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Vittorio Alfieri

Vittorio Alfieri è un importante rappresentante dell'Illuminismo italiano, anticipando il Romanticismo con il suo animo tormentato e individualista. Critico nei confronti della formazione accademica e del razionalismo, valorizza la poesia come mezzo catartico e affronta tematiche legate alla tirannide e alla ricerca della libertà. La sua opera riflette un forte sentire e una lotta interiore, pur senza fornire soluzioni chiare per combattere il tiranno.

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Vittorio Alfieri

Vittorio Alfieri è un importante rappresentante dell'Illuminismo italiano, anticipando il Romanticismo con il suo animo tormentato e individualista. Critico nei confronti della formazione accademica e del razionalismo, valorizza la poesia come mezzo catartico e affronta tematiche legate alla tirannide e alla ricerca della libertà. La sua opera riflette un forte sentire e una lotta interiore, pur senza fornire soluzioni chiare per combattere il tiranno.

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VITTORIO ALFIERI

E’ il terzo (ed ultimo) rappresentante dell'Illuminismo letterario italiano, anticipatore di un


gusto preromantico poiché, tra i tre rappresentanti, è quello con l’animo più tormentato,
tumultuoso; anticipa emozioni tipiche del periodo successivo, il Romanticismo.
Era irrequieto,fortemente solipsistico ed individualistico.
Nei “Sepolcri” quando Foscolo parla della Chiesa di Santa Croce scrive che a visitare le
tombe di questi personaggi ci andava anche “l’altero Alfieri”: l’aggettivo “altero” deriva dal
fatto che fosse solipsistico, non amava la compagnia conscio della sua superiorità.
Viene collocato nell’Illuminismo ma, a differenza degli altri, è molto in contrasto su alcuni
aspetti tipicamente illuministici: accettava la propensione alla libertà, ma la fiducia nel
progresso, nelle scienze e l’ottimismo non gli appartenevano.
É uno di quegli autori dimidiati che segnano il passaggio da una fase all'altra .
“Volli, sempre volli, fortissimamente volli” frase di Alfieri che sottolinea la sua forza di
volontà.
Criticherà molto la formazione all’accademia militare perché non adatta ad uno spirito libero
come lui.
Viaggiò molto e le sue mete preferite erano le città del nord Europa in cui trovava una
consonanza con la tumultuosità della sua interiorità; questa caratteristica di rispecchiarsi in
mari tempestosi, città del nord è tipica del Romanticismo.
Nella sua biografia racconta la sovrapposizione tra la natura (il mare del Nord) e la sua
interiorità.
Era un animo irrequieto sempre alla ricerca di qualcosa che forse mai riuscirà a trovare.
Ritiene la poesia abbia valore catartico e che riesca, in qualche modo, a far emergere il forte
sentire che è in ogni essere umano; tale definizione di “forte sentire”, lo fa classificare tra i
romantici.
Non ha fiducia nel razionalismo perché questo soffoca il forte sentire e preferisce dismisura
ed eccesso, infatti, il protagonista per eccellenza della sua produzione tragica, è il tiranno
analizzata come figura dispotica sottolineando che comunque è anche una figura eroica
perché riesce ad accentrare i poteri nelle sue mani [Pisistrato].
In alcune opere Alfieri dirà come combattere il tiranno.
Non accetta la religione, ma solo il deismo.
Per quel che riguarda l’uomo che cerca di tendere all’infinito, ancora una volta anticipa
caratteristiche romantiche.
Leopardi è anticipatore in Italia di una serie di concetti europei.
Alfieri mostra come combattere il tiranno senza fornire però alternative.
Alfieri, come il tiranno, è un titano perché anche lui lotterà per la libertà senza mai vincere
questa guerra poichè non sa cos’è e non lo sa perché è nel passaggio di mezzo quindi non
ha certezze su cui potersi basare.
[APPROFONDIMENTO SU UNA TRAGEDIA TRA FILIPPO, MIRRA E SAUL].
Nell’opera sulla tirannide il tiranno viene descritto come Catilina descrive Sallustio, quindi,
votato al male ma intelligente.
Nel “Del principe e delle lettere” viene fuori il concetto di forte sentire.
Plinio scrisse il panegirico quando ottenne il consolato.
Alfieri finse di aver trovato una versione diversa del panegirico proponendo come valori da
seguire i valori repubblicani quindi il sovrano deve essere illuminato.
“Della virtù sconosciuta” è importante perché fa trasparire l’umanità di Alfieri.
Nella fase finale viene fuori tutta quella infelicità connaturata all’essere umano.
Si rifà a Seneca il quale, oltre a portare lo stoicismo a Roma, ha cambiato il teatro definito
orroroso perché voleva proporre uno specchio della realtà del periodo Neroniano.
Alfieri rispetta le unità di luogo, tempo e azione aristoteliche. Unità fatte perché quando lo
spettatore andava a teatro, differentemente dalle commedie che potevano essere anche
contorte, le tragedie dovevano essere lineari poiché la finalità era la catarsi: lo spettatore
doveva identificarsi con ciò che era rappresentato sulla scena e sentirsi purificato.
"Misogallo" esprime odio contro la rivoluzione francese considerata fallimentare.

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