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William Shakespeare - 2

William Shakespeare, drammaturgo e poeta inglese nato nel 1564 e morto nel 1616, è considerato il più importante scrittore della lingua inglese e il più eminente drammaturgo della cultura occidentale. Le sue opere, tra cui 38 testi teatrali e 154 sonetti, sono state tradotte in tutte le lingue e rappresentate più frequentemente di qualsiasi altra opera. Nonostante la scarsità di documenti sulla sua vita privata, la sua fama è cresciuta enormemente dopo la sua morte, influenzando profondamente la letteratura e la lingua inglese.

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William Shakespeare - 2

William Shakespeare, drammaturgo e poeta inglese nato nel 1564 e morto nel 1616, è considerato il più importante scrittore della lingua inglese e il più eminente drammaturgo della cultura occidentale. Le sue opere, tra cui 38 testi teatrali e 154 sonetti, sono state tradotte in tutte le lingue e rappresentate più frequentemente di qualsiasi altra opera. Nonostante la scarsità di documenti sulla sua vita privata, la sua fama è cresciuta enormemente dopo la sua morte, influenzando profondamente la letteratura e la lingua inglese.

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William

Shakespeare
drammaturgo e poeta inglese
(1564–1616)

William Shakespeare[1] (/ˈʃeɪkspɪǝr/; Stratford-upon-Avon, 23 aprile


1564[2] – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616[3]) è stato un
drammaturgo e poeta inglese, considerato il più importante scrittore
inglese e generalmente ritenuto il più eminente drammaturgo della
cultura occidentale[4][5][6].
:
William Shakespeare nel ritratto
eseguito da John Swaine

Firma di William Shakespeare

È considerato il poeta più rappresentativo del popolo inglese[7] e


soprannominato il "Bardo dell'Avon" (o semplicemente "Il Bardo"[8])
oppure il "Cigno dell'Avon"[9]; delle sue opere sono stati ritrovati,
incluse alcune collaborazioni, 38 testi teatrali, 154 sonetti, tre poemi
e una serie di altre opere in versi. Le sue opere teatrali sono state
tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state inscenate
più spesso di qualsiasi altra opera[10]; inoltre è lo scrittore
maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte
delle sue espressioni linguistiche sono entrate nell'inglese
quotidiano[11][12][13].

Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro


di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è
possibile collocare con sufficiente certezza l'epoca di composizione
della maggior parte dei suoi lavori nei circa venticinque anni
:
compresi tra il 1588 e il 1613[14][15]. Capace di eccellere sia nella
tragedia sia nella commedia, fu in grado di coniugare il gusto
popolare della sua epoca con una complessa caratterizzazione dei
personaggi, una poetica raffinata e una notevole profondità
filosofica.

Benché fosse già popolare in vita, divenne immensamente famoso


dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da
numerosi e importanti personaggi nei secoli seguenti. La scarsità di
documenti pervenutici riguardanti la sua vita privata ha fatto sorgere
numerose congetture riguardo al suo aspetto fisico, alla sua
sessualità, al suo credo religioso e persino all'attribuzione delle sue
opere[16][17][18][19]. Gli è stato dedicato un asteroide: 2985
Shakespeare[20].

Biografia

Le origini

La presunta casa natale di Shakespeare a


Stratford

Shakespeare visse a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, un periodo in


:
cui si stava realizzando il passaggio dalla società medievale al
mondo moderno. Nel 1558 sul trono del regno era salita Elisabetta I
d'Inghilterra, inaugurando in questo modo un periodo di fioritura
artistica e culturale che da lei prese il nome[21]. Il padre di William,
John, si trasferì, alla metà del Cinquecento, da Snitterfield a
Stratford-upon-Avon, dove divenne guantaio e conciatore[22].

John compare per la prima volta nelle documentazioni storiche nel


1552. Un documento ci informa che John Shakespeare aveva in
affitto un'ala di quella che sarebbe poi diventata famosa come la
casa natale del poeta, situata a Henley Street. Nel 1556 John
accrebbe le sue proprietà, acquistando una proprietà fondiaria e
l'altra ala della casa natale, che a quel tempo era una struttura
separata[23].

John prese in moglie Mary Arden, figlia del ricco agricoltore Robert
Arden[24]. Mary era la figlia minore, tuttavia era probabilmente la
prediletta del padre visto che quando questi morì, verso la fine del
1556, le lasciò la sua tenuta e il raccolto della sua terra[25]. Il
matrimonio avvenne tra il novembre del 1556, mese in cui fu redatto
il testamento di Robert Arden, e il settembre del 1558, mese in cui
nacque la prima figlia[26].

A partire dall'autunno del 1558, iniziò la carriera politica di John


Shakespeare: prestò giuramento come uno dei quattro
connestabili[27]. Dal 1565 fu aldermanno, cioè un componente della
giunta municipale di Stratford; nel 1568 ricoprì per un anno la carica
più importante della città, quella di balivo[28]. Raggiunto il massimo
riconoscimento cittadino, decise di rivolgersi al Collegio degli
araldisti per ricevere uno stemma, ma non riuscì a ottenerlo[29]. Tra il
1570 e il 1590, John Shakespeare, oppresso dai debiti, ebbe
problemi di natura finanziaria, che portarono alla fine della sua
carriera pubblica e alla vendita di alcuni possedimenti[30].
:
La giovinezza a Stratford

La famiglia di Shakespeare in
un'illustrazione del 1890: William recita
l'Amleto, Anne è seduta sulla destra,
Hamnet è in piedi, mentre da sinistra
Judith e Susannah lo ascoltano

La data di battesimo di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon


risulta essere il 26 aprile 1564; la trascrizione nel registro
parrocchiale riporta: Gulielmus, filius Johannes Shakespeare[31]. Non
è documentata la data di nascita, che tradizionalmente si suppone
sia avvenuta tre giorni prima, il 23 aprile, giorno in cui si festeggia
San Giorgio, patrono dell'Inghilterra[32][33]. William fu il terzo di otto
figli[34]. Nell'estate del 1564 la peste colpì Stratford, ma risparmiò gli
Shakespeare[35].

Sebbene nei registri scolastici di quel periodo non compaia il suo


nome, per alcuni biografi Shakespeare frequentò la King's New
School, istituto gratuito per i maschi della cittadina, dedicato a
Edoardo VI e fondato dalla Gilda della Santa Croce, distante circa
400 metri dalla sua casa[36][37][38]; lì avrebbe avuto modo di
apprendere il latino e i classici della letteratura, e di essere forse
sottoposto a frequenti punizioni corporali[39][40]. Le lezioni erano
impartite sei giorni alla settimana, cominciavano alle sei o alle sette
:
di mattina e continuavano fino alle undici; dopo la sosta per il pranzo
riprendevano all'una per poi concludersi alle sei di sera[41]. Non
risulta nessuna sua eventuale formazione universitaria.

È probabile che William abbia lavorato come apprendista nel negozio


del padre[42]; è stato messo in rilievo come Shakespeare abbia fatto
riferimento a svariati tipi di pelle e ad altre conoscenze tipiche dei
conciatori[43]. Il 27 novembre 1582, a diciotto anni, William sposò a
Stratford Anne Hathaway, di otto anni più grande. Considerata la
data di nascita della prima figlia, il matrimonio, testimoniato da Fulk
Sandalls e John Richardson, fu forse affrettato dalla gravidanza della
sposa[44].

Il 26 maggio 1583 la prima figlia di Shakespeare, Susannah, fu


battezzata a Stratford[45]. Due anni dopo, il 2 febbraio 1585, furono
battezzati due gemelli: un maschio, Hamnet, e una femmina,
Judith[46]. Gli Shakespeare chiamarono i figli come i loro vicini e
inseparabili amici, Hamnet e Judith Sadler[47]. Quando nel 1598
Judith e Hamnet Sadler ebbero un figlio, lo chiamarono William[47].
Hamnet era una variante morfologica, consueta a quel tempo, di
Hamlet[48], ed è stato supposto che per il nome del bambino si sia
ispirato a quello del protagonista dell'opera omonima, benché il
nome Hamnet o Hamlet fosse a quei tempi piuttosto comune. La
figlia di Susannah e di John Hall, Elizabeth, sarà l'ultima discendente
della famiglia[49].
:
Shakespeare Before Thomas Lucy,
un'illustrazione di un aneddoto sul
poeta

Gli anni perduti


Tra il battesimo dei due gemelli e la sua comparsa sulla scena
letteraria inglese, non vi sono documenti relativi alla vita di
Shakespeare; per questo motivo, il periodo che va dal 1585 al 1592 è
definito dagli studiosi come "lost years" (anni perduti). Il tentativo di
spiegare questo periodo ha dato vita a numerose supposizioni e
fantasie; spesso nessuna prova suffraga queste storie se non le
dicerie raccolte dopo la morte del drammaturgo[50][51]. Nicholas
Rowe, il primo biografo di Shakespeare, riporta una leggenda di
Stratford secondo la quale Shakespeare abbandonò la città,
rifugiandosi a Londra, per sfuggire a un processo causato dalla
caccia di frodo di un cervo di Thomas Lucy, un signorotto
locale[52][53]. Un altro racconto del XVIII secolo riporta che
Shakespeare cominciò la sua carriera teatrale badando ai cavalli dei
clienti dei teatri di Londra[54].

John Aubrey riportò che Shakespeare divenne un insegnante di


campagna[55] pur non presentando nessuna prova a sostegno di
questa ipotesi. Alcuni studiosi hanno suggerito la possibilità che
Shakespeare sia stato assunto come tutore da Alexander Hoghton di
:
Lancashire, un proprietario terriero cattolico che cita un certo
"William Shakeshafte" nel suo testamento del 1581[56][57]. Tuttavia
non si hanno prove che qualche membro della famiglia del poeta usò
mai la variante "Shakeshafte"[58]. È stato ipotizzato che
Shakespeare abbia cominciato la sua carriera teatrale unendosi a
una delle tante compagnie che visitavano Stratford annualmente.
Nella stagione 1583-84 tre compagnie visitarono Stratford, nella
stagione 1586-87 ben cinque, tra cui quella della regina, quella di
Essex e quella di Leicester[59].

La comparsa a Londra e i
primi successi

La statua di Shakespeare a Leicester


Square, Londra, opera di Giovanni
Fontana del 1874[60]

Diversi documenti del 1592 ci informano del successo di


Shakespeare in ambito teatrale: sappiamo che sue opere sono già
:
state rappresentate dalle compagnie dei conti di Derby, di Pembroke
e del Sussex; si ha notizia, inoltre, della rappresentazione del 3
marzo 1592 della prima parte dell'Enrico VI[61]. La fama delle opere
di Shakespeare era probabilmente in ascesa, tanto da attirarsi le
gelosie dei colleghi più anziani; proprio in quest'anno, dopo la
registrazione del 20 settembre nello Stationers' Register[62], fu
pubblicato postumo un opuscolo di Robert Greene con la celebre
invettiva che sembrerebbe rivolta a Shakespeare:

(inglese) (italiano)
«an upstart «Un corvo
Crow, parvenu,
beautified abbellito
with our dalle nostre
feathers, that piume, che
with his con il suo
Tygers hart cuore di tigre
wrapt in a nascosto da
Players hyde, un corpo
supposes he d'attore[63]
is as well ableritiene
:
to bombast d'essere
out a blanke capace
verse as the quanto il
best of you: migliore di
and beeing voi di tuonare
an absolute in pentametri
Johannes giambici; ed
Factotum, is essendo un
in his owne Giovanni
conceit the Factotum, è
onely Shake- secondo il
scene in a suo proprio
countrey.» giudizio
l'unico
'Scuoti-
scene'[64] del
:
paese.»
(Robert Greene, Groatsworth of Wit[65])

Greene era uno scrittore dalla personalità focosa che entrò in


contrasto col letterato John Florio e che nel Groatsworth criticò
anche Marlowe e Nashe[66]. Henry Chettle, il curatore che aveva
preparato per le stampe il manoscritto del Groatsworth, sentì il
bisogno, mesi dopo, di prendere le distanze da Greene nella
prefazione alla sua opera Kind-Heart's Dream (Sogno di cuor
gentile)[67]; nel passo in questione, sul quale gli studiosi hanno
spesso speculato dal momento che tramanda il carattere di
Shakespeare, Chettle si dispiace di non averlo risparmiato,
apprezzando la "rettitudine della sua condotta, che attesta della sua
onestà, e della sua grazia arguta nello scrivere, che depone bene
sulla sua arte"[68].

Lo stemma della famiglia


Shakespeare

Negli anni 1593-94, a causa di un'epidemia di peste, i teatri inglesi


rimasero chiusi; Shakespeare, in questo periodo, pubblicò due
poemetti, Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia[69]. Il primo, stampato
nel 1593, è dedicato a Henry Wriothesley, III conte di Southampton,
:
all'epoca diciannovenne. Sono state fatte molte speculazioni intorno
alla relazione tra Shakespeare e Southampton - alcuni critici lo
identificano come il misterioso "W.H." destinatario dei sonetti. Il
volume ebbe molto successo ed ebbe numerose ristampe[70]. Il
successo dell'opera è testimoniato anche da un'opera teatrale,
stampata nel 1606 ma di qualche anno precedente, The Return from
Parnassus, rappresentata all'inizio del XVII secolo dagli studenti del
St John's College di Cambridge[71]. The Return from Parnassus è la
seconda di un ciclo di tre opere teatrali; al suo interno, un
personaggio dice:

(inglese) (italiano)
«Let this «Che il
duncified mondo
world esteem ignorante
of Spenser stimi pure
and Chaucer, Spenser e
I'll worship Chaucer. Io
sweet Mr venererò il
Shakespeare, dolce signor
and to Shakespeare,
honour him e in suo
:
will lay his onore
Venus and metterò
Adonis under Venere e
my pillow.» Adone sotto
il mio
cuscino»
(The Return from Parnassus, 1606)

Tuttavia questa citazione manifesta solo la popolarità che il Venere e


Adone aveva raggiunto in quegli anni; infatti, sebbene alcuni critici
abbiano interpretato questa frase come un apprezzamento
dell'ambiente universitario nei confronti di Shakespeare, altri hanno
sottolineato che il personaggio che fa questo elogio è uno
stupido[70]. A supporto dell'ipotesi che Shakespeare non fosse visto
di buon occhio dall'ambiente universitario, è possibile citare la terza
e ultima parte del ciclo "Parnassus" degli studenti del St John's
College, The Second Part of the Return from Parnassus; in questa,
un personaggio che impersona William Kempe, parlando con un
personaggio che impersona un altro membro della compagnia in cui
si trovava Shakespeare, critica in maniera grossolana i drammaturghi
con educazione universitaria e afferma che "il nostro compagno
Shakespeare li ha tutti umiliati"[72].

Nel 1594, Shakespeare dà alle stampe il suo secondo poemetto Il


ratto di Lucrezia, anch'esso dedicato al conte di Southampton.
Leggendo la dedica, la maggioranza degli studiosi sono d'accordo
sull'accresciuta familiarità tra il poeta e il conte[73]; tuttavia, la
:
relazione tra i due resta di difficile interpretazione, dato che, escluse
queste due dediche, Southampton non compare in nessun altro
documento riguardante Shakespeare[74].

I servi del Lord Ciambellano


Nell'autunno 1594 la peste terminò a Londra, e ciò permise la
riapertura dei teatri; Shakespeare si unì alla compagnia teatrale
chiamata The Lord Chamberlain's Men ("servi del Lord
Ciambellano"), della quale facevano parte anche Richard Burbage e
William Kempe[75]. La prima notizia dell'esistenza della compagnia si
ebbe nel giugno 1594[76], attraverso un documento del libro dei
conti del tesoriere privato della regina, che riportava la notizia di una
rappresentazione della compagnia presso il palazzo reale di
Greenwich, il giorno di S. Stefano (26 dicembre) e il giorno degli
Innocenti (28 dicembre), di fronte a Elisabetta I[76].

New Place, casa di Shakespeare, in un disegno


di George Vertue

Nel 1596 morì l'unico figlio maschio, Hamnet, che fu sepolto a


Stratford l'11 agosto[77]. Nello stesso anno, John Shakespeare,
grazie al successo avuto dal figlio, riuscì a ottenere il diritto di
:
fregiarsi di uno stemma e del titolo di gentleman per sé e per i suoi
discendenti, nonostante il suo prestigio e la sua fortuna fossero
notevolmente ridotti rispetto ad alcuni anni prima[78]; il motto scelto
è Non sanz droict, "Non senza diritto"[79].

Nel 1597 Shakespeare comprò da William Underhill per sessanta


sterline una residenza a Stratford, New Place, composta da "due
granai, due giardini, due frutteti, con annessi". La casa, la più grande
di Stratford a quei tempi, era stata infatti costruita da un eminente
cittadino della generazione precedente, Sir Hugh Clopton[80].
L'acquisto testimonia i notevoli guadagni ottenuti da Shakespeare
con l'attività teatrale.

Nel 1598 Shakespeare si trasferì nella diocesi di St. Helen's


Bishopsgate. Nello stesso anno, Francis Meres pubblicò il Palladis
Tamia, nel quale parlava di "un Ovidio risorto nel mellifluo
Shakespeare", e aggiungeva che tra i drammaturghi inglesi era il
migliore sia nella tragedia sia nella commedia, citando molti suoi
titoli[79]. Sempre nel 1598 il Bardo partecipò come attore alla
rappresentazione di Every Man in his Humour di Ben Jonson, nella
parte di Kno'well, un vecchio gentiluomo[81]; nell'in-folio delle opere
di Jonson del 1616, Shakespeare compariva infatti in cima alla lista
degli attori[79].

Shakespeare divenne poi azionista dei The Lord Chamberlain's Men,


acquisendo circa il 10% della compagnia la quale, soprattutto grazie
a lui, era talmente popolare da far sì che, dopo la morte di Elisabetta
I e l'incoronazione di Giacomo I (1603), il nuovo monarca la
adottasse, e si fregiò così del titolo di King's Men ("Gli uomini del
re"); in questa compagnia Shakespeare ricoprì anche il ruolo di
amministratore, oltre a quelli di drammaturgo e attore[82]. Vari
documenti che registrano affari legali e transazioni economiche
mostrano come la ricchezza di Shakespeare si fosse accresciuta
:
molto nei suoi anni londinesi. Il 5 giugno 1607 sua figlia Susannah
sposò il medico John Hall nella chiesa della Holy Trinity di
Stratford[83].

Il ritorno a Stratford

Il monumento funerario di Shakespeare

Intorno al 1611 si ritirò nella sua città natale, Stratford. L'11 settembre
"Mr. Shakespeare" figura sulla lista dei contribuenti che devono
pagare l'imposta per la manutenzione delle strade reali[79]. In quello
stesso anno firmò una petizione dei cittadini di Stratford che
chiedeva alla Camera dei comuni di riparare le strade
maestre[84][85]. Il 3 febbraio 1612 fu sepolto Gilbert, un fratello di
Shakespeare[86]. A maggio Shakespeare fu convocato a Londra per
testimoniare nella causa "Mountjoy-Bellott", che opponeva due
fabbricanti di parrucche londinesi, Christopher Mountjoy e il genero
Stephen Bellott. Gli atti del processo sono giunti fino a noi: al termine
di quelli che contengono la deposizione di Shakespeare è presente
la sua firma[87].

Agli inizi del 1613 morì l'ultimo fratello di Shakespeare, Richard[88]:


:
degli otto figli di John Shakespeare rimanevano solo William e la
sorella Joan[88]. Nel mese di marzo Shakespeare acquistò una casa
a Londra per 140 sterline (di cui 80 in contanti); era l'ex portineria
dell'abbazia dei Frati Neri (Blackfriars), non lontano dall'omonimo
teatro[79]. A partire dal 1613 Shakespeare non produsse più
alcunché[85]. Nel novembre 1614 trascorse diverse settimane a
Londra insieme al genero John Hall[89].

Il 10 febbraio 1616 sua figlia Judith sposò Thomas Quiney[90]:


quest'ultimo poco prima di sposarsi aveva messo incinta una
ragazza di Stratford[91]. Il 25 marzo seguente Shakespeare fece
testamento: la maggior parte dei suoi beni andò alla figlia Susanna e
al marito; all'altra figlia, Judith, lasciò alcune somme in denaro con
clausole cautelative, mentre alla moglie lasciò "l'usufrutto della
seconda camera da letto" nella casa a New Place; lasciò poi vari
oggetti e piccole somme per l'acquisto di anelli ad alcuni conoscenti
di Stratford e agli attori Richard Burbage, John Heminges e Henry
Condell[92].

La tomba di William Shakespeare nel


coro della Holy Trinity Church

William Shakespeare morì il giorno del suo 52º compleanno, il 23


aprile 1616 secondo il calendario giuliano; era rimasto sposato ad
Anne fino alla fine. John Ward, un vicario di Stratford, mezzo secolo
dopo raccontò che Shakespeare, dopo aver passato una serata in
:
campagna con Michael Drayton e Ben Jonson, in cui bevve molto
alcol, morì di una febbre contratta in quell'occasione[92]. È possibile
che questa sia una delle numerose leggende relative alla vita del
Bardo[92].

È sepolto nel coro della Holy Trinity Church, la chiesa parrocchiale di


Stratford; questo privilegio non fu dovuto alla sua fama come
scrittore ma al pagamento di una quota della decima della chiesa,
440 sterline. Su un muro nei pressi della sua tomba si trova un
monumento, commissionato probabilmente dalla sua famiglia[93]; è
un busto che mostra Shakespeare nell'atto di scrivere. L'epitaffio
sulla sua tomba recita:

(inglese) (italiano)
«Good «Caro amico,
friend, for per l'amor di
Jesus' sake Gesù
forbear, astieniti,
To dig the dallo
dust smuovere la
enclosed polvere qui
here. contenuta.
Blest be the Benedetto
:
man that sia colui che
spares these ha cura di
stones, queste pietre,
And cursed E maledetto
be he that sia colui che
moves my disturba le
bones.» mie ossa»
(Epitaffio sulla tomba di W.Shakespeare)

Albero genealogico

Richard
Shakespeare
(1490–1561)
:
John
Shakespeare
(circa 1531–
1601)

Shakes

Susanna
John Hall
Shakespeare
(1575-1635)
(1583-1649)
:
Elizabeth
John
Hall
Barnard
(1608-1670)

Opere

The Plays of William Shakespeare, Sir


John Gilbert, 1849

L'opera poetica e drammaturgica di Shakespeare costituisce una


parte fondamentale della letteratura occidentale ed è continuamente
studiata e rappresentata in ogni parte del globo. La cronologia delle
sue opere è incerta e rappresenta un argomento ancora dibattuto
dagli studiosi[4][5][6]. Nel First Folio del 1623, redatto da John
:
Heminges e Henry Condell, sono comprese le 36 opere teatrali di
Shakespeare, elencate in base alla loro classificazione come
tragedie, commedie e drammi storici[94]. Nessun'opera poetica di
Shakespeare è stata inclusa nel First Folio.

Alla fine del XIX secolo, Edward Dowden definì quattro delle ultime
commedie shakespeariane, ovvero Pericle, principe di Tiro, La
tempesta, I due nobili congiunti e Il racconto d'inverno, come
romances (una possibile resa italiana sarebbe "drammi
romanzeschi"), e da allora questa definizione è stata accolta
spesso.[95][96].

Nel 1896 Frederick S. Boas coniò il termine problem plays ("drammi


problematici" o "dialettici") per descrivere altri tre drammi, ovvero
Tutto è bene quel che finisce bene, Misura per misura, Troilo e
Cressida; secondo Boas, inoltre, Amleto sarebbe l'anello di
congiunzione tra i drammi problematici e le tragedie successive.[97]
Benché sia dibattuto, anche questo termine rimane in uso, anche se
Amleto viene generalmente classificato come una "autentica"
tragedia.[97][98]

Altre opere, attribuite talvolta al drammaturgo di Stratford, sono


elencate come apocrife. Due sono le opere andate perdute,
Cardenio e Pene d'amore vinte[97].

Opere teatrali
:
Talbot in battaglia, da Enrico
VI, parte I

Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare


collaborò con altri drammaturghi alla stesura delle sue prime
opere[99]; tra queste vi sono Tito Andronico, della quale un
drammaturgo di fine Seicento disse "egli si è limitato soltanto a
perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi
principali"[100]. I due nobili congiunti, scritta in collaborazione con
John Fletcher, e Cardenio, andata perduta, hanno una
documentazione sull'attribuzione a Shakespeare precisa.

Le prime opere di Shakespeare furono incentrate su Enrico VI; Enrico


VI, parte I, composto tra il 1588 e il 1592, potrebbe essere la prima
opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena, se non
commissionata, da Philip Henslowe. Al successo della prima parte
fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III,
costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e
sui fatti immediatamente successivi; queste furono in diversa misura
composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di
Raphael Holinshed, ma sempre più segnate dallo stile caratteristico
:
del drammaturgo, descrivendo i contrasti tra le dinastie York e
Lancaster, conclusisi con l'avvento della dinastia Tudor da cui
discendeva l'allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima
ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato,
la tetralogia appare come un appello alla concordia civile[101].

Incisione da una scena de La bisbetica


domata, atto IV, scena III

Molte opere risalenti al primo periodo della carriera di Shakespeare


furono influenzate dalle opere di altri drammaturghi elisabettiani, in
particolare Thomas Kyd e Christopher Marlowe, dalle tradizioni del
dramma medievale e dalle opere di Seneca[102][103]. Di datazione
controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un
piccolo gruppo di commedie, in cui è forte l'influenza dell'eufuismo,
dei testi dei letterati rinascimentali e delle ambientazioni italiane. Di
questo periodo fanno parte I due gentiluomini di Verona, La
commedia degli errori, in cui vi sono elementi riconducibili ai modelli
classici e La bisbetica domata, che secondo alcuni deriverebbe da
un racconto popolare,[104][105] ma che troviamo nelle novelle di
Giambattista Giraldi Cinzio che ispirò anche Otello e Misura per
misura.

Dal 1594 la peste e l'inasprirsi della censura provocarono la


scomparsa di molte compagnie, mentre nacquero nuove realtà
teatrali, come The Lord Chamberlain's Men, di cui fece parte come
:
autore e attore. L'abilità del drammaturgo di identificare i temi più
richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non
incappassero nei tagli del Master of the Revels, gli assicurarono in
questo periodo una rapida ascesa al successo. Le prime commedie
shakespeariane, influenzate dallo stile classico e italiano, con strette
trame matrimoniali e precise sequenze comiche, dal 1594 cedono il
passo all'atmosfera romantica, con toni a volte più scuri e propri di
una tragicommedia[106].

In tutte le opere di questa fase è presente il wit, gioco letterario


basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere
strumenti espressivi i giochi di parole, gli ossimori, le figure
retoriche, che non sono mai fini a sé stessi, ma inseriti a creare voluti
contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti
autentici dei personaggi[107]. Questo periodo caratterizzato quindi
da commedie romantiche ha inizio tuttavia con una tragedia, Romeo
e Giulietta, una delle opere più note di Shakespeare, proseguendo
poi con Sogno di una notte di mezza estate, che contiene diversi
elementi inediti nelle opere del bardo come la magia e le fate, e Il
mercante di Venezia[108][109]. Completano le opere di questa fase
degli scritti shakespeariani l'ingegno e i giochi di parole di Molto
rumore per nulla,[110] la suggestiva cornice rurale di Come vi piace,
la vivace allegria de La dodicesima notte e Le allegre comari di
Windsor[111].

Negli stessi anni nacque la seconda serie di drammi storici inglesi;


dopo la lirica Riccardo II, scritta quasi interamente in versi,
Shakespeare presentò, alla fine del XVI secolo, alcune commedie in
prosa, come Enrico IV, parte I e II ed Enrico V. L'ultimo scritto di
questo periodo fu Giulio Cesare, basato sulla traduzione di Thomas
North delle Vite parallele di Plutarco[112]. La produzione di opere
storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari
passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III,
:
attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di
monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile
riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591, narra di
un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo
circondano. In queste opere i suoi personaggi divennero più
complessi e teneri, mentre si passa abilmente tra scene comiche e
serie, tra prosa e poesia, raggiungendo una notevole varietà
narrativa. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione
di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff[113].

Hamlet et Horatio au
cimetière, Eugène Delacroix,
1839

Nei primi anni del XVII secolo, Shakespeare scrisse quelle che
verranno definite da Frederick S. Boas problem plays ("drammi
problematici" o "dialettici") che segnano un nuovo modo di
intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono
compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle
problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente
dagli schemi medioevali; di queste fanno parte Tutto è bene quel che
finisce bene, Misura per misura, Troilo e Cressida, e in parte anche
Amleto;[97][114] l'eroe di quest'ultima è probabilmente il personaggio
shakespeariano più conosciuto, discusso e studiato, soprattutto per
:
il suo famoso monologo "To be, or not to be".[115] Shakespeare
inoltre ha probabilmente scritto parte della scena VI di Sir Tommaso
Moro, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai
rappresentato e stampato soltanto nel 1814.[116]

Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese; salito al trono,
Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando
a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da
quel momento si chiameranno King's Men. A Giacomo I,
Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per
l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello, Re Lear e
Macbeth, la più breve e più complessa delle tragedie di
Shakespeare[117]. A differenza dell'introverso Amleto, il cui errore
fatale è l'esitazione, gli eroi di queste tragedie come Otello e Re Lear
furono sconfitti da affrettati errori di giudizio[118]; le trame di queste
opere fanno spesso perno su questi errori fatali, che sovvertono
l'ordine e distruggono l'eroe e i suoi cari[119]. Le tre ultime tragedie,
che risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano
aperti, senza ristabilire un ordine ma generando piuttosto ulteriori
interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza. Ciò a
cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione
scenica, piuttosto che la sua conclusione.

Incisione de La tempesta, atto I, scena


I, basata su un dipinto di George
Romney
:
Le sue ultime grandi tragedie contengono alcune delle più note
poesie di Shakespeare e sono state considerate le migliori da
Thomas Stearns Eliot[120]. I drammi di argomento classico sono
l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione
della storia antica ricca di corrispondenze con la realtà britannica. In
Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la
grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero
romano. Coriolano è invece occasione per affrontare il tema del
crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù, dando voce a
un'intera comunità come in una sorta di coro. Timone d'Atene,
probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton,
contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un
individualismo moderno e la denuncia della corruzione e del potere
dell'oro[120].

Negli ultimi anni della produzione shakespeariana, il mondo del


teatro londinese subisce un cambiamento sensibile; il pubblico
aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequenta più i
grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars Theatre. Le
richieste di tale pubblico andavano più nella direzione
dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella
rappresentazione; alcuni commentatori hanno visto questo
cambiamento di umore come prova di una più serena visione della
vita da parte di Shakespeare[121]. Il Bardo, sempre attento ai
cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce
dei nuovi drammi, i cosiddetti romances ("drammi romanzeschi")
tornando in parte agli scritti romantici e alle tragicommedie; nascono
dunque Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La
tempesta e I due nobili congiunti.

A differenza delle tragedie degli anni precedenti, queste spesso


terminano con la riconciliazione e il perdono di errori potenzialmente
tragici[121][122]. In Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un
:
dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali,
Shakespeare, aiutato probabilmente da Fletcher, arricchiva e
perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione
precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale,
riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui
quell'epoca era giunta al termine[123]. Shakespeare abolisce le tre
unità aristoteliche dalle proprie opere teatrali.

Elenco delle opere teatrali di


Shakespeare

Tragedie Commedie

Tito I due
Andronico gentiluomini
(1589-1593) di Verona
Romeo e (1590-1595)

Giulietta La commedia
(1594-1596) degli errori
Giulio Cesare (1592)
:
(1599) La bisbetica
Amleto (1600- domata (1593)
1602) Pene d'amore
Troilo e perdute (1593-
Cressida 1596)

(1601) Il mercante di
Otello (1604) Venezia (1594-
1597)
Re Lear (1605-
1606) Sogno di una
notte di
Macbeth
mezza estate
(1605-1608)
(1595)
Timone di
Molto rumore
Atene (1605-
per nulla
1608)
:
Antonio e (1598-1599)
Cleopatra Come vi piace
(1607) (1599-1600)
Coriolano La dodicesima
(1607-1608) notte (1599-
1601)

Le allegre
comari di
Windsor
(1599-1601)

Tutto è bene
quel che
finisce bene
(1602-1603)
:
Misura per
misura (1603)
Drammi storici Drammi
romanzeschi
Enrico VI,
parte I (1588- Pericle,
1590) principe di
Enrico VI, Tiro (1607-
parte II (1588- 1608)

1592) Cimbelino
Enrico VI, (1609)

Il racconto
parte III (1588-
d'inverno
1592)
(1610-1611)
Riccardo III
La tempesta
(1591-1592)
:
(1591-1592)
(1611)
Riccardo II
(1595) I due nobili
congiunti
Enrico V
(1613-1614)
(1598-1599)

Enrico IV,
parte I (1597)
Enrico IV,
parte II (1598)
Enrico VIII
(1612-1613)

Re Giovanni
(1590-1597)

Opere perdute

Pene d'amore vinte


:
Pene d'amore vinte
Cardenio
Rappresentazioni teatrali

Gli interni del Globe Theatre nella


ricostruzione del 1997

Non è chiaro per quali compagnie teatrali Shakespeare scrisse le sue


prime opere; il frontespizio dell'edizione del 1594 del Tito Andronico
rileva che la tragedia è stata messa in scena da tre gruppi di attori
diversi[124]. Dopo la peste del 1592-1593, le opere di Shakespeare
vennero affidate alla propria compagnia, The Lord Chamberlain's
Men, che si esibiva presso il The Theatre e il The Curtain di
Shoreditch[125]. Quando la compagnia si trovò in conflitto con il
proprietario del The Theatre, con conseguente riduzione del
pubblico del teatro, Richard Burbage, capo dei The Lord
Chamberlain's Men, per salvare l'investimento fatto, decise di
abbattere la struttura e utilizzare il legno rimanente per costruire il
Globe Theatre[126]. Il "Globe" venne aperto nell'autunno del 1599;
uno dei primi copioni rappresentati nel nuovo teatro fu Giulio Cesare,
mentre negli anni successivi vennero messe in scena alcune delle
maggiori opere shakespeariane, tra cui Amleto, Otello e Re Lear.
:
Nel 1603, i The Lord Chamberlain's Men entrarono nei favori di Re
Giacomo I e cambiarono nome in King's Men; anche se le loro
rappresentazioni non furono regolari e continue nel tempo,
riuscirono a esibirsi sette volte a corte tra il 10 novembre 1604 e il 31
ottobre 1605[127]. Dal 1608 si spostarono al Blackfriars Theatre in
inverno (era infatti un teatro coperto) e al Globe, che venne distrutto
da un incendio accidentale il 29 giugno 1613 mentre era in corso la
rappresentazione dell'Enrico VIII[128], in estate[129]. Le scenografie
interne, combinate con le elaborate maschere della moda giacobina,
permisero a Shakespeare di introdurre dispositivi scenici più
complessi[130].

Tra gli attori della compagnia di Shakespeare vi erano Richard


Burbage, William Kempe, Henry Condell e John Heminges. Burbage
svolgeva il ruolo di primo attore nelle prime rappresentazioni delle
opere di Shakespeare, tra cui Riccardo III, Amleto, Otello e Re
Lear[131]. Il popolare attore comico William Kempe ricoprì il ruolo del
servo Pietro in Romeo e Giulietta e di Dogberry in Molto rumore per
nulla, oltre ad altri personaggi[132][133]. Alla fine del XVI secolo venne
sostituito da Robert Armin, che fu Pietraccia in Come vi piace e il
Fool in Re Lear[134].

Opere poetiche
:
Frontespizio originale dei
Sonetti

Negli anni dal 1592 al 1594 a Londra infuriò la peste, provocando la


chiusura dei teatri. Shakespeare, nell'attesa di riprendere la sua
attività sul palcoscenico, scrisse due poemi di diverso stile, ma
entrambi dedicati a Henry Wriothesley, III conte di Southampton;
Venere e Adone, pubblicato nel 1593, fu ristampato numerose volte
ed ebbe un notevole seguito; Il ratto di Lucrezia, registrato l'anno
seguente, ebbe un successo molto inferiore.[135] Influenzate da Le
metamorfosi di Ovidio[136], le due opere, caratterizzate da forti
tematiche erotiche, mostrano il senso di colpa e la confusione
morale che derivano dalla lussuria incontrollata[137].

Negli anni seguenti Shakespeare continuò occasionalmente a


scrivere poemi e sonetti, perlopiù diffusi nella cerchia delle sue
amicizie. Nel 1609 l'editore Thomas Thorpe stampò senza il
:
consenso dell'autore Sonnets, una raccolta di 154 sonetti del Bardo.
Scritti prevalentemente tra il 1593 e il 1595, i sonetti rappresentano
l'unica opera autobiografica di Shakespeare, da considerarsi anche
come libro filosofico colmo di implicazioni meditative[138]. La critica
ha suddiviso sommariamente la raccolta in due parti: la prima è
dedicata a un non meglio specificato fair friend ("bell'amico", sonetti
1-126), la seconda a una dark lady ("donna misteriosa", sonetti 127-
154); tra questi possiamo poi individuare la sequenza del "poeta
rivale" (sonetti 76-86)[139].

Un terzo poema narrativo, A Lover's Complaint, attribuito a


Shakespeare dalla maggior parte degli studiosi, venne stampato e
inserito nella prima edizione dei Sonetti nel 1609[140][141]. Nel 1599,
due prime stesure dei sonetti 138 e 144 vennero incluse ne Il
pellegrino appassionato, pubblicato sotto il nome di Shakespeare ma
senza il suo permesso.[140] La fenice e la tortora, pubblicato in
appendice a Love's Martyr, un poema di Robert Chester, è
conosciuto come uno dei suoi lavori più oscuri e ha portato a molti
conflitti interpretativi[142][143].

Sonetti (1591-1604)
Venere e Adone (1592–1593)
Lo stupro di Lucrezia (1594)
A Lover's Complaint (1595-
1596)
:
Il pellegrino appassionato
(1599)

La fenice e la tortora (1600-


1601)

Opere apocrife

Pagina del Sir Tommaso Moro


scritta dalla "Mano D",
considerata l'unico esempio
pervenutoci della scrittura di
Shakespeare

Nel corso degli anni, un gruppo di opere teatrali e poetiche è stato


talvolta attribuito a Shakespeare, anche se il dibattito sulla paternità
di questi lavori è ancora aperto. Questa incertezza è dovuta alla
mancanza di alcune opere all'interno del First Folio e del Palladis
:
Tamia di Francis Meres. Tra queste vi sono Arden of Feversham,
dramma del 1592 attribuito in parte a Shakespeare, che lo mise in
scena almeno una volta insieme ai The Lord Chamberlain's Men[144],
Edoardo III, opera edita anonimamente nel 1596, scritta almeno in
parte, secondo gli studiosi, da Shakespeare[145], Locrine, pubblicata
nel 1595 con la scritta "Appena redatta, supervisionata e corretta da
WS"[146], Sir John Oldcastle, edita nel 1600, per la quale
Shakespeare fu indicato subito come l'autore (il diario di Philip
Henslowe riporta invece che il lavoro fu opera di altri quattro
scrittori), Thomas Lord Cromwell, che venne data alle stampe nel
1602 e della quale, secondo moderni studi, il Bardo non contribuì alla
stesura[147] e To the Queen, poesia ritenuta l'epilogo di Come vi
piace.

The London Prodigal venne stampata nel 1605 sotto il nome di


Shakespeare, anche se, secondo alcuni studiosi, manca di alcuni
elementi tipici delle opere shakespeariane[147], mentre The Puritan,
A Yorkshire Tragedy e The Second Maiden's Tragedy, pubblicate
rispettivamente nel 1607, nel 1608 e nel 1611 e attribuite a "W.S.",
vennero in seguito ritenute tutte di Thomas Middleton[147]. Tra gli
scritti apocrifi del Bardo vi sono anche The Birth of Merlin,
pubblicata nel 1662 come opera del Bardo e di William Rowley, ma
scritta probabilmente nel 1622, sei anni dopo la morte di
Shakespeare[148], e Sir Tommaso Moro, dramma incappato subito
nella censura che ne impose numerosi tagli; tre delle pagine di
quest'opera possono essere state scritte da Shakespeare e
rappresentare quindi, l'unico documento autografo del Bardo (fatta
eccezione per le firme poste su alcuni documenti) arrivato in età
contemporanea[149].

Diverse sono le opere attribuite a Shakespeare andate perdute;


Cardenio (The History of Cardenio) è una commedia messa in scena
dai King's Men nel 1613. Il libraio Humphrey Moseley inserì l'opera
:
nel 1653 nello Stationers' Register, attribuendola a Shakespeare e a
John Fletcher. Il contenuto della commedia, la cui esistenza è
attestata da diversi documenti, non è conosciuto, ma era
probabilmente basato sulle disavventure che coinvolgevano il
personaggio Cardenio del Don Chisciotte[150]. Nel Palladis Tamia,
Meres inserì nella lista di opere di Shakespeare Pene d'amore vinte
(Love's Labour's Won); alcuni lo ritengono un lavoro a noi non giunto,
altri considerano la citazione di Meres un titolo alternativo di una
commedia del Bardo a noi giunta[151]. Alcuni studiosi ipotizzano
inoltre la pubblicazione di Ur-Hamlet, una prima versione di
Amleto[147].

Edizioni e pubblicazioni

Frontespizio del First Folio

A differenza del suo contemporaneo Ben Jonson, Shakespeare non


ha partecipato alla redazione e pubblicazione delle sue opere. Infatti,
:
fatta eccezione per due poemetti giovanili (Venere e Adone e Lo
stupro di Lucrezia), il Bardo non si è mai curato di dare alle stampe le
proprie opere; d'altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo,
poiché le opere teatrali erano di proprietà della compagnia e
pubblicarle avrebbe significato mettere nelle mani di compagnie
rivali i propri copioni. I testi esistenti sono solitamente trascrizioni
effettuate dopo le prime rappresentazioni oppure provengono
direttamente dal manoscritto autografato dello scrittore o dagli
stessi copioni[152].

Le prime stampe furono destinate a un pubblico popolare e le copie


erano fatte senza particolari accorgimenti estetici. Il formato
utilizzato è chiamato in quarto, le cui pagine sono ottenute piegando
i fogli stampati in quattro parti; talvolta le pagine non erano ordinate
correttamente. La seconda edizione fu destinata a un pubblico più
agiato, comportando quindi una maggiore attenzione per la
presentazione; per questa stampa fu utilizzato il formato in folio[153].

Nel 1598 Francis Meres pubblicò Palladis Tamia, primo resoconto


critico delle opere di Shakespeare di natura enciclopedica,
importante per la ricostruzione della cronologia dei drammi
shakespeariani[154]. Mr. William Shakespeare's Comedies, Histories
& Tragedies, conosciuta comunemente come First Folio, fu la prima
raccolta delle opere di Shakespeare, pubblicata nel 1623 a cura di
John Heminges e Henry Condell; contiene 36 testi, di cui 18
stampati per la prima volta, elencati come tragedie, commedie e
drammi storici[94]. Il First Folio, che non comprende né poesie né
poemi, rappresenta la sola fonte attendibile per circa venti opere e
comunque una fonte molto importante anche per molte di quelle già
pubblicate in precedenza[94][155]. Due opere non sono incluse nel
First Folio: I due nobili congiunti e Pericle, principe di Tiro, tuttavia
accettate come parte del canone shakespeariano, dal momento che
numerosi studiosi hanno concordato sul notevole contributo di
:
Shakespeare nella loro composizione[156].

La ricerca dei testi originali di Shakespeare è diventata una delle


principali preoccupazioni degli editori moderni. Refusi, errori di
battitura, interpretazioni sbagliate del copista, dimenticanze di interi
versi sono presenti nell'in quarto e nel First Folio. Inoltre il
drammaturgo spesso scriveva utilizzando ortografie diverse anche
per la stessa parola, aggiungendo del suo alla confusione della
trascrizione; gli studiosi devono dunque ricostruire i testi originali
eliminandone gli errori[157]. Critici moderni credono che lo stesso
Shakespeare abbia rivisto le sue composizioni nel corso degli anni,
facendo così coesistere versioni differenti di una determinata opera.
Per arrivare a un testo accettabile, gli editori devono scegliere tra la
prima e la versione rivista, che è generalmente più "teatrale"; in
passato, gli editori risolvevano la questione con la fusione dei testi,
ma per i critici questo processo è contrario alle intenzioni di
Shakespeare[158].

Stile

The Quarrel of Oberon and Titania,


Joseph Noel Paton, 1849

Le prime opere di Shakespeare vennero scritte seguendo lo stile


convenzionale dell'epoca, utilizzando un linguaggio stilizzato che
:
non sempre è funzionale ai personaggi e alle opere[159]. La poesia si
basa su estese ed elaborate metafore e il linguaggio è spesso
retorico, scritto appositamente per declamare piuttosto che per
parlare[160]. Ben presto, però, Shakespeare cominciò ad adeguare lo
stile tradizionale ai propri fini, riuscendo a coniugare le convenzioni e
la scrittura del passato alle esigenze del pubblico; nel periodo della
pubblicazione di Romeo e Giulietta, probabilmente il migliore
esempio di mescolanza dei due stili, di Riccardo II e di Sogno di una
notte di mezza estate, Shakespeare aveva iniziato a scrivere una
poesia più naturale e scorrevole, in cui comico e tragico coesistono
nello stesso testo[161], relazionando le metafore e le figure retoriche
alle esigenze dell'opera[162]. L'originalità di Shakespeare non era
negli intrecci, ma nell'ampiezza di respiro con cui faceva propri gli
apporti più diversi[161].

La forma poetica standard utilizzata da Shakespeare è il blank verse,


mutuato nella letteratura inglese dalla tradizione classica tra XIII e
XIV secolo e adottato anche da Christopher Marlowe; questo è
composto da un sistema giambico a cinque accenti (pentametro
giambico). Questo significava che i suoi versi, costituiti solitamente
da dieci sillabe, lasciando l'accento su ogni seconda sillaba, non
erano in rima; tuttavia le frasi tendono a coincidere con le righe,
aumentando il rischio di una lettura monotona[163]. Il blank verse
delle sue prime opere è piuttosto diverso da quello dei suoi lavori più
maturi, riuscendo a modificare il ritmo delle sue opere, dando così
maggiore forza, flessibilità e importanza ai propri versi[164].

Dopo Amleto, Shakespeare modificò ulteriormente il suo stile


poetico, in particolare nei passaggi più emotivi delle tragedie,
sottolineando inoltre l'illusione del teatro[165]. Il critico letterario A.C.
Bradley ha descritto questo stile come "più concentrato, veloce,
vario e meno regolare nella costruzione, non di rado contorta o
ellittica"[166]. Nell'ultima fase della sua carriera, Shakespeare adottò
:
molte tecniche letterarie per raggiungere questi effetti; tra queste vi
sono gli enjambement, pause irregolari e notevoli variazioni nella
struttura della frase e nella lunghezza dei versi, riuscendo a
coinvolgere maggiormente il pubblico[167]. Le opere della maturità,
con le variazioni della sequenza cronologica degli eventi e i colpi di
scena nella trama, sono invece caratterizzate da frasi lunghe e brevi
in sequenza, dall'inversione tra oggetto e soggetto e dall'omissione
di parole, creando così maggiore spontaneità[168]. Shakespeare fu in
grado di combinare il suo genio poetico con un senso pratico del
teatro[169], strutturando le trame delle sue opere per creare vari
centri di interesse e per mostrare diversi possibili punti di vista,
senza schemi preordinati[170].

Fonti letterarie

Geoffrey Chaucer, padre


della letteratura inglese, a cui
Shakespeare attinse per
Troilo e Cressida e Due nobili
cugini
:
La grande maggioranza dei lavori di Shakespeare sono rielaborazioni
di opere precedenti; inoltre, non raro è il caso in cui Shakespeare
attinga a gruppi separati di narrazioni per intrecciarle tra loro[171]. Il
primo punto di riferimento sono evidentemente le opere dei
contemporanei[79], in particolare le opere del teatro elisabettiano.
Alcuni esempi di opere utilizzate come fonte d'ispirazione sono i
romances Rosalynde di Thomas Lodge per Come vi piace, Pandosto
o il trionfo del tempo di Robert Greene per Il racconto d'inverno,
Arcadia di Philip Sidney per Re Lear, I due gentiluomini di Verona e
Come vi piace, oltre alle opere di autori stranieri riproposte da autori
inglesi, come The tragical History of Romeus and Juliet di Arthur
Brooke, riproposizione di una novella di Matteo Bandello rifacentesi a
quella omonima di Luigi da Porto, per Romeo e Giulietta o il romanzo
pastorale Diana Enamorada di Jorge de Montemayor, tradotto in
inglese da Bartolomew Yong, per I due gentiluomini di Verona e per
Sogno di una notte di mezza estate[79]. Anche Geoffrey Chaucer
venne utilizzato da Shakespeare per Troilo e Cressida e Due nobili
cugini.

Per i drammi storici la fonte principale sono le imponenti


compilazioni cronologiche degli storici Tudor[79]. La prima opera
utilizzata da Shakespeare per i suoi drammi storici fu The Union of
the Two Noble and Illustre Families of Lancastre and Yorke di Edward
Hall, tuttavia "ben presto Shakespeare avrebbe abbandonato l'opera
di Hall a favore delle più ricche e pittoresche Chronicles of England,
Scotland and Ireland di Raphael Holinshed"[79]. Oltre che ai drammi
storici, queste cronache fornirono spunti importanti anche per
Macbeth, Cimbelino e Re Lear. Sia Hall sia Holinshead hanno spesso
attinto dalla Anglicae Historiae Libri XXVI dei Polidoro Virgili[79]. Altre
opere storiche certamente utilizzate da Shakespeare furono la
Historia Regum Britanniae redatta in latino da Goffredo di Monmouth
nel 1130 e poi ripresa da altri autori compreso Holinshed[79],
:
utilizzata per Re Lear e Cimbelino, e le Gesta Danorum di Saxo
Grammaticus, fonte principale dell'Amleto.

Numerose sono le riproposizioni di storie e tematiche presenti nella


novellistica italiana; tuttavia è probabile che Shakespeare sia arrivato
a conoscenza di tali storie solo attraverso la mediazione di traduzioni
e adattamenti francesi e inglesi[79]. Le novelle di Matteo Bandello
furono utilizzate per Romeo e Giulietta, Molto rumore per nulla e La
dodicesima notte, mentre alcuni spunti del Decameron di Giovanni
Boccaccio sono rintracciabili in Tutto è bene quel che finisce bene e
nel Cimbelino[79]. La traduzione inglese delle 100 novelle degli
Hecatommithi di Giambattista Giraldi Cinzio servì a Shakespeare per
alcuni elementi di Misura per misura e una novella in particolare fu la
fonte principale dell'Otello[172] Il Pecorone di Giovanni Fiorentino
servì per Le allegre comari di Windsor e per Il mercante di Venezia.
La novella Le piacevoli notti di Gianfrancesco Straparola servì
anch'essa per Le allegre comari di Windsor. La traduzione inglese di
George Gascoigne de I suppositi di Ludovico Ariosto servì per La
bisbetica domata. Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a
Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia
nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa de La
dodicesima notte. La traduzione inglese di Thomas Hoby de Il
Cortegiano di Baldassare Castiglione fu certamente letta da
Shakespeare, attingendoci per Molto rumore per nulla[79].
:
Bronzo di Shakespeare a
Verona

Shakespeare probabilmente non conosceva il greco, tuttavia aveva


studiato il latino e letto i classici come Seneca alla King's New
School di Stratford, non c'è da stupirsi pertanto che molti spunti
delle sue opere provengono da autori antichi. Le Vite parallele di
Plutarco fornirono la fonte principale del Giulio Cesare, Antonio e
Cleopatra, Coriolano e del Timone d'Atene; non conoscendo il greco
è probabile che Shakespeare abbia utilizzato la traduzione di
Thomas North Plutarch's Lives of the noble Grecians and Romans
stampata nel 1579 e nel 1595. I Menaechmi di Plauto servirono
invece come spunto per La commedia degli errori e La dodicesima
notte; la Mostellaria servì invece per La bisbetica domata. Le
tragedie di Seneca fornirono alcuni elementi del Tito Andronico[79].
Ovidio era il modello dichiarato dei due poemetti giovanili di
:
Shakespeare, Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia. Le
metamorfosi riecheggiano anche in Tito Andronico, La commedia
degli errori, Le allegre comari di Windsor, Sogno di una notte di
mezza estate (con la vicenda di Piramo e Tisbe), Troilo e Cressida e
La tempesta[79].

Temi del teatro di


Shakespeare
Sono temi ricorrenti nel teatro di Shakespeare: l'amore (passione
disperata in Otello, passione sensuale in Romeo e Giulietta), la lotta
per il potere, il problema della giustizia, la morte, il carattere illusorio
e la fugacità della vita, la precarietà dell'esistenza con i frequenti
motivi dell'oscura presenza della morte e del dubbio che sembrano
dominare il cammino terreno dell'uomo (si pensi al celeberrimo
monologo di Amleto "Essere o non essere, questo è il problema",
scritto nella prima scena del terzo atto). Il tema della lotta per il
potere è frequente (Amleto, Macbeth, Re Lear) anche per il fatto che
l'autore vive in un'epoca in cui predomina la monarchia assoluta che,
se da una parte può assicurare l'ordine e la prosperità, dall'altra crea
grande brama di potere e di potenza, nonché rivalità, invidie, gelosie.

Altri temi fondamentali sono la presentazione dei sentimenti e degli


stati d'animo umani nella loro varietà e complessità, senza escludere
i problemi morali e psicologici nonché gli stati anomali della mente
quali le contraddizioni nel comportamento, l'inquietudine, la follia
(quest'ultima presente, ad esempio, in Amleto). Dalla tradizione
popolare e medievale Shakespeare accoglie poi la dimensione
:
fantastica e irrazionale (gli spettri in Amleto e Macbeth, le streghe in
Macbeth, i folletti in La tempesta, fate ed elfi nel Sogno di una notte
di mezza estate, ecc.). Tali figure soprannaturali rappresentano le
angosce e le colpe insite nell'animo umano. L'"eroe" si presenta
come una figura complessa che resta tale e spesso esce
moralmente nobilitata anche dopo drammatici conflitti di coscienza
e una sconfitta subita per opera degli eventi.

Il fato nella tragedia classica era una forza soprannaturale, superiore


anche agli dei, capace di determinare la sorte degli uomini. Nel
teatro di Shakespeare esso non è più presente in quanto cede il
posto al carattere, alle libere scelte e ai conflitti interiori
dell'individuo. Quanto alle figure femminili, esse assumono una
notevole importanza: sono dotate di autonomia e di forte
individualità. I loro caratteri e i loro comportamenti sono diversi: ad
esempio la tenera Giulietta (Romeo e Giulietta), l'innocente
Desdemona (Otello), l'intelligente Porzia (Il mercante di Venezia).
Altre invece sono coinvolte nella lotta per il potere come la sinistra
Lady Macbeth (Macbeth) o le due perfide figlie di Re Lear.

Il drammaturgo inglese da una parte è figlio del Rinascimento in


quanto nelle sue opere interpreta l'uomo che afferma se stesso, la
propria creatività e razionalità (antropocentrismo) contro i limiti posti
dalla realtà e dal destino; d'altra parte egli è anche esponente della
nuova sensibilità del barocco in quanto evidenzia le lacerazioni di
coscienza dell'individuo, l'incertezza degli ideali, la mutevolezza
della sorte, il mistero insondabile della vita accompagnato da un
senso di smarrimento esistenziale. I drammi di Shakespeare si
interrogano quindi sull'identità dell'uomo, sull'assurdità della vita, sui
misteri profondi e inconfessabili dell'animo umano, senza però
giungere a una verità unica capace di eliminare ansie e insicurezze.
In Shakespeare troviamo poi un dubbio radicale, cioè se la vita, oltre
a essere breve, fragile e minacciata dalla continua presenza della
:
morte, sia anche un sogno, un'illusione: ne sono testimonianza due
celebri affermazioni, una nel Macbeth (V, 5) ed una ne La tempesta
(IV, 1).

Macbeth sostiene che "la vita è solo un'ombra che cammina, un


povero commediante che si pavoneggia e si dimena per un'ora sulla
scena e poi cade nell'oblio: la storia raccontata da un idiota, piena di
rumore e di foga, che non significa nulla". Nella seconda opera
citata, il principe Prospero dice: "noi siamo fatti della stessa
sostanza dei sogni e la nostra breve vita è cinta di sonno". I
personaggi del drammaturgo inglese tuttavia lasciano aperta la
questione in quanto non forniscono una risposta definitiva a questa
domanda contenente un'idea ricorrente nell'età barocca: si pensi al
Don Chisciotte di Cervantes (realtà-illusione) e al capolavoro La vita
è sogno del grande drammaturgo spagnolo Pedro Calderón de la
Barca.[173][174]

Fortuna

Statua di Shakespeare, opera di John


Massey Rhind, situata presso il
Carnegie Museum of Art di Pittsburgh
:
Durante la sua vita, benché non fosse venerato e apprezzato come
dopo la morte, Shakespeare ricevette comunque numerose lodi per i
suoi lavori[175]. Nel 1598 Francis Meres lo ha inserito in un gruppo di
scrittori inglesi, definiti come "i più eccellenti"[176]. Gli autori del
Parnassus del St John's College di Cambridge lo paragonarono a
Geoffrey Chaucer, a John Gower e a Edmund Spenser[177]. Anche
Ben Jonson, nel First Folio, dimostrò apprezzamento per le sue
opere.

Tra la restaurazione inglese e la fine del XVII secolo l'apprezzamento


per le idee e i modelli classici fece sì che i critici del tempo
apprezzavano John Fletcher e Ben Jonson piuttosto che
Shakespeare[178]. Thomas Rymer, ad esempio, criticò il
drammaturgo per la sua combinazione di comico e tragico; tuttavia,
il poeta e critico John Dryden aveva grande considerazione di
Shakespeare, dicendo di Jonson, "Lo ammiro, ma amo
Shakespeare"[179]. Per alcuni decenni, il giudizio di Rymer non fu
largamente diffuso, ma nel corso del XVIII secolo, i critici
cominciarono a considerare l'importanza e il genio del Bardo. Una
serie di critiche letterarie sulle sue opere, in particolare quella di
Samuel Johnson del 1765 e di Edmond Malone del 1790, ha
contribuito alla sua crescente reputazione[180]. Nel 1800,
Shakespeare divenne poeta nazionale[181]. Tra il XVIII e il XIX secolo,
la sua fama si diffuse anche all'estero; tra coloro che hanno
apprezzato le sue opere vi sono Voltaire, Goethe, Stendhal e Victor
Hugo[182].

Durante l'età romantica venne ulteriormente riconosciuta


l'importanza dei lavori di Shakespeare; venne elogiato dal poeta e
filosofo Samuel Taylor Coleridge, mentre il critico Wilhelm August
von Schlegel tradusse le sue opere nello spirito del romanticismo
tedesco[183]. Nel XIX secolo, l'ammirazione critica per il genio di
Shakespeare spesso scivolava in eccessi e nell'adulazione[184][185]; i
:
vittoriani misero in scena le sue opere in modo sontuoso e su larga
scala[186]. George Bernard Shaw definì il culto di Shakespeare come
bardolatry ("bardolatria"), ritenendo che il nuovo naturalismo di
Ibsen avesse fatto diventare le opere shakespeariane obsolete[187].

La rivoluzione modernista nelle arti del XX secolo utilizzò con


entusiasmo i suoi testi al servizio dell'Avanguardia. Gli espressionisti
in Germania e i futuristi a Mosca organizzarono alcune
rappresentazioni delle sue commedie; anche Bertolt Brecht mise in
scena il suo teatro epico, influenzato dalle opere di Shakespeare. Il
poeta e critico T. S. Eliot, insieme a G. Wilson Knight e al New
Criticism, sostenne la necessità di una lettura più attenta di opere di
Shakespeare.[180][188] Il filosofo novecentesco Theodor W. Adorno,
appassionato lettore ed analista della sua produzione, lo ha definito
in suo saggio "Un incomparabile maestro della letteratura e delle arti
di questo millennio... solo l'ultimo Beethoven ha condotto l'arte
occidentale a un livello più profondo del suo"[189]. Negli anni
cinquanta, nuovi approcci critici hanno aperto la strada a studi post-
moderni sul bardo. Negli anni ottanta, le sue opere cominciarono a
essere utilizzate per nuovi movimenti come lo strutturalismo, il
femminismo, il New Historicism, gli studi afro-americani e
queer[180][188].

Influenza
:
Macbeth Consulting the
Vision of the Armed Head,
Henry Fuseli, 1793–1794

I lavori di William Shakespeare hanno avuto una profonda influenza


sul teatro e sulla letteratura successiva. In particolare, Shakespeare
ampliò il potenziale drammatico della caratterizzazione dei
personaggi, dell'intreccio e del linguaggio[190]. Ad esempio, i
monologhi erano generalmente utilizzati per fornire informazioni sui
personaggi o gli eventi; Shakespeare, invece, li utilizzò per esplorare
la mente dei personaggi[191].

Le sue opere influenzarono profondamente anche la letteratura


poetica successiva. La poesia romantica tentò di far rivivere i versi
drammatici shakespeariani, tuttavia con scarso successo. Il critico
George Steiner descrisse tutti i versi drammatici inglesi da Coleridge
a Tennyson come "flebili variazioni di temi shakespeariani"[192].
Shakespeare influenzò i romanzieri come Thomas Hardy, William
Faulkner, e Charles Dickens. I monologhi del romanziere
statunitense Herman Melville devono molto a Shakespeare: il suo
Capitano Achab di Moby Dick è un classico eroe tragico, ispirato al
King Lear[193]. Alcune opere liriche sono direttamente collegate con i
lavori di Shakespeare, tra cui tre lavori di Giuseppe Verdi, il Macbeth,
l'Otello e il Falstaff[194]. Shakespeare ha inoltre ispirato molti pittori,
inclusi i romantici, tra cui Henry Fuseli, e i preraffaelliti[195].
:
Ai giorni di Shakespeare, la grammatica, l'ortografia e la pronuncia
inglese erano meno standardizzati rispetto a oggi[196], e il suo
utilizzo del linguaggio aiutò la formazione dell'inglese moderno[197].
Samuel Johnson citò Shakespeare più spesso di qualsiasi altro
autore nel suo dizionario di lingua inglese, il primo lavoro autorevole
di questo tipo[198]. Espressioni come "with bated breath" ("con il
fiato sospeso", da Il mercante di Venezia) e "a foregone conclusion"
("una conclusione inevitabile", dall'Otello) sono ormai presenti
nell'inglese di tutti i giorni[12][13].

Nella cultura di massa

Screenshot di Cleopatra, film tratto da


Antonio e Cleopatra

Diversi elementi degli scritti di Shakespeare sono stati spesso


utilizzati nella cultura popolare come modelli stilistici, sia per le
sceneggiature, sia per le ambientazioni, sia per i personaggi.
Numerose sono le opere letterarie il cui titolo si basa su frasi del
Bardo; Beds in the East di Anthony Burgess si riferisce ad Antonio e
Cleopatra; Under the Greenwood Tree di Thomas Hardy a Come vi
piace; Time Must Have a Stop di Aldous Huxley a Enrico IV; Band of
Brothers di Stephen Ambrose a Enrico V; The Dogs of War di
Frederick Forsyth e There is a Tide di Agatha Christie a Giulio
:
Cesare; Twice-Told Tales di Nathaniel Hawthorne a Re Giovanni;
Pomp and Circumstance di Noël Coward a Otello; The Winter of Our
Discontent di John Steinbeck e Tomorrow in the Battle Think on Me
di Javier Marías a Riccardo III; What's in a Name? di Isaac Asimov a
Romeo e Giulietta; Absent in the Spring di Agatha Christie e Nothing
Like the Sun di Anthony Burgess ai Sonetti; Brave New World di
Aldous Huxley a La tempesta; Pale Fire di Vladimir Nabokov a
Timone d'Atene e Cakes and Ale di William Somerset Maugham e
Sad Cypress di Agatha Christie a La dodicesima notte; Brief Candles
di Aldous Huxley, By the Pricking of My Thumbs di Agatha Christie,
The Moon is Down di John Steinbeck, Something Wicked this Way
Comes di Ray Bradbury, The Sound and the Fury di William Faulkner,
Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow di Kurt Vonnegut, Wyrd
Sisters di Terry Pratchett a Macbeth; The Glimpses of the Moon di
Edith Wharton; There are More Things di Jorge Luis Borges, Time
Out of Joint di Philip K. Dick, Mortal Coils di Aldous Huxley, Infinite
Jest di David Foster Wallace ad Amleto[199][200].

Altre opere shakespeariane sono state di grande influenza per


diversi poeti, soprattutto in lingua inglese, come Childe Roland to the
Dark Tower Came di Robert Browning[201], Macbeth per Out, Out—
di Robert Frost[202], Amleto per Very Like A Whale di Ogden Nash e
La tempesta per Full Fathom Five di Sylvia Plath[203][204][205]. Anche
diverse rappresentazioni teatrali hanno attinto in qualche modo alle
opere del Bardo, in particolare Amleto; la tragedia venne infatti
utilizzata, tra gli altri, come base le sceneggiature da Ivor Novello per
il musical Perchance to Dream[206], da Agatha Christie per The
Mouse Trap[207], da Tom Stoppard per Rosencrantz & Guildenstern
Are Dead e da Elmer Rice per Cue for Passion[208][209]. Inoltre
Journey's End di R.C. Sherriff si basa su Otello[210], The Isle Is Full of
Noises di Derek Walcott su La tempesta e Present Laughter di Noël
Coward e Improbable Fiction di Alan Ayckbourn su La dodicesima
:
notte[211][212][213]. Si ipotizza inoltre che oltre 20 000 brani musicali
sono collegati con i lavori di Shakespeare[194].

Il cinema è uno dei campi che ha maggiormente risentito dell'opera


di Shakespeare, sia in forma integrale sia come adattamenti. Romeo
e Giulietta è l'opera che è stata riprodotta sul grande schermo il
maggior numero di volte; tra gli adattamenti più famosi vi sono
Giulietta e Romeo (1936), Giulietta e Romeo (1954), West Side
Story, Romeo e Giulietta (1968), Romeo + Giulietta di William
Shakespeare, Shakespeare in Love e Romeo and Juliet (2013). Tra le
altre pellicole che hanno tratto dai lavori del Bardo vi sono Falstaff da
Le allegre comari di Windsor; Amleto (1948), Amleto (1964), Amleto
(1990) e Amleto (1996) da Amleto; Cleopatra da Antonio e
Cleopatra; La bisbetica domata e 10 cose che odio di te da La
bisbetica domata; Belli e dannati da Enrico IV; Enrico V (1944) e
Enrico V (1989) da Enrico V; Macbeth (1948), Il trono di sangue,
Macbeth (1971), Macbeth (2015) da Macbeth; Otello (1951), Otello
(1965), Otello (1995) e O come Otello da Otello; Ran da Re Lear;
Riccardo III (1955), Riccardo III (1995) e Riccardo III - Un uomo, un re
da Riccardo III; Sogno di una notte di mezza estate (1935), Sogno di
una notte di mezza estate (1999) e Una commedia sexy in una notte
di mezza estate da Sogno di una notte di mezza estate; Titus da Tito
Andronico. Come vi piace, La dodicesima notte, Giulio Cesare, Il
mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, Pene d'amore perdute
e La tempesta sono invece adattamenti delle rispettive
opere[214][215].

Teorie su Shakespeare
:
I principali quattro candidati
alternativi all'attribuzione delle
opere di William Shakespeare (al
centro). In senso orario, da
sinistra in alto: Edward de Vere,
Francis Bacon, William Stanley e
Christopher Marlowe.

Attribuzione e identità
La maggior parte degli studiosi shakespeariani ritiene senza alcun
dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l'autore
materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, a causa della
scarsità di notizie sulla sua vita, la sua istruzione, assenza di
documenti o lettere a lui intestate, sono stati avanzati diversi dubbi
sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi
sono stati ampiamente e intensamente dibattuti da studiosi e non. In
campo accademico, tali ipotesi non hanno avuto riconoscimenti
dagli studiosi shakespeariani[216].

In particolare, come autore delle opere shakespeariane sono state


avanzate le candidature di Francis Bacon, celebre filosofo e
:
scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo;
di Christopher Marlowe, autore teatrale, morto nel 1593, ma che
secondo alcuni avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e
avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome; di
Edward de Vere, 17º conte di Oxford, colto nobiluomo della corte
elisabettiana che avrebbe continuato la propria giovanile attività
poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro oppure di
William Stanley, sesto Conte di Derby, genero di Edward de
Vere[216].

Altre ipotesi hanno messo in discussione l'identità inglese stessa di


William Shakespeare, per cui il bardo sarebbe da identificarsi con il
linguista e scrittore di origini italiane Giovanni Florio, conosciuto
come John. Diversi studi hanno approfondito l’influenza di Giovanni
Florio sulle opere shakespeariane. John Florio ha coniato per la
lingua inglese 1.149 parole[217] e diversi proverbi e frasi scritti da
John Florio compariranno in seguito nelle opere di William
Shakespeare e diversi neologismi creati da Florio compariranno per
la prima volta nel First Folio di Shakespeare[218]. Inoltre, tre frasi di
Florio diventarono titoli di tre commedie shakespeariane[219]. John
Florio è stato proposto come redattore del First Folio da alcuni
studiosi di Shakespeare, tra cui Saul Frampton e Stuart Kells[220]. Se
dietro le opere di Shakespeare si celasse veramente John Florio, si
spiegherebbe la minuziosità delle descrizioni di luoghi italiani nei
quali Shakespeare non è mai stato, così come la presenza nelle
opere di Shakespeare di trame tratte da novelle italiane non ancora
tradotte in inglese all'epoca. Alcuni studiosi evidenziano altresì la
presenza di numerosi vocaboli e/o espressioni dantesche presenti
nell'opera di Shakespeare (che non conosceva l'italiano)[221]. John
Florio, dottissimo umanista, conosceva bene la letteratura italiana e
mondiale: si sostiene che questa attribuzione possa spiegare la
raffinata cultura presente nei testi del Bardo[222][223].
:
Un altro candidato proposto è il teologo e predicatore toscano
Michelangelo Florio, padre di John Florio. Sono stati fatti, tra gli altri
candidati, anche i nomi di Ben Jonson, Thomas Middleton, sir Walter
Raleigh, Mary Sidney contessa di Pembroke, e persino la regina
Elisabetta I.

Credo religioso
Alcuni studiosi affermano che i membri della famiglia Shakespeare
fossero cattolici[224]; sua madre, Mary Arden, proveniva infatti da
una famiglia cattolica. Nel 1757, nella casa del padre di Shakespeare,
fu trovato un testamento cattolico firmato da John Shakespeare;
sebbene ne sia stato tramandato il contenuto, il testamento è stato
perduto, pertanto gli studiosi discutono ancora della sua
autenticità[225][226]. Nel 1591 le autorità più volte riportarono che
John Shakespeare non andava alla funzione domenicale "per paura
di essere processato per debiti", una comune scusa utilizzata dai
cattolici per evitare di seguire le cerimonie protestanti; tuttavia, molti
documenti sembrano indicare che effettivamente all'epoca John
Shakespeare avesse problemi economici. Nel 1606 il nome della
figlia di Shakespeare, Susanna, apparve in una lista di persone che
non presero la comunione durante la Pasqua di quell'anno[227].

Gli studiosi hanno trovato prove sia a favore sia a sfavore del
cattolicesimo di Shakespeare nelle sue opere, ma la verità sembra
impossibile da trovare nell'uno e nell'altro caso[228][229]. Rowan
Williams, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione
Anglicana, che è anche uno studioso di letteratura, ha comunicato
durante l'Hay Festival in Galles del 2011: "Non penso che questo ci
:
debba interessare molto, se posizionarlo tra i cattolici o i protestanti.
Ma per quel che vale, penso che egli avesse probabilmente un
retroterra cattolico e molti amici cattolici"[230].

Il volto di Shakespeare
Numerosi sono i dipinti o le sculture che raffigurano William
Shakespeare, tuttavia nella maggior parte dei casi si tratta di opere
posteriori alla sua morte, realizzate da artisti che mai videro il vero
volto di Shakespeare. Un tempo l'unica raffigurazione di cui era
accettato il valore documentario è la statua del monumento funebre
a Stratford, ma la forma attuale risulta solamente dopo il 1720, in
quanto precedentemente aveva dettagli diversi dalle caratteristiche
attuali (nel monumento originale Shakespeare non teneva in mano
una penna e un libro ma si appoggiava a un sacco di grano). La
celebre incisione presente sul First Folio del 1623[231] è di fatto
posteriore di alcuni anni alla morte di Shakespeare. Tra i ritratti la cui
attendibilità è discussa possiamo ricordare il Ritratto Chandos, il
ritratto dell'Ely Palace, il ritratto Flowers, la maschera mortuaria
Kesselstadt, il ritratto di Cornelius Janssen, la miniatura di Nicholas
Hilliard e il recente Ritratto Cobbe[232].

Note

1. ^ In italiano si trovano la
:
rara e antica forma adattata
Guglielmo Scespir (Museo
di letteratura e filosofia (http
s://www.google.it/books/edi
tion/Museo_di_letteratura_e
_filosofia_per_cur/MpMEAA
AAQAAJ?hl=it&gbpv=0) ,
per cura di S. Gatti. Nuova
ser., vol. 1-15; 3a ser., vol.
1-nuova [4th], Volume 7,
Museo di scienze e
letteratura, 1845, p. 256;
Scrivendo & parlando: usi e
abusi della lingua italiana,
Luciano Satta, 1988, p. 137;
:
Opere edite e inedite in
prosa ed in versi, Volume
22, Saverio Bettinelli, 1801,
p. 113) e le varianti ancor
più rare Scespiro (https://bo
oks.google.it/books?id=sPC
UamUuuZIC&pg=PA38) e
Scespirio (https://archive.or
g/details/rosemaryforreme
m0000unse/page/n7/mode
/1up) .
2. ^ La data di battesimo è il
26 aprile 1564, mentre
l'esatto giorno di nascita è
un argomento ancora
:
dibattuto tra gli esperti. Si
dice che sia nato il 23 aprile
per convenzione, in quanto
in quel giorno si celebra la
festa di san Giorgio, patrono
della nazione.
3. ^ La data di morte riportata
segue il calendario giuliano
allora in uso in Inghilterra.
Secondo il calendario
gregoriano, introdotto nei
paesi cattolici dal 1582,
Shakespeare morì il 3
maggio. Nella stessa data
del 23 aprile 1616, ma del
:
calendario gregoriano, fu
sepolto Miguel de
Cervantes, morto il giorno
addietro, e morì il meticcio
inca Garcilaso de la Vega.
Per questo motivo
l'UNESCO ha scelto il 23
aprile per la Giornata
mondiale del libro e del
diritto d'autore.
4. Greenblatt, 2005, p. 11.
5. Bevington, 2002, pp. 1-3.
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rende titolo di una
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Florio: Tutto è bene, che
riesce bene (Giardino di
Ricreatione, 1591)
Shakespeare lo rende
titolo di una commedia 'All's
Well That Ends Well’ (‘Tutto
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Voci correlate

Alla regina
Blackfriars Theatre
Casa natale di William
Shakespeare
Cronologia delle opere di
Shakespeare
Globe Theatre
Hamnet Shakespeare
Honorificabilitudinitatibus
Shakespeare nella
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cinematografia
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