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Ugo Foscolo

Il documento analizza la vita e l'opera di Ugo Foscolo, evidenziando il suo legame con il Neoclassicismo e il Romanticismo, nonché il conflitto tra intellettuale e società. Foscolo, nato a Zante, si confronta con le sue esperienze di esilio e delusione politica, esprimendo queste tematiche nelle sue opere, tra cui 'Le ultime lettere di Jacopo Ortis'. La sua produzione poetica, che include odi e sonetti, riflette un'evoluzione verso il Romanticismo, affrontando la bellezza, l'esilio e la morte.

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Ugo Foscolo

Il documento analizza la vita e l'opera di Ugo Foscolo, evidenziando il suo legame con il Neoclassicismo e il Romanticismo, nonché il conflitto tra intellettuale e società. Foscolo, nato a Zante, si confronta con le sue esperienze di esilio e delusione politica, esprimendo queste tematiche nelle sue opere, tra cui 'Le ultime lettere di Jacopo Ortis'. La sua produzione poetica, che include odi e sonetti, riflette un'evoluzione verso il Romanticismo, affrontando la bellezza, l'esilio e la morte.

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UGO FOSCOLO

Il Neoclassicismo winckelmanniano trova risposta nel reo tempo come lo definisce Foscolo.
Foscolo ne “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” parlerà del discidium tra intellettuale e società
in epoca romantica.
Il vero nome di Foscolo era Niccolò, nacque nel 1778 a Zante (Zacinto), isola della Grecia
sentita da Foscolo in maniera passionale come sua magna mater che gli ha consentito, in
maniera importante di sentirsi, Greco e Foscolo ciò lo ricorda sempre in quanto la Grecia è
la culla del sapere occidentale.
Visse poco a Zante perché per ragioni di studio andò a Spalato, in Dalmazia, e per ragioni
economiche perché il padre medico morì e, quidni, con la madre, Diamantina Spathis, si
trasferì a Venezia dove c’era tutta la famiglia del padre.
Venezia era molto chiusa nella sua realtà perché cercava di difendere la sua posizione
dettata anche da una posizione geografica.
Foscolo era stato educato alla democrazia e comincia quindi a scontrarsi con la realtà
circoscritta ed oligarchica della Repubblica di Venezia. Si fa notare a Venezia per i suoi
slanci, ma ciò gli crea problemi e quindi si rifugia sui Colli Euganei (come Jacopo Ortis) e,
mentre si trova lì, le armate napoleoniche avanzano dal Nord; Foscolo vede nella discesa di
Napoleone una forma di riscatto e scrive “Ode a Bonaparte liberatore” in cui esalta
Napoleone come fautore della libertà.
Cambia la situazione politica a Venezia, si diffonde una maggiore mentalità democratica e
Foscolo vi torna.
Napoleone firma il Trattato di Campoformio e agli occhi di Foscolo passa da essere
liberatore ad oppressore poiché cede Venezia all’Austria e audio il poeta si sente tradito; tale
tradimento crea un trauma in Foscolo che decide di allontanarsi da Venezia per andare a
Milano dove conosce una serie di intellettuali come Parini e vari della rivoluzione
napoletana.
Dopo la vittoria di Marengo con cui Napoleone riconquista l’Italia, Foscolo si arruola (ciò
sottolinea la sua partecipazione politica).
A Milano si innamora di Isabella Roncioni e Antonietta Fagnani Arese.
Segue la spedizione napoleonica in Inghilterra poi torna a Venezia per vedere la madre e qui
incontra Ippolito Pindemonte, importante perché nel frattempo era stato proclamato l’editto di
Saint Claud; tale incontro offre lo spunto per la scrittura “Dei sepolcri”.
Gli viene offerta la cattedra di eloquenza all'Università di Pavia, ma gli fu soppressa dopo
poco per ragioni politiche.
Il suo carattere era molto fiero,infatti, nella tragedia “Ajace”, Ajace tiranno sarebbe
Napoleone.
Si ritira poi a Firenze dove vive sulla collina di Bellosguardo dove comporrà “Le Grazie”.
Dopo la sconfitta di Waterloo gli viene offerta la direzione della rivista “La biblioteca italiana”
ma Foscolo rifiutò decidendo di andare in esilio prima in Svizzera e poi a Londra dove morì
in un villaggio in estrema povertà.
I suoi resti furono traslati nella chiesa di Santa Croce
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LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
Oggi la critica lo ritiene il primo testo romantico anticipando di gran lunga il romantico
italiano.
Testo rivoluzionario per l’epoca perché propone tematiche lontane dall’Italia ma più vicine ad
esperienze europee, infatti, si ispira a “I dolori del giovane Werther" di Goethe e “La nuova
Eloisa” di Rousseau.
Nel Romanticismo ci sarà una donna, Madame de Stael, che scriverà una lettera agli
intellettuali italiani rimproverandogli di essere chiusi, gelosi della propria cultura, non
aprendosi mai al confronto con altre realtà, ma Foscolo già lo aveva fatto molto prima e ciò
sottolinea la sua grandezza.
La risposta degli intellettuali romantici italiani è che non erano in grado di leggere in altre
lingue, la donna risponde dicendo che esistono le traduzioni.
L’Ortis è stato scritto in due momenti: lo inizia un giovane Foscolo poi resta interrotto per
questioni belliche, solo che lo stampatore, affidandolo all'intellettuale Angelo Sasori, disse
di ultimare l’opera sulla base degli appunti di Foscolo il quale però la rielabora e poi la
pubblicò.
È un romanzo epistolare, infatti, la sua trama si snoda attraverso un carteggio con l’amico
Lorenzo Alderani e poche sono quelle in risposta, prima novità nella letteratura italiana.
Si rifà al Werther proponendo in maniera molto evidente il conflitto tra intellettuale e società,
un conflitto che in Germania e già ampiamente diffuso, Goethe rappresenta questo conflitto
(dettato soprattutto da un mancato ruolo politico dell’ intellettuale nella società) attraverso
un’impossibile storia d’amore. Nell’Ortis, Foscolo, prende spunto ma non fa lo stesso
paragone, parla di due delusioni, una politica ed una di amore, quindi, ciò che li confluiva in
un’unica storia, ora diventa una duplice delusione.
Jacopo é il protagonista, è un giovane Foscolo e ciò fino all’epilogo. Jacopo è un giovane
patriota (come Foscolo) che, a seguito del trattato di Campoformio, vivendo una profonda
delusione politica, si rifugia sui colli Euganei dove incontra una donna di nome Teresa di cui
si innamora, ma è un amore impossibile in quanto Teresa è già promessa ad un altro uomo,
Odoardo, antitesi di Jacopo, quindi una persona volgare, mediocre.
La situazione non si può risolvere e quindi subentra una disperazione di carattere emotivo
che fa acuire quella politica e allora Jacopo decide di iniziare un viaggio: in primis va a
Firenze andando a Santa Croce (anticipazione di cosa dirà nei Sepolcri), poi a Milano dove
incontra Parini, a Ventimiglia (zona di confine con la Francia) dove medita sul significato
della storia giungendo alla conclusione che è inevitabile il trionfo della natura felina
dell’uomo.
Gli viene comunicato poi il matrimonio di Teresa e decide di ritornare nel veneto a salutare la
madre ormai anziana e di salutare Teresa per un’ultima volta poiché poi si uccidera, quindi, il
suicidio è visto, secondo lettura critica, non come un atto di debolezza, anzi quasi qualcosa
di stoico (come quello di Catone) perché è l’unica soluzione ad una situazione troppo più
grande di lui.
Differenza sostanziale col Werther è che la sua posizione è chiara: il suo dramma è non
identificarsi in un ruolo della società che ha declassato il ruolo dell’ intellettuale, ma egli ha
comunque una patria mentre Jacopo vive una dramma diverso perché non vive il dramma
del mancato ruolo nella società, ma quello della mancanza della patria.
Per avere ciò che in Europa accade adesso, in Italia, bisogna aspettare il Decadentismo
Il testo è come se fosse un lungo monologo attraverso una serie di meditazione.
Caratteristici sono i voli pindarici.
Insieme con Ortis muore il giovane Foscolo.
Foscolo si identifica con Didimo Chierico a fine produzione.
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La produzione successiva a “Le ultime lettere di Jacopo Ortis" è costituita dalla due odi (che
si ascrivono nella produzione neoclassica) e i sonetti (ascrivibili nella produzione romantica).
Le due odi sono a “Lugia Pallavicina caduta da cavallo” e “All’amica risanata”.
Con Foscolo vi è un’originalizzazione del concetto di bellezza che avrà una ricaduta sulla
sua produzione.
In tutte e due le odi si vagheggia la bellezza femminile, nella prima con atteggiamento
galante nei confronti di Luigia che, dopo l’incidente, piano piano si rimette e torna a
splendere di bellezza; tale vagheggiamento determina in Foscolo serenità.
Nella seconda ode dedicata ad Antonietta Fagnani Arese, donna guarita da una malattia.
All’interno di tale ode vi è della bellezza di Antonietta tramite divinità greche. Questa ode ha
effetto catartico: riesce a elevare l’animo del poeta che considera la bellezza della donna
come strumento di miglioramento.

ODE ALL’AMICA RISANATA


Ode giocata tra la poesia arcadica e neoclassica: alla poesia arcadica riportano la metrica e
il fatto che sia una poesia d’occasione (in questo trae spunto dalla guarigione della donna)
mentre alla poesia neoclassica riportano il tono aulico e i costanti riferimenti alla cultura
greca (termini grecizzanti, latinismi, concetti del mondo greco-latino) con climax con il
concetto di evemerismo: la bellezza della donna è accostabile alla bellezza di divinità greche
rifacendosi alla dottrina fondata appunto da Evemero da Messina secondo cui i dei non sono
nati immortali o con poteri, ma erano semplici uomini e donne nati con particolari virtutes e
quindi deificati dai loro contemporanei.
La bellezza divina scende in lei abbassandosi alla quotidianità—->l'idealità si abbassa alla
quotidianità.
La bellezza col tempo viene meno e quindi, Foscolo, attribuisce alla poesia il compito di
rendere eterna la bellezza della donna anticipando un concetto presente nella chiusa “Dei
sepolcri” dicendo che le tombe sono caduche e quindi tranquillizza i lettori dicendo che a
ricordare le cose del passato è la poesia facendo l’esempio di Troia.
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Discorso diverso per i sonetti poiché costruiscono la prima produzione romantica in poesia di
Foscolo.
12 sonetti, i 3 importanti “Alla sera”, “A Zacinto” e “In morte di fratello Giovanni”.
Sono più vicini alla materia romantica ed autobiografica e sono spesso un omaggio a
Petrarca nel senso che l’autore, nello scrivere tali sonetti, ha come punto di riferimento
Petrarca, creatore del sonetto perfetto (sonetto in cui aspetto metrico, sintattico e tematico
coincidono chiudendosi nel rispetto dello schematismo del sonetto).
Tematiche: parla del reo tempo, dell’esilio, dell’illacrimata sepoltura, del valore della poesia.

“ALLA SERA”
Sonetto perfetto nel quale la prima parte è più statica poiché descrittiva, mentre le due
terzine più dinamiche .
Ha come tematica centrale la sera, la quale rappresenta quel momento in cui, facendo un
consulto di tutta la giornata, all’autore viene in mente il nulla eterno, quindi, la morte; una
morte molto cara a Foscolo infatti scrive “a me sì cara vieni” poiché in questo contesto la
morte ha valore liberatorio in cui si cancellano conflitti e sofferenze date,come dice
all’11esimo verso, dal reo tempo, vivere il tempo iniquo che determina nell’autore tormento
ed irrequietezza in qualche modo rasserenato dal sopraggiungere della morte .
Concezione nichilistica della morte.

“IN MORTE DI FRATELLO GIOVANNI”


In questo sonetto l’autore affronta le tematiche dell’esilio e della morte.
PRIMA QUARTINA
Primo distico dedicato all’esilio, il secondo alla morte.
Tema dell’esilio molto sentito da Foscolo poiché indica l'allontanamento dalla patria, ma
porta in sé quello che è lo sradicamento dalla terra natia, si allontana da dove si nasce.
Viene fuori quindi, dal ritratto di Foscolo di sé, di un eroe infelice, così come visto nell’Ortis.
Parla poi della morte prematura del fratello e di questa tomba sinonimo di una morte
Foscolo scrive che se mai dovesse fermare il suo esilio, il fratello lo vedrà seduto sulla sua
tomba (vv 1-3)
“Gemendo” v3 vuol dire “piangendo”—-> Foscolo non può piangere il fratello perché è in
esilio.
La morte qui viene considerata una tomba lacrimata che però non può essere lacrimata dal
poeta poiché in esilio.

SECONDA QUARTINA
“La madre” v5, sarà il collante tra i due figli lontani, una madre che, trascinando i suoi giorni,
parla di Foscolo con suo fratello morto.
V7 “ma” introduce una forte avversativa.
V7 “mani deluse” perché montate.
V8 “miei tetti” metonimia per indicare la patria.

TERZINE
Nella terzina continua a parlare dell’esilio come aveva fatto nel secondo distico della
seconda quartina.
V9 “avversi numi” indica che si sente un novello Ulisse poichè come questo vive lontano
dalla patria e ha gli dei avversi.
Vv 9-10 “secrete cure” tormenti. Latinismo.
V11 la morte è sì sinonimo di quiete come nell’altro sonetto, ma qui la concezione è diversa:
lì il nihil, qui la lacrimata sepoltura.
Nella seconda terzina prega che gli stranieri restituiscono le sue ossa alla magna mater così
la sua potrà essere una sepoltura lacrimata che fa sì che si abbiano congiungimenti post
mortem e quindi la vita eterna nel ricordo di chi andrà a compiangersi nella tomba.

A ZACINTO
Sonetto in cui si anticipano una serie di tematiche che si trovano nell’opus maximum.
Dedicato all’isola materna (oggi Zante) chiamandola col nome antico.
Il recupero degli autori dei nomi antichi di paesi o città rappresenta il recupero di una verità
atavica, essenziale, “nomina sunt essentia rerum”.
Si è ancora in una dimensione tardo illuministica, non romanticista, il concetto della nazione,
dell’origo é qualcosa di totalmente romantico che viene anticipato da Foscolo, molto incline
al Romanticismo.

Inizio molto vago


V1 "Né più mai” è il numquam latino
Isola circondata dall’acqua, la quale ha una funzione catartica perché purifica. Un altro
significato dell’acqua è la fecondità: da bambini si è nel liquidò amniotico, per far sbocciare
un fiore lo si innaffia con l’acqua.
V1 “Sacre Sponde" sono le terre; sull’aggettivo “Sacre” il critico Russo dice che è una
sacralità dualistica: da una parte sacralità per la nascita di Venere dalla spuma, ma per
Foscolo la sacralità è anche dovuta al fatto che quella sia la sua terra, che lì ci siano i suoi
Lari, le sue radici, la sua origine.
V2 “giacque” reminiscenza lucreziana: Lucrezio quando parla di nascita nel “De rerum” parla
di un bambino che giace nudo sulla terra perché questa viene considerata la magna mater;
Foscolo riprende il concetto dimostrando e che conosce Lucrezio e che condivide con lui
l’idea di un bambino che nasce dalla terra di origine e,infatti, subito dopo dice “Zacinto mia”
(v3) e chiamare qualcosa per nome sottolinea il legame emotivo rafforzato ulteriormente
dall’aggettivo possessivo “mia”.
V1 "sponde" primo termine che riconduce all’acqua, “onde” (v3) il secondo e “mar” (v4) il
terzo.
Venere non solo dea della bellezza, ma anche della fecondità (Foscolo così la interpreta)
stando all’Inno a Venere di Lucrezio.
Fecondità Venere v5: “fea quelle isole feconde “
“non tacque” v6, litote per dire che parlò.
V7 “limpide nubi” richiama la primavera e quindi la rinascita.
V8 il famoso verso di Omero dove parlò delle acque (intese come peregrinazioni per quelle
di Ulisse) fatali (per il fato).
Le due quartine e la prima terzina sono circolari: si aprono con l’esilio e si chiudono con
l’esilio, tuttavia vi è un cambiamento di significato: si apre con l’esilio di Foscolo, esule
romantico che però non tornerà mai (due quartine), nella terza parla dell’esilio di Ulisse,
esule classico, che però tornerà.
V9 “diverso esiglio”: “diverso” deriva dal latino e vuol dire in diverse direzioni, errabondo.
V11 “ o materna mia terra” indica forte appartenenza.
V12 “il fato” riprende le acque fatali perché tutto voluto dal fato;
V14 “sepoltura illacrimata” vuol dire che è senz'acqua e quindi senza vita. Se la sepoltura è
lacrimata, quindi con acqua, la vita continua post mortem ed è ciò che dirà dal v22 “Dei
Sepolcri”.
Lettura fatta dal critico Pagnini che tra l’altro sottolinea che il sonetto non è perfetto poiché
parlando della sua vita la tortuosità sintattica coincide con il peregrinare dell’esule; tortuosità
fino alla prima terzina dove parla dell’esilio, mentre nella seconda terzina dove c’è la
consapevolezza che morirà senza sepoltura lacrimata é lineare.
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DEI SEPOLCRI
Questo è sicuramente il suo opus maximum e già dal titolo si deduce il gusto trenodico che
emerge da quest’opera. Dopo l’editto di Saint Cloud, con il quale è imposta una sepoltura
collettiva al di fuori delle città, segue la visione nichilistica dettata dall’Illuminismo. Ippolito
Pindemonte scrisse “I cimiteri” andando contro l’editto data la sua credenza in una vita post
mortem, ma fu un’opera che non completò dopo che Foscolo scrisse “Dei sepolcri”. Il testo si
apre con una tesi nichilistica, sostenuta fino al v.22 in cui è presente l’avversativa “ma”, dalla
quale ritratterà ciò che aveva detto precedentemente. Testo composto da 295 endecasillabi
sciolti, è un’epistula poetica a Ippolito, del quale Foscolo era amico. Dopo i primi 22 versi sul
nichilismo, che era stato riscontrato in “Alla sera” e quasi superato con i testi successivi (“In
morte del fratello Giovanni” e “A Zacinto”) ora è completamente superato perché rispetto al
nulla eterno suggerisce l’illusione, quindi non esclude la possibilità di vivere dopo la morte
del corpo. Vuole dimostrare che era possibile cambiare idea e, seguendo le tesi romantiche,
la tomba è un simbolo d’affetto personale nonché centro di valori civili in quanto un uomo
ormai morto può diventare un esempio. La tomba assume quindi un valore politico (visitare
una tomba di un grande è un’azione politica) ma è caduca, a salvarla è la poesia come
aveva detto nella seconda ode, infatti, la poesia ha una forza eternatrice. Come disse
all’abate Guillon, Foscolo afferma che il testo non è solo una poesia cimiteriale, anzi, grazie
all’aspetto trenodico, rende civile la poesia. Dei sepolcri sono divisi in parti a seconda dei
concetti e i passaggi tra questi sono modulati da voli pindarici, in maniera brusca. Per questi
passaggi il critico Giordani lo definì “fumoso enigma”. Tono e linguaggio variano seguendo
la legge della convenientia, lessico alto e omerico. Asse spaziale e temporale con grande
prospettiva, luoghi aperti e chiusi che segnano un gran dinamismo.
PARAFRASARE vv. 1- primo emistichio 33; vv.51-56; vv.151-152
Definito carme, il testo inizia con una citazione dalle legge delle XII tavole. I mani erano gli
dei dei defunti. I 22 versi nichilistici partono con domande retoriche. I cipressi hanno
significato sepolcrale per le sue radici. Alla domanda iniziale risponde no perché con la
morte non si godrà più di niente, infatti le ore dopo non hanno futuro, desiderio, le muse non
potranno ispirarlo e non potrà poetare più.
v.16 riprende il mito della fuga degli dei dall’olimpo, dove resta solo Speme. In questo caso,
ovvero quello della tomba, anche Speme andrà via (la speranza è l’ultima a morire).
Dicendo che il tempo distrugge tutto si giunge al v.22, la fine della tesi nichilistica, infatti al
v.23 c’è il “ma” e riformula il suo pensiero. Perché l’uomo non può illudersi di restare al limite
dell’aldilà? Questa è la domanda che si pone il poeta, aggiungendo che questo è possibile
attraverso il ricordo dei cari, infatti se ricordato, il defunto non sarà morto del tutto. Isabell
Allende, quando scrive un testo alla figlia morta, dice che non c’è separazione definitiva se
c’è ricordo. Nell’uomo c’è una dote celeste che permette di ricordare, così dissero Marsilio
Ficino e Giovanni Pico Della Mirandola. Le parti in cui si divide il testo sono 4 (1-90; 91-150;
151-212; 213-295)
La prima sezione la si divide in ulteriori due parti:1-22 visione nichilistica e 23-90 valore
affettivo, in particolare dal v.51 in cui cita Parini e l’editto proprio perché secondo questo il
poeta è sepolto in una tomba comune. Dal v.75 si trovano tratti di bravura ossianica nel
trattare la tomba. Al v. 82 cita l’upupa, parola cacofonica contenente ripetizione della “u”
perfetta in una narrazione trenodica anche se in realtà l’upupa è un uccello carino simile al
pettirosso. Dal v.91 al v.150 tratta la funzione civile delle tombe attraverso gli esempi di 4
civiltà, presentate secondo una struttura chiastica, e del modo in cui usufruivano delle
tombe. Sono rispettivamente: medioevo (esempio negativo); classico (esempio positivo);
inglese (esempio positivo); bello italo regno (esempio negativo). Nel Medioevo c’era
contemptus mundi e il memento, paura e terrore della morte, infatti le madri tendevano le
braccia ai loro lattanti come dice Foscolo al v.110. Inizia a trattare l’età classica con
l’avversativa al v.114 introducendo i Campi Elisi. In questa cita venti primaverili,
simboleggianti rinascita, vasi chiamati lacrimatoi, nei quali venivano conservate le lacrime,
colori accesi e fragranze. Dal v.130 passa all’Inghilterra, la quale aveva tombe visitabili, non
solo per i propri parenti, ma anche le tombe dei grandi potevano essere visitate. Infine al
v.137 inserisce l’ultimo esempio, l’Italia, dove ci sono monumenti e cippi, che non parlano
perché si è interessati allo sfarzo. Dal v.151 tratta le tombe dei grandi, infatti si va nella
chiesa di Santa Croce e cita nell’ordine: Machiavelli, Michelangelo, Galileo, Dante, Petrarca
e l’austero Alfieri. INDAGINE SUL PERCHÈ DANTE È DEFINITO “GHIBELLIN
FUGGIASCO”.
V 10 spirto —> pneuma, elemento vitale
V 28 cure —> preoccupazione
Da V 76 a V 81 termini ossianici: mozzo capo; patibolo; macerie; bronchi; derelitta cagna;
famelica ululando; Luna
Da V 114 a V 129 (sezione sull’esempio dell’età classica) ci sono termini che richiamano
all’acqua, simbolo di purezza,e alla primavera, simbolo di rinascita e sono: vasi, lagrime
votive, fontane, acque lustrali, amaranti, viole, fragranza
V 140 Orco—> morte
V 145 desidera una morte che lo conduca alla pace e gli dia ristoro lasciando in eredità alla
famiglia e agli amici la propria poesia
V 151-152 usa “forte”, perché sia l’uomo sia la toba devono essere forti affinché le tombe
possano parlare e rendere esempi i loro versi.
V188 dice che Alfieri andava presso queste tombe ad ispirarsi
V194 “l’austero” fa riferimento al carattere schivo di Alfieri
V196-197 Alfieri va inizialmente ad ascoltare i grandi, poi anche la sua tomba entra a far
parte dei grandi
Fino al v212 questa parte, da 213 fino alla fine versi più epici perché dedicato al valore
eternante della poesia; la poesia rende eterna non solo i vincitori, ma anche i vinti, gli
sconfitti che offrono una lezione che non va dimenticata.
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LE GRAZIE
“Le Grazie” considerate un capolavoro. Gioca a suo svantaggio il fatto che l’opera sia
incompiuta. Foscolo vi lavorò a più riprese durante il soggiorno felice e tranquillo nella villa di
BelloSguardo dove limò questo testo spiegato nel saggio auto esplicativo “Dissertazione di
un antico inno alle grazie” dove Fa riferimento ad alcuni brani dell’opera spiegandone il
significato.
L’innografia é una caratteristica tipica del mondo greco.
Foscolo scrive 3 inni:
●​ A Venere, definita dea della bella natura
●​ a Vesta, dea della grazie, definita “la custode del fuoco (piur) che anima i cuori
gentili”;
●​ A Pallade, dea delle arti consolatrici e maestra degli ingegni.

Le grazie sono divinità intermedie come il daimon socratico, fungono da trade union tra cielo
e terra. Esse hanno il compito di suscitare negli uomini i sentimenti più puri ed elevati
cercando di allontanarli da quella ferinità, bestialità.
Questa bellezza deve civilizzare gli uomini.
Il primo inno narra della nascita di Venere dicendo che prima della nascita di questa, gli
uomini vivevano allo stato bestiale, Quando nasce Venere subiscono l’incanto della bellezza
della donna e iniziano quindi a predisporsi alle arti.
Secondo inno dedicato a Vesta e ci trasporta sulle colline di Bellosguardo (zona fiorentina)
ambientandolo in Italia, dopo il primo in Grecia, poiché Foscolo riteneva l’Italia fosse la
diretta continuatrice del mondo greco, classico.
Foscolo immagina su questa collina tre donne rappresentanti musica, poesia e danza che,
con le loro arti, hanno un influsso benefico e civilizzatore.
Terzo inno ambientato sull’isola di Atlantide che è inaccessibile agli uomini e dove Pallade
si è rifugiata quando le passioni ferine degli uomini hanno scatenato delle guerre.
Atlantide rappresenta un mondo ideale, fatto di armonia. Pallade chiede ad alcune divinità
minori di tessere (attività che continua ad essere attribuita alle donne) un velo il quale deve
difendere le Grazie dalle passioni degli uomini. Su questo velo sono ricamati i sentimenti più
nobili, quindi, gli uomini, grazie a questi veli vengono civilizzati.
Nonostante sia incompiuto, è un capolavoro e si ritiene che si possa trovare “un’arcana
armoniosa melodia pittrice” : “arcana” parla delle grazie, “armonia” perché la bellezza,
“melodia” perché c’è grande melodia e “pittrice” perché riesce a creare una suggestione
plastica facendo materializzare la narrazione.
Foscolo si ispira al complesso della grazie di Antonio Canova e quindi, anche su un’opera
neoclassica, vi è la funzione civilizzatrice della bellezza.
“Dei Sepolcri” e “Le Grazie" contengono entrambi un impegno civile nonostante siano una
romantica e l’altra neoclassica.
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L’ultima parte di Foscolo vede “Notizia intorno a Didimo Chierico”. Foscolo si rivede in
questa maschera adulta che sa guardare il mondo con distacco ironico e quindi è un
Foscolo capace di domare le passioni.
Alcune tragedie tra cui “L’Aiace” che rimanda alla classicità e si parla del mondo feroce della
politica caratterizzato da violenza, mentre “Ricciarda” si ambienta nel Medioevo.
Ultimo momento di Foscolo dedicato alla filologia: scrive un approfondimento filologico sul
ricciolo di Berenice, oggetto di studio già di catullo.
Studia classici antichi (attività filologica) e italiani (attività critica).

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