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Baruch in Libris

Il documento esplora il concetto di autocoscienza e la sua evoluzione attraverso il lavoro e la religione, evidenziando la divisione interna dell'autocoscienza e la sua aspirazione verso l'assoluto. Si discute il passaggio dalla coscienza infelice alla ricerca della ragione nelle istituzioni e nella società, culminando nella filosofia e nella religione come forme di superamento delle opposizioni. Infine, si analizza la 'Scienza della Logica' di Hegel, che delinea un sistema dialettico in cui l'essere, l'essenza e il concetto si sviluppano attraverso la negazione e la sintesi.
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Il documento esplora il concetto di autocoscienza e la sua evoluzione attraverso il lavoro e la religione, evidenziando la divisione interna dell'autocoscienza e la sua aspirazione verso l'assoluto. Si discute il passaggio dalla coscienza infelice alla ricerca della ragione nelle istituzioni e nella società, culminando nella filosofia e nella religione come forme di superamento delle opposizioni. Infine, si analizza la 'Scienza della Logica' di Hegel, che delinea un sistema dialettico in cui l'essere, l'essenza e il concetto si sviluppano attraverso la negazione e la sintesi.
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IL PRIMO TRENTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP.

lii

l'esistenza per sé viene a sentirsi esplicitamente nel suo proprio essere


e attinge la coscienza di esistere di suo proprio diritto e di sua propria
ragione»; cosi «proprio nel lavoro, dove sembrava che esso apparte-
nesse ad un altro, il servo mediante questo ritrovamento di se stesso
attraverso se stesso, diventa consapevole di essere e di avere senso pro··
prio ». Ma la libertà che cosi l'autocoscienza raggiunge nei confronti
delle altre autocoscienze non può certo colmare quel distacco che ben
presto l'autocoscienza avverte, nella sua aspirazione religiosa, nei con-
fronti dell'immutabile, di Dio; cosi l'autocoscienza torna a dividersi e
ad opporsi in se stessa, quasi che tale divisione sia il suo destino: è la
<' coscienza infelice » che aspira all'essere assoluto il quale però non pu(1
mai essere raggiunto e si pone sempre al di là della coscienza; retaggio
della coscienza infelice è « soltanto il dolore » che nasce dalla consape-
volezza della propria nullità e del suo opposto; nemmeno la pratica
ascetica con cui la coscienza infelice cerca di rompere l'opposizione che
avverte in sé le fa conseguire l'armonia; con l'ascetismo l'uomo si stacca
da ogni senso di indipendenza e supera la sua condizione infelice fa-
cendo risalire ogni potere ad un aiuto dall'alto. Ma proprio quest'unione
con Dio infonde alla coscienza « la certezza di essere ogni realtà », di
essere ragione; il mondo che prima appariva in opposizione alla co
scienza diviene ora il campo in cui la ragione cerca se stessa; ed ecco
che alla coscienza infelice della devozione medievale sottentra il natu-
ralismo del Rinascimento e lo spirito empiristico dell'età moderna; la
ragione cerca se stessa nelle cose che descrive e che studia attraVi!rso la
legge e l'esperimento; essa penetra nel mondo della natura inorganica.
quindi in quello organico e nel mondo [Link] dell'anima. Ma un pili
pieno possesso di sé la ragione esplica nelle istituzioni e nelle leggi, nel
diritto e nello stato, nella famiglia e nella società; qui la ragione non
ha piu la pretesa di ricondurre la realtà al dover-essere, cioè di sotto-
porre la realtà ad una sua norma interna, e si riconosce invece nelle for-
me storiche e concrete che disciplinano la vita degli individui; nell'eti-
cità ha il suo compimento anche la ricerca che la ragione fa di sé nel-
l'esplicazione del!' individualità, sia che questa si svolga nel piacere
come nel Faust di Goethe, sia che viva il proprio destino, al modo dei
romantici, come una legge del cuore, sia che pensi di conriliare nella
virt6 il bene vagheggiato dall'individuo con il corso del mondo. L' in·

so
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§ 3 LA. « FJ!NOMENOLOGlA DELLO SPllllTO » (1807)

dividualità, anche se portata al vertice kantiano della virtU, non è che


un momento provvisorio di cui bisogna liberarsi; e la liberazione è data
appunto da quelle formazioni dello spirito oggettivo cui Hegcl aveva ri·
\'Olto la sua attenzione nel vagheggiare l'unità etica dello spirito ellenico.
Ma la Fenomenologia prospetta, nella sua conclusione, un distacco anche
dalle forme obbietti\'c dell'eticità cd un passaggio allo spirito che, pie-
namente sicuro di se stesso, si svolge nella religione e nella filosofia;.
siamo qui sulla via della piena risoluzione dell'opposizione; la religione
supera l'opposizione dello spirito con l'assoluto, ma aolo in forma di·
rappresentazione; la filosofia, infine, supera l'opposizione di spirito e
di assoluto, ma in forma concettuale. Cosi: il processo di formazione
dello spirito mette capo allo spirito che si conosce come tale mediante
il completo sistema dci concetti; e ~ da un lato l'assoluto è il supera-
mento di ogni frattura e di ogni opposizione, quasi la redenzione e il
riscatto dalla caduta e dalla negazione, dall'altro esso non può esser colto
nell'immobilità, ma solo nel processo per cui l'unità si produce dalla
frattura e dalla negazione.

-1. La « Sdenza della logica» (1812).

~d momento in cui lascia l'università e la città di Jcna nel 18o6,


dopo la \'ittoria di Napoleone sui prussiani, Hcgel si è ormai dcl tutto
staccato dal movimento romantico; anche l'indirizzo dcl suo pensiero
politico abbandona ormai )o spirito della rivoluzione; e le linee dcl
num·o sistema filosofico, al quale egli lavorerà fino al termine della su.i
vita, sono chiare e definite nella sua mente. Nel 1808 diviene direttore
dcl ginnasio di Norimberga e vive in questa storica città di antiche tradi-
zioni protestanti per otto anni, fino al 1816, tutto impegnato nella sistema,
zionc della sua dottrina e specialmente della Scienza della logica il cui pri-
mo volume appare nel 181:2. Mentre nella Fenomenologia Hegcl aveva mo-
strato come si potesse, partendo da una condizione come quella della
coscienza naturale, giungere al superamento di tutte le opposizioni che
sono in essa presenti, nella Logica egli non si pone sul terreno della
coscienza, assumendola come punto di partenza; anch'essa infatti, come
ogni altro momento dcl processo, è un risultato; bisogna quindi risalire

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IL PlllMO TllENTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP. lii

al di là di essa fino alle prime entità concettuali, prese in se stesse, dal


cui sviluppo procede tutta la realtà determinata, ed anche la coscienza.
A questo tentativo grandioso e radicale di giustificazione del reale col-
laborano, nella mente di Hegel, il pensiero antico e quello moderno,
la dottrina di Platone e di Aristotele, quella di Cartesio e di Spinoza,
come quella infine di Kant, di Fichte e di Schelling. Si tratta, in so-
stanza, di indicare il cominciamento assoluto del reale e di cogliere lo
sviluppo dialettico attraverso il quale si sono poste e superate le prime
opposizioni; si tratta d'uno sviluppo che è pensiero ed essere insieme
ed il cui risultato finale è pur sempre lo spirito; ma esso è presente
anche nel cominciamento come rottura e opposizione che tende al su-
peramento. Da tale movimento iniziale si svolge tutto il sistema delle
categorie, che sono forme del pensiero e dell'essere ad un tempo; ed
ognuna di esse trapassa in altra in forza dell'opposizione che si spiega
al suo interno. Di questo movimento categoriale la Logica studia prcr
priamente solo una prima fase, quella in cui l'idea che è il farsi dello
stesso soggetto del movimento, è in sé; la logica, scrive Hegel, « è la
scienza dell'idea pura, cioè dell'idea nell'elemento astratto del pensiero»;
si può pensare, in certo modo, a Dio prima della creazione della na-
tura e degli spiriti finiti, con la differenza che, mentre nella tradizione
religiosa, Dio viene considerato in se stesso completo anche prima della
creazione del mondo e dell'uomo, nella logica hegeliana l'idea in sé
è quasi il farsi stesso di un Dio che solo estrinsecandosi nella natura
e nello spirito dell'uomo trova la sua vera perfezione; di qui appunto
i tre momenti principali dello sviluppo della realtà: l'idea (studiata
dalla logica), la natura (studiata dalla filosofia della natura), lo spirito
(studiato dalla filosofia dello spirito). E l'idea è appunto lo sviluppo di
quella struttura del reale che sta alla radice sia del determinarsi della
natura come dello spirito; quasi che si debba considerare con Platone
lo struttur:mi di un mondo organico di idee, il quale sÌ:l alla base del-
l'organizzazione della natura e dello spirito. Il regno dell'idea è dunque
quello di un dio incoato, di un dio che muove non dall:i pienezza della
perfezione, ma dalla semplice relazione di essere e non-essere, di es-
sere e nulla e che ricorda la pura potenza aristotelica o la prima idea
platonica come relazione di essere e di non-essere. I momenti attraverso
i quali si viene costituendo la struttura della realtà in sé sono tre, come

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I.A C SCil!NZA DJ!LLA LOGICA» (1812)

quelli che sempre per Hegel esprimono meglio il nascere dell'opposi-


zione e della negazione ed il loro superamento in una superiore unità
che tosto è portata, dal suo stesso movimento, ad una nuova scissione
e quindi ad una nuova sintesi; i tre momenti dello sviluppo dell'idea
sono: l'essere, l'essenza, il concetto.
L'essere indeterminato è il principio di tutto, ma preso per se stesso
è inafferrabile; d'altra parte il cominciamento non può consistere in un
essere afferrabile; l'essere indeterminato può essere il principio di tutto
solo trasformandosi, e si trasforma appunto nel suo contrario, il non-
essere, il nulla; anche nel cominciamento dell'essere si ha cos{ l'anta-
gonismo, la frattura, l'opposizione, la negazione; il divenire è la prima
unione della frattura, il primo superamento dell'opposizione, l'unione
di essere e di nulla. Ecco come Hegcl spiega questo punto: « Il co-
minciamento non è il puro nulla, ma un nulla da cui deve uscire
qualche cosa; dunque anche uel cominciamento è già contenuto l'es-
sere; il cominciamento contiene dunque l'uno e l'altro, l'essere e il nulla,
è anzi l'unità di essere e nulla». Le categorie che scaturiscono dalla
contraddizione presente nel movimento dialettico del divenire sono la
qualità, che specifica l'essere e lo rende finito, la quantità, e la misura;
« ogni essere determinato, scrive Hegel, ha una grandezza e questa gran-
dezza appartiene alla stessa natura di un essere determinato; essa forma
la sua natura determinata ed il suo essere in sé; un essere determinato
non è indifferente verso questa grandezza in maniera che se questa ve-
nisse modificata esso rimarrebbe ciò che è, ma il cambiamento della
grandezza cambierebbe la qualità di questo essere determinato; il quanto
come misura è ormai la determinazione della cosa in modo tale che
questa, accresciuta o diminuita oltre questo quanto, viene distrutta».
Ma non ci si può fermare all'essere nella sua certezza immediata;
e infatti si pone subito la questione della ragion d'essere dell'essere stesso,
ossia si cerca la verità dell'essere non piu in esso, ma in un suo fonda-
mento che sta al di là di esso; ed abbiamo cos( la dialettica delf essenza
che viene posta dapprima al di là dell'essere che cos( vien ridotto a vuota
apparenza, quindi si esprime nel fenomeno che le risulta piu adeguato,
per metter capo nella realtà effettiva ad un'essenza che è diventata una
cosa sola con il suo manifestarsi cd apparire, ad un'essenza che si espri-
me totalmente nell'esistenza; le forme che tale relazione assume sono

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IL PllIMO TRENTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP. lii

quelle di sostanza cd accidente, di causa cd effetto e dell'azione reci-


proca (le categorie kantiane della relazione). Ora mentre nel campa del-
l'essere il movimento dialettico si configura come passaggio da un essere
determinato all'altro e nel campa dell'essenza come l'apparire ed il m:1-
nifestarsi dell'essenza nell'esistenza, nel campa del concetto si ha la
realtà come sviluppo di se stessa; non si tratta piu cioè dell'opposizione
fra i vari esseri determinati, né dell'opposizione fra apparire cd csserc.
ma dell'oppasizionc interna alla realtà in atto, che mette capa non ad
altro che allo sviluppo della stessa realtà. Quando Hegel dichiara che
questo è il momento del concetto intende dire che è il momento in cui
la stessa realtà si mostra come sviluppa vivente; il concetto vien preso
quindi non come un'operazione conoscitiva su una realtà esterna, ma
come il processo di sviluppo che non ha un risultato diverso da se stesso,
quindi come quel processo (reale e di pensiero) in cui il risultato oltre
che esser presente cumc il termine del processo è presente anche nci
singoli momenti dello sviluppa di cui forma l'unità; si pensi all'ente-
lccheia aristotelica, al telos o fine interno che unifica i vari momenti
attraverso i <1uali si costituisce l'unità di un essere; il concetto è appuntl•
il principio per cui uno sviluppo è ad un tempo molteplice ed unitari<J
e realizza in sé l'opposizione e la frattura come la riunificazione e il
compimento di sé. In tal senso, tlitta la realtà e tutte le realtà suno
concetti; allo stesso mudo si può dire che tutta la realtà ed ogni realtà
è giudizio, nel senso che ogni realtà è un individuo che si esplica in
quell'universale che è il processo; ed ogni realtà è sillogismo in <JUanto
è un individuo che mediante la particolarità dei suoi momenti si in-
nalza all'universalità del processo; le realtà sono dum1ue dei concetti, dei
giudizi e dci sillogismi oggettivi e reali. Se anche il concetto si consi·
dera come un movimento dialettico, in cui ha rilievo il superamento di
tanti clementi e( come esteriori gli uni agli altri ,, in forza di una finalità
interna che diviene essa stessa «realtà in atto)), si mette capo ali' idea~
si può dire eh<' l'idea è per Hegel il compimento dell'interiorizzazione
del processo già avviata nel concetto. Tanto la vita organica, in cui si
afferma come principio di formazione il fine, come l'anima che usa il
corpa quale mezzo per un processo vitale, come la conoscenza e la
volontà in cui il fine si esplica in forma libera e spirituale sono per
Hcgcl momenti dialettici dell'idea che prefigura cosi in sé la generale

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