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Pasolini, Teorema

Il romanzo 'Teorema' di Pier Paolo Pasolini, pubblicato nel 1969, offre una critica impietosa della famiglia borghese milanese, presentando una narrazione priva di dialoghi e arricchita da interventi poetici. Attraverso la figura di un misterioso ospite, il testo esplora le dinamiche di una famiglia in crisi, rivelando il vuoto esistenziale dei suoi membri e la loro incapacità di affrontare la realtà. La storia si conclude con la partenza dell'ospite, lasciando i protagonisti in uno stato di catastrofe emotiva e sociale.

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Pasolini, Teorema

Il romanzo 'Teorema' di Pier Paolo Pasolini, pubblicato nel 1969, offre una critica impietosa della famiglia borghese milanese, presentando una narrazione priva di dialoghi e arricchita da interventi poetici. Attraverso la figura di un misterioso ospite, il testo esplora le dinamiche di una famiglia in crisi, rivelando il vuoto esistenziale dei suoi membri e la loro incapacità di affrontare la realtà. La storia si conclude con la partenza dell'ospite, lasciando i protagonisti in uno stato di catastrofe emotiva e sociale.

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Pier Paolo Pasolini, Teorema, Garzanti, 1999.

Questa versione è stata approntata durante le riprese del film,


ed edita nel ‘69. Il film, invece, risale al fatidico ‘68. Il testo è
inframmezzato da interventi poetici e non contiene dialoghi.
Impietosa descrizione dei comportamenti e dei conflitti di una
famiglia dell’alta borghesia milanese; Milano è protagonista,
refertata con dovizia di particolari. Testo provocatorio e
profetico, sintesi perfetta di una visione sacrale e simbolica (e
religiosa) della realtà. Articolato in una Parte prima e in una
Parte seconda, e come un Teorema, con tanto di “dati” e
appendici, presenta titoli, nella paragrafatura, che paiono
ossatura del romanzo e contengono, appunto, i dati del
Teorema da dimostrare. Incipit, p9, eloquente: “I primi dati di
questa nostra storia consistono, molto modestamente, nella
descrizione della vita famigliare. Si tratta di una famiglia
piccolo borghese, piccolo borghese in senso ideologico, non in
senso economico. È infatti il caso di persone molto ricche, che
abitano a Milano.” Cioè appartengono alla ricca borghesia
industriale. Sono persone in un certo senso medie, non
eccezionali. Tra i dati figura la presentazione di Pietro, che
frequenta il Parini e pare patire la sua appartenenza all’alta
borghesia milanese: non è uno sportivo e ha gli occhi “già
invigliacchiti dall’ipocrisia” (p12) e ha il pallore della sua classe
sociale: non pare destinato a lottare, è come debole e
infiacchito. Odetta è la sua sorella minore e frequenta l’istituto
delle Marcelline, “è dolcissima e inquietante, la povera Odetta”
(p15). Odetta, come Pietro, ha un affetto, ma si comprende il
comune senso “del proprio nulla” (p16). Odetta tiene sempre il
suo album di fotografie, vuoto, forse appena acquistato. Nella
prima pagina giganteggia la foto del padre. A p18 importante:
“come il lettore si è certamente accorto, il nostro, più che un
racconto, è quello che nelle scienze si chiama “referto”: esso è
dunque molto informativo (…), esso non è realistico, ma è, al
contrario, emblematico... enigmatico”. Lucia è la madre, ma
“non è lì in quanto angelo tutelare della casa, no; è lì in quanto
donna annoiata”. E poi vi è Emilia, la serva di origine contadina.
E poi vi è il postino, l’Angiolino (nomen-omen) interpretato da
Ninetto, che nel film tende le braccia ad angelo, come in
“uccellacci e uccellini”. È il messaggero per eccellenza. (p21)
“Tutto ha infatti in lui un’aria magica: i ricci fitti e assurdi, che
gli cadono fin sugli occhi come a un can barbone, la faccia
buffa, coperta di foruncoli, e gli occhi a mezzaluna, carichi di
una riserva senza fine di allegria”. E porta un misterioso
telegramma, in cui si annuncia la venuta di un altrettanto
misterioso ospite. P20, l’autore ammonisce: “Lo ripetiamo,
questo non è un racconto realistico, è una parabola”. Emilia
viene dal Nord Italia ed è un’esclusa povera di origini
contadine. Angelino corteggia con leggerezza Odetta, ma non
disdegna Emilia. Appare poi il giovane misterioso, senza nome,
che è di una bellezza straordinaria. Di alta statura, di lui
colpiscono soprattutto gli occhi azzurri. Non è mediocre, non è
volgare e anche socialmente misterioso: di lui non sappiamo
niente, né è necessario sapere qualcosa. Siamo ora in giardino,
mentre Emilia sta falciando l’erba in giardino, il giovane
misterioso legge, annoiato, dispense universitarie, ma poi le
abbandona per dedicarsi alla lettura delle poesie di Rimbaud.
Emilia lo osserva intensamente, sgomenta, poi si reca nella sua
povera casa e tenta il suicidio con la canna del gas. Il giovane
la soccorre e si amano. Il giovane Pietro dorme con l’ospite e,
tanto nel film quanto nel romanzo, non si capisce cosa accada
prima e/o dopo: p32 “(Questa sera è precedente o seguente al
giorno in cui è accaduto il fatto dell’Emilia? Può essere
precedente o seguente: ciò non ha alcuna importanza.)”. Pietro,
con pudore e vergogna, spia di notte il giovane ospite nella sua
nudità, sollevando il lenzuolo. P37: “Lo sottolineiamo per
l’ultima volta, i fatti di questa storia sono compresenti e
contemporanei”. E, dopo qualche esitazione, riconducibile alla
malattia borghese, Pietro e l’ospite si amano. Anche Lucia
osserva il giovane che gioca con il cane; si spoglia nello chalet
e si offre allo sguardo del giovane e gli si concede. Ricorda che
Pietro e l’ospite si amano dopo aver insieme consultato un libro
di arti figurative, in cui figura un dipinto di un’imagista
americano amico di Pound: Lewis. Il dato è importante perché
prefigura l’iniziazione artistica che vivrà Pietro. È poi la volta
del padre, Paolo, all’improvviso debilitato da una malattia: lo
accudiscono Odetta e il giovane misterioso, che legge al padre
Paolo “la morte di Ivan Ilic” di Tolstoj. Non è grave la malattia
del padre: soffre di ipodermoclisi, che lo isola dal mondo, come
se fosse in sciopero con questo. Una vasta sezione del racconto
di Ivan Ilic è inclusa nel Teorema. E Odetta poi, attratta dal
giovane, lo fotografa mentre legge Rimbaud in giardino. E vi è
pure il padre convalescente. Poi, in un’altra sequenza, Odetta
mostra, togliendolo da una cassapanca, l’album di foto
all’ospite, e poi le loro bacche si incontrano. È il primo bacio di
Odetta. Poi il padre e il giovane sono nella Mercedes patronale
lungo le strade asfaltate della campagna, a Sud di Milano. E si
amano. Il capitolo “le canne gialle sulle rive del Po” è una
sinfonia di paesaggio, per esempio, mi limito a queste
annotazioni: “La terra è molle e profumata, ma non umida. E
così i cespugli, quasi tutti ancora secchi; tranne qualcosa
cosparso di piccoli fiori bianchi.” Epos dell’argine. Gaudio ed
ebbrezza sensuale e vitalistica dell’Angiolino. P99 da una lirica
tematizzata, si leggono questi versi: “i penosi sintomi della mia
malattia di classe / ossia del vuoto in cui vivevo (sinistra
salute)”. Questo romanzo è una DIAGNOSI, un REFERTO
CLINICO. Sono versi importanti, in cui i protagonisti analizzano
il loro vuoto, il loro codice di onorabilità, specie dopo che
l’Angiolino ha portato il secondo annuncio. Telegramma che
rivela la partenza, l’indomani, del giovane. Ognuno, in prima
persona, si mette a nudo rivelando il dolore per la partenza
dell’ospite e l’impossibilità di riprendere la vita di prima. Solo
per amore, il narratore si rivolge alla povera Emilia,
interpretandone la sofferenza per l’abbandono. Anzi, la voce
che a lei si rivolge è un po’ quella del narratore, un po’ quella
dell’Angelo visitatore misterioso. E ora vediamo le reazioni:
Emilia, con la sua povera valigia, lascia la casa padronale; con
la valigia di cartone percorre la strada percorsa dall’ospite
andato via e prende la corriera, quasi in disuso, che la riporta
alla sua terra. Emilia, come catatonica, starà seduta su una
panca del suo paese; rifiuterà il cibo, per nutrirsi delle sole
ortiche che le faranno verdi anche i capelli. E pare conoscerà il
sacro mistero della levitazione e guarirà un bimbo pieno di
pustole. Naturalmente, la sua trasfigurazione non è sviluppata
in modo lineare, intervallata dalle vicissitudini degli altri
personaggi. La più sgomentevole, per me, è la sorte toccata ad
Odetta, che cadrà in uno stupore catatonico... Tenendo serrato
un pugno chiuso (che qualcuno interpreta in chiave ideologica
come adesione comunista) e sarà poi trasportata in barella, da
un’ambulanza, in una clinica specializzata. Il giovane Pietro
pure se ne andrà, per dedicarsi alla pittura, in un appartamento
ammobiliato. A lungo dipingerà l’azzurro degli occhi dell’ospite
e cercherà una tecnica che sia innovativa, nella consapevolezza
di non avere estro, talento alcuno. E la tecnica pare ovviare a
tale mancanza di talento. Lucia si concederà svogliatamente ai
giovani di passaggio e di fortuna e Paolo, si spoglierà nudo alla
stazione di Milano, per regalare la fabbrica agli operai. Peraltro,
nel film, la narrazione prende l’abbrivio da questo fatto, con
tanto di domande che un giornalista ottuso e saccente pone
agli operai, lo stesso giornalista che porrà inutili domande agli
spettatori estasiati dai miracoli di Emilia; domande da cui si
evince l’idea che i borghesi abbiano perso il senso del sacro e
del religioso. Splendide parole del paesaggio anche per il casale
di Emilia, si veda almeno, p121: “una luna rosea sta sorgendo
in fondo alle file di pioppi; non sembra nemmeno la luna, ma un
pezzo sanguinante e informe di qualche grande e soave corpo
disfatto.” E splendide le parole sui pioppi. N.b. Odetta, in
completa atonia, tiene serrato il pugno destro, stretto contro il
fianco. Ma è importante il miracolo estremo di Emilia: insieme
ad una vecchia di paese si reca in un cantiere e si immerge in
una fossa e si lascia ricoprire dal fango di una scavatrice, prima
solo il corpo, poi totalmente. E piange. E dalle sue lacrime stilla
un rivo d’acqua, Emilia era tutta verde per le ortiche: tutti i peli,
le ciglia, le sopracciglia e i capelli. Anche la pelle è leggermente
verdastra, specie intorno agli occhi. Gli amplessi di Lucia sono
furiosi e disperati. È un’acqua pericolosa quella che stilla da
Emilia: piccola polla (?) sempre più abbondante e guarisce la
ferita di un operaio del cantiere, ferita che subito si chiude. A
piedi nudi (sequenza tematizzata nel film), Paolo incede nel
deserto. Nuovo Santo Martire …. ? E urla. Qualunque cosa
questo mio urlo voglia significare, “esso è destinato a durare
oltre ogni possibile fine” (p200) e così si chiude Teorema.

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