Lezione 7
È una fase della storia repubblicana ancora incerta, perché le notizie sono da trattare con estrema
cautela. Ma noi lavoriamo con fonti che scrivono al massimo dal primo secolo ac. Prima di loro ci
sono state le loro fonti che noi non possediamo più, ma i più antichi scrivevano intorno agli anni
220-200 a.c.
Foedus cassianum: la caduta del cielo era la fine del mondo. Quindi cielo e terra era un modo per
dire “per sempre”. Chi poteva portare guerra nel Lazio in quel momento? Le città etrusche, e
l’ultimo era stato Porsenna. L’impero reciproco dei romani e latini è quello di non aprire le porte a
eserciti etruschi che vengano con intenzioni bellicose. È un fodeus equum, un patto stabilito sulla
parità, perché romani e latini hanno gli stessi diritti e doveri reciproci.
Intano incursioni di sabini e volsci di cui abbiamo detto: i volsci in una delle loro spedizioni annuali
occupano Terracina, e a loro poi si uniscono gli Equi, altro popolo degli interni. E nel corso del V
secolo sappiamo delle guerre di Roma solo che c’erano quelle contro i Sabini a Nord ed Equi e
Volsci a sud est. Sono sempre conflitti narrati nel tipico schema della leggenda.
486: estensione del foedus a un terzo popolo, gli Hernici. È un fatto storico importante perché
garantiva a romani e latini l’appoggio di un popolo situato tra Equi e Volsci, che quindi può rendere
difficile ai due popoli compattare le loro forze e attaccare insieme.
Altro fronte di guerra: la città di Veio. È una città etrusca, perché a nord del Tevere, ma a 20km da
Roma. È su un’altura, quindi difficilmente espugnabile. Inoltre è molto vicina a una delle vie che
legavano l’Etruria alla Campania. Stessi presupposti di Roma. È probabile, se non certo, che
l’origine remota del conflitto sia stato che i Volsci, all’inizio del V secolo, hanno occupato
Terracina, chiamata Ansour. Questo comporta che i Volsci controllano la via campana, via che gli
etruschi avevano usato per occupare fino alla Campania. Ora la via è bloccata, quindi il commercio
degli altri non c’è più. Allora ci si rivolge verso la via Salaria e verso il sale, andando verso il nord.
Ma questo fa si che Veio e Roma entrano in concorrenza, perché entrambe hanno necessità di
controllare i traffici sulla via Salaria e sul Tevere. Questo conflitto si trascinerà per un secolo, con
lunghe tregue. La fase iniziale risale al 480-477, e siamo certi che questa guerra si conclude con
una sconfitta romana, perché un episodio leggendario ce la descrive. La leggenda si può inventare
le vittorie romane, ma non le sconfitte.
La leggenda dice che nel corso della guerra la famiglia dei Fabii decide di creare un battaglione
familiare per bloccare l’avanzata del nemico: sono circa 300 e si fanno eroicamente massacrare.
Resta vivo un bambino, e da quell’unico si sviluppò la famiglia che diede ai romani personaggi
illustri. Il numero dei 300 è un numero preso da Leonida nel 480, che si sacrificarono alle Termopili
per rallentare i persiani e far organizzare la lega ellenica per vincere la guerra.
Comunque questa fase della guerra si concluse con la sconfitta romana.
Cosa accadeva a Roma città?
La società romana arcaica, fino a questo momento, non sembra aver conosciuto conflitti sociali.
Negli anni 490 iniziano. La tradizione riporta il 494, l’inizio del conflitto tra patrizi e plebei,
destinato a durare fino al 367.
- Il populus sono tutti, patres e plebs sono due gruppi che fanno parte del populus.
- Non è vero che i plebei erano i poveri. O almeno, la povertà non rendeva i plebei tali. Non
sappiamo quale sia l’origine di questa distinzione. Conta quello che possiamo dire nel
concreto all’inizio del v secolo e in parte anche dopo:
1) Sappiamo con certezza che i patrizi erano i soli che potevano fare auspici. Sono gli unici
che possono consultare gli dei su qualsiasi iniziativa che lo stato voglia prendere.
2) Solo i patrizi possono diventare magistrati, pretori o consoli, e dictator. Perché solo loro
possono trarre gli auspici.
Opinione del prof e di altri. La lotta patrizia e plebea è una lotta per accedere alle magistrature,
per condividere le responsabilità politiche di guida dello stato. Ma ci sono anche altre motivazioni
di carattere economico.
In generale, i patrimoni dei patrizi erano superiore alla ricchezza generale dei plebei. Mediamente,
ma ciò non rendeva tutti i plebei poveri.
Ma questa ricchezza maggiore faceva si che i patrizi prestassero di più il denaro. Apriamo il
problema del credito, o del debito.
In questa fase, il ricco presta soldi al povero, e la garanzia è se stessi. Il povero si mette al servizio
finchè non ripaga il debito, ma servitù e schiavitù qui è la stessa cosa. Nexum è la schiavitù per
debito, e gli schivi erano nexi, e i patrizi avevano più nexi.
È il momento in cui si moltiplicano i conflitti e le guerre fatte in tutte le direzioni. Quindi la parte di
popolo che vive il disagio sociale si sente in diritto di rivendicazioni.
494-> la plebe chiede:
- abolizione del nexum.
- una equa ripartizione del bottino
- accesso alle magistrature
Ciò che sorprende, e che trasformò in leggenda il mito, è la compattezza del pronunciamento della
plebe del 94. Ci sono molte differenze nella plebe, ma comunque restarono compatti fino alla fine
nella rivendicazione complessiva di queste istanze.
La fase della lotta si conclude nel 367, anno in cui i plebei vengono ammessi al consolato, 130 anni
dopo, dopodiché ci sarà una seconda fase, dal 367 al 287, in cui gradualmente ci sarà una fusione
tra il mondo patrizio e il mondo plebeo, tra patrizi e plebei nobili. Sono 80 anni in cui si crea una
nuova classe dirigente patrizio-plebea.
La lotta che facevano i plebei era la secessione: secedere significa ritirarsi. Uscivano dal pomerium,
sia sull’Aventino, sia sul Monte Sacro. Loro fisicamente uscivano dal confine, ma era una
spaccatura del populus, fisica, perché uscendo da Roma, la plebs non partecipava più ai comizi,
alle cerimonie pubbliche, ai riti collettivi, quindi rompeva la pax deorum. Era un atto, anche sul
piano sacrale, era un atto gravissimo. Ma c’era una conseguenza pratica, perché quando la
secessione avviene in un momento di guerra, Roma è esposta al pericolo estremo: i plebei erano
incoraggiati a lottare e i patrizi a lottare.
E infatti nel 494 il risultato dei plebei fu di eccezionale importanza: ottennero il diritto di riunirsi in
una loro assemblea, chiamata concilium plebis, assemblea della plebe. Potevano riunirsi e
prendere decisioni su tutte le questioni che riguardavano loro, e le decisioni erano i plebiscita,
ossia plebis scitum, delibera della plebe. La seconda conquista fu la possibilità di eleggere due
magistrati che rappresentassero la plebe, tribuni della plebe, attraverso il concilium plebis.
Risultano eletti a partire dal 492 solo dall’assemblea della plebe. Inizialmente sono due, poi in
poco tempo, nel 457, diventano dieci. Nella versione definitiva ogni anno se ne eleggevano 10.
Erano una magistratura particolarissima, erano rappresentati ufficiali della plebe che godevano di
particolari privilegi: sacrosanctitas -> la plebe nominò questi rappresentati attraverso un
giuramento, una legge sacrata, e attraverso una maledizione. Chi minacciava l’incolumità di un
tribuno diventava sacer, consacrato, ovvero maledetto. Questa è la sacrosanctitas, non si poteva
attentare alla sua incolumità, e chi lo faceva poteva essere ammazzato sul posto.
Come poteri, le fonti parlano di ius auxilii, i tribuni potevano aiutare i cittadini plebei messi in
difficoltà da un patrizio, come? Come voleva il tribuno. Tra i diritti del tribuno segnaliamo lo ius
intercessionis, il diritto di veto. Intercedo è porre il veto, cioè impedire l’attuazione di una
decisione pubblica di un altro magistrato. Potevano bloccare l’attività politica.
Altra magistratura peleba creata ora: aediles, gli edili. Sono magistrati che si occupano degli edifici
sacri, aedes è il tempio. Poi diventano addetti agli edifici pubblici.
In particolare all’inizio curano due edifici: il tempio di Diana, sull’Aventino, che diventa uno dei
monti della plebe. Il tempio diventa vicino alla plebe, ma nel 493 viene decisa la creazione di un
altro tempio, nella stessa zona: il tempio di Cerere, Libero e Libera. È un’altra triade, sempre con
due donne e un uomo, ma soprattutto, i plebei si fanno un tempio sull’Aventino con una triade
contrapposta a quella capitolina dei patrizi. Costruiscono nel momento di massima tensione.
Nel 470, viene precisata la modalità con cui i concilia plebis funzionano: votano per tribù. Non
conta la ricchezza, ma conta dove risiedi. È un sistema di votazione più democratico. In una fase
successiva, questo sistema verrà adottato per una nuova assemblea, quella dei comitia tributa,
terza ed ultima assemblea repubblicana. È sarà un’innovazione decisiva perché i comizi tributi
diventeranno sempre più importanti rispetto ai centuriati. Tutto parte dall’istituzione dei concilia
plebis e dalla decisione del 470.
Aspetto privato: le famiglie. La cellula della società è la familia. Non come il nostro concetto di
famiglia, ma più largo. C’era il capo famiglia, sua moglie, i suoi figli, i suoi nipoti, i suoi schiavi e lo
stesso patrimonio era parte integrante del concetto di famiglia.
Il pater familias è il capo indiscusso, e ha tutti i diritti, compreso quello di vita e di morte. Può
ammazzare il figlio, ma non lo fa nella pratica. Ci sono episodi simili, ma proprio perché le fonti ne
parlano capiamo fosse un’eccezione. Il pater familias è anche colui a cui spettano le attività di culto
nella famiglia. Più famiglie imparentate tra loro costituiscono una gens, più famiglie che
discendano da un unico capostipite. Come si distingueva una gens? Tutti portavano lo stesso
nome. Publio Valerio apparteneva alla gens valeria, e tutti portavano il nomen valerius.
All’interno di una familia ci sono i liberti, i liberti e gli schiavi.
- I liberi sono i cittadini liberi;
- Gli schiavi, nel v e nel vi secolo, in una familia, sono di solito pochi, difficilmente stranieri. Il
maggior numero erano i nexi, e poi c’erano schiavi nati all’interno di una famiglia, che si
accoppiavano con altri schiavi e generavano figli e creavano una famiglia. Era una
condizione di privazione di libertà sopportabile. Il pater poteva vendere per tre volte il
proprio figlio per bisogno di soldi, poi lo poteva riscattare.
- Uno schiavo poteva essere liberato dal proprio padrone, e diventava libero ma non
cittadino, quindi non aveva i diritti politici: è un liberto. Di solito il liberto resta legato all’ex
padrone e collaboratore come cliente. Resta tra ex padrone e liberto un vincolo: il padrone
era obbligato a rispettare il liberto, e il liberto doveva prestare dei servizi: il vincolo è
chiamato fides, fedeltà reciproca. È il principio che regola i rapporti tra i singoli e tra i
popoli. A volta i liberti diventavano clientes. Clientela è un rapporto tra cliens e patrono,
quindi non è un rapporto paritario. È un rapporto volontario, basato sulla fides reciproca, e
il patrono assicura al cliente il patrocinio, cioè la protezione, l’assistenza in caso di
necessità (di tipo economico, come prestando dei soldi senza interessi, o assistenza
giudiziaria). Questo legame tra patroni e clienti è uno strumento di coesione sociale. È una
società in cui i ricchi hanno più potere, ma da un lato le rivendicazioni della plebe, dall’altro
la diffusione della clientela, stabilisce un rapporto costante tra ceti alti e ceti bassi. Il cliente
si sente valorizzato, parte del processo decisionale, perché vota secondo le intenzioni del
proprio patrono.
Tra le rivendicazioni della plebe c’era quella di mettere le leggi per iscritto. Fino ad ora non
esiste un corpus legislativo scritto. Le leggi sono trasmesse oralmente, e questo provoca che i
giudici possono dare delle interpretazioni di queste leggi arbitrarie. L’esigenza che matura è
quello di una maggiore certezza del diritto.
Nel 451 viene stabilita una commissione, vengono sospese le magistrature regolari e viene
creata una super magistratura costituita da 10 membri, decemvirato, incaricati di redigere un
corpus di leggi. Non leggi nuove, ma quelle che già c’erano e che si trasmettevano oralmente.
La tradizione un po' leggendaria dice che prima di questa commissione i romani mandarono
una delegazione in grecia per studiare il corpus legislativo, ma forse qualche missione in magna
grecia la fecero davvero. La commissione nel 451 redige questo corpus su dieci tavole di legno,
da cui l’espressione “leggi delle 10 tavole”; nel 450 viene creata un’altra commissione che
redige due tavole supplementari: leggi delle 12 tavole. Sono sicuramente storiche.