IL l'RIMO TRENTENNIO DF.l.J.'OTToCENTO CA.P.
Il
somma l'oggetto come negazione e limitazione della sua attività, ma non
pm'i avvertire ciò se non per una sua attività che supera il limite stesso
'-lcll'oggetto; a cogliere l'identità dell'io in <]uesti due atti si eleva solo la
riflessione filosofica, che non toglie rnmunl111e che l'attività originaria
ddl' io risulti inconscia. Prodotto dell' atti\'ità dcli' io è la materia, la
l"lli struttura come risultante dall'antitesi di una forza espansiva (attra-
zione) e di un forza contraente (repulsione) si spiega in quanto deriva
dall'io nel quale egualmente si ha un'antitesi fra l'attività produttiva
e l1uclla che la limita. Schelling dimostra anzi ~hc il cammino che 1' io
percorre dalla semplice sensazione con cui av\'erte la presenza dell'og-
getto, all'intuizione produttiva con cui lio si riconosce come produt-
tivo, alla riflessione con cui l'io isola la pura forma della sua attività
separandola da ogni materia, fino all'atto della volontà con cui l'io si
libera dagli oggetti, è perfettamente parallelo al cammino seguito dalla
materia nella costruzione della natura; come, cioè, la natura procede
dalla materia all'organismo, cosi lo spirito procede dalla sensazione al-
l'intuizione della libera attività; anche la storia è vista da Schelling come
una sintesi di necessità e di libertà, per cui essa da un lato raccoglie
il libero gioco delle volontà individuali e dall'altro realizza, attraverso
di esse, un progresso organico che le supera. Cos{ la filosofia della na-
tura che segue la direzione che va dall' oggetto al soggetto incontra
delle determinazioni che corrispondono esattamente a quelle che la filo-
sofia trascendentale incontra nel suo cammino che conduce dal soggetto
all'oggetto; da un lato lio giunge dall'attività originaria fino all'av-
\'ertimento dcl non-io che lo limita e scopre cosi la presenza della
natura nello spirito, come dall'altro la natura giunge dalla materia al-
l'organismo che rh·ela la presenza dcli' io e dello spirito nella natura.
Si ricava allora che lo spirito è la natura giunta alla chiarezza ed alla
conoscenza, come anche che la natura è lo spirito non ancora giunto
alla chiara consapevolezza; che è quanto dire che non si può com-
prendere né la natura o non-io senza lo spirito o io, né questo senza
quella; si tratta, in certo senso, di due concetti che hanno la proprietà
di doversi riconoscere subito l'uno nell'altro. Perciò i due punti di vista,
quello della filosofia della natura e quello della filosofia trascendentale,
sono entrambi necessari e legittimi; e la ricerca filosofica risulta dal
loro svolgimento.
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s3 LA PJLOSOPJA DBLI. 0 JDENTITÀ.
La filosofia dell'identità nasce appunto dalla considerazione che da
un lato né nella filosofia della natura né in quella trascendentale si
trova tutta la verità, e che dall'altro il loro parallellismo comporta che
il nostro pensiero cerchi un punto in cui esso possa essere superato e
spiegato; l'assoluto, insomma, non solo non può esser dato dalla sola
natura o dal solo spirito, ma non può propriamente essere colto nem-
meno nella loro somma, dato che natura e spirito realizzano pur sem-
pre una polarità e quindi una dualità; la realtà assoluta non è, per
Schelling, né soggettiva né oggettiva, né consapevole né inconscia;
essa è piuttosto l'indifferenza o l'identità di io e non-io, di soggettivo
cd oggettivo, di cui appunto sia il soggettivo che l'oggettivo possano
essere determinazioni; cosi Sc:helling giunge dalla filosofia della natura
e dalla filosofia trascendentale alla filosofia dell'identità o dell'indiffe-
renza. Ciò che conferisce alla formula dell'identità o dell'indifferenza
un significato piu concreto è tuttavia l'analisi della produttività arti-
stica. Sembra infatti a Schelling che il prodotto dell'arte derivi, ad un
tempo, dalla libertà e dalla necessità; se la natura inizia dalla incoscienza
per metter capo alla coscienza, la produzione artistica comincia dalla
coscienza per metter capo ali' incoscienza; infatti il genio, se per un
lato è cosciente del suo produrre, dall'altro crea un'opera che sfugge
alla sua intenzione e che appare come dominata da una sua vita in-
dipendente. «Come l'uomo fatale, scrive Schelling, non compie ciò che
vuole o che intende fare, ma ciò che è costretto a compiere da un de-
stino incomprensibile, sotto la cui influenza egli si trova, cosi l'artista.
per quanco pieno di intenzioni, sembra stare sotto l'influenza di una
potenza che lo distingue da tutti gli altri uomini e lo costringe a espri
mere e a manifestare cose che egli stesso non coglie completamente e
il cui senso è infinito ». Ciò che mette in movimento l'impulso arti-
stico è dunljUe proprio l'indifferenza o identità di conscio cd incon-
scio, di soggettivo ed oggettivo. Del resto Kant non aveva chiarito che
il bello di natura è tale in quanto appare come prodotto dell'arte e
che l'opera d'arte è bella in quanto appare in qualche modo come un
prodotto della natura? Se la filosofia tende ad elevarsi alla comprensione
dell'assoluto e se l'arte, come creatività che è indifferenza di soggettivo
ed oggettivo, esprime la natura stessa dell'assoluto, si comprende come
Schclling affermi che« l'arte è l'unico vero cd eterno organo della filosofia
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IL PRIMO TRENTENNIO DELL'OTl'OCENTO CAP. Il
e nello stesso tempo il testimonio vivente della sua verità, in quanto ci
rappresenta in forme perennemente rinnovate ciò di cui la filosofia non
può darci una rappresentazione concreta, vale a dire il processo inco-
sciente dell'azione e della produzione e la sua originaria identità con
la coscienza»; perciò appunto «l'arte è per il filosofo ciò che vi è di
piu alto, perché essa gli scopre, per cosi: dire, il misterioso santuario
dove in eterna cd originaria unione arde quasi in un'unica fiamma ciò
che nella natura e nella storia è separato, ciò che nella vita e nel-
l'azione come nel pensiero, è costretto a fuggire eternamente se stesso».
4. Filosofia e religione.
Schclling compie ogni sforzo, nella sua filosofia dell'identità, per non
isolare l'assoluto come indifferenza di soggettivo ed oggettivo dal con-
tenuto che esso si dà nella natura e nello spirito; e tenta di mostrare
il nesso che corre fra l'indifferenza dcl soggettivo e dell'oggettivo da
un lato e dall'altro i diversi. gradi quantitativi di differenza del sogget-
tivo e dell'oggettivo, con il predominio volta a volta dell'uno o dell'al-
tro, della natura o dello spirito. A questo punto della sua riAessionc,
Schelling si avvede delle difficoltà che la filosofia incontra per spiegare
la derivazione del mondo finito delle differenze e della contrapposizione
di materia e spirito dall'unità assoluta ed indifferenziata, mentre la sua
attenzione viene attratta dalla religione la quale risponde al problema
con la fede in Dio creatore. Egli è portato cosi: a due nuovi atteggia-
menti: anzitutto natura e spirito, nel loro sviluppo polare, sono visti
come il risultato di una caduta rispetto ad una condizione superiore e
diversa; cd anche lo sviluppo dell'opposizione che in essi si realizza
ha per scopo finale la ricostituzione dell'armonia primitiva; non si tratta
piu dunque di dedurre la natura e la storia dall'assoluto, ma di prender
atto che natura e storia si trovano su un piano inferiore rispetto a quello
dell'assoluto; Schelling parla, ora, di una «vita ideale delle cose che
non ha mai avuto inizio e non avrà mai fine » e di una loro « vita che
ne è imitazione e perciò nasce e muore sotto la legge del tempo»;
questa seconda vita, che égli aveva finora considerata in tutta la sua
'positività, gli appare ora solo come « morta copia nel mondo creato»
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§ 4 PILOSOPIA I [Link]
di quell'« esistenza eterna in cui nulla è imperfetto o difettoso»; l'an-
titesi e la lotta che a!tra volta aveva considerato come il senso positivo
del mondo, ora gli appaiono come frutto d'una caduta e come biso-
gnose della redenzione nell'armonia. Il secondo· atteggiamento porta
Schelling, sulla traccia dei mistici e specialmente di BOhinc, a cogliere
nell'assoluto stesso, interpretato [Link], un'opposizione origi:
naria, un contrasto di bene e di male; ciò, se da un lato consente a
Schelling di ovviare almeno in parte al duro attacco che Hegel muove
nella Fenomenologia (1807) contro il suo assoluto come indifferenza
di soggettivo ed oggettivo, chiamandolo « la notte nella quale tutte le
vacche sono nere», col mostrare che l'assoluto non esclude un'articola-
zione interiore, dall'altro gli apre anche la strada alla spiegazione del
concetto della personalità di Dio; solo infatti se Dio ha al suo interno
un principio antitetico, può dirsi persona. Alla luce di questa conce-
zione della divinità contraria sia al Dio puro dcl razionalismo sia al
Dio staccato dalla natura della tradizione teologica, Schelling può lu-
meggiare meglio anche lo sviluppo della natura e della storia; se nella
storia l' uomo è portato alla separazione egoistica cd al contrasto, è
perché in lui si prolunga quel principio del male che ha la sua prima
presenza in Dio; e se la natura mostra sempre, nel suo ordine, un re-
siduo di caos e di inconscio che la coscienza non può penetrare, è perché
senza caos e senza contrasto non esiste nemmeno Dio da cui la natura
deriva. Comunque non basta piu il riferimento alla natura per capire
lo spirito o il riferimento allo spirito per comprendere la natura; oc-
corre per la comprensione di entrambi il riferimento all'assoluto, a Dio
che come persona, nel suo contrasto di bene e di male, può spiegare
tanto se stesso, come la struttura dcl soggettivo e dell'oggettivo.
Ad un esplicito atteggiamento religioso si ispira anche la riflessione
svolta da Schelling negli ultimi anni del suo insegnamento berlinese,
durante il quale egli si occupa di ricercare come la mitologia e la rive-
lazione indichino la strada attraverso cui la religione giunge alla com-
prensione della vita divina, che si svolge da necessità a libertà, dall'es-
sere alla personalità. La fede diviene cosi il punto cui mettono capo,
insieme, la religione e la filosofia; entrambe ritrovano in essa la loro
quiete. Ad un motivo religioso Schelling fa anche risalire. l'attacco prin-
cipale che egli viene muovendo, negli anni di Berlino, alla filosofia di
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JL PJlJMO TRENTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP. Il
Hegel, ormai scomparso da un decennio; questi sostiene, come vedremll,
l'identificazione del reale col razionale, mentre Schelling afferma ~hc
la riflessione razionale concerne soltanto l'essenza della realtà; l' esi-
stenza del reale non dipende invece da ciò che noi troviamo necessario
nel nostro pensiero, ma può risalire solo alla libera iniziativa della vo-
lontà divina. Quest'ultima fase della sua ricerca è stata indicata da
Schelling come filosofia positi\'a, in quanto si propone di difendere
l'autonomia dell'esisten7.a reale e positiva di fronte al tentativo di ri-
solverla senza residui nelle strutture dcl pensiero razionale.
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