Diritto Tributario
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"
essere imposta, se non in base alla legge.”
Cos’è il tributo?
Il tributo è una prestazione imposta dallo Stato per coprire le spese pubbliche.
Normalmente è una prestazione patrimoniale (quelle che volgarmente chiamiamo “tasse”).
Nessun tributo, come cita l’articolo 23, può essere imposto se non in base alla legge. Le
leggi vengono approvate dal parlamento a garanzia di tutti i contribuenti (i cittadini
italiani, i quali pagano le tasse). Quando si approva un tributo è come se lo stessero
approvando tutti i singoli cittadini (i quali hanno votato i deputati, i senatori che stanno al
parlamento, che a loro volta approvano i tributi) perché siamo in democrazia.
Com’è nato il parlamento?
La funzione legislativa è esercitata in maniera collettiva dalle due Camere: Camera dei
deputati e Senato.
Accanto alle leggi approvate direttamente dal Parlamento, abbiamo altri due istituti: il
decreto legislativo e il decreto-legge. Il primo è approvato dal governo ma su delega del
parlamento (art.77). Questo rientra nella nozione di legge di cui all’art.23 e può quindi
essere fonte del diritto tributario.
Tuttavia, lo statuto dei diritti del contribuente è una legge ordinaria e come tutte le leggi
ordinarie può essere modificata dalle leggi successive, compresi i decreti-legge. Poiché
l’art.4 è una legge ordinaria, il divieto di fare decreti-legge è più una raccomandazione che
una norma vera e propria.
👎 Gli usi sono fonti del diritto privato MA non sono fonti del diritto tributario perché non
sono leggi scritte, sono fonti verbali
Lezione 2
Costituzione italiana
Norme fondamentali in materia tributaria:
Art. 23:
Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla
legge.
Art 53:
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità
contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
La dottrina si divide tra chi attribuisce principalmente una funziona garantista all'art. 53,
ritenendo che ci sono soltanto alcuni elementi idonei ad essere oggetto di tassazione,
diretta o indiretta (reddito, patrimonio), e chi riduce la norma solo ad un criterio di riparto,
richiedendo che soltanto che gli elementi sottoposti a tassazione abbiano rilievo
economico e che il concorso alla spesa ricada sull'entità che li ha realizzati.
Questa visione dell’articolo 53 rende incostituzionali tutti i tributi sugli stili di vita,
ambientali, contrastanti l’overtourism.
2. L’articolo 53 dice che dobbiamo essere tassati tutti in modo uguale; quindi, il criterio
di riparto è uguale per tutti, ma manca la funzione di garanzia per contribuenti, per
pagare tributi non serve né REDDITO né PATRIMONIO. La norma non ha funzione
di garanzia ma segue solo il CRITERIO DI RIPARTO (se bevi coca cola sei tenuto a
pagarla, se non la bevi no). Sorge, però, un problema, ovvero quello della
discriminazione tra ricchi e poveri.
Tutte le nuove imposte che si aggiungono a quelle classiche (IRPEF, IRIS, IVA) creano
nuovi problemi e rischiano di soffocare la funzione di garanzia. Per questo motivo nascono
nuove interpretazioni dell’articolo 53.
Anche se meno quotata e apparentemente meno equa, questa seconda tesi è più utile per
accettare tributi come:
Entrambi questi tributi fanno parte dei TRIBUTI DI SCOPO, imposti per spese pubbliche
specifiche (diversi dai tradizionali in quanto i tributi in senso generale sono volti a coprire
tutte le spese pubbliche in generale e non una nello specifico) o per finalità extra tributaria.
~ Secondo il professore sugar e plastic tax non c’entrano con l’articolo 53 ma sono
collegati all’articolo 9 della costituzione che parla della tutela dell’ambiente. ~
Un’altra questione di attualità che mette in crisi i garantisti sono i TRIBUTI SUGLI EXTRA
PROFITTI, ovvero fare pagare più tasse a chi ha guadagnato più degli altri in questi anni,
non per bravura ma per particolari condizioni di mercato (es. banche / industrie petrolifere)
Da un lato potrebbe andar bene ma dall’altro le banche potrebbero aumentare il costo del
bancomat e potrebbe saltare il CRITERIO DI RIPARTO.
Secondo quanto citato dal secondo comma dell’articolo 53, il sistema tributario è informato
a criteri di progressività (la progressività viene rispettata quando le aliquote aumentano al
crescere del reddito o della ricchezza. Questo significa che chi guadagna di più paga una
percentuale maggiore di imposta).
Non tutti i tributi sono progressivi ma devono adottare un sistema ispirato alla
progressività.
In Italia solo l’IRPEF (imposta reddito persone fisiche) è un’imposta progressiva, le altre
imposte sono proporzionali (tipo di imposta in cui l’importo dell’imposta da pagare è
proporzionale al valore del bene o del reddito; l’aliquota fiscale è costante e l’ammontare
dell’imposta cresce al crescere dell’imponibile definizione presa da internet)
In Italia ci sono ampie fasce di contribuenti che pagano solo la tassa proporzionale.
È conforme al secondo comma dell’articolo 53?
Se interpretazione della norma è generica, quindi che il sistema si deve ispirare alla
progressività ma che non tutti i tributi devono essere progressivi, allora si.
Sta di fatto che le flat tax stanno funzionando, le persone producono di più riducendo
anche l’evasione fiscale.
- Art. 3 della costituzione
Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge.
Lezione 3
Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente - Legge 27 luglio 2000, n
212
- prima che si approvasse tale legge, come funzionava il riconoscimento di tali diritti?
Il diritto tributario è basato su un rapporto di supremazia dello stato nei confronti del
contribuente. Il contribuente è il soggetto passivo mentre lo stato è il soggetto attivo; lo
stato è il creditore, il contribuente è il debitore. Lo stato è un creditore speciale, di diritto
pubblico, titolare di potestà.
Lo stato in Europa non ha una vera e propria sovranità perché non c’è un vero e proprio
esercito europeo, l’esercito dell’Unione europea è formato da eserciti individuali dei singoli
stati, e perché l’Europa in sé non applica tributi, i tributi li fanno i singoli stati dell’Unione
europea. L’Europa, pertanto, non ha né una potestà militare né una potestà tributaria.
L’Europa non è un vero e proprio stato sovrano.
In uno schema in cui il soggetto attivo (titolare di potestà) è lo stato e il soggetto passivo
(colui che subisce tale potere) è il contribuente, il soggetto attivo deve esercitare tale
potere con la ragione, altrimenti il contribuente le tasse non le paga.
Esempio: all’interno dei musei gratuiti spesso viene data la possibilità di fare delle offerte,
la probabilità che qualcuno, però, lasci effettivamente qualcosa, è ridotta. Se, invece,
all’ingresso dei musei viene posto un bigliettaio che ti impone il pagamento del biglietto tu
devi pagare per forza per potervi accedere.
Quanto appena descritto è un quadro storico, nel tempo i diritti del contribuente sono
mutati.
Tali cambiamenti sono iniziati nel diritto amministrativo con la legge, approvata negli anni
Novanta, sulla trasparenza e sul procedimento amministrativo.
Il diritto tributario subentra negli anni 2000, con la legge appena citata (disposizioni in
materia di statuto dei diritti del contribuente).
Questa è una legge ordinaria e non costituzionale (ricordiamo che le leggi costituzionali
hanno il vantaggio che non possono essere modificate se non con determinate
maggioranze e sempre in maniera espressa, mentre quelle ordinarie possono essere
modificate con maggioranze ordinarie e anche in maniera tacita - sempre modificabili e
sempre derogabili da singole leggi successive).
Tale legge è stata approvata per riconoscere determinati diritti al soggetto considerato
all’epoca passivo, il contribuente.
Tempo fa si pensava che quanto scritto al suo interno fossero solo raccomandazioni
(tranne due) anziché trattarsi di norme coercitive (norme sottoposte a sanzioni qualora non
vengano rispettate).
Ad oggi, invece, successivamente alle modifiche apportate, possiamo dire che molte
norme abbiano una valenza giuridica vera e propria.
Le disposizioni della presente legge, in attuazione ((delle norme della Costituzione, dei
principi dell'ordinamento dell'Unione europea e della Convenzione europea dei diritti
dell'uomo,)), costituiscono principi generali dell'ordinamento ((tributario, criteri di
interpretazione della legislazione tributaria e si applicano a tutti i soggetti del rapporto
tributario. Le medesime disposizioni)) possono essere derogate o modificate solo
espressamente e mai da leggi speciali.
Le norme tributarie non hanno effetto retroattivo, le norme tributarie non possono
applicarsi a situazioni o atti che si sono verificati prima della loro entrata in vigore.
Più volte questo articolo è stato derogato poiché si tratta di una legge ordinaria.
La riserva di legge dice che nessuna prestazione può essere imposta se non in base alla
legge.
Anche in questo caso di tratta di “chiacchiere” poiché una sentenza della corte
costituzionale del 2015 dice il contrario.
Non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia
conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione finanziaria, ancorché
successivamente modificate dall'amministrazione medesima.
- Dove sono contenute queste indicazioni? quali sono i documenti con i quali
l’amministrazione finanziaria fornisce le informazioni al contribuente?
b) consulenza giuridica;
c) interpello;
d) consultazione semplificata.
Lezione 4
INTERPELLO
1. il contribuente può interpellare l’amministrazione finanziaria per ottenere una risposta riguardante
fattispecie concrete e personali relativamente alla:
A) applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla
loro corretta interpretazione.
- Cos’è l’interpello?
L'interpello è un istituto che consente al contribuente di chiedere all'Agenzia delle Entrate una
risposta su una specifica questione tributaria.
Oggi rispetto a tempo fa, è la consultazione semplificata, una forma di chat GPT, che ancora deve
essere attivata, in cui chiederemo alla chat:
Esempio: io devo comprare questa cosa, quante tasse devo pagare? la chat guardando tutto ciò
che c'è nella banca dati dell'Agenzia delle Entrate quindi tutte le risposte, le risoluzioni, le circolari
che l'Agenzia ha fatto negli anni darà la risposta e quindi individuerà la soluzione. Se non trova la
risposta si può presentare istanza di interpello.
1) novità rispetto agli appunti dell'anno scorso: per prima cosa per potere presentare istanza di
interpello devo prima avere fatto la richiesta di consultazione semplificata (gratis). Fatta la
richiesta di consultazione semplificata se il robottino dell'Agenzia delle Entrate non trova la
soluzione, solo allora posso andare a fare istanza di interpello.
2) novità rispetto agli appunti dell'anno scorso: Fino all'anno scorso, in realtà ancora oggi perché
manca il decreto attuativo, l'interpello era gratuito. Adesso se volessimo fare l'interpello bisogna
pagare, quindi l'interpello è diventato oneroso. E lo dice il comma 3 dell'art. 11: "la presentazione
dell'istanza di interpello è subordinata al versamento di un contributo destinato a finanziare
l'iniziativa per implementare la funzione del personale delle agenzie fiscali". Quindi, poiché
poverini gli impiegati dell'Agenzia delle Entrate non vogliono studiare gratis da soli, allora per
costringerli a studiare hanno bisogno di soldi in più e quindi facciamo pagare. (cornuti e sbirri)
A) "applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla
loro corretta interpretazione".
B) "corretta qualificazione di fattispecie alla luce delle disposizioni tributarie ad esse applicabili"
serve a stabilire la qualificazione di una fattispecie. Esempio: noi ancora non abbiamo studiato le
imposte sui redditi, ma quando studieremo le imposte sui redditi vedremo che si parlerà di reddito di
lavoro autonomo e reddito di impresa. Quando un'attività può essere qualificata a lavoro autonomo
e quanto impresa. E quindi, per esempio, l'interpello è se qualificare l'attività come lavoro autonomo
o come impresa. Corretta qualificazione.
Interpello anti abusivo:
Esempio: si presume che io sia residente nei paesi a fiscalità privilegiata. Ecco, io posso chiedere
un interpello dicendo: senti, io sono in queste condizioni, quindi secondo me questa norma a me
non mi si applica, perché è una presunzione salvo prova contraria.
E) "sussistenza delle condizioni e valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla
legge per l’adozione di soecifici regimi fiscali nei casi espressamente previsti dalla legge"
serve a fornire la prova di avere i requisiti per godere di determinati regimi fiscali. Per godere di
determinati regimi fiscali io ti devo dare la prova di avere I requisiti. E quindi faccio un interpello
probatorio, ti produco la prova che a me spetta
Quando si fa l’interpello, l’agenzia delle entrate deve rispondere entro 90 giorni, se non risponde
entro 90 giorni ed io nell’ interpello avevo prospettato una soluzione, si ha il cosiddetto silenzio
assenso, ha dato ragione alla soluzione da me prospettata tacitamente.
2. La risposta dell'interpello anche tacita vincola l’amministrazione finanziaria (agenzia delle entrate)
e gli atti volti ad annullare la risposta, sono nulli.
Esempio: Se io avevo chiesto se si pagava il tre o il cinque e l'Agenzia mi aveva detto che si pagava
il tre, non può più chiedere il cinque, ma sarà vincolata al tre. Se mi chiede il cinque io potrò
ricorrere al giudice e farmi annullare la richiesta. A differenza della consultazione semplificata del
robottino (che produce solo l'effetto di non farmi pagare la sanzione) qui invece non pagherò né la
sanzione né il tributo in più, perché la risposta, anche tacita, dell'intervento vincola l'amministrazione
finanziaria (agenzia delle entrate)
3. La risposta alla istanza di interpello non è impugnabile.
Ad Esempio: Io ho chiesto all'Agenzia delle Entrate se devo pagare il tre o il cinque; L'Agenzia
richiede il cinque, io se non sono d'accordo non devo per forza pagare il cinque, ma pago il tre,
l'agenzia se vuole mi recupererà il due di differenza con un atto apposito, io impugnerò quell'atto
apposito e deciderà il giudice. Quindi non è la risposta all'intervento che io posso impugnare perché
non mi vincola, mi vincola solo l'amministrazione, eventualmente impugnerò l'atto con cui l'Agenzia
delle Entrate recupererà il tributo in base all'intervento. Proprio perché l'interpello vincola solo
l'amministrazione finanziaria e non il contribuente.
Rischio di aiuti di Stato: gli accordi preventivi e gli interpelli possono essere considerati come aiuti di
Stato se concedono favori alle imprese internazionali a discapito degli altri Stati membri dell'Unione
Europea.
Difetto di prudenza: gli accordi preventivi e gli interpelli devono essere prodotti con prudenza per
evitare di concedere favori alle imprese internazionali a discapito degli altri contribuenti.
Apple e Irlanda: la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Irlanda per aver concesso
favori ad Apple attraverso un accordo preventivo.
Amazon e Irlanda: la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Irlanda per aver
concesso favori ad Amazon attraverso un accordo preventivo.
Esempio: Invece di prendere la strada dritta, prendo un sentiero più tortuoso in modo da risparmiare
sulle tasse. Prima del 2006 si diceva che l'evasione fosse illegittima, l’elusione invece era legittima e
quindi non esisteva l’abuso del diritto.
Poi il giudice nella corte di giustizia dell’unione europea, che si occupa di alcuni tributi che hanno
valenza nell' Unione Europea (ad esempio l’IVA) introduce questo concetto di "Abuso del diritto",
con riferimento a una questione dell’iva del 2006, caso halifax, “per i soli tributi aventi una rilevanza
in unione europea vieta abusi del diritto”
Ci si comincia a domandare se questo "abuso del diritto" andava applicato pure in italia, e l’agenzia
delle entrate comincia ad integrarlo e ad applicarlo ovunque, con il consenso della cassazione.
Quindi cominciano ad esserci queste prassi applicative del principio “dell’abuso del diritto" che prima
non esisteva nel diritto tributario.
Il legislatore nel 2015 ha chiarito che abuso del diritto ed elusione sono la stessa cosa
Art10 bis: 1. "Configurano un abuso del diritto una o piu operazioni prive di sostanza economica
che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.
Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi
determinanti i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal
contribuente per effetto di dette operazioni:"
Esempio: Io consulente aziendale al posto di farti fare la strada dritta, ti faccio fare la strada storta al
fine di risparmiare nelle tasse ma allo stesso tempo non evadere le norme. Questo è abuso del
diritto o elusione.
Quando io faccio delle operazioni che mi consentono di avere un vantaggio fiscale senza
formalmente violare la legge. Se l’agenzia delle entrate scopre che hai fatto abuso del diritto devi
risarcire quanto hai eluso.
La norma però pone dei paletti all’agenzia delle entrate i cosiddetti Limiti all'azione anti-
abusiva dell'Agenzia delle Entrate:
2. deve dimostrare che i vantaggi fiscali siano indebiti quindi in contrasto con le finalità delle norme
tributarie
3. deve dimostrare che le operazioni non vi siano ragioni extrafiscali anche di ordine gestionale
4. poi, a pena di nullità, deve chiedere chiarimenti al contribuente il cosiddetto contraddittorio. Per
essere piu precisi deve motivare anche in relazione ai chiarimenti che siano stati forniti.
Lezione 5
OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA
SOGGETTO ATTIVO
SOGGETTO PASSIVO
L’obbligazione tributaria si configura come il vincolo che sorge tra un soggetto attivo,
tipicamente rappresentato dallo Stato, da enti pubblici come l’Agenzia delle Entrate, le
Dogane o gli enti locali, e un soggetto passivo, ovvero il contribuente. Quest'ultimo è
chiamato a versare una somma di denaro a titolo di tributo per adempiere agli obblighi fiscali
stabiliti dalla legge. La caratteristica principale di questo rapporto è il fatto che si tratta di
un'obbligazione pecuniaria, dove la prestazione patrimoniale è il pagamento di una
somma di denaro.
A livello civilistico, le obbligazioni sono regolate dal Codice Civile agli articoli 1173 e
seguenti. Queste riguardano un vincolo giuridico tra due parti (debitore e creditore) e
prevedono l'adempimento di una prestazione. Tuttavia, nel campo tributario, la dottrina più
sofisticata ritiene che il vincolo tra privato e Stato non sia completamente assimilabile a
un’obbligazione nel senso civilistico. L’obbligazione tributaria, infatti, non si fonda su un
negozio giuridico, bensì su norme di diritto pubblico che impongono obblighi di
natura patrimoniale.
Il contribuente, oltre a versare l’imposta dovuta, ha una serie di obblighi che derivano dalle
normative fiscali. Questi obblighi sono paralleli a quelli previsti dal diritto commerciale, in
particolare per quanto riguarda le attività imprenditoriali e commerciali.
(domande d’esame)
Uno degli obblighi principali del contribuente è la presentazione della dichiarazione dei
redditi e della dichiarazione IVA. Questo adempimento (obbligo specifico del contribuente)
ha lo scopo di comunicare annualmente all’Agenzia delle Entrate tutti i redditi percepiti dal
contribuente e calcolare l’imposta dovuta. Si tratta di un passaggio fondamentale, senza il
quale il fisco non sarebbe in grado di verificare la correttezza dei pagamenti effettuati, e
deve essere effettuato annualmente.
3. Analiticità: La dichiarazione dei redditi non è sintetica, cioè non si limita a riportare
il totale complessivo dei redditi, ma è analitica. Questo significa che il contribuente
deve compilare dettagliatamente tutte le voci attive e passive, ovvero tutti i redditi
percepiti e le spese detraibili o deducibili. La struttura del modello di dichiarazione
prevede una serie di caselle dove vanno inseriti separatamente i vari elementi che
concorrono alla determinazione del reddito imponibile.
L’Agenzia delle Entrate può rettificare la dichiarazione dei redditi entro cinque anni dalla
sua presentazione. Per questo motivo, il contribuente è tenuto a conservare i documenti
fiscalmente rilevanti per almeno sette anni, in modo da poter fornire prova documentale in
caso di accertamento.
Inoltre secondo art.2, comma 8bis del DPR 322/98 il contribuente che ha sbagliato a suo
sfavore può comunque far valere l'errore in giudizio anche oltre i 5 anni (es: ho dichiarato
100 ma in realtà è 80, quindi devo pagare meno tasse).
Lezione 6
(nella fretta il prof nella scorsa lezione si è scordato di dire una cosa)
Succedeva che io che avevo un credito con il fisco mi accollavo il debito di un'altra
persona e poi compensavo il debito di quella persona col mio credito (possibilmente in
cambio di soldi).
questo aneddoto per capire come spesso vengano fatti questi “escamotage” per eludere il
fisco, che la legge non vieta espressamente, ma che però di fatto provocano danni al fisco
Il prof ribadisce che questa piccolezza non sia oggetto di domanda all’esame
Esempio:
Se io vendo l’azienda, anche l’acquirente risponde dei debiti tributari e delle sanzioni che
erano a carico del venditore dell’azienda (io)
Parafrasato:
Colui che compra l’azienda risponde dei debiti fiscali e delle relative cessioni per 3 anni,
l’anno in corso, e altri 2, nei limiti del valore dell’azienda. Fatto salvo che il fisco prima
debba chiedere i soldi al cedente e solo dopo al cessionario. Questa norma è stata creata
per sfuggire al fisco (per ripulire un’azienda piena di debiti fiscali spesso si vendeva
l’azienda per avere un fresh start, per questo motivo è stata approvata questa norma)
Questa norma crea un’obbligazione solidale, perché per questi 3 anni di debiti fiscali
rispondono sia il cedente sia il cessionario.
Esempio:
Un altro esempio è tra le parti di un contratto di locazione, perché sia il proprietario, sia il
conduttore, sono solidalmente responsabili verso il fisco.
Alle obbligazioni tributarie solidali sono applicabili le norme del Codice civile (quelle
dall’articolo 1292 in poi?) In linea di massima sì, perché si estendono gli effetti favorevoli,
ma non quelli sfavorevoli
Esempio:
Se io pago, gli altri debitori sono liberati. (effetto favorevole)
Se il fisco notifica l’atto a uno dei debitori, quella notifica non ha effetto nei confronti degli
altri debitori, quindi gli effetti sfavorevoli non si estendono agli altri co-debitori.
Un tempo si parlava di super solidarietà tributaria, ritenendo che gli effetti sfavorevoli si
estendessero anche agli altri co-debitori, e che in presenza di due co-debitori il fisco
poteva notificare l’atto solo a uno dei due.
ART.1298 C.C.
Si applica in materia tributaria, anche se normalmente è previsto diversamente.
ART.1306 C.C.
Tendenzialmente la norma si applica e dice che la sentenza pronunciata non ha effetto
contro gli altri debitori ma gli altri debitori possono opporla al creditore.
Se il fisco vince la causa contro uno dei debitori, non può usarla nei confronti degli altri.
Se un debitore vince la causa contro il fisco, allora tutti gli altri debitori possono usarla nei
confronti del fisco.
Nella norma 1306 troviamo piena applicazione di ciò che dicevamo prima, ossia che per le
obbligazioni solidali si possono applicare le norme del codice civile in linea di massima,
perché si estendono gli effetti favorevoli ma non quelli sfavorevoli.
Quindi in materia tributaria si applicano solo le norme del Codice civile dal 1292 in poi per
cui gli effetti favorevoli si estendono, e quelli favorevoli non si estendono
Esempio:
Il datore paga il dipendente, e il lavoratore dipendente deve pagare le tasse sul suo
stipendio. Il legislatore ormai ha previsto da molti anni sia per semplificargli la vita, sia per
non permettergli di evadere le tasse, che il datore trattenga una parte dello stipendio
corrispondente alle tasse e le versi direttamente allo stato. Il datore di lavoro è il sostituto
ed è colui che è tenuto a pagare le tasse al posto del dipendente, che è il sostituito.
Il datore di lavoro effettua quella che è chiamata una ritenuta a titolo d’acconto. Significa
che il datore trattiene una quota dello stipendio a titolo di acconto del tributo, alla fine
dell’anno il lavoratore dipendente farà i suoi conti e può essere che ancora dovrà pagare
tasse, avrà diritto a un rimborso (perché magari il datore ha trattenuto troppo) oppure sarà
tutto pareggiato e non ci sarà bisogno di aggiustamenti.
La ritenuta esiste anche nel lavoro autonomo (soggetti titolari di [Link]), quando per
esempio io commercialista vengo pagato da una società, la società trattiene una quota del
compenso e la paga allo stato.
La ritenuta può essere a titolo d’acconto o / a titolo d’imposta (o ritenuta definitiva)
Quando è a titolo d’imposta o ritenuta definitiva? Quando la somma che viene trattenuta
dal sostituto esaurisce il debito col fisco. Se io ho dei soldi in banca e la banca mi paga gli
interessi, la banca trattiene una somma (tributo) e la versa allo stato. Questa ritenuta che
fa la banca è definitiva, quindi non è soggetto a conguaglio o rimborso, perché esaurisce il
debito fiscale, perché su questo somme il cliente subita la ritenuta da parte del sostituto,
non dovrà più pagare altri contributi.
Nel caso dell’impiegato, io datore gli pago 1000 euro e ne trattengo 270, ma in questo
caso la ritenuta è a titolo d’acconto perché, se l’impiegato ha altri redditi (x esempio da
affitti) e la sua aliquota finale non sarà del 27% ma del 40%, succede che a fine anno lui
dovrà poi conguagliare il 13% rimanente. Potrebbe avere anche diritto a un rimborso, se
per esempio avendo diritto al rimborso delle spese mediche (100$), il dipendente le andrà
a detrarre dal suo debito fiscale; quindi, lo stato dovrà poi restituire 100$ al sostituito
perché ha diritto al rimborso delle spese mediche.
Nel caso del correntista e della banca, non ci sarà possibilità di conguagliare ne in attivo
ne in passivo a fine anno, perché in quel caso si tratta di una ritenuta definitiva (o ritenuta
a titolo d’imposta)
In ogni caso, siamo sempre di fronte a un caso di sostituzione
Il fisco ha inventato la sostituzione per semplificare la vita (per esempio del
dipendente o del titolare del conto corrente della banca), e allo stesso tempo per
impedire l’evasione fiscale
L’obbligazione tributaria dal lato del soggetto attivo, quindi dal lato dello Stato.
Il debito tributario che ciascun contribuente ha può essere interpretato come un'obbligazione
tributaria, quindi un vincolo che lega un soggetto, il contribuente, ad un altro soggetto, che è lo
Stato, avente per oggetto una prestazione di natura patrimoniale, cioè il pagamento di uno tributo.
Per essere più precisi, quando si parla del rapporto tributario nel lato attivo, parliamo delle Agenzie
che sono state istituite con il decreto legislativo numero 300 del ‘99.
Prima di questa data, era il Ministero delle finanze e i suoi uffici che si occupavano dei vari tributi,
quindi dal lato attivo c’era lo Stato con i suoi uffici. Questo Ministero funzionava fino a un certo
punto, nel senso che in politica si evidenziavano le inefficienze dello Stato nel gestire i tributi e c’era
un'enorme evasione fiscale, molto più alta di quella di oggi.
(Una delle ragioni per la quale c'era in Italia una forte evasione fiscale: l’Italia era il paese col
maggior numero di invalidi, nel senso che c’erano persone che prendevano la pensione di invalidità
senza averne diritto oppure erano assunti al Comune come invalidi anche senza esserlo oppure i
liberi commercianti non pagavano le tasse. Negli anni 60, infatti, in virtù del patto Sociale, lo Stato
mamma dava soldi a tutti e chi non poteva prendere quei soldi era libero di non pagare le tasse.
L’impiegato pubblico era protetto con il suo stipendio, chi non lo era, era libero di evadere le tasse.
Questo patto sociale è poi andato in crisi a seguito di tutti i vincoli con l'Europa e l'economia
globalizzata.)
A fine anni 90 si cominciò a dire che la colpa dell’evasione fiscale era dovuta dallo Stato che era
organizzato in modo inefficiente; quindi, si comincia a parlare di privatizzazione. Lo Stato nella sua
gestione fiscale doveva essere privatizzato, cioè, bisognava privatizzare le funzioni tributarie.
Dal 1999 si decise di staccare gli uffici finanziari dallo Stato creando le Agenzie, che però non sono
private, sono pubbliche. Gli uffici e quindi anche gli impiegati non sono più impiegati dello Stato in
senso proprio, ma sono impiegati delle Agenzie. Quindi non si è realizzata la privatizzazione, ma è
stato distaccato l'Ufficio finanziario dal Ministero, creando le Agenzie.
(Anche i professori universitari non sono tecnicamente impiegati dello Stato, sono impiegati
dell'Università, che però è pubblica).
Distinguiamo:
Per esempio, la riscossione coattiva, cioè occuparsi di vendere all'asta la casa del contribuente che
non pagava, era un'attività che veniva svolta proprio dal privato, concessionario da parte dello Stato
si parlava di “concessionari della riscossione”.
Nell’antica Roma i pubblicani erano coloro che riscuotevano le tasse per lo Stato romano ed erano
dei privati concessionari del servizio di riscossione. Negli ultimi decenni ci si è accorti che
l'affidamento al privato della riscossione coattiva non funzionava, per cui c'è stato il fenomeno
opposto: oggi la riscossione è svolta sempre da un'Agenzia dello Stato, che si chiama Agenzia delle
Entrate e Riscossione, che però è pubblica. Pertanto, mentre prima era tutto svolto da un privato,
negli ultimi anni, attraverso un rapporto con la Monte Paschi di Siena, è stato trasformato in un ente
pubblico e oggi la riscossione è svolta da un'agenzia pubblica.
Quindi, trent'anni fa si parlava di privatizzare tutto, invece ad oggi è stato reso tutto pubblico, anche
ciò che già era privato.
Le Agenzie delle Entrate svolgono diverse attività, chiamate Attività (o Potestà o Funzioni)
Tributarie:
1. Attività di indirizzo
2. Attività conoscitiva è la più importante
3. Attività di accertamento
4. Attività di riscossione
5. Attività sanzionatoria
Le attività dello Stato in genere sono definite come attività discrezionali, ciò significa che
normalmente lo Stato quando svolge le sue attività sceglie, valuta gli interessi dei privati con gli
interessi pubblici. Quando lo Stato decide di fare un'autostrada decide quali terreni espropriare,
decide il percorso dell'autostrada e valuta gli interessi privati dei proprietari terrieri e l'interesse
pubblico a fare l'autostrada e fa delle scelte dette “discrezionali”.
Il cittadino ha dei limiti di tutela ma non più di tanto perché, se non c'è eccesso di potere,
espressione tipica del diritto pubblico, non può contestare.
Il privato può chiedere allo Stato una concessione per costruire un piano di sopra a casa sua e, nei
limiti delle regole generali, lo Stato può decidere di concederla dopo una serie di valutazioni. In
questo caso, il privato ha solo un interesse legittimo a che queste valutazioni siano fatte in modo
conforme.
Diversamente accade per le attività in materia tributaria. Le attività in materia tributaria sono attività
vincolate, non attività discrezionali.
Ad esempio, se io ho guadagnato 100 e l'aliquota che devo pagare è 30, lo Stato non deve fare
nessuna valutazione. Il funzionario dell'Agenzia delle Entrate non deve fare nessuna scelta fra
l’interesse mio di non pagare le tasse e l'interesse dello Stato di farmele pagare. Io devo per forza
pagare allo Stato il 30%, senza poter chiedere di pagarli in un altro momento, quindi si tratta di
un'attività vincolata.
“Nell’atto amministrativo vincolato la Pubblica Amministrazione (oggi Agenzia delle entrate) non ha
alcun margine di manovra; anzi è obbligata a intervenire nei modi previsti dalla legge, senza alcuna
valutazione dell'interesse pubblico e di quello dei privati che sono coinvolti dall’atto amministrativo”.
Nell’esempio di prima, se devo pagare 30 non posso proporre di pagare di meno, non posso
transigere sulla somma che devo pagare e lo Stato non può accettare un pagamento inferiore. Si
parla di indisponibilità dell'obbligazione tributaria.
È quell’attività con la quale gli uffici centrali indirizzano gli uffici periferici.
L’Agenzia delle Entrate è costruita su base gerarchica: noi abbiamo il grande Capo a Roma, un altro
capo in ciascun capoluogo di regione e poi gli uffici periferici distribuiti su tutto il territorio.
L'Agenzia delle Entrate deve essere organizzata e deve fare in modo che gli uffici, ovunque siano, si
comportino allo stesso modo, più o meno interpretino le norme allo stesso modo, esercitino i pochi
poteri discrezionali allo stesso modo, in generale svolgano le funzioni estimative, cioè stimare il
valore di un bene utilizzando criteri uguali.
Anche se gli uffici periferici sono distribuiti in tutto il territorio nazionale, Sardegna e Sicilia
compresa, è necessario che svolgano le loro funzioni in modo simile, se non uguale. Questa
esigenza di uniformità dei comportamenti interpretativi e competitivi, organizzativi viene rassicurata
con un'attività di indirizzo.
Attenzione, mentre fino all'anno scorso noi dicevamo che l'attività di indirizzo era rivolta
all'Amministrazione finanziaria e non era rivolta al contribuente, con lo Statuto dei diritti del
contribuente è stata introdotta l'attività di indirizzo al contribuente.
Con queste nuove norme dello Statuto, l'attività di indirizzo è rivolta al contribuente, si tratta di atti
che sono diretti contemporaneamente sia gli uffici periferici sia al contribuente.
Le circolari fino all'anno scorso erano rivolte agli uffici periferici, non era un supporto al contribuente,
era un supporto solo all’amministrazione ufficio periferico. Da quest'anno, per legge, l’attività di
indirizzo è rivolta non solo agli uffici ma anche al contribuente, per cui possiamo parlare di atti di
indirizzo interni ma con la consapevolezza che non sono più solo interni ma anche diretti all’esterno
perché l'Agenzia delle entrate fa consulenza giuridica al contribuente.
Gli atti di indirizzo interni, che ora non sono più solo interni, sono:
- le circolari
- le note
- le risoluzioni.
La risoluzione è quando un ufficio periferico pone una domanda all'ufficio centrale e questo
risponde. La risoluzione è, quindi, una risposta che l'ufficio centrale dà all'ufficio periferico (non è
supporto al contribuente), è un atto interno, quindi, giustamente, non è stata inserita nella norma
sulla consulenza giuridica.
La circolare, invece, è diretta ormai anche all'esterno. Nei cosiddetti atti di indirizzo interno la
circolare oggi non è più solo interna, mentre la risoluzione è sempre interna perché è una
risposta che l'ufficio centrale dà all'ufficio periferico.
Senza avere un punto di diritto, il dipendente deve rispettare la legge; quindi, se ritiene che la
circolare sia contraria alla legge non è tenuto a rispettarla.
Qualsiasi funzionario dell'Agenzia delle entrate rispetta al 100% la circolare che viene da Roma o da
Palermo, se ragioniamo in punto di diritto, poiché ciò che conta è la legge; quindi, il funzionario non
applica la circolare qualora la ritenga in violazione della legge.
Il soldato semplice deve ubbidire agli ordini del comandante ma, se il comandante gli dà degli ordini
che contrastano con i principi dell'umanità, anche il soldato semplice si deve rifiutare.
Lo stesso principio vale in materia tributaria; qualora il funzionario riceva dal grande capo l’ordine di
fare pagare il doppio delle tasse per un suo capriccio personale, il funzionario non è tenuto ad
obbedire alla circolare che viola la legge. Di fatto il funzionario è obbligato a rispettare la circolare,
altrimenti rischia un procedimento disciplinare, ma dovrà dimostrare che la circolare è contraria alla
legge.
Secondo Problema: cosa avviene se il funzionario compie un atto in contrasto con la circolare
(caso in cui essa non è in violazione della legge)?
Il contribuente può rivolgersi al giudice e dire che è stata violata la circolare? No, questo perché il
contribuente non è vincolato dalla circolare.
Per il contribuente, così come per il funzionario, l'unica cosa che conta è la legge; quindi, se la
circolare, se l'atto fatto dal funzionario, viola la circolare, non ha alcuna importanza. Il contribuente
non può ricorrere al giudice dicendo che è stata violata la circolare, può farlo solo nel caso in cui sia
stata violata la legge.
La violazione della circolare non comporta di per sé invalidità dell'atto tributario perché ciò che conta
è la legge, non la circolare. In materia tributaria, l’attività è vincolata e la circolare è irrilevante.
Terzo problema: si può ritoccare la circolare? Può il contribuente rivolgersi al giudice e impugnare
la circolare?
La risposta, fino all'anno scorso, era sicuramente no poiché la circolare era considerata come un
atto interno in cui il contribuente non è vincolato dalla circolare ma solo dalla legge. Oggi che la
circolare non è più solo interna ma, come abbiamo visto, è anche uno strumento di consulenza
giuridica che produce l’effetto dell'affidamento, qualche dubbio può esserci.
Il contribuente è vincolato solo dalla legge, perché dalla circolare riceve una consulenza giuridica,
un parere che non lo obbliga a seguirla.
(La circolare vincola il contribuente? (domanda di una collega). Oggi in Italia tutte queste circolari,
note e risoluzioni hanno creato un secondo ordinamento giuridico, un ordinamento giuridico
parallelo a quello approvato dal Parlamento che non vincola il contribuente ma, se non rispetti la
circolare dell'Agenzia delle Entrate, probabilmente la Guardia di finanza interverrà.)
Come già detto prima, le circolari sono atti di indirizzo interno perché rivolte agli uffici ma, da
quest'anno, sono degli atti di indirizzo esterni perché sono anche atti di consulenza giuridica rivolti al
contribuente. Le risoluzioni, invece, essendo risposte acquisite dall'ufficio, sono atti di indirizzo
interno.
Gli atti di indirizzo esterno, che non sono la consulenza giuridica, sono i Decreti Ministeriali, questi
ultimi sono regolamenti (sono fonti di diritto) e hanno contenuto normativo.
In materia tributaria e non solo, sono stati però individuati una serie di decreti ministeriali che, pur
avendo la forma di regolamento, non hanno contenuto normativo ma disciplinano il modo di essere,
il modo di agire della Pubblica Amministrazione.
I decreti ministeriali che rientrano tra gli atti di indirizzo esterno sono atti che hanno la forma di
regolamenti ma, in realtà, loro non hanno un contenuto normativo perché si limitano a regolare il
modo di agire dell'Agenzia delle Entrate. In qualche modo assomigliano alle circolari, ma sono sotto
forma di Decreto ministeriale.
Esempio: il decreto ministeriale che disciplina le modalità di sorteggio dei contribuenti da controllare.
L'agenzia delle entrate, quando decide se controllare un contribuente, può utilizzare il sistema del
sorteggio e c'è, a questo proposito, un decreto ministeriale che regola il suo comportamento. Con
questo decreto ministeriale vengono individuati i criteri con cui sorteggiare i contribuenti da
controllare.
Non è una norma di legge, anche se in qualche modo assomiglia alla circolare, poiché in questo
caso viene adottato lo strumento del regolamento, del decreto ministeriale, che ha una forma
regolamentare.
questo è il decreto che ha riorganizzato l’Amministrazione dello Stato, tutti i Ministeri compreso
quello dell’economia.
LE AGENZIE FISCALI
Il ministero determina annualmente gli sviluppi e le linee generali della politica fiscale tributaria dello
Stato italiano; il ministero e ciascuna agenzia, quindi ad esempio l'Agenzia delle entrate,
annualmente stipula una convenzione triennale nel quale sono indicati i servizi e gli obiettivi, le
direttive generali, le strategie per il miglioramento ecc.
Le attività di indirizzo sono le attività con le quali gli uffici centrali orientano gli uffici periferici e in più
fanno supporto ai contribuenti nell'interpretazione e applicazione delle norme, facendo riferimento
all'articolo 97 della Costituzione che recita:
“I pubblici uffici sono organizzati secondo le disposizioni di legge in modo che sia assicurato il buon
andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.”
Quindi, questo potere organizzativo e interpretativo delle Agenzie e del Ministero discendono
dall'articolo 97 della Costituzione.
Il professore riassume il contenuto della lezione:
Abbiamo trattato gli atti di indirizzo interno che sono le circolari e le risoluzioni e abbiamo visto che
in realtà ormai le circolari non sono solo interne ma anche consulenza giuridica; mentre le risoluzioni
non c'è dubbio che sono solo delle risposte agli uffici;
1. Obbligo di rispettare le circolari da parte del funzionario quando sono contro la legge e abbiamo
detto come il funzionario in astratto se una circolare è contro la legge non deve rispettarla ma di
fatto si adeguerà.
2. Se un funzionario viola la circolare (magari senza saperlo), il contribuente non può impugnare
l'atto che viola le direttive di questi atti di indirizzo generale perché sarebbe un eccesso di potere.
L’eccesso di potere ci può essere quando c'è attività discrezionale ma, poiché in questo ambito
l’attività è vincolata, non ci può essere eccesso di potere. La circolare non ci vincola, solo la legge ci
vincola; quindi, non possiamo impugnare gli atti per violazione della circolare.
3. le circolari non sono impugnabili perché manca l'interesse ad agire, perché il contribuente non è
vincolato dalla circolare ma solo dalla legge. Poiché, però, ad oggi, la circolare è anche consulenza
giuridica, qualche dubbio potrebbe venire.
Lezione 8
Attività conoscitiva
Domande molto probabili all’esame:
1. attività di indirizzo;
2. attività conoscitiva;
3. attività di accertamento;
4. attività di riscossione;
5. attività sanzionatoria.
cos’è l’attività conoscitiva o potestà conoscitiva?
È quell’attività con la quale l’agenzia delle entrate (AgE) o anche il comune a seconda
dei tributi, acquisisce le informazioni fiscalmente rilevanti relative a ciascun contribuente.
“Violazione” di domicilio.
Sotto quest'aspetto ha una sua valenza l'art. 14 della costituzione, che ci dice che il
domicilio è inviolabile, però ci dice anche, nel terzo comma, che gli accertamenti a fini
fiscali sono regolati da leggi speciali.
Quindi, l'attività conoscitiva, il più delle volte, comporta anche una "violazione" di domicilio,
ma ciò può essere fatto purché sia regolato da leggi. La stessa Costituzione prevede che
le verifiche fiscali possano essere eseguite purché previste dalla legge, ed è evidente che
quest’ultima deve garantire la tutela dell'attività (ossia la privacy). C’è, pertanto, un
problema della riservatezza del contribuente, che è una questione che sta diventando di
particolare attualità grazie (o per colpa) dell’IA.
Già dal 2016 l’AgE ha degli ottimi Software che con un semplice click vanno a raccogliere
(anche sui social) informazioni sul contribuente. Per esempio, un contribuente che si fa
sempre vedere con macchine e barche e poi non presenta la dichiarazione dei redditi
rischia qualcosina.
Certo, da un lato l’IA è un ottimo strumento poiché ci permette di rilevare le posizioni di
rischio fiscale, allo stesso tempo però l’AgE raccoglie una marea di informazioni
personali. Difatti, c’è il rischio che qualcuno che ha accesso a queste banche-dati possa
utilizzare queste informazioni per altri fini (il cosiddetto dossieraggio).
Quali sono gli strumenti che l’AgE utilizza maggiormente per l’attività conoscitiva?
Nell’ambito dei suoi poteri o potestà conoscitive gli uffici delle imposte possono:
Pseudonimizzazione
Uno dei sistemi per tutelare la privacy è la pseudonimizzazione. Cioè, l’IA sintetizza i dati
del contribuente e gli attribuisce un codice cifrato, che non è il codice fiscale, è un codice
a parte per cui il funzionario che poi clicca invio, non conosce la titolarità di quei dati, non
sa a chi si riferiscono. Se successivamente, il funzionario ritiene che quei dati siano
particolarmente rilevanti da consentire e procedere con l’attività di accertamento, al
recupero dell’evasione fiscale, allora questo ha la facoltà di togliere il codice cifrato e far
emergere il nome e cognome del contribuente.
Lezione 9
ATTIVITÀ DI ACCREDITAMENTO
(non sarà una domanda generica ma si dividerà in sotto-argomenti e verranno effettuate domande
specifiche, si tratta di uno degli argomenti principali)
Si dice che sia una determinazione autoritativa poiché è IMPERATIVA, ovvero il fisco può dare
esecuzione senza ordine del giudice, inoltre essa diventa definitiva se non viene contestata nei modi
e nei termini di legge.
- Come avviene?
Il contribuente riceve un avviso di accertamento, attraverso la pec oppure direttamente in formato
cartaceo per posta, il soggetto interessato qualora non fosse d’accordo con esso ha la possibilità di
contestarlo attraverso l’impugnazione entro 60 giorni. Se dovessero essere sforati i tempi, o i modi
dovessero non essere corretti, questa determinazione diventerebbe INCONTESTABILE, anche se
sbagliata, e sarò quindi costretto a pagare data l’autoritatività dell’agenzia delle entrate, la quale
ricordiamo gode di pubblico potere quindi imperatività.
Essendo, appunto, un’attività autoritativa lo stato interverrebbe in vari modi, per esempio potrebbe
espropriare la casa di un soggetto senza sentenza del giudice dato che questa determinazione è
data da una pubblica autorità, ovvero l’agenzia delle entrate.
Ciò sembra solo un dibattito teorico ma in verità ha una certa rilevanza pratica:
Esempio: vado dal giudice e impugno l’avviso di accertamento; se esso fosse un patto dichiarativo
chiederei al giudice di accertare che l’obbligazione non esista, qualora fosse visto come un atto
costitutivo allora chiederei al giudice di annullare direttamente l’avviso di accertamento, quindi una
tutela di annullamento.
In entrambi i casi, l’ufficio informa il contribuente mediante un avviso firmato dal responsabile
dell’ufficio. Questo avviso viene notificato tramite PEC o per mezzo di un ufficiale giudiziario.
Una volta ricevuto l’avviso, il contribuente non può più sostenere di non essere a
conoscenza del tributo.
Deve recare informazioni dell’imponibile o degli imponibili accertarti, della aliquota applicata e delle
imposte liquidate, inoltre tutto deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni
giuridiche che l’hanno determinato.
È spiegata la ragione di fatto e le norme giuridiche del perché devo pagare quella determinata
somma, ciò è un obbligo per le autorità. Un tempo l’obbligo informativo non era presente e inoltre
l’accertamento diveniva nullo se non motivato.
L’articolo 7 dello statuto dei diritti del contribuente norma proprio questo principio, il quale sostiene
che gli atti dell’amministrazione finanziaria devono essere motivati, pena l’annullabilità.
Un’altra tutela al contribuente è rappresentata dal fatto che gli avvisi di accertamento devono essere
notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione
della dichiarazione dei redditi.
POTERE DI AUTOTUTELA
(Argomento completamente cambiato, riprende la norma inserita nello statuto dei diritti del
contribuente a fine 2023)
1. autotutela obbligatoria
2. autotutela facoltativa
Si può banalmente dire, invece, che in tutti gli altri casi si tratta di autotutela facoltativa, ovviamente
a patto che l’atto risulti effettivamente illegittimo. Si verifica, quindi, quando l’amministrazione
finanziaria decide di annullare o rettificare un proprio atto impositivo, senza essere obbligata da una
legge o da un provvedimento giudiziario, ma solo per il riconoscimento di un errore.
(In sede di esame basta ricordare che il divieto di autotutela è oggi impugnabile, il resto è
facoltativo)
CONTRADDITTORIO ENDOPROCEDIMENTALE
Il contraddittorio è un obbligo di confronto tra l’agenzia delle entrate e il contribuente, prima che
l’ufficio emetta una decisione.
Esempio: io sono un contribuente che deve impugnare entro 60 giorni un avviso di accertamento, se
esso fosse sbagliato per noi rappresenterebbe un grosso danno. Inoltre, in 5 anni la vita di una
persona può cambiare radicalmente e possono, ad esempio, essere considerate parti di reddito non
più possedute; quindi, negli anni si è affermato il principio del contraddittorio, ovvero
l’amministrazione prima di emettere l’avviso di accertamento, o altri atti, deve instaurare un
contraddittorio con il contribuente, quindi confrontarsi con lui, pena l’annullabilità dell’atto.
Vi sono anche casi in cui ciò non è necessario, come per gli atti automatizzati.
Il contraddittorio endoprocedimentale è stato introdotto con l’Articolo 6 bis dello statuto dei diritti del
contribuente, nel 2024.
ACCERTAMENTO CATASTALE
1. Qualificazione: tutti i terreni e tutte le case vengono ripartiti per qualità o categorie, ad esempio i
terreni possono essere divisi in agrumeti, mandorleti ecc oppure le case possono essere classificate
come case di lusso, case popolari ecc.
2. Classificazione: le proprietà si dividono in classi che vanno dalla prima classe alla classe quinta.
esempio: la zona di una casa può cambiare il proprio valore.
3. Tariffe d’estimo: per ogni qualità e classe l’ufficio determina il reddito medio ordinario per metro
quadro, o altra unità di misura.
4. Classamento: assegnazione di una classificazione o categoria ad un determinato bene o oggetto, in
base a caratteristiche specifiche. Atto che riguarda la singola casa e il singolo terreno, il fisco ad
esempio sostiene che possiedo una casa qualificata e classificata come di lusso e di classe 4,
procedendo poi al calcolo del reddito.
Esempio: poniamo di analizzare direttamente e specificatamente la casa del signor Ferdinando
Fazzino, il quale possiede una casa di classe 5 di 130 mq, il calcolo diventa praticamente
matematico e si ottiene il reddito della specifica casa.
Il cliente che riceve il classamento ha la possibilità di tutelarsi impugnando davanti al TAR degli atti
generali, ad esempio la tariffa d’estimo è proprio un atto generale. Se voglio contestare il
classamento invece lo impugno davanti al giudice tributario.
Lezione 10
Sia l'IRPEF che l'IRES tassano i redditi prodotti dai contribuenti e sono queste sei
categorie che poi analizzeremo attentamente nel futuro.
a) redditi fondiari;
b) redditi di capitale;
c) redditi di lavoro dipendente;
d) redditi di lavoro autonomo;
e) redditi di impresa;
f) redditi diversi.
Il contribuente annualmente presenta una dichiarazione dei redditi nella quale inserisce
tutte queste voci di reddito.
Si tratta di una dichiarazione unica, nel senso che non presento una dichiarazione per i
redditi fondiari e una per i redditi di capitale, ma presento una unica dichiarazione in cui
inserisco tutti i redditi e quindi tutte le voci reddituali
La prima distinzione nell'ambito delle attività di accertamento è tra:
“L'ufficio delle imposte procede alla rettifica delle dichiarazioni presentate dalle persone
fisiche quando il reddito complessivo dichiarato risulta inferiore a quello effettivo o non
sussistono o non spettano, in tutto o in parte, le deduzioni dal reddito o le detrazioni
d'imposta indicate nella dichiarazione.”
Presuppone la conoscenza della fonte. La rettifica deve essere fatta con un unico atto.
Esempio: Io presento una dichiarazione dei redditi, dichiaro 50 euro di reddito fondiario,
ma invece ne dovevo dichiarare 100, dichiaro 500 euro di reddito di lavoro dipendente,
invece ne dovevo dichiarare 5.000. E allora l'ufficio analiticamente mi rettifica punto per
punto, voce per voce, i redditi che ho indicato nella dichiarazione dei redditi.
Quindi mi dice no, tu dovevi mettere 100 invece di 50, ecc…
Non indicare la fonte del reddito significa non dovere dimostrare come le hai guadagnati.
L’ultima parte della norma è quella modificata recentemente, da cui deriva che
l'accertamento sintetico da oggi ha un campo di applicazione più ridotto, ma forse reggerà
meglio alla prova della giurisprudenza, dal momento che finora almeno il 99% degli
accertamenti sintetici che venivano notificati poi finivano con l'annullamento da parte del
giudice.
Questo fa sì che di fatto, secondo notizie giornalistiche, bene o male ogni anno non
dovrebbero fare più di un migliaio di accertamenti sintetici.
I. il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello
stesso periodo di imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte o,
comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile ovvero da
parte di soggetti diversi dal contribuente; (Es: soldi dell’amante)
II. le spese attribuite hanno un diverso ammontare; (Es. la Ferrari mi è costata meno
di quanto è stato ipotizzato)
III. la quota di risparmio utilizzata per consumi ed investimenti si è formata nel corso
degli anni precedenti.
Accertamento sintetico induttivo: nel caso in cui le scritture contabili siano del tutto
inattendibili, o addirittura inesistenti; le irregolarità formali delle scritture contabili
risultanti dal verbale di ispezione sono così gravi, numerose e ripetute da rendere
inattendibili nel loro complesso le scritture stesse per mancanza delle garanzie
proprie di una contabilità sistematica. Il che ci permette di ricorrere a presunzioni,
anche semplicissime (possono anche non essere gravi, precise e concordanti). In
quest’ultimo caso nella pratica è il fisco che decide il reddito dell’impresa,
basandosi sul reddito medio di un’impresa simile in quel determinato settore.
Lo posso fare solo sulla base della sopravvenuta conoscenza di elementi nuovi.
Elementi nuovi:
- Prima teoria: un elemento nuovo è un elemento, una voce, un dato non conosciuto
né conoscibile al momento del primo accertamento. (Teoria più favorevole al
contribuente perché restringe molto il campo di applicazione)
- Seconda teoria: elementi nuovi sono elementi non utilizzati nel precedente
accertamento, quindi elementi che io, agenzia delle entrate, potevo anche
conoscere, ma che non ho utilizzato nel precedente accertamento. (Teoria più
favorevole all’agenzia delle entrate)
UNICITÀ DELL’ACCERTAMENTO (nuova norma)
Art. 9 bis Statuto
“Salvo che specifiche disposizioni prevedano diversamente e ferma l'emendabilità di vizi
formali e procedurali, il contribuente ha diritto a che l'amministrazione finanziaria eserciti
l'azione accertativa relativamente a ciascun tributo una sola volta per ogni periodo
d'imposta.”
Naturalmente però, perché lo dicono le norme, prima può fare uno o più accertamenti
parziali, dopo può fare uno o più accertamenti integrativi e modificativi, ma per il resto può
fare un unico accertamento complessivo.
È un software molto evoluto. Si inseriscono tutti i dati della mia attività di notaio, per
esempio, e viene attribuita una pagella che va da 1 a 10, in base ai ricavi e ai compensi
dichiarati dall'impresa e dal lavoratore autonomo. (per essere più precisi, da 8 a 10, sei
stato bravo, da 6 e 7, così e così, da 1 a 5, sei un disastro)
Importante: “gli indici sintetici di affidabilità non hanno una funzione di accertamento, cioè
il fisco non può determinare il reddito in base a questi indici. Il fisco, con questi indici si
limita a fornire una pagella. Poi è chiaro che attraverso questa pagella il fisco capisce quali
imprenditori e professionisti andare a controllare e quali imprenditori o professionisti
invece non andare a controllare se non occasionalmente”
“Per i periodi d'imposta per i quali trovano applicazione gli indici, i contribuenti interessati
possono indicare nelle dichiarazioni fiscali ulteriori componenti positivi, non risultanti dalle
scritture contabili, rilevanti per la determinazione della base imponibile ai fini delle imposte
sui redditi, per migliorare il proprio profilo di affidabilità”
(In pratica i contribuenti che hanno un voto basso possono pagare soldi in più per
aumentare il proprio voto e quindi avere un grado di affidabilità maggiore, ma non è
obbligatorio)
Come abbiamo visto, esistono diversi tipi di accertamenti (catastale, sintetico, analitico
contabile, parziale integrativo, analitico induttivo, antielusivo), i quali sono atti unilaterali in
quanto sottoscritti solo dal capo dell’ufficio.
Accertamento con adesione
Decreto legislativo 218 del 1997
Schema d’atto
Di questo atto si è sempre discusso se è o meno una transazione.
Art.1965-> “La transazione è un contratto con cui le parti, facendosi reciproche concessioni,
pongono fine a una lite già cominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro.”
Può l’agenzia delle entrate fare una transazione? Può l’agenzia delle entrate esercitare i
suoi poteri autoritativi in modo consensuale? Può l’accertamento con adesione essere
considerato una forma di transazione in cui ci si fanno reciproche concessioni?
Ai sensi di legge NO. L’agenzia non può ridurre la pretesa a suo piacimento. C’è sì una
riduzione delle sanzioni ma è la legge a stabilirlo. Non è una transazione, ma due atti
unilaterali.
In diritto tributario esiste solo un caso di transazione: nell’ambito della legge fallimentare
(crisi dell’impresa). Il debitore può proporre il pagamento parziale dei tributi (solo perché
l’impresa è in crisi).
È un accordo che l’agenzia propone al contribuente sulla base degli indici sintetici di
affidabilità, anche mediante l’utilizzo delle reti telematiche. Se quest’ultimo aderisce, deve
pagare quanto stabilito nella proposta formulata dall’agenzia. Tuttavia, non è un contratto,
non è un accordo, perché il contribuente può solo scegliere di aderire alla somma che i
programmi informatici formulano.
ACCERTAMENTO ANTIELUSIVO -> è l’abuso del diritto (se lo chiede all’esame dici
questo)
Liquidazione e controllo formale della dichiarazione
La riscossione è quella attività con la quale si raccoglie il tributo, sia spontaneamente sia e
soprattutto coattivamente (quando il contribuente non paga spontaneamente). La
riscossione coattiva viene normalmente fatta attraverso il ruolo, l’elenco delle somme non
pagate, e la cartella di pagamento, che è l’atto con il quale si chiede al contribuente di
pagare.
Art.36 bis-> liquidazione della dichiarazione
Entrambi gli articoli sono forme di accertamento che vengono però formalizzate con una
cartella di pagamento. In determinati se il contribuente non paga il contributo riceve
direttamente la cartella di pagamento (è una procedura che sta a cavallo tra l’attività di
accertamento e riscossione).
La somma dovuta non viene subito iscritta a ruolo; quello che arriva è la cosiddetta
comunicazione dell’esito della procedura (una sorta di contraddittorio) al contribuente. Il
contribuente, poi, presenta la documentazione attraverso il suo commercialista: se la
documentazione che presenta non è corretta, avviene l’iscrizione al ruolo.
Evasione da riscossione
L’evasione da riscossione accade quando una persona o un'azienda non paga le imposte
(come l'IVA, le tasse sul reddito, le tasse locali) anche se sono obbligati a farlo. Questo
può succedere in vari modi, ad esempio non dichiarando correttamente i propri redditi,
nascondendo una parte dei guadagni o rifiutando di pagare quando riceve una richiesta di
pagamento.
La rottamazione è un termine che si riferisce a un'opzione offerta dallo Stato italiano per
permettere a chi ha debiti fiscali (tasse, multe, contributi) di pagare in modo agevolato,
ossia con delle riduzioni o senza interessi e sanzioni.
In pratica, è una sorta di "sconto" sui debiti accumulati con il fisco, che consente di
estinguerli a condizioni più favorevoli, pagando solo la parte principale (capitale) e, in
alcuni casi, senza le penalizzazioni che normalmente si applicano su ritardi e
inadempienze
Lezione 12
LA RISCOSSIONE DEI TRIBUTI
I versamenti diretti sono obbligatori per i titolari di partita IVA e per i contribuenti che hanno
presentato determinate dichiarazioni.
La ritenuta diretta, invece, riguarda i dipendenti pubblici; lo Stato trattiene direttamente una
parte delle imposte sui redditi erogati.
Questo elenco viene trasmesso all’Agenzia delle Entrate Riscossione (il concessionario)
che emette e notifica ai singoli contribuenti una cartella di pagamento.
Quindi l’agenzia delle Entrate Riscossione, sulla base del titolo esecutivo costituito
dall’avviso di accertamento impoesattivo o esecutivo, e ora anche dall’avviso di
liquidazione per i tributi che lo prevedono, può procedere direttamente all’espropriazione
forzata senza la necessità di notificare previamente una cartella di pagamento. Questo
avviene applicando gli stessi poteri, facoltà e modalità previsti per i procedimenti basati sul
ruolo.
Dal 2010, l’accertamento esecutivo emesso dall’agenzia delle entrate ai fini delle imposte
sui redditi (IRIS IRPEF IVA) è stato esteso progressivamente a tutti i tributi, incluse le
imposte di registro, successioni e donazioni. Anche gli avvisi di liquidazione possono
assumere natura esecutiva.
In quest’ultimo caso, si procede con una riscossione frazionata e quindi viene riscossa una
quota frazionata del tributo dovuto. Tuttavia, in presenza di un concreto pericolo per la
riscossione, si può procedere al RUOLO a titolo STRAORDINARIO, richiedendo il
pagamento dell’intero importo.
Infine, per venire incontro ai contribuenti in difficoltà economiche, sono previste misure di
agevolazione come la possibilità di richiedere dilazioni nei pagamenti.
Lezione 13
DOMANDE ESAMI:
Esempio:
Se io devo dichiarare 100 euro e pagare 50 euro, ma non effettuo il pagamento, se il fisco
scopre l'evasione e mi richiede soltanto i 50 euro non versati, nessuno di noi avrebbe
incentivi a pagare i tributi dovuti. Difatti, esiste una sanzione che impone di versare una
somma aggiuntiva, ovvero una percentuale in più rispetto all'importo evaso questo
viene fatto per evitare l'evasione fiscale.
La sanzione ha, quindi, una funzione dissuasiva, serve a dissuadere dall’evadere.
Esempio: se lo Stato avesse ricevuto i 100.000 euro di tasse cinque anni fa, anziché oggi,
potrebbe averli utilizzati per finanziare una sala operatoria o altre infrastrutture vitali. In
questo senso, la sanzione non solo punisce l’evasore, ma ha anche lo scopo di
compensare il danno subito dallo Stato per la mancata entrata fiscale in un momento in cui
quei fondi erano necessari.
In seguito una funziona afflittiva, ti punisco.
La funzione afflittiva delle sanzioni si riferisce all'aspetto punitivo della sanzione stessa. In
altre parole, quando una persona evade le tasse o commette un'infrazione, la sanzione
imposta ha lo scopo di infliggere un danno economico aggiuntivo, come punizione per il
comportamento illecito.
Disciplina di base
Decreto legislativo n^ 472 (18 dicembre 1997)
Art.2 - comma 2
- Principio di personalità
Tale norma, in riferimento alle società, è mutata nel tempo poiché prima, ad esempio, se la
violazione veniva commessa dalla società ne rispondeva anche la persona fisica, ora non
più.
A questo proposito facciamo riferimento al comma 2-bis che cita: la sanzione pecuniaria
relativa al rapporto tributario proprio di società o enti è esclusivamente a carico della
società o ente.
Art. 2 - comma 3
La somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi.
Art. 2 - comma 4
I limiti minimi e massimi e la misura della sanzione fissa possono essere aggiornati ogni
tre anni.
Art. 3 - comma 1
- Principio di legalità e riserva assoluta di legge (le sanzioni vanno previste dalla
legge, non dai regolamenti)
Nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore
prima della commissione della violazione. La legge deve essere in vigore al momento in
cui commetto la violazione.
Art. 3 - comma 2
Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un
fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile.
Esempio: se oggi commetto un'azione per la quale dovrei essere sanzionato, ma
successivamente quella legge viene abrogata, la sanzione non può più essere applicata.
Se la sanzione non è abrogata ma semplicemente ridotta si applicherà la legge più
favorevole.
Art. 4 - comma 1
- Principio di imputabilità
Non può essere assoggettato a sanzione chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non
aveva, in base ai criteri indicati nel codice penale, la capacità di intendere e di volere.
Art. 5 - comma 1
- Principio di colpevolezza
Ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa
dolosa o colposa.
Art. 5 - comma 4
Quindi, è doloso quando c’è l’intenzione di arrecare pregiudizio all’attività di controllo del
fisco
Art. 5 - comma 3
Riassumendo, per essere puniti bisogna essere capaci di intendere e di volere e poi
bisogna essere colpevoli (l’azione deve essere compiuta con dolo o colpa)
Art. 5 - comma 5
Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore (forza alla quale non si può
resistere)
In diritto tributario la forza maggiore non giustifica il non pagamento delle tasse, giustifica
solo la non applicazione della sanzione.
Talvolta la forza maggiore potrebbe anche giustificare il mancato pagamento del tributo
(es. non si hanno i soldi per pagare le tasse).
Al dí la, però, di quello che le singole leggi speciali possono prevedere, il principio è che le
tasse vanno sempre e comunque pagate.
Art. 5 - comma 7
Questa norma da un lato è giusta, dall’altro presenta un problema, ovvero che in questo
modo si dà un potere particolarmente forte alle circolari che diventano vincolanti e
“retroattive”.
Rafforza, pertanto, l’idea di esistenza del diritto burocratico fiscale, ovvero c’è un
ordinamento parallelo fatto di norme che non sono approvate dal parlamento ma dalle
circolari, che spesso prevalgono su quelle approvate dal parlamento (non retroattive).
Art. 7
La determinazione della sanzione è effettuata in ragione del principio di proporzionalità.
Nella determinazione della sanzione si ha riguardo alla gravità della violazione desunta
anche dalla condotta dell'agente, all'opera da lui svolta per l'eliminazione o l'attenuazione
delle conseguenze, nonché alla sua personalità e alle condizioni economiche e sociali.
Quando devo decidere l'entità della sanzione l'Agenzia delle Entrate dovrà considerare la
gravità della violazione, la condotta del contribuente (colpa grave o lieve), la sua
personalità, le condizioni economiche e sociali, e i suoi precedenti fiscali.
In riferimento alla proporzionalità, la disciplina della violazione è improntata ai principi di
proporzionalità, ovvero la sanzione deve essere proporzionata al fatto commesso.
Il professore sottolinea che, una volta stabiliti i limiti minimo e massimo della sanzione, il
principio di proporzionalità perde parte del suo significato operativo. Infatti, il principio di
proporzionalità funge da guida per il legislatore nella definizione della sanzione, affinché
questa sia commisurata alla gravità della violazione. Tuttavia, una volta che i limiti sono
stati definiti, non aggiunge nulla di significativo nella valutazione della condotta del
trasgressore.
In altre parole, la "proporzionalità" come principio di riferimento è utile solo nel momento in
cui il legislatore stabilisce i parametri per le sanzioni. Una volta che questi parametri (limite
minimo e massimo) sono stati fissati, la determinazione della sanzione si limita a scegliere
un valore all'interno di quel range, senza bisogno di ulteriori considerazioni sulla
proporzionalità, che risulta implicita nella stessa definizione dei limiti.
Art.8 - comma 1
Art. 14 - comma 1
L'ufficio o l'ente notifica atto di contestazione, con indicazione, a pena di nullita, dei fatto
attributi al trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che
ritiene di seguire per la determinazione delle sanzioni e della loro entità.
Procedimento generale
Procedimenti speciali
L’iscrizione a ruolo può avvenire nei casi citati agli art.36bis e ter relativi rispettivamente al
controllo automatizzato e al controllo formale delle dichiarazioni.
In quel ruolo, che ci verrà notificato attraverso la cartella di pagamento, il fisco chiederà
non solo l’imposta da pagare ma anche la sanzione.
Lezione 14
CONTENZIOSO TRIBUTARIO
DPR 546/1992
Prima dell'introduzione del DPR 546/1992, i giudici tributari erano costituiti principalmente
da giudici ordinari (che esercitavano il loro ruolo come incarico secondario) o da funzionari
delle Agenzie delle Entrate (anche loro operanti in qualità di giudici non professionisti).
Questi giudici erano detti “non togati”.
Il cambiamento riguarda anche l’accesso alla professione di magistrato tributario, che ora
può essere ottenuto da laureati in Economia Aziendale con un percorso magistrale di 5
anni, oltre a laureati in giurisprudenza.
Questa trasformazione implica che i giudici tributari non sono più "aggiunti" o non
professionisti, ma veri e propri magistrati con piena competenza e specifica formazione. In
futuro, quindi, non si avrà più la figura del "giudice non togato" nel sistema tributario
italiano.
(Questo giudice tributario di cosa si occupa? Oggetto del giudizio tributario o giurisdizione
del giudice tributario, limiti interni ed esterni del giudice tributario o atti impugnabili) ->
Possibile formulazione domanda d’esami
L'oggetto della giurisdizione tributaria è definito in maniera ampia nell'articolo 2, comma 1,
del DPR 546/1992. Esso stabilisce che:
Il primo limite esterno riguarda la fase di esecuzione forzata successiva alla notifica della
cartella di pagamento o dell'avviso di mora. In questa fase, il giudice tributario non ha
competenza, poiché la giurisdizione tributaria si concentra solo sulla legittimità degli atti
tributari e non sul procedimento esecutivo. L'esecuzione forzata, che può includere
l'espropriazione dei beni del contribuente, è di competenza del giudice ordinario.
Questo significa che, una volta notificata la cartella esattoriale e avviata la fase di
esecuzione, qualsiasi controversia sull'espropriazione dei beni o sul recupero coattivo del
credito fiscale deve essere trattata dal giudice ordinario, non dal giudice tributario.
Il secondo limite esterno riguarda la tipologia di atti impugnabili. Gli atti generali che
abbiano una natura tributaria (come per esempio leggi, regolamenti, decreti o
provvedimenti normativi di carattere generale), anche se trattano di materie tributarie,
devono essere impugnati davanti al giudice amministrativo, e non davanti al giudice
tributario.
Atti generali: provvedimenti normativi generali, come leggi o decreti, che riguardano
l'ordinamento tributario ma non sono destinati a singoli contribuenti. Questi atti sono
impugnabili davanti al giudice amministrativo.
Pertanto, anche se gli atti generali possono avere implicazioni fiscali, la giurisdizione
tributaria non si occupa di impugnare atti generali o normativi. La competenza in tal caso è
riservata al giudice amministrativo (Art. 7, comma 5, DPR 546/1992).
Comma 5 art 7
Gli atti generali non sono solo annullabili dal giudice amministrativo, ma disapplicabili
e tutti gli atti che sono contenuti nell’elenco dell’articolo 19. (sempre atti individuali):
a) L’avviso di accertamento
b) L’avviso di liquidazione
c) Il provvedimento che irroga le sanzioni
d) Il ruolo e la cartella di pagamento
e) L’avviso di mora
f) Gli atti relativi alle operazioni catastali
g) L’istanza di autotutela
Dinanzi al giudice non posso chiedere ad esempio se verificare se devo pagare questo?
Qui no. Posso andare dal giudice tributario solo se ho ricevuto uno di questi atti e lo voglio
impugnare. Io contribuente per poter rivolgermi al giudice tributario che oggi si chiama
corte di giustizia tributaria devo ricevere la notificazione di uno di questi atti.
Questa impugnazione va fatta entro 60gg dalla notificazione, altrimenti l’atto diventa
definitivo. L’ELENCO È TASSATIVO E NON ESEMPLIFICATIVO
- Quando impugno, cosa chiedo? Di annullare il mio atto o di accertare che non devo
pagare il tributo? Vado a fare il giudizio di impugnazione merito o di accertazione
annullamento?
Assistenza tecnica: Posso io contribuente ricorrere da solo? No, tranne per le controversie
fino a 3.000 euro. Per le controversie che superano i 3.000 euro di valore devo essere
assistito da un difensore abilitato. Questo difensore non sono solo gli avvocati, ma anche i
dottori commercialisti e i consulenti del lavoro.
ART.23 - COSTITUZIONE IN GIUDIZIO DELLA PARTE RESISTENTE
L’amministrazione finanziaria che ha ricevuto questo ricorso, entro altri 60gg deposita le
sue contro deduzioni.
ART 33. La controversia è trattata in camera di consiglio salvo che almeno una delle parti
non chieda la discussione in pubblica udienza, in presenza o da remoto.
Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al giudice di appello e poi la sentenza del
giudice di appello può essere impugnata dinanzi alla cassazione.
Lezione 15
CONCILIAZIONE GIUDIZIALE
La conciliazione giudiziale, come suggerisce il termine stesso, si basa sul raggiungimento
di un accordo tra le parti coinvolte in una controversia tributaria, finalizzato all’estinzione
del processo. Si tratta di una modalità che consente di concludere il giudizio attraverso
un’intesa che obbliga il contribuente a corrispondere l’importo concordato, eliminando così
il contenzioso. Tale accordo può avvenire in diversi momenti e modalità: prima
dell’udienza, durante l’udienza o su proposta della stessa Corte di giustizia tributaria.
Modalità di conciliazione
1. Fuori udienza:
Prima dello svolgimento dell’udienza, le parti - solitamente l’Agenzia delle Entrate e
il contribuente - possono decidere di raggiungere un accordo conciliativo autonomo.
Questo processo si concretizza con la presentazione di un’istanza alla Corte
tributaria, che successivamente emette una sentenza di estinzione del giudizio. La
conciliazione diviene efficace nel momento in cui entrambe le parti sottoscrivono
l’accordo, il quale viene poi prodotto dinanzi al giudice. In questa fase, il giudice
sospende il giudizio e, se l’intesa è accettata, dichiara la cessazione della materia
del contendere.
L’accordo può riguardare la definizione totale o parziale della controversia e
rappresenta una soluzione vantaggiosa per evitare lunghi iter processuali.
2. In udienza:
Durante l’udienza, ciascuna parte può presentare un’istanza di conciliazione. In
questo caso, il giudice, valutata l’ammissibilità della richiesta, può invitare le parti a
negoziare. Qualora l’intesa venga raggiunta, il procedimento si conclude con la
redazione di un verbale, che formalizza l’accordo e determina l’estinzione del
giudizio. Il verbale ha valore giuridico e vincola il contribuente al pagamento degli
importi concordati.
È importante sottolineare che anche la conciliazione in udienza può essere
parziale, permettendo alle parti di risolvere solo alcune delle questioni in
contestazione.
3. Su proposta della Corte di giustizia tributaria:
In alcuni casi, è la stessa Corte che, tenendo conto dell’oggetto del giudizio e dei
precedenti giurisprudenziali, formula una proposta conciliativa. Le parti, se
concordano, sottoscrivono il processo verbale, che sancisce la conclusione del
giudizio. Questa modalità evidenzia il ruolo proattivo della Corte nel favorire la
risoluzione delle controversie, mantenendo un equilibrio tra le posizioni delle parti.
Conciliazione e transazione: una distinzione importante
Il giudice tributario, nel rispetto dei limiti stabiliti dalle parti, può compiere una serie di
attività volte a integrare e verificare gli elementi di prova presentati. Tali poteri includono:
1. Accesso e acquisizione di informazioni:
Il giudice può accedere a dati, documenti e informazioni detenute dagli uffici
finanziari o dagli enti locali, esercitando gli stessi poteri conoscitivi attribuiti
all’Agenzia delle Entrate. Questo gli consente di ottenere una visione chiara e
completa dei fatti dedotti in giudizio.
2. Richiesta di consulenze tecniche:
Nei casi in cui siano necessarie competenze particolarmente specifiche o tecniche,
il giudice può richiedere relazioni a organi dello Stato, come la Guardia di Finanza o
altri uffici competenti. Queste relazioni, tuttavia, devono riguardare esclusivamente i
fatti già dedotti dalle parti, senza espandere arbitrariamente l’oggetto del giudizio.
Inoltre, il giudice può nominare consulenti tecnici per verificare i documenti e le
prove fornite, sempre nei limiti di quanto dedotto in giudizio.
3. Limitazioni alla prova testimoniale:
Sebbene la prova testimoniale fosse tradizionalmente esclusa dal processo
tributario, oggi è ammessa in forma scritta, come previsto dall’articolo 257-bis del
Codice di procedura civile. In questo contesto, i testimoni rispondono per iscritto ai
quesiti posti e, se le risposte risultano insufficienti, possono essere ascoltati
direttamente dal giudice. Al contrario, non è consentito il giuramento del
contribuente. Questa evoluzione normativa riflette il carattere prevalentemente
documentale del processo tributario, dove la prova scritta ha un ruolo
predominante.
IL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA
Il giudizio di ottemperanza, disciplinato dall’articolo 69-bis del decreto legislativo sul
processo tributario, rappresenta uno strumento fondamentale per garantire l’esecuzione
delle sentenze emesse dalla Corte di giustizia tributaria. Esso è concepito per tutelare il
contribuente quando l’amministrazione finanziaria, pur essendo stata condannata al
rimborso di somme o all’adempimento di obblighi specifici, non ottempera
spontaneamente alla decisione giudiziaria.
Il giudizio di ottemperanza si conclude con un’ordinanza emessa dalla Corte, che attesta
l’avvenuto adempimento. In alternativa, la Corte può adottare ulteriori provvedimenti per
assicurare il rispetto della decisione, se l’inadempimento persiste. L’ordinanza è sempre
revocabile e modificabile in caso di nuove circostanze.
Gli atti emessi durante il giudizio di ottemperanza devono essere impugnati entro 60 giorni
dalla loro notificazione, garantendo così la possibilità di contestare eventuali errori o abusi.
Lezione 16
Tributi e Imposte
Categorie di Reddito
Le categorie di reddito sono sei e corrispondono a sei diverse domande in sede di esame.
Le domande più frequenti sono quelle relative al reddito di impresa e all'IVA.
Statistica
La statistica è una disciplina che serve per fare il conto di chi sta male e di chi sta bene.
Viene utilizzata anche per calcolare gli indici sintetici di affidabilità e per determinare
la base imponibile.
Principio di Tipicità
Il principio di tipicità stabilisce che solo i redditi che rientrano nelle sei categorie previste
dalla legge possono essere tassati.
Tuttavia bisogna alla fine, semplicemente basarsi sulle categorie di reddito che
vengono definite come tali dal legislatore
Il reddito prodotto è considerato come il reddito che deriva da un'attività produttiva, come
ad esempio il lavoro dipendente o l'attività d'impresa.
Possesso di Reddito
Il possesso di reddito significa essere il titolare della fonte del reddito. Ciò significa che il
soggetto passivo è colui che ha il possesso del reddito e deve pagare le tasse su di esso.
Soggetto Passivo
Il soggetto passivo è colui che deve pagare le tasse sul reddito. Secondo l'articolo 2, i
soggetti passivi sono le persone fisiche che hanno il possesso dei redditi. Tutte le
persone fisiche che hanno redditi devono pagare le tasse, contribuendo alle spese
pubbliche a secondo della loro capacità.
Categoria Definizione
(residente)
(non residente)
I redditi prodotti nel territorio dello Stato sono considerati come tali se derivano da attività
produttive svolte nel territorio dello Stato. Esempi di redditi prodotti nel territorio dello Stato
includono:
Redditi fondiari: derivanti dalla locazione di immobili situati in Italia
Redditi di lavoro dipendente: derivanti da lavoro prestato in Italia
Redditi d'impresa: derivanti da attività d'impresa svolte in Italia attraverso una
stabile organizzazione. Una stabile organizzazione è una sede fissa d'affari con la
quale un'impresa non residente esercita la sua attività nel territorio dello Stato.
Una stabile organizzazione è un luogo dove un'impresa non residente svolge la sua
attività in modo stabile e continuativo.
Esempi di stabile organizzazione includono:
Una serie di direzioni
Una succursale
Un'officina
Mentre non sono considerate stabile organizzazione:
Sono residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta soddisfano
determinati criteri:
La residenza fiscale è un concetto importante per determinare se un individuo è soggetto
a tasse in un determinato Stato.
Criterio Definizione
Presenza La presenza nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d
Domicilio
La presenza è un concetto nuovo che si riferisce alla presenza di un individuo nel territorio
dello Stato per la maggior parte del periodo d'imposta.
La presenza è la condizione di essere presente nel territorio dello Stato per almeno 183
giorni nell'anno.
La presenza può essere frazionata e non necessariamente consecutiva. Esempi di
individui che possono essere considerati presenti includono:
Le persone fisiche residenti laddove dovessero pagare imposte che risalgono ad altri stati
hanno un credito d’imposta pari alla tassa che hanno già pagato all’estero. Ad esempio se
in Giappone pago il 20% di tasse e qui il 43% e ho già pagato il 20%, in Italia devo pagare
solo il restante (altro 23%)
Criteri di Residenza
La presenza fisica nel territorio dello Stato per la maggior parte del
in un paese
Passaggio Descrizione
Aliquote di Imposta
Le aliquote di imposta sono le percentuali di imposta applicate al reddito netto. Le
aliquote di imposta aumentano di scaglione in scaglione, come segue:
23% fino a 15.000 euro
25% fino a 28.000 euro
35% fino a 50.000 euro
43% oltre 50.000 euro
La progressività delle aliquote di imposta favorisce l'equità fiscale, poiché coloro che
hanno redditi più alti pagano aliquote di imposta più elevate. Le detrazioni sono deduzioni
dal reddito o dall'imposta. In linea di massima, si deduce il 19% del costo. Le detrazioni
possono essere per carichi di famiglia, come ad esempio per i figli, anche se oggi non
esistono più come detrazioni dall'imposta, ma sono state sostituite da altre forme di
sostegno.
Tipi di Detrazioni
Le ritenute sono somme trattenute dal datore di lavoro sullo stipendio del lavoratore
dipendente. Lo scopo delle ritenute è di versare direttamente
all'erario le imposte dovute.
Residenza e Irpef
La residenza è il luogo in cui una persona ha il suo domicilio. L'Irpef (Imposta sul
Reddito delle Persone Fisiche) è l'imposta che grava sul reddito delle persone fisiche.
L'Ires (Imposta sul Reddito delle Società) è l'imposta che grava sul reddito delle società
e tutto ciò che non sono persone fisiche. Le società di persone non pagano l'Ires, ma
i loro redditi sono attribuiti direttamente ai soci, che pagheranno l'Irpef.
Redditi Illeciti
I redditi illeciti sono redditi derivanti da attività illecite, come ad esempio l'usura. Questi
redditi sono considerati redditi diversi e sono tassati come tali.
Il reddito illecito è un reddito che deriva da un'attività che è contraria alla legge. Esempi
di redditi illeciti sono l'usura, la corruzione e il traffico di droga. Il reddito non include tutto
ciò che è considerato reddito, ma solo ciò che i legislatori inquadrano nelle categorie
previste. Il reddito diverso sono singole voci che non includono tutto ciò che non è reddito.
I redditi diversi sono alcune cose specifiche, come ad esempio:
Tutto ciò che è illecito è considerato reddito. Ciò significa che se un'attività è lecita, può
non costituire reddito, ma se diventa illecita, costituisce reddito anche se non
precedentemente individuato dal legislatore come tale. Per non sbagliare, tutto quello
che non è riconducibile a niente ma è illecito, viene ricondotto come reddito
diverso.
Il reddito illecito è considerato tale per colpire fenomeni illeciti, ma ciò può portare a
problemi di uguaglianza e capacità contributiva.
I lavoratori indipendenti possono beneficiare di detrazioni d'imposta se il loro reddito
non supera i 15.000 euro. La detrazione d'imposta è di 1.980 euro. In Italia chi si trova
nella prima fascia reddituale ha un’aliquota del 23%, ma se sei un lavoratore dipendente
hai una detrazione di 1980 euro. Giocando bene, nella prima fascia, da lavoratori
dipendenti, si può arrivare a non pagare assolutamente niente.
L'imposta sul reddito serve a finanziare i servizi pubblici, come ad esempio ospedali,
scuole e università.
Lezione 17
Esistono tre tipologie di reddito: Reddito fondiario, Reddito di lavoro dipendente e Reddito
di lavoro autonomo.
Nell’ Irpef i redditi sono distribuiti in alcune categorie. Nell’IRPEF, così come nell’Ires, vige
il principio della tipicità dei redditi, cioè è reddito ciò che il legislatore definisce reddito. Il
nostro legislatore si è ispirato tendenzialmente alla teoria del reddito prodotto perché quella
ci sono eccezioni che in qualche modo possono configurare l'entrata ma che comunque
sono classificazioni teoriche che hanno poca importanza
Redditi illeciti: la teoria della tipicità, in relazione ai redditi illeciti, ha mostrato delle criticità.
Infatti, per considerare un reddito illecito, non è sufficiente che derivi da un'attività
espressamente prevista come reato dalla legge, ma è necessario che sia il frutto di
un'attività illecita.
Mentre la teoria della tipicità pone dei limiti alla definizione di reato e, di conseguenza, di
reddito illecito, la teoria della produzione del reddito illecito tende a superare questi limiti,
includendo tutte le attività che comportano una violazione dei principi fondamentali della
giustizia.
Sono redditi fondiari quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel territorio dello Stato che
devono essere iscritti con attribuzione di rendita nel catasto terreni o nel catasto fabbricati.
Questa legge definisce redditi fondiari quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel
territorio dello Stato. Quindi, se il fabbricato o il terreno è situato all'estero, il reddito relativo
andrà nella categoria dei redditi diversi (l’articolo 67 dice che rientrano tra i redditi diversi i
redditi delle case e dei terreni situati all'estero, quindi il residente in Italia paga le tasse sui
redditi prodotti in tutto il mondo, cioè se ha case o fabbricati all’estero).
I redditi fondiari sono quindi i redditi delle case e terreni situati in Italia.
Si determinano su base catastale, cioè il reddito dei terreni e delle case, come regola
generale, si determinano in base al catasto.
Con l'accertamento catastale, cioè attraverso quelle quattro operazioni di classificazione,
determinazione delle tariffe d'estimo e classamento, si attribuisce la rendita alla singola casa
o al singolo terreno. Operazione caratterizzata da collettività, astrattezza e ufficiosità.
Il reddito fondiario ai fini IRPEF è dato proprio da quel numerino che troviamo al catasto e
che viene ricavato attraverso il sistema dell'accertamento catastale. Questo è sempre così
per i terreni, ma vedremo che per le case non sempre è così, quasi sempre.
Quindi, il reddito delle case e dei terreni è determinato attraverso un reddito calcolato in
linea generale come reddito catastale, quest’ultimo è un reddito medio ordinario. Per il
proprietario o comunque per coloro che hanno un reddito fondiario in materia di terreni il
legislatore ha previsto un regime particolare.
1. Reddito dei terreni, che a sua volta si divide in: redditi dominicali e redditi agrari
2. Reddito dei fabbricati
Redditi dominicali e redditi agrari.
Faccio un esempio pratico: immaginate che io abbia la proprietà di un terreno agricolo ma,
poiché faccio il professore universitario e il notaio, non ho il tempo di coltivarlo e lo do in
affitto ad un contadino. Il reddito dominicale è il reddito del proprietario del terreno mentre il
reddito agrario è il reddito dell’agricoltore, di colui che lo coltiva. Se le due persone
coincidono chiaramente entrambi i redditi, dominicale e agrario, saranno in capo al
proprietario del terreno; se i due soggetti sono diversi, il reddito domenicale sarà in capo al
proprietario (il dominus), mentre il reddito agrario sarà in capo a chi esercita l'attività
agricola.
Nelle Scienze delle Finanze il reddito dei terreni è suddivisibile in quattro parti: la terra, il
capitale di miglioramento, il capitale di esercizio (quello che io investo per comprare per
esempio le sementi) e il lavoro (zappare la terra).
In linea di massima il reddito dominicale costituisce il reddito della terra e del capitale di
miglioramento, mentre il reddito agrario costituisce il reddito del capitale di esercizio e del
lavoro; quindi, il reddito domenicale costituisce la remunerazione che si riceve per la terra e
il capitale di miglioramento, mentre il reddito agrario è la remunerazione che si riceve per il
capitale di investimento dell'esercizio e per il lavoro.
Nella visura catastale è presente la voce “rendita dominicale “e “rendita agraria”. Mentre per
i fabbricati c’è solo il reddito dei fabbricati.
Questo perché il fisco si basa sulla presunzione: è proprietario il possessore, cioè colui che
apparentemente esercita quei diritti come se fosse un proprietario.
Lo Stato chiede al possessore di pagare le tasse, a meno che questo non dimostri di non
essere proprietario. Per questo si parla di possessori a titolo di proprietà, cioè coloro che
risultano proprietari in modo apparente a meno che non dimostrino di non esserlo.
Sia il reddito dominicale che il reddito agrario sono determinati mediante l'applicazione delle
tariffe d'estimo, stabilite secondo le norme della legge catastale per ciascuna qualità e
classe. Ovviamente, se ci sono delle variazioni, ad es. io prima coltivavo un seminativo e
ora invece coltivo un pistacchieto, devo andare a dichiarare al catasto questa variazione
perché cambia il reddito. Così come se ci sono delle perdite causate da eventi naturali, il
reddito in questo caso si considera addirittura inesistente perché si dichiara la calamità
naturale. Con tutta una serie di procedure si riesce addirittura a non fare pagare le tasse
completamente.
Reddito agrario: il reddito agrario è quello che è imputabile al capitale di esercizio e al
lavoro di organizzazione impiegato. Se il terreno agricolo viene dato in affitto, in uso agricolo,
il reddito agrario viene attribuito all'affittuario anziché al possessore.
L’articolo 33 dice: “se il terreno è dato in affitto ad uso agricolo il reddito agrario concorre a
formare reddito dell'affittuario”.
In questo caso non avremo più un reddito agrario ma avremo un “reddito diverso”.
Il comma 2 cita: “sono considerate attività agricole, le attività dirette alla coltivazione del
terreno e alla silvicoltura (dei boschi), l'allevamento di animali con mangimi ottenibili almeno
in parte dal terreno” e poi le attività di cui al terzo comma dell'articolo 2135 del C.C. “dirette
alla manipolazione conservazione, trasformazione, commercializzazione di prodotti agricoli
sempre entro determinati limiti”
Quindi, rientra nell'attività agricole sempre la coltivazione del fondo e la silvicoltura, mentre
l'allevamento degli animali e le attività cosiddette accessorio-connesse di trasformazione e
conservazione, manipolazione e commercializzazione ecc. quando sono esercitate entro
determinati limiti. Se si superano questi limiti si darà vita al reddito di impresa.
Per esempio: se il limite è 100 e io ho fatto 150, fino a 100 sarà reddito agrario, da 100 a
150 sarà reddito di impresa.
“Il reddito agrario è il reddito che deriva nei limiti della potenzialità del terreno”.
L’impresa agraria non richiederà più la presenza di un terreno. Attraverso una riforma del
decreto legislativo, dal 1° gennaio del 2026, “nei limiti della potenzialità del terreno’’ non
avrà alcuna validità poiché saranno considerate come attività agricole di reddito agrario
anche tutte quelle attività moderne che non fanno più un uso diretto del terreno. La nuova
norma farà un diretto riferimento all'articolo 2135 del Codice civile.
Reddito dei Fabbricati: Il Reddito di Fabbricati è costituito dal reddito medio ordinario
retraibile da ciascuna vita urbana, quindi dal reddito che troviamo in catasto per le case.
Sotto questo profilo il reddito di fabbricati è perfettamente identico al reddito dei terreni. Il
reddito medio ordinario è dato dal sistema catastale.
Comma 4bis:
Se il canone di locazione ridotto del 5% è superiore al reddito catastale, vale il canone di
locazione. Quando la casa è concessa in locazione, il reddito non è più dato dal catasto ma
dal canone di locazione. Solo se il canone di locazione ridotto è più basso di quello catastale
vale quello catastale, ma se il canone di locazione ridotto del 5% è superiore al reddito
medio ordinario, rileva ai fini reddituali il canone di locazione al netto di tale riduzione. Se,
invece, la casa non è locata, si terrà conto del reddito catastale.
Quindi, la casa non locata è comunque considerata fiscalmente produttiva di reddito, però
quel reddito è calcolato come il reddito catastale.
“Sono redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto una
prestazione di lavoro alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso il lavoro a
domicilio”.
Accanto a questa definizione generica di reddito di lavoro dipendente, ci sono le cosiddette
attività assimilate, per esempio le pensioni. Non solo le pensioni di coloro che hanno fatto i
lavoratori dipendenti durante la vita, ma anche per esempio di quelli che hanno fatto i
lavoratori autonomi o gli imprenditori.
Sempre tra le attività assimilate possiamo ricordare per esempio le remunerazioni dei
sacerdoti oppure le indennità dei parlamentari.
Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme percepite nel periodo di imposta,
significa che in linea di massima vale il principio di cassa; quindi, non il periodo in cui ho
maturato il diritto, ma nel momento in cui io percepisco la somma. Per i redditi fondiari il
principio è quello di competenza perché il reddito delle case e dei terreni è dato dal catasto.
La seconda caratteristica del reddito di lavoro dipendente è che non rilevano le spese.
Per esempio, se io lavoratore dipendente vengo in macchina a lavorare, non posso detrarre
dal reddito di lavoro dipendente le spese della benzina. Quindi, le somme percepite
rientrano integralmente in reddito, al lordo delle spese.
articolo 13: Alla formazione del reddito complessivo concorrono i redditi dell'articolo 49,
quindi del reddito di lavoro dipendente, spetta una detrazione di imposta pari a 1.880 € se il
reddito non supera i 15.000,1910 se il reddito non supera i 28.000 con le dovute proporzioni
e via così dicendo. Quindi, il legislatore riconosce al reddito di lavoro dipendente una
detrazione forfettaria di circa 2.000€, che in qualche modo serve a riconoscergli le spese
che lui fa per il lavoro.
Il reddito di lavoro dipendente è al lordo delle spese, al posto delle spese vi è questa
detrazione. Per cui, fino a 15000 mila euro sostanzialmente in Italia le imposte non le paga
nessuno.
Chi guadagna, difatti, fino a 15.000€, tra la detrazione di imposta che c'è (tecnicamente
sarebbe fino a 8000/9.000 € ) e le detrazioni spese farmaceutiche, spese scolastiche, l’Irpef
che paga un lavoratore dipendente della prima fascia è praticamente zero.
Nel reddito da lavoro dipendente si applica il principio di cassa, ovvero vengono considerate
tutte le somme percepite al lordo delle spese, ma con una detrazione significativa. In
generale, il reddito da lavoro dipendente è soggetto alla ritenuta d'acconto, che viene
operata dal datore di lavoro come sostituto d'imposta. In altre parole, il datore di lavoro ha
l'obbligo di trattenere una parte dell'importo dovuto a titolo di IRPEF e di versarlo
direttamente allo Stato.
Reddito di lavoro autonomo:
Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professioni abituali e per attività
di lavoro autonomo che non rientrano nel reddito di impresa.
Prima precisazione: si deve trattare di lavoro abituale non occasionale, se è occasionale
rientra tra i redditi diversi; quindi, per essere lavoro autonomo deve essere abituale, non
esclusivo.
Seconda precisazione: Per essere lavoro autonomo non deve rientrare tra i redditi di
impresa.
Secondo la comune opinione anche le cosiddette attività intellettuali sono considerate come
reddito di lavoro autonomo, per esempio l’avvocato, il dottore commercialista, il notaio ecc.
Nonostante anche queste possano avere grande organizzazione (come può essere per
l’impresa), l’attività intellettiva rimane il requisito caratterizzante.
Queste attività hanno anche un Albo professionale per cui si deve essere iscritti in quest'albo
per poter esercitare (Es. Albo dei commercialisti). Tutte le attività in cui è previsto un Albo
sono attività puramente professionali e intellettuali quindi non fanno mai reddito di impresa.
Esistono anche numerose attività cosiddette miste, che combinano aspetti intellettuali con
attività materiali o servili. In questi casi, è necessario determinare se tali attività siano
caratterizzate da un'organizzazione imprenditoriale o meno.
Se l'attività è mista, cioè non puramente intellettuale ma con una componente materiale o
servile (come nel caso di un giardiniere), è necessario verificare se essa è svolta in forma
di impresa. L'organizzazione in forma di impresa riguarda le cosiddette prestazioni di servizi:
se queste prestazioni sono strutturate come un'impresa, i relativi redditi rientrano nel reddito
d'impresa; se invece non vi è un'organizzazione imprenditoriale, i redditi sono classificati
come reddito da lavoro autonomo
Per le figure professionali nuove come l'influencer ancora è controverso come vadano
individuate.
” il reddito di impresa è dato dalla differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute”
Il principio di cassa rientra nel lavoro autonomo, mentre il principio di competenza in quello
di impresa. Inoltre, nel reddito di lavoro autonomo si detraggono le spese, nel reddito di
lavoro dipendente no.
I COMPENSI
Per quanto riguarda i compensi, il reddito del lavoratore autonomo è costituito da ciò che
incassa come compenso, mentre ciò che non viene percepito come compenso non è
considerato reddito. Attualmente, la normativa lascia dei margini di incertezza su alcuni
aspetti, come nel caso di un commercialista che riceve dal cliente il pagamento di un biglietto
aereo per una trasferta. Oggi, infatti, non è del tutto chiaro se tale importo debba essere
considerato reddito o se debba essere trattato separatamente come spesa deducibile.
Tuttavia, a partire dal prossimo anno o tra due anni, la normativa cambierà introducendo il
concetto di "onnicomprensività". Secondo questa nuova disposizione, tutto ciò che viene
incassato dal lavoratore autonomo sarà considerato reddito, con la possibilità di detrarre
successivamente le spese sostenute. Ad esempio, nel caso del commercialista, l'importo
ricevuto per il biglietto aereo sarà considerato reddito, ma il commercialista potrà poi dedurre
la spesa del biglietto come costo.
Alcune spese possono essere detratte solo distribuendole su più anni, tramite il cosiddetto
"ammortamento". Per il lavoro autonomo, le spese superiori a 516 euro devono essere
ammortizzate secondo i criteri previsti dal legislatore.
Nel caso del lavoratore autonomo, non sempre è chiara la distinzione tra le spese relative
all'attività lavorativa e quelle personali. Ad esempio, l'acquisto di un'auto: sebbene comprata
per lavoro, viene utilizzata anche per scopi personali nel tempo libero. Questi sono i
cosiddetti beni ad uso promiscuo, per i quali la legge prevede una percentuale di detraibilità,
che generalmente è del 50%, ma talvolta può scendere al 20%. Un altro esempio riguarda
le spese telefoniche: il telefono fisso usato in studio può essere dedotto per intero, mentre
il cellulare, utilizzato anche per motivi privati, è detraibile solo in parte.
Le spese possono essere detratte in vari modi: alcune per intero, altre distribuite negli anni
tramite ammortamento, mentre altre ancora solo in parte, in quanto si presume che una
parte rientri nell'ambito personale del lavoratore autonomo. Inoltre, le spese devono essere
"inerenti" all'attività lavorativa. Posso detrarre le spese che sono direttamente connesse al
mio lavoro, ma ci sono anche casi controversi. Ad esempio, un avvocato che indossa giacca
e cravatta per andare in udienza: il costo dell'abito può essere detratto? O, se acquisto
bottigliette d'acqua al supermercato e le porto in studio per consumarle durante il lavoro,
posso dedurre la spesa?
La plusvalenza è data dalla differenza dal prezzo attuale di incasso e il costo originario al
netto delle quote di ammortamento.
Lezione 18
Chiave per leggere la sbobina: le parti in corsivo sono trascritte dagli articoli, di
conseguenza quelle non scritte in corsivo NO.
Redditi d’impresa
Quali sono le attività che producono i redditi di impresa?
Art.55 TUIR (che ci suggerisce di imparare a memoria perché altrimenti abbolliamo)
Sono redditi di impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali. Per
esercizio di imprese commerciali si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché
non esclusiva, delle attività indicate nell'art. 2195 C.C., e delle attività agricole connesse e
ausiliarie (che abbiamo visto la volta scorsa quando superano i limiti previsti dalla legge).
Se l’attività commerciale non è svolta in maniera abituale (e quindi occasionale) rientra tra
i redditi diversi.
Ultima precisazione: sono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese
commerciali anche se NON organizzate in forma d’impresa.
Ovviamente c’è un’eccezione, esistono alcune attività che sono considerate d’impresa
anche se non richiamate nella definizione generale: le attività di prestazione di servizi
(che di per sé non rientrano nell’art.2195) costituiscono reddito d’impresa solo se
organizzate in forma d’impresa. Le attività di prestazione di servizi che non sono
organizzate in forma di impresa ricadono nella manodopera.
(Parliamo dunque di quelle attività miste che, per ricadere nell’impresa, devono essere
organizzate in forma d’impresa)
Lezione 19
REDDITI DI CAPITALE
Art 44
i redditi di capitale non hanno una definizione generale come le altre categorie reddituali
previste dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), ma si identificano per
esclusione sulla base delle tipologie elencate dall’articolo 44 del TUIR. Questo articolo
individua le diverse fattispecie di redditi che rientrano nella categoria.
Sono gli interessi derivanti dallo sfruttamento del denaro e le partecipazioni al capitale di
società.
Classificazione dei redditi di capitale
-Principio di cassa: si tratta dei proventi percepiti nel periodo di imposta. Non rileva il
principio di competenza ma di cassa. Gli utili e gli interessi sono imputati al periodo di
imposta in cui io li ho percepiti.
-Sono normalmente soggetti a imposte sostitutive o ritenute alla fonte, in genere a titolo
definitivo. (Guarda prima lezione)
Quando c’è la sostituzione, si distingue tra ritenuta a titolo di acconto o a titolo di imposta.
(argomenti spiegati all’inizio)
Nei redditi di capitale in genere le ritenute sono a titolo di imposta. (o definitiva) Questi non
vanno dichiarati, quindi non mi aumenta l’aliquota generale e se supero la prima aliquota
IRPEF, con la ritenuta in genere ci guadagno perche normalmente vanno dal 12,5% in su
fino al 26%, quindi aliquote vantaggiose. Hanno quindi una disciplina di favore ne nostro
ordinamento i redditi di capitale, il reddito di lavoro invece ha un’aliquota progressiva (più
lavoro, più guadagno è più pago tasse).
Ciò avviene per favorire il risparmio e gli investimenti poiché comprando titoli di stato e
‘’giocando’’ in borsa favorisco la circolazione dell’economia.
Per incentivare gli investimenti che fossero utili alla circolazione di denaro nel territorio per
esempio con investimenti in borsa o in banca, si è pensato di inserire un’aliquota massima
del 42% sugli investimenti in cripto valute, ciò poiché si pensa che si tratti di pura
speculazione (non sappiamo cosa sono effettivamente queste cripto) quindi il concetto è
che se qualcuno le acquista ha ampia disponibilità di denaro quindi si pone aliquota
massima appunto del del 42% tuttavia tutto questa discussione è stata rimandata poiché
ormai sono molti i possessori di cripto valute.
Quanto agli interessi derivanti da mutui e depositi ecc si presumono percepiti nel periodo
d’imposta. Non è lo stato a doverli presumere, devi essere tu a dimostrarlo.
Le società di capitale sono soggette all’ires con un aliquota del 24% circa
io che ho azioni di un S.p.a., pago il 24% degli utili, come società. Questi utili poi vengono
distribuiti ai soci, i soci dovrebbero pagare la sua irpef sugli utili che ha guadagnato.
Per evitare doppia imposizione economica, un tempo si usava il sistema del credito di
imposta o di imputazione. Significa che io inserivo gli utili in dichiarazione ma poi detraevo
l’iref pagata dalla società. Questo sistema non funzionava per i non residenti, il non
residente non può avvalersi dei crediti di imposta, poiché non è residente paga solo le
tasse dei redditi prodotti in Italia. Questo sistema fa si che il non residente non possa
usare i crediti di imposta e Vi erano difficolta nei rapporti internazionali.
Il sistema del credito di imposta danneggiava i non residenti. E’ stato abolito questo
principio ed è stato creato il sistema del principio di esenzione. Gli utili delle società di
capitale sono esentati tutti o in parte dalla tassazione irpef, ciò dipende caso per caso.
REDDITI DIVERSI
Art. 67
Anche per i redditi diversi non abbiamo una definizione generale. È un elenco di ipotesi
slegate l’un dall’altra, (in continuo aggiornamento fino alla lettera n, hanno introdotto c-
sexies nel 2023, dove aggiunge le cripto-attività)
Il reddito di impresa si determina da singole voci, (bisognerebbe vedere caso per caso)
Le attività occasionali si determinano dal guadagno meno la spesa, ma è difficile da
individuare (esempio vendita di una felpa)
Lezione 20
Mentre i soggetti passivi dell'IRPEF sono le persone fisiche residenti e non residenti nel
territorio dello Stato.
I soggetti passivi dell’IRES le società (si approfondisce più avanti con l’art. 73), ad
esclusione di alcuni tipi di società che non cadono nell'IRES perché rientrano nel principio
di trasparenza, per cui i redditi delle società, per trasparenza, sono direttamente imputati
ai soci sotto forma di redditi di partecipazione.
Questo principio di trasparenza rileva per le società di persone residenti in Italia (la società
semplice, la società in nome collettivo, la società in accomandita semplice).
Quindi le società di persone residenti in Italia non sono soggette ad IRES.
(Vige il principio di trasparenza anche per alcune ipotesi di SRL) (Ci limitiamo a questo)
Sono soggetti ad IRES non solo le società, eccetto quelle di persone residenti nel territorio
dello Stato, ma anche gli enti, pubblici o privati, con o senza personalità giuridica (per
esempio associazioni, fondazioni, e qualsiasi ente del terzo settore, compresi i trust).
Rientrano nell'IRES tutte quelle organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi
nei cui confronti il presupposto dell'imposta si verifica in modo unitario e autonomo.
Quindi il fisco, di fronte a qualcosa che ha il possesso di una ricchezza, e non sappiamo
privatisticamente, civilisticamente, come qualificarlo, fa pagare le tasse a quel qualcosa
(per esempio i trust).
L’IRES è un’imposta proporzionale, con un’aliquota del 24% (che resta anche per il
prossimo anno, ma si propone di abbassarla al 20% per le imprese che investiranno certe
somme).
Art. 73
I soggetti passivi dell’IRES possono essere raggruppati in quattro gruppi:
1) Le società di capitali (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a
responsabilità limitata) e cooperative residenti nel territorio dello Stato.
2) Enti pubblici o privati, compresi trust, residenti del territorio dello Stato, che hanno per
oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale.
3) Enti pubblici o privati, compresi trust, residenti del territorio dello Stato, che NON hanno
per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale.
4) Le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, NON
residenti nel territorio dello Stato.
Il principio è lo stesso a quello dell’IRPEF: pagano sia i residenti che i non residenti; i
residenti su tutti i redditi (prodotti in tutto il mondo), i non residenti solo sui redditi che
hanno prodotto in Italia.
La sede legale è la sede della società in base alle norme di legge. Normalmente quando si
costituisce una società o un'associazione, è obbligatorio inserire la sede nell'atto
costitutivo, per poi ritrovarla nel registro delle imprese o nei registri prefettizi per gli enti
non societari.
Per gestione ordinaria si intende il continuo e coordinato compimento degli atti della
gestione corrente.
Per considerare una società non residente la sede legale non basta, bisogna che ci siano
la gestione ordinaria e anche la direzione effettiva all'estero (se no la società si considera
residente in Italia).
La sede legale è un criterio formale, facilmente rilevabile dall’atto costitutivo.
La direzione effettiva e la gestione ordinaria in via principale sono invece dei criteri fattuali
che possono creare dubbi interpretativi.
Abbiamo detto che i soggetti passivi si distinguono anche a seconda se hanno o non
hanno l'oggetto principale o esclusivo come attività commerciale.
La norma ci dice: l'oggetto esclusivo o principale é determinato in base alla legge, all'atto
costitutivo o allo statuto; in mancanza, dall'attività effettivamente esercitata nel territorio
dello Stato.
La base imponibile dell'IRES si determina in tre modi alternativi, a seconda del gruppo di
soggetto passivo:
1) Per le società di capitali e cooperative, e per gli enti che hanno per oggetto principale o
esclusivo l'attività commerciale, il reddito è determinato tutto come reddito di impresa.
(Calcolato in base al conto economico)
(Questo metodo vale quindi per i primi due gruppi dei quattro soggetti a IRES)
2) Per gli enti non commerciali e residenti, si rileva la somma dei singoli redditi. Si
sommeranno i singoli redditi, quindi i redditi di capitale, i redditi diversi, i redditi fondiari e,
limitatamente alle attività commerciali secondarie, i redditi di impresa.
3) Per gli enti non commerciali e NON residenti, si rileva la somma dei singoli redditi. Si
sommeranno i singoli redditi, quindi i redditi di capitale, i redditi diversi, i redditi fondiari e,
limitatamente alle attività commerciali secondarie, i redditi di impresa.
Essendo una società non residente, ci si riferisce unicamente ai redditi prodotti in
Italia.
“Quindi, se hanno una stabile organizzazione in Italia, allora si avrà un rendiconto
specifico della stabile organizzazione. Per la stabile organizzazione si darà vita a una
specie di conto economico a parte.”
Se una società ha sede in Italia non ha stabile organizzazione in Italia, perché la stabile
organizzazione riguarda unicamente le imprese individuali o societarie che non hanno
sede in Italia.
Art. 162
L’espressione “stabile organizzazione” può essere vista sia in senso oggettivo che in
senso soggettivo.
In senso oggettivo la stabile organizzazione è una sede fissa di affari a mezzo della quale
l'impresa non residente esercita la sua attività nel territorio dello Stato.
È considerata stabile organizzazione in senso oggettivo anche una significativa e
continuativa presenza economica del territorio dello Stato, costruita in modo tale da non
far risultare una resistenza fisica del territorio stesso (riferendosi al mondo del digitale).
Lezione 21
Introduzione all'IVA
L'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è una tassa che è diventata un aspetto cruciale del
lavoro del commercialista. Si tratta di un tributo armonizzato, il che significa che la sua
disciplina di base è stabilita in una direttiva dell'Unione Europea, che ha l'obiettivo di
uniformare la tassa tra tutti gli Stati membri dell'UE, al fine di facilitare gli scambi all'interno
dell'Unione.
Presupposto Oggettivo e Presupposto Soggettivo
L'IVA si applica quando sono soddisfatti sia il presupposto oggettivo che il presupposto
soggettivo. Le condizioni possono essere riassunte nella seguente tabella:
Condizione Descrizione
Presupposto Cessione di beni o prestazione di servizi
Oggettivo
Presupposto Esercizio di un'impresa o di una
Soggettivo professione
Territorio All'interno del territorio dello Stato
Concetti Chiave
Comprendere l'IVA è fondamentale per i commercialisti, poiché influisce sul loro lavoro e
sui servizi che offrono ai clienti. L'IVA è un'imposta complessa che richiede un'attenta
considerazione di vari fattori, tra cui il presupposto oggettivo e il presupposto soggettivo.
Capendo questi concetti, i commercialisti possono offrire servizi accurati ed efficaci ai loro
clienti.
La cessione di beni è la cessione a titolo oneroso della proprietà o di un altro diritto reale
su qualsiasi bene, sia esso mobile o immobile.
Le cessioni di beni includono:
Cessioni a titolo oneroso della proprietà o di un altro diritto reale su qualsiasi bene
Cessioni gratuite di beni di modico valore (non superiore a 50 euro)
Destinazione di beni all'uso personale o familiare dell'imprenditore
Eccezioni ed Esclusioni
Cessioni di denaro
Cessioni di aziende (soggette all'imposta di registro del 3%)
Attività Descrizione
Attività Attività definite nell'art. 295 del codice civile
commerciali
Attività agricole Attività definite nell'art. 135 del codice civile
Prestazioni di Prestazioni di servizi organizzate sotto forma di
servizi impresa
L'IVA è un'imposta indiretta che grava sul valore aggiunto dei beni e dei servizi.
Presupposti Soggettivi
L'attività abituale è un'attività che si svolge in modo non occasionale, anche se non
esclusivo. L'attività occasionale non è soggetta a IVA.
Le operazioni imponibili sono quelle che sono soggette a IVA, mentre le operazioni non
imponibili non lo sono. Le operazioni esenti sono quelle esenti da IVA, ma non
considerate operazioni non imponibili.
Aliquote IVA
Le aliquote IVA sono le percentuali di IVA applicate ai beni e servizi. Le aliquote IVA sono:
Rivalsa e Detrazione
Concetto Definizione
Rivalsa Addebito dell'IVA al cliente
Detrazione Diritto di detrarre l'IVA pagata dai fornitori dall'IVA
incassata
Esempio di Calcolo IVA
Supponiamo di vendere una tuta da ginnastica a 100€ più IVA. L'aliquota IVA è del 22%,
quindi l'IVA è di 22€. Il prezzo totale è di 122€. Se abbiamo pagato 14€ di IVA ai fornitori,
dobbiamo versare allo Stato solo 8€ di IVA (122 - 14).
Voce Importo
Prezzo di vendita 100€
IVA 22€
Prezzo totale 122€
IVA pagata ai 14€
fornitori
IVA da versare allo 8€
Stato
Detrazione e Rivalsa
Detrazione si riferisce all'importo di IVA che un'azienda può dedurre dal suo reddito
imponibile, mentre la rivalsa si riferisce all'importo di IVA che un'azienda deve
pagare allo Stato.
IVA e il Consumatore
Alcuni sostengono che il consumatore finale sia il vero soggetto passivo dell'IVA, poiché
è colui che paga effettivamente la tassa. Tuttavia, questo argomento non è del tutto
corretto, poiché è l'imprenditore a pagare effettivamente l'IVA allo Stato.
Le operazioni non imponibili sono operazioni che non comportano il pagamento di IVA,
come le esportazioni fuori dall'UE. Queste operazioni non influenzano il diritto alla
detrazione.
Le operazioni esenti sono operazioni che sono esenti da IVA, come i servizi sanitari.
Queste operazioni non comportano il pagamento di IVA e non consentono la detrazione.
Le operazioni esenti sono definite come operazioni che non comportano il pagamento di
IVA e non consentono la detrazione.
Servizi sanitari
Alcuni tipi di istruzione
Attività benefiche
Punti Chiave
La residenza fiscale per le persone si determina in base alla presenza fisica per la maggior parte del periodo d'imposta, e per le relazioni personali e familiari. Per le società, è basata sulla sede legale, la sede di direzione effettiva, o la gestione ordinaria in Italia. Questi criteri sono cruciali per stabilire se un individuo o una società è soggetto a tassazione su tutti i redditi prodotti nel mondo o solo su quelli prodotti in Italia .
Per l'amministrazione finanziaria, l'accertamento con adesione è vantaggioso perché non è soggetto a impugnazione e l'ufficio incassa immediatamente le somme dovute. Per il contribuente, comporta una riduzione significativa delle sanzioni, e l'accertamento non può essere modificato o integrato, salvo per ipotesi particolari .
L'avviso di accertamento in rettifica è emesso quando un contribuente ha presentato la dichiarazione, mentre quello d'ufficio è per chi non ha dichiarato. Entrambi devono contenere dettagli sull'imponibile, aliquote applicate e motivazioni giuridiche, e devono essere notificati entro termini specifici per non essere invalidati. Essi portano alla cognizione legale del tributo dovuto dal contribuente .
L'attività conoscitiva ha tre caratteristiche principali: la diffusione, la diversificazione e la discrezionalità. La diffusione indica che l'attività è svolta da diversi organi, tra cui l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza . La diversificazione riguarda i vari poteri di cui è titolare l'Agenzia, che cambiano a seconda del tributo e della disciplina specifica per ciascun tributo . La discrezionalità si riferisce alla capacità dell'Agenzia delle Entrate di esercitare una certa discrezione nei controlli, poiché non può verificare ogni contribuente a causa del loro numero elevato .
Il principio di tipicità afferma che solo i redditi definiti dal legislatore possono essere tassati. Per i redditi illeciti, questo principio comporta difficoltà, dato che non tutte le attività illecite sono esplicitamente classificate come imponibili. La teoria del reddito prodotto integra le lacune, includendo redditi derivanti da attività illecite, anche se non specificamente riconosciute, per garantire equità e capacità contributiva .
La "stabile organizzazione" rappresenta una presenza economica significativa e continuativa che consente all'Italia di tassare i redditi prodotti da società non residenti. La presenza di una stabile organizzazione implica un proprio conteggio dei redditi, che viene tassato come se fosse una sede fissa di affari della società straniera .
La "cedolare secca", essendo un'imposta sostitutiva con un'aliquota fissa del 21%, ha incentivato la registrazione dei contratti di locazione, poiché offre un'alternativa meno onerosa rispetto all'IRPEF e ha portato a un aumento significativo dei contratti registrati legalmente .
L'avviso di accertamento può essere contestato presentando ricorso al giudice. Se viene visto come dichiarativo, il contribuente chiederà di verificare l'inesistenza dell'obbligazione. Se considerato costitutivo, il contribuente può richiedere l'annullamento diretto dell'avviso di accertamento, poiché esso costituirebbe l'obbligo del tributo .
Le aliquote fiscali sono progressive e cominciano al 23% per i redditi più bassi, mentre le detrazioni, come quella di 1980 euro per redditi sotto i 15.000 euro, alleviano il carico fiscale. Le detrazioni sono forfettarie e riconoscono le spese dei lavoratori senza precisarli dettagliatamente, garantendo che fino a 15.000 euro di reddito nessuna imposta sia pagata .
Il principio di trasparenza fiscale implica che i redditi delle società di persone vengano imputati direttamente ai soci sotto forma di redditi di partecipazione. Le società di persone residenti in Italia non sono soggette all'IRES, ma i loro redditi sono tassati a livello individuale dei soci .