Se poi per i singoli atti di un in-
di\'iduo si può parlare di fini e di moventi, in relazione al mondo feno-
menico della rappresentazione, la volontà unica che si trova fuori del-
l'ambito fenomenico, è anche fuori dell'ambito della ragione; 11 alla sua
essenza appartiene la mancanza di ogni finalità 11; essa 11 è un perenne
tendere senza una meta ultima ed ogni meta raggiunta è alla sua volta
principio di un nuovo percorso e cosi'. all'infinito 11; non ra~ione è dun-
que la realtà, ma continuo tendere senza meta finale. Perciò appunto
11 qualsiasi soddisfacimento o ciò che in genere si chiama felicità, è pro-

priamente e sostanzialmente sempre negativo, e mai positivo 11; infatti


«desiderio, ossia mancanza, è la condizione preliminare d'ogni piacere;

llJ
Baruch_in_libris
CAP. Vl

ma con l'appagamento cessa il desiderio e quindi anche il piacere; l'ap-


pagamento o la gioia non può essere altro se non la liberazione da un
dolore, da un bisogno, o anche solo dalla mortale noia che ci rende un
peso l'esistenza». Noi troviamo per ogni realizzazione difficoltà ed osta-
coli; « quando poi tutto è superato e raggiunto, nient' altro ci si può
guadagnare, se non d'essere liberati da una sofferenza o da un desiderio
e ci si trova come prima del loro inizio e non meglio »; insomma « di-
rettamente dato a noi è sempre il solo bisogno, ossia il dolore». «I de-
sideri sempre inappagati, scrive Schopenhauer, il vano aspirare, le spe-
ranze calpestate senza pietà dal destino, i funesti errori di tutta la vita,
con accrescimento di dolore e con morte alla fine: ecco la vita »
Si comprende allora come la storia non sia per Schopenhauer che un
seguito di casi fortuiti senza progresso, il fortunoso affermarsi della cicca
volontà; né è possibile dominare e modificare tale corso. Se una possi-
bilità di liberazione si prospetta, essa concerne solo l'individuo. Una
prima forma di liberazione si può conseguire con l'arte: «Se, scrive
Schopenhauer, abbandoniamo la maniera usuale di considerare le cose
nelle loro relazioni reciproche, se non lasciamo che i concetti della ra-
gione si impadroniscano della coscienza, ma viceversa diamo tutta la
forza del nostro spirito all'intuizione, e ci sprofondiamo in essa, e la
coscienza intera lasciamo riempire dalla tranquilla contemplazione dcl-
i'oggetto naturale che ci sta dinnanzi, sia esso un paesaggio, un albero,
una roccia, un edificio o quel che si voglia; quando ci si perde appieno
in quell'oggetto, ossia si dimentica la propria individualità, la propria
volontà, e si rimane nient'altro che soggetto puro, chiaro specchio del-
l'oggetto, come se l'oggetto solo esistesse, senza che alcuno fosse )à a
percepirlo, se in questo l'oggetto si è sciolto da ogni relazione con altri
oggetti fuori di sé e il soggetto si è sciolto da ogni relazione con la vo-
lontà, allora quel che viene cosi conosciuto non è piu la singola cosa come
tale, ma è l'idea, l'eterna forma; perciò appunto chi è assorto in tale in-
tuizione non è piu individuo, ed è invece puro soggetto della conoscenza
fuori della volontà, del dolore, del tempo». L'essenza del genio sta ap-
punto « nella direzione obbiettiva dello spirito, contrapposta alla dire-
zione soggettiva, che tende alla propria persona, cioè alla volontà ».
L'arte piu alta è la musica, poiché, mentre le altre arti sono immagini
delle idee e dci conflitti che in esse introduce la volontà, la musica è

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