ORAZIO
LA VITA
Quinto Orazio Flacco nacque nel 65 a. C. a Venosa, tra Puglia e Lucania. Era figlio di un liberto.
Grazie al padre che lo portò con sé a Roma, il futuro poeta ricevette una solida educazione e
un'accurata formazione letteraria e filosofica. Ebbe contatti con i circoli epicurei e la filosofia
epicurea diventò la sua filosofia; in seguito, come i giovani della migliore società, intorno ai
vent'anni si recò in Grecia, ad Atene, per perfezionarvi la sua cultura.
L'arrivo di Bruto ad Atene lo trascinò nella guerra civile contro Antonio e Ottaviano. Entusiasta
sostenitore della libertà repubblicana, Orazio partecipò con il grado di tribunus militum alla
battaglia di Filippi (42 a. C.), nella quale sperimentò l'amarezza della sconfitta e della fuga.
Orazio non possedeva alcuna stabilità economica tale da garantirgli un'esistenza decorosa.
Tornato a Roma dalla Grecia grazie a un provvedimento di clemenza, trovò il padre morto e il
podere confiscato. Si impiegò come scriba quaestorius (segretario del questore) e
contemporaneamente cominciò a scrivere versi, grazie ai quali cominciò ad acquistare una certa
fama.
Nel 38 a. C. Virgilio e Vario Rufo lo presentarono a Mecenate il quale lo accolse nel suo circolo.
L'amicizia con Mecenate significava vicinanza a Ottaviano e integrazione nell'élite intellettuale del
regime; ma si trattò di amicizia vera. Dopo la pubblicazione del primo libro delle Satire (35 a. C.) il
potente amico lo ricambiò con il dono di una villa con podere in Sabina (la zona nord-est di Roma).
Orazio, pur mantenendosi indipendente e autonomo, collaborò al consolidamento del principato
augusteo.
Nel 30 pubblicò gli Epòdi e il secondo libro delle Satire.
Nel 23 uscì il suo capolavoro, i primi tre libri delle Odi, poco tempo dopo fu la volta del primo libro
delle Epistole, che inaugurò un nuovo genere letterario, quello dell'epistola poetica in versi.
Negli anni della maturità scrisse molto (il quarto libro delle Odi, il Carme secolare, l'Arte poetica, il
secondo libro delle Epistole). Solo gli ultimi anni furono di aridità poetica.
Il poeta si spense forse a Roma nell'8 a. C. A poche settimane di distanza dalla morte di Mecenate.
LE OPERE
La produzione poetica di Orazio si sviluppa nel corso di un trentennio (41-13 a.
C.) e comprende:
-Epodi: 17 componimenti in metri giambici
-Satire: due libri di componimenti in esametri
-Odi: quattro libri di poesie in vari metri lirici
-Epistulae: due libri di lettere in esametri
-Ars poetica o Epistola ai Pisoni: poemetto in esametri
-Carmen saeculare: inno corale in strofe saffiche
Due sono le forme prevalenti della produzione poetica di Orazio: la poesia lirica (Epodi e Odi) e la
poesia esametrica (Satire ed Epistole).
Orazio rimase abbastanza fedele ai medesimi temi:
-l'osservazione della realtà
-la ricerca della saggezza e l'istintiva comprensione dei difetti umani
-l'aspirazione al giusto mezzo
-un geloso senso di indipendenza e autonomia dal potere
-l'amore per la campagna e per il suo clima
-la malinconia per il trascorrere del tempo e l'invito a godere il
presente
-il canto della vita umana che passa.
GLI EPODI
Orazio li chiamava iambi, a sottolineare il collegamento con la poesia giambica greca, che qui
rivive per il metro giambico e il tono aggressivo di invettiva, per la libertà di parola e la varietà di
temi propri degli autori greci.
Queste caratteristiche, dovute adesso alla difficile situazione personale e al genere modello, non
ricorre nei componimenti successivi.
Gli Epodi sono 17 componimenti legati alla fase “giovanile”, e alle difficili condizioni di vita dopo
l’esperienza di Filippi. Per questo questa si caratterizza per asprezze polemiche, toni carichi,
linguaggio violento.
Bisogna però ricordare quanto ciò sia dovuto alle regole del genere giambico e all’imitazione dei
modelli greci: Archiloco, Ipponatte, Callimaco.
Orazio non fu il primo in assoluto a introdurre la poesia giambica nella letteratura latina: già Catullo
ne aveva dato prova, ma il vero inventore del genere è Lucilio, vissuto nel II secolo a. C.
Orazio, però, separa per primo i due generi del giambo (greco) e della satira (latina): egli dedica
all'imitatio di Lucilio lo spazio delle Satire, mentre gli Epodi nascono da un sentimento più intenso
e appassionato, che apparteneva appunto ad Archiloco.
Lui afferma d aver ripreso da Archiloco l’ispirazione aggressiva (animi) e non i contenuti (res), ma
spesso si è dimostrato il contrario. Da quest'ultimo Orazio riprende il modello di una parola libera e
sferzante. A Ipponatte e a Lucilio va invece ricondotta la stretta aderenza alla realtà, tratto che
rimarrà tipico di quasi tutta l'opera di Orazio.
In diversi componimenti Orazio si foga contro avversari e personaggi della malavita romana, o
spesso anche personaggi fittizz (una prostituta, una fattucchiera, un poetastro, un liberto arrivista
ecc.): in questi versi si nota lo sforzo di imitare i greci, per cui abbiamo l'Orazio meno vitale e più
letterario. Riporta le ansie e le passioni, le paure e le indignazioni di tutta una generazione.
Lui si riserva una molteplicità di toni, temi e livelli stilistici. Anche da un punto di vista espressivo,
nonostante il linguaggio teso e carico, lui prende una dizione più sorvegliata.
LE SATIRE
Le Satire di Orazio si caratterizzano per tono discorsivo e argomento morale. Tuttavia in queste
perde il tono aggressivo e polemico precedente; ma ne adotta uno spesso ironico.→ inizia la
costruzione dell’io lirico riflessivo, realistico e moderato.
Sono 10 satire, di cui la prima dedicata a Mecenate, per un totale di 2000 versi.
IL MODELLO DI RIFERIMENTO
Orazio ritiene che Lucilio abbia fissato due caratteristiche fondamentali della poesia satirica:
-l’esametro
-la funzione di aggressione personale e critica mordace→ questo era l’elemento che per Orazio lo
metteva in maggior correlazione con gli autori greci (Aristofane, Cratino, Eupoli)
Le satire oraziane si caratterizzano per gran varietà di temi e argomenti: polemiche letterarie,
discussioni linguistiche, lettere o conversazioni, e maggiormente l’elemento autobiografico.
Le satire di Lucilio e Orazio presentano un comune interesse per l’indagine morale, ed entrambi
attingono alla tradizione ellenistica della diàtriba; ma ci sono delle differenze:
-in Lucilio è presente un’aggresività che in Orazio manca
-al piacere effimero dell’aggresione Orazio sostituisce l’esigenza di analizzare e indagare i vizi
grazie all’osservazione critica e la rappresentazione comica delle persone
Questa ricerca non vuole convertire gli altri a un modello preciso di virtù, ma si indirizza a un
pubblico di pochi
Lucilio attaccava i cittadini illustri, mentre Orazio si riferiva a personaggi minori
La morale oraziana è radicata nel buon senso tradizionale, di cui obiettivi fondamentali sono:
l’autàrkeia→ l’autosufficienza fondamentale per l’equlibrio interiore, in modo da non farsi turbare
dalle passioni
la metriòtes→ il giusto mezzo, che ricorda il “medèn àgan” greco, “nulla di troppo”
la philìa→ la solidarietà del gruppo verso il mondo esterno, si esprime anche in una comunanza di
condotta e ideali
buon senso→ si apprende dalla vita quotidiana
Valori che richiamano l’epicureismo, a cui l’autore stesso era molto legato: fu inevitabile che
l’empirismo e il realismo della sua morale si scontrassero con i valori dello stoicismo (astrattezza e
rigorismo).
Direttamente all’epicureismo si collegano le satire che parlano di adulterio e delle sue follie, dei
valori e dei problemi dell’amicizia. Ma la ricerca morale non si caratterizza solo nelle cosiddette
satire “diatribiche”, ma anche in quelle in cui presenta scene, episodi o situazioni ricorrendo
all’elemento autobiografico.
Orazio e Lucilio: due modi di fare satira
analogie differenze
aggressività Riflessione morale Lucilio riprende l’aggressività
della commedia greca
Orazio modera gli
atteggiamenti aggressivi
autobiografia I bersagli Lucilio attacca i potenti
Orazio “personaggi minori”
scelta dell’esametro Lo stile Lucilio è lutulentus
Orazio è un poeta doctus
Orazio volle però chiamare le sue satire con il nome di Sermones, colloqui, allo scopo di prendere
la distanze dal modello della satura luciliana, tenuta presente, semmai, negli Epodi.
Il tono colloquiale costituisce il carattere più originale dei Sermones. Orazio si rivolge a un
pubblico di interlocutori privilegiati, i suoi amici: Mecenate e quelli del suo circolo.
Orazio adotta per i Sermones l'esametro, il più adatto alla narrazione e alla conversazione. Tuttavia
l'esametro delle satire è diverso da quello virgiliano, è più colloquiale, più vicino alla realtà, senza
però rinunciare al labor limae, alle figure retoriche, alla studiata collocazione dei termini nel giro
della frase, alle varie soluzioni metriche.
Anche la costruzione dei testi è accurata.
LE ODI
Una raccolta di tre libri, pubblicata nel 23 a.C., alla quale ne aggiunge un quarto in seguito.
La lirica oraziana sperimenta vari metri: strofe alcaica, strofe saffica, strofe asclepiadea. Ci sono poi
odi brevissime, brevi, e più lunghe.
Nella struttura nelle odi di apertura e chiusura si rivolgea personaggi illustri. Talvolta contrappone
satire degli stessi temi, creando una struttura a ciclo, come quello delle “odi romane”, dedicato ai
temi dell’ideologia nazionale.
Si caratterizza per una variatio: nella struttura metrico-formale, nel contenuto e nel tono.
Le odi hanno quasi semore un’impostazione ideologica: si rivolgo a un “tu” che può essere un
personaggio reale, immaginario, un dio o un oggetto.
Nella produzione lirica Orazio rivendica il titolo di Alceo romano, ma questa non si tratta di una
dipendenza priva di originalità; ma di imitatio, che significa obbedienza alle lex operis (regole che
rendono un determinato genere letterario tale), e rispetto del decorum letterario.
Da queste orgogliose rivendicazioni nascerà un vero e proprio topos, quello del primus ego “io per
primo”.
Tuttavia lui si rapporta ai modelli greci con molta libertà, adattando temi e tradizioni e
un’ambientazione e una sensibilità romana.
I MODELLI GRECI
Alceo è il modello prediletto. Di lui lo colpisce l’attenzione per le tematiche della comunità e temi
che appartengono alla sfera privata (amore, amicizia e convito). Ma ci sono delle differenze:
-Alceo è un aristocratico impegnato in prima persona nelle lotte politiche, invece Orazio ne rimane
al di fuori, vivendole con gli occhi di un intellettuale
-Alceo componeva odi destinate al simposio con la musica, mentre la lirica oraziana era destinata
alla sola lettura, di conseguenza la sua immagine del simposio non era reale
Saffo è un modello minore, che gli dà spunti poetici in maniera episodica: esempio l’ode della
gelosia.
Un ruolo notevole ha anche la lirica corale, come Stesicoro, Simonide e Bacchilide. Ma il posto di
maggior rilievo è ricoperto da Pindaro; anche se la sua aemulatio costituiva un rischio per poeta, in
quanto autore audace e difficile. Da lui vengono ad Orazio la coscienza dell’alta funzione poetica, la
capacità del poeta di conferire immortalità, l’apprezzamento della saggezza etico-politica.
I critici parlano di arte allusiva di Orazio, cioè della sua capacità non tanto di creare nuove
situazioni, quanto piuttosto di plasmare, trovando nuove immagini, luoghi letterari già noti,
riscrivendoli secondo un'umanità che è unica e inconfondibile.
LA MEDITAZIONE FILOSOFICA
Nelle Odi non c’è una ricerca morale tramite la visione critica degli altri, ma una meditazione sugli
aspetti fondamentali della saggezza.
Il valore più importante è la coscienza della brevità della vita, e la conseguente apprpriazione delle
gioie del momento: il carpe diem, che però non deve esser confuso con un mero godimento dei
piaceri. In Orazio, l’invito al piacere rimae in correlazione con la consapevolezza che anche quel
piacere è breve, così come la vita umana.
Questa meditazione può tradursi in canto della propria serenità: la felicità dell’autarkeia, la
condizione di poeta-saggio, la protezione divina degli dèi. E tuttavia anche questa serenità, saggezza
e aurea mediocritas, non sono un possesso sicuro.
Quindi anche la saggezza si scontra con valori immutabili dell’uomo nel mondo: la fugacità del
tempo, la vecchiaia e la morte.
L'ebrezza del vino, l'invito alla saggezza e a vivere l'oggi, possono aiutarci a dimenticare l'ansia per
il domani, ma non possono in ogni caso nascondere quella sottile, ambigua inquietudine che è al
fondo dell'ispirazione oraziana e che qualche volta diventa riflessione sulla morte.
GLI ALTRI TEMI
Molte sono le odi classificate come “erotiche”, che hanno come tema centrale l’amore.
In Orazio però la poesia amorosa si differenzia: lui lo guarda con distacco e ironia. L’amore è
analizzato come un rituale dagli esiti scontati.
Per quel che riguarda l'amicizia, emerge la figura di Mecenate, ma molti sono gli amici ai quali il
poeta si rivolge (Virgilio, Tibullo, Planco ecc.).
L'amicizia è intrecciata con il motivo del convito: Orazio lo evoca con toni caldi, solenni e insieme
intimi. Il banchetto e il colloquio con gli amici suggeriscono anche la riflessione sul trascorrere del
tempo e sul senso della vita.
Uno dei temi più presenti è la campagna, luogo dell’equilibrio oraziano. Molti carmi nascono
dalla contemplazione della bellezza della natura. Dal tema della natura discende quello del vivere in
armonia con essa, in semplicità e schiettezza: i paesaggi campestri si trasformano in loca amoena, in
tranquilli rifugi per la vecchiaia, contrapposti alla vita tumultuosa e inutilmente sfarzosa della città.
Utilizza il modello del locus amoenus: un gradevole paesaggio italico che ospita il convito, il riposo
e la vita rustica.
I luoghi oraziani sono quelli individuati in uno spazio limitato del piccolo podere personale, noto e
sicuro, appartato e modesto. Questo spazio, chiamato dall’autore angulus, luogo deputato al canto,
al vino e alla saggezza, rappresenta la figura simbolica dell’esistenza del poeta e della sua
esperienza poetica.
La dimensione civile e politica occupa uno spazio rilevante nella produzione poetica di Orazio. Già
negli Epodi aveva manifestato inquietudini e ansie legate alla situazione politica non ancora
stabilizzatasi intorno a Ottaviano. Il tema ritorna nelle Odi e si sviluppa in particolare nelle
cosiddette odi romane, cioè nelle prime sei odi del terzo libro, dove troviamo la celebrazione delle
virtù dei primi romani e del mos maiorum in consonanza con gli ideali ufficialmente patrocinati da
Augusto e l'esaltazione della missione universale di Roma, faro di civiltà nel mondo.
Nelle Odi una raffinata tecnica compositiva si pone al servizio di una ricca esperienza culturale e
umana: ovunque traspare il senso di un equilibrio compiuto in una sintesi originale e felicissima.
L'autobiografismo, molto presente nelle satire, viene superato in una visione più larga, mentre il
tono si universalizza.
Nelle odi di argomento civile risalta la vocazione poetica: il vates si sente in rapporto con le Muse e
le altre divinità ispiratrici.
LO STILE DELLE ODI
La perfezione dello stile si deve molto a Callimaco. Orazio usa un vocabolario semplice, la cui
elevatezza è dovuta alla riduzione di mezzi espressivi, con una dizione più levigata e semplice.
Ci sono figure di suono, metafore, similitudini che contribuiscono a questa essenzialità.
Orazio ottiene il massimo dell’espressività col minimo dell’inventiva linguistica.
Il collocare accortamente le parole, già presente in Alceo, vuol dire seguire una strategia che accosta
alcune parole e ne distacca altre, affinché si richiamino a distanza, per dargli un valore nuovo.
Esempio: un aggettivo che si distacca dal sostantivo di riferimento, e rimane isoltao nella frase
assume un valore di rilievo. Oppure un aggettivo che si aggiunge a una parola che non è il suo
referente, permette di dare nuove immagini e associazioni.
Questa è chiamata callida iunctura.