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Vis Inertiae: 'Impulso Zio Ale

Il documento discute il pensiero di Fichte riguardo alla libertà e alla sua relazione con l'ordine morale, sostenendo che la vera libertà si realizza attraverso l'impegno razionale e non nella rinuncia alla sensibilità. Viene anche analizzata la polemica sull'ateismo, evidenziando come Fichte consideri l'ordine morale come principio fondamentale, senza necessità di un Dio esterno. Infine, si introduce Schelling, che si distacca da Fichte, enfatizzando l'importanza della natura e dell'arte nella filosofia romantica.
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Il documento discute il pensiero di Fichte riguardo alla libertà e alla sua relazione con l'ordine morale, sostenendo che la vera libertà si realizza attraverso l'impegno razionale e non nella rinuncia alla sensibilità. Viene anche analizzata la polemica sull'ateismo, evidenziando come Fichte consideri l'ordine morale come principio fondamentale, senza necessità di un Dio esterno. Infine, si introduce Schelling, che si distacca da Fichte, enfatizzando l'importanza della natura e dell'arte nella filosofia romantica.
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IL PRIMO TRENTENNIO DELL'OTTOCENTO CAP.

mai conseguire questo compito eterno; se perciò la compiuta libera-


zione non si può conseguire, si può tuttavia divenire sempre piu liberi
usando l'impulso sensibile come strumento per esplicare ~'impulso ra-
zio~ale. L'attività rivolta alla libertà non è però che un dovere; essa
non si traduce in un impulso necessario; perciò il male si annida al-
l'interno stesso dell'attività e consiste nell'accidia, nell'inerzia dalla quale
essa si lascia vincere, nella pigrizia con cui si lascia irretire dalla sensi-
bilità, nell'indifferenza in cui cade verso il proprio destino razionale;
non è la realtà sensibile in se stessa che è male, quanto la rinuncia in-
terna alla conquista di un orizzonte razionale per cui l'ambito della
sensibilità assume il valore di fine e non di mezzo. Lo sforzo verso la
libertà non è un ritrarsi da un mondo sensibile in se stesso cattivo, ma
un lottare contro l'assenza di impegno e contro la neghittosità negli-
gente che chiude nel mondo sensibile il nostro destino. Da questa vis
inertiae che è il male radicale nascono i vizi piu gravi che sono la
viltà e la falsità; la viltà rifugge da ogni sforzo e per giustificarsi in-
venta pretesti falsi; invece l'uomo coraggioso che affronta i compiti
della propria libertà evita di ingannare se stesso e gli altri col blandire
la propria accidia spirituale. Il compito della libertà si configura in
modo diverso per ogni individuo, ma quello che importa non è la di-
versa materia in cui si organizza la libertà, bensl il suo stesso espli-
carsi; e questo è ciò che accomuna tutti gli individui su un piano ra-
zionale; io non devo volere solo la particolare realizzazione della mia
libertà, ma la realizzazione della libertà in generale e ciò non significa
se non il divenir liberi di tutti gli individui; il regno razionale è per-
tanto un tutto unitario, come il regno kanti~no dei fini; e la comunità
dei dotti (intendendosi per dotto l'uomo veramente consapevole dcl
regno razionaie della libertà) forma la chiesa invisibile che ha la mis-
sione di difendere e di affermare quel regno nella vita storico-sociale.

7. La polemica sull'ateismo.
Da quanto si è detto sul nucleo centrale dcl pensiero di Fichte, ri-
sulta chiaramente che in esso non trova posto un essere divino come
cosa in sé, se tutta l'indagine filosofica, muovendo dall'imperativo della
ao

Baruch_in_libris
§ 7 LA POLEMICA SULL'ATEISMO

liberti, tende a fondare su di esso necessariamente sia il sistema for-


male del sapere sia il sistema morale dd fini. Si spiega quindi come il
pensiero piu vicino alla tradizione religiosa abbia attaccato Fichte ac-
cusandolo di ateismo; e si spiega altresl come Fichte abbia risposto a
questi attacchi che cc l'ordine morale vivo ed operante è Dio stesso»
e che <e di nessun altro Dio abbiamo bisogno, nessun altro Dio possiamo
concepire»; infatti <<nella ragione non c'è alcun motivo per uscire da
quest'ordine morale e per ammettere in base ad un'inferenza dall'ef-
fetto alla causa anche una particolare essenza quale causa di esso »;
«forse, domanda Fichte, l'ordine morale è qualche cosa di conti~gente
che potrebbe essere o anche non essere, cosicché la sua esistenza debba
necessariamente venir spiegata in base ad una causa e la fede in esso
debba esser legittimata solo in quanto si indica tale causa? » Insomma
«l'ordine morale universale è il· principio primo ed assoluto di ogni
conoscenza obbiettiva, come pure la liberti e la missione morale sono
il primo principio di ogni conoscenza soggettiva; sicché ogni altra co-
noscenza deve essere fondata per mezzo di esso ed esso non può essere
assolutamente determinato da altro, perché al di là di esso non c'è
nulla 11. Pretendere dunque di far risalire l'ordine morale a Dio come
supremo essere equivale a negare l'assolutezza della liberti riconducen-
dola ad un essere che la determina.
Tuttavia la polemica religiosa influisce sensibilmente sull'ultimo pe-
riodo della speculazione di Fichte, nel senso che mentre per l'innanzi
egli aveva ancorato la sua indagine all'infinito come compito della li-
berti, evitando in ogni modo di farne un oggetto, un dato assoluto,
nell'ultimo periodo si sforza di dare un fondamento allo stesso assoluto
della liberti; mentre dapprima la ricerca si svolge all'interno del mondo
del sapere con la costruzione della dottrina della scienza, piu tardi Fichte
tenta di dare un fondamento reale alla stessa verità dcl sapere, postu-
lando un essere del sapere; e il continuo tender della volontà verso mete
sempre nuove, verso una realizzazione destinata a non essere mai com-
piuta, mette capo, in fine, e trova spiegazione in una realtà assoluta
veramente perfetta e compiuta. Se il primo periodo dcl pensiero di
Fichte ha una chiara impronta morale, il secondo ne ha una schietta-
mente religiosa, in quanto esso culmina nel riconoscimento dcli' esi-
stenza dell'uno, fuori dcl quale nulla assolutamente esiste: « nel sol-

Baruch_in_libris
IL PRIMO TRENTENNIO nE1.1.'orror:ENTO CAP. I

levarsi al di sopra di ogni sapere, scrive Fichte, sino al puro ~micro


dell'essere assoluto e dell'accidentalità dcl sapere di fronte ad esm, è
il punto piu alto della dottrina della scienza»; da <1uesta prospettiva
religiosa deriva una sv:1lutazione radkale dcl mondo sensibile, il <JUale,
commisurato con l'assoluto essere, << è addirittura nulla »: «dalla pol-
vere che un vrnto solleva fino alle guerre catastrofirhe di intere na-
zioni, <1uando in queste il principio che le muove non sia un elemento
sovrasensibile, è tutto lo stes~o nulla, la stessa materia informe che
esiste solo affinché il corKctto sovrasensibile vi imprima la propria im-
pronta 11. Anche lo sviluppo della storia dell'umanit~ il cui scopo è
« di conformarsi liberamente alla ragione 11 e che si muove fra gli
estremi di un'età in cui la ragione è ancora istintiva ed incosciente da
un lato ed un'età in cui il dominio della ragione è liberamente affer-
mato dall'altro, è visto da Fichte come lo sviluppo del sapere che in
ultimo mette capo a Dio; lo svolgimento delle epoche storiche che
coincide con il graduale dispiegarsi del dominio della ragione dapprima
nel governo dell'istinto, poi nel governo dell'autorità, quindi nella ri-
volta contro l'autorità, poi nell'affermarsi della moralità (è appunto
questo svolgimento che consente a Fichte di valutare la sua età come
quella che avendo superato il governo dell'istinto, è ancora legata al-
l'intellettualismo ed all'individualismo), pur avendo in se stesso un
proprio significato, ne attinge uno compiuto come immagine di quel-
l'infinito uno, al di fuori del quale tutto è nulla.

Baruch_in_libris
CAP ITOl.O Il

Il 1>rimo trentennio dell'Ottocento


B) F. G. SCllELLING

1. Schelling: il distacco da 1''ichte.


Il filosofo che, nell'insieme, si può considerare piu vicino allo spi-
rito del romanticismo, specialmente per I' importanza attribuita alla
comprensione della natura e dell'arte, è Federico Guglielmo Schelling.
Nato nel Wiirttemherg nel 1775 studia teologia a Tubinga ove stringe
amicizia con Holderlin e con Hegd; si clcclica lluindi agli studi filo-
sofici e k·gge con impegno Kant, Fichte e Spinoza. L'autore al quale
si richiama nei primi scritti è Fichtc; al ripensamento della sua dot·
trina è appunto dedicato L'io come principio della filosofia, del '95.
A Lipsia, dove si reca come precettore privato, ha modo di ac~ostarsi
agli studi scientifici; nelle Idee di una filosofia della natura dcl '97 dà
per la prima volta espressione al suo interesse per la compremione filo-
sofica della realtà naturale differenziando il suo pensiero da qudlo
di Fichte. Il periodo piu fecondo della sua riAessione coincide con gli
anni che vanno dal 1798 al 1803, durante i qu:ili insegna all'università
di Jena; chiamatovi per l'appoggio di Goethe, collabora attivamente con
il gruppo romantico dei fratelli Schlegel e di Novalis, in un'intensa
attività di dibattiti letterari, scientifici e filosofici; è di questo periodo
una delle opere piu importanti di Schelling, il Sistema dell'idealismo
trascendentale (1800); nel periodo jenese si colloca anche la pubblica-
zione della rivista Giornale critico della filosofia che raccoglie nel 1801-802
scritti di Schelling e di Hegel e del dialogo Bruno o il principio natu-
rale e divino delle co.re. Durante i tre anni (1803 1806) d'insegnamento
trascorsi a Wiirzburg l'interesse di Schelling si volge al problema re-

2J
Baruch_in_libris
IL PRIMO TRENTENNIO DELL'OTI'OCENTO CAP. Il

ligioso, che lo occupa anche quando, trasferitosi a Monaco, si dà allo


studio dei mistici; lo scritto che meglio testimonia la nuova direzione
del suo pensiero sono le Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà
umana del 1809. Segue un lungo periodo di isolamento e di silenzio,
durante il quale compie la sua marcia trionfale in Germania la dot-
trina di Hegel; Schelling. sopravvive ad Hegel di oltre un ventennio;
muore infatti nel 1854, dopo avere capitanato nell'università di Berlino,
dal '41 al '47, la generale reazione contro le dottrine hegeliane; ma il
contenuto delle riflessioni di questi anni, ispirate ad un indirizzo di
filosofia che Schelling chiama positivo, fu pubblicato solo postumo nella
Filosofia della mitologia e nella Filqsofia della rivelazione. Se per que-
st'ultimo periodo il pensiero di Schelling si colloca al di fuori dell'età
che qui consideriamo, esso ne costituisce invece un momento saliente
e tipico per la parte centrale del suo sviluppo.
Nella dottrina di Fichte non trova posto un'autonoma filosofia della
natura in quanto nell'idealismo pratico la natura ha soltanto una fun-
zione negativa, come limite che consente alla libertà ed all'io di espli-
carsi; la natura non è per Fichte che lo strumento, sia pur necessario,
dell'attività morale; essa è pertanto il non-io, di fronte all'io. Anche
Schelling, nei primi suoi scritti, ritiene che il concetto di libertà sia
il principio di ogni filosofia e che il passaggio da una considerazione
empirica a quella piu propriamente filosofica delle cose sia dato dalla
capacità di rendere I' io indipendente dal dato empirico e di intendere
che il riconoscimento del dato ha il suo fondamento nell'attività origi-
naria; Schelling condivide anche la convinzione di Fichte secondo la
quale è impossibile ogni oggettivazione dell' attività originaria, ogni
riduzione dell'atto ad oggetto e quindi la risoluzione del principio
della libertà nei limiti della conoscenza: « la vera filosofia, scrive, può
cominciare solo con azioni libere; il primo postulato di ogni filosofia
di operare liberamente su se stessa è tanto necessario quanto il primo
postulato della geometria per cui si traccia una linea retta; e il filosofo
non dovrebbe dimostrare la libertà piu di quanto il geometra dimostra
la linea». La dottrina di Spinoza che suscita fin dall'inizio l'entusiasmo
di Schelling non viene tanto da lui considerata, ora, come la dottrina
dell'essere assoluto in cui si risolve ogni iniziativa ed attività, quanto
piuttosto come quella comprensione dell'essere alla cui radice sta l'amore

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