L’irraggiungibilità del lusso
La società capitalista porta ogni individuo a desiderare sempre di più, grazie alle pubblicità che
mostrano vite perfette e corpi perfetti, i social che ostentano la vita che molti non possono avere,
questo provoca un senso di profonda so erenza e invidia che risulta poi in un’ infelicità patologica
che non potrà mai essere colmata totalmente, poiché raggiunti degli obbiettivi si tenterà sempre
di cercarne degli altri; malessere analizzato da molti loso tra cui Schopenhauer.
Filoso a di Schopenhauer e insoddisfazione umana
Schopenhauer ha pienamente compreso questa insoddisfazione umana perenne e l’ha tradotta
nel moto del pendolo; infatti la vita dell’uomo è caratterizzata da una noia eterna con qualche
picco di felicità che però non sarà mai duratura, poiché l’uomo tenderà a volere sempre di più:
inizialmente si trova in uno stato di angoscia, ma una volta raggiunto il suo obbiettivo avrà un
momento di gioia, per poi desiderare qualcos’altro e l’impossibilità di raggiungerlo gli provocherà
nuovamente infelicità.
Boom economico degli anni ‘60
Dopo la ne della Seconda Guerra Mondiale, la popolazione, grazie alle innovazioni industriali
come l’automobile, tecnologiche come la tv e gli elettrodomestici, e un’incremento demogra co,
visse un periodo di oritura.
La popolazione stremata dalle due guerre, si lasciò andare al divertimento e ai piaceri, grazie alla
nascita della tv e in particolare del concetto di tempo libero come lo intendiamo oggi, quindi un
momento in cui potersi rilassare o divertire dopo aver lavorato una giornata intera.
Tempo libero di lusso
Le di erenze salariali, portavano anche ad un tenore di vita diverso, infatti esistevano ancora
contadini e operai che lavoravano per tutta l’intera giornata e il divertimento era riservato alle
famiglie più agiate, nelle quali il padre di famiglia, poteva lavorare un intera giornata e far si che la
propria famiglia avesse i fondi e il tempo per divertirsi.
Pubblicità e desiderio
Il miglioramento economico portò sicuramente dei bene ci che però non durarono a lungo e
misero le basi del divario sociale in cui siamo oggi, poiché in pochi potevano permettersi le nuove
invenzioni tecnologiche come l’automobile, la tv e gli elettrodomestici; anche se essi venivano
pubblicizzati e perciò iniziava il circolo vizioso del desiderio di ciò che non si può avere.
Pubblicità odierna e avvento dei social media
Ad oggi le pubblicità tendono a voler ampli care il consumismo e quindi a cercare di far
acquistare un prodotto al cliente anche se questo non è necessario ma si viene condizionati dalla
pubblicità a pensare che lo sia.
Un fenomeno che ha contribuito alla crescita esponenziale del consumismo è l’avvento dei social
media. A partire dagli anni 2000, con l’aumento dell’utilizzo di queste piattaforme, si è sviluppato
un nuovo concetto di pubblicità, ancora più pervasiva e mirata rispetto al passato .Questa ha
portato alla nascita di nuove gure come quella dell’in uencer, persone che letteralmente
“in uenzano” la massa mediatica, coloro che li seguono, ad acquistare articoli da loro promossi o
mostrano una tipologia di vita a cui molti non possono accedere e instaurano una mentalità non
solo capitalista ma anche un’infelicità data dalla volontà di essere come loro e vivere la loro stessa
vita. Tutto questo sistema porta che ragazze sempre più giovani a tentare di assomigliare a queste
ragazze che sembrano avere una vita perfetta e un corpo perfetto.
Con l’avvento del consumismo si sono anche intensi cati i disturbi alimentari: da un lato la
società moderna chiede sempre di più a ragazze e donne di rientrare in standard di corpi perfetti e
così spesso si arriva a sviluppare una vera e propria malattia alimentare,
dall’altro è aumentata anche l’obesità, soprattuto nelle zone occidentali come gli Stati Uniti, dove
ormai il sistema capitalistico è ben radicato, e la popolazione avendo così ampia scelta nisce per
consumare eccessivamente rispetto al proprio bisogno.
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Capitalismo radicato
D. Mothé, con questo paragrafo fornisce uno spunto di ri essione sul tempo libero e la sua
correlazione con il lavoro, infatti a erma che: << si dispone di possibilità di accesso ai beni del
tempo libero tanto maggiori quanto più si lavora>>.
Nella società in cui viviamo oggi infatti è oggettivo il fatto che la qualità del tempo libero dipenda
dalla qualità del guadagno, infatti persone più facoltose hanno accesso ad attività più esclusive;
ma spesso non esiste più un vero e proprio tempo libero e si nisce per lavorare eccessivamente
e senza accorgersene anche in momenti di svago,
Non si realizza però, che la mentalità capitalista, che spinge a cercare di guadagnare sempre di
più è radicata all’interno della mente e perciò il tempo libero non è più tale poiché si pensa
continuamente a modalità che permettano di aumentare il pro tto; cosa che non si può giudicare
sbagliata ma così facendo si è dipendenti dal cosiddetto “Dio Denaro” che rappresenta solo la
super cie di un sistema capitalista.
È ancora possibile invertire la rotta o siamo ormai intrappolati in questo sistema?
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