FRANCESCO PETRARCA
– Modello di intellettuale nuovo. Attratto dalla dimensione terrena (amore e gloria) e da quella
divina (ha fede); spesso lacerato tra queste due dimensioni, conflitto interiore molto
moderno. Coscienza dei propri limiti (peccati, nell'accezione religiosa) e ammissione di
incapacità nel superarli. Ne è consapevole ma non ha le forze per andare nella direzione che
considera giusta.
– Tra Dante e Petrarca solo 40 anni di differenza, ma contesto storico-culturale cambia del
tutto. Dal Comune alla Signoria. La Chiesa è sotto la monarchia francese e la sede si è
spostata da Roma ad Avignone.
– Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304 da genitori fiorentini, esiliati due anni prima
in quanto guelfi bianchi. Nel 1312 il padre Petracco venne assunto come notaio alla corte
pontificia, da poco trasferita ad Avignone (1309, per 70 anni cattività avignonese).
– Nasce in condizione agiata. Frequenta l'Università a Montepellier, poi quella di Bologna, ma
invece che studiare diritto, a cui è iscritto per volontà paterna, preferisce vizi e divertimenti.
A Bologna però viene in contatto con la poesia in volgare (Bologna laboratorio del Dolce
Stil Novo).
– Torna ad Avignone alla morte del padre e studia letteratura classica; si avvicina alla lettura di
Sant'Agostino (legge le Confessioni), Virgilio, Cicerone...
– PETRARCA E IL LATINO. Conosce così bene il latino da riuscire a pensare direttamente in
latino. NB. Conosce il latino classico, quello di Cicerone e di Ovidio, non quello medievale
(come invece Dante). Considera importanti i suoi scritti in latino, quelli in volgare invece
leggeri (e pubblicati post-mortem)
– Petrarca definito come un'erma bifronte (Petronio), in periodo di crisi e di passaggio tra
Medioevo e Umanesimo. Nel Medioevo Dio al centro, nell'Umanesimo uomo al centro
(sicuramente posizione influenzata dai mercanti, che hanno un modo di vivere fiducioso di
poter modificare il proprio “status quo”). PROTOUMANISTA
– Vedi differenza tra arte medievale (sfondi dorati, santi e madonne, bidimensionalità...) e arte
nell'Umanesimo (tridimensinalità, presenza dei committenti, vedi in Masaccio, pittore del
1400)
– Dante uomo del suo tempo, Petrarca uomo della crisi.
– Deve provvedere a trovarsi un'occupazione perchè conduce una vita dispendiosa, di
divertimento e sperpero. Quindi prende gli ordini minori e resta nell'ambito in cui lavorava
il padre. Decide poi di prendere gli ordini minori (che prevedevano una rendita, l'obbligo
della tonsura, la lettura quotidiana del breviario, il celibato ma non la castità.) per
garantirsi una certa autonomia economica durante la sua attività letteraria. Avrà comunque
due figli, Giovanni e Francesca, che si prenderà cura di lui in vecchiaia.
– Un letterato è utile alla Chiesa come diplomatico. In qualità di diplomatico viaggia molto. E'
inquieto, ha un'irrequietezza interiore. (Dante potendo non si sarebbe mai spostato da
Firenze).
– Visita le biblioteche dei monasteri, con la lectio facilior di fatto gli amanuensi modificano
il latino. Allora Petrarca pensa di confrontare più manoscritti per trovare la lezione migliore
e originale. Atteggiamento FILOLOGICO, fa COLLAZIONE (cum + fero); ossia prende
varie versioni dello stesso testo e e confronta. Con il metodo filologico si scoprirà in questo
modo, ad esempio, che il documento di Costantino era un falso, perchè il latino con cui è
scritto NON è il latino del tempo di Costantino (vedi sotto). Ricerca con ansia i manoscritti
degli scrittori antichi. Con enorme entusiasmo trova due orazioni di Cicerone e alcune sue
lettere.
– Nel 1341 riceve l'alloro poetico del Senato di Roma, riconoscimento pubblico per meriti
letterari, ha fama internazionale.
– La Chiesa dovrebbe occuparsi dei bisogni spirituali dei fedeli, ma si arricchisce con le
donazioni dei fedeli. La Donazione di Costantino è un documento (falso) che permette alla
Chiesa di detenere beni terreni e utilizzato per giustificare la nascita del potere temporale dei
pontefici. Si scoprirà poi che è un falso (1440, filologo Lorenzo Valla)
– La lettura dei classici latini gli rende evidente che il mondo antico è privo di Dio e che vi
sono autori che scrivono con saggezza anche senza bisogno di attribuire loro visioni
profetiche o allegorie (come invece in Dante e tutto il Medioevo).
– Petrarca cita Ovidio e i Vangeli, autori cristiani e pagani.
– E' il più grande studioso del mondo antico che NON ha una visione allegorica ma approccio
filologico. Lo studio della letteratura non deve essere a fini utilitaristici. Autonomia
intellettuale, al contrario di Dante.
Dalla frequentazione del mondo antico si chiede perchè non dovrebbe poter amare una
donna; scontro tra il suo mondo e un altro, e tra il suo sentire e la sua fede (peccato).
Petrarca vuole anche essere un buon cristiano, per cui dissidio interiore.
– L'ASCESA AL MONTE VENTOSO è una lettera in latino raccolta nelle Familiares IV
indirizzata all'amico Dionigi di Borgo San Sapolcro, teologo e frate, che gli aveva donato
una copia delle Confessioni di Sant'Agostino (grande influenza su Petrarca)
– Nella lettera il poeta racconta la scalata del mont Ventoux (Ventoso) in Provenza, assieme al
fratello Gherardo nel 1336: chiari riferimento a Virgilio, altro pinto di riferimento letterario
di Petrarca (comunque Petrarca è considerato alpinista).
– Vogliono raggiungere la vetta, circa 2000 metri: la salita come allegoria della vita del poeta.
Sono giovani e salgono con facilità, finchè incontrano un vecchio pasore che li avverte
dell'inutilità del viaggio (fatica inutile che si possono risparmiare). Non lo ascoltano e
proseguono. Francesco spinto dalla pigrizia cerca una via meno ripida ma più lunga per la
cima, ma finisce solo per perdersi e stancarsi di più. I due fratelli si separano, il fratello
Gherardo, Monaco, segue una via più faticosa ma costante (metafora della coerenza della
vita del fratello contro incoerenza degli errori di Francesco).
– I due protagonisti raggiungono la meta e il testo termina con alcune righe delle Confessioni
di Sant'Agostino che sembrano descrivere il comportamento di Petrarca, che prova senso di
colpa e sconforto. “In interiore hominis habitat veritas”, sant'Agostino.
– “se passo la mia vita sbagliando mi stancherò ed è sempre più difficile arrivare in paradiso”,
teme di morire nell'errore e di non avere il tempo che pensava di avere. “Amo ciò che vorrei
odiare”, con vergogna e con tristezza.
– Significato allegorico dell'ascesa- 1) il poeta è un uomo che vive un costante conflitto
interiore tra l’attaccamento alle passioni umane e il tentativo di elevarsi verso Dio
– sa che la beatitudine è “posta in alto”, e capisce quanto sia difficile raggiungerla, vuole
arrivarci ma sente che c’è sempre qualcosa a trattenerlo, e la monacazione del fratello rende
ancora più fondata questa consapevolezza (“io soprattutto, che mi arrampicavo per la
montagna con passo più faticoso, mentre mio fratello saliva sempre più in alto… io più
fiacco, scendevo giù, e a lui che mi richiamava e mi indicava il cammino più diritto…” ).
– il poeta decide di sedersi a valle per meditare: questo fa ca
pire quanto Petrarca amasse la solitudine poiché gli permetteva di riflettere su se stesso
– Nel testo ci sono citazioni di Ovido e di Sant'Agostino (amore del Petrarca per la classicità
romane e per personaggi come Sant'Agostino e San Paolo, che evidenziano la sua fede).
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DONNA IN DANTE E PETRARCA
– Dante sceglie Beatrice = beatitudine
– Petrarca sceglie Laura = alloro, ossia gloria. Petrarca chiama la sua donna Laura, ossia
gloria, di beni terreni.
– Scissione interiore di Petrarca che desidera beni terreni oltre che quelli spirituali. Ha una
figlia fuori dal matrimonio. Vive come peccato il suo desiderio di beni terreni e la sua
visione dell'amore profano, ma è molto credente e sente di peccare.
– E' COSMOPOLITA, cittadino del mondo (mentre Dante profondamente comunale, vuole
restare a Firenze).
– Petrarca frequenta le corti (passaggio dal Comune alla Signoria, in cui si impone una
famiglia). Cortigiano = colui che frequenta le corti. In seguito il termine diventerà
dispregiativo, chi adula il signore per ottenere favori.
– Petrarca non vuole essere asservito alla Chiesa
– Nel 1337 ha un momento di crisi interiore profonda. Compra una casa in campagna, a
Valchiusa, in Francia, per riflettere e prendersi una pausa. A Valchiusa si dedica
all'”otium”, ossia a studio, riflessione, approfondimento.
– Petrarca è concentrato su di sé ma si occupa anche di politica, appoggia l'idea di Cola di
Rienzo di una Repubblica (Nel 1344 c'è una rivolta a Roma. Cola di Rienzo guida la
rivolta, grande idealista, ha un grande sogno, ossia ricreare la repubblica romana e
unificare tutta l'italia sotto Roma. In una Roma in conflitto tra popolo e baroni, tenta di
instaurare una sorta di Comune. Petrarca apprende la notizia ed ha una corrispondenza con
Cola di Rienzo. Gli dice che è pronto a partire per Roma per aiutarlo
– Cola di Rienzo arrestato e cacciato, la rivolta si ferma); ricerca la pace, ed appoggia chi la
ricerca (Imperatore per un periodo). Comunque molto meno coinvolto di Dante nelle
vicende politiche, non appartiene ad un partito politico.
– 1348, arriva la Peste: sappiamo da una lettera cher Laura muore di peste
– Lascia la curia (in Provenza) e torna in Italia. Prima a Milano e poi in una proprietà sui Colli
Euganei, ad Arquà (che ora si chiama Arquà Petrarca).Passerà gli ultimi anni di vita in
questa casa. Muore nel 1374.
– PRODUZIONE LETTERARIA IN LATINO
– La maggior parte della produzione letteraria di Petrarca è in latino, ed è da questa
produzione che si aspetta gloria e riconoscimenti. Latino classico, ciceroniano, non
medievale.
– SECRETUM: è un dialogo in tre libri, tra lui e Sant'Agostino, in presenza della Verità,
raffigurata come una bellissima donna. I due uomini dialogano in presenza della Verità,
silenziosa. Nel primo libro Agostino accusa Francesco di mancanza di volontà per
raggiungere i suoi obiettivi. Nel secondo Francesco fa un esame di coscienza prendendo in
considerazione i sette peccati capitali. Si accusa soprattutto di ACCIDIA, mancanza di
volontà e desiderio. Fastidio, insofferenza verso ogni cosa. Nell'accidia tutto è “aspro,
doloroso, orrendo” (ricorda quello che oggi chiamiamo depressione). Autoanalisi. Primo
dei “moderni”. Petrarca cade in un profondo stato di insoddisfazione e depressione . Il terzo
libro parla delle due passioni che lo distolgono da dio, l'amore per Laura ed il desiderio di
gloria. Agostino lo esorta a cambiare vita
– EPISTOLARIO: 500 lettere in 5 raccolte. Familiares (ai familiari), Seniles (della vecchiaia)
e Variae, lima l'epistolario per tutta la vita, i modelli sono Cicerone e Seneca. No
comunicazione immediata e spontanea, ma soggette a rielaborazione, lima, per tutta la vita.
Contiene molte notizie autobiografiche, vuole dare un'immagine ideale di sé. L'ascesa al
monte ventoso appartiene alle Familiares.
– DE VITA SOLITARIA: in latino, riflessione su vita a contatto con la natura, lontano dalla
folla, dal caos cittadino e circondati da buoni amici (quindi non solitaria, ma con persone
selezionate)
– DE VIRIBUS ILLUSTRIS: trattato enciclopedico, raccolta di biografie di personaggi della
romanità, della storia biblica e del mito.
– AFRICA: poema epico-storico in esametri su Scipione l'Africano. E' l'opera da cui si aspetta
maggior fama, opera ambiziosa in 9 libri.
– BUCOLICUM CARMEN: di ambientazione bucolica, su modello virgiliano.
PRODUZIONE LETTERARIA IN ITALIANO
– TRIONFI: poema allegorico dal carattere enciclopedico e didascalico.
– CANZONIERE: raccolta di rime in volgare, da 1342 alla morte, 1374. La sua eredità
poetica più importante. Una sorta di autobiografia in versi che ripercorre tutta la vicenda del
suo amore per Laura, dal primo incontro (1327) alla sua morte per peste (1348).
– I componimenti sono scritti in un ampio arco temporale, ma Petrarca ha l'intenzione di dare
loro un'unità organica.
– Considera i suoi scritti in volgare meno importanti di quelli in latino (si riferisce as essi con
il termine catulliano di nugae, ossia sciocchezze, bazzecole).
– Alcuni sonetti del canzoniere, cosiddetti “avignonesi”, sono polemici contro la decadenza
della curia papale.
– 366 componimenti: la prima parte (263) sono componimenti scritti “in vita” di Laura, dal
primo incontro (1327) alla sua morte per peste (1348). I seguenti 103 “in morte” di Laura.
Valore simbolico dei numeri, soprattutto del numero 6, insistenza (la incontra il 6 aprile del
1327, muore il 6 aprile del 1348, ecc...).
– TEMA = AMORE PER LAURA: lui soffre per la sua indifferenza, e dopo la morte gli
indica la via per la salvezza spirituale.
– Tra scrittura e revisione, ci lavora per tutta la vita, fino agli ultimi giorni.
– LAURA donna reale????: di Laura Petrarca tratteggia pochi elementi (capelli d'oro, occhi,
belle membra), filtrati dalla tradizione poetica. La critica si chiede se sia esistita. Boccaccio
stesso, amico di Petrarca, avanza dubbi sull'esistenza di Laura. Ma Petrarca nell'epistolario
più volte afferma che si tratta di una donna reale.
– NOME “LAURA”: nome scelto per più significati: Laura = lauro, cioè alloro= le foglie che
incoronavano i poeti = la gloria poetica. Anche gioco di parole tra Laura e l'aura nel celebre
sonetto (l'aura = brezza).
– METRICA E STILE: la maggior parte dei componimenti sono SONETTI (317), altri
CANZONI, BALLATE, SESTINE, MADRIGALI...Nei sonetti rima incrociata nelle
quartine ABBA ABBA.
– LA LINGUA: grande selezione e raffinatezza. Vocabolario spesso indeterminato. I termini
sono spesso evocativi, non concreti (vedi aggettivo “vago”).