IL BILANCIO (RUOLO – CARATTERISTICHE – POSTULATI)
Il bilancio d’esercizio è l’insieme dei documenti contabili e report
finanziari che un’impresa deve redigere periodicamente ed evidenzia le
principali dinamiche d’impresa in ambito reddituale, patrimoniale e
finanziario. Attraverso il bilancio è perciò possibile verificare lo “stato di
salute” dell’impresa, quindi mettere in luce periodi di crisi o periodi
prosperi, consentendo di adattare le dinamiche gestionali.
I soggetti interessati al bilancio possono essere:
Soggetti interni (dipendenti, soci)
Soggetti esterni (investitori, finanziatori)
Una caratteristica del bilancio è che non mette in evidenza solo dati
ottenuti con logiche contabili ma anche ulteriori grandezze o valutazioni
ottenute con logiche diverse, per mostrare a 360 gradi la gestione
aziendale e i suoi frutti.
Per cui il bilancio non illustra solo il reddito (inteso come variazione della
ricchezza conferita dai proprietari, causata dalla gestione aziendale), ma
possiede anche altre funzioni, tra cui:
Valutare l’operato degli amministratori
Fornire uno strumento di controllo
Fornire un pacchetto informativo
Il quadro che regola la redazione del bilancio si compone di diverse fonti
tra cui:
- Fonte normativa, ovvero il codice civile
- Principi contabili nazionali (OIC) emanati dall’organismo italiano di
contabilità
- Regole contabili internazionali (IAS/IFRS) emanate dallo IASB
(International Accounting Standards Board)
La redazione del bilancio avviene attraverso dei principi fondamentali di
carattere generale che fungono da linee guida, chiamati postulati del
bilancio, i quali si dividono in Clausole generali e Principi di redazione.
CLAUSOLE GENERALI
Rappresentano il massimo punto di riferimento poiché sono
sovraordinate alle regole specifiche.
Il bilancio deve contenere: stato patrimoniale (che illustra elementi attivi
e passivi del patrimonio), conto economico (che illustra la dinamica
reddituale dell’esercizio trascorso), rendiconto finanziario (che sintetizza
le variazioni di disponibilità liquide) e nota integrativa (che commenta e
chiarisce i dati contenuti negli altri prospetti) (art 2423 c.c comma 1).
Il bilancio deve essere redatto con chiarezza (intesa come
comprensibilità), verità (intesa come fedeltà alla realtà per quanto
possibile) e correttezza (intesa come onestà e neutralità) (art 2423 c.c
comma 2).
PRINCIPI DI REDAZIONE
Subordinati alla clausola generale. Sono contenuti negli articoli 2423,
2423 bis, 2423 ter del codice civile.
- Principio di prudenza: obbligo di non considerare gli utili sperati ma solo
i costi sperati (attraverso i fondi per rischi ed oneri)
- Principio di continuazione dell’attività: la premessa per la redazione di
un bilancio è che l’attività alla quale si riferisce non cessi.
-Principio di prevalenza della sostanza sulla forma: applicato per i
contratti, che vanno valutati secondo i loro effetti economici piuttosto che
per la loro natura giuridica (tale concetto è più forte nella tradizione
contabile internazionale).
- Principio di competenza: si deve tener conto dei proventi e degli oneri di
competenza dell’esercizio, a prescindere dalla data di incasso o
pagamento.
- Principio di completezza informativa: qualora le informazioni contenute
nel bilancio e previste da disposizioni di legge, non siano sufficienti a
garantire informazioni adeguate, sarà necessario illustrare informazioni
complementari.
- Principio di separatezza valutativa: obbligo di valutare separatamente
gli elementi eterogenei appartenenti alle singole voci.
- Principio di continuità di applicazione dei principi contabili e dei criteri
di valutazione: i principi contabili e i criteri di valutazione non possono
essere modificati da un esercizio ad un altro.
- Principio di omogeneità formale: unicità della moneta di conto.
Altri ulteriori postulati sono contenuti nell’OIC 11:
- Neutralità, riconducibile a quello di correttezza contenuto nella clausola
generale.
- Periodicità, in quanto il bilancio va redatto per ogni esercizio.
- Rilevanza, intesa come significatività delle informazioni nel contesto di
bilancio.
- Costo come criterio base delle valutazioni.
- Funzione informativa della nota integrativa.
- Verificabilità dell’informazione.
Per quanto riguarda i postulati di bilancio dei principi contabili
internazionali, questi sono chiariti nel Conceptual Framework for
Financial Reporting. Tra le principali caratteristiche del bilancio previste
dal framework figurano:
- Rilevanza
- Fedeltà
- Comparabilità, spaziale e temporale
- Verificabilità
- Tempestività
LO STATO PATRIMONIALE
Lo stato patrimoniale (art 2424 c.c) definisce la situazione patrimoniale di
un'impresa ad una certa data, deve essere esposto in sezioni divise e
contrapposte, ovvero attivo e passivo. E’ disciplinato dall’OIC 12.
Le attività sono gli impieghi dei mezzi patrimoniali, vengono classificate
per destinazione economica in modo da distinguere gli elementi liquidi o
liquidabili a breve termine (entro l'anno o comunque entro l'esercizio) da
quelli liquidabili a medio-lungo termine (oltre l'anno o l'esercizio)
costituiti dalle immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie.
Le passività sono le fonti di finanziamento e a differenza delle attività
sono classificate per natura finanziaria di appartenenza per distinguere i
mezzi di terzi (debiti) dai mezzi propri (patrimonio netto).
L’attivo e il passivo dello stato patrimoniale sono classificati in:
macroclassi, indicate con lettere maiuscole
classi, indicate con numeri romani
voci, indicate con numeri arabi
sottovoci, indicate con lettere minuscole
L’attivo dello stato patrimoniale è composto da 4 macroclassi:
A. crediti v/soci
B. immobilizzazioni
I. materiali
II. immateriali
III. finanziarie
C. attivo circolante
I. rimanenze
II. crediti
III. attività finanziarie
IV. disponibilità liquide
D. ratei e risconti attivi
Il passivo dello stato patrimoniale è composto da 5 macroclassi:
A. patrimonio netto (I-X)
B. fondi per rischi ed oneri
C. trattamento di fine rapporto
D. debiti
E. ratei e risconti passivi
Per quanto riguarda la regolamentazione internazionale, lo IAS 1 non
definisce uno schema rigido ma suggerisce un contenuto minimo, da
suddividere in attività e passività correnti quando destinate ad essere
realizzate o estinte nel naturale ciclo operativo, o in caso contrario, non
correnti. Visto il contenuto minimale previsto, assumono particolare
importanza le note esplicative, che hanno lo scopo di fornire ulteriori
informazioni di supporto.
IL CONTO ECONOMICO
Il conto economico (art 2425 c.c), in particolare, evidenzia il risultato
economico d'esercizio del periodo di riferimento del bilancio ("utile o
perdita d'esercizio"). A differenza dello stato patrimoniale, non prevede
due sezioni contrapposte, ma una forma scalare, composta da quattro
aggregati, due risultati economici intermedi e un risultato di sintesi. E’
disciplinato dall’OIC 12.
GESTIONE CARATTERISTICA
A) Valore della produzione, ovvero il valore delle attività svolte
B) Costi della produzione, ovvero il valore dei fattori produttivi utilizzati
La differenza tra questi due valori rappresenta il primo risultato
intermedio
GESTIONE PATRIMONIALE + GESTIONE FINANZIARIA
C) Proventi e oneri finanziari, ovvero proventi di investimenti e
onerosità dei finanziamenti ricevuti.
D) Rettifiche di valore attività/passività finanziarie, ovvero eventuali
svalutazioni o rivalutazioni di investimenti finanziari.
Il risultato di questi due valori rappresenta il secondo risultato intermedio,
il quale è ante imposte. Una volta calcolata l’influenza delle imposte si
otterrà l’utile o la perdita d’esercizio.
Nella regolamentazione internazionale invece, il conto economico
presenta una prima parte denominata “statement of profit or loss” che è
sostanzialmente sovrapponibile allo schema di conto economico italiano,
ovvero identifica utile e perdita d’esercizio. Nella seconda parte
denominata “other comprensive income” invece vengono iscritti
componenti reddituali potenziali ma non realizzati. Per quanto riguarda i
risultati economici intermedi, non è previsto alcun obbligo di calcolarli,
ma sono tuttavia ammessi. Sono ammesse due classificazioni dei costi:
per natura (criterio vigente nella tradizione italiana) e per destinazione. In
quest’ultimo caso vanno comunque fornite informazioni aggiuntive sulla
natura dei costi, ritenuta dallo IAS 1 particolarmente importante per la
valutazione di futuri cash flow.
RENDICONTO FINANZIARIO
Il rendiconto finanziario (art 2425 ter c.c) rappresenta un documento da
cui risulta l’ammontare e la composizione delle disponibilità liquide,
all’inizio e alla fine dell’esercizio ed i flussi finanziari derivanti dalla
gestione operativa, di investimento e di finanziamento. E’ disciplinato
dall’OIC 10.
Si suddivide in tre aree:
1. Flusso di cassa derivante dalla gestione operativa
2. Flusso di cassa derivante dalla gestione degli investimenti
3. Flusso di cassa derivante dalla gestione di finanziamento
La somma dei tre flussi rappresenta la variazione delle disponibilità
liquide.
Per ricavare il flusso di cassa della gestione operativa si possono utilizzare
due metodi:
Diretto o analitico, con il quale si sottraggono dai ricavi monetari i
costi monetari, escludendo quindi le componenti di reddito che non
hanno manifestazione nell’esercizio (crediti commerciali, debiti
commerciali, rimanenze, ammortamenti).
Indiretto o sintetico, si procede a ritroso partendo dal reddito
d’esercizio comprensivo di tutto, sottraendo i ricavi non monetari e
sommando i costi non monetari.
Nei principi contabili internazionali il rendiconto finanziario è disciplinato
dallo IAS 7, che prevede analogamente a come disposto nella normativa
italiana, che il rendiconto sia composto da 3 aree che generano flussi
finanziari. Tuttavia in questo caso i flussi finanziari derivanti da operazioni
straordinarie devono essere esposti separatamente. Anche in tale
regolamentazione sono ammessi i metodi per determinare i flussi di cassa
dell’attività operativa, anche se in campo internazionale è preferito il
metodo diretto.
NOTA INTEGRATIVA
La nota integrativa (art 2427 c.c) fornisce attraverso una forma discorsiva,
la chiave interpretativa del bilancio attraverso informazioni
complementari a quelle degli altri prospetti. Le informazioni vengono
presentate secondo l’ordine in cui le relative voci sono indicate nello stato
patrimoniale e nel conto economico. E’ disciplinata dall’OIC 12.
La nota integrativa svolge diverse funzioni:
Funzione esplicativa: spiegare gli effetti della gestione e i comportamenti
di chi redige il bilancio
Funzione descrittiva: illustrare ulteriormente con dei chiarimenti, il
contenuto del bilancio.
Funzione integrativa: integrare ulteriormente le informazioni contenute
nel bilancio.
Nella nota integrativa possono essere esposti:
Spiegazione dei criteri di valutazione adottati
Cause di variazioni dei valori rispetto all’esercizio precedente
Fornire dettagli sulle voci inserite in conto economico e stato
patrimoniale
Fornire informazioni per la ripartizione dei ricavi di vendita per rami
di business o aree geografiche
Fornire in generale spiegazioni sui dei comportamenti contabili posti
in essere.
Per quanto concerne la regolamentazione internazionale, nello IAS 1 si
parla di note al bilancio che assolvono ad una funzione sostanzialmente
sovrapponibile a quella della nota integrativa, tuttavia è richiesto di
trattare maggiormente i risultati dei vari segmenti di busienss e inoltre
sono opportune altre specificazioni come i dati anagrafici della società
(domicilio, forma giuridica, paese di appartenenza) oppure indicatori
riguardo la gestione del capitale (ROE, ROI, ROA ecc ecc).
RELAZIONE SULLA GESTIONE
La relazione sulla gestione (art 2428 c.c) è un ulteriore documento, è
caratterizzata da una forma discorsiva come la nota integrativa, deve
essere redatta obbligatoriamente solo dalle società di capitali, deve
fornire:
Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della
società in senso ampio (mercati in cui opera, i settori in cui si
suddivide, ricavi e costi, investimenti, finanziamenti ecc ecc)
Una descrizione dei principali rischi e incertezze che gravano sulla
società
Dalla relazione devono risultare:
Attività di ricerca e sviluppo
Rapporti con altre imprese (anche controllate, collegate o
controllanti)
Valore nominale delle azioni
Prevedibile evoluzione della gestione
FAIR VALUE
Il Fair Value, tradotto come “valore equo”, è un prezzo astratto che
dovrebbe essere negoziato tra due parti indipendenti, che non operano in
stato di bisogno, in un mercato attivo.
Per giungere alla determinazione di un fair value dunque:
- Le parti devono essere indipendenti per evitare che il prezzo fissato
sia vantaggioso per una di esse
- Le parti non operano in stato di bisogno per evitare che una di esse
accetti delle condizioni sfavorevoli.
- Ci si trova in un mercato attivo, ovvero un mercato in cui le
negoziazioni si svolgono con continuità ed i prezzi di esse si
influenzano reciprocamente. Non si può parlare di mercato attivo
quando un certo bene ha caratteristiche specifiche uniche (ad
esempio i beni artistici).
Al momento della rilevazione iniziale il costo di acquisto coincide per
definizione con il valore di mercato, di conseguenza in origine può essere
assimilato ad un fair value. Successivamente però, i prezzi dei beni
subiscono variazioni. Se il fair value è superiore al costo storico (costo
d’acquisto) è difficile che il costo storico venga adeguato al fair value
(attraverso un aumento di valutazione) se non su previsione di leggi
speciali o sulla base di criteri internazionali specifici. Mentre se avviene il
contrario, cioè che il fair value è inferiore al costo storico, è obbligatorio
l’adeguamento.
Nel corso degli ultimi anni i principi contabili internazionali stanno sempre
di più influenzando quelli italiani, portando ad una marcia decisiva
all’utilizzo del fair value, in quanto fornisce informazioni più utili sia per gli
investitori che per il management, in quanto più in linea con l’andamento
del mercato. Tuttavia presenta anche degli svantaggi, per esempio rende
volatili i risultati del bilancio ed ha effetti pro-ciclici, cioè può essere
influenzato da fluttuazioni di mercato con effetti molto negativi
soprattutto nei periodi di crisi. Un altro svantaggio può essere il fatto che
le valutazioni al fair value sono più complesse e costose.
IMPAIRMENT TEST
L’impairment test verifica che le attività in bilancio siano iscritte ad un
valore non superiore a quello effettivamente recuperabile.
La stima del valore recuperabile dell’attività iscritte in bilancio è definita
sul maggiore tra il valore d’uso (value in use) e il fair value meno i costi di
vendita, come previsto dal principio contabile internazionale IAS 36
Le attività principali iscritte in bilancio oggetto di impairment test sono:
Le attività immateriali con una vita utile indefinita.
L'avviamento acquisito in un'aggregazione aziendale.
Quando il valore recuperabile di un'attività è inferiore al suo valore
contabile, quest'ultimo deve essere ridotto al valore recuperabile. Tale
riduzione costituisce la perdita di valore.
Da un punto di vista contabile, la perdita di valore deve essere rilevata
immediatamente a conto economico come costo.
IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
Le immobilizzazioni sono elementi patrimoniali destinati ad essere
utilizzati durevolmente (per più esercizi). Quelle immateriali sono
accomunate dalla caratteristica dell’intangibilità, ovvero mancanza di
sostanza fisica, come precisato dall’OIC 24. Le immobilizzazioni
immateriali sono distinte dal codice civile in:
Costi di impianto e di ampliamento
Costi di sviluppo
Diritto di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere di
ingegno
Concessioni, licenze, marchi e diritti simili
Avviamento
Immobilizzazioni in corso e acconti
Altre
L’OIC 24 distingue le immobilizzazioni immateriali in due categorie
fondamentali:
1. Beni immateriali in senso proprio: beni oggetto di diritti
giuridicamente tutelati come marchi, brevetti, concessioni, licenze e
opere di ingegno.
2. Oneri pluriennali: altre immobilizzazioni immateriali che non si
identificano in quelle menzionate prima.
Quando si parla di immobilizzazioni è importante chiarire il concetto di
capitalizzazione, ovvero l’iscrizione nell’attivo di un costo come fattore
produttivo pluriennale.
Le immobilizzazioni immateriali vanno inizialmente registrate al costo
sostenuto per acquisirle se derivano da operazioni di acquisto, oppure al
costo sostenuto per produrle se sono state prodotte internamente.
Il codice civile prevede che le immobilizzazioni vengano ammortizzate in
ogni esercizio in base al loro probabile periodo di utilizzo (nel caso in cui
non possa essere stimato, come spesso avviene per gli oneri pluriennali, la
legge stabilisce dei periodi fissi di ammortamento, ad esempio per costi di
impianto, ampliamento e di sviluppo si considerano 5 anni, mentre per
l’avviamento 10 anni). Nello specifico l’ammortamento consiste in una
ripartizione del costo dell’immobilizzazione nei vari esercizi nei quali
l’immobilizzazione viene impiegata nei processi produttivi.
L’ammortamento inizia dal momento in cui il bene è pronto all’uso e
presuppone la definizione di 3 elementi:
Valore da ammortizzare
Vita utile
Criterio di ripartizione (a quote costanti o decrescenti)
Nel corso del tempo possono avvenire dei cambiamenti di valore, come
svalutazioni e rivalutazioni:
Svalutazioni: si attuano in caso di perdita durevole di valore del
bene. In particolare secondo l’OIC 9 il valore contabile non può
superare il valore recuperabile (ovvero il maggiore tra valore d’uso
e fair value, al detto di eventuali costi di vendita). Nel momento in
cui il valore contabile risulta maggiore del valore recuperabile,
avviene la svalutazione, che va iscritta in conto economico e
conseguentemente va creato un fondo svalutazione nel passivo dello
stato patrimoniale.
Rivalutazioni: si attuano in casi eccezionali previsti da leggi speciali
(es. legge 342/2000), tranne nel caso di rivalutazioni di ripristino,
che servono per ripristinare il valore dell’immobilizzazione nel
momento in cui la perdita durevole che ha portato alla svalutazione
non sussiste. La rivalutazione va iscritta in conto economico per
compensare la precedente svalutazione.
In caso di modifiche sui valori delle immobilizzazioni e sulla loro vita utile,
l’ammortamento va rideterminato.
Le motivazioni e le misure che riguardano le modifiche di valore, vanno
opportunamente riportate in nota integrativa.
Il valore d’uso si calcola come valore attuale dei flussi di cassa attesi da
una certa attività
Per ciò che riguarda le immobilizzazioni immateriali nei principi contabili
internazionali, sono disciplinate dallo IAS 38. La loro capitalizzazione
dipende da 4 caratteristiche:
- Identificabilità, intesa come separabilità dall’azienda (cessione,
locazione ecc)
- Utilità, capacità di generare benefici futuri
- Controllabilità, possibilità di fruire in modo esclusivo dei vantaggi
- Misurabilità del costo
Secondo lo IAS 38 i costi di impianto e di ampliamento o i marchi
sviluppati internamente non possono essere capitalizzati.
Altra differenza nei principi internazionali riguarda la distinzione tra
immobilizzazioni a vita utile definita (soggette ad ammortamento) e
immobilizzazioni a vita utile indefinita (non soggette ad ammortamento
ma solo a svalutazione).
L’ammortamento avviene come nella tradizione italiana, ovvero inizia
quando il bene è disponibile per l’uso e termina quando viene dismesso.
IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
Le immobilizzazioni sono elementi patrimoniali destinati ad essere
utilizzati durevolmente (per più esercizi). In particolare le immobilizzazioni
materiali sono caratterizzate da tangibilità, cioè sostanza fisica, oltre che
dall’utilità pluriennali. All’interno delle immobilizzazioni materiali
troviamo:
Terreni e fabbricati
Impianti e macchinari
Attrezzature industriali e commerciali
Immobilizzazioni in corso e acconti
Altre
Gi immobili destinati alla vendita non rientrano nelle immobilizzazioni
poiché l’OIC 16 ribadisce che per definire un bene come immobilizzazione
vada presa in considerazione la destinazione del bene, che deve essere
l’uso durevole.
Le immobilizzazioni sono iscritte al bilancio al costo di acquisto o di
produzione.
Secondo l’OIC 16 anche gli oneri finanziari connessi alle immobilizzazioni
possono essere capitalizzati purchè siano:
Effettivamente sostenuti e determinabili
Imputabili al bene
L’immobilizzazione materiale può aumentare il proprio valore in seguito a
3 fenomeni:
Migliorie
Sostituzione di componenti
Rivalutazioni, se consentite da leggi speciali
L’ammortamento inizia dal momento in cui il bene è disponibile per l’uso e
vanno stabiliti:
Valore da ammortizzare
Vita utile
Criterio di ripartizione (quote costanti, quote decrescenti, quote
variabili)
Secondo l’OIC 9 il valore contabile non può superare il valore recuperabile
(ovvero il maggiore tra valore d’uso e fair value, al detto di eventuali
costi di vendita). Nel momento in cui il valore contabile risulta maggiore
del valore recuperabile, avviene la svalutazione, che va iscritta in conto
economico e conseguentemente va creato un fondo svalutazione nel
passivo dello stato patrimoniale. Le ragioni della svalutazione vanno
chiarite in nota integrativa.
Nel momento in cui la perdita durevole che ha portato alla svalutazione
non sussiste può capitare che si effettui una rivalutazione di ripristino. La
rivalutazione va iscritta in conto economico per compensare la
precedente svalutazione.
Secondo la normativa internazionale sarà possibile includere nei costi
originari anche oneri da rimozione (se verificati al termine della vita utile
del bene) e oneri finanziari se direttamente imputabili al bene.
Per quanto riguarda l’ammortamento, lo IAS 16 prevede due modelli:
- Cost model, prevede la valutazione al costo, da ammortizzare ed
eventualmente svalutare se necessario (criterio simile a quello
italiano).
- Revaluation model, prevede l’iniziale iscrizione al costo, e
successivamente il valore viene adeguato al fair value.
Lo IAS 40 tratta la contabilizzazione di investimenti immobiliari, intesi
come terreni ed edifici posseduti per ricavare rendite. Il bene in questo
caso segue le regole dello IAS 16, cioè potrà essere valutato o al fair value
o al costo di acquisto. Sono previsti i cambi di destinazione nei seguenti
casi:
Inizio dell’occupazione da parte del proprietario (quindi passaggio
da investimento immobiliare a immobile strumentale)
Inizio prospettiva di vendita (passaggio da investimento immobiliare
a immobile-merce)
Fine occupazione da parte del proprietario (passaggio da immobile
strumentale a investimento immobiliare).
I beni strumentali destinati alla vendita sono disciplinati dall’IFRS 5 e
vengono considerati più come elementi di magazzino che come
immobilizzazioni.
RIMANENZE DI MAGAZZINO
Sono previste dal codice civile come classe dell’attivo circolante nelle
attività dello stato patrimoniale. Esse si compongono di:
Materie prime, sussidiarie e di consumo
Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati
Lavori in corso su ordinazione
Prodotti finiti e merci
Acconti
Sono disciplinate dall’OIC 13 che sancisce che tali beni vengano iscritti nel
momento in cui avviene il trasferimento dei rischi e dei benefici connessi
al bene acquisito, che corrisponde al passaggio di proprietà, il quale
coincide con la spedizione del bene per i beni mobili, o con la stipula del
contratto per i beni immobili.
La differenza tra le rimanenze finali e iniziali crea una variazione, che se
positiva va collocata nel conto economico come ricavo, se negativa
invece come costo.
La regola generale di valutazione delle rimanenze viene definita “cost or
market” e consiste nell’iscrivere le rimanenze al costo di acquisto o
produzione, oppure al valore di realizzazione desumibile dal mercato se è
minore, per poi svalutarle se il valore di mercato dovesse risultare
inferiore.
E’ importante citare i criteri di rotazione del magazzino che possono
essere tre:
Metodo del costo medio ponderato: si calcola come somma del
costo delle unità diviso il totale del numero delle unità. Può avvenire
per movimento quando si effettua ogni qualvolta si verifica un
nuovo acquisto, o per periodo cioè si effettua una volta sola
nell’esercizio.
Metodo FIFO: prevede che i beni che sono da più tempo disponibili
vengano ceduti per primi.
Metodo LIFO: prevede che invece vengano ceduti per primi i beni
acquisiti recentemente.
L’OIC 13 evidenzia che si considerano semilavorati i beni con identità fisica
definita, che saranno utilizzati in futuro in un ulteriore processo di
produzione, mentre i prodotti in corso di lavorazione non hanno
un’identità fisica definita.
Per quanto riguarda invece i prodotti finiti, la determinazione del costo
avviene considerando sia i costi diretti che i costi indiretti che hanno
contribuito a rendere disponibile il prodotto (gli oneri indiretti sono
generalmente quelli legati alla sfera industriale). Sono esclusi dal costo di
produzione:
costi di distribuzione commerciale
costi di R&S
costi amministrativi
oneri straordinari (furti, incendi)
oneri finanziari (poiché di difficile calcolo e imputazione), che può
essere ammessa solo nel caso in cui il bene necessiti di un periodo di
produzione significativo.
Le merci sono invece beni di sola commercializzazione il cui acquisto è
documentato da fattura. Per valutarle è previsto il metodo al dettaglio,
ovvero il costo delle rimanenze viene determinato detraendo dal valore di
vendita delle rimanenze una adeguata percentuale di margine lordo.
I lavori in corso su ordinazione rappresentano un’altra categoria delle
rimanenze, la valutazione avviene sulla base dei corrispettivi contrattuali
maturati. L’OIC 23 definisce quest’ultimi come oggetto di un contratto di
durata pluriennale per la realizzazione di un progetto (formato da beni o
servizi). I corrispettivi pattuiti possono essere valutati come percentuale
di completamento, cioè proporzionalmente allo stato d’avanzamento dei
lavori (in linea con il principio di competenza), oppure il lavoro su
ordinazione può essere valutato a commessa completata, cioè i costi
sostenuti e il rispettivo margine vengono imputati nel momento del
completamento e della cessione dell’opera.
I principi contabili internazionali riguardanti le rimanenze di magazzino si
trovano nello IAS 2, che stabilisce che le rimanenze vadano valutate al
minore tra il costo di acquisto e il valore di realizzazione (prezzo di
vendita meno costi di completamento e vendita). Per quanto riguarda i
metodi di rotazioni non è ammesso il metodo LIFO.
Lo IAS 11 tratta le commesse a lungo termine definendole come
produzioni destinate alla vendita che iniziano in un esercizio e terminano
in un esercizio diverso.
CREDITI
I crediti rappresentano il diritto di un soggetto detto creditore, a ricevere
un corrispettivo da parte di un soggetto che con esso ha contratto un
debito, detto soggetto debitore. Il principio contabile di riferimento è l’OIC
15. Nello stato patrimoniale i crediti si possono trovare sia nell’attivo
circolante che tra le immobilizzazioni.
I crediti di finanziamento sono iscritti nelle immobilizzazioni, mentre i
crediti commerciali sono iscritti nell’attivo circolante.
Tra le immobilizzazioni i crediti possono essere:
Verso imprese controllate
Verso imprese collegate
Verso imprese controllanti
Verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti
Verso altri
Nell’attivo circolante si aggiungono altre tre categorie oltre queste:
Verso clienti
Crediti tributari
Imposte anticipate
I crediti sono iscritti in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato,
che rappresenta una regola contabile internazionale recepita anche in
Italia, secondo cui i crediti vengono inizialmente iscritti al loro valore
nominale, successivamente viene calcolato l’interesse effettivo su di essi,
arrivando quindi all’equivalente certo di un flusso che si otterrà in futuro.
I passaggi sono i seguenti:
Ricondurre il credito o il debito al suo valore iniziale
Individuare il tasso di interesse effettivo
Attualizzare tramite il tasso di interesse effettivo
In sede di bilancio vanno valutati i rischi di inesigibilità del credito e
bisognerà stanziare un fondo svalutazione crediti. A questo punto
esistono tre possibilità:
Il fondo coincide con il credito non incassato. In questo caso il
fondo viene stornato e non ci saranno effetti sul reddito.
Il fondo è maggiore del credito non incassato. In questo caso il
fondo viene stornato e l’eccedenza riportata come ricavi “altri ricavi
e proventi” in conto economico.
Il fondo è minore del credito non incassato. Si avrà lo storno del
fondo e gli ulteriori oneri verranno imputati come costi tra gli “oneri
diversi di gestione” in conto economico
Il credito può essere rimosso dal bilancio in due casi:
I diritti scaturiti dal credito si estinguono
I diritti scaturiti dal credito vengono trasferiti e con essi anche i rischi
Per quanto riguarda la regolamentazione internazionale è contenuta nello
IAS 18, che prevede tre possibili valutazioni:
Through profit or loss, ovvero una valutazione al fair value che
implica l’imputazione della variazione a conto economico.
Avaible for sale, ossia valutazione al fair value ma senza
l’imputazione della variazione a conto economico.
Loans and receicables, valutazione al costo ammortizzato.
TITOLI DI DEBITO
Sono regolamentati dall’OIC 20 che li definisce come titoli che
attribuiscono al possessore il diritto a ricevere un flusso determinato o
determinabile di liquidità senza attribuire il diritto di partecipazione alla
gestione della società che li ha emessi.
Possono essere emessi dalle nazioni, da imprese pubbliche o da imprese
private. I flussi generati da essi sono costituiti dal rimborso del capitale
investito più degli interessi, che possono essere a tasso fisso o variabile.
Possono essere costituiti anche dei pacchetti di titoli (combinazioni di più
titoli), spesso uno principale e uno derivato,
Nel caso in cui ci si attenda una remunerazione dai titoli per un lungo
periodo devono essere considerati come titoli immobilizzati (cioè
immobilizzazioni), nel caso in cui invece l’intenzione sia quella di tenerli
per un breve periodo per poi cederli in ottica speculativa devono essere
considerati come attivo circolante. Devono essere valutati al costo di
acquisto comprensivo degli oneri accessori imputabili ad esso. Nel caso di
titoli immobilizzati si passa al metodo del costo ammortizzato. Anche
essi vanno svalutati laddove si riscontri una perdita di valore durevole.
PARTECIPAZIONI
Le partecipazioni, disciplinate dall’OIC 21, sono investimenti nel capitale
di altre imprese, rappresentate sia da azioni che da quote che
attribuiscono diritti patrimoniali (dividendi) e diritti non patrimoniali
(voto di assemblea). Anche le partecipazioni possono essere iscritte nelle
immobilizzazioni se tenute a scopo strategico nel lungo termine, mentre
possono essere iscritte nell’attivo circolante qualora siano destinate a
cessione nel breve termine. Le partecipazioni interessano due aree del
conto economico: la sezione C (proventi e oneri finanziari) e la sezione D
(rettifiche di valore e di attività finanziarie).
L’iscrizione iniziale avviene al costo d’acquisto comprensivo degli oneri
accessori. A fine esercizio vengono valutate nel seguente modo:
Le partecipazioni comprese nell’attivo circolante vengono valutate
al minor valore tra il costo d’acquisto e il valore di realizzazione.
Le partecipazioni immobilizzate vengono valutate o con il criterio
del patrimonio netto.
Il criterio del patrimonio netto consiste nell’adeguare il valore della
partecipazione in funzione delle variazioni di patrimonio netto della
partecipata. Tale criterio può essere abbandonato in favore di quello del
costo, in due casi:
La partecipante abbia perso l’influenza notevole nella partecipata
La partecipazione è passata dalle immobilizzazioni al circolante
E’ prevista l’istituzione di una riserva indistribuibile nella quale
accantonare l’incremento del valore della partecipazione dovuto
all’incremento del patrimonio netto della partecipata.
Le società che acquistano azioni proprie avranno una riduzione del
patrimonio netto.
Le regole internazionali IASB prevedono una differenza tra:
Partecipazioni strategiche, detenute in società controllate, collegate
e joint venture
Altre attività finanziarie, come titoli, crediti e partecipazioni
minoritarie
Nel caso di gruppi di società, i principi IAS ritengono essenziale solamente
il bilancio consolidato, senza richiedere il bilancio della singola società.
Non è previsto l’accantonamento della riserva indistribuibile, per cui
l’incremento di valore va imputato a conto economico senza particolari
vincoli.
Le regole IASB prevedono diversi metodi per il trattamento contabile delle
partecipazioni:
- Metodo del patrimonio netto (IAS 28)
- Metodo del costo (IAS 36)
- Through profit or loss
- Avaible for sale
DISPONIBILITA’ LIQUIDE
Le disponibilità liquide le troviamo nell’attivo circolante (attività) dello
stato patrimoniale, e sono risorse utilizzabili nel breve termine per
eventuali spese utilizzate nella gestione e conduzione ordinaria
dell'azienda. Sono trattate dall’OIC 14.
Si suddividono in:
Depositi bancari e postali
Assegni
Denaro e valori in cassa
E’ importante precisare che la liquidità ricevuta in data posteriore a quella
della chiusura dell’esercizio, incide sulla variazione di liquidità
dell’esercizio successivo anche se la disposizione di pagamento dai cui si
origina è precedente.
L’OIC 14 in particolare tratta anche del cosiddetto “cash pooling” o
tesoreria accentrata, ovvero un conto corrente unico attraverso il quale
un’unica società gestisce la liquidità per conto delle altre società del
gruppo, le quali vantano un credito verso la società amministratrice.
RATEI E RISCONTI
I ratei e i risconti sono rintracciabili sia nell’attivo dello stato patrimoniale
se attivi, sia nel passivo dello stato patrimoniale se passivi. Sono trattati
dall’OIC 18.
I ratei rappresentano quote di ricavi se attivi (o di costi se passivi) di
competenza dell’esercizio ma che origineranno manifestazione finanziaria
negli esercizi successivi.
I risconti rappresentano quote di costi se attivi (o di ricavi se passivi) già
liquidati entro la chiusura dell’esercizio, ma di competenza di esercizi
successivi.
Il calcolo generalmente si basa su due metodi di ripartizione: il metodo
del tempo fisico a cui il componente reddituale si riferisce, che è costante
e non tiene conto dell’effettivo tempo di utilizzo del bene. Un ulteriore
criterio è il metodo del tempo economico che tiene conto dell’effettivo
tempo di utilizzo del bene.
La valutazione avviene nel seguente modo:
I ratei attivi sono assimilati ai crediti e si valutano al valore di
realizzo (operando una svalutazione se questo è inferiore al valore
contabile).
I ratei passivi sono assimilati ai debiti, e restano esposti al valore
nominale.
Per i risconti attivi (costi) bisogna valutare i futuri benefici
economici e confrontarli con la quota riscontata (se sono inferiori
allora bisogna svalutarli).
I risconti passivi rappresentano proventi già liquidati ma di
competenza di esercizi successivi e dunque non pongono problemi
di valutazione.
PATRIMONIO NETTO
Il patrimonio netto (o capitale netto) lo troviamo nel passivo dello stato
patrimoniale e consiste nella differenza tra attività e passività
patrimoniali ed esprime la consistenza del patrimonio di proprietà
dell’impresa. E’ trattato nell’OIC 28. All’interno del patrimonio netto
possiamo distinguere due grandi gruppi:
1. I mezzi propri apportati dai soci (capitale e altre riserve).
2. I risultati economici di gestione (reddito d’esercizio e di altri
esercizi precedenti).
Il patrimonio netto è composto da:
Capitale
Riserva da sovrapprezzo di azioni
Riserva da valutazione
Riserva legale
Altre riserve
Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi
Utile/perdita portati a nuovo
Utile/perdita di esercizio
Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio
In nota integrativa vanno indicati:
Informazione sulle voci specialmente quella “altre riserve”
Possibilità di distribuzione e utilizzazione delle riserve
Numero e valore nominale delle azioni
Numero e caratteristiche di altri strumenti finanziari emessi
Il capitale (A.I) corrisponde al valore nominale del capitale sociale, ovvero
dei conferimenti sottoscritti dai soci e delle riserve girate a capitale nel
corso del tempo. Nelle società per azioni corrisponde al prodotto tra il
numero delle azioni ed il loro valore nominale.
La riserva da sovrapprezzo di azioni (A.II) include la differenza tra il valore
di emissione delle azioni ed il loro valore nominale.
La riserva di rivalutazione (A.III) è una riserva in cui vengono iscritte le
rivalutazioni di immobili, impianti e macchinari previste dalle leggi
speciali.
La riserva legale (A.IV) accoglie gli utili accantonati come previsto dalla
legge (codice civile). In essa confluiscono il 5% degli utili netti finchè non
viene raggiunto il valore del 20% del capitale sociale.
Le riserve statuarie (A.V) sono disciplinate dallo statuto societario che
può specificarne gli scopi e le modalità di formazione.
Le altre riserve (A.VI) sono una categoria residuale e includono riserve di
vario tipo (ad esempio le riserve straordinarie, prive di una destinazione
specifica)
Le riserve per copertura di flussi finanziari attesi (A.VII), coprono i rischi
connessi ai flussi finanziari
Utile/perdite portate a nuovo (A.VIII): sono risultati di esercizi precedenti
che l’assemblea non ha ancora deciso come destinare
Utile/perdite d’esercizio (A.IX): è il risultato che emerge dal conto
economico dell’esercizio, riportato nello stato patrimoniale.
Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio (A.X), è una riserva
negativa scaturita dall’acquisto di azioni proprie con il quale si riduce il
valore del capitale netto.
FONDI PER RISCHI ED ONERI
I fondi per rischi ed oneri sono iscritti nella voce B del passivo dello stato
patrimoniale, sono trattati dall’OIC 31 ed accolgono gli accantonamenti
destinati a coprire perdite o rischi aventi le seguenti caratteristiche di:
Natura determinata
Esistenza certa o probabile
Ammontare o data di sopravvenienza indeterminati
Essi consistono in:
Fondi per trattamento di quiescenza ed obblighi simili
Fondi per imposte
Fondi per strumenti finanziari passivi
Altri fondi
Possono essere classificati in:
- Fondi per oneri, cioè destinati a coprire uscite future di competenza
dell’esercizio, di esistenza certa.
- Fondi per rischi, destinati a coprire potenziali uscite che potrebbero
verificarsi in futuro ma che traggono origine da eventi relativi all’esercizio
in chiusura.
Ogni volta che si stanzia un fondo, in conto economico viene rilevato un
costo per accantonamento (tra i costi), successivamente il fondo può
essere utilizzato per coprire l’onere o il rischio quando si concretizzano,
oppure può essere stornato, se non si verificherà l’onere o il rischio per il
quale era stato accantonato.
L’accantonamento viene effettuato sulla base della miglior stima tra il
valore minimo e il valore massimo che ci si aspetta abbia l’onere o il
rischio. Secondo l’OIC 31, la stima deve essere attendibile e prevedere il
parere di esperti, anche consulenti esterni. E’ stata prevista la possibilità
di attualizzare i fondi quando si verificano le seguenti 3 condizioni:
1. Si è in presenza di un fondo oneri.
2. E’ possibile fare una stima attendibile.
3. La data di sopravvenienza è abbastanza lontana da rendere sensata
l’attualizzazione.
I fondi per rischi non sono invece oggetto di attualizzazione.
I fondi di quiescenza ed obblighi simili, accolgono accantonamenti che
l’impresa effettua per corrispondere in futuro indennità di fine rapporto o
pensioni integrative ai propri collaboratori. Si dividono in: fondi a favore
di dipendenti, e fondi a favore di collaboratori non dipendenti.
I fondi per imposte, sono fondi per imposte differite o per contenziosi
tributari, e vengono accontonati per la possibilità che l’impresa debba
versare tributi maggiori di quelli già imputati come costo.
I fondi per strumenti finanziari derivati passivi, accoglie gli strumenti
finanziari derivati con fair value negativo alla data di valutazione.
In nota integrativa vanno specificati:
- I criteri di valutazione
- Le variazioni della consistenza dei fondi
- La composizione della voce “altri fondi”
- Chiarimenti sui rischi
Le regole internazionali in campo di fondi per rischi ed oneri sono chiarite
dallo IAS 37, e prevedono che un fondo venga istituito quando:
- Sull’impresa grava un’obbligazione dipendente da eventi passati
- E’ probabile che da tale obbligazione derivi un’uscita futura
- Tale risorsa può essere stimata
In caso contrario non sarà possibile istituire un fondo e si parlerà di
passività potenziali, che non vanno iscritte in bilancio, ma solo
menzionate nelle note.
Nel momento in cui l’effetto del tempo è significativo, l’esborso in
questione va attualizzato.
TFR (TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO)
Il TFR, che troviamo nella voce C del passivo dello stato patrimoniale
rappresenta un fondo diverso da quelli esaminati ed è costituito da una
quota stanziata ad ogni esercizio come frazione degli stipendi maturati dai
lavoratori subordinati in tale esercizio, successivamente il fondo viene
utilizzato al momento dell’uscita del dipendente.
Il TFR maturato in un anno è pari alla retribuzione annuale, comprensiva
di tredicesima e quattordicesima, divisa per 13,5.
Quando i dipendenti dell’impresa sono meno di 50, il fondo può essere
trattenuto dall’impresa, versato al fondo pensione dell’ente scelto dal
dipendente, e se il dipendente non ha manifestato alcuna volontà, la
quota verrà versata al fondo pensionistico dell’INPS. Mentre nelle imprese
con più di 50 dipendenti il TFR non può essere mantenuto in azienda,
restano quindi le altre due opzioni.
Nei principi internazionali viene trattato dallo IAS 19 che identifica 4
categorie di remunerazione dei dipendenti:
1. Benefici a breve termine (stipendi).
2. Benefici successivi al rapporto di lavoro (pensioni, TFR).
3. Altri benefici a lungo termine.
4. Benefici dovuti alla cessazione del rapporto prima del naturale
termine previsto (buonuscita, indennità).
DEBITI
I debiti sono presenti nella voce D del passivo patrimoniale rappresentano
passività di natura determinata ed esistenza certa. Sono regolati dall’OIC
19
Tra i debiti possiamo annoverare:
Obbligazioni
Obbligazioni convertibili
Debiti verso soci per finanziamenti
Debiti verso banche
Debiti verso altri finanziatori
Acconti
Debiti verso fornitori
Debiti rappresentati da titoli di credito
Debiti verso imprese controllate
Debiti verso imprese collegate
Debiti verso imprese controllanti
Debiti verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti
Debiti tributari
Debiti verso istituti previdenziali
Altri debiti
La classificazione avviene per natura, in base al soggetto creditore, non
avviene per scadenza.
Il debito viene iscritto nel momento in cui rischi e benefici connessi alla
proprietà sono trasferiti e viene valutato secondo il criterio del costo
ammortizzato, cioè vengono inizialmente iscritti al valore nominale e
successivamente vengono calcolati i flussi di cassa attualizzati, tenendo
conto del tasso d’interesse effettivo (TIR).
La differenza tra valore attuale dei flussi di cassa e valore contabile verrà
contabilizzata in conto economico come proventi e oneri finanziari.
Il criterio del costo ammortizzato può essere evitato in due casi:
Ricorso al criterio di irrilevanza, cioè la differenza tra il valore iniziale
e il valore a scadenza è irrilevante.
Società che redigono il bilancio in forma abbreviata.
L’OIC 6 tratta il tema della ristrutturazione dei debiti, attraverso la quale il
creditore concede al debitore una modifica le condizioni del debito
(processo detto “concessione”) in suo favore, in seguito a difficoltà ad
estinguere lo stesso. La concessione può avvenire:
Sull’ammontare del debito
Sugli interessi maturati o che matureranno
Sulle tempistiche di pagamento previste (proroga)
Modalità di estinzione.
La ristrutturazione può avvenire attraverso 3 istituti:
1. Accordo stragiudiziale, tra le parti senza intervento del tribunale
2. Accordo di ristrutturazione dei debiti pubblicato sul registro delle
imprese
3. Concordato preventivo, omologato dal tribunale
Per avere effetti contabilmente, la ristrutturazione deve rispettare 2
condizioni:
1. L’accordo deve essere perfezionato giuridicamente
2. La riduzione del debito deve avvenire secondo il criterio di
valutazione utilizzato in bilancio
In assenza di solo una delle due condizioni la ristrutturazione non crea
cambiamenti contabili ma solo una descrizione in nota integrativa.
In caso di valutazione eseguita al valore nominale, la ristrutturazione avrà
effetti contabili solo in caso di riduzione dell’ammontare del debito.
In caso di valutazione eseguita al costo ammortizzato, bisognerà calcolare
nuovamente il TIR e rideterminare il valore attuale dei flussi di cassa
dovuti al debito.
I debiti nei principi internazionali sono trattati dallo IAS 39. Sono
contabilizzati inizialmente al loro fair value, mentre la valutazione
successiva avviene secondo il criterio del costo ammortizzato.