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Casa Batlò
La Casa Batlló è un'opera del celebre architetto Antoni Gaudí che sorge a Barcellona, in Spagna al
civico 43 del Passeig de Gràcia. Considerata una delle sue creazioni più originali, l'edificio è stato
dichiarato, nel 2005, patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
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Nel 1904 Gaudí e l'amico impresario Josè Bayó Font, costruttore
anche della successiva Casa Milà, ricevono l'incarico di ristrutturare un
edificio, di modeste dimensioni e sviluppato su un lotto rettangolare,
lungo Paseo de Grácia, allora arteria principale della città catalana. Su
questa strada viene realizzata, in questi stessi anni, la maggior parte
degli edifici degli architetti più importanti del modernismo catalano. Sul
terreno confinante esisteva già l'interessante Casa Amatller, a
coronamento gradinato, di un famoso architetto, noto anche
internazionalmente come storico dell'architettura, ossia Josep Puig i
Cadafalch. Gaudí amplia il piano interrato; alza di un piano, il quinto, la
costruzione, per ospitarvi il personale di servizio; ristruttura
completamente il piano nobile, destinato ad appartamento della
famiglia Batlló; allarga e rinnova il patio o cortile coperto centrale per
accentuare l'illuminazione degli interni; rifà le facciate esterne e
costruisce una nuova copertura del tetto. Negli altri piani conserva Casa Amatller, Josep Puig i
invece lo Cadafalch, 1898/1900
schema
planimetrico esistente. La facciata
su strada, la più ammirata, è
lavorata in pietra arenaria grigia a
motivi vegetali al piano terreno e al
primo piano. Essi compongono un
robusto e plastico basamento
sporgente, per dar luogo a un'ampia
tribuna al piano nobile. Questo
basamento avvolge anche la
struttura portante di tutta la facciata,
composta da sei piloni in pietra
raccordati tra loro da cinque archi.
La sua articolazione volumetrica,
concava e convessa, ricorda anche
forme ossee, che ne accentuano la
percezione di solidità e robustezza.
Al di sopra dei primi due piani si
sviluppa una facciata policroma iridescente, leggermente ondulata grazie al paramento in
ceramica invetriata. Il mosaico è stato realizzato sotto la diretta supervisione dell'architetto,
utilizzando circa duecento dischi di ceramica di tre diverse dimensioni e spessori, su un fondale di
frammenti ceramici con colori raccordati a quelli dei dischi. Il colore predominante è un diffuso e
splendente verde-azzurro, cangiante nelle diverse ore del giorno. La sua leggerezza e irregolarità
è piacevolmente contrastata dal ritmo
regolare delle finestre e dai severi parapetti
in ghisa dei balconi, in forma di piccole
maschere. Tale ondulazione si accentua in
corrispondenza dello spigolo di tangenza
con la contigua casa Amatller, in modo da
far emergere la torretta che protegge la
scala a chiocciola per l'uscita sul tetto,
rivestita anch'essa in dischi e frammenti
ceramici. Dapprima Gaudí avrebbe voluto
collocare la torretta al centro della parte alta
della facciata, oggi occupata da un
aggraziato balconcino in ferro battuto con
carrucola, utile per il sollevamento degli
arredi mobili ai diversi piani. Lo spostamento
della torretta sul fianco gli consente un
sapiente e armonico raccordo, tramite
l'inserto di un terrazzino, con la facciata
progettata da Puig i Cadafalch. Il prospetto
è concluso da un tetto mansardato con
doppio sottotetto, secondo una
Spaccato assonometrico
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consuetudine gaudiniana che gli consente di
ottenere un'ottima protezione dagli sbalzi termici e
una perfetta ventilazione. La dissimmetrica cresta
zoomorfa del tetto, ad accentuato sviluppo verticale,
ricorda il dorso di un drago. È rivestita in coppi-
scaglie di ceramica invetriata, in colori che vanno dai
gialli, ai verdi, agli azzurri. Gli studiosi di Gaudí sono
unanimi nel riconoscere in questa facciata un vertice
del brillante talento compositivo dell’architetto
catalano. Egli è riuscito infatti a bilanciare con
efficacia elementi diversi e autonomi: i materiali
utilizzati, il rapporto tra esterno e interno dell'edificio,
i componenti modulari irregolari e i giochi di insistita
dissimmetria. Stupisce anche l'effetto di unità del
tutto, un unicum vibrante al continuo variare della
luce del giorno. La facciata oggi visibile è l'ultima
variante del progetto gaudiniano, concluso solo con i
lavori in cantiere. Gli studiosi ricordano che Gaudí ha
lavorato a lungo su un modello in gesso dell'intero
edificio e che l'ondulazione superficiale della facciata
Spaccato assonometrico, visibile lo schema è comparsa solo verso la fine, a seguito di varie
distributivo dell’edificio prove e modifiche. Anche i parapetti in ghisa dei
balconi, a forma di maschera, vengono studiati
tramite un modello in gesso, a scala 1:1. L'ingresso
all'edificio è sull'estremità sinistra della facciata, per chi guarda. All'interno possono essere prese
due direzioni di percorrenza: una consente di accedere direttamente alla scala che porta al piano
nobile, all'appartamento padronale; l’altra, la seconda, attraversa il patio e consente di salire
direttamente agli appartamenti in affitto e a quelli della servitù, tramite una scala a due rampe che
avvolgono un vano ascensore aperto. Il corpo ascensore avvolto dalle scale è al centro del patio,
illuminato dalla luce spiovente dalla copertura a
doppie falde in vetro, un lucernario con struttura
portante in ferro a profilo parabolico. Ai suoi lati si
trovano alcune aperture fisse che consentono una
ventilazione naturale, costringendo l'aria a salire dal
basso verso l'alto per un effetto analogo al tiraggio di
un camino. Le pareti del patio, sulle quali affacciano
le finestre degli appartamenti dei diversi piani, sono
rivestite in piastrelle di ceramica bianca e azzurra
con impaginazione diagonale per dilatare lo spazio.
In alto le piastrelle sono di azzurro intenso per
assorbire la luce: man mano che si scende verso il
basso diventano sempre più chiare, fino a essere
bianche. Le finestre delle pareti del patio sono inoltre Cortile Interno
contornate da cornici ceramiche a due toni e con
modellato particolare. All'appartamento della famiglia
Batlló, al piano nobile, si accede da un vestibolo al
pian terreno, che ospita una scala in legno, lavorata
sui bordi in forma di spina dorsale ossea, ad
andamento sinuoso e avvolgente. Le sue pareti sono
anch'esse modellate come superfici mosse fino a un
secondo vestibolo, in corrispondenza dell’ingresso,
illuminato da due finestre nel soffitto. L'appartamento
Batlló è articolato in una sequenza di vani di diverse
dimensioni, dalle pareti e dalle coperture mosse in
modo da suscitare la percezione di un continuum
spaziale fluido. Una sala d'attesa all'entrata, con un
camino in ceramica scura incastrato in una parete, si
apre sul grande soggiorno, dove un involucro in
legno, dalle forme ondulate, nasconde un altare. Un
grande separé in legno, modellato e ornato da vetri
Sezione
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colorati, può essere aperto e chiuso a fisarmonica, in modo da
legare al soggiorno la camera retrostante. La sala da pranzo affaccia
invece, nel prospetto posteriore molto soleggiato, su un'ampia
terrazza-giardino, rallegrata da decorazioni in ceramica. Il prospetto
posteriore è protetto e ornato a tutti i piani da parapetti ondulati in
ferro completamente trasparenti, mentre i suoi bordi perimetrali e
quello orizzontale in alto sono decorati da tesserine in ceramica
colorata. L'edificio è utilizzato, negli anni tra il 1936 e il 1939, come
casa per rifugiati della Guerra Civile, venduto nel 1940 a una
compagnia di assicurazione, che vi realizza subito un primo
restauro, passa in seguito in possesso di privati. Nel 2005 è stata
una delle sette opere di Gaudí dichiarate patrimonio dell’umanità
dell’UNESCO.
Prospetto posteriore
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