IL PRIMO TRENTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP.
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quella cristiana. Le religioni piu elementari sono quelle orientali che
identificano Dio con la natura; per questo si possono appunto chiamare
religioni naturali; ma già nelle religioni persiana, siriaca ed egiziana Dio
viene rappresentato nel passaggio dalla natura ad una forma incipiente
di individualità spirituale; religioni dell'individualità spirituale in senso
pieno si possono considerare le religioni giudaica, greca e romana; men-
tre solo nel cristianesimo Dio viene rappresentato come spirito assoluto.
Si ricorderà che Kant aveva egualmente considerato il cristianesimo come
la forma piu perfetta di religione, anche se aveva poi interpretato i suoi
dogmi come espressioni figurate della moralità; Hegel è persuaso che
il cristianesimo sia la religione piu perfetta in quanto i suoi dogmi si
possono interpretare speculativamente e cosi: ricondurre alle stesse con-
clusioni della filosofia; per esempio, il dogma cristiano dell'incarnazione
corrisponde all'unione del divino e dell'umano, del finito e dell'infinito
nel processo dello spirito, il dogma cristiano della trinità corrisponde al
movimento triadico del concetto, il dogma cristiano della comunione
corrisponde all'unione organica dello spirito individuale con lo spirito
assoluto. Ciò mostra come, in sostanza, Hegel consideri la religione in
generale e il cristianesimo in particolare in funzione della verità filo-
sofica; nemmeno la religione può dunque essere fissata come momento
a sé; essa trova il suo valore piu che nello staccarsi dalle altre forme
della vita spirituale e nell'irrigidirsi in se stessa, nel porsi come mo-
mento e quindi come passaggio ad altro. In questa prospettiva, la
stessa realtà del Dio della religione è destinata a trapassare nell'asso-
luto della filosofia e la coscienza che Dio ha di sé, secondo la religione,
è destinata a risolversi nella coscienza che lo spirito ha di se stesso
come totalità. «Un'era nuova, scrive Hegel, è sorta nel mondo; pare
c~e lo spirito del mondo sia riuscito a cogliersi infine come spirito as-
soluto. La coscienza di sé finita ha cessato di essere solamente finita e
cosi:, da parte sua, la coscienza di sé assoluta ha acquisito la realtà che
finora le mancava».
Em~rge con chiarezza da quanto si è detto finora che il carattere
principale della filosofia di Hegel è quello di escludere ogni posizione
limitata e di giustificarle tutte; l'esclusione concerne le singole posizioni
assunte come assolute e come uniche valide; la giustificazione si con-
segue col metodo dialettico che mostra come le singole posizioni siano
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U LIZIONI BERLINESI
momenti di un movimento unitario. Per questo [Link] carattere la filosofia
hegcliana è uno dei maggiori sforzi che la mente umana abbia com·
piuto per una comprensione globale e compiuta della realtà, dalla
quale nulla rimanesse fuori se non l'inessenziale e in cui tutto tro-
vasse il suo giusto posto cd il suo piu pieno significato. Solo una filo-
sofia di questa fatta valeva la pena per Hegel di essere costruita, in
quanto prima che nella mente dcl filosofo, essa era stata costruita
dallo stesso spirito umano; la mente di Hegel ha compuito cos( una
va~ta sintesi di pensiero cd ha in certo senso condizionato lo svi-
luppo della filosofia posteriore, ponendo al suo centro e quindi al
centro del pensiero contemporaneo l' istanza della comprensione glo-
bale ed unitaria dd reale nel suo svolgimento; la totalità è l'obiet·
tivo finale, infatti, della filosofia hegeliana, cos( come il movimento
dialettico è il processo col quale essa si realizza. Questo carattere ap-
pare nelle Lezioni di storia della filosofia che risalgono, almeno in
parte rilevante al periodo berlinese. La storia della filosofia deve es-
sere, per Hegel, scienza sistematica al modo stesso in cui lo è la filo-
sofia; e ciò nel senso che non si deve ridurla ad un cumulo di opinioni
piu o meno arbitrarie, dalle quali non si potrebbero trarre che conclu-
sioni scettiche; né ci si deve meravigliare che la filosofia presenti una
storia, cioè presenti una multiformità di posizioni; anzi «la multifor-
mità delle tante filosofie è cd è stata assolutamente necessaria all'esi-
stenza della scienza della filosofia, cd è ad essa essenziale»; infatti la
filosofia è anch'essa un movimento unitario, la cui verità non si può
determinare in coincidenza con questo o quel sistema, ad esclusione di
altri; la sua verità consiste invece nello sviluppo dialettico di cui ogni
sistema occupa un momento. << lo sostengo, scrive Hegel, che la succes-
sione dei sistemi della filosofia nella storia è identica alla successione
nella deduzione logica delle determinazioni concettuali dell'idea; spo-
gliando i concetti fondamentali che appaiono nella storia della filosofia
di tutto ciò che concerne la loro formazione esteriore, si ottengono i
vari gradi della determinazione dell'idea stessa nel suo concetto logico;
viceversa, prendendo per r.é il processo logico, si trova in esso, nei suoi
momenti capitali, il processo dei fenomeni storici». Anche il sistema
filosofico di Hegel non è che il compimento consapevole dell'intero
processo storico della filosofia. La filosofia, ha scritto Hcgcl, non è che
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IL PRIMO TRENTENNIO DELL'OTTOCENTO C!lP. UI
il proprio tempo colto col pensiero; ma nel proprio tempo, che è il ri-
sultato di un movimento storico, è presente tutto il passato; sicché co-
gliere col pensiero il presente equivale a riassumere in sé tutto lo svi·
luppo precedente. 11 In realtà, tutto ciò che noi siamo, siamo per opera
della storfa.: quel patrimonio di ragione che appartiene a noi, al mondo
presente, non è sorto senza preparazione, né cresciuto soltanto dal suolo
attuale, ma è caratteristica essenziale di tale patrimonio l'essere una
eredità e, piu propriamente, il risultato del lavoro di tutte le scomparse
generazioni degli uomini; ciò che ogni generazione ha prodotto come
scienza, come patrimonio spirituale, costituisce un'eredità accumulata
dal lavoro di tutto il mondo antecedente, un tempio in cui tutte le
generazioni umane, riconoscenti e liete, hanno deposto ciò che le ha
aiutate a vivere e ciò che esse sono riuscite ad estrarre dalla profondità
della natura e dello spirito; il ricevere quest'eredità equivale ad eser-
citarne il possesso». La stessa costruzione del suo sistema viene intesa
da Hegel, appunto, come il pieno e consapevole possesso ddl'eredità
dd pensiero umano.
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CAPITOLO IV
Il primo trentennio dell' Ottocento
D) SCHLEIERMACHER E HERBART
1. Schlelermacher.
L'idealismo è la corrente dominante, ma non unica, della filosofia
tedesca degli inizi dcli' Ottocento. Fra i pensatori pili autonomi rispetto
agli sviluppi dell'idealismo vanno ricordati Schleiermacher e Hcrbart;
il secondo si richiama a Kant e respinge in modo radicale le conclusioni
che dalla sua dottrina hanno tratto Fichtc, Schelling e Hcgel; il primo
è, per la verità, molto vicino allo spirito del romanticismo, al quale si
accosta anche ncll' approfondimento della tematica religiosa che ~ al
centro dcla sua riflessione filosofica; ma l'interesse che egli porta alla
religione è piu autcntko e profondo di quello che si incontra negli espo-
nenti dcli' idealismo; e ciò lo colloca in una posizione originale e di-
stinta rispetto alla filosofia imperante.
Federico Ernesto Schlcicrmachcr, nato a Breslavia nel 1768 e morto
a Berlino nel 1834, insegna teologia e filosofia a Halle cd a Berlino;
ma lattività alla quale si dedica con piu continua passione è quella
della predicazione religiosa; dal movimento romantico egli trac appunto
quanto ritiene rivolto ad una grande riforma della religione protestante,
alla quale si sente chiamato. Le due opere che meglio definiscono i fon-
damenti dcl pensiero religioso di Schlcicrmachcr sono : Discorsi sulla
religione alle persone colte che la disprezzano (1799) e i Monologhi (18oo).
Lo sviluppo della dottrina cosr formulata si trova nella grande opera
teologica La fede cristiana, pubblicata nel 1821-22; dopo la morte di
Schlcicrmachcr, furono pubblicati i corsi da lui tenuti nelle università
·di Halle e di Berlino; essi comprendono ampie trattazioni di etica, di
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IL PRIMO nl!NTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP. IV
estetica e di politica; ma l'influsso maggiore sulla cultura del suo tempo
Schleiermacher lo esercitò con gli scritti religiosi.
Il compito della religione va anzitutto ben distinto dal campo proprie>
della filosofia trascendentale e dell'etica. Infatti « la filosofia trascen-
dentale classifica l'universo e lo distingue nelle tali e tali altre essenze,
ricerca le ragioni di ciò che esiste e deduce la necessità del reale, svolge
da sé la realtà del mondo e le sue leggi», mentre «la religione non si
può avventurare in questo campo, non può aver la tendenza a porre
essenze e a determinare nature, a perdersi in un'infinità_ di ragioni e
di deduzioni, a ricercare cause ultime e ad esprimere verità eterne»;
quanto poi alla morale, «essa deduce dalla natura dell'uomo e del sue>
rapporto verso l' universo un sistema di doveri, comanda e proibisce
azioni con autorità assoluta », mentre la religione « non può osare ciò,
non può ~rvirsi dell'universo per dedurne doveri, non può contenere
un codice di leggi ». Ora « i teorici della religione che vanno in cerca
di scienza sulla natura dell'universo e dell'essere supremo dcl quale
esso è opera, sono dei metafisici » e « i pratici per i quali la volontà di
Dio è la cosa principale, sono dei moralisti, ma un po' nello stile della
metafisica »; ora non bisogna chi~marc religione « questo strano miscu-
glio di opinioni sull'essere supremo o sul mondo, e di comandi per una
vita umana»; essa deve essere «qualcosa di originale che abbia potuto
nascere nel cuore degli uomini >> e va appunto distinta da quelle parti
estrinseche << che le stanno appiccicate » Orbene, « per entrare in pos-
sesso della sua proprietà, la religione rinunzia ad ogni pretesa su ciò
che appartiene alla morale ed alla metafisica, e restituisce loro tutto ciò
che le è stato attribuito; essa non aspira a conoscere e a spiegare l'uni-
verso nella sua natura, come fa la metafisica; non aspira a continuarne
lo sviluppo e a perfezionarlo mediante la libertà e la divina volontà
dell'uomo, come fa la morale; la sua essenza non è né il pensiero, né
l'azione, ma l'intuizione e il sentimento». Essa «aspira a intuire l'uni-
verso; vuole stare a guardarlo pienamente nelle sue manifestazioni cd
azioni originali; vuole farsi penetrare e riempire dci suoi immediati
influssi con passività infantile »; metafisica e morale non vedono, in
tutto l'universo, «se non l'uomo come centro di ogni relazione»; invece
la religione «tende a vedere nell'uomo, non meno che in tutte le altre
cose particolari e finite, l'infinito, l'immagine, l'espressione, l'impronta
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