Analisi Dell'Ambiente Fisico E Sottocomponenti Ambientali
Analisi Dell'Ambiente Fisico E Sottocomponenti Ambientali
La volta scorsa si è parlato delle dinamiche demografiche. In particolare abbiamo fatto riferimento
all’analisi quantitativa della popolazione (incremento demografico). Oltre alle analisi quantitative abbiamo
anche delle analisi qualitative relative all’analisi della popolazione, alla tipologia, livello di istruzione, età,
attività ecc.
Ci serve per capire che tipo di servizi dobbiamo dimensionare nel territorio che andiamo a modificare.
Abbiamo anche detto che la popolazione generalmente viene considerata come una variabile indipendente,
nel senso che la stima che facciamo dell’andamento demografico all’orizzonte di piano lo utilizziamo per
dimensionare il piano.
Oggi andremo a vedere come analizzare le altre componenti ambientali al fine di avere degli indirizzi, delle
raccomandazioni per l’uso del suolo. Ovviamente il suolo che noi andiamo a occupare non avrà solo scopo
residenziale, ma avremo anche i servizi per la residenza e dovremo quindi capire dove localizzarli, quanto
spazio serve per il lavoro cioè quanto spazio dedicare al settori primario, secondario e terziario: quindi spazi
per l’industria, per l’agricoltura, per i servizi, per il commercio, insomma spazi utili per la vita della
comunità.
“Il piano regolatore generale deve considerare la totalità del territorio comunale.
Esso deve indicare essenzialmente:
1) la rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e navigabili e dei relativi
Impianti;
2) la divisione in zone del territorio comunale con la precisazione delle zone destinate all'espansione
dell'aggregato urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona;
3) le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù;
4) le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico nonché ad opere ed impianti di interesse collettivo
o sociale;
5) i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale, paesistico;
6) le norme per l'attuazione del piano.”
Questa è una vecchia legge, ed infatti possiamo notare che l’approccio di questa legge è:
“Individuazione e progettazione delle zone destinate all’espansione dell’area urbana.”
È vista così perché a quel tempo la città cresceva, e cresceva molto. Pensiamo a Cagliari per esempio.
Cagliari in quegli anni era una città che per qualche decennio si era aperta al territorio oltre le mura e si
stava iniziando ad espandere.
“Articolo 1
Obiettivi
La presente direttiva ha l'obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e di contribuire
all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi
al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, assicurando che, ai sensi della presente direttiva, venga
effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi
sull'ambiente”
Il concetto di salvaguardia dell’ambiente è una cosa nuova per l’Italia, era contenuto nella legge regionale
ma non veniva mai considerato.
Quindi da circa un decennio tutti i piani urbanistici dovrebbero essere sottoposti alle procedure di
valutazione di impatto ambientale. Questo vuole dire che dovrebbero integrare considerazioni ambientali
fino dall’atto dell’elaborazione del programma, e poi nell’adozione. Questo vuole dire che ci sono 2
momenti valutativi importanti. Questo però non viene sempre fatto.
Esempio: Il piano paesaggistico regionale per esempio avrebbe potuto essere affiancato da una VAS, poiché
stilato nel 2006, ma questo non è avvenuto, in teoria, quindi, solo per questo dovrebbe essere nullo, invece
è andato avanti. Nelle riedizioni ci sono stati invece dei timidi approcci alla VAS.
“Articolo 4
Obblighi generali
1. La valutazione ambientale di cui all'articolo 3 deve essere effettuata durante la fase preparatoria del
piano o del programma ed anteriormente alla sua adozione o all'avvio della relativa procedura legislativa.”
Qui la norma spiega in dettaglio in quali momenti si svolge la stesura della valutazione.
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*Biotiche s’intende che riguardano gli esseri viventi e abiotiche che riguardano l’ambiente fisico.
Questo modello appena visto quindi non è un modello su cui fare riferimento.
Secondo il GEODESIGN FRAMEWORK di Steiniz dal punto di vista metodologico un processo di piano,
dovrebbe seguire lo sviluppo di una serie di modelli nei quali in effetti abbiamo 2 momenti valutativi.
Vediamo punto per punto questi modelli del G.F.:
Rappresentation model: descrizione del territorio
Nel Process model cerchiamo di capire come si evolve lo scenario.
Nell’Evaluation model vediamo una situazione, un trend evolutivo e capiamo se questo ci piace o meno.
Sulla base di queste considerazione definiamo gli obiettivi di piano, sviluppiamo alternative di piano
(Change model) che spesso sono conflittuali, quindi non ce ne può essere una ottimizzante, ma ce ne
saranno tante, ognuna delle quali ottimizza alcuni aspetti piuttosto che altri, ha dei pro e dei contro.
Ed una volta sviluppate queste alternative, sviluppiamo un altro modello: l’impact model: il quale ci fornisce
informazioni, e queste informazioni le utilizziamo nella decisione (Decision model).
Quindi i momenti valutativi sono: nell’Impact verso il Decision e nell’Evaluation verso il Change model.
Il quadro di riferimento ambientale lo rappresentiamo attraverso i dati territoriali in funzione del sistema
informativo territoriale (rappresentation model), e poi passiamo ad applicare dei metodi (process model,
evaluation model, change model) che ci consentono di sviluppare alternative, poi applichiamo l’impact
model ed in fine il decision.
La matrice di impatto ambientale è una matrice che mette in correlazione le componenti ambientali e le
componenti di progetto. Queste relazioni le possiamo utilizzare in due sensi:
-prima partiamo dalle componenti ambientali e poniamo dei vincoli per il progetto (le condizioni al
contorno); questo è il primo momento, il momento del design.
-poi applichiamo la valutazione di impatto, una volta che il design è finito, torniamo indietro e facciamo le
valutazioni di impatto. Le relazioni ovviamente non saranno più le stesse, saranno diverse.
Esempio: se volessimo costruire una centrale nucleare all’interno del nostro comune, è chiaro che come
andiamo a fare la valutazione di impatto l’area di studio si estende molto, anche molto al di fuori del nostro
comune. Si diffonderà su tutta l’area a rischio interessata dal fenomeno del disastro nucleare. Quindi l’area
di studio dipende dal tipo di analisi di valutazione che facciamo.
-Quale è la geografia fisica, economica, geologica, sociale del territorio che andiamo a considerare?
Non è sempre la stessa. Da un lato abbiamo le norme che ci dicono che dobbiamo tenere in considerazione
alcuni aspetti, tuttavia se queste norme non sono molto specifiche sono anche facili da aggirare.
O ci dicono chiaramente che dobbiamo, per esempio, proteggere una ben chiara specie animale, allora è
sufficientemente specifica, ma se una norma ci dice: dobbiamo proteggere le specie locali, questa non sarà
una condizione molto specifica. Quindi al di là delle norme dobbiamo decidere quali sono le geografie che
dobbiamo considerare. Questo sarà indipendente da chi partecipa al processo di pianificazione.
Il piano del comune di Cagliari sarà diverso dal piano che fa il comune di Quartu Sant’Elena e se non c’è un
qualcosa che regolarizzi questo fenomeno ognuno farà il piano per i fatti suoi. E quindi utilizzerà un
rappresentation model diverso a seconda della diversa sensibilità dei tecnici ed anche dei politici che
prendono le decisioni.
PROCESS MODEL nel process model indichiamo quali siano i principali processi fisici, economici, sociali in
atto nell’area e capire come questi evolvono. Quindi lo stesso processo che abbiamo visto per la
popolazione si fa per altri processi fisici, economici, sociali, geologici ecc. Anche qui le norme ci dicono che
dobbiamo farlo per forza per quanto riguarda la popolazione, quando invece andiamo su determinati
fenomeni fisici, geologici, economici, sociali ecc. le norme non dicono niente. Anche se andrebbe fatto lo
stesso.
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EVALUATION MODEL: sviluppiamo questi processi ed individuiamo le dinamiche di sviluppo.
Tutto ciò che sta a monte dell’evaluation è un primo momento conoscitivo che ci consente di dire se l’area
è considerata attrattiva e da chi. Dobbiamo capire da chi una certa area è considerata attrattiva, positiva e
da chi no. Uno degli esempi che si possono fare a riguardo è l’hotel Calamosca: può essere considerato sia
positivo che negativo, dipende. Spesso si usava Calamosca come impatto negativo del cemento della costa,
si e no, perché se qualcuno ci ha dormito sa che si gode il tramonto sul mare, si sveglia con la luce su una
bellissima baia. Per un turista che viene a Cagliari può essere un aspetto positivo. Dobbiamo sempre capire
chi valuta qualcosa positivamente, chi negativamente e perché? Queste sono domande che dobbiamo porci
per individuare gli obbiettivi che poi guideranno il progetto. L’area è in fase di sviluppo o in fase di declino?
Ci sono problemi ambientali o problemi sociali? Quali? Quanto? Dove? Quando? Sono tutte domande alle
quali dobbiamo rispondere sulla base delle informazioni ricavate dal process model.
CHANGE MODEL
Stabilite le nostre strategie di intervento, saranno queste che guideranno il change model, dove
risponderemo alle domande: quali possono essere i cambiamenti effettuabili nell’area?
Nell’esempio di Calamosca potremmo o buttarlo giù oppure riqualificare, oppure lasciarlo come è.
Individuiamo queste possibili opzioni e poi discutiamone.
Quali possono essere i cambiamenti dell’area? Sono legati allo sviluppo o al declino?
Può essere un progetto di crescita o di salvaguardia, di protezione. Dobbiamo decidere sulla base
dell’evaluation model. La spinta al cambiamento è endogena o esogena? La spinta alla crescita dipende
dalla comunità locale oppure ci sono delle forze esterne?
Esempio: La costa Smeralda ha avuto un grande sviluppo, era un territorio che fino ad allora
sottosviluppato, e lo sviluppo è appunto stato causato da forze esterne (esogene). Nel periodo più recente
la spinta dipende da cause endogene, poiché lo sviluppo ha fatto guadagnare le popolazioni locali e poi
queste hanno avuto così l’opportunità di reinvestire i soldi in ulteriore sviluppo.
IMPACT MODEL Una volta definite le alternative, nell’impact model analizziamo gli impatti di tali
alternative rispondendo a una serie di domande da noi imposte: i cambiamenti previsti sono assunti come
positivi o come pericolosi? Da chi? Anche qui Gruppi sociali diversi esprimono giudizi diversi. Sono visti
come gravi? Sono visti come reversibili? Quale è lo scopo dello studio? L’interesse pubblico? L’economia?
Chi sono i principali stakeholders (portatori di interessi) che prendono parte al processo, che influenzano il
processo e le decisioni?
Esistono situazioni di conflitto? Esistono quasi sempre situazioni di conflitto.
Esistono vincoli di fattibilità economica? Esistono vincoli di fattibilità di normativa?
L’ultimo modello del G.F. è il DECISION MODEL nel quale si sceglie una delle alternative viste nel change
model. Ma lo scopo di questa lezione è parlare delle componenti ambientali, quindi approfondiremo
questo aspetto:
Le relazioni o impatto tra sviluppo e ambiente possono essere positive o negative, ma difficilmente saranno
neutre. Se prendiamo delle forme di cambiamento sul territorio avremo sempre delle modificazioni che
avranno sempre degli impatti positivi o negativi (quasi mai neutre).
Gli impatti positivi sono quelli che mantengono biodiversità e servizi ecosistemici, per esempio un piano
attento all’ambiente tenderà a preservare:
Le aree a rischio di erosione conservando i pendii della vegetazione
I suoli pregiati favorendo l’agricoltura in quelle aree e spostando lo sviluppo urbanistico verso aree
con suoli meno pregiati
I corsi d’acqua ed i corpi idrici proteggendo le foreste e le coperture vegetali che proteggono il
ruscellamento e l’adozione di standard che limitino l’impermeabilizzazione del suolo
La qualità dell’aria è un altro aspetto importante. Le aree sottovento subiranno l’inquinamento
dell’aria.
Gli habitat di specie rare non devono essere alterati eccessivamente, deve rimanere un certo
collegamento per consentire alle specie di potersi spostare per cacciare, accoppiarsi e riprodursi.
Se spezzettiamo gli habitat gli animali non trovano più la massa critica per continuare a vivere e
l’ecosistema non sarà più equilibrato.
Gli impatti negativi del sistema di sviluppo sul sistema ambientale sono quelli che danneggiano le
biodiversità ed i servizi ecosistemici. Tra le maggiori cause abbiamo:
La distruzione di aree naturali e habitat, quando le spezzettiamo e non sono più collegate.
L’inquinamento delle componenti ambientali: l’inquinamento dell’aria, del suolo, dell’acqua e così
via.
Non dobbiamo però dimenticare oltre a questi aspetti naturali appena visti gli aspetti sociali, culturali ed
economici. Quando parliamo di sviluppo economici abbiamo ormai un punto di vista negativo se rapportato
alla protezione dell’ambiente. Ma siccome lo sviluppo economico è necessario, sarà indispensabile trovare
un compromesso.
Non dobbiamo necessariamente mantenere lo stato attuale, ma guidare lo sviluppo dei sistemi territoriali
verso il miglioramento. Se guardiamo lo sviluppo della legge, delle norme sul paesaggio in Italia, le prime
leggi richiedevano di vincolare tutte quelle aree che, per una ragione o per un’altra, per aspetti culturali,
sociali o storici, avevano un determinato pregio, in queste aree non si doveva intervenire. L’urbanizzazione
era limitata. Invece più di recente l’approccio è quello di indirizzare l’evoluzione verso uno stato futuro.
Anche l’evoluzione delle componenti ambientali.
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La conoscenza del quadro di riferimento ambientale dovrebbe conseguire la base di supporto alle decisioni.
Il pianificatore non dovrebbe essere un esperto scienziato ambientale, ma deve sapere utilizzare dati,
informazioni e conoscenza sul sistema ambientale per supportare decisioni relative allo sviluppo.
Poi i pianificatori saranno sempre supportati da tecnici, nella tradizione, nel progetto del piano urbanistico,
i tecnici hanno sempre un ruolo un po’ secondario; i tecnici specialistici sono i geologi, agronomi,
archeologi, storici, sociologi, economisti ecc.…
Con la VAS il ruolo di tutte queste figure professionali diventa più prominente, quando un piano viene
integrato in una VAS, per la modellazione del rapporto ambientale (documento che viene introdotto
nell’elaborato) collaborano tutti gli specialisti, hanno un ruolo di raccolta e lettura dei dati.
Quindi questo aspetto del coordinamento da parte del pianificatore assume un ruolo più chiaro. La
conoscenza sul sistema ambientale, il supporto alla decisioni viene codificato all’interno di un sistema
informatico ambientale, costituito da mappe, tabelle, studi specialistici che descrivono tutte le componenti
ambientali.
Oggi grazie anche all’introduzione della VAS questa conoscenza è integrata all’interno del sistema
territoriale cartaceo o digitale della pubblica amministrazione.
La volta scorsa abbiamo detto che a valle del processo di piano dobbiamo definire il quadro di riferimento
normativo e quindi quei vincoli che possono riguardare lo sviluppo del progetto e poi aggiungere nuove
progettualità. Oggi possiamo espandere nuovamente questo schema parlando di 2 macro categorie di
obbiettivi:
-obbiettivi strategici
-obbiettivi di sostenibilità
Questi sono gli obbiettivi che dobbiamo definire una volta che abbiamo completato l’evalutation model e
prima di iniziare a sviluppare il change model.
Sotto-Componenti ambientali
Le infrastrutture di dati territoriali (quindi anche dati ambientali) derivano da una direttiva europea
(INSPIRE) e sono infrastrutture in fase di costruzione che fanno sì che le pubbliche amministrazioni mettano
a disposizione del pubblico le proprie risorse informative, territoriali digitali. Quindi i pianificatori dovranno
sempre maggiormente utilizzare i sistemi informativi territoriali della pubblica amministrazione.
Le informazioni sono raggruppate per livelli tematici che descrivono le componenti ambientali, alcune delle
quali hanno una evoluzione molto lenta ed altre, invece, che variano molto rapidamente e dovrebbero
essere quindi monitorate con maggiore frequenza. Questo è il processo riduzionistico, ovvero: noi non
possiamo descrivere il sistema ambientale in toto, come un unicum, ma lo dobbiamo suddividere in tutte le
sue sottocomponenti, tramite i vari layer tematici, e cercheremo di esplicitare le relazioni tra le varie
componenti.
Il planner accede ai dati informativi territoriali ed ai file della pubblica amministrazione per costruire un
proprio sistema informativo di supporto: vedremo questo quando parleremo dei sistemi informativi
territoriali e dati. In particolare tradizionalmente si considerano come principali componenti ambientali del
piano il sistema dell’acqua, del suolo, del sottosuolo, l’area, il clima, habitat.
Consideriamo questi sottosistemi nel loro stato attuale e nel loro variare nel tempo sia per cause naturali
(dissesti idrogeologici, azioni di erosione ecc.) sia sotto la spinta di trasformazioni antropiche:
trasformazioni dell’uso del suolo e così via.
Sistema dell’aria:
E’ in prima analisi responsabile dell’approvvigionamento di ossigeno, ma ha anche la funzione della
dispersione di inquinanti nocivi per la vita umana o per la vita animale. Sue funzioni naturali sono: sistema
del trasporto dell’acqua nei processi di evapotraspirazione nell’atmosfera. L’atmosfera inoltre contiene i
gas che influenzano la diffusione della radiazione solare. In termini di rischio la componente aria è
responsabile non solo della dispersione di inquinanti, ma anche dai danni provocati dal vento ad alta
velocità.
Gli habitat
Definiscono la distribuzione delle specie animali o vegetali:
-Le risorse vegetali sono cibo per l’uomo e per gli animali, costituiscono anche la risorsa scenica e
contribuiscono a mitigare fenomeni di erosioni quali frane. I pericoli comprendono la proliferazione di
specie infestanti, dannose ed incendi.
-Gli animali producono cibo per l’uomo e per altre specie animali nelle catene alimentari e contribuiscono a
mantenere in vita le diversità dei sistemi biologici.
In termini di rischio alcune specie possono attaccare l’uomo, trasmettere malattie, danneggiare i raccolti.
La mappatura del quadro di riferimento normativo della protezione dell’ambiente completa la definizione
del quadro conoscitivo ambientale con norme di sviluppo per la tutela dell’ambiente.
Se vogliamo analizzare ulteriormente le relazioni tra ambiente e sviluppo possiamo fare riferimento al sito
[Link] dove troviamo un numero di schede molto sintetiche che descrivono
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per esempio i problemi relativi all’acqua ed all’urbanizzazione, energia del vento ed urbanizzazione. E così
via. Qui potremo trovare numerosi riferimenti per le esplicitazioni delle componenti ambientali.
La scala:
Un altro aspetto fondamentale che mette in evidenza anche Steiniz è il problema della scala: la scala
influenza il progetto, non esiste un metodo di progetto che vada bene per tutte le scale. E Steiniz ci dice
ancora che la piccola scala implica grandi rischi, ed anche per questo si focalizza su strategie.
La grande scala invece implica meno rischi. Cosa vuole dire? Abbiamo già dato nella lezione introduttiva di
piccola scala. Abbiamo detto che utilizziamo la convenzione geografica che dice che la scala è grande
quando il rapporto di scala è un numero grande, come ad esempio 1:100, ovvero è un numero grande. La
scala invece è piccola quando il rapporto di scala è un numero piccolo: per esempio 1:1000000.
Quindi il disegno architettonico corrisponde alla grande scala, mentre la cartografia regionale, comunale,
provinciale rappresenta la piccola scala.
Cosa vuole dire che alla piccola scala corrispondono maggiori rischi? Che rischiamo di fare un errore,
prendere una piccola scala vuole dire prendere un ambito territoriale più grande, quindi facciamo un errore
grande se dovessimo sbagliare. Se invece prendessimo un edificio, comunque gli errori sono circoscritti a
quell’edificio, se dovessimo sbagliare, gli impatti non sarebbero così grandi. E questo influenza il modo di
sviluppare il geodesign.
Steiniz ancora ci dice che ci sono attori diversi che prendono parte al progetto di piano:
-Geograpic designer: ci sono i
professionisti del progetto, che siamo noi,
ingegneri e architetti.
-Geographic sciences: ci sono anche i
professionisti delle scienze geografiche, la
pianificazione si fonda sulla conoscenza
del territorio, quindi se la nostra
formazione è eccessivamente sbilanciata
sul progetto, quindi sulla grande scala,
non avremo le competenze per riuscire a
raggiungere un buon livello conoscitivo su
tutto ciò che riguarda il progetto. Più la
scala è piccola e più abbiamo bisogno
delle scienze territoriali.
- The people of the place: ci sono poi le
comunità, le persone del luogo
-The information tecnologies: Steiniz
mette come attori anche le persone e
strumenti che supportano il geodesign
Tradizionalmente l’analisi dell’ambiente naturale e delle risorse fisiche può essere articolata nei sistemi
fattori componenti, questo lo abbiamo già visto una volta ma lo riprendiamo oggi: analizziamo il sistema
ambientale con un approccio riduzionistico, tra questi fattori per norma guardiamo gli aspetti morfologici,
geo-pedologici e idrologici, gli aspetti climatici, paesaggistici e di prevenzione. Il fatto di analizzare gli
aspetti geologici, morfologici ed idrologici deve denotare vocazioni e potenzialità, vincoli e limitazioni del
territorio, individuando il grado di propensione agli usi del suolo (agricolo, residenziale, industriale). E la
probabilità di rischio, come quello idrologico. Le singole analisi sono portate avanti dai più esperti.
Vocazioni e potenzialità vuole dire che per ciascun uso del suolo dobbiamo mappare sul territorio quelle
aree che sono più o meno adatte ad un utilizzo del suolo. Quale sarà una area adatta allo sviluppo della
agricoltura? Quelle aree fertili e quindi caratterizzate da suoli di qualità.
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Invece lo sviluppo residenziale dovrà essere sviluppato in quelle aree non troppo vicine ai corsi d’acqua,
poste vicino alle preesistenti aree residenziale per risparmiare sulle infrastrutturazione, non col pendio
troppo scosceso ecc. vediamo quindi che ci sono molte condizioni al contorno che possiamo imporre per
assecondare queste vocazioni o potenzialità che un territorio ha nei confronti di ciascun uso del suolo. In
inglese si usa il termine suitability che vuole dire proprio grado di propensione. La suitability analysis serve
proprio per analizzare quale sia l’assetto, la mappa delle aree che hanno la potenzialità di supportare quel
determinato uso del suolo.
Esempio di Analisi ambientale sbagliata: Vediamo una immagine del comune di Buggerru
Aspetti geo-pedologici
Il pianificatore utilizza i dati pedologici (la pedologia è la scienza che studia la composizione, la genesi e
le modificazioni del suolo, dovute sia a fattori biotici che abiotici) per identificare aree caratterizzate da
suoli o di qualità per la produzione di risorse forestali o con buone caratteristiche i resistenza al carico per
la costruzione, oppure soggette al rischio di disastro idrogeologico ovvero che non sopportano certi usi. I
dati sono elaborati in maniera combinata per identificare aree idonee per l’agricoltura, per
l’infrastrutturazione, smaltimento dei rifiuti ecc.
Nell’ambito del progetto del piano urbanistico:
L’analisi geo pedologica è una analisi mirata a valutare la propensione dei suoli a diversi usi.
L’analisi geotecnica invece è indotta a valutare la resistenza dei terreni con particolare riguardo
all’edificazione.
L’analisi geologica combina le 2 precedenti ed aiuta a definire il quadro delle risorse naturali:
giacimenti minerari, fonti geotermiche ecc.
L’analisi idrogeologica consente di individuare aree soggette a rischio.
Gli aspetti geologici e pedologici insieme li analizziamo per le raccomandazioni sulla distribuzione degli usi
del suolo. Questo può anche volere dire che queste localizzazioni siano limitate, e se queste sono limitate le
dovremo confrontare con la domanda di uso del suolo. Se non dovesse esserci abbastanza spazio per
l’utilizzo del suolo, ovvero non ci sono abbastanza aree con un buon grado di propensione, di vocazione per
quell’uso del suolo, questo fenomeno costituirà un vincolo allo sviluppo per quell’uso del suolo. In questo
caso abbiamo una componente ambientale che ci dà delle indicazioni di vincolo sull’uso del suolo.
Gli strumenti per analizzare questi aspetti sono la carta geologica e la carta di zonizzazione geotecnica.
In passato si parlava di carte tematiche, oggi non si parla più di carte tematiche ma si parla di Database
territoriali (durante l’esercitazione vedremo come integrare dati cartacei a dati territoriali informatici).
Un esempio di standardizzazione dei dati digitali e degli aspetti geologici al livello europeo è il portale
ONEGEOLOGY che è il portale di un progetto di vari partner che hanno provato ad integrarle secondo
standard comuni i dati sulla geologia.
Negli ambiti territoriali collinari montani, con problemi di ordine idrogeologico poco rilevanti, dovrebbe
essere in generale sufficiente una carta geolitologica di base per tutto il territorio, con particolare
accuratezza per le località dissestate e quelle limitrofe. Nelle quali individuare terreni interessati da frane,
terreni parzialmente franosi, aree soggette all’erosione ed aree soggette ad alluvionamenti, aree con
caratteristiche geotecniche molto scadenti. Vediamo qui che in funzione del tipo di territorio abbiamo delle
indicazioni tecniche su come costruire i modelli di rappresentazione, evidenziando quegli aspetti che
possono avere una influenza positiva o negativa sul progetto.
La carta geolitologica è costruita sulla base di rilievi sul campo e sottolinea l’effettiva natura della roccia
affiorante, inoltre tiene conto della coltre dei terreni superficiali con particolare riferimento alla copertura
rilevabile. Un riferimento oggettivo che permette ai tecnici di effettuare valutazioni sul grado di
propensione dei terreni. Nei terreni nei quali il grado di dissesto idrogeologico è avanzato invece sono
necessarie indagini più approfondite, in grado di identificare a priori le trasformazioni del territorio ed
indicare gli eventuali lividi e le modalità di esecuzione delle azioni.
In Sardegna questi aspetti sono anche analizzati dal piano di assetto idrogeologico: un piano di valenza
regionale che ci dice in quali comuni ci siano situazioni di dissesto e quindi dobbiamo prestare una
particolare attenzione e ci dice anche quali attenzioni dobbiamo prestare.
In Lombardia nel piano di governo del territorio, che è il corrispondente del nostro piano urbanistico
comunale, sono previsti da qualche anno gli studi geologici. Ovvero una analisi specifica dei terreni, sono
proprio richiesti dalla regione.
Nelle zone pianeggianti la maggior parte dei terreni possono essere indicativamente raggruppati in 4 classi
dal punto di vista geotecnico: sono classi di comportamento dove il costo delle fondazioni sarà dato più
elevato quanto peggiore sarà la classe di appartenenza (questo è importante per gli ingegneri civili.)
Zone con caratteristiche geotecniche pessime
Zone con caratteristiche geotecniche scadenti per motivi litologici (quindi del sottosuolo)
Zone con caratteristiche geotecniche mediocri per cattivo drenaggio o per vicinanza di falda
freatica (suoli ricchi di acqua)
Zone con caratteristiche geotecniche buone
La mappatura di queste zone ci dà indicazioni sui costi che andrebbero affrontati in caso di
infrastrutturazione costruzione.
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Negli ambiti territoriali dove il grado di dissesto idrogeologico è avanzato oltre alla carta di zonizzazione
geotecnica si dovranno accompagnare uno studio idrogeologico con una analisi idrografica di dettaglio, una
carta delle pendenze ed una dell’utilizzazione del suolo per le attività estrattive. Altrimenti pervenire ad
una classificazione del territorio che dovrebbe essere del tipo:
Aree dissestate
Aree potenzialmente dissestabili (per cui sussiste una sorta di allarme)
Aree con limitata propensione al dissesto
Aree stabili e sicure.
L’edificazione dovrà essere prevista in queste ultime aree. Però questo è solo uno dei criteri di valutazione.
Questi sono alcuni esempi che ci fano capire, pur non essendo di geologi o scienziati della terra, come
stanno le cose.
In questo sottosistema (quello geolitologico) il passaggio: modello rappresentazionemodello
processuale modello di valutazione, permette di associare ad una certa categoria di roccia del sottosuolo
delle caratteristiche facilmente comprensibili.
Lo stesso discorso lo si può fare per la pedologia: possiamo, ad esempio, avere dei suoli che si chiamano in
modi relativamente complicati, o comunque tecnici per i geologi ecc. ma che appunto questa figura
professionale ci dirà che tipo di comportamento corrisponde a quelle categorie di suolo. E facendo questo
tipo di ragionamento assieme al geologo passiamo da un modello di rappresentazione (basato sui dati) ad
un modello processuale (che diventa informazione) ed in fine ad un modello di valutazione (che sprigiona
conoscenza, e per il quale possiamo finalmente effettuare delle scelte).
Esempio: In un piano del dissesto idrogeologico i comuni sono classificati diversamente, secondo diversi
colori e diversa simbologia a seconda del grado di dissesto. Possiamo leggere le informazioni relative ad
alcuni comuni, vediamo i gradi di livello di rischio idraulico di inondazione e rischio di frana per tutte le aree
che sono soggette al rischio idrogeologico. In quelle zone giustamente ci potranno essere eventuali limiti
allo sviluppo.
Analizziamo ora la morfologia ovvero la forma, l’altimetria, l’cliviometria e l’esposizione di un territorio che
possono imporre fino da subito una serie di limiti all’utilizzo, possono causare fenomeni di attenuazione o
di accentuazione delle caratteristiche geologiche, geotecniche, idrologiche e pertanto l’analisi
dell’ambiente naturale inizierà necessariamente dalla morfologia.
Dato un ambito territoriale di riferimento possediamo inizialmente altimetria e cliviometria:
L’altimetria: impone la quota sul livello del mare, che già di per sé può imporre tutta una serie di vincoli
all’edilizia e di cui si terrà conto soprattutto nella redazione di piani e di regolamenti edilizi *.
-La quota sul livello del mare, ovvero l’altitudine contribuisce a fare abbassare le temperature, quindi la
quantità di riscaldamento e l’isolamento termico. Ciò influisce sul regolamento edilizio, imponendo alle
case determinati standard.
-La quota sul livello del mare e l’esposizione sui versanti partecipano a causare il “ciclo vegetazionale”,
quindi la scelta delle specie arboree e delle coltivazioni ammissibili. Le colture preferiscono determinate
temperature, e determinata esposizione, quindi preferiranno alcuni versanti piuttosto che altri.
-L’altitudine incide anche su altri aspetti: per esempio le piste aereoportuali devono essere aumentate del
7% rispetto alle misure regolamentari ogni 300m di quota in aumento a causa del diminuire della densità
dell’aria, che quindi richiederà una distanza maggiore per il decollo.
-L’altimetria tradizionalmente si rappresenta attraverso le isoipse ovvero le curve di uguale quota, con le
quali è possibile individuare le varie fasce altimetriche, anche questi dati li mappiamo attraverso delle
isoipse ma li mappiamo attraverso database territoriali.
*Il regolamento edilizio è un documento che viene sviluppato al livello comunale e che accompagna il piano regolatore (piano comunale) dove
troviamo le indicazioni qualitative relative allo sviluppo territoriale. Informazioni relative per esempio alla distanza dai corsi d’acqua, distanza degli
edifici tra loro ecc.
La cliviometria: la pendenza dei terreni, è un altro aspetto importante, questo è un fattore che influenza
parecchio quasi tutti gli usi del suolo, ed è un fattore che viene analizzato quasi sempre quando eseguiamo
analisi di suitability.
-La pendenza dei terreni si misura in percentuale e raramente in gradi sessagesimali. Nella pianificazione è
un elemento che influenza diversi aspetti:
In funzione di una natura geologica del suolo la pendenza determina la stabilità dei versanti
Nei territori soggetti a nevicate la pendenza elevate può portare alla formazione di valanghe e
slavine
Boschi e colture agricole possono essere impiantati, se la morfologia lo consente, su terreni sciolti
formando il riposo di questi su una pendenza del 50%. Studiando la distribuzione dello spazio su un
pendio possiamo capire ancora una volta come possiamo localizzare certe zone agricole e dove
possiamo sviluppare certi tipi di colture.
-Per quanto riguarda l’edificabilità si possono stabilire i seguenti limiti economici e di fattibilità:
Pendenze dell’1-2% sono il limite per la costruzione di impianti sportivi o grandi edifici industriali,
quindi se dobbiamo trovare una grande area industriale mappiamo il pendio ed andiamo ad
individuare le aree dove troviamo pendenze così basse.
Piccoli edifici industriali, edifici residenziali pluripiano, possono essere costruiti senza grandi
problemi di fattibilità economica fino al 7% di pendenza.
Edifici monofamiliari fino al 15% di pendenza
Edifici a corpo doppio con ingresso unico fino a 12 m possono essere costruiti fino al 30%
Edifici a corpo semplice con affaccio unico al primo piano fino al 50%
Le infrastrutture cinematiche ammettono livellette con pendenza massima in funzione della
categoria.
In genere in Sardegna non troviamo costruzioni con pendenze elevate, una zone su cui troviamo una
pendenza abbastanza elevata è sulla strada che va da Nebida a Buggerru nell’iglesiente, una strada
provinciale. La pendenza limita anche la percorrenza ciclabile o pedonale. Qualche anno fa per una tesi si è
progettato un sistema di piste ciclabili guardando come caratteristiche di suitability l’ampiezza della
carreggiata nelle varie strade di Cagliari e la pendenza, il ciclista medio può percorrere ad una certa
pendenza una certa distanza massima, oltre la quale si stanca e non riesce più ad andare aventi. Sfruttando
questo sistema abbiamo progettato un sistema di piste ciclabili.
Le analisi ed i provvedimenti relativi agli aspetti idrogeologici sono nella massima parte di competenza del
governo territoriale intermedio: provincia, comunità montana del comprensorio. Al livello urbano si
possono dare prescrizioni nell’ambito delle norme di piano o edilizie finalizzate alla preservazione dei corpi
idrici dagli inquinamenti, a zone di rispetto o relativi a mantenere drenate parti delle superfici ai fini della
rilevazione delle piene o per l’allagamento delle falde. Questi sono problemi che ci riguardano da vicino,
infatti in Sardegna ci sono stati numerosi eventi calamitosi. Spesso questi aspetti sono fin troppo trascurati
dalla pubblica amministrazione.
In accordo col Testo unico sulle acque del decreto legislativo 152/99 si possono dare le seguenti indicazioni
per il rilievo di massima dei corpi idrici, distinguendo corpi superficiali o che scorrono in profondità:
-acque superficiali: in prima approssimazione l’indagine idrologica delle acque superficiali può essere
condotta sui tratti disponibili e sulle stazioni di rilevamento esistenti, mettendole in evidenza su una carta
(ormai su un database) relativamente a:
Reticolo idrografico principale: asta principale sulla quale confluiscono tutti gli altri corsi d’acqua
e che si riversa direttamente in mare
Reticolo idrografico artificiale: individuato da canali di portata in esercizio non inferiore a 30 [l/s]
Laghi: la cui superficie dello specchio superiore è uguale a 0,5 [Km 2]
Stazioni di rilevamento: loro ubicazione
Prese d’acqua esistenti: loro ubicazione e distinzione per utilizzo
Limiti dei bacini idrografici dei corsi d’acqua naturali ed artificiali.
Questo è ciò che bisogna avere per ottenere una rappresentazione geografica di tutti gli aspetti, mappati,
memorizzati nei database territoriali e poi integrati in una rappresentazione geografica e pronti per le
analisi. Avendo dei dati digitali con i sistemi informativi territoriali disponiamo di una serie di strumenti di
analisi idrologica che possiamo prendere.
In relazione all’utilizzazione dei corpi idrici si indicheranno quando esistenti le aree di competenza del
consorzio per le concessioni esclusive di pesca, l’ubicazione degli stabilimenti balneari, l’ubicazione di
campeggi situati lungo le sponde, le aree di competenza dell’esercizio della navigazione l’ubicazione di porti
ecc. Per ogni corpo idrico esaminato dovranno essere compilate schede o database tematici relative a
notizie generali, utilizzazioni prevalenti attuali, caratteristiche varie.
-Acque sotterranee:
La conoscenza delle acque sotterranee può fondarsi sull’inventario dei pozzi esistenti, nelle indagini una
particolare attenzione sarà data alla vulnerabilità riguardo agli inquinamenti diretti ed indiretti.
Per le acque sotterranee si analizzano notizie generali sull’individuazione dei confini di un bacino
idrogeologico, condizioni di deflusso (naturale o artificiale), conformità delle formazioni acquifere e loro
distribuzione spaziale, caratteristiche idrodinamiche (velocità, portata), principali proprietà chimiche,
batteriologiche, e valutazione per la potenzialità della risorsa.
Dovranno essere rilevati tutti gli scarichi sul suolo e sul sottosuolo che riguardano in bacino idrogeologico.
Per quanto riguarda le caratteristiche idrogeologiche dovranno essere accertati i livelli freatici e
piezometrici e le portate dei pozzi.
Pericolo sismico:
Dovranno essere forniti dati sul pericolo sismico del territorio. In Sardegna siamo in una zona
geologicamente stabile, non siamo abituati a pensare al terremoto come un nostro problema, ma se
guardiamo quei siti web che forniscono dati sui terremoti scopriamo che questi non sono un qualcosa di
occasionale ma sono un qualcosa che avviene tutti i giorni. Esistono delle zone del mondo che sono molto
soggette ai terremoti, la maggior parte dei quali di entità ridotta però sono comunque presenti.
Riassumendo: le analisi illustrate consentono di realizzare delle carte di sintesi che rappresentano
planimetricamente i condizionamenti posti da questi fattori alla pianificazione urbanistica e territoriale. In
particolare queste analisi possono essere utilizzate per redigere le carte tematiche che rappresentano la
propensione all’uso agricolo, la propensione all’edificabilità, le risorse geominerarie, le risorse idriche, le
zone soggette ad inondazione, le zone soggette a frane, le zone soggette a erosone ecc. Se rispettassimo
già solo questi vincoli risolveremmo molti dei problemi che hanno caratterizzato la pianificazione degli
ultimi anni. Ciascuno di questi elementi può essere soggetto ad una singola analisi oppure, sintetizzando, si
possono anche realizzare carte di pericoli naturali o di potenzialità del suolo inserendo più elementi.
Il Mercandino propone una classificazione della carta di propensione all’uso agricolo in classi del tipo:
-suoli adatti ad una ampia scelta di coltura agraria
-suoli con alcune limitazioni che causano la non efficienza nei confronti di alcuni tipi di colture
ecc.…
una carta di questo tipo trasmette già conoscenza, quindi siamo già all’evaluation model, stiamo
supportando il change model.
Gli elementi che influenzano, ed in certi casi vincolano, la pratica delle agricoltura sono in generale divisibili
in categorie economiche e sociali. L’analisi vista prima sul Mercandino ha lo scopo di fornire una analisi
complessiva su un territorio da confrontare con la domanda di nuove aree urbanizzate.
Soprattutto nella pianificazione comunale quando l’insediamento si espande andiamo a costruire dove
prima c’era area agricola. Noi sappiamo che la differenza di prezzo tra l’area edificabile e l’area agricola è
molto elevato, e quindi avviene che tutti i proprietari di terreni agricoli intorno agli insediamenti sperano e
spingono affinché siano i loro terreni agricoli a diventare edificabili. Questo fenomeno spesso influenza in
maniera negativa la pianificazione locale. Di solito si tende sempre a creare degli scenari di incremento
demografico molto ottimistici per fare gli interessi di questi agricoltori.
Fonti di dati
Le fonti di dati stanno cambiando: prima si utilizzavano fonti di dati analogiche, oggi invece si usano fonti di
dati digitali, però siccome nei sistemi dobbiamo descrivere non solo il presente ma anche il passato, anche
nel futuro continueremo a fare riferimento alle fonti cartografiche.
Vediamo le fonti principali per gli aspetti che abbiamo visitato:
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regioni che avesse una base di dati così moderna e sofisticata. Ormai non si usa più, si usa tuttalpiù
come tecnica di sfondo ma si usano soprattutto i:
-database territoriali (hanno soppiantato la carta tecnica regionale)
-foto aeree
-carte tematiche regionali, in particolare per gli aspetti geo-pedologici si fa riferimento alla carta
geologica d’Italia, oppure a studi ad una scala elevata sviluppati localmente nelle varie regioni da
molti studi di ricerca (In Sardegna la carta pedologica è stata costruita da un docente di scienze
della terra, professor Aru). Si fa riferimento per le risorse geominerarie alla carta geologica d’Italia,
alla carta Geotecneto (una carta geotecnologica semplificata d’Italia).
Per gli aspetti idrologici si fa riferimento agli annali idrologici del ministero dei lavori pubblici, agli
assessorati provinciali, agli assessorati delle acque, ed ai consorzi di bonifica.
Sul rischio idrogeologico utilizziamo ancora la carta della montagna del ministero della agricoltura, abbiamo
interpretazioni di foto aeree oppure degli studi particolari dell’ingegneria nelle università.
Per il pericolo sismico abbiamo delle classificazioni normate per legge, poi abbiamo la carta del CNR per
l’attività sismica.
Queste sono le fonti tradizionali che si possono trovare sul Mercandino, oggi possiamo trovare riferimento
per la pianificazione principalmente al sistema informativo territoriale regionale (Sardegna geoportale),
andando sul sito della regione Sardegna vedremo che si possono scaricare oltre 300 layer tematici, in
formato CAD, GIS, ortofoto, immagini satellitari ecc.
Facciamo riferimento come fonti informative anche alla pianificazione di settore, o ad altri piani o studi di
settore anche al livello regionali:
Per il clima possiamo usare il servizio meteorologico della Sardegna, una agenzia della regione che
cura le previsioni metereologiche a supporto dell’attività agricola. Servizi simili sono disponibili
anche in altre regioni di Italia.
Altre fonti di informazioni possono essere i piani comunali o provinciali. Studi della università.
Possiamo anche guardare i vari assessorati regionali come l’ambiente, l’industria.
Le politiche per lo sviluppo delle infrastrutture di dati territoriali europee, ma anche le politiche nazionali e
regionali sono favorevoli al riuso dei dati delle pubbliche amministrazioni, e questi sono dei fattori che
stanno favorendo a fare sì che tutti i dati della pubblica amministrazione siano sempre più disponibili online
e resi pubblici per tutti i cittadini, quindi a maggior ragione per noi che siamo tecnici e che li sappiamo
riutilizzare. A Venezia si è costruito un database territoriale con tutte le strutture sanitarie. Si possono
anche usare i dati dei social network per avere dei dati che siano numerici, qualitativi o anche in quanto
giudizi. Ci sono degli studi fatti in California (regione che in estate è spesso soggetta ad incendi) che
riguardano una mappatura degli incendi avvenuti, e quindi avere una descrizione delle aree che sono
soggette più frequentemente ad incendi. Quando c’è stato il terremoto ad Haiti i dati raccolti coi telefonini,
con gli smartphone ed il GPS sono serviti per identificare subito i danni e pianificare le misure di soccorso.
Oggi abbiamo visto come analizzare il territorio attraverso i dati, come rappresentare alcuni dei sotto-
componenti ambientali. Ovviamente quando si eseguirà lo studio sarà indispensabile avere uno specialista
per ogni sotto-componente ambientale.
Si raccolgono i dati, si simulano le evoluzione dei processi, e dando delle raccomandazioni per il processo.
Nella fase sia di progetto che di valutazione.
Domande d’esame:
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