Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
32 visualizzazioni41 pagine

Alt. 1

Caricato da

denisechionna04
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
32 visualizzazioni41 pagine

Alt. 1

Caricato da

denisechionna04
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

riassunto a cura di Francesco Iazzi

CAP. 1 - PERCORSI DELLA LETTERATURA NOVECENTESCA

Profilo del XX secolo

Il panorama letterario nel Novecento, in Italia, è piuttosto variegato, con stili di scrittura e composizioni
anche contrastanti che si influenzano fra loro. Questo processo è stato limitato dalla dittatura fascista, che
ha impedito la libera circolazione delle idee e ha imposto la censura su molti brani e opere considerati
antifascisti. Benedetto Croce, filosofo e critico nonché uno dei pochi intellettuali a non aderire al fascismo,
guidò la critica letteraria verso una filosofia conservatrice che non si apriva agli stimoli provenienti dagli altri
Paesi, almeno fino al secondo Dopoguerra.

Tuttavia, è da menzionare come la letteratura italiana, anche nel periodo fascista, fosse aperta al confronto
con la letteratura europea, un confronto agevolato anche dalla presenza di riviste come “Solaria”, con cui
collaboravano Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda.

Come detto, la letteratura italiana nel XX secolo è abbastanza variegata. Questo non deve portarci a
escludere gli elementi di contrasto con le dominanti del periodo. D’altronde, La Coscienza di Zeno di Italo
Svevo non appartiene a nessuna grande etichetta letteraria dell’epoca, ed è influenzato invece da molteplici
caratteristiche di varie correnti.

Abbiamo citato il confronto letterario tra Italia ed estero. Va spezzata una lancia in favore della nostra
letteratura, spesso bistrattata eccessivamente. C’è da dire, invece, che spesso poeti italiani hanno fatto da
apripista a quelli esteri. Marinetti, per esempio, ha fondato in Francia e Italia il futurismo. L’interazione tra la
poetica italiana ed estera arricchisce entrambe di influenze diverse, che portano autori come Pirandello ad
aggiornare un’opera come Sei personaggi in cerca d’autore.

I caratteri fondamentali

Carattere primario dello sviluppo letterario nel Novecento italiano è la nascita di una lingua capace di unire
lo Stato dopo l’Unità d’Italia, anche grazie a un sistema scolastico organizzato. I dialetti comunque non
persero terreno, e spesso portarono a creare un bilinguismo, dal momento che molti autori continuavano a
scrivere nelle lingue regionali.

Comunque, nella seconda metà del secolo, il dialetto perde appeal e in pochi continuano a scrivere in
dialetto, spesso per denunciare la massificazione e la globalizzazione (come faceva Pasolini in principio).

Un altro carattere riguarda la divisione tra poesia e narrativa. Mentre la prima aveva delle solide radici e una
tradizione ferrea che trovava in Dante, petrarca e Boccaccio i suoi primi esponenti, la narrativa italiana,
anche a causa di una mai totale emersione del romanzo nella nostra storia, non aveva delle basi di partenza,
e sembrava sempre azzerata ogni volta che un autore scriveva un’opera nuova.

La lirica italiana, che unisce un linguaggio aulico o antiaulico a una dimensione di referenzialità (ossia alla
possibilità di nominare oggetti e situazioni, sia pur caricandoli di sovrasensi simbolici o allegorici), si avvicina
a quella inglese, piuttosto che francese, la quale passa dal simbolismo e surrealismo più astratti e
antirealistici.

Nel frattempo, Umberto Saba, col “Canzoniere” si fa portavoce di un movimento antinovecentista - o dello
stile semplice. La poesia tornerà a sperimentare nella seconda metà del secondo ma sempre tenendo fede
alla tradizione e senza eccedere come fecero i futuristi a inizio secolo.
In generale, le maggiori influenze sulla letteratura nostrana nel 900 risultano essere il cinema (specie il
primo cinema neorealista di Luchino Visconti o Vittorio De Sica), la poesia popolare e la prosa saggistica, che
a momenti fa più successo della narrativa. D’altronde, nel 900 la poesia saggistica entra a far parte della
scrittura di molti nostri autori, come Primo Levi nel suo “Se questo è un uomo”, dove racconta l’esperienza
nel lager.

CAP. 2 - TRA MODERNISMI E AVANGUARDIE

La poesia - Il crepuscolarismo

Una prima corrente lirica in Italia nel 900 è il crepuscolarismo, rappresentato principalmente da Giovanni
Pascoli. il termine crepuscolarismo venne coniato da un critico (giuseppe antonio borgese) che con quel
termine, a richiamare il crepuscolo, intendeva la fine di un certo periodo poetico rappresentato fino ad
allora da carducci e d’annunzio, ma anche l’inizio di una nuova sfilza di nuovi giovani poeti.

Il crepuscolarismo si basava sul restringimento della propria prospettiva vitale alle piccole cose. Anche la
poesia era semplice, e al linguaggio aulico si preferiva un linguaggio ordinario. Il movimento era vario e
diramato nelle varie regioni d’Italia. Il crepuscolarismo rappresenta il trionfo del tema dell’inettitudine, che
diventa basilare per la costruzione dell’io crepuscolare, diverso dall’uomo esteta come D’Annunzio, capace
di tutto.

Fra i primi poeti a distinguersi nel filone crepuscolare vanno ricordati Sergio Corazzini, Corrado Govoni e
Marino Moretti, anche se è il torinese Guido Gozzano (1883 - 1916) a godere di fama maggiore. Egli
ripropone temi già visti in chiave ironica, demistificando le mitologie del simbolistico-decadente, in
particolare quella di Gabriele D’Annunzio. La poesia di Gozzano è volta a ridurre la stessa figura del poeta,
creando il personaggio del “coso con due gambe” dal nome di “guidogozzano” senza lettere maiuscole. A ciò
s’abbina una scrittura semplice, che prende versi tradizionali e li tratta con libertà. L’intento di Gozzano è
smascherare le falsità superomistiche grazie a un gioco raffinato e caustico con la tradizione letteraria
italiana.

Il futurismo

Il futurismo è stata una corrente artistica nata a inizio 900. Fu il milanese Filippo Tommaso Marinetti a
crearla tra la Francia e l’Italia. Con un manifesto, pubblicato su Le Figaro nel 1909, Marinetti annunciava i
dettami del futurismo, dove il dinamismo, l’aggressività, la violenza e il nazionalismo erano esaltati e la
tradizione ripudiata. il manifesto è diviso in 3 parti: la prima parte è un racconto che allude alla nascita del
movimento. la seconda parte del manifesto si divide in 12 punti. in essa esaltano la loro temerità, il
dinamismo, la bellezza della velocità, tanto da vedere un auto (con cui all’epoca ci si riferiva con l’articolo
maschile) come più bella di un’opera d’arte.

Poi puntavano a far progredire il fervore degli elementi primordiali. Idolatravano la violenza e l’aggressività,
le folle animate dal lavoro o dalla sommossa, l’assalto contro le forze ignote, La guerra come igiene del
mondo, il disprezzo verso il sentimentalismo della donna.

Nella poesia, il futurismo trovò terreno fertile. Nel 1912, Marinetti scrisse un altro manifesto ove aboliva la
punteggiatura, gli avverbi e gli aggettivi in favore dell’analogia.

Marinetti, inoltre, conia la parola in libertà, che trova la sua massima espressione in Zang Tumb Tumb, dove
Marinetti racconta la battaglia di Adrianopoli con parole senza senso compiuto e onomatopee liberamente
legate. Comunque sia, saranno altri autori a essere maggiormente ricordati, autori che vennero anche al
conflitto con Marinetti e con origini diverse fra loro. Pensiamo ad Aldo Palazzeschi, di ascendenza
pascoliano-crepuscolare.
Egli è ricordato per essere stato tra i futuristi meno radicali (di fatto era contro l’interventismo).

La sua poesia era caratterizzata da versi brevissimi e un tono sarcastico e dissacrante (lo vediamo in “E
lasciatemi divertire!”, tratta da L’incendiario, del 1910) con cui supera l’idea canonica di lirica.

Alla fine possiamo vedere come il futurismo si sia posto come accesa replica alle forme tradizionali. Si
affiancò alle maggiori avanguardie europee e trovo un alleato nel cubofuturismo russo.

La linea espressionista

Nel primissimo novecento si sviluppa in Italia un filone espressionista, confrontabile con la grande
avanguardia europea. Il critico G. Contini dice che è vocazione propria della letteratura italiana a partire
dalla Commedia, dove Dante univa linguaggio aulico e popolare (non solo toscano). E' infatti caratteristica
dell'epressonismo usare molteplici varietà linguistiche della nostra lingua, unendole a neologismi e
linguaggio raro. La sintassi è spezzata e complessa.

Una differenza con l'espressionismo propriamente detto, nato in Germania e poi in tutta Europa, è che
quest'ultimo è strettamente connesso alla denuncia e critica politico-rivoluzionaria, ponendosi contro i
grandi temi della modernità (macchine, estetica, industria...) Importante per questo movimento è la rivista
“La Voce” che è attiva dal 1908 al 1916, che pubblicò opere di molti giovani autori inseribili nel filone
impressionista, i cosiddetti “vociani”.

Questi prediligevano la forma del frammento, testi brevi ed intensi, con lo scopo di scavare nell'interiorità
spirituale.

– Clemente Rebora in “Frammenti Lirici” 1913 e “Canti Anonimi” (1922) → analisi esistenziale acuta e
drammatica attraverso un linguaggio aspro ma ricco di riprese colte. I suoi versi hanno un intensità
addirittura violenta, in cui si percepisce la sofferenza dell'insignificanza di vivere.

– Boine → poemi in prosa e Jahier → alternanza

poesia e prosa

– Dino Campana → “Canti Orfici” → si collocano nell'alveo dell'orfismo, una poesia simbolica che cerca di
evocare i significati profondi e nascosti dentro la superficie della realtà.

Il libro campaniano contiene testi in versi o in prosa lirica, usa molte anafore e altre figure di ripetizione
proprio per creare un ritmo quasi onirico.

– Rientra tra i vociani anche il ligure Camillo Sbarbaro poco vistose le sue tracce impressioniste-vociane,
che pubblicò nel 1914 “Pianissimo”. In questi testi si manifestano le riflessioni interiori che spesso
scaturiscono da eventi occasionali. Lo scavo etico deriva da un contrastato nichilismo che trova in Leopardi il
modello prediletto.

2.3. Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti si colloca nel campo delle sperimentazioni di tipo avanguardista. Di origini lucchesi, vive
a lungo ad Alessandria d'Egitto, per poi studiare a Parigi dove venne in contatto con Guillame Apollinaire e
altri esponenti delle avanguardie. Nella formazione sono rilevanti sia gli interessi culturali\letterali che quelli
politici, che lo spinsero a partecipare alla guerra, esperienza che lo consacrerà alla scrittura, con la
pubblicazione di Porto Sepolto a Udine nel 1916.
Dopo il conflitto, l'autore prende contatti con l'ambiente fiorentino, dove esce nel 1919 Allegria dei
Naufragi, e poi con quello di Roma, dove aderisce al fascismo, facendo sue molte istanze del regime e del
cattolicesimo. Nel 1933 esce il Sentimento del Tempo.

Successivamente viaggi, traduzione e il progetto “Vita di un uomo” opera omnia. – L'allegria: al Porto
Sepolto (1916) vengono aggiunte diverse sezioni nell'edizione uscita a Firenze nel 1919 col titolo “Allegria
dei naufragi”. La raccolta assumera nel 1931 il titolo definitivo di “Allegria” e subirà altre varianti
nell'edizione del 1942.

Le novità della poesia ungarettiana sono di matrice simbolista e aspirano a riassegnare un'alta funzione alla
poesia. “Il porto” è quello antico e perduto di Alessandria d'Egitto, luogo orfico grazie al quale è possibile
creare una contraddizione tra il nulla e la poesia. Ovvero: nonostante il nulla è sublimato dalla magia della
parola lirica. Il nulla di cui si parla è legato alle esperienze biografiche da soldato. Per riparare al trauma
della guerra l'autore cerca un “inesauribile segreto”, che lo porta anche a confrontarsi con il suo rapporto
con Dio. Il valore della poesia è quindi salvifico e simbolico. La frantumazione tipica dei “versicoli”
ungarettiani ha lo scopo di ri-dare valore alle parole, isolandole per risaltarne a pieno la forza.

Con l'edizione del 1919 la sintassi viene semplicata al massimo e viene accentuato l'uso di analogie e
metafore. Microversi senza punteggiatura o quasi, molto importante la disposizione grafica e l'uso di spazi
bianchi. → come i futuristi? Sì, MA intenti opposti. Nelle successive edizioni ('31,'42) → scansione metrica
più piana. – Il Sentimento del Tempo (1933) corrisponde all'adesione al fascismo e l'avvicinamento al
cattolicesimo. Si attenuano i riferimenti biografici, e iniziano rifermenti colti soprattutto Petrarca e Leopardi.
La poesia diventa quasi sublime e tende a creare e riprendere miti, la metrica diventa di misure consuete
(endecasillabi e settenari). Non si può nascondere la perdita della dimensione tragica (fine della guerra) .

Presenza di figure vicarie → es. Il capitano o Caino. – Altre opere: Ungaretti manterrà un tono retoricamente
elevato anche se torneranno alcuni riferimenti autobiografici, come la morte del figlio Antonietto (“Il
dolore” 1947). Inizia una raccolta nel 1935 chiamata la Terra Promessa, che esce nel 1950 come insieme di
frammenti (mitologia+ barocco). Nel 1969 esce Vita di un uomo, un intero canzoniere, accompagnato nelle
edizioni da edizioni critiche o saggi di Ungaretti. Molto importanti sono anche le numerose opere di
traduzione, anche delle proprie poesie.

La narrativa e il teatro - Tendenze del periodo

La narrativa nel 900 italiano, come detto, non aveva una storia, ma veniva rinnovata di continuo. I maggiori
esponenti furono Edmondo De Amicis, Grazia Deledda e soprattutto Luigi Pirandello.

I prosatori, Federigo Tozzi

Federigo Tozzi (1883 - 1920) è ricordato per una narrativa di tipo espressionista. Il suo maggiore scritto è
"Con gli occhi chiusi" (1919), in cui Tozzi lavora sul flusso di sensazioni di cui parlava lo statunitense William
James. Uno stile secco e nervoso, ricco di toscanismi arcaici, contraddistingue la scrittura dell'opera. Più
tradizionale è invece la costruzione narrativa di "Tre croci e il podere".

Il teatro e il melodramma

A inizio Novecento, il teatro italiano era abbastanza fermo su schemi realistico-veristi. A dominare era il
melodramma, sebbene merita menzione il moto d'innovazione portato da D'Annunzio e dai futuristi. Fu
però Luigi Pirandello a trasformare il teatro nostrano.

Luigi Pirandello
Nasce ad Agrigento nel 1867 e studia a Palermo, dove conosce il verista Capuana. Nel 1891 si laurea a Bonn.
Torna a Roma e inzia a scrivere nonostante le difficoltà economiche e la malattia della moglie. Un punto
essenziale è la riflessione sui temi essenziali del suo tempo, come per esempio il rapporto tra arte e scienza,
e alla poetica dell'umorismo. Con le sue opere teatrali diventa famoso a livello internazionale. Aderisce al
fascismo. Nel 1934 Nobel, nel 1936 muore.

La produzione narrativa:

– Le prime opere come L'esclusa (1901) e il Turno (1902) esprimono l'impossibilità di trovare una verità
oggettiva e mirano a mettere in luce i lati nascosti della varie personalità.

Riflessione sulla natura umana e sulla scrittura umoristica

– Il Fu Mattia Pascal, 1904. base umoristica della vicenda → stravaganza. Temi fondamentali: contrasto tra
vita e forma, tra persona e personaggio (+ maschera) . Anche mattia Pascal alla fine del libro dovrà
rassegnarsi ad indossare una maschera, ma lo farà con il distacco tipico dell'umorista, che accetta che la vita
“non conclude” (non arriva ad un senso, un significato, e che ogni certezza è relativa. Il relativismo è la
condizione dell'uomo moderno da Copernico in poi.

Il romanzo è sperimentale. Forti sono le componenti antirazionaliste e antipositiviste, accompagnate


dall'interesse per le pieghe oscure della psiche umana. Il tema rilevante è il rifiuto di romanzi che
propongano personaggi credibili e situazioni realistiche, Mattia Pascal → scomposizione del personaggio.

– L'umorismo 1908, esplicitazione della poetica umoristica, differenza tra il comico (avvertimento del
diverso) e l'umorismo (riflessione scaturita dall'avvertimento del diverso→ sentimento del contrario).

– Romanzi successivi: “I vecchi e i Giovani” → italia post risorgimentale, analisi sociale, la storia come la vita
non conclude.

“Si gira...” che poi diventerà “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” → rapporto uomo- macchina, realtà
e finzione, onnipotenza delle macchine.

Uno, Nessuno e Centomila (1926) : Vitangelo Moscarda → i conoscenti lo vedono in 100000 modi diversi →
accetta la disgregazione della personalità → cerca di annullarla per unirsi al ritmo della natura madre.

Le novelle: assurdità dei comportamenti umani e dell'esistenza stessa, emerge per demistificare i luoghi
comuni attraverso l'adozione di punti di vista “straniati”. Immediatezza descrittiva, la scrittura è media ma
non priva di preziosismi e anche di dialetto (siciliano). Spesso sono dominanti monologhi o dialoghi → infatti
riscrittura teatrale.

Novelle per un anno (1922) doveva contenere in 24 volumi 365 testi. Ne vengono composti in 15 volumi
225. Novelle comiche, drammatiche, surreali, umoristiche, ecc.

Produzione drammaturgica: Pirandello inizia a dedicarsi al teatro dal 1910, le prime opere sono legate al
mondo siciliano. Dal 1915-1916 viene approfondita la costruzione del personaggio teatrale, l'umorismo
contro le forme e le convenzioni sociali con atteggiamento dissacrante (Liolà → rielabola 4 capitolo del fu
mattia pascal) .

Nel 1917-18 iniziano i primi drammi grotteschi : “Così è (se vi pare)” e “Il giuoco delle parti.” →
l'ambientazione borghese lascia lo spazio al grottesco, ovvero situazioni allucinate in cui è difficile
distinguere il vero dal falso a causa del relativismo.

Nel 1918, questi drammi grotteschi iniziano ad essere raccolti sotto il titolo di “Maschere

nude” → scopo: demistificare le certezze. Uso dei dialoghi e monologhi con linguaggio enfatico e ripetitivo.
“Sei personaggi in cerca d'autore” 1921, in scena prima a milano e poi a Roma, → teatro nel teatro, aspetti
metateatrali → l'intera azione riguarda la costruzione stessa della finzione teatrale → i sei personaggi = idee
dell'autore, solo nella loro condizione potenziale sono persone complete → rovesciamento tra realtà e
finzione.

Il tema non è nuovo, la novità è applicarlo al teatro. Dal 1925 una nuova versione approda nei teatri
europei. Pirandello può essere considerato più che avanguardista, un modernista: ovvero rielaboratore della

tradizione.

Dal 1930 continua la produzione basata sullo schema metateatrale. Altro dramma importante è Enrico IV,
falso dramma storico sul tema della pazzia, il protagonista credeva di essere Enrico IV e quando rinsavisce
continua a fingere di essere pazzo. Per certi versi riscrittura dell'Amleto.

→ non si accetta la vita reale, si preferisce la condizione di personaggio.

Nell'ultima parte degli anni 20 ormai Pirandello è famoso a livello internazionale ed è accolto nelle sfere più
alte della cultura italiana. Ripetizione dei suoi temi principali → si genera il Pirandellismo.

Tentativo di uscire da questi filoni avvicinandosi a temi mitologico-simbolici. La nuova

colonia\Lazzaro\I giganti della montagna. → tuttavia svolta in linea con il surrealismo che emerge in quegli
anni.

Si avvicina a tematiche di tipo psicoanalitico. Un testo incompiuto non permette interpretazioni univoche.

La critica e il dibattito culturale

L'idealismo di Benedetto Croce e la critica letteraria

Il dibattito culturale e letterario nei primi 2 decenni del 900 in Italia fu molto vivace. A guidare i critici c'era
Benedetto Croce, il quale asseriva come l'arte dovesse rimanere autonoma da qualsiasi finalità pratica. Lo
scopo della critica era individuare i momenti di autentica poesia in un'opera, ossia i momenti di perfetta
sintesi ed espressione. Croce per questo si battè per proteggere la tradizione letteraria italiana e si scagliò
contro le sperimentazioni e gli eccessi. Croce era molto stimato per questo suo lavoro, anche all'estero, e
anche come simbolo dell'antifascismo. Tuttavia, va sottolineato come la sua critica troncò le gambe allo
sviluppo letterario italiano.

La critica militante. Le riviste.

Le riviste militanti si interessavano maggiormente di letteratura contemporanea. Tra queste ricordiamo la


rivista fiorentina "La voce". Uno dei suoi direttori, Giuseppe Prezzolini, si avvicinò alle teorie crociane (di
Benedetto Croce) nel 1914, siccome queste potevano legarsi col frammentarismo dei vociani. Renato Serra,
invece, cercava di ricostruire a pieno la personalità dei nuovi autori, in parte tornando all'ideale
ottocentesco di coniugare l'uomo e l'opera.

Altre riviste attive a Firenze furono "Leonardo", il "Regno", "Hermes", tutte promosse e sostenute da
Prezzolini e Giuseppe Papini, che fu poi uno dei maggiori promotori di "Lacerba", altra rivista attiva tra il
1913 e il 1915. Queste riviste, nella loro moltitudine, contribuirono a formare un'opinione in molti
intellettuali, e alimentarono il dibattito culturale, con posizioni talvolta diverse su vari temi. Iniziò a
prevalere una tendenza per un ritorno all'ordine.

CAPITOLO 5

Riletture della tradizione

Introduzione al periodo (1919-1945)

- si ritorna alla tradizione

- nasce il surrealismo

- inizia il periodo fascista in Italia

La poesia

Il "ritorno all'ordine" classicista Tra le due guerre si rivalutano le forme canoniche della prosa e della poesia.
La rivista "Ronda" (1919-1922) si occupa di questo fenomeno di "restauro della prosa" e promuove alcuni
autori che riprenderanno a scrivere in versi come si faceva una volta. Tra questi ricordiamo Emilio Cecchi,
Riccardo Bacchelli e Vincenzo Cardarelli.

Quest'ultimo è ricordato soprattutto per la sua poesia 'a doppio fondo', tale da nascondere un vuoto
esistenziale con un'esteriorità perfetta.

Le poetiche fra anni Venti e Trenta

Mentre la scena poetica romana era strozzata dal regima fascista, a Firenze ci si sentiva più liberi di fare
poesia, anche grazie alle riviste come "Solaria" e "La voce". Fino alla seconda guerra Mondiale, si guardava a
Ungaretti per fare poesia. Dopo, i poeti più giovani iniziarono a prendere esempio da Montale.

L'ermetismo

L'ermetismo è stata una corrente che, sulla base della lirica pura promossa anche "Nel sentimento del
tempo" di Giuseppe Ungaretti, proponeva caratteristiche singolari. Se da una parte si notano elementi di
ispirazione cattolica, volti a contrastare il regime fascista, dall'altra si distingue l'ermetismo di alcuni autori
del sud (che si presta a metafore e analogie ardite) dal surrealismo francese.

Le correnti ermetiche comunque mostreranno una tendenza a un uso astratto e fortemente simbolico del
linguaggio. I maggiori esponenti sono Salvatore Quasimodo (1901-1968) e Alfonso Gatto (1909-1976). Altri
autori più o meno vicini all'ermetismo furono Mario Luzi, Piero Bigongiari, Alessandro Paronchi, Leonardo
Sinisgalli e Carlo Betocchi.

C'è da dire che dopo il secondo conflitto mondiale, la lirica tardosimbolista dei poeti ermetici finì per
rarefarsi, a partire da Quasimodo, il quale, col suo stile ermetico, approfittò della seconda guerra mondiale
per basare sulle memorie di guerra scritti come "La vita non è un sogno".

Altri percorsi. La poesia dialettale

Parallelamente all'ermetismo, tra le due guerre emerge la poesia dialettale, peculiarità prettamente italiana
che si propone come una critica all'omologazione che il fascismo ricercava. I principali autori dialettali sono
Virgilio Giotti e Biagio Marin.

Umberto Saba
Umberto Poli, che assunse il cognome ebraico "Saba" nel 1910, nacque a Triste nel 1883. La sua fu
un'infanzia difficile, plasmata dal rigore materno e dall'abbandono prematuro del padre. La sua poesia fu da
subito riconosciuta come semplice e cantabile, nonostante fosse molto più profonda. In essa Saba celava le
sue ferite derivanti dalla guerra.

Per tutta la sua vita, Saba fu un poeta sui generis, che nonostante la stima dei colleghi si tenne distante dagli
ambienti culturali più fervidi. Era un solitario, che rivendicava il suo essere irregolare anche quando il
regime fascista lo obbligò a lasciare Trieste.

1921: esce Il canzoniere di Saba, dove ha le poesie che aveva composto fino ad allora organizzandole in
questo volume. Cinque furono le edizioni che uscirono del canzoniere (1921, 1945, 1948, 1951, 1961
postuma con Einaudi editore)

La vita di Saba è legata esclusivamente alla sua Trieste, dove Saba aveva una libreria antiquaria, ove vendeva
libri fuori commercio. Trieste compare spesso nella poesia di saba “Trieste è una donna” è il nome di una
poesia del canzoniere, questo ci fa capire che la poesia di Saba è pacata, parla di temi familiari e a lui vicini

Saba recupera le forme metriche tradizionali (sonetto, canzonette, schemi matrici addirittura medievali)

Ci spostiamo adesso negli anni '30 con Parole (1933), anche questa una sezione de Il canzoniere.
L'espressione di Saba inizia a diventare più essenziale > negli anni 30 inizia ad emergere la corrente
dell'ermetismo. La poesia è una dichiarazione poetica con cui Saba spiega l'essenza della poesia, che deve
ricercare la verità e deve eliminare le menzogne.

Il canzoniere = sono 437 poesie scritte tra il 1900 ed il 1954 ed è diviso in 3 parti e ciascuna parte è
suddivisa in varie sezioni. Altra opera importante è "Storia e cronistoria del canzoniere" > è un volume in
prosa in cui Saba fa una sorta di auto commento della sua poesia: prende quindi in considerazione le
raccolte e le commenta.

Nel dopoguerra, la sua poesia semplice e onesta è stata vista come rappresentate di un movimento
antinovecentista.

EUGENIO MONTALE

Nasce a Genova nel 1896. La sua formazione fu molto eterogenea. Montale lesse numerosi testi filosofici,
morali e religiosi, fra cui spiccano i pensatori francesi Bergson e Botroux. Sin dall’adolescenza cerca di
avvicinarsi alla cultura italiana più vivace, dapprima come lettore per esempio dei pezzigiornalistici del
critico Emilio Cecchi; poi come recensore e autore di articoli già importanti sulla rivista torinese “Il Baretti”
fondata da Gobetti. Montale sosteneva un’idea di lirica legata sia a una forte stilizzazione, derivata da una
rilettura della tradizione migliore, sia all’etica, in opposizione alle varie forme di letteratura completamente
avulsa dalla morale. Proprio Gobetti fu l’editore della prima raccolta montaliana, Ossi di seppia.

Gli Ossi di seppia: si presentavano come un libro molto particolare nel panorama, senz’altro anti
avanguardista ma non legato a un’idea tradizionalista di poesia; la critica usa la categoria del classicismo
paradossale. Si tratta di una formula creata dallo stesso Montale per Saba, del quale fu uno dei primi
estimatori: in Montale è ben più forte la componente modernista all’interno dell’uso di elementi
tradizionali, che sono sì spesso riconoscibili ma sottoposti a una sorta di corrosione. È il caso della metrica,
nella quale si riscontra un’ampia presenza di endecasillabi o settenari, ma spesso mescolati ad altri versi
meno canonici (imperfetti o inconsueti). Anche le rime regolari si alternano con assonanze o consonanze,
espedienti che impediscono una cantabilità in apparenza facile alla maniera di Saba.

L’aspetto tematico- contenutistico costituisce uno dei motivi di successo della raccolta. L’io-lirico si presenta
come un soggetto debole, a suo modo un inetto, che non si limita a enunciare la sua propria condizione in
modo malinconico o ironico, come nei crepuscolari. L’io montaliano confronta la sua condizione con quella
moderna dell’intero genere umano, e denuncia il male di vivere, la sofferenza esistenziale di chi ormai è
privo di una fede certa e di una reale volontà di agire, e ciononostante continua a cercare il miracolo, la
possibilità di incontrare il divino e quindi la salvezza dalle rete della banalità quotidiana. Gli Ossi
propongono la narrazione di una serie di scacchi esistenziali, di azioni mancate, di speranze deluse per l’io,
però magari realizzate per qualcuno dei suoi interlocutori. Si tratta, per certi versi, del rovesciamento della
mitologia dannunziana proposta in Alcyone: lo stesso paesaggio ligure, scabro e assolato al limite
dell’accecamento, è simbolo di una realtà ben più dura e dissonante rispetto a quella evocata dalla Versilia
dannunziana.

Alcyone, con la sua accorta strutturazione spazio-temporale, costituì un modello rilevante per Montale che
suddivise gli Ossi in quattro grandi sezioni, a loro volta organizzate al loro interno Le occasioni: nel 1927
Montale di trasferisce dalla Liguria a Firenze dove entra in contatto con quasi tutti i più autorevoli critici e
scrittori dell’epoca, diventando direttore del Gabinetto Vieusseux.

Nell’ambiente fiorentino Montale ebbe modo di conoscere direttamente le tendenze in atto nella letteratura
italiana e internazionale. La vicinanza con questo ambiente lo spinse a una rilettura raffinata dei grandi
classici. In questo periodo conobbe due donne ben presenti nella sua poesia, Dalila Tanzi (Mosca) e Irma
Brandeis. In questi anni matura una svolta nella poetica. Le occasioni si orientano verso l’oscurità

tipicamente otto- novecentesca che risulta diversa da quella degli ermetici. La difficoltà delle Occasioni non
deriva da un simbolismo forzato o da un surrealismo antirazionale; deriva da una condensazione dei
passaggi, da un tacere l’elemento generatore della lirica per concentrarsi sui suoi effetti, e su un procedere
per metonimie, per dettagli che stanno al posto del tutto. Si rafforza l’importanza degli oggetti. Si coglie
l’adesione a una poesia di tipo metafisico. Le occasioni mostrano i segni di una personalissima rilettura
dell’intera lirica europea: le fonti si moltiplicano e possono presentarsi come arricchimenti colti. Fra le
novità spicca l’esaltazione del tema modernistico dell’epifania (svelamento di una verità oltre le apparenze
terrene). A livello strutturale la raccolta ripete in parte la prima, con una lirica proemiale e quattro sezioni.
Molti temi degli Ossi vengono riproposti, ma risultano modificati non solo per l’azione della donna angelo a
dei fantasmi liberatori, ma anche per la consapevolezza della necessità di difendere la cultura consegnataci
dalla tradizione, che permette di superare le difficoltà della storia. La bufera e altro: trasferitosi nel 1948 a
Milano diventò redattore del Corriere della sera.

Nella Bufera si accentuano i tratti manieristici e barocchi. Rispetto alle Occasioni, sono più frequenti i testi
interpretabili in senso allegorici, ovvero come descrizioni di oggetti, personaggi e vicende che richiedono
una lettura di secondo grado. La struttura d’insieme si complica: le parti sono sette e uno propone brevi
testi in prosa. Molto significativa è la parte finale: l’io viene a coincidere più esplicitamente con quello
autobiografico.

Inoltre il tema della disarmonia e del male di vivere si sostanzia nella storia presente, del fascismo e del
dopoguerra, pur aspirando ad assumere un valore universale. Per palare delle storture del presente, l’io
poeta adotta un linguaggio basso-comico, intriso di espressioni o termini volutamente prosastici e quasi
gergali.

Satura: dopo un periodo di silenzio poetico, montale ricomincia a scrivere a partire dal 1963.

Satura è un libro molto diverso dai precedenti. È una sorta di rovesciamento ironico e a volte apertamente
parodico dei suoi temi antecedenti. Una componente propriamente satirica è ben evidente. La prosa
acquista il sopravvento sulla lirica, e l’io poeta si riserva in genere il ruolo di ironico esaminatore delle
storture sociali, oppure pseudo-filosofo e dissacrante teologo: non mancano le frecciate contro altri poeti o
contro gli stessi critici del poeta. L’impossibilità di una poesia alta nell’epoca della massificazione risulta
ribadita, mentre i temi diventano sempre più moralistico-sociologici. Prende il sopravvento la figura di
Arletta.
Altre opere: Montale fu anche un critico intelligente, capace di individuare valori misconosciuti, come quelli
di Saba e Svevo. Fu inoltre un critico musicale e d’arte. Vanno segnalati anche gli scritti in prosa narrativa,
una prosa molto vicina a quella raffinata degli anni trenta.

La narrativa fra anni 20 e 30

La narrativa italiana nel primo dopoguerra si divise in due filoni contrastanti. Il primo filone, che puntava a
una prosa d'arte, era proposta dalla rivista "La ronda" e mirava al frammentismo e saggismo raffinato de "la
Voce", tramite novelle e racconti. Il secondo filone, sostenuto dal critico Giuseppe Antonio Borgese,
coniugandosi con la ricerca di un nuovo tipo di realismo voleva interpretare il comportamento degli italiani
in periodo bellico e post bellico. Questo portò il critico all'esilio.

Da questi due filoni emersero Italo Svevo e Carlo Emilio Gadda, insieme ad altri poeti come Massimo
Bontempelli, Dino Buzzati, Romano Bilenchi, eccetera.

Prime forme di un nuovo realismo Assieme ai due filoni sopracitati, negli anni '30 si iniziò a raccontare un
realismo legato al territorio, anche per cercare di replicare al regime fascista. È questo l'intento di Corrado
Alvaro in "Gente in Aspromonte" (1930), raccontare il grezzo e arcaico territorio calabrese per dimostrare
quanto sia bello e insieme arretrato.

Tra realismo e decadentismo, invece, si orientano i racconti di Curzio Malaparte. Ci ricordiamo di "Sodoma e
Gomorra" (1931).

In questa fase esordiscono anche Elio Vittorini e Alberto Moravia.

Il teatro e il cinema

Il primo dopoguerra e in particolare gli anni 30 portano alla nascita del neorealismo nel cinema italiano. Alla
base di questo rinnovamento c'è Eduardo De Filippo, noto come Totò, che emerse con uno dei suoi testi più
celebri, Natale in casa Cupiello.

Le sceneggiature iniziarono a diffondersi e si cominciò a lavorare sul cinema, che il regime usava anche
come strumento di propaganda.

Nacque Cinecittà, con la direzione affidata dal regime al critico Emilio Cecchi nel 1937.

3.6. ITALO SVEVO

Nato nel 1861 a Trieste da una famiglia di ascendenza ebraica. Il padre lo avviò agli studi tecnici e presto
dovette impiegarsi in una banca, tuttavia continuò a coltivare la passione per la letteratura e per il teatro.

Trieste era ancora sotto il dominio asburgico, influenzata dalla cultura mitteleuropea, però marginale
rispetto ai più autorevoli centri culturali italiani. Si interessò alla politica a alla filosofia e lesse con passione
Schopenhauer e Darwin.

Iniziò a pubblicare recensioni e racconti, tra cui Una lotta in cui spicca un tema tipicamente sveviano: la
sconfitta degli eccentrici nella lotta darwiniana per sopravanzare nella vita. Nonostante i contrasti familiari
continua a scrivere e pubblicare, ma l’ulteriore insuccesso e il cambiamento lavorativo lo spinsero ad
allontanarsi dalla letteratura. Dal 1906 cominciò a studiare inglese con Joyce ed entrò in contatto con le
teorie di Freud.

A partire dal 1919 inizia la stesura del suo capolavoro, La coscienza di Zeno, edita nel 1923. Grazie a Joyce,
l’opera ottenne grandi riscontri a Parigi e fu valutata positivamente anche in Italia, grazie a intellettuali come
Montale, Bobi Bazlen e Debenedetti. Quando la sua fama stava crescendo morì in un incidente stradale nel
1928.
Una vita: edito a Trieste nel 1892. Il titolo provvisorio, un inetto, già spiega il carattere del protagonista:
come molti personaggi della narrativa di fine ottocento Alfonso Nitti è un individuo modesto, incapace di
portare a compimento i suoi sogni. Non mancano gli influssi evidenti di autori come Stendhal, Flaubert, Zola
e Dostoevskij. L’inettitudine radicale di Alfonso pare un’applicazione delle teorie darwiniane che lo
vedrebbero dalla parte dei deboli, destinati a soccombere nonostante le loro doti. La scelta finale del
suicidio sembra portare alle estreme conseguenze la posizione di Schopenhauer sulla necessità di sopire la
volontà e di continuare a esistere.

Senilità: esce nel 1898. Si coglie una più raffinata capacità di introspezione psicologica. Notiamo una chiara
contrapposizione tra i deboli-sognatori e i forti-realisti darwinianamente molto più adatti alla vita. C’è un
grande uso del discorso indiretto libero che permette di cogliere pensieri e impressioni del protagonista.
Emerge un altro aspetto, già annunciato in Una Vita: l’inaffidabilità delle affermazioni del protagonista, che
spesso si scopre travestire le sue vicende secondo una prospettiva falsificante o sviante.

La coscienza di Zeno: dopo l’insuccesso di Senilità, Svevo decide di abbandonare la scrittura in quanto
attività pubblica. Dal 1899 al 1923 continua a elaborare saggi e compone racconti e testi teatrali. Legge con
interesse la letteratura anglosassone contemporanea e anche settecentesca (Swift e Sterne). Viene messa in
pratica la tecnica umoristica, presente già in Pirandello. Fondamentali per la stesura furono le teorie
freudiane che vengono intrecciate alle teorie evoluzionistiche. Il risultato è un personaggio nuovo per
quanto riguarda il panorama italiano. Il racconto non segue un percorso lineare, procede in apparenza a
caso. Zeno è un personaggio nevrotico e mentitore, non è solo un inetto: la sua stravaganza lo porta a
interpretare la realtà psichica e storico-naturale secondo coordinate scientifiche e stralunate. Zeno è il
pazzo-comico che interpreta bene i lati oscuri del reale. Gli manca la certezza di un destino, tipica dei
personaggi ottocenteschi.

Altre opere: dal 1924-25 iniziarono ad arrivare riconoscimenti. Svevo pubblicò o revisionò molti racconti e
testi teatrali approntati in precedenza e ne preparò di nuovi. Nel dramma “La rigenerazione” affronta uno
dei temi più battuti dall’ultimo Svevo, quello dell’invecchiamento e della sua giustificazione in una
prospettiva biologico-darwiniana. Questi ultimi tentativi presentano ulteriori doppi o controfigure
dell’autore che continua sino all’ultimo a scrivere una sorta di ironica autobiografia per interposti
personaggi.

Secondo lui sono tutti malati, la salute di fatto non esiste , non esistono sani e malati ma solo malati
consapevoli e non. Il singolo può riscattarsi grazie all'amore fisico (Carla) o gettarsi nel reale\materiale. La
condizione finale è umoristicamente felice, il testo non può dirsi concluso. Tutto è malattia, e chi lo ha
capito,e lo denuncia attraverso la letteratura, può ritenersi guarito.

3.7 CARLO EMILIO GADDA

Nasce nel 1893. Pur essendo borghese, la famiglia si trovò in difficoltà economiche a causa delle spese
eccessive, specie per la gestione di una villa in Brianza. Dopo la morte del padre si legò sempre di più alla
madre che lo spinse agli studi di ingegneria, nonostante la sua passione per le letterature. Allo scoppio della
prima guerra mondiale si arruolò come ufficiale volontario, ma venne fatto prigioniero dopo la sconfitta di
Caporetto. Durante il periodo bellico tenne un giornale. Solo alla fine del conflitto venne a sapere della
morte del fratello. Pur essendo costretto a svolgere l’attività di ingegnere, viaggiando all’estero e in Italia,
iniziò negli anni venti a scrivere ampi abbozzi di romanzo e trattati, pubblicati solo postumi. Vanno ricordati
Racconto italiano di ignoto del Novecento e La meccanica in cui sono presenti molte riflessioni sulle
caratteristiche che deve avere il romanzo moderno in rapporto alla tradizione.
Una riflessione che inizia in questo periodo è quella relativa ai rapporti tra vari registri linguistici, da quello
aulico-tradizionale a quello tecnico-scientifico a quelli popolari, dialettali e gergali. Iniziano ad emergere
alcuni nuclei narrativi che verranno poi ripetuti ossessivamente, per esempio quello della persona
moralmente retta ma incapace di difendersi, che viene emarginata dalla società, o quello della donna casta
o impura che viene uccisa violentemente, o ancora quello dei comportamenti della società in periodi di
profonda crisi, come una guerra terribile o un dopoguerra all’insegna della violenza.

Nel 1931 esce la prima raccolta Il castello di Udine, accompagnata nella versione originaria da una premessa
poetica e da un fitto apparato di note, tra l’erudito e il comico. I buoni riscontri e l’ammirazione all’interno
del gruppo legato alla rivista Solaria non consentono a Gadda di abbandonare il lavoro di ingegnere, che lo
porta a collaborare con il Vaticano e a conoscere l’ambiente romano.

Nel 1936 muore la madre ed è costretto a prendere dolorose decisioni, che aumentano i suoi sensi di colpa
e le sua nevrosi. Poco dopo comincia a scrivere romanzi maggiori.

La cognizione del dolore: pubblicata in parte sulla rivista fiorentina Letteratura tra il 1938 e il 1941, poi in
volume nel 1963 e con ampliamenti nel 1970. Mette in evidenza non solo alcuni dei temi più forti di Gadda,
ma anche la sua difficoltà a chiudere definitivamente le opere, tanto che quasi tutte le più lunghe restano
allo stadio di abbozzi o comunque incompiute. La trama non è più il punto essenziale di un romanzo, che
invece vive soprattutto della sua capacità conoscitiva, ovvero della possibilità a esso connaturata di
interpretare il mondo attraverso il linguaggio.

La mescolanza delle lingue e degli stili è l’unico modo di riuscire a rappresentare l’infinita complessità,
ovvero baroccaggine del mondo. La cognizione si apre nel fantastico paese sudamericano del Maradagal,
molto simile alla Brianza, in cui imperversano reduci di guerra che mai hanno visto il fronte e il protagonista,
ingegnere che vive in una villa dissestata con la vecchia madre, deve subire angherie e minacce di ogni tipo,
diventando ancora più nevrotico.

Dopo varie vicissitudini, si arriva a una conclusione tragica: la madre viene trovata agonizzante, forse a
causa di un’aggressione di estranei o del figlio. La stravaganza nevrotica di Gonzalo non è dovuta solo alla
complessità del legame filiale, ma anche all’incapacità di adattarsi all’imperfezione del mondo: del suo male
oscuro si continua a ignorare la causa in quanto le cause sono molteplici e intanto però quel male lo si porta
dentro per tutta la vita.

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana: edito parzialmente sulla rivista Letteratura nel 1946 e poi in
volume nel 1957. Il testo si presenta in forma di giallo, incentrato su com’è avvenuto un delitto a Roma in
pieno regime fascista. La vittima è una donna in apparenza proba, ma figlia di uno dei tanti profittatori di
guerra. Amico di famiglia è il commissario Ciccio che viene incaricato delle indagini: a mano a mano che
queste avanzano si conferma una delle stravaganti teorie del singolare detective, le inopinate catastrofi
sono il frutto di una molteplicità di cause convergenti. In effetti il giallo, più che puntare alla scoperta degli
indizi e delle spiegazioni, procede per deviazioni, piste sbagliate.

Domina qui una narrazione più consequenziale, che procede alternando il romanesco popolare molti
linguaggi e gerghi. Si notano parti stilistiche molto marcate. Gadda non mancò di concretizzare la sua abilità
polemico-satirica contro un obiettivo preciso: il fascismo. Agisce una volontà giudicatrice che trova in
Manzoni, Eschilo e Tolstoj alcuni dei modelli più significativi.

Altre opere: dopo la prima stesura del pasticciaccio Gadda comincia a rimaneggiare le sua opere, facendole
spesso uscire in forma di lunghi frammenti. Nel 1955 decide di rivelare un altro dei suoi tragici trascorsi
esistenziali: si colgono non solo alcuni dei motivi del risentimento gaddiano contro gli opportunisti e i
profittatori di guerra, ma pure le tracce della sua forma mentis, tendenzialmente portata all’elaborazione
idealistica di un mondo perfetto, poi distrutto dal lassismo morale e del pressapochismo dei più. Va
ricordato il saggio umorale e parapsicalalitico Eros e Priaspo: da furore a cenere in cui scatena la sua
virulenta satira contro Mussolini.

La critica e il dibattito culturale

La cultura sotto il fascismo

Come detto, non fu facile per la cultura e specialmente per la letteratura emergere durante il fascismo. In
contrapposizione con l'antifascista Benedetto Croce si pose Giovanni Gentile, costantemente alleato dello
Stato e promotore di una vasta riforma scolastica. Avversari degni di nota del fascismo furono pure Piero
Gobetti e Antonio Gramsci.

Nonostante la censura fascista, numerose furono le riviste nel periodo dittatoriale. Ricordiamo "Solaria",
pubblicata a Firenze dal 1926 al 1934, e "Letteratura", diretta da Alessandro Bonsanti e prosecutrice della
precedente, dal 37 al 68.

Un altro mezzo di comunicazione diffuso oltre al cinema in quel tempo era la radio, per cui vari autori e
critici letterari collaborarono. Inoltre iniziarono a nascere i primi romanzi gialli, neri e rosa e anche la musica
leggera iniziò a fiorire.

La critica

Oltre ai già noti Benedetto Croce, Carlo Bo, Emilio Cecchi, ecc., nel periodo fascista e poi anche successivo
iniziarono a uscire i primi critici specializzati di letteratura contemporanea. I primi che ricordiamo sono
Gianfranco Contini e Roberto Longhi.

Il loro lavoro di critica riuscì a migliorare l'interpretazione delle opere.

Altro critico rilevante fu Mario Praz, che propose col suo saggio "La carne, la morte e il diavolo nella
letteratura romantica" una sua versione della critica tematica da affiancare a quella crociana.

INTRODUZIONE AL PERIODO

Con la fine della seconda guerra mondiale, l'Europa si trovò davanti a una fase di ricostruzione molto
delicata. La Germania si spezzò in due col muro di Berlino, l'Italia inaugurò la Repubblica e cominciò la
guerra fredda tra Stati Uniti e Russia. Il conflitto politico tra destra e sinistra si accentuò e si scorse come gli
intellettuali fossero quasi tutti per la sinistra.

Il neorealismo iniziò a dilagare. I poeti ermetici italiani sentirono il bisogno di trasformare la loro poesia per
raccontare i trascorsi della guerra, e non tutti ci riuscirono, pur aggrappandosi a schemi ottocenteschi. Il
cinema iniziava a esplodere, anch'esso col suo neorealismo portato avanti dai registi Roberto Rossellini e
Vittorio De Sica.

La poesia

Il nuovo clima del dopoguerra

Prosecuzioni e sviluppi

La poesia italiana cambia e con essa c'è una progressiva modifica degli equilibri e delle linee dominanti.
L'ermetismo lascia il posto a una lirica più diretta e concreta, che può sfociare nella retorica come nel caso
di Quasimodo. Montale emerge come il poeta a cui ispirarsi per i giovani autori, mentre Saba è
l'antinovecentista per eccellenza. Mario Luzi è il più evidente esempio di evoluzione poetica dall'ermetismo
al realismo del dopoguerra. Di fatto, dopo "Avvento notturno" (1940), Luzi si avvicina a una poetica piena di
riferimenti alla realtà. "Primizie del deserto" (1952) e "Onore del vero" (1957), come anche "Nel magma"
(1963) testimoniano lo sviluppo poetico di Luzi. In questi componimenti è dominante una volontà di
comprensione etica, di autoesame che spazia dall'impegno politico alla fede religiosa.

Il neorealismo in poesia

La poesia neorealista si sostanzia di caratteri quotidiani e riferimenti storici concreti. Da un punto di vista
formale prevalgono tecniche prosastiche (versi lunghi, linguaggio semplice, ecc.) Questa linea venne seguita
da Cesare Pavese e Rocco Scotellaro fra gli altri.

I temi preferiti in quegli anni riguardavano la Resistenza e le condizioni del proletariato. C'è da dire come
nella stesura di alcuni componimenti, spesso si sentiva ancora un'inflessione estetico-simbolista da parte di
alcuni poeti, rendendo impossibile la proposta di raccolte neorealiste compatte.

La poesia dialettale

La linea antinovecentesca: riprende vigore nel dopo guerra la ricerca di uno stile semplice con rifiuto delle
forme letterarie tipiche del Novecento.

– Sandro Penna → sperimentazioni avanguardistiche negli anni Trenta, di Perugia, apprezzato da Saba.
Dialettica tra frustrazione e appagamento dei desideri. Poesie brevissime, dal tono aforistico, immediate. La
loro apparente facilità si converte spesso in effettiva oscurità (specie riguardo a omosesualità e temi erotici)

– Giorgio Caproni → Liguria e poi trasferito a Roma. Impegno nella Resistenza e nella sinistra socialista.
Riutilizzo originale delle forme chiuse tradizionali come il sonetto. Cronistoria, 1943. Il passaggio d'Enea,
1956, accentuazione della stilizzazione e chiusura formale per affrontare l'argomento formale delle
repressioni naziste. Versi cantilenanti, rima baciata o ravvicinata, temi derivati dall'autobiografia come Saba
ma con un più particolare gusto per l'evento minimo da cui → improvvisa rivelazione.

Poesie dedicate alla morte della madre, poi produzione teatral-narrativa in versi, in cui diventa più pacata e
lucida la sua tendenza al nichilismo di matrice filosofico-teologica. I versi diventano più secchi, anche se
comunque musicali e molto ironici, quesiti sull'esistenza di Dio. Il nulla domina la realtà, l'unica risposta
possibile è il disincanto e la consapevolezza.

– Attilio Bertolucci → Parma. A partire dal 1951 raccolte che parlano delle campagne attraverso una
dimensione largamente narrativa, quella del poemetto. 1971, “Viaggio d'inverno” → ricordo della
condizione di proprietario terriero vs. spaesamento a Roma.

Versi lunghi e prosastici, stile e sintassi semplici ma organizzazione complessa dell'opera. La camera da letto,
46 sezioni, andamento autobiografico. Storia intesa come ciclicità. Riferimento ad altre arti, soprattutto
quelle figurative.

La poesia dialettale

Dopo la fine della guerra, il dialetto torna a essere socialmente accettato, sebbene la modernizzazione
statale e la crescita dell’istruzione portarono presto il fenomeno delle poesie in dialetto ai margini. Due
autori che si distinsero in quel periodo furono Tonino Guerra, che con “I scarabòcc” propose una visione
degli eventi dal basso, popolare e anarchica, e Albino Pierro, che fondò la sua lirica su un impressionismo
fortemente musicale.

Nuove sperimentazioni

La cosiddetta “Linea lombarda”


La linea lombarda fu un modo di scrivere tipicamente lombardo ideato dal critico e teorico Luciano
[Link] basava su una propensione a scrivere di realtà quotidiane, spesso cittadine o metropolitane, con
un linguaggio prosastico appena rilevato ritmicamente, ma anche da un sentimento etico-civile
pronunciato. Il capostipite di questa corrente fu Vittorio Sereni, coadiuvato da Luciano Erba, Giorgio Orelli,
Nelo Risi.

Il neosperimentalismo del gruppo di “Officina”

Differente ancora è la poesia dei vicini alla rivista bolognese “Officina”, fondata da Francesco Leonetti,
Roberto Roversi e Pier Paolo Pasolini. La rivista si pone di rifiutare i canoni di neorealismo ed ermetismo, a
favore di un nuovo sperimentalismo che deve unire una stilizzazione aperta e una lettura della società sulla
scorta del pensiero di Antonio Gramsci, tale da unire gli intellettuali alla loro classe in modo organico.

Tra i maggiori esponenti dello sperimentalismo officinesco ricordiamo Franco Fortini ed Edoardo Sanguineti.

La narrativa, il teatro e il cinema

Le tendenze e i centri culturali

Le tendenze e i centri culturali → narrativa parte dalla volontà di raccontare i tanti e terribili fatti della lotta
Resistenziale, anche se la prima risposta a questa esigenza arriva nel cinema, con Roma città aperta e Paisà
di Rossellini (45-46) e Sciuscià di De Sica. Primo film che fa parlare di neorealismo è Ossessione di Luchino
Visconti. Molti scrittori si ispirano al cinema. Molti testi non vengono più scritti per esigenze artistiche ma
per la necessità di testimoniare, e poche volte nasce un connubio tra le due parti, come nel caso di Primo
Levi, Se questo è un uomo.

Fioritura dell'editoria, riacquisizione della libertà di stampa. Case editrici spesso schierate a sinistra ma
autonome politicamente, come nel caso di Einaudi, fondata da Giulio Einaudi, Piemontese.

Coinvolse filosofi, letterati e storici come Vittorini, Pavese,Calvino, Ginzburg, ecc. Si sviluppa in tutte le case
editrici la tendenza a pubblicare collane a larga diffusione. Comincia a farsi strada un tipo di narrattiva che
intrepreta la realtà italiana attraverso personaggi semplici, mettendo in luce i vizi del cittadino e le virtù del
popolo delle campagne. Sviluppato anche a livello cinematografico, con la commedia all'italiana e con la
saga di Don Camillo e Peppone iniziata da Guareschi (giornalista) nel 1948. La traducibilità di un'opera in un
opera cinematografica diventa sempre più decreto del suo successo o meno.

ALBERTO MORAVIA

1907, Roma, di origine ebraica, lunghi periodi di isolamento per tcb → studio letterario e teatrale.

1929 pubblica “Gli indifferenti” → realismo singolare, perchè “senza storia”, ovvero non ha agganci a un
tempo definito. Struttura di una tragedia. Protagonista passivo Michele Ardengo → madre amante di Leo
Merumeci, approfittatore che ipoteca l'abitazione e si invaghisce della figlia

Carla → Michele scopre la tresca e vuole sparargli, ma la pistola è scarica →il gesto tragico diventa grottesco
→ rappresentazione di una borghesia ormai priva di valori con giovani che si adattano anche ai
compromessi perchè indifferenti a tutto.

Difficoltà crescenti per leggi razziali, continua comunque la produzione senza definire uno stile unico, passa
da racconti realistici ad altri fantastico-surreali. 1941, matrimonio con la Morante. “Agostino” → 1944.
Adolescente di buona famiglia iniziato dai suoi coetanei popolani al sesso e alla vita concreta.
Successivamente lo scrittore proporrà testi sempre più legati alla storia del dopoguerra, come la Ciociara,
nel 57, che al cinema sarà interpretata dalla Loren. Diventa infatti frequente negli anni 70la trasposizione
cinematografica delle sue opere.

Bisogno di rinnovarsi → si rivolge ad un analisi del vuoto esistenziale e morale della borghesia, nonché al
rapporto fra denaro, società e sesso. → La noia, 1960. Dino (pittore senza ispirazione) ama Carla (vitalissima
modella) → necessità di contemplare la vita più che sperimentarla. Crescente pessimismo e sfiducia.

Fino al 1909 (morte) ripetizione stessi temi, capacità di anatomizzare i mali della borghesia,
rappresentazione non scontata della società italiana.

ELIO VITTORINI

Attività letteraria inizia nel ventennio fascista. Lo scrittore siciliano opera a Firenze e poi a Milano, e aderisce
alla lotta resistenziale. Dal 1938 al 1939 pubblica su Letteratura “Conversazione in Sicilia”, in volume nel '41.
Romanzo a sfondo simbolico allegorico, riflessione sull'italia intera comprese le zone più emarginate dal
regime. Vittorini nel dopoguerra sente subito la necessità di trovare nuove forme d'impegno, e promuove
una rivista di sinistra (non rigidamente) “Il Politecnico” → dopo dissidio con Togliatti, rivendica l'autonomia
degli intellettuali dalla politica.

Persegue un rinnovamento dei modelli, pensando soprattutto a quelli statunitensi, che raccoglie in un
antologia di traduzioni chiamata “America”.

CESARE PAVESE

1908, Santo Stefano Belbo, Langhe (regione storica del piemonte, situata tra Cuneo e Asti). Si forma a
Torino, contatti con oppositori al fascismo, interesse per la letteratura angloamericana. E' nella cerchia di
personalità che girano intorno alla rivista Einaudi. Effetti della cultura americana evidenti nelle sue opere →
1936, Lavorare stanca → metri lunghi immagini metaforico mitologiche riprese da Whitman.

Due anni di confino per sospetto antifascismo e salute cagionevole (asma), il periodo bellico lo passa sulle
colline del Monferrato. Aderisce al partito comunista nel post guerra, rafforza la collaborazione con Einaudi,
interessi mitologici e antropologici. Il mito torna spesso nelle sue opere, la storia diventa “metastoria” gli
eventi storici sono trattati ma non come base unica della narrazione.

Tra il 1945 e il 1950 intensa attività di scrittore anticipata da “Paesi tuoi” nel 1941. Aspetti simbolici e
antropologici, rapporto tra violenza e amore. 1949 Trilogia “La Bella Estate” → esame della psicologia
borghese.

1947 “Dialoghi con Leucò → mitologia.

Opere che trattano la storia contemporanea, le più fortunate dell'autore: La casa in collina 1949 → Corrado,
Cate e suo figlio, che potrebbe essere figlio del protagonista, il quale non riesce a prendere una posizione e
rinvia il momento della sua “maturità” , il romanzo si chiude su una desolata richiesta di senso; e La luna e i
falò 1950 → Anguilla, vissuto negli stati uniti, vs Nuto, rimasto nelle Langhe → elementi di cronaca in
prospettiva mitica, lontananza candida e materna della luna, vista diversamente dal nuovo e dal vecchio
mondo, e fuoco generatore-distruttore dei falò.

Sacrificio di Santa, bruciata dai partigiani per tradimento, evento simbolico che dimostra che è impossibile
trovare un luogo senza tracce di violenza e nel quale sia quindi possibile radicarsi definitivamente. Numerosi
testi postumi, raccolta nel 1951 “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e “Il mestiere di vivere”, 1952. Muore
suicida nel 1950.

Tra neorealismo e memorialismo . → Come già detto, tra gli anni '40 e '50 si sviluppa una ricerca di varie
modalità di intedere il realismo, che ci consente genericamente di parlare di “neorealismo”.
Tra gli scrittori più strettamente inscrivibili in questa corrente troviamo Vasco Pratolini e Carlo Cassola →
Pratolini: fiorentino ma vive a Roma, esperienza diretta con le condizioni del popolo, vita dei quartieri poveri
di Firenze (romanzi). Progetta una trilogia basata sulla storia italiana, sulle lotte politiche tra 800 e 900, ma
critiche per il primo romanzo “Metello” → limiti del realismo socialista dell'autore.

Cassola: Nasce a Roma ma si trasferisce in Toscana, narra con fluidità le vicende violente della guerra e del
dopo guerra, il romanzo più celebre è Ragazza di Bube, 1960.

Giorgio Bassani →Ferrara, attivo a Roma consulente editoriale, narratore e poeta. Idea di letteratura come
ricordo, su modello della Recherche proustiana, Ebreo, colpito durante il fascismo → la sua condizione
trapela nelle sue opere. Cinque Storie Ferraresi 1956 Il giardino dei Finzi-Contini 1962 nel ciclo Il romanzo di
Ferrara 1974. scrittura malinconica.

Natalia Ginzburg → inserita nell'ambiente einaudiano, attiva tra Torino e Roma, 1963 → lessico famigliare.
Quadro delicato del regime fascista, ricorso a forme dialettali, impegno etico civile, ricordi efficacemente
trattati nella narrazione.

LA MEMORIALISTICA DI GUERRA

– Carlo Levi: Torinese, confinato dal fascismo in Lucania (*.regione storica dell'Italia che corrisponde a quasi
tutta la Basilicata) Cristo si è fermato ad Eboli, 1945. → resoconto scarno ed incisivo sulle condizioni di
arretratezza del Sud Italia, problema a cui si dedicherà anche politicamente del dopoguerra.

– Mario Rigoni Stern: Il sergente nella neve, 1953. Racconta la tragedia dell'armata italiana in Russia.
Romanzi e racconti in “Storie dall'altipiano” 2003.

– Pietro Chiodi: “Banditi” 1946, racconta il periodo della Resistenza.

– PRIMO LEVI : Torinese e di origini ebraiche, si forma come chimico, catturato durante la Resistenza e
deportato ad Auschwitz dove rimane fino al '45. Da questa esperienza (che l'autore non volle mai
“assolutizzare” → cercò sempre di analizzarlo per comprenderlo) nasce il famoso diario-memoriale “Se
questo è un uomo” edito nel 47. Evidente è la commistione di cultura classica e scientifica nel testo che si
propone di essere uno studio pacato sulle motivazioni dell'animo umano e di quanto accaduto. Nei
diciassette capitoli in cui viene descritto l'universo “concentrazionario” domina l'animo razionalista,ed
espliciti ed impliciti riferimenti all'inferno Dantesco. Il libro conquista un pubblico di portata mondiale.

“La tregua” 1963 → racconta la Shoah, tono più comico e picaresco, liberazione dal lager a opera
dell'armata rossa e viaggio attraverso i paesi dell'est, per tornare a casa, durato per tutto il 45.

Testi successivi, si coglie sempre in filigrana l'esperienza del mondo concentrazionario, ma si ricerca l'analisi
(da vero chimico-scienziato) della materia, o meglio della materialità caotica del reale. Raccolte di racconti
intrise di toni grotteschi e surreali (“Storie naturali”,“Lilit”, “Vizio di forma”) o raccontti legati all'esperienza
tecnica : “Il sistema periodico” → ogni racconto ha il nome di un elemento chimico, il tema è il destino
dell'umanità e “Chiave a Stella”.

Romanzo “Se non ora, quando?” 1982 → testimonianza lotta degli ebrei contro il nazifascismo, quasi in
modo epico, riferimenti biblici.

Prima di morire suicida scrive, nel 1986, “I sommersi e i salvati”, i cui ripensa all'intera esperienza
concentrazionaria, individua una zona grigia di connivenza con gli oppressori. I salvati non devono mettere
mai di continuare nello sforzo di comprendere, e trasmettere agli altri quanto accaduto affinchè non si
ripeta.

– BEPPE FENOGLIO : Nasce ad Alba (Piemonte, Cuneo), morirà precocemente nel '63. frequenta il liceo-
ginnasio, si appassiona alla narrativa anglosassone e alla filosofia contemporanea. Armistizio del 43 →
allievo ufficiale a Roma → torna nella Langhe e si unisce ai partigiani. → 1946 scrive “appunti partigiani”,
pubblicati solo nel '94. Problemi economici, lavora in una ditta enologica. Fino al '52 non pubblica molto.
Raccolta di racconti : “I ventitrè giorni della città di Alba” pubblicati da Einaudi nel '52 → raffigura la
resistenza anche nei suoi aspetti più crudi e non solo per quelli nobili.

Molti altri testi riguarderanno la vita nelle Langhe, la forma resterà mista tra quella del testo scritto e del
racconto orale-popolare. Forte interesse per le radici etnico-famigliari. Romazo breve “La malora” →
racconta di un giovane contadino delle Langhe. → considerata un tardivo frutto “neoverista” da Vittorini →
Fenoglio tenta nuove strade compositive. Inizia un grande progetto, un “libro grosso” ce doveva contenere
l'intero periodo tra '43 e '45. Decide di scriverlo in inglese ma il risultato è un “Fenglese” ovvero un ing +
molte derivazioni dall'italiano. Viceversa, quando decide di tradurlo in italiano, il libro mantiene molte
espressioni\calchi dall'inglese. Editore Garzanti, il libro esce nel 1959 con il nome di “Primavera di Bellezza” :
Jhonny dopo l'armistizio fugge sulle colline sopra alba nelle Langhe per unirsi ai partigiani. → molte
rielaborazioni.

1968 “Il partigiano Jhonny” ampio frammento che doveva essere nel libro: metafore, neologismi, stile
sublime, narrazione epico-tragica → Jhonny, partito con l'impulso di combattere i nazifascisti e diventare un
eroe, si scontra con la realtà della guerra moderna, che non da più gloria, ma la percezione costante della
fragilità corporea e della fine imminente. Fede nei valori antifascisti ma consapevolezza che la vittoria finale
non riscatta fino in fondo chi è morto. Il momento della fine non è esplicito, ci sono però tracce per
l'intepretazione. → “epica storica”, testo di grande successo.

Dopo “Primavera di Bellezza” cerca di nuovo di costruire un romanzo resistenziale, sostituendo Jhonny con
Milton, un giocane più solitario e disincantato. → progetto abbandonato. Si concentra quindi su una storia
di amore sullo sfondo della guerra → “Una questione privata” : Milton ama Fulvia → che ama l'amico
Giorgio → imprigionato dai fascisti → per chiarire la sua questione privata Milton cerca di liberare Giorgio
con un prigioniero da scambiare . Paesaggio di fango, nebbia e buio, brutale drammaticità, la morte è legata
sia alla guerra sia all'amore per Fulvia.

Ultimi racconti langaroli e traduzioni, Coleridge e Bronte.

– ELSA MORANTE : Ambiente romano come il marito Moravia e l'amico Pasolini. Infanzia difficile →
tendenza alla ricostruzione fiabesca dell'ambiente famigliare, le sue opere giovanili sono racconti per
bambini o fantastici (come Il gioco segreto). Dal 1943 si impegna nella stesura di Menzogna e sortilegio,
uscito nel 48. Elisa, narratrice, tempi lontani ma non precisati → la madre ama il cugino → morte di tutti i
personaggi → elisa sola con il gatto cerca di comprendere quanto accaduto. I fatti spesso non sono come
sembrano, gli inganni sono necessari alla vita dei personaggi, coinvolti in una sorta di sortilegio → visione
realistica e deformazioni favolose ed oniriche si compenetrano. L'autrice è legata al modno dell'infanzia, dei
miti, al mondo ferino degli animali, il suo primo romanzo riesce ad esorcizzare la durezza del reale sotto cui
si colgono conflitti inconsci di tipo freudiano e jungano.

La Morante si dedica quindi alla poesia, di linea antinovecentesca, e scrive vari racconti che saranno raccolti
in “Lo scialle andaluso” 1963. Nel 57 esce invece “L'Isola di Arturo” → ambientazione non riconoscibile,
forse Procida, 2ww, Arturo narratore e personaggio, sdoppiamento dei piani, Arturo racconta da giovane-
adulto le sue vicende infantili. → vive con la cagnetta sull'isola → poco seguito dal padre, madre morta →
nuova sposa del padre→ si crea un mondo lontano dalla realtà storica di cui si considera il piccolo Re. →
cresce e diventa consapevole delle meschinerie del padre → abbandona il mondo magico e viene iniziato
alla vita e al sesso → parte dall'isola. Racconto di iniziazione-formazione e di avventura.

Interesse per i problemi socio economici del suo tempo → “La Storia” secondo romanzo, 1974 → affronta le
storture che travolgono i singoli e i deboli nella macchina degli avvenimenti mondiali. Maestra → figlio
Useppe concepito da un soldato tedesco ignoto → muore → la donna impazzisce → manicomio. Spesso
criticato per i suoi eccessi patetici, oggi è letto come un romanzo che ben descrive la crudeltà ed
indifferenza nella storia.

Aracoeli 1982 → ultimo grande romanzo: Emanuele cerca la madre anche se ormai anziano → scopre che è
morta ma ha lasciato un fratello. → ispanismi e espressioni gergali, mette in luce la capacità di
diversificazione stilistica dell'autrice.

La narrativa meridionale: validi risultati specialmente a Napoli e in Sicilia.

– Vitaliano Brancati: di idee conservatrici, satirico e fuori dagli schemi. Prende in giro il comportamento dei
mariti siciliani e il mito del maschio isolano che trova satira nelle sue opere. “Don Giovanni in Sicilia” e “Il
bell'Antonio”.

– Giuseppe Tomasi di Lampedusa : autore del “Gattopardo” romanzo storico pubblicato postumo perchè
rifiutato da molti editori. Il protagonista è il Principe Falina dopo la caduta del Regno delle due Sicilie, in
seguito alla spedizione garibaldina →impossibilità di cambiare la storia ogni modifica politica non potrebbe
mutare la sostanza delle cose. Raggiunge successo grazie alla trasposizione filmica di Luchino Visconti.
Nell'opera è visibile una sensibilità psicologica, malinconica e segnata dal senso della fine.

L'attività teatrale : nel teatro del dopoguerra tende progressivamente ad affermarsi un filone incentrato
sull'analisi interiore e psicologica. Ugo Betti, Diego Fabbri, Giorgio Strehler.

Attività degli scrittori nel cinema : A Roma Cinecitta diventa polo per molti scrittori. Dopo i capolavori
neorealistici di De Sica, Visconti, Rossellini, i migliori film degli anni 50 vengono da Antonioni e Fellini, al
quale si deve il film simbolo di questi anni “La dolce vita” del 1960 →evoluzione della società italiana dallo
stato di distruzione post bellica al boom economico e conseguente perdita dei valori tradizionali.

Nascono anche le commedie all'italiana, con Sordi, Gassman, Mastroiann. La ciociara di Moravia
èinterpretata dalla Loren negli anni 60. Serie di film popolari come quelli di Totò.

La critica e il dibattito culturale

Dopo la guerra e con la fine del fascismo, la critica letteraria mutò ed ebbe una fase di sviluppo. A guidarla
furono le riviste "Politecnico" prima e "Il menabò" dopo, entrambe fondate da Elio Vittorini, e "Officina".

Un'altra rivista ricordata è "Il verri" di Luciano Anceschi.

La critica letteraria

Il nuovo sviluppo della critica letteraria porterà a interpretare in un modo diverso alcune opere del passato.
Molte furono le ricerche che consentirono di superare le rigide opposizioni fra poesia e non-poesia.

Comunque, solo negli anni '60 cambierà in un modo determinante il modo di fare critica, con la diffusione
delle teorie strutturaliste-semiotiche.
Gli spazi culturali nei mass media

Pasolini fu tra i primi a sfruttare il bacino d’utenza dei nuovi media

4.5. PIER PAOLO PASOLINI.

Nasce a Bologna nel 1922, madre friulana, interesse per la poesia e per il mondo contadino friulano, forte
sentimento del sacro. Studia lettere a Bologna, si appassiona di arte e cinema.

Prima raccolta poetica nel 1942 in dialetto friulano. Fratello ucciso dalla resistenza di tito in Jugoslavia. Si
iscrive al partito comunista, e diventa insegnante di lettere in Friuli. Accusa di abusi su minori → va a Roma.
Inizia un'intensa attività artistica. Romanzo “Ragazzi di Vita” nel '55, molto contestato, ma solide amicizie
con personalità come Moravia e Morante.

Successo internazionale con le opere cinematografiche.

1968, si accentua la sua propensione ad interpretazioni controcorrente degli eventi storici e politici, si
schiera a favore dei poliziotti, popolani, contro i giovani ribelli figli della borghesia. Inizia la fase più
drammatica e concitata della sua vita in cui diventa disposto a sfidare chiunque pur di difendere le sue
posizioni: i diritti degli omosessuali o la lotta contro le industri e la distruzione dei valori autentici. Articoli,
saggi, interviste. Nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975 viene ucciso in circostanza ignote presso
L'idroscalo di Ostia.

La prima vocazione Pasoliniana è quella poetica, la prima raccolta è nel dialetto friulano materno →
propensione verso temi affini a quelli del simbolismo e del surrealismo. Quando l'autore prenderà contatto
con l'ambiente romano si apre verso una rappresentazione corale e nascono i primi poemetti in terzine →
1957 raccolta “Le ceneri di Gramsci” → propensioni e convinzioni consolidate, alta retorica, mito del popolo
come portatore di un sano vitalismo in contrapposizione alla borghesia mediocre e conservatrice. Ideologia
popolista e latamente marxista. Uso dell'endecasillabo e della terza rima dantesca ma libertà → rilettura
libera della tradizione.

Molte revisioni delle sue stesse opere: “La nuova gioventù” del '75 per esempio, è una riscrittura di “La
meglio gioventù” del '54 → completo snaturamento del contesto socioculturale italiano a causa del
capitalismo.

In narrativa Pasolini cerca sperimentalmente di superale il neorealismo ideologico, allo stesso modo in cui
nonostante avesse aderito al comunismo aveva mantenuto una grande autonomia di pensiero. Prime opere
narrative sono Amado mio e Atti impuri, friulane ma pubblicate nell'82 → aspetti erotici e non sociali.
Quando si trasferisce a Roma, Pasolini ne coglie le profonde contraddizioni, miseria vitale e felice delle
borgate romane, sulle quali si concentra “Romanzo di vita” 1955, romanzo in otto capitoli episodi diversi ma
stessi personaggi.

Cerca in quest'opera il plurilinguismo, in realtà la stilizzazione rimane monocorde e il romanzo risulta


infondo un romanzo picaresco, spesso drammatico e violento, e populista → i ragazzi pasoliniani possono
commettere qualsiasi cosa ma saranno sempre migliori d'animo rispetto alla borghesia. Questo primo
romanzo suscita scandalo e subisce un processo per oscenità, ma molti lo difendono, anche perchè viene
colpito anche per la sua omosessualità.

1959 “Una vita violenta” troppo stereotipato e ideologizzato. La narrativa non è sufficiente → cinema. 1961,
Accattone. Scene crude e drammatiche e musiche di Bach, continui riferimenti e citazioni cinematografiche
e artistiche. “Trilogia della vita” ha come spunti il Decameron, i Racconti di Canterbury e Mille e una notte.
Opere teatrali rilette in chiave psicoanalitica come Medea. Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975 →
rapporti tra potere, erotismo e violenza.

“Petrolio” pubblicato postumo e incompiuto nel 1992. Testo canovaccio, tratta senza censure i temi già
presenti in Pasolini: popolo-capitalismo-potere politico in italia-repressione erotismo-ecc. Abbozzo di
romanzo in progress, si esprime nel grado più intenso la ricerca del sacro, e la creazione letteraria come
espressione corporea e vitale prima che intellettuale, il rifiuto dei compromessi.

Pasolini fu inoltre saggista eccellente e promotore di molte riviste (es L'officina) , l'intellettuale scomodo
intervenne sul Corriere della Sera, fu uno dei più attenti all'evoluzione linguistica e al mutamento
antropologico della nostra società, con una profonda vena pedagogica. Raccolta “Passione e ideologia” 1960
→ analisi aspetti letterari e linguistici. Raccolte successive, a partire dal 68 di cui molte postume trattano
l'analisi socio stilistica e ideologica. Mescolanza di toni e forme espressive.

4.6 ITALO CALVINO

Calvino nasce a Cuba nel 1923 da genitori scienziati. La sua formazione è laica e tecnica, studia agraria a
Torino. Combatte durante la Resistenza, in una brigata comunista la sua militanza nella Sinistra è precoce →
I sentieri dei nidi di ragno, 1946 → nello stesso anno diventa anche giornalista, saggista e intrerprete.
Calvino alterna testi a sfondo fiabesco ad altri in cui tratta la realtà coeva con allegorie, ad altri ancora di
impegno socio-politico. Crisi del rapporto con il partito comunista in seguito all'invasione militare
dell'Ungheria, nel 63-64, Calvino sceglie una nuova strada, accogliendo soprattutto tendenze di natura
strutturalista. Pubblica se una notte d'inverno un viaggiatore, che è esempio del post-modernismo italiano
insieme al nome della rosa di Umberto Eco.

Il primo romanzo, I sentieri dei nidi di ragno, 1946 mostra una struttura di tipo fiabesco, Pin piccolo
partigiano → guerra = terribile gioco. Vivacità intellettuale , definito da Pavese “scoiattolo della penna” ,
sostegno ai giovani autori. La sua fisionomia si delinea con la trilogia “I nostri antenati”1960: nella quale
sono uniti tre romanzi “Il visconte dimezzato” 1952, Il barone rampante 1957 e il cavaliere inesistente 1959.
Fonti sono Diderot e Voltaire. Le vicende sono molto singolari, al limite con la parodia e l'ironia, caricate di
significato allegorico, come con Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista del barone rampante, → problemi
dell'intellettuale e della cultura, lui negli stessi anni si trova a dover abbandonare l'impegno nel partito
comunista ma non rinuncia al dibatto politico-culturale.

Alla fine degli anni 50 lo scrittore oscilla tra il tentativo di avvicinarsi alla cronaca e l'attrazione per il mondo
fiabesco, fantastico, avventuroso.

Conclusione di questa fase è “giornata di uno scrutatore” 1963 → un giorno da scrutatore a Cottolengo,
Torino, forte stimolo di analisi della società e dell'azione politica. Dal 1964 Calvino si dedica alla riflessione
sulle modalità scientifiche e letterarie di intepretazione della realtà. Si interessa a Parigi e alle nuove forme
strutturaliste, allo studio tra strutture scientifiche applicate all'ambito letterario. Si orienta quindi verso la
metaletteratura come tentativo di rappresentare il reale che è invece sempre più complesso e stratificato.
1979 → riuso parodico della tradizione letteraria precedente.

1965 → primo testo che si inserisce in questa nuova poetica, le Cosmicomiche. Stile con linguaggio
scientifico, riferimenti a scrittori fantastico-paradossali come Borges. Calino usa poi esplicitamente opere
popolari per proporre ipotesi singolari di interpretazione del cosmo, come fumetti e cinema.

Nella raccolta successiva “Ti con zero” 1967 particolari procedimenti di scritture combinatorie, cioè la
letteratura viene vista come gioco combinatorio.
Per lo scrittore ligure è necessario rendere visibile ai lettori la struttura stessa della narrazione, per
accrescere il loro grado di consapevolezza. In questa nuova fase produttiva Calvino si avvicina ad un tipo di
scrittura che potrebbe essere definita combinatoria perché il meccanismo stesso che permette di scrivere
assume un ruolo centrale all'interno della produzione; Calvino infatti è convinto che ormai l'universo
linguistico abbia soppiantato la realtà e concepisce il romanzo come un meccanismo che gioca
artificialmente con le possibili combinazioni delle parole.

Ciò viene teorizzato nel saggio “cibernetica e fantasmi” del 1967. Dal 68 scrive racconti riuniti nel 73 con il
titolo Il castello dei destini incrociati. Influenza dell'analisi strutturativa delle fiabe. Le città invisibili, 1972.
Marco Polo e Kublai Kan → tenta di ridurre a modelli sempre più astratti i racconti di marco polo,
accorgendosi che si arriverebbe al nulla. Polo invece sa bene che le città di cui parla potrebbero anche
essere solo proiezioni di desideri e ricordi, ma è capace di trovare comunque stimoli per superare il nulla di
Kublai Kan.

Non cedere mai al negativo ma continuare la ricerca di una possibile verità\possibilità. “senza pietre non c'è
l'arco” → ovvero all'astrattezza teorica deve sempre corrispondere una passione per la materialità.
Complessa stuttura, realtà vista con occhi insieme scientifici e letterari. Se una notte d'inverno un
viaggiatore: 11 incipit.

Palomar 1983, intepretazione del reale attraverso filtro ironico e disincantato del protagonista, il signor
Palomar. Improvvisa morte per ictus e poi emoraggia nel 1985.

Calvino come critico e saggista → saggi su molti argomenti della narrativa coeva.

24/09/2020

una volta la terza pagina dei quotidiani novecenteschi era dedicata alla cultura libro: il novecento di alberto
casadei, edito dal mulino di bologna (da comprare) poi usare un libro vecchio di quinto di italiano e leggere:
svevo, pirandello, ungaretti, saba, montale, quasimodo, gadda, vittorini, calvino e pasolini scritture
meridiane: letteratura in puglia nel 900 ed oltre, edizioni grifo di lecce (da comprare)

nei romanzi di james joyce c’è il flusso di conoscenza, un flusso di pensieri così come vengono

nel primo 900 si afferma una pittura astratta

nel 1902 benedetto croce afferma in “estetica” che il bello è l’unico valore dell’arte

con baudelaire nasce una poesia basata sul simbolo, che rifiuta certi temi quali religione, patriottismo,
poesia sociale, in favore dei temi dell’interiorità, che puntano su un’espressione diretta dei sentimenti
dell’autore

il 900 dell’arte e della letteratura si afferma in contrapposizione all’arte e la lettura dell’800. Nel 900 si cerca
una realtà non visibile, nascosta dietro i simboli, o che scava nell’interiorità dell’uomo, l’esatto contrario di
quello che si cercava un secolo prima

la sinestesia è l’unione di termini preso da campi sensoriali diversi

proust = memoria involontaria

kafka = immette in poesia gli incubi e i drammi esistenziali, i sensi di colpa


28/09/2020

per il positivismo tutto poteva essere studiato oggettivamente, l’autore non doveva entrare col suo pensiero
nella narrazione

questa filosofia, negli ultimi due decenni del 900, va in crisi, grazie a schopenhauer (con il suo pessimismo,
della realtà che non si vede) e freud (autore de L’interpretazione dei sogni, dove mette a nudo l’inconscio).
Altri grandi narratori di fine 800 e 900 sono Joyce (ideatore del flusso di coscienza), Proust (con la memoria
involontaria), Kafka (che introdusse nella narrativa europea il tema degli incubi e della sofferenza di vivere,
dei traumi e del mistero che segnano la nostra esistenza). I romanzi si evolvono e superano “La barriera del
naturalismo” e si staccano dalle altre correnti per scrivere dei moti della coscienza (La coscienza di Zeno,
oppure il tema dell’identità di Pirandello). Il romanzo da esplicativo è ora interrogativo

la letteratura inizia a scavare una realtà più vera, nascosta, attraverso i simboli per esempio i temi
d’annunziani e carducciani sono rifiutati

una volta i vati erano gli autori, erano delle guide per il popolo

chi sono i crepuscolari? il termine crepuscolarismo venne coniato da un critico (giuseppe antonio borgese)
che con quel termine, a richiamare il crepuscolo, intendeva la fine di un certo periodo poetico
rappresentato fino ad allora da carducci e d’annunzio, ma anche l’inizio di una nuova sfilza di nuovi giovani
poeti. essi sono un fatto nuovo nella poesia italiana. operano principalmente a roma e a torino, poi firenze,
ferrara e cesenatico. il crepuscolarismo non rappresenta un movimento (come ad esempio il futurismo), ma
è un gruppo di poeti accomunati da certe idee di poesia e certe letture comuni (quelle del simbolismo
francese) e certi rapporti d’amicizia. I principali esponenti del crepuscolarismo sono Sergio Corazzini (roma)
e guido gozzano (torino). Intorno a loro orbitavano alcuni amici affiatati fra loro. altri autori erano aldo
palazzeschi (firenze), marino moretti (cesenatico) e corrado govoni (Ferrara, il precursore dei temi
crepuscolari).La loro poesia apportava novità in campo tematico e stilistico rispetto alla poesia di fine 800.
Loro scrivevano delle piccole cose di ogni giorno (piccole vicende, ambienti quotidiani) o della loro
interiorità (poesie di tutti giorni di marino moretti è un esempio). un critico disse che i crepuscolari
parteciparono a un processo di desublimazione della poesia. abbassandone il tono (rispetto agli scritti
carducciani o dannunziani) e scegliendo toni più semplici, con termini comuni. anche nella metrica alcuni
crepuscolari introdussero delle novità, come il “verso libero” (già apportato dai simbolisti francesi), libero
dagli schemi metrici tradizionali, che segue l’ispirazione del poeta, una musicalità personalissima, portando
il verso a superare le undici sillabe tipiche dell’endecasillabo oppure non superare le 3 sillabe.

i crepuscolari rifiutano i poeti vate

corazzini morì poco più che 20enne, gozzano morì poco più che 30enne. la causa? LA TISI (Tubercolosi)

corrado govoni nel 1903 pubblica “armonia in grigio et in silenzio”, proponendo temi quotidiani, umili,
emozioni comuni, e adottando il verso libero

i crepuscolari sapevano che non potevano rivolgersi ai lettori come fossero dei vate

marino moretti abbassa ulteriormente il tono e introduce il discorso diretto nei versi

guido gozzano, per l’ironia che lo caratterizza, per alcuni non è neanche crepuscolare. lui proponeva una
poesia narrativa,che va verso la prosa. Le sue sono “novelle in versi”. un suo libro di poesie noto è “La
signorina felicita”, che vive in provincia di torino e fa una vita totalmente diversa rispetto alle protagoniste
delle liriche dannunziane
il futurismo è un movimento (che nasce in italia, rendendolo la prima avanguardia italiana) perché ha un
fondatore e un manifesto che ne elenca le caratteristiche. il futurismo facevba parte delle avanguardie, quei
movimenti che si pongono in netta opposizione con le tradizioni e che si susseguiranno nelle varie arti
(astrattismo, cubismo, ecc.)

filippo tommaso marinetti nacque ad Alessandria d’Egitto, sebbene fosse italiano. Alessandria d’Egitto (dove
nacque pure Giuseppe Ungaretti) era in grande sviluppo grazie alla costruzione del canale di Suez. poi
Marinetti trasloca a Parigi, ove si forma sulla base dei simbolisti francesi, e pubblica opere in francese prima
di trasferirsi a milano. qui si dedica alla letteratura essendo agiatissimo economicamente. “Poesia” è una
rivista di Marinetti ideata nel 1905 e chiusa nel 1909. Su questa rivista lui bandisce l’inchiesta sul verso
libero. nel febbraio 1909 marinetti crea un movimento letterario, che poi sarà pure artistico. l’intento dei
futuristi era rivoluzionare la letteratura, rinnovare l’espressione letteraria e adeguarla ai tempi cambiati. La
molla che spinge marinetti a fondare il movimento è il cambiamento, che lui vedeva ovunque meno che nel
suo ambito, proprio la letteratura. Pubblica il manifesto del futurismo (diviso in parte narrativa, normativa e
oratoria) su Le Figaro, il più popolare quotidiano europeo, il giornale della borghesia in Francia. il manifesto
è diviso in 3 parti: la prima parte è un racconto che allude alla nascita del movimento, dove narra di una
nottata passata sveglia coi suoi amici letterati milanesi, e la mattina dopo decidono di farsi un giro in auto,
una vera novità per l’epoca. a un certo punto, per schivare due ciclisti, l’auto si capovolge e finisce in una
pozza piena d’acqua che proveniva dagli scarichi delle officine milanesi. qua abbiamo già dei simboli: il
futuro l’auto, la velocità, i ciclisti la lentezza, la pozza che è come un grembo materno, che accoglie marinetti
e i suoi, tanto che a marinetti piace essere sporco di quel fango.

30/09/2020

la seconda parte del manifesto si divide in 12 punti

in essa esaltano la loro temerità, il dinamismo, la bellezza della velocità, tanto da vedere un auto (con cui
all’epoca ci si riferiva con l’articolo maschile) come più bella di un’opera d’arte. Poi puntavano a far
progredire il fervore degli elementi primordiali. Idolatravano la violenza e l’aggressività, le folle animate dal
lavoro o dalla sommossa, l’assalto contro le forze ignote, La guerra come igiene del mondo, il disprezzo
verso il sentimentalismo della donna. volevano distruggere i musei, le biblioteche e i luoghi che incarnavano
un’idea passatista, vecchia, tradizionale. i ponti erano visti come ginnasti giganti, i treni come serpi, i
piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive come cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi.

un altro manifesto futurista importante è il manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), dove venne
introdotto il paroliberismo o parola in libertà. Questo manifesto viene scritto in aeroplano, tanto da portare
marinetti a scrivere che la letteratura va velocizzata. Da qui l’idea di rompere la sintassi togliendo i segni
d’interpunzione. Per Marinetti “la sintassi rallenta l’espressione”. Poi si deve usare il verbo all’infinito, che dà
il senso della continuità della vita e si lega al sostantivo piuttosto che all’io. Niente aggettivi: bisogna
preservare il carattere originale del sostantivo per evitare la sosta, la meditazione causata dall’aggettivo.
Niente avverbio, “una vecchia fibbia che unisce le parole” per Marinetti. Bisogna unire i termini per
analogia, poiché il poeta vede un qualcosa in comune fra i due termini. al posto della punteggiatura usare
segni matematici o musicali. Le anologie devono essere ardite, originali, intelligenti. Lo stile analogico è
padrone assoluto della letteratura futurista. Distruggere l’io, cioè la psicologia, nella letteratura. Bisogna
orchestrare le immagini secondo un maximum di disordine.

aldo palazzeschi nel 1910 pubblica L’incendiario, un volume in versi che titola pure una sua poesia.

palazzeschi era un futurista contrario alla guerra, un pacifista, perchè era avverso al paroliberismo e
all’indole bellicista dei suoi. Così si scisse dai futuristi
01/10/2020

le arti, specialmente il cinema, erano ammirati dai futuristi, poiché erano dinamici. Questo porta alla nascita
di un manifesto del cinema del futurismo. I fratelli Bragaglia di Roma introducono il fotodinamismo, con cui
scattano soggetti in movimento.

Mayakovsky unì cubismo e futurismo in Russia.

Il futurismo si diffuse già tra il 1909 e il 1910 in Puglia. Un autore della Puglia fu Domenico (Mimì) Frassaniti,
che scrisse anche uno studio sul futurismo. Un altro fu Antonio Serrano, un pittore, che si ispirava a
Umberto Boccioni. A Bari usciva un settimanale chiamato Humanitas, dove scriveva Nicola Pascazio, che da
Roma informava sugli sviluppi del futurismo.

Luigi Fallacara mandava corrispondenze da Firenze delle mostre futuriste che si svolgevano lì.

Vittorio Bodini, nel 1932, fonda il futurblocco leccese, un gruppo di appassionati di Marinetti che
collaborano con un settimanale, “Vecchio e nuovo”. Mino Delle Site, nel febbraio ‘33, espone a Lecce dipinti
di aeropittura, la principale novità dell’arte futurista, creando sgomento e scandalo a Lecce. “Più meno
2000” è un’altra rivista barese vicina al futurismo.

GIUSEPPE UNGARETTI

Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto dove la famiglia (che era di Lucca) traslocò per il lavoro del padre,
operaio nella costruzione del canale di Suez. Poi Ungaretti si trasferisce a Parigi, culla culturale mondiale.
Così divenne amico di Apollinaire e Stravinskij. A Parigi Ungaretti si forma.

Poi il poeta si arruola come soldato semplice, in trincea, durante la prima guerra mondiale. Il conflitto lo
segna a fondo, e qui inizia a scrivere poesie. Fu Ettore Serra, un giovane tenente, ad accorgersi di lui. Così
presso una tipografia di Udine fa stampare in 80 copie i primi scritti di Ungaretti, che formano "Il porto
sepolto", prima opera ungarettiana. Si riferisce il titolo a un porto romano che Ungaretti aveva ad
Alessandria d'Egitto.

Il porto Sepolto poi diventa una sezione di Allegrie di naufragi, un altro libro di Ungaretti (1919). Nel 1931
Allegrie di naufragi cambia nome in "L'allegria".

Dopo la guerra, Ungaretti a Parigi diventa corrispondente per alcuni giornali italiani. Poi dal 1921 al 1936
vive a Roma, dove pubblica nel 1933 un nuovo libro di poesie, "Sentimento del tempo". Dal 36 al 42 vive a
San Paolo (Brasile), invitato a insegnare letteratura italiana presso l'università di San Paolo. In questi anni
perde il figlio Antonietto, 7 anni, a cui il poeta rivolge alcune poesie de "Il dolore", terza raccolta di
Ungaretti. Tornato in Italia, Ungaretti insegna "per chiara fama" letteratura italiana contemporanea alla
Sapienza di Roma. Nel 50 pubblica "La Terra Promessa", nel '52 "Un grido e paesaggi" e nel '60 "Il taccuino
del vecchio", che segnano la fase principale della vita del poeta.

Ungaretti innovò la poesia. Nella raccolta "L'allegria" il tema principale è la guerra, che lui non esalta e non
descrive. Infatti, partecipa al conflitto mondiale poiché era patriottico, voleva sentirsi italiano, visto che visse
soprattutto in Egitto e in Francia. Lui reagisce in modo vitalistico alla guerra, sentendosi legato al cosmo, in
armonia con l'universo. Per lui il deserto azzera tutto, perché non lascia traccia del tempo.

Ungaretti introdusse la parola pura, essenziale, scevra di fronzoli, con cui esprimeva le vicende tragiche che
viveva in guerra. Lui rifiutava la metrica tradizionale e adottava il verso libero. Alcuni versi ungarettiani
coincidevano con la singola parola, qualunque essa fosse (articoli, aggettivi, ecc.). Rifiutava la punteggiatura,
eccetto per il punto interrogativo, necessario per distinguere la domanda.
Poi usava le pause e gli spazi bianchi. Frantumava la sintassi, di natura paratattica, mentre nel "sentimento
del tempo" diventa ipotattica poiché i periodi sono legati. Usava anche le analogie.

07/10/2020

ungaretti rifiuta la metrica tradizionale, componendo poesie in versi liberi, libero dagli schemi tradizionali,
seguendo una musicalità interiore. Il verso libero venne inventato in Francia, dai simbolisti. Anche i
crepuscolari lo usavano. Pure i futuristi lo usavano prima di passare alla parolibera. I versi di Ungaretti erano
definiti versicoli per la loro brevità

Ungaretti rifiutava la punteggiatura in favore delle pause (“spazi bianchi”) e dei punti interrogativi

08/10/2020

Dopo la Prima Guerra Mondiale Ungaretti si trasferisce a Roma > questi anni sono fondamentali per un
cambiamento della sua poesia perchè nel 1933 pubblica la sua 2ª raccolta "Sentimento del tempo" che è
molto diversa sia come temi sia come stile che come metrica.

Per parlare di questa raccolta bisogna fare riferimento al contesto culturale in cui si colloca > tra gli anni '20
e i primi anni '30, periodo caratterizzato dal fenomeno del "ritorno all'ordine" > un fenomeno culturale che
investe sia la letteratura sia le altre arti in generale (scultura, musica ecc.) e non è limitato all'Italia ma a
tutta l'[Link] "Sentimento del tempo" Ungaretti ha un' inversione di rotta > il ritorno all'ordine è un
fenomeno inverso che consiste nel recupero della tradizione. Mentre nel primo '900 c'era stato un rifiuto
dei canoni tradizionali in campo metrico e tematico, in questo periodo invece gli artisti guardano alla
tradizione.

Es. in Italia c'era una rivista "La ronda" tra 1918 - 1922 che si fa portavoce di questa necessità di ritornare
all'ordine, rifiutando le avanguardie, il [Link] particolare lo fa con due poeti esponenti della tradizione
lirica italiana : Petrarca e Leopardi. Anche in campo artistico con Picasso, che aveva introdotto il cubismo
scomponendo la figura, recupera i grandi maestri della pittura come Piero della Francesca ,Giotto.

"Sentimento del tempo" quindi si colloca proprio in questo contesto. Dopo essere tornato da Parigi (1918 -
1921) Ungaretti si trasferisce a Roma, dove viveva come giornalista ed inviava le sue corrispondenze > Roma
è il contrario del deserto di Alessandria d'Egitto, un deserto che aveva azzerato il tempo. A Roma invece
Ungaretti recupera il tempo e la storia (non a caso intitola la sua raccolta proprio Sentimento del tempo).

A Roma anche passeggiando tra le strade si percepisce il tempo passato e le epoche e tutto questo modifica
la poesia del poeta.

Ungaretti cerca di purificare la poesia a contatto con un contesto tragico come quello della prima guerra
mondiale. Ungaretti è impegnato in guerra ogni giorno.

La seconda raccolta di Ungaretti è in un contesto storico e culturale diverso. La guerra termina, finiscono le
avanguardie e si torna all’ordine.

Ungaretti riflette sul tempo e la storia, come il barocco romano, e nasce una poesia diversa da quella
presente ne L’Allegria. Nella seconda raccolta (“Il sentimento del tempo”) torna alla metrica tradizionale,
scartando quindi il verso libero (nel mentre divenuto tanto da breve da durare una parola sola) e utilizzando
versi endecasillabi o il settenario, ad esempio. Un’altra novità è il ritorno della punteggiatura, che ne
L’allegria era totalmente assente. Poi l’analogia sostituisce la comparazione, e il lessico da espressionista
diventa letterario. Ciò rende Il sentimento del tempo totalmente contrario a ciò che era L’allegria. Anche la
sintassi, ora ipotattica, prima paratattica, ne risente, rendendo le proposizioni legate fra loro. Anche i temi
sono in contrasto, qui sono più tradizionali, religiosi, con immagini mitologiche.

Nel 1928, Ungaretti si converte al cattolicesimo, così i temi religiosi compaiono nel Sentimento del tempo.
In “La madre”, tratta del Sentimento del Tempo, Ungaretti narra della morte della madre (1930). E’ assente il
luogo (che invece era presente nell’Allegria dal momento che i soldati erano soggetti agli spostamenti della
guerra), che è Roma.

La poesia è di un numero diverso di versi. I primi 4 versi sono endecasillabi. Poi sono settenario,
endecasillabo, e due altri settenari. POi ancora endecasillabo, sett., sdrucciolo (le ultime 2 battute valgono
una sillaba sola) e il resto endecasillabi

la terza raccolta di Ungaretti è “Il dolore”, pubblicato nel 1947 dopo l’esperienza brasiliana. La raccolta è
molto influenzata dalla perdita del figlio Antonietto, cui dedica una sezione della raccolta intitolata “giorno
per giorno”. La poesia del Dolore è più intima, legata all’ambito famigliare.

12/10/2020

Eugenio Montale ebbe il premio Nobel per omaggiare il suo riconoscimento mondiale.

Nasce a Genova nel 1896 da una famiglia della buona borghesia genovese (differenza con Ungaretti, di
provenienza umile). Il padre di Montale commerciava prodotti chimici. La famiglia Montale aveva una villa a
Monterosso, nelle cinque terre, per le vacanze estive. Anche Montale era destinato a diventare un
commerciante, tanto che frequenta il tecnico e consegue il diploma di ragioniere nel 1915. Quindi si forma
da solo frequentando la biblioteca comunale di Genova dove leggeva classici italiani e stranieri e filosofi. La
sorella Marianna lo aiutò molto nella formazione. Un'altra passione di Montale era la musica, tanto che
studia come baritono. Un'altra analogia e contrapposizione con Ungaretti: anche Montale è nella prima
guerra mondiale dopo aver seguito un corso per allievi ufficiali a Parma nel 1917. Nella poesia montaliana la
guerra non ha l'importanza che ha per Ungaretti.

Montale frequenta gli ambienti letterari torinesi e genovesi. Ossi di Seppia (1925), edito da Piero Gobetti a
Torino, è la prima raccolta di Montale.

Anna degli Uberti ispirò La Casa dei Doganieri, nota poesia di Montale. Degli Uberti conobbe negli anni 20
Montale a Monterosso.

Il primo periodo poetico di Montale fa riferimento a Genova e alla Liguria.

Nel 1927 Montale si trasferisce a Firenze dove vivrà fino al 1948. Qui cerca lavoro nel settore letterario
perché non voleva dedicarsi alla paternità. Nel 1927 trova lavoro da Bemporad, casa editrice fiorentina. Non
si trova bene con questo lavoro però, perché lo limita troppo in ufficio. Nel 1929 a Montale è offerta una
carica dal gabinetto culturale Vieusseux, che accetta. Nel 1938 Montale rifiutò di iscriversi al partito fascista
e venne licenziato. "solaria", "letteratura" e "il frontespizio" erano 3 riviste fiorentine molto in voga a
Firenze nel vivace ambiente letterario dell'epoca, di cui Montale si faceva guida. Montale divenne leader di
una corrente poetica nota come Ermetismo, la cui poesia appariva inizialmente come indecifrabile, oscura.
Tuttavia, sia Montale che Ungaretti non erano ermetici. Montale era la loro guida solo per un fattore
anagrafico.

Nel 1939 esce "Le occasioni", presso l'editore Einaudi di torino, seconda raccolta montaliana.

Montale inizia poi a collaborare col corriere della sera (1946). Nel 1948 viene assunto come redattore,
quindi si trasferisce a Milano, dove vive fino alla morte. Nella stessa stanza della redazione del corriere uno
di fronte all'altro c'erano Montale e Montanelli. Nel 1956 esce "La bufera e altro", terza raccolta
montaliana.

Nella collana "il secondo mestiere" (mondadori) escono in due volumi i numerosissimi articoli che Montale
ha scritto per il corriere della sera. Poi collabora col Corriere dell'informazione e scrive di musica, con articoli
di critica. "prime alla scala" è il nome del volume in cui sono raccolti gli articoli di critica musicale da lui
redatti. Il nome è dovuto al fatto che Montale era inviato a seguire le prime rappresentazioni al teatro La
scala di Milano.

Nel 1962 Montale si sposa con una donna di nome Drusilla Tanzi, che Montale soprannominerà "La mosca"
nella quarta raccolta montaliana. Il perché del soprannome è dovuto alla miopia della donna, la quale
muore nel 1963. In questo periodo, Montale smette anche di scrivere poesia (per lui erano anacronistiche
ormai), ma riprende dopo la morte della moglie. Nel 1971 esce la quarta raccolta di Montale, "Satura".
Prima della morte (1981), Montale pubblica 3 raccolte sulla linea di satura: "Diario del '71 e del '72" (1973),
"Quaderno di 4 anni" (1977) e "Altri versi" (1980). Questi ultimi anni sono pieni di importanti riconoscimenti
per Montale, dopo la nomina a senatore a vita nel 1967. Il Nobel per la letteratura lo vinse nel 1975, quando
in prima persona ritirò il premio a Stoccolma, consegnatogli dal re di svezia. Muore nel 1981.

Ossi di seppia

Il nome è figlio dell'influenza del paesaggio ligure, un paesaggio di terra e di mare. Ossi di seppia sono ossi
piatti, aridi, a cui si ispira Montale per idealizzare l'aridità della vita umana e del paesaggio spoglio ligure.
Per Montale, il mare è la vita piena. Montale si identifica negli ossi poichè non si ritiene totalmente inserito
nella natura (di fatto, gli ossi di seppia vengono portati a riva dalle onde), in armonia nella realtà.

La condizione umana in sè considerata era al centro della poetica Montaliana in Ossi di Seppia, come da lui
affermato. "Ciò non significa estraniarsi da ciò che avviene nel mondo" asserisce Montale, continuando
dicendo che se gli avvenimenti storici fossero stati diversi, forse pure la sua poesia ne avrebbe risentito.

Lui sente una totale disarmonia con la realtà, come un osso di seppia.

Montale si sente infelice per il fascismo, ma anche di più per alcuni elementi che caratterizzano la sua vita e
non gli permettono l'armonia con la realtà.

Il tema principale di Ossi di Seppia, quindi, è il cosiddetto male di vivere. Per rappresentarlo, Montale adotta
svariate metafore. La poesia montaliana non ha certezze da dare ai lettori. Ha però certezze in negativo.
Questa è la grande novità contenutistica portata dal poeta ligure alla poesia nostrana.

Montale contesta la sicurezza di alcuni uomini, affermando come secondo lui l'uomo si trascini una costante
sensazione di precarietà. Si pone così in contrapposizione con poeti dall'approccio più audace come
D'Annunzio e Carducci, che avevano sicurezze su cosa il pubblico chiedeva loro.

Ossi di Seppia

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l'ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.


Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo della mia poesia.

Tre strofe di 4 versi ciascuna con una schema libero: il poeta si rivolge direttamente

al lettore:

- "croco" = fiori gialli

- nella seconda strofa = c'è l'opposizione alle figure che sono sicure di se stesse e

che sanno quello che vogliono.

- " polveroso prato/ scalcinato muro/ secca come un ramo" = vediamo il riferimento

al paesaggio ligure che è arido

- "l'ombra sua" = l'ombra rappresenta la precarietà dell'esistenza che ci portiamo appresso

- nell'ultimo verso il "non" è messo in corsivo per sottolineare il messaggio negativo che Montale lancia ai
lettori > lui non ha certezze da dare e rifiuta la concezione della poesia precedente che sapeva tutto e non
avevano esitazione nel dire la loro su quello che accadeva.

14/10/2020

La poesia del 900 si rivolge all’interno, alla condizione esistenziale dell’uomo. In questo si ritrova
Montale,che dà messaggi negativi. Non sa dare certezze lui.

meriggiare = trascorrere meriggio

In Meriggiare emerge il male di vivere di Montale. Le prime tre strofe della poesia descrivono la campagna
ligure nelle ore centrali della giornata (mezzodì). Nella terza strofa si inizia ad alludere pure al mare. “Nelle
ore culminanti, quando il sole abbaglia, accorge con stupore in cosa consiste la vita dell’uomo. In questo
seguitare di una muraglia che ha in cima cocci di bottiglia” La vita umana per Montale e seguire questa
muraglia che non si può scavalcare, data la presenza dei cocci. La vita è un cammino pre-determinato senza
via di salvezza per Montale. La vita è un carcere da cui non si può evadere.

simboli male di vivere da una poesia degli ossi brevi: “rivo (ruscello) strozzato che gorgoglia” e trasmette
dolore

“l'incartocciarsi della foglia riarsa”, la foglia che cade dall’albero. “cavallo stramazzato” un episodio
frequente del tempo, coi cavalli che per la fatica nel trascinare i carretti cadevano al suolo e morivano

“(io) bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza”

i tre simboli dell'indifferenza sono: la statua (nella sonnolenza del meriggio), la nuvola e il falco alto levato,
accomunati dal fatto che non toccano terra e non partecipano alle vicende umani. Per Montale, non essere
coinvolti in queste vicende è l’unico modo per non avere male di vivere

La casa dei doganieri

centrale qui la figura di Irma Brandeis, compagna dell’epoca di Montale. Lei era una donna americana giunta
in Italia per studiare Dante e la letteratura italiana. Montale dedicò a Irma, con una dedica con le sole
iniziali, la raccolta.

Nella raccolta, Montale la soprannomina Clizia, nome tratto dalla mitologia greca.
in “Le occasioni” Montale mette al centro la figura della donna-angelo e la libera dal ghiaccio che aveva
raccolto traversando le alte nebulose. In questa poesia, grazie all’amore per la donna, Montale non prova
più male di vivere.

Anche Anna degli uberti ha importanza ne La casa dei doganieri. montale trasforma lei da figura naturale,
umana, a figura letteraria. Nella realtà, Degli Uberti morì a fine anni 50, mentre nella poesia Montale la fa
morire giovane, dicendo che per lui Degli Uberti come Silvia per Giacomo Leopardi. “Annetta” o “Arletta” è il
nome con cui si riferisce a lei Montale, tanto che non si sapeva chi fosse inizialmente chi fosse. Si scoprì
dopo che era Anna degli uberti, cui Montale dedicò un’altra poesia nei primissimi anni 70.

analizzando la poesia “La casa dei doganieri” contenuta nell’omonima raccolta vediamo che: - "t'attende" =
una personificazione della casa della finanza; - "sciame dei tuoi pensieri "= si allude a pensieri negativi, forse
di morte della ragazza > questa ragazza non c'è più; - "il suono del tuo riso non è più lieto"= torna
nuovamente il riferimento alla sua morte; - "un filo s'addipana" = il filo del tempo che scorre Passa poi da
questi ricordi e la descrizione della casa, ad un'immagine collegata a quella di Annetta, con cui Montale può
trovare la salvezza dal male di vivere. - "varco" = rappresenta questa via di uscita; - "ripullula il frangente" =
le onde fanno rumore infrangendosi sull'alta scogliera; - "ed io non so chi va e chi resta" = c'è una mancanza
di certezze. I commentatori interpretano questo verso come "non so tra di noi chi è vivo e chi è morto".

15/10/2020

L'apparizione di Clizia, la donna-angelo, è un'apparizione inusuale per Montale, quasi miracolosa.

Montale scrisse 1505 articoli per il Corriere della Sera e il Corriere d’Informazione

La Bufera e Altro

nel 1956 raccoglie poesie scritte tra il 1940 e il 1954, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. La
prima raccolta esce per Neri Pozza, poi viene ripubblicato da Mondadori

A mia madre

“coturnici” uccelli della razza dei fagiani

“clivi vendemmiati del Mesco”

“la spoglia” è il corpo

dopo 15 anni, con Mondadori, esce Satura, quarta raccolta Montaliana che rappresenta una svolta nella
poesia dell’autore ligure

Come detto Montale si trasferisce a Milano nel 1948 e lavorare presso il Corriere della Sera fino al suo
pensionamento (1973), anche se continuò a collaborare ancora fino al 1979. Scrisse complessivamente
1505 articoli > Montale fece anche l'inviato speciale e viaggiò molto in America, Inghilterra ecc. e seguì
anche il viaggio di Paolo VI in Palestina (1964). Gli venne anche chiesto di scrivere il necrologio per Ernest
Hemingway (anche se si scoprì che non era ancora morto). Il terzo periodo di Montale è legato a Milano ed
è intitolato "La bufera ed altro" (1956) e raccoglie poesie scritte tra il 1940 ed il 1954 La raccolta pubblicata
prima da Meri Ozza e poi da Mondadori > è una raccolta molto oscura e a volte con indecifrabili riferimenti
ed esistono infatti anche delle edizioni commentate. Ripercorre gli anni della Seconda Guerra Mondiale,
anni bui e tristi, comprende la guerra di liberazione dai nazifascisti, la situazione politica in Italia che era
divisa tra i partiti della Democrazia Cristiana (DC) ed il Partito Comunista Italiano (PCI). Nella raccolta
vediamo poesie come "La primavera hitleriana", che allude ad un episodio storico realmente avvenuto,
alternate ad altre poesie che raccontano vicende private > morte dei genitori (prima la madre e poi del
padre), la lontananza di Clizia, la malattia di quella che poi diventa sua moglie Drusilla Tanzi. Queste vicende
sono però sempre filtrate e mai descritte realisticamente. Mettiamo adesso a confronto 2 poesie dedicato
allo stesso tema in modo molto diverso da un punto di vista ideologico e formale di Ungaretti e Montale. La
poesia di Ungaretti fa parte del "Sentimento del tempo" e quella La madre E il cuore quando d’un ultimo
battito avrà fatto cadere il muro d’ombra, per condurmi, Madre, sino al Signore, come una volta mi darai la
mano. In ginocchio, decisa sarai una statua davanti all’Eterno, come già ti vedeva quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia, come quando spirasti dicendo: Mio Dio, eccomi. E solo quando m’avrà
perdonato, ti verrà desiderio di guardarmi. Ricorderai d’avermi atteso tanto, e avrai negli occhi un rapido
sospiro. - Ungaretti C'è una sintonia perfetta tra la credenza religiosa della madre e quella di Ungaretti, che
si era convertito. In Montale invece non c'è questa coincidenza, infatti il poeta è ateo e lo rimarrà fino alla
sua morte. A mia madre Ora che il coro delle coturnici ti blandisce nel sonno eterno, rotta felice schiera in
fuga verso i clivi vendemmiati del Mesco, or che la lotta dei viventi più infuria, se tu cedi come un’ombra la
spoglia (e non è un’ombra, o gentile, non è ciò che tu credi) chi ti proteggerà? La strada sgombra non è una
via, solo due mani, un volto, quelle mani, quel volto, il gesto d’una vita che non è un’altra ma se stessa, solo
questo ti pone nell’eliso folto d’anime e voci in cui tu vivi; e la domanda che tu lasci è anch’essa un gesto
tuo, all’ombra delle croci - Montale C'è proprio un contrato tra le credenze religiose cristiane della madre e
quelle di Montale > la madre infatti crede che l'anima voli in cielo, sopravvivendo al corpo. La madre,
Giuseppina Ricci, muore a Monterosso nel 1942 > lo scopriamo dai primi versi che fanno riferimento proprio
alle Cinque Terre. - "coturnici" = uccelli della razza dei fagiani sono come un coro di addio per la madre ; -
"Mesco" = località delle Cinque Terre; - "or che la lotta dei viventi" = riferimento alla Seconda Guerra
Mondiale; - "non è ciò che tu credi" = Montale dice chiaramente che non crede che l'anima sopravviva al
corpo, ma è solo l'immagine della madre che loro ricorderanno: resta l'individualità della persona. *** Della
stessa raccolta fa parte anche un'altra poesia, L'anguilla > in questa poesia Montale ci da l'immagine
dell'idea della resilienza degli esseri umani di fronte alle difficoltà della vita. Montale ci descrive in questa
poesia - composta da un solo lungo periodo - l'anguilla che è il simbolo della resistenza e di cui descrive le
fasi per deporre le uova. L'anguilla L'anguilla, la sirena dei mari freddi che lascia il Baltico per giungere ai
nostri mari, ai nostri estuari, ai fiumi che risale in profondo, sotto la piena avversa, di ramo in ramo e poi di
capello in capello, assottigliati, sempre più addentro, sempre più nel cuore del macigno, filtrando tra gorielli
di melma finché un giorno una luce scoccata dai castagni ne accende il guizzo in pozze d’acquamorta, nei
fossi che declinano dai balzi d’Appennino alla Romagna; l’anguilla, torcia, frusta, freccia d’Amore in terra che
solo i nostri botri o i disseccati ruscelli pirenaici riconducono a paradisi di fecondazione; l’anima verde che
cerca vita là dove solo morde l’arsura e la desolazione, la scintilla che dice tutto comincia quando tutto pare
incarbonirsi, bronco seppellito; l’iride breve, gemella di quella che incastonano i tuoi cigli e fai brillare
intatta in mezzo ai figli dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu non crederla sorella? - "puoi tu non
crederla sorella? = è la proposizione principale e si trova nell'ultimo verso. Con "tu" si rivolge a Clizia -
"sorella" c'è un'analogia tra l'anguilla e Clizia, donna salvifica - "che solo i nostri botri o i disseccati ruscelli
pirenaici riconducono" = l'anguilla riesce a riprodursi solo nei nostri ruscelli, è un lungo cammino che
compie Parliamo ora della 4ª raccolta di Montale, pubblicata con Mondadori nel 1971 dopo un'assenza di
15 anni, Satura > rappresenta una svolta nella sua poesia con toni satirici e prosastici, diaristici Montale
parla proprio con Satura del rovescio della poesia. Come detto in quegli anni di silenzio, Montale non scrive
più perché riteneva la poesia inadatta per la società, ma riprende a scrivere dopo la morte della moglie, che
lui chiamava "la mosca". Satura è composta da 4 sezioni > le prime due sezioni (Satura 1 e Satura 2) sono
dedicate alla moglie. La parola satura deriva del latino "lanx satura", ovvero un piatto fatto di cibi diversi, ad
implicare la varietà dei temi e dei toni di questa raccolta. Le ultime due sezioni (Xenia 1 e Xenia2) > anche
qui la parola xenia deriva dal latino e sono i doni che il padrone di casa nell'antica Roma faceva all'ospite
quando abbandonava la sua abitazione. Se Clizia aveva rappresentato la figura della donna che salva, la
Mosca invece svolgeva una funzione di guida terrena, nel senso che essendo Montale inadatto a questioni
pratiche delle vita di ogni giorno, questa donna si occupava di tutto lei (es. gli prenotava i biglietti d'aereo,
d'albergo ecc.)

19/10/2020

Montale vede la condizione umana in modo pessimistico, sente la disarmonia con la realtà.

Montale manifesta la fede atea ne "nome poesia".

In "L'Anguilla", Montale descrive il viaggio compiuto dal pesce, dall'oceano al Mediterraneo tramite tutti i
fiumi italiani, finché non trova un posto per riprodursi, esibendo grande resilienza. In questa poesia gli istinti
vitali dell'uomo prevalgono. Queste poesie sono tratte da La Bufera.

Nella quarta raccolta Montaliana, "Satura" (1971, Mondadori), troviamo quattro sezioni (xenia 1, 2, Satura
1, 2). Le prime due sono dedicate a Drusilla tanzi, detta la mosca, moglie di Montale scomparsa nel 63, un
anno dopo il matrimonio. Xenia, in latino, erano i doni che nell'antica Roma il padrone di casa faceva agli
ospiti quando lasciavano casa sua.

Satura allude sia alla vena satirica che alla satura (??). Di fatto questa è anche una poesia parodistica,
satirica. È una poesia che allude a fatti di costume dell'epoca, come la poesia che cita uno sciopero generale
avvenuto in Italia negli anni 60. I temi si ispirano proprio agli anni 60 e 70. La poesia qui è uno strumento
rivelatore di verità. È una folgorazione. È una poesia di tipo metafisico, ontologico (cioè riflette sulla
condizione esistenziale dell'uomo).

Satura invece è il rovescio della poesia.

Dal 1956 al 64, Montale non scrive. Dalla pubblicazione de la Bufera inizia a credere che le poesie sono
ormai in disuso, poi torna sui suoi passi per realizzare Satura.

In genere la poesia ha pochi lettori, non è il caso di Satura, una poesia diversa che conquista il pubblico.

La volpe: Maria Luisa Spaziani, poetessa italiana.

Lanx satura: piatto pieno di cibi diversi, da qui l’ispirazione per il nome Satura, poesia che effettivamente è
piena e variegata

In “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, poesia di Satura, il viaggio è il simbolo della vita
per Montale, una vita che pur essendo durata tanto è apparsa breve.

in “L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili” Montale racconta del tragico evento dell’alluvione di Firenze
del ‘66, che per Montale rappresenta la fine dei valori umani dell’umanesimo cui lui aveva creduto
(sappiamo che firenze era il centro dell’Umanesimo). A Firenze Montale aveva lasciato una cantina con
oggetti di sua proprietà, cantina che venne ovviamente sommersa dall’acqua. Ricordiamo come Montale
avesse vissuto a Firenze e abitasse a MiLANO in quegli anni. E’ una poesia di tipo prosastico questa.

Nella poesia, Montale ricorda gli oggetti lasciati a Firenze, cose preziose e meno preziose.

La moglie di Montale (drusilla, immagino) gli dà il coraggio di discendere la vita per affrontarla.

vediamo così come Satura si discosta molto dalle raccolte precedenti, e da qui la poesia Montaliana sarà
sempre differente da quella precedente al primo ritiro dalla scena letteraria
21/10/2020

dal 1971 al 1980 montale diventa prolifica e pubblico altre 4 raccolte (il diario del 71 e del 72, poi esce il
quaderno di 4 anni e la raccolta altri versi)

La poesia di Montale è più tranquilla e meno aulica

nel 75 vince il Nobel per la letteratura

UMBERTO SABA

Nasce a Trieste nel 1883 da madre ebraica e padre cattolico

Trieste all’epoca era ancora una città dell’impero asburgico, ciononostante saba prestò servizio militare a
salerno

Il cognome di Saba prima di Saba era Sabaz (per via del legame ebraico)

1921: esce Il canzoniere di Saba, dove ha le poesie che aveva composto fino ad allora organizzandole in
questo volume. Cinque furono le edizioni che uscirono del canzoniere (1921, 1945, 1948, 1951, 1961
postuma con Einaudi editore)

La vita di Saba è legata esclusivamente alla sua Trieste, dove Saba aveva una libreria antiquaria, ove vendeva
libri fuori commercio. Trieste compare spesso nella poesia di saba

“Trieste è una donna” è il nome di una poesia del canzoniere, questo ci fa capire che la poesia di Saba è
pacata, parla di temi familiari e a lui vicini

“quello che resta da fare ai poeti”, 1912, che Saba invia al direttore de “La Voce”, Giuseppe Prezzolini.
L’articolo non venne pubblicato subito da Prezzolini, ma da un critico in seguito. Saba predica una poesia
onesta per raggiungere la conoscenza della verità dell’esistenza umana

Saba visse tutta la vita tormentato da una nevrosi.

Saba recupera le forme metriche tradizionali (sonetto, canzonette, schemi matrici addirittura medievali)

La capra

In questa poesia Saba afferma che la capra riflette le caratteristiche della razza ebraica

Saba paragona la moglie a vari animali

La poesia di Saba è semplice, con un lessico non intellettuale. Questa è una poesia giovanile delle più
famose, del 1909-1910. Prima faceva parte di una raccoltina chiamata Casa e campagna > la poesia è divisa
in 3 strofe con versi liberi (4 - 6 - 3 versi). La poesia nasce dalla visone di una capra, a cui si accomuna per il
dolore che emerge dal belato dell'animale. - "sentiva" (v. 9) = è in realtà la 1ª persona arcaica
dell'imperfetto > quindi vuol dire "io sentivo" - "capra dal viso semita" = riflette le caratteristiche della razza
ebraica

Città vecchia

descrive un quartiere della trieste male e saba si sente associato a questo, perché umile, modesto

Leggiamo adesso Città vecchia, poesia tratta dalla sezione Trieste e una donna, del primo volume del
canzoniere > ha uno schema metrico libero con versi lunghi e di diversa misura. Qui emerge con forza il
sentimento di isolamento ed insieme di voler essere vicino alla gente.

Parole
Trovare parole innocenti, essenziali, per descrivere l’uomo

Ci spostiamo adesso negli anni '30 con Parole (1933), anche questa una sezione de Il canzoniere.
L'espressione di Saba inizia a diventare più essenziale > negli anni 30 inizia ad emergere la corrente
dell'ermetismo. La poesia è una dichiarazione poetica con cui Saba spiega l'essenza della poesia, che deve
ricercare la verità e deve eliminare le menzogne.

Il canzoniere = sono 437 poesie scritte tra il 1900 ed il 1954 ed è diviso in 3 parti e ciascuna parte è
suddivisa in varie sezioni. Altra opera importante è "Storia e cronistoria del canzoniere" > è un volume in
prosa in cui Saba fa una sorta di auto commento della sua poesia: prende quindi in considerazione le
raccolte e le commenta.

26/10/2020
Nel 900 il Salento era a conoscenza delle nuove correnti letterarie,

Francesco Muscogiuri nel 1878 pubblicò “Il cenacolo”, in cui pubblicò dei saggi sui maggiori letterati
francesi, tra cui Hugo e Baudelaire

Vittorio Pagano, 1957, pubblicò l’antologia dei poeti maledetti

Bodini diceva “Il sud ci fu padre e madre l’Europa”

Pagano, accanto ai simbolisti,si occupò di tradurre pure i poeti medievali francesi, tra cui Francois Villon. Tra
le sue traduzioni c’è La chanson de roland

Vittorio Bodini fonda la rivista “L’esperienza poetica” (1954 -1966)

Vittorio Pagano dirige il supplemento letterario della rivista “Il critone”

un’altra rivista era il Campo (1955 - 1962)

Girolamo Comi (Casamassella, 1890 - 1968)

Dopo la guerra (cui fu inviato forzatamente), Comi si sposa a Roma e torna a scrivere dopo la pubblicazione
del Lampadario, in Svizzera. 1929, esce “Poesie”

“i rosai di qui”

1946: Comi si separa e va a vivere nel palazzo familiare di Lucugnano. Fonda un oleificio, ma l’attività va
male e perde gran parte dei suoi averi

comi organizza L’accademia salentina, e pubblica “Spirito d’armonia” nel ‘54

nel ‘58 “canto per eva” e nel ‘66 “fra lacrime e preghiera”

Il 1° ed il 2° saggio del libro del prof. "Scritture meridiane. Letteratura in Puglia nel Novecento e oltre",
riguardano il futurismo. Nel 3° saggio invece troviamo una panoramica degli scrittori che si sono interessanti
alla letteratura francese > è dedicato ad un'indagine sul Salento e la Francia, sottolineando che nonostante
la posizione periferica del Salento, questo fosse comunque a conoscenza dei fenomeni del simbolismo
francese. Francesco Muscogiuri era un critico nato a Mesagne, allievo a Napoli di Francesco De Santis
(fondatore della critica letteraria). Muscogiuri pubblicò Il cenacolo (1878) in cui raccoglieva dei saggi sugli
autori romantici francesi dell'800 (es. Vittorio Hugo, autore de "I miserabili") arrivando fino a Baudelaire. Un
altro autore è Comi che si è formato in Francia e che mise anche lui sempre alla base dei suoi interessi il
simbolismo francese. Vittorio Pagano poi nel 1957 pubblicò "L'antologia dei poeti maledetti" > cioè sono i
simbolisti francesi. Negli scorsi mesi il volume è stato ristampato (sono versioni metriche). Pagano da delle
splendide traduzione di "Chanson de Roland". Macrì, (di Maglie) è stato un ispanista. Nel 4° saggio "Gli anni
'50-'60 del '900" offre una panoramica della cultura salentina del '900 > sono anni di grande attività e spicco
della cultura leccese ed in cui vivono ed operano nel nostro territorio i 3 massimi esponenti di livello
nazionale, che fondano anche delle riviste che escono in questi anni: - Girolamo Comi > si occupa della
rivista "L'albero" (1949-1966) - Vittorio Bodini > si occupa della rivista "L'esperienza poetica" (1954 -1966) -
Vittorio Pagano > dirige il supplemento letterario della rivista "Il Crotone" (1956-1966). GIROLAMO COMI
nasce a Casamassella (Lecce) nel 1890. Intraprese gli studi con scarso profitto e fu inviato per questo dalla
madre in un collegio in Svizzera, dove pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Il Lampadario. Dal 1912 al
1915 vive a Parigi, (stesso periodo in cui anche Ungaretti si trova nella capitale francese) e qui frequenta i
circoli letterari. Poi scoppia la guerra e viene richiamato alle armi in Italia > è periodo difficile per lui: era
considerato un pacifista e si trova per questo al centro di un processo. Viene salvato dallo zio materno
Antonio De Viti De Marco, economista, che intervenne e riuscì ad evitargli la prigione e fu inviato al fronte.
Gli viene diagnosticata una nevrastenia cerebrale e viene ricoverato in un ospedale militare. Alla fine della
guerra di sposa e va a vivere a Roma, dove riprende a scrivere ed escono i suoi libri di poesie. Dopo essersi
separato dalla moglie e torna a Lucugnano nel palazzo famigliare che aveva avuto in eredità. Ha un'idea (che
non ha però grande successo) di realizzare un oleificio > investe gran parte dei suoi averi in questo progetto
ma dopo qualche settimana l'oleificio fallisce perché le macchine erano obsolete, gli operai non erano
all'altezza. Accanto a questa attività, fonda "L'accademia salentina" > un'associazione culturale con lo scopo
di vivacizzare il territorio, in cui sono invitati personalità importanti della letteratura italiana, come Luciano
Anceschi, Oreste Macrì, Maria Corti (scrittrice del romanzo "L'ora di tutti" dedicato all'eccidio di Otranto).
Nel '54 questa accademia però si esaurì a causa della difficoltà di raggiungere Lucugnano. Come detto Comi
fonda anche la rivista "L'albero" e pubblica anche le sue raccolte. A parte qualche volumetto che esce negli
anni '20, la prima raccolta è intitolata Poesie (1929). Spirito D'armonia è la raccolta conclusiva di Comi,
uscita nel 1954. La poesia di Comi è definita una poesia cosmica > in cui c'è un sentimento, un'idea del
cosmo visto non come qualcosa di separato dall'uomo ma come qualcosa di collegato. Egli si nutriva di
teorie filosofiche esoteriche di un pensatore Rudolf Steiner, fondatore della cd. "antroposofia" > il nucleo di
questa dottrina era che il cosmo e l'uomo erano collegati attraverso la componente spirituale. È opportuno
però distinguere 2 fasi della poesia: - una di tipo immanentistico > l'assoluto coincide con la realtà - l'altra di
tipo trascendente > l'assoluto trascende la realtà. Nel 1958 pubblica Canto per Eva. Comi muore nel 1968 a
Lucugnano.

28/10/2020

VITTORIO BODINI

Bari, 1914. Fu il fondatore del Futurblocco Leccese, con cui dedicò una poesia anche a Marinetti. Aveva un
comportamento ribelle, polemizzava con tutti tanto da venir espulso da ogni scuola del regno. Si iscrive alla
facoltà di lettere di Roma ma non dà esami. Nel 1937 è a Firenze, dove si iscrive alla facoltà di lettere e
filosofia e sta volta si laurea. E come se non bastasse, riprende a scrivere e collabora con riviste, come
“Letteratura”. Lavora poi con Oreste Macrì alla terza pagina del settimanale “Vedetta Mediterranea”, un
settimanale fascista. Bodini e Macrì non seguono l’ideologia politica della rivista, quindi nelle 12 settimane
di collaborazione con la rivista, la terza pagina è un’isola indipendente dai fatti fascisti. Questa situazione
non piaceva ai piani alti e così vennero allontanati. In “Fiore dell’Amicizia”, Bodini ricorda quando stava per
venir espulso in terza liceo. Bodini va a Roma e si immerge nella scena letteraria capitolina.

Inizia ad avvicinarsi alla letteratura spagnola, tanto da diventarne professore all’università di Bari. Fu uno dei
migliori ispanisti d’Italia. Nel novembre del 1946, Bodini va a vivere a Madrid giacché vince una borsa di
studio del Ministero degli Esteri per fare il ricercatore a Madrid. Dopo un breve ritorno in Italia, fa ritorno in
Spagna fino al 1949. In Spagna scopre la sua terra e si ambienta benissimo. In Spagna si occupa di reportage
dove parla degli aspetti più tipici e caratteristici della realtà spagnola. In spagna trova similutidini col
meridione Italiano, tanto da iniziare una ricerca nei territori meridiani quando torna a Lecce nel 49.
Concentra sul Sud le sue nuove opere. Nel 59 si trasferisce a Roma

Nel ‘52 esce La Luna dei Borboni, e anche la traduzione del teatro completo di Federico Garcia Lorca
(Einaudi)

Nel 56 inaugura la rivista l’”Esperienza Poetica” ,era una rivista di poesia e critica in cui Bodini propone una
3ª via per la poesia: tra i neorealismo (che intendeva rappresentare i problemi della popolazione) ed il post-
ermetismo (che era invece una poesia oscura), Bodini intende aprirsi al reale ma conservando delle
caratteristiche della lirica del '900.

Nel 67 esce metamor, una raccolta con temi diversi dal sud.

VITTORIO PAGANO

Visse sempre a Lecce e lavorò come poeta e traduttore. Dal 56 al 66 ebbe una rivista, Il critone, un
supplemento letterario. Pubblicò anche i quaderni del critone

Introduzione al periodo (1963 - 1979)

Il periodo che va dagli anni '60 alla fine dei '70 è un periodo di forti cambiamenti, dove la cultura diventa
dominante. Nasce la divisione tra cultura alta e cultura popolare, ed entrambe hanno gusti diversi. La
musica si divide in sperimentale e leggera, quindi per una nicchia e per tutti. I testi iniziano a essere più
curati.

Anche l'arte viene coinvolta da questo fenomeno sociale: si comincia a valutare il riutilizzo di materiali di
scarto per produrre arte. Nasce la pop art con Andy Warhol.

Inoltre, anche la poesia è caratterizzata da nuove sperimentazioni. Andrea Zanzotto emerge, mentre nel
campo della narrativa si fanno strada autori che privilegiano il plurilinguismo.

La televisione inizia a entrare nelle case di tutti e alimenta un già fervido dibattito culturale.

Le morti di Pasolini (1975) e Moro (1978) daranno ampio margine di discussione agli intelletuali.

La poesia

La neoavanguardia. Edoardo Sanguineti

La neoavanguardia è una corrente letteraria sviluppatasi a Palermo nel 1963 attorno al gruppo 63. La loro
idea di poesia si basava sul rifiuto delle forme e degli stili tradizionali. Dietro al gruppo c'erano premesse
culturali come l'adesione al marxismo o l'attenzione alla psicanalisi.

Fra i poeti del gruppo si possono citare in primis quelli presenti nell'antologia dei "Novissimi" (1961), tra cui
Alfredo Giuliani o Nanni Balestrini.

Edoardo Sanguineti: il più acuto teorico della neoavanguardia. I presupposti marxisti e psicanalitici si
colgono già nella sua prima opera poetica, Laborintus: la storia di una depressione viene tradotta in lunghe
lasse composte da versi informi, mentre il testo appare come una concrezione di lingue diverse e di citazioni
e allusioni straniate. I modelli tradizionali e modernisti vengono quasi fusi in un unici composto che deve
ricondurre alla parte profonda dello scavo psicanalitico e far emergere il Kaos contro l’apparente kosmos
contemporaneo.

Ne deriva un annullamento del sublime, della soggettività lirica, mentre si può parlare di allegoria. Se la
società contemporanea è una putrida palude, anche la poesia non può che ridursi a magma: e qui sta il suo
principale realismo. Nelle raccolte successive ha continuato sulla linea sperimentale, accentuando però i
toni più ironici, satirici, a volte memore della lezione crepuscolare.

Altri sperimentalismi: Vicinissimo al gruppo 63, ma autonomo nelle scelte stilistiche, risulta Elio Pagliarani,
che mette in versi la storia di una modesta impiegata con tanto di inserimenti di brani manuali tecnici. Il suo
poema narrativo risulta vicino alla sperimentazione della rivista “Officina” e dello stesso Pasolini. La poetica
di Pagliarani, improntata all’ideologia marxista sino agli anni Settanta, poi aperta a varie suggestioni
filosofiche e scientifiche, non sembra ridursi agli ideali specifici della neoavanguardia e comunque non
punta alla dissoluzione linguistica.)

Amelia Rosselli, figlia dell’antifascista Carlo, usa le sue varie lingua familiari se non materne come strumento
di un’espressione poetica che parte da un ambito sicuramente prerazionale. È una profonda nevrosi che si
trasfonde nei suoi testi, dove il linguaggio viene stravolto non per motivi ideologici, bensì per veicolare,
attraverso uno stile oscuro ma non astrattamente surrealista, una visione scomposta e disgregata di eventi e
persone, quasi come in un quadro cubista.

Vittorio Sereni: si forma a Milano, seguendo corsi di letteratura e filosofia e cominciando a comporre testi
d’impronta ermetica. Sereni viene fatto prigioniero e recluso in cari campi di lavoro in Africa settentrionali
durante la seconda guerra mondiale. Da questa esperienza nasce la sua seconda raccolta, Diario d’Algeria,
dove gli elementi autobiografici si fondano con il tentativo di interpretare in poesia l’intero dramma del
conflitto: lo stile diventa più asciutto, classicista più che simbolista, mentre si coglie meglio il magistero delle
Occasioni montaliane.

Egli sta seguendo un percorso personale che lo porta a riconsiderare i capisaldi della lirica moderna, sino
agli esiti surrealisti del francese Char. Sereni era in grado di entrare in dialogo con personalità molto diverse,
mantenendo una fisionomia autonoma. Cerca di coniugare aspetti autobiografici e lettura del presente,
attraverso un dettato appena sopra la prosa, molto variato tematicamente, con aperture a termini
quotidiani. Negli anni successivi prosegue la ricerca di una poesia che tende alla prosa senza perdere la
propria fisionomia, e ottiene un ultimo esito importante con Stella variabile.

Andrea Zanzotto: da un’esperienza ancora ermetica deriva la prima produzione di Zanzotto. Si forma a
Padova, dove legge poeti romantici tedeschi, simbolisti francesi e ermetici italiani. Nel 1951 esce la prima
raccolta poetica. In queste liriche si sente l’aspirazione a un linguaggio puro e assoluto, che mira a trovare
dietro la realtà significati profondi, alla maniera del simbolismo e dell’orfismo. Si ottiene così una sorta di
petrarchismo extratemporale, che appare spiazzato nel momento delle sperimentazioni realistiche e svolge
una funzione difensiva.

La beltà è il suo capolavoro. Abbandonate le mediazioni e i manierismi protettivi delle raccolte precedenti
decide di immergersi nel linguaggio inteso come entità generatrice di infiniti sensi, ma di per sé priva di
significato. Fra significante e significato nelle parole, è il primo aspetto a interessare Zanotto, ovvero quello
dei suoni, liberamente connessi a creare nuove interazioni e nuovi sensi. La storia viene ricondotta nella
beltà alla sua componente primordiale, cioè diventa espressione ultima di una catena che rimanda alle
origini, agli stadi inconsci del singolo e dell’umanità.

Nelle raccolte successive prosegue nel suo percorso di ricreazione linguistica, focalizzando l’attenzione del
dialetto e del linguaggio infantile, prima forma del linguaggio pregrammaticale e quindi privo di ogni
organizzazione gerarchica di significati.

Tra impegno e ironia: Franco Fortini: opere che privilegiano lo stile semplice. L’esempio più evidente è
quello della poesia di Fortini. Come poeta raggiunge notevoli risultati con Una volta per sempre, raccolta in
cui le componenti tardo simboliste e neorealiste dei testi precedenti vengono superate grazie alla scelta
consapevole di toni didattici, fortemente assertivi, attraverso i quali l’ideologia marxista transita in un
linguaggio arcaico e per questo privo di risonanze liricheggianti, ma anzi filosofico-allegorico. Modello più
importante è Bertolt Brecht, ogni immagine rimanda al significato profondo della storia, che deve portare al
riscatto degli oppressi.

Giovanni Giudici: raccolte caratterizzate da un attento esami etico e da un calibrato equilibrio fra lirica e
prosa. Il volume La vita in versi, contraddistinta da molteplici riferimenti biografici e da una delicata ironia,
che conferiscono ai testi un andamento narrativo e nello stesso tempo cadenzato dalle frequenti rime facili:
il modello crepuscolare è forte, ma questa lirica si distingue per un più deciso orientamento
eticoessenzialistico.

Giovanni Raboni: critico e traduttore di Baudelaire e Proust. Si è distinto per Le case della Vetra che
raccoglieva numerosi testi dedicati a situazioni quotidiane, trattate con uno stile vicino alla prosa e con toni
etici, a volte risentiti.

La poesia dialettale

La poesia dialettale, tra anni '60 e '70, continua a essere sempre più di nicchia, e ormai viene scelta da
alcuni autori solo per ricerche di forme espressive da contrapporre ai luoghi comuni dell'italiano standard. I
poeti che ci ricordiamo, tra gli altri, sono Franco Loi, Raffaello Baldini oppure Guido Morselli.

LA NARRATIVA, IL TEATRO E IL CINEMA

Il romanzo realista e l'editoria

Dopo l'esplosione delle neoavanguardie, la narrativa in Italia attraversa un "periodo di magra". Non
mancano gli autori capaci, ma il pubblico si orienta verso scrittori in grado di evadere dai consueti binari
della trama lineare. I lettori iniziano a preferire la saggistica, ideale per raccontare il periodo storico in cui ci
si trova.

Inoltre, con lo sviluppo del femminismo, le scrittrici donne iniziano ad avere una corsia preferenziale nella
scelta di alcuni lettori.

Narrativa neoavanguardistica: nel campo della narrativa l’attività del gruppo 63 fu meno ampia rispetto a
quella relativa alla poesia (Vassalli e Malerba). Interessato allo svecchiamento della narrativa e in genere
della cultura italiana fu Alberto Arbasino. Nel suo racconto Fratelli d’Italia si nota l’assenza di una trama ben
fatta. Nelle versioni i successive amplia il campionario e fa molte modifiche stilistiche; resta però l’impianto
del pastiche, della mescolanza di toni, stili, episodi diversi, tenuti assieme dalla posizione ironica, snob e
moralistica dell’autore implicito.

Altri scrittori sperimentali: in apparenza affine agli ideali del gruppo 63, ma in realtà più attento a un
percorso ipermanieristico e non ideologico è Giorgio Manganelli. Come dimostrano il suo pseudo-trattato e
il saggio mira a sondare gli aspetti fittizi e fantastici della scrittura, costruendo meravigliose macchine
verbali che fanno pensare da un lato all’erudizione parandola di Borges e dall’altro al barocco di Gadda.

Emilio Tadini invece propose testi picareschi, influenzati dal modello del francese Celine, ma ricchi di
risonanze culturali e di un’implicita polemica sociale. Gianni Celati mira a una scrittura comico-grottesca,
proponendo dei personaggi surreali contro il conformismo e il perbenismo. Stefano D’Arrigo nella sua opera,
un testo epico che perse a modello l’Odissea e l’Ulisse di Joyce, segue la storia del pescatore Ndria.

Tra elementi realistici e costruzioni mitiche e simboliche il testo si presenta come una lunga discesa agli
inferi, descritta con uno stile marcatamente espressionista, ma basato sull’accostamento di parole derivate
da lingue diverse, senza una costruzione polifonica più complessa.

Varie forme di espressionismo narrativo


Sulla scia del Gruppo 63, altri narratori si uniscono in gruppo nel tentativo di evadere le strutture
linguistiche e narrative, mescolando linguaggi per distanziarsi dalle forme più standardizzate dell'italiano.

Tra questi poeti ricordiamo per esempio Antonio Pizzuto, che nel suo romanzo di punta, "signorina Rosina",
privilegia gli aspetti di costruzione straniata del racconto. Oppure, un altro nome rilevante è Luciano
Bianciardi, polemico con la società italiana e le varie burocrazie in "La vita agra". Altri autori noti sono Lucio
Mastronardi, Luigi Meneghello e Vincenzo Consolo.

Leonardo Sciascia: parte da un ideale narrativo illuminista. Pubblica il giallo, Il giorno della civetta, in cui il
capitano si trova a dover contrastare la mafia a viso aperto e senza compromessi. Nelle opere successive
esamina le ascendenze storiche e gli addentellati delsistema dei rapporti sociali siciliani, ma allarga il suo
sguardo all’intera politica italiana, anatomizzando le circonvoluzioni del potere democristiano, sino a
tentare spiegazioni di tipo psicanalitico. Nell’ultima fase privilegia la ricostruzione di precisi eventi politici,
senza dimenticare la sua matrice illuminista.

Paolo Volponi: dall’esperienza diretta della realtà industriale e delle sperimentazioni per avvicinare i mondi
del lavoro e della cultura prende le mosse Volponi. Nato a Urbino nel 1924. Il suo primo romanzo mette a
nudo i meccanismi dell’alienazione nelle fabbriche attraverso la storia di Albino Saluggia, che da realistica
diventa assurda e paranoica. Il sistema è la causa di tutto ciò. Negli anni successivi punta sempre più verso
l’allegoria e il racconto satirico, impiegando anche storie di animali per rappresentare la condizione politica
coeva.

Gli outsider: scrittori non inseribili in nessun filone specifico. Goffredo Parise: noto per romanzi e reportages
per il corriere della sera. I suoi risultati più alti arrivano con le due serie di sillabari, composte di racconti
brevi dedicati a singole voci. Si tratta di testi narrativi a forte valenza sapienziale, quasi ad aforismo
trasportati sul piano del racconto. I protagonisti intuiscono, attraverso epifanie, una verità profonda.

Ottiero Ottieri era invece interessato alla psicanalisi e all’alienazione degli operai nelle fabbriche. Marginali
sono i casi di Giuseppe Berto, Silvio D’arzo, Guido Morselli, Salvatore Satta e Carmelo Samonà. Le nuove
narratrici: la nuova fase dell’editoria diede spazio a numerose voci femminili. Con le rivolte del 68 emersero
voci pienamente affini a quelle del femminismo internazionale, oppure altre fuori dal coro sia in campo
etico che politico. Si possono citare Dacia Maraini e Oriana Fallaci. Più strettamente legate all’attività politica
e nei movimenti giovanili sono varie altre scrittrici tra cui Lidia Ravera.

Il teatro, il cinema e l'affermarsi della televisione

La scrittura teatrale ha grande popolarità negli anni 70. I maggiori esponenti, per motivi diversi, sono
Carmelo Bene, eccessivo nei suoi drammi, e Dario Fo, autore di scritti più ideologici-politici che lo hanno
anche portato a vincere un Nobel nel 97. Cinema e tv riprendono grandi classici della letteratura e li portano
in scena, come i Promessi Sposi o Pinocchio.

La critica e il dibattito culturale

Il dibattito culturale negli anni 70 ruota attorno a due polarità: da una parte la richiesta di un rinnovato
impegno da parte degli autori per far scattare una rivoluzione, dall'altra un rinnovamento dei metodi critici,
rinnovatosi con la diffusione delle teorie strutturaliste e semiotiche.

Nel periodo, ricordiamo Umberto Eco, che fu aperto all'esame dei comportamenti sociali.

Inoltre, a sostegno delle varie tendenze artistiche e culturali, insieme ad alcune riviste come "Il quindici" e
"Alfabeta", si posero delle case editrici, come la milanese Feltrinelli e la bolognese il Mulino.

CAPITOLO 6
INTRO AL PERIODO

DAL 1980 A OGGI

A partire dagli anni 80, l'impressione dominante è che la storia "sia finita". Si risolvono le ultime questioni
economico-politiche con il crollo dell'URSS e del muro di Berlino e ci si avvia a un periodo di staticità
interrotto dal crollo delle Torri Gemelle nel 2001, che risveglia vecchi dissapori. Il sociologo Zgymunt
Bauman parla della società come di una fase di "modernità liquida". La società che si è andata a costituire è
detta postmoderna.

Le scienze cognitive aprono a nuove riflessioni filosofiche.

E mentre la poesia, pur tornando a strutture ottocentesche è sempre di nicchia, la narrativa cresce. Merito
di cinema e tv. E anche il web inizia a emergere, con la proposta di temi molto pregni di vissuto.

LA POESIA E LE FORME LIRICHE

Sin dagli anni 80, la poesia italiana affronta svariate tendenze contrastanti, che portano la poesia nostrana a
essere molto frammentata e diversificata da autore ad autore. Si opta per accantonare alcuni modelli
fondanti del 900 per favorire funzioni dell'io spesso volutamente dimesse, (pseudo)autobiografiche.

La prima raccolta degna di nota è "Somiglianze" (1976) del milanese Milo De Angelis, il quale prende spunto
da vari poeti (fra cui Rimbaud) per affermare come l'uomo viva alla ricerca delle leggi, che è in grado di
cogliere proprio mentre vive.

Un'altra opera rilevante la firma Maurizio Cucchi, "Il disperso", in cui gli elementi autobiografici sono
frammentati fino a essere resi incomprensibili come insieme. Giuseppe Conte e Alda Merini si focalizzano
sul neoromanticismo, mentre Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque, con la chiusura dell'aforisma, parlano di
un'interiorità frammentata.

Manieristica poi è la poesia di Patrizia Valduga, materialista invece quella di Valerio Magrelli, i quali lavorano
su chiavi di lettura tramite cui analizzare il mondo.

La poesia entra in contatto con la scienza e con la natura, invece, nelle opere di Paolo Ruffilli e Giampiero
Neri, mentre Toti Scialoja adotta il nonsense e una scrittura fiabesca per la sua poesia.

Da citare poi il Gruppo 93 e alcuni suoi esponenti, come Lello Voce e Biagio Cepollaro, che, sperimentando,
si allontarono dal neorealismo del Gruppo 63 per puntare a un rapporto dialettico con una tradizione non
tanto ridefinita.

Per quanto riguarda la poesia dialettale, essa è ormai una pura celebrazione del passato, vive ai margini. I
maggiori poeti del periodo sono, fra gli altri, Fernando Bandini, Antonella Anedda ed Emilio Rentocchini.

LA NARRATIVA E LE ALTRE SCRITTURE

La narrativa italiana, partendo dagli anni '80, inizia ad assumere un percorso differente, di tipo commerciale.
I libri più considerati dai media saranno i bestseller, indipendentemente dalla qualità. Questo porterà
personaggi del mondo dello spettacolo a scrivere libri.

Tuttavia, qualche esempio di libri di ottimo livello si trovano anche in questi anni, a partire da "Il nome della
rosa" di Umberto Eco, un vero esempio di narrativa postmoderna.

Seguono Daniele Del Giudice e Antonio Tabacchi, che lavorano sulla rappresentazione del reale. Supera
invece la paralisi del "tutto già detto" Aldo Busi, col suo racconto "Seminario sulla gioventù".
Pier Vittorio Tondelli, invece, lavora sul vissuto, nella sua concretezza incoercibile e incoerente, una via
diversa ma non opposta di quella battuta da Eco.

Col passare del tempo, aumenta il potere delle case editrici, che spesso si fregiano di dettare delle mode e
incanalare certi autori verso generi ben definiti (noir, giallo). "Vittime" di questo processo sono Andrea
Camilleri e Carlo Lucarelli, mentre Alessandro Baricco, Franco Cordelli e Giuseppe Pontigia riescono a
rimanere in superficie pur non omologandosi, grazie alla loro penna.

Il processo si chiude con Roberto Saviano, che ritaglia uno scenario della Campania criminale in Gomorra,
poi trasposto anche in un film.

Antonio Moresco e Walter Siti, invece, hanno avuto successo riprendendo dal passato i romanzi apocalittici
di Kafka e altri il primo, oppure ricercando aspetti del sentimento non trattati il secondo.

IL DIBATTITO CULTURALE TRA VECCHI E NUOVI MEDIA

Una volta erano le riviste ad alimentare il dibattito culturale, oggi invece, dopo un periodo in cui il dibattito
è stato quasi taciuto dall'assenza di temi di cui discutere, è regolato dai blog che proprio come sulle riviste di
un tempo, danno possibilità di esprimere le proprie idee sulla letteratura, pur dando filo da torcere alla
critica professionista.

Ciononostante, la mancanza di un nuovo panorama saggistico successivo a quello di Calvino e Pasolini, è


debilitante. Al momento, servirebbe una letteratura in grado di discutere della nuova realtà che viviamo nel
XXI secolo.

Potrebbero piacerti anche