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GIS Nella Lezione Precedente .

La lezione si concentra sull'importanza dell'analisi e rappresentazione dei dati ambientali nella pianificazione urbanistica, utilizzando il geodesign framework. Viene discusso come i modelli di rappresentazione, processo, valutazione e cambiamento siano interconnessi e influenzino le decisioni progettuali. Si sottolinea l'importanza della georeferenziazione e delle scale di analisi per ottenere informazioni significative e contestualizzate nel processo di pianificazione.

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GIS Nella Lezione Precedente .

La lezione si concentra sull'importanza dell'analisi e rappresentazione dei dati ambientali nella pianificazione urbanistica, utilizzando il geodesign framework. Viene discusso come i modelli di rappresentazione, processo, valutazione e cambiamento siano interconnessi e influenzino le decisioni progettuali. Si sottolinea l'importanza della georeferenziazione e delle scale di analisi per ottenere informazioni significative e contestualizzate nel processo di pianificazione.

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Lezione 14-10-2014

GIS

Nella lezione precedente …..

Abbiamo già parlato di analisi demografiche e di analisi dell’ambiente fisico. Abbiamo parlato di questi due
aspetti dal punto di vista dei contenuti e fatto analisi su come possiamo descrivere le sotto-componenti
ambientali. Quali sono le fonti di dati e quali sono le caratteristiche. Dobbiamo analizzare la relazione tra
questa analisi tra i sistemi ambientali e il progetto. Abbiamo esplicitato alcune relazioni, come ad esempio
quale è il suolo idoneo alla edificabilità, quale all’agricoltura. Abbiamo visto i pendii di certe aree per sapere
quali tipi di edifici possiamo costruire in quelle aree. Il discorso generale ci fa capire come affrontare la
descrizione del sottosistema ambientale e come finalizzarla allo scopo del progetto. Ovviamente noi
pianificatori saremmo quelli che, in base alla conoscenza dataci da altri specialisti di settore quali geologi,
biologi, sociologi ecc., saranno poi in grado di dare delle destinazioni d’uso razionali ai vari terreni.
All’interno di un processo di geodesign abbiamo visto che noi analizziamo le componenti ambientali e
vediamo come queste possano aiutare allo sviluppo del progetto, e poi una volta che abbiamo sviluppato
queste caratteristiche di progetto le valutiamo facendo riferimento alle componenti ambientali.
Quindi abbiamo cercato di capire cosa sono le componenti ambientali e come queste si descrivano.

OGGI cerchiamo di capire come trattare questo tipo di informazioni.

Premessa introduttiva
Il punto di partenza è: come rappresentiamo queste informazioni?
Lo faremo utilizzando l’informatica. Sappiamo già che possiamo trattare i dati in maniera digitale. Oggi c’è
una grandissima varietà di dati ambientali tramite database, quindi noi vedremo come possiamo sviluppare
la descrizione attraverso questo sistema. In pratica capiamo come si può esplicitare lo schema concettuale
della matrice di impatto ambientale.
Vedremo come si svolge questo procedimento di costruzione della conoscenza a partire dai dati. Quindi
stiamo focalizzando l’attenzione sul trattamento dei dati che facciamo nel rappresentation model. È chiaro
che il modo in cui noi riportiamo i dati influenza lo sviluppo delle singole azioni che ci consentono di
analizzare come si evolve un sistema ambientale (process model) e poi via via anche il modello di
valutazione (evaluation model). Abbiamo anche detto già che se nella prima interazione del progetto di
geodesign noi diamo l’impostazione, ovvero raccogliamo certi dati e cerchiamo di capire quali di questi dati
ci interessino. A seconda di chi decide ed a seconda di che tipo di conoscenza ha bisogno per decidere
dovremo sviluppare una conoscenza anziché un’altra. In funzione di questa dovremmo strutturare una
diversa rappresentazione del progetto.

Riprendiamo il Geodesign Framework:

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Fornisce uno schema secondo il quale procedere dal punto di vista tecnico.
Quando iniziamo a sviluppare un processo di piano dobbiamo sviluppare in sequenza una serie di modelli:

 Il primo, il rappresentation model risponde alla domanda: come deve essere descritto l’ambiente?
In questo caso raccogliamo i dati e li inseriamo nel nostro ambiente di lavoro. Possiamo
rappresentare vari aspetti come la popolazione, la geologia ecc.
In certi casi le sottocomponenti da rappresentare ci sono fornite dalla normativa. Alcune
informazioni ci sono proprio indispensabili per sviluppare il piano.

 Una volta deciso che dati ci servono possiamo sviluppare il modello del processo.
Per esempio quando siamo andati a vedere come si sviluppa la popolazione abbiamo considerato
un insieme di fattori: fattori sociali, composizione della popolazione, fattori regolatori, poi facciamo
le proiezioni demografiche per capire come il modello demografico si sta evolvendo (process
model).

 Una volta completato il process model sviluppiamo l’evaluation model per capire se questo
scenario ci piace oppure no, se lo vogliamo portare avanti, supportare ulteriormente o se lo
vogliamo correggere.

 Deciso ciò decidiamo come vogliamo intervenire: change model.


Notare che c’è questo cambiamento: quando noi rappresentiamo produciamo dati, quando noi
proiettiamo attraverso il process model produciamo informazioni, quando noi valutiamo queste
informazioni sviluppiamo conoscenza. Una volta che abbiamo la conoscenza sviluppiamo
alternative di progetto attraverso il change model. Il change model vuole dire costruire dei metodi
che ci consentano di sviluppare un processo che ci porterà a decidere cosa fare sul suolo e dove
farlo.

 Fatto ciò deduciamo l’impatto che hanno queste alternative di progetto sull’ambiente attraverso
l’impact model, sviluppiamo così informazioni.

 Infine sappiamo l’impatto delle varie alternative di progetto, dobbiamo decidere quella che ci va’
più a genio il miglior compromesso. Effettuiamo ciò attraverso il decision model.

Il discorso delle iterazioni, si sovrappone al discorso dell’iterazione dei modelli.


Alla prima iterazione illustriamo il progetto, ci facciamo una idea su come sviluppare questi modelli, alla
seconda iterazione, una volta che ci siamo fatti una idea. All’inizio cosa succede? Facciamo delle ipotesi per
effettuare il process model, possiamo effettuare un certo tipo si proiezioni, e ci attendiamo di ottenere

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determinati risultati. Però quando si arriva a definire ogni modello noi non sappiamo se i dati iniziali sono
giusti. Per poter fare questo dobbiamo tornare indietro e specificare meglio.

L’informazione geografica per la pianificazione urbana e territoriale.


Dobbiamo capire come lavorare con dei dati territoriali informatici.
Per esempio consideriamo il piano urbanistico comunale del comune di Cagliari, in particolare l’elaborato di
azzonamento nel quale il territorio di Cagliari è diviso in varie zone omogenee, prendiamo una foto
dell’area di Cagliari e vediamo che:
Le zone A sono le zone dei centro storico di Cagliari, le zone B sono le zone residenziali, le zone C sono l
zone i nuova espansione residenziale. Sostanzialmente questo è ciò che viene fatto in un piano.
Le norme tecniche di attuazione ci diranno cosa si può fare all’interno delle varie zone omogenee. Noi
quindi decidiamo cosa fare all’interno delle aree.

Quali informazioni, strumenti e tecniche di analisi e rappresentazione, tipologie di progetto possiamo usare
per arrivare alla formazione di un elaborato di piano?
In parte abbiamo già risposto, dobbiamo implementare il geodesign framework. Questi metodi saranno
quelli che implementeremo nella costruzione del nuovo piano.

Importanza dell’informatica:
Abbiamo detto che oggi sempre di più anche la pianificazione urbanistica si poggia sull’informatica, infatti
ora possiamo usare i formati digitali per creare gli elaborati di piano.
Un primo esempio che possiamo avere per capire quanto l’informatica ha semplificato il lavoro del
pianificatore è il pensare che qualche anno fa se avessimo voluto dimensionare un piano saremmo dovuti
andare al comune, e cercare la documentazione, ed inoltre pagarla, quindi una perdita di tempo e di
denaro consistente. Oggi invece grazie all’informatica noi possiamo andare online e scaricare i dati in poco
tempo. Il geoportale ci offre l’opportunità di accedere ai dati in formato digitale e di scaricarli.

Il comune di Cagliari ci offre anche l’opportunità di avere dati anche attraverso i sistemi informativi
territoriali. Solo che i il sito del comune di Cagliari non funziona abbastanza bene, perché probabilmente gli
uffici tecnici non sono ancora abbastanza sviluppati da potere sviluppare in maniera avanzata questi studi.
Se il comune non ci aiuta possiamo fortunatamente fare riferimento alla regione.

La regione è meglio organizzata, è a statuto speciale, quindi gode anche di abbastanza risorse ed ha avuto
l’idea di sviluppar database di dati territoriali per i SIT (sistema informativo territoriale). Ciò nell’ultimo
decennio. Sul web esiste una applicazione che si chiama Sardegna mappe attraverso la quale possiamo
vedere le ortofoto fatte dal satellite. Sardegna-mappe è un geobrowser che ci consente di navigare sulla
Sardegna. A differenza con googlemaps mano a mano che zoomiamo appaiono più informazioni. Queste
informazioni possono essere utili per studiare il territorio. Vediamo lo stradario, ecc.… tutte le foto aeree
eseguite nel 2006 per esempio. Possiamo vedere anche le curve di livello, centri di antica formazione, zone
costiere. Possiamo vedere anche le componenti ambientali, boschi, macchia, beni paesaggistici ecc.
possiamo visualizzare informazioni attraverso una struttura ordinata, abbiamo dei layer sovrapposti che ci
consentono di leggere ciò che ci interessa. Mano a mano che si va avanti con la spiegazione di come questi
dati vengano strutturati vedremo anche il loro funzionamento. Vedremo anche delle applicazioni desktop
per il GIS. Oggi iniziamo a vedere la logica che sta dietro a questo GIS. Sardegna-mappe ci permette per
esempio di accendere o spegnere alcuni layer, cosa che sarà possibile anche attraverso le applicazioni
desktop.

Informazioni georeferenziate:

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Tornando alla definizione di tecnica urbanistica, stiamo facendo questo discorso, applicando la prima parte,
cioè l’analisi e la valutazione dei sistemi urbani territoriali esaminati dal punto di vista dell’interesse
ambientale ed analizzando gli aspetti dai quali sono influenzati.
Cosa è l’analisi? Il termine analisi proviene dal greco, sciogliere; da ciò deduciamo che l’analisi è un metodo
di studio consistente nello scomporre un punto nelle sue componenti per esaminarle una per una. Ci è
impossibile comprendere nell’integrità un sistema ambientale, quindi lo analizziamo per sotto componenti.
Se siamo bravi possiamo anche esplicitare relazioni tra sotto componenti. Però questo è il meglio che
possiamo fare.

In pianificazione l’analisi si basa in grandissima parte diciamo al 90% su informazioni georiferite ovvero
riferite ad una posizione sulla superficie terrestre. Se quando parliamo di informazione in generale
sappiamo che una informazione è una funzione di una certa caratteristica, in riferimento ad un oggetto. Per
esempio: Possiamo misurare una temperatura, possiamo dire che la temperatura è 18 gradi, questo però è
un dato che ci dice poco, 18 gradi è caldo o freddo? Non possiamo dirlo perché dipende da dove siamo,
essendo a latitudini equatoriali 18 gradi è freddo, se invece siamo ai poli 18 gradi sono decisamente una
temperatura calda. Quindi ci interessa sapere dove stiamo prendendo un certo dato, dove questo è
contestualizzato, quindi dobbiamo georeferenziarlo.
Quindi quando noi andiamo a prendere una informazione non ci interessa solo la caratteristica fisica ma
anche x, y, z la georeferenziazione: longitudine, latitudine e quota sul livello del mare.
Al giorno d’oggi, ormai da un paio d’anni in virtù della diffusione dei GPS, poiché coi nostri telefonini noi
ormai possiamo raccogliere informazioni territoriali, i nostri telefonini col GPS ci danno la referenziazione, e
memorizzano anche il tempo di una misura, in maniera da collocare anche temporalmente un dato. Quindi
sempre maggiormente non si parla più di georeferenziazione, non si fa riferimento più solo alle 3
dimensioni ma anche al tempo, quindi l’informazione è sempre più non spaziale ma spaziotemporale.
Cosa vuole dire? Se abbiamo una informazione non georiferita possiamo rilevare solo la misurazione fisica,
quando abbiamo una informazione georiferita possiamo rilevare anche la posizione nella quale si trova
questa informazione. Quindi possiamo capire quanto sia più importante una informazione georiferita
rispetto ad una che non lo è.
Prendiamo ad esempio una immagine di una stazione; noi non sappiamo dove sia ubicata questa stazione,
quindi abbiamo poche informazioni, se però questa informazione è stata registrata da uno smartphone, col
segnale GPS acceso, possiamo vedere sulla mappa dove siamo e magari scoprire che quella non è una
stazione dei treni qualunque, ma magari è proprio quella di Cagliari, questo ci fa capire quanto questa
georeferenziazione aumenti il potere conoscitivo.

La scala:
Quando parliamo di informazioni, dobbiamo parlare di scala. Il modo nel quale noi rappresentiamo un
territorio dipende dalla scala. Le tre scale principali sono:

1. Scala territoriale: regione o provincia


2. Scala urbanistica: municipale
3. Scala attuativa: riguarda delle sotto-aree all’interno del comune, per esempio piani per lo studio
dei centri storici, o aree industriali

Questo è fondamentale quando dobbiamo costruire dei sistemi di rappresentazione. Se dobbiamo lavorare
su un isolato siamo ad una scala attuativa, quando usiamo una scala attuativa rappresentiamo piccole zone,
vediamo proprio la dimensione degli edifici ed anche come sono fatti gli edifici. Questo ci fa capire come
dobbiamo costruire.
Se invece lavoriamo ad una scala un po’ più piccola, in un territorio un po’ più vasto vediamo cose un po’
diverse, non vediamo più singoli edifici ma vediamo proprio il tessuto urbano, vediamo le conformazioni

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architettoniche, gli spazi pubblici, gli spazi per i flussi ecc. quindi vediamo cose diverse, nel rappresentation
model inseriremo quindi dei dati che rappresentano cose diverse rispetto alla scala attuativa.
Alla scala superiore, scala territoriale, vediamo non solo l’insediamento con le sue strutture ma anche
l’aspetto ambientale, per esempio il corpo idrico, un lago, vediamo gli spazi agricoli, ed iniziamo a
rappresentare all’interno del nostro sistema ambientale altri aspetti, e via via, prendendo porzioni di
territorio sempre più vaste, l’aspetto del territorio tende a prevalere. A questo punto gli insediamenti quasi
scompaiono.
E questo si riflette poi anche sul modello di rappresentazione, quindi anche su cosa valutiamo, a quale
aspetto diamo importanza ecc.
In generale possiamo muoverci tra vari aspetti dalla scala architettonica per la pianificazione attuativa, poi
la scala urbana (scala locale) area municipale, e poi su scala vasta, ovvero quella provinciale, poi la scala
vasta, quella regionale. Queste sono le sale tipiche della pianificazione urbana territoriale, però qui
possiamo anche considerare scale più piccole, per esempio diverse regioni, macro regionale, stati, più stati,
poi scala continentale e scala globale quando il rapporto definisce la rappresentazione possiamo prendere
la scala 1: 1.000.000 ecc.
Abbiamo anche detto che la scala di lavoro implica le modalità con le quali noi approcciamo al progetto, se
siamo ad una grande scala possiamo affrontare delle strategie “offensive” (attaccare) insomma sviluppando
i progetti basati sulla domanda, attiva, e lavoriamo utilizzando quelle metodologie tipiche del progetto,
questioni concettuali, e se facciamo dei danni non saranno dei danni così ingenti perché comunque stiamo
lavorando su un’area piccola. La piccola scala invece la troviamo su ambiti territoriali vasti, un errore si
ripercuoterebbe su un numero maggiore di persone, una superficie considerevole, quindi dobbiamo
adottare un approccio “difensivo”, in questo caso usiamo più che metodologie di progetto, metodologie di
analisi territoriale, e ambientali.
La scala quindi influenza molto il progetto, perché stiamo parlando di rappresentantion model, quindi
appunto ha una certa importanza. I metodi che usiamo per la scelta delle scale sono derivanti da metodi di
analisi, se cambiamo metodo di analisi i dati vengono strutturati diversamente.
Detto questo Steiniz ci dice: “bene! Facciamo il progetto! organizziamo i dati, definiamo i modelli, e
lavoriamo iterativamente”.

Le analisi dei sistemi urbani e territoriali.

Nel rappresentation model stiamo rappresentando il territorio, possiamo pensare a diverse prospettive di
analisi. Per esempio se osserviamo una immagine raffigurante una rappresentazione di dati territoriali,
questa avrà una certa scala, rappresenterà un paesaggio e saranno tante le informazioni che possiamo
ricavare dalla stessa, vediamo alcuni esempi:

Vediamo l’architettura, la storia di un posto, la tipologia delle case, presenza di verde


pubblico

Vediamo l’ambiente, la capacità di carico di un ambiente, il turismo.


Acqua, suolo, c’è una interfaccia aria terra.

Possiamo anche carpire la politica, per esempio in una immagine raffigurante il


Ground Zero, ci riporta alla mente l’attentato dell’11 settembre.

Sono tante le cose che dobbiamo seguire, che dobbiamo considerare all’interno di un
rappresentation model. Se lavoriamo con diversi ambienti abbiamo bisogno di dati, informazioni diverse.
Per descrivere i sistemi urbani e territoriali, se utilizziamo il computer, dobbiamo costruire una
rappresentazione digitale di questi sistemi, dobbiamo fare in modo che il modello integri tutti i contenuti

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informativi che ci servono per l’analisi e la valutazione. Quindi dobbiamo analizzare tanti aspetti diversi e
selezionarli in base al nostro interesse, questo lo facciamo nel rappresentation model. Dobbiamo porci
delle domande: Quale è l’area di studio? Come dovrà essere definita? Quale è la geometria fisica,
geologica, sociale e culturale? E poi analizziamo quali sono i principali processi fisici, sociali, economici in
atto in quel territorio, a questo punto abbiamo completato la prima fase di analisi con la prima valutazione.
GIS: DATI TERRITORIALI

Per costruire questi modelli digitali facciamo riferimento a sistemi informativi territoriali, per utilizzare i
quali abbiamo necessità di avere conoscenza di base di una nuova disciplina, ovvero sulla scienza
dell’informazione geografica.
GIS vuole dire appunto geographic information system. Questo termine fu coniato per la prima volta da un
geologo che insegnava all’università di Santa Barbara in California: Michael Goodchild.
Ha scritto un articolo nel ???? nel quale proponeva la nascita di una nuova disciplina relativa l’informazione
territoriale. In questo articolo ha detto anche che il GIS include varie sotto discipline come:
 La raccolta e misurazione dei dati.
 Le teorie per la modellazione dei dati (ovvero come questi dati che raccogliamo possono essere
modificati attraverso un computer.)
 Algoritmi per elaborare questi dati
 La statistica spaziale (che è una famiglia specifica di algoritmi che trasferisce nello spazio i metodi
della statistica tradizionale.
 La rappresentazione dei dati (possono essere tridimensionali, bidimensionali ecc).
 Problemi costituzionali, organizzativi, manageriali e tecnici legati all’utilizzo di questi algoritmi

I sistemi informativi territoriali sono nati negli anni 50 ma di questi si sa poco. Le primi applicazioni civili dei
sistemi territoriali furono nell’ambito del governo del territorio. A quei tempi pochi enti si potevano
permettere una raccolta di dati e di avere l’hardware ed il software per poter utilizzare quei dati. E quindi
solo gli enti di governo più sviluppati potevano accedere a quelle informazioni.
A metà degli anni 90 si parlò dei problemi etici relativi all’utilizzo del GIS. Poiché chi usava il GIS aveva un
potere conoscitivo che poteva prevaricare gli altri, l’umanità intera. È ovvio che se io ho molte informazioni
e voi avete poche informazioni io possono raccontarvi una bugia e voi non avete strumenti a sufficienza e
siete obbligati a credere alla mia storia. Quindi c’è tutto un filone di ricerca che ha portato alla costruzione
dei sistemi di ricerca partecipativi.
Per potere utilizzare in maniera estesa i sistemi territoriali nella pianificazione dobbiamo standardizzarli,
perché se noi prendiamo i dati territoriali, li rendiamo pubblici ma secondo modelli di rappresentazione che
non sono comprensibili il nostro sistema informativo territoriale non sarà efficace.
Pensiamo a Googlemaps, è stato utilizzato per la prima volta nel 2004, esistevano applicazioni simili già da
10 anni prima, ma pochissimi le usavano. Con la diffusione di googlemaps tutti hanno iniziato ad utilizzare
questo genere di servizi chiamati “geobrowser”. Perché googlemaps è stato il primo geobrowser ad
utilizzare le foto aeree come immagini. Prima venivano usate mappe, il più delle volte neanche molto
accurate. Questi tipi di mappe erano difficili da leggere per l’uomo comune, quando Google ha sostituito
queste mappe con le foto aeree tutti erano in grado di utilizzare il geobrowser per una quantità immensa di
fini. Per la prima volta i geobrowser fornivano i dati secondo una rappresentazione comprensibile all’utente
medio.
Tutte queste sotto discipline che formano le scienze dell’informazione territoriale (GI scienze) hanno
origine in altre discipline di base come la geografia, la topografia, l’analisi, l’informatica ecc.
Anticamente per la pianificazione non lo usava nessuno il GIS, ora invece non è più uno strumento di
nicchia ma è diventato uno strumento diffuso, obbligatorio. Anche per questo all’interno di un corso di
urbanistica è necessario imparare il GIS.

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Il nostro sistema normativo (in Italia) si muove a vari livelli:
 Il livello europeo (che emana delle direttive che devono essere recepite dagli stati membri)
 Il livello nazionale
 Il livello locale, regionali
Tutte le regioni hanno una propria legge urbanistica che specifica le proprie norme adatte a quel contesto,
ma rispettando le norme nazionali.
La legge urbanistica della Sardegna, del 1989 non prevedeva l’utilizzo di GIS. Invece la legge numero
12/2005 della regione Lombardia include questi metodi di analisi.

È una legge recente, innovativa quindi introduce 2 novità a supporto dell’attività di pianificazione
territoriale:
1. Ci dice che per fare pianificazione dobbiamo usare i sistemi informativi territoriali
2. Ci dice che dobbiamo applicare la valutazione ambientale dei piani al fine di garantire la
sostenibilità

La legge regionale lombarda viene influenzata da due direttive europee: la direttiva sulla VAS e in un certo
senso la direttiva INSPIRE, sulla quale torneremo, che ci dà indicazioni sull’ utilizzo dei sistemi informativi
territoriali, o meglio di infrastrutture di dati.

All’articolo 3 in particolare la legge 12/2005 della Lombardia propone strumenti per il


coordinamento e l’integrazione delle informazioni.
Quindi ci dice che fin dalla costruzione del sistema di dati fino all’approvazione del piano, il
progetto, deve essere supportato dagli strumenti dati digitali. Il piano prende come input i dati
territoriali e fornisce come output dati territoriali.

Altre note sul GIS e sui sistemi territoriali.


Vediamo alcune definizioni, che abbiamo già visto, ma ora abbiamo le conoscenze per
comprenderle meglio.

 Anger: “Un pianificare che usa il GIS quotidianamente nel suo pieno
potenziale (non ne conosco nessuno) *è probabilmente un
Geodesigner”

*Dice non conosco nessuno perché sugli strumenti del geodesign sono disponibili una miriade di opzioni
per la costruzione dei grafici, la gestione e la rappresentazione dei dati per cui normalmente una sola
persona non conosce tutti questi metodi qualcuno produce i dati, qualcuno li analizza, qualcuno li diffonde.
Ci dice anche che se non conosce nessuno evidentemente è una cosa molto difficile utilizzare lo strumento
GIS a pieno potenziale.
 “Il geodesign è un insieme di tecniche e di tecnologie per la pianificazione, e per costruire
l’ambiente naturale secondo un processo integrato che include la conoscenza del progetto, l’analisi,
la partecipazione di tutti gli attori, l’attenzione verso le alternative di progetto, la simulazione e la
decisione”

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 “Il geodesign è un metodo di pianificazione che lega strettamente la redazione di alternative
progettuali con la loro valutazione di impatto”

Questo mette in evidenza la strettissima relazione di tecniche quali il GIS con la stesura di piani.
Quindi se andiamo ad analizzare tutte le categorie che compongono il GIS possiamo trovare delle relazioni
che possono essere applicate per la costruzione dei modelli.

Abbiamo visto la differenza tra relazione normale e relazione georiferita ed adesso partiamo con alcune
definizioni di base su cosa voglia dire sistema informativo territoriale (SIT):
In italiano si usa il termine SIT (sistema informativo territoriale) equivale al GIS nella seconda accezione del
termine, come sistema informatico, atto a elaborare e rappresentare i dati.
Cosa è un SIT??

“GIS è un acronimo per Geographic information system ossia una tecnologia computerizzata per tutta una
serie di compiti: gestire, elaborare, analizzare una serie di dati geografici”
I dati geografici sappiamo che sono dati che hanno una georeferenziazione, quindi questa è una tecnologia
informatica per gestire questi dati. In generale

“Un GIS è un software per memorizzare, analizzare, rappresentare dati geografici”


Quindi il GIS ha sempre questo doppio significato: da un lato è una tecnologia informatica, dall’altra è
anche un software. Quando installeremo ArcGis sul nostro computer avremo installato un software GIS, ma
noi il software GIS lo usiamo per analizzare i dati, applichiamo determinate procedure di analisi,
interagiamo col software.

“Un GIS è una tecnologia per una informazione spaziale che ha funzioni integrate ed esplicite dove la
dimensione spaziale è la chiave di queste funzioni.”
Questa definizione ci sta’ dicendo che esistono delle funzioni che ci consentono di sfruttare la posizione.

In italiano GIS assume 2 significati:


1. Quello di software
2. Sistema informatico (atto a memorizzare e fornire dati.)

In italiano esiste un’altra categoria di sistemi informatici che elaborano l’informazione territoriale per il
supporto alla pianificazione e vengono chiamati Cloud Support System.
La differenza tra uno strumento di supporto alla pianificazione ed un GIS o SIT è che il sistema di supporto
alla pianificazione è strutturato in maniera tale da supportare specificatamente tutte le fasi di un processo
di piano mentre un sistema informativo territoriale è un qualcosa di più generico, può essere usato anche
solo per analizzare il territorio, senza essere specifico utilizzabile solo per la pianificazione. Non è uno
strumento già pronto per la pianificazione il GIS, però noi possiamo personalizzare i sistemi e creare uno
strumento utile al nostro scopo.

COMPONENTI DEL GIS

Dobbiamo ora comprendere tutte e componenti del sistema informativo territoriale:


1. I dati che possono essere la componenti più complesse, e sono anche la componente più costosa
del SIT. Consideriamo infatti che un software GIS professionale può arrivare anche a costare una

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decina di migliaia di euro, però pensiamo a quanto può costare la raccolta dati per redigere un
piano paesaggistico regionale. Dati che rappresentano informazioni geografiche in una scala che va
da 1:10000 per tutto il territorio della Sardegna, costa milioni di euro. Quindi notiamo così quanto i
dati siano la componente più costosa del sistema GIS
2. Il software
3. L’hardware
4. Le persone
5. Le procedure di analisi.

Analizziamo queste componenti, per avere una idea di come si possano strutturare a seconda di come si
voglia strutturare un processo di piano.

I dati

Uno delle componenti principali di un sistema informativo territoriale sono i dati, questi fanno parte del
rappresentation model, quindi dobbiamo capire come rappresentare l’entità territoriale rappresentando
dei modelli digitali. Osserviamo una mappa geografica della Sardegna del 1704:

Possiamo notare che la rappresentazione è un po’ diversa da come ce la dovremmo aspettare. Con i metodi
del tempo non possiamo pretendere una grande accuratezza, quindi la mappa è molto spartana. Utilizzare
una mappa di questo tipo per prendere le decisioni sarebbe stato difficile, per esempio seguire una strada
per arrivare da Cagliari a Sassari seguendo questa cartina potrebbe problematico.
Per fortuna oggi, dopo secoli disponiamo di tecnologie avanzate che ci consentono di monitorare il
territorio con una buona accuratezza.
Possiamo disporre di varie fonti di dati che possiamo usare per rappresentare il territorio, per esempio una
immagine satellitare, oppure una foto aerea, o ancora una cartografia vettoriale, uno stralcio della carta
tecnica regionale.
Un formato raster è una immagine costituita da pixel, ognuno dei quali rappresenta qualcosa. Oltre al
raster una cartografia si può esprimere attraverso dati vettoriali.

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I vari formati di dati digitali consentono di strutturale in differenti modi l’informazione geografica originale.
Possiamo così avere immagini raster che rappresentano o foto aeree oppure cartografie storiche o formato
CAD, e poi abbiamo i dati GIS, che ancora non conosciamo. Anche i dati GIS possono essere vettoriali o
raster.
Analizziamo una carta tecnica regionale in formato CAD, sappiamo dove siamo, conosciamo la nostra zona,
abbiamo vari layer che possono rappresentare vari temi, ad esempio l’idrografia, le curve di livello, gli
insediamenti. Quindi con una base di dati di questo tipo abbiamo dei segni, con una simbologia,
memorizzati in un sistema di riferimento cartesiano, di coordinate x e y. Quindi chi conosce la carta tecnica
regionale sa che il valore di quelle coordinate equivale ad un sistema di coordinate geografiche. Quindi il pc
in definitiva cosa memorizza? Memorizza le coordinate dei nodi delle polilinee, e poi dei simboli. Però non
sappiamo nulla sul significato di questi simboli, siamo noi che interpretiamo i simboli. A seconda della
forma dei simboli possiamo intuire cosa c’è rappresentato. Però siamo noi a lavorare su questo, ciò vuole
dire che il computer ci può aiutare poco, siamo noi che vediamo la simbologia e la interpretiamo. Infatti il
CAD ci consente solo di creare delle rappresentazioni cartografiche, possiamo interagire: modificare i
simboli, accendere e spegnere i layer, tracciare delle aree. Non possiamo fare granché.
Quando passiamo al dataset GIS abbiamo sempre dei dati da leggere, per esempio un insediamento è
rappresentato come un’unica entità. Questa entità, se io la seleziono, il software la identifica come una sola
entità. Nella strutturazione GIS nei dataset sono memorizzate anche le informazioni relative a cosa
selezioniamo. In particolare al fatto che sia un pezzettino di insediamento. Questo ci consente di lavorare
più facilmente col software e ci consente di rispondere a domande relative all’insediamento.
Quando costruiamo un sistema informativo territoriale, nel punto di partenza, siamo in una situazione nella
quale i dati sui quali dobbiamo lavorare sono disorganizzati e non integrati. Infatti noi dovremo andare a
prendere tutti questi dati e creare un file dove vengono integrati. Una volta fatto ciò abbiamo costruito un
sistema informativo territoriale. La rappresentazione, l’integrazione dei dati deve essere funzionale a
risolvere il problema decisionale, quindi deve essere fatta in funzione alle domande alle quali dobbiamo
fornire una risposta. La scelta dei dati e come li rappresentiamo dipende da chi prende la decisione, da che
metodo utilizza.

I dati: processo di data modelling:

Quindi per decidere come organizzare i dati del nostro sistema informativo territoriale dobbiamo eseguire
un processo di data modelling. Questo processo lo facciamo quando dobbiamo costruire dei dati da 0 ma in
molti casi lo possiamo applicare a dati esistenti per portarli alla nostra visione di essi.
In cosa consiste il Data Modelling?
Da un lato ci siamo noi, uomini che osservano il territorio e dall’altro lato c’è il computer. Noi vogliamo
trasferire ciò che noi osserviamo del territorio in un modello digitale all’interno del computer.
Noi osserviamo la realtà e quando la osserviamo dobbiamo costruire un modello concettuale, quando è
chiaro il modello concettuale possiamo passare al modello logico. Il modello concettuale è una nostra
astrazione della realtà dell’esterno: guardiamo fuori, focalizziamo certe cose ed esplicitiamo dei concetti.
Il modello logico invece esprime in maniera strutturata i nostri concetti. Una volta sviluppato il modello
logico possiamo procedere allo sviluppo del modello fisico, quando costruiamo radicalmente all’interno del
computer una struttura dati che può raccogliere le misurazioni da noi effettuate. Quando si passa dalla
realtà al modello fisico aumenta il livello di astrazione.

Esempio per comprendere meglio il concetto.


Quali modelli concettuali li possiamo utilizzare per codificare i dati che osserviamo?
Siamo in una casa in alto, in pieno giorno, possiamo agilmente aprire le tende e guardare fuori e stiamo
osservando il piazzale, cosa vediamo?

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Vediamo auto, alberi, persone, edifici, la strada, il cielo, tombini, pali della luce ecc.
Questo ci fa capire che quando osserviamo la realtà vediamo cose diverse, però quando osserviamo la
realtà iniziamo a costruire un modello concettuale, individuiamo delle categorie di oggetti che possiamo
identificare, e queste categorie di oggetti corrispondono a degli insiemi: insiemi di auto, di alberi, di edifici,
di strade ecc. Ma con tutte le altre categorie possiamo già parlare di insiemi, e quindi di misurare tutti gli
oggetti che appartengono ad un insieme.
C’è qualche differenza tra le categorie inserite nella lista? Possiamo pensare di rappresentarle tutte allo
stesso modo oppure notiamo che qualcuna di queste è diversa?
Alcune di queste non si muovono, altre si, le persone si muovono. Quindi a meno che l’immagine non sia
riferita ad un istante, se noi guardiamo l’immagine di ciò che avviene poi, troveremo un ambiente
modificato. Le persone e le auto si spostano, mentre gli alberi, gli edifici, le strade stanno fisse. Quindi
vediamo una bella differenza.
Però se pensiamo alle cartografie classiche la categoria dominante in quest’ambito è quella degli oggetti
fissi. Nella mappa tu vai a rappresentare gli oggetti fissi, non riporti persone ed auto. Questo però ci fa
capire che persone ed auto ci forniscono dei problemi di rappresentazione, per questo il GIS ci propone
modelli dinamici di rappresentazione, se magari vogliamo rappresentare ili flusso delle persone o delle
auto. Ora però concentriamoci sulla categoria degli oggetti fissi:
Dobbiamo costruire un modello di quello che osserviamo e vogliamo effettuare delle misure sul terreno,
quindi possiamo descrivere, rappresentare un modello digitale con varie caratteristiche.
Prendiamo gli edifici: facciamo un altro esercizio, proviamo a scrivere 3 caratteristiche che possiamo
descrivere degli edifici. Cosa possiamo misurare, codificare dell’edificio?
Possiamo osservare ad esempio: altezza, larghezza, profondità, volume, area, forma, posizione,
orientamento, tipo di copertura, colore, anno di costruzione, lo stile architettonico, materiali, num. di piani
Questo per farci capire che nella nostra osservazione ci possono essere alcune caratteristiche in comune ed
altre diverse. L’ambiente può essere quindi descritto in maniera diversa. Quindi dobbiamo entrare
nell’ottica che noi non possiamo descrivere un ambiente come lo vediamo noi, ma dobbiamo
rappresentarlo in maniera condivisa, ovvero comprensibile da tutti, e che risponda alle domande per le
quali andiamo ad esaminarlo durante il progetto di piano. Quindi deve essere strutturata in maniera tale da
potere rispondere a determinati problemi decisionali.
Vediamo che possiamo specificare tante caratteristiche, e questo è quello che facciamo nel passaggio da un
modello concettuale ad un modello logico.
Ora osserviamo gli attributi; sono tutti dello stesso tipo? no! Alcuni sono di un tipo altri di un altro tipo.
Vogliamo raccogliere questi dati: come la misuro la posizione? Attraverso le coordinate dei nodi dell’edificio
sul piano tridimensionale. Quindi la loro posizione sarà data da una sequenza di coordinate x, y geografiche,
quindi questa sequenza la avremo per tutti gli edifici. Stesso discorso prendendo altri attributi, questi li
analizzeremo in una tabella dove riga per riga abbiamo tutti gli edifici e poi abbiamo i valori dei vari
attributi creiamo quindi un database.
Il database è una struttura dati che consente di memorizzare dati in tabelle. Excel non è un database
perché un database è una struttura fissa, mentre su Excel noi abbiamo una griglia dove possiamo costruire
una tabella, ma la struttura è flessibile. Quando lavoriamo sui database, i software ci permettono di leggere
questi dati. Se noi dobbiamo leggere i dati degli edifici abbiamo 2 tabelle:
1) La tabella degli attributi tematici
2) La tabella degli attributi geografici (spaziali)
Negli attributi che avevamo visto avevamo l’area; l’area è un dato fisico, che descrive caratteristiche
geometriche dell’oggetto in questione. L’area però la possiamo misurare a partire dai vertici del poligono
descrivente la base dell’edificio. Quindi dal punto di vista logico non abbiamo bisogno di occupare una slot
nella tabella, e di effettuare una ulteriore misurazione. L’altezza non la abbiamo sui dati, a meno che non si
abbia un modello tridimensionale, quindi il volume lo possiamo misurare solo se misuriamo l’altezza: se
abbiamo uno strumento topografico per misurarla o altri strumenti.

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Questo per capire che misurando attributi tematici ed attributi geografici è possibile calcolare nuovi
attributi.
Orientamento: è un dato spaziale, possiamo ottenerlo una volta che conosciamo la forma, se abbiamo un
edificio, se abbiamo le coordinate di punti che definiscono la pianta dell’edificio possiamo in un ambiente
geografico calcolare l’orientamento, ma questo lo può fare comodamente il software, non è qualcosa che
facciamo noi.
Sugli attributi tematici, per ogni attributo dobbiamo utilizzare le sue unità di misura, quindi questo
comporta una strutturazione della tabella nel database. Nel database i campi cioè le colonne, che
memorizzano le caratteristiche degli attributi, sono tutti dello stesso tipo di dato e questo va impostato
inizialmente.
Se vogliamo registrare una altezza, il tipo di dato sarà un valore numerico con la virgola, se invece vogliamo
misurare un numero di piani, sarà ancora un valore numerico però stavolta intero. Se invece vogliamo
aggiungere uno stile possiamo o fare una codifica, oppure possiamo usare dei testi, ovvero il campo
accetterà in input valori chart. Se volessimo aggiungere l’età, magari scrivere l’anno di costruzione
potremmo usare una data.
Questo è il modo principale per codificare dati vettoriali per ogni insieme di oggetti tutti dello stesso tipo,
per ciascuna di queste categorie avremo un dataset composto da una componente tematica e da una
componente geografica che definisce le misure di quegli oggetti, quello che ci interessa rappresentare. Una
astrazione della realtà, l’edificio è molto di più di ciò che noi riportiamo, ma a noi ci serve ragionare solo su
determinate caratteristiche per potere procedere al nostro progetto.
Gli edifici li possiamo identificare come poligoni, gli alberi in una mappa vengono indicati con un simbolo,
quindi un punto, quali coordinate ci servono per identificare un albero, anche per il palo vale lo stesso
ragionamento, per le strade ci basta la linea di mezzeria.

Quindi abbiamo identificato 3 primitive geografiche:


1) Il punto
2) La linea
3) Il poligono

All’interno dei dataset abbiamo degli oggetti che possono essere rappresentati o come punti, o come linee
o come poligoni. Possiamo così decider se identificare questi oggetti come punti, come linee o come
poligoni.

1) Rappresentiamo con punti tutta quella classe di oggetti per cui la dimensione non ci interessa ma ci
interessa solo la posizione. Una città la rappresentiamo in maniera diversa a seconda della scala, se
stiamo costruendo una rappresentazione di tutte le capitali d’Europa ci basterà rappresentarla per
punti
2) Usiamo la linea quando ci interessa una dimensione in particolare di quell’oggetto, nella strada ci
interessa la lunghezza, quindi seguiamo la mezzeria
3) Usiamo i poligoni quando ci serve conoscere la superficie.

Per esempio: gli alberi li rappresentiamo come punti se ci interessa solo la posizione del tronco, per
esempio se li dovessimo contare. Se invece dovessimo programmare la potatura degli alberi potrebbe
esserci di interesse l’area occupata dalla chioma, poiché il tempo necessario alla potatura di un albero
dipende dalla grandezza della chioma, quindi può essere utile digitalizzare un poligono, da una foto aerea
per avere idea di quanto tempo ci voglia per potare. Un grafo di linee è il modo più corretto per
rappresentare un sistema di rete, se vogliamo calcolare percorsi, ma se invece siamo dell’ANAS e vogliamo
programmare la manutenzione del manto stradale non ci basta una linea ma ci servirà anche l’area per
sapere la superficie.

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Dati, formato dei dati: raster e vettoriali

Quando osserviamo la realtà geografica possiamo osservare in generale 2 categorie di elementi:


 Possiamo individuare l’insieme di categorie o classi di oggetti dello stesso tipo  formato
vettoriale
 Possiamo individuare campi  formato raster

Questa è una regola generale che però può essere rotta senza particolare problemi, perché nessuno ci
vieta, se vogliamo rappresentare una strada di usare una linea abbastanza fine e rappresentarla con
formato raster, sostanzialmente dicendo in quali celle c’è strada ed in qual celle no. In ogni piccola
partizione del territorio possiamo raffigurare cosa c’è. In linea di massima i dati raster vanno bene per
rappresentare campi, i dati vettoriali per rappresentare oggetti.

Formato Raster:
Della realtà geografica noi possiamo osservare oggetti o possiamo definire campi.
I campi sono distribuzioni più o meno continue di valori. Per potere fare questo cosa facciamo? La visibilità
non ha una forma, non ha senso rappresentare questi campi con una forma, dobbiamo trovare un metodo
alternativo. Il valore alternativo si rappresenta come?
Immaginiamo di avere un ambito territoriale rappresentato da un quadrato magari. Vogliamo misurare la
visibilità, oppure la nuvola, oppure la densità, cosa possiamo fare? Utilizziamo immagini raster
Possiamo misurare questi valori o caratteristiche fisiche in varie posizioni, e registrare quei valori.
Quindi facciamo una partizione regolare dello spazio e misuriamo il valore medio di ogni cella all’interno di
questa partizione. Ogni cella rappresenta il valora medio e poi associamo, per facilitarne la lettura
immediata, ad ogni valore un certo colore.
Quanto deve essere grande la cella? Dipende dalla grandezza che andiamo a misurare, più è piccola la cella,
più è alto il numero delle celle, quindi abbiamo una maggior discretizzazione, corrispondente ad una
migliore definizione e precisione. Ma al contempo maggiore è il numero di celle e maggiore sarà il numero
di calcoli necessari per analizzare il fenomeno, perché per ogni cella dovremo effettuare delle equazioni,
delle funzioni.
Nella pratica si prendono dei campionamenti puntuali e per interpolazione si calcolano le celle mancanti.

Esempio di immagine raster utilizzata per la


visualizzazione di un determinato campo, per
esempio pressione atmosferica o temperatura.

Si possono calcolare i valori delle celle prendendo


una immagine dal satellite. Le immagini satellitari
sono diverse dalle foto aeree perché le foto aeree
sono delle fotografie, ad ogni pixel attribuiamo dei
codici di colore, nelle immagini satellitari invece ad
ogni pixel attribuiamo la banda della luce riflessa in
quella posizione.
In entrambi i casi i pixel hanno oltre al valore della luce riflessa anche le coordinate geografiche.
Altri utilizzi del formato raster

Prendo una foto aerea posso digitalizzare quali sono le strade identificando tutti i pixel di colore grigio o per
altre caratteristiche di altri colori.

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Un tipo particolare di raster è il digital elevation model
è un raster che memorizza nelle celle, nei pixel la quota media sul
livello del mare di quella cella.
Questo tipo di dataset, siccome ha ad ogni pixel attribuita
latitudine e longitudine, ma memorizza anche la quota sul livello del
mare, questo è un raster che memorizza la caratteristica spaziale. Quindi
di fatto noi in questo modello abbiamo la
rappresentazione di una superficie nello spazio. Questo modello di dati
viene chiamato a 2 dimensioni e mezzo, è una superficie nello spazio, è
un qualcosa di più di una rappresentazione bidimensionale.
Questa superficie nello spazio la possiamo anche rappresentare
all’interno di software.

Un altro modello che viene utilizzato per rappresentare


la morfologia del territorio. È costituito dal TIN (triangular
irregular network). In questo caso non utilizziamo più una
griglia di celle per rappresentare la morfologia, ma
utilizziamo una superficie costituita da un piani
sovrapposti.
Questo modello è stato utilizzato in passato, adesso viene un
po’ accantonato, ora si usa più che altro il digital elevation
model in formato raster.

Formato vettoriale:
I dati vettoriali possono essere memorizzati fisicamente in tanti formati di file. Il più diffuso, che è anche
quello che utilizzeremo noi è il “shapefile” un formato proprietario dei software della ESRI.
Vedremo che come lavoreremo con gli shapefile che questi non sono altro che un archivio di dati, ma è
composto da vari file. Quindi non si ha mai un solo file, ma un insieme di file che può variare da 3 a 5.
Abbiamo ora una rappresentazione di tutti ciò che vediamo. Dobbiamo costruire al livello fisico delle
tabelle, per ogni categoria ci sarà una tabella di attributi spaziali, una tabella di attributi tematici, in ognuna
di queste tabelle ci saranno delle righe riferite a tutti gli oggetti che stiamo individuando. Il software GIS
legge il valore dei dati delle tabelle e li rappresenta. Quindi ci consentono di interagire con la
rappresentazione geografica se selezioniamo l’elemento della mappa iterativa possiamo leggere i valori
della geometria, della posizione ed i valori degli attributi tematici.
Se abbiamo diversi dataset ogni dataset può essere rappresentato su un layer differente che memorizza
oggetti tutti dello stesso tipo, quindi possiamo fare un layer per i comuni, un layer per le provincie, un layer
per le curve di livello e così via. Anche sul CAD abbiamo un layer, però su di esso nulla ci vieta di spostare un
oggetto da un layer ad un altro, nei dati territoriali questo invece non si può fare. Uno shapefile degli edifici,
che sarà uno shapefile poligonale non possiamo memorizzare i poligoni delle strade, perché gli attributi che
stiamo dando agli edifici non avrebbero alcun senso per le strade, sono 2 oggetti diversi. Quindi siccome la
tabella è strutturata secondo certi attributi tutti i file devono essere dello stesso tipo.
La cosa interessante è che se ogni punto, ogni linea, ogni attributo è definito in termine di coordinate
geografiche, quando carichiamo questi layer tutti gli elementi geografici si sovrappongono nelle posizioni

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reciproche in maniera corretta. Quindi se io carico all’interno del software GIS il layer dei dataset visualizzo
gli oggetti nella loro corretta posizione geografica.
Abbiamo già visto le primitive, abbiamo detto che certe categorie di oggetti a seconda della scala possono
essere visualizzati con primitive diverse. Scegliamo la primitiva da utilizzare nel momento iniziale del
datamodelling. Nel software GIS le coordinate degli attributi geografici vengono usati per rappresentare la
visualizzazione geografica, mentre gli attributi tematici vengono letti e visualizzati dallo strato subordinato.

Dati, le analisi:

Attraverso i software GIS:


Possiamo sviluppare delle analisi tematiche
Quindi se io voglio sapere dati sulla popolazione posso cliccare su un isolato ed automaticamente mi viene
fornito il dato relativo alla popolazione in quell’isolato. Possiamo da ciò capire quante sono le abitazioni
occupate, quali quelle non occupate ecc. Leggendo una tabella posso anche eseguire delle “ query
tematiche” ovvero dei filtri, ed attraverso questi possiamo per esempio chiedere quali sono gli isolati aventi
una densità di popolazione superiore al 60%. Questa query ci dice dove sono le zone più popolate.
Stiamo iniziando a fare delle analisi iterative sulla base dei dati per rispondere a problemi della
pianificazione.
Possiamo costruire delle correlazioni tematiche, delle mappe tematiche in pochi secondi. Per fare una cosa
simile su AutoCAD ci vuole molto più tempo. Anticamente un lavoro di questo tipo si faceva a mano, con un
grande dispendio di tempo e di risorse. La carta tematica è un tipo di analisi semplicissima ma molto utile.

Possiamo sviluppare tutta una serie di analisi spaziali


Basate sulla geometria degli oggetti. Per esempio possiamo eseguire una analisi del tipo: quanti punti ci
sono all’interno di un poligono?
Se vogliamo sapere quanti alberi ci sono nel giardino possiamo effettuare un query spaziale, lo stesso
possiamo fare per sapere quanti km di strada sono presenti all’interno di un comune, o ancora quanti
comuni ci sono all’interno di una regione.

Possiamo sviluppare l’analisi buffer.


Molto utile nel caso di una analisi di impatto ambientale. Immaginiamo di avere una strada, stiamo
inserendo la strada all’interno di un’area insediata e dobbiamo studiare l’impatto acustico, sappiamo che
l’impatto acustico decade ad una certa distanza al di sotto di una soglia accettabile, supponiamo ad una
distanza di un km dalla strada, l’analisi buffer, disegnando un inspessimento di un km alla linea
rappresentante la strada ci dirà quando il rumore scenderà sotto la soglia. O ancora, la normativa ci dice
che non si può costruire a meno di 100 m da un sito archeologico da proteggere. Calcolo il buffer, ovvero
l’area di rispetto.

Possiamo sviluppare l’analisi di rete.


Come faccio ad andare dal punto a al punto b. è un po’ come la funzione che effettuiamo su googlemaps,
per sapere il percorso più breve.

Esistono molti altri tipi di analisi, ma questi sono i più importanti.


È anche possibile effettuare una doppia analisi sia spaziale che tematica, o di altro tipo, come per esempio
identificare tutti gli isolati di un determinato quartiere che superano i 100 abitanti
Dati, il linguaggio UML
Esiste una notazione sintetica per rappresentare i dataset territoriali, questa notazione è un po’
semplificata col linguaggio di modellazione UML (unical modelling language). Che è un linguaggio grafico
che serve per rappresentare tante cose del mondo dell’informatica tra cui le basi di dati, le architetture dei

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sistemi informatici, i casi di uso, ovvero l’iterazione tra uomo e sistema. Questa è una notazione semplice
per rappresentare dataset vettoriali.

NOME – TIPO PRIMITIVA

ATTRIBUTO
Nome Tipo Dimensione

OPERAZIONI

Proviamo ad applicare questa notazione al dataset eseguito prima.


-Nel primo rettangolo in alto abbiamo il nome del dataset, quando noi prendiamo un modello di dati
simile stiamo dicendo al computer che quelli sono edifici, identifichiamo un nome ed un tipo.
Poi memorizziamo gli altri gruppi tematici, eventualmente è possibile nel terzo rettangolo definire quali
operazioni di elaborazione sono possibili. Quindi nel primo dobbiamo mettere edifici- poligono.
-Nel secondo mettiamo gli attributi.
Le tipologie di attributo possono essere numeri*, testi, oppure valori booleani (1,0 o vero, falso), date:
I numeri possono essere interi, reali ecc. quale è la differenza? Perché per identificare un numero di piani
scegliamo un numero intero mentre anziché un numero reale? Perché come formato di memorizzazione
occupano meno memoria, ed inoltre evitiamo di scrivere valori errati. Se lavoriamo sui numeri interi non
possiamo inserire 1.5, perché non avrebbe senso. Quindi la specifica di questi valori principali deve
assecondare il nostro scopo.
I testi i testi possono essere tenuti fino a 250 caratteri di solito nei database. Ma se noi per un testo
utilizziamo 250 caratteri questo vorrà dire che anche se ne verranno memorizzati 5, nel disco verrà
comunque riservato uno spazio equivalente a 250 caratteri. Se i testi che vogliamo memorizzare sono più
corti è poco utile tenere occupata tutta quella memoria. Che tanto non utilizzeremo. Quindi quando ci
viene chiesta la dimensione attributo per i caratteri possiamo specificare quanti caratteri ci servono.
Se dobbiamo memorizzare, per esempio, i nomi dei comuni della Sardegna, cerchiamo il nome più lungo ed
assegniamo come dimensione attributo la lunghezza di quel nome.

Domanda esame:
Data una mappa: cosa si vede nella mappa, bisogna fare il datamodelling, progettare il dataset. In questo
caso possiamo scrivere su un foglio o alla lavagna come si fa un dataset.
Caso più frequente è che stiamo lavorando su una mappa ma non abbiamo ancora i dataset.
In atri paesi ci sono le mappe cartacee. Facciamo la scansione, la georeferenziamo, e digitalizziamo in dati
raster, o in shapefile. Cosa dobbiamo digitalizzare?

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