Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
31 visualizzazioni92 pagine

Diritto Tributario

Caricato da

Eletroniz
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Argomenti trattati

  • progressività,
  • principio di derivazione,
  • accertamento parziale,
  • capacità contributiva,
  • riscossione,
  • riscossione coattiva,
  • sanzioni,
  • operazioni imponibili,
  • reddito agrario,
  • principio di tipicità
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
31 visualizzazioni92 pagine

Diritto Tributario

Caricato da

Eletroniz
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Argomenti trattati

  • progressività,
  • principio di derivazione,
  • accertamento parziale,
  • capacità contributiva,
  • riscossione,
  • riscossione coattiva,
  • sanzioni,
  • operazioni imponibili,
  • reddito agrario,
  • principio di tipicità

DIRITTO TRIBUTARIO

[curriculum in Management]

A cura di:

Erica Puccia Augusto Vecchio

Chiara Scibetta Dario Ventura

Alice Vaccaro Ferdinando Fazzino

Martina Calì Edoardo Calcagno

Lorenzo Salemi Lorenzo Rinaldo


Lezione 1
NB. Argomento che solitamente chiede per alzare il voto (30 e 30L)
"
Art.23 -> “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può

"
essere imposta, se non in base alla legge.”

Cos’è il tributo?

Il tributo è una prestazione imposta dallo Stato per coprire le spese pubbliche.
Normalmente è una prestazione patrimoniale (quelle che volgarmente chiamiamo “tasse”).

Nessun tributo, come cita l’articolo 23, può essere imposto se non in base alla legge. Le
leggi vengono approvate dal parlamento a garanzia di tutti i contribuenti (i cittadini
italiani, i quali pagano le tasse). Quando si approva un tributo è come se lo stessero
approvando tutti i singoli cittadini (i quali hanno votato i deputati, i senatori che stanno al
parlamento, che a loro volta approvano i tributi) perché siamo in democrazia.
Com’è nato il parlamento?

<<No taxation without representation>>

Il parlamento esiste perché esiste il tributario. <<No taxation without representation>>,


nessuna tassazione senza rappresentanza. Il sovrano vuole imporre i tributi ma i cittadini
si oppongono e stabiliscono che ci voglia anche il loro consenso (inizialmente solo i nobili,
dopo solo gli uomini e poi si è arrivati al suffragio universale, ad oggi tutti hanno diritto al
voto).

La funzione legislativa è esercitata in maniera collettiva dalle due Camere: Camera dei
deputati e Senato.

Accanto alle leggi approvate direttamente dal Parlamento, abbiamo altri due istituti: il
decreto legislativo e il decreto-legge. Il primo è approvato dal governo ma su delega del
parlamento (art.77). Questo rientra nella nozione di legge di cui all’art.23 e può quindi
essere fonte del diritto tributario.

In riferimento al decreto-legge, in contrapposizione, facciamo riferimento a quelle leggi che


vengono in prima battuta approvate dal governo sotto la sua responsabilità e
successivamente confermate dal parlamento entro 60 giorni, altrimenti decadono. A tal
proposito, secondo l’art.4, si è stabilito che non si può disporre con decreto-legge
l’istituzione di nuovi tributi.

Tuttavia, lo statuto dei diritti del contribuente è una legge ordinaria e come tutte le leggi
ordinarie può essere modificata dalle leggi successive, compresi i decreti-legge. Poiché
l’art.4 è una legge ordinaria, il divieto di fare decreti-legge è più una raccomandazione che
una norma vera e propria.

Esempio: se il governo fa un decreto-legge con il quale istituisce un nuovo tributo, viola


l’art.4 dello statuto, ma il tributo è perfettamente valido. Per esempio, la corte
costituzionale (l’organo principale che decide se le leggi siano o meno conformi alla
costituzione), con la sentenza n.10 del 2015, dice che la riserva di legge di cui all’articolo
23cc deve ritenersi pacificamente soddisfatto anche da altri eventi forza di legge come
avviene con i decreti-legge.

“Nessuna prestazione può essere imposta se non in base alla legge”


I giuristi dicono che è una riserva di legge relativa e non assoluta. La riserva assoluta è
una riserva per la quale tutti gli aspetti devono essere regolati dalla legge (tutto riguardate
quella fattispecie) come, per esempio, in materia di reati, il diritto penale:

art.25 cc “nessuno può essere punito se non in forza di una legge”.


Il diritto tributario invece è relativo (“in base” e non “in forza” della legge); significa che
la base del tributo deve essere disciplinata dalla legge, mentre la parte attuativa, gli
elementi secondari, possono essere stabiliti dai regolamenti (che a livello nazionale
vengono fatti dal Governo e si chiamano decreti ministeriali, a livello comunale, i tributi
locali, vengono fatti dal Consiglio comunale).
Quali sono le fonti del diritto tributario?

👍 Le leggi (anche i decreti legislativi)

👍 I regolamenti, a patto che siano esecutivi della legge (riserva di legge)

👎 Le norme corporative Il corporativismo è un metodo di organizzazione delle


corporazioni dell’epoca fascista -> caduto il fascismo sono cadute anche le norme
corporative

👎 Gli usi sono fonti del diritto privato MA non sono fonti del diritto tributario perché non
sono leggi scritte, sono fonti verbali

Lezione 2
Costituzione italiana
Norme fondamentali in materia tributaria:

1. Articolo 23 della costituzione

2. Articolo 53 della costituzione

Art. 23:

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla
legge.
Art 53:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità
contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Il criterio di riparto è misurato in relazione alla capacità contributiva (ha un limite)

La dottrina si divide tra chi attribuisce principalmente una funziona garantista all'art. 53,
ritenendo che ci sono soltanto alcuni elementi idonei ad essere oggetto di tassazione,
diretta o indiretta (reddito, patrimonio), e chi riduce la norma solo ad un criterio di riparto,
richiedendo che soltanto che gli elementi sottoposti a tassazione abbiano rilievo
economico e che il concorso alla spesa ricada sull'entità che li ha realizzati.

Esistono 2 tesi riguardanti l’articolo 53:

1. La prima tesi è la più tradizionale e dice che l’articolo 53 ha un valore di garanzia a


favore del contribuente, tutti possono e sono tenuti a pagare se hanno REDDITO E
PATRIMONIO e in relazione a questi (la persona più ricca paga di più rispetto ad
una povera)

Questa visione dell’articolo 53 rende incostituzionali tutti i tributi sugli stili di vita,
ambientali, contrastanti l’overtourism.

2. L’articolo 53 dice che dobbiamo essere tassati tutti in modo uguale; quindi, il criterio
di riparto è uguale per tutti, ma manca la funzione di garanzia per contribuenti, per
pagare tributi non serve né REDDITO né PATRIMONIO. La norma non ha funzione
di garanzia ma segue solo il CRITERIO DI RIPARTO (se bevi coca cola sei tenuto a
pagarla, se non la bevi no). Sorge, però, un problema, ovvero quello della
discriminazione tra ricchi e poveri.

Tutte le nuove imposte che si aggiungono a quelle classiche (IRPEF, IRIS, IVA) creano
nuovi problemi e rischiano di soffocare la funzione di garanzia. Per questo motivo nascono
nuove interpretazioni dell’articolo 53.

Anche se meno quotata e apparentemente meno equa, questa seconda tesi è più utile per
accettare tributi come:

1. Sugar tax: finalizzato a indirizzare lo stile di vita di un gruppo sociale. È, quindi, a


tutela dello stile di vita.
2. Plastic tax: finalizzato alla tutela dell’ambiente; non tassano né reddito né
patrimonio. Il rischio, però, potrebbe essere quello di alimentare spinte
inflazionistiche con l’aumento dei prezzi.

Entrambi questi tributi fanno parte dei TRIBUTI DI SCOPO, imposti per spese pubbliche
specifiche (diversi dai tradizionali in quanto i tributi in senso generale sono volti a coprire
tutte le spese pubbliche in generale e non una nello specifico) o per finalità extra tributaria.
~ Secondo il professore sugar e plastic tax non c’entrano con l’articolo 53 ma sono
collegati all’articolo 9 della costituzione che parla della tutela dell’ambiente. ~

Tutti i tributi, per andare bene, devono rispettare il PRINCIPIO DI RAGIONEVOLEZZA, la


loro ragionevolezza viene valutata dalla corte marziale.

Un’altra questione di attualità che mette in crisi i garantisti sono i TRIBUTI SUGLI EXTRA
PROFITTI, ovvero fare pagare più tasse a chi ha guadagnato più degli altri in questi anni,
non per bravura ma per particolari condizioni di mercato (es. banche / industrie petrolifere)
Da un lato potrebbe andar bene ma dall’altro le banche potrebbero aumentare il costo del
bancomat e potrebbe saltare il CRITERIO DI RIPARTO.

L’unica soluzione per tassarli, in richiamo all’articolo 2, è quello di seguire il principio di


solidarietà economica (dovere di ciascuno di contribuire attraverso il pagamento delle
imposte. Tutti, in poche parole, devono farsi carico dei problemi della collettività e aiutare
coloro che si trovano in situazioni di svantaggio)
Il tributo è una prestazione patrimoniale che viene imposta applicata obbligatoriamente,
tutti subiamo e siamo tenuti a concorrerne) per coprire le spese pubbliche in ragione della
capacità contributiva.

Secondo quanto citato dal secondo comma dell’articolo 53, il sistema tributario è informato
a criteri di progressività (la progressività viene rispettata quando le aliquote aumentano al
crescere del reddito o della ricchezza. Questo significa che chi guadagna di più paga una
percentuale maggiore di imposta).

Non tutti i tributi sono progressivi ma devono adottare un sistema ispirato alla
progressività.

In Italia solo l’IRPEF (imposta reddito persone fisiche) è un’imposta progressiva, le altre
imposte sono proporzionali (tipo di imposta in cui l’importo dell’imposta da pagare è
proporzionale al valore del bene o del reddito; l’aliquota fiscale è costante e l’ammontare
dell’imposta cresce al crescere dell’imponibile  definizione presa da internet)

Il pagamento può essere in forma progressiva o proporzionale ma in entrambi i casi il ricco


pagherà una quota maggiore (riprende il primo comma, il quale sancisce che bisogna
pagare in ragione della propria capacità contributiva)

In Italia sorgono diversi problemi:


1. Incostituzionalità: perché tutti i tributi in Italia sono proporzionali e l’unico
progressivo è l’Irpef; quindi, il sistema italiano sembrerebbe non rispettare il
secondo comma dell’articolo 53 che specifica, invece, la progressività della
tassazione.
Per altri, invece, l’articolo 53 è rispettato perché l’IRPEF è il tributo per eccellenza
che colpisce i redditi di tutte le persone fisiche.
2. Flat tax: tassa piatta proporzionale tendenzialmente bassa. Di quest’ultima
potremmo dire che è incostituzionale ma, secondo alcuni, favorisce le imprese e
quindi crescita economica.

In Italia ci sono ampie fasce di contribuenti che pagano solo la tassa proporzionale.
È conforme al secondo comma dell’articolo 53?

Se interpretazione della norma è generica, quindi che il sistema si deve ispirare alla
progressività ma che non tutti i tributi devono essere progressivi, allora si.

Se interpretazione della norma è specifica, ovvero interpretiamo come un’imposizione per i


tributi ad essere progressivi, allora no.

Sta di fatto che le flat tax stanno funzionando, le persone producono di più riducendo
anche l’evasione fiscale.
- Art. 3 della costituzione

Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge.

Lezione 3

Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente - Legge 27 luglio 2000, n
212

Questa è la legge che è stata maggiormente stravolta negli ultimi 12 mesi.

- prima che si approvasse tale legge, come funzionava il riconoscimento di tali diritti?

Il diritto tributario è basato su un rapporto di supremazia dello stato nei confronti del
contribuente. Il contribuente è il soggetto passivo mentre lo stato è il soggetto attivo; lo
stato è il creditore, il contribuente è il debitore. Lo stato è un creditore speciale, di diritto
pubblico, titolare di potestà.

Uno stato è considerato sovrano quando ha la capacità di imporre tributi e di garantire la


propria sicurezza, anche attraverso l'uso della forza.

Lo stato in Europa non ha una vera e propria sovranità perché non c’è un vero e proprio
esercito europeo, l’esercito dell’Unione europea è formato da eserciti individuali dei singoli
stati, e perché l’Europa in sé non applica tributi, i tributi li fanno i singoli stati dell’Unione
europea. L’Europa, pertanto, non ha né una potestà militare né una potestà tributaria.
L’Europa non è un vero e proprio stato sovrano.
In uno schema in cui il soggetto attivo (titolare di potestà) è lo stato e il soggetto passivo
(colui che subisce tale potere) è il contribuente, il soggetto attivo deve esercitare tale
potere con la ragione, altrimenti il contribuente le tasse non le paga.
Esempio: all’interno dei musei gratuiti spesso viene data la possibilità di fare delle offerte,
la probabilità che qualcuno, però, lasci effettivamente qualcosa, è ridotta. Se, invece,
all’ingresso dei musei viene posto un bigliettaio che ti impone il pagamento del biglietto tu
devi pagare per forza per potervi accedere.

Il soggetto passivo, fondamentalmente, diritti non ne ha. Questa condizione risulta


favorevole poiché, il contribuente, meno diritti ha e più sarà facile, da parte del soggetto
attivo, fargli pagare le tasse.

Quanto appena descritto è un quadro storico, nel tempo i diritti del contribuente sono
mutati.

Tali cambiamenti sono iniziati nel diritto amministrativo con la legge, approvata negli anni
Novanta, sulla trasparenza e sul procedimento amministrativo.

Il diritto tributario subentra negli anni 2000, con la legge appena citata (disposizioni in
materia di statuto dei diritti del contribuente).
Questa è una legge ordinaria e non costituzionale (ricordiamo che le leggi costituzionali
hanno il vantaggio che non possono essere modificate se non con determinate
maggioranze e sempre in maniera espressa, mentre quelle ordinarie possono essere
modificate con maggioranze ordinarie e anche in maniera tacita - sempre modificabili e
sempre derogabili da singole leggi successive).

Tale legge è stata approvata per riconoscere determinati diritti al soggetto considerato
all’epoca passivo, il contribuente.

Tempo fa si pensava che quanto scritto al suo interno fossero solo raccomandazioni
(tranne due) anziché trattarsi di norme coercitive (norme sottoposte a sanzioni qualora non
vengano rispettate).

Ad oggi, invece, successivamente alle modifiche apportate, possiamo dire che molte
norme abbiano una valenza giuridica vera e propria.

Art. 1 - Principi generali (non lo chiede all’esame, l’ha solo letto)

Le disposizioni della presente legge, in attuazione ((delle norme della Costituzione, dei
principi dell'ordinamento dell'Unione europea e della Convenzione europea dei diritti
dell'uomo,)), costituiscono principi generali dell'ordinamento ((tributario, criteri di
interpretazione della legislazione tributaria e si applicano a tutti i soggetti del rapporto
tributario. Le medesime disposizioni)) possono essere derogate o modificate solo
espressamente e mai da leggi speciali.

“Le medesime disposizioni possono essere derogate o modificate solo espressamente e


mai da leggi speciali” —> questo è il cosiddetto principio di fissità; le norme esistenti non
possono essere cambiate o annullate da leggi o regolamenti che vengono introdotti
successivamente. Solo una nuova legge, che modifica esplicitamente la norma
precedente, può alterarla.
Queste, in verità, sono solo “chiacchiere” perché lo Statuto dei Diritti del Contribuente è
una legge ordinaria e, come tale, potrebbe essere soggetta a deroghe da parte di norme
successive.

Art. 2 - Chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie

Art. 3 - Efficacia temporale delle norme tributarie. (non è argomento d’esame)

Le norme tributarie non hanno effetto retroattivo, le norme tributarie non possono
applicarsi a situazioni o atti che si sono verificati prima della loro entrata in vigore.

Più volte questo articolo è stato derogato poiché si tratta di una legge ordinaria.

Art. 4 - Utilizzo del decreto-legge in materia tributaria

Non si può disporre con decreti legge l’istituzione di nuovo tributi.

La riserva di legge dice che nessuna prestazione può essere imposta se non in base alla
legge.

Anche in questo caso di tratta di “chiacchiere” poiché una sentenza della corte
costituzionale del 2015 dice il contrario.

Art. 5 - Informazione del contribuente

Art. 6 - Conoscenza degli atti e semplificazione


Art. 6 bis - Principio del contraddittorio

Art. 7 - Chiarezza e motivazione degli atti

Art. 8 - Tutela dell'integrità patrimoniale

Art. 9 - Rimessione in termini

Art. 10 - Tutela dell'affidamento della buona fede. Errori del contribuente.

I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della


collaborazione e della buona fede.

Non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia
conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione finanziaria, ancorché
successivamente modificate dall'amministrazione medesima.

L’amministrazione finanziaria fornisce ai contribuenti una serie di indicazioni, cioè dice al


contribuente come si deve comportare, come deve interpretare le leggi.

Il contribuente compie diverse azioni fiscalmente rilevanti, ma potrebbe non avere la


competenza per interpretare correttamente le leggi tributarie. Sebbene l'ultima istanza
spetti al giudice, l'amministrazione finanziaria fornisce indicazioni su come interpretare le
norme.
Queste indicazioni possono essere successivamente modificate dall’amministrazione
stessa.
Se il contribuente obbedisce alle indicazioni fornite dall'amministrazione finanziaria e
successivamente quest'ultima cambia opinione, il contribuente potrà essere tenuto a
pagare le tasse dovute (non sempre, qualora non si fosse d’accordo si potrà optare per
l’intervento di un giudice), ma non sarà soggetto a sanzioni —> questa è chiamata tutela
dell’affidamento.

Le sanzioni possono essere richieste quando il contribuente agisce in modo doloso,


omette informazioni rilevanti, o fornisce dati errati con l'intenzione di evadere le tasse. In
questi casi, l'amministrazione finanziaria può ritenere che il contribuente non abbia
rispettato i propri obblighi fiscali, giustificando l'applicazione di sanzioni.

- Dove sono contenute queste indicazioni? quali sono i documenti con i quali
l’amministrazione finanziaria fornisce le informazioni al contribuente?

Art. 10 sexies - Documenti di prassi

L'amministrazione finanziaria fornisce supporto ai contribuenti nell'interpretazione e


nell'applicazione delle disposizioni tributarie mediante:

a) circolari interpretative e applicative;

b) consulenza giuridica;

c) interpello;

d) consultazione semplificata.

Art.10 septies- Circolari

La circolare è un documento interpretativo diretto sia agli uffici che al contribuente. Le


circolari forniscono l’interpretazione della legge ogni qualvolta venga approvata.

L'amministrazione finanziaria pubblica circolari per fornire:

a) la ricostruzione del procedimento formativo delle nuove disposizioni tributarie e i primi


chiarimenti dei loro contenuti;

b) approfondimenti e aggiornamenti interpretativi conseguenti a nuovi orientamenti


legislativi e giurisprudenziali;

c) inquadramenti sistematici su tematiche di particolare complessità;

d) istruzioni operative ai suoi uffici.

Art. 10 octies - Consulenza giuridica


L'amministrazione finanziaria offre, su richiesta, consulenza giuridica alle associazioni
sindacali e di categoria, agli ordini professionali, agli enti pubblici o privati, alle regioni e
agli enti locali, nonché alle amministrazioni dello Stato per fornire chiarimenti interpretativi
di disposizioni tributarie su casi di rilevanza generale che non riguardano singoli
contribuenti.

Art. 10 novies - Consultazione semplificata (possiamo dire essere intelligenza artificiale


applicata al tributario)

Le persone fisiche e i contribuenti di minori dimensioni, avvalendosi dei servizi telematici


dell’amministrazione finanziaria accedono gratuitamente, su richiesta relativa a casi
concreti, anche per il tramite di intermediari specificamente delegati, a una apposita banca
dati.

La banca dati consente l'individuazione della soluzione al quesito interpretativo o


applicativo esposto dal contribuente. Quando la risposta al quesito non è individuata
univocamente, la banca dati informa il contribuente che può presentare istanza di
interpello.

Lezione 4

INTERPELLO
1. il contribuente può interpellare l’amministrazione finanziaria per ottenere una risposta riguardante
fattispecie concrete e personali relativamente alla:

A) applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla
loro corretta interpretazione.

- Cos’è l’interpello?
L'interpello è un istituto che consente al contribuente di chiedere all'Agenzia delle Entrate una
risposta su una specifica questione tributaria.

Oggi rispetto a tempo fa, è la consultazione semplificata, una forma di chat GPT, che ancora deve
essere attivata, in cui chiederemo alla chat:

Esempio: io devo comprare questa cosa, quante tasse devo pagare? la chat guardando tutto ciò
che c'è nella banca dati dell'Agenzia delle Entrate quindi tutte le risposte, le risoluzioni, le circolari
che l'Agenzia ha fatto negli anni darà la risposta e quindi individuerà la soluzione. Se non trova la
risposta si può presentare istanza di interpello.

1) novità rispetto agli appunti dell'anno scorso: per prima cosa per potere presentare istanza di
interpello devo prima avere fatto la richiesta di consultazione semplificata (gratis). Fatta la
richiesta di consultazione semplificata se il robottino dell'Agenzia delle Entrate non trova la
soluzione, solo allora posso andare a fare istanza di interpello.
2) novità rispetto agli appunti dell'anno scorso: Fino all'anno scorso, in realtà ancora oggi perché
manca il decreto attuativo, l'interpello era gratuito. Adesso se volessimo fare l'interpello bisogna
pagare, quindi l'interpello è diventato oneroso. E lo dice il comma 3 dell'art. 11: "la presentazione
dell'istanza di interpello è subordinata al versamento di un contributo destinato a finanziare
l'iniziativa per implementare la funzione del personale delle agenzie fiscali". Quindi, poiché
poverini gli impiegati dell'Agenzia delle Entrate non vogliono studiare gratis da soli, allora per
costringerli a studiare hanno bisogno di soldi in più e quindi facciamo pagare. (cornuti e sbirri)

Esistono diversi tipi di interpello:


Interpello interpretativo:

A) "applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla
loro corretta interpretazione".

serve a chiarire il significato di una norma tributaria.


Interpello qualificatorio:

B) "corretta qualificazione di fattispecie alla luce delle disposizioni tributarie ad esse applicabili"

serve a stabilire la qualificazione di una fattispecie. Esempio: noi ancora non abbiamo studiato le
imposte sui redditi, ma quando studieremo le imposte sui redditi vedremo che si parlerà di reddito di
lavoro autonomo e reddito di impresa. Quando un'attività può essere qualificata a lavoro autonomo
e quanto impresa. E quindi, per esempio, l'interpello è se qualificare l'attività come lavoro autonomo
o come impresa. Corretta qualificazione.
Interpello anti abusivo:

C) "disciplina dell abuso del diritto in relazione a una specifica fattispecie"


Interpello disapplicativo:

D) "disapplicazione di disposizioni tributarie che per contrastare comportamenti elusivi, limitano


deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, o altre posizioni soggettive del contribuente altrimenti
ammesse dall'ordinamento tributario, fornendo la dimostrazione che nella particolare fattispecie tali
effetti elusivi non possono verificarsi". Serve a stabilire se una norma tributaria si applica o meno a
un contribuente.

Esempio: si presume che io sia residente nei paesi a fiscalità privilegiata. Ecco, io posso chiedere
un interpello dicendo: senti, io sono in queste condizioni, quindi secondo me questa norma a me
non mi si applica, perché è una presunzione salvo prova contraria.

Interpello probatorio o contrario del disapplicativo:

E) "sussistenza delle condizioni e valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla
legge per l’adozione di soecifici regimi fiscali nei casi espressamente previsti dalla legge"

serve a fornire la prova di avere i requisiti per godere di determinati regimi fiscali. Per godere di
determinati regimi fiscali io ti devo dare la prova di avere I requisiti. E quindi faccio un interpello
probatorio, ti produco la prova che a me spetta
Quando si fa l’interpello, l’agenzia delle entrate deve rispondere entro 90 giorni, se non risponde
entro 90 giorni ed io nell’ interpello avevo prospettato una soluzione, si ha il cosiddetto silenzio
assenso, ha dato ragione alla soluzione da me prospettata tacitamente.

- Quali sono gli effetti dell’interpello?


1. La risposta scritta e motivata vincola l'amministrazione finanziaria tanto che gli atti sono
annullabili

2. La risposta dell'interpello anche tacita vincola l’amministrazione finanziaria (agenzia delle entrate)
e gli atti volti ad annullare la risposta, sono nulli.

Esempio: Se io avevo chiesto se si pagava il tre o il cinque e l'Agenzia mi aveva detto che si pagava
il tre, non può più chiedere il cinque, ma sarà vincolata al tre. Se mi chiede il cinque io potrò
ricorrere al giudice e farmi annullare la richiesta. A differenza della consultazione semplificata del
robottino (che produce solo l'effetto di non farmi pagare la sanzione) qui invece non pagherò né la
sanzione né il tributo in più, perché la risposta, anche tacita, dell'intervento vincola l'amministrazione
finanziaria (agenzia delle entrate)
3. La risposta alla istanza di interpello non è impugnabile.

Ad Esempio: Io ho chiesto all'Agenzia delle Entrate se devo pagare il tre o il cinque; L'Agenzia
richiede il cinque, io se non sono d'accordo non devo per forza pagare il cinque, ma pago il tre,
l'agenzia se vuole mi recupererà il due di differenza con un atto apposito, io impugnerò quell'atto
apposito e deciderà il giudice. Quindi non è la risposta all'intervento che io posso impugnare perché
non mi vincola, mi vincola solo l'amministrazione, eventualmente impugnerò l'atto con cui l'Agenzia
delle Entrate recupererà il tributo in base all'intervento. Proprio perché l'interpello vincola solo
l'amministrazione finanziaria e non il contribuente.

Interpello sui nuovi investimenti (dal 2015):


Sono interpelli che richiedono le imprese internazionali (che vanno ad investire in italia ingenti
quantità economiche). Le imprese estere quando investono in Italia hanno tanti problemi: esempio
stellantis (uno dei problemi principali che ha l’italia è non solo l’alto livello di tassazione, ma anche
l’incertezza sulle interpretazioni delle norme e questo crea incertezza sull’operatore economico che
deve fare azienda). Il legislatore italiano nel 2015 ha presentato questa norma che è un interpello
(accordo preventivo) per le imprese che vogliono investire in italia. Forma di interpello particolare
per spingere le imprese internazionali ad investire in italia. Con questa legge si è data possibilità alle
grandi imprese di avere informazioni prima di investire.

Limiti degli Accordi Preventivi e Interpelli

Rischio di aiuti di Stato: gli accordi preventivi e gli interpelli possono essere considerati come aiuti di
Stato se concedono favori alle imprese internazionali a discapito degli altri Stati membri dell'Unione
Europea.
Difetto di prudenza: gli accordi preventivi e gli interpelli devono essere prodotti con prudenza per
evitare di concedere favori alle imprese internazionali a discapito degli altri contribuenti.

Esempi di Casi di Studio

Apple e Irlanda: la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Irlanda per aver concesso
favori ad Apple attraverso un accordo preventivo.

Amazon e Irlanda: la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Irlanda per aver
concesso favori ad Amazon attraverso un accordo preventivo.

Abuso del diritto/ Elusione Fiscale (domanda esame)


"L'abuso del diritto è un comportamento del contribuente che, pur rispettando formalmente le norme
tributarie, le utilizza in modo tale da conseguire un risparmio fiscale senza alcun altro vantaggio
economico."

Esempio: Invece di prendere la strada dritta, prendo un sentiero più tortuoso in modo da risparmiare
sulle tasse. Prima del 2006 si diceva che l'evasione fosse illegittima, l’elusione invece era legittima e
quindi non esisteva l’abuso del diritto.

Poi il giudice nella corte di giustizia dell’unione europea, che si occupa di alcuni tributi che hanno
valenza nell' Unione Europea (ad esempio l’IVA) introduce questo concetto di "Abuso del diritto",
con riferimento a una questione dell’iva del 2006, caso halifax, “per i soli tributi aventi una rilevanza
in unione europea vieta abusi del diritto”

Ci si comincia a domandare se questo "abuso del diritto" andava applicato pure in italia, e l’agenzia
delle entrate comincia ad integrarlo e ad applicarlo ovunque, con il consenso della cassazione.

Quindi cominciano ad esserci queste prassi applicative del principio “dell’abuso del diritto" che prima
non esisteva nel diritto tributario.

Il legislatore nel 2015 ha chiarito che abuso del diritto ed elusione sono la stessa cosa

[Link] del 2006 non se ne sente parlare

[Link] ad utilizzarlo l'Europa, quindi si comincia a sentire

[Link] nel 2015 viene usato anche in italia.

Art10 bis: 1. "Configurano un abuso del diritto una o piu operazioni prive di sostanza economica
che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.
Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi
determinanti i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal
contribuente per effetto di dette operazioni:"

Esempio: Io consulente aziendale al posto di farti fare la strada dritta, ti faccio fare la strada storta al
fine di risparmiare nelle tasse ma allo stesso tempo non evadere le norme. Questo è abuso del
diritto o elusione.

Quando io faccio delle operazioni che mi consentono di avere un vantaggio fiscale senza
formalmente violare la legge. Se l’agenzia delle entrate scopre che hai fatto abuso del diritto devi
risarcire quanto hai eluso.

La norma però pone dei paletti all’agenzia delle entrate i cosiddetti Limiti all'azione anti-
abusiva dell'Agenzia delle Entrate:

1. deve dimostrare che l’operazione dia priva di sostanza economica,

2. deve dimostrare che i vantaggi fiscali siano indebiti quindi in contrasto con le finalità delle norme
tributarie

3. deve dimostrare che le operazioni non vi siano ragioni extrafiscali anche di ordine gestionale

4. poi, a pena di nullità, deve chiedere chiarimenti al contribuente il cosiddetto contraddittorio. Per
essere piu precisi deve motivare anche in relazione ai chiarimenti che siano stati forniti.

Lezione 5

OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA

SOGGETTO ATTIVO

SOGGETTO PASSIVO

Obbligazione Tributaria: Soggetto Attivo e Soggetto Passivo

L’obbligazione tributaria si configura come il vincolo che sorge tra un soggetto attivo,
tipicamente rappresentato dallo Stato, da enti pubblici come l’Agenzia delle Entrate, le
Dogane o gli enti locali, e un soggetto passivo, ovvero il contribuente. Quest'ultimo è
chiamato a versare una somma di denaro a titolo di tributo per adempiere agli obblighi fiscali
stabiliti dalla legge. La caratteristica principale di questo rapporto è il fatto che si tratta di
un'obbligazione pecuniaria, dove la prestazione patrimoniale è il pagamento di una
somma di denaro.

Distinzione tra Obbligazione Civilistica e Obbligazione Tributaria

A livello civilistico, le obbligazioni sono regolate dal Codice Civile agli articoli 1173 e
seguenti. Queste riguardano un vincolo giuridico tra due parti (debitore e creditore) e
prevedono l'adempimento di una prestazione. Tuttavia, nel campo tributario, la dottrina più
sofisticata ritiene che il vincolo tra privato e Stato non sia completamente assimilabile a
un’obbligazione nel senso civilistico. L’obbligazione tributaria, infatti, non si fonda su un
negozio giuridico, bensì su norme di diritto pubblico che impongono obblighi di
natura patrimoniale.

Invece di parlare esclusivamente di "obbligazioni" tra Stato e contribuente, sarebbe più


corretto riferirsi a un sistema complesso di obblighi, crediti e debiti che derivano da una
specifica regolamentazione normativa. L’obbligazione tributaria non nasce da una libera
volontà negoziale, ma dalla necessità di contribuire alle finanze pubbliche, secondo il
principio costituzionale della capacità contributiva.

Obblighi del Contribuente

Il contribuente, oltre a versare l’imposta dovuta, ha una serie di obblighi che derivano dalle
normative fiscali. Questi obblighi sono paralleli a quelli previsti dal diritto commerciale, in
particolare per quanto riguarda le attività imprenditoriali e commerciali.

1. Tenuta della contabilità: Il contribuente è tenuto a mantenere una contabilità


ordinata e regolare, secondo le normative fiscali e commerciali. Ciò significa che deve
registrare tutte le operazioni economiche e finanziarie e tenerne traccia in modo
documentato.
2. Conservazione dei documenti fiscalmente rilevanti: Il contribuente deve
conservare per almeno sei anni i documenti che attestano le operazioni contabili,
inclusi:
a. Fatture relative all'IVA;
b. Prove tracciabili dei pagamenti effettuati e ricevuti;
c. Altri documenti contabili rilevanti ai fini fiscali (dichiarazione tributaria).
Obbligo di Presentazione della Dichiarazione Tributaria

(domande d’esame)

Uno degli obblighi principali del contribuente è la presentazione della dichiarazione dei
redditi e della dichiarazione IVA. Questo adempimento (obbligo specifico del contribuente)
ha lo scopo di comunicare annualmente all’Agenzia delle Entrate tutti i redditi percepiti dal
contribuente e calcolare l’imposta dovuta. Si tratta di un passaggio fondamentale, senza il
quale il fisco non sarebbe in grado di verificare la correttezza dei pagamenti effettuati, e
deve essere effettuato annualmente.

Caratteristiche della Dichiarazione Tributaria

La dichiarazione tributaria presenta alcune caratteristiche ben precise:

1. Generalità: La dichiarazione dei redditi deve essere presentata da tutti i titolari di


reddito, indipendentemente dalla natura e dalla quantità dei redditi prodotti. Questo
obbligo si applica in modo uniforme a persone fisiche, giuridiche e altre
entità, ma le modalità possono variare in base al soggetto dichiarante.

2. Unicità: La dichiarazione è unica, ovvero il contribuente deve presentare un solo


documento che comprenda tutti i redditi prodotti, indipendentemente dalle categorie
reddituali.
In Italia, le categorie di reddito, come definite dall’art. 6 del TUIR (Testo Unico delle
Imposte sui Redditi), sono sei:
-redditi fondiari;
-redditi di capitale;
-redditi di lavoro dipendente;
-redditi di lavoro autonomo;
-redditi d’impresa;
-redditi diversi.
Sebbene queste categorie siano differenti, la dichiarazione che il contribuente
presenta al fisco è unica e riguarda tutti i redditi prodotti.

3. Analiticità: La dichiarazione dei redditi non è sintetica, cioè non si limita a riportare
il totale complessivo dei redditi, ma è analitica. Questo significa che il contribuente
deve compilare dettagliatamente tutte le voci attive e passive, ovvero tutti i redditi
percepiti e le spese detraibili o deducibili. La struttura del modello di dichiarazione
prevede una serie di caselle dove vanno inseriti separatamente i vari elementi che
concorrono alla determinazione del reddito imponibile.

4. Vincolata: La dichiarazione non è a forma libera, ma deve essere redatta utilizzando


i modelli approvati dal Ministero delle Finanze, a pena di nullità. Se la dichiarazione
non viene presentata secondo le forme prescritte, viene considerata come omessa,
con tutte le conseguenze legali e sanzionatorie del caso. La scadenza per la
presentazione della dichiarazione è il 31 ottobre dell’anno successivo al periodo
d’imposta e deve avvenire in modalità telematica.

5. Ricettizia: La dichiarazione tributaria produce effetti solo quando arriva all'Agenzia


delle Entrate. Non basta che venga semplicemente predisposta e inviata: è
necessario che l’Agenzia ne prenda conoscenza affinché produca effetti giuridici.

6. Precompilata: Negli ultimi anni, l’Agenzia delle Entrate ha sviluppato un sistema di


dichiarazione precompilata, in particolare per i lavoratori dipendenti. La dichiarazione
precompilata contiene già molti dei dati in possesso del fisco (come le certificazioni
uniche dei redditi da lavoro dipendente), ma il contribuente può modificarla o
integrarla. Dal 2024, questo sistema verrà esteso anche a lavoratori autonomi e
imprese in via sperimentale.

7. Dichiarazione di scienza o di volontà?: In dottrina si discute da tempo se la


dichiarazione dei redditi sia una manifestazione di volontà (come avviene per i
contratti) o una semplice dichiarazione di scienza, che riporta cioè dati di fatto. Se
fosse considerata una manifestazione di volontà, la dichiarazione sarebbe soggetta
alle norme del Codice Civile e la sua rettifica sarebbe soggetta a limiti più stringenti,
legati all’errore nel diritto civile. Invece, trattandosi di una dichiarazione di scienza,
essa può essere corretta in ogni momento, perché si limita a riportare dati da cui
discendono automaticamente gli effetti legali (il pagamento del tributo). Questa
discussione è stata superata dall'art. 2, comma 8 del DPR 322/98, che consente la
rettifica della dichiarazione sia a favore che contro il contribuente entro i termini di
accertamento fiscale, ossia cinque anni.

Rettifica della Dichiarazione e Ravvedimento Operoso

Quando un contribuente si accorge di aver commesso un errore nella dichiarazione, può


procedere alla sua rettifica. Se l’errore è a sfavore del fisco (ad esempio, il contribuente ha
dichiarato un reddito inferiore al reale), egli può correggerlo spontaneamente tramite il
ravvedimento operoso. Questo strumento consente di autodenunciarsi, pagando una
sanzione ridotta rispetto a quella che sarebbe applicata in caso di accertamento fiscale da
parte del fisco.

L’Agenzia delle Entrate può rettificare la dichiarazione dei redditi entro cinque anni dalla
sua presentazione. Per questo motivo, il contribuente è tenuto a conservare i documenti
fiscalmente rilevanti per almeno sette anni, in modo da poter fornire prova documentale in
caso di accertamento.
Inoltre secondo art.2, comma 8bis del DPR 322/98 il contribuente che ha sbagliato a suo
sfavore può comunque far valere l'errore in giudizio anche oltre i 5 anni (es: ho dichiarato
100 ma in realtà è 80, quindi devo pagare meno tasse).

Estinzione dell'Obbligazione: Compensazione e Accollo

(non troppo importante)

L’obbligazione tributaria può estinguersi anche per compensazione. Questo avviene


quando il contribuente ha un debito verso lo Stato ma, allo stesso tempo, vanta anche un
credito di pari importo o superiore. Tuttavia, l’estinzione per compensazione è soggetta a
limiti precisi e può essere applicata solo in determinate circostanze.

Un altro metodo di estinzione dell'obbligazione tributaria è l'accollo. Con l’accollo, un


soggetto terzo (accollante) si assume il debito fiscale di un altro soggetto (accollato) nei
confronti dello Stato (accollatario). Esistono due forme di accollo: liberatorio (dove il
debitore originario viene liberato dal suo debito) e non liberatorio (dove il debitore originario
rimane comunque obbligato). Nel sistema tributario, l’accollo è ammesso solo nella forma
non liberatoria, ossia l'accollato rimane comunque responsabile del pagamento del debito
fiscale anche se un terzo si impegna a pagarlo per lui.

Lezione 6

(nella fretta il prof nella scorsa lezione si è scordato di dire una cosa)
Succedeva che io che avevo un credito con il fisco mi accollavo il debito di un'altra
persona e poi compensavo il debito di quella persona col mio credito (possibilmente in
cambio di soldi).
questo aneddoto per capire come spesso vengano fatti questi “escamotage” per eludere il
fisco, che la legge non vieta espressamente, ma che però di fatto provocano danni al fisco
Il prof ribadisce che questa piccolezza non sia oggetto di domanda all’esame

SOLIDARIETA’, SOSTITUZIONE E RESPONSABILE D’IMPOSTA


(3 argomenti che possono costituire oggetto di domanda autonoma, così come possono
essere un’unica domanda)

SOLIDARIETA’ NEL CODICE CIVILE (IN ACCEZIONE TRIBUTARIA):


Il contribuente è un soggetto passivo, e l’agenzia delle entrate è il soggetto attivo. Fino alla
scorsa lezione abbiamo visto il contribuente come un singolo; tuttavia, c’è una serie di
ipotesi in cui ci sono più persone che devono lo stesso importo all’agenzia delle entrate
(da questo il termine solidarietà, ovviamente dal lato passivo). Può capitare che più
soggetti siano quindi obbligati verso il fisco per la medesima prestazione.
Quando si viene a creare questo tipo di situazione si pone il problema riguardo se si
applichino o no le norme del Codice civile
(Si discute se l’obbligazione tributaria sia una vera e propria obbligazione, oppure sia un
insieme di obblighi e di crediti. Alcuni negano l’esistenza di una vera e propria
obbligazione tributaria, ma a fini di spiegazione accademica tralasceremo la critica e
parleremo di obbligazione tributaria.)

Esempio:
Se io vendo l’azienda, anche l’acquirente risponde dei debiti tributari e delle sanzioni che
erano a carico del venditore dell’azienda (io)

ART.14 C.C. (decreto legislativo anno 1997 n 472)


CESSIONE DI AZIENDA
“Il cessionario è responsabile in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva
escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell'azienda o del ramo d'azienda,
per il pagamento dell'imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse
nell'anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già
irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse
in epoca anteriore.”

Parafrasato:
Colui che compra l’azienda risponde dei debiti fiscali e delle relative cessioni per 3 anni,
l’anno in corso, e altri 2, nei limiti del valore dell’azienda. Fatto salvo che il fisco prima
debba chiedere i soldi al cedente e solo dopo al cessionario. Questa norma è stata creata
per sfuggire al fisco (per ripulire un’azienda piena di debiti fiscali spesso si vendeva
l’azienda per avere un fresh start, per questo motivo è stata approvata questa norma)
Questa norma crea un’obbligazione solidale, perché per questi 3 anni di debiti fiscali
rispondono sia il cedente sia il cessionario.
Esempio:
Un altro esempio è tra le parti di un contratto di locazione, perché sia il proprietario, sia il
conduttore, sono solidalmente responsabili verso il fisco.

ART 1292 C.C.


la regola nelle obbligazioni solidali è che, se adempie uno, vengono liberati anche
gli altri
Esempio:
Il notaio risponde delle imposte relative all’atto cui presenzia in qualità di notaio. Quando si
riceve un atto notarile il notaio risponde dell’imposta su quell’atto.
Per esempio, se acquirente e venditore si presentano dal notaio, oppure locatore e
locatario, saranno entrambi responsabili in solido del pagamento dell’imposta, e lo sarà
anche il notaio.
Se paga uno solo dei tre soggetti vengono liberati tutti gli altri. Tutte le tasse possono
essere chieste a uno solo dei soggetti, e poi privatamente il peso del debito potrà
essere ripartito tra i soggetti come è stato concordato tra di loro
Nei manuali si parla anche di solidarietà paritetica e solidarietà dipendente
La solidarietà è paritetica quando i debitori sono obbligati per la medesima prestazione in
virtù della stessa fonte o dello stesso titolo
La solidarietà è dipendente quando i debitori sono obbligati per la medesima prestazione
per un titolo o una fonte diversa
Ritornando all’esempio del notaio
Sia venditore che acquirente che notaio sono obbligati nei confronti del fisco x la stessa
prestazione. Solo che venditore o acquirente sono solidali in virtù dello stesso titolo, quindi
sono solidali in senso paritario. Il notaio invece risponde dell’imposta per legge, quindi il
suo obbligo non discende direttamente dal contratto, per questo è solidale in senso
dipendente.

Alle obbligazioni tributarie solidali sono applicabili le norme del Codice civile (quelle
dall’articolo 1292 in poi?) In linea di massima sì, perché si estendono gli effetti favorevoli,
ma non quelli sfavorevoli
Esempio:
Se io pago, gli altri debitori sono liberati. (effetto favorevole)
Se il fisco notifica l’atto a uno dei debitori, quella notifica non ha effetto nei confronti degli
altri debitori, quindi gli effetti sfavorevoli non si estendono agli altri co-debitori.
Un tempo si parlava di super solidarietà tributaria, ritenendo che gli effetti sfavorevoli si
estendessero anche agli altri co-debitori, e che in presenza di due co-debitori il fisco
poteva notificare l’atto solo a uno dei due.

ART.1298 C.C.
Si applica in materia tributaria, anche se normalmente è previsto diversamente.
ART.1306 C.C.
Tendenzialmente la norma si applica e dice che la sentenza pronunciata non ha effetto
contro gli altri debitori ma gli altri debitori possono opporla al creditore.
Se il fisco vince la causa contro uno dei debitori, non può usarla nei confronti degli altri.
Se un debitore vince la causa contro il fisco, allora tutti gli altri debitori possono usarla nei
confronti del fisco.
Nella norma 1306 troviamo piena applicazione di ciò che dicevamo prima, ossia che per le
obbligazioni solidali si possono applicare le norme del codice civile in linea di massima,
perché si estendono gli effetti favorevoli ma non quelli sfavorevoli.

ART. 1310 C.C.


Gli atti con i quali il creditore interrompe la prestazione nei confronti degli altri debitori,
capiamo quindi che questa norma non si applica in materia tributaria perché l’atto va
notificato singolarmente a ogni debitore

Quindi in materia tributaria si applicano solo le norme del Codice civile dal 1292 in poi per
cui gli effetti favorevoli si estendono, e quelli favorevoli non si estendono

SOSTITUTO E RESPONSABILE D’IMPOSTA ART. 64 DPR 600 DEL 1973


Si ha sostituzione quando in forza di disposizioni di legge un soggetto è obbligato al
pagamento in luogo di altri per fatti o situazioni esclusivamente riferibili a questi altri.

Esempio:
Il datore paga il dipendente, e il lavoratore dipendente deve pagare le tasse sul suo
stipendio. Il legislatore ormai ha previsto da molti anni sia per semplificargli la vita, sia per
non permettergli di evadere le tasse, che il datore trattenga una parte dello stipendio
corrispondente alle tasse e le versi direttamente allo stato. Il datore di lavoro è il sostituto
ed è colui che è tenuto a pagare le tasse al posto del dipendente, che è il sostituito.

Il datore di lavoro effettua quella che è chiamata una ritenuta a titolo d’acconto. Significa
che il datore trattiene una quota dello stipendio a titolo di acconto del tributo, alla fine
dell’anno il lavoratore dipendente farà i suoi conti e può essere che ancora dovrà pagare
tasse, avrà diritto a un rimborso (perché magari il datore ha trattenuto troppo) oppure sarà
tutto pareggiato e non ci sarà bisogno di aggiustamenti.

La ritenuta esiste anche nel lavoro autonomo (soggetti titolari di [Link]), quando per
esempio io commercialista vengo pagato da una società, la società trattiene una quota del
compenso e la paga allo stato.
La ritenuta può essere a titolo d’acconto o / a titolo d’imposta (o ritenuta definitiva)
Quando è a titolo d’imposta o ritenuta definitiva? Quando la somma che viene trattenuta
dal sostituto esaurisce il debito col fisco. Se io ho dei soldi in banca e la banca mi paga gli
interessi, la banca trattiene una somma (tributo) e la versa allo stato. Questa ritenuta che
fa la banca è definitiva, quindi non è soggetto a conguaglio o rimborso, perché esaurisce il
debito fiscale, perché su questo somme il cliente subita la ritenuta da parte del sostituto,
non dovrà più pagare altri contributi.
Nel caso dell’impiegato, io datore gli pago 1000 euro e ne trattengo 270, ma in questo
caso la ritenuta è a titolo d’acconto perché, se l’impiegato ha altri redditi (x esempio da
affitti) e la sua aliquota finale non sarà del 27% ma del 40%, succede che a fine anno lui
dovrà poi conguagliare il 13% rimanente. Potrebbe avere anche diritto a un rimborso, se
per esempio avendo diritto al rimborso delle spese mediche (100$), il dipendente le andrà
a detrarre dal suo debito fiscale; quindi, lo stato dovrà poi restituire 100$ al sostituito
perché ha diritto al rimborso delle spese mediche.
Nel caso del correntista e della banca, non ci sarà possibilità di conguagliare ne in attivo
ne in passivo a fine anno, perché in quel caso si tratta di una ritenuta definitiva (o ritenuta
a titolo d’imposta)
In ogni caso, siamo sempre di fronte a un caso di sostituzione
Il fisco ha inventato la sostituzione per semplificare la vita (per esempio del
dipendente o del titolare del conto corrente della banca), e allo stesso tempo per
impedire l’evasione fiscale

La sostituzione funziona se io datore di lavoro faccio la ritenuta e la verso, facendo anche


una ritenuta in misura corretta.
Può succedere che io datore di lavoro oppure io cliente del professionista trattengo i soldi
(quindi faccio la ritenuta) ma poi non la verso allo stato
Ritenuta effettuata e non versata.
Io datore trattengo 270$ ma poi non li verso allo stato. In questo caso l’impiegato sarà
tenuto a pagare le tasse o no? In questo caso non ci sono risposte certe a questa
domanda.
Però se io impiegato dimostro di aver subito la ritenuta, non potrà il fisco prendersela con
me, ma solo col mio datore di lavoro. Se però non riesco a dimostrare di aver subito la
ritenuta, non sono salvaguardato dal fisco.
Un'altra ipotesi è la ritenuta non effettuata e non versata. Il datore di lavoro mi paga
1000$ interi senza detrarre il contributo. Il datore di lavoro non può proteggersi dicendo
che non sapeva di dover trattenere la ritenuta. Saranno entrambi debitori verso il fisco,
quindi risponderanno tutti e due.
Un’altra ipotesi è quella della ritenuta maggiore di quella prevista, in cui x esempio il
datore di lavoro deve trattenere il 27% ma per sbaglio ne trattiene il 50%. In quel caso si
discute se il lavoratore dipendente ha diritto a chiedere quei soldi allo stato o al datore di
lavoro. Nemmeno a questo quesito c’è una risposta certa. Però di sicuro o si ammette che
il lavoratore dipendente ha diritto a chiedere quei soldi direttamente al fisco, oppure se si
ammette che il lavoratore dipendente ha diritto a chiedere quei soldi al datore di lavoro,
questo deve poi poter chiedere il rimborso al fisco, ma poi come fa a dimostrare che ha
pagato il tributo del dipendente? E quindi poi si intrecciano una serie di problemi di natura
“probatoria”.
Il professore specifica che nonostante abbia menzionato solo queste ipotesi ne esistono
molteplici in base a tutti gli errori che si possono commettere.

ACCANTO AL SOSTITUTO, ABBIAMO IL RESPONSABILE D’IMPOSTA


ART.64 TERZO COMMA
Il responsabile d’imposta è colui che è obbligato al pagamento di un’imposta insieme ad
altri per fatti esclusivamente riferibili agli altri e ha quindi diritto alla rivalsa.
A differenza del sostituto il responsabile d’imposta non può materialmente esercitare una
ritenuta né a titolo d’acconto né d’imposta, perché non ha la titolarità della ricchezza
(come x esempio il datore di lavoro)
Siamo nei casi di solidarietà dipendente, come l’esempio del notaio, che è quindi anche un
responsabile d’imposta.
La cessione di azienda è un altro esempio (ART. 14 DPR 1997, spiegato sopra). Il
cessionario d’impresa è anche un responsabile d’imposta.
Il responsabile d’imposta rappresenta una garanzia per il fisco
Lezione 7

L’obbligazione tributaria dal lato del soggetto attivo, quindi dal lato dello Stato.

Il debito tributario che ciascun contribuente ha può essere interpretato come un'obbligazione
tributaria, quindi un vincolo che lega un soggetto, il contribuente, ad un altro soggetto, che è lo
Stato, avente per oggetto una prestazione di natura patrimoniale, cioè il pagamento di uno tributo.

Per essere più precisi, quando si parla del rapporto tributario nel lato attivo, parliamo delle Agenzie
che sono state istituite con il decreto legislativo numero 300 del ‘99.

Prima di questa data, era il Ministero delle finanze e i suoi uffici che si occupavano dei vari tributi,
quindi dal lato attivo c’era lo Stato con i suoi uffici. Questo Ministero funzionava fino a un certo
punto, nel senso che in politica si evidenziavano le inefficienze dello Stato nel gestire i tributi e c’era
un'enorme evasione fiscale, molto più alta di quella di oggi.

(Una delle ragioni per la quale c'era in Italia una forte evasione fiscale: l’Italia era il paese col
maggior numero di invalidi, nel senso che c’erano persone che prendevano la pensione di invalidità
senza averne diritto oppure erano assunti al Comune come invalidi anche senza esserlo oppure i
liberi commercianti non pagavano le tasse. Negli anni 60, infatti, in virtù del patto Sociale, lo Stato
mamma dava soldi a tutti e chi non poteva prendere quei soldi era libero di non pagare le tasse.
L’impiegato pubblico era protetto con il suo stipendio, chi non lo era, era libero di evadere le tasse.
Questo patto sociale è poi andato in crisi a seguito di tutti i vincoli con l'Europa e l'economia
globalizzata.)

A fine anni 90 si cominciò a dire che la colpa dell’evasione fiscale era dovuta dallo Stato che era
organizzato in modo inefficiente; quindi, si comincia a parlare di privatizzazione. Lo Stato nella sua
gestione fiscale doveva essere privatizzato, cioè, bisognava privatizzare le funzioni tributarie.
Dal 1999 si decise di staccare gli uffici finanziari dallo Stato creando le Agenzie, che però non sono
private, sono pubbliche. Gli uffici e quindi anche gli impiegati non sono più impiegati dello Stato in
senso proprio, ma sono impiegati delle Agenzie. Quindi non si è realizzata la privatizzazione, ma è
stato distaccato l'Ufficio finanziario dal Ministero, creando le Agenzie.

(Anche i professori universitari non sono tecnicamente impiegati dello Stato, sono impiegati
dell'Università, che però è pubblica).

Distinguiamo:

1. Agenzia delle entrate


2. Agenzia del demanio
3. Agenzia delle dogane
4. Agenzia delle Entrate e Riscossione.
L’Agenzia delle Entrate gestisce il 99% dei tributi, non è privata, è per una persona giuridica di
diritto pubblico, dotata di autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale e organizzativa e
contabile. È un ente staccato dallo Stato che gode di personalità giuridica di diritto pubblico,
autonomo e quindi separato rispetto allo Stato sia come disciplina interna, autonomia
regolamentare, sia come autonomia amministrativa, patrimoniale, organizzativa e contabile.
Il Ministero delle Finanze esiste sempre, oggi si chiama il Ministero dell'Economia ed ha una
funzione di indirizzo e di vigilanza sull'Agenzia delle Entrate. Il Ministero pone gli scopi e gli obiettivi
all'Agenzia delle Entrate che li realizza in virtù di una convenzione approvata dal Parlamento.
Quindi, l'Agenzia è separata dal Ministero, che svolge la funzione di vigilanza e di indirizzo,
svolgendo le funzioni tributarie che oggi sono più efficienti grazie alla digitalizzazione.
Per quanto riguarda l’Agenzia delle Entrate e Riscossione è successa la situazione opposta; negli
anni 90, la riscossione, cioè la raccolta materiale dei soldi, era affidata ai privati, mentre tutte le altre
attività dello Stato erano affidate al Ministero.

Per esempio, la riscossione coattiva, cioè occuparsi di vendere all'asta la casa del contribuente che
non pagava, era un'attività che veniva svolta proprio dal privato, concessionario da parte dello Stato
 si parlava di “concessionari della riscossione”.

Nell’antica Roma i pubblicani erano coloro che riscuotevano le tasse per lo Stato romano ed erano
dei privati concessionari del servizio di riscossione. Negli ultimi decenni ci si è accorti che
l'affidamento al privato della riscossione coattiva non funzionava, per cui c'è stato il fenomeno
opposto: oggi la riscossione è svolta sempre da un'Agenzia dello Stato, che si chiama Agenzia delle
Entrate e Riscossione, che però è pubblica. Pertanto, mentre prima era tutto svolto da un privato,
negli ultimi anni, attraverso un rapporto con la Monte Paschi di Siena, è stato trasformato in un ente
pubblico e oggi la riscossione è svolta da un'agenzia pubblica.
Quindi, trent'anni fa si parlava di privatizzare tutto, invece ad oggi è stato reso tutto pubblico, anche
ciò che già era privato.
Le Agenzie delle Entrate svolgono diverse attività, chiamate Attività (o Potestà o Funzioni)
Tributarie:

1. Attività di indirizzo
2. Attività conoscitiva  è la più importante
3. Attività di accertamento
4. Attività di riscossione
5. Attività sanzionatoria

Le attività dello Stato in genere sono definite come attività discrezionali, ciò significa che
normalmente lo Stato quando svolge le sue attività sceglie, valuta gli interessi dei privati con gli
interessi pubblici. Quando lo Stato decide di fare un'autostrada decide quali terreni espropriare,
decide il percorso dell'autostrada e valuta gli interessi privati dei proprietari terrieri e l'interesse
pubblico a fare l'autostrada e fa delle scelte dette “discrezionali”.

Il cittadino ha dei limiti di tutela ma non più di tanto perché, se non c'è eccesso di potere,
espressione tipica del diritto pubblico, non può contestare.
Il privato può chiedere allo Stato una concessione per costruire un piano di sopra a casa sua e, nei
limiti delle regole generali, lo Stato può decidere di concederla dopo una serie di valutazioni. In
questo caso, il privato ha solo un interesse legittimo a che queste valutazioni siano fatte in modo
conforme.

Diversamente accade per le attività in materia tributaria. Le attività in materia tributaria sono attività
vincolate, non attività discrezionali.

Ad esempio, se io ho guadagnato 100 e l'aliquota che devo pagare è 30, lo Stato non deve fare
nessuna valutazione. Il funzionario dell'Agenzia delle Entrate non deve fare nessuna scelta fra
l’interesse mio di non pagare le tasse e l'interesse dello Stato di farmele pagare. Io devo per forza
pagare allo Stato il 30%, senza poter chiedere di pagarli in un altro momento, quindi si tratta di
un'attività vincolata.

Nella slide è riportato:

“Nell’atto amministrativo vincolato la Pubblica Amministrazione (oggi Agenzia delle entrate) non ha
alcun margine di manovra; anzi è obbligata a intervenire nei modi previsti dalla legge, senza alcuna
valutazione dell'interesse pubblico e di quello dei privati che sono coinvolti dall’atto amministrativo”.

Nell’esempio di prima, se devo pagare 30 non posso proporre di pagare di meno, non posso
transigere sulla somma che devo pagare e lo Stato non può accettare un pagamento inferiore. Si
parla di indisponibilità dell'obbligazione tributaria.

Ci sono, però, delle eccezioni che vedremo più avanti.


- Attività di indirizzo (domanda d’esame)

È quell’attività con la quale gli uffici centrali indirizzano gli uffici periferici.
L’Agenzia delle Entrate è costruita su base gerarchica: noi abbiamo il grande Capo a Roma, un altro
capo in ciascun capoluogo di regione e poi gli uffici periferici distribuiti su tutto il territorio.

L'Agenzia delle Entrate deve essere organizzata e deve fare in modo che gli uffici, ovunque siano, si
comportino allo stesso modo, più o meno interpretino le norme allo stesso modo, esercitino i pochi
poteri discrezionali allo stesso modo, in generale svolgano le funzioni estimative, cioè stimare il
valore di un bene utilizzando criteri uguali.
Anche se gli uffici periferici sono distribuiti in tutto il territorio nazionale, Sardegna e Sicilia
compresa, è necessario che svolgano le loro funzioni in modo simile, se non uguale. Questa
esigenza di uniformità dei comportamenti interpretativi e competitivi, organizzativi viene rassicurata
con un'attività di indirizzo.

Attenzione, mentre fino all'anno scorso noi dicevamo che l'attività di indirizzo era rivolta
all'Amministrazione finanziaria e non era rivolta al contribuente, con lo Statuto dei diritti del
contribuente è stata introdotta l'attività di indirizzo al contribuente.

Con queste nuove norme dello Statuto, l'attività di indirizzo è rivolta al contribuente, si tratta di atti
che sono diretti contemporaneamente sia gli uffici periferici sia al contribuente.

Le circolari fino all'anno scorso erano rivolte agli uffici periferici, non era un supporto al contribuente,
era un supporto solo all’amministrazione ufficio periferico. Da quest'anno, per legge, l’attività di
indirizzo è rivolta non solo agli uffici ma anche al contribuente, per cui possiamo parlare di atti di
indirizzo interni ma con la consapevolezza che non sono più solo interni ma anche diretti all’esterno
perché l'Agenzia delle entrate fa consulenza giuridica al contribuente.

Gli atti di indirizzo interni, che ora non sono più solo interni, sono:

- le circolari
- le note
- le risoluzioni.

Se vi ricordate nell'articolo 10 sexies c'erano le circolari, non c'erano le note e le risoluzioni. La


risoluzione o la nota sono la stessa cosa.

La risoluzione è quando un ufficio periferico pone una domanda all'ufficio centrale e questo
risponde. La risoluzione è, quindi, una risposta che l'ufficio centrale dà all'ufficio periferico (non è
supporto al contribuente), è un atto interno, quindi, giustamente, non è stata inserita nella norma
sulla consulenza giuridica.
La circolare, invece, è diretta ormai anche all'esterno. Nei cosiddetti atti di indirizzo interno la
circolare oggi non è più solo interna, mentre la risoluzione è sempre interna perché è una
risposta che l'ufficio centrale dà all'ufficio periferico.

Ovviamente i contribuenti leggono anche le risoluzioni e ubbidiscono alle stesse, però


tecnicamente sono rivolte esclusivamente all'ufficio che ha posto la domanda. Le note sono la
stessa cosa delle risoluzioni, è una vecchia espressione con cui si chiamavano le risoluzioni.
Che problemi pongono questi atti di indirizzo interni? (ricordiamo che non sono tutti interni, almeno
nel caso della circolare)
Primo problema: obbligo di osservanza da parte dei dipendenti.

Senza avere un punto di diritto, il dipendente deve rispettare la legge; quindi, se ritiene che la
circolare sia contraria alla legge non è tenuto a rispettarla.

Qualsiasi funzionario dell'Agenzia delle entrate rispetta al 100% la circolare che viene da Roma o da
Palermo, se ragioniamo in punto di diritto, poiché ciò che conta è la legge; quindi, il funzionario non
applica la circolare qualora la ritenga in violazione della legge.

Il soldato semplice deve ubbidire agli ordini del comandante ma, se il comandante gli dà degli ordini
che contrastano con i principi dell'umanità, anche il soldato semplice si deve rifiutare.

Lo stesso principio vale in materia tributaria; qualora il funzionario riceva dal grande capo l’ordine di
fare pagare il doppio delle tasse per un suo capriccio personale, il funzionario non è tenuto ad
obbedire alla circolare che viola la legge. Di fatto il funzionario è obbligato a rispettare la circolare,
altrimenti rischia un procedimento disciplinare, ma dovrà dimostrare che la circolare è contraria alla
legge.

Secondo Problema: cosa avviene se il funzionario compie un atto in contrasto con la circolare
(caso in cui essa non è in violazione della legge)?

Il contribuente può rivolgersi al giudice e dire che è stata violata la circolare? No, questo perché il
contribuente non è vincolato dalla circolare.

Per il contribuente, così come per il funzionario, l'unica cosa che conta è la legge; quindi, se la
circolare, se l'atto fatto dal funzionario, viola la circolare, non ha alcuna importanza. Il contribuente
non può ricorrere al giudice dicendo che è stata violata la circolare, può farlo solo nel caso in cui sia
stata violata la legge.

La violazione della circolare non comporta di per sé invalidità dell'atto tributario perché ciò che conta
è la legge, non la circolare. In materia tributaria, l’attività è vincolata e la circolare è irrilevante.

Terzo problema: si può ritoccare la circolare? Può il contribuente rivolgersi al giudice e impugnare
la circolare?

La risposta, fino all'anno scorso, era sicuramente no poiché la circolare era considerata come un
atto interno in cui il contribuente non è vincolato dalla circolare ma solo dalla legge. Oggi che la
circolare non è più solo interna ma, come abbiamo visto, è anche uno strumento di consulenza
giuridica che produce l’effetto dell'affidamento, qualche dubbio può esserci.

Il contribuente è vincolato solo dalla legge, perché dalla circolare riceve una consulenza giuridica,
un parere che non lo obbliga a seguirla.

L’impugnazione si fa dinanzi al giudice amministrativo.

(La circolare vincola il contribuente? (domanda di una collega). Oggi in Italia tutte queste circolari,
note e risoluzioni hanno creato un secondo ordinamento giuridico, un ordinamento giuridico
parallelo a quello approvato dal Parlamento che non vincola il contribuente ma, se non rispetti la
circolare dell'Agenzia delle Entrate, probabilmente la Guardia di finanza interverrà.)

Come già detto prima, le circolari sono atti di indirizzo interno perché rivolte agli uffici ma, da
quest'anno, sono degli atti di indirizzo esterni perché sono anche atti di consulenza giuridica rivolti al
contribuente. Le risoluzioni, invece, essendo risposte acquisite dall'ufficio, sono atti di indirizzo
interno.
Gli atti di indirizzo esterno, che non sono la consulenza giuridica, sono i Decreti Ministeriali, questi
ultimi sono regolamenti (sono fonti di diritto) e hanno contenuto normativo.

In materia tributaria e non solo, sono stati però individuati una serie di decreti ministeriali che, pur
avendo la forma di regolamento, non hanno contenuto normativo ma disciplinano il modo di essere,
il modo di agire della Pubblica Amministrazione.

I decreti ministeriali che rientrano tra gli atti di indirizzo esterno sono atti che hanno la forma di
regolamenti ma, in realtà, loro non hanno un contenuto normativo perché si limitano a regolare il
modo di agire dell'Agenzia delle Entrate. In qualche modo assomigliano alle circolari, ma sono sotto
forma di Decreto ministeriale.

Esempio: il decreto ministeriale che disciplina le modalità di sorteggio dei contribuenti da controllare.
L'agenzia delle entrate, quando decide se controllare un contribuente, può utilizzare il sistema del
sorteggio e c'è, a questo proposito, un decreto ministeriale che regola il suo comportamento. Con
questo decreto ministeriale vengono individuati i criteri con cui sorteggiare i contribuenti da
controllare.

Non è una norma di legge, anche se in qualche modo assomiglia alla circolare, poiché in questo
caso viene adottato lo strumento del regolamento, del decreto ministeriale, che ha una forma
regolamentare.

Essendo decreti ministeriali hanno sicuramente un indirizzo esterno; il decreto ministeriale è


pubblico, viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, cosa diversa per quanto riguarda la circolare, la
quale risulta sul sito dell'Agenzia delle entrate, non è pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

Il professore espone le slides degli argomenti discussi:


Decreto legislativo 1990 numero 300

questo è il decreto che ha riorganizzato l’Amministrazione dello Stato, tutti i Ministeri compreso
quello dell’economia.

LE AGENZIE FISCALI

Il Ministero della finanza ha funzioni di indirizzo e vigilanza.


Il ministero delle finanze e dell'economia svolge le attività di analisi, indagine e studi sulle politiche
fiscali e sulle loro attuazioni, predispone gli atti di programmazione di indirizzo, svolge l'attività di
indirizzo, vigilanza e controllo sui risultati delle agenzie fiscali (Agenzie delle Entrate, Agenzia del
Demanio, Agenzia delle Entrate e Riscossioni, Agenzia delle dogane).

Il ministero determina annualmente gli sviluppi e le linee generali della politica fiscale tributaria dello
Stato italiano; il ministero e ciascuna agenzia, quindi ad esempio l'Agenzia delle entrate,
annualmente stipula una convenzione triennale nel quale sono indicati i servizi e gli obiettivi, le
direttive generali, le strategie per il miglioramento ecc.
Le attività di indirizzo sono le attività con le quali gli uffici centrali orientano gli uffici periferici e in più
fanno supporto ai contribuenti nell'interpretazione e applicazione delle norme, facendo riferimento
all'articolo 97 della Costituzione che recita:

“I pubblici uffici sono organizzati secondo le disposizioni di legge in modo che sia assicurato il buon
andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.”

Quindi, questo potere organizzativo e interpretativo delle Agenzie e del Ministero discendono
dall'articolo 97 della Costituzione.
Il professore riassume il contenuto della lezione:

Abbiamo trattato gli atti di indirizzo interno che sono le circolari e le risoluzioni e abbiamo visto che
in realtà ormai le circolari non sono solo interne ma anche consulenza giuridica; mentre le risoluzioni
non c'è dubbio che sono solo delle risposte agli uffici;

Si creano questi problemi:

1. Obbligo di rispettare le circolari da parte del funzionario quando sono contro la legge e abbiamo
detto come il funzionario in astratto se una circolare è contro la legge non deve rispettarla ma di
fatto si adeguerà.

2. Se un funzionario viola la circolare (magari senza saperlo), il contribuente non può impugnare
l'atto che viola le direttive di questi atti di indirizzo generale perché sarebbe un eccesso di potere.

L’eccesso di potere ci può essere quando c'è attività discrezionale ma, poiché in questo ambito
l’attività è vincolata, non ci può essere eccesso di potere. La circolare non ci vincola, solo la legge ci
vincola; quindi, non possiamo impugnare gli atti per violazione della circolare.

3. le circolari non sono impugnabili perché manca l'interesse ad agire, perché il contribuente non è
vincolato dalla circolare ma solo dalla legge. Poiché, però, ad oggi, la circolare è anche consulenza
giuridica, qualche dubbio potrebbe venire.
Lezione 8

Attività conoscitiva
Domande molto probabili all’esame:

 Azione conoscitiva in generale;


 Accessi, ispezioni e verifiche;
 Rischio fiscale (questa è la parte aggiornata che non si trova negli appunti passati).
Abbiamo detto che le attività nelle quali si può incardinare l’attività dell’amministrazione
finanziaria sono cinque:

1. attività di indirizzo;
2. attività conoscitiva;
3. attività di accertamento;
4. attività di riscossione;
5. attività sanzionatoria.
cos’è l’attività conoscitiva o potestà conoscitiva?
È quell’attività con la quale l’agenzia delle entrate (AgE) o anche il comune a seconda
dei tributi, acquisisce le informazioni fiscalmente rilevanti relative a ciascun contribuente.

Noi sappiamo che il contribuente dovrà o meno presentare la dichiarazione, se questa è


fedele e precisa, il problema non si pone; ma per determinare la correttezza della
dichiarazione, il fisco deve poter controllare. Per poter controllare, il fisco deve farsi i fatti
nostri, deve appunto svolgere quella che è l'attività conoscitiva e quindi acquisire le
informazioni fiscalmente rilevanti dei contribuenti.
È un’attività così importante che viene svolta non solo dalla agenzia delle entrate (oltre gli
enti statali, che noi non trattiamo) ma anche da altri organi dello stato: in particolare, la
guardia di finanza.

 Introduciamo la prima delle caratteristiche dell’attività conoscitiva: la diffusione.


Nel senso che questa è distribuita tra vari organi, tra cui i più importanti: Agenzia
delle entrate e guardia di finanza. (L'attività di accertamento, riscossione e
sanzionatoria non sono di competenza della guardia di finanza, l’attività d’indirizzo è
eseguita dalla guardia di finanza ma finalizzata a sé stessa, non come consulenza
genetica/generica (?))

 Seconda caratteristica dell’attività conoscitiva: la diversificazione.


Nel senso che i poteri di cui è titolare l'agenzia sono diversi a seconda del tributo, e
ogni tributo ha la sua disciplina di attività di controllo.
Non abbiamo quindi una legge generale che disciplina i poteri di controllo dell’AdE;
abbiamo, in ogni singola legge tributaria, i poteri di controllo che l’ufficio ha,
relativamente a quel tributo.

 Terza caratteristica: la discrezionalità.


Cioè, mentre in linea di massima, l’AgE non svolge funzioni discrezionali, non
valuta e non confronta l'interesse pubblico con quello privato; nell'attività
conoscitiva vi è una certa discrezionalità, per la banalissima ragione per cui i
contribuenti, che saremo (spariamo numeri) 20.000.000 di persone, sono too much.
L'agenzia delle entrate e la guardia di finanza non riescono a controllare tutte
queste persone.
Ovviamente, questi 20.000.000 di contribuenti devono pagare le tasse, e le devono
pagare bene, ma l’AdE non può controllare tutte queste persone, anche perché
l’AdE deve controllare non solo chi presenta la dichiarazione ma anche chi non la
presenta, perché potrebbe essere che chi non la presenta, la dovrebbe presentare
(e non fati i spetti).
Dato che non è possibile controllare tutto questo carico di persone, ecco il margine
di discrezionalità: l'agenzia sceglie chi controllare perché potrà controllare ogni
anno solo alcune migliaia di persone. Un controllo non automatizzato specifico e
approfondito della singola posizione del contribuente o del non contribuente
(cosiddetto evasore totale) può essere fatto solo su alcune decine di migliaia di
persone.
Mentre l’AgE non può dire a qualcuno: per quest'anno non paghi-. (perché ama
pavari tutti pari) Può, però, scegliere chi controllare, e qui siamo in un certo senso
nell'attività di indirizzo: Gli uffici centrali danno delle direttive agli uffici periferici su
come scegliere i contribuenti; quindi, vi sono delle liste di sorteggiabili, dei criteri
selettivi che vengono individuati con degli atti di indirizzo da parte dell’AgE e degli
enti centrali nei confronti degli enti periferici. Ciò non toglie che il singolo ufficio ha il
proprio potere discrezionale di individuare le persone da controllare.
Ricapitolando…
L’Attività conoscitiva è quell’attività diretta all’acquisizione delle informazioni fiscalmente
rilevanti o al controllo delle dichiarazioni presentate -e non- dai contribuenti. È
caratterizzata da diffusione, diversificazione e discrezionalità.

“Violazione” di domicilio.
Sotto quest'aspetto ha una sua valenza l'art. 14 della costituzione, che ci dice che il
domicilio è inviolabile, però ci dice anche, nel terzo comma, che gli accertamenti a fini
fiscali sono regolati da leggi speciali.

Quindi, l'attività conoscitiva, il più delle volte, comporta anche una "violazione" di domicilio,
ma ciò può essere fatto purché sia regolato da leggi. La stessa Costituzione prevede che
le verifiche fiscali possano essere eseguite purché previste dalla legge, ed è evidente che
quest’ultima deve garantire la tutela dell'attività (ossia la privacy). C’è, pertanto, un
problema della riservatezza del contribuente, che è una questione che sta diventando di
particolare attualità grazie (o per colpa) dell’IA.

Già dal 2016 l’AgE ha degli ottimi Software che con un semplice click vanno a raccogliere
(anche sui social) informazioni sul contribuente. Per esempio, un contribuente che si fa
sempre vedere con macchine e barche e poi non presenta la dichiarazione dei redditi
rischia qualcosina.
Certo, da un lato l’IA è un ottimo strumento poiché ci permette di rilevare le posizioni di
rischio fiscale, allo stesso tempo però l’AgE raccoglie una marea di informazioni
personali. Difatti, c’è il rischio che qualcuno che ha accesso a queste banche-dati possa
utilizzare queste informazioni per altri fini (il cosiddetto dossieraggio).

Analisi del rischio


L’AgE controlla le dichiarazioni presentate o la loro omissione e per questo scopo svolge
le opportune attività di analisi del rischio. Ossia, quel controllo di tutte le informazioni, sia
delle fonti fiscali (e non) per capire il rischio di evasione fiscale del contribuente, quindi
cercare di capire se c’è il rischio che quel contribuente sia un evasore o meno.

Quali sono gli strumenti che l’AgE utilizza maggiormente per l’attività conoscitiva?
Nell’ambito dei suoi poteri o potestà conoscitive gli uffici delle imposte possono:

 Invitare i contribuenti a comparire di persona o a esibire e trasmettere a distanza


atti e documenti (se il contribuente non fornisce i documenti, questo non potrà
utilizzarli per difendersi successivamente. I dati non esibiti in risposta agli inviti
dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente e
ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa);
 Inviare ai contribuenti questionari con cui si chiedono informazioni specifiche o su
sé stessi o nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti;
 Effettuare le cosiddette indagini bancarie: richiedere alle banche e alle società
postali la natura e il numero degli estremi dei rapporti che ciascun contribuente ha;
 Chiedere copie degli atti ai notai;
 Svolgere le dovute attività di analisi del rischio fiscale. 
Rischio fiscale: rischio di operare dolosamente o colposamente in violazione delle norme
tributarie (detto più semplicisticamente è il rischio di evadere).
L’analisi del rischio è proprio il processo volto a verificare questi rischi fiscali anche come
probabilità, non solo come certezza. (tratta anche probabilità future: quanto è probabile
che quel contribuente in futuro possa diventare un evasore fiscale?)
Si parla di analisi probabilistiche che vengono fatte con strumenti di IA.
Quindi abbiamo sia software che elaborano i dati certi (non sono IA, semplicemente
raccolgono dati più velocemente di un umano) o software di machine learning che vanno
a muoversi sulla probabilità e vanno a verificare il rischio di evasione di ciascun
contribuente.

Pseudonimizzazione
Uno dei sistemi per tutelare la privacy è la pseudonimizzazione. Cioè, l’IA sintetizza i dati
del contribuente e gli attribuisce un codice cifrato, che non è il codice fiscale, è un codice
a parte per cui il funzionario che poi clicca invio, non conosce la titolarità di quei dati, non
sa a chi si riferiscono. Se successivamente, il funzionario ritiene che quei dati siano
particolarmente rilevanti da consentire e procedere con l’attività di accertamento, al
recupero dell’evasione fiscale, allora questo ha la facoltà di togliere il codice cifrato e far
emergere il nome e cognome del contribuente.

(Sì, se ve lo state chiedendo, il funzionario ha la possibilità di togliere il codice cifrato


quando gli pare e piace, ma nel caso lo facesse senza dei buoni motivi andrebbe incontro
a delle conseguenze)
La pseudonimizzazione è diversa dall’anonimizzazione, dove, una volta raccolto il dato,
si elimina il nominativo. Verificato che Chiara, Augusto e Francesco votano Forza Italia; e
Giorgio, Martina e Alice votano il PD, si conserva solo il dato percentuale e si elimina
qualsiasi riferimento alle persone.
Questo sarebbe il massimo della tutela della privacy, ma non può essere utilizzato nel
tributario perchè, se così fosse, e io scopro che Chiara è un evasore fiscale e poi non so
chi è; che ho concluso? Mentre se io so che Giorgio ha votato PD me ne sbatto.
Quindi, con la pseudonimizzazione i dati restano anonimi fino a quando il funzionario non
decide di effettuare un accertamento su quella persona. È dunque, lo strumento
maggiormente attuato per raggiungere quel punto di equilibrio tra l’interesse dello stato a
combattere l’evasione fiscale, e l’interesse del singolo contribuente ad avere tutelata la
propria privacy.

Accessi, ispezioni e verifiche


Nell’ambito dell’attività conoscitiva, uno spazio e ragione hanno accessi, ispezioni e
verifiche. È un potere particolarmente importante perché mentre tutti gli altri poteri non
costituiscono una “violazione” di domicilio in senso stretto (come la casa perché il nostro
profilo Facebook o il nostro conto bancario può essere considerato un domicilio in senso
lato); tramite accessi, ispezioni e verifiche può presentarsi l’eventuale violazione di
domicilio in senso stretto.
Com’è che è garantito il contribuente? Distinguiamo 3 ipotesi:
1) Accesso in locali destinati all'esercizio di attività aziendali:
Per potere accedere a questi locali esclusivamente adibiti ad attività d’impresa o
professione, il funzionario o l’agente della guardia di finanza deve essere munito di
apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, rilasciato dal capo dell’ufficio da cui
dipende (dal comandante nel caso della guardia di finanza). Quest’ultimo si occupa
di verificare e controllare che l’accesso stia avvenendo non per un capriccio bensì
per combattere l’evasione fiscale.
2) Accesso in locali adibiti promiscuamente ad azienda ed abitazione:
Per poter eseguire l’accesso in un locale che è sia utilizzato per l’esercizio di attività
professionale e sia per abitazione, è indispensabile, oltre che l’autorizzazione del
capo dell’ufficio, anche l’autorizzazione del procuratore della Repubblica (che è me
frati Pubblico Ministero, è l’accusa, è un Magistrato).

3) Accesso in locali adibiti esclusivamente ad abitazione (quindi case o garages):


Anche qui è necessaria l’autorizzazione del procuratore della Repubblica che la
rilascia solo in caso di gravi indizi di violazione delle norme tributarie.
In ogni caso è richiesta l’autorizzazione del procuratore della Repubblica per l’apertura di
casseforti. Quindi anche in un locale adibito esclusivamente ad attività commerciali ci voli
l’autorizzazione di me frati procuratore.
Di questo accesso con le varie autorizzazioni viene redatto un verbale e poi tutte queste
informazioni verranno utilizzate nell’attività di accertamento che non è altro che l’attività
di determinazione dell’imponibile e della maggiore imposta che il contribuente deve pagare
rispetto a quanto ha pagato spontaneamente. (più chiaro nella prossima lesson)

Rapporto tra attività conoscitiva e attività di accertamento


Cosa succede, se l’AdE o la Guardia di finanza non rispetta le norme sulle autorizzazioni?
Quali sono gli effetti?

 Prima tesi: Invalidità derivata


Il vizio dell’attività conoscitiva vizia l’attività di accertamento; se c’è un’illegittimità
nell’attività conoscitiva, è illegittima anche l’attività di accertamento.
Quindi se io fisco utilizzo le informazioni acquisite dall’accesso senza
autorizzazione e poi faccio l’avviso di accertamento in cui ti chiedo l’imposta in più,
questo viene considerato illegittimo.
L’illegittimità compiuta nell’apertura della cassaforte (ad esempio) senza
autorizzazione del Procuratore si estende anche nella successiva attività di
determinazione dell’imposta.

 Seconda tesi: Inutilizzabilità o infondatezza.


Questa tesi d’infondatezza o inutilizzabilità sembrerebbe essere stata accolta
dall’art.7 quinquies dello statuto dei diritti del contribuente, dal quale si evince
che non sono utilizzabili le informazioni acquisite illegittimamente; ma, se
quell’accertamento è basato anche su altre informazioni che invece sono state
acquisite regolarmente, noi non potremo avvalerci solo delle informazioni acquisite
illegittimamente, mentre le altre potranno ancora essere utilizzate. Ergo, poiché
sono due attività distinte, l’attività di accertamento non è di per sé illegittima, tutt’al
più è infondata.

Lezione 9

ATTIVITÀ DI ACCREDITAMENTO

(non sarà una domanda generica ma si dividerà in sotto-argomenti e verranno effettuate domande
specifiche, si tratta di uno degli argomenti principali)

L’attività di accreditamento consiste nella determinazione autoritativa dell’imponibile e/o


dell’imposta, determinati dal fisco attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati. L’imponibile è la
ricchezza che viene tassata, mentre l’imposta è quella somma pari a una quota dell’imponibile che
sono tenuto a versare allo stato. Si può dire, insomma, che il fisco determina quindi la capacità
contributiva e l’imposta da versare di un soggetto, per questo si tratta di una delle attività più
importanti.

- Ma perché si parla di “autoritativa?”

Si dice che sia una determinazione autoritativa poiché è IMPERATIVA, ovvero il fisco può dare
esecuzione senza ordine del giudice, inoltre essa diventa definitiva se non viene contestata nei modi
e nei termini di legge.

- Come avviene?
Il contribuente riceve un avviso di accertamento, attraverso la pec oppure direttamente in formato
cartaceo per posta, il soggetto interessato qualora non fosse d’accordo con esso ha la possibilità di
contestarlo attraverso l’impugnazione entro 60 giorni. Se dovessero essere sforati i tempi, o i modi
dovessero non essere corretti, questa determinazione diventerebbe INCONTESTABILE, anche se
sbagliata, e sarò quindi costretto a pagare data l’autoritatività dell’agenzia delle entrate, la quale
ricordiamo gode di pubblico potere quindi imperatività.

- Cosa succede se non pago?

Essendo, appunto, un’attività autoritativa lo stato interverrebbe in vari modi, per esempio potrebbe
espropriare la casa di un soggetto senza sentenza del giudice dato che questa determinazione è
data da una pubblica autorità, ovvero l’agenzia delle entrate.

Si è discusso se questa attività fosse dichiarativa o costitutiva, cioè se accerta/dichiara un tributo


che esiste per legge oppure costitutiva, cioè se il tributo nasce con l’avviso di accertamento.

Ciò sembra solo un dibattito teorico ma in verità ha una certa rilevanza pratica:

Esempio: vado dal giudice e impugno l’avviso di accertamento; se esso fosse un patto dichiarativo
chiederei al giudice di accertare che l’obbligazione non esista, qualora fosse visto come un atto
costitutivo allora chiederei al giudice di annullare direttamente l’avviso di accertamento, quindi una
tutela di annullamento.

- Ma come funziona l’avviso di accertamento?

L’avviso di accertamento può essere di due tipi:


1. in rettifica: si parla di accertamento in rettifica quando il contribuente ha presentato la
dichiarazione dei redditi
2. d’ufficio: si parla di accertamento d’ufficio se non ha presentato alcuna dichiarazione.

In entrambi i casi, l’ufficio informa il contribuente mediante un avviso firmato dal responsabile
dell’ufficio. Questo avviso viene notificato tramite PEC o per mezzo di un ufficiale giudiziario.
Una volta ricevuto l’avviso, il contribuente non può più sostenere di non essere a
conoscenza del tributo.

- Cosa deve contenere l’avviso di accertamento?

Deve recare informazioni dell’imponibile o degli imponibili accertarti, della aliquota applicata e delle
imposte liquidate, inoltre tutto deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni
giuridiche che l’hanno determinato.

È spiegata la ragione di fatto e le norme giuridiche del perché devo pagare quella determinata
somma, ciò è un obbligo per le autorità. Un tempo l’obbligo informativo non era presente e inoltre
l’accertamento diveniva nullo se non motivato.

L’articolo 7 dello statuto dei diritti del contribuente norma proprio questo principio, il quale sostiene
che gli atti dell’amministrazione finanziaria devono essere motivati, pena l’annullabilità.

Un’altra tutela al contribuente è rappresentata dal fatto che gli avvisi di accertamento devono essere
notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione
della dichiarazione dei redditi.
POTERE DI AUTOTUTELA

(Argomento completamente cambiato, riprende la norma inserita nello statuto dei diritti del
contribuente a fine 2023)

Art.10  statuto dei diritti del contribuente.


Dopo che il fisco presenta l’avviso di accertamento può accorgersi di aver commesso un errore. Il
potere di autotutela pone soluzione attraverso l’annullamento dell’atto, nella sua totalità o in parte,
da parte dell’amministrazione finanziaria che si accorge di aver sbagliato. Inoltre, si può procedere
ad essa anche senza necessità di istanza di parte. L’annullamento è effettuabile anche nei casi in
cui gli atti divengono definitivi, ovvero quando il soggetto non può più impugnare l’atto, o in
pendenza di giudizio, ovvero quando l’atto è stato impugnato ma non è ancora arrivata la sentenza
dati i tempi di attesa che spesso arrivano anche a 1 anno.

- Quando l’autotutela è obbligatoria?

La tutela è divisa in due categorie:

1. autotutela obbligatoria
2. autotutela facoltativa

Essa è obbligatoria in caso di errore di persona o errore di calcolo.

Si può banalmente dire, invece, che in tutti gli altri casi si tratta di autotutela facoltativa, ovviamente
a patto che l’atto risulti effettivamente illegittimo. Si verifica, quindi, quando l’amministrazione
finanziaria decide di annullare o rettificare un proprio atto impositivo, senza essere obbligata da una
legge o da un provvedimento giudiziario, ma solo per il riconoscimento di un errore.

Esempio: un contribuente riceve un avviso di accertamento che richiede il pagamento di un tributo


non dovuto, poiché è stato considerato un reddito inesistente. Il contribuente presenta un’istanza di
autotutela all’agenzia delle entrate, fornendo documentazione che dimostri l’errore. L’agenzia delle
entrate, dopo aver esaminato la documentazione, decide di annullare l’avviso di accertamento per
convenienza e giustizia amministrativa, senza essere obbligata a farlo da un giudice, in questo caso
l’atto è discrezionale, perché l’amministrazione ha facoltà, ma non obbligo, di intervenire, se invece
si fosse trattato di autotutela obbligatoria la legge IMPONE all’amministrazione di agire.

Nel caso di rigetto di autotutela, ovvero se faccio l’istanza di annullamento e l’amministrazione


finanziaria la rigetta, da quest’anno io posso ricorrere al giudice, cioè la legge introduce il principio di
impugnabilità del diniego di autotutela, fino all’anno scorso si riteneva il totale contrario. Nel caso di
autotutela obbligatoria è impugnabile sia il divieto espresso che quello tacito, nel caso di autotutela
facoltativa solo in caso di divieto espresso.

(In sede di esame basta ricordare che il divieto di autotutela è oggi impugnabile, il resto è
facoltativo)
CONTRADDITTORIO ENDOPROCEDIMENTALE

Il contraddittorio è un obbligo di confronto tra l’agenzia delle entrate e il contribuente, prima che
l’ufficio emetta una decisione.

Esempio: io sono un contribuente che deve impugnare entro 60 giorni un avviso di accertamento, se
esso fosse sbagliato per noi rappresenterebbe un grosso danno. Inoltre, in 5 anni la vita di una
persona può cambiare radicalmente e possono, ad esempio, essere considerate parti di reddito non
più possedute; quindi, negli anni si è affermato il principio del contraddittorio, ovvero
l’amministrazione prima di emettere l’avviso di accertamento, o altri atti, deve instaurare un
contraddittorio con il contribuente, quindi confrontarsi con lui, pena l’annullabilità dell’atto.

Vi sono anche casi in cui ciò non è necessario, come per gli atti automatizzati.
Il contraddittorio endoprocedimentale è stato introdotto con l’Articolo 6 bis dello statuto dei diritti del
contribuente, nel 2024.

- Ma come avviene il contraddittorio, cioè come si fa?

L’amministrazione comunica al contribuente lo schema di atto, questo è un modello preliminare che


sintetizza la struttura e i contenuti principali di un atto giuridico o amministrativo, fungendo da guida
per la sua redazione completa, quindi è praticamente una bozza dell’atto. Entro 60 giorni il
contribuente può fare le sue contro-deduzioni, nonostante non abbiamo ancora un atto definitivo.
Secondo alcuni ciò è solo una “perdita di tempo” e un aumento di burocrazia, per altri invece è una
grossa conquista.

ACCERTAMENTO CATASTALE

L’accertamento catastale è quella particolare tipologia di accertamento con la quale si determina il


reddito di tutte le case e tutti i terreni situati nel territorio italiano. Il catasto è quel registro, oggi
divenuto informatico, in cui sono inserite tutte le case e terreni situati nel territorio italiano per
ognuno di essi il catasto da informazioni su quale sia il reddito o la rendita.
- Come avviene la procedura dell’accertamento catastale?

È caratterizzato da tre elementi:

1. Collettività: l’accertamento catastale riguarda TUTTE le case e tutti i terreni.


2. Astrattezza: si determina il reddito di una casa o un terreno, ma non è un reddito effettivo e
concreto ma viene definito astratto o anche detto “dell’uomo medio”. Per capire questo concetto
serve fare un esempio: pensate a un terreno coltivato a grano, io posso lavorarci ogni tanto o
assiduamente, l’uomo medio probabilmente applicherà invece un impegno, appunto, medio; e di
conseguenza ne ricaverà un certo profitto che sta nel mezzo tra quello minore e quello di alto
sfruttamento. Quindi nel catasto si va a tassare il reddito dell’uomo medio, per incentivare chi
produce poco a fare di più e premiare chi produce invece più degli altri.
3. Officiosità: è un accertamento fatto a tutti i terreni e case per opera del fisco, quindi è l’ufficio del
territorio che determina il reddito di essi autonomamente, senza richiesta del proprietario.
- Ma come viene fatto materialmente questo conteggio?

Viene effettuato con una procedura divisa in 4 fasi:

1. Qualificazione: tutti i terreni e tutte le case vengono ripartiti per qualità o categorie, ad esempio i
terreni possono essere divisi in agrumeti, mandorleti ecc oppure le case possono essere classificate
come case di lusso, case popolari ecc.
2. Classificazione: le proprietà si dividono in classi che vanno dalla prima classe alla classe quinta.
esempio: la zona di una casa può cambiare il proprio valore.
3. Tariffe d’estimo: per ogni qualità e classe l’ufficio determina il reddito medio ordinario per metro
quadro, o altra unità di misura.
4. Classamento: assegnazione di una classificazione o categoria ad un determinato bene o oggetto, in
base a caratteristiche specifiche. Atto che riguarda la singola casa e il singolo terreno, il fisco ad
esempio sostiene che possiedo una casa qualificata e classificata come di lusso e di classe 4,
procedendo poi al calcolo del reddito.
Esempio: poniamo di analizzare direttamente e specificatamente la casa del signor Ferdinando
Fazzino, il quale possiede una casa di classe 5 di 130 mq, il calcolo diventa praticamente
matematico e si ottiene il reddito della specifica casa.

Il cliente che riceve il classamento ha la possibilità di tutelarsi impugnando davanti al TAR degli atti
generali, ad esempio la tariffa d’estimo è proprio un atto generale. Se voglio contestare il
classamento invece lo impugno davanti al giudice tributario.

Lezione 10

ACCERTAMENTO (continuo lezione precedente)


Art. 6 tuir

Sia l'IRPEF che l'IRES tassano i redditi prodotti dai contribuenti e sono queste sei
categorie che poi analizzeremo attentamente nel futuro.

I singoli redditi sono classificati nelle seguenti categorie:

a) redditi fondiari;
b) redditi di capitale;
c) redditi di lavoro dipendente;
d) redditi di lavoro autonomo;
e) redditi di impresa;
f) redditi diversi.

Il contribuente annualmente presenta una dichiarazione dei redditi nella quale inserisce
tutte queste voci di reddito.

Si tratta di una dichiarazione unica, nel senso che non presento una dichiarazione per i
redditi fondiari e una per i redditi di capitale, ma presento una unica dichiarazione in cui
inserisco tutti i redditi e quindi tutte le voci reddituali
La prima distinzione nell'ambito delle attività di accertamento è tra:

accertamento analitico e accertamento sintetico  Art. 38 DPR 600


Accertamento analitico:

“L'ufficio delle imposte procede alla rettifica delle dichiarazioni presentate dalle persone
fisiche quando il reddito complessivo dichiarato risulta inferiore a quello effettivo o non
sussistono o non spettano, in tutto o in parte, le deduzioni dal reddito o le detrazioni
d'imposta indicate nella dichiarazione.”

È quell'accertamento con cui l'ufficio va a rettificare le singole voci (a partire dalle


categorie di cui abbiamo visto dell'articolo 6) che sono inserite nella dichiarazione dei
redditi.

Presuppone la conoscenza della fonte. La rettifica deve essere fatta con un unico atto.
Esempio: Io presento una dichiarazione dei redditi, dichiaro 50 euro di reddito fondiario,
ma invece ne dovevo dichiarare 100, dichiaro 500 euro di reddito di lavoro dipendente,
invece ne dovevo dichiarare 5.000. E allora l'ufficio analiticamente mi rettifica punto per
punto, voce per voce, i redditi che ho indicato nella dichiarazione dei redditi.
Quindi mi dice no, tu dovevi mettere 100 invece di 50, ecc…

“L'incompletezza, la falsità e l'inesattezza dei dati indicati nella dichiarazione possono


essere desunte dalla dichiarazione stessa, dal confronto con le dichiarazioni relative ad
anni precedenti e dai dati e dalle notizie di cui all'articolo precedente anche sulla base di
presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti.”

(Presunzione: quando da un fatto noto deduco un fatto ignoto)

Accertamento sintetico (oggetto di modifica negli ultimi mesi):

l'accertamento sintetico consente di determinare il reddito complessivo indipendentemente


dalla fonte del reddito. Con l'accertamento sintetico si rettifica il reddito in aumento senza
andare a precisare la sua fonte.

Non indicare la fonte del reddito significa non dovere dimostrare come le hai guadagnati.

In questo caso il fisco determina il reddito complessivo attraverso due strumenti


(software):
1. Lo spesometro: calcola le spese che ha fatto un contribuente, e dalle spese
desume il reddito.
2. Il redditometro: simile allo spesometro, solo che il redditometro non considera tutte
le spese, ma solo quelle più rilevanti. (auto, immobili, ecc..)
Il redditometro è praticamente l’unico usato nella pratica, in quanto più semplice.
Il problema dell'accertamento sintetico è che questi soldi potrebbe avermeli prestati papà,
potrebbe avermeli prestati mamma, potrebbe avermeli dati il mio amante e, senza offesa
per nessuno, sono fatti miei, non del fisco, e gli esempi possono essere infiniti.

Quindi il redditometro è un software che dà dei numeri che non necessariamente


corrispondono al vero. E d'altra parte non è per niente facile per il contribuente dimostrare
il contrario. Per questo l'accertamento sintetico è sempre stato oggetto di contestazioni
giurisprudenziali, oltre che politiche.”

Norma (modificata in questi mesi):

“La determinazione sintetica del reddito complessivo è effettuata a condizione che il


reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato e,
comunque, di almeno dieci volte l’importo corrispondente all’assegno sociale annuo.”

L’ultima parte della norma è quella modificata recentemente, da cui deriva che
l'accertamento sintetico da oggi ha un campo di applicazione più ridotto, ma forse reggerà
meglio alla prova della giurisprudenza, dal momento che finora almeno il 99% degli
accertamenti sintetici che venivano notificati poi finivano con l'annullamento da parte del
giudice.

Questo fa sì che di fatto, secondo notizie giornalistiche, bene o male ogni anno non
dovrebbero fare più di un migliaio di accertamenti sintetici.

Il contribuente può sempre dimostrare che (prove introdotte recentemente):

I. il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello
stesso periodo di imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte o,
comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile ovvero da
parte di soggetti diversi dal contribuente; (Es: soldi dell’amante)
II. le spese attribuite hanno un diverso ammontare; (Es. la Ferrari mi è costata meno
di quanto è stato ipotizzato)
III. la quota di risparmio utilizzata per consumi ed investimenti si è formata nel corso
degli anni precedenti.

L'accertamento sintetico è un accertamento che riguarda esclusivamente le persone


fisiche.
ACCERTAMENTI SULLA BASE DELLE SCRITTURE CONTABILI
ART. 39 DPR 600
Distinguiamo tra:
- Accertamento analitico contabile: nel caso in cui le scritture contabili siano
sommariamente corrette e si vada a rettificare solo qualche voce.
- Accertamento analitico induttivo: nel caso in cui le scritture contabili siano in
parte attendibili, ma accompagnate da gravi carenze che ci permettono di ricorrere
a presunzioni semplici (cioè gravi, precise e concordanti).

Accertamento sintetico induttivo: nel caso in cui le scritture contabili siano del tutto
inattendibili, o addirittura inesistenti; le irregolarità formali delle scritture contabili
risultanti dal verbale di ispezione sono così gravi, numerose e ripetute da rendere
inattendibili nel loro complesso le scritture stesse per mancanza delle garanzie
proprie di una contabilità sistematica. Il che ci permette di ricorrere a presunzioni,
anche semplicissime (possono anche non essere gravi, precise e concordanti). In
quest’ultimo caso nella pratica è il fisco che decide il reddito dell’impresa,
basandosi sul reddito medio di un’impresa simile in quel determinato settore.

ACCERTAMENTO PARZIALE (domanda frequente)


Art. 41 bis DPR 600
È un accertamento con cui l'ufficio rettifica singole voci (analitico) del reddito in base ad
elementi certi (che il fisco acquisisce in base alle attività istruttorie, che abbiamo visto
quando abbiamo parlato dell'attività conoscitiva, o in base ai dati che il fisco ha nelle sue
banche dati) che danno al fisco la ragionevole certezza che lì c'è un'evasione fiscale e che
quindi può consentire di recuperare velocemente questo tributo evaso.

È un accertamento normalmente automatizzato.


La differenza con l’accertamento analitico complessivo sta proprio nel fatto che
l’accertamento parziale si riferisce a singole voci, quindi una parte del reddito, ma senza
pregiudicare la possibilità di fare altri accertamenti (come quello complessivo) rispetto a
quello stesso periodo di imposta.

ACCERTAMENTO INTEGRATIVO E MODIFICATIVO


Art. 43 comma 3 DPR 600
Il contribuente ha già ricevuto un avviso di accertamento complessivo col quale quindi il
fisco ha controllato tutto e gli ha rettificato determinate voci.

L’accertamento integrativo e modificativo consente al fisco di fare un nuovo accertamento


rispetto a quel periodo di imposta, con cui integrare o modificare il precedente
accertamento.

Con l'accertamento integrativo modificativo vado a correggere a favore del fisco


l'accertamento integrando, modificando l'accertamento precedente.

Lo posso fare solo sulla base della sopravvenuta conoscenza di elementi nuovi.

Elementi nuovi:

- Prima teoria: un elemento nuovo è un elemento, una voce, un dato non conosciuto
né conoscibile al momento del primo accertamento. (Teoria più favorevole al
contribuente perché restringe molto il campo di applicazione)
- Seconda teoria: elementi nuovi sono elementi non utilizzati nel precedente
accertamento, quindi elementi che io, agenzia delle entrate, potevo anche
conoscere, ma che non ho utilizzato nel precedente accertamento. (Teoria più
favorevole all’agenzia delle entrate)
UNICITÀ DELL’ACCERTAMENTO (nuova norma)
Art. 9 bis Statuto
“Salvo che specifiche disposizioni prevedano diversamente e ferma l'emendabilità di vizi
formali e procedurali, il contribuente ha diritto a che l'amministrazione finanziaria eserciti
l'azione accertativa relativamente a ciascun tributo una sola volta per ogni periodo
d'imposta.”

Naturalmente però, perché lo dicono le norme, prima può fare uno o più accertamenti
parziali, dopo può fare uno o più accertamenti integrativi e modificativi, ma per il resto può
fare un unico accertamento complessivo.

ISA (INDICATORI SINTETICI DI AFFIDABILITÀ)


Riguardano gli imprenditori e i lavoratori autonomi, e attribuiscono un voto da 1 a 10 a
questi contribuenti in base ai ricavi e ai compensi che quest’ultimi hanno dichiarato, per
indicare il loro grado di affidabilità.

È un software molto evoluto. Si inseriscono tutti i dati della mia attività di notaio, per
esempio, e viene attribuita una pagella che va da 1 a 10, in base ai ricavi e ai compensi
dichiarati dall'impresa e dal lavoratore autonomo. (per essere più precisi, da 8 a 10, sei
stato bravo, da 6 e 7, così e così, da 1 a 5, sei un disastro)

Importante: “gli indici sintetici di affidabilità non hanno una funzione di accertamento, cioè
il fisco non può determinare il reddito in base a questi indici. Il fisco, con questi indici si
limita a fornire una pagella. Poi è chiaro che attraverso questa pagella il fisco capisce quali
imprenditori e professionisti andare a controllare e quali imprenditori o professionisti
invece non andare a controllare se non occasionalmente”
“Per i periodi d'imposta per i quali trovano applicazione gli indici, i contribuenti interessati
possono indicare nelle dichiarazioni fiscali ulteriori componenti positivi, non risultanti dalle
scritture contabili, rilevanti per la determinazione della base imponibile ai fini delle imposte
sui redditi, per migliorare il proprio profilo di affidabilità”

(In pratica i contribuenti che hanno un voto basso possono pagare soldi in più per
aumentare il proprio voto e quindi avere un grado di affidabilità maggiore, ma non è
obbligatorio)

Se all’esame ci chiedono gli ISA, dobbiamo concludere con il:

CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE


Il fisco propone un accordo: calcola il reddito in base agli ISA. Quindi a questo punto gli
ISA diventano uno strumento di determinazione del reddito. Propone questo reddito e se il
contribuente accetta, sostanzialmente, su tutto quello che guadagna in più praticamente
non ci paga tasse, e tendenzialmente il fisco non va a controllare se non per verificare che
il contribuente ha fornito le informazioni giuste.
Lezione 11

Come abbiamo visto, esistono diversi tipi di accertamenti (catastale, sintetico, analitico
contabile, parziale integrativo, analitico induttivo, antielusivo), i quali sono atti unilaterali in
quanto sottoscritti solo dal capo dell’ufficio.
Accertamento con adesione
Decreto legislativo 218 del 1997

È un’attività di determinazione dell’imponibile e dell’imposta al quale aderisce il contribuente.


L’atto viene redatto in duplice esemplare (significa che vengono preparate due copie
ufficiali dello stesso documento) e sottoscritto dal capo dell’ufficio e dal contribuente, il quale
aderisce all’accertamento. Dopo che ha aderito deve versare le somme dovute.
L’accertamento con adesione si perfeziona solo una volta che le somme sono state versate
(col pagamento delle imposte), non solo con la firma dell’atto. I vantaggi di un accertamento
con adesione rispetto a un accertamento normale sono:
1. Per l’amministrazione finanziaria, l’accertamento non è soggetto a impugnazione.
Stabilità della pretesa dell’amministrazione. L’ufficio incassa subito. Il contribuente
paga subito.
2. Per il contribuente, vi è una riduzione significativa delle sanzioni*, oltre al fatto che
l’accertamento non è integrabile né modificabile o comunque l’ulteriore attività
accertatrice è limitata a particolari ipotesi.
*la sanzione è quella somma in più che il contribuente paga quando il fisco scopre
l’evasione.
Procedure per l’accertamento

1. Su iniziativa dell’ufficio -> la regola generale è che l’ufficio prima di emettere


l’avviso di accertamento deve invitare a comparire il contribuente. Ormai questa
regola è un'ipotesi particolare: come abbiamo visto nel contraddittorio, nella maggior
parte dei casi (quando questo è obbligatorio), il fisco deve notificare uno schema
d’atto, una bozza di questo avviso, il quale vale come invito a comparire, prima di
emettere un avviso di accertamento. Nell’ipotesi in cui il contraddittorio non è
obbligatorio, comunica un invito a comparire.

2. Su istanza del contribuente -> un esempio tipico è quando il contribuente subisce


un accesso a ispezione e verifica: abbiamo visto che il contribuente può subire
l’attività conoscitiva e soprattutto un accesso a ispezione e verifica; può succedere
che il contribuente, subendo l’accesso dall’agenzia delle entrate e dalla guardia di
finanza si rende conto che hanno trovato qualcosa; piuttosto che aspettare che lo
massacrino può proporre un accertamento a sua volta, e se l’ufficio approva, può
procedere con il sigillo dell’accertamento.

Schema d’atto
Di questo atto si è sempre discusso se è o meno una transazione.

Art.1965-> “La transazione è un contratto con cui le parti, facendosi reciproche concessioni,
pongono fine a una lite già cominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro.”

Può l’agenzia delle entrate fare una transazione? Può l’agenzia delle entrate esercitare i
suoi poteri autoritativi in modo consensuale? Può l’accertamento con adesione essere
considerato una forma di transazione in cui ci si fanno reciproche concessioni?

Ai sensi di legge NO. L’agenzia non può ridurre la pretesa a suo piacimento. C’è sì una
riduzione delle sanzioni ma è la legge a stabilirlo. Non è una transazione, ma due atti
unilaterali.
In diritto tributario esiste solo un caso di transazione: nell’ambito della legge fallimentare
(crisi dell’impresa). Il debitore può proporre il pagamento parziale dei tributi (solo perché
l’impresa è in crisi).

CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE

È un accordo che l’agenzia propone al contribuente sulla base degli indici sintetici di
affidabilità, anche mediante l’utilizzo delle reti telematiche. Se quest’ultimo aderisce, deve
pagare quanto stabilito nella proposta formulata dall’agenzia. Tuttavia, non è un contratto,
non è un accordo, perché il contribuente può solo scegliere di aderire alla somma che i
programmi informatici formulano.
ACCERTAMENTO ANTIELUSIVO -> è l’abuso del diritto (se lo chiede all’esame dici
questo)
Liquidazione e controllo formale della dichiarazione

La riscossione è quella attività con la quale si raccoglie il tributo, sia spontaneamente sia e
soprattutto coattivamente (quando il contribuente non paga spontaneamente). La
riscossione coattiva viene normalmente fatta attraverso il ruolo, l’elenco delle somme non
pagate, e la cartella di pagamento, che è l’atto con il quale si chiede al contribuente di
pagare.
Art.36 bis-> liquidazione della dichiarazione

Consiste in un controllo generalizzato in base alla dichiarazione, entro un anno dalla


presentazione delle dichiarazioni-> correzione di errori materiali e di calcolo. Esempio: ho
presentato la dichiarazione, ho pagato le tasse, ma usando le aliquote più basse dell’anno
prima, che quest’anno sono aumentate.
Art. 36ter ->controllo formale della dichiarazione

Consiste in un controllo formale della dichiarazione-> controllo a campione (non su tutte


le dichiarazioni) e viene effettuato entro due anni. L’ipotesi classica è quella
dell’esclusione delle ritenute di acconto non risultanti dalle dichiarazioni dei sostituti,
tenendo conto anche di specifiche analisi del rischio di evasione. La sostituzione
tributaria si ha quando il soggetto sostituto trattiene una somma che dovrebbe dare al
sostituito per poi versarla allo stato come acconto della tassa (per esempio i contributi).

Entrambi gli articoli sono forme di accertamento che vengono però formalizzate con una
cartella di pagamento. In determinati se il contribuente non paga il contributo riceve
direttamente la cartella di pagamento (è una procedura che sta a cavallo tra l’attività di
accertamento e riscossione).

La somma dovuta non viene subito iscritta a ruolo; quello che arriva è la cosiddetta
comunicazione dell’esito della procedura (una sorta di contraddittorio) al contribuente. Il
contribuente, poi, presenta la documentazione attraverso il suo commercialista: se la
documentazione che presenta non è corretta, avviene l’iscrizione al ruolo.

Evasione da riscossione

L’evasione da riscossione accade quando una persona o un'azienda non paga le imposte
(come l'IVA, le tasse sul reddito, le tasse locali) anche se sono obbligati a farlo. Questo
può succedere in vari modi, ad esempio non dichiarando correttamente i propri redditi,
nascondendo una parte dei guadagni o rifiutando di pagare quando riceve una richiesta di
pagamento.

Il termine "evasione da riscossione" si usa per indicare il comportamento di chi cerca di


sfuggire al pagamento delle tasse, anche quando le autorità cercano di riscuotere ciò che
è dovuto.
Ad oggi, l’evasione vera e propria è molto ridotta, è improbabile che la fattura non venga
fatta, soprattutto nei grandi numeri. Il fenomeno più diffuso è quello dell’evasione da
riscossione (pago la fattura ma non pago le tasse).

A tal proposito, in questi giorni la rottamazione è stata argomento di discussione. Si sta


discutendo se fare riaprire i termini della rottamazione quater o creare una rottamazione
quinques.

La rottamazione è un termine che si riferisce a un'opzione offerta dallo Stato italiano per
permettere a chi ha debiti fiscali (tasse, multe, contributi) di pagare in modo agevolato,
ossia con delle riduzioni o senza interessi e sanzioni.

In pratica, è una sorta di "sconto" sui debiti accumulati con il fisco, che consente di
estinguerli a condizioni più favorevoli, pagando solo la parte principale (capitale) e, in
alcuni casi, senza le penalizzazioni che normalmente si applicano su ritardi e
inadempienze

Negli anni, la rottamazione è stata proposta in vari "pacchetti" o "edizioni", come la


rottamazione delle cartelle esattoriali o la rottamazione-ter, e permette ai contribuenti
di saldare i debiti con un piano di pagamento rateizzato.

La rottamazione quater e la rottamazione quinquies sono due versioni successive del


programma di "rottamazione delle cartelle esattoriali", ossia l'opportunità offerta ai
contribuenti per saldare i debiti fiscali in modo agevolato, senza pagare le sanzioni e con
riduzioni su interessi e altre penalità.

Ecco cosa si intende:

1. Rottamazione Quater (che ha avuto luogo nel 2023-2024):


a. È una nuova edizione del programma di rottamazione, prevista dal governo
italiano.
b. Permette a chi ha debiti con il fisco (come imposte, tasse e multe) di
estinguere le proprie cartelle esattoriali pagando solo l'importo dovuto per il
capitale, senza interessi, sanzioni e altre penalità che normalmente si
applicano in caso di ritardi o inadempimenti.
c. Per aderire, i contribuenti dovevano presentare una richiesta entro una certa
data e scegliere se pagare in un'unica soluzione o in più rate (di solito con
scadenze ogni 3 mesi).
d. La "quater" si riferisce al fatto che è la quarta edizione di questo programma,
dopo quelle precedenti.
2. Rottamazione Quinques (previsione per il futuro, con termine probabile nel 2025):
a. "Quinques" è un termine che indica la quinta edizione di questa iniziativa.
b. Anche in questo caso, i contribuenti potrebbero avere la possibilità di sanare
i debiti fiscali con condizioni simili a quelle della "quater" o addirittura con
qualche novità rispetto alle edizioni precedenti.
c. La "quinques" è prevista come un'opportunità successiva alla "quater", ma al
momento non è ancora entrata in vigore (è un'ipotesi che potrebbe essere
realizzata nei prossimi anni, a seconda delle decisioni politiche).

Lezione 12
LA RISCOSSIONE DEI TRIBUTI

La riscossione è l’attività con cui lo Stato raccoglie i tributi dai contribuenti ed è


disciplinata dal DPR 602/1973.

Può avvenire in due modalità: SPONTANEAMENTE o COATTIVAMENTE.

La riscossione spontanea si verifica quando il contribuente versa autonomamente le


imposte entro i termini previsti.
Le principali modalità di pagamento sono i versamenti diretti e la ritenuta diretta.

I versamenti diretti sono obbligatori per i titolari di partita IVA e per i contribuenti che hanno
presentato determinate dichiarazioni.

Attraverso il modulo F24, si versano imposte come l’IVA (mensilmente o trimestralmente),


l’IRPEF (ogni sei mesi) e l’IMU (entro il 16 dicembre).

I pagamenti vengono effettuati tramite il sistema bancario.

La ritenuta diretta, invece, riguarda i dipendenti pubblici; lo Stato trattiene direttamente una
parte delle imposte sui redditi erogati.

La riscossione coattiva si avvia quando il contribuente non adempie ai versamenti


spontanei. L’Agenzia delle Entrate verifica le irregolarità attraverso controlli incrociati e, in
caso di mancati pagamenti, iscrive il contribuente in un ruolo.

Il ruolo è un atto collettivo emesso periodicamente dall’agenzia delle entrate contenente


l’elenco dei contribuenti morosi, le somme dovute (comprensive di imposte, sanzioni e
interessi) e i relativi dati fiscali.

Questo elenco viene trasmesso all’Agenzia delle Entrate Riscossione (il concessionario)
che emette e notifica ai singoli contribuenti una cartella di pagamento.

La cartella di pagamento è un atto individuale che intima al contribuente di saldare il debito


entro 60 giorni. In caso di mancato pagamento, si procede con l’esecuzione forzata, che
può comportare il pignoramento o la vendita all’asta dei beni.
Lo Stato deve avviare l’esecuzione forzata entro un anno dalla notifica della cartella, in
caso contrario deve inviare un avviso di mora che concede al contribuente ulteriori 5 giorni
prima di procedere.

Per accelerare il recupero dei tributi, l’art. 29 del DL 78/2010 ha introdotto


l’ACCERTAMENTO ESECUTIVO O IMPOESATTIVO.
Questo strumento concentra la riscossione direttamente in un avviso di accertamento,
eliminando il passaggio intermedio del ruolo e della cartella di pagamento. L’avviso di
accertamento esecutivo contiene l’intimazione a pagare entro 60 giorni e l’avvertimento
che, in caso di inadempienza, si procederà immediatamente all’esecuzione forzata.

Quindi l’agenzia delle Entrate Riscossione, sulla base del titolo esecutivo costituito
dall’avviso di accertamento impoesattivo o esecutivo, e ora anche dall’avviso di
liquidazione per i tributi che lo prevedono, può procedere direttamente all’espropriazione
forzata senza la necessità di notificare previamente una cartella di pagamento. Questo
avviene applicando gli stessi poteri, facoltà e modalità previsti per i procedimenti basati sul
ruolo.

Dal 2010, l’accertamento esecutivo emesso dall’agenzia delle entrate ai fini delle imposte
sui redditi (IRIS IRPEF IVA) è stato esteso progressivamente a tutti i tributi, incluse le
imposte di registro, successioni e donazioni. Anche gli avvisi di liquidazione possono
assumere natura esecutiva.

In considerazione della necessità di razionalizzare e velocizzare tutti i processi di


riscossione coattiva assicurando il recupero di efficienza di tale fase dell’attività di
contrasto all’evasione con uno o più regolamenti si procederà a estendere la riscossione
coattiva a tutto il resto del diritto tributario.
La riscossione al ruolo può avvenire a titolo DEFINITIVO, quando si basa su atti non
impugnati, o a titolo PROVVISORIO o FRAZIONATO, quando l’atto è stato impugnato.

In quest’ultimo caso, si procede con una riscossione frazionata e quindi viene riscossa una
quota frazionata del tributo dovuto. Tuttavia, in presenza di un concreto pericolo per la
riscossione, si può procedere al RUOLO a titolo STRAORDINARIO, richiedendo il
pagamento dell’intero importo.

Infine, per venire incontro ai contribuenti in difficoltà economiche, sono previste misure di
agevolazione come la possibilità di richiedere dilazioni nei pagamenti.

Lezione 13

DOMANDE ESAMI:

- Le attività sanzionatorie (domanda più frequente)


- Procedimento di irrogazione delle sanzioni

Le sanzioni tributarie possono essere di due tipi:


1. Penale: sanzione che prevede l’applicazione di pene. Queste sanzioni sono limitate
a casi particolarmente gravi di evasione fiscale (noi non le trattiamo).
2. Amministrativa (trattiamo solo queste)

I principi sanzionatori sono ispirati al modello penalistico.

- Perché ci sono le sanzioni?

Esempio:

Se io devo dichiarare 100 euro e pagare 50 euro, ma non effettuo il pagamento, se il fisco
scopre l'evasione e mi richiede soltanto i 50 euro non versati, nessuno di noi avrebbe
incentivi a pagare i tributi dovuti. Difatti, esiste una sanzione che impone di versare una
somma aggiuntiva, ovvero una percentuale in più rispetto all'importo evaso  questo
viene fatto per evitare l'evasione fiscale.
La sanzione ha, quindi, una funzione dissuasiva, serve a dissuadere dall’evadere.

Alcuni attribuiscono alle sanzioni anche una funzione risarcitoria.

Esempio: se lo Stato avesse ricevuto i 100.000 euro di tasse cinque anni fa, anziché oggi,
potrebbe averli utilizzati per finanziare una sala operatoria o altre infrastrutture vitali. In
questo senso, la sanzione non solo punisce l’evasore, ma ha anche lo scopo di
compensare il danno subito dallo Stato per la mancata entrata fiscale in un momento in cui
quei fondi erano necessari.
In seguito una funziona afflittiva, ti punisco.

La funzione afflittiva delle sanzioni si riferisce all'aspetto punitivo della sanzione stessa. In
altre parole, quando una persona evade le tasse o commette un'infrazione, la sanzione
imposta ha lo scopo di infliggere un danno economico aggiuntivo, come punizione per il
comportamento illecito.

Esempio: oltre al pagamento di una somma di denaro vi si può imporre la chiusura


dell’attività (tipo quando non si emette lo scontrino)

Le sanzioni, pertanto, possono essere o pecuniarie o accessorie; quelle pecuniarie fanno


riferimento a somme di denaro, quelle accessorie, ad esempio, alla sospensione attività.

Le sanzioni pecuniarie in genere vanno da un minimo ad un massimo oppure possono


essere in misura fissa.

Disciplina di base
Decreto legislativo n^ 472 (18 dicembre 1997)

Art.2 - comma 2
- Principio di personalità

La sanzione è riferibile alla persona fisica che ha commesso o concorso a commettere la


violazione.

Ciò significa che ne risponde della sanzione chi ha commesso il fatto.

Tale norma, in riferimento alle società, è mutata nel tempo poiché prima, ad esempio, se la
violazione veniva commessa dalla società ne rispondeva anche la persona fisica, ora non
più.

A questo proposito facciamo riferimento al comma 2-bis che cita: la sanzione pecuniaria
relativa al rapporto tributario proprio di società o enti è esclusivamente a carico della
società o ente.

Art. 2 - comma 3
La somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi.

Gli interessi li produce la somma evasa.

Art. 2 - comma 4
I limiti minimi e massimi e la misura della sanzione fissa possono essere aggiornati ogni
tre anni.

Art. 3 - comma 1

- Principio di legalità e riserva assoluta di legge (le sanzioni vanno previste dalla
legge, non dai regolamenti)

Nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore
prima della commissione della violazione. La legge deve essere in vigore al momento in
cui commetto la violazione.

In materia di sanzioni è necessaria la riserva di legge, che deve essere assoluta.

Art. 3 - comma 2

- Principio di irretroattività, anche detto principio di favor rei

Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un
fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile.
Esempio: se oggi commetto un'azione per la quale dovrei essere sanzionato, ma
successivamente quella legge viene abrogata, la sanzione non può più essere applicata.
Se la sanzione non è abrogata ma semplicemente ridotta si applicherà la legge più
favorevole.

Art. 4 - comma 1

- Principio di imputabilità

Non può essere assoggettato a sanzione chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non
aveva, in base ai criteri indicati nel codice penale, la capacità di intendere e di volere.

CAUSE DI NON PUNIBILITÀ:

Art. 5 - comma 1

- Principio di colpevolezza
Ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa
dolosa o colposa.

Se non c’è dolo o colpa non c’è sanzione.

Art. 5 - comma 4

È dolosa la violazione attuata con l'intento di pregiudicare la determinazione dell'imponibile


o dell'imposta ovvero diretta ad ostacolare l'attività amministrativa di accertamento.

Quindi, è doloso quando c’è l’intenzione di arrecare pregiudizio all’attività di controllo del
fisco

Ad esempio: c’è la volontà di evadere

Art. 5 - comma 3

La colpa (imperizia, negligenza e prudenza) è grave quando l'imperizia o la negligenza del


comportamento sono indiscutibili. Quindi, è evidente la macroscopica inosservanza di
elementari obblighi tributari, altrimenti la colpa sarebbe lieve.

Riassumendo, per essere puniti bisogna essere capaci di intendere e di volere e poi
bisogna essere colpevoli (l’azione deve essere compiuta con dolo o colpa)

CAUSE DI NON PUNIBILITA’:


Art. 5 - comma 4
L’ignoranza della legge non rileva (non ha rilevanza) salvo che non si tratti di ignoranza
inevitabile

-difficile immaginare come possa essere inevitabile l’ignoranza-

Art. 5 - comma 5

Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore (forza alla quale non si può
resistere)

In diritto tributario la forza maggiore non giustifica il non pagamento delle tasse, giustifica
solo la non applicazione della sanzione.

Talvolta la forza maggiore potrebbe anche giustificare il mancato pagamento del tributo
(es. non si hanno i soldi per pagare le tasse).

Al dí la, però, di quello che le singole leggi speciali possono prevedere, il principio è che le
tasse vanno sempre e comunque pagate.

Art. 5 - comma 7

Non è punibile il contribuente che si adegua alle indicazioni rese dall'amministrazione


competente con i documenti di prassi riconducibili provvedendo alla presentazione della
dichiarazione integrativa e al versamento dell'imposta dovuta.

Questa norma stabilisce che, se effettuo un pagamento delle tasse e successivamente


viene pubblicata una circolare esplicativa che indica che avrei dovuto versare un importo
maggiore, non saranno applicate sanzioni se mi adeguo volontariamente a quanto previsto
dalla circolare.

Questa norma da un lato è giusta, dall’altro presenta un problema, ovvero che in questo
modo si dà un potere particolarmente forte alle circolari che diventano vincolanti e
“retroattive”.

Rafforza, pertanto, l’idea di esistenza del diritto burocratico fiscale, ovvero c’è un
ordinamento parallelo fatto di norme che non sono approvate dal parlamento ma dalle
circolari, che spesso prevalgono su quelle approvate dal parlamento (non retroattive).

Quindi, si dà grande potere ad una circolare emanata da qualcuno (funzionari dell’agenzia


delle entrate) che non ha nessun potere legislativo.

CRITERI DI DETERMINAZIONE DELLA SANZIONE:

Art. 7
La determinazione della sanzione è effettuata in ragione del principio di proporzionalità.
Nella determinazione della sanzione si ha riguardo alla gravità della violazione desunta
anche dalla condotta dell'agente, all'opera da lui svolta per l'eliminazione o l'attenuazione
delle conseguenze, nonché alla sua personalità e alle condizioni economiche e sociali.

Quando devo decidere l'entità della sanzione l'Agenzia delle Entrate dovrà considerare la
gravità della violazione, la condotta del contribuente (colpa grave o lieve), la sua
personalità, le condizioni economiche e sociali, e i suoi precedenti fiscali.
In riferimento alla proporzionalità, la disciplina della violazione è improntata ai principi di
proporzionalità, ovvero la sanzione deve essere proporzionata al fatto commesso.

Tale riferimento per il professore sono solo “chiacchiere”.

Il professore sottolinea che, una volta stabiliti i limiti minimo e massimo della sanzione, il
principio di proporzionalità perde parte del suo significato operativo. Infatti, il principio di
proporzionalità funge da guida per il legislatore nella definizione della sanzione, affinché
questa sia commisurata alla gravità della violazione. Tuttavia, una volta che i limiti sono
stati definiti, non aggiunge nulla di significativo nella valutazione della condotta del
trasgressore.

In altre parole, la "proporzionalità" come principio di riferimento è utile solo nel momento in
cui il legislatore stabilisce i parametri per le sanzioni. Una volta che questi parametri (limite
minimo e massimo) sono stati fissati, la determinazione della sanzione si limita a scegliere
un valore all'interno di quel range, senza bisogno di ulteriori considerazioni sulla
proporzionalità, che risulta implicita nella stessa definizione dei limiti.

Art.8 - comma 1

L’obbligazione tributaria non si trasmette agli eredi.

CESSIONE DI AZIENDA (importante):

Art. 14 - comma 1

Il cessionario è responsabile in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione


del cedente ed entro i limiti del valore dell'azienda o del ramo d'azienda, per il pagamento
dell'imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell'anno in cui è avvenuta
la cessione e nei due precedenti.

PROCEDIMENTO DI IRROGAZIONE DELLA SANZIONE (domanda d’esame)

Abbiamo tre tipi di procedimenti, uno generale e due speciali.


Art. 16

La sanzione amministrativa e le sanzioni accessorie sono irrogate dall'ufficio o dall'ente


competenti all'accertamento del tributo cui le violazioni si riferiscono.

L'ufficio o l'ente notifica atto di contestazione, con indicazione, a pena di nullita, dei fatto
attributi al trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che
ritiene di seguire per la determinazione delle sanzioni e della loro entità.

Procedimento generale

Il contribuente che riceve l’avviso di contestazione può, entro 60 giorni:

1. Pagare: se paghi subito, paghi un terzo della sanzione.


2. Impugnare direttamente presso le corti di giustizia tributaria.
3. Presentare deduzioni difensive; in questo caso non si va dal giudice ma all’agenzia
delle entrate. L’ufficio entro un anno, se non cambia idea, cioè non accoglie queste
deduzioni, notifica un altro atto, ovvero un atto di irrogazione definitiva della
sanzione. In quest’ultimo caso o si paga o si ricorre al giudice.

Procedimenti speciali

Art. 17 - procedimenti di irrogazione immediata

La sanzione viene applicata unicamente all’avviso di accertamento del tributo o


direttamente con l’iscrizione a ruolo.

L’iscrizione a ruolo può avvenire nei casi citati agli art.36bis e ter relativi rispettivamente al
controllo automatizzato e al controllo formale delle dichiarazioni.

In quel ruolo, che ci verrà notificato attraverso la cartella di pagamento, il fisco chiederà
non solo l’imposta da pagare ma anche la sanzione.

Lezione 14

CONTENZIOSO TRIBUTARIO

(Non esiste più il reclamo mediazione)

DPR 546/1992

Il DPR 546/1992 disciplina l'organizzazione e il funzionamento della giurisdizione tributaria


in Italia. Con questo decreto, la giurisdizione tributaria è esercitata da specifici organi
giurisdizionali: le Corti di Giustizia Tributaria, articolate in primo e secondo grado.
Eventualmente, le controversie possono essere portate in Cassazione, che agisce come
terzo grado di giurisdizione.

Prima dell'introduzione del DPR 546/1992, i giudici tributari erano costituiti principalmente
da giudici ordinari (che esercitavano il loro ruolo come incarico secondario) o da funzionari
delle Agenzie delle Entrate (anche loro operanti in qualità di giudici non professionisti).
Questi giudici erano detti “non togati”.

Con l'introduzione di questa legge, la giurisdizione tributaria è stata riorganizzata per


garantire che le decisioni siano prese da magistrati tributari professionisti, ovvero giudici
con un'esperienza specifica e una formazione giuridica adeguata, a differenza di quanto
accadeva in passato con giudici non specializzati.

Il cambiamento riguarda anche l’accesso alla professione di magistrato tributario, che ora
può essere ottenuto da laureati in Economia Aziendale con un percorso magistrale di 5
anni, oltre a laureati in giurisprudenza.

In adempimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), le precedenti


Commissioni Tributarie sono diventate le Corti di Giustizia Tributaria, con un
aggiornamento non solo nella denominazione, ma anche nella sostanza del sistema
giurisdizionale tributario.

Questa trasformazione implica che i giudici tributari non sono più "aggiunti" o non
professionisti, ma veri e propri magistrati con piena competenza e specifica formazione. In
futuro, quindi, non si avrà più la figura del "giudice non togato" nel sistema tributario
italiano.

(Questo giudice tributario di cosa si occupa? Oggetto del giudizio tributario o giurisdizione
del giudice tributario, limiti interni ed esterni del giudice tributario o atti impugnabili) ->
Possibile formulazione domanda d’esami
L'oggetto della giurisdizione tributaria è definito in maniera ampia nell'articolo 2, comma 1,
del DPR 546/1992. Esso stabilisce che:

"Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di


ogni genere e specie comunque denominati."
In altre parole, la giurisdizione tributaria comprende tutte le controversie relative ai tributi,
indipendentemente dal tipo di tributo o dalla sua denominazione (es. imposta sul reddito,
IVA, imposte locali, ecc.). Si tratta di una giurisdizione specializzata, che si occupa
esclusivamente di questioni tributarie e fiscali.

Le controversie che rientrano in questa giurisdizione sono generalmente quelle tra il


contribuente e l'Amministrazione Finanziaria relative alla legittimità degli atti impositivi e
alle sanzioni tributarie.
Nonostante la giurisdizione tributaria abbia una portata molto ampia, esistono alcuni limiti
esterni, ovvero situazioni in cui la giurisdizione tributaria non è competente, e che sono
regolate da altre giurisdizioni.
Primo Limite: L'esecuzione forzata

Il primo limite esterno riguarda la fase di esecuzione forzata successiva alla notifica della
cartella di pagamento o dell'avviso di mora. In questa fase, il giudice tributario non ha
competenza, poiché la giurisdizione tributaria si concentra solo sulla legittimità degli atti
tributari e non sul procedimento esecutivo. L'esecuzione forzata, che può includere
l'espropriazione dei beni del contribuente, è di competenza del giudice ordinario.

Questo significa che, una volta notificata la cartella esattoriale e avviata la fase di
esecuzione, qualsiasi controversia sull'espropriazione dei beni o sul recupero coattivo del
credito fiscale deve essere trattata dal giudice ordinario, non dal giudice tributario.

Secondo Limite: Atti generali

Il secondo limite esterno riguarda la tipologia di atti impugnabili. Gli atti generali che
abbiano una natura tributaria (come per esempio leggi, regolamenti, decreti o
provvedimenti normativi di carattere generale), anche se trattano di materie tributarie,
devono essere impugnati davanti al giudice amministrativo, e non davanti al giudice
tributario.

Atti generali: provvedimenti normativi generali, come leggi o decreti, che riguardano
l'ordinamento tributario ma non sono destinati a singoli contribuenti. Questi atti sono
impugnabili davanti al giudice amministrativo.

Atti individuali tributari: provvedimenti che si riferiscono a situazioni specifiche di


contribuenti, come avvisi di accertamento, cartelle esattoriali, ecc. Questi atti possono
essere impugnati solo dinanzi al giudice tributario.

Pertanto, anche se gli atti generali possono avere implicazioni fiscali, la giurisdizione
tributaria non si occupa di impugnare atti generali o normativi. La competenza in tal caso è
riservata al giudice amministrativo (Art. 7, comma 5, DPR 546/1992).

Comma 5 art 7
Gli atti generali non sono solo annullabili dal giudice amministrativo, ma disapplicabili

- Quali sono gli atti che si impugnano dinanzi al giudice tributario?

Sono gli atti catastali individuali (il classamento)

e tutti gli atti che sono contenuti nell’elenco dell’articolo 19. (sempre atti individuali):
a) L’avviso di accertamento
b) L’avviso di liquidazione
c) Il provvedimento che irroga le sanzioni
d) Il ruolo e la cartella di pagamento
e) L’avviso di mora
f) Gli atti relativi alle operazioni catastali
g) L’istanza di autotutela

Dinanzi al giudice non posso chiedere ad esempio se verificare se devo pagare questo?
Qui no. Posso andare dal giudice tributario solo se ho ricevuto uno di questi atti e lo voglio
impugnare. Io contribuente per poter rivolgermi al giudice tributario che oggi si chiama
corte di giustizia tributaria devo ricevere la notificazione di uno di questi atti.

Questa impugnazione va fatta entro 60gg dalla notificazione, altrimenti l’atto diventa
definitivo. L’ELENCO È TASSATIVO E NON ESEMPLIFICATIVO

- Quando impugno, cosa chiedo? Di annullare il mio atto o di accertare che non devo
pagare il tributo? Vado a fare il giudizio di impugnazione merito o di accertazione
annullamento?

L’orientamento della cassazione dice che è impugnazione merito, spetta al giudice


tributario di stabilire i limiti quantitativi di fondatezza della pretesa impositiva. Chiede alla
cassazione si accertare che il tributo non è dovuto. (Edoardo calcagno coglione)

ART 18. IL RICORSO

Il processo tributario inizia con un ricorso. Io contribuente ho ricevuto un atto dell’art. 19 e


faccio ricorso. Ricorro al giudice. Un vero e proprio atto che si invia in forma telematica.
Questo significa che il giudizio tributario inizia dal contribuente. Il processo viene
instaurato dal contribuente che ha ricevuto l’atto dall’amministrazione finanziaria.

Assistenza tecnica: Posso io contribuente ricorrere da solo? No, tranne per le controversie
fino a 3.000 euro. Per le controversie che superano i 3.000 euro di valore devo essere
assistito da un difensore abilitato. Questo difensore non sono solo gli avvocati, ma anche i
dottori commercialisti e i consulenti del lavoro.
ART.23 - COSTITUZIONE IN GIUDIZIO DELLA PARTE RESISTENTE

L’amministrazione finanziaria che ha ricevuto questo ricorso, entro altri 60gg deposita le
sue contro deduzioni.

ART. 32 Fino a venti giorni prima dell’udienza si possono deporre i documenti

ART 33. La controversia è trattata in camera di consiglio salvo che almeno una delle parti
non chieda la discussione in pubblica udienza, in presenza o da remoto.

Nella pubblica udienza vi è la discussione

Il collegio giudicante dopo la discussione delibera la decisione ed emette la sentenza


pronunciata in nome del popolo italiano ed intestata alla repubblica italiana.

Questa sentenza può essere impugnata dinanzi al giudice di appello e poi la sentenza del
giudice di appello può essere impugnata dinanzi alla cassazione.

Lezione 15

CONCILIAZIONE GIUDIZIALE
La conciliazione giudiziale, come suggerisce il termine stesso, si basa sul raggiungimento
di un accordo tra le parti coinvolte in una controversia tributaria, finalizzato all’estinzione
del processo. Si tratta di una modalità che consente di concludere il giudizio attraverso
un’intesa che obbliga il contribuente a corrispondere l’importo concordato, eliminando così
il contenzioso. Tale accordo può avvenire in diversi momenti e modalità: prima
dell’udienza, durante l’udienza o su proposta della stessa Corte di giustizia tributaria.
Modalità di conciliazione
1. Fuori udienza:
Prima dello svolgimento dell’udienza, le parti - solitamente l’Agenzia delle Entrate e
il contribuente - possono decidere di raggiungere un accordo conciliativo autonomo.
Questo processo si concretizza con la presentazione di un’istanza alla Corte
tributaria, che successivamente emette una sentenza di estinzione del giudizio. La
conciliazione diviene efficace nel momento in cui entrambe le parti sottoscrivono
l’accordo, il quale viene poi prodotto dinanzi al giudice. In questa fase, il giudice
sospende il giudizio e, se l’intesa è accettata, dichiara la cessazione della materia
del contendere.
L’accordo può riguardare la definizione totale o parziale della controversia e
rappresenta una soluzione vantaggiosa per evitare lunghi iter processuali.
2. In udienza:
Durante l’udienza, ciascuna parte può presentare un’istanza di conciliazione. In
questo caso, il giudice, valutata l’ammissibilità della richiesta, può invitare le parti a
negoziare. Qualora l’intesa venga raggiunta, il procedimento si conclude con la
redazione di un verbale, che formalizza l’accordo e determina l’estinzione del
giudizio. Il verbale ha valore giuridico e vincola il contribuente al pagamento degli
importi concordati.
È importante sottolineare che anche la conciliazione in udienza può essere
parziale, permettendo alle parti di risolvere solo alcune delle questioni in
contestazione.
3. Su proposta della Corte di giustizia tributaria:
In alcuni casi, è la stessa Corte che, tenendo conto dell’oggetto del giudizio e dei
precedenti giurisprudenziali, formula una proposta conciliativa. Le parti, se
concordano, sottoscrivono il processo verbale, che sancisce la conclusione del
giudizio. Questa modalità evidenzia il ruolo proattivo della Corte nel favorire la
risoluzione delle controversie, mantenendo un equilibrio tra le posizioni delle parti.
Conciliazione e transazione: una distinzione importante

Pur essendo entrambe strumenti di risoluzione delle controversie, la conciliazione


giudiziale si distingue nettamente dalla transazione prevista in ambito fallimentare o nelle
procedure relative alle crisi d’impresa. Nel caso della transazione, l’Agenzia delle Entrate
può rinunciare a una parte delle proprie pretese, accettando un sacrificio economico per
favorire la continuità aziendale o la risoluzione della crisi. La conciliazione giudiziale,
invece, non prevede rinunce da parte dell’Agenzia: l’accordo si basa sul riconoscimento
reciproco di una parziale fondatezza delle posizioni di entrambe le parti. In altre parole, il
contribuente ammette che l’Agenzia ha in parte ragione, mentre quest’ultima riconosce
che il contribuente ha in parte torto, ma senza abdicare a ciò che le spetta per legge.

POTERI ISTRUTTORI DELLA COMMISSIONE TRIBUTARIA


I poteri istruttori della Corte di giustizia tributaria, disciplinati dall’articolo 7 del decreto
legislativo sul processo tributario del 1992, sono uno degli strumenti fondamentali per
assicurare un corretto accertamento dei fatti dedotti in giudizio. Questi poteri si inquadrano
nell’ambito del cosiddetto potere dispositivo, secondo cui sono le parti a definire
l’oggetto del giudizio e a individuare i fatti e le prove da sottoporre al giudice. Quest’ultimo,
tuttavia, dispone anche di un principio officioso, che gli consente di esercitare un certo
margine di autonomia per la verifica e l’acquisizione delle prove necessarie a controllare la
fondatezza delle affermazioni delle parti.
Le prerogative del giudice

Il giudice tributario, nel rispetto dei limiti stabiliti dalle parti, può compiere una serie di
attività volte a integrare e verificare gli elementi di prova presentati. Tali poteri includono:
1. Accesso e acquisizione di informazioni:
Il giudice può accedere a dati, documenti e informazioni detenute dagli uffici
finanziari o dagli enti locali, esercitando gli stessi poteri conoscitivi attribuiti
all’Agenzia delle Entrate. Questo gli consente di ottenere una visione chiara e
completa dei fatti dedotti in giudizio.
2. Richiesta di consulenze tecniche:
Nei casi in cui siano necessarie competenze particolarmente specifiche o tecniche,
il giudice può richiedere relazioni a organi dello Stato, come la Guardia di Finanza o
altri uffici competenti. Queste relazioni, tuttavia, devono riguardare esclusivamente i
fatti già dedotti dalle parti, senza espandere arbitrariamente l’oggetto del giudizio.
Inoltre, il giudice può nominare consulenti tecnici per verificare i documenti e le
prove fornite, sempre nei limiti di quanto dedotto in giudizio.
3. Limitazioni alla prova testimoniale:
Sebbene la prova testimoniale fosse tradizionalmente esclusa dal processo
tributario, oggi è ammessa in forma scritta, come previsto dall’articolo 257-bis del
Codice di procedura civile. In questo contesto, i testimoni rispondono per iscritto ai
quesiti posti e, se le risposte risultano insufficienti, possono essere ascoltati
direttamente dal giudice. Al contrario, non è consentito il giuramento del
contribuente. Questa evoluzione normativa riflette il carattere prevalentemente
documentale del processo tributario, dove la prova scritta ha un ruolo
predominante.

L’onere della prova

In un processo tributario, ciascuna parte è chiamata a dimostrare la fondatezza delle


proprie affermazioni:
 L’Agenzia delle Entrate ha il compito di provare le violazioni contestate al
contribuente.
 Il contribuente, dal canto suo, deve fornire le prove a sostegno delle proprie
richieste, come la legittimità di un rimborso o la non dovutezza di un’imposta.
Il giudice, pur non potendosi sostituire completamente alle parti nel produrre le prove, può
integrarle attraverso l’esercizio dei propri poteri istruttori, limitandosi però a rafforzare o
verificare quanto già emerso nel corso del giudizio. Tale approccio garantisce un equilibrio
tra le parti, rispettando il principio dell’onere probatorio.
La sentenza e i poteri istruttori

Le decisioni del giudice si fondano esclusivamente sugli elementi di prova acquisiti


durante il giudizio, incluse quelle emerse grazie ai suoi poteri istruttori. In questo modo, il
giudice assicura una valutazione completa e imparziale dei fatti, senza però eccedere nei
suoi compiti, che rimangono circoscritti al controllo e all’integrazione delle prove prodotte
dalle parti.

IL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA
Il giudizio di ottemperanza, disciplinato dall’articolo 69-bis del decreto legislativo sul
processo tributario, rappresenta uno strumento fondamentale per garantire l’esecuzione
delle sentenze emesse dalla Corte di giustizia tributaria. Esso è concepito per tutelare il
contribuente quando l’amministrazione finanziaria, pur essendo stata condannata al
rimborso di somme o all’adempimento di obblighi specifici, non ottempera
spontaneamente alla decisione giudiziaria.

Quando è necessario il giudizio di ottemperanza?

Il giudizio di ottemperanza si attiva qualora l’amministrazione finanziaria:

 Non adempia entro i termini previsti dalla sentenza.


 Non rispetti i termini stabiliti dalla legge.
 Persistano inadempimenti anche dopo un’eventuale messa in mora da parte del
contribuente.
In questi casi, il contribuente può rivolgersi nuovamente alla Corte di giustizia tributaria per
ottenere l’esecuzione forzata della sentenza.

Procedura per avviare il giudizio di ottemperanza

Il contribuente che intende agire per l’ottemperanza deve:

 Attendere i termini previsti: Se la sentenza o la legge fissano un termine per


l’adempimento, è necessario aspettare che tale periodo scada. In mancanza di un
termine specifico, si considera un periodo di 30 giorni dalla messa in mora
dell’amministrazione finanziaria.
 Presentare il ricorso: Il ricorso deve essere redatto in duplice originale, uno dei
quali viene notificato all’Agenzia delle Entrate.
 Osservazioni dell’amministrazione: L’amministrazione finanziaria ha 20 giorni di
tempo per presentare eventuali osservazioni o contestazioni, cercando di
giustificare il mancato adempimento o dimostrando che l’esecuzione non è
necessaria.
 Intervento del collegio giudicante: Una volta ricevute le osservazioni (o
constatata la loro assenza), la Corte acquisisce la documentazione necessaria,
valuta le posizioni delle parti e adotta i provvedimenti indispensabili per assicurare
l’ottemperanza.

Strumenti a disposizione della Corte

Per garantire l’esecuzione della sentenza, il giudice può nominare un commissario ad


acta, ovvero un soggetto incaricato di compiere direttamente gli atti amministrativi o
esecutivi che l’amministrazione finanziaria avrebbe dovuto porre in essere. Il commissario
ad acta ha il compito di realizzare quanto stabilito nella sentenza, sostituendosi
all’amministrazione inadempiente.
Conclusione del procedimento

Il giudizio di ottemperanza si conclude con un’ordinanza emessa dalla Corte, che attesta
l’avvenuto adempimento. In alternativa, la Corte può adottare ulteriori provvedimenti per
assicurare il rispetto della decisione, se l’inadempimento persiste. L’ordinanza è sempre
revocabile e modificabile in caso di nuove circostanze.

Tempistiche per l’impugnazione

Gli atti emessi durante il giudizio di ottemperanza devono essere impugnati entro 60 giorni
dalla loro notificazione, garantendo così la possibilità di contestare eventuali errori o abusi.

Lezione 16

Tributi e Imposte

Le imposte che verranno trattate sono:


 IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche)
 IRES (Imposta sul Reddito delle Società)
 IVA (Imposta sul Valore Aggiunto)
Ires e iva sono due domande secche. Sull’irpef ci sono 6/7 domande.
Disciplina Legislativa

La disciplina legislativa dell'IRPEF e dell'IRES è contenuta nel DPR 22 dicembre 1986, n.


917, nella versione aggiornata al 30 novembre 2024. L’altro ieri è stato approvato un
nuovo decreto legislativo e incide su alcune cosucce delle prossime lezioni. Faremo
riferimento sia alla disciplina attuale che a quella approvata da pochissimo. L’ultima
grande riforma fu degli anni 70, la riforma Vanoni, negli anni 2000 ci furono inoltre altri
cambiamenti, non di eccessiva importanza ma che hanno contribuito a lasciare alcune
lacune normative in quanto fu una riforma non ultimata al 100% (l’irpeg diventò l’attuale
ires) . Una critica a questo ultimo decreto è che sia troppo a favore dell’agenzia delle
entrate (in quanto chi l’ha ideata è Leo, sottosegretario che proviene dall’agenzia delle
entrate)
Presupposto dell'Imposta
Ogni imposta ha un presupposto, che è la ricchezza che va a tassare (l’elemento
espressivo di capacità contributiva che si va a tassare). Il presupposto dell'IRPEF è
costituito dalle categorie di reddito di cui all'articolo 6, che includono: (in generale diciamo
possesso di redditi in denaro o in natura)

 Redditi di lavoro dipendente


 Redditi di lavoro autonomo
 Redditi di impresa
 Redditi di capitale
 Redditi diversi
 Redditi fondiari
Il presupposto dell'imposta è l'elemento espressivo di capacità contributiva che va a
tassare.

Categorie di Reddito

Categoria di Reddito Descrizione

Redditi di lavoro dipendente Redditi derivanti da un rapporto di lavoro dipendente

Redditi di lavoro autonomo Redditi derivanti da un'attività lavorativa autonoma

Redditi di impresa Redditi derivanti da un'attività di impresa

Redditi di capitale Redditi derivanti da investimenti o proprietà

Redditi diversi Redditi che non rientrano nelle altre categorie

Le categorie di reddito sono sei e corrispondono a sei diverse domande in sede di esame.
Le domande più frequenti sono quelle relative al reddito di impresa e all'IVA.

Statistica

La statistica è una disciplina che serve per fare il conto di chi sta male e di chi sta bene.
Viene utilizzata anche per calcolare gli indici sintetici di affidabilità e per determinare
la base imponibile.
Principio di Tipicità
Il principio di tipicità stabilisce che solo i redditi che rientrano nelle sei categorie previste
dalla legge possono essere tassati.

Il principio di tipicità è il principio secondo cui il legislatore deve definire esattamente


quali redditi sono soggetti a tassazione.

“è reddito ciò che il legislatore dice essere reddito”

Teorie sul Reddito

Esistono diverse teorie sul reddito, tra cui:

 Reddito-consumo: il reddito è tutto ciò che è consumato


 Reddito-entrata: il reddito è tutto ciò che entra nel patrimonio
 Reddito-prodotto: il reddito è tutto ciò che deriva da una attività produttiva
Queste teorie sono importanti per comprendere il concetto di reddito e come viene definito
e tassato. Il reddito è un concetto fondamentale nel diritto tributario. Secondo la teoria
del reddito entrata, il reddito è considerato come ogni entrata che aumenta il patrimonio
di un individuo (anche una donazione, ma difatti la donazione non risulta come reddito
perché quello del reddito-entrata non è stata la teoria adottata dalla disciplina in materia).
Tuttavia, il legislatore italiano si basa sulla teoria del reddito prodotto, che considera
come reddito solo ciò che è prodotto attraverso un'attività produttiva. (salvo alcune
eccezioni)

Tuttavia bisogna alla fine, semplicemente basarsi sulle categorie di reddito che
vengono definite come tali dal legislatore

Il reddito prodotto è considerato come il reddito che deriva da un'attività produttiva, come
ad esempio il lavoro dipendente o l'attività d'impresa.

Possesso di Reddito

Il possesso di reddito significa essere il titolare della fonte del reddito. Ciò significa che il
soggetto passivo è colui che ha il possesso del reddito e deve pagare le tasse su di esso.
Soggetto Passivo

Il soggetto passivo è colui che deve pagare le tasse sul reddito. Secondo l'articolo 2, i
soggetti passivi sono le persone fisiche che hanno il possesso dei redditi. Tutte le
persone fisiche che hanno redditi devono pagare le tasse, contribuendo alle spese
pubbliche a secondo della loro capacità.
Categoria Definizione

Persone fisiche che risiedono nel territorio dello


Residenti Stato

Persone fisiche che non risiedono nel territorio


Non Residenti dello Stato

Una persona che risiede a Catania e ha redditi in Italia


e all'estero

(residente)

Una persona che non risiede in Italia ma ha un


immobile in Italia

(non residente)

Residenza e Non Residenza

La residenza e la non residenza sono concetti importanti nel diritto tributario.


I residenti pagano le tasse su tutti i redditi prodotti in tutto il mondo (non solo sui redditi
che ho generato in Italia, ma anche in quelli generati in tutto il mondo) , mentre i non
residenti pagano le tasse solo sui redditi prodotti nel territorio dello Stato.

Redditi Prodotti nel Territorio dello Stato

I redditi prodotti nel territorio dello Stato sono considerati come tali se derivano da attività
produttive svolte nel territorio dello Stato. Esempi di redditi prodotti nel territorio dello Stato
includono:
 Redditi fondiari: derivanti dalla locazione di immobili situati in Italia
 Redditi di lavoro dipendente: derivanti da lavoro prestato in Italia
 Redditi d'impresa: derivanti da attività d'impresa svolte in Italia attraverso una
stabile organizzazione. Una stabile organizzazione è una sede fissa d'affari con la
quale un'impresa non residente esercita la sua attività nel territorio dello Stato.
Una stabile organizzazione è un luogo dove un'impresa non residente svolge la sua
attività in modo stabile e continuativo.
Esempi di stabile organizzazione includono:
 Una serie di direzioni
 Una succursale
 Un'officina
Mentre non sono considerate stabile organizzazione:

 Un magazzino utilizzato solo per il deposito e la consegna di merci


Amazon non è una stabile organizzazione in Italia, perché ha solo magazzini.
Residenza Fiscale

Sono residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta soddisfano
determinati criteri:
La residenza fiscale è un concetto importante per determinare se un individuo è soggetto
a tasse in un determinato Stato.

La residenza fiscale è il luogo dove un individuo è considerato residente ai fini fiscali.


I criteri per determinare la residenza fiscale sono:

Criterio Definizione

Residenza ai sensi del Codice Civile Il luogo di dimora abituale

Domicilio Il luogo dove si sviluppano le relazioni personali e familiari

Presenza La presenza nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d

Domicilio

Il domicilio è il luogo dove un individuo sviluppa le sue relazioni personali e familiari.

Il domicilio è il centro principale delle relazioni personali e familiari di un individuo.


Il domicilio non è più definito come il luogo dove si trovano gli interessi economici, ma
come il luogo dove si sviluppano le relazioni personali e familiari.
Presenza

La presenza è un concetto nuovo che si riferisce alla presenza di un individuo nel territorio
dello Stato per la maggior parte del periodo d'imposta.

La presenza è la condizione di essere presente nel territorio dello Stato per almeno 183
giorni nell'anno.
La presenza può essere frazionata e non necessariamente consecutiva. Esempi di
individui che possono essere considerati presenti includono:

 Uno studente straniero che studia in Italia per 184 giorni


 Un pensionato che trascorre le vacanze in Italia per 184 giorni In questi casi,
l'individuo può essere considerato residente ai fini fiscali e dover pagare le tasse in
Italia sui redditi di tutto il mondo.
Anche un viaggiatore che in un anno consecutivamente accumula ore a Milano
Malpensa per arrivare a 184 giorni può essere considerato residente in Italia ai
fini fiscali

La residenza fiscale è un concetto fondamentale nel diritto tributario italiano. Per


determinare la residenza fiscale di un individuo, si utilizzano cinque criteri alternativi:

 Residenza ai sensi del Codice Civile


 Domicilio, inteso come la sede degli interessi personali e familiari
 Presenza fisica nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d'imposta
(per la presenza conteggiano anche motivi di studio viaggio salute ecc.)
 Residenza anagrafica salvo prova contraria degli altri 3
 Cittadinanza, nel caso di cittadini italiani che si sono trasferiti in un paese a fiscalità
privilegiata (salvo prova contraria degli altri criteri) o a meno che non si dimostra
che ci si è trasferiti veramente a Dubai (paradiso fiscale) per comprovate ragioni,
nel senso che si vive veramente li a tutti gli effetti.

La residenza fiscale è il luogo in cui un individuo è considerato residente ai fini fiscali, e


dove è tenuto a pagare le tasse sui propri redditi.

Le persone fisiche residenti laddove dovessero pagare imposte che risalgono ad altri stati
hanno un credito d’imposta pari alla tassa che hanno già pagato all’estero. Ad esempio se
in Giappone pago il 20% di tasse e qui il 43% e ho già pagato il 20%, in Italia devo pagare
solo il restante (altro 23%)

Criteri di Residenza

Ecco una tabella riassuntiva dei criteri:


Criterio Descrizione

Residenza ai sensi del Codice


Civile La residenza è determinata in base al Codice Civile

Domicilio La sede degli interessi personali e familiari

La presenza fisica nel territorio dello Stato per la maggior parte del

Presenza fisica periodo d'imposta

Residenza anagrafica L'iscrizione all'anagrafe della popolazione

La cittadinanza italiana, nel caso di trasferimento

in un paese

Cittadinanza a fiscalità privilegiata

Calcolo della Base Imponibile

La base imponibile dell'IRPEF è calcolata sommando i singoli redditi e deducendo


gli oneri deducibili, come ad esempio:

 Gli assegni periodici corrisposti al coniuge separato


 I contributi previdenziali e assistenziali
Ecco una tabella riassuntiva del calcolo della base imponibile:

Passaggio Descrizione

1. Somma dei redditi Sommare i singoli redditi

2. Deducibilità degli oneri Dedurre gli oneri deducibili

3. Calcolo del reddito netto Calcolare il reddito netto

Aliquote di Imposta
Le aliquote di imposta sono le percentuali di imposta applicate al reddito netto. Le
aliquote di imposta aumentano di scaglione in scaglione, come segue:
 23% fino a 15.000 euro
 25% fino a 28.000 euro
 35% fino a 50.000 euro
 43% oltre 50.000 euro
La progressività delle aliquote di imposta favorisce l'equità fiscale, poiché coloro che
hanno redditi più alti pagano aliquote di imposta più elevate. Le detrazioni sono deduzioni
dal reddito o dall'imposta. In linea di massima, si deduce il 19% del costo. Le detrazioni
possono essere per carichi di famiglia, come ad esempio per i figli, anche se oggi non
esistono più come detrazioni dall'imposta, ma sono state sostituite da altre forme di
sostegno.
Tipi di Detrazioni

Alcuni esempi di detrazioni sono:


 Spese universitarie: le spese sostenute per l'istruzione universitaria
 Spese sanitarie: le spese sostenute per la salute, come ad esempio le spese
mediche e farmaceutiche
 Spese per la casa: le spese sostenute per la manutenzione e la gestione della
casa
Tutte queste spese però vanno tracciate col bancomat, tranne i medicinali in farmacia.
Ritenute

Le ritenute sono somme trattenute dal datore di lavoro sullo stipendio del lavoratore
dipendente. Lo scopo delle ritenute è di versare direttamente
all'erario le imposte dovute.

Residenza e Irpef

La residenza è il luogo in cui una persona ha il suo domicilio. L'Irpef (Imposta sul
Reddito delle Persone Fisiche) è l'imposta che grava sul reddito delle persone fisiche.

Ires e Società di Persone

L'Ires (Imposta sul Reddito delle Società) è l'imposta che grava sul reddito delle società
e tutto ciò che non sono persone fisiche. Le società di persone non pagano l'Ires, ma
i loro redditi sono attribuiti direttamente ai soci, che pagheranno l'Irpef.

Il principio di trasparenza prevede che i redditi delle società di persone siano


considerati come percepiti direttamente dai soci, anche se non sono stati distribuiti.
Tassazione Separata

La tassazione separata è un regime fiscale che prevede la tassazione di alcuni redditi in


modo separato rispetto agli altri redditi. Ciò avviene per evitare che i redditi siano tassati
con un'aliquota troppo alta. Per esempio fino a che io non prendo il TFR, non ci pago le
tasse. Quando a fine rapporto vado in pensione e prendo il TFR dovrei pagarci le tasse,
ma non le pagherò in base all’anno in cui mi arriva, ma in base agli ultimi anni.

Tipo di Reddito Aliquota

Reddito di lavoro 23%

Reddito di capitale 26%

Reddito diverso 20%

Redditi Illeciti

I redditi illeciti sono redditi derivanti da attività illecite, come ad esempio l'usura. Questi
redditi sono considerati redditi diversi e sono tassati come tali.

Il reddito illecito è un reddito che deriva da un'attività che è contraria alla legge. Esempi
di redditi illeciti sono l'usura, la corruzione e il traffico di droga. Il reddito non include tutto
ciò che è considerato reddito, ma solo ciò che i legislatori inquadrano nelle categorie
previste. Il reddito diverso sono singole voci che non includono tutto ciò che non è reddito.
I redditi diversi sono alcune cose specifiche, come ad esempio:

 Redditi derivanti da attività illecite


 Redditi derivanti da fonti non tipiche
Reddito Illecito (domanda d’esame)

Tutto ciò che è illecito è considerato reddito. Ciò significa che se un'attività è lecita, può
non costituire reddito, ma se diventa illecita, costituisce reddito anche se non
precedentemente individuato dal legislatore come tale. Per non sbagliare, tutto quello
che non è riconducibile a niente ma è illecito, viene ricondotto come reddito
diverso.

Il reddito illecito è considerato tale per colpire fenomeni illeciti, ma ciò può portare a
problemi di uguaglianza e capacità contributiva.
I lavoratori indipendenti possono beneficiare di detrazioni d'imposta se il loro reddito
non supera i 15.000 euro. La detrazione d'imposta è di 1.980 euro. In Italia chi si trova
nella prima fascia reddituale ha un’aliquota del 23%, ma se sei un lavoratore dipendente
hai una detrazione di 1980 euro. Giocando bene, nella prima fascia, da lavoratori
dipendenti, si può arrivare a non pagare assolutamente niente.
L'imposta sul reddito serve a finanziare i servizi pubblici, come ad esempio ospedali,
scuole e università.

Lezione 17

Esistono tre tipologie di reddito: Reddito fondiario, Reddito di lavoro dipendente e Reddito
di lavoro autonomo.

Nell’ Irpef i redditi sono distribuiti in alcune categorie. Nell’IRPEF, così come nell’Ires, vige
il principio della tipicità dei redditi, cioè è reddito ciò che il legislatore definisce reddito. Il
nostro legislatore si è ispirato tendenzialmente alla teoria del reddito prodotto perché quella
ci sono eccezioni che in qualche modo possono configurare l'entrata ma che comunque
sono classificazioni teoriche che hanno poca importanza
Redditi illeciti: la teoria della tipicità, in relazione ai redditi illeciti, ha mostrato delle criticità.
Infatti, per considerare un reddito illecito, non è sufficiente che derivi da un'attività
espressamente prevista come reato dalla legge, ma è necessario che sia il frutto di
un'attività illecita.

Mentre la teoria della tipicità pone dei limiti alla definizione di reato e, di conseguenza, di
reddito illecito, la teoria della produzione del reddito illecito tende a superare questi limiti,
includendo tutte le attività che comportano una violazione dei principi fondamentali della
giustizia.

Costituisce domanda di esame: il reddito fondiario, il reddito di lavoro autonomo, il reddito


di lavoro dipendente, i redditi di capitale, i redditi diversi e la domanda più frequente è il
reddito di impresa. Altre domande frequenti ires e iva.
Redditi fondiari:

L’ articolo 25 del DPR 917 del 1986 dice:

Sono redditi fondiari quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel territorio dello Stato che
devono essere iscritti con attribuzione di rendita nel catasto terreni o nel catasto fabbricati.
Questa legge definisce redditi fondiari quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel
territorio dello Stato. Quindi, se il fabbricato o il terreno è situato all'estero, il reddito relativo
andrà nella categoria dei redditi diversi (l’articolo 67 dice che rientrano tra i redditi diversi i
redditi delle case e dei terreni situati all'estero, quindi il residente in Italia paga le tasse sui
redditi prodotti in tutto il mondo, cioè se ha case o fabbricati all’estero).

I redditi fondiari sono quindi i redditi delle case e terreni situati in Italia.

- Come si determinano questi redditi?

Si determinano su base catastale, cioè il reddito dei terreni e delle case, come regola
generale, si determinano in base al catasto.
Con l'accertamento catastale, cioè attraverso quelle quattro operazioni di classificazione,
determinazione delle tariffe d'estimo e classamento, si attribuisce la rendita alla singola casa
o al singolo terreno. Operazione caratterizzata da collettività, astrattezza e ufficiosità.

Il reddito fondiario ai fini IRPEF è dato proprio da quel numerino che troviamo al catasto e
che viene ricavato attraverso il sistema dell'accertamento catastale. Questo è sempre così
per i terreni, ma vedremo che per le case non sempre è così, quasi sempre.
Quindi, il reddito delle case e dei terreni è determinato attraverso un reddito calcolato in
linea generale come reddito catastale, quest’ultimo è un reddito medio ordinario. Per il
proprietario o comunque per coloro che hanno un reddito fondiario in materia di terreni il
legislatore ha previsto un regime particolare.

I redditi fondiari si distinguono in due tipi:

1. Reddito dei terreni, che a sua volta si divide in: redditi dominicali e redditi agrari
2. Reddito dei fabbricati
Redditi dominicali e redditi agrari.

- Perché si distingue tra reddito dominicale e reddito agrario?

Faccio un esempio pratico: immaginate che io abbia la proprietà di un terreno agricolo ma,
poiché faccio il professore universitario e il notaio, non ho il tempo di coltivarlo e lo do in
affitto ad un contadino. Il reddito dominicale è il reddito del proprietario del terreno mentre il
reddito agrario è il reddito dell’agricoltore, di colui che lo coltiva. Se le due persone
coincidono chiaramente entrambi i redditi, dominicale e agrario, saranno in capo al
proprietario del terreno; se i due soggetti sono diversi, il reddito domenicale sarà in capo al
proprietario (il dominus), mentre il reddito agrario sarà in capo a chi esercita l'attività
agricola.

Nelle Scienze delle Finanze il reddito dei terreni è suddivisibile in quattro parti: la terra, il
capitale di miglioramento, il capitale di esercizio (quello che io investo per comprare per
esempio le sementi) e il lavoro (zappare la terra).

In linea di massima il reddito dominicale costituisce il reddito della terra e del capitale di
miglioramento, mentre il reddito agrario costituisce il reddito del capitale di esercizio e del
lavoro; quindi, il reddito domenicale costituisce la remunerazione che si riceve per la terra e
il capitale di miglioramento, mentre il reddito agrario è la remunerazione che si riceve per il
capitale di investimento dell'esercizio e per il lavoro.

Nella visura catastale è presente la voce “rendita dominicale “e “rendita agraria”. Mentre per
i fabbricati c’è solo il reddito dei fabbricati.

Il legislatore usa il termine “possessore”  “I redditi fondiari sono imputati al possessore a


titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto ecc.”

Questo perché il fisco si basa sulla presunzione: è proprietario il possessore, cioè colui che
apparentemente esercita quei diritti come se fosse un proprietario.
Lo Stato chiede al possessore di pagare le tasse, a meno che questo non dimostri di non
essere proprietario. Per questo si parla di possessori a titolo di proprietà, cioè coloro che
risultano proprietari in modo apparente a meno che non dimostrino di non esserlo.

Sia il reddito dominicale che il reddito agrario sono determinati mediante l'applicazione delle
tariffe d'estimo, stabilite secondo le norme della legge catastale per ciascuna qualità e
classe. Ovviamente, se ci sono delle variazioni, ad es. io prima coltivavo un seminativo e
ora invece coltivo un pistacchieto, devo andare a dichiarare al catasto questa variazione
perché cambia il reddito. Così come se ci sono delle perdite causate da eventi naturali, il
reddito in questo caso si considera addirittura inesistente perché si dichiara la calamità
naturale. Con tutta una serie di procedure si riesce addirittura a non fare pagare le tasse
completamente.
Reddito agrario: il reddito agrario è quello che è imputabile al capitale di esercizio e al
lavoro di organizzazione impiegato. Se il terreno agricolo viene dato in affitto, in uso agricolo,
il reddito agrario viene attribuito all'affittuario anziché al possessore.
L’articolo 33 dice: “se il terreno è dato in affitto ad uso agricolo il reddito agrario concorre a
formare reddito dell'affittuario”.

Se il possessore lo coltiva direttamente allora il reddito agrario sarà in capo al possessore,


se il possessore lo affitta a terzi ad uso agricolo, allora avremo un reddito agrario imputato
all'affittuario.

- Se affitto il terreno ad uso non agricolo? (esempio come parcheggio)

In questo caso non avremo più un reddito agrario ma avremo un “reddito diverso”.

- Quali sono le attività che danno vita al reddito agrario?

Il comma 2 cita: “sono considerate attività agricole, le attività dirette alla coltivazione del
terreno e alla silvicoltura (dei boschi), l'allevamento di animali con mangimi ottenibili almeno
in parte dal terreno” e poi le attività di cui al terzo comma dell'articolo 2135 del C.C. “dirette
alla manipolazione conservazione, trasformazione, commercializzazione di prodotti agricoli
sempre entro determinati limiti”

Quindi, rientra nell'attività agricole sempre la coltivazione del fondo e la silvicoltura, mentre
l'allevamento degli animali e le attività cosiddette accessorio-connesse di trasformazione e
conservazione, manipolazione e commercializzazione ecc. quando sono esercitate entro
determinati limiti. Se si superano questi limiti si darà vita al reddito di impresa.

Per esempio: se il limite è 100 e io ho fatto 150, fino a 100 sarà reddito agrario, da 100 a
150 sarà reddito di impresa.

Ricordiamo che l'impresa si divide in impresa agricola e impresa commerciale, l'impresa


agricola civilistica in linea di massima non ricade nel reddito di impresa fiscale ma nel reddito
agrario.
L'impresa agricola nel diritto tributario ricade nella sua maggior misura nel reddito agrario e
non nel reddito di impresa. Ricade nel reddito di impresa solo per le attività di allevamento
e le attività di trasformazione che superano determinati limiti.

“Il reddito agrario è il reddito che deriva nei limiti della potenzialità del terreno”.

L’impresa agraria non richiederà più la presenza di un terreno. Attraverso una riforma del
decreto legislativo, dal 1° gennaio del 2026, “nei limiti della potenzialità del terreno’’ non
avrà alcuna validità poiché saranno considerate come attività agricole di reddito agrario
anche tutte quelle attività moderne che non fanno più un uso diretto del terreno. La nuova
norma farà un diretto riferimento all'articolo 2135 del Codice civile.

Reddito dei Fabbricati: Il Reddito di Fabbricati è costituito dal reddito medio ordinario
retraibile da ciascuna vita urbana, quindi dal reddito che troviamo in catasto per le case.
Sotto questo profilo il reddito di fabbricati è perfettamente identico al reddito dei terreni. Il
reddito medio ordinario è dato dal sistema catastale.
Comma 4bis:
Se il canone di locazione ridotto del 5% è superiore al reddito catastale, vale il canone di
locazione. Quando la casa è concessa in locazione, il reddito non è più dato dal catasto ma
dal canone di locazione. Solo se il canone di locazione ridotto è più basso di quello catastale
vale quello catastale, ma se il canone di locazione ridotto del 5% è superiore al reddito
medio ordinario, rileva ai fini reddituali il canone di locazione al netto di tale riduzione. Se,
invece, la casa non è locata, si terrà conto del reddito catastale.

Quindi, la casa non locata è comunque considerata fiscalmente produttiva di reddito, però
quel reddito è calcolato come il reddito catastale.

Per le case, se non le do in locazione, si rileva il reddito catastale, mentre se le do in


locazione si rileva il reddito effettivo.
Inoltre, c’è una forte spinta a non registrare i contratti di locazione poiché il canone di
locazione normalmente è molto superiore al reddito catastale; pertanto, il proprietario della
casa è spinto ad “evadere” (fino a qualche anno fa nessuno registrava i contratti di
locazione). Questo è stato superato da alcuni anni con la cosiddetta flat tax, nel senso che
è stata prevista un'imposta sostitutiva, chiamata cedolare secca (es: io pago una
percentuale del 21%, e non devo pagare altre imposte). La cedolare secca è una tassa fissa
bassa rispetto all’IRPEF e, da quanto c'è la cedolare secca, il numero di contratti registrati
è enormemente aumentato.

Redditi di lavoro dipendente:

“Sono redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto una
prestazione di lavoro alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso il lavoro a
domicilio”.
Accanto a questa definizione generica di reddito di lavoro dipendente, ci sono le cosiddette
attività assimilate, per esempio le pensioni. Non solo le pensioni di coloro che hanno fatto i
lavoratori dipendenti durante la vita, ma anche per esempio di quelli che hanno fatto i
lavoratori autonomi o gli imprenditori.

Sempre tra le attività assimilate possiamo ricordare per esempio le remunerazioni dei
sacerdoti oppure le indennità dei parlamentari.

- Come si determina il reddito di lavoro dipendente?

Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme percepite nel periodo di imposta,
significa che in linea di massima vale il principio di cassa; quindi, non il periodo in cui ho
maturato il diritto, ma nel momento in cui io percepisco la somma. Per i redditi fondiari il
principio è quello di competenza perché il reddito delle case e dei terreni è dato dal catasto.

La seconda caratteristica del reddito di lavoro dipendente è che non rilevano le spese.

Per esempio, se io lavoratore dipendente vengo in macchina a lavorare, non posso detrarre
dal reddito di lavoro dipendente le spese della benzina. Quindi, le somme percepite
rientrano integralmente in reddito, al lordo delle spese.

articolo 13: Alla formazione del reddito complessivo concorrono i redditi dell'articolo 49,
quindi del reddito di lavoro dipendente, spetta una detrazione di imposta pari a 1.880 € se il
reddito non supera i 15.000,1910 se il reddito non supera i 28.000 con le dovute proporzioni
e via così dicendo. Quindi, il legislatore riconosce al reddito di lavoro dipendente una
detrazione forfettaria di circa 2.000€, che in qualche modo serve a riconoscergli le spese
che lui fa per il lavoro.

Il reddito di lavoro dipendente è al lordo delle spese, al posto delle spese vi è questa
detrazione. Per cui, fino a 15000 mila euro sostanzialmente in Italia le imposte non le paga
nessuno.

Chi guadagna, difatti, fino a 15.000€, tra la detrazione di imposta che c'è (tecnicamente
sarebbe fino a 8000/9.000 € ) e le detrazioni spese farmaceutiche, spese scolastiche, l’Irpef
che paga un lavoratore dipendente della prima fascia è praticamente zero.

Nel reddito da lavoro dipendente si applica il principio di cassa, ovvero vengono considerate
tutte le somme percepite al lordo delle spese, ma con una detrazione significativa. In
generale, il reddito da lavoro dipendente è soggetto alla ritenuta d'acconto, che viene
operata dal datore di lavoro come sostituto d'imposta. In altre parole, il datore di lavoro ha
l'obbligo di trattenere una parte dell'importo dovuto a titolo di IRPEF e di versarlo
direttamente allo Stato.
Reddito di lavoro autonomo:

“Sono reddito di lavoro autonomo quelli derivanti dall'esercizio di arti e professioni”.

Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professioni abituali e per attività
di lavoro autonomo che non rientrano nel reddito di impresa.
Prima precisazione: si deve trattare di lavoro abituale non occasionale, se è occasionale
rientra tra i redditi diversi; quindi, per essere lavoro autonomo deve essere abituale, non
esclusivo.

Seconda precisazione: Per essere lavoro autonomo non deve rientrare tra i redditi di
impresa.

Secondo la comune opinione anche le cosiddette attività intellettuali sono considerate come
reddito di lavoro autonomo, per esempio l’avvocato, il dottore commercialista, il notaio ecc.

Nonostante anche queste possano avere grande organizzazione (come può essere per
l’impresa), l’attività intellettiva rimane il requisito caratterizzante.

Queste attività hanno anche un Albo professionale per cui si deve essere iscritti in quest'albo
per poter esercitare (Es. Albo dei commercialisti). Tutte le attività in cui è previsto un Albo
sono attività puramente professionali e intellettuali quindi non fanno mai reddito di impresa.

Esistono anche numerose attività cosiddette miste, che combinano aspetti intellettuali con
attività materiali o servili. In questi casi, è necessario determinare se tali attività siano
caratterizzate da un'organizzazione imprenditoriale o meno.

Se l'attività è mista, cioè non puramente intellettuale ma con una componente materiale o
servile (come nel caso di un giardiniere), è necessario verificare se essa è svolta in forma
di impresa. L'organizzazione in forma di impresa riguarda le cosiddette prestazioni di servizi:
se queste prestazioni sono strutturate come un'impresa, i relativi redditi rientrano nel reddito
d'impresa; se invece non vi è un'organizzazione imprenditoriale, i redditi sono classificati
come reddito da lavoro autonomo

Per le figure professionali nuove come l'influencer ancora è controverso come vadano
individuate.

- Come si determina il reddito d'impresa?

” il reddito di impresa è dato dalla differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute”

Il principio di cassa rientra nel lavoro autonomo, mentre il principio di competenza in quello
di impresa. Inoltre, nel reddito di lavoro autonomo si detraggono le spese, nel reddito di
lavoro dipendente no.
I COMPENSI

Per quanto riguarda i compensi, il reddito del lavoratore autonomo è costituito da ciò che
incassa come compenso, mentre ciò che non viene percepito come compenso non è
considerato reddito. Attualmente, la normativa lascia dei margini di incertezza su alcuni
aspetti, come nel caso di un commercialista che riceve dal cliente il pagamento di un biglietto
aereo per una trasferta. Oggi, infatti, non è del tutto chiaro se tale importo debba essere
considerato reddito o se debba essere trattato separatamente come spesa deducibile.
Tuttavia, a partire dal prossimo anno o tra due anni, la normativa cambierà introducendo il
concetto di "onnicomprensività". Secondo questa nuova disposizione, tutto ciò che viene
incassato dal lavoratore autonomo sarà considerato reddito, con la possibilità di detrarre
successivamente le spese sostenute. Ad esempio, nel caso del commercialista, l'importo
ricevuto per il biglietto aereo sarà considerato reddito, ma il commercialista potrà poi dedurre
la spesa del biglietto come costo.

Alcune spese possono essere detratte solo distribuendole su più anni, tramite il cosiddetto
"ammortamento". Per il lavoro autonomo, le spese superiori a 516 euro devono essere
ammortizzate secondo i criteri previsti dal legislatore.
Nel caso del lavoratore autonomo, non sempre è chiara la distinzione tra le spese relative
all'attività lavorativa e quelle personali. Ad esempio, l'acquisto di un'auto: sebbene comprata
per lavoro, viene utilizzata anche per scopi personali nel tempo libero. Questi sono i
cosiddetti beni ad uso promiscuo, per i quali la legge prevede una percentuale di detraibilità,
che generalmente è del 50%, ma talvolta può scendere al 20%. Un altro esempio riguarda
le spese telefoniche: il telefono fisso usato in studio può essere dedotto per intero, mentre
il cellulare, utilizzato anche per motivi privati, è detraibile solo in parte.

Le spese possono essere detratte in vari modi: alcune per intero, altre distribuite negli anni
tramite ammortamento, mentre altre ancora solo in parte, in quanto si presume che una
parte rientri nell'ambito personale del lavoratore autonomo. Inoltre, le spese devono essere
"inerenti" all'attività lavorativa. Posso detrarre le spese che sono direttamente connesse al
mio lavoro, ma ci sono anche casi controversi. Ad esempio, un avvocato che indossa giacca
e cravatta per andare in udienza: il costo dell'abito può essere detratto? O, se acquisto
bottigliette d'acqua al supermercato e le porto in studio per consumarle durante il lavoro,
posso dedurre la spesa?

Oltre ai compensi, da circa vent'anni, si rilevano anche le plusvalenze, ovvero i guadagni


derivanti dalla cessione di beni strumentali. Se, ad esempio, un lavoratore autonomo
acquista un computer e lo rivende a un prezzo superiore, la differenza tra il prezzo di vendita
e il costo originario (al netto delle quote di ammortamento) costituisce una plusvalenza, che
oggi è fiscalmente rilevante anche per i lavoratori autonomi, mentre in passato era
considerata solo per le imprese.

La plusvalenza è data dalla differenza dal prezzo attuale di incasso e il costo originario al
netto delle quote di ammortamento.

Lezione 18

Chiave per leggere la sbobina: le parti in corsivo sono trascritte dagli articoli, di
conseguenza quelle non scritte in corsivo NO.

Redditi d’impresa
Quali sono le attività che producono i redditi di impresa?
Art.55 TUIR (che ci suggerisce di imparare a memoria perché altrimenti abbolliamo)
Sono redditi di impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali. Per
esercizio di imprese commerciali si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché
non esclusiva, delle attività indicate nell'art. 2195 C.C., e delle attività agricole connesse e
ausiliarie (che abbiamo visto la volta scorsa quando superano i limiti previsti dalla legge).
Se l’attività commerciale non è svolta in maniera abituale (e quindi occasionale) rientra tra
i redditi diversi.

(art.2195 si deve conoscere, non solo come riferimento ma come contenuto)


Le attività di cui all’art.2195 sono:

1) Attività industriali dirette alla produzione di beni o di servizi;


2) Un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) Un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) Un'attività bancaria o assicurativa;
5) Altre attività ausiliarie delle precedenti.

Ultima precisazione: sono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese
commerciali anche se NON organizzate in forma d’impresa.

Ma se parliamo di “impresa”, come fa a non essere organizzata sotto forma di impresa?

Nel diritto commerciale si discute sull’organizzazione dell’impresa e si scrivono interi


volumi; il legislatore tributario è più sempliciotto: se svolgi oggettivamente una delle attività
del 2195, sei un imprenditore; poi, se hai o non hai l’organizzazione in forma d’impresa
non ce ne frega un caz. È una semplificazione fiscale, per risolvere tutta una serie di
cose.

Ovviamente c’è un’eccezione, esistono alcune attività che sono considerate d’impresa
anche se non richiamate nella definizione generale: le attività di prestazione di servizi
(che di per sé non rientrano nell’art.2195) costituiscono reddito d’impresa solo se
organizzate in forma d’impresa. Le attività di prestazione di servizi che non sono
organizzate in forma di impresa ricadono nella manodopera.
(Parliamo dunque di quelle attività miste che, per ricadere nell’impresa, devono essere
organizzate in forma d’impresa)

La disciplina dal reddito d’impresa è disciplinata in parte dagli articoli 55 e seguenti


dell’IRPEF; e in gran parte, la disciplina del reddito d’impresa si trova nelle normative
dell’IRES (imposta sul reddito delle società) (ciò però non significa che Reddito
d’impresa=Reddito della società, se dite questo, vi boccia).
Quasi tutte le norme della disciplina del reddito d’impresa si trovano nell’Ires perché 20
anni fa, il ministro dell’economia del primo o secondo governo di me frati Berlusca decise
che voleva riformare le imposte cambiando IRPEF e IRPEG. Arrivò a cambiare IRPEG in
IRES ma non arrivò a cambiare l’IRPEF in IRES.
Per cui, non avendo compiuto la totalità del cambiamento, la disciplina si trova un po’ là e
un po’ qua.
Disciplina di determinazione della base imponibile con i redditi
d’impresa
In linea di massima possiamo individuare cinque principi (che ritroveremo nella disciplina
dell’IRES proprio per quello che abbiamo detto prima).

 Principio di derivazione: il reddito d’impresa è determinato in base al bilancio. Per


essere più precisi, è rapportato all’utile o alla perdita risultante dal conto economico;
alle variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti all’applicazione delle norme
previste in materia tributaria. Si parla in un certo senso di doppio bilancio,
civilistico e fiscale, nel senso che al risultato del bilancio civilistico si applicano
delle modifiche dovute alla materia tributaria. Il reddito d’impresa, quindi, discerne
dal conto economico.
Questa differenziazione tra risultato fiscale e civilistico sta andando a diminuire
sempre di più, tant’è che da alcuni anni a questa parte, per esempio, per i soggetti
che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali, valgono i criteri di
qualificazione, imputazione temporale e classificazione previsti dai principi
contabili stessi.
Il risultato fiscale è ancora è più vicino a quello civilistico perché, per quanto
riguarda i criteri citati pocanzi, si obbedirà ai principi contabili, che prevarranno sulle
norme tributarie. Cosiddetta derivazione rafforzata. (prevalenza della sostanza
sulla forma)

 Principio di non tassabilità: in un certo senso è una contraddizione rispetto a ciò


che abbiamo definito fosse reddito. In che senso? Nel senso che, poiché il
legislatore tributario fa riferimento al conto economico, non tutto ciò che c’è nel
conto economico è disciplinato dal legislatore tributario ma ciò non toglie che le
norme del conto economico hanno anche rilevanza tributaria. Il principio di non
tassabilità significa che non tutto ciò che ci serve per determinare il reddito
d’impresa lo troviamo nell’IRPEF, una parte la troviamo nel CC, tutto ciò che non è
disciplinato in modo specifico nei testi delle leggi tributarie, troverà riferimento in
materia civilistica.

 Principio di competenza: è quel principio per il quale le entrate e le uscite non


rilevano il momento in cui sono state effettivamente incassate o spese ma il
momento in cui assume quel relativo diritto.
Art.109 TUIR: Norme generali sui componenti del reddito d'impresa
I ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il
reddito nell'esercizio di competenza (quindi nell’esercizio in cui è sorto il diritto, non
quello in cui vengono incassate o spese); però ATTENTION PLEASE, il legislatore
tributario individua in maniera specifica quand’è che si realizza il diritto; per
esempio,
i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti, e le spese si considerano
sostenute, per i beni mobili alla data di consegna o per gli immobili alla data della
stipulazione dell’atto anche se mi pagano per esempio l’anno successivo.
Il legislatore ha individuato in linea di massima il momento in cui era “di
competenza”

Piccola precisazione: per le piccole imprese, il legislatore consente di utilizzare il principio


di cassa piuttosto che il principio di competenza: Le piccole imprese hanno la possibilità
di adottare un regime fiscale più semplice, registrando i movimenti finanziari quando
effettivamente avvengono.

 Principio di imputazione: le spese e le altre componenti negative non sono


ammesse in deduzione se non risultano nel conto economico mentre i ricavi
concorrono a formare reddito (quindi devono essere calcolati) anche se non
risultano imputate al conto economico.
 Principio di inerenza: le spese sono deducibili se e nella misura in cui si
riferiscono all’attività. In altri termini più generici: io posso dedurre le spese solo se
riguardano la mia attività d’impresa; che è una delle cose che più spesso contesta
l’Agenzia delle entrate. Ad esempio: un’impresa attribuisce uno stipendio importante
agli amministratori, in questo modo riduce il guadagno; però, se i compensi degli
amministratori (quindi spese) sono eccessivi, l’Agenzia delle entrate impedisce di
dedurre questi stipendi eccessivi dicendo appunto che non sono inerenti. Contesta,
quindi, un eccesso di spesa da parte dell’impresa.

Ultime due nozioni del reddito d’impresa: ricavi e plusvalenze.


 I ricavi sono i corrispettivi delle cessioni di beni o prestazioni di servizio.
 Le plusvalenze del reddito d’impresa sono relative alla cessione dei beni diversi
di quelli che danno vita al ricavo. Normalmente parliamo di cessione di beni
strumentali; ma in realtà, in un’azienda avremo: beni strumentali, beni la cui
produzione o scambio è diretta l’attività e beni che non sono né strumentali né
suscettibili di produrre entrate (i cosiddetti beni di proprietà per esempio).
Quindi, la plusvalenza si ha quando si cede un bene strumentale o un bene non
produttivo. Si calcola dalla differenza tra il corrispettivo conseguito e il costo
non ammortizzato (il costo al netto delle quote di ammortamento).

Lezione 19
REDDITI DI CAPITALE
Art 44

i redditi di capitale non hanno una definizione generale come le altre categorie reddituali
previste dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), ma si identificano per
esclusione sulla base delle tipologie elencate dall’articolo 44 del TUIR. Questo articolo
individua le diverse fattispecie di redditi che rientrano nella categoria.

Sono gli interessi derivanti dallo sfruttamento del denaro e le partecipazioni al capitale di
società.
Classificazione dei redditi di capitale

I redditi di capitale possono essere classificati in due grandi gruppi:


1. Rendite derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di soggetti
terzi (lettere dalla a alla g):
• a) Dividendi da partecipazioni in società ed enti soggetti all’IRES;
• b) Utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione con apporto di
capitale;
• c) Utili derivanti da contratti di cointeressenza con apporto di capitale;
• d) Interessi e altri proventi dei titoli obbligazionari pubblici e privati;
• e) Interessi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali;
• f) Proventi derivanti da mutui, prestiti e altri rapporti obbligatori;
• g) Rendite perpetue e prestazioni derivanti da vitalizi costituiti a titolo oneroso
2. Proventi che derivano dall’impiego di capitale senza partecipazione diretta (lettera
h):
h) gli interessi e altri proventi derivanti da altri rapporti aventi per oggetto l’impiego del
capitale, esclusi i rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e
negativi in dipendenza di un evento incerto

Se io posso avere un guadagno in dipendenza di un evento certo (es: rendita perpetua) è


reddito di capitale, se si stratta di evento incerto (es. guadagno su borsa e azioni) allora
sono redditi diversi.

Disciplina dei redditi di capitale, 3 caratteristiche principali:


Art 45
-Il reddito di capitale (la tassazione) è al lordo delle spese. (se ho guadagnato 1000, e per
guadagnarli ho speso 900 pago comunque su 1000)

-Principio di cassa: si tratta dei proventi percepiti nel periodo di imposta. Non rileva il
principio di competenza ma di cassa. Gli utili e gli interessi sono imputati al periodo di
imposta in cui io li ho percepiti.

-Sono normalmente soggetti a imposte sostitutive o ritenute alla fonte, in genere a titolo
definitivo. (Guarda prima lezione)
Quando c’è la sostituzione, si distingue tra ritenuta a titolo di acconto o a titolo di imposta.
(argomenti spiegati all’inizio)
Nei redditi di capitale in genere le ritenute sono a titolo di imposta. (o definitiva) Questi non
vanno dichiarati, quindi non mi aumenta l’aliquota generale e se supero la prima aliquota
IRPEF, con la ritenuta in genere ci guadagno perche normalmente vanno dal 12,5% in su
fino al 26%, quindi aliquote vantaggiose. Hanno quindi una disciplina di favore ne nostro
ordinamento i redditi di capitale, il reddito di lavoro invece ha un’aliquota progressiva (più
lavoro, più guadagno è più pago tasse).

Ciò avviene per favorire il risparmio e gli investimenti poiché comprando titoli di stato e
‘’giocando’’ in borsa favorisco la circolazione dell’economia.

(Discorso non utile all’esame)

Per incentivare gli investimenti che fossero utili alla circolazione di denaro nel territorio per
esempio con investimenti in borsa o in banca, si è pensato di inserire un’aliquota massima
del 42% sugli investimenti in cripto valute, ciò poiché si pensa che si tratti di pura
speculazione (non sappiamo cosa sono effettivamente queste cripto) quindi il concetto è
che se qualcuno le acquista ha ampia disponibilità di denaro quindi si pone aliquota
massima appunto del del 42% tuttavia tutto questa discussione è stata rimandata poiché
ormai sono molti i possessori di cripto valute.

(Definizione e i 3 principi sono importanti per l’esame)

Quanto agli interessi derivanti da mutui e depositi ecc si presumono percepiti nel periodo
d’imposta. Non è lo stato a doverli presumere, devi essere tu a dimostrarlo.

Il secondo gruppo è costituito da utili e partecipazioni di società di capitale, soggette a


IRES. (Lezione successiva)

Le società di capitali sono: S.r.l., spa

Le società di persone non sono soggette all’ires, mentre

Le società di capitale sono soggette all’ires con un aliquota del 24% circa
io che ho azioni di un S.p.a., pago il 24% degli utili, come società. Questi utili poi vengono
distribuiti ai soci, i soci dovrebbero pagare la sua irpef sugli utili che ha guadagnato.

Per evitare doppia imposizione economica, un tempo si usava il sistema del credito di
imposta o di imputazione. Significa che io inserivo gli utili in dichiarazione ma poi detraevo
l’iref pagata dalla società. Questo sistema non funzionava per i non residenti, il non
residente non può avvalersi dei crediti di imposta, poiché non è residente paga solo le
tasse dei redditi prodotti in Italia. Questo sistema fa si che il non residente non possa
usare i crediti di imposta e Vi erano difficolta nei rapporti internazionali.
Il sistema del credito di imposta danneggiava i non residenti. E’ stato abolito questo
principio ed è stato creato il sistema del principio di esenzione. Gli utili delle società di
capitale sono esentati tutti o in parte dalla tassazione irpef, ciò dipende caso per caso.

Attualmente per le persone fisiche il principio di esenzione è declinato così: è soggetto a


una ritenuta a titolo di imposta del 26% sull’ammontare lordo degli utili. Il principio di
esenzione si applicano a pieno se si parla di persone giuridiche.

REDDITI DIVERSI

Art. 67

Anche per i redditi diversi non abbiamo una definizione generale. È un elenco di ipotesi
slegate l’un dall’altra, (in continuo aggiornamento fino alla lettera n, hanno introdotto c-
sexies nel 2023, dove aggiunge le cripto-attività)

Anche questi li raggruppiamo in alcune categorie:

- Plusvalenze da immobili e da cessioni di azioni, obbligazioni (che ricadono nei


redditi diversi): Sono guadagni che derivano da singole operazioni di
compravendita. Io vendo un bene che avevo prima comprato e ho un guadagno, e
su quel guadagno ci pago le tasse. Prima si parlava di plusvalenze speculative, si
riteneva che la speculativita fosse alla base dei redditi diversi. Ma non è adeguata,
perché non è richiesta la prova della volontà di guadagnare. Quali sono questi beni
che danno vita a plusvalenze? Case, terreni. Se io compro un terreno edificabile e
poi lo rivendo, sulla differenza ci guadagno (potrei anche perderci), su quel
guadagno ci pago le tasse. Cessione di abitazione a titolo oneroso: io compro una
casa e la rivendo, se ci guadagno ci pago l’IRPEF, tra l’acquisto e la vendita non
devono passare più di 5 anni, se passano 5 anni non devo pagarci le tasse (si
presume non ci sia speculatività). Altra ipotesi se ci ho vissuto in quella casa: se la
compro e ci vivo, anche se non sono passati 5 anni e la rivendo, non ci pago
l’imposta. Plusvalenze derivanti da cripto-attività introdotte nel 2023, con valore del
saldo che supera i 2000 euro. Anche nelle plusvalenze di vendita di abitazione si
può pagare un’aliquota finale del 26%, ma è su opzione.
- Vincite di lotterie: poiché lo Stato ha il monopolio sulle lotterie, tutte queste
discipline dei giochi pubblici, hanno un’imposta sostituita anche loro. Quando vinco
questi soldi non li metto alla dichiarazione dei redditi, perché sono già stati tassati
alla fonte. Quando pago il biglietto 10, 4-5 % se li prende allo stato come imposta.
- Redditi fondiari non determinabili catastalmente: se do il terreno per uso
diverso è un reddito diverso.
- Redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente: se
l’attività di impresa commerciale è esercitata abitualmente fa reddito di impresa, se
è occasionale è reddito diverso. Attività commerciale occasionale significa che ad
es. tutto ciò che vendo su eBay, vinted. Se vendo la felpa dell’anno scorso, sto
facendo un’attività commerciale occasionale, dovrei pagarci l’IRPEF. Nessuno dice
che sei un commerciante. Se ne vendi di più, diventa abituale.
- Redditi di lavoro autonomo: stessa cosa del precedente. Tutto ciò che discende
da obblighi di fare, non fare o permettere è reddito diverso.

Il reddito di impresa si determina da singole voci, (bisognerebbe vedere caso per caso)
Le attività occasionali si determinano dal guadagno meno la spesa, ma è difficile da
individuare (esempio vendita di una felpa)

Lezione 20

IRES (imposta sul reddito delle società)


Un tempo si chiamava IRPEG.
Dal punto di vista del presupposto è uguale all'IRPEF, cioè il possesso dei redditi in
denaro e in natura indicati nell'articolo 6. Quindi le stesse categorie dell’IRPEF (redditi
fondiari, i redditi di capitale, i redditi di imprese e alcune delle voci dei redditi diversi), con
l’unica differenza che non vengono rilevati i redditi di lavoro autonomo e dipendente.

Mentre i soggetti passivi dell'IRPEF sono le persone fisiche residenti e non residenti nel
territorio dello Stato.

I soggetti passivi dell’IRES le società (si approfondisce più avanti con l’art. 73), ad
esclusione di alcuni tipi di società che non cadono nell'IRES perché rientrano nel principio
di trasparenza, per cui i redditi delle società, per trasparenza, sono direttamente imputati
ai soci sotto forma di redditi di partecipazione.
Questo principio di trasparenza rileva per le società di persone residenti in Italia (la società
semplice, la società in nome collettivo, la società in accomandita semplice).
Quindi le società di persone residenti in Italia non sono soggette ad IRES.
(Vige il principio di trasparenza anche per alcune ipotesi di SRL) (Ci limitiamo a questo)

Sono soggetti ad IRES non solo le società, eccetto quelle di persone residenti nel territorio
dello Stato, ma anche gli enti, pubblici o privati, con o senza personalità giuridica (per
esempio associazioni, fondazioni, e qualsiasi ente del terzo settore, compresi i trust).

Rientrano nell'IRES tutte quelle organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi
nei cui confronti il presupposto dell'imposta si verifica in modo unitario e autonomo.
Quindi il fisco, di fronte a qualcosa che ha il possesso di una ricchezza, e non sappiamo
privatisticamente, civilisticamente, come qualificarlo, fa pagare le tasse a quel qualcosa
(per esempio i trust).

Mentre l’IRPEF è un’imposta progressiva (l’unica);

L’IRES è un’imposta proporzionale, con un’aliquota del 24% (che resta anche per il
prossimo anno, ma si propone di abbassarla al 20% per le imprese che investiranno certe
somme).
Art. 73
I soggetti passivi dell’IRES possono essere raggruppati in quattro gruppi:

1) Le società di capitali (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a
responsabilità limitata) e cooperative residenti nel territorio dello Stato.

2) Enti pubblici o privati, compresi trust, residenti del territorio dello Stato, che hanno per
oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale.

3) Enti pubblici o privati, compresi trust, residenti del territorio dello Stato, che NON hanno
per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale.

4) Le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, NON
residenti nel territorio dello Stato.

Il principio è lo stesso a quello dell’IRPEF: pagano sia i residenti che i non residenti; i
residenti su tutti i redditi (prodotti in tutto il mondo), i non residenti solo sui redditi che
hanno prodotto in Italia.

Ma come si fa a sapere se una società o un ente è residente in Italia?


(norma cambiata l’anno scorso)
Le società e gli enti si considerano residenti in Italia se per la maggior parte del periodo di
imposta (anno diviso due più un giorno), hanno in italia (nel territorio dello stato) o la sede
legale, o la sede di direzione effettiva, o la gestione ordinaria in via principale.

La sede legale è la sede della società in base alle norme di legge. Normalmente quando si
costituisce una società o un'associazione, è obbligatorio inserire la sede nell'atto
costitutivo, per poi ritrovarla nel registro delle imprese o nei registri prefettizi per gli enti
non societari.

Per direzione effettiva si intende la continua e coordinata assunzione delle decisioni


strategiche riguardanti la società.

Per gestione ordinaria si intende il continuo e coordinato compimento degli atti della
gestione corrente.

Per considerare una società non residente la sede legale non basta, bisogna che ci siano
la gestione ordinaria e anche la direzione effettiva all'estero (se no la società si considera
residente in Italia).
La sede legale è un criterio formale, facilmente rilevabile dall’atto costitutivo.
La direzione effettiva e la gestione ordinaria in via principale sono invece dei criteri fattuali
che possono creare dubbi interpretativi.

Abbiamo detto che i soggetti passivi si distinguono anche a seconda se hanno o non
hanno l'oggetto principale o esclusivo come attività commerciale.
La norma ci dice: l'oggetto esclusivo o principale é determinato in base alla legge, all'atto
costitutivo o allo statuto; in mancanza, dall'attività effettivamente esercitata nel territorio
dello Stato.

La base imponibile dell'IRES si determina in tre modi alternativi, a seconda del gruppo di
soggetto passivo:
1) Per le società di capitali e cooperative, e per gli enti che hanno per oggetto principale o
esclusivo l'attività commerciale, il reddito è determinato tutto come reddito di impresa.
(Calcolato in base al conto economico)
(Questo metodo vale quindi per i primi due gruppi dei quattro soggetti a IRES)

2) Per gli enti non commerciali e residenti, si rileva la somma dei singoli redditi. Si
sommeranno i singoli redditi, quindi i redditi di capitale, i redditi diversi, i redditi fondiari e,
limitatamente alle attività commerciali secondarie, i redditi di impresa.

3) Per gli enti non commerciali e NON residenti, si rileva la somma dei singoli redditi. Si
sommeranno i singoli redditi, quindi i redditi di capitale, i redditi diversi, i redditi fondiari e,
limitatamente alle attività commerciali secondarie, i redditi di impresa.
Essendo una società non residente, ci si riferisce unicamente ai redditi prodotti in
Italia.
“Quindi, se hanno una stabile organizzazione in Italia, allora si avrà un rendiconto
specifico della stabile organizzazione. Per la stabile organizzazione si darà vita a una
specie di conto economico a parte.”
Se una società ha sede in Italia non ha stabile organizzazione in Italia, perché la stabile
organizzazione riguarda unicamente le imprese individuali o societarie che non hanno
sede in Italia.
Art. 162
L’espressione “stabile organizzazione” può essere vista sia in senso oggettivo che in
senso soggettivo.

In senso oggettivo la stabile organizzazione è una sede fissa di affari a mezzo della quale
l'impresa non residente esercita la sua attività nel territorio dello Stato.
È considerata stabile organizzazione in senso oggettivo anche una significativa e
continuativa presenza economica del territorio dello Stato, costruita in modo tale da non
far risultare una resistenza fisica del territorio stesso (riferendosi al mondo del digitale).

Si ha una stabile organizzazione in senso soggettivo quando un soggetto agisce nel


territorio dello Stato e abitualmente conclude contratti in nome di questa impresa.

Articoli di riferimento: 73, 143, 151, 23, 152,

Lezione 21

Introduzione all'IVA
L'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è una tassa che è diventata un aspetto cruciale del
lavoro del commercialista. Si tratta di un tributo armonizzato, il che significa che la sua
disciplina di base è stabilita in una direttiva dell'Unione Europea, che ha l'obiettivo di
uniformare la tassa tra tutti gli Stati membri dell'UE, al fine di facilitare gli scambi all'interno
dell'Unione.
Presupposto Oggettivo e Presupposto Soggettivo

Per applicare l'IVA, devono essere soddisfatte due condizioni contemporaneamente: il


presupposto oggettivo e il presupposto soggettivo.

Il presupposto oggettivo si riferisce alla cessione di beni o alla prestazione di servizi,


mentre il presupposto soggettivo riguarda l'esercizio di un'impresa o di una professione. È
definito nell'Art. 1 del decreto come “la cessione di beni e la prestazione di servizi
effettuate all'interno del territorio dello Stato”.

Condizioni per l'Applicazione dell'IVA

L'IVA si applica quando sono soddisfatti sia il presupposto oggettivo che il presupposto
soggettivo. Le condizioni possono essere riassunte nella seguente tabella:

Condizione Descrizione
Presupposto Cessione di beni o prestazione di servizi
Oggettivo
Presupposto Esercizio di un'impresa o di una
Soggettivo professione
Territorio All'interno del territorio dello Stato

Concetti Chiave

Alcuni concetti chiave relativi all'IVA includono:

 Cessione di beni: Il trasferimento di beni


 Prestazioni di servizi: La fornitura di servizi
 Esercizio di imprese: L'esercizio di un'impresa
 Esercizio di arti e professioni: L'esercizio di una professione o arte

Importanza della Comprensione dell'IVA

Comprendere l'IVA è fondamentale per i commercialisti, poiché influisce sul loro lavoro e
sui servizi che offrono ai clienti. L'IVA è un'imposta complessa che richiede un'attenta
considerazione di vari fattori, tra cui il presupposto oggettivo e il presupposto soggettivo.
Capendo questi concetti, i commercialisti possono offrire servizi accurati ed efficaci ai loro
clienti.

Presupposto Oggettivo dell'IVA

Il presupposto oggettivo dell'IVA si riferisce alla cessione di beni e alle prestazioni di


servizi.

La cessione di beni è la cessione a titolo oneroso della proprietà o di un altro diritto reale
su qualsiasi bene, sia esso mobile o immobile.
Le cessioni di beni includono:

 Cessioni a titolo oneroso della proprietà o di un altro diritto reale su qualsiasi bene
 Cessioni gratuite di beni di modico valore (non superiore a 50 euro)
 Destinazione di beni all'uso personale o familiare dell'imprenditore

Le prestazioni di servizi includono:

 Prestazioni derivanti da contratti d'opera, appalto, trasporto, mandato, delegazione


 Obbligazioni di fare, non fare, permettere

Eccezioni ed Esclusioni

Alcune operazioni sono escluse dal presupposto oggettivo dell'IVA, come:

 Cessioni di denaro
 Cessioni di aziende (soggette all'imposta di registro del 3%)

Presupposto Soggettivo dell'IVA

Il presupposto soggettivo dell'IVA si riferisce all'esercizio di un'impresa o di arte e


professione.

L'esercizio di impresa si intende l'esercizio abituale, anche se non esclusivo, di attività


commerciali o agricole, anche se non organizzate sotto forma di impresa.

Le attività che rientrano nel presupposto soggettivo dell'IVA sono:

Attività Descrizione
Attività Attività definite nell'art. 295 del codice civile
commerciali
Attività agricole Attività definite nell'art. 135 del codice civile
Prestazioni di Prestazioni di servizi organizzate sotto forma di
servizi impresa

Differenze con il Reddito d'Impresa

La definizione di esercizio di impresa ai fini IVA differisce dalla definizione di reddito


d'impresa. Le attività agricole rientrano nel presupposto soggettivo dell'IVA, ma sono
considerate redditi fondiari ai fini del reddito d'impresa. Le attività accessorie che superano
determinati limiti sono considerate reddito d'impresa.

Imposta sul Valore Aggiunto (IVA)

L'IVA è un'imposta indiretta che grava sul valore aggiunto dei beni e dei servizi.
Presupposti Soggettivi

I presupposti soggettivi dell'IVA sono:

 L'esercizio di attività d'impresa, anche se non organizzata sotto forma di impresa


 L'esercizio di attività di lavoro autonomo
 L'esercizio di arti e professioni in modo abituale, anche se non esclusivo

L'attività abituale è un'attività che si svolge in modo non occasionale, anche se non
esclusivo. L'attività occasionale non è soggetta a IVA.

Operazioni Imponibili e Non Imponibili

Le operazioni imponibili sono quelle che sono soggette a IVA, mentre le operazioni non
imponibili non lo sono. Le operazioni esenti sono quelle esenti da IVA, ma non
considerate operazioni non imponibili.

Tipo di Operazione Definizione


Operazioni Imponibili Operazioni soggette a IVA
Operazioni Non Operazioni non soggette a IVA
Imponibili
Operazioni Esenti Operazioni esenti da IVA, ma non considerate non
imponibili

Aliquote IVA

Le aliquote IVA sono le percentuali di IVA applicate ai beni e servizi. Le aliquote IVA sono:

 22% (aliquota normale)


 4%
 5%
 10%

Rivalsa e Detrazione

La rivalsa è l'addebito dell'IVA al cliente, mentre la detrazione è il diritto di detrarre l'IVA


pagata ai fornitori dall'IVA incassata.

Concetto Definizione
Rivalsa Addebito dell'IVA al cliente
Detrazione Diritto di detrarre l'IVA pagata dai fornitori dall'IVA
incassata
Esempio di Calcolo IVA

Supponiamo di vendere una tuta da ginnastica a 100€ più IVA. L'aliquota IVA è del 22%,
quindi l'IVA è di 22€. Il prezzo totale è di 122€. Se abbiamo pagato 14€ di IVA ai fornitori,
dobbiamo versare allo Stato solo 8€ di IVA (122 - 14).

Voce Importo
Prezzo di vendita 100€
IVA 22€
Prezzo totale 122€
IVA pagata ai 14€
fornitori
IVA da versare allo 8€
Stato

Detrazione e Rivalsa

L'IVA ha due componenti principali: detrazione e rivalsa.

 Detrazione si riferisce all'importo di IVA che un'azienda può dedurre dal suo reddito
imponibile, mentre la rivalsa si riferisce all'importo di IVA che un'azienda deve
pagare allo Stato.

La detrazione è calcolata in base all'importo di IVA che un'azienda ha pagato sugli


acquisti, mentre la rivalsa è calcolata in base all'importo di IVA che l'azienda ha riscosso
dalle vendite.

IVA e il Consumatore

Alcuni sostengono che il consumatore finale sia il vero soggetto passivo dell'IVA, poiché
è colui che paga effettivamente la tassa. Tuttavia, questo argomento non è del tutto
corretto, poiché è l'imprenditore a pagare effettivamente l'IVA allo Stato.

Operazioni Non Imponibili

Le operazioni non imponibili sono operazioni che non comportano il pagamento di IVA,
come le esportazioni fuori dall'UE. Queste operazioni non influenzano il diritto alla
detrazione.

Tipo di Operazione IVA Detrazione


Applicata Consentita
Operazioni Imponibili Sì Sì
Operazioni Non No Sì
Imponibili
Operazioni Esenti No No
Operazioni Esenti

Le operazioni esenti sono operazioni che sono esenti da IVA, come i servizi sanitari.
Queste operazioni non comportano il pagamento di IVA e non consentono la detrazione.

Le operazioni esenti sono definite come operazioni che non comportano il pagamento di
IVA e non consentono la detrazione.

Esempi di operazioni esenti includono:

 Servizi sanitari
 Alcuni tipi di istruzione
 Attività benefiche

Tipo di Operazione IVA Detrazione


Applicata Consentita
Operazioni Esenti No No
Operazioni Sì Sì
Imponibili

Punti Chiave

 L'IVA è un'imposta che si applica al valore aggiunto di beni e servizi.


 Detrazione e rivalsa sono i due componenti principali dell'IVA.
 Le operazioni non imponibili non influenzano il diritto alla detrazione.
 Le operazioni esenti non comportano il pagamento di IVA e non consentono la
detrazione.

Common questions

Basati sull'IA

La residenza fiscale per le persone si determina in base alla presenza fisica per la maggior parte del periodo d'imposta, e per le relazioni personali e familiari. Per le società, è basata sulla sede legale, la sede di direzione effettiva, o la gestione ordinaria in Italia. Questi criteri sono cruciali per stabilire se un individuo o una società è soggetto a tassazione su tutti i redditi prodotti nel mondo o solo su quelli prodotti in Italia .

Per l'amministrazione finanziaria, l'accertamento con adesione è vantaggioso perché non è soggetto a impugnazione e l'ufficio incassa immediatamente le somme dovute. Per il contribuente, comporta una riduzione significativa delle sanzioni, e l'accertamento non può essere modificato o integrato, salvo per ipotesi particolari .

L'avviso di accertamento in rettifica è emesso quando un contribuente ha presentato la dichiarazione, mentre quello d'ufficio è per chi non ha dichiarato. Entrambi devono contenere dettagli sull'imponibile, aliquote applicate e motivazioni giuridiche, e devono essere notificati entro termini specifici per non essere invalidati. Essi portano alla cognizione legale del tributo dovuto dal contribuente .

L'attività conoscitiva ha tre caratteristiche principali: la diffusione, la diversificazione e la discrezionalità. La diffusione indica che l'attività è svolta da diversi organi, tra cui l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza . La diversificazione riguarda i vari poteri di cui è titolare l'Agenzia, che cambiano a seconda del tributo e della disciplina specifica per ciascun tributo . La discrezionalità si riferisce alla capacità dell'Agenzia delle Entrate di esercitare una certa discrezione nei controlli, poiché non può verificare ogni contribuente a causa del loro numero elevato .

Il principio di tipicità afferma che solo i redditi definiti dal legislatore possono essere tassati. Per i redditi illeciti, questo principio comporta difficoltà, dato che non tutte le attività illecite sono esplicitamente classificate come imponibili. La teoria del reddito prodotto integra le lacune, includendo redditi derivanti da attività illecite, anche se non specificamente riconosciute, per garantire equità e capacità contributiva .

La "stabile organizzazione" rappresenta una presenza economica significativa e continuativa che consente all'Italia di tassare i redditi prodotti da società non residenti. La presenza di una stabile organizzazione implica un proprio conteggio dei redditi, che viene tassato come se fosse una sede fissa di affari della società straniera .

La "cedolare secca", essendo un'imposta sostitutiva con un'aliquota fissa del 21%, ha incentivato la registrazione dei contratti di locazione, poiché offre un'alternativa meno onerosa rispetto all'IRPEF e ha portato a un aumento significativo dei contratti registrati legalmente .

L'avviso di accertamento può essere contestato presentando ricorso al giudice. Se viene visto come dichiarativo, il contribuente chiederà di verificare l'inesistenza dell'obbligazione. Se considerato costitutivo, il contribuente può richiedere l'annullamento diretto dell'avviso di accertamento, poiché esso costituirebbe l'obbligo del tributo .

Le aliquote fiscali sono progressive e cominciano al 23% per i redditi più bassi, mentre le detrazioni, come quella di 1980 euro per redditi sotto i 15.000 euro, alleviano il carico fiscale. Le detrazioni sono forfettarie e riconoscono le spese dei lavoratori senza precisarli dettagliatamente, garantendo che fino a 15.000 euro di reddito nessuna imposta sia pagata .

Il principio di trasparenza fiscale implica che i redditi delle società di persone vengano imputati direttamente ai soci sotto forma di redditi di partecipazione. Le società di persone residenti in Italia non sono soggette all'IRES, ma i loro redditi sono tassati a livello individuale dei soci .

Potrebbero piacerti anche