FEDERICO II
La salita al trono e il rapporto con la chiesa
Dopo la morte di Papa Innocenzo III, nel 1220, riuscì a farsi incoronare imperatore Federico
II dal successore Papa Onorio III. Una delle ragioni dell’incoronazione fu la promessa da
parte di Federico II di intraprendere una nuova crociata, ma una volta salito al trono
l’imperatore tergiversò poiché la crociata non rientrava fra i suoi principali interessi politici.
Dopo circa sette anni di governo, però, Papa Onorio III morì lasciando il posto a Gregorio IX
il quale rinnovò con forza l’appello nei confronti di Federico II di mantenere la promessa e
intraprendere la crociata. Questa tensione fra il Papa e l’imperatore portò allo scontro fra i
due e alla decisione di Gregorio IX di scomunicare Federico II. Nonostante questo
l’imperatore partì per la crociata ma Gregorio IX mantenne comunque la scomunica per tutta
la durata della spedizione nota come sesta crociata.
La politica di Federico II
Durante il suo lungo regno, Federico II si disinteressò quasi completamente della Germania
che affidò al figlio Enrico VIII mentre si dedicò con grande attenzione a riorganizzare il
regno di Sicilia afflitta dalle rivolte dei musulmani e dallo strapotere dei baroni normanni. Per
questa ragione volle trasformare il regno in un organismo territoriale e amministrativo
unitario e centralizzato cercando di comprimere ogni forma di autonomia locale. Inoltre fece
abbattere tutti i castelli costruiti abusivamente e mise in atto una revisione generale dei
privilegi. In questo modo sottomise i baroni e annullò le autonomie cittadine. In seguito fece
edificare castelli e fortificazioni difensive che venivano sottoposte a periodiche ispezioni da
parte di suoi funzionari di fiducia. Proprio per avere al suo servizio uomini preparati e
competenti, istituì a Napoli un’università nel 1224, la prima del mondo occidentale. Dalla sua
fondazione Federico proibì di studiare altrove ma continuò a creare diverse altre scuole tra
cui la prestigiosa Scuola di medicina di Salerno che fu un’eccellenza nelle disposizioni in
materia di sanità.
Riguardo alle ribellioni dei saraceni di Sicilia, Federico secondo li affrontò, li
sconfisse e li deportò nella Puglia settentrionale. Nonostante questo, si mostrò tollerante nei
loro confronti permettendogli di praticare il loro credo religioso e vivere secondo le loro
consuetudini. Questa scelta fu molto criticata ma si rivelò azzeccata poiché i musulamni
divennero suoi sudditi e diventarono la sua fedelissima guardia del corpo.
Federico II e la cultura
Cresciuto fra normanni, tedeschi, greci, arabi e ebrei, Federico II ebbe modo di confrontarsi
con molte culture differenti mostrandosi intelligentissimo e interessato a varie discipline.
Parlava diverse lingue, era appassionato di scienza, matematica, medicina, filosofia e
letteratura tanto che fu uno dei promotori di un gruppo di poeti conosciuto come i poeti della
scuola “scuola siciliana”. Amava inoltre la natura e gli animali esotici dilettandosi nella
difficile arte della caccia col falcone a cui dedicò anche un suo trattato.
La crociata di Federico II
La particolarità della crociata intrapresa da Federico II nel 1228 risiede nel fatto che venne
portata avanti nonostante la sua scomunica ma soprattutto per il modo in cui Federico II
riuscì ad ottenere un grande risultato. Subito dopo la partenza, l’imperatore si rese conto che
il suo esercito non gli era più particolarmente fedele a seguito della scomunica di Gregorio
IX. Per questa ragione, una volta raggiunto l’Egitto nel 1229, Federico II si rese conto di
poter contare principalmente sulla sua abilità oratoria che non sul suo esercito. Riuscì quindi
ad ottenere dal sultano al-Malik al-Ka-mil la restituzione di Gerusalemme ed una tregua di
dieci anni per tutti i fedeli in pellegrinaggio a prescindere dalla loro religione. Questo esito
non fu però apprezzato dai cristiani e in particolar modo dal Papa che pretendeva, invece, una
netta vittoria sul campo di battaglia per dimostrare la superiorità dei cristiani.
Le Costituzioni melfitane
Le costituzioni melfitane furono emanate nel 1231 dopo il rientro di Federico II dalla sesta
crociata. Esse furono composte a Melfi (da qui il nome melfitane) ed esponevano i princìpi
secondo i quali intendeva governare la Sicilia anche se vennero pensate come modello per
tutto l’impero. Coadiuvato da un insieme di giuristi, Federico II partecipò alla stesura delle
leggi attingendo copiosamente al diritto romano, in particolar modo al corpus iuris civilis
dell’imperatore Giustiniano. Nelle costituzioni Federico II affermò che il suo potere non
derivava dal Papa ma direttamente da Dio. Inoltre si poneva come erede della tradizione
romana secondo cui il popolo aveva affidato in modo definitivo e irrevocabile il potere
all’imperatore. In questo modo Federico II aveva indirettamente affermato che il suo potere
gli era stato assegnato da Dio e dal popolo e attraverso esso egli aveva il compito di guidare i
popoli e legiferare garantendo la giustizia. Era infatti proprio la giustizia il tema principale
delle costituzioni che stabilivano che nessuno, sovrano incluso, era al di sopra della legge, e
per questo vietò la vendetta privata e introdusse tutele per donne e minori.
Federico II e i comuni italiani
Date le aspre e stringenti riforme attuate in Sicilia, i comuni dell’Italia centro settentrionale
cominciarono a temere la politica di Federico II. In effetti l’imperatore nel 1226, con la dieta
di Cremona, revocò tutte le concessioni che i comuni avevano ottenuto a seguito della pace di
Costanza del 1183. Questo provvedimento spinse i comuni ad una reazione così che nel 1237
costituirono insieme a Papa Gregorio IX una lega guelfa. Il conflitto fu inevitabile e Federico
II ottenne la vittoria a Cortenuova presso Bergamo. Questa vittoria comportò una nuova
scomunica a Federico II da parte di Gregorio IX nel 1239. Con la morte del pontefice nel
1283, divenne Papa Innocenzo IV che ebbe rapporti possibilmente ancora peggiori con
l’imperatore. Nel 1245, infatti, scomunicò l’imperatore per la terza volta nonostante un
atteggiamento diplomatico da parte di Federico II. Non contento del suo provvedimento,
Innocenzo IV bandì una vera e propria crociata contro Federico II, si alleò con i comuni ostili
all’imperatore e nel 1248 lo sconfisse a Parma. L’anno dopo, nel 1249, il figlio di Federico II,
Enzo, fu catturato e imprigionato nella torre del palazzo del podestà di Bologna. Questi
avvenimenti iniziarono a sancire il tramonto di Federico II che morì per un’infezione
intestinale nel 1250. La sua morte stabilì la fine dell’epoca dei grandi imperatori medievali di
cui lui fu l’ultimo, tanto grande da essere definito e ricordato come stupor mundi (lo stupore
del mondo).