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DINAMICHE DEMOGRAFICHE (Riferimento Bibliografico Mercandino)

La lezione discute le dinamiche demografiche e il loro impatto sulla pianificazione territoriale, evidenziando l'importanza di analizzare la popolazione per progettare insediamenti adeguati. Si esplorano modelli di sviluppo, la relazione tra popolazione e uso del suolo, e l'importanza della valutazione degli impatti ambientali (VIA e VAS) nel processo di pianificazione. Infine, si sottolinea la necessità di integrare competenze tecniche con normative per garantire uno sviluppo sostenibile e compatibile con l'ambiente.

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Filippo Schintu
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DINAMICHE DEMOGRAFICHE (Riferimento Bibliografico Mercandino)

La lezione discute le dinamiche demografiche e il loro impatto sulla pianificazione territoriale, evidenziando l'importanza di analizzare la popolazione per progettare insediamenti adeguati. Si esplorano modelli di sviluppo, la relazione tra popolazione e uso del suolo, e l'importanza della valutazione degli impatti ambientali (VIA e VAS) nel processo di pianificazione. Infine, si sottolinea la necessità di integrare competenze tecniche con normative per garantire uno sviluppo sostenibile e compatibile con l'ambiente.

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Lezione 1-7-2014

Oggi si parlerà di dinamiche demografiche, domani si parlerà di ambiente e dinamiche sociali e loro
rapporto con il progetto, la settimana prossima si parlerà di sistemi informativi territoriali. Questa
settimana si ragiona sui contenuti e sull’informazione necessaria per la costruzione del progetto. La
settimana prossima vediamo come l’informazione viene codificata all’ interno del computer, e come
analizzare questa informazione.si parlerà poi degli approcci teorici alla pianificazione, vedremo cioè quale è
il ruolo dei professionisti della pianificazione. Vedremo chi sono gli attori, poi vedremo la valutazione degli
impatti. Vedremo il processo di zoning che serve per suddividere il territorio in zone omogenee, con le
stesse funzioni, stesse destinazione d’uso. Vedremo bene il concetto di uso del suolo, che è un concetto
piuttosto complesso. Poi vedremo due seminari: uno per vedere l’evoluzione della normativa soprattutto in
Italia ed in Sardegna di cui vedremo gli aspetti più importanti. Il secondo seminario sarà sul piano
paesaggistico regionale, che caratterizza l’attuale normativa in Sardegna, ed il suo adeguamento ai piani
urbanistici comunali (PUC). Adeguamento cioè pianificazione locale cioè adeguamento seguendo le regole
definite dal piano paesaggistico regionale (PPR). Il piano paesaggistico comunale per come è strutturato si
attua proprio per poter essere adeguato ai piani urbanistici comunali.
Una volta visto ciò avremo tutte le conoscenze di base per poter procedere, vedremo delle tecniche
specifiche della pianificazione che si possono applicare.
Poi vedremo la VIA e la VAS. Impatti ambientali: la prima del progetto, la seconda dei piani. Poi si parlerà
dello sviluppo sostenibile, della partecipazione del pubblico.

DINAMICHE DEMOGRAFICHE (riferimento bibliografico Mercandino)

Popolazione

Concetto fondamentale dell’urbanistica: la città


nasce per sistemare nello spazio la popolazione.

Ricordiamo la piramide dei bisogni, un modello


preso dalla psicologia che ci dice che tutti gli
individui hanno bisogno di soddisfare
determinati bisogni, a partire da quelli
fisiologici, questo vale per tutti gli esseri viventi.
Soddisfatti i bisogni fisiologici, gli individui
sviluppano altri bisogni, questo secondo gradino
di bisogni riguarda la sicurezza e la salute. Ma
serve qualcosa che possa garantire una certa
garanzia e sicurezza. Così sottogruppi sempre
più piccoli di individui sviluppano bisogni di
categorie sempre più sofisticate. Ovviamente
questi livelli di comodità vanno anche a
influenzare la necessità di spazi. Ad esempio
possiamo visualizzare un insediamento ad alta
densità che segue i bisogni di una società moderna. Oppure esistono insediamenti a bassa densità, chi
sceglie questi insediamenti avrà caratteristiche di tipo socio culturale.Bisogna capire quali sono le
caratteristiche che ha la popolazione per poter comprendere quale tipo di insediamento è ad essa più
congeniale

1
Definizione del 1964: “La conoscenza sulla popolazione passata presente e futura è fondamentale per le
decisioni della pianificazione in ogni aspetto della comunità”.
La popolazione in relazione all’economia e al lavoro: da un lato influenza la domanda di uso del suolo,
dall’altro determina il carico di stress sul sistema ambientale. Quindi, noi sappiamo che negli ultimi anni la
popolazione è sempre in crescita, e tende sempre più a spostarsi verso la città. Questo genera domanda di
uso del suolo primariamente residenziali, però al contempo affatica il sistema territoriale. C’è un consumo
di risorse su un ambito territoriale più vasto.

Esempi:
Vediamo alcuni possibili modelli di sviluppo territoriale per quanto riguarda gli insediamenti e vediamo
quindi perché l’aumento della popolazione risulta essere un aspetto fondamentale.

Vediamo ad esempio una immagine di porto Flavia, nel comune di Iglesias, vediamo un terminale per
trasportare le merci dell’attività mineraria sulle navi che arrivavano sulla scogliera caratterizzata da un
fondale profondo e quindi che consentiva alle navi di
avvicinarsi a riva. Attraverso il tunnel nel quale c’erano i
binari e venivano scaricate le merci. Prima questa area era
completamente deserta, tutt’al più erano presenti piccoli
insediamenti. Poi, grazie ad un cambiamento delle norme
sull’uso del suolo fu avviata uno sviluppo basato
sull’industria geomineraria, in quel momento, alcuni
imprenditori iniziarono l’attività industriale, quindi una
popolazione crescente, si trasferì dal resto della Sardegna in
quella zona per cercare lavoro. Quindi una zone che prima
era sottosviluppata ebbe un primo momento di sviluppo
forte, questo modello di sviluppo dato dalla disponibilità
della risorsa, generò una domanda di infrastrutture e residenze. Infatti quello era un territorio dove non
erano presenti infrastrutture di base, ed ora abbiamo l’eredità di tantissimi insediamenti generati appunto
da quel periodo. Però questo modello di sviluppo è stato ben bene superato.

RISORSA

LAVORO

INFRASTRUTTURE RESIDENZA

Modello attuale applicato


Il modello di sviluppo utilizzato ancora oggi fu concepito nel IX secolo in seguito alla domanda di residenza
generata dall’aumento di popolazione in alcuni comuni. Dal punto di vista normativo vedremo che i servizi
entrano all’interno della normativa a metà del secolo scorso, dopo che era stato definito il rapporto tra
popolazione e residenza. Insomma la popolazione è la base dalla quale ha origine l’aumento di residenze.

POPOLAZIONE

RESIDENZA

LAVORO SERVIZI
John Free West (?):
‘’Al crescere di una città mano a mano cresce il reddito, il benessere, il numero di scuole, di università, ma
anche il tasso di crimine, di domanda di polizia, il numero di casi di malattie ecc. “
Quindi la vita aggregata nei sistemi urbani da un lato ci crea delle opportunità, ma dall’altro crea dei
problemi. Inoltre gli insediamenti urbani possono crescere fino ad un certo punto, poi in mancanza di
eventi traumatici che cambiano le dinamiche ed i processi drasticamente, gli insediamenti urbani sono
destinati a collassare.

Collasso: un esempio evidente di questo fenomeno ci viene dato dall’isola di Pasqua. Sappiamo infatti che
in essa viveva una comunità, poi in un certo momento storico, questa comunità è scomparsa perché
appunto il sistema è collassato.
Fenomeni di questo tipo possono derivare da progresso tecnologico, possono derivare da guerre, catastrofi.
Già da tempo antico Howard parlava del problema del sovraffollamento dei centri urbani.

Modello attuale non sempre rispettato: la popolazione non si considera più una variabile primaria,
indipendente, come invece si faceva in passato. Perché infatti abbiamo visto che il sistema città va a
sovraccaricare il sistema ambientale.
Proprio per questa ragione noi andiamo a considerare il sistema ambientale come condizione a contorno da
cui ricavare la variabile (non più indipendente) popolazione. Il sistema ambientale ha una capacità di carico
e bisogna stare attenti a non superarla.

AMBIENTE

POPOLAZIONE

RESIDENZA

LAVORO SERVIZI

Quando parleremo della legge urbanistica regionale 45/1989 “norme per l’uso e la tutela del territorio
regionale” vedremo che gli articoli della norma dicono appunto che lo sviluppo deve essere compatibile con
il sistema ambientale. Di fatto però questo articolo viene un po’ trascurato, quindi il modello di sviluppo
rimane sempre quello che parte dalla stima della popolazione.
Quasi sempre tutto il progetto parte dall’analisi del sistema della popolazione, quindi noi lo studiamo e
cercheremo di applicarlo nel futuro, e di mettere l’ambiente come variabile principale. Vedremo poi come
implementare questi aspetti in un processo di pianificazione. La pianificazione può essere vista come
processo che parte dall’analisi del territorio. Tuttavia ci pone solo un vincolo l’analisi ambientale, sapremo
infatti quale è il limite superiore della popolazione insediabile. Ciò non ci basterà per avere una stima di
quanta residenza insediare nel centro urbano. Per fare ciò infatti saranno indispensabili le analisi
demografiche.

3
Modo corretto di operare nel processo di pianificazione territoriale
La normativa deve essere rigorosamente rispettata ma non è assolutamente condizione sufficiente per fare
un buon progetto. Infatti alla normativa dobbiamo aggiungere le nostre competenze in termini di
pianificazione al fine di riempire il progetto di contenuti.
Nella pratica quando si fa la VIA, la si fa dopo che il progetto è stato svolto, le norme invece richiedono che
la valutazione di impatto ambientale venga fatta per conoscere gli impatti sull’ambito territoriale
interessato. Se questa valutazione è negativa il progetto si ferma e viene abbandonato, se invece la
valutazione è positiva si può procedere con lo sviluppo. In realtà questo è anche ciò che avviene nella
valutazione ambientale strategica (VAS), la differenza sostanziale tra i due casi è che la VAS è più recente, e
viene sviluppata a monte della progettazione.
La norma ci dice che questa valutazione non deve essere fatta dopo che il progetto di piano è stato fatto,
ma deve partire nel momento nel quale parte il piano. Quindi se non per competenza tecnica, per
adeguamento alla norma dobbiamo fare in modo che la valutazione parta nel momento esatto in cui parte
il piano.
La matrice di impatto dovrebbe* essere applicata nei due sensi:
- se abbiamo l’ambiente come condizione al contorno, come variabile principale, dalla matrice di impatto
possiamo ricavare la caratteristica di progetto corrispondente
-se invece abbiamo una caratteristica di progetto, attraverso la matrice possiamo ricavarci il corrispondente
effetto sull’ambiente
* Precisazione: Nella maggior parte dei casi però la matrice si usa in una sola direzione, noi partiamo dal
progetto e vediamo quale sarà l’impatto ambientale, invece non dovrebbe essere così, ma dovremmo
appunto partire dalla caratteristica ambientale voluta.

Nel GEODESIGN FRAMEWORK di Steiniz vediamo che il processo si sviluppa attraverso una serie di modelli.

- Rappresentation model
- Process model
- Evaluation model
- Change model
- Impact model
- Decision model

Nel modello di rappresentazione si decide come l’ambiente deve essere descritto, si fa una raccolta di dati
del passato e del presente, una volta raccolti questi dati dobbiamo capire come proiettarli nel futuro,
attraverso il process model. Il Process model risponde appunto alla domanda: come funzione l’ambiente?
Cerchiamo di capire come i processi territoriali evolvono.
A questo punto cerchiamo di valutare se l’ambiente funziona bene attraverso appunto l’Evaluation model.
Se non dovesse funzionare bene vediamo come questo possa essere cambiato attraverso il Change model,
dobbiamo prestare particolare attenzione al fatto che il processo non è solo la definizione di un progetto
futuro, ma è tutto il processo che ci porta a comprendere ciò.
Una volta che si sono definiti i possibili scenari di cambiamento possiamo definire gli impatti che questi
hanno sull’ambiente, attraverso l’impact model.
Quindi questo modello ci dice esattamente ciò che stavamo valutando prima, ovvero che la matrice di
impatto (esempio matrice di Leopold) può essere usata:
- Dall’ambiente verso il progetto nel Rappresentation model
- Dal progetto verso l’ambiente nell’Impact model

Le componenti ambientali che mettiamo sulla matrice le rappresentiamo con una classificazione gerarchica
che di solito comprende componenti dell’ambiente naturale (aria, flora e fauna ecc.), componenti
dell’ambiente antropico (paesaggio culturale, assetto geografico, aspetto sanitario, ecc.)

Modello attuale applicato


Dimenticandoci un attimo i differenti modelli di sviluppo, concentriamoci su quello dominante dove la
popolazione è scelta come variabile indipendente e cerchiamo di capire come la popolazione influenza il
progetto.
Come svolgiamo queste analisi demografiche? Come facciamo a capire quante persone andranno a vivere
nel nostro centro urbano in futuro? Per capire come si evolverà il sistema nel futuro, ci è utile conoscere la
storia del sistema popolazione. Una volta proiettato il sistema nel futuro possiamo ragionare su questi
scenari e capire se questi ci piacciono o non ci piacciono, e nel caso in cui non ci piacciano si faranno delle
analisi di progetto che poi verranno valutate e scelta quella più idonea. Questo è ciò che si dovrebbe fare
con le caratteristiche ambientali di interesse e che invece si fa solo con la popolazione.
Cerchiamo di capire come si stima la popolazione e come le conoscenze attuali vengono utilizzate per
capire come sarà il cambiamento al livello qualitativo nel futuro. E poi vedremo anche come analizzare
questi dati e rappresentarli nello spazio. Si parlerà in maniera più ampia di quest’ultimo aspetto quando si
parlerà di GIS.

Razionalmente gli strumenti previsti per redigere un piano urbanistico sono 3:


- il dimensionamento
- gli standard
- lo zoning
Un altro strumento è l’esproprio ma non se ne parlerà. Abbiamo già parlato dello zoning la volta scorsa,
vediamo ora di capire cosa sono il dimensionamento e gli standard.
Il Dimensionamento del piano urbanistico è un calcolo. Questo calcolo ha un certo input, e sarà una
funzione di quell’input. A partire dallo studio dell’evoluzione della popolazione ad un orizzonte futuro
prefissato e da un indice standard prefissato che consente di tradurre abitanti in superficie che essi
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occupano. Questo consente di effettuare una stima della quantità di suolo che serve per soddisfare il
fabbisogno futuro di abitabilità e si confronta con le risorse disponibili nell’ambiente dove è previsto
l’insediamento. Quindi noi prima applichiamo la popolazione passata e presente poi facciamo delle indagini
ed applichiamo dei metodi per capire come si svilupperà nel futuro, ricaviamo così un numero di abitanti.
Nel piano attraverso il processo di dimensionamento associamo ad ogni abitante una quantità standard di
superficie o di volume, moltiplicando questa unità standard per il numero totale di individui possiamo
ricavare velocemente il fabbisogno totale di superficie o di cubatura necessaria.
Esempio:
Immaginiamo di lavorare su una città dove la popolazione è cresciuta negli ultimi 30 anni con una media di
5000. Possiamo proiettare questo trend nel futuro, utilizzando dei metodi di stima che riterremo più o
meno sofisticati, e calcolare che tra 10 anni (tempo che noi fissiamo come orizzonte temporale) la
popolazione crescerà ancora di altri 5900 abitanti. Quindi ci serve lo spazio per dare alloggio a questi 5900
abitanti, guardiamo lo spazio esistente, cechiamo lo spazio disponibile. E decidiamo di aumentare lo spazio
residenziale. Di una area che possa dare residenzialità a questi 5900 abitanti. Dobbiamo fare in modo da
garantire la risorsa ad ogni abitante.

In questo processo che all’apparenza sembra abbastanza semplice ci sono una serie di problemi:
-scelta dell’orizzonte temporale: Quale sarà questo orizzonte di tempo rispetto al quale stiamo facendo le
stime?
-scelta del metodo di stima della crescita demografica: Perché ora noi abbiamo il dato nel presente ma lo
dobbiamo proiettare nell’orizzonte temporale. Noi possiamo avere: o dei metodo facili da calcolare ma che
però ci forniscono un maggior grado di incertezza, oppure, possiamo avere dei metodi che ci darebbero una
maggiore accuratezza ed affidabilità delle stime ma che risultano più complessi al calcolo e che quindi
richiedono anche un maggior numero di informazioni e di risorse.
-scelta degli standard: ovvero dei parametri per tradurre i parametri in quantità fisiche. Infatti abbiamo
detto che ad ogni abitante associamo una quantità di spazio. La normativa per la Sardegna impone che ad
ogni abitante vengano attribuiti almeno 100 metri cubi di spazio per la residenza. (Considerando 3 metri di
altezza; che è l’altezza del soffitto dal pavimento, dividiamo quindi 100 per tre ed otteniamo 33 metri
quadri di superficie, che in fin dei conti va bene). Ovviamente questo è un parametro soggettivo poiché a
Cagliari avere 33 metri quadri va bene, ma se ci spostiamo in un paese 33 metri quadri a persona sono un
po’ riduttivi, le persone infatti hanno bisogno di maggiore spazio. Da qui già possiamo notare che anche la
scelta dello standard non è una cosa così banale. A Parigi per esempio i locali sono molto cari ed hanno uno
spazio molto ridotto.
-localizzazione: una volta calcolata questa quantità dobbiamo decidere dove ubicare queste residenze. Per
esempio se costruiamo vicino a dove è già urbanizzato avremo minori costi di infrastrutturazione, se per
esempio c’è un fiume non possiamo costruire perché potrebbe essere un’area soggetta ad inondazione, e
così via.

L’orizzonte di piano è un termine tecnico. E rappresenta un momento futuro al quale vada bene il nostro
progetto.
Orizzonte zero: la data di riferimento per il quale abbiamo raccolto tutte le informazioni necessarie e
generalmente coincide con l’inizio del piano. Il momento in cui iniziamo a lavorare sul progetto è l’orizzonte
zero.
La variabile indipendente solitamente è il tempo e la distanza tra l’orizzonte zero e l’orizzonte di piano sono
di solito 5,10,20 anni. Nei piani urbanistici solitamente si lavora sui 10 anni, però, andando a vedere nella
pratica questo non è sempre vero

Esempio:
Il primo piano urbanistico di Cagliari è degli inizi del ‘900, il piano cima che fu il piano che inizio ad aprire
una espansione urbana nel territorio, uscendo fuori dalle mura.
Poi ci fu un altro piano negli anni ’30, che non fu mai realizzato
Poi ci fu il piano di ricostruzione dopo la guerra che era più che altro uno strumento di ricostruzione delle
rovine lasciate dalla guerra.
Poi ci fu il piano Mandolesi negli anni ’60, Mandolesi era stato il fondatore della scuola di architettura a
Cagliari e fu un grande progettista. A questo piano si devono l’asse mediano, la 554, ecc.
Poi ci fu una variante negli anni ’80 di questo piano, con piccole modifiche.
Poi agli inizi del 2000 ci fu il piano
Vediamo quindi che passano più di 10 anni, il comune di Capoterra per esempio è da diversi anni che
cercano di fare un nuovo piano ma non riescono a farlo.

In certi casi si può usare come variabile non più il tempo ma la popolazione, ovvero, noi facciamo un nuovo
piano solo quando la popolazione che noi ci aspettavamo si insediasse nel nostro centro urbano
effettivamente si è insediata, quando la popolazione nel comune sarà quella prevista, quella per cui
abbiamo dimensionato.
Il numero degli abitanti è la variabile principale del piano urbanistico. Viene assunta come variabile
indipendente, diciamo spesso a torto perché dobbiamo ricordare che l’ambiente dovrebbe essere la
condizione al contorno per limitare se necessario la popolazione. Di solito la popolazione da considerare
sarà quella prevista da un determinato orizzonte di piano.

Indagini demografiche

Le analisi di popolazione non devono solo rappresentare il numero della popolazione ma anche raffigurarne
lo sviluppo in termini qualitativi ed anche quantitativi. Abbiamo infatti detto all’inizio che non è importante
soltanto la quantità della popolazione ma anche la qualità, infatti persone diverse avranno esigenze diverse
(piramide dei bisogni), e sapendo le loro esigenze sappiamo che tipo di insediamento dovremmo andare a
dimensionare. Avremmo quindi:
 Analisi demografiche che studiano la quantità della popolazione
 Analisi sociali che invece studiano la qualità della popolazione.

Una volta fatte queste analisi possiamo svolgere proiezioni per comprendere il trend nel futuro.

Per fare questa analisi ci appoggiamo alla disciplina della demografia che è quella disciplina che studia la
dinamica, i movimenti, la struttura della popolazione. La sua composizione, età, sesso, religione, e le
continue variazioni che questa subisce con nascite, morti, ecc.
In ambito urbanistico i principali effetti presi in considerazione di solito sono:
 L’analisi storica
 Il movimento demografico
 La composizione della popolazione
 L’analisi della distribuzione spaziale (preso in considerazione solo di recente).

L’analisi storica consiste nell’analisi dell’andamento della popolazione nel tempo per un numero di anni
sufficiente.
Dati: Si dovrebbero prendere i dati dai censimenti dell’ISTAT, che però ci mette molto tempo a raccogliere i
dati e quindi capita che quando noi abbiamo questi dati a disposizione, ormai sono belli che superati.

7
È quindi meglio fare riferimento ai dati comunali, le anagrafi. I dati di solito sono la popolazione residente e
la popolazione presente.

Indicatori demografici:
Assumendo
t = intervallo di tempo tra l’orizzonte zero e l’orizzonte temporale
x = orizzonte degli eventi
p(x) =popolazione all’orizzonte temporale
p(x-t)= popolazione all’orizzonte zero

-la variazione intercensuaria: p(x)-p(x-t) ovvero la variazione della popolazione (popolazione al tempo x
meno la popolazione al tempo x-t
-la variazione intercensuaria media annua: ovvero la variazione intercensuaria diviso gli
anni dell’intervallo di tempo t.
-tasso di variazione medio annuo: ovvero la radice t-esima della popolazione al tempo x . .
fratto la popolazione al tempo x-t meno uno.

Il movimento demografico di una popolazione rappresenta l’insieme delle nascite, delle morti, delle
immigrazioni di una popolazione registrate nell’intervallo di tempo. Il movimento demografico è uguale alla
somma dell’incremento naturale e dell’incremento migratorio.
 L’incremento naturale è dato dai nati e dai morti.
 L’incremento migratorio dagli immigrati e dagli emigrati.

Composizione della popolazione


Al di là della quantità totale ci interessa però sapere come è composta questa popolazione. Uno degli
aspetti più attuali degli studi urbanistici recenti riguarda la “elding societing” ovvero la società che
invecchia e questo cambia anche le esigenze della comunità: se ci saranno meno bambini serviranno meno
scuole. Tutti noi abbiamo visto come il numero di sezioni nelle scuole siano diminuite o aumentate nel
corso degli anni. Allo stesso tempo gli anziani avranno necessità di più servizi di salute, di intrattenimento
ed altre esigenze di questo tipo, anche trasporti.

Altri indicatori:
Tasso di natalità: ovvero il rapporto tra i nati e la popolazione totale
Tasso di mortalità: cioè il rapporto tra i morti e la popolazione totale
Tasso di sopravvivenza:
Tasso di fecondità:

Questi indicatori ci consentono di studiare i fenomeni che verranno utilizzati nei metodi di stima.

La composizione della popolazione per sesso o per età compone la sua classificazione in gruppi di età o
separati per maschi e femmine. La conoscenza della popolazione per età o per sesso consente di
dimensionare una serie di strutture e di servizi, di valutare la popolazione lavorativa, e consente la stesura
di metodi di proiezione della stima della popolazione più attendibili. Quindi la definizione delle classi di età
dipende dagli obbiettivi prefissatici. Ovviamente è meglio avere dati disaggregati perché così possiamo
essere noi a decidere le caratteristiche di interesse.

Per conoscere in maniera schematica e facile da leggere l’età della popolazione viene costruito un grafico
detto priamide delle età 
È una rappresentazione grafica
di uso comune che porta:

In ordinate le classi di età


(scelte opportunamente)

Ed in ascisse il rapporto tra il


numero di individui in quella
classe e l’ampiezza della classe
equivalente.

Se la piramide è spanciata
verso il basso vuole dire che la
popolazione è giovane, se
invece la popolazione è estesa
verso l’alto vuole di re che la
popolazione è anziana.
Esistono dei siti web che espongono questi fenomeni come ad esmpio http://populationpyramid.net/dove
si può analizzare l’evoluzione della popolazione in Italia e nel mondo.

Pausa

Abbiamo tutti una serie di indici tutti facili ed intuitivi:

L’indice di vecchiaia: ovvero il rapporto tra coloro che hanno oltre i 65 anni e coloro che sono al di
sotto dei 14 anni; che ci dice subito se la popolazione è giovane o se la popolazione è vecchia

L’indice di dipendenza: ovvero il rapporto tra la popolazione che non è in età produttiva e la
popolazione che invece stà in età produttiva

L’indice di ricambio : il rapporto tra quelli che stanno entrando el mondo del lavoro e quelli che invece
ne stanno uscendo. Questo ci può dare informazione della domanda di lavoro.

L’indice anziani per bambino: numero di over 65 per under 14

Rapporto di femminilità: ovvero la popolazione femminile sulla popolazione totale.

Rapporto di mascolinità: ovvero la popolazione maschile sulla popolazione totale.

Analisi della distribuzione spaziale


La distribuzione della popolazione nel territorio si esprime suddividendo il territorio in sub-aree. E
individuando il numero di abitanti inseribili in ciascuna di esse. Mediante la densità abitativa misurata per
tutto il territorio in esame come sub aree. Si può parlare di:

9
Densità fondiaria: quando consideriamo il rapporto di tutti gli abitanti e l’area fondiaria (cioè l’area
edificabile)
Densità territoriale: quando calcoliamo il numero di abitanti diviso l’area territoriale (l’area territoriale è
tutta l’area dell’ambito di riferimento, anche non edificabile).

Che area scegliere per calcolare la popolazione?


Dipende dalla scala di analisi, possiamo considerare regioni, provincie, comuni o aree sub-comunali.
Normalmente l’ISTAT prende i dati territoriali suddividendo le aree comunali nelle “sezioni di censimento”.
Le sezioni di censimento suddividono il territorio comunale in aree più piccole.

Esempio: per il comune di Cagliari, nel centro storico, le aree di censimento coincidono con gli isolati.
Questo ci va bene per fare le analisi perché sappiamo che tipo di abitanti italiani e stranieri risiedono in
ogni isolato.
In altre aree invece le aree seguono geometrie variabili. In questo caso dunque non possiamo associare gli
indicatori a strutture fisiche ben definite.
Nei comuni più piccoli di solito il numero di sezioni di censimento sono 8- 10 per i comuni grandi come per
esempio il comune di Cagliari le sezioni di censimento aumentano parecchio e sono per esempio diverse
decine.

Si usano anche per suddividere un totale di popolazione per una certa area. Quindi se vogliamo fare un
downscape dei dati. Perché così facendo non distribuiamo tutti gli abitanti di una cittadina su tutto il
territorio comunale. Ma solo dove ci sarà per esempio una zona residenziale. Abbiamo anche le aree parco,
nel parco non ci abita nessuno.
La popolazione insediabile in un dato ambito territoriale è data dal rapporto tra le il volume delle strutture
residenziali esistenti o in progetto e la quota di costruzione (quantità standard che associamo ad ogni
terreno). Oppure dal rapporto tra la superficie totale di pavimento e la quantità standard di pavimento
residenziale per ogni singolo individuo. Questo si vedrà anche con i dati reali durante l’esercitazione.

Rappresentazione geografica della popolazione (lo vedremo meglio più avanti)


Le carte tematiche sono una rappresentazione spaziale dei dati.
Anticamente i dati erano riportati all’interno di libretti rilasciati dall’ISTAT, e quindi la raccolta di
informazioni era complicata. Ora tramite software le mappe tematiche si possono fare al volo senza alcun
tipo di problema. Per esempio possiamo avere la Sardegna con una mappa tematica fatta tramite lo
strumento GIS che ci fornisce subito dei dati riguardanti le aree più popolate. Abbiamo delle immagini che
ci forniscono una marea di informazioni riguardanti i vari tematismi.

Fattori sociali
Si definiscono fattori sociali quegli aspetti della caratterizzazione della popolazione che hanno influenza
sulla pianificazione urbanistica e territoriale. Fino ad ora abbiamo parlato di qualità della popolazione in
termini di età, però esistono caratteristiche diverse legate a diversi fattori sociali:
- Attività della popolazione
- Composizione familiare
- Scolarità e grado di istruzione
- Igiene e sanità
- Reddito
- Altri
Analizziamo alcuni di questi fattori:

Attività della popolazione


Dove lavorano le persone? Nel primario, nel secondario? Nel terziario? la popolazione può essere divisa tra
attiva, o non attiva. Gli attivi a loro volta possono essere divisi tra occupati, disoccupati, impediti. Questi
indicatori possono essere visti in maniera accorpata oppure essere visti per settore: primario, secondario,
terziario. La popolazione non attiva possono essere le casalinghe, i detenuti ecc.
Questi indicatori ci consentono di comprendere la qualità della popolazione. Possiamo capire quartiere per
quartiere come si distribuisce la popolazione quindi quali siano le esigenze.
L’analisi della attività della popolazione si analizza rilevando:
 -popolazione attiva
 -popolazione in condizione professionale
 -popolazione in cerca di occupazione
Gli indicatori più significativi sono:

-tasso di attività: rapporto tra la popolazione attiva e la popolazione totale.

-grado di attività: rapporto tra la popolazione attiva per settore e la popolazione


totale in età lavorativa.

Composizione familiare
Ci interessa anche capire come sono composte le famiglie: in tempi ed in luoghi diversi la composizione
delle famiglie cambia molto: misuriamo la composizione delle famiglie tramite indicatori come:
-famiglie senza nucleo
-famiglie con un sono nucleo
-famiglie con 2 o più nuclei
E per queste categorie consideriamo famiglie unipersonali o pluripersonali. E poi coppie con figli, senza figli
ecc.
Compiuta la classificazione l’analisi si sviluppa calcolando la percentuale per ciascuna classe rispetto al
totale. Poi magari la si divide per età ecc. il numero di individui per classe è la percentuale di individui di
una classe rispetto a totale.

Scolarità e grado di istruzione


Poi ci interessa contare il grado di istruzione, il livello di istruzione di una popolazione può essere
approssimativamente considerato attraverso il:

Tasso di scolarità : ovvero il rapporto tra gli individui che frequentano i


diversi ordini di scuole e gli individui che sono in età
da frequentare la scuola.

Grado di istruzione: indice complesso costituito dal rapporto tra la popolazione con un determinato grado
di istruzione e la popolazione totale.

Tali analisi consentono di comprendere i bisogno di edifici scolastici.

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Piccola precisazione su come riusciamo ad avere tutti questi dati attraverso semplici esempi:
Quando noi mostriamo la tessera dell’Auchan o di altri centri commerciali vengono anche assunte delle
informazioni sul nostro conto, e saranno tutti dati che andranno ad essere disponibili per essere incrociati e
fare analisi molto sofisticate e di capire nelle varie aree della città quali sono le caratteristiche della
popolazione e quindi capire dove realizzare nuovi punti vendita e tante analisi simili.
È possibile anche raccogliere dati attraverso i social network e capire le opinioni della popolazione, i dati
ecc. bisogna analizzare i dati con metodi statistici e vedere quali informazioni si possono portare avanti.
Una possibile indagine è quella collegata al turismo: capire quali sono le aree di successo. E cercare quali
sono le correlazioni tra queste ed applicare così i fenomeni di successo ad altre aree.
Le indagini sociali non le fanno solo i centri commerciali o i pianificatori, ma ci sono delle società al a livello
mondiale che acquisiscono dati e li vendono alle grandi aziende per le loro indagini di mercato.
Una volta che abbiamo i singoli dati possiamo capire come si muove il mercato e l’azienda, il pianificatore o
il centro commerciale può agire di conseguenza.

Proiezioni demografiche
Una volta caratterizzato il presente possiamo ragionare eseguendo una indagine verso il futuro, verso
l’orizzonte di piano, abbiamo i numeri dobbiamo fare le proiezioni.
Le proiezioni riprendono un aspetto delicato nell’ambito della pianificazione urbanistica e territoriale,
abbiamo un ampio margine di incertezza, possiamo solo fare delle ipotesi. Infatti quando si fanno delle
proiezioni demografiche si parla di scenari. Questo vuole dire che prendiamo i parametri e li mettiamo
dentro delle funzioni, ma questo risultato può essere più o meno corretto.
Stiliamo vari scenari per capire quali possano essere le varie direzioni di sviluppo. Sembrerebbe un
controsenso perché noi abbiamo detto che dimensioniamo i piani urbanistici secondo una sola direzione di
sviluppo, mentre invece ne dobbiamo stilare tante, perché non possiamo sapere con certezza quale sarà la
direzione che prenderà il nostro centro urbano. Infatti questi scenari rappresentano sempre e comunque
una situazione di partenza per capire quale sarà la domanda e quali saranno gli obiettivi di piano. Quindi
queste proiezioni costituiscono un dato di base per il dimensionamento dei piani.

Abbiamo i dati del passato e del presente, come li proiettiamo nel futuro?
Esistono varie tecniche:
- Proiezioni dirette sintetiche: Che esprimono la proiezione della popolazione come funzione
matematica che può essere lineare, esponenziale o altre funzioni. Questi metodi sono abbastanza
semplici da utilizzare. Normalmente non si usano per la popolazione totale ma per altri indicatori
delle risorse. Per la popolazione totale si usano metodi più complessi.
- Proiezioni indirette: che sono basate sul legame popolazione - posto di lavoro.
- Metodi basati su rapporti e ripartizione: relazioni geografiche, sociali, economiche, storiche
partiamo da questi fenomeni e cerchiamo di capire come questi fenomeni condizionino la
popolazione.
- Tecnica sella proporzione: prendiamo un campione di cui conosciamo già i risultati e lo rendiamo
proporzionale al nostro caso in esame.
- Metodo del tasso di sopravvivenza: metodo più complesso, basato su tecniche empiriche come
i ??? che sono i metodi più utilizzati in pianificazione. È il metodo che troviamo scritto nella maggior
parte dei manuali di tecnica urbanistica.

Cerchiamo ora di capire come funzionano questi metodi.


Proiezioni dirette sintetiche
Metodi matematici sintetici sono quelli che esprimono la variazione della popolazione come una funzione
matematica. Esprimono la popolazione come variabile dipendente da altri fenomeni.
Tali metodi si basano sul fatto che caratteristiche che hanno influenzato questi fenomeni in passato
permangano in futuro. Prendiamo la popolazione deli ultimi 20 anni, prendiamo un tasso di incremento
annuo e poi lo proiettiamo nel futuro. Avendo una proiezione molto ravvicinata può essere anche
accettata, però più è lontano l’orizzonte di piano e più inevitabilmente ci si allontana da una stima corretta.
Tali metodi sono utilizzati prevalentemente per proiettare parti o tassi da applicare in tecniche più
complesse, o anche come verifica di altre proiezioni. Le funzioni sono determinate su metodi teorici, cioè su
estrapolazione di dati presi dal passato.

Proiezione lineare:
Prendiamo la popolazione prima dell’orizzonte zero di
n anni, vediamo di quanto è cresciuta negli ultimi n
anni, ci ricaviamo così la pendenza della retta e la
proiettiamo nel tempo fino all’orizzonte temporale.

Per spiegare meglio:


p(0)= popolazione all’orizzonte zero
p(0-n) = popolazione n anni prima dell’orizzonte 0
p(t) = popolazione al tempo t assunto come orizzonte
di piano.
Ricaviamo il regime di crescita come:
r=
E per proiettarlo all’orizzonte di piano e ricavare così la popolazione futura al tempo t facciamo:
p(t) = )

Proiezione esponenziale è simile alla


precedente, solo che la applichiamo quando la
distribuzione degli incrementi nel passato ha
un andamento esponenziale anziché lineare.
L’ipotesi è che la variazione di popolazione nel
tempo sia proporzionale.
In questo caso quando si applica questo
metodo se lo analizziamo mettendo il tempo in
scala logaritmica abbiamo un andamento
lineare.

Dove:
p(t) : popolazione al tempo t
p(0): popolazione al tempo 0
t : tempo
r : tasso di crescita si ricava applicando una formula del ……..(25:20)

Metodo della analisi delle componenti. In questo caso la popolazione al tempo t è pari alla popolazione al
tempo t-1 … fare dal Mercandino tutta questa parte sulla popolazione

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Proiezioni indirette:
Basate cioè sul legame popolazione - posto di lavoro. Sono tecniche molto diffuse. La popolazione si trova
come funzione dei posti di lavoro e del tasso di attività.
L’ipotesi più semplice calcola la popolazione tramite il tasso di attività.
Il tasso di attività ricordiamo che è dato dal rapporto tra attivi e popolazione totale. Se abbiamo il numero
di attivi ed il tasso di attività possiamo calcolare la popolazione.

Metodo basate sui rapporti e sulla istruzione, e su caratteristiche storiche, economiche e sociali.
Questi metodi si basano sull’ipotesi che esista una relazione tra popolazione e istruzione, definita come
popolazione derivata o e legata alla popolazione principale prima da relazioni storiche, culturali ecc..
Esempio:
Vogliamo cercare di capire come sarà l’evoluzione della popolazione della Sardegna, la popolazione
derivata () osservando come varia la popolazione dell’Italia (popolazione principale ). Possiamo immaginare
che se in Italia normalmente il tasso di natalità diminuisce, probabilmente anche in Sardegna la
popolazione tenderà a diminuire. Non è detto, ma in assenza di altre informazioni noi ci accontentiamo di
questa previsione.

L’ipotesi che sta’ alla base è che sulla popolazione principale possano esistere studi più accurati.

Tecnica della proporzione:


La popolazione secondaria viene calcolata come prodotto di una costante (in funzione del tempo) e la
popolazione principale.

Metodo della sopravvivenza:


È il metodo preferibile secondo i testi classici della tecnica urbanistica. È il metodo più usato nelle indagini
demografiche. Offre possibilità di semplificazione o di approfondimento prendendo spunto da diverse
situazioni.
Il metodo consiste nel prevedere durante intervalli di tempo di 5 anni il numero di nati, di morti, di
immigrati e di emigrati. Suddivisi per età e per sesso. Si suddivide la popolazione in coppie, divise per sesso,
e si calcola la variazione tra inizio e fine del ciclo sommando algebricamente il numero di individui all’inizio
del periodo, il salto migratorio, e moltiplicando il risultato per il tasso di sopravvivenza. Le prime due età
maschili e femminili sono ottenute moltiplicando ……(30.40)

Non ci interessano tanto le tecniche nel dettaglio, ma ci interessa più che altro quali sono le proiezioni, e
quali metodi e tecniche esistono. Per questa lezione il riferimento sarà il Mercandino, cercare il capitolo
sulla popolazione. Guardando il programma del corso troviamo i riferimento bibliografici.

Considerazione:
Il pianificatore è un coordinatore del processo progettuale. Poi se le risorse lo consentono ci sarà uno
specialista per ogni componente della pianificazione. Questo vale soprattutto se si fa il progetto di un
grosso centro urbano. Se invece stiamo facendo il progetto di un piccolo comune non avremo molte risorse
e non riusciremo a pagare tutti gli specialisti. Quindi dobbiamo un minimo sapere come funzionano i
processi senza necessità di essere degli esperti di per ogni settore. Al livello di obiettivi è anche importante
sapere i fattore sociali, come per esempio la popolazione attiva, la popolazione scolastica, la composizione
familiare, per capire meglio le caratteristiche di progetto.

Analizziamo un caso di studio che ci fa capire quale sia il potenziale di queste analisi demografiche.

Caso di studio: Fenomeni insediativi in aree naturali protette in Sardegna.

Evoluzione della popolazione della Sardegna:


Alla fine del ‘600 la popolazione di poco superava i 200000 abitanti.
Alla fine del’700 la popolazione era quasi raddoppiata.
A metà dell’800 ancora si ha un altro raddoppio, quindi 800000.
Ed alla fine del 900 abbiamo raggiunto 1200000 abitanti. Ancora una bassa densità però una crescita
esponenziale.

Distribuzione della densità di popolazione in Sardegna:


Vediamo come si distribuisce la popolazione dei comuni. Vediamo la distribuzione: la popolazione non è
distribuita in maniera omogenea ma ci sono zone che hanno una densità abitativa relativamente elevate ed
altre zone desertiche. Vediamo che il tasso di crescita della popolazione dal 1981 fino al 2001, quindi
vediamo che in un ventennio la popolazione si è spostata verso i grandi centri e verso le coste. Verso i
grandi centri costieri.
Per le varie tipologie di parco è possibile calcolare tutta una serie di parametri: come parametri fisici,
numero di comuni che ricadono all’interno dei parchi poi l’area delle aree naturalizzate ed in fine la
popolazione. In fine è possibile calcolare la densità di popolazione dividendo la popolazione per l’area.
È possibile integrare i dati appartenenti a tutte queste categorie. Noi sappiamo quale è la popolazione.
Possiamo vedere quale sia il suolo esistente all’interno di quelle aree. In Sardegna l’uso del suolo
dominante è foreste e aree seminaturali. Terzo aree umide e poi aree urbanizzate. Mettiamo che per i
differenti tipi di parco questi usi del suolo cambino. Le zone a protezione speciale sono caratterizzate da
aree agricole.

Quando facciamo lo studio demografico dobbiamo vedere se è bastano le risorse disponibili. Quindi questa
popolazione in crescita la dobbiamo prima confrontare con la risorsa e poi se ne avanza possiamo costruire
di nuovo, Se no fine dei giochi. Con questi dati è possibile avere un dato sulla popolazione, sulle abitazioni,
sulle superfici, ed è possibile fare questo tipo di analisi.

Risultato dello studio:


Il risultato è che all’interno delle aree parco c’è una grande disponibilità di case non occupate, un po’ per lo
spopolamento ed un po’ per altre ragioni. E questo vuole dire che se volessimo proporre un ripopolamento
di quelle aree per bilanciare la demografia regionale, potremmo favorire lo spostamento della popolazione
dalle aree più popolate verso quelle zone attraverso degli incentivi.
Alcuni comuni stavano mettendo in vendita dei vecchi edifici comunali al prezzo di un euro, purchè ci si
impegnasse ad abitarci. Anche a Cagliari per esempio nel 91 raggiungeva i 200000 abitanti ora è arrivata a
160000 abitanti. Questo vuole dire che la città è vuota. Il centro storico è vuoto, marina e stampace
soprattutto. Ci sono pochissimi residenti.
Fine caso di studio

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Riepilogo lezione
Per terminare: se rivediamo il geodesign framework, ciò di cui si è discusso oggi riguarda ….
Raccogliamo dati sulla popolazione, e lo proiettiamo nel tempo, assumiamo sempre i comuni in crescita,
anche se in realtà i comuni perdono popolazione. Però le amministrazioni locali assumono esigenze di certi
tipi di classi di società che vogliono continuare a crescere. Una volta che abbiamo definito se ci sarà una
crescita e l’entità di questa crescita. Possiamo iniziare a fare previsioni su come distribuire questa crescita.

Domande di esame:
 Importanza delle analisi demografiche in urbanistica.
 Descrivere i principali indicatori demografici.
 Descrivere i metodi di proiezioni demografiche: quali sono, quanti sono, quali sono le
caratteristiche, quale è l’utilizzo principale delle varie categorie di metodi.
 Rappresentazione geografica del sistema demografico (si vedrà meglio più avanti).
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